lunedì 8 settembre 2025

ROMANZO "Con il tempo capirai..." SECONDO BIVIO

 SECONDO BIVIO

La vita è fatta di bivi. Uno lo aveva vissuto in quel fiume dove aveva fatto una scelta che in seguito, alla luce di una maggiore esperienza, avrebbe valutata errata. Solo il caso, insieme ad una sua intuizione estrema di salvezza, non avevano trasformato quella scelta nella fine della sua vita e nello strazio dei suoi genitori, già segnati da infelicità, e di cui lei, unica figlia, era l'unica luce di speranza per il futuro.

Scegliere di non porgere la sua mano all'incosciente narcisa esibizionista non sarebbe stato un atto di viltà, non sapendo lei nuotare ed essendosi la sua amica messa in pericolo pur sapendo, come lei, di non saper nuotare. La giovane età e una natura idealista le avevano fatto fare una scelta suicida in piena coscienza, pur di non vedersela morire davanti agli occhi.

Fino a quel momento aveva scelto fra i numerosi ragazzi che si erano innamorati di lei: Giuliano lo aveva lasciato perché il suo orgoglio non le aveva permesso di immaginare suo padre, un modesto impiegato dello Stato senza titoli, accanto all'ingegnere padre di quel giovane dolce e fine innamorato di lei. E che dire della madre di Giuliano: una signora anche lei laureata dirigente in un Ministero. Per non parlare della sua modesta casa piccolo borghese a fronte di quella signorile dei genitori di quel ragazzo. Non sapeva se questa sua valutazione interiore di non poter sopportare una possibile umiliazione ad un simile prevedibile incontro le aveva impedito di innamorarsi di Giuliano o se il motivo era imperscrutabilmente legato ad altre alchimie della mente e dei sensi.
La stessa valutazione non le aveva impedito di amare Pietro, figlio di un avvocato... Che però non era fra coloro che si erano innamorati di lei. Poi c'era stato un breve flirt con Luigi, un amico di Giuliano. Luigi non era riuscita ad amarlo. Le aveva toccato il cuore solo per la sua situazione di orfano di padre, di cui parlava con amore pieno di rimpianto: "Mio padre era allegro, suonava la chitarra, era napoletano... Il secondo marito di mia madre è severo.. Mi richiama su piccole cose..."
Vera pensava all'inevitabile gelosia e al sottaciuto sentimento astioso verso quei due ragazzi che quel secondo marito della loro madre doveva provare e di cui le manifestazioni che Luigi lamentava erano una spia.. Oltre lui c'era Lucio, il suo fratello minore.
Dal secondo marito la donna, ancora giovane, piacente, una fine signora bionda, aveva avuto due bambine che Luigi chiamava teneramente "le mie sorelline".
Avevano una bella casa alla Balduina e la madre lavorava in un Ministero con un ruolo di rilievo. Il patrigno era un uomo serio ed incolore.
Anche Luigi ci tenne che Vera andasse a casa sua e mandò Lucio a prenderla alla fermata dell'autobus, dato che lui non poteva lasciare gli ospiti della festa che aveva organizzato.
Cosa non piacque di lui alla giovane volubile Vera? Che Luigi non avesse sogni se non entrare in G.d.F. e un giorno che passeggiavano nel suo quartiere Prati si avvicinò loro un uomo ancora giovane, magro, vestito decentemente ma con la barba incolta, che con voce tremante porse la mano dicendo: "Ho fame, ho fame..." E Luigi tirò dritto dicendo qualcosa che dimostrò a Vera di non aver provato il suo stesso sentimento di dolorosa pietà per quell'uomo, che non appariva come un mendicante abituale, per la persona curata e per la disperazione espressa nel tono della sua voce mista ad una dignità umiliata.
Lo lasciò. Gli presentò una sua amica, certa Flora, non bella, ma con due tette notevoli che sicuramente Luigi apprezzava visto che le aveva parlato di una compagna di liceo, Letizia, di cui tutta la sua classe era infatuata e Vera, conoscendola per aver partecipato ad una festa a casa sua, la valutò carina ma che di notevole aveva solo due belle tette.
Infatti Luigi si consolò con Flora e Vera si sentì così la coscienza a posto dato che il ragazzo le aveva manifestato il suo giusto sconcerto, davanti ad un altro loro amico, per il suo comportamento ondivago e incomprensibile.
Dopo il traumatizzante incontro con Roberto era abbastanza triste dato che sentiva il bisogno di un amore assoluto. 
Quella che considerava la sua migliore amica, una compagna di scuola, la invitò ad uscire con un'allegra compagnia che festeggiava la matricola.
In quel tempo si usava fare ogni anno una simpatica festa goliardica con la scusa di festeggiare i nuovi iscritti all'Università, in realtà la "festa" consisteva nel sottoporre a scherzi anche pesanti le matricole che dovevano accettare con spirito, tollerando e divertendosi anch'esse.
Ci si mascherava anche, i più buontemponi, sfilando per i viali dell'Ateneo, poi si andava in giro a mangiare e bere in locali economici. Ogni Facoltà aveva un cappello a punta del colore che distingueva il Corso di Studi e l'universitario vi appendeva piccoli simboli per ogni esame che dava.
Vera e la sua amica erano all'ultimo anno prima della Maturità e dunque non erano ancora matricole, ma alcuni amici della sua compagna di classe erano un anno avanti e già matricole e da loro Fausta era stata invitata e le era stato detto di portare qualche amica.
Vera le disse di no. Non aveva voglia di uscire. Era di domenica e voleva starsene a casa da sola con sua madre, suo padre era fuori Roma, e lei voleva solo tranquillità. Ma Fausta la travolse con il suo carattere esuberante e, di fatto, le impose di uscire venendola a prendere con un'auto della comitiva condotta da un giovane in cui era un altro ragazzo di cui Fausta le aveva tanto parlato, essendo a lui legata da un complesso rapporto.
Fausta e il suo boy-friend si sedettero dietro e Vera davanti, accanto al guidatore e proprietario dell'utilitaria.
Fu una bella giornata di svago che in fondo fece bene alla protagonista della nostra storia, che fu corteggiata subito dal giovane dell'utilitaria, che si chiamava Giuliano come il ragazzo che aveva lasciato.
Questi le chiese se poteva rivederla. Ma lei mise subito dei paletti: si, ma solo se venivano anche Fausta e il suo Guido, il quale era amico di Giuliano.
Iniziò allora per Vera un'altra storia che crebbe però rapidamente in qualcosa di molto coinvolgente, come non le era mai capitato prima.
Giuliano la andava a prendere a scuola quando non lavorava. Egli le disse del suo lavoro precoce appena finito il Liceo a causa dei bisogni della sua famiglia. Guadagnava bene ma per ragioni di studio, era iscritto al Corso di Laurea in Fisica, aveva chiesto un breve congedo dovendo dare un esame particolarmente impegnativo.
Sicuramente Vera subiva il fascino della maturità di Giuliano rispetto ai ragazzi che fino a quel momento aveva frequentato ma, soprattutto, per lei furono importanti i modi improntati a correttezza e ai valori per lei fondamentali.
Giuliano si presentò a casa sua inopinatamente un giorno che lei era stata poco bene e non aveva potuto uscire.
Grande fu il suo imbarazzo quando, rientrando a casa suo padre, lo trovò lì...
Mai aveva fatto cenno a suo padre che lei potesse avere degli innamorati. Ma andò bene, Giuliano si mostrò molto serio e credibile e suo padre lo accettò.
Superato l'esame di maturità Vera si mise subito alla ricerca di un lavoro. Non ne aveva alcun bisogno economico ma il suo carattere indipendente ed intraprendente le fece scorrere tutti gli annunci economici dei maggiori quotidiani scoprendo che le offerte di lavoro migliori, a quel tempo numerose, riportavano la scritta "escluso primo impiego". Decise allora di togliersi la limitante etichetta accettando un lavoro presso uno Studio Legale Associati dopo essersi presentata, aver passato una selezione di 50 giovani aspiranti segretarie, ed essere stata scelta insieme ad un'altra ragazza.
Suo padre, tornando da uno dei suoi viaggi fuori Roma, e chiedendo alla moglie come al solito: "Dove sta la bambina?" Si sentì rispondere da sua moglie: "Al lavoro." Suo padre ne fu sorpreso e ammirato.
Ma Vera continuava a spulciare gli annunci di lavoro: ad alcuni si doveva presentarsi direttamente, ad altri telefonare, ad altri scrivere. Le rispose la Johnson & Johnson sede di Milano per una assunzione di cui le inviavano già la lettera contrattuale da firmare. Avevano tenuto conto della sua autonomia linguistica per il francese e per l'inglese in ambito commerciale, all'epoca qualità non frequente.
Era l'occasione per andare a vivere lontano dai problemi quotidiani dei suoi genitori, che riversavano su di lei loro recriminazioni e litigi. Una buona scusa e non un abbandono. Ma proprio in quel momento si rese conto di essere incinta. Il suo amore per Giuliano era culminato in quello che è più naturale e lui già aveva voluto una riunione con i quattro genitori per decidere la data del matrimonio. Questo non escludeva per Vera la sua realizzazione lavorativa, dato che riteneva lo studio un naturale sbocco nel mondo del lavoro. Vivere a Milano e lui a Roma era cosa possibile, poi lui avrebbe potuto trovare un lavoro a Milano ed iscriversi alla Statale lì. Ma quella vita dentro di lei cambiava tutto.