martedì 5 marzo 2013

Berlusconi e la sua filosofia di vita

 Da: Il Sole 24 Ore  

Il sistema prostitutivo «a vantaggio di Berlusconi» prevedeva la retribuzione delle ragazze da parte dell'ex premier come corrispettivo degli atti sessuali compiuti. Denaro in contanti o con bonifici, le case in via Olgettina, ma anche «prospettive di inserimento professionale e anche politico delle giovani donne». È uno dei passaggi della requisitoria del pm Antonio Sangermano al processo Ruby, che vede imputato Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile.
Per il magistrato, le cene di Arcore erano «eventi organizzati al fine di compiacere la concupiscenza  intesa come desiderio di incontri intimi». «È totalmente falso - dice - che le cene di Arcore fossero incontri conviviali allietati da qualche scena di burlesque».


Con il pm Sangermano è iniziata nel pomeriggio la fase requisitoria che verrà conclusa venerdì 8 marzo. In quella data il procuratore aggiunto, Ilda Boccasini, chiederà la pena per Silvio Berlusconi imputato per concussione e prostituzione minorile.  Lunedì 11 marzo, invece, saranno i difensori di Berlusconi Niccolò Ghedini e Piero Longo a intervenire in aula per le loro arringhe difensive. I due legali dell'ex premier e leader del Pdl avevano chiesto ai giudici più tempo per mettere a punto la loro linea difensiva, considerato soprattutto che sabato 9 dovranno intervenire nell'aula del processo sui diritti tv di Mediaset sempre per l'arringa difensiva di Berlusconi. Ma il tribunale di Milano non ne ha voluto sapere. Lunedì 18 marzo i giudici potrebbero ritirarsi in camera di consiglio per la sentenza su Berlusconi.
 Il pm Sangermano: le serate erano espressione di sistema prostitutivo «Gli elementi di prova convergono univocamente ad attestare la responsabilità dell'imputato». È cominciata con queste parole la requisitoria del pm Antonio Sangermano che ha aggiunto «Le serate organizzate ad Arcore erano espressione di un collaudato sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento del piacere sessuale di Silvio Berlusconi». «La vera anomalia del processo è che l'imputato Berlusconi abbia cominciato a versare ad alcune donne testimoni a suo carico 2500 euro al mese...
  Dalle carte dell'inchiesta emerge «un apparato per reperire, reclutare, organizzare, compattare e istigare ragazze alla prostituzione. In questo contesto l'ex consigliere regionale del Pdl in Lombardia, Nicole Minetti, rivestiva «un ruolo fondamentale». Non solo per «atti sessuali avuti con Silvio Berlusconi e retribuiti in denaro, ma soprattutto perché l'ex soubrette ha avuto un ruolo di «intermediazione e agevolazione dell'altrui prostituzione». Nelle serate erano anche coinvolti Lele Mora ed Emilio Fede che sarebbero stati «disponibili a trafficare sesso a pagamento.
 Le tre fasi delle serate: cena, bunga bunga e ancora sesso nel lettone Erano tre le fasi che scandivano le serate ad Arcore secondo la ricostruzione del pm: «la cena, che talora vedeva già contatti di natura sessuale tra Berlusconi, Fede che era presente e intermediario, e le ragazze; il bunga bunga, che non é un'invenzione ma é stato così definito dalle ragazze, dove i momenti di natura sessuale diventavano più espliciti con spogliarelli e atti di natura erotica;  la terza fase in cui alcune ospiti s'intrattenevano nella villa di Berlusconi, ottenendo un quid pluris economico,( denaro, benefit o prospettive di inserimento professionale) tanto da scatenare una competizione tra loro».
La testimonianza della pm dei minori Fiorillo.
La pm Fiorillo ha confermato che la notte tra il 27 e il 28 maggio del 2010 diede disposizione affinché la minorenne Ruby fosse collocata in comunità e non affidata alla consigliera regionale Nicole Minetti. E anche dopo la quarta telefonata in arrivo dalla questura di Milano per dire che la giovane era in realtà la nipote del premier Hosni Mubarak «non ho mai cambiato le mie disposizioni. E' molto raro che una minore venga affidata a persona che non sia una parente, a me non è mai capitato», ha aggiunto la dottoressa. La ricostruzione: «Io facevo fatica a farmi ascoltare, dalla questura la dottoressa Iafrate era un fiume in piena, parlava, un monologo, sembrava avere un suo obiettivo nella procedura». Con queste parole Anna Maria Fiorillo  ha ricostruito le quattro telefonate intercorse con la polizia la notte tra il 27 e il 28 maggio del 2010: «In base alle informazioni che mi riferì l'agente di polizia Cafaro, sospettai che la ragazza facesse la prostituta. Per me doveva andare in comunità oppure essere affidata ma a certe condizioni: e cioè l'intervento del consolato egiziano, una nota per confermare che la ragazza fosse effettivamente la nipote di Mubarak». Fiorillo ha anche spiegato di non aver mai saputo da chi arrivò la prima notizia relativa alla presunta  parentela con l'allora leader egiziano. «Quando dalla questura me lo dissero io replicai: Ma non mi avevate detto che era marocchina? Tuttalpiù è figlia del re del Marocco».
Maroni non disse il vero «Quando l'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni andò in Parlamento a dire che la polizia aveva affidato a Nicole Minetti la minorenne Ruby secondo le mie disposizioni riferì cose non vere». Lo ha detto in aula Annamaria Fiorillo parlando del procedimento aperto  nei suoi confronti davanti al Csm. «È stato un attacco alla mia onorabilità - ha spiegato il pm - perchè in una situazione simile nessun magistrato avrebbe preso una decisione diversa dalla mia», cioè la comunità.
____________________________

La vera Anna Maria Fiorillo - Magistrato

Nell'articolo sopra riportato "Il Sole 24 ore" non si è accorto di aver pubblicato la foto della ragazza marocchina, oggetto del processo, con sotto la definizione Annamaria Fiorillo (ImagoEconomica) Il Sole24 Ore
Annamaria Fiorillo (ImagoEconomica)Annamaria Fiorillo (ImagoEconomica)

Mi sembra grave ed infamante nei riguardi di questa coraggiosa magistrato del Tribunale dei Minori di Milano che ha mantenuto la schiena dritta di fronte ad attacchi di ogni genere e che, a causa di decisioni NON SUE, ma a lei attribuite per coprire decisioni di ALTRI, è sotto inchiesta del CSM, in quanto, come è ovvio, la procedura adottata NON era quella corretta. Il fatto è che quella procedura NON è quella che aveva adottato la Dott.ssa Fiorillo. Dunque il CSM le chiede conto di ciò che lei NON ha mai fatto, ma che ALTRI hanno disposto disattendendo le sue indicazioni e assumendosi una veste ed un ruolo che non avevano: parlo dei funzionari della Questura di Milano che hanno affidato la minore alla Consigliera Regionale Minetti.
Nicole Minetti - Igienista dentale e Modella - Consigliere della Regione Lombardia

Queste non sono cose di poco conto. Sono precise procedure di legge che in questo Paese a poco a poco sono state ritenute aggirabili, ridicole e superflue, calpestando la legalità ed il diritto e dunque tutti noi che vogliamo e reclamiamo la corretta applicazione di esse.
Il lassismo che irride a chi invece esige il rispetto è frutto di una filosofia berlusconiana in cui molti si riconoscono: infatti lo hanno votato di nuovo.
Per Berlusconi conta lo scopo e, per raggiungerlo, passa sopra a tutto. Per Berlusconi tutti hanno un prezzo. E la scarsa moralità imperante gli darebbe ragione. Ma la Società Civile non può accettare di diventare un Mercato e chi accetta denaro, vendendosi in qualsiasi forma, deve essere sanzionato severamente.
Infine Maroni. La maggioranza dei Lombardi l'ha voluto suo Governatore.
Pongo a chi l'ha votato un quesito: "Cosa ne pensano di quanto ha dichiarato in Aula rispondendo all'interrogazione parlamentare sul caso Ruby?" Ha mentito, infangando un onesto Magistrato che, se fossi io, oggi lo querelerei per i danni che tali dichiarazioni le hanno comportato, sia per l'inchiesta su di lei del CSM, sia per l'immagine.
Maroni si può salvare dal pagarle i danni soltanto rimpallando la responsabilità a chi, come Ministro dell'Interno, aveva chiesto una relazione sull'accaduto per poter riferire poi alla Camera.
Auspico che codesti Funzionari della Questura paghino quanto fatto disattendendo le disposizioni della Dott.ssa Fiorillo. 
Purtroppo, da quanto riportato sul "Il Fatto Quotidiano", Un’attività, quella tra Fiorillo e gli uomini della Questura, “meramente orale”, ossia “conversazioni telefoniche”, poi “non ho più avuto visione degli atti che arrivarono molto dopo”, cioè a giugno.
Ecco, la prudenza non è mai troppa e, personalmente, l'ho sempre applicata, dunque non capisco perché la Dott.ssa Anna Maria Fiorillo non ha mandato tali disposizioni per fax o per e-mail, in modo che ne rimanesse traccia scritta. Spero per lei che abbia testimoni che possono confermare quello che lei disse, purtroppo solo verbalmente.     
  

lunedì 4 marzo 2013

Poveri ricchi! Come faranno a campare?


28/02/2013 Il «prezzo» dell’esclusione

Onorevoli liquidazioni d’oro

Gli ex parlamentari che non entreranno alla Camera o al Senato riceveranno un importo al netto delle imposte
Per ex deputati e senatori bocciati o non più candidati arriva il ricco “assegno di fine mandato”

francesca schianchi
ROMA

Poco più di 41mila euro come minimo: per chi, come la deputata democratica Paola Concia, paladina dei diritti gay, torna a casa dopo solo una legislatura. Ma c’è anche chi, come il presidente della Camera Gianfranco Fini, con i suoi trent’anni di Parlamento ha diritto a circa 250 mila euro.  

Se chi ha deciso di non ricandidarsi o chi, come improvvidamente è scappato detto in un tweet poi cancellato dall’account della presidenza del Consiglio, è stato «trombato» dal voto, dovrà dire addio a stucchi e velluti di Montecitorio e Palazzo Madama, è pur vero che una consolazione se la vedrà accreditare sul conto corrente. Si chiama assegno di fine mandato, o di «solidarietà»: praticamente la liquidazione, che spetta agli ex parlamentari. Un gruzzoletto che consiste nell’80% dell’indennità lorda (10.435 euro alla Camera; 10.385,31 al Senato) moltiplicato per gli anni di mandato effettivi, o frazione superiore ai sei mesi. È vero, come si affrettano a ricordare dai Palazzi, che ogni mese dallo stipendio dei parlamentari viene accantonata una quota da destinare a questo fondo (784,14 euro alla Camera e circa 695 al Senato), ma è vero anche che le cifre che incasseranno alla fine i parlamentari cessati dal mandato sono esentasse. Migliaia di euro netti, arrivederci e grazie. Così, per esempio, se Fini potrà consolarsi con 250 mila euro su per giù, il democratico Franco Marini, ex presidente del Senato, 21 anni in Parlamento, potrà contare su una cifra che si aggira sui 174 mila euro. 141 mila spettano a Italo Bocchino, il colonnello di Fini che, come tutta Fli, resta fuori dalla Camera, dopo averla frequentata dal 1996. Più basse le buonuscite di altri futuristi, da meno tempo in Aula: circa 58 mila per Flavia Perina, deputata dal 2006, così come per l’avvocato Giulia Bongiorno; 41 mila euro o giù di lì per l’ex falco finiano Fabio Granata. 

Antonio Di Pietro, il leader di Italia dei valori, rimasto fuori, causa mancato quorum della lista «Rivoluzione civile», ha diritto alla liquidazione per due legislature, di cui una interrotta dopo due anni: circa 58 mila euro. All’incirca 100 mila euro è quello che invece spetta dopo 12 anni tra i banchi a Guido Crosetto, ex sottosegretario del Pdl, poi diventato fondatore, insieme con Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, della nuova formazione «Fratelli d’Italia». Stessa indennità di fine mandato per l’ex sottosegretario Giuseppe Cossiga. E anche per Maurizio Paniz se, in bilico in Veneto, alla fine non ritornerà alla Camera, dove è diventato un volto noto del Pdl quando ha arringato l’Aula sulla convinzione di Berlusconi che Ruby fosse la nipotina di Mubarak. Prima dei non eletti in Campania anche Anna Maria Carloni, la moglie di Bassolino: se non entrerà, incasserà un assegno di circa 58 mila euro. 

Anche chi ha rinunciato alla candidatura di sua volontà, ovviamente, ha diritto all’indennità. Circa 217 mila all’ex premier Massimo D’Alema, 26 anni nel Palazzo, sette legislature, così come per la collega Livia Turco. Per l’ex ministro Beppe Pisanu, che riscuote «solo» per gli ultimi 19 anni in Parlamento (ne aveva fatti altri venti prima, dal ’72 al ’92, poi un’interruzione), circa 157 mila euro. Sui 141 mila euro per Marcello Dell’Utri come per Claudio Scajola, entrambi con 17 anni di carriera parlamentare; 100 mila per l’ex candidato premier Francesco Rutelli e per l’ex segretario del Ppi Pierluigi Castagnetti. Walter Veltroni, invece, ha diritto unicamente all’indennità di questa ultima legislatura, un po’ più di 41 mila euro, perché una parte, per i suoi primi anni di attività parlamentare, l’ha avuta quando nel 2001 abbandonò lo scranno per fare il sindaco di Roma. 
________________________________________________
La moglie di Antonio Bassolino, che tanti soldi ha preso per fare il Sindaco di Napoli, il Governatore della Campania, poi il Commissario Straordinario per i Rifiuti... e si è visto il risultato su Napoli e sulla Campania.
E' stato inoltre un vero comunista che il giornalista miliardario Santoro intervistava come fosse un oracolo collegandosi con le piazze dove era il fido Ruotolo! E stato parlamentare e Ministro del Lavoro quando uccisero D'Antona, che aveva incaricato di trovare soluzioni per rendere il lavoro più precario: ricordate i Co.Co.Co.?
Un vero benefattore della società italiana! Ha raggiunto mete e successi!

Le leggi ed i regolamenti che si sono votati negli anni, tesi esclusivamente ai loro privilegi che non hanno eguali in Europa, fanno sì che di fame questi signori non moriranno!

Suona beffardo, dunque, il lamento giornalistico di certi commentatori televisivi che continuano ad informarci che:
Di Pietro non rientra in Parlamento!
Fini non rientra in Parlamento!
Persino il figlio di Cossiga non rientra!
E se la ride sì: continua a beccare bei soldi!
Ma chi se ne fregaaaaa! Non sentiremo la mancanza; l'unica mancanza che sentiremo sarà nel bilancio dello Stato, che ha succhiato anche la tassa sulla casa dei pensionati, di chi ha solo quel bene comperato con sacrifici di una vita, per i soldi che questi si portano via! Paghiamo addirittura Dell'Utri, condannato per Mafia e Scajola, quello che non sapeva chi gli aveva pagato la casa con vista Colosseo!

Ma ci sono stati pure troppo in Parlamento, in Senato, nelle case degli Enti ai Parioli pagando un affitto da due soldi come il protettore dei lavoratori, l'ex-sindacalista Marini!
Basta! Ma che schifo!
Franco Marini in posa con la sua pipa
O la pipa o il sigaro non mancano mai in certi soggetti: fa tanto "pensatore" di sinistra

Spero che Grillo faccia qualcosa, con guru o senza guru, insieme a questi giovani che abbiamo votato!
DEVE fare qualcosa! Non butti via questa occasione e la prossima volta (che non deve essere troppo prossima però!) avrà il doppio dei voti!
Se la deve giocare fina però! Altrimenti tutto si squaglierà come neve al sole e la gente, non grillina ma esasperata, tornerà a non votare più, ormai demotivata, rassegnata a farsi spolpare viva dalle banche, dalla loro finanza di rapina e da questi parolai impresentabili ma sempre pronti a ripresentarsi perché hanno la faccia come quello con cui si siedono!

sabato 2 marzo 2013

L'ultima guerra distrugge ancora


Da: La Stampa
02/03/2013

Trovano una bomba in un prato L’ordigno esplode: gravi due ragazzi un terzo ferito al volto


L’arrivo dei feriti in elicottero all’ospedale Cto

Nell’esplosione uno ha perso la mano, due dei giovani trasportati in elicottero al Cto di Torino
marco accossato, francesco falcone e massimiliano peggio
NOVALESA
Tre ragazzi (due di 16 e uno di 18 anni) sono rimasti feriti a Novalesa nell’esplosione di una granata, probabilmente un residuo bellico.  

I tre hanno raccolto l’ordigno sopra i resti di un vecchio muretto lungo una strada abbandonata: la bomba è esplosa dopo pochi istanti, spappolando la mano a uno dei ragazzi, N.M., di 16 anni.  

L’esplosione ha travolto in pieno anche Stefano Clemente, l’amico diciottenne del giovane che ha raccolto la bomba, e - in maniera meno grave - il terzo ragazzo che era con loro (L.B.). I due feriti più gravi sono stati trasportati a bordo dell’elicottero del 118 al Cto di Torino. Il ferito meno grave è stato invece portato all’ospedale Susa, poi trasferito a Torino: è rimasto ferito al volto dalle schegge della bomba, ma le sue condizioni non preoccuperebbero i medici. Sono intervenuti anche i carabinieri.
_____________________________________

(AGI) - Torino - Rischia di perdere la vista il ragazzo 15enne che oggi pomeriggio ha perso la mano destra a causa dell'esplosione di una bomba a mano "Breda modello 35", residuato bellico della seconda guerra mondiale trovata nelle campagne di Novalesa (Torino). All'oculista che ha appena finito di visitarlo le sue condizioni sono apparse critiche per entrambi gli occhi, rimasti colpiti dalle schegge. Entro domani sarà trasferito all'ospedale Oftalmico del capoluogo, dove sarà operato agli occhi. Nel frattempo sarà sottoposto a un'operazione di microchirurgia della mano al Cto di Torino per l'estrazione delle schegge ancora presenti nell'arto sinistro e per definire il moncone della mano destra. La sua prognosi resta riservata. .
_______________________________________________

Sono passati più dei miei 66 anni dalla fine dell'ultima guerra vissuta dall'Italia sul proprio suolo e ancora gli ordigni sparsi un po' ovunque colpiscono e distruggono giovani innocenti ed ignari.
Poco tempo fa, a due passi dalla zona dove abito, dovettero bloccare la strada statale per far brillare in loco un ordigno molto grande ritrovato scavando per dei lavori.
Artificieri del nostro esercito al lavoro per neutralizzare una bomba di aereo risalente alla  Seconda  Guerra Mondiale
Colpisce per quanto tempo un male terribile come la guerra continui a lasciare i suoi effetti devastanti. E il pensiero va a tutti quei bambini e ragazzi devastati ed uccisi dalle mine in zone di guerra continua sparse per il pianeta.
E' l'orrore della follia umana di chi decide delle vite di moltitudini di persone e non riesce a dirimere i conflitti se non devastando persone, cose ed ambiente.

Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale mio padre assistette ad un episodio simile a questo accaduto a questi tre ragazzi: un giovane, più o meno della stessa età, trovò una bomba in campagna e non capì cosa fosse. Si mise a batterla con un sasso pensando di aprirla e quella esplose devastandolo. Mio padre lo soccorse e pensava fosse morto: vedeva solo sangue dappertutto.
Invece il giovane si salvò ma non aveva più un braccio, né il bene della vista ed il suo corpo, raccontava mio padre, era un reticolo di cicatrici. Riuscirono a fargli avere una pensione anche grazie alla testimonianza del mio genitore che disse, mentendo a fin di bene, che la bomba era esplosa semplicemente da sola, senza l'accanimento dello sfortunato adolescente nel tentativo di aprirla per capire cosa fosse.    

Il cervello e la coscienza: ne sappiamo ancora poco


Autismo, schizofrenia, Adhd, bipolarismo
e depressione condividono gli stessi geni

Uno studio su 61mila individui, pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet, individua alcune variazioni genetiche in comune tra questi disturbi così diversi. Lontane le applicazioni pratiche, ma in futuro potrebbe essere più facile diagnosticarle e curarle

AUTISMO e schizofrenia pari non sono, su questo non c'è dubbio alcuno. Ma uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista medica Lancet ora getta nuova luce sui fattori in comune di queste due malattie e di altre tre: sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), disturbo bipolare e depressione. Tutte queste malattie condividono infatti alcuni rischi d'origine genetica.

A dimostrarlo è appunto un'enorme studio del Psychiatric Genomics Consortium, un ente a cui collaborano ricercatori in 19 paesi, che ha analizzato 61mila individui, alcuni che soffrivano di questi disturbi e altri no. "Queste malattie, che oggi consideriamo nettamente diverse le une dalle altre, potrebbero avere confini molto più smussati", spiega il dottor Jordan Smoller del Massachusetts General Hospital, uno dei medici a capo del progetto.

I ricercatori hanno trovato quattro regioni di dna collegato a tutti e cinque i disturbi, e in particolare le variazioni di due geni che regolano il flusso di calcio nelle cellule cerebrali, meccanismo chiave con cui i neuroni dialogano.

Secondo i ricercatori, queste variazioni possono essere uno dei processi precursori dell'insorgere della malattia. E chiarire questo funzionamento può avere importanti ripercussioni nella diagnosi di questi disturbi. Perché il problema con le malattie mentali è proprio un'identificazione adeguata. Se per le malattie fisiche esistono esami specifici, in psichiatria questo è più aleatorio. "E dobbiamo
migliorare la nostra comprensione di ciò che va storto biologicamente per diagnosticarle al meglio", spiega Bruce Cuthbert del National Institute on Mental Health, che ha finanziato lo studio.

Va detto chiaramente per non generare false aspettative: questo studio non porterà nell'immediato alcun beneficio ai pazienti e alle loro famiglie. Queste malattie insorgono per un complesso numero di fattori di rischio e di geni, e questi individuati oggi sono solo una parte del mix.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

La Scienza va avanti a piccoli passi. Per capire come funziona il corpo umano, soma o psiche, il mistero va svelato attraverso la biologia, la biochimica, la genetica.
E' fondamentale lo studio di quelle minuscole parti del nostro organismo che vivono in un equilibrio incredibile in cui, una minima variazione di una molecola, può creare squilibri a catena.
Che noi si stia in equilibrio fra la nostra codificazione genetica e l'ambiente lo sapevamo. Quanto sia determinante l'una cosa e l'altra e in interazione fra le due, è di difficile definizione. Ma ci stanno provando nei Laboratori di ricerca, un po' per volta, di tessera in tessera del puzzle.

Matteo Renzi: lezione di coerenza


Da: ANSA.it

Bersani: ecco il mio piano. Renzi: 'Faccio il sindaco'

Il primo cittadino di Firenze smentisce giornali: 'Non ci possiamo permettere neanche rimpianti'

02 marzo, 08:17
BERSANI - Pier Luigi Bersani si gioca l'ultima carta: se riceverà il mandato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si presenterà al Senato con 8 punti sui quali chiedere la fiducia al suo 'governo di minoranza'. La strada sembra tutta in salita, visti i quotidiani 'Vaffa' di Beppe Grillo, ma il leader Pd è convinto di riuscire a convincere, se non tutti, almeno una parte dei grillini mentre le diplomazie sono al lavoro con i montiani e anche esponenti pidiellini per far votare o almeno far abbassare il quorum a Palazzo Madama e far nascere così un esecutivo pur a tempo. Il primo banco di prova per la riuscita del governo di scopo saranno l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Se il leader democratico esclude in modo netto qualsiasi governissimo, ascoltando la rivolta della base, Bersani non sembra contrario all'ipotesi di offrire le alte cariche dello Stato a M5S e Pdl: "Sui ruoli istituzionali siamo pronti a esaminare tutti gli scenari". Certo il Pd esclude di concedere a Silvio Berlusconi la presidenza di Palazzo Madama ma, davanti all'assicurazione che una parte del Pdl potrebbe lasciare l'aula durante il voto di fiducia, non si esclude una condivisione di responsabilità. E' per questo che, pur rivolgendosi soprattutto al M5s, il programma di Bersani per un governo di scopo ha temi, come la correzione nella linea di austerità dell'Europa, cari anche al Pdl. In ogni caso sarà questo l'unico tentativo che il leader Pd farà. Subordinate non ce ne sono e, assicura Alessandra Moretti, "escludiamo che Bersani possa fare un tentativo col Pdl, il Capo dello Stato troverà altre soluzioni ma in quel caso non sarà il segretario a guidare il governo".

E in caso di esecutivo di larghe intese non è disponibile, come chiarisce con forza, Matteo Renzi, che, nella tensione che regna dentro il Pd, tra distinguo e altri scenari prospettati da alcuni big, sembra il miglior alleato di Bersani, invitando a "sfidare" nel merito i grillini. Il sindaco di Firenze non ha alcuna intenzione di mettersi in gioco, nel caso in cui il governo di minoranza non nascesse, e d'altronde, da più parti nel Pd, bersaniani inclusi, si sostiene, come fa il lettiano Francesco Boccia, che "Renzi è il futuro prossimo, lo ha dimostrato sul campo con grandi capacità". Ovvero Renzi sarà la carta del Pd quando si tornerà a nuove elezioni. In questa chiave il sindaco di Firenze rivendica la sua diversità rispetto allo stile di molti dirigenti e rispetto a 'vecchie' pratiche come i caminetti. "Nello zoo del Pd - ironizza il sindaco di Firenze - ci sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per permettersi gli sciacalli del giorno dopo". Come Renzi, la pensa anche il suo ex alleato nella rottamazione Pippo Civati che critica la pratica di chi prima è salito sul carro del vincitore e ora "prospetta soluzioni diverse, con l'ipotesi che Bersani lasci immediatamente il passo ad altri, anche per la formazione del governo". La via da seguire, sostiene il deputato, è invece quella del "percorso congressuale, in cui si riparta da zero". E solo nella direzione di mercoledì si scoprirà se dentro il Pd Bersani ha l'appoggio vero del partito per andare avanti e provare a formare un esecutivo di scopo o se la resa dei conti, in realtà esclusa da più parti, aprirà la strada al congresso anticipato.

GRILLO - Nessuna candidatura a premier, ma un invito a raccogliere la sfida di Beppe Grillo e a smetterla con vecchie alchimie, dal baratto dei seggi all'offerta di poltrone. Matteo Renzi ha deciso di rompere oggi il suo silenzio, che durava dal giorno delle elezioni. Di primo mattino ha smentito via Twitter la ricostruzione del Corriere della Sera, che gli attribuiva la disponibilità a guidare un governo di grande coalizione. "Ciò che volevo per l'Italia - ha scritto - l'ho detto nelle primarie. Ho perso, adesso faccio il sindaco". Il 'rottamatore', evocato più volte in questi giorni dagli osservatori e da sostenitori e simpatizzanti pronti a giurare che con lui il centrosinistra avrebbe vinto, ha fatto il suo ritorno nel dibattito inviando oggi pomeriggio da Palazzo Vecchio la sua newsletter, dopo due mesi e mezzo di silenzio. Dicendosi disponibile "a partecipare a una discussione vera su quello che serve al Paese", ma non "ad andare ai caminetti di partito sulle indiscrezioni della stampa o a partecipare al festivalbar delle candidature". Giudizi netti, a partire da quello sull'esito delle elezioni: "Niente giri di parole, il centrosinistra le ha perse", ha scritto Renzi, definendo "non sufficiente" la vittoria numerica alla Camera, e criticando "qualche solone dei nostri" che ha lamentato l'incomprensione degli elettori.

"Gli italiani capiscono benissimo i politici, casomai non sempre accade il contrario", ha sottolineato. Ma da parte del sindaco di Firenze non c'é nessun attacco frontale al segretario in difficoltà: "Ho combattuto Bersani a viso aperto quando non lo faceva nessuno - ha rivendicato - guardandolo negli occhi. Non lo pugnalo alle spalle, oggi: chiaro? Nello zoo del Pd ci sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per permettersi gli sciacalli del giorno dopo". L'avversario da sfidare, adesso, è Beppe Grillo: Renzi ricorda come nella sua campagna delle primarie i temi della riduzione dei costi della politica fossero in evidenza, e chiede di rilanciarli "non per raccogliere il voto di qualche parlamentare grillino ma per recuperare un rapporto con il Paese". Quindi "non giocare al compro baratto e vendo dei seggi grillini", ma "togliere il finanziamento pubblico ai partiti, subito, come primo atto del nuovo Parlamento, con efficacia immediata". Perché Grillo, questo è il messaggio del sindaco di Firenze al suo partito, "non va rincorso, va sfidato sulle cose di cui parla, spesso senza conoscerle", come gli open data, le donne in politica, l'innovazione ambientale. L'errore, secondo Renzi, sarebbe quello di inseguire il leader del M5s sul terreno delle dichiarazioni a effetto, o peggio ancora tentare di intavolare una trattativa "offrendo a Grillo la Camera e a Berlusconi il Senato, secondo gli schemi che hanno già fallito in passato".
____________________

L'ho già scritto: ho votato Matteo Renzi alle primarie del PD.
Mio marito, uomo di idee liberali, a poco a poco è arrivato al PD. A lui Renzi piaceva e, parlandone, sono arrivata alla determinazione che il NUOVO, l'aria fresca, ci voleva.
Militando in Italia dei Valori ho conosciuto tanta gente che, a poco a poco, si è schifata come me e se ne è andata. Fra questi c'è un giovane ingegnere toscano che ha l'età dei miei figli: a lui ho chiesto informazioni su Renzi. Ricordavo che non gli piaceva molto, ma mi ha risposto: "E' un buon politico." Può essere un giudizio "double-face", dipende da come uno lo vuole prendere.
Per ora ha dimostrato di avere la schiena dritta. E' stato ed è coerente e gli elettori di questo hanno bisogno.
Nell'articolo sopra riportato ho evidenziato tutto quello che mi è piaciuto di ciò che ha detto e fatto.
Ha perso perché, come dice mio marito, i "duri e puri", residuati di un comunismo che si è evoluto con la Storia, gli hanno preferito Bersani. Ma di Bersani, visto da vicino da chi ci ha lavorato insieme in Emilia Romagna, ho appreso cose che non si discostano da certe figure incontrate in Italia dei Valori.
Mi è piaciuto Renzi. E' persona di parola. E' uno su cui sperare per il futuro.
Grillo per me, lo ripeto, è stato il catalizzatore della reazione chimica del popolo italiano nauseato. E ancora cito Renzi: "Gli italiani capiscono benissimo i politici, casomai non sempre accade il contrario".  
Ma Grillo deve capire che il Paese ha bisogno di essere governato e che la Costituzione, da lui tante volte evocata come disattesa dai Partiti sordi e ciechi, lui la deve rispettare!
E la Costituzione  lo chiama a degli adempimenti che lui DEVE fare, visto che ha la responsabilità di tanti che come me, che "grillina" non sono, l'hanno votato.
Nella mia famiglia vige la libertà di pensiero e di sereno confronto di idee, dunque siamo un microcosmo della società italiana: alcuni, da sempre di pensiero di destra, hanno votato per Monti, altri per Bersani e, questi ultimi, sono arrabbiatissimi con Grillo, temono le conseguenze economiche sul Paese per scelte dissennate e superficiali. Non sono stata criticata per essere stata l'unica ad aver votato per il Movimento 5 Stelle, proprio perché vige il rispetto di opinione, ma certo ho avuto un'accesa discussione proprio con chi vota a sinistra da anni. Mentre "i destri" di famiglia si sono solo meravigliati che tanta gente abbia votato Berlusconi.

venerdì 1 marzo 2013

Lavoro e morte

Da: Panorama.it

Ilva, un morto sul lavoro e distruzione. E la maledizione senza fine

Sequestri della magistratura, trombe d’aria, morti sul lavoro, dati inquietanti sull’inquinamento ambientale e sull’aumento di tumori. Nello stabilimento siderurgico più grande d'Italia il peggio sembra non avere fine.

Marino Petrelli
Taranto: tromba d'aria

Quando da Roma si arriva in Puglia in aereo è facile apprezzare la bellezza dei due mari che bagnano questa terra baciata dal sole e dal vento. A destra, lo Jonio e il Golfo di Taranto. A sinistra, l’Adriatico e la purezza delle acque cristalline di Torre Guaceto, l’oasi protetta a nord di Brindisi.

Allargando lo sguardo dal proprio finestrino, è altrettanto facile distinguere lo stabilimento dell’Ilva e una nuvola bianca che avvolge la “città dei due mari”. Una nuvola di inquinamento e di morte, un alone negativo che da qualche mese attanaglia l’acciaieria più grande d’Italia. Quasi una maledizione, tra sequestri della magistratura, trombe d’aria, morti sul lavoro, dati inquietanti sull’inquinamento ambientale e sull’aumento di tumori. E il peggio sembra non voler finire. Un nuovo incidente ha portato via un altro operaio, il terzo in appena quattro mesi. Un dramma assurdo e frustrante, se si considera che è avvenuto in un settore dell’azienda attualmente fermo, ma che forse fermo per davvero non lo è anche grazie alla “salva Ilva ” emanata dal Governo e in attesa che il 9 aprile si pronunci la Consulta.


Stavolta è toccato a Ciro Moccia, 42 anni, da dieci all’Ilva. Grande lavoratore, scrupoloso, preparato lo raccontano i suoi colleghi. Ma che nulla ha potuto due notti fa di fronte allo sganciamento di un ponteggio. Un volo fatale di dieci metri, mentre il suo compagno di lavoro, Antonio Liti, è ricoverato in ospedale, in gravi condizioni, ma non è in pericolo di vita. Era originario di Portici, ma viveva a San Marzano di San Giuseppe ed era ormai diventato tarantino di adozione. Come sua moglie e le sue due bambine che adesso piangono il loro papà premuroso e sempre allegro. L’Ilva lo ha risucchiato e non lo ha fatto tornare più a casa dai suoi cari. Come Claudio Marsella, operaio di 29 anni del reparto movimento ferroviario, schiacciato il 30 ottobre da un vagone durante l’operazione di aggancio di un carro ferroviario. E come Francesco Zaccaria, anch’egli ventinovenne, rimasto intrappolato nella cabina guida di una gru caduta in mare al passaggio di una tromba d’aria a novembre. Inutili le ricerche, il suo corpo fu ritrovato tre giorni dopo in mare.


Tragedie che non possono passare inosservate, in una città dove l’Ilva miete morti come un rullo compressore, tra i tumori che colpiscono una percentuale altissima dei lavoratori e quelli che coinvolgono le generazioni più giovani, condannate a respirare veleno per una vita intera. Tragedie che pongono l’interrogativo se negli ultimi tempi l’attenzione aziendale sulla sicurezza sia calata e se le vicende dello stabilimento non debbano essere definite una volta per tutte da parte delle istituzioni. Per il bene degli operai, della città e della stessa famiglia Riva, che appare sempre più lontana dalla realtà e dalla volontà di risanare e reinvestire in questa fabbrica.


A fine luglio, all'indomani della decisione del gip Patrizia Todisco di sequestrare alcune aree della fabbrica, ci recammo a Taranto per verificare la situazione, parlare con gli operai, capire, scrivere, raccontare i fatti. Ci colpì la dichiarazione, una delle tante, di un operaio che ci disse chiaramente che tra l’ammalarsi di tumore o rimanere senza stipendio avrebbe preferito la prima ipotesi. “Qui dobbiamo lavorare. A qualsiasi costo”, ci disse. Anche della morte per mancanza di sicurezza aggiungiamo noi. Le chiamano “morti bianche”, quarantasette dal 1993 ad oggi nello stabilimento, tre delle quali negli ultimi quattro mesi. Sono i numeri, tragici, di un’azienda che continua a far parlare negativamente di sé. Numeri che aleggiano tra gli impianti dell’industria siderurgica più discussa d’Italia. Numeri che devono far riflettere e che giriamo ai proprietari dello stabilimento con la speranza di essere illuminati e confortati.
E poco importa che i dati annuncino una riduzione del 9 per cento degli incidenti sul lavoro in Italia. Ciro non c’è più. Come Claudio e come Francesco. Operai dell’Ilva, morti sul posto di lavoro, eroi silenziosi di un’epoca in cui un misero stipendio vale più della propria vita stessa. E non ci sono più i sette operai morti nel rogo alla Thyssenkrupp. Offesi e umiliati anche dopo la morte nel processo di appello che ha ridotto la pena all’amministratore delegato , Harald Espenhahn, da 16 a dieci anni perché “non è ravvisabile l’omicidio volontario con dolo eventuale, bensì quello colposo aggravato dalla colpa cosciente”. Sentenza che arriva poche ore dopo la morte dell’operaio dell’Ilva. Fatale coincidenza che alimenta ancora di più la “nuvola negativa” che aleggia su Taranto.
+ + + + + + + + + + +

La morte, per poter vivere dignitosamente lavorando, mi colpisce sempre e mi deprime.
Per secoli è accaduto che gli schiavi prima, la plebe dopo, non contassero nulla in molte parti del mondo, ed in tanti Paesi accade ancora.
Ma in Europa, culla di antica civiltà, abbiamo cercato di fare in modo che questo non accadesse più o che, quando accade, accada solo per fatalità.
Ma qui così non è, come in troppi casi.
La crisi, inoltre, induce a disperate dichiarazioni, da parte di chi deve campare la famiglia e sé stesso, come quella riportata nell'articolo.
Inutile dire che così non va bene e che non è accettabile.
L'Ilva è importante per l'Economia dell'Italia ma non si doveva arrivare al punto che, come al solito, arrivasse la magistratura. Perché quando arriva la magistratura vuol dire che la Politica ha fallito.
Se un Bersani si fa finanziare la campagna elettorale dal padrone dell'Ilva cosa dobbiamo aspettarci?
Chi ha consentito alla famiglia Riva, straricca, di non reinvestire per ridurre l'inquinamento e nelle sicurezze?
Il padrone dell'Ilva poteva ridurre i suoi profitti e usarli per queste ineludibili necessità.
Se paga i politici perché chiudano un occhio poi arriva la magistratura e ci rimettono tutti: il padrone, gli operai che restano senza lavoro, il politico che non ha fatto il suo dovere imponendo attraverso le istituzioni il rispetto delle leggi e delle regole.


giovedì 28 febbraio 2013

Siamo sicuri che noi siamo una specie superiore?

  • Cliccate sull'immagine e scoprirete un mondo....

Caso Ragusa: il legale del cognato di Roberta smentisce


Da: Pisa Today

Roberta Ragusa: ispezionata la casa del fratello di Antonio Logli

I Carabinieri dell'Unità anticrimini violenti sono rimasti nella proprietà dei Logli per quattro ore: non hanno utilizzato attrezzature sofisticate nè cani specializzati nel rilevamento di tracce ematiche e resti umani

di Redazione - 22 febbraio 2013

Quattro ore di perquisizione oggi da parte dei Carabinieri dell'Unità anticrimini violenti nel complesso residenziale di proprietà della famiglia Logli per cercare qualche traccia di Roberta Ragusa, la donna svanita nel nulla nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. I militari sono arrivati questa mattina intorno alle 10 e se ne sono andati senza rilasciare dichiarazioni.

Stando a quanto si è appreso, i Carabinieri impegnati nella perquisizioni, militari dell'Unità anticrimini violenti, si sarebbero concentrati soprattutto nella casa del fratello eseguendo una perquisizione tradizionale senza utilizzare attrezzature sofisticate né i cani specializzati nell'individuazione di tracce ematiche e resti umani impiegati invece ieri a lungo nelle pertinenze di Antonio Logli. Gli inquirenti tacciono ma l'impressione è che i Carabinieri che hanno agito oggi avessero soprattutto il compito di tracciare un profilo psicologico non solo del presunto assassino (i Carabinieri sospettano da tempo che sia stato il marito a uccidere premeditatamente la moglie per poi farne sparire il cadavere), ma di tutta la famiglia. Forse per fornire ai magistrati il quadro più completo possibile in vista dell'interrogatorio di Logli, che sembra imminente ma non ancora dietro l'angolo.

Certo è che dopo un anno di indagini sopportate con apparente freddezza e quasi distacco da parte dell'indagato, oggi forse per la prima volta Logli ha tradito, come mai prima, un certo nervosismo: prima rischiando di investire con la sua auto i cineoperatori assiepati davanti alla sua abitazione dopo aver letteralmente schermato con teli e ombrelli il parabrezza e i finestrini dell'abitacolo per non farsi riprendere. E poi, qualche ora dopo, inveendo contro di loro dalle finestre di casa. (fonte Ansa)

+++++++++++++++++

La insostituibile trasmissione di servizio "Chi l'ha visto?", strumento non solo di corretta informazione, ma di aiuto alle forze dell'ordine e, soprattutto, ai disperati parenti e amici delle persone che scompaiono, ieri sera ha mandato in onda l'intervento in audio con immagine dell'avvocato del fratello di Antonio Logli il quale, per conto di Giovanni Logli, di sua moglie e della figlia minore degli stessi, ha smentito che ci siano state perquisizioni all'interno della loro abitazione, che si trova al piano inferiore della villetta dove abitava Roberta Ragusa.
L'avvocato ha ribadito che la famiglia del fratello di Antonio Logli non si trovava nella propria abitazione quel venerdì, avendo programmato il week-end altrove.
Antonio Logli dichiarò, in un filmato trasmesso da  "Chi l'ha visto?", di non aver saputo che la famiglia di suo fratello quel fine settimana non ci sarebbe stata, ma di averlo appreso da sua madre solo dopo la scomparsa di Roberta.
L'avvocato del fratello ha sottolineato che Giovanni Logli e la sua famiglia in questa storia non c'entrano nulla e che, oltre all'ovvio coinvolgimento emotivo per la scomparsa della cognata, stanno ricevendo un danno enorme sul piano mediatico con l'apparizione di notizie come questa, pubblicata anche da  Pisa Today, che avrebbero subito una perquisizione.

Questa tragedia, perché di tragedia si tratta, mi ha fatto riflettere sull'abitudine che certe famiglie hanno di dare l'abitazione ai propri figli in case adiacenti a quella dei genitori, avendo la possibilità economica di costruirle o di acquistarle nello stesso posto dove i figli sono cresciuti. L'intento, a mio avviso egoistico, è quello di averli fisicamente vicini con la scusa che, così, è più facile dare loro una mano nelle necessità della vita giornaliera.

Personalmente ritengo che, invece, i figli debbono volare fuori dal nido ed avere la loro autonomia in tutti i sensi che, l'eccessiva vicinanza ai genitori, non consente.
I risvolti psicologici, in condizioni normali, sono un mancato raffronto con difficoltà che consentono la crescita: tipo cercarsi una casa, valutare le difficoltà dell'affitto o dell'acquisto, gestire rapporti con terze persone, sperimentando tutte le insidie e i tranelli che anche questa semplice necessità comporta. 
Inoltre i rapporti fra parenti non sempre sono idilliaci, anche quando ci si vuol bene e ci si rispetta.
Esistono piccole invidie e rivalità in molti esseri umani che creano attriti. 
Infine, penso, che una famiglia che si forma deve avere la propria intimità che l'eccessiva vicinanza delle abitazioni fra fratelli e/o genitori non consente.
Un litigio fisiologico è diverso se vissuto fra la coppia o se, inevitabilmente, udito dal fratello che abita al piano di sotto o dal genitore che abita accanto. C'è sempre un inquinamento psicologico della coppia. "Cosa avrà pensato mia cognata? Cosa avrà sentito?" E i rapporti si modificano anche fra i coniugi, tenendo conto sempre che "ci sono anche gli altri che vedono e sentono". Una sciocchezza può diventare una montagna, la spontaneità sparisce condizionata dalla presenza degli altri che non si può ignorare.
Dunque, anche in condizioni ottimali, non mi sembra una buona scelta, anche se dettata da convenienze economiche e pratiche. 

Se poi si precipita in una tragedia come questa della scomparsa improvvisa ed inspiegabile di una giovane donna, cognata, nuora, i parenti non possono uscirne indenni proprio per l'eccessiva vicinanza.
Debbo dire che sono anche stupita che le forze dell'ordine NON abbiano perquisito l'abitazione sottostante a quella di Roberta: prima di tutto perché in una situazione del genere non bisogna lasciare nulla di intentato e nulla al caso. Anche se loro non c'erano nessuno può escludere che, in modo sconosciuto agli inquirenti, qualcuno non abbia avuto accesso a quei locali a loro insaputa.
Insomma, se tuo fratello ha scelto di vivere per anni tenendo la sua amante a due passi da te, mentendo, fingendo cinicamente insieme a lei, ingannando sua moglie, tu puoi anche ignorarlo, ma qualche eco o riverbero ti debbono essere arrivati.
Si può vivere così a stretto contatto, due cognate, due donne, ed ignorarsi completamente?
Meglio abitare ciascuno lontano dall'altro, così che i casi di ciascuno sono personali e coinvolgono gli altri meno possibile!
Non c'è comodità, né sicurezza economica, che possa ripagare della serenità della propria vita privata e questo caso lo dimostra in tutta la sua tragica scena: un grande terreno, con costruzioni, giardini, una piscina... e nessuna serenità!
  

Da: Il Tirreno
Suoceri e cognati hanno precisato di non aver mai saputo della storia, che era già di dominio pubblico: Sara però, nonostante tutto questo, è rimasta al suo posto finché ad allontanarla è stata solo la pressione mediatica, e non già un problema di opportunità, di prudenza e la scoperta di una relazione che avrebbe dovuto sorprendere chi diceva di ignorarla. Una relazione che secondo i bene informati va avanti da dieci anni, da quando Sara, diciottenne, era andata a prendere la patente alla Futura e Antonio l’aveva proposta alla moglie come baby sitter.

mercoledì 27 febbraio 2013

Cimice in Sala Operatoria a BERGAMO!


Da: Corriere dell'Università JOB

“Mi scusi dottore, Lei ha una cimice sul collo”: a dare l’allarme durante l’operazione è stato il paziente sottoposto ad un intervento di chirurgia.
Non è Kafka , non è una pièce teatrale e nemmeno uno sketch comico di Aldo Giovanni e Giacomo.
Il fatto è realmente accaduto all’interno dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, che ha aperto solo due mesi fa.  Solo poco tempo fa, infatti, erano stati trovati dei funghi in terapia intensiva.
La presenza della cimice in sala operatoria è stata notata proprio dal paziente che era sottoposto ad un intervento ortopedico con anestesia locale in day hospital.
Secondo la direzione, l’insetto non può essere arrivato né dai controsoffitti, ben isolati, né dall’esterno.
Si sospetta che la cimice possa essere uscita fuori dagli imballaggi introdotti nell’ospedale oppure dagli indumenti che gli operatori indossano sotto gli abiti sterili.
Secondo quanto riferito dall’Agi, l’ospedale non avrebbe ritenuto necessario un intervento di sterilizzazione degli ambienti.

Siamo a BERGAMO, mica a Napoli o a Palermo! 
Siamo in Lombardia, la Lombardia che la maggioranza dei lombardi ha consegnato al leghista Maroni che ora vuole fare la Macroregione!
Povero medico! Debbono operare con perizia e, con un insetto addosso, se si ha la fobia di essi, si può anche avere una reazione inconsulta: è umanamente possibile!
Poi se sbagliano chirurghi o ginecologi o ortopedici vengono denunciati! Poveretti! Debbono operare in condizioni proibitive in strutture in cui crescono addirittura funghi! 
Non credo che i medici siano addetti alle pulizie ed alla sterilizzazione delle Terapie Intensive... Né al controllo degli imballaggi introdotti all'interno delle sale operatorie sia pure del day-hospital!

Il critico con Roma ed il Sud di Italia, Presidente Maroni, ora metterà tutto a posto vedrete! Ci saranno subito provvedimenti disciplinari nei confronti di chi era addetto all'igiene! E se il Direttore Sanitario non licenzierà i colpevoli sarà a sua volta rimosso! Anche con l'articolo 18 c'è la giusta causa, dunque si può fare! Non hanno adempiuto ai loro doveri e la prova sono funghi e cimice!
E' verde! Mi viene un dubbio! Ma non sarà stata una cimice leghista?

Ambrosoli: un'occasione mancata per la Lombardia

Da: La Stampa.it


Elezioni Politiche 2013 27/02/2013 - reportage
milano - michele brambilla

Il fiasco perfetto della sinistra che non seduce la Lombardia


La scenografica sede della Regione Lombardia è stata teatro negli ultimi mesi di numerosi scandali legati alla corruzione spese ingiustificate e legami con la criminalità
Nonostante scandali, tangenti e indagini il voto del “Nord produttivo” resta a destra

La sconfitta perfetta si materializza verso le quattro del pomeriggio quando le proiezioni fanno capire che non c’è speranza per Umberto Ambrosoli. Dopo la delusione per la mancata vittoria alle politiche, per il centrosinistra arriva la resa in Lombardia. È la sconfitta perfetta perché non era facile perdere anche qui. D’accordo: la Lombardia è da almeno vent’anni un feudo del centrodestra; e Roberto Maroni è certamente un candidato forte. Ma non era ugualmente facile perdere. 

Non era facile perdere contro una coalizione che ha quasi dimezzato i voti nel giro di pochi anni (dal 2008 se si guardano le politiche, dal 2010 se si guarda alle regionali). E non era facile perdere dopo che la giunta uscente era stata spazzata via, con ignominia, dalla magistratura, alla fine di una serie di scandali senza precedenti. Scandali che non hanno lasciato praticamente superstiti nella vecchia maggioranza di centrodestra: del numero di inquisiti, ormai da un pezzo, s’è addirittura perso il conto. 

Quante volte abbiamo visto riconfermata una maggioranza inquisita per tangenti, ’ndrangheta, voto di scambio, allegre note spese? Di solito, la parte politica che raccoglie l’eredità di una giunta così sciagurata, si rassegna a passare il testimone. Così è successo, ad esempio, nel Lazio. Ma in Lombardia no. In Lombardia il centrosinistra non è riuscito a vincere nonostante l’ancora fresca memoria dei tuffi dallo yacht di Daccò. Nonostante il crollo della Lega. Nonostante la forte flessione del Pdl. Per questo è la sconfitta perfetta. 

+++++++++++++++++++

Come nella vita di tutti i giorni le persone che hanno una morale e dei valori scoprono che queste virtù non necessariamente attirino simpatia e considerazione e ogni giorno si debbono stupire di vedere come, invece, persone la cui condotta di vita è scorretta non suscitino ripulsa, anzi, una certa comprensione ed indulgenza, così è nelle scelte dei nostri rappresentanti in politica.
Ambrosoli è un giovane uomo cresciuto con Valori di cui suo padre ha dato coraggiosa e dignitosissima testimonianza facendo il suo dovere fino in fondo pur sapendo che per farlo era a rischio della vita, tanto da lasciare alla sua giovane sposa una raccomandazione sull'educazione dei loro figli, temendo realisticamente che, per fare il suo lavoro onestamente, probabilmente non li avrebbe visti crescere. Quante coscienze al posto suo si sarebbero piegate alle minacce e tirate indietro avendo a disposizione mille possibili scuse di fronte a sé stesse? Tante sicuramente.
Ed ecco che la maggior parte del popolo lombardo gli preferisce un uomo che, certamente, non poteva ignorare i comportamenti disinvolti dei Belsito, dei Bossi, della "badante" di Bossi sul denaro degli Italiani, messo a disposizione del loro partito in seguito ad una legge truffa nei riguardi degli Italiani medesimi, che si erano espressi con un referendum in modo chiarissimo!
I Lombardi preferiscono un uomo che, quando era Ministro degli Interni, NON ha sciolto un Consiglio Comunale infiltrato dalla criminalità organizzata con prove riportate in una lunga e corposa relazione redatta dal Prefetto Frattasi.

I Lombardi, in maggioranza, sono come quelle persone che vediamo ogni giorno nei fatti della nostra piccola vita quotidiana, i quali non lesinano la loro simpatia per gente palesemente disonesta e antipatia per chi si comporta troppo bene! 

Questi sono gli uomini e questi sono i risultati.

Nel Lazio, come dichiarato, ho votato lo sconosciuto Davide Barillari. Ritengo Zingaretti un ipocrita come tanti altri politici. Uno che si muove e fa le cose giuste solo se stimolato, oppure proprio non le fa. La convenienza è l'unico motore, non l'applicazione delle regole.
Storace ha preso molti voti, anche se, per fortuna non è tornato a far crescere ancora il debito della nostra saccheggiata Sanità.
Però tanta gente, nonostante quello che ha fatto quando è stato Governatore del Lazio, lo ha votato di nuovo!

Ecco che si ripete in grande quello che constatiamo in piccolo ogni giorno!
Coscienze adattabili, che si aggiustano la realtà trovando giustificazioni di ogni tipo...

Nessun rigore. Perché il rigore è scomodo. Esige che anche tu devi comportarti sempre bene! Che fatica! Meglio essere elastici, su via!

Ed ecco che persino Berlusconi viene premiato a livello nazionale da tanti Italiani!

Questo è il Paese. 

Infine il solito aneddoto personale: ieri sera un nostro amico statunitense ci ha scritto chiedendoci: "I was surprised by how well Berlusconi's party did in the Senato. Why does anyone vote for that man or his part?"