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mercoledì 19 aprile 2023

Che nobile Regina!

Questa è la nuova Regina degli inglesi.
Chi ritiene ancora che la monarchia abbia un senso se la merita.
Figlia di un titolare di un'azienda vinicola (vino inglese!) amante dei cavalli e di Carletto figlio di Elisabetta che aspirava ad essere il suo "tampax"

 
Con l'ex marito, l'ex ufficiale di sua maestà britannica
 Parker Bowles a cui, fino ad oggi, tutti i giornali del mondo hanno continuato a riferirsi quando scrivono di lei. Nonostante le corna oggi sono amici e compaiono insieme in molte occasioni anche ufficiali. Qui sembra dirle: "Ce l'hai fatta! Certo che i nostri figli se ne avvantaggeranno. Brava!"

Ed eccola con l'innamoratissimo secondo marito: Carlo tampax più piccolo di lei di un anno.
Sempre abbigliata con mises costosissime che non ne mitigano la bruttezza evidentissima: qui, oltre al viso scucchioso da Befana rugosa, è evidente il "seninterra".

I figli avuti dal marito cornuto sorridono felici ai lati della madre Regina degli Inglesi!

La faccia della nuova "nobiltà inglese"


venerdì 21 ottobre 2022

Un ricordo di un incontro in treno verso la Francia

 




Era il 1978: chissà dove saranno Kwon Yong Aei e suo marito... Non siamo mai andati a trovarli a Seoul... Né loro al nostro indirizzo in provincia di Roma che le lasciammo....

mercoledì 27 ottobre 2021

EITAN

 

La sete di denaro di italiani che hanno fatto camminare la funivia del Mottarone in condizioni da roulette russa ha distrutto vite e, fra queste, la mamma di Eitan, il papà, il fratellino, il nonno materno della mamma con sua moglie, quindi  bisnonno di Eitan.

 Ho letto le più discordanti informazioni sui vari giornali, una cosa vergognosa: ancora c’è chi definisce “nonni paterni” i genitori della povera giovane madre defunta che vivono in Israele.

Un giornalismo che disinforma per incompetenza, ignoranza, scarsa intelligenza.

E torno a dire che iscrivono all’Albo cani e porci.

Quindi ho dovuto con la mia intelligenza cercare di carpire la realtà in mezzo a questa confusione creata da incompetenti che dovrebbero fare informazione corretta.

Ed ho capito che Eitan è nato in Israele, che nei primissimi mesi di vita è stato in casa della nonna materna, come accade spesso a chi partorisce ed ha una madre ancora in grado di aiutarla.

i NONNI MATERNI DI EITAN
Questa povera madre oggi non ha più sua figlia e grida disperata che l’Italia gliel’ha uccisa per la criminale mancanza di controlli che ci contraddistingue (pensate al Ponte Morandi!). Ha perso l’altro nipotino che era un amore e suo padre!!!

Eh, si, perché i nonni della madre di Eitan erano nella infausta cabina felicemente in vacanza. La povera nonna materna di Eitan grida “Mi hanno ucciso anche mio padre”, ma non dice “i miei genitori” e da questo si capisce che quando gli pseudo giornalisti scrivono che sono morti i bisnonni di Eitan non hanno colto quanto gridato dalla nonna materna, ed è evidente che la moglie del bisnonno di Eitan era probabilmente la seconda moglie.

Ma questi pseudo giornalisti si preoccupano di precisare che i nonni materni di Eitan sono separati, che la moglie lo denunciò per maltrattamenti, che il bisnonno era un uomo molto ricco… Gossip, imprecisione e confusione!

Questo non è giornalismo, è imbrattatura di carta e della TV.

A questo punto mi chiedo chi fosse la signora che un servizio RAI ha intervistato in Italia e che parlava in perfetto italiano definita dalla scritta che è comparsa “nonna paterna di Eitan”!

Se così fosse, ma il dubbio è comprensibile, sarebbe la madre del papà morto e della zia che lo vuole in Italia, quella si sicuramente sorella del papà di Eitan a cui presumibilmente deve la vita perché potrebbe averlo coperto ed avvolto con il suo grande corpo attutendone i danni traumatici.

Altri due aspetti mi hanno colpito: l’iscrizione, voluta dai genitori, ad una scuola gestita da suore cattoliche. Una scelta strana anche per chi ebreo non è se non condivide l’insegnamento di quel tipo di scuole. Io, nata cattolica, non ho voluto che i miei figli andassero in simili scuole, solo la mancanza di posti nelle Scuole Materne dello Stato italiano mi ha costretta a mandare i miei figli in scuole di suore, da cui li ho tolti per le scuole elementari, ad eccezione di un figlio, perché nato a febbraio, che avrebbe perso un anno per poter essere iscritto al compimento dei 6 anni alla Scuola statale,  invece una scuola privata gestita da preti me l’ha accettato anche se i 6 anni li avrebbe compiuti qualche mese dopo l’inizio dell’anno scolastico. Infine un secondo figlio l’ho dovuto ritirare dalla scuola comunale in terza elementare, durante l’anno scolastico, a causa di una maestra folle e un Direttore scolastico peggio di lei ed iscriverlo nella medesima scuola privata gestita da preti cattolici dove già andava il fratellino. Ma questa è un’altra storia su cui ho scritto anche una novella dal titolo “Direttore Didattico Fabi” che potete leggere anche su questo Blog.

Gali Peleg sorella della mamma di Eitan 

Il secondo aspetto è la vergognosa insinuazione che il rapimento di Eitan da parte del nonno e la guerra con la zia paterna sia per avere i soldi del risarcimento che spetta ad Eitan. Insinuazione triste e squallida vista la tragedia che questa creatura ha vissuto e sta vivendo e che non tiene conto nemmeno della legge e della logica.

La zia paterna Aya a cui il Tribunale dei Minori ha affidato Eitan essendo rimasto solo in Italia, ferito e ricoverato in ospedale,

La vita del bisnonno materno di Eitan non vede il bimbo, suo pronipote, come parte lesa ma sua figlia, la nonna materna che grida il suo dolore. Inoltre se egli era realmente un uomo ricco, come qualcuno ha scritto, non saranno i soldi che mancheranno alla povera nonna israeliana. Non conosco la legge israeliana in fatto di Eredità, ma in genere in quasi tutti gli ordinamenti i figli ereditano dai genitori.

Sui risarcimenti che i disgraziati italiani dovranno pagare ai superstiti si entra nel Codice Penale prima e poi nel Civile e le parti superstiti danneggiate da un simile crimine i Codici le individuano senza dubbi, e sicuramente Eitan è il danneggiato principale, ma non è detto che la legge non riconosca anche ai nonni materni il danno di aver loro ucciso una figlia.

Pubblico sotto un sito serio di informazione che chiarisce ogni notizia cialtrona.

 

Deborah Fait risponde ai lettori
Eitan è un bambino israeliano

Testata: Informazione Corretta
Data: 16 settembre 2021
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Eitan è un bambino israeliano»

 

www.jerusalemonline.com

 

La famiglia Biran. L'unico sopravvissuto alla tragedia della funivia è Eitan, di 6 anni

 

Gentilissima Signora Fait, dire che sono sconcertata dai commenti di IC è un pallido eufemismo. Un bambino di sei anni, che già vive la tragedia spaventosa della perdita dei genitori e del fratellino in un disastro cagionato, sino a prova contraria, da criminale inosservanza delle più elementari misure di sicurezza, è stato ‘prelevato’ dal nonno materno in occasione di una visita e portato all’estero, all’insaputa della zia paterna e contro i provvedimenti del giudice italiano (competente, secondo una convenzione internazionale cui anche Israele aderisce, in quanto giudice del luogo in cui si trovava, anzi risiedeva, il minore nel momento in cui è rimasto orfano). Certo, il Paese estero è Israele, in cui Eitan Biran è nato e di cui è cittadino (mi piacerebbe sapere se è vero che ha anche la cittadinanza italiana, come ho letto in alcuni giornali), ma, secondo tutti gli articoli che ho potuto leggere, sia italiani che israeliani in lingua inglese, il bambino è cresciuto in Italia sin dai primi mesi di vita, con i genitori che da anni studiavano a Pavia, anche se immagino che sia stato più volte in Israele in occasione di vacanze e festività, come è normale in epoca di viaggi aerei di massa (almeno prima della pandemia). Si può certamente discutere se, per aiutarlo a superare il trauma, sia meglio la continuità, almeno temporanea, con l’ambiente in cui è cresciuto o un taglio netto, ma non posso condividere la difesa o, peggio, l’approvazione di un gesto arbitrario, in totale spregio della nostra legge (come se fossimo l’Afghanistan dei talebani, da cui fuggire con qualunque mezzo). Si può anche discutere sull’opportunità dell’iscrizione di Eitan in una scuola cattolica, ma non ho trovato smentite alla notizia, pubblicata da diversi quotidiani che hanno inviato cronisti in loco (e non si tratta di Avvenire), che in quello stesso Istituto delle Canossiane il bambino già aveva frequentato la scuola materna ed era stato iscritto alla prima elementare dai suoi genitori in gennaio (periodo consueto per le iscrizioni scolastiche). Quanto all’osservazione sul passato militare del nonno materno, non è una malevola pennellata di colore: si parla specificamente di un ‘lungo passato militare’ (si intende forse ‘di carriera’ o comunque qualcosa di più del servizio di leva e dei richiami dei riservisti?) e anche di un impiego nella ElAl e se ne parla del quadro della ricostruzione di come il signor Peleg ha organizzato ed attuato, in modo tecnicamente perfetto, l’espatrio di un minore senza l’autorizzazione della zia tutrice e malgrado un divieto di espatrio, scegliendo il percorso meno sorvegliato (alcuni hanno parlato di tecniche di ‘esfiltrazione’, termine che indica il portare persone fuori da un territorio nemico per metterle in salvo). L’unica cosa che mi conforta è che ora, in Israele, sia la magistratura che le autorità preposte alla tutela dell’infanzia sanno di dover vigilare sul benessere di Eitan e sulla condotta dei suoi parenti e confido che siano in grado di farlo. Augurando ad Eitan ogni bene, Le porgo i più cordiali saluti,

Annalisa Ferramosca

 

***

 

Carissima Deborah, sono italiano ma apprezzo e stimo Israele e il suo popolo (quasi tutto, i sinistri, lì come qua mi sono indigesti): ho avuto anche la fortuna di visitarlo (3 volte) accompagnato da amici israeliani di Ramat Gan. mi sono commosso sulle alture del Golan, rievocando l'eroismo di IDF che ha resistito alle aggressioni siriane, alla fine prevalendo. Credo che tu stia descrivendo la vicenda di Eitan nella giusta luce: questo disgraziato paese che è il mio paese ha distrutto la vita dei genitori, del fratellino, dei bisnonni materni di Eitan. Li ha uccisi con la sua superficialità che ha permesso a quella funivia di funzionare contro tutte le norme e il buon senso. La magistratura che in Italia è l'unico potere reale è ferma nelle indagini per conflitti interni. Ma la magistratura che ha deciso l'affidamento del piccolo alla zia paterna, negando l'esistenza di tutti gli altri parenti israeliani, la stessa magistratura che interferisce con atti di imperio in questioni che vorrebbero tutto un altro approccio (la magistratura di Bibbiano, per intenderci) ha deciso che il futuro del piccolo deve essere italiano, allevato da una zia che non ama Israele (Eretz Yisrael) come tanti sinistri che, pur essendo ebrei, odiano Israele. *Eitan è israeliano*, è nato lì, era temporaneamente in Italia, i suoi cari sono sepolti lì, tutti i suoi parenti sono lì, ma la zia che vive in Italia (per motivi suoi) vuole sradicare il piccolo nipote e trova un magistrato che la sostiene. Che senso ha tutto ciò? il nonno non ha consegnato il passaporto perchè è un documento israeliano, è partito dalla Svizzera che non è UE, e i solerti (vendicativi) giudici italiani non possono interferire con le leggi di altri paesi. devono ricorrere a una convenzione voluta contro i mariti islamici che in caso di separazione sottraggono il figlio italiano alla *madre *italiana perchè così vuole la legge islamica. Che cosa c'entra con questa vicenda che è tutta israeliana? i genitori sono morti e la consuetudine vuole che i nonni materni si prendano cura degli orfani. Ma in Italia non si possono criticare i magistrati perchè si offendono e il loro delirio di onnipotenza ne risulta offuscato. io sento un forte odore di antisemitismo. il partito di maggioranza, in Parlamento, è filo iraniano (Grillo ha una moglie iraniana), l'ex PM e ministro degli esteri D'Alema sostiene che Hamas e Hezbollah non sono terroristi, non più tardi di ieri. Oltre a uccidergli la famiglia vogliono sequestrare il piccolo Eitan ed educarlo in questo ambiente ostile? Ma tutto è possibile in un  paese dove il figlio di una delle vittime della sinistra è diventato direttore del giornale che ha istigato all'odio contro suo padre. Povera Italia. Spero che ci sia un giudice a Gerusalemme (anche se lì come qui la magistratura è fortemente politicizzata) che riconosca che l'Italia non c'entra nulla con il futuro del piccolo Eitan: la sua casa è Israele ed il suo futuro è lì. in Italia sarebbe uno straniero infelice e  discriminato. Noi italiani dobbiamo solo chiedere scusa per il disastro che abbiamo combinato e che qualche sinistro che odia Israele vuole continuare a perpetrare. Shalom

 Luigi Mis

 

Gentili Amici,

avete scritto due lettere molto interessanti, l'una è l'opposto dell'altra ma in sostanza entrambe dicono la stessa cosa: Eitan è un bimbo israeliano, è ebreo, non credo sia un bene recidere le sue radici e mi par di capire che la pensate esattamente come me. E' vero che andava dalle suore anche alla scuola materna ma aveva i genitori che poi lo riportavano alla realtà della sua identità ebraica.Pare che la zia paterna non abbia un forte legame con Israele e le tradizioni del suo popolo quindi se rimarrà affidato a lei perderà un importante bagaglio culturale. Io sono molto sicura che il futuro di Eitan sia in Israele e sono molto dispiaciuta al pensiero delle tante peripezie che ancora si giocheranno sulla pelle di quel povero bambino. Spero in un giudice intelligente e rispettoso dei valori culturali di un popolo. Il nonno avrà anche sbagliato nelle modalità del prelevamento ma dobbiamo pensare che l'unico bene che gli rimane è quel bambino dal momento che la funivia e l'incuria dei colpevoli gli hanno portato via tutta la famiglia in un colpo solo.Invece di dipingerlo come un criminale credo che i media farebbero meglio a parlare di un padre disperato per la morte della figlia e del nipotino più piccolo.

Un cordiale shalom

 

lunedì 20 settembre 2021

Barbara Palombelli linciata

 "Sono stata vittima di una diffamazione senza precedenti. Coloro che si sono resi protagonisti di questa palese falsità ne risponderanno in tribunale". Barbara Palombelli al contrattacco dopo le polemiche scatenate dalle sue parole sui femminicidi .


Le Società cambiano e anche in fretta. Io sto al mondo da quasi 75 anni e, se leviamo i primi tre di cui ho solo dei flash di memoria, dai tre in poi posso testimoniare che sono stata una bambina dalla sorprendente capacità di registrazione di ciò che mi capitava intorno, dunque sono una testimone del mio tempo per quasi 72 anni. E posso dire che se in molte cose la nostra Società è migliorata da un po’ di tempo si registra un imbarbarimento preoccupante.

E’ venuto meno il senso di responsabilità personale e ciascuno, soprattutto se scarsamente acculturato, si sente in diritto di aggredire chiunque si permetta solo di accennare un pensiero che gli appare contrario al suo, non cercando nemmeno di approfondire i concetti in uno scambio di idee appena civile, ma aggredendo immediatamente chi ha proferito questa o quella frase che egli ha interpretato a suo modo e lo fa insultando, minacciando e calunniando.

Se la TV, soprattutto la RAI di cui lo Stato pretende un canone-imposta, è scaduta a livelli di attricette assurte a conduttrici che ridono sguaiatamente e chiamano tutti “belli di zia”, i social non sono da meno e da essi ci si può difendere solo non entrandoci affatto o bannando le persone.

Ma chi sono queste persone che, ad esempio, hanno valangato la Palombelli di insulti, minacce e calunnie per aver dato uno spunto di riflessione agli ascoltatori della trasmissione che conduce su Rete 4?

Ecco cosa ha detto la conduttrice: "Parliamo della rabbia tra marito e moglie. Come sapete negli ultimi sette giorni ci sono stati sette delitti, sette donne uccise, presumibilmente da sette uomini. A volte però è lecito anche domandarsi: questi uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati oppure c'è stato anche un comportamento esasperante, aggressivo anche dall'altra parte? E' una domanda, dobbiamo farcela per forza, perché dobbiamo in questa sede soprattutto, in un tribunale, esaminare tutte le ipotesi".

Apriti cielo! L’assoluto esiste, ed è quello che queste menti senza freni hanno in testa. E l’assoluto non si tocca!

Ogni uccisione è un orrore, ha voluto dire Palombelli, ma forse in alcuni casi si può prevenire non esasperando le situazioni.

No! L’assoluto nelle teste urlanti parolacce contro Palombelli è che la vittima ha sempre ragione, in quanto vittima, e il suo comportamento non ha inciso in nulla nell’evento finale!

Se così fosse, secondo la teoria dell’assoluto, la giurisprudenza non terrebbe conto delle attenuanti, tipo la provocazione ad esempio.

Palombelli ha solo detto la verità e cioè che il nostro agire deve essere improntato alla prudenza, sia nelle scelte che facciamo sia nei comportamenti che teniamo. Basta pensare alla saggezza dei proverbi e agli insegnamenti dei nostri genitori se abbiamo avuto la fortuna di averne e perbene.

Certo non tutti hanno questa fortuna, certo ci sono persone sfortunate già dalla nascita che dunque non hanno guida e debbono imparare da sole con la propria esperienza cosa conviene fare, da quali persone tenersi lontano.

Ma la massa insultante stabilisce un canone assoluto e guai a te se non ti attieni a quello. Guai a richiamare ad un benché minimo senso di responsabilità personale!

Le donne uccise sono vittime e hanno tutte ragione in quanto tali e non ci sono differenze nei loro comportamenti: da quella fatta sparire in una notte gelida in pigiama di cui non si trova neppure il cadavere, tradita dal marito e dalla sua migliore amica, di cui si fidava, la quale lavorava nell’impresa messa su anche con i suoi soldi, e che dopo pochi mesi dalla sua sparizione si è installata in casa sua, continuando a lavorare nell’impresa anche sua, che si è presa anche i suoi figli i quali, lungi dal giudicarla, l’hanno accettata, a quella che vuole separarsi lasciando il marito in mutande e vuole rifarsi una vita con un altro uomo usando i soldi che pretende dal marito tramite il Tribunale. Uguali. Stessa situazione, per gli assolutisti.

Guai a porsi domande tipo Palombelli!

L’hanno assimilata a quelli che dicono che se una viene violentata è perché portava la minigonna.

Certo, non tutti gli uomini sono bruti che assaltano una donna in minigonna e la violentano, ma bisogna mettere in conto che esistono, e indossare la minigonna in circostanze in cui non si vada poi a passeggiare in luoghi solitari. Si chiama prudenza non "limitazione della mia libertà". 

Insomma, non viviamo in una realtà sterile né sterilizzata dalle Leggi, che pure esistono, e dobbiamo muoverci tenendone conto.

Invece questi barbari che insorgono e che si credono progrediti pretendono la libertà assoluta nei comportamenti e il discarico totale di responsabilità personali che possono renderci vittime e, a volte, carnefici.

A me, che non sono famosa come Barbara Palombelli, è capitato qualcosa di simile, e stavo anch’io per muovermi come la giornalista ha minacciato di fare, per aver rimpianto una giovane e bella vita di un ragazzo puro e generoso che è stato ucciso dall’amante pakistano di sua madre di appena 10 anni maggiore di lui e 20 più giovane di sua madre. Anch’io per una frase piena di amaro rimpianto-sarcasmo: “Se la madre non fosse stata così vogliosa suo figlio ora sarebbe vivo.” Quello che hanno scritto degli esseri umani su facebook, intrufolandosi pure sulla mia chat messenger e addirittura nel mio quasi inusato profilo Instagram, che ho aperto solo per stare in contatto con un mio nipote, è qualcosa di inimmaginabile. Questo l’articolo che ho scritto su tale fatto.

http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2021/05/un-fatto-di-sangue-e-un-commento-che.html

Ne consegue che la Società attuale si identifica in gran parte con chi agisce senza prudenza, senza responsabilità, e guai a dare spunti di riflessione, vengono presi come condanne, giudizi e cattiverie fuori luogo.

venerdì 26 marzo 2021

Dante Alighieri: il mistero della scomparsa di ogni suo scritto autografo

Nella ricorrenza della celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante viene fuori la notizia, conosciuta dagli studiosi, che di Dante non esiste alcuno scritto autografo.

Non soltanto le opere letterarie scritte di suo pugno, ma nemmeno una lettera autografa..

Questo è un vero giallo incomprensibile alla luce di varie riflessioni storiche.

Il più antico ritratto documentato di Dante Alighieri conosciuto, Palazzo dell'Arte dei Giudici e NotaiFirenze. Databile intorno al 1336-1337, l'affresco è di scuola giottesca ed è il ritratto iconografico del poeta più vicino a quello ricostruito nel 2007 grazie a una squadra guidata da Giorgio Gruppioni, antropologo dell'Università di Bologna. Si riuscì a realizzare un volto i cui tratti somatici corrisponderebbero al 95% a quello realeNel 1921, in occasione del seicentenario della morte di Dante, l'antropologo dell'Università di Bologna Fabio Frassetto fu autorizzato dalle autorità a studiare il cranio del poeta, risultato mancante della mandibola.Partendo dal cranio ricostruito dallo studioso Frassetto nel 1921, il volto reale di Dante è risultato (grazie al contributo del biologo dell'Università di Pisa Francesco Mallegni e dello scultore Gabriele Mallegni) sicuramente non bello, ma privo di quel naso aquilino così accentuato dagli artisti di età rinascimentale e molto più vicino a quello, risalente pochi anni dopo la morte del poeta, di scuola giottesca.


Dalla data più o meno presunta della sua nascita, 1265, fino a quella più certa della sua morte, 1321, chi sapeva scrivere ha lasciato degli scritti autografi, magari frammenti per la deteriorazione delle pergamene in uso a qual tempo, ma qualcosa è rimasto: di Dante nulla!

Ma vediamo come era la situazione storica della scrittura del tempo.

La carta in uso, oltre la pergamena, era la Carta Amalfi o Charta Bambagina: introdotta in Italia dal mondo arabo e successivamente prodotta nelle cartiere italiane. Questa carta ebbe innovazioni e siccome Fabriano, nel XIII e nel XIV secolo, aveva acquistato l’egemonia dei mercati, su base di argomentazioni storiche si ipotizza che Dante Alighieri possa aver usato tale carta per scrivere le sue opere.

La carta di Amalfi deve il suo secondo nome, Charta Bambagina, al particolare procedimento di produzione, che, prescindendo dall’utilizzazione della cellulosa ricavata dal legno, parte da raccolte di cenci e stracci di lino, cotone e canapa di colore bianco. Le stoffe erano ridotte in poltiglia per mezzo di magli chiodati mossi da mulini a propulsione idraulica mentre oggi, con macchinari più sofisticati, ha  una maggiore raffinatezza. La fibra, disciolta nell’acqua è trasformata, a mano, in fogli per mezzo di telai formati da fili di ottone e bronzo. Questo supporto per la scrittura apparve subito molto più pratico della pergamena fatta di pelle essiccata per trascrivere le transazioni soprattutto da parte dei mercanti. Perché più leggera, più maneggevole, più leggibile con addirittura la possibilità di far apparire in filigrana il nome del produttore o delle famiglie che l’avevano ordinata. Questa carta fu, per un breve periodo, proibita per gli atti notarili nel 1220 da Federico II in quanto meno duratura della pergamena.

I fogli di Carta di Amalfi più antichi risalgono al XIII e XIV secolo.

Proprio il periodo in cui visse Dante. Dunque se quei fogli sono arrivati fino a noi non può essere l'eventuale uso di quel tipo di carta che ha provocato la sparizione dell'intera opera autografa di Dante. Si può ipotizzare che in parte può essersi dissolta, ma che non sia rimasto nemmeno un frammento, neppure di una lettera, è non spiegabile.

Quello che rimane a noi oggi di più antico è la versione della Divina Commedia trascritta  dal copista Antonio da Fermo ritrovata a Genova nel 1336 . Oggi quel manoscritto in pergamena è conservato a Piacenza presso la Biblioteca Comunale Passerini Landi ed è per questo chiamato “Manoscritto Landiano”.

Ma come arrivavano le opere letterarie alla gente? Attraverso i codiciin epoca medievale con l'istituzione di vere e proprie scuole di scrittura i codici furono scritti prevalentemente da monaci; famose sono le sale chiamate scriptoria all'interno di conventi e abbazie in cui venivano copiati e decorati.

Il codice è il libro come lo conosciamo oggi, un insieme di fascicoli legati fra loro e magari chiusi tra due copertine.


Esempio di codice decorato risalente fra il 1220 e il 1250, poco prima della nascita di Dante Alighieri.

Si tratta di un manoscritto de La canzone dei Nibelunghi in tedesco del tempo.


Tornando dunque sugli scritti di Dante, dell'intera sua opera, rimane il mistero della totale assenza di un suo scritto autografo. Neppure della sua provata attività politica vissuta dolorosamente in esilio presso le corti di Signori del tempo che si servirono di lui anche come ambasciatore.


 

giovedì 17 dicembre 2020

Michele non lo sapeva...

Il giornalismo ha grandi colpe per l'uso del linguaggio. Giacché il linguaggio orienta il pensiero. Con il linguaggio si può indurre il pensiero a minimizzare o, al contrario, ad esagerare. Meno la gente ha strumenti culturali e più è influenzabile dal linguaggio giornalistico. Bullismo, l'ho già scritto in post sul mio blog, è parola riduttiva di un fenomeno umano sempre esistito, ovunque, non solo nelle Aule Scolastiche. Si chiamano bassezze persecutorie, operate da persone che non hanno spessore morale né etico, comportamenti che possono presentarsi anche in luoghi dove sembrerebbe esserci una preparazione culturale, ma più frequentemente sono operanti in contesti dove la cultura latita, sostituita da una generica aderenza al branco.

Questo esiste ed è fortunato chi nella vita non l'ha mai sperimentato. Forse proprio perché facente parte di quell'umanità che è branco, che non ha maturato una coscienza individuale, che nel profondo sa di non valere niente e cerca per questo l'uniformità del branco dove può nascondersi in una collettiva ed anonima responsabilità dalle proprie infime azioni. I miserabili ne ricavano una soddisfazione meschina, in cui si crogiolano, più colpiscono più sono soddisfatti. Non aspettatevi che abbiano schifo di sé, non aspettatevi coscienza morale: se l'avessero mai agirebbero in tal modo.

Michele non lo sapeva, Michele pensava  che quell'umanità che lo respingeva era quella giusta, che sbagliato fosse lui perché non camminava benissimo, perché non era bellissimo... Tanti hanno difetti e non sono bellissimi ma vivono benissimo... Ma Michele non lo sapeva. Michele non sapeva che esiste una parte dell'umanità che è miserabile e si manifesta fin dall'infanzia per la sua propensione a cercare di ghettizzare qualcuno, sempre ha bisogno del branco, e sempre trova seguaci e fiancheggiatori essendo questa genìa diffusa ovunque.


Michele

Michele, come avrei voluto conoscerti, dirti che eri bello invece, fuori e dentro. Che stavi scoprendo solo quella parte di umanità che è feccia.. Che dovevi solo imparare che questo esiste e che bisogna solo tenerlo lontano da noi, dedicandogli solo la nostra indifferenza ed il nostro disprezzo.

Per tutti i ragazzi che si trovano ad essere oggetto di rifiuto e di oltraggio: non è quella l'umanità che vi merita, quella è la feccia, un tipo di feccia. Non soffrite perché vi rinfacciano i vostri difetti veri o presunti, sappiate che anche se foste perfetti ve li inventerebbero e troverebbero sempre qualcuno pronto a crederci, al di là della più chiara evidenza! Solo perché a quel tipo di persone piace sbranare, perché questa è la loro natura.

Vivere è accettare che esiste gente brutta, orribile, ma non per questo non vale la pena di vivere.


venerdì 9 ottobre 2020

Roberto Alessi

 

Scorrendo con il telecomando in cerca di qualcosa di decente da vedere per distendermi e riposarmi un po' fra una incombenza e l'altra, sono capitata di sovente in programmi in cui si parla di cose leggere e non, salotti televisivi con ospiti che, in presenza o in collegamento, danno la loro opinione su richiesta dei conduttori su argomenti leggeri e non.

Spesso vedevo questo personaggio senza sapere chi fosse. Mi sembrava un tipo molto superficiale dal tono salottiero.

Poi, in un paio di interventi, ha detto cose che mi hanno fatto capire che era persona solida e affatto superficiale e salottiera.

Ne ricordo solo uno: trasmissione condotta da Eleonora Daniele in cui la conduttrice intervista il figlio dell'assassino Antonio Logli nella circostanza che costui ha chiesto alla sua amante, ora convivente con i suoi figli, di sposarlo, nonostante egli sostenga che sua moglie lui non l'ha uccisa e dunque deve essere ancora viva da qualche parte.

Si discute su tale contraddizione del Logli e ci si chiede perché mai questo gesto, stando egli in carcere condannato a 20 anni di galera.

Fra tante sciocchezze Alessi dice semplicemente che per il Logli questo è un modo di gestire dal carcere i suoi beni attraverso la nuova moglie. Un pensiero acuto che a nessuno era venuto in mente.

Ho fatto una piccola ricerca su Roberto Alessi ed ho appreso che è un giornalista, specializzato in notizie sul superficiale mondo dello spettacolo e non solo e, dopo una lunga carriera, ora è il Direttore di Novella 2000, rivista settimanale delle notizie leggere sul mondo dei cosiddetti VIP che spesso VIP non lo sono più e Novella 2000, parlando di loro, rinnova la loro visibilità.

Insomma, dietro l'apparente leggerezza, Alessi con i suoi acuti giudizi dimostra di avere sincera sostanza, molto più di certi giornalisti impegnati che in realtà manipolano la verità al servizio dei vari potentati politici e ad uso e consumo degli sprovveduti che gli credono.

sabato 4 luglio 2020

"Sogno" cantata da Carlo Lima




Rivedendo le commedie di Eduardo in bianco e nero c'è in quasi tutte questo bellissimo e bravissimo attor giovane di cui è difficilissimo trovare traccia sul WEB.
Non c'è una pagina su di lui su Wikipedia, dove pure appaiono figure insignificanti.
Avevo appreso da qualcuno che negli anni '60 se ne era andato negli USA ed era sparito all'improvviso dai lavori di Eduardo, dove continuavano a lavorare altri attori belli e bravi come Antonio Casagrande e meno belli ma versatili come Gennarino Palumbo.
Ho scoperto che se ne andò in America perché aveva sposato una soubrette statunitense e, avendo avuto da lei sua figlia Valentina e non volendo separarsene, aveva rinunciato al Teatro, ma anche a film in Italia, per reinventarsi cantante lirico negli USA, grazie anche ad una bellissima voce.
Poi più niente, per apprendere ora che è morto nel febbraio del 2018. Era nato nel 1935.
Cenni biografici
Carlo Lima (Napoli 8 maggio 1935 – 25 febbraio 2018 ) Nipote del famoso tenore napoletano Alfredo Vernetti E’ stato uno dei più noti e amati attori Eduardiani. Lo stesso Eduardo notò e riconobbe, sin da subito, le sue spiccate doti artistiche. E' stato un attore dall’intensa espressività, sostenuta da talento e bravura che lo hanno accompagnato per l’intera sua brillante carriera, valendogli una celebrità che dura tutt’ora. La sua passione per il teatro è iniziata dalla prima adolescenza ma il padre, molto severo, non voleva che intraprendesse la carriera di attore, perciò il giovane Lima dovette farsi strada da se. Ebbe un’adolescenza dura e piena di sacrifici e iniziò a lavorare coma garzone nel giornale “Il Mattino di Napoli. L’incontro con Eduardo, ricercato con tenacia e ammirazione, e avvenuto tramite l’attore ecclettico Pietro Carloni, che più di tutti intuì il suo talento presentandolo al “direttore” Eduardo che subito lo accolse nella sua Compagnia “La Scarpettiana” facendolo interpretare i ruoli più significativi dell’attor giovane. Sono tante le commedie di Eduardo in cui figura Carlo Lima: in “Napoli milionaria” nel ruolo del giovane Amedeo; in “Filumena Marturano” nel ruolo di uno dei tre figli di Filumena a fianco di celebri attori come Antonio Casagrande e Gennaro Palumbo. In “Ditegli sempre di si” interpreterà Ettore De Stefani, l’amico del protagonista; in “Non ti pago” nel ruolo di Mario Bertolini; “Chi è cchiù felice è me” nel ruolo di Enrico; in “Peppino Girella” nel ruolo di Amerigo Paternò, sceneggiato televisivo in sei puntate, scritto dallo stesso Eduardo insieme ad Isabella Quarantotti, andato in onda sulla RAI nel 1963 con un cast di attori eccezionali (oltre ad Eduardo ricordiamo Giuliana Loiodice, Angela Luce, Luisa Conte, Ugo D’Alessio, Enzo Cannavale, Clara Bindi, Carlo Romano e tanti altri attori d’eccezione). Lo ricordiamo inoltre in : L’abito nuovo; “La grande magia”; Il Sindaco del rione Sanità”; “Natale in casa Cupiello”; ecc.. Nei tanti ruoli interpretati da Carlo Lima, si può notare una forte connotazione attoriale dettata anche dal suo essere tipicamente napoletano in scena e fuori. Questa sua spiccata personalità attoriale gli ha dato la possibilità di interpretare, con naturalezza, i ruoli eduardiani dai risvolti spesso tragici. Una delle sue memorabili interpretazioni la possiamo riscontrare nel ruolo di Amedeo in “Napoli milionaria” con la sua carica emotiva forte e tragica del giovane sbandato, alle prese con le distruzioni morali e materiali che aveva lasciato la guerra. Anche nel ruolo centrale di Mario Bertolini in “Non ti pago”, emergono le sue interessanti capacità attoriali dalle molteplici sfaccettature. Carlo Lima interpreta questo ruolo con estrema sapienza e bravura. Eduardo fu per lui un importante maestro che riuscì a far emergere le straordinarie doti artistiche di Lima, dandogli la possibilità di intraprendere un’ottima carriera sia teatrale che cinematografica. Ma fu grazie anche alla sua indiscutibile bravura e caparbietà che Carlo Lima riuscì a farsi notare come attore, seppure con tutte le dovute difficoltà, Lavorare per molti anni a fianco di Eduardo, uno dei più grandi interpreti del teatro italiano, non fu assolutamente una cosa semplice e priva di sacrifici da parte di Carlo Lima. La sua carriera di attore s’interruppe improvvisamente, verso la fine degli anni ’60, nel pieno della sua popolarità. Il suo ultimo lavoro teatrale con Eduardo fu, appunto, in Peppino Girella mentre la sua ultima apparizione televisiva risale nello sceneggiato “Le inchieste del commissario Maigret”, interpretato da Gino Cervi, ove Carlo Lima si cimenta nel ruolo di centralinista. Carlo Lima si era sposato nel 1960 con la soubrette americana Maria Delgais dalla quale ebbe, nel 1961 una figlia, Valentina. La moglie, cittadina americana, non volle più restare in Italia e si trasferì in America con la figlia. Carlo per rimanere accanto alla sua adorata Valentina, nel 1966 si trasferì in America abbandonando la splendente carriera che stava ottenendo con Eduardo. Ma anche Negli Stati Uniti continuò il suo percorso artistico diventando un apprezzato tenore con il nome d’arte di Gian-Carlo Lima, dando vita ad un interessante repertorio canoro che va da Giuseppe Verdi a Ernesto de Curtis, da Agustin Lara a Capurro – Di Capua, regalando così ancora emozioni e sorrisi ai suoi spettatori.
Bruno Campese

Carlo Lima con la sua piccola Valentina

Carlo Lima a sinistra, Gennarino Palumbo al centro e Antonio Casagrande
dietro le spalle di Regina Bianchi interpretano i tre figli di Filumena Marturano


venerdì 8 novembre 2019

Fred Bongusto: bella voce, luci e un'ombra

NAPOLI (g.d' a.) -   Dovevano trascorrere un lungo week end ad Ischia. Invece lui, Giovanni Adamo, dopo due anni di latitanza è finito a Poggioreale; lei, Gaby Palazzoli, moglie di Fred Bongusto e già consorte dell' ultimo erede della dinastia di attori americani John Barrymoore junior, è stata denunciata per favoreggiamento personale. Giovanni Adamo, quarantacinque anni, per la camorra "Bill Cream", è un pezzo da novanta del clan di Michele Zaza, il suo vice per i pentiti, il fidato braccio destro del boss di Santa Lucia secondo gli inquirenti. Ma fino ad ieri anche un imprendibile "primula rossa". Adamo è riuscito negli ultimi cinque anni a sfuggire sempre alla cattura. Nel ' 78 quando fu rinviato a giudizio con gli uomini della famiglia Lucarelli, nel ' 79 quando i giudici della Procura di Napoli raccolsero le prime prove del traffico di droga organizzato da Michele Zaza, due anni fa quando si diede alla latitanza con Mario Fabbrocini, uno dei presunti mandanti della strage di Torre Annunziata. Infine quest' anno nei giorni del maxi-blitz contro la Nuova famiglia (quasi duecento arresti). Si era salvato anche da un agguato tesogli dai cutoliani. Da Napoli in realtà "Bill Cream" non si è mai mosso. Ogni settimana cambiava appartamento e sono stati in molti ad ospitarlo. Il costruttore Gennaro Pica, ad esempio, denunciato con la moglie per favoreggiamento personale o una delle amanti del bandito, Filomena Restaino, trentun anni. Ma lo ha tradito la sua amicizia con l' industriale Vincenzo Arino. Tenendo d' occhio quest' ultimo, la polizia alla fine ha messo le mani sul boss.

Fred Bongusto è stato un musicista e cantante perfetto: nella voce e nell'esecuzione dei bellissimi brani melodici che ha inciso. Mi capitò di vederlo da vicino quando venne a sponsorizzare un suo disco a 45 giri presso la grande Standa di Via Cola Di Rienzo a Roma: io ero adolescente e lui non aveva ancora 30 anni ed era già famoso. Ricordo la sua semplicità di modi, niente del narcisismo che caratterizzava certi cantanti e divi famosi, e mi stupii che non fosse molto alto, dato che in TV lo sembrava di più.
L'unica pagina di cronaca penale che lo riguardò fu quella di cui ho pubblicato sopra un resoconto dall'Archivio di La Repubblica a firma Giuseppe D'avanzo: un fatto che tenne le pagine di cronaca per giorni, giacché la Polizia indagò per i rapporti con il trafficante di droga camorrista da cui scaturì  la denuncia alla moglie Gaby Palazzolo che ammise il rapporto. Ma Fred ne uscì pulito.


Una istantanea presa in strada di Fred Bongusto con la moglie, Gaby Palazzoli, e la figlia di lei avuta da un precedente matrimonio. Si sono sposati nel 1967 e sono stati marito e moglie fino alla morte di lei avvenuta nel 2015.

domenica 3 novembre 2019

Franco Antonello: non c'è limite al dolore

http://www.ansa.it/veneto/notizie/2019/11/02/il-figlio-di-franco-antonello-si-schianta-ed-e-in-coma-gli-avevano-ritirato-la-patente_79b23e8f-7ef0-42eb-97dc-67cb917119d4.html

Rita Coltellese *** Scrivere: Gianluca Nicoletti come Franco Antonello e tanti a...:

Rita Coltellese *** Scrivere: Letture: tre libri a confronto

L'articolo riporta tutto su questo ennesimo incidente mortale post discoteca, con droghe e alcool.
Un triste e stupido copione che si ripete.
Nessun senso di responsabilità verso sé stessi e gli altri.
Nessun pensiero per i propri genitori, in questo caso già provati dal disturbo che affligge il fratello...
Mi dispiace per il padre che ha affrontato con tanto coraggio ed amore il problema del fratello di questo giovane sconsiderato...


Franco Antonello con i suoi due figli: a sinistra nella foto il più grande afflitto da un disturbo autistico e a destra il più piccolo che ha combinato questo macello...

domenica 7 luglio 2019

Moni Ovadia


Ideatore, regista, attore e capocomico di un "teatro musicale" assolutamente peculiare, Moni Ovadia è il protagonista dello spettacolo “Kavanàh. Storia e canti della spiritualità ebraica”, in onda sabato 6 luglio alle 21.15 su Rai5
Ieri sera non mi andava di leggere il libro che sto leggendo di Giorgio Bassani "L'odore del fieno" ed ho tentato di vedere un poco di TV. Mentre in soggiorno mio marito vedeva l'orribile trasmissione con Bonolis, in cui l'unico che porta un minimo di ineffabile ed umile comicità è Luca Laurenti, sono andata a letto ed ho acceso il televisore senza trovare nulla che potesse essere di un minimo interesse, finché non mi è apparso Moni Ovadia e mi sono fermata, seguendo per un'oretta qualcosa che dà ristoro all'anima, non immortale ma ora viva, ed all'intelletto.
Moni Ovadia l'ho visto ed ascoltato da vicino anni fa nell'Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università dove ho lavorato per 25 anni, Aula poi detta Auditorium che fu nominato in onore di Ennio Morricone invitato per l'occasione.
Con la direzione artistica del Maestro Luigi Lanzillotta noi dipendenti, e non solo, abbiamo potuto godere, pagando un abbonamento minimo, di stagioni di concerti ed incontri con varie personalità del mondo musicale eccezionali per qualità.
Fra queste Moni Ovadia. Non ricordo se lui in quell'occasione recitò e suonò, giacché gli incontri erano i più diversi come impostazione, ricordo che parlò molto, seduto sul palco con i suoi interlocutori, e alla fine mi sembrò troppo verboso e noioso.
Ma ieri sera era accompagnato da quattro meravigliosi violini che suonavano musica yiddish ed egli ha parlato di ebraismo e recitato preghiere in ebraico. Anche se non condivido il pensiero di Moni Ovadia egli è indubbiamente una mente, trasmette il suo pensiero, le sue riflessioni, la sua grande cultura, mantenendo vivo il tuo interesse (almeno il mio).
Non sempre in personalità di cultura e formazione ebraica appare la religione, un esempio è Philip Roth in cui è totalmente assente.
E' molto presente in Oz, come argomento dei suoi scritti, anche se non so, come ho già scritto, se Oz fosse o meno credente.
Moni Ovadia è agnostico. E già questo non mi piace. Sospendere l'idea vuol dire non averne nessuna. 
Dopo un inizio della mia vita in cui credevo nelle storie raccontatami della religione della mia famiglia, una vita trascorsa sempre riflettendo sulla realtà oggettiva, ho raggiunto l'equilibrata certezza che Dio invisibile e perfetto che abbia eletto l'Uomo a sua immagine non esiste, né per i cattolici, né per le varie confessioni cristiane, né per gli ebrei, né per i musulmani. Le tre religioni che si figurano un Dio così per avere una Consolazione e una Guida.
Come diceva ieri sera dagli schermi TV di RAI 5 Ovadia, non è importante che Dio ci sia, importante è seguire la propria etica, nel suo caso, e di molti ebrei atei o agnostici, seguire gli insegnamenti della Torah. 
La sofferenza millenaria del popolo ebraico, spesso sottoposto ad oppressione, limitazione dei suoi diritti rispetto a quelli di altri, persecuzioni e infine l'orrore indicibile dello sterminio hitleriano con la complicità di Mussolini, mi toccano l'animo da quando l'ho scoperto a 14 anni. Dopo, leggendo, ho scoperto e vado scoprendo molto di più. Ad esempio leggendo Oz ho scoperto che già ai primi del '900 dell'era cristiana nella Russia zarista gli ebrei avevano interdetto l'accesso alla scuola superiore dello stato e dovevano, volendo, continuare gli studi in scuole ebraiche gestite e finanziate dalle comunità israelitiche. Dunque non è stata solo la Russia comunista a discriminare come io credevo dopo aver letto il copione di "Mosca addio": una volta, parlando con una mia collega di questa storia vera di un'astrofisica russa ebrea, mi si chiuse la gola e non riuscii a controllare le lacrime. Perché nulla mi ferisce di più dell'ingiustizia.
Posso fare poco, solo scrivere quello che penso e, come faccio da anni, dare il mio 8xmille alle Comunità israelitiche.
Oz è moderatamente critico sul piano etico e politico con l'agire di Israele verso i palestinesi. Ovadia lo è ancora di più, fino al punto di essere uscito dalla Comunità israelita di Milano e in seguito ha rilasciato a spiegazione la seguente dichiarazione:
Da: IL MANIFESTO

Perché lascio la comunità

Lunedì scorso tramite un’intervista chiestami dal Fatto Quotidiano, ho dato notizia della mia decisione definitiva di uscire dalla comunità ebraica di Milano, di cui facevo parte, oramai solo virtualmente, ed esclusivamente per il rispetto dovuto alla memoria dei miei genitori. A seguito di questa intervista il manifesto mi ha invitato a riflettere e ad approfondire le ragioni e il senso del mio gesto, invito che ho accolto con estremo piacere. Premetto che io tengo molto alla mia identità di ebreo pur essendo agnostico. Ci tengo, sia chiaro, per come la vedo e la sento io. La mia visione ovviamente non impegna nessun altro essere umano, ebreo o non ebreo che sia, se non in base a consonanze e risonanze per sua libera scelta. Sono molteplici le ragioni che mi legano a questa «appartenenza».
Una delle più importanti è lo splendore paradossale che caratterizza l’ebraismo: la fondazione dell’universalismo e dell’umanesimo monoteista – prima radice dirompente dell’umanesimo tout court – attraverso un particolarismo geniale che si esprime in una “elezione” dal basso. Il concetto di popolo eletto è uno dei più equivocati e fraintesi di tutta la storia.
Chi sono dunque gli ebrei e perché vengono eletti? Il grande rabbino Chaim Potok, direttore del Jewish Seminar di New York, nel suo «Storia degli ebrei» li descrive grosso modo così : «Erano una massa terrorizzata e piagnucolosa di asiatici sbandati. Ed erano: Israeliti discendenti di Giacobbe, Accadi, Ittiti, transfughi Egizi e molti habiru, parola di derivazione accadica che indica i briganti vagabondi a vario titolo: ribelli, sovversivi, ladri, ruffiani, contrabbandieri. Ma soprattutto gli ebrei erano schiavi e stranieri, la schiuma della terra». Il divino che incontrano si dichiara Dio dello schiavo e dello Straniero. E, inevitabilmente, legittimandosi dal basso non può che essere il Dio della fratellanza universale e dell’uguaglianza.
Non si dimentichi mai che il «comandamento più ripetuto nella Torah sarà: Amerai lo straniero! Ricordati che fosti straniero in terra d’Egitto! Io sono il Signore!» L’amore per lo straniero è fondativo dell’Ethos ebraico. Questo «mucchio selvaggio» segue un profeta balbuziente, un vecchio di ottant’anni che ha fatto per sessant’anni il pastore, mestiere da donne e da bambini. Lo segue verso la libertà e verso un’elezione dal basso che fa dell’ultimo, dell’infimo, l’eletto – avanguardia di un processo di liberazione/redenzione. Ritroveremo la stessa prospettiva nell’ebreo Gesù: «Beati gli ultimi che saranno i primi» e nell’ebreo Marx: «La classe operaia, gli ultimi della scala sociale, con la sua lotta riscatterà l’umanità tutta dallo sfruttamento e dall’alienazione».
Il popolo di Mosé fu inoltre una minoranza. Solo il venti per cento degli ebrei intrapresero il progetto, la stragrande maggioranza preferì la dura ma rassicurante certezza della schiavitù all’aspra e difficile vertigine della libertà.
Dalla rivoluzionaria impresa di questi meticci «dalla dura cervice», scaturì un orizzonte inaudito che fu certamente anche un’istanza di fede e di religione, ma fu soprattutto una sconvolgente idea di società e di umanità fondata sulla giustizia sociale.
Lo possiamo ascoltare nelle parole infiammate del profeta Isaia. Il profeta mette la sua voce e la sua indignazione al servizio del Santo Benedetto che è il vero latore del messaggio: «Che mi importa dei vostri sacrifici senza numero, sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso dei giovenchi. Il sangue di tori, di capri e di agnelli Io non lo gradisco. Quando venite a presentarvi a me, chi richiede da voi che veniate a calpestare i Miei Atri? Smettete di presentare offerte inutili, l’incenso è un abominio, noviluni, sabati, assemblee sacre, non posso sopportare delitto e solennità. I vostri noviluni e le vostre feste io li detesto, sono per me un peso sono stanco di sopportarli. Quando stendete le mani, Io allontano gli occhi da voi. Anche se moltiplicate le preghiere, Io non ascolto. Le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova».( Isaia I, cap 1 vv 11- 17).
Il messaggio è inequivocabile. Il divino rifiuta la religione dei baciapile e chiede la giustizia sociale, la lotta a fianco dell’oppresso, la difesa dei diritti dei deboli. Un corto circuito della sensibilità fa sì che molti ebrei leggano e non ascoltino, guardino e non vedano. Per questo malfunzionamento delle sinapsi della giustizia, i palestinesi non vengono percepiti come oppressi, i loro diritti come sacrosanti, la loro oppressione innegabile.
Qual’è il guasto che ha creato il corto circuito. Uno smottamento del senso che ha provocato la sostituzione del fine con il mezzo. La creazione di uno Stato ebraico non è stato più pensato come un modo per dare vita ad un modello di società giusta per tutti, per se stessi e per i vicini, ma un mezzo per l’affermazione con la forza di un nazionalismo idolatrico nutrito dalla mistica della terra, sì che molti ebrei, in Israele stesso e nella diaspora, progressivamente hanno messo lo Stato d’ Israele al posto della Torah e lo Stato d’Israele, per essi, ha cessato di essere l’entità legittimata dal diritto il internazionale, nelle giuste condizioni di sicurezza, che ha il suo confine nella Green Line, ed è diventato sempre più la Grande Israele, legittimata dal fanatismo religioso e dai governi della destra più aggressiva. Essi si pretendono depositari di una ragione a priori.
Per questi ebrei, diversi dei quali alla testa delle istituzioni comunitarie, il buon ebreo deve attenersi allo slogan: un popolo, una terra, un governo, in tedesco suona: ein Folk, ein Reich, ein Land. Sinistro non è vero? Questi ebrei proclamano ad ogni piè sospinto che Israele è l’unico Stato democratico in Medio Oriente. Ma se qualcuno si azzarda a criticare con fermezza democratica la scellerata politica di estensione delle colonizzazioni, lo linciano con accuse infamanti e criminogene e lo ostracizzano come si fa nelle peggiori dittature.
Ecco perché posso con disinvoltura lasciare una comunità ebraica che si è ridotta a questo livello di indegnità, ma non posso rinunciare a battermi con tutte le mie forze per i valori più sacrali dell’ebraismo che sono poi i valori universali dell’uomo.
  8 novembre 2013
Io, non ebrea, di formazione cattolica, oggi serenamente atea, pur rispettando il pensiero di Ovadia non lo condivido, posso accettare la critica, frutto della domanda e del dubbio che sempre deve abitare l'uomo intelligente, ma come avevo avvertito dal suo argomentare quel giorno nell'Auditorium "Ennio Morricone" il suo pensiero stride sul mio che ha altre basi ed è giunto a diverse conclusioni.
Le mie sono che chi vuole la mia distruzione e spreca i soldi che Arafat ed altri hanno raccolto nelle banche svizzere e altrove per la causa palestinese, non può pretendere che io non mi difenda, altrimenti sono e sarò sempre l'ebreo millenario che subisce senza colpe che non siano quelle di tutti gli uomini che abitano questo pianeta.