domenica 12 agosto 2012

Wind Jet: cittadino soffri, paga e ripaga...

Da: Il Sussidiario.net
WINDJET/ Alitalia e il fallimento di un sistema-Paese

domenica 12 agosto 2012

L’Enac ha attivato un’unità di crisi con Alitalia e altre compagnie aeree per affrontare la situazione che si è creata con il tracollo di WindJet. Il cambio in corsa della società presieduta da Roberto Colaninno, che all’ultimo ha rinunciato all’acquisizione della low cost, rischia di lasciare a terra 300mila passeggeri che proprio la settimana di Ferragosto si stanno dirigendo a trascorrere le vacanze in Sicilia. Il sussidiario.net ha intervistato Ugo Arrigo, professore di Finanza pubblica all’Università Bicocca ed esperto di trasporti aerei.


Professor Arrigo, la situazione sembra ormai giunta a un punto di non ritorno …

L’Enac, l’ente che deve regolare il settore, rischia di ritrovarsi con migliaia di passeggeri che hanno acquistato il biglietto ma sono privi di un volo. In questa vicenda il sistema Paese fa una figura davvero pessima, perché siamo nel punto di massima stagionalità di una stagione turistica che non sta andando per nulla bene, e arriviamo a Ferragosto con la seconda compagnia aerea italiana che chiude. L’effetto sul turismo internazionale è veramente da Paese disorganizzato, cioè che non è in grado di fare funzionare i suoi asset. E’ una tipica storia italiana in cui nessuno degli attori fa la sua parte e risulta all’altezza del copione, e il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Qual è il vero motivo di questo tracollo?

Dopo lunghe trattative, Alitalia ha comunicato che non intende più portare avanti l’acquisizione di WindJet. Ufficialmente ha imputato la sua decisione a inadempienze e a informazioni parziali, scaricando la responsabilità sulla stessa low cost. In pochi hanno notato che in realtà Alitalia ha cambiato idea dopo che l’antitrust ha messo una serie di paletti. L’obiettivo dell’ex compagnia di bandiera era comprarsi il monopolio sulle rotte da Catania e dalla Sicilia, e quando è stata messa di fronte al fatto che ciò non era possibile perché avrebbe dovuto cedere slot ha ripensato la sua scelta e si è resa conto che l’acquisizione non le conveniva più di tanto. Il dato di fatto è che inizialmente Alitalia sembrava molto motivata a prendere WindJet, e ultimamente ha invece cambiato opinione.
I vertici di Alitalia si aspettavano che l’antitrust prendesse una decisione differente?
La posizione dell’antitrust, che ha imposto il rilascio di slot sulle rotte principali servite da WindJet, era ampiamente prevedibile. Non sarebbe stato possibile ricorrere a norme approvate appositamente, come quando c’è stata l’acquisizione di Alitalia da parte di AirOne. In quest’ultimo caso l’antitrust non intervenne, a differenza di quando Alitalia acquisì Volare. Anche quest’ultima una low cost che era andata in crisi, e che era stata acquistata da Alitalia soprattutto con l’obiettivo di comprare degli spazi. In quel caso l’antitrust impose il rilascio di slot, e quindi era prevedibile che con Wind Jet avrebbe fatto altrettanto.

Da che cosa nasce il dissesto finanziario di WindJet?


Da un lato dal rincaro del prezzo del petrolio con immediati effetti su quello del carburante, che ovviamente per le compagnie aeree rappresenta una grossa fetta dei costi operativi. Dall’altra dipende dal fatto che ultimamente ci troviamo in una fase di recessione economica, e negli ultimi mesi c’è stato un calo nella domanda di passeggeri sulle rotte italiane. Wind Jet si è ritrovata quindi nell’ultimo anno con aerei più vuoti e con costi di produzione più elevati. Questo ha provocato lo squilibrio economico che ora sta scontando.

Eppure Wind Jet serve il mercato siciliano che è di per sé promettente …

Per un’azienda di dimensioni relativamente piccole come WindJet, il quadro economico è molto facilmente deteriorabile, e quindi basta poco per provocare un tracollo. Si aggiunga il fatto che è aumentata la concorrenza delle low cost internazionali, come Easy Jet e Ryanair, e il quadro del dissesto è completo.

A questo punto che cosa si può fare?

L’accordo con Alitalia era praticamente già chiuso, e il tempo perso in cui si è data per scontata l’acquisizione di Wind Jet ha reso più difficile avviare trattative con altre compagnie. I tempi per trovare una via d’uscita ormai si sono molto ristretti. Il rischio è che WindJet debba interrompere i voli perché non ha più i soldi per fare decollare gli aerei, e questo rende l’acquisizione da parte di altri soggetti ancora più improbabile.

(Pietro Vernizzi)
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Da: La Repubblica.it
Codacons. Durissimo il Codacons contro il supplemento chiesto ai passeggeri Wind Jet per la riprotezione sui voli di altre compagnie aeree. "Si tratta di un balzello assolutamente ingiusto, che viene richiesto a viaggiatori che si trovano in una situazione di necessità e che quindi hanno scarse o nulle possibilità di scelta - afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi - vista la situazione di emergenza, il dirottamento su altri voli deve avvenire in modo totalmente gratuito per i passeggeri, e le compagnie potranno poi rivalersi su Wind Jet per i costi sostenuti". Il supplemento è stato quantificato dall'associazione in 80-120 euro. Il Codacons sta inoltre studiando la possibilità di una class action da parte dei viaggiatori che in questi giorni hanno subito la cancellazione del volo o pesanti ritardi e infinite attese presso gli aeroporti. "Tutti coloro che hanno subito disagi potranno agire attraverso il Codacons per chiedere i danni non solo alla compagnia aerea, ma anche all'Enac, che non ha saputo prevenire i gravi disservizi e tutelare adeguatamente gli utenti - spiega Rienzi - e se la situazione non tornerà alla normalità, i 300mila possessori di biglietti Wind Jet potranno aderire alla mega class action del Codacons per ottenere il rimborso di quanto pagato e il risarcimento dei danni subiti".

Siamo alle solite: si pensi ai disagi dei viaggiatori, molti con bambini, anche neonati... E debbono ripagare quello che hanno già acquistato...
Perché Wind Jet non ha rimborsato i biglietti o non ne ha garantito il rimborso visto che non poteva dare il servizio? Perché oltre al disagio conseguente al disservizio la gente deve ancora sborsare altri soldi? Anche chiedendo i danni l'incognita di avere giustizia è altissima in questo Paese. Intanto paga due volte... poi si vedrà!
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L'Italia non è nuova a truffe e disagi imposti ai turisti:
Si pensi ad esempio alle attività turistiche di Tanzi, uno dei talloni d'Achille del gruppo. Nel corso degli anni '90 la girandola delle acquisizioni realizzate nel segmento turistico sembra infinita: Club Vacanze, Cit (poi ceduta), poi - dopo la nascita di Parmatour - Comitour, Gruppo Ausiliare, Going, Lastminutetour...
Tanzi, si proprio lui, quello della Parmalat, ha fatto piangere anche turisti che si erano affidati ad esempio alla Comitour che, pare, gestisse la figlia...
Una delle tante storie: anno 2000, una futura sposa, ignara di vivere in un mondo di truffe, si reca presso un'agenzia di viaggi e, sotto la guida attenta del gestore, prenota il suo viaggio di nozze in Grecia: varie tappe, vari luoghi, con alberghi e spostamenti prenotati e pagati preventivamente.
Il sogno dei due sposi dura solo fino ad Atene dove l'albergo è di alto livello, con piscina sulla terrazza... All'arrivo alla prima isola si trovano davanti ad una stamberga con doccia costituita da un tubo di gomma. Da quell'isola debbono poi andare a Creta, dove non arriveranno mai! Iniziano telefonate disperate all'agenzia di viaggi che dichiara che l'organizzatore è Comitour. Bloccati sull'isoletta nella stamberga non ottengono nulla dalla corrispondente agenzia di viaggi del luogo. Telefonano ai parenti in Italia i quali sporgono denuncia ai Carabinieri che si recano presso l'Agenzia di Viaggi la quale scarica tutto sul marchio Comitour che, raggiunto dai parenti degli sfortunati sposi telefonicamente, promette un rimborso tramite un Buono Vacanze da spendere presso di loro naturalmente! A nulla serve che la madre dello sposo interessi anche le sedi diplomatiche: parlerà personalmente con il Console delle Cicladi Meridionali il quale parlerà con la nostra Ambasciata ad Atene e, soprattutto, a lungo con la madre dello sposo che apprenderà che la Comitour non paga i corrispondenti Agenti di Viaggio in loco che, anche loro protetti pare dalle autorità locali, truffano i turisti dando un incredibile "servizio" ben diverso da quello prenotato e pagato in Italia.
Fine della triste storia: un viaggio di nozze rovinato, soldi buttati, un aereo per ritornare in Italia da Atene pagato salatissimo!
Gli sposi scelgono di non fare causa, anche se il Console delle Cicladi Meridionali si dice disposto a testimoniare...
Forse hanno fatto bene, forse avrebbero solo speso inutilmente altri soldi per avvocati e registrazioni delle cause presso i Tribunali... Basta leggere su Wikipedia cosa era la matassa Tanzi e con quanti e quali fili era aggomitolata... Se leggete forse decidete che non vale la pena di spendere tempo e carburante (caro!) per andare a votare: ci sono dentro tutti e nessuno è innocente.
Cosa volete che gliene importi di una piccola storia di sposi che volevano vivere il loro sogno... Leggete, leggete, che grandi manovre di soldi ci sono SEMPRE dietro ai disservizi che poi ricadono sulle spalle di quelli che PAGANO, SOLTANTO e SEMPRE.

sabato 11 agosto 2012

Voglio tutto e voglio fare come mi pare: però paghi tu!


Dal sito dell'Associazione 21 luglio

10 agosto 2012 - La Barbuta, ordinato lo "stop" agli ingressi delle famiglie rom. L'azione legale di Associazione 21 luglio e ASGI convince i giudici: il "campo nomadi" La Barbuta, il "campo modello" della giunta Alemanno, ha un carattere discriminatorio

Il Tribunale di Roma ha vagliato nei giorni scorsi l'azione civile contro la discriminazione presentata dall'Associazione 21 luglio e dall'ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione) in riferimento al nuovo «villaggio attrezzato» di Roma in località La Barbuta realizzato e organizzato all'interno delle azioni del Piano Nomadi di Roma. Le due organizzazioni, con ricorso presentato in data 20 marzo 2012, hanno chiesto che venisse accertato e dichiarato «il carattere discriminatorio … del comportamento del Comune di Roma che si è concretizzato nella prosecuzione dei lavori di ultimazione e assegnazione del villaggio attrezzato La Barbuta» e conseguentemente ordinato al Comune di Roma la cessazione del «comportamento discriminatorio» e la rimozione degli effetti da esso derivanti.
A seguito dell’ultimazione dei lavori del «villaggio attrezzato» La Barbuta e dell’avvio delle procedure d’assegnazione e d’ingresso al suo interno realizzate dal Comune di Roma a partire dal 18 giugno 2012 l’Associazione 21 luglio e l'ASGI hanno presentato un’ istanza cautelare chiedendo la sospensione di tali misure.
Così, il Tribunale di Roma, con Ordinanza depositata in data 8 agosto 2012, pronunciandosi sull’istanza cautelare, ha ritenuto che le circostanze esposte dalle due organizzazioni «concorrano nel rendere verosimile il carattere discriminatorio delle attività di assegnazione degli alloggi presso il campo denominato Nuova Barbuta» in quanto la realizzazione del nuovo "campo nomadi" esclude di fatto le comunità rom e sinte della capitale «dalla possibilità di accesso a soluzioni abitative propriamente intese con l'effetto di determinarne, ovvero incentivarne, l'isolamento e la separazione dal restante contesto urbano e di comprometterne la pari dignità sociale». All'interno delle azioni del Piano Nomadi di Roma la soluzione di un "campo nomadi" viene prospettata a un solo gruppo etnico che vive un particolare disagio abitativo «e non risulta parimenti predisposta o offerta ad individui presenti sul territorio del Comune di Roma non appartenenti a tali comunità».
Inoltre, anche il «codice comportamentale» imposto agli abitanti del nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta, secondo il Tribunale, «appare lesivo del diritto della libertà personale, alla vita privata e familiare e alla libertà di riunione».
Il Tribunale di Roma ha pertanto accolto la richiesta presentata dall'ASGI e dall'Associazione 21 luglio ordinando «la sospensione delle procedure di assegnazione degli alloggi all'interno del villaggio attrezzato Nuova Barbuta fino alla definizione del procedimento sommario di cognizione».
«E' una notizia storica, perchè per la prima volta in Italia viene riconosciuto il carattere discriminatorio di un mega campo monoetnico - ha commentato Carlo Stasolla, il presidente dell'Associazione 21 luglio - E' la vittoria di una battaglia che la nostra Associazione sta conducendo e continuerà a svolgere per il superamento definitivo dei "campi nomadi", luoghi di discriminazione e di segregazione istituzionale, spazi dove i diritti sono sospesi e la dignità delle persone calpestata».

Da: Il Messaggero

Roma, nel primo villaggio rom
tra comfort e case-alveari

A La Barbuta 187 container con tv, cucina e pannelli solari



ROMA - Muoversi sotto il sole a picco, senza un lembo d’ombra o un filo d’erba, in mezzo a centottantasette container in laminato bianco, spostandosi tra le evocazioni sinistre di Nahazif, anziano diun’antica dinastia di nomadi bosniaci, e quelle rassicuranti dei «gagè» Giorgio Piero e Alberto, operatori nel campo attrezzato La Barbuta, è come galleggiare nello spazio. 


Lo spazio ideologico è quello sterminato che separa l’idea di «un campo di concentramento», («né casa, né baracca: galera», tuona Nahazit Halilovich), da quella di «un villaggio turistico attrezzato», («in fondo, a ben guardare, l’idea è quella», afferma Piero Monti, tra gli ideatori del campo La Barbuta di Ciampino). Lo spazio materiale, anch’esso immenso, è quello che concentra all’interno di un’area recintata e videosorvegliata 40 micro container da 24 metri quadri l’uno (per 4 persone), e 137 da 32 metri quadri l’uno (per 8 persone), addossati e allineati in replica perfetta di se stessi, a 30 metri da una pista di atterraggio di Ciampino. 


Ai sinti italiani e ai bosniaci, che già popolavano la zona, si aggiungeranno altre etnie, compresa quella serba. «Gente che sta dall’altra parte», tuona Saltana, 16 figli, leader di una comunità familiare di 250 persone, nonché dell’intero villaggio. «I serbi sappiano- ammonisce- che il capo sono io». «Quelli so’ gentaccia, nun se devono nemmeno avvicinà», ringhia Barbara, fanciulla bosniaco-romanesca. Avvisaglie di turbolenza al villaggio La Barbuta, clone attrezzato dell’insediamento abusivo di baracche tende e roulottes sull’Appia Antica, nell’area degradata dove, sedici mesi fa, morirono in un rogo quattro fratellini rom. Iniziativa combattuta con ardore dal sindaco di Ciampino, che l’ha denunciata al Tar come abusiva, e da tre associazione umanitarie, che l’ hanno segnalata come «inaccettabile segregazione razziale». 


E’ qui che vivranno, volenti o nolenti, 650 nomadi, parte dei quali già in fila all’ingresso per l’assegnazione dell’alloggio, o già alloggiati. Per comprendere il valore di quest’operazione, voluta dal sindaco Alemanno e dal prefetto Pecoraro, bisogna cercare una misura intermedia tra lo sguardo di Nahazif, nolente, il quale parla di deportazione, quello della sua diciannovenne nipote Esmeralda, bella e argentina come l’omonima zingara di Hugo, la quale prevede «una vita videosorvegliata da Grande Fratello», e quella di Piero Monti, del suo collega Alberto Rosi, Ufficio Risorse per Roma, di Giorgio Prosposito, mediatore culturale, i quali la vedono in ben altro modo. 



Guide orgogliose del primo campo nomadi attrezzato della capitale. «Ecco qui, container ludico, container sociale, container sanitario. In ogni casa pannelli solari, boiler, gas, luce, tv, cucina, bagni veri, tutto a norma. Naturalmente, dovranno imparare a pagare le bollette». Per ora si levano fuori dai cancelli le grida Mirella De Loriè, la quale ci trascina davanti a una montagna di rifiuti («non vengono a prenderli da 20 giorni, puzza, malati che rischiano infezioni, bambini che non mangiano), dell’anziana Hassiba, che ci mostra piangendo la grande baracca di legno che sta per lasciare («è casa mia, l’ho pagata 15.000 euro, contiene la mia vita, le mie cose, ora dove le metto?»), e quelle di Scefko, che ci fa sventolare sotto il naso un decreto di espulsione per lui e i suoi 5 figli: «Dicono che non abbiamo le carte in regola, anche se io sto qui da 30 anni, ed i ragazzi sono italiani, nati qui». 



Monitoraggio burocratico: effetto secondario del trasloco. «Scefko farà ricorso e avrà il suo alloggio come gli altri», assicura Giorgio. Gli altri come Slagiana, che misura il numero incongruo dei suoi passi e il minuscolo campo visivo del suoi sguardi nel microscopico living della nuova casa. E’ spaesata. «Il divano lo abbiamo messo fuori, non c’è spazio. E’ bello, qui, ma ci si sente soffocare, ci mancano gli alberi, lo spazio, casa nostra». Casa o baracca? Concetti che si capovolgono in virtù di chi li usa. «Aria condizionata», per esempio, è una parola nuova, prelevata dal gergo dei gagé. A Nicco non dispiace, in una giornata così torrida. «Ma come la pago la bolletta?».
Venerdì 22 Giugno 2012 - 08:53
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Al solito: chi la vuole cotta, chi la vuole cruda e chi la vuole così così...
Al solito  manca la capacità, anche al magistrato, di prendere atto della realtà visibile ogni giorno a tutti.
I nomadi sono nomadi, vogliono vivere così perché, come diceva un mio amico americano di mentalità liberal, "è la loro cultura".
Bene. Allora girassero con le loro tende e le loro roulotte il mondo. Perché diventare stanziali e pretendere una casa in un Paese che, se sono serbi o altro, non è il loro?
Mi sembra una pretesa non giusta chiedere, pretendere, volere senza altrettanti doveri, obblighi e, soprattutto, pagamenti.
Non datemi della fascista perché non lo sono. Ragiono, semplicemente in termini di giustizia e di VERA uguaglianza.
Mio padre è venuto a Roma dal natio paesello, localizzato sempre nel Lazio, a 16 anni: non ha preteso nulla e, privo di tutto, si è pagato, lavorando, tutto. Nei 55 anni che ha vissuto ha risparmiato per non pagare sempre l'affitto e ha comperato la sua casa, ha pagato le tasse e nessuno in assoluto gli ha mai regalato nulla.
Perché gente come mio padre e la sua discendenza  dovrebbe pagare (ed ha pagato a quanto pare!) la casa ai nomadi, con l'aria condizionata che mia figlia e mio figlio, che vivono anche loro nel caldo di Roma, non hanno?
Dopo che avremo stabilito in base a quale DIRITTO, disceso da quale DOVERE, chi si è pagato tutto con il lavoro debba pagare ai nomadi la loro scelta stanziale, allora potremo iniziare ad esaminare quello che, in questi milioni di euro dei contribuenti così spesi, NON VA BENE!
Ora, tenendo presente la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO (1948), in cui quasi tutti gli articoli iniziano con: "Ogni individuo ha diritto..." l'articolo 29 però inizia così: " Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità..."
Ecco! Volevo ben dire che si parli solo di diritti!
Domando al magistrato e a coloro che parlano di discriminazione: quali sono i doveri di questi nomadi verso la società in cui vivono e che paga questi luoghi discriminatori con "tv, cucina e pannelli solari ed aria condizionata"?
E andiamo alla nostra Costituzione:
articolo 2 - La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'Uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

I Diritti non possono essere disgiunti dai Doveri. Se non è così si crea una comunità che soltanto pretende e protesta, senza avere il senso del DOVERE; si crea una società NON democratica, sperequata, con cittadini chiamati CONTINUAMENTE  al DOVERE di: pagare le tasse, rispettare le Leggi, e obblighi verso comunità che PRETENDONO sempre, senza porsi alcun altro problema, perché i provvedimenti delle Istituzioni che gestiscono la Cosa Pubblica sono solo di spesa per queste comunità, che vogliono vivere a modo loro ma rifiutano ogni ordine all'interno della Società di cui vogliono, comunque, usufruire: scuole per i loro figli, cure mediche, raccolta dei loro rifiuti...  
Se il cittadino italiano sporca, va multato, le leggi ci sono per questo, e anche il nomade. Il cittadino italiano deve cercarsi un lavoro, anche umile se non trova altro, per la sua sopravvivenza, lo deve fare anche il nomade... Non tutti rubano o chiedono l'elemosina e la fanno chiedere ai loro bambini, ma molti lo fanno. Vanno puniti e vanno applicate le leggi che tutelano i minori. Se il cittadino italiano manda in mezzo alla strada il suo bambino a mendicare gli viene tolta la patria potestà. Debbono toglierla anche ai nomadi.
Insomma, qui è il cittadino italiano, caro il mio magistrato di turno, che si sente discriminato.

venerdì 10 agosto 2012

L'Arte di Enzo Assenza

COMUNE  DI  POZZALLOProvincia di Ragusa
BIBLIOTECA  CIVICA
Enzo Assenza - Biografia

Enzo Assenza

Pozzallo, 8 ottobre 1915
Roma 5 novembre 1981
Enzo apparteneva a una famiglia dove l’arte era di casa: il padre era infatti fotografo, decoratore, pittore, scultore e cartapestista, il canonico Orazio Spadaro, suo zio, materno, era un affermato pittore, i fratelli maggiori Beppe e Valente pittori e lo zio Antonino, fratello del padre, fotografo e decoratore.

Come tanti ragazzini di Pozzallo, durante le vacanze estive Enzo si divertiva ad impastare la creta di Pietre Nere, mostrando fin da allora l’inclinazione per la scultura. Nel 1927, il trasferimento per lavoro del padre a Siracusa offrì ad Enzo ed ai fratelli Beppe e Valente un’occasione straordinaria di arricchimento culturale studiando le opere dell’antichità classica esposte nel locale Museo Archeologico, uno dei più importanti d’Europa.

Nel 1933 decise, assieme al fratello Valente, di lasciare la Sicilia per recarsi a Roma, città certamente più idonea a realizzare le speranze di artisti del tutto sconosciuti.

Fra le tante prevedibili difficoltà anche economiche, adibirono un grande pollaio dismesso, messo a disposizione da amici, ad abitazione-studio, nella quale vivere ed operare, ed iniziarono a frequentare il mondo degli artisti di via Margutta, nella speranza che, a contatto di tante persone autorevoli, sarebbero stati un giorno baciati dalla fortuna. Nel 1933 avevano cominciato a dare maggiore visibilità alle loro creazioni, invitando nel loro studio artisti e critici e, finalmente, la dea bendata si materializzò un giorno in Miss Kempy, un’americana ricca ed estroversa che, nel visitare il loro grande studio, rimase favorevolmente colpita da un grande “Crocifisso” a carboncino, disegnato a quattro mani sulla parete di fondo.

La gentildonna intuì il loro talento e, desiderosa di aiutarli, ne parlò a Lady Ergeton, una nobile inglese sua amica e Dama di compagnia della Regina Elena. La lady inglese, dopo avere constatato personalmente quanto le era stato riferito, fece allestire una mostra esclusiva addirittura nel suo palazzo, inaugurata personalmente dalla Regina  che arrivò in compagnia di personalità vicine agli ambienti di corte, fra cui Pietro Canonica, uno dei maggiori scultori dell’epoca.

Per artisti così giovani fu un evento straordinario, anche perché tutte le opere esposte furono vendute e molte delle quali furono perfino acquistate da Vittorio Emanuele III, che volle aggiungerle alla sua collezione privata: i Sovrani assegnarono fra l’altro ai due fratelli un borsa di studio triennale e, nella via Flaminia, un grande studio di scultura e pittura attrezzato di tutto punto.

Enzo frequentò con successo l’Accademia di Belle Arti e l’Accademia di Francia e si dedicò alla preparazione del materiale espositivo per le mostre alle quali avrebbe presto partecipato: come il concorso “Omaggio agli Eroi”, organizzato nel 1935 dal Quirinale, nel quale vinse il premio per la Scultura, o la personale a Palazzo Torlonia. A soli 20 anni, sempre nel 1935, fu il più giovane espositore della Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, presentando la “Signorina Marta”, un’opera in legno che venne acquistata ancora una volta dal Re. Partecipò nel 1938 alla III Quadriennale d’Arte di Roma e si aggiudicò, nel 1939, anche il Concorso per opere monumentali di scultura da collocarsi alla Stazione Termini di Roma.

I premi si susseguivano senza sosta, unitamente alle tante rassegne alle quali veniva ormai invitato: importantissima fu quella organizzata nel 1940 dal Ministero delle Corporazioni, che gli valse il primo premio per “La Meditazione”, un’opera in pietra dal fascino particolare.

Nel 1946 vinse il Concorso internazionale per una monumentale statua in marmo di San Bartolomeo, eseguita per il Duomo di Messina, alla quale seguì, nel 1948, quella di Santa Lucia in legno dorato, per la Chiesa omonima che si trova nel quartiere Italiano di Buenos Aires in Argentina.

Frequentò conterranei del mondo della cultura, come Vitaliano Brancati, Salvatore Quasimodo e Giorgio La Pira e protagonisti della Scultura del Novecento, come Renato Guttuso, Francesco Messina ed Emilio Greco.

Intanto a Roma, nel 1950, alla Mostra della Ricostruzione, due sculture di Enzo Assenza furono acquistate dalla Galleria d’Arte Moderna di Firenze e dal Museo d’Arte Moderna di Stoccolma; nel 1951 con “Il Coro” si aggiudicò il primo premio alla Mostra internazione d’Arte Sacra mentre, nel 1954, la scultura “Il Bue”, esposta a Palazzo Marignoli, fu acquistata dal Museo d’Arte di Roma, guadagnandosi ancora un altro primo premio.

Questi solo alcuni dei tanti riconoscimenti ottenuti sia in Italia che all’Estero, che qui diventa difficile elencare per motivi di spazio.

Al Concorso bandito nel 1961 dall’Istituto Internazionale d’Arte Liturgica, Enzo presentò un bozzetto raffigurante l’Apocalisse, da realizzare in ceramica metallizzata per l’abside della Cattedrale di Saint Joseph di Hartford, capitale del Connecticut, negli USA: un’opera monumentale che richiese tre anni di lavoro e che, per i suoi 320 mq di ampiezza, viene definito ancor oggi il più grande bassorilievo in ceramica esistente al mondo.

In quel periodo continuò intanto a mietere primi premi: nel Concorso Nazionale per il “Monumento della Giustizia” nella Piazza dei Tribunali di Bari, nel 1964 al Concorso di Scultura per la Mostra del Soldato, con una grande statua lignea raffigurante “L’Umanità del Soldato”, di proprietà delle Forze Armate ed esposta a Palazzo Barberini.

Le soddisfazioni continuarono nel 1969, con la vincita del Concorso Internazionale per il “Monumento per l’indipendenza del Congo”, nel 1970 con la statua di Santa Caterina da Siena in terracotta metallizzata (impasto poroso di terracotta che dopo la cottura diventa rossastro per i composti di ferro in essa mescolati), posta nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma, col “San Carlo Borromeo” e “San Luigi Gonzaga” posti nella Chiesa di San Giovanni Bosco sempre a Roma.

Senza tralasciare un’altra Santa Caterina da Siena, in ceramica metallizzata, donata alla Biblioteca comunale di Pozzallo ed il Monumento a San Giovanni Battista, in bronzo, che domina il Lungomare Raganzino della sua città natale.

La produzione di Enzo Assenza è quasi un fiume in piena, con opere spesso monumentali, come la “Beata Maura Degollado de Maciel” a Messico Cotija, la “terracotta policroma” per la Chiesa di San Paolo della Croce di Atlanta, in Georgia (USA), l’altare delle “Sante Siciliane” – Lucia, Agata e Rosalia – nella Chiesa del Getsemani a Paestum, ed infine la “Via Crucis”, “San Francesco” e “Santa Rita”, tutte in ceramica, per la Chiesa di Santa Rita a Siracusa.

Impossibile, in così poco spazio, elencare tutte le opere di Enzo Assenza, sparse in Italia e in tutto il mondo: la sua è stata certamente la creatività prodigiosa di un artista straordinario, al quale venne assegnato perfino il “Sileno d’oro”, premio conferito annualmente ai siciliani che, ovunque nel mondo, si siano distinti nelle Arti, nella Letteratura, nelle Scienze ed altro: un riconoscimento di prestigio che onora Pozzallo, considerando che lo avevano meritato personaggi illustri, Premi Nobel per la Letteratura, come Luigi Pirandello e Salvatore Quasimodo.

La morte lo raggiunse il 5 novembre 1981, a Roma, ad appena 66 anni, colpito da infarto nel suo studio.

Fonte: Luigi Rogasi, Pozzallesi del XX secolo, cento nomi da non dimenticare.

BIBLIOTECA COMUNALE
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0932.794610 - Fax: 0932.794220 - Email: biblioteca@comune.pozzallo.rg.it

Incendi e pene per i piromani

Gli incendi di vaste dimensioni che si innescano spontaneamente, senza l'intervento della mano dell'uomo, sono rarissimi. Oltre alle statistiche, sciorinate da vari soggetti in televisione, conta la semplice logica che si basa sull'osservazione della realtà.
Avete mai provato ad accendere un fuoco all'aperto per fare un banale barbecue? Con carta ed accendino non si riesce. La fiamma dopo poco si estingue e voi provate e riprovate bruciandovi le dita con la fiamma dell'accendino. La legna, benché secca, non prende...
Come fanno dunque i piromani a far prendere dal rogo alberi  ed arbusti anche verdi? Ma con i combustibili ovviamente: primo fra tutti la benzina.
Il costo dello spegnimento e del successivo ripristino dei luoghi bruciati è ENORME per i contribuenti.
La soluzione dunque è una sola: prevenzione, e questa si fa anche e soprattutto arrestando i piromani. Su centinaia e centinaia di incendi che hanno funestato questa estate ne hanno preso uno, 65 anni, con accendino in tasca e abiti che puzzavano di benzina. Troppo poco: debbono arrestarne di più e per fare questo debbono dedicare più uomini e mezzi a questo scopo.
Il 3 settembre 2011 e il 28 agosto 2011 ho dedicato due post a questo tema e ho riportato la legge che impedisce di costruire nelle aree che hanno subito incendi, togliendo così lo scopo di molti roghi che venivano appiccati al solo fine di speculazione edilizia. Mancando questa lucrosa possibilità grazie a codesta legge e togliendo lo scopo di rinverdire i pascoli da parte di alcuni proprietari di fondi, non rimane che la malvagia follia a spiegare tanto danno.
Quali sono le pene che la Legge impone a chi viene colto nell'atto criminale di accendere un rogo?
Ecco cosa dice il Codice Penale:
Titolo VI: DEI DELITTI CONTRO L'INCOLUMITA' PUBBLICA
Capo I: DEI DELITTI DI COMUNE PERICOLO MEDIANTE VIOLENZA

Art. 422 Strage
Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 285, al fine di uccidere, compie atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumita’ e’ punito, se dal fatto deriva la morte di piu’ persone, con l’ergastolo (1). Se e’ cagionata la morte di una sola persona si applica l’ergastolo. In ogni altro caso si applica la reclusione non inferiore a quindici anni. (1) Il testo originario comminava la pena di morte. Peccato che l'hanno tolta!
Ovviamente se manca il fine di uccidere il magistrato non applicherà la pena! Ma se io appicco un incendio devo prevedere il rischio possibile che questo possa accadere, non potendo sapere se ci capiteranno in mezzo uno o più esseri umani! Quindi compio il mio atto criminale accettando questa possibilità non tanto remota.  

Art. 423 Incendio
Chiunque cagiona un incendio e’ punito con la reclusione da tre a sette anni. La disposizione precedente si applica anche nel caso d’incendio della cosa propria, se dal fatto deriva pericolo per la incolumita’ pubblica.
Magari glieli dessero 
sette anni! L'esempio serve sempre!

Art. 423-bis Incendio boschivo
Chiunque cagiona un incendio su boschi, selve o foreste ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento, propri o altrui, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. Se l’incendio di cui al primo comma è cagionato per colpa, la pena è della reclusione da uno a cinque anni. Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate della metà, se dall’incendio deriva un danno grave, esteso e persistente all’ambiente.

Art. 424 Danneggiamento seguito da incendio
Chiunque, al solo scopo di danneggiare la cosa altrui, appicca il fuoco a una cosa propria o altrui e’ punito, se del fatto sorge pericolo di un incendio, con la reclusione da sei mesi a due anni. Se segue l’incendio, si applicano le disposizioni dell’articolo precedente, ma la pena e’ ridotta da un terzo alla meta’.

Art. 425 Circostanze aggravanti
Nei casi previsti dai due articoli precedenti, la pena e’ aumentata se il fatto e’ commesso: 1) su edifici pubblici o destinati a uso pubblico, su monumenti, cimiteri e loro dipendenze; 2 su edifici abitati o destinati a uso di abitazione, su impianti industriali o cantieri, o su miniere, cave, sorgenti, o su acquedotti o altri manufatti destinati a raccogliere e condurre le acque; 3 su navi o altri edifici natanti, o su aeromobili; 4 su scali ferroviari o marittimi, o aeroscali, magazzini generali o altri depositi di merci o derrate, o su ammassi o depositi di materie esplodenti, infiammabili o combustibili; 5 su boschi, selve e foreste.


Riporto anche questa ulteriore informazione riguardante l'integrazione del Codice Penale grazie alla Legge del 4 agosto 2000.

I piromani puniti con la reclusione fino a dieci anni 
Incendiare boschi diventa reato 
(Decreto Legge 4.8.2000) 
All'aggiornamento del Codice penale e della Legge di conversione.
L'incendio boschivo diventa un reato punibile applicando il Codice penale. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri che, nella seduta del 4 agosto 2000, ha anticipato con un decreto legge un articolo della legge sugli incendi che è in discussione al Senato. Il provvedimento, che entrato in vigore l'8 agosto, il giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, permette alla magistratura di perseguire penalmente i piromani che compiono atti distruttivi contro la natura, e non solo contro le cose o le persone come invece era previsto sinora. In particolare, il decreto che contiene misure urgenti per la repressione degli incendi stabilisce la pena di reclusione da quattro a dieci anni per i responsabili di incendi su boschi, selve, foreste o vivai forestali. Con un'aggravante: la pena aumenta se l'incendio provoca danni a edifici o ad aree protette. Inoltre, se il danno è definito grave o persistente all'ambiente, la pena viene aumentata della metà. (da La Repubblica dell'8 agosto 2000). 


Capito?!! Fino al 2000, poco più di due lustri fa, la Giustizia era più "tenera" con questi mascalzoni!!! 

giovedì 9 agosto 2012

Alex Schwazer il suo coraggio lo ha salvato

Alex Schwazer

Quello che contraddistingue l'Uomo dal burattino collodiano è la capacità di dire la verità anche quando si sbaglia, è l'umiltà di ammetterlo che richiede forza, quella che è mancata nel momento dello sbaglio.
Questo ragazzo ha dimostrato di essere sano, non è sceso a compromessi: ha sbagliato e vorrei vedere chi di noi nel corso della vita non lo ha mai fatto, ma la sua salvezza, come la salvezza di ognuno di noi, sta nell'affrontare la realtà, nel non rifugiarsi in giustificazioni di comodo, e dire: "Ho sbagliato, perché mi è mancata la forza di affrontare quella prova." Guai a mentire prima di tutto a sé stessi e poi agli altri: si finisce in un vicolo cieco da cui non si esce più e che distrugge e fiacca l' "Io", venendo a mancare il rispetto di sé stessi ed insinuandosi la debolezza del carattere che sempre accompagna la menzogna. 
Alex è un ragazzo meraviglioso, a mio avviso, che non ce la faceva più a mantenere il ruolo di "primo della classe". Basta, ha ragione, basta. Si tenesse la sua medaglia d'oro di Pechino presa in un bel momento che lui sente non potersi ripetere.
Credo che sia davvero un ragazzo pulito e sano: non è stato facile affrontare il mondo ammettendo il proprio errore. Ha pianto, e questa fragilità maschile lo rende persino affascinante... Fa bene la sua Carolina Kostner a tenerselo stretto, a consolarlo e ad amarlo. 


In questa circostanza, in cui ho pensato: "Questo ragazzo ha avuto la forza di affrontare la realtà e si è salvato", mi è tornato in mente "Il Pirata", Marco Pantani che, al contrario, non si è salvato e mi dispiace perché avevo grande simpatia per lui.
Dal sito dedicato a lui ed alla fondazione che porta il suo nome:

...In un clima avverso e con un controllo che lascia tuttora aperti pesanti interrogativi sulla sua regolarità, la mattina del 5 giugno 1999, in Madonna di Campiglio, a due tappe dalla fine di un Giro d’Italia che stava dominando, fu riscontrato a Marco un tasso di ematocrito superiore al 50%: ciò significava uno stop di 15 giorni per tutelare la sua salute e l’addio alla corsa.
Per Pantani, fu l’inizio di una lunga odissea di torture. 
Venne posto alla gogna da fette consistenti di quei media che prima lo osannavano. Solo pochi giorni dopo, la stessa Magistratura iniziò ad aprire su di lui fascicoli e ad indagarlo. Si aprirono così per Marco le porte dei Tribunali, anche in mancanza di reali presupposti di legge. Ogni qualvolta provava a rialzarsi, parimenti un’altra Procura iniziava ad indagarlo: alla fine furono ben sette!
Sapendosi vittima di voleri superiori e con un fattore scatenante dettato da un controllo che sapeva baro, si lasciò andare alla disperazione, ed incontrò la cocaina. 




mercoledì 8 agosto 2012

Inchiesta dell' "Espresso" sugli sprechi del CONI


DA: L'ESPRESSO

Coni, la Casta alle Olimpiadi

di Gianfrancesco Turano
Gli azzurri sono a caccia di medaglie ma i big del governo sportivo sono già al lavoro per il dopo Petrucci. Fra lobby, sprechi e molti milioni da gestire. Ecco il dietro le quinte di Londra 2012
(07 agosto 2012)
Ormai sono universi paralleli. Gli atleti olimpici si battono contro i migliori del mondo sotto gli occhi di miliardi di spettatori. Un solo errore e anni di preparazione massacrante finiscono in nulla. E poi ci sono loro, i mandarini dello sport nazionale presenti ai Giochi di Londra in folta delegazione. Non hanno l'incubo della gara e neppure dell'antidoping. Se la medaglia arriva, si offrono sorridenti alle telecamere. Se non arriva, poco male. Non è da quello che dipende la loro prossima rielezione, ma da una competizione politica dove sono imbattibili tanto da accumulare mandati su mandati, a volte cumulati con seggi in parlamento (Sabatino Aracu del pattinaggio, Paolo Barelli del nuoto).

Tra l'autunno del 2012 e l'inizio del 2013 tutto cambierà, in apparenza. Gli organi di governo dello sport italiano, prima le federazioni e poi il Coni, andranno al voto per essere rinnovati. I nuovi eletti, che saranno per lo più i vecchi rieletti, dovranno gestire i 409 milioni di euro girati allo sport dallo Stato (448 milioni del 2011 con 18 milioni di perdita). Ai soldi pubblici vanno aggiunte alcune decine di milioni di euro di ricavi vari dagli sponsor o dai cittadini che pagano l'ingresso alle piscine, alle piste e alle palestre.

Non male di questi tempi. Soprattutto perché i controlli sono facilmente aggirabili. E' raro che uno dei signori dello sport venga trovato positivo allo sperpero. Ma basta ficcare il naso in una delle 45 federazioni sportive nazionali (Fsn) affiliate per trovare una ricca casistica di sprechi.

Assunzioni a go-goIl vecchio Coni dei due Giulii (Onesti e Andreotti), pur avendo molti aspetti da carrozzone della Prima Repubblica, era un ente statale che svolgeva il doppio ruolo di sostegno allo sport di alto livello e di finanziamento all'attività di base. Poi nel 2002 il ministero dell'Economia Giulio Tremonti (Berlusconi III) decreta la nascita di una spa, Coni Servizi, controllata al cento per cento dal Coni, dunque dallo Stato, finanziata dal Coni (134 milioni nel 2011 e 143 nel 2012), sottoposta alla vigilanza della Corte dei conti, ma dotata della libertà di azione delle società di diritto privato. E' la moda del tempo. Si pensa di sveltire l'azione dei mastodonti pubblici aumentando i ricavi e abbattendo i costi. Soprattutto quelli del personale.

Coni Servizi viene dotata di 2.615 dipendenti ex Coni o Fsn. Circa metà sono impiegati negli uffici centrali e periferici. L'altra metà rimane presso le federazioni. Tra il 2003 e il 2007 poco più di 1.400 di questi dipendenti viene mandato in pensione oppure trasferito verso altre società della pubblica amministrazione. Già questo è un gioco delle tre carte perché la riduzione di personale non comporta diminuzione di spesa per le casse pubbliche. In compenso, parte il festival delle assunzioni. Secondo i calcoli di Giovanni Paladini, deputato dell'Idv, dal 2003 al 2011 ci sono 1.076 nuove entrate. Solo dal 2008 al 2011, le Fsn prendono 854 persone a chiamata diretta, senza bandi né concorsi. Possono farlo. Le federazioni sportive sono associazioni private, pur ricevendo milioni di euro all'anno di finanziamenti del Coni.

Secondo i deputati Fli Benedetto Della Vedova e Aldo Di Biagio, «si è giunti a un totale di 2.279 unità che erano e restano a carico pubblico a cui vanno sommati i 1.400 dipendenti dismessi con contributi del Coni ente».
Chi ha accettato di trasferirsi dal Coni alle Fsn ha ricevuto inoltre incentivi economici e promozioni, oltre alla garanzia di potere rientrare dopo cinque anni. Un gruppo di 141 di lavoratori Coni servizi ha rifiutato il trasferimento per timore di essere meno tutelato ed è stato messo in mobilità a fine giugno. Il sindacato Ugl, che ha presentato un ricorso in tribunale e un esposto alla Corte dei Conti contro il provvedimento, ha calcolato che il sovraccarico reale annuo delle nuove assunzioni sia pari a 46 milioni di euro. Nel gruppo dei trasferiti spiccano i 130 finiti in Federcalcio; 59 di loro sono stati ulteriormente distaccati alla Lega calcio, che è un'associazione privata composta dai proprietari di club, evidentemente bisognosi di un sostegno in termini di manodopera mentre si dedicano a costose operazioni di mercato.

L'inchiesta, che vi segnaliamo, prosegue per altre 2 pagine che potrete leggere sul sito dell'"Espresso".

Vulcani


Vulcani in Italia

L’Italia, insieme all’Islanda, presenta la maggiore concentrazione di vulcani attivi in Europa ed è uno dei primi al mondo per numero di abitanti esposti a rischio vulcanico.

Siamo sempre ai primi posti per quanto riguarda la mancanza di controllo e di prevenzione.

Vesuvio

    Il Vesuvio è situato a meno di 12km a sud-est della città di Napoli e a circa 10km da Pompei, in un’area popolata sin dall’antichità. Questo ha permesso di raccogliere numerose testimonianze sulla sua attività, rendendolo uno dei vulcani più conosciuti al mondo. L’eruzione di gran lunga più famosa è quella del 79 d.C. che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia.


    Dal 1944, anno della sua ultima eruzione, il vulcano si trova in stato di quiescenza caratterizzato solo da attività fumarolica e bassa sismicità. Non si registrano fenomeni precursori indicativi di una possibile ripresa a breve termine dell’attività eruttiva. Il Vesuvio è sorvegliato 24 ore su 24 dalla rete di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano, la sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Ingv.

    Per salvaguardare la vita delle 550mila persone che vivono alle falde del vulcano il Dipartimento ha realizzato un Piano Nazionale di emergenza con la collaborazione di tutte le componenti e le strutture operative del Servizio Nazionale di Protezione Civile.


    NOTIZIA DI OGGI:
    Nuova Zelanda, si risveglia dopo 115 anni il vulcano dormiente

    martedì 7 agosto 2012

    Interesse e disinteresse

    I post più letti, secondo i numeri forniti da Google Apps, gestore del blog, sono quelli che appaiono nell'elenco a destra della Home Page in ordine di visualizzazioni numericamente maggiori dall'alto in basso.
    Quelli meno letti o ignorati per ora sono solo 2: quello del 04/05/2012 "Comunicato", riguardante la manifestazione contro il mancato rispetto del Referendum da parte di ACEA ATO2, e quello più recente sui falsi ciechi che percepivano una pensione in maniera fraudolenta del 30/07/2012.
    Mi sorprende invece l'interesse per il post su Scalfaro che, in assoluto, è quello che ha avuto più visualizzazioni.

    Riflessioni sulla scrittura

    "...Ma se si guarda bene, si scopre che alla radice della letteratura c'è proprio il pettegolezzo. Non è pettegolo Monsieur Montesquieu con le sue Lettere persiane? quelle missive che si accavallano grondanti di umorismo e di malignità? non è pettegolo il nostro signor Alighieri? chi più di lui si diverte  a riferire tutti i segreti vizi e le debolezze degli amici e dei conoscenti..."
    L'umorismo a cui gli scrittori si abbeverano con tanta grazia da cosa deriva se non dal mettere in luce i difetti altrui?...

    Da : "La lunga vita di Marianna Ucrìa" di DACIA MARAINI

    Dacia Maraini (bellissimo nome, mentre il suo ex-compagno Moravia si chiamava più banalmente Pincherle) fa dire ad un personaggio del suo libro sulla nobile siciliana Marianna Ucrìa le parole che testualmente riporto sopra.
    Gli scrittori fanno dire ai loro personaggi quel che pensano, non sempre naturalmente, a volte li usano per mettere in luce quello che, invece, aborriscono... Comunque è il pensiero dello scrittore che, in tutte le sue sfaccettature, la sua filosofia, si esprime nella sua opera. Mi fa dunque molto piacere leggere questa analisi che la Maraini fa di un aspetto della letteratura...
    Riflettere su queste parole mi rafforza nella strada che ho intrapreso con questa raccolta di racconti un po' umoristici e un po' amarognoli che è "Le Verità nascoste...".  

    lunedì 6 agosto 2012

    La gente dimentica

    Dal sito della RAI, dallo spazio dato a Massimo Carlotto, come lui si racconta...

    Il suo passato, racconta, lo ha stivato in cinque grandi casse di legno e quando ha tentato di sollevarlo ha rischiato di rimanerne schiacciato. Erano atti giudiziari, perizie, articoli di giornale, lettere, telegrammi e appelli. Lo ha sistemato in cantina e ogni volta che trasloca - gli è accaduto tre volte da quando è uscito di prigione - lo spolvera, lo imballa e lo trascina con sé. 

    E fa bene a portarselo dietro, perché fa parte di lui, qualsiasi cosa voglia raccontarsi o raccontarci.
    Le prove non sono acqua fresca, soprattutto quando si è potuto usufruire di tanti processi e quindi di tanti giudici diversi che hanno esaminato e riesaminato i verbali, i fatti, da ogni angolazione e punti di vista, anche dei difensori.
    Ha ucciso. Questa è la sentenza, questa è la verità scaturita da questi processi, gira che ti rigira... E' fuori solo per la Grazia concessa su richiesta, quindi con il presupposto di accettazione della sentenza definitiva, a cui ha tentato in ogni modo di sfuggire, lecitamente con i ricorsi dei suoi legali, ed illecitamente fuggendo all'estero.
    Ma la Grazia che lo ha reso libero lo ha reso anche presenza sgradevole, per chi non dimentica che ha ucciso una ragazza inerme, troppo spesso nella televisione di Stato che si fa spot per i suoi mediocri libri di nera, materia di cui si intende bene.
    Forse perché ha tanti amici nella cosiddetta "intellighenzia di sinistra", lui che militava in Lotta Continua?