sabato 2 marzo 2013

L'ultima guerra distrugge ancora


Da: La Stampa
02/03/2013

Trovano una bomba in un prato L’ordigno esplode: gravi due ragazzi un terzo ferito al volto


L’arrivo dei feriti in elicottero all’ospedale Cto

Nell’esplosione uno ha perso la mano, due dei giovani trasportati in elicottero al Cto di Torino
marco accossato, francesco falcone e massimiliano peggio
NOVALESA
Tre ragazzi (due di 16 e uno di 18 anni) sono rimasti feriti a Novalesa nell’esplosione di una granata, probabilmente un residuo bellico.  

I tre hanno raccolto l’ordigno sopra i resti di un vecchio muretto lungo una strada abbandonata: la bomba è esplosa dopo pochi istanti, spappolando la mano a uno dei ragazzi, N.M., di 16 anni.  

L’esplosione ha travolto in pieno anche Stefano Clemente, l’amico diciottenne del giovane che ha raccolto la bomba, e - in maniera meno grave - il terzo ragazzo che era con loro (L.B.). I due feriti più gravi sono stati trasportati a bordo dell’elicottero del 118 al Cto di Torino. Il ferito meno grave è stato invece portato all’ospedale Susa, poi trasferito a Torino: è rimasto ferito al volto dalle schegge della bomba, ma le sue condizioni non preoccuperebbero i medici. Sono intervenuti anche i carabinieri.
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(AGI) - Torino - Rischia di perdere la vista il ragazzo 15enne che oggi pomeriggio ha perso la mano destra a causa dell'esplosione di una bomba a mano "Breda modello 35", residuato bellico della seconda guerra mondiale trovata nelle campagne di Novalesa (Torino). All'oculista che ha appena finito di visitarlo le sue condizioni sono apparse critiche per entrambi gli occhi, rimasti colpiti dalle schegge. Entro domani sarà trasferito all'ospedale Oftalmico del capoluogo, dove sarà operato agli occhi. Nel frattempo sarà sottoposto a un'operazione di microchirurgia della mano al Cto di Torino per l'estrazione delle schegge ancora presenti nell'arto sinistro e per definire il moncone della mano destra. La sua prognosi resta riservata. .
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Sono passati più dei miei 66 anni dalla fine dell'ultima guerra vissuta dall'Italia sul proprio suolo e ancora gli ordigni sparsi un po' ovunque colpiscono e distruggono giovani innocenti ed ignari.
Poco tempo fa, a due passi dalla zona dove abito, dovettero bloccare la strada statale per far brillare in loco un ordigno molto grande ritrovato scavando per dei lavori.
Artificieri del nostro esercito al lavoro per neutralizzare una bomba di aereo risalente alla  Seconda  Guerra Mondiale
Colpisce per quanto tempo un male terribile come la guerra continui a lasciare i suoi effetti devastanti. E il pensiero va a tutti quei bambini e ragazzi devastati ed uccisi dalle mine in zone di guerra continua sparse per il pianeta.
E' l'orrore della follia umana di chi decide delle vite di moltitudini di persone e non riesce a dirimere i conflitti se non devastando persone, cose ed ambiente.

Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale mio padre assistette ad un episodio simile a questo accaduto a questi tre ragazzi: un giovane, più o meno della stessa età, trovò una bomba in campagna e non capì cosa fosse. Si mise a batterla con un sasso pensando di aprirla e quella esplose devastandolo. Mio padre lo soccorse e pensava fosse morto: vedeva solo sangue dappertutto.
Invece il giovane si salvò ma non aveva più un braccio, né il bene della vista ed il suo corpo, raccontava mio padre, era un reticolo di cicatrici. Riuscirono a fargli avere una pensione anche grazie alla testimonianza del mio genitore che disse, mentendo a fin di bene, che la bomba era esplosa semplicemente da sola, senza l'accanimento dello sfortunato adolescente nel tentativo di aprirla per capire cosa fosse.    

Il cervello e la coscienza: ne sappiamo ancora poco


Autismo, schizofrenia, Adhd, bipolarismo
e depressione condividono gli stessi geni

Uno studio su 61mila individui, pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet, individua alcune variazioni genetiche in comune tra questi disturbi così diversi. Lontane le applicazioni pratiche, ma in futuro potrebbe essere più facile diagnosticarle e curarle

AUTISMO e schizofrenia pari non sono, su questo non c'è dubbio alcuno. Ma uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista medica Lancet ora getta nuova luce sui fattori in comune di queste due malattie e di altre tre: sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), disturbo bipolare e depressione. Tutte queste malattie condividono infatti alcuni rischi d'origine genetica.

A dimostrarlo è appunto un'enorme studio del Psychiatric Genomics Consortium, un ente a cui collaborano ricercatori in 19 paesi, che ha analizzato 61mila individui, alcuni che soffrivano di questi disturbi e altri no. "Queste malattie, che oggi consideriamo nettamente diverse le une dalle altre, potrebbero avere confini molto più smussati", spiega il dottor Jordan Smoller del Massachusetts General Hospital, uno dei medici a capo del progetto.

I ricercatori hanno trovato quattro regioni di dna collegato a tutti e cinque i disturbi, e in particolare le variazioni di due geni che regolano il flusso di calcio nelle cellule cerebrali, meccanismo chiave con cui i neuroni dialogano.

Secondo i ricercatori, queste variazioni possono essere uno dei processi precursori dell'insorgere della malattia. E chiarire questo funzionamento può avere importanti ripercussioni nella diagnosi di questi disturbi. Perché il problema con le malattie mentali è proprio un'identificazione adeguata. Se per le malattie fisiche esistono esami specifici, in psichiatria questo è più aleatorio. "E dobbiamo
migliorare la nostra comprensione di ciò che va storto biologicamente per diagnosticarle al meglio", spiega Bruce Cuthbert del National Institute on Mental Health, che ha finanziato lo studio.

Va detto chiaramente per non generare false aspettative: questo studio non porterà nell'immediato alcun beneficio ai pazienti e alle loro famiglie. Queste malattie insorgono per un complesso numero di fattori di rischio e di geni, e questi individuati oggi sono solo una parte del mix.

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La Scienza va avanti a piccoli passi. Per capire come funziona il corpo umano, soma o psiche, il mistero va svelato attraverso la biologia, la biochimica, la genetica.
E' fondamentale lo studio di quelle minuscole parti del nostro organismo che vivono in un equilibrio incredibile in cui, una minima variazione di una molecola, può creare squilibri a catena.
Che noi si stia in equilibrio fra la nostra codificazione genetica e l'ambiente lo sapevamo. Quanto sia determinante l'una cosa e l'altra e in interazione fra le due, è di difficile definizione. Ma ci stanno provando nei Laboratori di ricerca, un po' per volta, di tessera in tessera del puzzle.

Matteo Renzi: lezione di coerenza


Da: ANSA.it

Bersani: ecco il mio piano. Renzi: 'Faccio il sindaco'

Il primo cittadino di Firenze smentisce giornali: 'Non ci possiamo permettere neanche rimpianti'

02 marzo, 08:17
BERSANI - Pier Luigi Bersani si gioca l'ultima carta: se riceverà il mandato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si presenterà al Senato con 8 punti sui quali chiedere la fiducia al suo 'governo di minoranza'. La strada sembra tutta in salita, visti i quotidiani 'Vaffa' di Beppe Grillo, ma il leader Pd è convinto di riuscire a convincere, se non tutti, almeno una parte dei grillini mentre le diplomazie sono al lavoro con i montiani e anche esponenti pidiellini per far votare o almeno far abbassare il quorum a Palazzo Madama e far nascere così un esecutivo pur a tempo. Il primo banco di prova per la riuscita del governo di scopo saranno l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Se il leader democratico esclude in modo netto qualsiasi governissimo, ascoltando la rivolta della base, Bersani non sembra contrario all'ipotesi di offrire le alte cariche dello Stato a M5S e Pdl: "Sui ruoli istituzionali siamo pronti a esaminare tutti gli scenari". Certo il Pd esclude di concedere a Silvio Berlusconi la presidenza di Palazzo Madama ma, davanti all'assicurazione che una parte del Pdl potrebbe lasciare l'aula durante il voto di fiducia, non si esclude una condivisione di responsabilità. E' per questo che, pur rivolgendosi soprattutto al M5s, il programma di Bersani per un governo di scopo ha temi, come la correzione nella linea di austerità dell'Europa, cari anche al Pdl. In ogni caso sarà questo l'unico tentativo che il leader Pd farà. Subordinate non ce ne sono e, assicura Alessandra Moretti, "escludiamo che Bersani possa fare un tentativo col Pdl, il Capo dello Stato troverà altre soluzioni ma in quel caso non sarà il segretario a guidare il governo".

E in caso di esecutivo di larghe intese non è disponibile, come chiarisce con forza, Matteo Renzi, che, nella tensione che regna dentro il Pd, tra distinguo e altri scenari prospettati da alcuni big, sembra il miglior alleato di Bersani, invitando a "sfidare" nel merito i grillini. Il sindaco di Firenze non ha alcuna intenzione di mettersi in gioco, nel caso in cui il governo di minoranza non nascesse, e d'altronde, da più parti nel Pd, bersaniani inclusi, si sostiene, come fa il lettiano Francesco Boccia, che "Renzi è il futuro prossimo, lo ha dimostrato sul campo con grandi capacità". Ovvero Renzi sarà la carta del Pd quando si tornerà a nuove elezioni. In questa chiave il sindaco di Firenze rivendica la sua diversità rispetto allo stile di molti dirigenti e rispetto a 'vecchie' pratiche come i caminetti. "Nello zoo del Pd - ironizza il sindaco di Firenze - ci sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per permettersi gli sciacalli del giorno dopo". Come Renzi, la pensa anche il suo ex alleato nella rottamazione Pippo Civati che critica la pratica di chi prima è salito sul carro del vincitore e ora "prospetta soluzioni diverse, con l'ipotesi che Bersani lasci immediatamente il passo ad altri, anche per la formazione del governo". La via da seguire, sostiene il deputato, è invece quella del "percorso congressuale, in cui si riparta da zero". E solo nella direzione di mercoledì si scoprirà se dentro il Pd Bersani ha l'appoggio vero del partito per andare avanti e provare a formare un esecutivo di scopo o se la resa dei conti, in realtà esclusa da più parti, aprirà la strada al congresso anticipato.

GRILLO - Nessuna candidatura a premier, ma un invito a raccogliere la sfida di Beppe Grillo e a smetterla con vecchie alchimie, dal baratto dei seggi all'offerta di poltrone. Matteo Renzi ha deciso di rompere oggi il suo silenzio, che durava dal giorno delle elezioni. Di primo mattino ha smentito via Twitter la ricostruzione del Corriere della Sera, che gli attribuiva la disponibilità a guidare un governo di grande coalizione. "Ciò che volevo per l'Italia - ha scritto - l'ho detto nelle primarie. Ho perso, adesso faccio il sindaco". Il 'rottamatore', evocato più volte in questi giorni dagli osservatori e da sostenitori e simpatizzanti pronti a giurare che con lui il centrosinistra avrebbe vinto, ha fatto il suo ritorno nel dibattito inviando oggi pomeriggio da Palazzo Vecchio la sua newsletter, dopo due mesi e mezzo di silenzio. Dicendosi disponibile "a partecipare a una discussione vera su quello che serve al Paese", ma non "ad andare ai caminetti di partito sulle indiscrezioni della stampa o a partecipare al festivalbar delle candidature". Giudizi netti, a partire da quello sull'esito delle elezioni: "Niente giri di parole, il centrosinistra le ha perse", ha scritto Renzi, definendo "non sufficiente" la vittoria numerica alla Camera, e criticando "qualche solone dei nostri" che ha lamentato l'incomprensione degli elettori.

"Gli italiani capiscono benissimo i politici, casomai non sempre accade il contrario", ha sottolineato. Ma da parte del sindaco di Firenze non c'é nessun attacco frontale al segretario in difficoltà: "Ho combattuto Bersani a viso aperto quando non lo faceva nessuno - ha rivendicato - guardandolo negli occhi. Non lo pugnalo alle spalle, oggi: chiaro? Nello zoo del Pd ci sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per permettersi gli sciacalli del giorno dopo". L'avversario da sfidare, adesso, è Beppe Grillo: Renzi ricorda come nella sua campagna delle primarie i temi della riduzione dei costi della politica fossero in evidenza, e chiede di rilanciarli "non per raccogliere il voto di qualche parlamentare grillino ma per recuperare un rapporto con il Paese". Quindi "non giocare al compro baratto e vendo dei seggi grillini", ma "togliere il finanziamento pubblico ai partiti, subito, come primo atto del nuovo Parlamento, con efficacia immediata". Perché Grillo, questo è il messaggio del sindaco di Firenze al suo partito, "non va rincorso, va sfidato sulle cose di cui parla, spesso senza conoscerle", come gli open data, le donne in politica, l'innovazione ambientale. L'errore, secondo Renzi, sarebbe quello di inseguire il leader del M5s sul terreno delle dichiarazioni a effetto, o peggio ancora tentare di intavolare una trattativa "offrendo a Grillo la Camera e a Berlusconi il Senato, secondo gli schemi che hanno già fallito in passato".
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L'ho già scritto: ho votato Matteo Renzi alle primarie del PD.
Mio marito, uomo di idee liberali, a poco a poco è arrivato al PD. A lui Renzi piaceva e, parlandone, sono arrivata alla determinazione che il NUOVO, l'aria fresca, ci voleva.
Militando in Italia dei Valori ho conosciuto tanta gente che, a poco a poco, si è schifata come me e se ne è andata. Fra questi c'è un giovane ingegnere toscano che ha l'età dei miei figli: a lui ho chiesto informazioni su Renzi. Ricordavo che non gli piaceva molto, ma mi ha risposto: "E' un buon politico." Può essere un giudizio "double-face", dipende da come uno lo vuole prendere.
Per ora ha dimostrato di avere la schiena dritta. E' stato ed è coerente e gli elettori di questo hanno bisogno.
Nell'articolo sopra riportato ho evidenziato tutto quello che mi è piaciuto di ciò che ha detto e fatto.
Ha perso perché, come dice mio marito, i "duri e puri", residuati di un comunismo che si è evoluto con la Storia, gli hanno preferito Bersani. Ma di Bersani, visto da vicino da chi ci ha lavorato insieme in Emilia Romagna, ho appreso cose che non si discostano da certe figure incontrate in Italia dei Valori.
Mi è piaciuto Renzi. E' persona di parola. E' uno su cui sperare per il futuro.
Grillo per me, lo ripeto, è stato il catalizzatore della reazione chimica del popolo italiano nauseato. E ancora cito Renzi: "Gli italiani capiscono benissimo i politici, casomai non sempre accade il contrario".  
Ma Grillo deve capire che il Paese ha bisogno di essere governato e che la Costituzione, da lui tante volte evocata come disattesa dai Partiti sordi e ciechi, lui la deve rispettare!
E la Costituzione  lo chiama a degli adempimenti che lui DEVE fare, visto che ha la responsabilità di tanti che come me, che "grillina" non sono, l'hanno votato.
Nella mia famiglia vige la libertà di pensiero e di sereno confronto di idee, dunque siamo un microcosmo della società italiana: alcuni, da sempre di pensiero di destra, hanno votato per Monti, altri per Bersani e, questi ultimi, sono arrabbiatissimi con Grillo, temono le conseguenze economiche sul Paese per scelte dissennate e superficiali. Non sono stata criticata per essere stata l'unica ad aver votato per il Movimento 5 Stelle, proprio perché vige il rispetto di opinione, ma certo ho avuto un'accesa discussione proprio con chi vota a sinistra da anni. Mentre "i destri" di famiglia si sono solo meravigliati che tanta gente abbia votato Berlusconi.

venerdì 1 marzo 2013

Lavoro e morte

Da: Panorama.it

Ilva, un morto sul lavoro e distruzione. E la maledizione senza fine

Sequestri della magistratura, trombe d’aria, morti sul lavoro, dati inquietanti sull’inquinamento ambientale e sull’aumento di tumori. Nello stabilimento siderurgico più grande d'Italia il peggio sembra non avere fine.

Marino Petrelli
Taranto: tromba d'aria

Quando da Roma si arriva in Puglia in aereo è facile apprezzare la bellezza dei due mari che bagnano questa terra baciata dal sole e dal vento. A destra, lo Jonio e il Golfo di Taranto. A sinistra, l’Adriatico e la purezza delle acque cristalline di Torre Guaceto, l’oasi protetta a nord di Brindisi.

Allargando lo sguardo dal proprio finestrino, è altrettanto facile distinguere lo stabilimento dell’Ilva e una nuvola bianca che avvolge la “città dei due mari”. Una nuvola di inquinamento e di morte, un alone negativo che da qualche mese attanaglia l’acciaieria più grande d’Italia. Quasi una maledizione, tra sequestri della magistratura, trombe d’aria, morti sul lavoro, dati inquietanti sull’inquinamento ambientale e sull’aumento di tumori. E il peggio sembra non voler finire. Un nuovo incidente ha portato via un altro operaio, il terzo in appena quattro mesi. Un dramma assurdo e frustrante, se si considera che è avvenuto in un settore dell’azienda attualmente fermo, ma che forse fermo per davvero non lo è anche grazie alla “salva Ilva ” emanata dal Governo e in attesa che il 9 aprile si pronunci la Consulta.


Stavolta è toccato a Ciro Moccia, 42 anni, da dieci all’Ilva. Grande lavoratore, scrupoloso, preparato lo raccontano i suoi colleghi. Ma che nulla ha potuto due notti fa di fronte allo sganciamento di un ponteggio. Un volo fatale di dieci metri, mentre il suo compagno di lavoro, Antonio Liti, è ricoverato in ospedale, in gravi condizioni, ma non è in pericolo di vita. Era originario di Portici, ma viveva a San Marzano di San Giuseppe ed era ormai diventato tarantino di adozione. Come sua moglie e le sue due bambine che adesso piangono il loro papà premuroso e sempre allegro. L’Ilva lo ha risucchiato e non lo ha fatto tornare più a casa dai suoi cari. Come Claudio Marsella, operaio di 29 anni del reparto movimento ferroviario, schiacciato il 30 ottobre da un vagone durante l’operazione di aggancio di un carro ferroviario. E come Francesco Zaccaria, anch’egli ventinovenne, rimasto intrappolato nella cabina guida di una gru caduta in mare al passaggio di una tromba d’aria a novembre. Inutili le ricerche, il suo corpo fu ritrovato tre giorni dopo in mare.


Tragedie che non possono passare inosservate, in una città dove l’Ilva miete morti come un rullo compressore, tra i tumori che colpiscono una percentuale altissima dei lavoratori e quelli che coinvolgono le generazioni più giovani, condannate a respirare veleno per una vita intera. Tragedie che pongono l’interrogativo se negli ultimi tempi l’attenzione aziendale sulla sicurezza sia calata e se le vicende dello stabilimento non debbano essere definite una volta per tutte da parte delle istituzioni. Per il bene degli operai, della città e della stessa famiglia Riva, che appare sempre più lontana dalla realtà e dalla volontà di risanare e reinvestire in questa fabbrica.


A fine luglio, all'indomani della decisione del gip Patrizia Todisco di sequestrare alcune aree della fabbrica, ci recammo a Taranto per verificare la situazione, parlare con gli operai, capire, scrivere, raccontare i fatti. Ci colpì la dichiarazione, una delle tante, di un operaio che ci disse chiaramente che tra l’ammalarsi di tumore o rimanere senza stipendio avrebbe preferito la prima ipotesi. “Qui dobbiamo lavorare. A qualsiasi costo”, ci disse. Anche della morte per mancanza di sicurezza aggiungiamo noi. Le chiamano “morti bianche”, quarantasette dal 1993 ad oggi nello stabilimento, tre delle quali negli ultimi quattro mesi. Sono i numeri, tragici, di un’azienda che continua a far parlare negativamente di sé. Numeri che aleggiano tra gli impianti dell’industria siderurgica più discussa d’Italia. Numeri che devono far riflettere e che giriamo ai proprietari dello stabilimento con la speranza di essere illuminati e confortati.
E poco importa che i dati annuncino una riduzione del 9 per cento degli incidenti sul lavoro in Italia. Ciro non c’è più. Come Claudio e come Francesco. Operai dell’Ilva, morti sul posto di lavoro, eroi silenziosi di un’epoca in cui un misero stipendio vale più della propria vita stessa. E non ci sono più i sette operai morti nel rogo alla Thyssenkrupp. Offesi e umiliati anche dopo la morte nel processo di appello che ha ridotto la pena all’amministratore delegato , Harald Espenhahn, da 16 a dieci anni perché “non è ravvisabile l’omicidio volontario con dolo eventuale, bensì quello colposo aggravato dalla colpa cosciente”. Sentenza che arriva poche ore dopo la morte dell’operaio dell’Ilva. Fatale coincidenza che alimenta ancora di più la “nuvola negativa” che aleggia su Taranto.
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La morte, per poter vivere dignitosamente lavorando, mi colpisce sempre e mi deprime.
Per secoli è accaduto che gli schiavi prima, la plebe dopo, non contassero nulla in molte parti del mondo, ed in tanti Paesi accade ancora.
Ma in Europa, culla di antica civiltà, abbiamo cercato di fare in modo che questo non accadesse più o che, quando accade, accada solo per fatalità.
Ma qui così non è, come in troppi casi.
La crisi, inoltre, induce a disperate dichiarazioni, da parte di chi deve campare la famiglia e sé stesso, come quella riportata nell'articolo.
Inutile dire che così non va bene e che non è accettabile.
L'Ilva è importante per l'Economia dell'Italia ma non si doveva arrivare al punto che, come al solito, arrivasse la magistratura. Perché quando arriva la magistratura vuol dire che la Politica ha fallito.
Se un Bersani si fa finanziare la campagna elettorale dal padrone dell'Ilva cosa dobbiamo aspettarci?
Chi ha consentito alla famiglia Riva, straricca, di non reinvestire per ridurre l'inquinamento e nelle sicurezze?
Il padrone dell'Ilva poteva ridurre i suoi profitti e usarli per queste ineludibili necessità.
Se paga i politici perché chiudano un occhio poi arriva la magistratura e ci rimettono tutti: il padrone, gli operai che restano senza lavoro, il politico che non ha fatto il suo dovere imponendo attraverso le istituzioni il rispetto delle leggi e delle regole.


giovedì 28 febbraio 2013

Siamo sicuri che noi siamo una specie superiore?

  • Cliccate sull'immagine e scoprirete un mondo....

Caso Ragusa: il legale del cognato di Roberta smentisce


Da: Pisa Today

Roberta Ragusa: ispezionata la casa del fratello di Antonio Logli

I Carabinieri dell'Unità anticrimini violenti sono rimasti nella proprietà dei Logli per quattro ore: non hanno utilizzato attrezzature sofisticate nè cani specializzati nel rilevamento di tracce ematiche e resti umani

di Redazione - 22 febbraio 2013

Quattro ore di perquisizione oggi da parte dei Carabinieri dell'Unità anticrimini violenti nel complesso residenziale di proprietà della famiglia Logli per cercare qualche traccia di Roberta Ragusa, la donna svanita nel nulla nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. I militari sono arrivati questa mattina intorno alle 10 e se ne sono andati senza rilasciare dichiarazioni.

Stando a quanto si è appreso, i Carabinieri impegnati nella perquisizioni, militari dell'Unità anticrimini violenti, si sarebbero concentrati soprattutto nella casa del fratello eseguendo una perquisizione tradizionale senza utilizzare attrezzature sofisticate né i cani specializzati nell'individuazione di tracce ematiche e resti umani impiegati invece ieri a lungo nelle pertinenze di Antonio Logli. Gli inquirenti tacciono ma l'impressione è che i Carabinieri che hanno agito oggi avessero soprattutto il compito di tracciare un profilo psicologico non solo del presunto assassino (i Carabinieri sospettano da tempo che sia stato il marito a uccidere premeditatamente la moglie per poi farne sparire il cadavere), ma di tutta la famiglia. Forse per fornire ai magistrati il quadro più completo possibile in vista dell'interrogatorio di Logli, che sembra imminente ma non ancora dietro l'angolo.

Certo è che dopo un anno di indagini sopportate con apparente freddezza e quasi distacco da parte dell'indagato, oggi forse per la prima volta Logli ha tradito, come mai prima, un certo nervosismo: prima rischiando di investire con la sua auto i cineoperatori assiepati davanti alla sua abitazione dopo aver letteralmente schermato con teli e ombrelli il parabrezza e i finestrini dell'abitacolo per non farsi riprendere. E poi, qualche ora dopo, inveendo contro di loro dalle finestre di casa. (fonte Ansa)

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La insostituibile trasmissione di servizio "Chi l'ha visto?", strumento non solo di corretta informazione, ma di aiuto alle forze dell'ordine e, soprattutto, ai disperati parenti e amici delle persone che scompaiono, ieri sera ha mandato in onda l'intervento in audio con immagine dell'avvocato del fratello di Antonio Logli il quale, per conto di Giovanni Logli, di sua moglie e della figlia minore degli stessi, ha smentito che ci siano state perquisizioni all'interno della loro abitazione, che si trova al piano inferiore della villetta dove abitava Roberta Ragusa.
L'avvocato ha ribadito che la famiglia del fratello di Antonio Logli non si trovava nella propria abitazione quel venerdì, avendo programmato il week-end altrove.
Antonio Logli dichiarò, in un filmato trasmesso da  "Chi l'ha visto?", di non aver saputo che la famiglia di suo fratello quel fine settimana non ci sarebbe stata, ma di averlo appreso da sua madre solo dopo la scomparsa di Roberta.
L'avvocato del fratello ha sottolineato che Giovanni Logli e la sua famiglia in questa storia non c'entrano nulla e che, oltre all'ovvio coinvolgimento emotivo per la scomparsa della cognata, stanno ricevendo un danno enorme sul piano mediatico con l'apparizione di notizie come questa, pubblicata anche da  Pisa Today, che avrebbero subito una perquisizione.

Questa tragedia, perché di tragedia si tratta, mi ha fatto riflettere sull'abitudine che certe famiglie hanno di dare l'abitazione ai propri figli in case adiacenti a quella dei genitori, avendo la possibilità economica di costruirle o di acquistarle nello stesso posto dove i figli sono cresciuti. L'intento, a mio avviso egoistico, è quello di averli fisicamente vicini con la scusa che, così, è più facile dare loro una mano nelle necessità della vita giornaliera.

Personalmente ritengo che, invece, i figli debbono volare fuori dal nido ed avere la loro autonomia in tutti i sensi che, l'eccessiva vicinanza ai genitori, non consente.
I risvolti psicologici, in condizioni normali, sono un mancato raffronto con difficoltà che consentono la crescita: tipo cercarsi una casa, valutare le difficoltà dell'affitto o dell'acquisto, gestire rapporti con terze persone, sperimentando tutte le insidie e i tranelli che anche questa semplice necessità comporta. 
Inoltre i rapporti fra parenti non sempre sono idilliaci, anche quando ci si vuol bene e ci si rispetta.
Esistono piccole invidie e rivalità in molti esseri umani che creano attriti. 
Infine, penso, che una famiglia che si forma deve avere la propria intimità che l'eccessiva vicinanza delle abitazioni fra fratelli e/o genitori non consente.
Un litigio fisiologico è diverso se vissuto fra la coppia o se, inevitabilmente, udito dal fratello che abita al piano di sotto o dal genitore che abita accanto. C'è sempre un inquinamento psicologico della coppia. "Cosa avrà pensato mia cognata? Cosa avrà sentito?" E i rapporti si modificano anche fra i coniugi, tenendo conto sempre che "ci sono anche gli altri che vedono e sentono". Una sciocchezza può diventare una montagna, la spontaneità sparisce condizionata dalla presenza degli altri che non si può ignorare.
Dunque, anche in condizioni ottimali, non mi sembra una buona scelta, anche se dettata da convenienze economiche e pratiche. 

Se poi si precipita in una tragedia come questa della scomparsa improvvisa ed inspiegabile di una giovane donna, cognata, nuora, i parenti non possono uscirne indenni proprio per l'eccessiva vicinanza.
Debbo dire che sono anche stupita che le forze dell'ordine NON abbiano perquisito l'abitazione sottostante a quella di Roberta: prima di tutto perché in una situazione del genere non bisogna lasciare nulla di intentato e nulla al caso. Anche se loro non c'erano nessuno può escludere che, in modo sconosciuto agli inquirenti, qualcuno non abbia avuto accesso a quei locali a loro insaputa.
Insomma, se tuo fratello ha scelto di vivere per anni tenendo la sua amante a due passi da te, mentendo, fingendo cinicamente insieme a lei, ingannando sua moglie, tu puoi anche ignorarlo, ma qualche eco o riverbero ti debbono essere arrivati.
Si può vivere così a stretto contatto, due cognate, due donne, ed ignorarsi completamente?
Meglio abitare ciascuno lontano dall'altro, così che i casi di ciascuno sono personali e coinvolgono gli altri meno possibile!
Non c'è comodità, né sicurezza economica, che possa ripagare della serenità della propria vita privata e questo caso lo dimostra in tutta la sua tragica scena: un grande terreno, con costruzioni, giardini, una piscina... e nessuna serenità!
  

Da: Il Tirreno
Suoceri e cognati hanno precisato di non aver mai saputo della storia, che era già di dominio pubblico: Sara però, nonostante tutto questo, è rimasta al suo posto finché ad allontanarla è stata solo la pressione mediatica, e non già un problema di opportunità, di prudenza e la scoperta di una relazione che avrebbe dovuto sorprendere chi diceva di ignorarla. Una relazione che secondo i bene informati va avanti da dieci anni, da quando Sara, diciottenne, era andata a prendere la patente alla Futura e Antonio l’aveva proposta alla moglie come baby sitter.

mercoledì 27 febbraio 2013

Cimice in Sala Operatoria a BERGAMO!


Da: Corriere dell'Università JOB

“Mi scusi dottore, Lei ha una cimice sul collo”: a dare l’allarme durante l’operazione è stato il paziente sottoposto ad un intervento di chirurgia.
Non è Kafka , non è una pièce teatrale e nemmeno uno sketch comico di Aldo Giovanni e Giacomo.
Il fatto è realmente accaduto all’interno dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, che ha aperto solo due mesi fa.  Solo poco tempo fa, infatti, erano stati trovati dei funghi in terapia intensiva.
La presenza della cimice in sala operatoria è stata notata proprio dal paziente che era sottoposto ad un intervento ortopedico con anestesia locale in day hospital.
Secondo la direzione, l’insetto non può essere arrivato né dai controsoffitti, ben isolati, né dall’esterno.
Si sospetta che la cimice possa essere uscita fuori dagli imballaggi introdotti nell’ospedale oppure dagli indumenti che gli operatori indossano sotto gli abiti sterili.
Secondo quanto riferito dall’Agi, l’ospedale non avrebbe ritenuto necessario un intervento di sterilizzazione degli ambienti.

Siamo a BERGAMO, mica a Napoli o a Palermo! 
Siamo in Lombardia, la Lombardia che la maggioranza dei lombardi ha consegnato al leghista Maroni che ora vuole fare la Macroregione!
Povero medico! Debbono operare con perizia e, con un insetto addosso, se si ha la fobia di essi, si può anche avere una reazione inconsulta: è umanamente possibile!
Poi se sbagliano chirurghi o ginecologi o ortopedici vengono denunciati! Poveretti! Debbono operare in condizioni proibitive in strutture in cui crescono addirittura funghi! 
Non credo che i medici siano addetti alle pulizie ed alla sterilizzazione delle Terapie Intensive... Né al controllo degli imballaggi introdotti all'interno delle sale operatorie sia pure del day-hospital!

Il critico con Roma ed il Sud di Italia, Presidente Maroni, ora metterà tutto a posto vedrete! Ci saranno subito provvedimenti disciplinari nei confronti di chi era addetto all'igiene! E se il Direttore Sanitario non licenzierà i colpevoli sarà a sua volta rimosso! Anche con l'articolo 18 c'è la giusta causa, dunque si può fare! Non hanno adempiuto ai loro doveri e la prova sono funghi e cimice!
E' verde! Mi viene un dubbio! Ma non sarà stata una cimice leghista?

Ambrosoli: un'occasione mancata per la Lombardia

Da: La Stampa.it


Elezioni Politiche 2013 27/02/2013 - reportage
milano - michele brambilla

Il fiasco perfetto della sinistra che non seduce la Lombardia


La scenografica sede della Regione Lombardia è stata teatro negli ultimi mesi di numerosi scandali legati alla corruzione spese ingiustificate e legami con la criminalità
Nonostante scandali, tangenti e indagini il voto del “Nord produttivo” resta a destra

La sconfitta perfetta si materializza verso le quattro del pomeriggio quando le proiezioni fanno capire che non c’è speranza per Umberto Ambrosoli. Dopo la delusione per la mancata vittoria alle politiche, per il centrosinistra arriva la resa in Lombardia. È la sconfitta perfetta perché non era facile perdere anche qui. D’accordo: la Lombardia è da almeno vent’anni un feudo del centrodestra; e Roberto Maroni è certamente un candidato forte. Ma non era ugualmente facile perdere. 

Non era facile perdere contro una coalizione che ha quasi dimezzato i voti nel giro di pochi anni (dal 2008 se si guardano le politiche, dal 2010 se si guarda alle regionali). E non era facile perdere dopo che la giunta uscente era stata spazzata via, con ignominia, dalla magistratura, alla fine di una serie di scandali senza precedenti. Scandali che non hanno lasciato praticamente superstiti nella vecchia maggioranza di centrodestra: del numero di inquisiti, ormai da un pezzo, s’è addirittura perso il conto. 

Quante volte abbiamo visto riconfermata una maggioranza inquisita per tangenti, ’ndrangheta, voto di scambio, allegre note spese? Di solito, la parte politica che raccoglie l’eredità di una giunta così sciagurata, si rassegna a passare il testimone. Così è successo, ad esempio, nel Lazio. Ma in Lombardia no. In Lombardia il centrosinistra non è riuscito a vincere nonostante l’ancora fresca memoria dei tuffi dallo yacht di Daccò. Nonostante il crollo della Lega. Nonostante la forte flessione del Pdl. Per questo è la sconfitta perfetta. 

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Come nella vita di tutti i giorni le persone che hanno una morale e dei valori scoprono che queste virtù non necessariamente attirino simpatia e considerazione e ogni giorno si debbono stupire di vedere come, invece, persone la cui condotta di vita è scorretta non suscitino ripulsa, anzi, una certa comprensione ed indulgenza, così è nelle scelte dei nostri rappresentanti in politica.
Ambrosoli è un giovane uomo cresciuto con Valori di cui suo padre ha dato coraggiosa e dignitosissima testimonianza facendo il suo dovere fino in fondo pur sapendo che per farlo era a rischio della vita, tanto da lasciare alla sua giovane sposa una raccomandazione sull'educazione dei loro figli, temendo realisticamente che, per fare il suo lavoro onestamente, probabilmente non li avrebbe visti crescere. Quante coscienze al posto suo si sarebbero piegate alle minacce e tirate indietro avendo a disposizione mille possibili scuse di fronte a sé stesse? Tante sicuramente.
Ed ecco che la maggior parte del popolo lombardo gli preferisce un uomo che, certamente, non poteva ignorare i comportamenti disinvolti dei Belsito, dei Bossi, della "badante" di Bossi sul denaro degli Italiani, messo a disposizione del loro partito in seguito ad una legge truffa nei riguardi degli Italiani medesimi, che si erano espressi con un referendum in modo chiarissimo!
I Lombardi preferiscono un uomo che, quando era Ministro degli Interni, NON ha sciolto un Consiglio Comunale infiltrato dalla criminalità organizzata con prove riportate in una lunga e corposa relazione redatta dal Prefetto Frattasi.

I Lombardi, in maggioranza, sono come quelle persone che vediamo ogni giorno nei fatti della nostra piccola vita quotidiana, i quali non lesinano la loro simpatia per gente palesemente disonesta e antipatia per chi si comporta troppo bene! 

Questi sono gli uomini e questi sono i risultati.

Nel Lazio, come dichiarato, ho votato lo sconosciuto Davide Barillari. Ritengo Zingaretti un ipocrita come tanti altri politici. Uno che si muove e fa le cose giuste solo se stimolato, oppure proprio non le fa. La convenienza è l'unico motore, non l'applicazione delle regole.
Storace ha preso molti voti, anche se, per fortuna non è tornato a far crescere ancora il debito della nostra saccheggiata Sanità.
Però tanta gente, nonostante quello che ha fatto quando è stato Governatore del Lazio, lo ha votato di nuovo!

Ecco che si ripete in grande quello che constatiamo in piccolo ogni giorno!
Coscienze adattabili, che si aggiustano la realtà trovando giustificazioni di ogni tipo...

Nessun rigore. Perché il rigore è scomodo. Esige che anche tu devi comportarti sempre bene! Che fatica! Meglio essere elastici, su via!

Ed ecco che persino Berlusconi viene premiato a livello nazionale da tanti Italiani!

Questo è il Paese. 

Infine il solito aneddoto personale: ieri sera un nostro amico statunitense ci ha scritto chiedendoci: "I was surprised by how well Berlusconi's party did in the Senato. Why does anyone vote for that man or his part?"
    

martedì 26 febbraio 2013

Roberta Ragusa volatilizzata


Da: "Il Tirreno"

Caso Ragusa, ritrovato il caricabatterie del cellulare di Roberta


L’apparecchio dietro a un mobile nel bagno. La difesa del marito presenterà lista con 10 testimoni

Una lista di una decina di testi, esclusi i familiari, e la serenità di «essere sempre stati pronti a fornire qualunque chiarimento» ai magistrati «in uno spirito di grande collaborazione». Sono le armi che la difesa di Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa (la donna scomparsa dalla sua abitazione oltre un anno fa) e unico indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere, sta preparando nel corso delle indagini difensive in attesa della convocazione per l'interrogatorio che ancora non è stato fissato.
L'avvocato Roberto Cavani ha ribadito la volontà del suo assistito di rispondere alle domande del Pm e ha raccontato che nei giorni scorsi in casa «è stato ritrovato il caricabatterie del telefono cellulare di Roberta», che invece era sembrato sparire nel nulla subito dopo la sua scomparsa. L'oggetto, che è stato consegnato agli investigatori durante le ultime perquisizioni della scorsa settimana, ha riferito il legale, «è è stato trovato dai familiari dietro al mobiletto del bagno dove di solito la donna lasciava in carica l'apparecchio».
Nessuna rivelazione invece su ciò che i testimoni possano avere riferito per scagionare Logli, anche se l'avvocato ha ribadito che la procura «ha lavorato in un'unica direzione, escludendo l'ipotesi dell'allontanamento volontario». Infine, Cavani non ha saputo dire quando sarà fissato l'interrogatorio del suo assistito: «Spero che ce lo facciano sapere con qualche giorno di anticipo, visto che Antonio deve anche far fronte agli impegni di lavoro. Ma per ora dalla procura non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione».
Il mobiletto del bagno dietro il quale la famiglia Logli ha rinvenuto il carica cellulare della donna scomparsa dopo oltre 1 anno
Viene da dire che sparita Roberta sono state fatte scarse pulizie lungo l'arco di più di un anno!

Viene da chiedersi: sarà quello che sparì con lei o è... un altro di ugual modello? Chi può dirlo? Come può accertarlo la scientifica? Sulla parte più larga, quella della spina, dovrebbe esserci il DNA di Roberta. Già, ma dovrebbero averlo il DNA di Roberta... e lei...puff! E' sparita da casa sua in una gelida notte di gennaio senza nulla: in pigiama o in abiti non cambia, non aveva altro che sé stessa! E l'avvocato difensore del marito parla ancora di  "ipotesi dell'allontanamento volontario"!
Un'ipotesi da racconto di fantascienza!
Se si fosse uccisa si è nascosta proprio bene!

Italia divisa, democrazia in risveglio

Da: Polis blog.it


Antonio Ingroia non ha convinto nessuno, così come non ha convinto nessuno la sua operazione che consisteva nel fare un bel mappazzone fra Verdi, Comunisti italiani, Rifondazione, Italia dei Valori e forse qualche area movimentista che al momento mi sfugge.
Fatto sta che il progetto, che aveva fatto storcere il naso a molti fin dal principio, si è rivelato per quel che era: semplicemente velleitario. E anche se Ingroia si è lamentato del fatto che le tv lo abbiano oscurato (sarà. Ma è l’anno in cui Grillo in tv non ci è mai andato, e guarda un po’ che è successo), le ragioni del fallimento, in realtà, sembrano ritrovarsi proprio in questa eterogeneità un po’ personalista che evidentemente all’italiano di sinistra (ma l’Idv è di sinistra?) è sembrata invotabile, tranne che per 600 o 700mila italiani (o poco più).
In ogni caso, il richiamo alla desistenza non sarebbe servito a molto (giusto in qualche regione fortemente in bilico come il Piemonte).
Risultato della Rivoluzione: comunisti ancora fuori dal Parlamento, Idv e reduci dipietristi dissolti. Ingroia può serenamente tornare a fare il magistrato (ammesso che nel suo ruolo d’origine possa tornare ad avere credibilità).
Alberto Puliafito
@albertopi

Ho preso questo articolo perché scrive quello che avevo in mente di scrivere io. Ho evidenziato le parti che condivido in pieno.
Aggiungo che ho già scritto in precedenza su questo blog che Ingroia doveva continuare a fare il suo lavoro che, sembra, stesse facendo bene. Invece ha preferito usare la notorietà ottenuta con l'affare trattativa Stato-Mafia per salire in politica. Avrà pensato: "Di Pietro ha fatto così e gli è andata bene, ora tocca a me!"

l’Italia dei Valori passa da 25 a zero parlamentari!

Segno che la gente ha capito finalmente chi è Antonio Di Pietro.
Purtroppo le parole di questo ex magistrato erano piaciute a quell'Italia che ora spera nel Movimento 5 Stelle: Pulizia, Pulizia, Pulizia, Pulizia!
Gli Italiani vogliono gente credibile, coerente, pulita.
Antonio Di Pietro fin dall'inizio era ambiguo e l'ho scritto già su questo blog, per questo me ne andai quasi subito.
Il bisogno che alle parole, chissà, corrispondessero i fatti, mi ha fatto riprovare nel 2008: in capo a due anni avevo accumulato sufficienti fatti da indurmi ad andarmene di nuovo.
Poi sono stata a guardare: non in silenzio però!
E a poco a poco il marcio è venuto fuori.
Lui ha creato IdV e lui l'ha uccisa.
Quelli che erano dentro senza ideali sono fuggiti come schegge impazzite riaggregandosi in altre formazioni, tutte diverse, dimostrando un adattamento di comodo che ha dato prova di quello che io ed altri idealisti avevamo visto.
Ad Antonio Di Pietro gli Scilipoti, i Razzi, i Maruccio andavano benissimo! Era agli idealisti che avevano creduto davvero alle sue parole che non ha mai dato ascolto né risposta.
Dunque non è riuscito a riavere la poltrona in Parlamento con l'ex collega Ingroia.
Andrà a curare le sue terre e le proprietà che non gli mancano. 

E' al Movimento 5 Stelle che ora gli Italiani onesti si rivolgono.
Dato che ho votato per loro su tutte e tre le schede raccomando a Grillo e compagni il SENSO DI RESPONSABILITA' VERSO L'ITALIA che ha bisogno di SOLUZIONI IMMEDIATE!

Non rinvii il Movimento le decisioni che vano prese subito.

Non perda questa opportunità relegandosi in una opposizione ottusa e irresponsabile!

Agisca per il cambiamento!

C'è una parte dell'Italia che, purtroppo, ancora vota chi l'ha danneggiata e questa parte tornerebbe volentieri ad elezioni, perché spera, ottusamente, chiusa nella "bolla del Potere" di riprenderselo e continuare come prima e peggio di prima!