domenica 20 gennaio 2013

I Poteri affidati al Prefetto Iurato dopo L'Aquila e che ricopriva attualmente

Dal sito del Ministero dell'Interno

Ispettorato Generale di Amministrazione

Il capo dell’Ispettorato Generale di Amministrazione 

Prefetto Giovanna Maria IURATO
email: giovannamaria.iurato@interno.it
L'Ispettorato Generale di Amministrazione svolge funzioni e compiti in materia di controlli, ispezioni e inchieste amministrative su incarico del ministro dell'Interno, su disposizione del Presidente del Consiglio, di altri ministri o su richiesta dei capi dipartimento dell'Amministrazione dell'Interno nonché le funzioni in materia dei servizi archivistici di competenza del ministero dell’Interno.

L’organizzazione dell’Ispettorato Generale è disciplinata dall’art. 3 del d.P.R. 7 settembre 2001, n. 398 e dal d.P.R. 8 marzo 2006, n. 154 che hanno riordinato gli uffici centrali di livello dirigenziale generale del ministero dell’Interno e dal D.P.R. 24 novembre 2009 n.210 che ha modificato la struttura organizzativa del ministero dell’interno.
I compiti espressamente attribuiti all’Ispettorato sono i seguenti:
  • svolgimento di ispezioni periodiche presso gli uffici centrali e periferici dell’Amministrazione dell’Interno, secondo il programma approvato annualmente dal ministro;
  • espletamento delle ispezioni straordinarie presso gli uffici dell’Amministrazione, nonché presso gli istituti ed enti dipendenti o vigilati dall’Amministrazione stessa;
  • svolgimento di ispezioni e di inchieste presso altri ministeri, istituti o enti pubblici da essa vigilati, su richiesta del Presidente del Consiglio dei ministri o di altri ministri.
Ad essi vanno aggiunti quelli conferiti con la Legge 23 dicembre 1996, n. 662 (art.1, comma 62) e dal decreto legislativo 30 luglio 1999, n.286 (artt. 2 e 10) riguardanti:
  • verifiche sui rapporti di lavoro a tempo pieno e parziale;
  • controllo sulla regolarità amministrativa e contabile dell’azione amministrativa posta in essere dai vari uffici;
  • verifica sulla corretta applicazione delle norme sull’autocertificazione;
  • rilevamento dei procedimenti non conclusi nei termini di legge.
Si procede anche alle analisi ed elaborazioni delle situazioni riscontrate ai fini dell’adozione da parte delle strutture competenti degli opportuni provvedimenti.

Inoltre, da ultimo, in attuazione dell’art. 1 della Legge n. 35 del 4.4.2012, con D.M. 31.7.2012 è stato attribuito al capo dell’Ispettorato Generale di Amministrazione il potere di sostituirsi al dirigente o al funzionario inadempiente in caso di inerzia o ritardo dell’ufficio competente alla conclusione del procedimento. Tali poteri sono esercitati nei modi e nelle forme stabilite dai commi 9-ter, -quater, -quinquies che prevedono:
  • la conclusione del procedimento entro il termine pari alla metà di quello originariamente previsto dalla legge o dal regolamento;
  • la comunicazione al ministro, entro il 30 gennaio di ogni anno, dei procedimenti, suddivisi per tipologia e struttura amministrativa, per i quali non è stato rispettato il termine di conclusione.
In base alla direttiva generale del ministro dell'Interno, che annualmente fissa gli obiettivi che i diversi uffici del dicastero devono conseguire, i dirigenti assegnati all'Ispettorato svolgono ispezioni ordinarie in ordine all'attività amministrativa posta in essere dagli uffici centrali e periferici (Uffici territoriali del governo-prefetture) dell'Amministrazione.
Le ispezioni hanno per oggetto il riscontro sulla regolarità amministrativa e contabile dell'attività relativa a determinate materie, che attengono ai compiti istituzionali degli uffici sottoposti a verifica. Le materie e le sedi da ispezionare sono individuate secondo un programma annuale proposto dall'Ispettorato ed approvato dal ministro, nel contesto della suddetta direttiva.
All'attività ordinaria sopra delineata, si può aggiungere, inoltre, quella ispettiva derivante da inchieste amministrative in merito a situazioni specifiche di particolare gravità verificatesi nelle amministrazioni. Tali tipi di incarico possono essere conferiti all'Ispettorato dal Presidente del Consiglio, dal ministro dell'Interno o da altri ministri ovvero richiesti dai capi dipartimento dell'Amministrazione dell'Interno.
Pertanto, nell'ambito dell'attività ispettiva, si distinguono "ispezioni" e "inchieste".

Le prime consistono in atti di controllo compiuti, periodicamente o in via straordinaria, per accertare se l'attività di un ufficio pubblico sia svolta in modo regolare. Le inchieste, invece, consistono in investigazioni promosse ed eseguite per accertare la verità di determinate situazioni di fatto e chiarire tutti gli elementi rilevanti ai fini dell'esercizio dei poteri di intervento spettanti ad un'autorità superiore su quella inferiore. Entrambe le forme di rilevazione possono dar luogo all'accertamento di responsabilità sotto il profilo disciplinare, contabile, patrimoniale, civile e penale.
L'attività ispettiva si conclude con una dettagliata relazione analitica e una scheda sintetica riepilogativa, entrambe redatte dagli ispettori, completate da una comunicazione del capo dell'Ispettorato che evidenzia taluni aspetti ritenuti significativi dal punto di vista politico-amministrativo.

Servizi Archivistici

I Servizi Archivistici dell’Ispettorato Generale di Amministrazione – nei quali, ai sensi di quanto previsto dall’art. 3, comma 4, del d.P.R. 24 novembre 2009, n. 210, sono confluite le competenze precedentemente attribuite all’Ispettorato Centrale per i servizi archivistici – sono preposti alla tutela dei documenti riservati, già svolta per il tramite dell’Ispettorato Centrale per i Servizi Archivistici, istituito con decreto del ministero dell’interno dell’11 maggio 1976.

Con l’entrata in vigore del D.P.R. 24 novembre 2009 n. 210., l’IGA è anche preposto alla tutela dei documenti contenenti dati sensibili personali, dati relativi a provvedimenti di natura penale e dati relativi alla politica estera o interna dello Stato, sottratti alla libera consultabilità per lassi di tempo predeterminati per legge, conservati nell’Archivio Centrale dello Stato, negli Archivi di Stato e negli archivi storici e di deposito degli enti pubblici, nonché negli archivi privati dichiarati di notevole interesse storico dalle competenti Soprintendenze Archivistiche

In particolare l’attività istituzionale si concretizza in tre settori fondamentali:
  • L’adozione, a seguito di impulso proveniente dalle Soprintendenze Archivistiche oppure da altri organi statali centrali o periferici, di provvedimenti declaratori di riservatezza dei documenti contenenti dati sensibili personali, dati relativi a provvedimenti di natura penale e dati relativi alla politica estera o interna dello Stato che, per periodi temporali legislativamente predeterminati, sono sottratti alla libera consultazione, adozione effettuata in applicazione del combinato disposto degli artt.122,125 e 127 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio;
  • L’adozione, ai sensi degli artt. 123 e 127 del medesimo Codice, in favore dei privati che inoltrino apposita domanda, di provvedimenti autorizzatori finalizzati a consentire la consultazione, per scopi storici, di documenti riservati. L’autorizzazione alla consultazione è rilasciata previo parere del Direttore dell’Archivio di Stato per i documenti ivi custoditi, o del Soprintendente Archivistico per gli atti conservati negli archivi storici degli altri enti pubblici o negli archivi privati dichiarati di notevole interesse storico e udita la Commissione consultiva per le questioni inerenti la consultabilità degli atti d’archivio riservati, istituita dall’art.8 comma 1, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.281 e allocata presso l’Ispettorato Generale – Servizi Archivistici;
  • Il rilascio, dietro impulso proveniente da soggetti pubblici, di atti di assenso allo scarto di documenti riservati, secondo quanto prescritto dall’art.9 del d.P.R. 8 gennaio 2001, n.37 recante il regolamento di semplificazione dei procedimenti di costituzione delle Commissioni di sorveglianza sugli archivi.
Documenti riservati

I documenti conservati nell’Archivio centrale dello Stato, negli Archivi di Stato e negli archivi storici e di deposito degli enti pubblici, nonché negli archivi privati dichiarati di notevole interesse storico dalle competenti Soprintendenze Archivistiche, sono liberamente consultabili, ad eccezione degli atti contenenti dati sensibili personali, dati relativi a provvedimenti di natura penale e dati relativi alla politica estera o interna dello Stato, che sono, per periodi temporali predeterminati, sottratti alla consultazione.
In particolare i documenti contenenti i dati sensibili personali sono consultabili 40 anni dopo la loro adozione, all’infuori di quelli relativi allo stato di salute, alla vita sessuale ed ai rapporti riservati di tipo familiare, che lo diventano 70 anni dopo la loro formazione (art. 122 comma 1 lett.b, del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n.42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio) mentre, per i certificati di assistenza al parto, il termine di segregazione è elevato a 100 anni (art.893 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n.196 – Codice in materia di protezione dei dati personali).
Per quanto concerne i dati relativi ai provvedimenti di natura penale e i dati relativi alla politica estera o interna dello Stato, gli atti che li contengono diventano consultabili, rispettivamente 40 e 50 anni dopo la loro adozione (art.122, comma 1, lett.a, del citato decreto legislativo n.42/2004).
Tuttavia, per scopi storici, i documenti riservati possono essere consultati anche prima della scadenza dei termini indicati, previa presentazione di apposita, documentata, istanza.

Autorizzazione alla consultazione di documenti riservati

Le domande di autorizzazione alla consultazione, per scopi storici e di ricerca, degli atti non ammessi alla libera consultabilità, ove gli stessi siano depositati presso gli Archivi di Stato, redatte dagli interessati su appositi modelli e corredate dei relativi progetti di ricerca vanno indirizzate alle Prefetture, le quali provvedono a svolgere la relativa istruttoria, comprendente fra l’altro, l’acquisizione del parere del Direttore del competente Archivio ed a trasmetterle, con proposta motivata, all’Ispettorato Generale - Servizi Archivistici.
Per i documenti archivistici custoditi nell’Archivio Centrale dello Stato, le domande , al pari redatte su appositi modelli e corredate dai relativi progetti di ricerca, sono inviate direttamente all’Ispettorato Generale – Servizi Archivistici del Sovrintendente del predetto Archivio, che esprime, in proposito, il proprio parere.
Le istanze, così istruite, vengono esaminate successivamente dalla Commissione consultiva per le questioni inerenti alla consultabilità degli atti di archivio riservati, istituita con il precipuo scopo di prestare consulenza al Ministero dell’Interno, consulenza che si sostanzia nell’a nalisi comparativa tra l’interesse ad accedere agli atti e l’interesse a che non vengano pubblicati dati riservati, la cui divulgazione potrebbe ledere la riservatezza individuale.
Proprio al fine di contemperare interessi contrapposti, la Commissione, presieduta dal Prefetto Capo dell’Ispettorato Generale di Amministrazione è composta da un rappresentante del Garante per la protezione dei dati personali, da un rappresentante della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, nonché da due membri designati dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, uno dei quali docente universitario di Storia.

Conclusa la fase istruttoria con il parere del predetto organo collegiale, viene quindi adottato il decreto autorizzatorio a firma del sottosegretario di Stato delegato dal ministro dell’Interno. E ciò in quanto gli interessi coinvolti nel procedimento possono comportare apprezzamenti correlati all’indirizzo politico in senso stretto, ed alle linee guida di politica interna ed estera.

sabato 19 gennaio 2013

Il Prefetto cinico

IERI

Da: Il Corriere della Sera

Appena nominata all'Aquila, compare anche nella «lista Anemone»

Appalti, soldi e il marito del prefetto

La Procura convoca la Iurato. «Provviste occulte dall'incrocio di aziende

La Procura convoca la Iurato. «Provviste occulte dall'incrocio di aziende»
Giovanna Maria Iurato, da pochi giorni è prefetto de L'Aquila (Imagoeconomica)
Giovanna Maria Iurato, da pochi giorni è prefetto de L'Aquila (Imagoeconomica)
ROMA
— Sono almeno sei le società collegate a Finmeccanica che avrebbero gestito gli appalti serviti ad occultare riserve di fondi neri. L'indagine avviata dai magistrati romani si intreccia con quella dei pubblici ministeri napoletani che ha già svelato la rete di contatti attivata per l'assegnazione delle commesse. E punta in particolare su due aziende: la Selex, amministrata dall'ingegner Marina Grossi, moglie dell'amministratore delegato della holding Pierfrancesco Guarguaglini; e la Elsag datamat, specializzata nei sistemi informatici. Mentre nella capitale ci si concentra sui conti esteri, da Napoli partono gli avvisi a comparire per le persone che hanno seguito la procedura di aggiudicazione delle gare. Tra loro spicca il nome del nuovo prefetto dell'Aquila Giovanna Iurato, fino a qualche settimana fa direttore del reparto tecnico-logistico del ministero dell'Interno, che si è insediata tre giorni fa. Il provvedimento le è stato notificato nei giorni scorsi e il suo interrogatorio è stato fissato per lunedì mattina. L'alto funzionario del Viminale dovrà chiarire le procedure seguite per la realizzazione del Cen, il centro elettronico nazionale del capoluogo partenopeo della polizia di Stato. La società affidataria è proprio la Elsag datamat, scelta anche per gestire i sistemi informatici durante il G8 che si è svolto proprio in Abruzzo la scorsa estate.
Iurato dovrà spiegare i criteri per la designazione, soprattutto tenendo conto che uno dei dirigenti dell'azienda è il suo attuale marito. L'intreccio di interessi ha insospettito gli inquirenti e rischia di rivelarsi il secondo infortunio nella carriera del prefetto, la cui nomina era stata bloccata la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri quando si è scoperto che il suo appartamento era inserito nella cosiddetta «lista Anemone», l'elenco dei lavori di ristrutturazione compiuti dalle aziende che fanno capo a Diego Anemone, l'imprenditore accusato di far parte della «cricca» che ha ottenuto numerosi appalti per i «Grandi Eventi». L'attenzione dei magistrati romani si concentra sulle fatture emesse da alcune imprese controllate da Finmeccanica — prima fra tutte proprio Selex — per la fornitura di apparecchiature di alta tecnologia.
Il sospetto è che in alcuni casi siano state emesse senza ottenere contropartita, oppure per cifre molto al di sopra dei prezzi di mercato. Il sistema avrebbe consentito l'accantonamento di provviste occulte poi spostate su conti correnti all'estero. Gli accertamenti riguardano svariati depositi e si parla di trasferimenti di denaro per centinaia di milioni di euro. Soldi utilizzati soprattutto per favorire Finmeccanica nell'aggiudicazione di commesse all'estero. Lo spunto per l'avvio delle verifiche è arrivato quando si è scoperto che Gennaro Mokbel — il faccendiere arrestato con l'accusa di aver organizzato un'associazione a delinquere finalizzata, tra l'altro, al riciclaggio — aveva versato otto milioni di euro per l'acquisto della società Digint. Nelle conversazioni intercettate si faceva riferimento proprio ai possibili affari da concludere con Finmeccanica e al ruolo di Lorenzo Cola che di Guarguaglini era uno dei collaboratori più stretti. L'accertamento effettuato attraverso le rogatorie internazionali avrebbe poi consentito di individuare le tracce dei depositi bancari che fanno capo al colosso specializzato nei sistemi di Difesa e negli armamenti, oltre alla tecnologia aeronautica di cui è uno dei leader mondiali. Quel denaro si sarebbe quindi rilevato soltanto una parte della provvista portata fuori dai confini. Ora si va avanti. Ai carabinieri del Ros e ai reparti specializzati della Guardia di Finanza sono stati affidati nuovi controlli sulla documentazione contabile e sui flussi dei finanziamenti ottenuti negli ultimi anni. Un fiume di soldi che potrebbe portare a nuove scoperte, mettendo nell'angolo l'attuale dirigenza, oltre ai manager e ai consulenti che negli ultimi anni si sono occupati degli affari più grossi.
Fiorenza Sarzanini
29 maggio 2010

OGGI

Da: TG 1 On line

L'Aquila, il prefetto Iurato: "Ho finto commozione davanti alle macerie"

Nell'inchiesta di Napoli spunta un'intercettazione tra Iurato, neo prefetto a L'Aquila, e l'ex capo dello Sco, Francesco Gratteri. Il prefetto ridendo, ricorda come fece finta di commuoversi davanti alle macerie. Iurato è ora interdetta dai pubblici uffici con Nicola Izzo, ex vicecapo della Polizia.

L'Aquila, il prefetto Iurato: "Ho finto commozione davanti alle macerie" Giovanna Iurato

NAPOLI - Poco dopo il suo insediamento nella carica di Prefetto dell'Aquila, città sconvolta dal terremoto, Giovanna Iurato "scoppiava a ridere ricordando come si era falsamente commossa davanti alle macerie e ai bimbi rimasti orfani". E' quanto stigmatizzano i pm di Napoli commentando una telefonata del prefetto intercettata. I magistrati napoletani - titolari dell'inchiesta sugli appalti per la sicurezza nell'ambito della quale Iurato è indagata per turbativa d'asta - fanno riferimento a una telefonata fra la stessa Iurato e il prefetto Francesco Gratteri, intercettata il 28 maggio 2010. Ora, insieme all'ex vicecapo della Polizia Nicola Izzo, è stata interdetta dai pubblici uffici.

LA TELEFONATA. Un tono scherzoso quando la conversazione si sposta sulle macerie e il dolore provocati dal terremoto che da poco aveva sconvolto L'Aquila. Ed è infatti il tono, più che le parole, a suscitare la reazione indignata dei pm di Napoli che intercettano quella telefonata: "una risata non giustificabile", che non si addice soprattutto a chi ricopre un ruolo istituzionale. I magistrati napoletani fanno riferimento alla telefonata fra la stessa Iurato e il prefetto Francesco Gratteri, intercettata il 28 maggio 2010. "Commentando la sua prima giornata ufficiale - scrivono i pm - nella città martoriata dal terremoto (definita sarcasticamente da Iurato "una città inesistente, che non c'è"), scoppiava a ridere, ricordando come si era (falsamente) commossa davanti alle macerie e ai bambini rimasti orfani. Una risata non giustificabile dalle circostanze e dagli eventi tragici di quelle ore, che avrebbero imposto al rappresentante del Governo di assumere comportamenti ben diversi e non certo (a proposito di cinismo) legati alla predisposizioni di condotte e strumenti atti a prevenire e/o scongiurare indagini in corso".

IURATO E IZZO INTERDETTI DAI PUBBLICI UFFICI. Il gip di Napoli Claudia Picciotti ha firmato un'ordinanza di interdizione dai pubblici uffici nei confronti dei prefetti Nicola Izzo, ex vicecapo della Polizia, e Giovanna Iurato, indagati nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per la sicurezza. La richiesta di interdizione era stata avanzata dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e dai pm Vincenzo d'Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli all'esito delle indagini sugli appalti inseriti nel cosiddetto ''pacchetto sicurezza'' a Napoli. Izzo e Iurato sono chiamati in causa per il loro ruolo nella gestione dei fondi Pon per la sicurezza. Prima dell'adozione del provvedimento, il gip - come prevede la procedura - aveva convocato i due indagati per interrogarli. Mentre Iurato si è sottoposta all'interrogatorio, durato 7 ore, Izzo ha rifiutato di farsi ascoltare.
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Scrivono i pubblici ministeri:
Commentando la sua prima giornata ufficiale nella città martoriata dal terremoto (definita sarcasticamente da Iurato “una città inesistente, che non c’è”), scoppiava a ridere, ricordando come si era (falsamente) commossa davanti alle macerie e ai bambini rimasti orfani. Una risata non giustificabile dalle circostanze e dagli eventi tragici di quelle ore, che avrebbero imposto al rappresentante del Governo di assumere comportamenti ben diversi e non certo (a proposito di cinismo) legati alla predisposizioni di condotte e strumenti atti a prevenire e/o scongiurare indagini in corso.
Ecco, di seguito, uno dei passaggi della telefonata intercorsa il 28 maggio 2010 tra Iurato e il prefetto Francesco Gratteri, intercettata nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli sugli appalti per la sicurezza.
Iurato: Allora senti…sono andata…sono arrivata, subito mio padre, che è quello che mi da i consigli, quelli più mirati…
Gratteri: Si lo so.
Iurato: Perché è un uomo di mondo, saggio, dice: “Appena metti piede in città subito con una corona vai a rendere omaggio ai ragazzi della casa dello studente…”.
Gratteri: Brava.
Iurato: Eh allora sono arrivata là, nonostante la mia…cosa che volevo…insomma essere compita (fonetico)…mi pigliai, mi caricai questa corona e la portai fino a…
Gratteri: Ti mettesti a piangere…sicuramente! 
Iurato: Mi misi a piangere.
Gratteri: Ovviamente, non avevo dubbi (ride).
Iurato: Ed allora subito…subito…lì i giornali: “le lacrime del Prefetto”.
Gratteri: Non avevo dubbi (eh, eh ride).
Iurato: Ehhhhhhh (scoppia a ridere) i giornali : “le lacrime del Prefetto”.
Gratteri: Non avevo dubbi (eh, eh ride).
Iurato: Poi si sono avvicinati i giornalisti: “perchè è venuta qua?”. Perchè voglio cominciare da qui, dove la città si è fermata perchè voglio essere utile a questo territorio. Punto.
Gratteri: Eh.
Iurato: L’indomani conferenza stampa con tutti i giornalisti.

Da:  Terremoto L'Aquila, la telefonata shock del prefetto Iurato http://attualissimo.it/terremoto-laquila-la-telefonata-shock-del-prefetto-iurato/#ixzz2IR8yJyra

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"Una risata non giustificabile dalle circostanze e dagli eventi tragici di quelle ore, che avrebbero imposto al rappresentante del Governo di assumere comportamenti ben diversi "
Non soltanto ad un rappresentante del Governo ma a qualsiasi essere Umano degno di questo nome.
Ci si chiede, e ciascuno dentro di sé ha la risposta, come possano arrivare certe persone a così alte cariche. Attraverso quali "meccanismi di selezione", attraverso quali incorruttibili ed inavvicinabili Commissioni di Pubblici Concorsi.
Ce lo chiediamo e sappiamo tutti COME.

Una bella notizia e una risata!

Da: Il Messaggero.it

Scajola dice addio: «Basta con esami, ritiro la mia candidatura

Non accetto lezioni di moralità»

Il giudice di Imperia ha archiviato la posizione dell'ex ministro in cui era indagato di associazione per delinquere nell'inchiesta sul porto

 

CLAUDIO SCAJOLA


ROMA - «Per la dignità mia e della mia famiglia non sopporto più esami da parte di alcuno sulla mia moralità. Per queste ragioni ritiro la mia candidatura. I miei valori, la mia storia e il mio stile di vita parlano per me. Con buona pace di qualunque arbitro. Per quel che concerne le mie "vicende giudiziarie", tocca ricordare, nero su bianco, che Claudio Scajola ha inanellato solo archiviazioni, proscioglimenti e tanti mal di pancia». E' quanto dichiara, in una nota, Claudio Scajola.

Intanto il gip di Imperia, Massimiliano Botti, ha archiviato le accuse per associazione per delinquere nell'inchiesta sul porto di Imperia, per l'ex ministro Claudio Scajola. A chiedere l'archiviazione era stata la stessa procura il 2 dicembre scorso.
Sabato 19 Gennaio 2013 - 13:39

Fosse solo per il porto!!
Ma c'è pure l'aereoporto!
Aerei
Scajola e il milione di euro stanziato per il volo Albenga-Roma

Corriere.it, 17 agosto 2008

ROMA — Torna il volo tra Albenga e Roma. La notizia, comparsa su La Stampa e rilanciata da Dagospia, è stata comunicata a Pietro Balestri, presidente della società che gestisce l'aeroporto (Ava) dal gabinetto del ministro Scajola. «Mi ha telefonato Giuseppe Guerrera, il segretario del ministro — ha detto Balestri —, per comunicarmi che, grazie allo stanziamento di un milione di euro, il ripristino del collegamento era cosa fatta. Aveva ricevuto la notizia ufficiale da Silvano Manera, dg dell'Enac».

Soddisfatto il vicesindaco di Villanova, che ringrazia il ministro Claudio Scajola, che abita nella vicina Imperia, per il milione di euro stanziato per il suo aeroporto: «Spero di poter velocizzare l'iter burocratico in ogni modo», cosicché, «prima di dicembre si torni a decollare verso la capitale». Ma ha senso un collegamento aereo Albenga-Roma? La tratta è stata già inaugurata due volte, nel 2002 e nel 2004 e per due volte soppressa. Ora il finanziamento consente di ripartire. Questa volta però l'Alitalia non c'entra, fanno sapere dall'entourage del ministro, è un finanziamento dato all'aeroporto di Albenga. Tratto dal fondo destinato agli aeroporti in fase di start up. C'è da dire però che il volo Albenga-Fiumicino è già stato ripristinato, con dei Charter, il 14 luglio scorso, assieme a quello per Malpensa, Bastia (Corsica) e Tortolì (Sardegna). Sono Atr da 66 posti che non riscuotono enorme successo. Secondo fonti aeroportuali non sono rari i voli per Fiumicino con 8-10 passeggeri.

Ha ragione a ritirarsi: deve spendere il suo tempo a cercare di capire chi gli ha pagato la casa con vista sul Colosseo a sua insaputa!

venerdì 18 gennaio 2013

Denunce in campo sanitario


Da: La Repubblica.it

Sale parto, confermato lo sciopero del 12:
"Non basta la disponibilità del ministro"

Le organizzazioni dei ginecologi e degli ostetrici ribadiscono l'esigenza della protesta anche dopo l'incontro con Balduzzi: "Vogliamo l'attenzione dei partiti sul problema delle denunce in campo sanitario, sulla sicurezza dei reparti e sull'obbligo delle polizze assicurative"

ROMA - "Ringraziamo il ministro, ma la protesta va avanti". Le organizzazioni dei ginecologi e delle ostetriche hanno confermato lo sciopero (che sarebbe il primo in assoluto) delle sale parto, annunciato per il 12 febbraio con il blocco per tutti i parti programmati, al termine dell'incontro avuto oggi con il ministro della Salute, Renato Balduzzi.

"Ringraziamo il ministro per la rapidità della convocazione e per la sua disponibilità ad ascoltare le nostre richieste - spiegano in una nota le associazioni Fesmed, Aogoi, Sigo e i chirurghi dell'Acoi - . Abbiamo ribadito che la nostra protesta è rivolta soprattutto ad attrarre l'attenzione di tutte le forze politiche affinchè si facciano carico di inserire nei rispettivi programmi di governo la problematica del contenzioso medico legale e introdurre i correttivi necessari per raffreddarlo, contenendo così il fenomeno della medicina difensiva, e contemporaneamente affrontare e risolvere i problemi della sicurezza dei punti nascita nell'interesse della salute e del benessere della mamma e del bambino".

Al momento, dunque, annunciano le associazioni, "la disponibilità del ministro non può essere considerata un elemento sufficiente e risolutivo per poter farci recedere dalla nostra ferma intenzione di proclamare lo sciopero per il 12 febbraio". La decisione sarà formalizzata lunedì prossimo. Intanto però gli operatori rilevano che in nessuno dei programmi elettorali presentati dai partiti si fa
riferimento alla questione delle denunce in campo sanitario, che è uno dei temi centrali della protesta insieme alla messa in sicurezza dei punti nascita e al problema della obbligatorietà da parte delle aziende sanitarie di assicurarsi.

Il ministro, affermano i ginecologi, "ci ha proposto di compiere insieme un percorso di collaborazione finalizzato alla stesura del Decreto attuativo previsto dalla legge Balduzzi, apportando miglioramenti che possano renderlo più incisivo riguardo alle problematiche sollevate. Restiamo ora in attesa - concludono - che alle parole del ministro seguano i fatti e che le forze politiche diano dei segnali di interesse. La protesta continua".

La protesta fermerà tutti i punti nascita italiani. Quindi, niente parti cesarei programmati e niente induzione di parti programmati, per un totale di circa 1.100 interventi stimati che dovranno essere rinviati o anticipati.
Non solo. Fatte salve le urgenze indifferibili, che saranno comunque garantite, il black out riguarderà anche l'attività dei consultori familiari e di tutti gli ambulatori ostetrici del territorio dove non verranno effettuati esami clinici, visite specialistiche ed ecografie.
(18 gennaio 2013
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Può sembrare una follia, un'azione riprorevole, a chi leggesse con superficialità questa notizia, ma non lo è affatto, è un tema serio e ormai annoso.
E' invalso l'uso delle denunce contro i medici, anche quando non c'è errore ma altri fattori. Intanto il medico deve pagarsi un avvocato e, una volta uscito dal lungo iter legale, forse riavrà le spese legali, cosa che dipende dal magistrato il quale, anche in caso di non sussistenza del fatto, può decidere di compensare le spese.
Gli ospedali sono assicurati e, per l'errore dei sanitari nel posto di lavoro, tale assicurazione dovrebbe sopperire alla bisogna. Ma questo non sempre avviene e i medici non riescono più a svolgere con la dovuta serenità il loro lavoro.
In un Paese dove le uniche categorie di persone garantite da leggi che le proteggono sono i politici ed i magistrati (non a caso mi dicono che le prebende di quest'ultimi sono equiparate a quelle dei parlamentari), i medici del SSN, a cui si chiedono competenze non indifferenti e che esercitano una professione di grande responsabilità, non sono garantiti affatto da denunce, anche per cose che esulano dalle loro capacità di controllo, come ad esempio l'insieme della capillare organizzazione ospedaliera.
Questa è un'altra pesante prova della totale sperequazione sociale in questo Paese. I Politici pagano solo quando rubano pesantemente il denaro pubblico, ma non rispondono delle innumerevoli opere pubbliche lasciate a metà, dello spreco enorme delle risorse pubbliche e di molte altre azioni sciagurate che danneggiano la nostra economia. I magistrati, pur essendoci stato un referendum popolare che ha espresso la volontà degli italiani a che ci sia una legge sulla responsabilità civile dei giudici, sono garantiti da una legge che li copre con i soldi dei contribuenti e solo in minima parte con i loro fondi personali. Insomma, quando sbagliano e si vuole tentare la strada della denuncia e, in rari casi, si riesce ad avere ragione, il risarcimento per conto del giudice chiamato in causa lo paga lo Stato. 
Questo è gravissimo: perché è stato calpestato l'ennesimo referendum popolare, perché sbagliare in mezzo alle scartoffie è dimostrazione di pessima saggezza e competenza; mentre sbagliare quando si è continuamente sotto stress come i medici del SSN, inseriti spesso in un'organizzazione sanitaria che fa acqua da tutte le parti a causa di scelte politiche clientelari, di mancanza di investimenti, di mala organizzazione ecc., tutte cose che certo non attengono alla capacità individuale del medico, è evento che andrebbe tutelato molto di più dell'agire dei magistrati.
Ma la realtà ora è questa: Politici e Magistrati sono ben pagati e tutelati dalle leggi. Altre competenze altissime che hanno la responsabilità della vita e della morte di persone, invece, vengono lasciate ad ogni attacco e non pagate come i magistrati, ma molto meno. 
Vogliamo poi soppesare i rischi? Un chirurgo, un ginecologo, ad esempio, è a rischio di contrarre malattie; basta che si rompa un guanto (evento che può accadere) e se il paziente in urgenza ha l'HIV c'è rischio di contagio. E' un esempio, ma la casistica è vasta.
I magistrati cosa rischiamo in mezzo alle scartoffie: l'allergia alla polvere?  

Marò: si allunga il brodo


Da: "Il Fatto quotidiano"

Maro’, Corte suprema indiana: “Incidente in acque internazionali”

Non spetta al Tribunale di Kerala accertare la responsabilità dei due militari italiani che provocarono la morte di due pescatori ritenendoli pirati. I giudici hanno negato la giurisdizione dell'autorità locale nel giudizio su Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. La competenza è del tribunale speciale. Avranno libertà di movimento in tutto il paese

Maro’, Corte suprema indiana: “Incidente in acque internazionali”

Successe tutto in acque internazionali. E quindi non spetta al Tribunale di Kerala accertare la responsabilità dei due maro’ italiani che provocarono la morte di due pescatori ritenendoli pirati.  La Corte suprema indiana ha negato la giurisdizione del Kerala nel giudizio su Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. La competenza passa adesso a un tribunale speciale che sarà formato a New Delhi. Una notizia che fa tirare un sospiro di sollievo alla difesa dei due militari, rientrati in India dopo un periodo passato in Italia durante le festività natalizie, e alla diplomazia italiana. Era stata l’Italia a insistere affinché la giurisdizione passasse ad altro tribunale. Il reato per il quale i maro’ vengono giudicati, scrive il Times of India che riporta la notizia in apertura del proprio sito, è di natura federale e solo il governo centrale può avere competenza nel giudizio. Sarà dunque suo compito mettere in piedi un tribunale speciale in stretta collaborazione con il vertice del sistema giudiziario indiano.
Secondo i giudici supremi i due militari “non godevano di immunità sovrana” nella loro funzione di sicurezza sulla nave Enrica Lexie, che avrebbe comportato automaticamente l’applicazione della giurisdizione italiana. I fucilieri potranno, se vorranno, lasciare Kerala e sono liberi di muoversi in tutta l’India. Una volta trasferiti a New Delhi in forza di un’ordinanza della Corte Suprema indiana, i marò avranno quindi libertà di movimento in tutta l’India.
L’avvocato Harish Salve, che guida il collegio di difesa dei marò, ha dichiarato all’Ansa di essere “molto soddisfatto per la sentenza della Corte suprema”. I giudici, ha aggiunto il legale, “hanno escluso il Kerala dal processo e ora la questione sarà esaminata a New Delhi”. Alle 14 ora locale (le 9.30 in Italia) la corte emetterà un ordine di trasferimento dei marò da Kochi alla capitale indiana.
Il 15 febbraio scorso al largo delle coste del Kerala Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in servizio di sicurezza anti-pirateria a bordo della petroliera Enrica Lexie, spararono contro una barca: gli occupanti non erano pirati ma pescatori. Dopo il loro arresto in febbraio, per Latorre e Girone è cominciata una via crucis, che li ha portati prima ad un soggiorno obbligato in guest house della polizia a Kollam e Kochi, poi per qualche tempo anche nel carcere di Trivandrum, sia pure in un’area separata. Quindi, dopo il 25 maggio, per qualche tempo nella Borstal School di Kochi, fino ad arrivare alla libertà dietro cauzione e alla residenza a Fort Kochi.
La discussione del ricorso italiano in Corte Suprema aveva impegnato quasi tutto il mese di agosto 2012, e alla fine il giudice Altamas Kabir (nel frattempo diventato presidente della stessa Corte), assistito dal collega J.Chelameswar, aveva dichiarato chiuso il dibattimento il 4 settembre. Da allora era cominciata una lunga attesa, prima di tutto per Latorre e Girone che, pur avendo ottenuto la libertà dietro cauzione, sono rimasti nella zona di Fort Kochi, in Kerala, potendosi muovere in un raggio di appena dieci chilometri dal commissariato dove ogni mattina dovevano andare per firmare un libro delle presenze. Ogni 15 giorni circa i due erano chiamati a Kollam, città dove è stato istruito ai loro danni un processo di primo grado per la morte di due pescatori, ma che non è mai cominciato ed è stato sempre rinviato in attesa proprio della sentenza della Corte Suprema sulla giurisdizione. A causa di questa lunga vicenda, negli ultimi mesi le relazioni fra Italia ed India hanno avuto alti e bassi, con una pressione costante del governo italiano nei confronti delle autorità di New Delhi e con il coinvolgimento nell’azione di sostengo ai marò di Palazzo Chigi e dei ministri degli Esteri e della Difesa, Giulio Terzi e Giampaolo di Paola.
Nelle ultime settimane il clima si è comunque notevolmente disteso, al punto che l’Alta Corte di Kochi ha concesso a Latorre e Girone una licenza di due settimane per poter trascorrere le vacanze natalizie con le famiglie. Al termine del permesso, smentendo insinuazioni e ipotesi di diserzione, i due sono ritornati nella loro residenza in Kerala. Questo ha dato soddisfazione anche al governo centrale indiano, che per bocca del ministro degli Esteri Salman Khurshid aveva detto l’8 gennaio: “Ringrazio i due militari e il governo italiano per avere rispettato i patti”.
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Quasi un anno per stabilire che è successo in acque internazionali quando ci sono le immagini satellitari per stabilirlo!
La prima perplessità è perché mai in  acque internazionali e su una nave italiana la giurisdizione non deve essere italiana.
Non sono un'esperta di Diritto della Navigazione né di Diritto Internazionale ma, di sicuro, so che su una nave vige la nazionalità della nave medesima.
Il tempo di permanenza forzata dei due militari italiani sul suolo indiano dunque si dilata e non si sa quando questa via crucis finirà.
Visti i tempi ingiustificabili per un giudizio sulla giurisdizione che poteva essere immediato, si prospettano tempi lunghissimi per mettere insieme un Tribunale Speciale Federale Indiano che giudicherà i nostri militari.
L'ottimismo dimostrato dagli avvocati che li assistono a mio avviso è di facciata, perché non vi è nulla che renda ottimisti in questa storia.
Non si capisce affatto perché "“non godevano di immunità sovrana” nella loro funzione di sicurezza sulla nave Enrica Lexie, che avrebbe comportato automaticamente l’applicazione della giurisdizione italiana"In acque internazionali e su una nave italiana “non godevano di immunità sovrana”?? Ma il Diritto della Navigazione e il Diritto Internazionale non valgono per l'India?
Inoltre dissento dall'impostazione dell'articolo sopra riportato che espone i fatti dando per assodato che i due poveri pescatori li hanno uccisi loro, fatti che invece vanno chiariti in dibattimento, visto che i pescatori sembra che non furono colpiti in acque internazionali ma ancora in acque indiane, dunque la versione della nave italiana potrebbe essere quella esatta e cioè che fu da un'altra nave che partirono i colpi che uccisero i pescatori. 

giovedì 17 gennaio 2013

H2O: Brava Elisabetta!

Elisabetta dei Comitati Territoriali contro la privatizzazione dell'acqua ha inviato a tutti gli aderenti il sottostante Report, che ci riguarda tutti, aderenti e non, perché in questo nostro Bel Paese i Poteri impongono regole che sono contro ogni rispetto della Carta Costituzionale.


Report dell'incontro dei comitati territoriali contro la privatizzazione
dell'acqua del 12 e 13 gennaio 2013.

Presenti:
Comitato provinciale Latina, 
Coordinamento Castelli Romani,
Coordinamento comitati di Arezzo, 
Comitato Umbro Acqua Pubblica conrappresentanze di Orvieto, Perugia, Alto Tevere, Bettona, Lago,  
Comitato cittadino di Aprilia,  
Comitato Pugliese acqua bene comune con rappresentanze di Lecce, Bari, Brindisi, rappresentanze della Sicilia.
Nella prima giornata discussione sul nuovo metodo tariffario

tutti hanno espresso la contrarietà al nuovo metodo che ripropone in altri
termini quanto abrogato con i referendum. Si è inoltre discusso sulle
conseguenze che questa apporterebbe sui territori che in maniera diversa stanno
lavorando sulle tariffe.  In particolare i comitati Umbro, Arezzo e Castelli
Romani stanno facendo la campagna di obbedienza civile, mentre ad Aprilia la
contestazione della tariffa che è in atto da diverso tempo, riguarderà
relativamente il nuovo metodo perchè i cittadini pagano la tariffa antecedente
alla legge Galli in quanto non hanno mai riconosciuto il gestore Acqua Latina.
E' stata rilevata la difficoltà di praticare l'obbedienza civile sia perchè è
difficile farla comprendere ai cittadini, che hanno paura dei distacchi, sia
perchè è molto impegnativa, inoltre molti  territori  si sono trovati con altre
emergenze. Ad esempio la Puglia ha avuto il problema dei distacchi di interi
condomini (l'AQP infatti stacca l'acqua a condomini quando anche un solo
condomino non paga la bolletta); in Sicilia ci sono province come Agrigento,
Palermo e Caltanissetta dove la tariffa dell'acqua è molto alta e si potrebbe
proporre l'obbedienza civile,  in altre ci sono problemi di erogazione di
acqua, in altre ancora come a Catania ci sono problemi tra gestore e ato perchè
non è stato fatto l'affidamento, le tariffe sono basse anche se c'è la quota di
depurazione senza che il territorio ne sia servito. (Nota di Rita Coltellese: ESATTAMENTE COME DIVERSE ZONE DEL TERRITORIO DEI CASTELLI ROMANI!)
Per quanto riguarda l'inquinamento ci sono problemi con l'arsenico nei
Castelli Romani, Orvieto e in alcune zone di Latina. C'è da dire che il
31.12.2012 è scaduta la deroga concessa dall'UE  sull'arsenico, quindi i
gestori che ancora non si sono adeguati dovranno pagare  multe salate   fino
all'adeguamento.(Nota di Rita Coltellese: Non è che le faranno pagare agli utenti spalmandole sulle bollette?!)
Si è parlato anche dell'iniziativa europea proposta dal Contratto mondiale che
riguarda una raccolta di firme per l'eliminazione della direttiva 60 sul full
recoveri cost, ma questa deve ancora partire.
In conclusione della giornata è emersa la necessità di trovare contenuti
comuni che uniscano i comitati territoriali ma guardando alle esigenze
specifiche dei territori. In particolare, questi consistono nel  rilanciare  il
diritto all'accesso all'acqua rivendicando i 50 lt. gratuiti a persona
garantiti dall'OMS e una campagna contro i distacchi dei contatori, inoltre
viste e competenze acquisite sulle bollette, attaccare i gestori nelle diverse
irregolarità che compiono nelle fatturazioni come l'applicazione di canoni di
depurazione quando mancano i depuratori, la fasce tariffarie e altro. Il nuovo
metodo tariffario del'AEEG è un'altra stangata che ci riguarda tutti perchè:
ripropone il profitto sotto forma di oneri finanziari e oneri fiscali
forfettari;
prevede la componente tariffaria relativa a costi ambientali applicando il
principio di ''chi inquina paga'' (chi inquina non si sa, ma a pagare siamo
noi!)
prevede la retroattività compromettendo il lavoro fatto con le contestazioni
della campagna di OC;
non prevede fasce a garanzia del minimo vitale e prevede possibili depositi
cauzionali a copertura delle morosità.
Il ricorso alla delibera dell'AEEG da valutare con l'avvocato, potrebbe essere
un momento di aggregazione per i comitati che hanno bisogno oggi di ricostruire
un livello nazionale di lotta. Cosi come sono importanti le azioni contro il
gestore che riguardano la tariffa, come ad esempio il rimborso del canone di
depurazione, i ricorsi al giudice di pace sulle singole contestazioni, gli
esposti per i problemi ambientali.
Ma oltre le azioni legali sono  importanti azioni di pressione politica. A
questo proposito sono state fatte le seguenti proposte
l''agenda fonti'' i 10 punti che ci aspettiamo dal prossimo governo (la bozza
è già stata elaborata e verrà proposta in lista);
la campagna contro i distacchi dei contatori ''l'acqua non si stacca!''
la restituzione delle tessere elettorali a Napolitano prima della fine del suo
mandato, rimodulando la lettera, facendo presente che, nonostante la seconda
sentenza della CC sui referendum, il voto di 28 milioni di cittadini continua
ad essere ignorato

Nella seconda giornata è stata fatta una discussione sul movimento
dell'acqua.

La battaglia dell'acqua c'era prima del referendum, con il referendum e ancora
oggi continua dopo il referendum il cui risultato è  uno strumento importante
conto la privatizzazione dell'acqua e  arrivare ad una gestione pubblica e
partecipata.  Non possiamo accettare che tutto il nostro lavoro sia stato
ribaltato dalla politica all'interno del forum. E' necessario rilanciare la
battaglia per tutelare il patrimonio che abbiamo costruito sedimentando le
relazioni sui territori. E' importante chiedersi in che modo si stà all'interno
dei movimenti, se per conto di associazioni nazionali e quindi nel loro
interesse oppure perchè si perseguono interessi generali legati alle esigenze
dei cittadini. C'è una mancanza di democrazia esterna perchè manca un
interlocutore politico,  mentre il ''mercato'' domina su ogni regola sociale.
E' importante quindi saper leggere quello che viene dalla cittadinanza. E'
imprescindibile il legame territori e comitati per costruire il livello
nazionale. A questo proposito il rimborso referendario doveva/ deve servire a
sostenere i comitati territoriali, nelle azioni come quelle legali e  altre
come la verifica della qualità dell'acqua su tutti i territori che comporta
analisi molto costose.
Per ricostruire il livello nazionale di movimento si propone la costituzione
di un documento (ma non è stato chiarito lo scopo di questo documento, forse
che elenchi i principi sui quali tutti ci riconosciamo? Come ad esempio la
carta del forum mondiale di Porto Alegre?) da proporre anche ad altri comitati
territoriali, la costituzione di una mailing list (chiusa) dove poterci
confrontare e collaborare nella pratica. Si decide inoltre che gli incontri
nazionali avvengano  a rotazione sui territori, e di volta in volta, il
comitato locale che ospita l'incontro si fa carico di fare il report. La
realizzazione delle iniziative e la produzione di materiali come volantini etc.
etc., dovrà essere fatta con la collaborazione di  tutti, comunicando sulla
mailing list.
Tra i primi materiali, che serviranno anche per eventuali banchetti, c'è
l'agenda ''fonti'' e la rimodulazione della lettera per la restituzione delle
tessere elettorali.
Aggiungo un mio commento.
Veniamo da un percorso molto irto e difficoltoso, un referendum e un impegno
che ci ha sfiancati.
Siamo stanchi, ma anche molto motivati a non far retrocedere le vittorie che
abbiamo conseguito, quindi, raccogliamo tutte le forze e riscendiamo in piazza
Non è ancora finita!

Yara, Sarah e "Amabili resti"


Il 15 gennaio alle h. 23:00, sulla rete televisiva "Italia 1", abbiamo visto un bellissimo film che, poi, abbiamo scoperto aver ricevuto meritatissimi premi e segnalazioni. Il titolo è "Amabili resti" ed è tratto da un libro della scrittrice Alice Sebold.
Un'immagine del film

Nel vederlo mio marito ed io abbiamo sofferto, ma l'abbiamo visto fino in fondo perché era molto ben recitato. Il nostro pensiero è andato necessariamente a Yara Gambirasio ed anche a Sarah Scazzi. Creature innocenti straziate, per motivi diversi, da mostri umani.
Sarah Scazzi
Mentre per Sarah sono stati individuati gli autori della sua uccisione e dell'atroce disfacimento del suo corpo nei suoi parenti serpenti, per Yara, nonostante il dispiegamento di Forze dell'ordine, volontari che cercavano il suo corpo e ricerca scientifica, si assiste ad una sfortuna nella sfortuna che favorisce il suo assassino.
Yara Gambirasio


Centinaia di persone sono passate nei luoghi dove, del tutto casualmente, sono stati ritrovati i suoi poveri resti senza vederli.
Questo ha favorito il suo assassino, perché se il corpo fosse stato ritrovato prima avrebbe "parlato" molto di più. Comunque da quei resti sono riusciti a ricavare un DNA che né la pioggia, né la neve di mesi sono riusciti ad asportare.
Sembra che questa traccia abbia portato ad un gruppo familiare e, via via scremando, ad un uomo dal DNA più vicino in assoluto a quello del mostro. Dalla traccia genetica sembra che quest'uomo, ormai defunto, possa essere il padre dell'assassino che ha lasciato il suo segno genetico sugli indumenti della povera e sfortunata fanciulla.
I figli legittimi di quest'uomo non hanno però "quel DNA". Si è pensato ad un figlio illegittimo. Chi conosceva l'uomo, possibile padre del mostro, esclude che egli fosse un donnaiolo.
Noi che riceviamo le notizie dai media possiamo pensare cose sbagliate, giacché non abbiamo in mano le vere risultanze dell'inchiesta.
Dunque l'idea che possiamo farci è un'idea molto personale che può essere molto sbagliata.
La mia è la seguente: per la mia esperienza di vita ho visto che, soprattutto nei piccoli centri, nei paesi, in provincia, anche uomini probi che, una volta sposati, non hanno mai dato segno di essere meno che seri, in gioventù possono aver avuto, loro malgrado, figli illegittimi avendo rapporti casuali e fortuiti, sia con donne note nel luogo per costumi facili, sia con donne sposate all'insaputa di tutti e magari in un unico incontro. Queste cose di solito girano di bocca in bocca, frutto di una confidenza fatta ad una persona, che poi l'ha riferita... Dunque anche un uomo serissimo, per pulsioni naturali giovanili, può aver generato un figlio.
La ricerca della madre potrebbe essere facile se la donna fosse una di quelle di facili costumi, che in provincia non è difficile individuare, più difficile, invece, è l'individuazione se trattasi di donna sposata, apparentemente brava madre di famiglia. 
Sempre riflettendo sui dati dei media, ho sempre pensato che la testimonianza di Enrico Tironi, unita a quella dell'anziana guardia giurata e di una signora che passò su Via Rampinelli all'ora indicata da Tironi, sia non solo veritiera ma la possibile scena dell'incontro fra Yara ed il suo assassino.
La trasmissione "Chi l'ha visto?", che ha risolto o ha aiutato gli inquirenti a risolvere tanti casi di omicidio, approfondì il caso della testimonianza del giovane Tironi il quale, impaurito probabilmente dall'incalzare degli interrogatori, immaginabilmente duri, ha finito per ritrattare pur di uscire dall'inchiesta, dicendo che "forse si era sbagliato, non era lei".
Gli contestarono che, dato che il suo cellulare a quell'ora era agganciato ad un'altra cella, lui non poteva essere lì, dunque aveva mentito. In realtà l'inchiesta giornalistica di "Chi l'ha visto?" mandò in onda un'intervista audio con l'amico con cui Tironi quella sera stava intrattenendosi con dei video giochi. Egli disse che Enrico Tironi era tornato a casa sua, allontanandosi una mezz'oretta, per prendere un DVD o un video gioco che aveva a casa, per poi tornare nell'abitazione dell'amico. Probabilmente in quella mezz'ora non aveva con sé il cellulare, che era rimasto a casa dell'amico. Normale, quindi, che non avesse agganciato la cella della zona di Via Rampinelli. E fu in quel passare per tornare un attimo a casa sua che Enrico disse di averla vista ferma, sorridente, parlare con due uomini, uno più alto ed uno più basso. 
La guardia giurata, da una maggiore distanza, vide un frammento successivo a questo flash visto da Tironi, udendo grida di donna e un uomo che apparentemente l'abbracciava.
Poteva essere l'assassino che, fermata Yara con una scusa qualsiasi, ottenuta una sua momentanea attenzione con qualche frase scherzosa che l'aveva fatta sorridere, ora voleva trattenerla e lei, ribellandosi, sia stata ghermita e trascinata poi in un'auto?
Quei due uomini erano stati visti prima che incontrassero, a mio avviso fortuitamente, la piccola, da una signora che li ha descritti molto bene. Uno dei due, quello più basso, doveva essere un po' alticcio e quello più alto lo beffeggiava per il suo stato.
Ma cosa ci facevano quei due uomini in una strada, Via Rampinelli, priva di negozi, residenziale? Erano forse operai che erano andati a visionare un possibile lavoro in qualche casa di quella strada, dopo la chiusura serale del cantiere in cui lavoravano? 
Sicuramente chi indaga deve aver esplorato questa possibilità: se qualcuno degli abitanti di quella strada quella sera ha consultato qualche persona per un possibile lavoro edile all'interno della propria casa, oppure se l'avevano consultata in precedenza e poi, come spesso accade, la persona aveva detto "mi dia l'indirizzo, passerò una di queste sere per vedere il lavoro da fare". Magari poi sono passati in due e colui che aveva sollecitato un preventivo per un lavoretto quella sera non c'era e non li ha visti, ma può ricordare se avesse richiesto in quel periodo a qualche operaio di venire a visionare un eventuale lavoro.
Sicuramente avranno indagato anche in questo senso. E' comunque possibile che, non sapendo esattamente dove era la casa, abbiano lasciato la macchina in un punto della strada dove poi hanno incrociato Yara. Tironi parlò di un'auto con gli stop accesi, poco più avanti rispetto al punto in cui ha riferito di aver visto la scena che ha descritto.
L'uomo alto aveva un'apparente età di 40 anni, ha riferito la signora a cui sono passati vicino. Plausibile se il possibile padre era nato nel 1938. 
Questa è una possibile realtà che mi è tornata in mente vedendo il film "Amabili resti", storia dell'uccisione, previa violenza carnale, ed occultamento dei resti di una deliziosa quattordicenne.
Anche qui l'assassino viene sfiorato dai sospetti, dall'intuito del padre della piccola, ma la polizia dice che le prove non ci sono.
Anche qui una prima superficiale visita nella casa del mostro fa ignorare un braccialetto appartenuto alla vittima. Siamo negli USA, ma gli errori della Polizia nelle inchieste appartengono a tutto il mondo. Vedasi fatti recenti in Svizzera, Francia e Gran Bretagna. Per questo il film, tratto dal romanzo la cui scrittrice subì violenza ma riuscì a salvarsi dal mostro che l'aveva ghermita, è estremamente realistico. Lo è meno nella parte poetico-consolatoria in cui fa vagare la fanciulla uccisa in un limbo prima del paradiso, un limbo in cui vagano le altre bambine uccise dal mostro seriale.  

martedì 15 gennaio 2013

Versailles continua e, purtroppo, non ci sarà una presa della Bastiglia


sabato 29 dicembre 2012: E' iniziato il Carnevale elettorale

Mi cito: andate a leggere questo post e, se lo avete già letto, rileggere.

E' assolutamente in carattere con quello che sta accadendo e continuerà ad accadere.

Il Carnevale continua perché gli abitanti di questa italiana "Versailles", che li avvolge tutti come in una bolla trasparente, sono presi solo da sé stessi, anche se fanno i piazzisti dei (per loro indifferenti) diritti del popolo che è fuori da quella bolla.

Guardateli nei dibattiti televisivi di ogni ora, con i giornalisti che fanno loro delle domande che stimolano il loro narcisistico ego, e loro rispondono indifferentemente tutti la stessa cosa: leveranno le tasse, le abbatteranno (persino Monti che le ha appena messe), daranno lavoro...
Peccato che, quando sono stati lì, nei posti di potere, poi non l'hanno fatto!
Lo faranno sempre dopo! Prima la colpa è stata sempre di qualcun altro! Mai la loro.
E assistiamo ai soliti rinfacciamenti, critiche reciproche...
Il Nuovo che avanza!

Sembrano tanti Schettino.

Perché dovremmo andare a rafforzare il loro potere con il nostro voto?
E' un nostro diritto votare. Ma che ce ne facciamo se per loro diventa una forza ed un alibi?
Meglio lasciarli fra loro e con i voti delle loro conventicole.
Lasciamo che ci accusino pure di "Antipolitica", di "Qualunquismo", come ci accusano di "moralismo" se pretendiamo Morale nella gestione della cosa pubblica e ci scandalizziamo per gli scandali continui!

Guardateli! Santoro ha aiutato Berlusconi ad alzare le sue quotazioni! Hanno citato loro "Zelig" e credo si attagli alla perfezione ad entrambi: una furba coppia che ha vinto, uno gli ascolti, l'altro i voti.

Berlusconi almeno è rimasto PdL. Gli altri hanno fatto il solito balletto "amebico": da un'ameba due amebe... scissione e ricomposizione... con colorazioni e simboli diversi. L'odore però è sempre lo stesso: come la cacca in vasetto con etichetta, si cambia l'etichetta ma la puzza è sempre quella.

Guardate Di Pietro, detto Giano bifronte. Il povero Donadi lo sa bene... Mi cito di nuovo:

venerdì 2 novembre 2012


Ed ora De Profundis

Roma, 2 nov. (TMNews) - Antonio Di Pietro «è come Berlusconi io con lui ho rotto definitivamente». Il capogruppo dell'Idv Massimo Donadi dopo aver minacciato le dimissioni è furioso con Tonino che, spiega in una intervista all'Unità, «con noi parlava di rilancio del partito, di date del congresso, poi va al Fatto Quotidiano e dichiara sciolto il partito". 
In pratica li ha pugnalati alla schiena!
Poveraccio chi ancora gli crede: dimostra di non vederci e non sentirci, a livello cerebrale però!

Ed ora passiamo alle solite facce che, non contente di continuare a dimorare a "Versailles", si ripropongono piazzando anche i loro familiari, parenti ed affini!

1) Luigi Manconi, marito di Bianca Berlinguer direttore del Tg3 in quota Bersani, ex parlamentare Ds, piazzato direttamente al quarto posto tra i candidati Pd per il Senato in Sardegna

2)Marietta Tidei, figlia del sindaco di Civitavecchia Pietro Tidei, ex deputato Pd. La figlia del sindaco è al quarto posto del collegio Lazio 1, subito dopo Bersani,

3)Daniela Cardinale, figlia dell'ex ministro delle Comunicazioni Salvatore Cardinale, già infilata nelle liste del 2008 ed eletta, torna in lista ora al settimo posto (ottimo) per la Camera in Sicilia, prima circoscrizione, che per capolista ha Flavia Nardelli, figlia dell'ex ministro Dc Piccoli e già candidata al Cda Rai, nomina poi archiviata. Nella seconda circoscrizione siciliana, invece, sempre tra gli aspiranti onorevoli del Pd, troviamo Giuseppe Lauricella, figlio dell'ex presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Salvatore. Nella stessa lista, un posto sopra (al terzo), c'è Francantonio Genovese, che è già onorevole e ritenta la sorte, due volte parente perché è figlio del senatore Dc Luigi Genovese e nipote del più volte ministro Nino Gullotti, Dc corrente demitiana, noto per avere «il 41 per cento delle tessere bianche in Sicilia».

4) Pierferdinando Casini ha applicato la "democrazia ereditaria" alla maniera dei figli di Craxi: sua cognata, Silvia Noè, moglie del fratello è seconda in Emilia Romagna, il fidanzato della figlia, Fabrizio Anzolini, anche lui secondo in Friuli Venezia Giulia, il marito della portavoce, Giuseppe Delfino, figlio di Teresio con un posto in Campania.

E' un Carnevale, l'abbiamo detto! Ma è un Carnevale che si gioca sulla pelle della gente!

Monti ha gettato la maschera e mostra la superbia di chi si crede il primo della classe! Ha fatto tutto lui!
Certo a livello di faccia in Europa ed altrove, escluso Putin naturalmente, non ci voleva molto ad essere più rappresentativo di Berlusconi! Ma il resto l'abbiamo fatto noi popolo italiano, tirando fuori tanti tanti soldi, perdendo il lavoro senza speranza di rientrare in un mondo produttivo blindato o in dismissione... ecc. ecc.
Ha fatto tutto lui! "Ma de ché!!??"

Nicola Vendola potrebbe andare... ma chi sono i suoi compagni in SEL? Grazia Francescato, che anni fa "flirtava" con l'IdV di Di Pietro e... udite udite: Cento, quel ciccione che faceva il "Verde" ma girava con un grosso SUV molto inquinante!
Nichi sei in pessima compagnia. Non ti posso votare.

Ingroia, l'ho già detto, facesse il suo mestiere di magistrato. Basta! Poi si tira dietro lo scomparso dagli schermi Antonio Di Pietro... Non si può votare uno così con tutta questa vecchia zavorra che, oltre tutto, si porta dietro.

Si può forse sperare nella gente che si è messa sotto il mantello delle 5 Stelle? Forse, se non altro per dar fastidio alla Casta... Grillo, certo, non c'è pericolo che possa fare il Presidente di un bel nulla... Anche se il Movimento conquistasse un po' di spazio dentro le due Camere.

Ci penserò....