martedì 13 marzo 2012

Squilli dal passato

Dalla raccolta di novelline "Le verità nascoste"


Squilli dal passato

Il telefono squillò e Renata andò a rispondere. Una voce di donna sconosciuta le disse: “Ciao sono Elisa.” Renata cercò rapidamente nella sua mente un riscontro a quella voce ed a quel nome e non lo trovò. La buona educazione di cui era permeata le creava un senso di ansioso imbarazzo a causa del vuoto totale che quella voce sconosciuta, ma che la salutava con tanta sicura confidenza di essere conosciuta,  trovava nella sua mente. Cercò rapidamente un riscontro con il nome, ma le Elise che conosceva, due o tre fra cui una parente, non corrispondevano a quella voce. Alla fine si arrese all’imbarazzo e disse cautamente, come chi ha timore di offendere: “Elisa … chi?”
“Ma Elisa la tua vicina di casa!” Disse la voce con superficiale meraviglia, come di chi si stupisce di non essere immediatamente riconosciuta! Nella mente di Renata finalmente si aprì uno squarcio di luce lontana e subito vi inquadrò una perfetta scema che un anno prima era scomparsa da una casa lì vicino senza salutare e senza farsi più viva. Il sentimento che provò fu sgradevole, perché quella chiamata fatta così, sicura di essere immediatamente riconosciuta, confermava  il giudizio che Renata aveva di quella donna. Seccata per l’assurdità della pretesa di essere nei suoi pensieri, fino al punto di venire evocata al pronunciare del solo nome dopo oltre un anno, Renata rispose educatamente ma con intenzione nella voce:
“Scusami, ma sai… Conosco almeno tre persone che si chiamano Elisa… E poi è passato del tempo…”
“Eh, sì, è vero, - ammise la sconsiderata – è passato più di un anno! Non mi sono fatta più viva perché ho avuto varie disavventure… Avrete saputo da Gianna e da Giulia…”
L’irritazione di Renata aumentò, mentre pensava che odiava la gente che non parlava direttamente dei suoi casi, soprattutto se indecenti, e rimandava sempre a qualcun altro la loro esplicita diffusione, come in un discarico di responsabilità di parlare da sé di ciò che la riguardava in prima persona. Dunque disse con aria vaga:
“… Sì, mi sembra che mi accennarono…” Intanto ricordava che anche quelle due erano state reticenti e non si erano più fatte sentire per mesi, lasciando in Renata una brutta impressione, perché avevano fatto passare le Feste di Natale e Fine Anno senza nemmeno farle gli auguri, né lei era riuscita a raggiungerle telefonicamente per darglieli: scomparse anche loro!
“Ho lasciato Pippo perché lui insisteva per farsi intestare metà della casa e ci aveva messo solo dieci milioni di lire.” Spiegò Elisa con voce piatta. “Affaracci vostri!” Pensò con rabbia Renata, sempre più scocciata di dover perdere il suo tempo a stare a sentire quelle tardive spiegazioni su cose che avevano capito tutti già mentre accadevano. Invece, siccome non riteneva di dovere franchezza a chi franco non era mai stato, elusivamente e sottilmente rinfacciando disse:
“E’ per questo che volevate cambiare l’atto notarile dal mio notaio…”
Ora nella voce della sciocca si sentì un lieve imbarazzo: “Beh, sì, era lui che insisteva per cambiare il rogito facendosi intestare metà della casa, ma l’atto era stato fatto giusto: lui era proprietario per un sesto, perché la casa era costata sessanta milioni di lire.”
L’irritazione di Renata al ricordo dei fastidi avuti dai due aumentò:
“Dicevate che il vostro notaio aveva sbagliato l’atto e volevate che il mio lo correggesse, per questo venivate a chiedere il suo indirizzo e numero di telefono… Che poi perdevate e tornavate di nuovo a richiedermelo…” Renata ricordava il suo tempo prezioso perso a far accomodare i due vicini, a sentire quello che volevano e all’ansia che le trasmettevano per la evidente falsità del loro atteggiamento, fra loro e nei suoi confronti. Sentiva che c’era qualcosa che non andava in quelle scene che venivano a fare a casa sua; era come se recitassero ciascuno una parte fingendo per sé stessi, senza dirsi francamente la verità e, allo stesso tempo, coinvolgevano l’ignara vicina usandola: lei per prendere tempo e non dire al suo convivente che non voleva cedere alla sua pretesa, lui stando al gioco di lei e sperando che prima o poi cedesse.
La voce del passato si era fatta più incerta di fronte alla educata ma puntuale ricostruzione dei fatti esposta da Renata. “Sì… poi l’avevamo chiamato il tuo notaio e abbiamo detto che il suo nome ce lo avevi dato tu… Ma lui ci ha detto che l’atto fatto dal mio notaio era giusto così.”
“Come vi dissi allora, trovavo strano quello che dicevate. Il notaio intesta le percentuali di proprietà come gli viene detto da chi acquista. Non è che le decide lui!”
“Eh, sì. Ma Pippo insisteva per rifarlo intestandosi il 50%… Ma io ho un figlio… Non posso togliergli quello che sarà suo per favorire i figli di Pippo!”
“Affaracci vostri!” Ripensò Renata. “Potevate dirlo chiaramente senza coinvolgere il mio notaio, il quale mi telefonò seccatissimo chiedendomi: “Chi sono questi che mi ha mandato? Non si capisce cosa vogliono, vengono solo a farmi perdere tempo, l’atto che ha fatto il loro notaio è a posto”.
“Ho resistito così…” Fece la voce incerta.
“Coinvolgendo gli altri in una stupida finzione reciproca, per non dirvi tra voi e dire  chiaramente agli altri: ‘Vogliamo cambiare le percentuali di proprietà. Come si può fare notaio? Finta vendita? Donazione?’. Oppure potevi dire al tuo convivente: ‘Non ho nessuna intenzione di accondiscendere alla tua richiesta.’ E facevamo prima, senza rompere i coglioni a me ed al mio notaio in stupide manfrine.”  Ecco cosa pensava disgustata Renata ricordando. Aveva saputo poi dalle due care reciproche amiche che Elisa, giunta alla rottura, se ne era andata, dopo aver inutilmente cercato di mandare via lui, il quale obiettava che quella “era anche casa sua, anche se solo per un sesto, e poi lui ci aveva fatto piccoli lavoretti”. 
“Ma cosa vuoi che abbia fatto mai in due soli anni!” Aveva commentato Gianna raccontandoglielo. “I normali lavoretti di manutenzione e aggiustamento che sono deputati di solito agli uomini di casa! Non valgono certo i venti milioni di lire che mancano per arrivare al 50% del prezzo pagato per la casa! E poi Pippo, dopo che si è separato dalla moglie, era ridotto male. Era andato a vivere con un altro separato per dividere le spese e quello era un grande disordinato! Pippo doveva pulire… riordinare… faceva tutto lui! Venire qui a vivere con Elisa per lui è stata una svolta. Lei, invece, per acquistare questa casa per venirci a vivere con Pippo ne ha venduta una che il padre le aveva comperato, senza dire niente al suo povero genitore che abitava al piano di sotto ed aveva fatto fare una scala interna per salire al piano di sopra dalla figlia… Quel poveretto si è ritrovato degli estranei in casa praticamente!”
“Peggio per lui. Ha viziato questa figlia, mi pare. – Sostenne Renata. – Mi avete detto, tu e Giulia che la conoscevate da anni, che il padre è laureato ma lei non è andata oltre il liceo. I soldi per farla studiare non mancavano al padre, mi sembra: figlia unica, avevano o la cameriera in divisa, addirittura con la crestina, o il cameriere in giacca da servitore… Vorrà dire che farà chiudere la scala di comunicazione fra i due appartamenti”. 
Sempre Gianna le aveva raccontato che nell’immediato Elisa si era fatta ospitare da Giulia, che dopo poco tempo l’aveva cacciata perché si portava degli uomini in casa. Renata era disgustata e pensava al figlio ancora bambino di quella sciagurata che, a seguito delle corna che le aveva fatto suo marito, non aveva trovato di meglio che rendergli la pariglia addirittura con il suo parrucchiere, che era pure fidanzato! Ora, dopo il fallimento di quella breve convivenza, ricominciava, senza tener conto dello spettacolo di sé che dava a quel bambino.
Dopo un anno che era scomparsa con lei e la sua famiglia, dopo averle chiesto cortesie varie in nome del buon vicinato e delle amicizie in comune, ricicciava dal suo nulla in tal modo. Subito venne fuori il motivo della telefonata:
“Ho messo in vendita la casa. Conosci qualcuno a cui può interessare?”
“No, mi dispiace.”
“Non hai amici che vogliono venire ad abitare vicino a voi… magari?”
“No.”
“Se ti capita… Se conosci qualcuno.”
“Senz’altro.” Le disse per togliersela di torno.
Quando richiuse finalmente il telefono, pensò con disgusto a quanto sia capace di arrivare certa gente. “Sparisce e ricompare dopo un anno ripresentandosi con il solo nome, come se al mondo esistesse solo lei con quel nome, o come se la gente non facesse che ricordarsela e pensare a lei! Egocentrismo infantile, proprio!”
Quando riferì a Gianna l'assurda ed interessata chiamata di Elisa, questa commentò: “Ma io la capisco Elisa…” 
“Davvero? Cosa capisci?” Renata aveva notato questo lassismo nei giudizi della sua amica, che per altri versi stimava per una certa saggezza.
“Ma… sai… poverina… Ma lo sai che non ha potuto nemmeno riprendersi i suoi mobili antichi? Quel pazzo di Pippo ha chiamato i Carabinieri quando lei è venuta a prenderseli…” 
"Non lo so e sono felice di non aver assistito ad una scena così squallida: roba da gente che viene dalle baracche che, però, almeno è giustificata dal degrado ambientale dovuto alla povertà, se agisce in modo da fare scandalo!”

*****

In quella stessa casa il telefono squillò e questa volta rispose il marito di Renata, perché lei era al lavoro.
"Pronto."
"C'è Renata?" Chiese una voce femminile leggermente incrinata come da una rattenuta emozione.
"No, è al lavoro. Chi la desidera?" Chiese con cortesia l'uomo.
"Sono Rita Gianni." Disse la voce incrinata. L'uomo ammutolì dalla sorpresa. Anche se, in questo caso, di anni ne erano passati almeno dieci, aveva ben presente chi fosse la persona, anche perché non aveva detto, come la scema Elisa, solo il nome, ma anche il cognome.
Sapeva chi era perché, anche se erano almeno dieci anni che non si faceva viva con loro, era una persona la cui casa frequentava uno dei suoi figli, ormai uomo fatto che sceglieva chi frequentare. E di quella  casa, di quella persona e della sua famiglia, ogni tanto arrivavano notizie attraverso quel figlio di Renata e suo, che da tempo non viveva più con loro, essendo sposato, ma che ogni tanto parlava spontaneamente delle vicende di quelle persone. Erano frammenti di notizie a cui non seguivano domande da parte di Renata e di suo marito che, per valide ragioni, ritenevano tali persone infrequentabili.
L'uomo era molto ben educato e seppe dissimulare la sorpresa di quella voce che tornava da un passato in cui c'era stata una breve conoscenza attraverso suo figlio, la quale si era interrotta perché Rita Gianni, suo marito e suo figlio erano letteralmente spariti ed i loro scarsi contatti si erano volatilizzati, né Renata e suo marito li avevano cercati o incentivati.
La ragione di quella improvvisa telefonata dopo dieci anni era alquanto strana giacché, frequentando suo figlio, sia pure sporadicamente, la donna sapeva che egli abitava altrove e raramente era in visita a casa dei genitori. Inoltre aveva un cellulare, dunque volendo lo si poteva rintracciare attraverso quello: comunque aveva chiesto di Renata.
Ma in mancanza di Renata la donna si aggrappò al marito, senza ritegno alcuno, eppure l'uomo era persona riservata, che non invitava certo alla confidenza. 
"Sono disperata, - esordì lasciando l'uomo basito e senza parole - a causa dei vostri vicini, i Disegni. Vi dobbiamo delle scuse, voi ci avevate avvertito... ci avevate detto di stare attenti, ma noi...." L'uomo taceva aspettando il resto, mentre pensava che allora l'avviso l'avevano recepito, anche se avevano fatto finta di nulla ed avevano preferito sparire con chi li aveva preavvisati piuttosto che con le conoscenze appena fatte. “Affaracci loro" avrebbe pensato Renata a posto suo, ma l'uomo era più educato di sua moglie o... forse ... più inibito e  rimase in ascolto meravigliato ma sulla difensiva. Ricordava che quella donna un poco volgare e superficiale aveva pensato e cercato di sfruttare le profferte della loro vicina, che si metteva a disposizione per elargire favori vantando poteri che non aveva ma, chiedendo ad ometti che corteggiava, a volte riusciva ad ottenere qualcosa. Era, così, paga nel suo malato narcisismo e credeva di dar ad intendere che lei era una donna importante. In realtà era una donnetta ignorante e molto disturbata che, da informazioni che Renata aveva avute casualmente ma inconfutabilmente, allacciava relazioni con uomini a cui poi chiedeva soldi o favori per sé, per i suoi familiari o per terzi, a cui li offriva in cambio di regali che poi quelli le facevano per ringraziarla. 
"Da due anni so che mio marito è l'amante di Cristina, la vostra vicina, - disse con voce tesa - lo so con certezza perché me l'ha confessato lui quando ha avuto l'infarto. La cosa dura da dieci anni." L'uomo non sapeva cosa dire a quella esternazione che gli entrava in casa dalla diretta interessata, la quale confessava comunque qualcosa che lui e Renata già sapevano per altre vie, pur rimanendo a distanza da quelle persone che, certo, se l'erano voluta. Cosa poteva mai volere da loro ora quella donna? Addirittura faceva loro delle scuse... Evidentemente per piena coscienza di essersi comportati male con loro, sparendo per far piacere a quel soggetto che tanto bene si era intrufolato nella loro precaria esistenza.
"Io non posso perdere tutto, - stava dicendo intanto la donna - ho fatto tanti sacrifici! Ma il marito di questa Cristina che razza di uomo è?!! E' morale o immorale?!!" Chiese disperata all'esterrefatto interlocutore, il quale non seppe cosa rispondere a quella domanda che già conteneva in sé la risposta. Cosa voleva da lui? Che l'appoggiasse e la sostenesse in un giudizio morale che era nei fatti? Per risponderle qualcosa disse:
"Ma i vostri figli cosa dicono?" Sapeva che uno dei  figli era al corrente della situazione ed era quella una delle vie attraverso le quali già conosceva quei fatti, che drammaticamente la donna veniva a riversare su di loro dopo dieci anni di silenzio e di distanza. Lei non si stupì di quel riferimento, dando forse per scontato che la sua situazione fosse nota a molti.
"I miei figli hanno detto che siamo maggiorenni e vaccinati..." 
"Ed hanno pure ragione..." Pensò l'uomo. Uomini di trenta anni e più cosa potevano dire o fare, non volevano proprio entrarci  in affari così squallidi riguardanti i loro genitori ormai alle soglie della vecchiaia. Un'età che dovrebbe essere della saggezza e del buon esempio... invece.. davano scandalo rendendosi grotteschi più che ridicoli. Ma la donna andò allo scopo della telefonata, che, come quella di Elisa, un fine l'aveva:
"Posso venire da voi?" L'uomo si allarmò.
"Per...?"
"Per parlarne." 
"Ma parlare di che?"- Pensò il marito di Renata. Poi: "Cosa c'entriamo noi?" E pensò che sua moglie aveva fatto più che bene ad allontanare gli scomodi vicini che invece Rita Gianni e suo marito avevano scelto di frequentare. Cercò una plausibile scusa:
"In questo periodo stiamo andando spesso nella casa al mare che abbiamo comperato da poco... Siamo un po' occupati perché la stiamo arredando..."
La donna capì che il suo disperato tentativo di coinvolgere i vicini di chi le stava creando tanti problemi era fallito. Ringraziò e salutò, battendo in ritirata.
Il marito di Renata raccontò a sua moglie l'assurda telefonata allibito. Sua moglie fu come al solito cattiva e sarcastica: "Quella voleva venire qui a fare la piazzata alla vicina chiamandola "puttana" dal nostro cortile e chiedere conto "all'immorale" delle loro comuni corna, te lo dico io! Hai fatto benissimo a scaricarla! Li avevamo avvertiti credendoli due persone perbene, lo sanno ed infatti ha chiesto scusa al plurale, quindi anche per lui a cui, sicuramente, sta carpendo soldi con qualche ricatto. Qualcuno l'ha detto: "Lo ricatta, lo ricatta."Non so su cosa, non voglio saperlo, che stiano a distanza."
"Infatti ha detto proprio: "Io non posso perdere tutto, ho fatto tanti sacrifici."
"Già. - Concluse la moglie asciutta. - Ricordi quello che ci raccontò il nostro figlio più piccolo degli affittuari di Giulia? Sì, quello che spacciava all'ingrosso e si era messo con quella modella fallita da cui aveva avuto una figlia. Nostro figlio era tornato dal liceo, aveva mangiato e si era seduto sul muretto a prendere un po' di sole in attesa che io tornassi dal lavoro: sentì quei rumori pazzeschi che facevano quei due copulando... Probabilmente avevano assunto quello che lui vendeva... Per fare quei versi, così forte... Ricordo ancora la faccia sbalordita di nostro figlio quando me lo raccontò appena rientrata... Poi scoprimmo che in casa c'era la figlia che lui aveva avuto dalla moglie, una ragazzina di tredici anni che era ospite del padre in quei giorni... La ragazzina deve aver telefonato alla madre chiedendole di venirla a riprendere e la madre venne il giorno dopo. Di nuovo nostro figlio mi venne incontro con gli occhi sbalorditi: "Mamma..." mi disse, ed io pensai "L'hanno fatto di nuovo: copula con strilli e versi.." Ma lui mi lesse nel pensiero dall'espressione del viso e mi disse: "No, no! Oggi no! Però è venuta la madre della ragazzina  a riprendersela ed è rimasta fuori e, mentre la ragazzina usciva per raggiungerla, la modella è uscita sul balcone e quella ha cominciato ad urlarle: "Puttana, sei una lurida puttana!" E l'altra, per nulla intimorita, le urlava dal balcone le stesse cose. Mamma, una scena da borgatari quali sono: se ne sono dette di tutti i colori!"
"Sapendo chi sono i soggetti abbiamo evitato di essere coinvolti, nostro malgrado, in una scena simile; - disse il marito di Renata - l'unico modo che Rita Gianni aveva per avvicinarsi alla casa di quella lì era dal nostro cortile, è chiaro."

sabato 10 marzo 2012

MAFIA

Da: RAI news 24.it

Mafia

Cassazione, processo Dell'Utri da rifare

La Cassazione ha annullato la sentenza d'appello di condanna a sette anni di reclusione per il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo di secondo grado dovra' essere rifatto. "Affrontero' il nuovo processo ancor piu' convinto della mia innocenza che ho testimoniato in tutti questi anni, fiducioso nella giustizia", ha commentato il senatore.

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Parla il pm Gozzo: fu l'accusa al primo grado

Caso Dell'Utri. "I rapporti con Cosa Nostra restano provati"


"La Cassazione è giudice di legittimità - spiega Gozzo - si occupa solo di questioni di diritto. Sul merito si sono già pronunciati i giudici di tribunali e appello confermando sostanzialmente la ricostruzione della Procura che ha sostenuto le cointeressenze tra Dell'Utri e ambienti mafiosi". 

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Da: "Il Fatto Quotidiano"di Marco Travaglio | 23 febbraio 2012


Corrado Carnevale, “l’Ammazzasentenze” che insultava Falcone e Grassi non fiatava
Ecco chi giudicherà il braccio destro di Berlusconi
Il 5 marzo 1994 il presidente della prima sezione della Cassazione, Corrado Carnevale, detto l’ “Ammazzasentenze” per le tante condanne di mafia annullate, parla con uno dei giudici suoi fedelissimi, Aldo Grassi, senza sapere di essere intercettato. E lo informa di sospettare di essere oggetto di indagini per mafia alla Procura di Palermo, in connessione con Giulio Andreotti. Mesi prima è stato arrestato il segretario di cancelleria della prima sezione, Giuseppe Schiavone (accusato di essere corrotto della mafia e in seguito assolto), e da quell’inchiesta potrebbe emergere qualcosa contro di lui. Ma lui è tranquillo, perché gli avvocati di Schiavone gli hanno garantito: “Stia tranquillo che noi dalle carte il suo nome lo vediamo”. Insomma “avrebbero dovuto avvisarmi” se fosse emerso qualcosa a suo carico. Però – aggiunge – può darsi che i pm “ficero ‘ stu scherzetto, cioè a dire che fanno le indagini” su di lui. Grassi non trova nulla da obiettare su un presidente di Cassazione che, invece di correre dai magistrati per chiarire la sua posizione, confessa di avere delle talpe fra gli avvocati di un arrestato.

Il 9 marzo 1994, sempre parlando con Grassi, Carnevale si scatena contro un altro giudice della sua sezione, Vitaliano Esposito (oggi pg della Cassazione): “Questo è un servo sciocco di Quatrano (Nicola Quatrano, all’epoca pm della Tangentopoli napoletana, ndr), il quale è un delinquente come quasi tutti i magistrati di Napoli… chilli chi arrestaru… chilli chi arrestaru forse erano i più signori, ma insomma… alcuni… tu conosci d’altra parte i nostri colleghi di Napoli, no… anche quelli della prima penale non è che siano… gente di spiccata moralità…”. Dall’altro capo del filo, non una parola in difesa del collega. Il 14 marzo 1994 Carnevale torna a parlare con Grassi e getta una palata di fango su un martire dell’Antimafia: il pg della Cassazione Antonino Scopelliti, assassinato dalle cosche prima che sostenesse l’accusa in Cassazione al maxi-processo alla cupola di Cosa Nostra. Carnevale lo dipinge come un giudice ‘ avvicinabile’: “È una persona con la quale si poteva parlare (…) il povero Nino Scopelliti… Ora perché poi deve diventare l’eroe della seconda resistenza?!”. Da Grassi, non una sillaba in difesa del collega assassinato.

Il 18 marzo 1994, ancora a colloquio con Grassi, Carnevale sostiene che le dichiarazioni di Falcone sulla pista mafiosa del delitto Scopelliti si fondano sull’ennesimo “teorema Falcone”, il quale “non capisce niente”. Poi l’Ammazzasentenze infanga anche la memoria di Francesca Morvillo, compagna di Falcone, uccisa con lui a Capaci: Falcone l’avrebbe fatta inserire in collegi della Corte d’Appello di Palermo per pilotare i processi e “per fregare qualche mafioso”; e per questa scorrettezza la mafia ha assassinato anche lei. Carnevale dice di averlo saputo dall’amico avvocato Giovanni Aricò:
Carnevale: Ma comunque guarda che… giustamente dice… dice… Aricò, io sono convinto che la mafia abbia voluto uccidere anche la moglie di Falcone, non fu un caso, dice, perché io le posso citare almeno due episodi… nel corso dell’attività professionale. Falcone (…) la moglie che stava alla prima sezione penale della Corte d’Appello di Palermo… per farle fare certi processi… che gli interessavano, processi per fregare qualche mafioso… Perché lui citò… mi citò… eh… come si chiama Aricò quel caso di quel… ti rico… lo facesti tu, Martello… la revisione… no… insomma…
Grassi: Era Martello… l’ho fatto… adesso non mi ricordo…
Carnevale:… no una revisione… in cui c’era stata una prima assoluzione per insufficienza di prove dalla Corte d’Appello di Palermo sotto il vincolo del vecchio codice… eh… assoluzione annullata perché non pareva ammissibile… come non è ammissibile neanche ora una revisione per insufficienza di prove… annullata dalla… Cassazione, poi la I sezione penale… dice questa gentil donna, affermò che non si poteva tener conto delle prove addotte… Questo: e fui io che ci fici mittiri a so mugghiera… Fu la mafia che lo volle, non fu un caso… non fu un caso… perché potevano ucciderlo separatamente… u ficeru apposta

Nemmeno stavolta il giudice Grassi dice una parola per difendere la memoria di Falcone e di Francesca Morvillo. Per quelle telefonate, e soprattutto delle accuse di alcuni pentiti, anche Grassi viene indagato a Roma, con Carnevale e un altro giudice fedelissimo, Paolino Dell’Anno, per abuso d’ufficio e corruzione giudiziaria finalizzata a favorire la mafia. Salvatore Cancemi sostiene di aver pagato l’avvocato Aricò tramite Vittorio Mangano (l’ex “fattore” di Arcore), per ottenere da Carnevale l’annullamento del maxiprocesso-ter a Cosa Nostra: sentenza che fu effettivamente annullata da un collegio presieduto da Carnevale e composto anche da Grassi e Dell’Anno. Sempre secondo Cancemi, Aricò gli garantì il buon esito del processo perché diceva di aver parlato con tutti e tre i giudici, ricevendone ampie rassicurazioni: “È tutto a posto”, “ho sistemato la situazione”, con quei giudici “ci sto molto bene” perché sono “molto vicini a Carnevale”. Un’altra volta un altro avvocato di mafiosi anticipò al boss Francesco Di Carlo (poi pentito) che una sua condanna in Appello sarebbe stata annullata in Cassazione: e anche quella previsione si avverò, grazie a una sentenza firmata da Grassi. Secondo il legale, l’Ammazzasentenze gli aveva anticipato il verdetto: “Era stato gentile… Mi disse: ‘ Allora, avvocato, la metto al 1 ° giugno e le dico che come presidente metto il consigliere Grassi, arrivato di recente’. Era un giovane consigliere però molto apprezzato (…). Io naturalmente lo ringraziai e me ne andai”. Una mossa che l’avvocato, intercettato, definì “un colpo gobbo”, “un colpo fantastico”. Il procedimento romano a carico di Carnevale, Grassi e Dell’Anno viene poi archiviato nel 1997 (e dieci anni dopo, anche la condanna in Appello di Carnevale per mafia a Palermo verrà annullata senza rinvio dai suoi ex colleghi di Cassazione).

Dunque nulla di penalmente rilevante può essere contestato al giudice Grassi che – come spieghiamo qui sopra – presiede la sezione della Cassazione chiamata fra qualche giorno a occuparsi della condanna di Marcello Dell’Utri per mafia. E che, professionalmente parlando, è descritto da tutti come un ottimo giudice. Ma i fatti che abbiamo raccontato, traendoli dagli atti del processo Carnevale, pongono una questione di opportunità. IL PROCESSO Dell’Utri nasce dalla stessa Procura di Palermo che portò a giudizio Carnevale, amico e maestro di Grassi. E qualcuno potrebbe dubitare che Grassi, se fosse proprio lui a presiedere il collegio su Dell’Utri, sia in grado di giudicare con la necessaria serenità e il necessario distacco, visto anche il tortuoso iter che ha portato quel processo proprio alla sua sezione. Qualunque sia l’esito del processo, sarebbe difficile dimenticare che, mentre Carnevale calunniava la memoria di Giovanni Falcone, Antonino Scopelliti e Francesca Morvillo, Grassi tristemente taceva.

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Con quale faccia Antonio Di Pietro continua a dire che dobbiamo fidarci dei magistrati?
In mezzo a loro c'è di tutto.
Ricordate Claudio Vitalone? Anche lui magistrato, nonché Senatore della Repubblica. Il nostro Senato ha sempre ospitato persone tutt'altro che "Onorevoli".

Da: "La Repubblica.it" - 29 dicembre 2008

L'ex senatore ed ex ministro Dc si è spento a 72 anni, al Policlinico Umberto I di Roma
Una carriera - prima in magistratura, poi in politica - segnata dall'amicizia col divo Giulio

Morto Vitalone, andreottiano doc
Protagonista dell'Italia dei misteri

Esponente di punta della Procura "Porto delle nebbie", il suo nome compare
in tante inchieste. Imputato per il delitto Pecorelli, fu assolto in via definitiva
di CLAUDIA MORGOGLIONE


Morto Vitalone, andreottiano doc Protagonista dell'Italia dei misteri Claudio Vitalone
ROMA - Claudio Vitalone - ex magistrato, ex parlamentare e ministro Dc, andreottiano di ferro, imputato e poi assolto per l'omicidio di Mino Pecorelli - è morto oggi a Roma, presso il policlinico di Roma Umberto I dove era stato ricoverato per problemi respiratori. Aveva 72 anni. E con lui - al di là degli esiti delle vicende giudiziarie che lo hanno visto protagonista - scompare certamente una fetta di memoria storica della Prima Repubblica. Coi suoi segreti, le sue ombre. E coi suoi misteri.

Non a caso, qualsiasi ricerca col nome "Claudio Vitalone" come parola chiave - su internet, sulle agenzie di stampa, sugli archivi dei grandi quotidiani italiani - lo vede associato a una serie di vicende oscure: oltre il delitto Pecorelli ci sono il caso Calvi, i presunti legami tra una fetta della Dc e la mafia, la banda della Magliana, il rapimento e il delitto Moro.

"Intelligentissimo, ma terribile", lo definiva ad esempio Roberto Calvi, secondo quanto ricordato dalla vedova Clara.

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Cosa è cambiato dal 1948 quando ammazzarono Placido Rizzotto?
Anche lì Liggio e gli altri furono assolti per insufficienza di prove. Dopo che un ragazzo di 13 anni, testimone casuale dell'omicidio, morì, presumibilmente assassinato per chiudergli la bocca.

Dal sito Facebook VittimeMafia.it
10 Marzo 1948 Corleone (PA). Giuseppe Letizia, 13 anni, fu testimone dell'omicidio di Placido Rizzotto, morì tre giorni dopo il ricovero nell'ospedale diretto dal Dott. Michele Navarra, mandante dell'omicidio di Rizzotto. 

GLI ITALIANI DERUBATI

Da: La Stampa.it
Politica
10/03/2012 - AFFARI E POLITICA I SOLDI DELLA MARGHERITA

Lusi e il "partito-bancomat": "Prelevava 30 mila euro il mese"


Il senatore Luigi Lusi, eletto nel Pd, è stato espulso dal gruppo parlamentare. «Facevo quel che mi dicevano» continua a sostenere.

Secondo gli inquirenti in quattro anni si sarebbe messo in tasca oltre un milione

FRANCESCO GRIGNETTI
roma

Luigi Lusi è minaccioso, tirando in ballo Rutelli, Enzo Bianco, Matteo Renzi: «Se parlo io, salta il centrosinistra...». La Margherita immediatamente lo denuncia «per tutelare in ogni sede appropriata l'onorabilità del partito rispetto alle sue dichiarazioni deliranti». Ma non finiscono mai le scoperte. L’anno scorso il senatore Lusi è andato in vacanza, pare alle Bahamas, con tutta la famiglia. Un bel viaggetto da 218 mila euro. E pagava l’ignaro partito.

Alla cassa L’ultima scoperta viene dall’esame contabile ordinato dal partito. Agli esperti c’è voluto un po’ di tempo per districarsi tra i mille rivoli delle uscite. Un primo dato anomalo è subito saltato agli occhi: ogni mese il tesoriere infedele passava in banca e prelevava circa 30 mila euro. Totale in quattro anni di prelevamenti: 1,3 milioni di euro. Se ne era accorta anche la Finanza, di questa gran mole di prelievi. Ma ora sul tavolo dei magistrati c’è anche la perizia contabile dello studio di consulenza della Kpmg, che scrive: «Gli ammontari mal si conciliano con un Partito che in quegli anni aveva pochissimi dipendenti e, teoricamente, poche operazioni di piccola cassa».

E’ emersa anche una piccolissima ruberia, ma forse, visto l’insieme delle appropriazioni, è un banale errore: nel marzo del 2007 il tesoriere Lusi annotò una spesa di 8 mila euro; ma poi all’atto di inviarsi un bonifico si concesse 28 mila euro. «Il bonifico risultato pertanto eccedente per 20 mila euro».

Un po’ di relax Infine i viaggi. L’agenzia Dolby Travel, che era l’agenzia di riferimento del partito, nel 2011 ha organizzato un ricco viaggio per il senatore e consorte. I due non si sono fatti mancare nulla. Risultato: la vacanza è costata 218 mila euro. E ovviamente pagava la sprovvedutissima Margherita. Il guaio è che la Dolby Travel ha risposto finora soltanto per le spese dell’ultimo anno; le annualità precedenti le stanno cercando in archivio. Si temono dunque altre sorprese.

«Altra m. uscirà su di me», preconizzava due giorni fa il senatore nell’intervista alla trasmissione «Servizio pubblico». L’uomo si mostra spavaldo nonostante tutto. Il suo avvocato difensore, Luca Petrucci, ha avuto mandato di ribattere colpo su colpo alle mosse della procura. Ci sarà un ricorso al tribunale del riesame per ottenere il dissequestro delle case e dei conti correnti: «Sul merito del provvedimento dice Petrucci - non mi pronuncio. Ma sottolineo che è stato adottato per ragioni di presunta somma urgenza che a mio giudizio non ricorreva considerato quanto stabilisce il codice».

I finanziamenti L’avvocato Petrucci aggiunge anche che «quanto pubblicato dal quotidiano “Libero” a proposito della vicenda è una parte dei documenti in possesso degli inquirenti». Fa riferimento a presunti finanziamenti al sindaco di Firenze, Renzi. Secondo i magistrati, al contrario, certe rivelazioni sono state pilotate da Lusi stesso che combatte così la sua battaglia mediatica. «Articoli assai verosimilmente ispirati dallo stesso indagato, - scrivono i magistrati, Alberto Caperna e Stefano Pesci - posto che l’autore degli articoli fa riferimento a circostanze che non emergono dagli atti e dai documeni acquisiti al fascicolo processuale e ch qualora veritiere sarebbero probabilmente note al solo Lusi».

I due pm nel frattempo hanno deciso di acquisire l’intervista «rubata» a Lusi dall’inviato di Michele Santoro. E non si esclude che l’ex tesoriere possa essere riconvocato a palazzo di Giustizia, sia per approfondire le sue dichiarazioni, sia in merito alle nuove scoperte sui movimenti nei conti correnti. Il nucleo di polizia tributaria della Finanza avrebbe praticamente ricostruito il flusso dei quasi 80 milioni di euro spesi in questi quattro anni, compresi i 4,5 milioni di euro in assegni che non erano stati ancora tracciati. Gli altri, come si ricorderà, sono finiti quasi tutti nelle tasche di Lusi e perciò risultano indagati per appropriazione indebita e riciclaggio, oltre il senatore, anche la moglie, il cognato e la nipote acquisita.

Non basta il referendum costoso e disatteso in cui gli Italiani HANNO DETTO A CHIARE LETTERE che NON VOLEVANO IL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI, non basta questo schifo che gli Italiani sono costretti a sentire e vedere, a riprova che avevano visto giusto a votare NO, per cancellare IMMEDIATAMENTE una Legge INGIUSTA, IMPROPRIA, INCOSTITUZIONALE perché ha disatteso la volontà popolare, tutto continua come prima in un guano insopportabile in cui si assiste all'inimmaginabile situazione di un SENATORE che siede ancora nel SENATO della REPUBBLICA e che è pubblicamente un LADRO.
Un ladro che minaccia di fare il nome dei complici di un sistema marcio.

Che si mantenessero da soli i partiti. Che gli Italiani capiscano che non si può continuare così.
Non ci sono i soldi per le cose necessarie per il Paese ma ci sono nelle casse di questi Partiti che si dividono, si moltiplicano, si scindono e si riformano come amebe con nomi diversi. Maneggiando miliardi di denaro pubblico a loro piacimento, vivendo in un lusso da far impallidire i Re francesi prima della meritatissima ghigliottina.

Lo sapete che le Scuole Pubbliche non hanno soldi? Lo sapete che il Ministero della Pubblica Istruzione non manda i soldi necessari al funzionamento della Scuola Pubblica?
Ho intervistato una professoressa, una Vicepreside, o Vicaria, di un Istituto Comprensivo. Sapete cos'è un Istituto Comprensivo? E' un complesso scolastico in cui c'è la Scuola Materna, la Scuola Elementare e la Scuola Media. 
Ogni 2 o tre mesi arrivano i soldi del Ministero senza l'indicazione di destinazione. Con questi soldi l'Istituto deve sopperire alle seguenti necessità dell'intero complesso: spese correnti (postali, bancarie per la Tesoreria, che può pagare i fornitori solo tramite mandato bancario), assistenza software e hardware per gli uffici, SUPPLENZE e tasse sul lavoro dei supplenti.
I soldi sono INSUFFICIENTI ed allora si sceglie cosa è più urgente da pagare.
E mentre chi gestisce tutto questo vive in una situazione di continuo stress, fatica e si arrabatta, la Margherita e gli altri maneggiano MILIONI DI EURO DEGLI ITALIANI PER I LORO SFIZI!!!!

Il Ministero della Pubblica Istruzione da 2 ANNI non manda i soldi per pagare l'Indennità di Funzione al Vicepreside che ha diritto, per il ruolo che svolge oltre all'insegnamento (solo in parte decurtato di alcune ore per consentirgli di svolgere il gravoso incarico di Vicario), a tale Indennità per la Funzione Superiore e, quando sostituisce totalmente il Preside assente per malattia, all'Indennità di Direzione.

Siamo all'abuso di potere: NON SI PAGA IL LAVORO SVOLTO perché NON CI SONO I SOLDI, ma ci sono per darli alla Margherita e alle altre simili formazioni private (i Partiti sono tali) perché li sperperino a loro piacimento!!!

A causa di Leggi fatte senza il consenso del Popolo, anzi, calpestandone la volontà, lo Stato sposta la propria ricchezza su Capitoli di Spesa che sottraggono DENARO AL LAVORO ed alle risorse della SCUOLA PUBBLICA, dove formiamo le nuove generazioni, in compenso non facciamo pagare alcune tasse alla scuola privata cattolica "perché svolge una funzione sociale per il Paese"!! 
Ci sottraggono ricchezza e ci prendono in giro. 

venerdì 9 marzo 2012

Raccolta in fieri: "Le verità nascoste"

Le novelline "cattive" vanno crescendo. Alcune le ho pubblicate via via in questo blog. Questi i titoli:

La “diagnosi” del palo… - pubblicata l'11 febbraio 2012 
Casi simili - 29 dicembre 2011
Stranita umanità - 19  dicembre 2011
Credevo fosse un partito…ed invece era un calesse - 12 novembre 2011
Cattiva - 15 ottobre 2011
Il becco rosicone - 23 agosto 2011

altre sono già scritte ma le leggerà chi vorrà quando verranno pubblicate in libro cartaceo e sono:

Il gatto della credenza quello che fa… pensa!
Illusioni
Lo vedo ma lo nego
Non mi stupisco più…
La più bella sono io!
Lo Specchio nella Mente



Come ho già scritto anche grandi scrittori si sono cimentati in novelline comiche o satiriche che mettevano in risalto le storture della società del loro tempo, i comportamenti ridicoli dell'umanità che osservavano. Uno, ad esempio, è stato Fëdor Dostoevskij. Alla fine del 1847 si dedicò alla stesura di un gruppo di racconti scritti in termini di grottesca parodia, dominati dalla percezione del ridicolo e attenti all'analisi dei vizi umani. Uno, che ho letto con divertimento, è particolarmente tagliente dal punto di vista satirico ed è intitolato "La moglie altrui e il marito sotto il letto".Vi si narra di sospetti e gelosia di un marito e di come, pur essendone travolto, cerchi ridicolmente di dissimulare la sua smania anche quando questa lo mette in situazioni ridicole, come quando entra per sbaglio in un appartamento pensando di cogliervi in flagrante adulterio la moglie e si nasconde sotto il letto della padrona di casa che, giovane e sposata con un uomo anziano per puro interesse, ha i suoi altarini da nascondere ed è terrorizzata che il marito, rientrando, trovi l'incauto incursore nella sua camera da letto.


Oggi è il cinema ad occuparsi di queste grottesche tipologie umane: vere, reali, inconsapevoli barzellette... Un osservatore attento del ridicolo è Carlo Verdone. Nei suoi personaggi buffi, a volte patetici, assurdi, ritrovo persone che conosco, che ho conosciuto, che sono intorno a noi. 
Ho visto da poco il suo ultimo film in cui si narra l'indigenza in cui versano tre mariti separati, costretti a pagare gli alimenti alle ex-mogli, ai figli legittimi ma, nel caso di uno dei personaggi, anche illegittimi. Verdone, che ne ha scritto la sceneggiatura insieme ad altri due coautori, descrive le grottesche disavventure, plausibili e reali, di questi tre uomini, molto diversi tra loro. Il più folle è un agente immobiliare che si è rovinato con il vizio di giocare, puntare su tutto... Ridotto quasi sul lastrico dalla sua disordinata vita sentimentale e dal suo vizio, arriva a dare le case, che gli vengono affidate per la vendita o la locazione, a coppiette in cerca di luoghi dove consumare incontri sessuali clandestini. Situazioni ispirate a realtà che mi è capitato di vedere e che ho inserito in una delle mie novelle: "Stranita umanità".
Questi illustri autori, dunque, mi stimolano a continuare in questa divertente impresa. 






martedì 6 marzo 2012

Elegia di Lerici - un altro pezzo di Poesia

Continuo la pubblicazione della lunga e bella Poesia del Grande Poeta e Scrittore François Cheng con la relativa traduzione per chi non conosce la lingua francese.

La poesia è stata pubblicata sulla rivista letteraria "Po&Sie", n. 134 Editore Belin. 


François  Cheng

"Élégie de Lerici"

à Shelley
Ètrange promesse de cette terre anonyme!
Toi, esprit libre, errant de lieu en lieu,
Tu atteris un jour sur ce point du globe,
Les hauteurs d'un mont des Apennins.
S'étale sous tes yeux, jusqu'à l'horizon extrême,
Le tant rêvé tombeau-berceau méditerranéen.
Le contemplant de toute ton âme en éveil,
Tu y devines les dieux endormis, et tu t'exaltes:
"Béni soit l'heure présente, le sol d'ici;
Béni soit notre corps par où passe le ressenti.
Espace d'un éclair - mais en lequel coin perdu
Au sein de l'immensité sidérante sidérale? -
Èclair de ce minuscule cœur qui bat, là,
En cette après-midi qui fait que cela soit.
Cela est! Cette improbable et indéniable Vie,
Une fois pour toutes - donc pour toujours -
Offerte. En ce lieu originel, la lumière
Renouvelle son avènement. De l'ombre sépia
Èmanent jaune or et bleu saphir. Montent
Alors de l'humus les senteurs de lichens
Et d'herbes, adoucissant les chauds rochers
Aux laves mal éteintes. Se déploient alors
Les latents désirs en bourdonnement, vrombissement.
Tous les vivants que le hasard réunit - chacun unique,
Présence advenante - se révèlent nécessaires
À  la beauté de cet instant. Ô noces mémorables
Des racines tortueuses et de la cascade continue!
- Qui est là, invisible, prêtant l'oreille, s'offrant 
La vue, au rendez-vous de l'incarné? - Ici, ici,
Le parfum floral aux rayons d'abeilles que foulent
Le bonds d'une biche; la brise marine aux ailes
D'elfes que les sapins portent aux nues..."



Per chi non conosce il francese tento qui una traduzione per la comprensione del testo:

Elegia di Lerici
a Shelley



Strana promessa di questa terra anonima!
Tu, spirito libero, errante di luogo in luogo,
Tu approdasti un giorno su questo punto del globo,
Le altezze di un monte degli Appennini.
Si staglia sotto i tuoi occhi, fino all'orizzonte estremo,
La tanto sognata culla-tomba mediterranea.
La contemplazione di tutta la tua anima in risveglio,
Tu vi indovini gli dei addormentati, e ti esalti:
"Benedetta sia l'ora presente, questo suolo;
Benedetto sia il nostro corpo da dove passa il sentire.
Spazio d'un baleno - ma in quale punto sperduto
In seno all'immensità stupefacente siderale? -
Baleno di questo minuscolo cuore che batte, là,
In questo pomeriggio di un solstizio d'estate...
Benedetto sia il miracolo che consente che ciò sia.
Questo è! Questa improbabile e innegabile Vita,
Una volta per tutte - dunque per sempre -
Offerta.In questo luogo originale, la luce 
Rinnova il suo avvento. Dall'ombra seppia
Emanano giallo oro e blu zaffiro. Salgono
Allora dal terriccio i sentori di licheni 
E di erbe, addolcendo le calde scogliere
Dalle lave mal spente. Si dispiegano allora
I latenti desideri nel ronzio,rombo.
Tutti i viventi che il caso riunisce - ciascuno unico,
Presenza accadente - si rivelano necessari
Alla bellezza di questo istante.O nozze memorabili
Delle radici tortuose e della bruma incombente,
Dei rigogoli intermittenti e della cascata continua!
- Chi è là, invisibile, prestando l'orecchio, offrendosi
alla vista, all'appuntamento dell'incarnato? Qui, qui,
Il profumo floreale di favi d'api che premono 
I salti di una cerva; la brezza marina dalle ali
di elfi che gli abeti portano alle nuvole..."


   
  

domenica 4 marzo 2012

Lucio Dalla e l'omosessualità


Anche chi non lo conosceva da vicino sapeva che, forse, Lucio Dalla era omosessuale. Per le voci che girano (ma non sono sempre vere), ma soprattutto per un suo modo di essere: senza donne accanto come amori.

Quello che è inqualificabile è che ora dei giornalisti ne parlino a gran voce, cosa che, lui in vita, non si sarebbero mai permessi. Oggi ne ha parlato "a gran voce" nella sua trasmissione "1/2 ora" (che per l'occasione sono diventati 50 minuti) Lucia Annunziata.
Quale cattivo gusto! Con il cadavere ancora caldo e silente nella dignità della morte, questa giornalista, molto poco Signora, parla della vita intima del grande musicista e cantante con sicurezza, strombazzando la sua omosessualità che, se reale, lui non ha mai voluto rendere palese essendo parte della sua intimità.

Viviamo dei tempi in cui ci manca poco che la gente non vada a defecare in diretta televisiva: l'intimità non esiste, non deve esistere, non è un valore da rispettare e che fa parte della dignità della persona.

Se Lucio Dalla avesse voluto parlare dei suoi gusti affettivo-sessuali in vita, ora sarebbe anche normale parlare di questo aspetto della sua vita, ma che si sia aspettato che esalasse l'ultimo respiro per urlacchiare in giro quello che lui aveva vissuto dignitosamente nel proprio privato, lo trovo segno del degrado del costume in generale.

Detesto poi l'uso di questi inglesismi che puzzano di ipocrisia lontano un miglio: fare "outing", gay... Parliamo italiano per far capire anche a chi l'inglese non lo sa, e sono tantissimi! O fà più comodo usarli perché velano i significati delle cose? Parliamo di "rendere pubblica la propria omosessualità" e parliamo di "persone omosessuali", e capiranno tutti!

Aldo Busi, scrittore e personaggio televisivo, ha criticato il riserbo di Lucio Dalla. Non lo ritengo giusto e la volontà di imporre a tutti di palesare i propri gusti sessuali la ritengo una mancanza di rispetto e dunque una violenza. Persone come Busi e Pasolini hanno ritenuto di dichiararsi a parole, o con fatti pubblicamente espliciti, omosessuali. E' stata una loro scelta che può servire ad aiutare soprattutto quei giovani che, spaventati, scoprono che le loro tendenze non sono orientate secondo quello che la natura e la riproduzione della specie e dunque la società vorrebbero... Parlarne aiuta queste persone. Spiegare, accettare, dire che è una condizione dell'uomo che è sempre esistita, aiuta sicuramente ad uscire dall'angoscia dell'isolamento, ma non è detto che tutti abbiano voglia di parlare della propria sessualità. Anche chi è eterosessuale può non desiderare di parlarne, relegando quell'aspetto della propria esistenza alla sfera dell'intimo. Quell'intimo che oggi è così mal tollerato dal canaio televisivo e da una società sguaiata che ad esso si ispira.
Dunque ne parli chi vuole parlarne, possibilmente senza arroganza, come se fosse un vanto, possibilmente con dignitosa sobrietà... e non parliamo ridicolmente di "orgoglio gay". Una vera cretinata da frustrati che riscattano la loro condizione con un orgoglio che non ha alcun motivo d'essere. Mi sentirei ridicola a parlare del mio "orgoglio di essere eterosessuale"... Non ha alcun senso. Siamo tutte persone e viviamo la condizione umana che ci è toccata in sorte, punto e basta.

venerdì 2 marzo 2012

La Convivenza non risolve i conflitti... anzi...

Roma: dopo lite tenta incendiare casa e accoltella la madre della convivente - Cronaca

Roma, 29 feb. (Adnkronos) - Dopo una lite con la convivente ha prima tentato di incendiare l'appartamento, poi ha accoltellato la madre di lei. I carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma hanno arrestato un romano di 20 anni, per tentate lesioni aggravate, danneggiamento, minaccia e violenza resistenza e lesioni a pubblico ufficiale 

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Uomo ucciso a coltellate a Roma, sotto interrogatorio la convivente
Il corpo senza vita di un uomo, con chiare ferite di arma da taglio alla schiena, è stato trovato all’interno della propria abitazione un’abitazione a Roma, in via Francesco Tovaglieri in zona Casilina. In casa, con l’uomo, c’era la compagna con la quale l’uomo aveva avuto in passato delle liti domestiche. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia Casilina e del Nucleo investigativo che stanno interrogando la donna.

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Da: La Repubblica.it - Milano

Dà fuoco alla convivente dopo lite arrestato l'uomo, lei è in fin di vita

E' accaduto a Novate. Lui, 57enne disoccupato e affetto da disturbi psichici, ha cosparso
di liquido infiammabile la compagna 64enne, che è al Niguarda con ustioni gravissime.

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Fonte: Il Tempo.it - Viterbo - mercoledì 4 gennaio 2012
Lite tra conviventi  -  Lui finisce in ospedale. 

!!!!!!!!!!!!!!!!
Da: TGCom24
Un 45enne italiano ha ucciso a coltellate la sua convivente 50enne di origini dominicane. Il delitto è avvenuto a Bologna, verosimilmente a seguito di un litigio per motivi passionali.

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Da: "Leggo"
Franceschelli, dopo una lite con la compagna l'altra notte, aveva sottratto il piccolo alla zia e alla nonna alle quali era affidato ed è uscito da casa, in via degli Orti d'Alibert a Trastevere. Intorno alle 6.30, lo ha poi lanciato nel fiume sotto gli occhi increduli di una guardia giurata che ha fatto scattare l'allarme.
La compagna è ricoverata in ospedale e la coppia litigava spesso per affidamento del figlio. Alla fine ha confessato ai carabinieri: «L'ho gettato io nel Tevere». ha ammesso l'uomo prima di chiudersi nel silenzio.

Al volo atroce hanno assistito due testimoni: Francesco Atzeni, un agente di custodia di 43 anni, che non è riuscito a fermare l’uomo, e la zia del bambino. Una giovane donna incinta. Colta da malore, è stata ricoverata in ospedale sotto shock. La mamma del piccolo non sa ancora niente. Da qualche giorno è ricoverata in un ospedale romano per una grave forma di depressione. Aveva affidato suo figlio alla madre e alla sorella raccomandandosi di tenerlo lontano da «lui».
Come spiegare un gesto così terrificante? Una vendetta per punire l’ex convivente che lo aveva lasciato per tornarsene a vivere con la madre a Trastevere? Per quanto assurda, è questa l’ipotesi più probabile.

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

L'orrenda cronaca potrebbe continuare... Purtroppo.
Credevano e dicevano che "convivere" era meglio che sposarsi, "si era più liberi", "il rapporto era più vero e sincero", "te ne puoi andare quando vuoi" ecc. ecc. ... in una sequenza di luoghi comuni che non corrispondono ad alcuna realtà.
Senza il vincolo contrattuale del matrimonio, laico o religioso che sia, secondo se si è credenti o meno, i conflitti sono uguali ed anche peggio del matrimonio.
L'uomo è un essere fragile, ha bisogno di binari dove scorrere, che lo aiutino a condursi, e contrarre matrimonio può essere un modo per assumersi la responsabilità di un rapporto. Purtroppo anche i matrimoni finiscono male, ma non è la convivenza la soluzione.
I casi di cronaca nera lo dimostrano. Poi ci sono i conflitti anche soltanto economici che finiscono in cronaca, perché quando si spezza una convivenza non ci sono neppure le regole dettate dal codice civile per il matrimonio a cui appigliarsi. Dunque dove sta questa "libertà di scelta dei soli sentimenti"?
E' un'illusione per persone che non sanno assumersi una responsabilità duratura e pensano di essere così più libere. Le cronache dimostrano il contrario. E le vittime sono sempre gli eventuali figli di questi moderni conviventi. Dico moderni perché hanno scoperto l'acqua calda: la convivenza è sempre esistita. Ricordo che mio padre, uomo nato nel 1916, li chiamava "accompagnati": "Quelli non si sono sposati, si sono accompagnati." Diceva.
Invece ci sentiamo dire: "Oggi la convivenza è meglio del matrimonio, bisogna essere moderni."
Potevo capire un tempo, quando non c'era il divorzio, effettivamente era peggio di un ergastolo... Ma la civilissima e necessaria legge dà una possibile via d'uscita regolamentata. L'uomo ha bisogno di regole, altrimenti, per dirla con la Deledda "è una canna al vento"!
Prima del divorzio c'era solo il costosissimo annullamento ecclesiastico del solo rito religioso: il matrimonio laico era più rigido di quello religioso, lo Stato Italiano non consentiva di uscirne...
Ora, per stare al passo con i tempi e per non perdere clienti, la Chiesa scioglie più facilmente i matrimoni religiosi ed ha un poco abbassato i prezzi. 

giovedì 1 marzo 2012

Buon esempio in Trentino Alto Adige (ma non da chi ha votato la Legge Regionale 2/1995 e da chi vuole mantenerla)


Purtroppo l'articolo ritagliato dal quotidiano "L'Adige" da me scannerizzato, perché il formato Pdf non è caricabile sul blog, non è quasi leggibile, per questo pubblico qui sotto una nota del Comitato Referendario Trentino, brevemente Co.Re, che illustra la pregevole iniziativa di ridurre i privilegi degli eletti al Consiglio Regionale ed a quello Provinciale a beneficio di una equa distribuzione delle risorse pubbliche, in un momento di sacrifici soprattutto per i cittadini più deboli ed indifesi. 

Pubblichiamo una nota per raccontare chi siamo, quali sono le nostre finalità, e una tabella con gli importi che i nostri consiglieri regionali/provinciali guadagnano per capire meglio la finalità del referendum abrogativo della L.R. 2/95.

Il Comitato Referendario trentino (CORE trentino) è un comitato di cittadini che intende fare chiarezza sullo stato in cui versa la democrazia nella nostra Regione.
Un Comitato che coltiva il progetto di far crescere anche in altre realtà regionali la stessa intenzione, perché non c’è forza più grande dell’esempio.
Crediamo, quindi che potranno esserci tanti CORE diversi: emiliano, pugliese, siciliano, piemontese. Tutti rivolti all’unico obiettivo di recuperare la sovranità popolare smarrita.
L’idea di un piccolo nucleo di pionieri ha creato una rete di collaborazione sul territorio regionale ed ora la prima delle nostre iniziative è realtà. Altre seguiranno, per ridare ossigeno al sentire democratico e recuperare l’orgoglio di partecipare e di decidere.
Crediamo che la busta paga dei nostri consiglieri regionali/provinciali sia troppo cospicua e troppo oscure siano le componenti di uno stipendio a cui i cittadini contribuiscono al 100%.
Una nuova etica nei rapporti tra rappresentanti e rappresentati richiederebbe l’immediato adeguamento delle indennità dei nostri consiglieri regionali/provinciali al reddito medio della popolazione.
E si tratta di una decisione che loro stessi potrebbero assumere rapidamente, con serietà e responsabilità.
Tuttavia così non è. E dopo molti tentennamenti, remore e voti segreti abbiamo assistito al taglio di 290,00 € dalla voce “diaria” dell’indennità!!
Una voce, quella della “diaria”, totalmente detassata (niente irpef, iva o altro) che risultava essere, fino alla fine del 2011, di 3.202,49 € mensili.
Non è per risentimento o rivalsa populista che chiediamo ai cittadini di firmare per la proposta referendaria che vuole eliminare questa cifra dalla indennità complessiva: è per il ritorno ad una politica seria ed efficace, che non possa essere mai, una scorciatoia per arricchirsi, dato che calcoli recenti dicono che un mandato consiliare in Regione vale più di mezzo milione di euro.Cioè un miliardo di lire! 
Di seguito riportiamo una tabella in cui sintetizziamo le voci che compongono i compensi dei consiglieri regionali/provinciali:
ISTITUTO
FONTI NORMATIVE
CARATTERI E CONTENUTI
Indennità di carica consiliare per il consigliere regionale/provinciale L.R. 2/1995 Tale indennità è una vera e propria retribuzione, che dovrebbe essere assimilata a quella da lavoro dipendente
Viene commisurata a quella dei Parlamentari (80%), non è cumulabile con redditi da lavoro, ma è cumulabile con i redditi derivanti da pensione
€ 9.362,91 importo lordo
Diaria L.R. 2/1995 e alcune deliberazioni successive dell’Ufficio di Presidenza del Cons. Reg. Si tratta di un rimborso spese, commisurato su quanto percepito dai Parlamentari (80%). L’importo, fino al dicembre 2011 era di € 3.202,49. Importo esente da tassazione
Assegno alimentare L.R. 2/1995 E’ un importo pari ad un terzo dell’indennità applicato nel caso in cui il consigliere regionale/provinciale venga sospeso dalla carica per condanna non definitiva per alcuni reati
Assegno vitalizio L.R. 2/1995 Viene corrisposto dai 65 anni di età con un periodo minimo di contribuzione di 10 anni, con base di calcolo determinata dalla indennità , esclusala diaria. Il contributo del Consigliere è del 18% dell’indennità di carica lorda.
Se un consigliere non raggiungesse i 10 anni di contribuzione i contributi versati vengono restituiti (a domanda del consigliere) rivalutati dai risultati ottenuti dalla gestione degli stessi.
Assegno di reversibilità L.R. 2/1995 Spetta ai superstiti del consigliere. Il Consigliere non coniugato e senza figli può chiedere la restituzione dei contributi versati (incrementati dai risultati della gestione) al termine del mandato.
Indennità di fine mandato L.R. 2/1995 Si ottiene versando il 6.7% dell’indennità lorda ad un fondo di solidarietà e l’indennità è commisurata alla contribuzione effettuata e ai risultati del fondo di gestione

Nella Tabella è previsto tutto ciò che la legge n.2 del 1995 contiene e che il CORE vorrebbe fosse abrogato con i quesiti referendari proposti.
Il primo quesito chiede di abrogare tutto ciò che la legge prevede.
Il secondo di abrogare solo quanto previsto nella seconda riga della tabella, cioè la voce “diaria”, evidenziata in rosso nello schema.
Ma i nostri consiglieri non resteranno senza un soldo e costretti a far fronte alle spese con il loro denaro come si può vedere dalla seguente tabella:
Disposizioni economiche per i Consiglieri REGIONALI
(disciplinati da regolamenti interni dei 2 consigli provinciali)
Disposizioni economiche per i gruppi consiliari in TRENTINO
Disposizioni economiche per i gruppi consiliari in ALTO ADIGE
Disposizioni economiche per i gruppi consiliari nella Regione Trentino Alto Adige

Indennità di trasferta per le funzioni di carica, rimborso spese di viaggio (*) per le ragioni sopra indicate, indennità e rimborso spese per viaggi connessi al mandato politico, rimborso spese legali per vicende in cui siano coinvolti per ragioni inerenti il mandato contributi per i gruppi (formati anche da un solo consigliere) e destinati a finalità individuate autonomamente dal gruppo.
QUOTA FISSA:
€ 1.800
QUOTA VARIABILE:
(a seconda del numero dei consiglieri)
€ 900 a consigliere
C’è obbligo di rendicontazione.
Ai singoli gruppi consiliari (formati anche da un solo consigliere) vengono assegnati mensilmente a carico del bilancio del Consiglio provinciale dei contributi commisurati alla composizione di ciascun gruppo, necessari al funzionamento dei gruppi stessi. Ciascun gruppo consiliare dispone liberamente e sulla base di proprie scelte autonome delle somme globalmente assegnategli a titolo di contributo e provvede alla loro gestione secondo proprie regole interne.
In base al regolamento vigente in materia i singoli gruppi consiliari devono rendere conto dell’utilizzo dei contributi a loro assegnati nel corso dell’anno nonché dell’eventuale avanzo dell’anno precedente.
Gli importi vengono stabiliti annualmente.
I gruppi consiliari devono essere formati da almeno due consiglieri e il Regolamento prevede un contributo di € 930 per ogni componente del gruppo con obbligo di rendicontazione
In Trentino Alto Adige esistono,poi, come trattamenti economici aggiuntivi (deliberazione Ufficio di Presidenza Cons. Reg. n. 699/2008 artt. 5 e 8):
TESSERA DI LIBERA CIRCOLAZIONE SULLA A22: importo non quantificabile
COPERTURE ASSICURATIVE CONTRO GLI INFORTUNI E CONTRO LE MALATTIE. Facoltativa, su decisione del Presidente del Consiglio Regionale
(*) Il rimborso spese di viaggio spetta ai consiglieri che non hanno l’ordinaria residenza nella città ove ha sede il Consiglio regionale/provinciale per ogni giornata di presenza effettiva alle sedute di Consiglio o di altri organi consiliari (es. Commissioni) e viene commisurato alle spese effettivamente sostenute per l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblici ovvero ad una indennità chilometrica moltiplicata per la distanza percorsa in caso di utilizzo di mezzo proprio. Il Regolamento interno del Consiglio Provinciale di Trento prevede anche un’indennità di trasferta per i Consiglieri che risiedono in un Comune diverso da quello della riunione.
I Regolamenti interni di TN e BZ prevedono poi le indennità di missione (su incarico del Presidente o del Consiglio, o per mandato politico, o per attività di formazione, visite, convegni, attività di studio, sopralluoghi ecc): indennità chilometrica per un massimo di 8.000 km/anno, verificabili.
Per le missioni extra-regionali, oltre al rimborso spese di viaggio, spetta un’indennità giornaliera di € 116,00 per l’Italia, su base tabellare per l’Estero. Su documentazione vengono rimborsati fino ad un massimo di
€ 255,00 per il pernottamento alberghiero. Ma in tal caso l’indennità precedente (€ 116,00 per l’Italia, tabellare per l’estero) viene ridotta di un terzo.
Il rimborso spese legali è previsto per ogni consigliere regionale, anche dopo la cessazione della carica e del mandato, su presentazione delle parcelle per ogni tipo di giudizio nel quale siano stati coinvolti per fatti o accuse connessi all’adempimento del loro mandato e all’esercizio delle pubbliche funzioni e nel quale siano stati assolti, prosciolti in istruttoria o non siano risultati soccombenti.
Le quote relative ai rimborsi spese e ai trasferimenti ai gruppi non sono tassate
Mentre in Alto Adige i gruppi consiliari devono retribuire il personale con le risorse messe a disposizione dal Consiglio regionale (tab. D), in Trentino il personale (da un minimo di due persone per un gruppo formato da un solo consigliere fino ad un massimo di 6 dipendenti) viene retribuito a carico del bilancio del consiglio provinciale. E le sedi, attrezzate e complete di manutenzione ed arredi, sono altrettanto a carico del  bilancio provinciale.
E se questo vi pare poco …
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

A me non pare poco. Fate voi lettori le vostre riflessioni. A me ne è venuta subito in mente una leggendo:
Se un consigliere non raggiungesse i 10 anni di contribuzione i contributi versati vengono restituiti (a domanda del consigliere) rivalutati dai risultati ottenuti dalla gestione degli stessi.
ecco il privilegio che non è concesso ad altri che, invece, i contributi li perdono sempre e comunque. Un esempio: mio marito ha 43 anni di contributi, la pensione non è cresciuta dopo i 40 anni di contributi, ma i tre anni versati in più sono stati incamerati dall'INPS e non restituiti.
Viviamo in una giungla letteralmente e non a parole.

Telecom come Trenitalia come ACEA ATO2?

Nel senso che sono tre Società partecipate in vario modo ed in varia forma dallo Stato, quindi che costano denaro pubblico, e che, dall'alto grado di malcontento dell'utente medio per i loro mancati servizi, si deduce che danno un risultato pessimo che però costa molto.
Esempio Telecom: data l'eccezionale nevicata, che ha interessato molte zone d'Italia, molti pali del telefono sono crollati a causa di alberi caduti e di rami lasciati pericolosamente crescere a lambire i fili telefonici.
Se Telecom organizzasse un servizio di controllo, non dico tanto, biennale, di tali pali, imponendo il taglio degli alberi e di qualsiasi cosa ne metta in pericolo la stabilità a chi di dovere (se enti pubblici tipo comuni o privati non fa differenza), ora non si troverebbe con questo immane lavoro e relativo esborso di denaro. Non dovrebbe essere difficile organizzare per territori e per zone un passaggio ogni due anni per verificare questa semplice situazione. Chi non provvede dovrà pagare a Telecom una multa. Nella summa di regolamenti e normative astruse ed inutili si può emanarne una che dia facoltà alla Telecom di multare chi non provvede, oppure Telecom può provvedere e poi inviare la fattura al proprietario degli alberi o piante che costituiscono minaccia di interruzione di pubblico servizio. 
Invece accade questo:
Pali la cui caduta è avvenuta il 3 febbraio, segnalata dalla sottoscritta il 4 febbraio e, immagino e spero ma non lo so, anche da altri cittadini interessati a tale linea telefonica e, soprattutto, al passaggio di mezzi di trasporto, oggi, data del post, sono ancora così: le foto sono di questa mattina.   




Speriamo non cadano in testa a qualche malcapitato a piedi o a qualche auto in transito...


Ora parliamo della linea ADSL. Abbiamo felicemente fatto il contratto Telecom per Alice7 Mega da tempo. Abbiamo la linea telefonica perfettamente funzionante, ma dal 20 febbraio abbiamo una linea ADSL dapprima lentissima, poi sparita del tutto, poi sembrava tornata, oggi idem.
Gli operatori del 187, a cui va tutta la mia comprensione ed il mio rispetto, non sanno più cosa rispondere: l'ultima di questa mattina è che (forse dico io) oggi sarà riparato definitivamente il guasto!
Sono 11 giorni!! Molte e-mail non sono mai arrivate ai destinatari in questo lungo periodo: si saranno perse in qualche server fra un va e vieni della linea... Sempre fra un va e vieni, con molta fatica, un poco per volta, sono riuscita persino a pubblicare qualche post!

Non dobbiamo fare troppo affidamento sulla tecnologia quando è affidata a chi non sa organizzare manutenzioni e riparazioni... Me lo dice un Fisico Sperimentale a me molto vicino...