domenica 10 maggio 2026

ANATOMIA COMPARATA FRA LE PROVE VERIFICATE IN UN PROCESSO E QUELLE DA VERIFICARE

Torno a scrivere un piccolo saggio su un caso che tocca le coscienze di tanti: una indagine su un uomo giovane a cui si vuole attribuire il delitto di un altro già accertato in più di un processo. 
Parlo del delitto di una donna di 26 anni, Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.
Il suo assassino è il suo fidanzato da 4 anni: Alberto Stasi.
Il primo processo in Assise viene svolto da un unico uomo, il Giudice Unico Stefano Vitelli.
Il GIP (Giudice per le Indagini Preliminari) e il GUP (Giudice dell'Udienza Preliminare) sono due figure distinte nel processo penale italiano. Il GIP garantisce la legalità durante le indagini, decidendo su misure cautelari e archiviazioni. Il GUP decide, nell'udienza preliminare, se rinviare a giudizio l'imputato o emettere una sentenza di non luogo a procedere.
Stefano Vitelli, Dall’anno 2008 sino al 2012 ha ricoperto funzione di GIP/GUP presso il Tribunale di Vigevano redigendo come Giudice di primo grado la sentenza nei confronti di Stasi Alberto (c.d. caso di Garlasco),  il quale lo assolve.
"«Non so se c’è un innocente in carcere» ha dichiarato Vitelli. «Nel libro parlo, e ho sempre parlato, di ragionevole dubbio".
Vitelli infatti ha scritto un libro sulla sua esperienza di Giudice Unico che decise di assolvere Stasi per il ragionevole dubbio.
Il Giudice Vitelli con il suo libro


Una delle motivazioni da lui addotte sul suo "ragionevole dubbio" sulla colpevolezza di Stasi fu su una delle prove soggette ad interpretazione: la telefonata che il 24enne fa al 118 per comunicare che la fidanzata "forse" ha bisogno d'aiuto. Il Giudice Vitelli ci informa nel suo libro e nelle interviste alla stampa che lui fece ascoltare la registrazione della telefonata ad un suo amico, ex compagno di Liceo, il quale disse che per lui quella voce non era fredda come l'accusa aveva voluto interpretarla, ma era la voce di una persona spaventata.
Ma tutte le altre prove?
Il processo passa in Appello. Due giudici togati e sei popolari.
La legge autorizza il giudice a pronunciare la condanna dell’imputato quando “il dato probatorio acquisito in ordine alla sua responsabilità lascia fuori soltanto eventualità remote, certamente prospettabili come possibili ma che si pongono al di fuori dell’ordine normale delle cose e della normale razionalità umana”.(cfr. Cass. Sez. I 21 maggio 2008 n. 31.456 richiamata a pag. 174 dell’impugnazione) 
La Corte assolve di nuovo Alberto Stasi perché non ravvisa nella citata motivazione, acquisita da una sentenza di Cassazione, il caso in specie, ritenendo che per Stasi non si possano escludere altre possibilità.
Interviene la Corte di Cassazione che esaminando la sentenza la trova illogica e mancante di quel rigore che è garanzia di serietà del giudizio espresso e chiede un nuovo Appello. In particolare la Corte lamenta l'aver elencato gli indizi senza cercare un legame ragionevole fra loro in modo da formarsi il quadro probatorio concordante che ha valore di prova.
Si va dunque all'Appello bis e qui Stasi viene condannato al di là di ogni ragionevole dubbio.
Vediamo in base a quali prove:
1 - La telefonata è prova soggetta ad interpretazione, quindi in sé puo' essere un indizio ma non sicura prova. Egli non chiama immediatamente i soccorsi, pur non sapendo se Chiara sia ancora viva visto che riferisce di non essersi avvicinato al suo corpo disteso in fondo alla scala, ma di averlo visto solo dall'alto.
Telefona solo quando è all'ingresso della Stazione dei Carabinieri. Ha lasciato la fidanzata immota senza vedere se era viva, ferita o morta. Ma va dai Carabinieri. Perché? Potrebbe essere caduta per le scale. La prima cosa a cui pensare è un'ambulanza, un soccorso Medico. Ma lui va dai Carabinieri.
Perché? Perché sa che lì è stato commesso un delitto? Il tono e quel che dice è soggetto ad interpretazione, come dice Vitelli, ma il resto no. Il resto è non logico, non normale, non verosimile.
RICOSTRUZIONE DI FABIO NAPOLEONE SOSTITUENDO IL FIDANZATO STASI CON ANDREA SEMPIO, DICIANNOVENNE AMICO DEL FRATELLO MINORE DI CHIARA CHE PER GIOCARE CON LUI AI VIDEOGIOCHI FREQUENTA SALTUARIAMENTE CASA POGGI.
Prova 1 - Entra suonando al campanello di casa Poggi con l'intenzione di avere un rapporto sessuale con Chiara eccitato dal fatto che ha visto uno dei filmati che Stasi chiedeva a Chiara di girare mentre avevano un rapporto sessuale, che poi venivano conservati in una cartella sul PC che usava a volte anche il fratello Marco per giocare con i videogiochi con gli amici. PROVA CHE QUESTO SIA AVVENUTO FABIO NAPOLEONE NON NE FORNISCE, egli suppone anche che Andrea abbia scaricato quei filmati su una chiavetta USB, ma non fornisce prova né di questa supposta operazione né se egli possieda una chiavetta USBANDREA SEMPIO uccide Chiara che gli ha aperto la porta anche se, testimonia Rita Preda Poggi, sua madre, che mai sua figlia, che si da per inteso che ella conosca, avrebbe aperto ad un amico di Marco in déshabillé non essenso con lui in nessuna confidenza. La uccide perché la assale per avere con lei un rapporto dato che pensa che se va con il fidanzato e fa i filmini hard con lui lo può fare con chiunque, anche con lui. Questo suppone Fabio Napoleone e porta a PROVA di questa sua ipotesi che in quegli anni Andrea Sempio si era iscritto ad un Forum on-line di uomini un poco frustrati che parlavano di donne scambiandosi pareri e commenti discutibili forse a causa dell'immaturità, inesperienza e complessi vari. BISOGNA DIRE CHE NON VI E' NESSUNO CHE ABBIA VISTO ANDREA SEMPIO NELLE VICINANZE DELLA CASA DEL DELITTO. FIN QUI ABBIAMO SOLO UNA RICOSTRUZIONE IPOTETICA DI FABIO NAPOLEONE.
2 - Stasi dice di non aver più visto Chiara dalla sera prima quando ha mangiato con lei una pizza e di essere andato a dormire a casa sua. L'allarme della casa è stato inserito all'1:52. Sicuramente da Chiara e disinserito la mattina dopo alle h. 09:12. Due orari che secondo il processo Stasi segnano la sua andata via e il suo ritorno la mattina dopo. Una signora, molto lucida e molto attenta la cui figlia abita di fronte a Casa Poggi e che era andata a far visita alla figlia, descrive una bicicletta nera da donna appoggiata accanto al cancello pedonale di Casa Poggi alle h. 09.10.
La famiglia Stasi possiede una bicicletta nera da donna ma Alberto Stasi NON LO DICE agli inquirenti. Fra questi il Maresciallo dei Carabinieri Marchetto che "Per giustificare la decisione di non sequestrarla, disse di avere assistito personalmente alla deposizione della testimone che l'aveva vista davanti alla villa del delitto e di essere pertanto sicuro che non somigliasse a quella custodita nell'officina del padre di Alberto Stasi. Nel 2014, invece, fu dimostrato che a quella biciletta nera furono sostituiti i pedali per eliminare eventuali tracce biologiche. Secondo l’accusa, dichiarando il falso al giudice che lo interrogava, l'ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto avrebbe sviato il processo contro Alberto Stasi per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Anche per questo motivo l'imputato avrebbe incassato una doppia assoluzione, cancellata poi dalla Cassazione, che ordinò un processo bis. Due anni e mezzo di reclusione e i danni da pagare ai famigliari di Chiara Poggi, con una provvisionale di 10 mila euro. E' la condanna per falsa testimonianza inflitta all'ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto, che nel 2007 comandava la stazione dei carabinieri di Garlasco.
QUESTA E' UNA PROVA A CARICO DI ALBERTO STASI, egli ha taciuto di possedere una bicicletta nera da donna esattamente descritta anche nei particolari dalla teste con giorno ed ora dato che dalla figlia non va tutti i giorni, inoltre un'altra vicina ha detto di aver visto la bicicletta esattamente dove l'ha vista la teste principale ma non è certa del giorno esatto quindi la sua testimonianza è ritenuta meno probante.
La motivazione dell'omicidio di Stasi nei riguardi della fidanzata viene ipotizzata nella fissazione di Alberto Stasi per la pornografia di cui si trovano tracce nei PC di Chiara e di Stasi stesso. Egli collezionava immagini pornografiche in modo metodico dando titolo specifico per immagini, ad esempio "donne incinte", ovviamente in situazioni sessualmente pornografiche, ed altri argomenti.
Inoltre, sempre dalle immagini sui PC, si scopre che mentre era in Gran Bretagna in vacanza per imparare l'inglese con un suo amico, raggiunto per qualche giorno dalla fidanzata, fotografava a loro insaputa donne sconosciute, parti dei loro corpi. Queste immagini, riferiscono i familiari, avevano contrariato Chiara che le aveva scoperte in mezzo alle foto fatte nei giorni in cui era stata in Gran Bretagna. Invece nulla sapevano i familiari che Chiara aveva permesso al fidanzato di riprendersi in video mentre avevano rapporti intimi. Lo sapranno dalle indagini.
La difesa e, attualmente, sembra i Carabinieri di via Moscova a Milano incaricati da Fabio Napoleone delle indagini da lui coadiuvate, trovano non PROVATO il motivo ipotizzato dall'accusa che fra Chiara e il fidanzato fosse avvenuta una lite la sera prima del delitto perché lei, aiutandolo nella stesura della tesi di laurea che lui stava scrivendo, aveva aperto la cartella in cui lui custodiva i filmati pornografici. Gli stessi Carabinieri, secondo notizie di stampa, avrebbero detto che non ci sono prove nel quadro accusatorio che ha portato a condanna Stasi.
Verosimilmente la motivazione non abbisogna di una visione ennesima delle manie di Alberto Stasi, a Chiara già note per averne parlato con la cugina Stefania Cappa, figlia della sorella di suo padre. Verosimilmente si può invece IPOTIZZARE, data la personalità di Chiara Poggi come descritta dagli stretti familiari, che ella ha scoperto a poco a poco certi lati della personalità del fidanzato, aderendovi per amore verso di lui, ma non condividendo nell'intimo quegli aspetti delle sue fantasie, bisogni che ella ha assecondato, ma che potrebbero averle creato un conflitto interiore di sofferenza morale, divenuto insostenibile e, la sera prima del delitto, a seguito della visione delle foto maniacali fatte in Gran Bretagna e la conseguente contrarietà che aveva provocato un turbamento in lei, notato e riportato dai familiari, ai quali però Chiara non aveva specificato la causa, probabilmente per pudore, ella ha esternato al fidanzato tutta la sua contrarietà su dette manie, che ha provocato la scelta di lui di andarsene a dormire a casa sua e, IPOTESI, al mattino, gonfio di risentimento per quanto dettogli da Chiara, è andato a casa sua di impeto sperando che lei si rimangiasse quanto dettogli, con immaginabile sofferenza, la sera prima. Lei gli ha aperto, stanca e sfiduciata, ha risposto allo scontro senza deflettere dalle tristi conclusioni a cui era giunta su di lui e lui, non ottenendo un ripensamento a quel giudizio che Chiara gli aveva esternato, l'ha colpita e non è riuscito a fermarsi. Probabilmente ha afferrato il martello che il padre di Chiara ha detto essere sparito ed ha elencato fra gli oggetti mancanti, come richiestogli dagli inquirenti, un martello a doppia faccia di cui una con biforcazione che può essere stata causa delle lesioni più taglienti sulla vittima, oltre quelle riportate sbattendo sugli scalini della scala dove è stata gettata. Sempre ipotizzando una ricostruzione, come IPOTESI sono quelle fatte da Napoleone nella sua inchiesta su Andrea Sempio non suffragata da riscontri di prova, la larga pozza di sangue ai piedi della scala in salita potrebbe esser dovuta alla volontà di Chiara di sottrarsi alla discussione interrompendola con la scusa che doveva salire a vestirsi essendo ancora in pigiama. Azione che può aver aumentato la frustrazione del fidanzato schiacciato dal giudizio datogli dalla fidanzata su di lui e le sue manie sessuali. Per Chiara, ragazza matura di 26 anni, educata su buoni principi, la consapevolezza triste e deludente che quel fidanzato non era giusto non deve aver avuto spazio per ripensamenti. Alberto Stasi non ha accettato il giudizio e dopo averla uccisa ha voluto affermare la sua volontà, per lui giusta, di visionare filmati porno appena tornato a casa, come dimostra la perizia informatica. 
Nella dichiarazione di Stasi egli afferma che non ha più visto Chiara dalla sera prima fino a quando, pur sapendola sola e telefonandole piu' volte nel corso della mattinata senza ricevere risposta, si è deciso ad andare da lei alle h. 13:50 trovandola in fondo alle scale immota. La sua singolare reazione l'ho già descritta. Ma come mai, pur abitando vicino, non è andato prima visto che stranamente non rispondeva al telefono? Sapeva cosa aveva fatto e, dopo aver saggiato, chiamandola al telefono, la possibilità che in qualche modo fosse rimasta ferita ma viva dopo la sua aggressione, non avendo ricevuto alcuna risposta, si è deciso ad affrontare con angoscia l'ineludibile scoperta dell'uccisione da lui compiuta. Il suo comportamento strano diventa così totamente spiegabile. Senza perizie psicologiche.
RICOSTRUZIONE DI FABIO NAPOLEONE sugli spostamenti di Andrea Sempio nella mattinata del 13 agosto 2007. Come riportato non ci sono testimoni che abbiano visto Andrea nei dintorni di Casa Poggi nelle ore del delitto né in tutta la mattinata. Egli ha dichiarato come ha trascorso quella mattinata. E' stato a casa con il padre, che conferma, quando la madre è rientrata ha preso l'unica auto a disposizione ed è andato a Vigevano, probabilmente per spezzare la noia di un giorno di agosto senza l'amico Marco, più volte cercato, che era in vacanza in montagna con i genitori. Poi è tornato ed è andato dalla nonna. NAPOLEONE contesta la sua andata a Vigevano perché le celle telefoniche dicono che il suo cellulare in quelle ore agganciava la cella di Garlasco. Ma è anche vero che trattasi di zone vicine e servite da entrambe le celle. Su questo ci sono perizie tecniche varie. NAPOLEONE contesta la presentazione di uno scontrino di parcheggio senza targa a prova della sua andata a Vigevano, contesta il motivo, l'acquisto di un libro perché DOVEVA SAPERE CHE LA LIBRERIA QUEL GIORNO ERA CHIUSA. Inoltre Andrea non ricorda il titolo del libro che voleva comperare. Tutte queste considerazioni non possono provare che Andrea fosse a casa Poggi, né che abbia ucciso Chiara in un tentativo di stupro la cui dinamica di solito non si risolve con un impeto a martellate in testa come la casistica di omicidi per stupro dimostra.
3 - La bicicletta nera da donna, finalmente individuata, presenta anormalmente pedali pregiati di altra bicicletta di proprietà della famiglia Stasi: una "Umberto Dei" su cui sono montati pedali non pregiati attribuibili alla bicicletta nera da donna. Chi indaga dice che c'è stato uno scambio di pedali dopo certosina indagine sulla produzione di dette biciclette e sui materiali usati e montati su esse. Da come spiegazione il tentativo estremo di nascondere tracce di sangue sui pedali della bicicletta vista dalla testimone davanti casa Poggi. Dato che la bicicletta nera da donna non fu subito sequestrata, come accertato da condanna Maresciallo Marchetto, Stasi o chi per lui ha potuto lavare accuratamente i pedali ma, temendo comunque le analisi microscopiche, in estrema "ratio", ha montato quei pedali incriminati sulla non attenzionata bicicletta da uomo Umberto Dei dove, stranamente, è stato rilevato materiale cellulare con DNA di Chiara Poggi. Notizie attuali riportano che l'ingegnere che fece la perizia sulle biciclette su richiesta della Procura NEGA di aver mai detto e scritto che Stasi abbia scambiato i pedali. Se non c'è prova che l'abbia fatto in prima persona è indubbio che le due biciclette presentavano pedali non concordanti con quelli che ciascuna monta in origine secondo le ricerche fatte sulle ditte produttrici di entrambe. Nella sentenza è riportato quanto ho esposto. Comunque tale perizia è fra tutti i documenti allegati al faldone della sentenza di condanna. Andrea Sempio NON possedeva in quel momento alcuna bicicletta nera da donna come descritta dalle due testimoni. 
FABIO NAPOLEONE non spiega né porta prove contrarie a quanto fin qui descritto nella sentenza Stasi. La motivazione ipotizzata su una ripulsa di Chiara a continuare i rapporti sessuali con il fidanzato facendosi riprendere durante essi è una IPOTESI che si fonda sul ritratto psicologico della ragazza così come descritta da chi la conosceva bene, soprattutto i suoi familiari. Ma sono IPOTESI ancora meno probanti quelle fatte su Andrea Sempio basandosi sui suoi commenti espressi su un social di uomini frustrati nei confronti delle  donne. IPOTESI, non prova. Difficile arrivare a tentare uno stupro con questi presupposti e come spiegare l'ardire di questo diciannovenne di andare a casa Poggi di mattina senza rischiare di trovarci il fidanzato?
4 - Le prove scientifiche: l'assassino calzava con certezza scarpe n. 42. Nella sentenza di condanna è riportata la minuziosa indagine effettuata sulla suola a pallini per risalire alla marca e al modello da quella suola che ha lasciato la sua orma a pallini: presumibilmente marca Frau. Stasi non ha detto di aver mai posseduto scarpe con dette suole e quella marca. Le indagini hanno accertato che aveva acquistato scarpe con quella suola, molto probabilmente Frau oppure Geox, il settembre precedente il delitto, ma di tali scarpe non c'è traccia. Se le indossava al momento in cui ha ucciso Chiara le ha gettate con il martello che il padre di Chiara non ha trovato più e che teneva nella parte interna del davanzale di una finestra per lavoretti casalinghi. Come concilia NAPOLEONE i piedi di Sempio con tali calzature non possedute dal giovane che portava abitualmente stivaletti n. 44 e non quei modelli di scarpe, bastando vedere le sue foto dell'epoca e lo stile con cui si vestiva? 
L'indagine che ha portato alla condanna di Stasi ha cercato sulla punta delle unghie del cadavere della vittima eventuali DNA dell'assassino, trovando DNA sconosciuti e una labile traccia genetica di un aplotipo riconducibile al cromosoma Y di Sempio, ma solo con certezza statistica e non sicuramente attribuibile. FABIO NAPOLEONE, che ha accolto la richiesta degli avvocati della madre di Stasi, respinta in precedenza dal Procuratore Venditti e dalla Commissione Europea Dei diritti dell'Uomo con la motivazione che "Il processo di condanna Stasi è stato equo", ha nominato un nuovo CTU che ha esaminato l'aplotipo giungendo alle stesse conclusioni scientifiche del CTU precedente. Risultano inoltre non comprensibili sul piano logico le indagini messe in atto da Fabio Napoleone sulla ricerca dell'arma del delitto dopo 18 anni in una roggia che scorre fra le case in comune di Tromello, raggiungibile in bicicletta in un quarto d'ora circa da Garlasco, raccogliendo una voce di una persona che avrebbe vista la luce  accesa nella casa della nonna materna della vittima, signora Galli, mentre tale persona risultava ricoverata dunque assente, e di aver visto un'auto parcheggiata accanto a detta casa la sera prima del delittoLa presenza di luci accese in questa villetta la sera prima del delitto ha sollevato misteri e testimonianze, talvolta confondendosi con un'altra casa di proprietà della nonna paterna della vittima, quindi nonna materna delle cugine gemelle Cappa figlie della sorella di papà Poggi. La casa in cui il 12 agosto è stata vista la luce accesa si trova in via Sassi, 101 a Gropello Cairoli ed è la casa della signora Mariuccia Galli, nonna materna di Chiara Poggi (e madre di Rita Preda madre di Chiara). Dunque molta confusione come in molte "notizie" di questa NON comprensibile indagine di Napoleone. Giacché la roggia si trova a Tromello ed è lì che il Procuratore ha mandato i VV.FF. a dragare la roggia per cercare dopo 18 anni il borsone che, altra persona dice di aver appreso da un'altra ancora deceduta, una giovane assomigliante alla cugina Cappa, dopo aver aperto agitata la casa della comune nonna, madre del padre di Chiara e della madre delle Cappa, avrebbe gettato nella roggia.
NULLA E' STATO TROVATO e un operaio si è presentato con della ferraglia che aveva precedentemente raccolto in quella roggia, più volte dragata negli anni dal comune per questioni di igiene pubblica. La illogicità di dette ricerche nulla ha portato a detrimento delle PROVE A CARICO DI ALBERTO STASI, né a raccolta di prove a carico di Andrea Sempio per addebitargli l'omicidio per cui Stasi è stato condannato.
FABIO NAPOLEONE ha continuato la sua indagine ordinando ai RIS di Cagliari di rifare la mappa dell'interno delle villetta del delitto sia riguardo alle macchie di sangue sia riguardo a quante figure si siano mosse nel quadro criminale ed ha fatto fare a Sempio anche una analisi antropometrica del corpo, addivenendo alla conferma, di quanto già accertato nel processo Stasi, che l'assassino è stato uno solo, nonostante la sua IPOTESI DI INDAGINE E RELATIVO CAPO DI IMPUTAZIONE CHE ANDREA SEMPIO AVESSE UCCISO CHIARA CON STASI ED ALTRI IGNOTI. Conclusione però è che l'assassino è Sempio e non Stasi.
Con quali prove? NAPOLEONE descrive una personalità di Sempio che non risulta da nessun fatto se non l'INTERPRETAZIONE PERSONOLOGICA basata su commenti espressi fra i 18 e i 20 anni in un forum di un social di uomini scapoli frustrati e misogini. Inoltre ha chiesto ai Carabinieri di Via Moscova a Milano, Gruppo RACIS, di disegnare il profilo personologico di Sempio in base agli interrogatori che il giovane ha dovuto subire proclamandosi sempre estraneo a quanto contestatogli. I Carabinieri hanno scritto che quando gli fanno domande dirette egli ha "un ghigno". LIBERA INTERPRETAZIONE DI UN ATTEGGIAMENTO DEFINITO STRAFOTTENTE  ma che potrebbe essere interpretabile come di difesa sarcastica a domande per lui assurde dato che nulla ha a che fare con il delitto e vive tutto come una ingiusta persecuzione di cui non comprende la ragione.
La demonizzazione di Andrea Sempio non lo mette nella scena del delitto con alcun FATTO CHE POSSA AVERE VALORE DI PROVA, MA NEMMENO DI INDIZIO DEL DELITTO CHE GLI SI VUOLE ATTRIBUIRE.
5 - L'ORA DELLA MORTE NON PUO ESSERE ADATTABILE ALLA BISOGNA. I riscontri logico-scientifici debbono collocarla fra le h. 09:12 quando ha disinsertio l'allarme, e non oltre le h.  09:44 e al massimo 10:17: telefonate fatte da Stasi al suo cellulare a cui lei non ha potuto più rispondere. Se alla prima poteva essere ancora viva ma impossibilitata a rispondere alla seconda si può già dare per morta, non sapendo quanto è durata la sua agonia.
La perizia Cattaneo la trovo scientificamente non accettabile per il metodo, inverosimile come altre sue perizie, fra cui quella scartata anche nel processo dell'omicidio della Fonderia di Marcheno come inverosimile dalla Corte, che ha accolto la perizia di altri sulla veridicità fattuale di come fu occultato il cadavere.

giovedì 30 ottobre 2025

Processo nelle Aule di Giustizia e processo mediatico - seguito DISAMINA DI FENOMENO LEGAL/SOCIAL/PSICOLOGICO

Nei due post precedenti a questo siamo arrivati alle prime riflessioni sull'anomalia dell'inchiesta Napoleone che, a differenza dell'irrazionale Processo Mediatico dovrebbe rispettare la logica dei fatti.
Abbiamo dunque trovato inspiegabili le ricerche ordinate da Napoleone ai VV.FF sulla base di voci su un episodio che riguarderebbe una delle cugine del ramo paterno di Chiara.
Gli avvocati della madre dell'assassino Stasi hanno presentato la richiesta di revisione del processo del figlio sulla base dell'aplotipo dichiarato inusabile dai periti nominati dai Giudici del processo Stasi e tale richiesta era stata già esaminata e respinta dal Procuratore Capo di Pavia Venditti.
Napoleone l'ha accolta mettendo sotto indagine il portatore di quell'aplotipo che, secondo gli avvocati di Stasi, poteva con tecniche nuove diventare un DNA.
Lungi dal diventarlo nel frattempo Napoleone spende i soldi dei contribuenti per fare una ricerca nella roggia dove qualcuno ha riferito a qualcun altro di aver visto Stefania Cappa gettare qualcosa la notte del 13 agosto 2007.
Napoleone dovrà dare conto alla legge di questo suo incomprensibile agire. Oppure no perché tutto questo sta bene al Ministro Nordio? 
Dopo questa indagine che non ha legami con Sempio, oggetto dell'indagine medesima, la Legge, rappresentata da Napoleone che evidentemente NON CREDE A TUTTO IL LAVORO SVOLTO DA CARABINIERI, POLIZIA DI STATO E SUOI COLLEGHI CHE HANNO CONSEGNATO L'ASSASSINO DI CHIARA ALLA GIUSTIZIA, continua a non trovare NULLA che smentisca quel precedente lavoro: i RIS gli consegnano il loro risultato che dice che sulla scena del crimine c'era un solo individuo. Fatto già acclarato nel processo che si vorrebbe mettere in discussione. Gli esami nella spazzatura trascurata confermano che il DNA in essa è solo dei due protagonisti della vicenda criminosa: l'assassino e la vittima.
Napoleone dovrebbe chiudere il suo volenteroso tentativo: invece manda un avviso di garanzia al suo predecessore, Venditti, per aver archiviato la richiesta, che lui ha accolto, per soldi.
A questo punto dopo i RIS e i VV.FF. entra in scena la G.d.F., più esattamente un Corpo speciale della G.d.F.: il GICO: Gruppi d'Investigazione sulla Criminalità Organizzata!
Dunque un Procuratore Capo della Repubblica Italiana, andato in pensione con 42 anni di onorato servizio senza macchia, avrebbe respinto la richiesta di revisione del processo Stasi NON sulla base di quanto scritto da CTU NON da lui nominati, ma dai giudici del processo, ma dietro pagamento di mazzetta di qualche decina di migliaia di euro sborsati dalla famiglia di Andrea Sempio!   
Questo non fa parte del Processo Mediatico, non è fantasticheria: è la legge che sta agendo così.
Ma cosa c'è di reale? La legge deve basarsi su fatti reali. Il Procuratore Venditti ha incassato soldi di ignota provenienza? Dove è la prova di questo incasso?
Non c'è al momento. C'è solo la famiglia Sempio che ha raccattato soldi in famiglia per darli agli avvocati i quali negano di averli presi.
Napoleone ritiene PROVA della dazione a Venditti un appunto su un foglietto in cui è scritto: Venditti, archivia, 20-30 euro.
Se guardo i miei appunti su fogli pro-memoria a distanza di tempo sono incomprensibili anche a me stessa che li ho scritti: note improvvisate al momento, che lette nella loro interezza non significano nulla, dato che si tratta di frammenti mnemonici fissati per un aiuto momentaneo alla nostra mente.
Ma per Napoleone sono la prova della colpa del suo predecessore corrotto. Ma non ha messo sotto accusa i corruttori Sempio...
Altra anomalia... Forse ha sbagliato imputazione? In realtà Venditti avrebbe commesso CONCUSSIONE? 
la concussione implica una condotta di costrizione da parte del pubblico ufficiale, che abusa del suo potere per indurre un privato a dare denaro o un'utilità per evitare un danno.
Sembrerebbe proprio questo il caso dell'accusa promossa da Napoleone contro Venditti. Ma lui ha scelto un'altra imputazione.
A questo punto la confusione del Processo Mediatico sembra essere ingenerata proprio da queste STRANEZZE della Legge dalla quale ci si aspetta LOGICA e COERENZA.
Il Ministro della Giustizia rimasto fino ad ora silente, quindi approvando dette singolarità, letta qualche critica sia pur rara come la mia, fa marcia indietro e dice una cosa ambigua: "bisogna avere il coraggio di fermarsi".
Come a dire: fermati Napoleone che invece di fare il nostro gioco questo disconoscimento del processo Stasi sta diventando un Boomerang. Smerdando la Giustizia pensavamo di favorire il Referendum per la mia Riforma, invece c'è chi ha capito che nulla c'entra la riabilitazione di un assassino, sconfessando il lavoro di Giudici e Forze dell'Ordine, con la mia volontà di separare le carriere dei magistrati.
In realtà Napoleone non deve fermarsi ma deve indagare con logica e buonafede. Invece sembra cercare prove inverosimili per attagliarle a tutti i costi ad Andrea Sempio e, non trovandole, è arrivato ad ipotizzare, per ora senza prove, una corruzione, altrettanto inverosimile del suo predecessore.
Appare allora fasulla questa uscita tardiva di Nordio che fino ad ora ha assistito a tutto questo in silenzio, peggio, dicendo in audio-video che: "Se si è stati assolti 2 volte non si può venire condannati, bisogna rifare il processo." Strano e preoccupante che nemmeno i giornali dell'opposizione abbiano rilevato l'assurdità, anche eversiva di una simile affermazione, perché detta per bocca di un Ministro della Giustizia contro il nostro Ordinamento Giuridico, il Diritto così come formulato nel nostro Paese!
Nordio si inventa il "Diritto a piacere": se si sono fatti 2 errori rilevati in Cassazione e RIFATTO il processo come da ordinamento in Appello bis, siccome si è giunti a condanna, confermata la validità in Cassazione, rifacciamo il processo (sta dicendo FACCIAMO LA REVISIONE DEL PROCESSO entrando così a gamba tesa nel merito di ciò che sta facendo Napoleone cercando prove che nella richiesta degli avvocati di Stasi non ci sono).
VI FIDATE VOI DI VOTARE SI AD UNA RIFORMA FATTA DA UN SIMILE MINISTRO?
IO ASSOLUTAMENTE NO.

mercoledì 29 ottobre 2025

Processo nelle Aule di Giustizia e processo mediatico - seguito

Assistendo al proseguimento della indagine portata avanti dal Procuratore Napoleone, che dovrebbe essere attinente al Processo nelle Aule di Giustizia, che in buona fede egli riprende in mano cercando una prospettata verità diversa da quella pur raggiunta dalla Giustizia italiana, si apprende che Andrea Sempio si è prestato di buon cuore a farsi prelevare il suo DNA, dato che quello presentato dagli avvocati della madre di Stasi non era legalmente utilizzabile alla bisogna, essendo prelevato con l'inganno da privati al soggetto successivamente iscritto nell'Avviso di garanzia.
La PROVA che deve cercare il Procuratore Napoleone è dunque la comparazione fra l'aplotipo del cromosoma Y ricavato dal taglio di due unghie delle mani del cadavere di Chiara Poggi e il DNA di Sempio.
Ma, allo stato, tale prova non è ancora stata fatta e tutto rimane come i CTU dei giudici del processo hanno stabilito: non è attribuibile a Sempio essere unico portatore di quella breve sequenza genetica.
Dunque? Il volgo pensante e pragmatico, sia pure percentualmente in numero inferiore a quello preda del PROCESSO MEDIATICO, si chiede perplesso perché il Procuratore Napoleone chieda ai VV.FF. di dragare un piccolo corso d'acqua di un borgo vicino a Garlasco cercando l'arma del delitto. I paesani assistono ridendo ad un dispiegamento di uomini e mezzi per dragare quel rigagnolo maleodorante che in 18 anni il Comune ha dovuto pur far pulire ogni tanto!
Ridono a buon diritto giacché è inverosimile che dopo precedenti pulizie si possa ancora trovare qualcosa. Infatti non si trova nulla di credibilmente attinente.
Poi c'è un primo piccolo colpo di scena: un operaio si presenta dai Carabinieri con della ferraglia che egli aveva raccolto da quel corso d'acqua che passa fra i muri delle case del borgo, e che aveva tenuto pensando in buona fede che non erano di nessuno e a lui potessero servirgli. Visto che interessavano la Legge lui li ha consegnati.
Inutile dire che nessuno di quegli attrezzi, più quelli recuperati dal lavoro dei VV.FF., sembra possano appartenere all'arma che ha ucciso Chiara.
Di sicuro Napoleone, ritenuto persona scrupolosa dal Ministro della Giustizia Nordio, avrà una idea scientifica dell'arma che ha ucciso Chiara, in base alle perizie del processo Stasi, l'autopsia del corpo di Chiara fatta nell'immediato, con la descrizione delle ferite riportate al capo e tenendo conto di quanto dichiarato all'epoca del delitto dal padre della vittima agli inquirenti che gli chiesero cosa mancava dalla casa: pochi asciugamani e un martello a due facce che lui teneva a portata di mano sul davanzale interno di una finestra.
Sempre quella parte del volgo che non fantastica si è chiesta perché, se l'indagato è Sempio, Napoleone ha dato credito alle voci nate da una testimonianza, all'epoca data e ritrattata, della visione di una ragazza bionda in bicicletta con in mano un attrezzo che al testimone sembrò un attizzatoio? E di altra voce che avrebbe visto la luce accesa a tarda sera nella casa della nonna materna (?) delle cugine di Chiara, quando la nonna non vi abitava più, e poi avrebbe sentito un tonfo nel rigagnolo che passa dietro detta casa? 
Ha dato credito se ha mandato i VV.FF. a fare il dragaggio dopo 18 anni, e non si comprende cosa leghi Andrea Sempio alle cugine di Chiara. Lui avrebbe ucciso Chiara con una delle cugine che poi sarebbe andata a disfarsi dell'arma a casa della nonna?
Napoleone è la legge e non ha nulla a che vedere con le fantasie del Processo Mediatico. 

Le cugine Cappa sono cugine di Chiara essendo figlie della sorella del padre di Chiara: per questo si chiamano come il loro papà.
Questa storia delle ricerche nel ruscello che scorre in mezzo alle case e, più precisamente, dietro la casa della nonna, ha creato nelle menti del volgo, ormai deliranti per star dietro a mille notizie che NULLA DICONO SU CHI HA UCCISO CHIARA, SE NON STASI COME ACCLARATO DA PROCESSO LEGALE, confusione nella confusione.
Essendo la nonna materna l'hanno in comune con Chiara, essendo la loro mamma e il padre di Chiara fratelli. Ma scorrendo i giornali più diversi si trova tutto e il contrario di tutto: la casa che confina con la roggia fatta dragare dal Procuratore Napoleone è in alcuni articoli della nonna comune con Chiara, dunque madre dei fratello e sorella Poggi, in altri della nonna materna di Chiara, dunque madre di Rita Preda in Poggi, in altri delle sole gemelle Cappa quindi nonna di parte paterna!!! Come si può arrivare a questi livelli di confusione?
Può chiamarsi questa INFORMAZIONE? Oppure disinformazione totale?
Tutto ciò che riguarda questo Processo mediatico è così.
La colpa di un pessimo giornalismo c'è tutta.
IL LEGITTIMO DUBBIO CHE SI STIA USANDO LA VOGLIA DI RIABILITARE UN ASSASSINO PER VOLONTA' DI SUA MADRE, legittimamente fino ad un certo punto, CON L'AIUTO DI QUELL'ANIMA PERSA DI VITTORIO FELTRI, CHE LO DICHIARA INNOCENTE SULLA BASE DEL NULLA, PER DIMOSTRARE CHE LA GIUSTIZIA E' UN CASINO E CHE LA PANACEA SIA LA RIFORMA NORDIO NON E' PIU' UN DUBBIO: E' CERTEZZA.

Processo nelle Aule di Giustizia e processo mediatico

 Assistiamo da almeno un anno ad un Processo mediatico fondato su parole e fantasia che si sovrappone alla concretezza della realtà dei fatti esaminati da tante persone qualificate a farlo nelle Aule di Giustizia della Repubblica Italiana secondo i crismi della Leggi italiane.

Quello che è spaventoso e destabilizzante è l'aderenza di tante menti alle fantasie proposte, senza concreti riscontri di realtà.

E' un fenomeno sociale oltre che di Giustizia. Denota una totale sfiducia in ciò che avviene dentro le Aule Giudiziarie dove il Diritto del cittadino dovrebbe essere garantito dalle Leggi e da precise regole di garanzia per tutti: in primis il cittadino processato.

Quello che viene chiamato giornalisticamente "Il caso Garlasco" esiste solo mediaticamente costituito da un preciso meccanismo usato in Pubblicità: I meccanismi psicologici della pubblicità si basano su tecniche persuasive per influenzare le decisioni d'acquisto, spesso sfruttando la ripetizione, le emozioni e la narrazione per creare un legame tra il consumatore e il prodotto. Altri meccanismi chiave includono la scarsità, la reciprocità, l'autorità, la riprova sociale e la simpatia. Queste strategie mirano a catturare l'attenzione e a rendere i messaggi memorabili e persuasivi a livello inconscio. 

Tutto questo esiste nel Processo mediatico "Garlasco". Esaminiamo i fatti.

Nasce dalla presenza in televisione di un avvocato, tale De Rensis, per conto della madre di Alberto Stasi: secondo la legge italiana riconosciuto nelle Aule di Giustizia quale assassino della sua fidanzata Chiara Poggi.

Tale avvocato È considerato uno dei massimi esperti di diritto sportivo, fra i casi di cui si è occupato la morte del ciclista Pantanifu lui a far riaprire il caso dopo 20 anni dalla morte del "Pirata", anche se poi la Procura incaricata ha archiviato tutto.

Nel caso dell'omicida Stasi egli,insieme alla collega Giada Bocellari Avvocatessa di Alberto Stasi, al suo fianco fin dall'inizio del caso, precedentemente assistente dell'avvocato Angelo Giarda, ha presentato una richiesta di revisione del Processo legalmente svoltosi nelle Aule di Giustizia con tutte le garanzie di difesa per l'imputato.

Tale richiesta fa parte del Diritto e viene accolta se si presentano PROVE consistenti che scardinano quanto accertato nel Processo legalmente svolto.

Nel caso dell'omicidio commesso da Alberto Stasi tali prove non ci sono allo stato dei fatti e per questo la Procura competente ha respinto la richiesta per mancanza di esse.

Cosa avevano presentato De  Rensis, aggiuntosi in un secondo tempo, e l'avvocatessa storica di Stasi, che aveva seguito la sua storia giudiziaria fin dall'inizio quale Assistente dell'Avv. Angelo Giarda che aveva difeso Stasi nel processo che ne aveva decretato la condanna?

Avevano presentato una delle tracce di indagine seguite dagli inquirenti, abbandonata come altre, per inconsistenza di concretezza di prova.

Per essere accolta tale traccia deve presentare NUOVI ELEMENTI DI CONSISTENZA.

Trattasi di una traccia genetica, parte di un cromosoma Y, ricavata dagli anatomo patologi tagliando le punte delle unghie delle mani della vittima. La quantità del materiale genetico è infinitesima e gli esperti, incaricati dalla procura, hanno ritenuto per questo che tale materiale, rilevato solo su due unghie su dieci, si sia depositato per contaminazione da altri oggetti e non in via diretta.

Tale traccia si attaglia a parte del cromosoma Y di uno dei frequentatori abituali di casa Poggi ma né sul piano genetico, né sul piano legale, si può dire che sia di quel frequentatore, essendo traccia parziale di una genetica di individui del posto, come avviene ed è riscontrato geneticamente nei luoghi territorialmente circoscritti in cui ci si unisce fra autoctoni.

L'Avv. De Rensis, front man della difesa Stasi, accolto in vari salotti televisivi, ha portato avanti la tesi che dall'aplotipo parziale del cromosoma Y, con tecniche scientifiche nuove scoperte negli USA, si può ricostruire l'intero DNA di un individuo. 

ATTENZIONE: QUI GIA' STIAMO ENTRANDO NEL PROCESSO MEDIATICO che nulla ha a che vedere con il processo svoltosi nelle Aule Giudiziarie, con ogni garanzia di Legge, che ha decretato che Alberto Stasi è l'assassino di Chiara Poggi.

PROCESSO MEDIATICO: il nuovo Procuratore di Pavia ha accolto la richiesta degli avvocati del condannato fondata su quanto descritto. Essi, pagando un investigatore privato, hanno ottenuto di prelevare il DNA della persona individuata come portatore di un aplotipo compatibile con quello trovato sulle 2 unghie della vittima. Tale prelievo non poteva però essere accettato in quanto azione di privati e non di uomini di legge. Ma nell'accogliere l'istanza il nuovo Procuratore Capo della Procura di Pavia, Napoleone, ha emesso un decreto di indagine iscrivendo quale indagato Andrea Sempio, persona indicata nella richiesta di revisione come nominativo associato nelle indagini del delitto Poggi al portatore di un aplotipo del cromosoma Y compatibile con quello ottenuto dal taglio delle punte delle unghie del cadavere. Ma in tale Decreto Andrea Sempio è stato da Napoleone indagato come "autore dell'uccisione di Chiara Poggi insieme al condannato Alberto Stasi ed ignoti altri".

Da qui ha inizio il PROCESSO MEDIATICO che NULLA HA DA SPARTIRE CON IL PROCESSO GARANTITO DALLA GIUSTIZIA ITALIANA, ma che anzi la destabilizza creando, a differenza del Processo Legale, verità incontrollate da riscontri di prova certa acquisita in dibattimento mediante il confronto dialettico e peritale fra accusa e difesa. E la mancanza di basi culturali per comprendere le perizie sia dei Consulenti Tecnici d'Ufficio che dei periti di parte, insieme ad una disarmante sfiducia nel Sistema Giudiziario, hanno creato un mostro mediatico coadiuvato da un giornalismo a tratti ignorante e a tratti colluso con chi, avendo posizioni di preminenza politica e nel Quarto Potere, dichiara pubblicamente l'innocenza di Stasi sostituendo il suo parere, basato sul niente, al Giudizio di un Processo Legale.   

Esaminiamo dunque tutto quanto è venuto fuori, e continua ogni giorno a venire fuori, con "strilli giornalistici" propagandato come PROVA della colpevolezza di Andrea Sempio ma senza riscontro né difesa.

Il DNA di Andrea Sempio, più volte ripetuto da De Rensis in TV come esistente, esiste solo nelle sue cellule di sicuro e l'ha lasciato sul bicchierino o cucchiaino sottratto dall'Investigatore Privato da lui incaricato, ma nei reperti prelevati sulla vittima NON C'E', né, per ora, è stato dall'aplotipo rinvenuto RICOSTRUITO UN DNA INTERO, COME DA LUI PREANNUNCIATO.

Ma vallo a spiegare ad un volgo eccitato la cui fantasia è direttamente proporzionale alla sfiducia nel sistema Giudiziario! Per quasi tutti coloro che seguono le trasmissioni televisive il DNA c'è, era addosso a Chiara intero e in quantità misurabile.

Ed ecco fabbricata una PROVA falsa del PROCESSO MEDIATICO.

Per quale motivo Andrea Sempio avrebbe ucciso Chiara? Qui si apre una ridda di ricostruzioni di fantasia in quanto non supportate da NULLA: il ragazzo di 18-19 anni all'epoca del delitto avrebbe nutrito un appetito sessuale nei confronti della vittima allora 26enne. Non importa che non vi siano fatti che diano conto di questa ipotesi, non importa che Chiara fosse definibile appena graziosa, una grazia modesta e affatto appariscente, la PROVA sarebbe che Andrea ha telefonato alcune volte a casa Poggi cercando Marco, fratello di Chiara, motivo per il quale il ragazzo frequentava casa Poggi. Egli voleva accertarsi che la ragazza fosse sola, anche se in casa bazzicava il fidanzato.Ed ecco fabbricata una seconda PROVA del PROCESSO MEDIATICO.

Ma come la mettiamo con il concorso nel delitto scritto di pugno del rigoroso Procuratore Napoleone? Scomodano Stasi e lo interrogano: frequentavano la stessa casa anche se per motivi e con ruoli diversi: conosce egli Andrea Sempio? Stasi risponde di no. E personalmente credo che abbia detto la verità.

Ma la fantasia del volgo, eccitato da un giornalismo che è l'esatto contrario di ciò che DEVE essere il giornalismo, galoppa e prendendo spunto da un fatto lontano nel tempo e nello spazio che riguarda un prete pedofilo di un Santuario della zona, regolarmente scoperto e condannato dalla legge e dalla Chiesa, inventa che la vittima sia stata a conoscenza di chissà quali inconfessabili segreti sul Santuario e per questo è stata "giustiziata" da un gruppo di persone fra cui (forse?) Andrea Sempio sempre per l'aplotipo... Riscontri? NESSUNO. Ma le fantasticheria del volgo cita immaginari riscontri scientifici che dimostrerebbero che le persone erano diverse.

Il Procuratore Napoleone intanto ha ordinato ai Carabinieri del RIS di fare varie misure reali della scena del crimine e dai riscontri l'Ufficiale incaricato riferisce che sulla scena del crimine c'era un'unica persona.

A questo punto il volgo pensante, pragmatico e non incline alle fantasticherie, si chiede come possa rimanere in piedi legalmente l'Atto di indagine avvisato a Sempio. Era una sola persona l'assassino, come già acclarato dal processo di condanna Stasi, e dunque come si regge con "Stasi e ignoti altri"

LA DISAMINA DI QUESTO FENOMENO LEGAL/SOCIAL/PSICOLOGICO CONTINUA ALLA PROSSIMA PUNTATA


venerdì 17 ottobre 2025

CASO MEDIATICO GARLASCO

Da circa un anno TUTTI i giornali e le TV ci parlano quotidianamente del "caso Garlasco".
Pochi ormai non sanno cosa sia per forza di cose.
Anche volendolo ignorare, sopraffatti da crimini quotidiani e altra ossessione estera in un mondo senza Pace e Giustizia come Gaza, sei costretto a pensare cosa mai stia accadendo.
Ebbene i fatti sono semplicissimi: un tale, Alberto Stasi, uccise la fidanzata il 13 agosto 2007 e fu indagato, processato e condannato, usufruendo del rito abbreviato se l'è cavata con soltanto 16 anni di carcere.
Come quell'altro caso mediatico, per fortuna non ravvivato da richieste di revisione per presunti errori investigativi, di Cogne, che tenne le pagine dei giornali e delle TV per molto tempo e l'assassina, mai confessa esattamente come Alberto Stasi, fu condannata a 16 anni grazie alle riforme fatte dai nostri legislatori per sfoltire il lavoro dei magistrati e le celle delle carceri.
Garlasco come Cogne senza colpa alcuna, due luoghi smerdati per azioni criminali non dipendenti dagli abitanti. 
Ma mentre l'assassina di Cogne riappare sporadicamente nelle cronache, l'assassino di Garlasco è riapparso prepotentemente prima ancora che il Procuratore di Pavia Napoleone decidesse di accettare la richiesta degli avvocati della madre di Stasi di prendere in considerazione un rivolo delle indagini tralasciato perché dichiarato dal CTU non probante di nulla, mentre si era delineato perfettamente il quadro probante su Stasi con la ricostruzione di come sia avvenuto il delitto.
Qualche anno fa, non ricordo se su un giornale o in un servizio televisivo, apparve la madre di Stasi, elegantemente vestita di un abito azzurro con uno dei suoi avvocati. Il servizio, di cui ricordo l'immagine di lei, verteva sulla possibilità di esplorare un particolare che, rileggendo le carte su sua richiesta, dato che crede suo figlio innocente, gli avvocati avevano trovato: un DNA di un giovane che frequentava la casa dei Poggi.
Lessi poi altri articoli, sporadici, sull'evolversi dell'iniziativa della madre di Stasi: aveva fatto seguire il giovane, che compariva nelle carte come possibile corrispondente al DNA trovato sulle mani di Chiara, da un investigatore privato e costui era riuscito, dopo vari appostamenti, ad impadronirsi di un cucchiaino o bicchierino usato dal giovane in un bar. Questo prelievo però non solo non aveva alcuna possibilità di essere usato legalmente, essendo stato prelevato proditoriamente e da una iniziativa privata, ma era il DNA di una persona che però non corrispondeva a quanto esaminato nelle indagini dal CTU nominato all'epoca dal giudice, essendo una piccola parte di una sequenza genetica definita aplotipo e non un DNA intero. Ma non avendo altro, gli avvocati hanno comunque presentato l'istanza di revisione al Procuratore di Pavia, all'epoca Venditti. Costui d'accordo con un PM ed un'altra magistrata della sua Procura archiviò, sulla base di quanto scritto dal Consulente Tecnico d'Ufficio che aveva periziato, per i suoi colleghi del Processo D'Appello bis, quel reperto non attribuibile ad alcuno e di scarsissima quantità.
Come si è arrivati dunque a Napoleone e alla quotidiana ossessionante grancassa del cosiddetto "caso Garlasco"?
Come ho detto sopra, prima che Napoleone aprisse un'indagine a carico di Andrea Sempio "in concorso con Alberto Stasi e altri" la musica è iniziata in sordina ad opera di un avvocato azzimato, fintamente cerimonioso, fino a lisciare ed incensare ogni interlocutore nelle sue ospitate televisive, pur di accattivare simpatie al suo assistito e all'iniziativa da lui e una sua collega intrapresa: la revisione del processo voluta dalla madre di Stasi e da lei finanziata, pagando gli avvocati e l'investigatore.
Su quali basi visto che la Procura aveva già respinto sulla base di ciò che aveva periziato il CTU?
E qui iniziano informazioni fuorvianti quanto infondate: il lustro avvocato con tono suadente annunciava "nuove tecniche" per ricostruire dall'aplotipo un intero DNA.
Ora di questo sicuramente la maggior parte degli ascoltatori non sa nulla, né può dunque capire niente di ciò che costui annunciava, non avendo gli strumenti culturali per capire fino in fondo cosa ciò potesse voler dire. Quindi, prendendo per buone queste parole, nella maggior parte della gente si creava un dubbio e un'attesa di possibili scenari diversi da quelli accertati dalla Giustizia. Nella cerchia di ascoltatori che abbiano studiato cosa è la molecola del DNA, cerchia ristretta, sorgeva quantomeno una blanda perplessità, sapendo che da un semplice aplotipo non si può certo risalire al quadro genetico completo di un individuo.
Ma l'avvocato dai modi untuosi piace alla gente dalla psicologia più elementare e dalla cultura scientifica pari allo zero e l'effetto iniziato è aumentato di trasmissione in trasmissione, in crescendo rossiniano fino ad assordare la verità nuda e cruda che di novità non ce ne sono nell'inchiesta aperta dal Nuovo Procuratore di Pavia con grande dispendio di energie e di pubblici denari.
L'aplotipo del cromosoma Y, non attribuibile in toto al povero Sempio messo sotto indagine, non è potuto crescere e diventare un DNA, con smarrimento espresso dalla nuova CTU nominata da Napoleone che l'ha espresso nell'udienza del 26 settembre 2025 chiedendo di poter esaminare ancora tale reperto fino al 18 dicembre 2025 per accontentare le aspettativa di Napoleone.
Napoleone che negli annunci di svolte clamorose portate avanti dall'avvocato di Stasi e da una pletora di giornalisti, forse solo per la pagnotta, ha chiesto e doverosamente ottenuto la collaborazione, oltre che dalla CTU per la parte genetica, anche dei Vigili del Fuoco per la ricerca infruttuosa dell'arma in un canale che passa dietro la casa della nonna delle gemelle cugine della povera uccisa. Ovviamente la ferraglia trovata faceva sorridere chi lì vive la vita vera e non quella proposta dagli strilloni dei giornali e televisivi, giacché la semplice ragione fa capire che quel canale in 18 anni, tanti ne sono passati dal 13 agosto 2007, il comune l'ha fatto pulire qualche volta, per elementari ragioni di igiene pubblica dato che passa rasente le case. La parte comica è che si è presentato un operaio che ha consegnato un poco di ferraglia che da quel canale aveva raccolto pochi anni prima che i poveri VV. FF. si affaticassero con mezzi a cercare l'arma del delitto.
Come Napoleone sia arrivato a questo sarebbe lungo spiegarlo. Ma di fola in fola, di suggestione in suggestione di mitomani, sempre presenti nella nostra variegata società, si era ventilata la possibilità, fondata su UN ASSOLUTO NULLA IN FATTI, che lì l'avesse gettata una delle gemelle cugine di Chiara.
Chi è ancorato bene alla REALTA' non si chieda perché. 
Cosa c'entra con l'indagine aperta su Andrea Sempio nell'ipotesi senza prova alcuna che avrebbe ammazzato Chiara in concorso con Stasi e eventuali altri.
Non c'è alcun nesso logico e reale.
Tanta fantasia a cui si è abbandonato però il volgo amante delle fiction abbandonandosi ad ogni congettura fondata sul nulla.
Qualcuno che ha cervello e responsabilità nelle nostre Istituzioni si rende conto di quanto tutto questo sia pericoloso?
Aizzare la folla sul niente come nei tempi medievali del "dalli all'untore"?
Tutti si rifugiano su: "Ma se il Procuratore sta facendo tutto questo chissà che carte avrà in mano!"
L'Uomo logico però fino ad ora NULLA ha visto di concreto.
Arrivata la conferma dai RIS, anch'essi messi in moto dal Procuratore come i VV.FF. e la nuova CTU,  che l'assassino era uno solo, fatto già acclarato dal processo a Stasi, Napoleone non so come abbia ancora potuto sostenere legalmente il suo Decreto di indagine in cui mette Sempio con l'assassino Stasi acclarato dalla legge e altri. 
Di certo si sa solo che al momento, non avendo trovato nulla di utile per una sola prova contro l'indagato, ha inviato un ulteriore atto di indagine contro il suo collega Venditti reo, con altri magistrati e Carabinieri di contorno, di aver archiviato quello che lui invece ha accolto. 
Una situazione istituzionale gravissima che puzza di forzatura della Giustizia da parte di chi esercita l'azione penale.
Si vuole mettere in discussione una sentenza passata in giudicato non con nuove prove sopravvenute bensì con la ricerca accanita di prove che al momento NON CI SONO, né per Sempio né per Venditti, gli altri magistrati della Procura da lui diretta e i Carabinieri in servizio presso detta Procura.
In questo una parte grave l'ha il "Quarto Potere" che sembra impazzito, privo di quella che dovrebbe essere la maggiore qualità del giornalismo: la chiarezza e la veridicità delle notizie.
Assistiamo ad una ridda di "non notizie", di cose buttate in pasto ad un volgo sempre più confuso e pronto a credere ad ogni infamia, di supposizioni e produzioni, per dirla in termini psicologico-psichiatrico, basate su nulla: appunti su foglietti che possono significare cose diverse ma vengono INTERPRETATI e le interpretazioni diventano verità, addirittura prove! 
Napoleone, dopo aver chiesto l'aiuto dei RIS, dei VV.FF. e di un nuovo CTU PER L'INDAGINE SU SEMPIO, ha chiesto l'aiuto del GICO PER L'INDAGINE SUL SUO COLLEGA VENDITTI e i magistrati e Carabinieri in servizio presso la procura con Venditti!
Ora, per capire la gravità di questa richiesta di Napoleone, bisogna dire che GICO è Gruppi di Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza! Venditti dunque sarebbe in sospetto di essere coinvolto in una vera e propria Organizzazione Criminale! Nel frattempo si fa trapelare alla stampa che l'appunto su un foglietto decifrabile a piacere sarebbe la prova che i poveri Sempio siano stati concussi da Venditti, concussore, che avrebbe archiviato dietro compenso di qualche decina di migliaia di euro.. Però non si parla di Concussione nel Decreto di indagine su Venditti stilato da Napoleone, ma di Corruzione! Nel contempo i Sempio non sarebbero però indagati per corruzione, pur essendo autori della dazione di denaro a Venditti!!! 
"La concussione è un reato previsto dall'articolo 317 del codice penale, commesso da un pubblico ufficiale che, abusando del suo potere, costringe qualcuno a dare o promettere denaro o altre utilità. È un reato grave che punisce la costrizione del privato, il quale si trova privato della sua libertà di scelta e costretto a cedere alle richieste per evitare un danno ingiusto."
A logica, da come la stampa e la TV riportano le clamorose rivelazioni, Venditti avrebbe abusato del suo potere di Pubblico Ufficiale di archiviare o meno la richiesta di revisione del processo Stasi, presentata dai suoi avvocati con "prove" contro Sempio, costringendo i Sempio a dare denaro per decidere di archiviare... Invece Napoleone scrive nell'avviso di garanzia Corruzione, là dove il corrotto sarebbe Venditti che avrebbe preso soldi dai Sempio che però NON sono indagati quali corruttori.
E' evidente a chiunque sia sano di mente, anche senza altre particolari competenze, che tutto questo, anche se fatto da un Procuratore della Repubblica, presenta diverse incongruità che lasciano sgomenti più che perplessi. 
Ma quello che personalmente più mi inquieta, non è l'agire scorretto e non chiaro del Ministro della Giustizia, che dovrebbe esprimere la sua preoccupazione per tali procedure e invece, tracimando dal suo ruolo, si è espresso nel merito dicendo assurdità giuridiche come "se uno è stato assolto 2 volte non può essere poi condannato, va rifatto il processo"!!!!!

Qualcuno gli dica che il processo d'Appello è stato rifatto proprio perché la Cassazione ha rilevato anomalie nella procedura della assoluzione nell'Appello che si era limitato a rileggere le carte del proscioglimento del GUP che da solo aveva deciso che non aveva prove sufficienti.
Quello che mi inquieta è l'agire di giornalisti che io stimavo: Pino Rinaldi e Massimo Giannini.
Giannini avevo già notato che non era più così rigoroso con le sue opinioni politiche e che la sua imparzialità si era appannata, indulgendo per pura convenienza verso opinioni di parte non veritiere. 
Ma vederlo su la NOVE, canale TV dove sono capitata girando sui canali, parlare del "caso Garlasco" come se fosse un poveretto qualsiasi incapace di notarne l'anomalia mi ha fatto capire che anche lui indulge a fare cassetta e non giornalismo d'inchiesta.
Pino Rinaldi non è un analista politico fine come Giannini lo era, è un buon giornalista di inchieste di cronaca, ha seguito con onestà intellettuale casi come Carretta con successo, come quello delle povere gemelline Schepp con grande sensibilità... Ma vedere un filmato breve della trasmissione che conduce, in cui illustrava il tentativo allucinante di dimostrare che l'impronta di scarpa Frau dell'assassino di Chiara n. 42 poteva essere pure un 44 come il numero che porta Sempio, mi ha fatto cadere e braccia!
Non è possibile che la sua intelligenza possa credere questo tentativo credibile... Ma forse anche lui lo fa per convenienza, altrimenti avrebbe detto che dell'acquisto di un paio di scarpe Frau n. 42 c'è la ricevuta di pagamento agli Atti del processo ad opera di Stasi il 9 settembre 2006, 11 mesi prima dell'omicidio di Chiara, e che di quell'acquisto e relativo possesso Stasi non ha mai parlato, e quando è stata trovata la ricevuta di pagamento tramite indagine presso il venditore con i dati della carta di credito degli Stasi egli ha dovuto ammettere di averle possedute ma, quantunque ancora nuove, non ha saputo spiegare dove fossero e lui non le aveva più!
Rinaldi lo sa. Come sa che Andrea Sempio non ha mai posseduto scarpe Frau n. 44, anche perché costose e lui non ha i soldi che avevano gli Stasi. Però Rinaldi non lo dice: illustra la ricerca di un collega, Grimaldi, sulla suola 42 che potrebbe diventare un 44.
Onestà giornalistica perduta.