giovedì 30 ottobre 2025

Processo nelle Aule di Giustizia e processo mediatico - seguito DISAMINA DI FENOMENO LEGAL/SOCIAL/PSICOLOGICO

Nei due post precedenti a questo siamo arrivati alle prime riflessioni sull'anomalia dell'inchiesta Napoleone che, a differenza dell'irrazionale Processo Mediatico dovrebbe rispettare la logica dei fatti.
Abbiamo dunque trovato inspiegabili le ricerche ordinate da Napoleone ai VV.FF sulla base di voci su un episodio che riguarderebbe una delle cugine del ramo paterno di Chiara.
Gli avvocati della madre dell'assassino Stasi hanno presentato la richiesta di revisione del processo del figlio sulla base dell'aplotipo dichiarato inusabile dai periti nominati dai Giudici del processo Stasi e tale richiesta era stata già esaminata e respinta dal Procuratore Capo di Pavia Venditti.
Napoleone l'ha accolta mettendo sotto indagine il portatore di quell'aplotipo che, secondo gli avvocati di Stasi, poteva con tecniche nuove diventare un DNA.
Lungi dal diventarlo nel frattempo Napoleone spende i soldi dei contribuenti per fare una ricerca nella roggia dove qualcuno ha riferito a qualcun altro di aver visto Stefania Cappa gettare qualcosa la notte del 13 agosto 2007.
Napoleone dovrà dare conto alla legge di questo suo incomprensibile agire. Oppure no perché tutto questo sta bene al Ministro Nordio? 
Dopo questa indagine che non ha legami con Sempio, oggetto dell'indagine medesima, la Legge, rappresentata da Napoleone che evidentemente NON CREDE A TUTTO IL LAVORO SVOLTO DA CARABINIERI, POLIZIA DI STATO E SUOI COLLEGHI CHE HANNO CONSEGNATO L'ASSASSINO DI CHIARA ALLA GIUSTIZIA, continua a non trovare NULLA che smentisca quel precedente lavoro: i RIS gli consegnano il loro risultato che dice che sulla scena del crimine c'era un solo individuo. Fatto già acclarato nel processo che si vorrebbe mettere in discussione. Gli esami nella spazzatura trascurata confermano che il DNA in essa è solo dei due protagonisti della vicenda criminosa: l'assassino e la vittima.
Napoleone dovrebbe chiudere il suo volenteroso tentativo: invece manda un avviso di garanzia al suo predecessore, Venditti, per aver archiviato la richiesta, che lui ha accolto, per soldi.
A questo punto dopo i RIS e i VV.FF. entra in scena la G.d.F., più esattamente un Corpo speciale della G.d.F.: il GICO: Gruppi d'Investigazione sulla Criminalità Organizzata!
Dunque un Procuratore Capo della Repubblica Italiana, andato in pensione con 42 anni di onorato servizio senza macchia, avrebbe respinto la richiesta di revisione del processo Stasi NON sulla base di quanto scritto da CTU NON da lui nominati, ma dai giudici del processo, ma dietro pagamento di mazzetta di qualche decina di migliaia di euro sborsati dalla famiglia di Andrea Sempio!   
Questo non fa parte del Processo Mediatico, non è fantasticheria: è la legge che sta agendo così.
Ma cosa c'è di reale? La legge deve basarsi su fatti reali. Il Procuratore Venditti ha incassato soldi di ignota provenienza? Dove è la prova di questo incasso?
Non c'è al momento. C'è solo la famiglia Sempio che ha raccattato soldi in famiglia per darli agli avvocati i quali negano di averli presi.
Napoleone ritiene PROVA della dazione a Venditti un appunto su un foglietto in cui è scritto: Venditti, archivia, 20-30 euro.
Se guardo i miei appunti su fogli pro-memoria a distanza di tempo sono incomprensibili anche a me stessa che li ho scritti: note improvvisate al momento, che lette nella loro interezza non significano nulla, dato che si tratta di frammenti mnemonici fissati per un aiuto momentaneo alla nostra mente.
Ma per Napoleone sono la prova della colpa del suo predecessore corrotto. Ma non ha messo sotto accusa i corruttori Sempio...
Altra anomalia... Forse ha sbagliato imputazione? In realtà Venditti avrebbe commesso CONCUSSIONE? 
la concussione implica una condotta di costrizione da parte del pubblico ufficiale, che abusa del suo potere per indurre un privato a dare denaro o un'utilità per evitare un danno.
Sembrerebbe proprio questo il caso dell'accusa promossa da Napoleone contro Venditti. Ma lui ha scelto un'altra imputazione.
A questo punto la confusione del Processo Mediatico sembra essere ingenerata proprio da queste STRANEZZE della Legge dalla quale ci si aspetta LOGICA e COERENZA.
Il Ministro della Giustizia rimasto fino ad ora silente, quindi approvando dette singolarità, letta qualche critica sia pur rara come la mia, fa marcia indietro e dice una cosa ambigua: "bisogna avere il coraggio di fermarsi".
Come a dire: fermati Napoleone che invece di fare il nostro gioco questo disconoscimento del processo Stasi sta diventando un Boomerang. Smerdando la Giustizia pensavamo di favorire il Referendum per la mia Riforma, invece c'è chi ha capito che nulla c'entra la riabilitazione di un assassino, sconfessando il lavoro di Giudici e Forze dell'Ordine, con la mia volontà di separare le carriere dei magistrati.
In realtà Napoleone non deve fermarsi ma deve indagare con logica e buonafede. Invece sembra cercare prove inverosimili per attagliarle a tutti i costi ad Andrea Sempio e, non trovandole, è arrivato ad ipotizzare, per ora senza prove, una corruzione, altrettanto inverosimile del suo predecessore.
Appare allora fasulla questa uscita tardiva di Nordio che fino ad ora ha assistito a tutto questo in silenzio, peggio, dicendo in audio-video che: "Se si è stati assolti 2 volte non si può venire condannati, bisogna rifare il processo." Strano e preoccupante che nemmeno i giornali dell'opposizione abbiano rilevato l'assurdità, anche eversiva di una simile affermazione, perché detta per bocca di un Ministro della Giustizia contro il nostro Ordinamento Giuridico, il Diritto così come formulato nel nostro Paese!
Nordio si inventa il "Diritto a piacere": se si sono fatti 2 errori rilevati in Cassazione e RIFATTO il processo come da ordinamento in Appello bis, siccome si è giunti a condanna, confermata la validità in Cassazione, rifacciamo il processo (sta dicendo FACCIAMO LA REVISIONE DEL PROCESSO entrando così a gamba tesa nel merito di ciò che sta facendo Napoleone cercando prove che nella richiesta degli avvocati di Stasi non ci sono).
VI FIDATE VOI DI VOTARE SI AD UNA RIFORMA FATTA DA UN SIMILE MINISTRO?
IO ASSOLUTAMENTE NO.

mercoledì 29 ottobre 2025

Processo nelle Aule di Giustizia e processo mediatico - seguito

Assistendo al proseguimento della indagine portata avanti dal Procuratore Napoleone, che dovrebbe essere attinente al Processo nelle Aule di Giustizia, che in buona fede egli riprende in mano cercando una prospettata verità diversa da quella pur raggiunta dalla Giustizia italiana, si apprende che Andrea Sempio si è prestato di buon cuore a farsi prelevare il suo DNA, dato che quello presentato dagli avvocati della madre di Stasi non era legalmente utilizzabile alla bisogna, essendo prelevato con l'inganno da privati al soggetto successivamente iscritto nell'Avviso di garanzia.
La PROVA che deve cercare il Procuratore Napoleone è dunque la comparazione fra l'aplotipo del cromosoma Y ricavato dal taglio di due unghie delle mani del cadavere di Chiara Poggi e il DNA di Sempio.
Ma, allo stato, tale prova non è ancora stata fatta e tutto rimane come i CTU dei giudici del processo hanno stabilito: non è attribuibile a Sempio essere unico portatore di quella breve sequenza genetica.
Dunque? Il volgo pensante e pragmatico, sia pure percentualmente in numero inferiore a quello preda del PROCESSO MEDIATICO, si chiede perplesso perché il Procuratore Napoleone chieda ai VV.FF. di dragare un piccolo corso d'acqua di un borgo vicino a Garlasco cercando l'arma del delitto. I paesani assistono ridendo ad un dispiegamento di uomini e mezzi per dragare quel rigagnolo maleodorante che in 18 anni il Comune ha dovuto pur far pulire ogni tanto!
Ridono a buon diritto giacché è inverosimile che dopo precedenti pulizie si possa ancora trovare qualcosa. Infatti non si trova nulla di credibilmente attinente.
Poi c'è un primo piccolo colpo di scena: un operaio si presenta dai Carabinieri con della ferraglia che egli aveva raccolto da quel corso d'acqua che passa fra i muri delle case del borgo, e che aveva tenuto pensando in buona fede che non erano di nessuno e a lui potessero servirgli. Visto che interessavano la Legge lui li ha consegnati.
Inutile dire che nessuno di quegli attrezzi, più quelli recuperati dal lavoro dei VV.FF., sembra possano appartenere all'arma che ha ucciso Chiara.
Di sicuro Napoleone, ritenuto persona scrupolosa dal Ministro della Giustizia Nordio, avrà una idea scientifica dell'arma che ha ucciso Chiara, in base alle perizie del processo Stasi, l'autopsia del corpo di Chiara fatta nell'immediato, con la descrizione delle ferite riportate al capo e tenendo conto di quanto dichiarato all'epoca del delitto dal padre della vittima agli inquirenti che gli chiesero cosa mancava dalla casa: pochi asciugamani e un martello a due facce che lui teneva a portata di mano sul davanzale interno di una finestra.
Sempre quella parte del volgo che non fantastica si è chiesta perché, se l'indagato è Sempio, Napoleone ha dato credito alle voci nate da una testimonianza, all'epoca data e ritrattata, della visione di una ragazza bionda in bicicletta con in mano un attrezzo che al testimone sembrò un attizzatoio? E di altra voce che avrebbe visto la luce accesa a tarda sera nella casa della nonna materna (?) delle cugine di Chiara, quando la nonna non vi abitava più, e poi avrebbe sentito un tonfo nel rigagnolo che passa dietro detta casa? 
Ha dato credito se ha mandato i VV.FF. a fare il dragaggio dopo 18 anni, e non si comprende cosa leghi Andrea Sempio alle cugine di Chiara. Lui avrebbe ucciso Chiara con una delle cugine che poi sarebbe andata a disfarsi dell'arma a casa della nonna?
Napoleone è la legge e non ha nulla a che vedere con le fantasie del Processo Mediatico. 

Le cugine Cappa sono cugine di Chiara essendo figlie della sorella del padre di Chiara: per questo si chiamano come il loro papà.
Questa storia delle ricerche nel ruscello che scorre in mezzo alle case e, più precisamente, dietro la casa della nonna, ha creato nelle menti del volgo, ormai deliranti per star dietro a mille notizie che NULLA DICONO SU CHI HA UCCISO CHIARA, SE NON STASI COME ACCLARATO DA PROCESSO LEGALE, confusione nella confusione.
Essendo la nonna materna l'hanno in comune con Chiara, essendo la loro mamma e il padre di Chiara fratelli. Ma scorrendo i giornali più diversi si trova tutto e il contrario di tutto: la casa che confina con la roggia fatta dragare dal Procuratore Napoleone è in alcuni articoli della nonna comune con Chiara, dunque madre dei fratello e sorella Poggi, in altri della nonna materna di Chiara, dunque madre di Rita Preda in Poggi, in altri delle sole gemelle Cappa quindi nonna di parte paterna!!! Come si può arrivare a questi livelli di confusione?
Può chiamarsi questa INFORMAZIONE? Oppure disinformazione totale?
Tutto ciò che riguarda questo Processo mediatico è così.
La colpa di un pessimo giornalismo c'è tutta.
IL LEGITTIMO DUBBIO CHE SI STIA USANDO LA VOGLIA DI RIABILITARE UN ASSASSINO PER VOLONTA' DI SUA MADRE, legittimamente fino ad un certo punto, CON L'AIUTO DI QUELL'ANIMA PERSA DI VITTORIO FELTRI, CHE LO DICHIARA INNOCENTE SULLA BASE DEL NULLA, PER DIMOSTRARE CHE LA GIUSTIZIA E' UN CASINO E CHE LA PANACEA SIA LA RIFORMA NORDIO NON E' PIU' UN DUBBIO: E' CERTEZZA.

Processo nelle Aule di Giustizia e processo mediatico

 Assistiamo da almeno un anno ad un Processo mediatico fondato su parole e fantasia che si sovrappone alla concretezza della realtà dei fatti esaminati da tante persone qualificate a farlo nelle Aule di Giustizia della Repubblica Italiana secondo i crismi della Leggi italiane.

Quello che è spaventoso e destabilizzante è l'aderenza di tante menti alle fantasie proposte, senza concreti riscontri di realtà.

E' un fenomeno sociale oltre che di Giustizia. Denota una totale sfiducia in ciò che avviene dentro le Aule Giudiziarie dove il Diritto del cittadino dovrebbe essere garantito dalle Leggi e da precise regole di garanzia per tutti: in primis il cittadino processato.

Quello che viene chiamato giornalisticamente "Il caso Garlasco" esiste solo mediaticamente costituito da un preciso meccanismo usato in Pubblicità: I meccanismi psicologici della pubblicità si basano su tecniche persuasive per influenzare le decisioni d'acquisto, spesso sfruttando la ripetizione, le emozioni e la narrazione per creare un legame tra il consumatore e il prodotto. Altri meccanismi chiave includono la scarsità, la reciprocità, l'autorità, la riprova sociale e la simpatia. Queste strategie mirano a catturare l'attenzione e a rendere i messaggi memorabili e persuasivi a livello inconscio. 

Tutto questo esiste nel Processo mediatico "Garlasco". Esaminiamo i fatti.

Nasce dalla presenza in televisione di un avvocato, tale De Rensis, per conto della madre di Alberto Stasi: secondo la legge italiana riconosciuto nelle Aule di Giustizia quale assassino della sua fidanzata Chiara Poggi.

Tale avvocato È considerato uno dei massimi esperti di diritto sportivo, fra i casi di cui si è occupato la morte del ciclista Pantanifu lui a far riaprire il caso dopo 20 anni dalla morte del "Pirata", anche se poi la Procura incaricata ha archiviato tutto.

Nel caso dell'omicida Stasi egli,insieme alla collega Giada Bocellari Avvocatessa di Alberto Stasi, al suo fianco fin dall'inizio del caso, precedentemente assistente dell'avvocato Angelo Giarda, ha presentato una richiesta di revisione del Processo legalmente svoltosi nelle Aule di Giustizia con tutte le garanzie di difesa per l'imputato.

Tale richiesta fa parte del Diritto e viene accolta se si presentano PROVE consistenti che scardinano quanto accertato nel Processo legalmente svolto.

Nel caso dell'omicidio commesso da Alberto Stasi tali prove non ci sono allo stato dei fatti e per questo la Procura competente ha respinto la richiesta per mancanza di esse.

Cosa avevano presentato De  Rensis, aggiuntosi in un secondo tempo, e l'avvocatessa storica di Stasi, che aveva seguito la sua storia giudiziaria fin dall'inizio quale Assistente dell'Avv. Angelo Giarda che aveva difeso Stasi nel processo che ne aveva decretato la condanna?

Avevano presentato una delle tracce di indagine seguite dagli inquirenti, abbandonata come altre, per inconsistenza di concretezza di prova.

Per essere accolta tale traccia deve presentare NUOVI ELEMENTI DI CONSISTENZA.

Trattasi di una traccia genetica, parte di un cromosoma Y, ricavata dagli anatomo patologi tagliando le punte delle unghie delle mani della vittima. La quantità del materiale genetico è infinitesima e gli esperti, incaricati dalla procura, hanno ritenuto per questo che tale materiale, rilevato solo su due unghie su dieci, si sia depositato per contaminazione da altri oggetti e non in via diretta.

Tale traccia si attaglia a parte del cromosoma Y di uno dei frequentatori abituali di casa Poggi ma né sul piano genetico, né sul piano legale, si può dire che sia di quel frequentatore, essendo traccia parziale di una genetica di individui del posto, come avviene ed è riscontrato geneticamente nei luoghi territorialmente circoscritti in cui ci si unisce fra autoctoni.

L'Avv. De Rensis, front man della difesa Stasi, accolto in vari salotti televisivi, ha portato avanti la tesi che dall'aplotipo parziale del cromosoma Y, con tecniche scientifiche nuove scoperte negli USA, si può ricostruire l'intero DNA di un individuo. 

ATTENZIONE: QUI GIA' STIAMO ENTRANDO NEL PROCESSO MEDIATICO che nulla ha a che vedere con il processo svoltosi nelle Aule Giudiziarie, con ogni garanzia di Legge, che ha decretato che Alberto Stasi è l'assassino di Chiara Poggi.

PROCESSO MEDIATICO: il nuovo Procuratore di Pavia ha accolto la richiesta degli avvocati del condannato fondata su quanto descritto. Essi, pagando un investigatore privato, hanno ottenuto di prelevare il DNA della persona individuata come portatore di un aplotipo compatibile con quello trovato sulle 2 unghie della vittima. Tale prelievo non poteva però essere accettato in quanto azione di privati e non di uomini di legge. Ma nell'accogliere l'istanza il nuovo Procuratore Capo della Procura di Pavia, Napoleone, ha emesso un decreto di indagine iscrivendo quale indagato Andrea Sempio, persona indicata nella richiesta di revisione come nominativo associato nelle indagini del delitto Poggi al portatore di un aplotipo del cromosoma Y compatibile con quello ottenuto dal taglio delle punte delle unghie del cadavere. Ma in tale Decreto Andrea Sempio è stato da Napoleone indagato come "autore dell'uccisione di Chiara Poggi insieme al condannato Alberto Stasi ed ignoti altri".

Da qui ha inizio il PROCESSO MEDIATICO che NULLA HA DA SPARTIRE CON IL PROCESSO GARANTITO DALLA GIUSTIZIA ITALIANA, ma che anzi la destabilizza creando, a differenza del Processo Legale, verità incontrollate da riscontri di prova certa acquisita in dibattimento mediante il confronto dialettico e peritale fra accusa e difesa. E la mancanza di basi culturali per comprendere le perizie sia dei Consulenti Tecnici d'Ufficio che dei periti di parte, insieme ad una disarmante sfiducia nel Sistema Giudiziario, hanno creato un mostro mediatico coadiuvato da un giornalismo a tratti ignorante e a tratti colluso con chi, avendo posizioni di preminenza politica e nel Quarto Potere, dichiara pubblicamente l'innocenza di Stasi sostituendo il suo parere, basato sul niente, al Giudizio di un Processo Legale.   

Esaminiamo dunque tutto quanto è venuto fuori, e continua ogni giorno a venire fuori, con "strilli giornalistici" propagandato come PROVA della colpevolezza di Andrea Sempio ma senza riscontro né difesa.

Il DNA di Andrea Sempio, più volte ripetuto da De Rensis in TV come esistente, esiste solo nelle sue cellule di sicuro e l'ha lasciato sul bicchierino o cucchiaino sottratto dall'Investigatore Privato da lui incaricato, ma nei reperti prelevati sulla vittima NON C'E', né, per ora, è stato dall'aplotipo rinvenuto RICOSTRUITO UN DNA INTERO, COME DA LUI PREANNUNCIATO.

Ma vallo a spiegare ad un volgo eccitato la cui fantasia è direttamente proporzionale alla sfiducia nel sistema Giudiziario! Per quasi tutti coloro che seguono le trasmissioni televisive il DNA c'è, era addosso a Chiara intero e in quantità misurabile.

Ed ecco fabbricata una PROVA falsa del PROCESSO MEDIATICO.

Per quale motivo Andrea Sempio avrebbe ucciso Chiara? Qui si apre una ridda di ricostruzioni di fantasia in quanto non supportate da NULLA: il ragazzo di 18-19 anni all'epoca del delitto avrebbe nutrito un appetito sessuale nei confronti della vittima allora 26enne. Non importa che non vi siano fatti che diano conto di questa ipotesi, non importa che Chiara fosse definibile appena graziosa, una grazia modesta e affatto appariscente, la PROVA sarebbe che Andrea ha telefonato alcune volte a casa Poggi cercando Marco, fratello di Chiara, motivo per il quale il ragazzo frequentava casa Poggi. Egli voleva accertarsi che la ragazza fosse sola, anche se in casa bazzicava il fidanzato.Ed ecco fabbricata una seconda PROVA del PROCESSO MEDIATICO.

Ma come la mettiamo con il concorso nel delitto scritto di pugno del rigoroso Procuratore Napoleone? Scomodano Stasi e lo interrogano: frequentavano la stessa casa anche se per motivi e con ruoli diversi: conosce egli Andrea Sempio? Stasi risponde di no. E personalmente credo che abbia detto la verità.

Ma la fantasia del volgo, eccitato da un giornalismo che è l'esatto contrario di ciò che DEVE essere il giornalismo, galoppa e prendendo spunto da un fatto lontano nel tempo e nello spazio che riguarda un prete pedofilo di un Santuario della zona, regolarmente scoperto e condannato dalla legge e dalla Chiesa, inventa che la vittima sia stata a conoscenza di chissà quali inconfessabili segreti sul Santuario e per questo è stata "giustiziata" da un gruppo di persone fra cui (forse?) Andrea Sempio sempre per l'aplotipo... Riscontri? NESSUNO. Ma le fantasticheria del volgo cita immaginari riscontri scientifici che dimostrerebbero che le persone erano diverse.

Il Procuratore Napoleone intanto ha ordinato ai Carabinieri del RIS di fare varie misure reali della scena del crimine e dai riscontri l'Ufficiale incaricato riferisce che sulla scena del crimine c'era un'unica persona.

A questo punto il volgo pensante, pragmatico e non incline alle fantasticherie, si chiede come possa rimanere in piedi legalmente l'Atto di indagine avvisato a Sempio. Era una sola persona l'assassino, come già acclarato dal processo di condanna Stasi, e dunque come si regge con "Stasi e ignoti altri"

LA DISAMINA DI QUESTO FENOMENO LEGAL/SOCIAL/PSICOLOGICO CONTINUA ALLA PROSSIMA PUNTATA


venerdì 17 ottobre 2025

CASO MEDIATICO GARLASCO

Da circa un anno TUTTI i giornali e le TV ci parlano quotidianamente del "caso Garlasco".
Pochi ormai non sanno cosa sia per forza di cose.
Anche volendolo ignorare, sopraffatti da crimini quotidiani e altra ossessione estera in un mondo senza Pace e Giustizia come Gaza, sei costretto a pensare cosa mai stia accadendo.
Ebbene i fatti sono semplicissimi: un tale, Alberto Stasi, uccise la fidanzata il 13 agosto 2007 e fu indagato, processato e condannato, usufruendo del rito abbreviato se l'è cavata con soltanto 16 anni di carcere.
Come quell'altro caso mediatico, per fortuna non ravvivato da richieste di revisione per presunti errori investigativi, di Cogne, che tenne le pagine dei giornali e delle TV per molto tempo e l'assassina, mai confessa esattamente come Alberto Stasi, fu condannata a 16 anni grazie alle riforme fatte dai nostri legislatori per sfoltire il lavoro dei magistrati e le celle delle carceri.
Garlasco come Cogne senza colpa alcuna, due luoghi smerdati per azioni criminali non dipendenti dagli abitanti. 
Ma mentre l'assassina di Cogne riappare sporadicamente nelle cronache, l'assassino di Garlasco è riapparso prepotentemente prima ancora che il Procuratore di Pavia Napoleone decidesse di accettare la richiesta degli avvocati della madre di Stasi di prendere in considerazione un rivolo delle indagini tralasciato perché dichiarato dal CTU non probante di nulla, mentre si era delineato perfettamente il quadro probante su Stasi con la ricostruzione di come sia avvenuto il delitto.
Qualche anno fa, non ricordo se su un giornale o in un servizio televisivo, apparve la madre di Stasi, elegantemente vestita di un abito azzurro con uno dei suoi avvocati. Il servizio, di cui ricordo l'immagine di lei, verteva sulla possibilità di esplorare un particolare che, rileggendo le carte su sua richiesta, dato che crede suo figlio innocente, gli avvocati avevano trovato: un DNA di un giovane che frequentava la casa dei Poggi.
Lessi poi altri articoli, sporadici, sull'evolversi dell'iniziativa della madre di Stasi: aveva fatto seguire il giovane, che compariva nelle carte come possibile corrispondente al DNA trovato sulle mani di Chiara, da un investigatore privato e costui era riuscito, dopo vari appostamenti, ad impadronirsi di un cucchiaino o bicchierino usato dal giovane in un bar. Questo prelievo però non solo non aveva alcuna possibilità di essere usato legalmente, essendo stato prelevato proditoriamente e da una iniziativa privata, ma era il DNA di una persona che però non corrispondeva a quanto esaminato nelle indagini dal CTU nominato all'epoca dal giudice, essendo una piccola parte di una sequenza genetica definita aplotipo e non un DNA intero. Ma non avendo altro, gli avvocati hanno comunque presentato l'istanza di revisione al Procuratore di Pavia, all'epoca Venditti. Costui d'accordo con un PM ed un'altra magistrata della sua Procura archiviò, sulla base di quanto scritto dal Consulente Tecnico d'Ufficio che aveva periziato, per i suoi colleghi del Processo D'Appello bis, quel reperto non attribuibile ad alcuno e di scarsissima quantità.
Come si è arrivati dunque a Napoleone e alla quotidiana ossessionante grancassa del cosiddetto "caso Garlasco"?
Come ho detto sopra, prima che Napoleone aprisse un'indagine a carico di Andrea Sempio "in concorso con Alberto Stasi e altri" la musica è iniziata in sordina ad opera di un avvocato azzimato, fintamente cerimonioso, fino a lisciare ed incensare ogni interlocutore nelle sue ospitate televisive, pur di accattivare simpatie al suo assistito e all'iniziativa da lui e una sua collega intrapresa: la revisione del processo voluta dalla madre di Stasi e da lei finanziata, pagando gli avvocati e l'investigatore.
Su quali basi visto che la Procura aveva già respinto sulla base di ciò che aveva periziato il CTU?
E qui iniziano informazioni fuorvianti quanto infondate: il lustro avvocato con tono suadente annunciava "nuove tecniche" per ricostruire dall'aplotipo un intero DNA.
Ora di questo sicuramente la maggior parte degli ascoltatori non sa nulla, né può dunque capire niente di ciò che costui annunciava, non avendo gli strumenti culturali per capire fino in fondo cosa ciò potesse voler dire. Quindi, prendendo per buone queste parole, nella maggior parte della gente si creava un dubbio e un'attesa di possibili scenari diversi da quelli accertati dalla Giustizia. Nella cerchia di ascoltatori che abbiano studiato cosa è la molecola del DNA, cerchia ristretta, sorgeva quantomeno una blanda perplessità, sapendo che da un semplice aplotipo non si può certo risalire al quadro genetico completo di un individuo.
Ma l'avvocato dai modi untuosi piace alla gente dalla psicologia più elementare e dalla cultura scientifica pari allo zero e l'effetto iniziato è aumentato di trasmissione in trasmissione, in crescendo rossiniano fino ad assordare la verità nuda e cruda che di novità non ce ne sono nell'inchiesta aperta dal Nuovo Procuratore di Pavia con grande dispendio di energie e di pubblici denari.
L'aplotipo del cromosoma Y, non attribuibile in toto al povero Sempio messo sotto indagine, non è potuto crescere e diventare un DNA, con smarrimento espresso dalla nuova CTU nominata da Napoleone che l'ha espresso nell'udienza del 26 settembre 2025 chiedendo di poter esaminare ancora tale reperto fino al 18 dicembre 2025 per accontentare le aspettativa di Napoleone.
Napoleone che negli annunci di svolte clamorose portate avanti dall'avvocato di Stasi e da una pletora di giornalisti, forse solo per la pagnotta, ha chiesto e doverosamente ottenuto la collaborazione, oltre che dalla CTU per la parte genetica, anche dei Vigili del Fuoco per la ricerca infruttuosa dell'arma in un canale che passa dietro la casa della nonna delle gemelle cugine della povera uccisa. Ovviamente la ferraglia trovata faceva sorridere chi lì vive la vita vera e non quella proposta dagli strilloni dei giornali e televisivi, giacché la semplice ragione fa capire che quel canale in 18 anni, tanti ne sono passati dal 13 agosto 2007, il comune l'ha fatto pulire qualche volta, per elementari ragioni di igiene pubblica dato che passa rasente le case. La parte comica è che si è presentato un operaio che ha consegnato un poco di ferraglia che da quel canale aveva raccolto pochi anni prima che i poveri VV. FF. si affaticassero con mezzi a cercare l'arma del delitto.
Come Napoleone sia arrivato a questo sarebbe lungo spiegarlo. Ma di fola in fola, di suggestione in suggestione di mitomani, sempre presenti nella nostra variegata società, si era ventilata la possibilità, fondata su UN ASSOLUTO NULLA IN FATTI, che lì l'avesse gettata una delle gemelle cugine di Chiara.
Chi è ancorato bene alla REALTA' non si chieda perché. 
Cosa c'entra con l'indagine aperta su Andrea Sempio nell'ipotesi senza prova alcuna che avrebbe ammazzato Chiara in concorso con Stasi e eventuali altri.
Non c'è alcun nesso logico e reale.
Tanta fantasia a cui si è abbandonato però il volgo amante delle fiction abbandonandosi ad ogni congettura fondata sul nulla.
Qualcuno che ha cervello e responsabilità nelle nostre Istituzioni si rende conto di quanto tutto questo sia pericoloso?
Aizzare la folla sul niente come nei tempi medievali del "dalli all'untore"?
Tutti si rifugiano su: "Ma se il Procuratore sta facendo tutto questo chissà che carte avrà in mano!"
L'Uomo logico però fino ad ora NULLA ha visto di concreto.
Arrivata la conferma dai RIS, anch'essi messi in moto dal Procuratore come i VV.FF. e la nuova CTU,  che l'assassino era uno solo, fatto già acclarato dal processo a Stasi, Napoleone non so come abbia ancora potuto sostenere legalmente il suo Decreto di indagine in cui mette Sempio con l'assassino Stasi acclarato dalla legge e altri. 
Di certo si sa solo che al momento, non avendo trovato nulla di utile per una sola prova contro l'indagato, ha inviato un ulteriore atto di indagine contro il suo collega Venditti reo, con altri magistrati e Carabinieri di contorno, di aver archiviato quello che lui invece ha accolto. 
Una situazione istituzionale gravissima che puzza di forzatura della Giustizia da parte di chi esercita l'azione penale.
Si vuole mettere in discussione una sentenza passata in giudicato non con nuove prove sopravvenute bensì con la ricerca accanita di prove che al momento NON CI SONO, né per Sempio né per Venditti, gli altri magistrati della Procura da lui diretta e i Carabinieri in servizio presso detta Procura.
In questo una parte grave l'ha il "Quarto Potere" che sembra impazzito, privo di quella che dovrebbe essere la maggiore qualità del giornalismo: la chiarezza e la veridicità delle notizie.
Assistiamo ad una ridda di "non notizie", di cose buttate in pasto ad un volgo sempre più confuso e pronto a credere ad ogni infamia, di supposizioni e produzioni, per dirla in termini psicologico-psichiatrico, basate su nulla: appunti su foglietti che possono significare cose diverse ma vengono INTERPRETATI e le interpretazioni diventano verità, addirittura prove! 
Napoleone, dopo aver chiesto l'aiuto dei RIS, dei VV.FF. e di un nuovo CTU PER L'INDAGINE SU SEMPIO, ha chiesto l'aiuto del GICO PER L'INDAGINE SUL SUO COLLEGA VENDITTI e i magistrati e Carabinieri in servizio presso la procura con Venditti!
Ora, per capire la gravità di questa richiesta di Napoleone, bisogna dire che GICO è Gruppi di Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza! Venditti dunque sarebbe in sospetto di essere coinvolto in una vera e propria Organizzazione Criminale! Nel frattempo si fa trapelare alla stampa che l'appunto su un foglietto decifrabile a piacere sarebbe la prova che i poveri Sempio siano stati concussi da Venditti, concussore, che avrebbe archiviato dietro compenso di qualche decina di migliaia di euro.. Però non si parla di Concussione nel Decreto di indagine su Venditti stilato da Napoleone, ma di Corruzione! Nel contempo i Sempio non sarebbero però indagati per corruzione, pur essendo autori della dazione di denaro a Venditti!!! 
"La concussione è un reato previsto dall'articolo 317 del codice penale, commesso da un pubblico ufficiale che, abusando del suo potere, costringe qualcuno a dare o promettere denaro o altre utilità. È un reato grave che punisce la costrizione del privato, il quale si trova privato della sua libertà di scelta e costretto a cedere alle richieste per evitare un danno ingiusto."
A logica, da come la stampa e la TV riportano le clamorose rivelazioni, Venditti avrebbe abusato del suo potere di Pubblico Ufficiale di archiviare o meno la richiesta di revisione del processo Stasi, presentata dai suoi avvocati con "prove" contro Sempio, costringendo i Sempio a dare denaro per decidere di archiviare... Invece Napoleone scrive nell'avviso di garanzia Corruzione, là dove il corrotto sarebbe Venditti che avrebbe preso soldi dai Sempio che però NON sono indagati quali corruttori.
E' evidente a chiunque sia sano di mente, anche senza altre particolari competenze, che tutto questo, anche se fatto da un Procuratore della Repubblica, presenta diverse incongruità che lasciano sgomenti più che perplessi. 
Ma quello che personalmente più mi inquieta, non è l'agire scorretto e non chiaro del Ministro della Giustizia, che dovrebbe esprimere la sua preoccupazione per tali procedure e invece, tracimando dal suo ruolo, si è espresso nel merito dicendo assurdità giuridiche come "se uno è stato assolto 2 volte non può essere poi condannato, va rifatto il processo"!!!!!

Qualcuno gli dica che il processo d'Appello è stato rifatto proprio perché la Cassazione ha rilevato anomalie nella procedura della assoluzione nell'Appello che si era limitato a rileggere le carte del proscioglimento del GUP che da solo aveva deciso che non aveva prove sufficienti.
Quello che mi inquieta è l'agire di giornalisti che io stimavo: Pino Rinaldi e Massimo Giannini.
Giannini avevo già notato che non era più così rigoroso con le sue opinioni politiche e che la sua imparzialità si era appannata, indulgendo per pura convenienza verso opinioni di parte non veritiere. 
Ma vederlo su la NOVE, canale TV dove sono capitata girando sui canali, parlare del "caso Garlasco" come se fosse un poveretto qualsiasi incapace di notarne l'anomalia mi ha fatto capire che anche lui indulge a fare cassetta e non giornalismo d'inchiesta.
Pino Rinaldi non è un analista politico fine come Giannini lo era, è un buon giornalista di inchieste di cronaca, ha seguito con onestà intellettuale casi come Carretta con successo, come quello delle povere gemelline Schepp con grande sensibilità... Ma vedere un filmato breve della trasmissione che conduce, in cui illustrava il tentativo allucinante di dimostrare che l'impronta di scarpa Frau dell'assassino di Chiara n. 42 poteva essere pure un 44 come il numero che porta Sempio, mi ha fatto cadere e braccia!
Non è possibile che la sua intelligenza possa credere questo tentativo credibile... Ma forse anche lui lo fa per convenienza, altrimenti avrebbe detto che dell'acquisto di un paio di scarpe Frau n. 42 c'è la ricevuta di pagamento agli Atti del processo ad opera di Stasi il 9 settembre 2006, 11 mesi prima dell'omicidio di Chiara, e che di quell'acquisto e relativo possesso Stasi non ha mai parlato, e quando è stata trovata la ricevuta di pagamento tramite indagine presso il venditore con i dati della carta di credito degli Stasi egli ha dovuto ammettere di averle possedute ma, quantunque ancora nuove, non ha saputo spiegare dove fossero e lui non le aveva più!
Rinaldi lo sa. Come sa che Andrea Sempio non ha mai posseduto scarpe Frau n. 44, anche perché costose e lui non ha i soldi che avevano gli Stasi. Però Rinaldi non lo dice: illustra la ricerca di un collega, Grimaldi, sulla suola 42 che potrebbe diventare un 44.
Onestà giornalistica perduta.

lunedì 8 settembre 2025

ROMANZO "Con il tempo capirai..." SECONDO BIVIO

 SECONDO BIVIO

La vita è fatta di bivi. Uno lo aveva vissuto in quel fiume dove aveva fatto una scelta che in seguito, alla luce di una maggiore esperienza, avrebbe valutata errata. Solo il caso, insieme ad una sua intuizione estrema di salvezza, non avevano trasformato quella scelta nella fine della sua vita e nello strazio dei suoi genitori, già segnati da infelicità, e di cui lei, unica figlia, era l'unica luce di speranza per il futuro.

Scegliere di non porgere la sua mano all'incosciente narcisa esibizionista non sarebbe stato un atto di viltà, non sapendo lei nuotare ed essendosi la sua amica messa in pericolo pur sapendo, come lei, di non saper nuotare. La giovane età e una natura idealista le avevano fatto fare una scelta suicida in piena coscienza, pur di non vedersela morire davanti agli occhi.

Fino a quel momento aveva scelto fra i numerosi ragazzi che si erano innamorati di lei: Giuliano lo aveva lasciato perché il suo orgoglio non le aveva permesso di immaginare suo padre, un modesto impiegato dello Stato senza titoli, accanto all'ingegnere padre di quel giovane dolce e fine innamorato di lei. E che dire della madre di Giuliano: una signora anche lei laureata dirigente in un Ministero. Per non parlare della sua modesta casa piccolo borghese a fronte di quella signorile dei genitori di quel ragazzo. Non sapeva se questa sua valutazione interiore di non poter sopportare una possibile umiliazione ad un simile prevedibile incontro le aveva impedito di innamorarsi di Giuliano o se il motivo era imperscrutabilmente legato ad altre alchimie della mente e dei sensi.
La stessa valutazione non le aveva impedito di amare Pietro, figlio di un avvocato... Che però non era fra coloro che si erano innamorati di lei. Poi c'era stato un breve flirt con Luigi, un amico di Giuliano. Luigi non era riuscita ad amarlo. Le aveva toccato il cuore solo per la sua situazione di orfano di padre, di cui parlava con amore pieno di rimpianto: "Mio padre era allegro, suonava la chitarra, era napoletano... Il secondo marito di mia madre è severo.. Mi richiama su piccole cose..."
Vera pensava all'inevitabile gelosia e al sottaciuto sentimento astioso verso quei due ragazzi che quel secondo marito della loro madre doveva provare e di cui le manifestazioni che Luigi lamentava erano una spia.. Oltre lui c'era Lucio, il suo fratello minore.
Dal secondo marito la donna, ancora giovane, piacente, una fine signora bionda, aveva avuto due bambine che Luigi chiamava teneramente "le mie sorelline".
Avevano una bella casa alla Balduina e la madre lavorava in un Ministero con un ruolo di rilievo. Il patrigno era un uomo serio ed incolore.
Anche Luigi ci tenne che Vera andasse a casa sua e mandò Lucio a prenderla alla fermata dell'autobus, dato che lui non poteva lasciare gli ospiti della festa che aveva organizzato.
Cosa non piacque di lui alla giovane volubile Vera? Che Luigi non avesse sogni se non entrare in G.d.F. e un giorno che passeggiavano nel suo quartiere Prati si avvicinò loro un uomo ancora giovane, magro, vestito decentemente ma con la barba incolta, che con voce tremante porse la mano dicendo: "Ho fame, ho fame..." E Luigi tirò dritto dicendo qualcosa che dimostrò a Vera di non aver provato il suo stesso sentimento di dolorosa pietà per quell'uomo, che non appariva come un mendicante abituale, per la persona curata e per la disperazione espressa nel tono della sua voce mista ad una dignità umiliata.
Lo lasciò. Gli presentò una sua amica, certa Flora, non bella, ma con due tette notevoli che sicuramente Luigi apprezzava visto che le aveva parlato di una compagna di liceo, Letizia, di cui tutta la sua classe era infatuata e Vera, conoscendola per aver partecipato ad una festa a casa sua, la valutò carina ma che di notevole aveva solo due belle tette.
Infatti Luigi si consolò con Flora e Vera si sentì così la coscienza a posto dato che il ragazzo le aveva manifestato il suo giusto sconcerto, davanti ad un altro loro amico, per il suo comportamento ondivago e incomprensibile.
Dopo il traumatizzante incontro con Roberto era abbastanza triste dato che sentiva il bisogno di un amore assoluto. 
Quella che considerava la sua migliore amica, una compagna di scuola, la invitò ad uscire con un'allegra compagnia che festeggiava la matricola.
In quel tempo si usava fare ogni anno una simpatica festa goliardica con la scusa di festeggiare i nuovi iscritti all'Università, in realtà la "festa" consisteva nel sottoporre a scherzi anche pesanti le matricole che dovevano accettare con spirito, tollerando e divertendosi anch'esse.
Ci si mascherava anche, i più buontemponi, sfilando per i viali dell'Ateneo, poi si andava in giro a mangiare e bere in locali economici. Ogni Facoltà aveva un cappello a punta del colore che distingueva il Corso di Studi e l'universitario vi appendeva piccoli simboli per ogni esame che dava.
Vera e la sua amica erano all'ultimo anno prima della Maturità e dunque non erano ancora matricole, ma alcuni amici della sua compagna di classe erano un anno avanti e già matricole e da loro Fausta era stata invitata e le era stato detto di portare qualche amica.
Vera le disse di no. Non aveva voglia di uscire. Era di domenica e voleva starsene a casa da sola con sua madre, suo padre era fuori Roma, e lei voleva solo tranquillità. Ma Fausta la travolse con il suo carattere esuberante e, di fatto, le impose di uscire venendola a prendere con un'auto della comitiva condotta da un giovane in cui era un altro ragazzo di cui Fausta le aveva tanto parlato, essendo a lui legata da un complesso rapporto.
Fausta e il suo boy-friend si sedettero dietro e Vera davanti, accanto al guidatore e proprietario dell'utilitaria.
Fu una bella giornata di svago che in fondo fece bene alla protagonista della nostra storia, che fu corteggiata subito dal giovane dell'utilitaria, che si chiamava Giuliano come il ragazzo che aveva lasciato.
Questi le chiese se poteva rivederla. Ma lei mise subito dei paletti: si, ma solo se venivano anche Fausta e il suo Guido, il quale era amico di Giuliano.
Iniziò allora per Vera un'altra storia che crebbe però rapidamente in qualcosa di molto coinvolgente, come non le era mai capitato prima.
Giuliano la andava a prendere a scuola quando non lavorava. Egli le disse del suo lavoro precoce appena finito il Liceo a causa dei bisogni della sua famiglia. Guadagnava bene ma per ragioni di studio, era iscritto al Corso di Laurea in Fisica, aveva chiesto un breve congedo dovendo dare un esame particolarmente impegnativo.
Sicuramente Vera subiva il fascino della maturità di Giuliano rispetto ai ragazzi che fino a quel momento aveva frequentato ma, soprattutto, per lei furono importanti i modi improntati a correttezza e ai valori per lei fondamentali.
Giuliano si presentò a casa sua inopinatamente un giorno che lei era stata poco bene e non aveva potuto uscire.
Grande fu il suo imbarazzo quando, rientrando a casa suo padre, lo trovò lì...
Mai aveva fatto cenno a suo padre che lei potesse avere degli innamorati. Ma andò bene, Giuliano si mostrò molto serio e credibile e suo padre lo accettò.
Superato l'esame di maturità Vera si mise subito alla ricerca di un lavoro. Non ne aveva alcun bisogno economico ma il suo carattere indipendente ed intraprendente le fece scorrere tutti gli annunci economici dei maggiori quotidiani scoprendo che le offerte di lavoro migliori, a quel tempo numerose, riportavano la scritta "escluso primo impiego". Decise allora di togliersi la limitante etichetta accettando un lavoro presso uno Studio Legale Associati dopo essersi presentata, aver passato una selezione di 50 giovani aspiranti segretarie, ed essere stata scelta insieme ad un'altra ragazza.
Suo padre, tornando da uno dei suoi viaggi fuori Roma, e chiedendo alla moglie come al solito: "Dove sta la bambina?" Si sentì rispondere da sua moglie: "Al lavoro." Suo padre ne fu sorpreso e ammirato.
Ma Vera continuava a spulciare gli annunci di lavoro: ad alcuni si doveva presentarsi direttamente, ad altri telefonare, ad altri scrivere. Le rispose la Johnson & Johnson sede di Milano per una assunzione di cui le inviavano già la lettera contrattuale da firmare. Avevano tenuto conto della sua autonomia linguistica per il francese e per l'inglese in ambito commerciale, all'epoca qualità non frequente.
Era l'occasione per andare a vivere lontano dai problemi quotidiani dei suoi genitori, che riversavano su di lei loro recriminazioni e litigi. Una buona scusa e non un abbandono. Ma proprio in quel momento si rese conto di essere incinta. Il suo amore per Giuliano era culminato in quello che è più naturale e lui già aveva voluto una riunione con i quattro genitori per decidere la data del matrimonio. Questo non escludeva per Vera la sua realizzazione lavorativa, dato che riteneva lo studio un naturale sbocco nel mondo del lavoro. Vivere a Milano e lui a Roma era cosa possibile, poi lui avrebbe potuto trovare un lavoro a Milano ed iscriversi alla Statale lì. Ma quella vita dentro di lei cambiava tutto.

sabato 23 agosto 2025

AVVISO PER I LETTORI DEL MIO BLOGSPOT

HO VERIFICATO CHE I LINK CHE NEI MIEI POST RIMANDANO AD ALTRI POST DA ME SCRITTI IN PRECEDENZA NON FUNZIONANO:

IL MOTIVO E' DOVUTO AL FATTO CHE QUEI LINK RIMANDANO A QUEI POST, ANCORA ESISTENTI, CREATI QUANDO QUESTO BLOGSPOT ERA UN BLOG:

VUOL DIRE CHE NON HO PIU' RINNOVATO IL "DOMINIO" DEL BLOG ED ORA E' UN ALTRO TIPO DI CREAZIONE INFORMATICA: UN BLOGSPOT.

VI ASSICURO CHE ANCHE PER ME E' STATO DIFFICILE DA CAPIRE LA DIFFERENZA E ME L'HA SPIEGATA UN ECCEZIONALE SYSTEM MANAGER, Fabrizio Castelli, QUANDO GLI HO CHIESTO AIUTO DATO CHE GOOGLE, CHE GESTISCE LA PIATTAFORMA INFORMATICA DEL MIO BLOG, PRETENDEVA CHE IO LO RINNOVASSI NELLA FORMA BUSINESS. MA IO NON VOGLIO GUADAGNARE NULLA DA QUELLO CHE PUBBLICO PER PURO PIACERE INTELLETTUALE E DUNQUE STAVO CHIUDENDO IL BLOG.

Fabrizio Castelli MI HA SUGGERITO DI TRASFORMARE IL BLOG RINUNCIANDO AL "DOMINIO" E SAREBBE DIVENTATO UN BLOGSPOT, CONSERVANDO MEMORIA DI TUTTO IL LAVORO QUI CONTENUTO (dal 2010) E ANCORA LEGGIBILE, MA I LINK CREATI QUANDO ERA ANCORA UN BLOG NON FUNZIONANO PIU' NON ESISTENDO PIU' IL "DOMINIO".

I POST PERO' SONO LEGGIBILI E RAGGIUNGIBILI CON ALTRI METODI DI RICERCA SUL WEB, COMPRESO OVVIAMENTE L'INDICE A DESTRA DI OGNI PAGINA sia nell'elenco per ETICHETTE sia nell'elenco ARCHIVIO.

martedì 29 luglio 2025

ROMANZO "Con il tempo capirai..." INGANNI SENZA RIMORSI

 INGANNI SENZA RIMORSI
La comitiva con cui Caterina l'aveva invitata ad uscire per una gita e nella quale Vera aveva conosciuto Roberto, durante uno dei periodi che Vera era stata con lui fra un riprendi e lascia, aveva organizzato un'altra gita in cui Caterina non venne. Fu ad una villa di campagna dei genitori di uno dei ragazzi che erano stati in classe con Caterina. Era questo un tipo rumoroso e per Vera un po' volgare. Canticchiava canzonette popolari con allusioni sconce.. E Vera conobbe di quel gruppo anche una certa Mariella, una ragazza gradevole con cui parlando scoprì essere amica di una sua compagna di classe, pur avendo frequentato l'Istituto Tecnico per Ragionieri come Roberto e Caterina. Abitavano nello stesso quartiere.
Ad un certo punto della scampagnata molti si ritirarono all'interno della villetta e, con sconcerto di Vera, qualcuno spense le luci del salone e alcune coppie iniziarono a sbaciucchiarsi. Mariella sparì nelle stanze adiacenti con il padrone di casa.
"Mariella e Marcello stavano insieme, - le disse Roberto - ma lui non vuole impegnarsi e lei l'ha lasciato."
Apparve una luce oltre il vetro smerigliato della porta che dal salone dava sulle altre stanze e, attraverso quel vetro, apparve la figura di Mariella che non indossava più il suo vestito ma si aggiustava uno scialle avvolgendolo sul corpo denudato.
Vera ci rimase malissimo.
Roberto, con la sua morale, giustificò l'evidenza dei fatti dicendo a Vera che "Mariella era ancora innamorata di Marcello".
"Che amore è non stare insieme ma fare cose intime in una gita estemporanea... Così..?" Pensò la ragazza, senza nemmeno provare a comunicare la sua riflessione a quel ragazzo con cui si rimproverava di stare ancora dopo quello che di lui andava scoprendo.
Ne parlò con la sua compagna di classe, Stradiotto, si chiamavano per cognome come tutte, tranne quelle poche che, diventando amiche, si chiamavano per nome.
"Ah, è così! - Disse Stradiotto con un sorriso ironico. - Mariella fa molto male a comportarsi così, dato che è fidanzata con un bravo ragazzo che le vuole bene e lei va ancora dietro a quell'ex compagno di scuola che è uno inaffidabile e affatto serio."
Vera rimase colpita da quello che le rivelava la sua compagna di classe con serietà e severità di giudizio nonostante il sorriso ironico.
Pensò a quel ragazzo sconosciuto che la sua compagna di classe mostrava di conoscere bene, abitando nello stesso quartiere, che nulla sapeva di essere ingannato in modo così sleale...
Le tornò in mente un'altra compagna di classe, tale Minnella, che già a quindici anni si truccava con una sapienza che la faceva apparire una ventenne: altrettanto i capelli tinti e accuratamente acconciati e le unghie lunghe laccate di smalto. Era già fidanzata ufficialmente, ma era fra le poche della classe che avevano un filarino che le aspettava fuori dalla scuola alla fine delle lezioni. Ragazzotti sulle cui moto salivano tutte felici. Vera le aveva sentite farsi confidenze su questi loro filarini mentre erano in bagno nell'ora di ricreazione e ne era rimasta inorridita.
" Alessandro devi vedere come schizza!" E giù una risata! Facevano a raccontarsi le prodezze sessuali dei loro amorazzi e fra queste c'era questa Minnella che dicevano fidanzata con uno ricco. Vera una volta l'aveva incontrata per strada nei dintorni della Scuola con entrambi i suoi genitori. Si erano salutati e lei si era chiesta cosa sapessero di quella figlia e di cosa faceva ingannando il promesso sposo... L'altra compagna con cui ridendo si dilettava in simili confidenze era molto bella e di aspetto molto fine. Castana, pettinava i capelli del colore naturale raccolti sulla nuca, in modo semplice, non "cotonati" come li portava ad esempio Minnella secondo la moda del tempo, i tratti del suo viso ricordavano certe bellezze del cinema francese dell'epoca, gli occhi erano di un azzurro-grigio stupendo, le gambe bellissime, perfette.
Eppure questo aspetto fine ed angelico non corrispondeva al suo animo, non soltanto per le prodezze sessuali, di cui si vantava con Minnella, che faceva con un ragazzetto magro, bruttino, dall'aria un poco "hippy", che la veniva a prendere ogni giorno con un vespino, ma anche perché un giorno, durante l'ora di Ragioneria, la Professoressa si interruppe mentre stava facendo lezione e, con viso molto contrariato, si rivolse alla ragazza dicendole perentoriamente di consegnarle il biglietto con il quale si stava distraendo dalla lezione e, ridendo piano, aveva passato ad un'altra compagna.
Vera ricordava l'espressione della Professoressa e il rossore che le si era acceso in viso mentre apriva il foglio che la compagna bella e fine era stata costretta a consegnarle: "Sono mamma e nonna e non ho mai visto niente del genere!" Proferì indignata con la voce che le tremava, mentre la bella e fine cercava penosamente di giustificarsi: "Non deve pensare male... Professoressa.. Non deve pensare male..."
Vera non vide cosa c'era su quel foglio ma chi dai banchi vicini l'aveva sbirciato disse che era un disegno pornografico.
Ecco, l'apprendere di come una ragazza giovane come lei potesse senza vergogna né remore ingannare chi l'amava come Mariella, le aveva fatto ricordare queste altre due figure di donne giovanissime così diverse da come sembravano e volevano apparire.
Finita la scuola un giorno le capitò di incontrare la bella dagli occhi grigio-azzurri alla Standa di Via Cola Di Rienzo: era incinta ed aveva un bel pancione. Si salutarono. Accanto a lei c'era un uomo non bello, sui trenta anni, era il marito, ma non era lo smilzo un poco "hippy" che la veniva a prendere con il vespino. Aveva saputo che la sua famiglia di origine non se la passava bene e per questo forse lei aveva scelto di sistemarsi in fretta con quell'uomo dall'aspetto grigio ed incolore.
Un'altra compagna di classe, bruttina e scialba, con occhiali da forte miope, di fronte al suo tentativo di commentare certe cose sentite in bagno da quelle compagne, lungi dallo scandalizzarsi, la spiazzò confessando che quei rapporti intimi li aveva anche lei con il suo ragazzo. 
Erano ragazzine di quindici, sedici, diciassette anni negli anni sessanta del 1900.

giovedì 24 luglio 2025

ANDREA SEMPIO: UNA VERGOGNOSA PERSECUZIONE

 PRENDO SPUNTO DALLE PAROLE DELL’avvocato David Leggi: “..coloro che, senza avere la certezza del vero e per meri fini di lucro, non esitano a travolgere l’esistenza altrui,..” lette oggi su un giornale per altri casi per riflettere su quello che sta accadendo nella Giustizia Italiana in questi giorni: il governo vuole fare una ennesima Riforma che, come le precedenti, a parte il Decreto Spazzacorrotti di Alfonso Bonafede a cui hanno poi impedito di completare il lavoro, alla gente onesta non hanno portato alcun beneficio. E la Giustizia deve servire la gente onesta e le vittime di reati: nessun altro.

La maggior parte dei cittadini non addetti ai lavori non capisce assolutamente se la separazione delle carriere dei giudici porterà loro vantaggio o beneficio.

 20 MAGGIO 2025

La Repubblica: “Mario Venditti, il magistrato che archiviò l’indagine su Sempio: “Resto a guardare”

di Paolo Berizzi

Mario VendittiMario Venditti 

L’ex procuratore di Pavia che nel 2017 decise di archiviare la prima indagine su Andrea Sempio per il delitto di Chiara Poggi

sei anni dopo è andato in pensione, e dal 15 luglio 2023 è presidente del casinò di Campione

COME AL SOLITO QUELLO CHE E’ INTERESSANTE SONO I COMMENTI DEI LETTORI:

pedro194620 MAGGIO 2025

Tutte le nomine del Casinò di Campione sono mercanteggiate e decise politicamente alla Regione Lombardia. Non ci si arriva lì per meriti ma per appartenenza politica.

 

1538503wRXiG20 MAGGIO 2025

Leggere i giornali e certi articoli serve solo a far crescere la sfiducia in chi rappresenta o ha rappresentato Istituzioni che sono, dovrebbero essere, il fondamento dello Stato di Diritto!


MI FERMO QUI E PENSO SIA SUFFICIENTE.

A QUESTO AGGIUNGASI CHE L’ATTUALE PROCURA DI PAVIA STA PROCESSANDO ELEMENTI DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA PRECEDENTEMENTE ATTIVA PRESSO QUELLA PROCURA CHE, PARE, USASSERO DEL LORO POTERE ILLECITAMENTE PER FATTI PRIVATI DI VARIO GENERE.

DUE RIFLESSIONI: 1) Perché gli italiani dovrebbero fidarsi degli attuali uomini dello Stato che occupano oggi i posti che costoro occupavano ieri?

2) Cosa c’entra questo con l’indagine, per ora fondata su niente, su un ragazzo che non aveva alcun rapporto con la fidanzata di Alberto Stasi processato e riconosciuto nel processo assassino della stessa?

PER QUEL CHE FINO AD ORA E’ DATO SAPERE E’ CHE SU DUE MARGINI DELLE UNGHIE DELLA VITTIMA E’ STATA TROVATA UNA MINIMA PARTE DI CROMOSOMA Y IN PARTE SOVRAPPONIBILE A QUELLO DI Andrea Sempio. PENSO CHE ANCHE GLI IGNORANTI AVRANNO CAPITO CHE UNA SIMILE TRACCIA GENETICA PUO’ ESSERE SOVRAPPONIBILE A QUELLA DI MOLTE ALTRE PERSONE.

NONOSTANTE LE RACCOMANDAZIONI TARDIVE DEL DOTT. FABIO NAPOLEONE IL FACCIONE DELL’AVVOCATO DI STASI MI E’ COMPARSO ANCHE OGGI SUL CELLULARE IN UNA PUBBLICAZIONE DI GOOGLE IN CUI DICEVA CHE LA STORIA DELLO SCONTRINO DI SEMPIO “E’ GRAVISSIMA”.

ANDIAMO A VEDERE COSA C’E’ DI GRAVE: I CARABINIERI GLI HANNO CHIESTO COME A TUTTE LE DECINE DI  INTERROGATI DOVE FOSSE NEL GIORNO E NELL’ORA  DEL FATTACCIO, LUI SI E’ RICORDATO DELLO SCONTRINO DEL PARCHEGGIO E LORO GLI HANNO DETTO DI ANDARE A PRENDERLO.

DUNQUE TUTTE LE FAVOLE CHE L’AVESSE PRESENTATO DOPO UN ANNO E PORTATO SPONTANEAMENTE CADONO, CON DISPIACERE DI CHI CI  AVEVA RICAMATO SOPRA.

MA L’AVVOCATO CIARLIERO, NONOSTANTE NAPOLEONE, ESALTA COME GRAVISSIMO IL FATTO PERCHE’ IL VERBALE DEI CARABINIERI DOVEVA ESSERE CHIUSO E RIAPERTO SOLO AL RITORNO DEL RAGAZZO CON LO SCONTRINO, CHE TANTO NON POTEVA ESSERE CONSIDERATO UN ALIBI ESSENDO SENZA TARGA DI RIFERIMENTO.

E SEMPIO COSA C’ENTRA SE I CARABINIERI, SFINITI DAGLI INTERROGATORI DI TUTTI I FREQUENTATORI DI CASA POGGI, HANNO CERCATO DI SEMPLIFICARE CON UN UNICO VERBALE? SARA’ UNA SCORRETTEZZA BUROCRATICO-FORMALE MA NON E’ CERTO PROVA CHE DIMOSTRA CHE ANDREA SEMPIO HA AMMAZZATO CHIARA POGGI.

POI QUESTO DNA CHE, SECONDO LO STESSO AVVOCATO, MIRACOLOSE TECNICHE NUOVE AVREBBERO POTUTO RICOSTRUIRE IL DNA DI SEMPIO PARTENDO DA UN APLOTIPO Y DOVE STA?

INTANTO I GIORNALI SCRIVONO CHE C’E’.

MA NON C’E’. DOVE LO PRENDONO IL CROMOSOMA X DEL DNA DI ANDREA?

LO SCONTRINO CHE NON PROVA, NULLA, IL DNA CHE NON C’E’, LA MADRE CHE “forse” L’HA PROCURATO LEI LO SCONTRINO VEDENDOSI CON UN UOMO AMICO O CONOSCENTE… SI, VABBE’.. MA COSA C’ENTRA TUTTA QUESTA PACCOTTIGLIA CON SEMPIO SULLA SCENA DEL CRIMINE? AH! C’E’ LA FAMOSA IMPRONTA CHE NON SI PUO’ PIU’ ESAMINARE. MA FU ESAMINATA E NON E’ UN’IMPRONTA DIGITALE MA PARTE DEL PALMO DI UNA MANO DI QUALCUNO CHE SI POGGIO’ AL MURO SCENDENDO LE SCALE NON SI SA QUANDO.  MA CI SONO DEI PUNTI UGUALI ALLA MANO DI SEMPIO DICONO. MA QUEI PUNTI POSSONO APPARTENERE ANCHE AD ALTRI NON ESSENDO IMPRONTE DIGITALI. E DI CHIUNQUE SIA QUELL’IMPRONTA, QUALORA FOSSE DELL’ASSASSINO, AVREBBE NECESSARIAMENTE AVUTO LE SCARPE INTRISE DI SANGUE PERCHE’ PER APPOGGIARSI IN QUEL PUNTO, NON VOLANDO, DOVEVA AVERE I PIEDI SUI GRADINI LORDI DEL SANGUE DI CHIARA.

ANDREA SEMPIO PORTA SCARPA N. 44 E L’IMPRONTA LASCIATA SICURAMENTE DALL’ASSASSINO IN BAGNO E’ N. 42.

POI IL MOVENTE CHE CERCANO DI INVENTARSI: ATTRAZIONE DI ANDREA PER LA SORELLA DEL SUO AMICO, PIU’ GRANDE DI LUI E NON CERTO UNA BELLEZZA…

OPPURE UN COMMANDO DI PIU’ PERSONE IMMAGINANDO DAL NULLA CHISSA’ QUALI SEGRETI DOVESSE NASCONDERE CHIARA…

MA E’ UN’INDAGINE O UNA FICTION? COMINCIA AD ESSERE PIUTTOSTO COSTOSA PERO’.

ORA SI CERCANO IMPRONTE DIGITALI SULLA SPAZZATURA NON AVENDO TROVATO DNA DI NESSUNO SE NON QUELLO DEI DUE FIDANZATI.

INTANTO LE CALUNNIE SULLE VITTIME VIVENTI DI QUESTO DELITTO SI SCATENANO PARLANDO DI SOLDI DA RESTITUIRE ALL’ASSASSINO DA PARTE DEI POGGI: LA GENTE CHE DELIRA NON SA CHE L’ASSASSINO HA PRUDENTEMENTE RINUNCIATO ALL’EREDITA’ IN MODO CHE I BENI DEI SUOI GENITORI, NON PASSANDO IN EREDITA’ A LUI, NON POSSONO ESSERE AGGREDITI DAL RISARCIMENTO.

Pensierino mio mentre scrivo: la tastiera del PC è lurida.. Dovrò pulirla, se la dovessero esaminare chissà quanti DNA ci trovano... Ma so che pulirla non è facile: una volta che pulii quella dell'ufficio dopo non funzionava più e il bravissimo e paziente Antonio, tecnico e mio collega, la dovette smontare tutta e metterla ad asciugare sul termosifone...

martedì 22 luglio 2025

ROMANZO "Con il tempo capirai..." INCONTRO CON LA MORTE

 INCONTRO CON LA MORTE

Fu nei luoghi della casa delle vacanze in montagna che misurò se stessa con la morte.
Scorreva nella valle un fiume a corso torrentizio le cui acque pure e cristalline a tratti sfioravano i sassi e i ciottoli del greto e a tratti formavano anse profonde dove l'acqua era trasparente ma verde cupo o, a seconda del capriccio del fondo, assumeva colori cangianti, dal verde chiarissimo alle tonalità che le piante delle rive, reclinando verso il corso dell'acqua, le donavano. 
Vera con amici dell'estate vi si recava spesso, badando di bagnarsi solo le gambe e i piedi e, camminando con i piedi ben piantati sul fondo, guardando di non fare mai passi azzardati dove l'acqua era più profonda: primo perché non sapeva nuotare, poi perché la corrente variabile del fiume lo rendeva pericoloso anche per i nuotatori esperti e su di esso si raccontavano disgrazie terribili nei borghi che sorgevano intorno sulle colline.
Il desiderio di refrigerio nella calura estiva era forte ma Vera era prudente. Non lo era altrettanto Fiorenza, di poco più grande di lei, un tipo un poco smargiasso che Vera ritrovava tutte le estati nel paesino dove i suoi genitori avevano una casa per le vacanze.
Qualche volta si vedevano anche a Roma, ma raramente, dato che Vera abitava in centro, fatto che destava l'ammirazione senza invidia di Fiorenza, la quale abitava invece in una lontana periferia dove conduceva una vita ben diversa da quella di Vera che studiava, mentre Fiorenza, conseguita la Licenza di Scuola Media Inferiore,  aveva lasciato gli studi e lavorava aiutando i suoi genitori nella conduzione di un bar.
Quel giorno si recarono al fiume loro due e si immersero nelle fresche meravigliose acque: Vera con prudenza rimanendo in piedi con i piedi ben saldi sui ciottoli, ogni tanto piegandosi sulle ginocchia per bagnare parte del corpo, mentre Fiorenza, incosciente e baldanzosa, pur non sapendo affatto nuotare, mimò uno slancio verso l'acqua visibilmente più profonda mettendosi in orizzontale, per poi repentinamente raddrizzarsi in posizione verticale e, in quell'istante, rendendosi conto che i suoi piedi non toccavano il fondo sbiancò in viso e ammutolì. La corrente la trascinava e lei tese un braccio con la mano aperta verso Vera che stava saldamente piantata con i piedi sui sassi del fiume. Il pensiero è più rapido della velocità della luce e Vera in un istante, capendo quello che l'amica le chiedeva, pensò che se avesse afferrato quella mano che le implorava aiuto sarebbe stata trascinata anche lei dalla corrente perdendo il suo sicuro punto di appoggio: si interrogò in un attimo: "Cosa è peggio, vedermela morire davanti o farmi trascinare con lei?" Si rispose che non avrebbe potuto vivere con l'immagine dell'amica morta a cui lei aveva negato la sua mano. Si fece avanti e l'afferrò.
Ma le cose non potevano andare che come andarono: la corrente trascinò le due ragazze che dopo poco, non sapendo nuotare, finirono sotto. Vera riemerse sentendo con stupore la sua gola chiamare aria con una forza e un suono come quello delle foche o i trichechi. Ancora sotto e di nuovo riemerse mentre la corrente, seguendo il capriccioso percorso del fiume, l'aveva portata nel punto in cui a pochi metri da lei riemerse anche Fiorenza che, come lei, emise quel terribile suono automatico di richiamo di aria.. L'ultima volta che riemerse vide Fiorenza che, miracolosamente, era affiorata accanto ad uno scoglio e ad esso si era aggrappata uscendo dall'acqua salva e, recatasi sulla vicinissima riva, aveva afferrato un lunga canna e Vera, prima che la sua testa affiorante rifinire sotto, capì che l'amica voleva tentare di porgergliela affinché lei vi si aggrappasse. Ma lei rifinì sotto: l'acqua, in quel punto poco profonda e trasparentissima, le mostrò un fondo sabbioso che subito risaliva ripido verso l'argine. Pensò che non doveva muovere le gambe perché l'acqua l'avrebbe risollevata e trascinata ancora nel suo sinuoso percorso, fino a che le sarebbe mancato del tutto il respiro e sarebbe morta. I suoi piedi in quel punto toccavano il fondo e lei camminò piano piano sul fondo seguendone la risalita: emerse sfinita piegando il busto fuori dall'acqua sul bordo della riva, mentre il bacino e le gambe erano ancora dentro non avendo la forza di tirarli su.
Si sentiva il collo gonfio, lo percepiva enorme come quello di un toro... Ma era viva. Fiorenza, pallidissima e con i capelli intrisi d'acqua appiccicati al viso, era riemersa sull'altra riva, dove la corrente l'aveva trascinata a quel salvifico scoglio affiorante.
Vera in quel su e giù era stata perfettamente cosciente che stava morendo ma non aveva avuto paura: aveva pensato solo che moriva a diciassette anni, che non avrebbe mai avuto una vita, dei figli, e alla disperazione di suo padre e della sua indifesa madre...
L'indomani Fiorenza volle andare nella fiorente cittadina più vicina, Amatrice, e comperò un cero che volle andare ad accendere nella Chiesa S. Francesco  per ringraziare Dio della loro salvezza. Vera, pur essendo credente, anche se già con i primi dubbi, non era pervasa dal sentimento mistico di Fiorenza che, avendo un animo più semplice e primitivo vedeva in quell'avventura la mano di Dio. 
Non provava alcun risentimento nei riguardi della sua amica, anche se per il suo superficiale voler sempre mettersi in mostra aveva messo in pericolo sé stessa e lei, Vera, rischiando la morte. Pensava che ne erano uscite vive per puro caso e, nel suo, per la sua mente intelligente che aveva saputo ragionare acutamente mentre era sott'acqua, altrimenti difficilmente lei sarebbe riuscita ad afferrare quella lunga canna che Fiorenza voleva porgerle andando su e giù trascinata velocemente dalla corrente, e lei che non si era messa in pericolo per sua volontà, sarebbe morta distruggendo le vite dei suoi genitori per i quali lei era tutto.
Questo pensava mentre assisteva indifferente al fervore emozionato della sua amica mentre accendeva il cero.
Capì che quello era stato un bivio e lei aveva scelto in modo eticamente ideale che però, passato l'attimo della scelta, si era rivelato rovinoso per lei e solo fortuitamente non era finito in una tragedia che avrebbe abbattuto nel dolore peggiore i suoi innocenti genitori.