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domenica 10 maggio 2026

ANATOMIA COMPARATA FRA LE PROVE VERIFICATE IN UN PROCESSO E QUELLE DA VERIFICARE

Torno a scrivere un piccolo saggio su un caso che tocca le coscienze di tanti: una indagine su un uomo giovane a cui si vuole attribuire il delitto di un altro già accertato in più di un processo. 
Parlo del delitto di una donna di 26 anni, Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.
Il suo assassino è il suo fidanzato da 4 anni: Alberto Stasi.
Il primo processo in Assise viene svolto da un unico uomo, il Giudice Unico Stefano Vitelli.
Il GIP (Giudice per le Indagini Preliminari) e il GUP (Giudice dell'Udienza Preliminare) sono due figure distinte nel processo penale italiano. Il GIP garantisce la legalità durante le indagini, decidendo su misure cautelari e archiviazioni. Il GUP decide, nell'udienza preliminare, se rinviare a giudizio l'imputato o emettere una sentenza di non luogo a procedere.
Stefano Vitelli, Dall’anno 2008 sino al 2012 ha ricoperto funzione di GIP/GUP presso il Tribunale di Vigevano redigendo come Giudice di primo grado la sentenza nei confronti di Stasi Alberto (c.d. caso di Garlasco),  il quale lo assolve.
"«Non so se c’è un innocente in carcere» ha dichiarato Vitelli. «Nel libro parlo, e ho sempre parlato, di ragionevole dubbio".
Vitelli infatti ha scritto un libro sulla sua esperienza di Giudice Unico che decise di assolvere Stasi per il ragionevole dubbio.
Il Giudice Vitelli con il suo libro


Una delle motivazioni da lui addotte sul suo "ragionevole dubbio" sulla colpevolezza di Stasi fu su una delle prove soggette ad interpretazione: la telefonata che il 24enne fa al 118 per comunicare che la fidanzata "forse" ha bisogno d'aiuto. Il Giudice Vitelli ci informa nel suo libro e nelle interviste alla stampa che lui fece ascoltare la registrazione della telefonata ad un suo amico, ex compagno di Liceo, il quale disse che per lui quella voce non era fredda come l'accusa aveva voluto interpretarla, ma era la voce di una persona spaventata.
Ma tutte le altre prove?
Il processo passa in Appello. Due giudici togati e sei popolari.
La legge autorizza il giudice a pronunciare la condanna dell’imputato quando “il dato probatorio acquisito in ordine alla sua responsabilità lascia fuori soltanto eventualità remote, certamente prospettabili come possibili ma che si pongono al di fuori dell’ordine normale delle cose e della normale razionalità umana”.(cfr. Cass. Sez. I 21 maggio 2008 n. 31.456 richiamata a pag. 174 dell’impugnazione) 
La Corte assolve di nuovo Alberto Stasi perché non ravvisa nella citata motivazione, acquisita da una sentenza di Cassazione, il caso in specie, ritenendo che per Stasi non si possano escludere altre possibilità.
Interviene la Corte di Cassazione che esaminando la sentenza la trova illogica e mancante di quel rigore che è garanzia di serietà del giudizio espresso e chiede un nuovo Appello. In particolare la Corte lamenta l'aver elencato gli indizi senza cercare un legame ragionevole fra loro in modo da formarsi il quadro probatorio concordante che ha valore di prova.
Si va dunque all'Appello bis e qui Stasi viene condannato al di là di ogni ragionevole dubbio.
Vediamo in base a quali prove:
1 - La telefonata è prova soggetta ad interpretazione, quindi in sé puo' essere un indizio ma non sicura prova. Egli non chiama immediatamente i soccorsi, pur non sapendo se Chiara sia ancora viva visto che riferisce di non essersi avvicinato al suo corpo disteso in fondo alla scala, ma di averlo visto solo dall'alto.
Telefona solo quando è all'ingresso della Stazione dei Carabinieri. Ha lasciato la fidanzata immota senza vedere se era viva, ferita o morta. Ma va dai Carabinieri. Perché? Potrebbe essere caduta per le scale. La prima cosa a cui pensare è un'ambulanza, un soccorso Medico. Ma lui va dai Carabinieri.
Perché? Perché sa che lì è stato commesso un delitto? Il tono e quel che dice è soggetto ad interpretazione, come dice Vitelli, ma il resto no. Il resto è non logico, non normale, non verosimile.
RICOSTRUZIONE DI FABIO NAPOLEONE SOSTITUENDO IL FIDANZATO STASI CON ANDREA SEMPIO, DICIANNOVENNE AMICO DEL FRATELLO MINORE DI CHIARA CHE PER GIOCARE CON LUI AI VIDEOGIOCHI FREQUENTA SALTUARIAMENTE CASA POGGI.
Prova 1 - Entra suonando al campanello di casa Poggi con l'intenzione di avere un rapporto sessuale con Chiara eccitato dal fatto che ha visto uno dei filmati che Stasi chiedeva a Chiara di girare mentre avevano un rapporto sessuale, che poi venivano conservati in una cartella sul PC che usava a volte anche il fratello Marco per giocare con i videogiochi con gli amici. PROVA CHE QUESTO SIA AVVENUTO FABIO NAPOLEONE NON NE FORNISCE, egli suppone anche che Andrea abbia scaricato quei filmati su una chiavetta USB, ma non fornisce prova né di questa supposta operazione né se egli possieda una chiavetta USBANDREA SEMPIO uccide Chiara che gli ha aperto la porta anche se, testimonia Rita Preda Poggi, sua madre, che mai sua figlia, che si da per inteso che ella conosca, avrebbe aperto ad un amico di Marco in déshabillé non essendo con lui in nessuna confidenza. La uccide perché la assale per avere con lei un rapporto dato che pensa che se va con il fidanzato e fa i filmini hard con lui lo può fare con chiunque, anche con lui. Questo suppone Fabio Napoleone e porta a PROVA di questa sua ipotesi che in quegli anni Andrea Sempio si era iscritto ad un Forum on-line di uomini un poco frustrati che parlavano di donne scambiandosi pareri e commenti discutibili forse a causa dell'immaturità, inesperienza e complessi vari. BISOGNA DIRE CHE NON VI E' NESSUNO CHE ABBIA VISTO ANDREA SEMPIO NELLE VICINANZE DELLA CASA DEL DELITTO. FIN QUI ABBIAMO SOLO UNA RICOSTRUZIONE IPOTETICA DI FABIO NAPOLEONE.
2 - Stasi dice di non aver più visto Chiara dalla sera prima quando ha mangiato con lei una pizza e di essere andato a dormire a casa sua. L'allarme della casa è stato inserito all'1:52. Sicuramente da Chiara e disinserito la mattina dopo alle h. 09:12. Due orari che secondo il processo Stasi segnano la sua andata via e il suo ritorno la mattina dopo. Una signora, molto lucida e molto attenta la cui figlia abita di fronte a Casa Poggi e che era andata a far visita alla figlia, descrive una bicicletta nera da donna appoggiata accanto al cancello pedonale di Casa Poggi alle h. 09.10.
La famiglia Stasi possiede una bicicletta nera da donna ma Alberto Stasi NON LO DICE agli inquirenti. Fra questi il Maresciallo dei Carabinieri Marchetto che "Per giustificare la decisione di non sequestrarla, disse di avere assistito personalmente alla deposizione della testimone che l'aveva vista davanti alla villa del delitto e di essere pertanto sicuro che non somigliasse a quella custodita nell'officina del padre di Alberto Stasi. Nel 2014, invece, fu dimostrato che a quella biciletta nera furono sostituiti i pedali per eliminare eventuali tracce biologiche. Secondo l’accusa, dichiarando il falso al giudice che lo interrogava, l'ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto avrebbe sviato il processo contro Alberto Stasi per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Anche per questo motivo l'imputato avrebbe incassato una doppia assoluzione, cancellata poi dalla Cassazione, che ordinò un processo bis. Due anni e mezzo di reclusione e i danni da pagare ai famigliari di Chiara Poggi, con una provvisionale di 10 mila euro. E' la condanna per falsa testimonianza inflitta all'ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto, che nel 2007 comandava la stazione dei carabinieri di Garlasco.
QUESTA E' UNA PROVA A CARICO DI ALBERTO STASI, egli ha taciuto di possedere una bicicletta nera da donna esattamente descritta anche nei particolari dalla teste con giorno ed ora dato che dalla figlia non va tutti i giorni, inoltre un'altra vicina ha detto di aver visto la bicicletta esattamente dove l'ha vista la teste principale ma non è certa del giorno esatto quindi la sua testimonianza è ritenuta meno probante.
La motivazione dell'omicidio di Stasi nei riguardi della fidanzata viene ipotizzata nella fissazione di Alberto Stasi per la pornografia di cui si trovano tracce nei PC di Chiara e di Stasi stesso. Egli collezionava immagini pornografiche in modo metodico dando titolo specifico per immagini, ad esempio "donne incinte", ovviamente in situazioni sessualmente pornografiche, ed altri argomenti.
Inoltre, sempre dalle immagini sui PC, si scopre che mentre era in Gran Bretagna in vacanza per imparare l'inglese con un suo amico, raggiunto per qualche giorno dalla fidanzata, fotografava a loro insaputa donne sconosciute, parti dei loro corpi. Queste immagini, riferiscono i familiari, avevano contrariato Chiara che le aveva scoperte in mezzo alle foto fatte nei giorni in cui era stata in Gran Bretagna. Invece nulla sapevano i familiari che Chiara aveva permesso al fidanzato di riprendersi in video mentre avevano rapporti intimi. Lo sapranno dalle indagini.
La difesa e, attualmente, sembra i Carabinieri di via Moscova a Milano incaricati da Fabio Napoleone delle indagini da lui coadiuvate, trovano non PROVATO il motivo ipotizzato dall'accusa che fra Chiara e il fidanzato fosse avvenuta una lite la sera prima del delitto perché lei, aiutandolo nella stesura della tesi di laurea che lui stava scrivendo, aveva aperto la cartella in cui lui custodiva i filmati pornografici. Gli stessi Carabinieri, secondo notizie di stampa, avrebbero detto che non ci sono prove nel quadro accusatorio che ha portato a condanna Stasi.
Verosimilmente la motivazione non abbisogna di una visione ennesima delle manie di Alberto Stasi, a Chiara già note per averne parlato con la cugina Stefania Cappa, figlia della sorella di suo padre. Verosimilmente si può invece IPOTIZZARE, data la personalità di Chiara Poggi come descritta dagli stretti familiari, che ella ha scoperto a poco a poco certi lati della personalità del fidanzato, aderendovi per amore verso di lui, ma non condividendo nell'intimo quegli aspetti delle sue fantasie, bisogni che ella ha assecondato, ma che potrebbero averle creato un conflitto interiore di sofferenza morale, divenuto insostenibile e, la sera prima del delitto, a seguito della visione delle foto maniacali fatte in Gran Bretagna e la conseguente contrarietà che aveva provocato un turbamento in lei, notato e riportato dai familiari, ai quali però Chiara non aveva specificato la causa, probabilmente per pudore, ella ha esternato al fidanzato tutta la sua contrarietà su dette manie, che ha provocato la scelta di lui di andarsene a dormire a casa sua e, IPOTESI, al mattino, gonfio di risentimento per quanto dettogli da Chiara, è andato a casa sua di impeto sperando che lei si rimangiasse quanto dettogli, con immaginabile sofferenza, la sera prima. Lei gli ha aperto, stanca e sfiduciata, ha risposto allo scontro senza deflettere dalle tristi conclusioni a cui era giunta su di lui e lui, non ottenendo un ripensamento a quel giudizio che Chiara gli aveva esternato, l'ha colpita e non è riuscito a fermarsi. Probabilmente ha afferrato il martello che il padre di Chiara ha detto essere sparito ed ha elencato fra gli oggetti mancanti, come richiestogli dagli inquirenti, un martello a doppia faccia di cui una con biforcazione che può essere stata causa delle lesioni più taglienti sulla vittima, oltre quelle riportate sbattendo sugli scalini della scala dove è stata gettata. Sempre ipotizzando una ricostruzione, come IPOTESI sono quelle fatte da Napoleone nella sua inchiesta su Andrea Sempio non suffragata da riscontri di prova, la larga pozza di sangue ai piedi della scala in salita potrebbe esser dovuta alla volontà di Chiara di sottrarsi alla discussione interrompendola con la scusa che doveva salire a vestirsi essendo ancora in pigiama. Azione che può aver aumentato la frustrazione del fidanzato schiacciato dal giudizio datogli dalla fidanzata su di lui e le sue manie sessuali. Per Chiara, ragazza matura di 26 anni, educata su buoni principi, la consapevolezza triste e deludente che quel fidanzato non era giusto non deve aver avuto spazio per ripensamenti. Alberto Stasi non ha accettato il giudizio e dopo averla uccisa ha voluto affermare la sua volontà, per lui giusta, di visionare filmati porno appena tornato a casa, come dimostra la perizia informatica. 
Nella dichiarazione di Stasi egli afferma che non ha più visto Chiara dalla sera prima fino a quando, pur sapendola sola e telefonandole piu' volte nel corso della mattinata senza ricevere risposta, si è deciso ad andare da lei alle h. 13:50 trovandola in fondo alle scale immota. La sua singolare reazione l'ho già descritta. Ma come mai, pur abitando vicino, non è andato prima visto che stranamente non rispondeva al telefono? Sapeva cosa aveva fatto e, dopo aver saggiato, chiamandola al telefono, la possibilità che in qualche modo fosse rimasta ferita ma viva dopo la sua aggressione, non avendo ricevuto alcuna risposta, si è deciso ad affrontare con angoscia l'ineludibile scoperta dell'uccisione da lui compiuta. Il suo comportamento strano diventa così totamente spiegabile. Senza perizie psicologiche.
RICOSTRUZIONE DI FABIO NAPOLEONE sugli spostamenti di Andrea Sempio nella mattinata del 13 agosto 2007. Come riportato non ci sono testimoni che abbiano visto Andrea nei dintorni di Casa Poggi nelle ore del delitto né in tutta la mattinata. Egli ha dichiarato come ha trascorso quella mattinata. E' stato a casa con il padre, che conferma, quando la madre è rientrata ha preso l'unica auto a disposizione ed è andato a Vigevano, probabilmente per spezzare la noia di un giorno di agosto senza l'amico Marco, più volte cercato, che era in vacanza in montagna con i genitori. Poi è tornato ed è andato dalla nonna. NAPOLEONE contesta la sua andata a Vigevano perché le celle telefoniche dicono che il suo cellulare in quelle ore agganciava la cella di Garlasco. Ma è anche vero che trattasi di zone vicine e servite da entrambe le celle. Su questo ci sono perizie tecniche varie. NAPOLEONE contesta la presentazione di uno scontrino di parcheggio senza targa a prova della sua andata a Vigevano, contesta il motivo, l'acquisto di un libro perché DOVEVA SAPERE CHE LA LIBRERIA QUEL GIORNO ERA CHIUSA. Inoltre Andrea non ricorda il titolo del libro che voleva comperare. Tutte queste considerazioni non possono provare che Andrea fosse a casa Poggi, né che abbia ucciso Chiara in un tentativo di stupro la cui dinamica di solito non si risolve con un impeto a martellate in testa come la casistica di omicidi per stupro dimostra.
3 - La bicicletta nera da donna, finalmente individuata, presenta anormalmente pedali pregiati di altra bicicletta di proprietà della famiglia Stasi: una "Umberto Dei" su cui sono montati pedali non pregiati attribuibili alla bicicletta nera da donna. Chi indaga dice che c'è stato uno scambio di pedali dopo certosina indagine sulla produzione di dette biciclette e sui materiali usati e montati su esse. Da come spiegazione il tentativo estremo di nascondere tracce di sangue sui pedali della bicicletta vista dalla testimone davanti casa Poggi. Dato che la bicicletta nera da donna non fu subito sequestrata, come accertato da condanna Maresciallo Marchetto, Stasi o chi per lui ha potuto lavare accuratamente i pedali ma, temendo comunque le analisi microscopiche, in estrema "ratio", ha montato quei pedali incriminati sulla non attenzionata bicicletta da uomo Umberto Dei dove, stranamente, è stato rilevato materiale cellulare con DNA di Chiara Poggi. Notizie attuali riportano che l'ingegnere che fece la perizia sulle biciclette su richiesta della Procura NEGA di aver mai detto e scritto che Stasi abbia scambiato i pedali. Se non c'è prova che l'abbia fatto in prima persona è indubbio che le due biciclette presentavano pedali non concordanti con quelli che ciascuna monta in origine secondo le ricerche fatte sulle ditte produttrici di entrambe. Nella sentenza è riportato quanto ho esposto. Comunque tale perizia è fra tutti i documenti allegati al faldone della sentenza di condanna. Andrea Sempio NON possedeva in quel momento alcuna bicicletta nera da donna come descritta dalle due testimoni. 
FABIO NAPOLEONE non spiega né porta prove contrarie a quanto fin qui descritto nella sentenza Stasi. La motivazione ipotizzata su una ripulsa di Chiara a continuare i rapporti sessuali con il fidanzato facendosi riprendere durante essi è una IPOTESI che si fonda sul ritratto psicologico della ragazza così come descritta da chi la conosceva bene, soprattutto i suoi familiari. Ma sono IPOTESI ancora meno probanti quelle fatte su Andrea Sempio basandosi sui suoi commenti espressi su un social di uomini frustrati nei confronti delle  donne. IPOTESI, non prova. Difficile arrivare a tentare uno stupro con questi presupposti e come spiegare l'ardire di questo diciannovenne di andare a casa Poggi di mattina senza rischiare di trovarci il fidanzato?
4 - Le prove scientifiche: l'assassino calzava con certezza scarpe n. 42. Nella sentenza di condanna è riportata la minuziosa indagine effettuata sulla suola a pallini per risalire alla marca e al modello da quella suola che ha lasciato la sua orma a pallini: presumibilmente marca Frau. Stasi non ha detto di aver mai posseduto scarpe con dette suole e quella marca. Le indagini hanno accertato che aveva acquistato scarpe con quella suola, molto probabilmente Frau oppure Geox, il settembre precedente il delitto, ma di tali scarpe non c'è traccia. Se le indossava al momento in cui ha ucciso Chiara le ha gettate con il martello che il padre di Chiara non ha trovato più e che teneva nella parte interna del davanzale di una finestra per lavoretti casalinghi. Come concilia NAPOLEONE i piedi di Sempio con tali calzature non possedute dal giovane che portava abitualmente stivaletti n. 44 e non quei modelli di scarpe, bastando vedere le sue foto dell'epoca e lo stile con cui si vestiva? 
L'indagine che ha portato alla condanna di Stasi ha cercato sulla punta delle unghie del cadavere della vittima eventuali DNA dell'assassino, trovando DNA sconosciuti e una labile traccia genetica di un aplotipo riconducibile al cromosoma Y di Sempio, ma solo con certezza statistica e non sicuramente attribuibile. FABIO NAPOLEONE, che ha accolto la richiesta degli avvocati della madre di Stasi, respinta in precedenza dal Procuratore Venditti e dalla Commissione Europea Dei diritti dell'Uomo con la motivazione che "Il processo di condanna Stasi è stato equo", ha nominato un nuovo CTU che ha esaminato l'aplotipo giungendo alle stesse conclusioni scientifiche del CTU precedente. Risultano inoltre non comprensibili sul piano logico le indagini messe in atto da Fabio Napoleone sulla ricerca dell'arma del delitto dopo 18 anni in una roggia che scorre fra le case in comune di Tromello, raggiungibile in bicicletta in un quarto d'ora circa da Garlasco, raccogliendo una voce di una persona che avrebbe vista la luce  accesa nella casa della nonna materna della vittima, signora Galli, mentre tale persona risultava ricoverata dunque assente, e di aver visto un'auto parcheggiata accanto a detta casa la sera prima del delittoLa presenza di luci accese in questa villetta la sera prima del delitto ha sollevato misteri e testimonianze, talvolta confondendosi con un'altra casa di proprietà della nonna paterna della vittima, quindi nonna materna delle cugine gemelle Cappa figlie della sorella di papà Poggi. La casa in cui il 12 agosto è stata vista la luce accesa si trova in via Sassi, 101 a Gropello Cairoli ed è la casa della signora Mariuccia Galli, nonna materna di Chiara Poggi (e madre di Rita Preda madre di Chiara). Dunque molta confusione come in molte "notizie" di questa NON comprensibile indagine di Napoleone. Giacché la roggia si trova a Tromello ed è lì che il Procuratore ha mandato i VV.FF. a dragare la roggia per cercare dopo 18 anni il borsone che, altra persona dice di aver appreso da un'altra ancora deceduta, una giovane assomigliante alla cugina Cappa, dopo aver aperto agitata la casa della comune nonna, madre del padre di Chiara e della madre delle Cappa, avrebbe gettato nella roggia.
NULLA E' STATO TROVATO e un operaio si è presentato con della ferraglia che aveva precedentemente raccolto in quella roggia, più volte dragata negli anni dal comune per questioni di igiene pubblica. La illogicità di dette ricerche nulla ha portato a detrimento delle PROVE A CARICO DI ALBERTO STASI, né a raccolta di prove a carico di Andrea Sempio per addebitargli l'omicidio per cui Stasi è stato condannato.
FABIO NAPOLEONE ha continuato la sua indagine ordinando ai RIS di Cagliari di rifare la mappa dell'interno delle villetta del delitto sia riguardo alle macchie di sangue sia riguardo a quante figure si siano mosse nel quadro criminale ed ha fatto fare a Sempio anche una analisi antropometrica del corpo, addivenendo alla conferma, di quanto già accertato nel processo Stasi, che l'assassino è stato uno solo, nonostante la sua IPOTESI DI INDAGINE E RELATIVO CAPO DI IMPUTAZIONE CHE ANDREA SEMPIO AVESSE UCCISO CHIARA CON STASI ED ALTRI IGNOTI. Conclusione però è che l'assassino è Sempio e non Stasi.
Con quali prove? NAPOLEONE descrive una personalità di Sempio che non risulta da nessun fatto se non l'INTERPRETAZIONE PERSONOLOGICA basata su commenti espressi fra i 18 e i 20 anni in un forum di un social di uomini scapoli frustrati e misogini. Inoltre ha chiesto ai Carabinieri di Via Moscova a Milano, Gruppo RACIS, di disegnare il profilo personologico di Sempio in base agli interrogatori che il giovane ha dovuto subire proclamandosi sempre estraneo a quanto contestatogli. I Carabinieri hanno scritto che quando gli fanno domande dirette egli ha "un ghigno". LIBERA INTERPRETAZIONE DI UN ATTEGGIAMENTO DEFINITO STRAFOTTENTE  ma che potrebbe essere interpretabile come di difesa sarcastica a domande per lui assurde dato che nulla ha a che fare con il delitto e vive tutto come una ingiusta persecuzione di cui non comprende la ragione.
La demonizzazione di Andrea Sempio non lo mette nella scena del delitto con alcun FATTO CHE POSSA AVERE VALORE DI PROVA, MA NEMMENO DI INDIZIO DEL DELITTO CHE GLI SI VUOLE ATTRIBUIRE.
5 - L'ORA DELLA MORTE NON PUO ESSERE ADATTABILE ALLA BISOGNA. I riscontri logico-scientifici debbono collocarla fra le h. 09:12 quando ha disinsertio l'allarme, e non oltre le h.  09:44 e al massimo 10:17: telefonate fatte da Stasi al suo cellulare a cui lei non ha potuto più rispondere. Se alla prima poteva essere ancora viva ma impossibilitata a rispondere alla seconda si può già dare per morta, non sapendo quanto è durata la sua agonia.
La perizia Cattaneo la trovo scientificamente non accettabile per il metodo, inverosimile come altre sue perizie, fra cui quella scartata anche nel processo dell'omicidio della Fonderia di Marcheno come inverosimile dalla Corte, che ha accolto la perizia di altri sulla veridicità fattuale di come fu occultato il cadavere.

venerdì 17 ottobre 2025

CASO MEDIATICO GARLASCO

Da circa un anno TUTTI i giornali e le TV ci parlano quotidianamente del "caso Garlasco".
Pochi ormai non sanno cosa sia per forza di cose.
Anche volendolo ignorare, sopraffatti da crimini quotidiani e altra ossessione estera in un mondo senza Pace e Giustizia come Gaza, sei costretto a pensare cosa mai stia accadendo.
Ebbene i fatti sono semplicissimi: un tale, Alberto Stasi, uccise la fidanzata il 13 agosto 2007 e fu indagato, processato e condannato, usufruendo del rito abbreviato se l'è cavata con soltanto 16 anni di carcere.
Come quell'altro caso mediatico, per fortuna non ravvivato da richieste di revisione per presunti errori investigativi, di Cogne, che tenne le pagine dei giornali e delle TV per molto tempo e l'assassina, mai confessa esattamente come Alberto Stasi, fu condannata a 16 anni grazie alle riforme fatte dai nostri legislatori per sfoltire il lavoro dei magistrati e le celle delle carceri.
Garlasco come Cogne senza colpa alcuna, due luoghi smerdati per azioni criminali non dipendenti dagli abitanti. 
Ma mentre l'assassina di Cogne riappare sporadicamente nelle cronache, l'assassino di Garlasco è riapparso prepotentemente prima ancora che il Procuratore di Pavia Napoleone decidesse di accettare la richiesta degli avvocati della madre di Stasi di prendere in considerazione un rivolo delle indagini tralasciato perché dichiarato dal CTU non probante di nulla, mentre si era delineato perfettamente il quadro probante su Stasi con la ricostruzione di come sia avvenuto il delitto.
Qualche anno fa, non ricordo se su un giornale o in un servizio televisivo, apparve la madre di Stasi, elegantemente vestita di un abito azzurro con uno dei suoi avvocati. Il servizio, di cui ricordo l'immagine di lei, verteva sulla possibilità di esplorare un particolare che, rileggendo le carte su sua richiesta, dato che crede suo figlio innocente, gli avvocati avevano trovato: un DNA di un giovane che frequentava la casa dei Poggi.
Lessi poi altri articoli, sporadici, sull'evolversi dell'iniziativa della madre di Stasi: aveva fatto seguire il giovane, che compariva nelle carte come possibile corrispondente al DNA trovato sulle mani di Chiara, da un investigatore privato e costui era riuscito, dopo vari appostamenti, ad impadronirsi di un cucchiaino o bicchierino usato dal giovane in un bar. Questo prelievo però non solo non aveva alcuna possibilità di essere usato legalmente, essendo stato prelevato proditoriamente e da una iniziativa privata, ma era il DNA di una persona che però non corrispondeva a quanto esaminato nelle indagini dal CTU nominato all'epoca dal giudice, essendo una piccola parte di una sequenza genetica definita aplotipo e non un DNA intero. Ma non avendo altro, gli avvocati hanno comunque presentato l'istanza di revisione al Procuratore di Pavia, all'epoca Venditti. Costui d'accordo con un PM ed un'altra magistrata della sua Procura archiviò, sulla base di quanto scritto dal Consulente Tecnico d'Ufficio che aveva periziato, per i suoi colleghi del Processo D'Appello bis, quel reperto non attribuibile ad alcuno e di scarsissima quantità.
Come si è arrivati dunque a Napoleone e alla quotidiana ossessionante grancassa del cosiddetto "caso Garlasco"?
Come ho detto sopra, prima che Napoleone aprisse un'indagine a carico di Andrea Sempio "in concorso con Alberto Stasi e altri" la musica è iniziata in sordina ad opera di un avvocato azzimato, fintamente cerimonioso, fino a lisciare ed incensare ogni interlocutore nelle sue ospitate televisive, pur di accattivare simpatie al suo assistito e all'iniziativa da lui e una sua collega intrapresa: la revisione del processo voluta dalla madre di Stasi e da lei finanziata, pagando gli avvocati e l'investigatore.
Su quali basi visto che la Procura aveva già respinto sulla base di ciò che aveva periziato il CTU?
E qui iniziano informazioni fuorvianti quanto infondate: il lustro avvocato con tono suadente annunciava "nuove tecniche" per ricostruire dall'aplotipo un intero DNA.
Ora di questo sicuramente la maggior parte degli ascoltatori non sa nulla, né può dunque capire niente di ciò che costui annunciava, non avendo gli strumenti culturali per capire fino in fondo cosa ciò potesse voler dire. Quindi, prendendo per buone queste parole, nella maggior parte della gente si creava un dubbio e un'attesa di possibili scenari diversi da quelli accertati dalla Giustizia. Nella cerchia di ascoltatori che abbiano studiato cosa è la molecola del DNA, cerchia ristretta, sorgeva quantomeno una blanda perplessità, sapendo che da un semplice aplotipo non si può certo risalire al quadro genetico completo di un individuo.
Ma l'avvocato dai modi untuosi piace alla gente dalla psicologia più elementare e dalla cultura scientifica pari allo zero e l'effetto iniziato è aumentato di trasmissione in trasmissione, in crescendo rossiniano fino ad assordare la verità nuda e cruda che di novità non ce ne sono nell'inchiesta aperta dal Nuovo Procuratore di Pavia con grande dispendio di energie e di pubblici denari.
L'aplotipo del cromosoma Y, non attribuibile in toto al povero Sempio messo sotto indagine, non è potuto crescere e diventare un DNA, con smarrimento espresso dalla nuova CTU nominata da Napoleone che l'ha espresso nell'udienza del 26 settembre 2025 chiedendo di poter esaminare ancora tale reperto fino al 18 dicembre 2025 per accontentare le aspettativa di Napoleone.
Napoleone che negli annunci di svolte clamorose portate avanti dall'avvocato di Stasi e da una pletora di giornalisti, forse solo per la pagnotta, ha chiesto e doverosamente ottenuto la collaborazione, oltre che dalla CTU per la parte genetica, anche dei Vigili del Fuoco per la ricerca infruttuosa dell'arma in un canale che passa dietro la casa della nonna delle gemelle cugine della povera uccisa. Ovviamente la ferraglia trovata faceva sorridere chi lì vive la vita vera e non quella proposta dagli strilloni dei giornali e televisivi, giacché la semplice ragione fa capire che quel canale in 18 anni, tanti ne sono passati dal 13 agosto 2007, il comune l'ha fatto pulire qualche volta, per elementari ragioni di igiene pubblica dato che passa rasente le case. La parte comica è che si è presentato un operaio che ha consegnato un poco di ferraglia che da quel canale aveva raccolto pochi anni prima che i poveri VV. FF. si affaticassero con mezzi a cercare l'arma del delitto.
Come Napoleone sia arrivato a questo sarebbe lungo spiegarlo. Ma di fola in fola, di suggestione in suggestione di mitomani, sempre presenti nella nostra variegata società, si era ventilata la possibilità, fondata su UN ASSOLUTO NULLA IN FATTI, che lì l'avesse gettata una delle gemelle cugine di Chiara.
Chi è ancorato bene alla REALTA' non si chieda perché. 
Cosa c'entra con l'indagine aperta su Andrea Sempio nell'ipotesi senza prova alcuna che avrebbe ammazzato Chiara in concorso con Stasi e eventuali altri.
Non c'è alcun nesso logico e reale.
Tanta fantasia a cui si è abbandonato però il volgo amante delle fiction abbandonandosi ad ogni congettura fondata sul nulla.
Qualcuno che ha cervello e responsabilità nelle nostre Istituzioni si rende conto di quanto tutto questo sia pericoloso?
Aizzare la folla sul niente come nei tempi medievali del "dalli all'untore"?
Tutti si rifugiano su: "Ma se il Procuratore sta facendo tutto questo chissà che carte avrà in mano!"
L'Uomo logico però fino ad ora NULLA ha visto di concreto.
Arrivata la conferma dai RIS, anch'essi messi in moto dal Procuratore come i VV.FF. e la nuova CTU,  che l'assassino era uno solo, fatto già acclarato dal processo a Stasi, Napoleone non so come abbia ancora potuto sostenere legalmente il suo Decreto di indagine in cui mette Sempio con l'assassino Stasi acclarato dalla legge e altri. 
Di certo si sa solo che al momento, non avendo trovato nulla di utile per una sola prova contro l'indagato, ha inviato un ulteriore atto di indagine contro il suo collega Venditti reo, con altri magistrati e Carabinieri di contorno, di aver archiviato quello che lui invece ha accolto. 
Una situazione istituzionale gravissima che puzza di forzatura della Giustizia da parte di chi esercita l'azione penale.
Si vuole mettere in discussione una sentenza passata in giudicato non con nuove prove sopravvenute bensì con la ricerca accanita di prove che al momento NON CI SONO, né per Sempio né per Venditti, gli altri magistrati della Procura da lui diretta e i Carabinieri in servizio presso detta Procura.
In questo una parte grave l'ha il "Quarto Potere" che sembra impazzito, privo di quella che dovrebbe essere la maggiore qualità del giornalismo: la chiarezza e la veridicità delle notizie.
Assistiamo ad una ridda di "non notizie", di cose buttate in pasto ad un volgo sempre più confuso e pronto a credere ad ogni infamia, di supposizioni e produzioni, per dirla in termini psicologico-psichiatrico, basate su nulla: appunti su foglietti che possono significare cose diverse ma vengono INTERPRETATI e le interpretazioni diventano verità, addirittura prove! 
Napoleone, dopo aver chiesto l'aiuto dei RIS, dei VV.FF. e di un nuovo CTU PER L'INDAGINE SU SEMPIO, ha chiesto l'aiuto del GICO PER L'INDAGINE SUL SUO COLLEGA VENDITTI e i magistrati e Carabinieri in servizio presso la procura con Venditti!
Ora, per capire la gravità di questa richiesta di Napoleone, bisogna dire che GICO è Gruppi di Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza! Venditti dunque sarebbe in sospetto di essere coinvolto in una vera e propria Organizzazione Criminale! Nel frattempo si fa trapelare alla stampa che l'appunto su un foglietto decifrabile a piacere sarebbe la prova che i poveri Sempio siano stati concussi da Venditti, concussore, che avrebbe archiviato dietro compenso di qualche decina di migliaia di euro.. Però non si parla di Concussione nel Decreto di indagine su Venditti stilato da Napoleone, ma di Corruzione! Nel contempo i Sempio non sarebbero però indagati per corruzione, pur essendo autori della dazione di denaro a Venditti!!! 
"La concussione è un reato previsto dall'articolo 317 del codice penale, commesso da un pubblico ufficiale che, abusando del suo potere, costringe qualcuno a dare o promettere denaro o altre utilità. È un reato grave che punisce la costrizione del privato, il quale si trova privato della sua libertà di scelta e costretto a cedere alle richieste per evitare un danno ingiusto."
A logica, da come la stampa e la TV riportano le clamorose rivelazioni, Venditti avrebbe abusato del suo potere di Pubblico Ufficiale di archiviare o meno la richiesta di revisione del processo Stasi, presentata dai suoi avvocati con "prove" contro Sempio, costringendo i Sempio a dare denaro per decidere di archiviare... Invece Napoleone scrive nell'avviso di garanzia Corruzione, là dove il corrotto sarebbe Venditti che avrebbe preso soldi dai Sempio che però NON sono indagati quali corruttori.
E' evidente a chiunque sia sano di mente, anche senza altre particolari competenze, che tutto questo, anche se fatto da un Procuratore della Repubblica, presenta diverse incongruità che lasciano sgomenti più che perplessi. 
Ma quello che personalmente più mi inquieta, non è l'agire scorretto e non chiaro del Ministro della Giustizia, che dovrebbe esprimere la sua preoccupazione per tali procedure e invece, tracimando dal suo ruolo, si è espresso nel merito dicendo assurdità giuridiche come "se uno è stato assolto 2 volte non può essere poi condannato, va rifatto il processo"!!!!!

Qualcuno gli dica che il processo d'Appello è stato rifatto proprio perché la Cassazione ha rilevato anomalie nella procedura della assoluzione nell'Appello che si era limitato a rileggere le carte del proscioglimento del GUP che da solo aveva deciso che non aveva prove sufficienti.
Quello che mi inquieta è l'agire di giornalisti che io stimavo: Pino Rinaldi e Massimo Giannini.
Giannini avevo già notato che non era più così rigoroso con le sue opinioni politiche e che la sua imparzialità si era appannata, indulgendo per pura convenienza verso opinioni di parte non veritiere. 
Ma vederlo su la NOVE, canale TV dove sono capitata girando sui canali, parlare del "caso Garlasco" come se fosse un poveretto qualsiasi incapace di notarne l'anomalia mi ha fatto capire che anche lui indulge a fare cassetta e non giornalismo d'inchiesta.
Pino Rinaldi non è un analista politico fine come Giannini lo era, è un buon giornalista di inchieste di cronaca, ha seguito con onestà intellettuale casi come Carretta con successo, come quello delle povere gemelline Schepp con grande sensibilità... Ma vedere un filmato breve della trasmissione che conduce, in cui illustrava il tentativo allucinante di dimostrare che l'impronta di scarpa Frau dell'assassino di Chiara n. 42 poteva essere pure un 44 come il numero che porta Sempio, mi ha fatto cadere e braccia!
Non è possibile che la sua intelligenza possa credere questo tentativo credibile... Ma forse anche lui lo fa per convenienza, altrimenti avrebbe detto che dell'acquisto di un paio di scarpe Frau n. 42 c'è la ricevuta di pagamento agli Atti del processo ad opera di Stasi il 9 settembre 2006, 11 mesi prima dell'omicidio di Chiara, e che di quell'acquisto e relativo possesso Stasi non ha mai parlato, e quando è stata trovata la ricevuta di pagamento tramite indagine presso il venditore con i dati della carta di credito degli Stasi egli ha dovuto ammettere di averle possedute ma, quantunque ancora nuove, non ha saputo spiegare dove fossero e lui non le aveva più!
Rinaldi lo sa. Come sa che Andrea Sempio non ha mai posseduto scarpe Frau n. 44, anche perché costose e lui non ha i soldi che avevano gli Stasi. Però Rinaldi non lo dice: illustra la ricerca di un collega, Grimaldi, sulla suola 42 che potrebbe diventare un 44.
Onestà giornalistica perduta.

domenica 19 novembre 2023

Giulia Cecchettin

 Saggio breve su un fatto che ha sconvolto tutta l'Italia

Da anni in Italia si registrano uccisioni di donne per mano di uomini a loro vicini in forma di amici, fidanzati, amanti, conviventi o mariti.
Ho letto commenti farneticanti sul social facebook sia da parte di un uomo che da parte di una donna:
Mario Giannetti
Spesso le donne ti uccidono con le parole o con il modo di fare
Se la ragazza fosse stata più intelligente da farle capire che non c'era più amore e che si poteva restare amici, forse non sarebbe successo
Ci sono menti come questa che pur avendo ascoltato, come quasi tutta Italia, i resoconti sulla tragica storia di Giulia Cecchettin tendono a giustificare l'ingiustificabile, sorvolando anche sul fatto che la povera ragazza ha fatto proprio quello che lui suggerisce: dare la propria amicizia al suo assassino. Cosa che a mio modesto avviso invece proprio non doveva fare, non avendo con costui più alcuna frequentazione dopo i segnali di anomalia che egli aveva dato.
La prima parte del commento, incredibile ma vero, tende a dare una possibile spiegazione di un omicidio violentissimo e brutale con "le donne ti uccidono con le parole o con il modo di fare ", equiparando l'uccisione fisica con la frustrazione profonda conseguente da parole e modo di fare che può ferire.
Ed è proprio quello il sentimento malato dell'assassino di Giulia.
Persone dall'"Io" fragile, malato, che non sanno sopportare le frustrazioni della vita, fra queste la fine di una storia sentimentale.
La storia della povera Giulia con il suo assassino non era annosa, era una storia come tante fra giovani che avrebbe potuto sfociare in un matrimonio o estinguersi con la maturazione di due persone giovani in evoluzione.
Ma per il suo assassino era una questione di vita o di morte.
E già questo la dice lunga sull'anomalia di questo Filippo Turetta.
Pare che avesse minacciato di uccidersi, che abbia detto alla povera ragazza che lui era solo se lei andava a studiare fuori città durante la settimana (si badi: tornando a casa per i fine settimana)...
E qui è stato l'errore della vittima: cedere al ricatto morale e non avvertirne l'anomalia avendone paura e prendendone le distanze.
Ha assecondato il delirio di questo bruto che piangeva su sé stesso facendo la vittima fino a farlo partecipare alla visita al ristorante dove suo padre già aveva dato l'anticipo per la sua festa di laurea. Dopo i tragici fatti il gestore ha riferito, con sconvolta meraviglia, che questo giovane alto e magrissimo, che accompagnava Giulia, si comportava come se fosse il fidanzato da come parlava e dava suggerimenti e prendeva decisioni sul ricevimento, e che lei lo assecondava annuendo.
A mio modesto avviso questi particolari non sono di secondaria importanza: il soggetto si comportava come se Giulia non l'avesse lasciato da agosto 2023, dimostrando palesemente di recitare una parte che non gli spettava, ma che Giulia purtroppo assecondava...
E' questo il punto: mai assecondare una palese deformazione della realtà dei fatti partecipando a quello che è un comportamento delirante. 
Sotto il commento che ho sopra riportato ce n'è un altro di una donna: 
GIULIA CECCHETTIN E' MORTA
Segue da QUI
Non per nulla nei casi di Pamela Mastropietro e Desiree Mariottini, dove gli assassini erano maschi e africani immigrati (e quindi non bianchi), non s'è sentita volare mosca riguardo la parola femminicidio.
Anzi a sfregio delle vittime sono scesi in piazza "contro il razzismo" e de facto in difesa degli assassini.
Vomitevoli.
I moventi dell'omicidio alla fine sono sempre gli stessi; futili motivi, come conseguenza di altro reato, movente politico, movente economico e movente passonale che include gelosia, vendetta, ira e tutte quelle forme di omicidio non legate ad una motivazione razionale e/o concreta in termini materiali.
Nel 2021 su 303 omicidi in 184 casi le vittime sono uomini e in 119 sono donne (Istat).
Non si può quindi dire che le donne vengano uccise più degli uomini.
A seconda della tipologia di movente sono predominanti le vittime maschili o femminili.
E' innegabile che fra i vari moventi passionali prevalgano le vittime femminili ma nella globalità delle statistiche non si può parlare di un fenomeno o un'emergenza "omicidio di donne" perché i dati ci dicono che muoiono di più gli uomini ma ci pare chiaro che l'omicidio di un uomo non conti nulla, non è meritorio di avere risonanza mediatica e politica
Quindi questa del femminicidio è una pura speculazione politica, diremmo una "speculazione di genere", atta a portare avanti la narrazione dominante sul maschio etero bianco tossico e assassino che va represso, ridimensionato, colpevolizzato e umiliato (ma ricordate, se a uccidere è il maschio immigrato si glissa senza problemi e si fa finta di niente, anzi, rasìsti!).
Ci chiediamo, nel frattempo, come possa essere catalogato il movente dell'omicidio di Saman Abbas, ammazzata da una famiglia veramente retrograda e maschilista ma attenzione, pachistana e immigrata, quindi la parola magica non s'è sentita.
Siamo disgustati da questa rivoltante ipocrisia sulla pelle delle vittime, siano esse donne o uomini, italiani o stranieri.
Per tornare alla povera Giulia Cecchettin possiamo solo esprimere il nostro disprezzo per quell'infame omuncolo ma fermamente respingiamo la "propaganda femminicidiaria" che arriverà a valanga nei prossimi giorni con tutta la sua ributtante retorica e tutte le sue mosche cocchiere.
La morte di una donna per mano di un uomo di merda è sempre particolarmente irritante, spregevole e disturbante pure per gli uomini ma rimanendo razionali pensiamo anche che non ci sia un modo più o meno giustificato per essere ammazzati: qualunque siano il movente e la gravità del crimine sempre e comunque viene tolta la vita ad una persona e non c'è una vita che ne vale più di un'altra.
E' infatti offensivo per migliaia di vittime fare distinzioni e considerare più grave un delitto piuttosto che un'altro solo perché questo ha un ritorno politico utile alla narrativa (quella sì, tossica e infame) per la solita fazione moralista, presuntuosa e pretestuosa.
Il cordoglio e la rabbia sono gli stessi che si tratti di Pamela, Giulia, Desiree, De Donno, Monteiro o, sconosciuto alle cronache, Russo (quest'ultimo conosciuto di persona e ucciso dalla moglie per motivi passionali ma ehi, il maschicidio non vale).
Speriamo che l'assassino venga presto preso e condannato duramente.
Alla famiglia di Giulia vanno le condoglianze del canale e (vanamente) la speranza che condor, iene e avvoltoi non pasteggino sul corpo della povera ragazza.
Che la lascino riposare in pace.
SIC SEMPER TYRANNIS
Ecco! Uno sproloquio in cui c'è di tutto e che confonde la realtà del fatto tragico mischiandolo agli omicidi per i motivi più diversi e mischiando le vittime uomini e donne, riportando il numero degli omicidi in cui le vittime sono uomini, che ad avviso di questa donna sono molti di più. Poi misura anche l'indignazione a suo avviso maggiore se gli assassini sono "bianchi" o "neri" e immigrati i quali, secondi, godrebbero di una minore indignazione dell'opinione pubblica e dei media.
Purtroppo, come per fatti di politica e di guerre, ci si imbatte sempre in menti che lasciano esterrefatti per la debolezza dell'analisi della realtà, o per difetto di capacità analitica o per una summa di idee che costituiscono pregiudizio, quindi incapacità ad accettare la semplice nuda realtà.
E la semplice nuda realtà io l'avvertii già anni fa e ne scrissi su questo blog: 
Ora questo ennesimo orrido brutale assassinio che ha colpito più di altri per l'innocenza entusiasta della vita di Giulia Cecchettin nonostante toccata da un recente e profondo dolore, la perdita della mamma dopo sette anni di lotta con un tumore, ha coinvolto le coscienze del Paese scuotendo a livello politico idee di rimedi idioti: il primo è gettare anche questo problema educativo delle menti maschili fragili sulla Scuola!
La Scuola è il capro espiatorio di tutto!
Buttiamo tutto sulla Scuola così avremo qualcosa e qualcuno con cui prendersela!
Non si può continuare a risolvere i guai con l'ipocrisia!
Essa è il contrario della verità e della realtà.
L'educazione, tutta, in particolare quella emotiva, viene dalla famiglia!
Quello che fa male è pensare a come Giulia poteva essere salvata: prima di tutto non accettando di uscire con il suo assassino ma, una volta che l'aveva riaccompagnata a casa perché litigarci? Era a pochi passi da casa sua quando il benemerito signore che ha sentito le voci concitate, soprattutto la sua, ha fatto un atto di grande civiltà: ha chiamato i Carabinieri. 
Perché litigava con il Turetta Giulia? Un litigio animato lo si comprende solo se si è emotivamente coinvolti con la persona con cui si discute. Lei aveva preso le distanze emotive da quel giovane, usciva con lui "da amici" per pietà del suo stato depressivo, non avrebbe dovuto farla arrabbiare, qualsiasi cosa egli avesse detto o fatto. L'auto era ferma, la casa vicina, con un po' di intelligenza poteva prendere la busta dei suoi acquisti, salutarlo con un sorriso gentile ed affrettarsi verso casa dicendo: "E' tardi."
Invece il litigio. Perché? E' uscita in pieno litigio e lui l'ha riacchiappata spingendola in auto e ripartendo allontanandosi dalla casa di lei... I Carabinieri quando sono arrivati non hanno trovato nessuno... La targa non l'avevano, il testimone non era riuscito a prenderla...
Un altro aspetto doloroso nella mia riflessione è perché solo al mattino a casa di Giulia hanno preso coscienza che non era rientrata?
Stessa cosa a casa del Turetta.
Erano usciti per acquisti al Centro Commerciale, una breve cena al fast-food... A mezzanotte nessuna delle due famiglie si è chiesta dove fossero? Non hanno pensato ad un incidente? Se non rispondevano ai cellulari potevano chiedere ai Carabinieri notizie di eventuali incidenti stradali... Di sabato sera è facile pensarlo. Avrebbero fornito informazioni sull'auto... I Carabinieri avrebbero potuto mettere in relazione un mancato rientro con la segnalazione del testimone...

venerdì 25 marzo 2022

Medea è maschio

Sono nata nel 1946 e sono testimone del mio tempo.

Nel tempo della mia gioventù erano rari fatti di cronaca che riguardassero genitori che si uccidevano uccidendo anche i figli, ed erano in assoluta prevalenza donne. Per questo si richiamava il tragico mito di Medea che uccise i figli per punire Giasone, loro padre.



La nostra Società si è involuta in modo barbarico e assistiamo all'orrore di ripetuti fatti atroci in cui uomini uccidono i propri figli per punire la madre che vuole separarsi da loro.

E' evidente che l'evoluzione della emancipazione della donna rispetto ai lacci che la legavano fino almeno agli anni '70 del secolo scorso ha fatto perdere all'uomo il predominio su di lei, il quale si basava su diversi fattori:

1) Il fattore economico. La donna spesso si sposava accettando di rimanere a casa a curare la famiglia, lavorando solo in caso di vero bisogno economico. C'erano le eccezioni delle donne della borghesia che, riuscendo a conseguire una laurea, si dedicavano ad una professione; la dipendenza economica della donna casalinga, nel caso in cui il marito intrecciasse relazioni adulterine, la rendeva succube, soprattutto in presenza della prole, consegnandola  alla depressione che, in casi per fortuna rari, faceva sì che si gettasse dalla finestra con il figlio oppure cercasse di annegarsi con il proprio bambino. Non erano atti punitivi verso l'uomo che in parte, essendoci una forte componente depressiva.

2) Il fattore sessuale. La donna era condizionata da una cultura sessista in cui la libertà sessuale consentita all'uomo era negata con riprovazione sociale alla donna. Tutto nasceva dal fatto che l'eventuale frutto di questa libertà rimaneva comunque alla donna per un fatto biologico da cui l'ha liberata la pillola anticoncezionale che venne in uso proprio negli anni '70.

Il disdoro sociale verso la donna "separata" si è estinto ed ora la donna è libera di scegliere come vivere senza più codesti condizionamenti.

Privato di questi privilegi l'uomo si è trovato a dover costruire un rapporto paritario. La menti più deboli, prive di questi vantaggi sulla donna, non hanno saputo reggere accettando fino in fondo questa realtà.

La conseguenza sono le reazioni abnormi come l'aumento degli omicidi che vedono vittime le donne per mano dei loro fidanzati, mariti, amanti, conviventi. Tanto dall'aver coniato, la società, il termine, brutto, di "femminicidio".

Ma lo spirito vendicativo di questo maschio psichicamente debole arriva, in troppi fatti registrati negli ultimi anni, alla mattanza di creature innocenti viste dal padre non come entità a sé stanti, da amare di un amore paterno che deve superare quello per sé, per il proprio ego, ma come "cose" oggetto di contrattazione fra il proprio frustrato "sé" e il mondo esterno autore della sua frustrazione, del suo fallimento esistenziale, unico "oggetto" di cui disporre per punire chi lo ha distrutto o lo sta distruggendo: e "rompe", distrugge "l'oggetto", che sono persone con un proprio pensiero e propri sentimenti, di cui però il Medeo non percepisce nulla, niente gli importa della loro sofferenza, del loro dolore fisico e morale, della loro paura, tutto preso come è della propria. E vigliaccamente, invece di uccidere la donna che si sottrae ad una vita infelice accanto a lui, trucida i propri figli negando loro la vita che, insieme alla madre, ha contribuito a dare loro.

E' una orribile ferita socio-psichiatrica che si ripete troppo spesso ed è inaccettabile.

24 Marzo 2022 Mesenzana Erano rimasti a dormire a casa del papà

Padre uccide due figli di 7 e 13 anni e si toglie la vita, trovati dalla mamma: la tragedia dopo la separazione

2 Gennaio 2022 Morazzone Tragedia in famiglia: pregiudicato uccide il figlio di 7 anni e tenta di ammazzare la moglie Il quarantenne, Davide Paitone, è stato individuato e arrestato poche ore dopo il folle gesto dai carabinieri a Viggiù, nel varesotto: nascosto nell’armadio il corpo senza vita del piccolo Daniele. I social: "Tragedia annunciata"

Viterbo, padre uccide figlio di 10 anni e ferisce gravemente la moglie: arrestato per omicidio. L'uomo, che aveva un divieto di avvicinamento, si è poi barricato in casa minacciando di farla esplodere. Si era allontanato lunedì da un ospedale di Roma, dove era ricoverato per Covid.

CHI FA del male ai bambini, tradendo la loro fiducia e innocenza, merita la pena di morte se non si uccide con le proprie mani.

L'ho scritto per i pedofili ma anche i genitori mostri andrebbero tolti dalla faccia della Terra.

La pena di morte per questi casi è semplicemente Giustizia.