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| Con l'ex marito, l'ex ufficiale di sua maestà britannica |
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| I figli avuti dal marito cornuto sorridono felici ai lati della madre Regina degli Inglesi! |
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| La faccia della nuova "nobiltà inglese" |
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| Con l'ex marito, l'ex ufficiale di sua maestà britannica |
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| I figli avuti dal marito cornuto sorridono felici ai lati della madre Regina degli Inglesi! |
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| La faccia della nuova "nobiltà inglese" |
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
La
sete di denaro di italiani che hanno fatto camminare la funivia del Mottarone
in condizioni da roulette russa ha distrutto vite e, fra queste, la mamma di
Eitan, il papà, il fratellino, il nonno materno della mamma con sua moglie,
quindi bisnonno di Eitan.
Un
giornalismo che disinforma per incompetenza, ignoranza, scarsa intelligenza.
E
torno a dire che iscrivono all’Albo cani e porci.
Quindi
ho dovuto con la mia intelligenza cercare di carpire la realtà in mezzo a
questa confusione creata da incompetenti che dovrebbero fare informazione
corretta.
Ed
ho capito che Eitan è nato in Israele, che nei primissimi mesi di vita è stato
in casa della nonna materna, come accade spesso a chi partorisce ed ha una
madre ancora in grado di aiutarla.
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| i NONNI MATERNI DI EITAN |
Eh,
si, perché i nonni della madre di Eitan erano nella infausta cabina felicemente
in vacanza. La povera nonna materna di Eitan grida “Mi hanno ucciso anche mio padre”, ma non dice “i miei genitori” e
da questo si capisce che quando gli pseudo giornalisti scrivono che sono morti
i bisnonni di Eitan non hanno colto quanto gridato dalla nonna materna, ed è
evidente che la moglie del bisnonno di Eitan era probabilmente la seconda
moglie.
Ma
questi pseudo giornalisti si preoccupano di precisare che i nonni materni di
Eitan sono separati, che la moglie lo denunciò per maltrattamenti, che il bisnonno
era un uomo molto ricco… Gossip, imprecisione e confusione!
Questo
non è giornalismo, è imbrattatura di carta e della TV.
A
questo punto mi chiedo chi fosse la signora che un servizio RAI ha intervistato
in Italia e che parlava in perfetto italiano definita dalla scritta che è
comparsa “nonna paterna di Eitan”!
Se
così fosse, ma il dubbio è comprensibile, sarebbe la madre del papà morto e
della zia che lo vuole in Italia, quella si sicuramente sorella del papà di
Eitan a cui presumibilmente deve la vita perché potrebbe averlo coperto ed
avvolto con il suo grande corpo attutendone i danni traumatici.
Altri
due aspetti mi hanno colpito: l’iscrizione, voluta dai genitori, ad una scuola
gestita da suore cattoliche. Una scelta strana anche per chi ebreo non è se non
condivide l’insegnamento di quel tipo di scuole. Io, nata cattolica, non ho
voluto che i miei figli andassero in simili scuole, solo la mancanza di posti
nelle Scuole Materne dello Stato italiano mi ha costretta a mandare i miei
figli in scuole di suore, da cui li ho tolti per le scuole elementari, ad
eccezione di un figlio, perché nato a febbraio, che avrebbe perso un anno per
poter essere iscritto al compimento dei 6 anni alla Scuola statale, invece una scuola privata gestita da preti me
l’ha accettato anche se i 6 anni li avrebbe compiuti qualche mese dopo l’inizio
dell’anno scolastico. Infine un secondo figlio l’ho dovuto ritirare dalla
scuola comunale in terza elementare, durante l’anno scolastico, a causa di una maestra folle e un
Direttore scolastico peggio di lei ed iscriverlo nella medesima scuola privata
gestita da preti cattolici dove già andava il fratellino. Ma questa è un’altra
storia su cui ho scritto anche una novella dal titolo “Direttore Didattico
Fabi” che potete leggere anche su questo Blog.
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| Gali Peleg sorella della mamma di Eitan |
Il secondo aspetto è la vergognosa insinuazione che il rapimento di Eitan da parte del nonno e la guerra con la zia paterna sia per avere i soldi del risarcimento che spetta ad Eitan. Insinuazione triste e squallida vista la tragedia che questa creatura ha vissuto e sta vivendo e che non tiene conto nemmeno della legge e della logica.
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| La zia paterna Aya a cui il Tribunale dei Minori ha affidato Eitan essendo rimasto solo in Italia, ferito e ricoverato in ospedale, |
La vita del bisnonno materno di Eitan non vede il bimbo, suo pronipote, come parte lesa ma sua figlia, la nonna materna che grida il suo dolore. Inoltre se egli era realmente un uomo ricco, come qualcuno ha scritto, non saranno i soldi che mancheranno alla povera nonna israeliana. Non conosco la legge israeliana in fatto di Eredità, ma in genere in quasi tutti gli ordinamenti i figli ereditano dai genitori.
Sui
risarcimenti che i disgraziati italiani dovranno pagare ai superstiti si entra
nel Codice Penale prima e poi nel Civile e le parti superstiti danneggiate da
un simile crimine i Codici le individuano senza dubbi, e sicuramente Eitan è il
danneggiato principale, ma non è detto che la legge non riconosca anche ai nonni materni il danno di aver loro ucciso una figlia.
Pubblico
sotto un sito serio di informazione che chiarisce ogni notizia cialtrona.
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La famiglia Biran. L'unico
sopravvissuto alla tragedia della funivia è Eitan, di 6 anni Gentilissima Signora Fait, dire che sono sconcertata dai
commenti di IC è un pallido eufemismo. Un bambino di sei anni, che già vive
la tragedia spaventosa della perdita dei genitori e del fratellino in un
disastro cagionato, sino a prova contraria, da criminale inosservanza delle
più elementari misure di sicurezza, è stato ‘prelevato’ dal nonno materno in
occasione di una visita e portato all’estero, all’insaputa della zia paterna
e contro i provvedimenti del giudice italiano (competente, secondo una
convenzione internazionale cui anche Israele aderisce, in quanto giudice del
luogo in cui si trovava, anzi risiedeva, il minore nel momento in cui è
rimasto orfano). Certo, il Paese estero è Israele, in cui Eitan Biran è nato
e di cui è cittadino (mi piacerebbe sapere se è vero che ha anche la
cittadinanza italiana, come ho letto in alcuni giornali), ma, secondo tutti
gli articoli che ho potuto leggere, sia italiani che israeliani in lingua
inglese, il bambino è cresciuto in Italia sin dai primi mesi di vita, con i
genitori che da anni studiavano a Pavia, anche se immagino che sia stato più
volte in Israele in occasione di vacanze e festività, come è normale in epoca
di viaggi aerei di massa (almeno prima della pandemia). Si può certamente
discutere se, per aiutarlo a superare il trauma, sia meglio la continuità,
almeno temporanea, con l’ambiente in cui è cresciuto o un taglio netto, ma
non posso condividere la difesa o, peggio, l’approvazione di un gesto
arbitrario, in totale spregio della nostra legge (come se fossimo l’Afghanistan
dei talebani, da cui fuggire con qualunque mezzo). Si può anche discutere
sull’opportunità dell’iscrizione di Eitan in una scuola cattolica, ma non ho
trovato smentite alla notizia, pubblicata da diversi quotidiani che hanno
inviato cronisti in loco (e non si tratta di Avvenire), che in quello stesso
Istituto delle Canossiane il bambino già aveva frequentato la scuola materna
ed era stato iscritto alla prima elementare dai suoi genitori in gennaio
(periodo consueto per le iscrizioni scolastiche). Quanto all’osservazione sul
passato militare del nonno materno, non è una malevola pennellata di colore:
si parla specificamente di un ‘lungo passato militare’ (si intende forse ‘di
carriera’ o comunque qualcosa di più del servizio di leva e dei richiami dei riservisti?)
e anche di un impiego nella ElAl e se ne parla del quadro della ricostruzione
di come il signor Peleg ha organizzato ed attuato, in modo tecnicamente
perfetto, l’espatrio di un minore senza l’autorizzazione della zia tutrice e
malgrado un divieto di espatrio, scegliendo il percorso meno sorvegliato
(alcuni hanno parlato di tecniche di ‘esfiltrazione’, termine che indica il
portare persone fuori da un territorio nemico per metterle in salvo). L’unica
cosa che mi conforta è che ora, in Israele, sia la magistratura che le
autorità preposte alla tutela dell’infanzia sanno di dover vigilare sul
benessere di Eitan e sulla condotta dei suoi parenti e confido che siano in
grado di farlo. Augurando ad Eitan ogni bene, Le porgo i più cordiali saluti, Annalisa Ferramosca *** Carissima Deborah, sono italiano ma apprezzo e stimo Israele e
il suo popolo (quasi tutto, i sinistri, lì come qua mi sono indigesti): ho
avuto anche la fortuna di visitarlo (3 volte) accompagnato da amici
israeliani di Ramat Gan. mi sono commosso sulle alture del Golan, rievocando
l'eroismo di IDF che ha resistito alle aggressioni siriane, alla fine
prevalendo. Credo che tu stia descrivendo la vicenda di Eitan nella giusta
luce: questo disgraziato paese che è il mio paese ha distrutto la vita dei
genitori, del fratellino, dei bisnonni materni di Eitan. Li ha uccisi con la
sua superficialità che ha permesso a quella funivia di funzionare contro
tutte le norme e il buon senso. La magistratura che in Italia è l'unico
potere reale è ferma nelle indagini per conflitti interni. Ma la magistratura
che ha deciso l'affidamento del piccolo alla zia paterna, negando l'esistenza
di tutti gli altri parenti israeliani, la stessa magistratura che
interferisce con atti di imperio in questioni che vorrebbero tutto un altro
approccio (la magistratura di Bibbiano, per intenderci) ha deciso che il
futuro del piccolo deve essere italiano, allevato da una zia che non ama
Israele (Eretz Yisrael) come tanti sinistri che, pur essendo ebrei, odiano
Israele. *Eitan è israeliano*, è nato lì, era temporaneamente in Italia, i
suoi cari sono sepolti lì, tutti i suoi parenti sono lì, ma la zia che vive
in Italia (per motivi suoi) vuole sradicare il piccolo nipote e trova un
magistrato che la sostiene. Che senso ha tutto ciò? il nonno non ha
consegnato il passaporto perchè è un documento israeliano, è partito dalla
Svizzera che non è UE, e i solerti (vendicativi) giudici italiani non possono
interferire con le leggi di altri paesi. devono ricorrere a una convenzione
voluta contro i mariti islamici che in caso di separazione sottraggono il
figlio italiano alla *madre *italiana perchè così vuole la legge islamica.
Che cosa c'entra con questa vicenda che è tutta israeliana? i genitori sono
morti e la consuetudine vuole che i nonni materni si prendano cura degli
orfani. Ma in Italia non si possono criticare i magistrati perchè si
offendono e il loro delirio di onnipotenza ne risulta offuscato. io sento un
forte odore di antisemitismo. il partito di maggioranza, in Parlamento, è filo
iraniano (Grillo ha una moglie iraniana), l'ex PM e ministro degli esteri
D'Alema sostiene che Hamas e Hezbollah non sono terroristi, non più tardi di
ieri. Oltre a uccidergli la famiglia vogliono sequestrare il piccolo Eitan ed
educarlo in questo ambiente ostile? Ma tutto è possibile in un paese
dove il figlio di una delle vittime della sinistra è diventato direttore del
giornale che ha istigato all'odio contro suo padre. Povera Italia. Spero che
ci sia un giudice a Gerusalemme (anche se lì come qui la magistratura è
fortemente politicizzata) che riconosca che l'Italia non c'entra nulla con il
futuro del piccolo Eitan: la sua casa è Israele ed il suo futuro è lì. in
Italia sarebbe uno straniero infelice e discriminato. Noi italiani
dobbiamo solo chiedere scusa per il disastro che abbiamo combinato e che
qualche sinistro che odia Israele vuole continuare a perpetrare. Shalom Gentili Amici, avete scritto due lettere molto interessanti, l'una è
l'opposto dell'altra ma in sostanza entrambe dicono la stessa cosa: Eitan è
un bimbo israeliano, è ebreo, non credo sia un bene recidere le sue radici e
mi par di capire che la pensate esattamente come me. E' vero che andava dalle
suore anche alla scuola materna ma aveva i genitori che poi lo riportavano
alla realtà della sua identità ebraica.Pare che la zia paterna non abbia un
forte legame con Israele e le tradizioni del suo popolo quindi se rimarrà
affidato a lei perderà un importante bagaglio culturale. Io sono molto sicura
che il futuro di Eitan sia in Israele e sono molto dispiaciuta al pensiero
delle tante peripezie che ancora si giocheranno sulla pelle di quel povero
bambino. Spero in un giudice intelligente e rispettoso dei valori culturali
di un popolo. Il nonno avrà anche sbagliato nelle modalità del prelevamento
ma dobbiamo pensare che l'unico bene che gli rimane è quel bambino dal
momento che la funivia e l'incuria dei colpevoli gli hanno portato via tutta
la famiglia in un colpo solo.Invece di dipingerlo come un criminale credo che
i media farebbero meglio a parlare di un padre disperato per la morte della
figlia e del nipotino più piccolo. Un cordiale shalom |
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
"Sono stata vittima di una diffamazione senza precedenti. Coloro che si sono resi protagonisti di questa palese falsità ne risponderanno in tribunale". Barbara Palombelli al contrattacco dopo le polemiche scatenate dalle sue parole sui femminicidi .
Le Società cambiano e anche in fretta. Io sto al mondo da quasi 75 anni
e, se leviamo i primi tre di cui ho solo dei flash di memoria, dai tre in poi
posso testimoniare che sono stata una bambina dalla sorprendente capacità di
registrazione di ciò che mi capitava intorno, dunque sono una testimone del mio
tempo per quasi 72 anni. E posso dire che se in molte cose la nostra Società è
migliorata da un po’ di tempo si registra un imbarbarimento preoccupante.
E’ venuto meno il senso di responsabilità personale e ciascuno,
soprattutto se scarsamente acculturato, si sente in diritto di aggredire
chiunque si permetta solo di accennare un pensiero che gli appare contrario al
suo, non cercando nemmeno di approfondire i concetti in uno scambio di idee
appena civile, ma aggredendo immediatamente chi ha proferito questa o quella
frase che egli ha interpretato a suo modo e lo fa insultando, minacciando e
calunniando.
Se
Ma chi sono queste persone che, ad esempio, hanno valangato
Ecco cosa ha detto la conduttrice: "Parliamo della rabbia tra marito e moglie.
Come sapete negli ultimi sette giorni ci sono stati sette delitti, sette donne
uccise, presumibilmente da sette uomini. A volte però è lecito anche
domandarsi: questi uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati
oppure c'è stato anche un comportamento
esasperante, aggressivo anche dall'altra parte? E' una
domanda, dobbiamo farcela per forza, perché dobbiamo in questa sede
soprattutto, in un tribunale, esaminare tutte le ipotesi".
Apriti cielo! L’assoluto esiste, ed è quello che queste menti senza
freni hanno in testa. E l’assoluto non si tocca!
Ogni uccisione è un orrore, ha voluto dire Palombelli, ma forse in
alcuni casi si può prevenire non esasperando le situazioni.
No! L’assoluto nelle teste urlanti parolacce contro Palombelli è che la
vittima ha sempre ragione, in quanto vittima, e il suo comportamento non ha
inciso in nulla nell’evento finale!
Se così fosse, secondo la teoria dell’assoluto, la giurisprudenza non
terrebbe conto delle attenuanti, tipo la provocazione ad esempio.
Palombelli ha solo detto la verità e cioè che il nostro agire deve
essere improntato alla prudenza, sia nelle scelte che facciamo sia nei
comportamenti che teniamo. Basta pensare alla saggezza dei proverbi e agli
insegnamenti dei nostri genitori se abbiamo avuto la fortuna di averne e
perbene.
Certo non tutti hanno questa fortuna, certo ci sono persone sfortunate già dalla nascita che dunque non hanno guida e debbono imparare da sole con la propria esperienza cosa conviene fare, da quali persone tenersi lontano.
Ma la massa insultante stabilisce un canone assoluto e guai a te se non ti attieni a quello. Guai a richiamare ad un benché minimo senso di responsabilità personale!
Le donne uccise sono vittime e hanno tutte ragione in quanto tali e non ci sono differenze nei loro comportamenti: da quella fatta sparire in una notte gelida in pigiama di cui non si trova neppure il cadavere, tradita dal marito e dalla sua migliore amica, di cui si fidava, la quale lavorava nell’impresa messa su anche con i suoi soldi, e che dopo pochi mesi dalla sua sparizione si è installata in casa sua, continuando a lavorare nell’impresa anche sua, che si è presa anche i suoi figli i quali, lungi dal giudicarla, l’hanno accettata, a quella che vuole separarsi lasciando il marito in mutande e vuole rifarsi una vita con un altro uomo usando i soldi che pretende dal marito tramite il Tribunale. Uguali. Stessa situazione, per gli assolutisti.
Guai a porsi domande tipo Palombelli!
L’hanno assimilata a quelli che dicono che se una viene violentata è perché portava la minigonna.
Certo, non tutti gli uomini sono bruti che assaltano una donna in minigonna e la violentano, ma bisogna mettere in conto che esistono, e indossare la minigonna in circostanze in cui non si vada poi a passeggiare in luoghi solitari. Si chiama prudenza non "limitazione della mia libertà".
Insomma, non viviamo in una realtà sterile né sterilizzata dalle Leggi, che pure esistono, e dobbiamo muoverci tenendone conto.
Invece questi barbari che insorgono e che si credono progrediti pretendono la libertà assoluta nei comportamenti e il discarico totale di responsabilità personali che possono renderci vittime e, a volte, carnefici.
A me, che non sono famosa come Barbara Palombelli, è capitato qualcosa di simile, e stavo anch’io per muovermi come la giornalista ha minacciato di fare, per aver rimpianto una giovane e bella vita di un ragazzo puro e generoso che è stato ucciso dall’amante pakistano di sua madre di appena 10 anni maggiore di lui e 20 più giovane di sua madre. Anch’io per una frase piena di amaro rimpianto-sarcasmo: “Se la madre non fosse stata così vogliosa suo figlio ora sarebbe vivo.” Quello che hanno scritto degli esseri umani su facebook, intrufolandosi pure sulla mia chat messenger e addirittura nel mio quasi inusato profilo Instagram, che ho aperto solo per stare in contatto con un mio nipote, è qualcosa di inimmaginabile. Questo l’articolo che ho scritto su tale fatto.
http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2021/05/un-fatto-di-sangue-e-un-commento-che.html
Ne consegue che
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Nella ricorrenza della celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante viene fuori la notizia, conosciuta dagli studiosi, che di Dante non esiste alcuno scritto autografo.
Non soltanto le opere letterarie scritte di suo pugno, ma nemmeno una lettera autografa..
Questo è un vero giallo incomprensibile alla luce di varie riflessioni storiche.
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| Il più antico ritratto documentato di Dante Alighieri conosciuto, Palazzo dell'Arte dei Giudici e Notai, Firenze. Databile intorno al 1336-1337, l'affresco è di scuola giottesca ed è il ritratto iconografico del poeta più vicino a quello ricostruito nel 2007 grazie a una squadra guidata da Giorgio Gruppioni, antropologo dell'Università di Bologna. Si riuscì a realizzare un volto i cui tratti somatici corrisponderebbero al 95% a quello reale. Nel 1921, in occasione del seicentenario della morte di Dante, l'antropologo dell'Università di Bologna Fabio Frassetto fu autorizzato dalle autorità a studiare il cranio del poeta, risultato mancante della mandibola.Partendo dal cranio ricostruito dallo studioso Frassetto nel 1921, il volto reale di Dante è risultato (grazie al contributo del biologo dell'Università di Pisa Francesco Mallegni e dello scultore Gabriele Mallegni) sicuramente non bello, ma privo di quel naso aquilino così accentuato dagli artisti di età rinascimentale e molto più vicino a quello, risalente pochi anni dopo la morte del poeta, di scuola giottesca. |
Dalla data più o meno presunta della sua nascita, 1265, fino a quella più certa della sua morte, 1321, chi sapeva scrivere ha lasciato degli scritti autografi, magari frammenti per la deteriorazione delle pergamene in uso a qual tempo, ma qualcosa è rimasto: di Dante nulla!
Ma vediamo come era la situazione storica della scrittura del tempo.
La carta in uso, oltre la pergamena, era la Carta Amalfi o Charta Bambagina: introdotta in Italia dal mondo arabo e successivamente prodotta nelle cartiere italiane. Questa carta ebbe innovazioni e siccome Fabriano, nel XIII e nel XIV secolo, aveva acquistato l’egemonia dei mercati, su base di argomentazioni storiche si ipotizza che Dante Alighieri possa aver usato tale carta per scrivere le sue opere.
La carta di Amalfi deve il suo secondo nome, Charta Bambagina, al particolare procedimento di produzione, che, prescindendo dall’utilizzazione della cellulosa ricavata dal legno, parte da raccolte di cenci e stracci di lino, cotone e canapa di colore bianco. Le stoffe erano ridotte in poltiglia per mezzo di magli chiodati mossi da mulini a propulsione idraulica mentre oggi, con macchinari più sofisticati, ha una maggiore raffinatezza. La fibra, disciolta nell’acqua è trasformata, a mano, in fogli per mezzo di telai formati da fili di ottone e bronzo. Questo supporto per la scrittura apparve subito molto più pratico della pergamena fatta di pelle essiccata per trascrivere le transazioni soprattutto da parte dei mercanti. Perché più leggera, più maneggevole, più leggibile con addirittura la possibilità di far apparire in filigrana il nome del produttore o delle famiglie che l’avevano ordinata. Questa carta fu, per un breve periodo, proibita per gli atti notarili nel 1220 da Federico II in quanto meno duratura della pergamena.
I fogli di Carta di Amalfi più antichi risalgono al XIII e XIV secolo.
Proprio il periodo in cui visse Dante. Dunque se quei fogli sono arrivati fino a noi non può essere l'eventuale uso di quel tipo di carta che ha provocato la sparizione dell'intera opera autografa di Dante. Si può ipotizzare che in parte può essersi dissolta, ma che non sia rimasto nemmeno un frammento, neppure di una lettera, è non spiegabile.
Quello che rimane a noi oggi di più antico è la versione della Divina Commedia trascritta dal copista Antonio da Fermo ritrovata a Genova nel 1336 . Oggi quel manoscritto in pergamena è conservato a Piacenza presso la Biblioteca Comunale Passerini Landi ed è per questo chiamato “Manoscritto Landiano”.
Ma come arrivavano le opere letterarie alla gente? Attraverso i codici: in epoca medievale con l'istituzione di vere e proprie scuole di scrittura i codici furono scritti prevalentemente da monaci; famose sono le sale chiamate scriptoria all'interno di conventi e abbazie in cui venivano copiati e decorati.
Il codice è il libro come lo conosciamo oggi, un insieme di fascicoli legati fra loro e magari chiusi tra due copertine.
Si tratta di un manoscritto de La canzone dei Nibelunghi in tedesco del tempo.
Tornando dunque sugli scritti di Dante, dell'intera sua opera, rimane il mistero della totale assenza di un suo scritto autografo. Neppure della sua provata attività politica vissuta dolorosamente in esilio presso le corti di Signori del tempo che si servirono di lui anche come ambasciatore.
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Il giornalismo ha grandi colpe per l'uso del linguaggio. Giacché il linguaggio orienta il pensiero. Con il linguaggio si può indurre il pensiero a minimizzare o, al contrario, ad esagerare. Meno la gente ha strumenti culturali e più è influenzabile dal linguaggio giornalistico. Bullismo, l'ho già scritto in post sul mio blog, è parola riduttiva di un fenomeno umano sempre esistito, ovunque, non solo nelle Aule Scolastiche. Si chiamano bassezze persecutorie, operate da persone che non hanno spessore morale né etico, comportamenti che possono presentarsi anche in luoghi dove sembrerebbe esserci una preparazione culturale, ma più frequentemente sono operanti in contesti dove la cultura latita, sostituita da una generica aderenza al branco.
Questo esiste ed è fortunato chi nella vita non l'ha mai sperimentato. Forse proprio perché facente parte di quell'umanità che è branco, che non ha maturato una coscienza individuale, che nel profondo sa di non valere niente e cerca per questo l'uniformità del branco dove può nascondersi in una collettiva ed anonima responsabilità dalle proprie infime azioni. I miserabili ne ricavano una soddisfazione meschina, in cui si crogiolano, più colpiscono più sono soddisfatti. Non aspettatevi che abbiano schifo di sé, non aspettatevi coscienza morale: se l'avessero mai agirebbero in tal modo.
Michele non lo sapeva, Michele pensava che quell'umanità che lo respingeva era quella giusta, che sbagliato fosse lui perché non camminava benissimo, perché non era bellissimo... Tanti hanno difetti e non sono bellissimi ma vivono benissimo... Ma Michele non lo sapeva. Michele non sapeva che esiste una parte dell'umanità che è miserabile e si manifesta fin dall'infanzia per la sua propensione a cercare di ghettizzare qualcuno, sempre ha bisogno del branco, e sempre trova seguaci e fiancheggiatori essendo questa genìa diffusa ovunque.
Michele
Michele, come avrei voluto conoscerti, dirti che eri bello invece, fuori e dentro. Che stavi scoprendo solo quella parte di umanità che è feccia.. Che dovevi solo imparare che questo esiste e che bisogna solo tenerlo lontano da noi, dedicandogli solo la nostra indifferenza ed il nostro disprezzo.
Per tutti i ragazzi che si trovano ad essere oggetto di rifiuto e di oltraggio: non è quella l'umanità che vi merita, quella è la feccia, un tipo di feccia. Non soffrite perché vi rinfacciano i vostri difetti veri o presunti, sappiate che anche se foste perfetti ve li inventerebbero e troverebbero sempre qualcuno pronto a crederci, al di là della più chiara evidenza! Solo perché a quel tipo di persone piace sbranare, perché questa è la loro natura.
Vivere è accettare che esiste gente brutta, orribile, ma non per questo non vale la pena di vivere.
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Scorrendo con il telecomando in cerca di qualcosa di decente da vedere per distendermi e riposarmi un po' fra una incombenza e l'altra, sono capitata di sovente in programmi in cui si parla di cose leggere e non, salotti televisivi con ospiti che, in presenza o in collegamento, danno la loro opinione su richiesta dei conduttori su argomenti leggeri e non.
Spesso vedevo questo personaggio senza sapere chi fosse. Mi sembrava un tipo molto superficiale dal tono salottiero.
Poi, in un paio di interventi, ha detto cose che mi hanno fatto capire che era persona solida e affatto superficiale e salottiera.
Ne ricordo solo uno: trasmissione condotta da Eleonora Daniele in cui la conduttrice intervista il figlio dell'assassino Antonio Logli nella circostanza che costui ha chiesto alla sua amante, ora convivente con i suoi figli, di sposarlo, nonostante egli sostenga che sua moglie lui non l'ha uccisa e dunque deve essere ancora viva da qualche parte.
Si discute su tale contraddizione del Logli e ci si chiede perché mai questo gesto, stando egli in carcere condannato a 20 anni di galera.
Fra tante sciocchezze Alessi dice semplicemente che per il Logli questo è un modo di gestire dal carcere i suoi beni attraverso la nuova moglie. Un pensiero acuto che a nessuno era venuto in mente.
Ho fatto una piccola ricerca su Roberto Alessi ed ho appreso che è un giornalista, specializzato in notizie sul superficiale mondo dello spettacolo e non solo e, dopo una lunga carriera, ora è il Direttore di Novella 2000, rivista settimanale delle notizie leggere sul mondo dei cosiddetti VIP che spesso VIP non lo sono più e Novella 2000, parlando di loro, rinnova la loro visibilità.
Insomma, dietro l'apparente leggerezza, Alessi con i suoi acuti giudizi dimostra di avere sincera sostanza, molto più di certi giornalisti impegnati che in realtà manipolano la verità al servizio dei vari potentati politici e ad uso e consumo degli sprovveduti che gli credono.
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
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| Carlo Lima con la sua piccola Valentina |
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| Carlo Lima a sinistra, Gennarino Palumbo al centro e Antonio Casagrande dietro le spalle di Regina Bianchi interpretano i tre figli di Filumena Marturano |
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Fred Bongusto è stato un musicista e cantante perfetto: nella voce e nell'esecuzione dei bellissimi brani melodici che ha inciso. Mi capitò di vederlo da vicino quando venne a sponsorizzare un suo disco a 45 giri presso la grande Standa di Via Cola Di Rienzo a Roma: io ero adolescente e lui non aveva ancora 30 anni ed era già famoso. Ricordo la sua semplicità di modi, niente del narcisismo che caratterizzava certi cantanti e divi famosi, e mi stupii che non fosse molto alto, dato che in TV lo sembrava di più.
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
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| Franco Antonello con i suoi due figli: a sinistra nella foto il più grande afflitto da un disturbo autistico e a destra il più piccolo che ha combinato questo macello... |
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Io, non ebrea, di formazione cattolica, oggi serenamente atea, pur rispettando il pensiero di Ovadia non lo condivido, posso accettare la critica, frutto della domanda e del dubbio che sempre deve abitare l'uomo intelligente, ma come avevo avvertito dal suo argomentare quel giorno nell'Auditorium "Ennio Morricone" il suo pensiero stride sul mio che ha altre basi ed è giunto a diverse conclusioni.
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.