giovedì 7 marzo 2013

Orrore e dolore


Da: RAI News 24
I bambini siriani le prime vittime della guerra
 I bambini siriani le prime vittime della guerra
Ginevra, 06-03-2013
Sono ormai un milione i siriani che hanno lasciato la Siria per sfuggire alle violenze in
corso da quasi due anni. Secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), la metà dei rifugiati sono bambini, molti dei quali hanno meno di 11 anni.
"Con un milione di persone in fuga, milioni di sfollati interni e migliaia di persone che ogni giorno continuano a oltrepassare i confini, la Siria sta andando verso un disastro su larga scala", ha detto da Ginevra l'Alto Commissario Antonio Gueterres, citato
dall'agenzia di stampa Dpa.
Secondo le Nazioni unite, dallo scoppio della guerra, a marzo 2011, sono gia 70mila le persone che hanno perso la vita. Il numero dei rifugiati, ha spiegato ancora Guterres, è aumentato moltissimo nel corso di quest'anno, in direzione di Libano, Giordania, Turchia, Iraq ed Egitto. Dal primo gennaio si registrano 400mila nuove fughe all'estero. Persone che, spiega l'Alto commissario, arrivano nei Paesi vicini "traumatizzate, senza alcun bene e avendo perso gran parte della proprie famiglie".

Circa la metà sono bambini, per lo più sotto gli 11 anni. "Stiamo facendo il possibile per dare aiuto ma - ha proseguito Gutierres - la capacità di risposta umanitaria internazionale si è pericolosamente ristretta. Questa tragedia deve essere fermata". A dicembre l'Onu aveva stimato che entro la fine di giugno sarebbero fuggiti dalla Siria 1,1 milioni di persone. In quel momento, il suo piano di emergenza per la regione era finanziato solo per il 25%.

RICHIAMO da questo blog:

lunedì 2 aprile 2012 Fermare la belva siriana

Dopo questo post, che risale a quasi un anno fa, non ho scritto più niente sull'argomento per evitare di entrare in equilibri internazionali che, speravo, le Nazioni avrebbero cercato di risolvere.

E' noto a tutti che potenze come Russia, Cina ed Iran appoggiavano colui che ho chiamato "la belva siriana" e se l'occidente avesse assunto posizioni dure poteva scatenarsi un conflitto mondiale. 

Sicuramente sono state condotte esplorazioni diplomatiche per cautela e senso di responsabilità verso un maggior numero di esseri umani che, qualora i due blocchi contrapposti non avessero trovato un accordo sulla Siria, potevano essere coinvolti in una tragedia di maggiori dimensioni.

Intanto, però, i siriani morivano. I bambini venivano straziati e traumatizzati.

Piccoli cadaveri di bambini avvolti in sudari improvvisati
In questa povera, piccola Terra, che piroetta da milioni di anni intorno alla sua stella, l'uomo è comparso un milione di anni fa e non riesce ancora a dirimere i suoi conflitti senza uccidere: soprattutto gli innocenti.
Un senso di impotenza invade l'uomo giusto.
Poco importa se la Storia di questo Essere pieno di presunzione che è l'uomo tende poi a dare la pagella di Buoni e Cattivi. Questo non restituirà la vita né ripagherà il dolore dell'Ingiustizia. Un'etica la Storia cerca di darsela, per questo la maggioranza degli Uomini scrive e dice che Hitler, ed aggiungo i suoi uomini, era un mostro. Ma c'è sempre una minoranza che dice il contrario e per loro l'etica è qualcosa di diverso: una morale in nero.
Dunque Assad per me è una belva, perché se amasse il suo popolo darebbe le dimissioni.
Invece, per mantenere il suo potere, si circonda di rovina.
Il popolo si risveglia  e chiede giustizia, ossigeno, perché si sente oppresso... Ma alcuni uomini vedono solo sé stessi ed il loro malato potere e della maggioranza se ne infischiano.
Un milione di anni fa è cominciata la Storia della specie umana, ma il bruto, la bestia, c'è ancora.

Cuccioli siriani davanti ad una scuola
Una bimba siriana mostra il suo disegno
Disegno di bambino siriano: questa è la realtà che Assad ha dato al suo mondo infantile che avrebbe dovuto essere fatto di immagini di giochi, di farfalle e di casette...

Disegno di bambino siriano: pistole, fuoco, proiettili, sangue rosso... Questo Assad dà ai bambini siriani e questo hanno nella testa...

Bambini siriani morti

mercoledì 6 marzo 2013

Insicurezza, burocrazia con inglesismi, sparatorie USA: ed ecco la follia!


Da: La Repubblica.it


Uccide 2 impiegate Regione Umbria e si suicida, gridava: "Mi avete rovinato" 

Le vittime sono Margherita Peccati e Daniela Crispolti. L'episodio avvenuto all'interno del palazzo del Broletto, nel centro della città. L'uomo, Andrea Zampi, un quarantenne, ha fatto fuoco negli uffici al quarto piano. Il sindaco Boccali: "Clima sociale insostenibile"
PERUGIA - Un uomo, Andrea Zampi, è entrato stamani negli uffici della Regione a Perugia e ha ucciso a colpi d'arma da fuoco due impiegate, Daniela Crispolti, 46 anni (precaria con contratto di collaborazione) e Margherita Peccati, 61 anni, prossima alla pensioneEntrambe lavoravano all'ufficio accreditamento del settore formazione. L'uomo, un piccolo imprenditore di 43 anni, si è poi suicidato con la stessa arma. Secondo quanto riferito dal sindaco, Wladimiro Boccali, l'aggressore è figlio di titolari di una piccola impresa di formazione cui la Regione non avrebbe confermato l'accreditamento per mancanza dei requisiti previsti dalla legge. ''È una tragedia immmane, frutto di un clima orribile legato all'attuale momento economico - ha detto il primo cittadino -. Una tragedia per le famiglie e per tutti noi - ha aggiunto - uno dei momenti più brutti e forse dovremmo riflettere tutti, a partire da voi''. L'uomo si sarebbe già presentato negli uffici di via del Broletto per la lamentarsi della situazione. L'imprenditore aveva anche dei problemi psichici per i quali ultimamente era stato ricoverato in ospedale. 
L'episodio è avvenuto all'interno del palazzo del Broletto, a ridosso del centro di Perugia nella zona della stazione ferroviaria. Nell'edificio si trovano uffici di vari assessorati. Appena appresa la notizia, la presidente della Regione, Catiuscia Marini, ha lasciato la direzione del Pd a Roma ed è arrivata a Perugia. In questura ha incontrato i familiari delle due impiegate uccise.
Un testimone: "Urlava: 'Mi avete rovinato'". "Ho sentito dei colpi vicino al mio ufficio, mi sono chiuso dentro, nascosto sotto la scrivania". Così un impiegato che si trovava a poche stanze di distanza dove sono state uccise le due colleghe, al quarto piano degli uffici della Regione Umbria, ha raccontato i minuti della sparatoria. "Ho sentito sparare anche in corridoio - ha aggiunto - urlava: 'Mi avete rovinato, ne ho già fatte fuori due'. Allora ho temuto il peggio". "Mi sono accorto che l'omicida si era suicidato - ha raccontato ancora l'impiegato - solo quando è arrivata la polizia, che ha aperto le porte degli uffici. Ho vissuto i momenti più tragici della mia vita". Secondo alcune testimonianze, le due donne si trovavano in sala riunioni e non c' entravano niente con le pratiche relative all'azienda di famiglia dell'imprenditore.


Dieci colpi con semiautomatica. Ha sparato con la sua pistola Beretta semiautomatica regolarmente denunciata Andrea Zampi. L'uomo avrebbe esploso una decina di colpi. Alcuni si sono conficcati nelle pareti di una sala riunioni, del corridoio e altri in quella dove l'uomo si è suicidato.

Al Gr1 disse: "Sono finito". Andrea Zampi, era stato intervistato a dicembre dagli studenti della scuola di giornalismo Rai della città umbra nell'ambito di un'inchiesta su corsi di formazione e finanziamenti. Già allora Zampi manifestava il suo disappunto per una burocrazia, spiegava, che ha fatto sì che i fondi a lui stanziati fossero stati sospesi. Queste le sue parole: "Mi mancavano tre cartellini, libretto di fumo, macchine in movimento, una cavolata: mi hanno tolto un accreditamento e di conseguenza i 160 mila euro di finanziamento approvato". ''Potremmo dire: è stata una bella botta'', replicava l'intervistatore. "No, io sono finito", aggiungeva Zampi.

Lutto cittadino. A seguito dei drammatici fatti avvenuti nella sede della Regione Umbria, il Comune di Perugia ha deciso di annullare tutte le manifestazioni pubbliche in programma per oggi mercoledì 6 marzo e proclamare il lutto cittadino per il giorno dei funerali.

Il precedente di Bergamo. La sparatoria di Perugia ha un precedente fortunatamente conclusosi non in maniera tragica il 3 maggio dello scorso anno a Romano di Lombardia in provincia di Bergamo. Un uomo di 50 anni, un piccolo imprenditore della zona, aveva fatto irruzione armato di fucile  nella sede dell'Agenzia delle entrate e preso in ostaggio 15 dipendenti. Poco dopo ne aveva liberati 14, ma ne aveva tenuto uno sotto tiro per quasi sei ore, Luigi Martinelli, 54 anni, imprenditore originario di Calcio, in provincia di Bergamo. L'uomo si arrese al vice brigadiere, Roberto Lorini, della locale compagnia dei carabinieri, e a un militare del Gis, arrivato da Livorno.


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Stiamo diventando sempre più come gli USA. Li scimmiottiamo da dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma sempre sulle cose peggiori però! Mai che noi li si imiti sulle cose positive, e sarebbero tante, bensì solo su quelle negative.

Ora un tizio esasperato, a torto o a ragione, con squilibri psichici, non si sa se preesistenti o causati dallo stress lavorativo insicuro ed incerto, entra e "ammazza tutti", non importa se causa o meno dei suoi guai: spara all'impazzata.

Come possiamo sentirci sicuri nei luoghi di lavoro? Ormai non più. Anche l'attività impiegatizia, apparentemente una delle più innocue, è diventata a rischio.

Due notazioni:
1 - Non sarà stato il caso del tragico assassino-suicida, ma spesso questi Corsi Regionali, che tanto costano alle tasche degli Italiani, sono delle vere "ciofeche" in cui dei tizi dicono cose ovvie e spiegano l'aria fritta.
2 - La Legge 166/2001 che regola questi accreditamenti, insieme ad altre normative in cui c'è sempre di mezzo la normativa CEE, è un incubo di burocrazia!

Ho esplorato i siti di alcune regioni e, solo per spiegare questi accreditamenti e come vengono regolamentati, devi leggere degli interi volumi, scritti in un italiano "burocratichese" che deve sicuramente mandare al manicomio chi cerca di capire cosa deve fare e a cosa deve attenersi per poter "essere accreditato" e dunque lavorare con la Regione.
Un esempio: la Regione Molise pubblica 61 pagine di spiegazioni solo per "La Struttura del Nuovo Sistema di Accreditamento"! Infarcite, per di più, di inglesismi del tipo: Lifelong Learning!
Non basta un italiano contorto e non semplice e lineare! Pure l'inglese in un Paese che ha una sua lingua: l'italiano!
Alcuni giorni fa, mi sembra fosse domenica mattina, sulla rete RAI 1, c'era un anziano e benemerito professore di glottologia che ha detto quello che capita di rilevare criticamente anche a me: è ridicolo questo uso spinto degli inglesismi senza ragione, visto che ci sono i vocaboli italiani a tutti comprensibili. Perché uno si deve alzare e andare a prendere il vocabolario per capire cosa l'idiota di turno sta dicendo? Nella mia famiglia siamo dei privilegiati, perché tutti, chi più chi meno, conosciamo la lingua inglese! Ma ci chiediamo perché, ad esempio, chi parla in una TV italiana deve usare vocaboli o spezzoni di frasi in inglese, quando chi paga il canone magari non lo sa, non l'ha mai studiato, e non si capisce perché lo deve andare a studiare per compiacere dei provinciali, come li ha giustamente definiti il benemerito professore, esplicitando anche il mio pensiero. Ancora più grave è che si usi nelle normative o spiegazioni di esse! Ma siamo matti?!

Comunicato del Comitato Acqua Pubblica Castelli Romani


COMUNICATO STAMPA
CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE

CASTELLI ROMANI:  PARTE LA CAMPAGNA PER LA QUALITA’ DELL’ACQUA  IN DIFESA DELLA SALUTE DEL CITTADINO
I COMITATI CHIEDONO CONTO AI SINDACI PER LA PUBBLICAZIONE DELLE ANALISI DELL’ACQUA IN TUTTO IL TERRITORIO

Dal 1° gennaio 2013 in alcuni comuni dei Castelli Romani, tra cui Lanuvio, Lariano e  Velletri, è scattata l’ordinanza di non potabilità dell’acqua: rubinetti di casa non utilizzabili, se non per docce e pulizie domestiche, e approvvigionamenti tramite autobotti. È il nodo dell’arsenico e della sua alta concentrazione nelle acque che perdura oramai da un decennio.
Il 31 dicembre scorso sono scadute infatti le le ultime deroghe possibili, alla Direttiva 98/83 (recepita con il D. Lgs. 31/01) concesse dall’Unione europea, rispetto ai valori massimi di arsenico presenti nell'acque alimentari attestanti a 10 μg/l; dunque ai sindaci non è rimasta altra scelta che dichiarare la non potabilità dell'oro blu, facendo fioccare ordinanze di divieto di utilizzo dell'acqua come neve. Ma dopo anni di noncuranza di amministratori e Gestore non si può certo dire che sia una sciagura inaspettata.
Cosa si è fatto in questi anni?
Quando nel 2010 l'UE ha rispedito al mittente la terza richiesta consecutiva di concessione di deroga per presenza di arsenico per valori superiori a 20 μg/l, si sarebbe dovuto intervenire in modo drastico, invece  le deroghe, previste solo come misura transitoria, sono diventate un espediente per non fare i necessari interventi di potabilizzazione.
In questi due anni di emergenza è stato nominato commissario straordinario all’arsenico la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, che non ha minimamente provveduto ad adottare, con urgenza, le misure necessarie per far fronte ai disagi della popolazione.  
I lavori per i dearsenificatori sono iniziati (e in alcuni casi conclusi) solo per quei comuni che sforavano i 20 μg/l (soprattutto nel territorio viterbese) - quelli che, in pratica, erano “fuorilegge” già dal 2010 - cosa che non è stata fatta per i comuni in regola fino al 31 dicembre 2012, che non lo erano più dal primo gennaio di quest’anno. Secondo la Giunta uscente i lavori dei nuovi dearsenificatori, già appaltati, procede a gonfie vele ed entro dicembre 2014 dovrebbero entrare in funzione. I dearsenificatori sono l’ennesima presa in giro solo per spendere i soldi pubblici. L’unico sistema per far si che l’arsenico diminuisca sensibilmente è effettuare la giusta miscelazione delle acque di superficie con quelle di profondità. Concludendo il commissario ha fallito la sua missione: “Il Lazio è l’unica regione che non è riuscita a ripristinare i parametri delle acque potabili stabiliti per legge entro la scadenza previsto dalla CE”.
Studi scientifici rivelano che l'assunzione, anche in minime quantità(2/3 μg/l),di arsenico distribuita nel tempo è dannosa per la salute umana e può portare a patologie croniche e, in casi estremi, anche alla morte.

Nonostante questi problemi di carattere sanitario, i cittadini sono completamente ignari di cosa è presente nell'acqua fornita che esce dal rubinetto di casa. I comuni, con la complicità della ASL RMH, non rendono pubbliche le analisi che a norma di legge devono essere effettuate periodicamente dall'ARPA Lazio nei punti di prelievo prestabiliti .
Alcuni comuni, tra cui Albano e Genzano, solo da pochi giorni hanno  provveduto a pubblicare, sui loro siti istituzionali le analisi ufficiali prodotte dall’ARPA. Per tutto il periodo di deroga questi dati non comparivano sui siti istituzionali oppure apparivano in modo anonimo su fogli bianchi.
Già nel 2011 i comitati cittadini si sono impegnati per rendere giustizia a questa "inefficienza" delle parti, presentando centinaia di moduli, compilati dai cittadini dei Castelli romani, alla ASL RMH,  per rendere pubblici i risultati delle analisi effettuate periodicamente, utilizzate per la composizione della tariffa attraverso il parametro MALL, senza avere esito positivo.
Il Coordinamento Acqua Bene Comune Castelli Romani contesta questo modus operandi fatto di negligenze e disinteresse per garantire la qualità dell'acqua ed accusa amministratori ed Acea Ato2 di essere complici nella malagestione del problema ARSENICO provocando un vero e proprio scandalo su scala estesa a discapito del cittadino, attentando alla salute umana di ognuno di noi.
Oggi ripresentiamo la stessa Campagna, stavolta indirizzata direttamente ai Sindaci che, anche se continuano a fare orecchie da mercante, sono a norma di legge i Responsabili sanitari dei propri cittadini ed in caso di emergenza sanitaria, come effettivamente si è verificato, devono essere in grado di prendere provvedimenti celeri e risolutivi.
Anche i singoli cittadini possono fare richiesta, per ribadire il diritto alla propria salute, inviando direttamente al Primo Cittadino la lettera in fac-simile allegata alla comunicazione in oggetto.

Noi, in quanto cittadini chiediamo:
1) che sia effettuato un monitoraggio periodico della risorsa idrica, costante ed esteso a tutto il territorio comunale degli inquinanti comuni quali Arsenico, Vanadio, Fluoruri come dichiarato dal D. Lgs. 31/2001.
2) che sia resa nota alla popolazione dei Castelli romani la pubblicazione periodica (almeno mensile) sui siti comunali dei risultati dei prelievi effettuati da ARPA Lazio su richiesta del Servizio di Prevenzione della ASL.
3) che le analisi pubblicate dovranno essere ufficiali e inoltrate dall'ente preposto, inoltre dovranno essere indicati luogo, data e ora del prelievo, e laboratorio di analisi.
4) i comitati controlleranno che tali richieste siano portate a termine ogni mese nei siti internet e, in caso contrario, chiederanno spiegazione ai sindaci (primi responsabili della salute umana e ambientale) e alla ASL stessa che è l'ente preposto ad effettuare i prelievi. Nel caso in cui si presentasse lo sforamento di livelli di inquinanti presenti nell'acqua, a partire dal 1 Gennaio,  i comitati  garantiranno la verifica che la ASL territoriale competente abbia provveduto, se ancora non è stato fatto, ad applicare le sanzioni previste per legge al Gestore negligente.

I comitati dei Castelli romani pretendono che sia difesa la salute dei cittadini.
Basta con le emergenze, basta con le negligenze!
L'acqua potabile è un diritto di tutti!
Coordinamento Acqua Bene Comune Castelli Romani
acquapubblica.castelliromani@gmail.com
http://acquabenecomunecastelliromani.com




in allegato è presente il modulo che i  cittadini possono utilizzare per chiedere ai sindaci informazioni sull'acqua per il consumo umano che utilizzano.



Al Sindaco del Comune di ………………




Oggetto: richiesta di accesso alle informazioni ambientali (d.lgs 19 agosto 2005, n. 195)

Il/La sottoscritto/a ………………….., residente in …………………………., in qualità di …………………………………………………….., ritenendo che sia diritto dei cittadini conoscere in maniera esaustiva le caratteristiche chimico-fisiche e le condizioni igienico-sanitarie dell’acqua potabile erogata,


Chiede

al Sindaco del Comune in cui risiede, in quanto primo responsabile della salute dei cittadini amministrati, di farsi carico di indicare in maniera visibile, accessibile e comprensibile sul sito internet del Comune i risultati di tutti i controlli interni periodici delle acque potabili eseguite dal gestore del S.I.I. e dei controlli esterni eseguiti dall’Azienda Sanitaria Locale RMH.

In particolare, ai sensi del D.Lgs.2 febbraio 2001, n. 31 ("Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano") , si chiede che vengano resi noti i controlli di routine (che mirano a fornire ad intervalli regolari informazioni sulla qualità organolettica e microbiologica delle acque fornite per il consumo umano) e di verifica che mirano a fornire le informazioni necessarie per accertare se tutti i valori di parametro, fissati dalla legge sono rispettati, con riferimento ai :

 parametri indicatori quali odore, colore, sapore, pH, durezza etc…(vedi allegato I, parte C del D.Lgs. nr.31/2001).

 parametri chimici concernenti sostanze tossiche e tra questi in particolare:, antiparassitari, etc. (vedi allegato I, parte B del D.Lgs. nr.31/2001).

 parametri microbiologici quali escherichia coli ed enterococchi (vedi allegato I, parte A del D.Lgs. nr.31/2001).

Inoltre si chiede che vengano resi noti (con pubblicazione sui portali comunali), oltre ai risultati delle verifiche analitiche complete, anche le tempistiche, le metodologie utilizzate ed i laboratori, predisposti a tale controllo sull’intero territorio comunale (e non esclusivamente di alcune strade) per i relativi controlli.

Si chiede inoltre che il Sindaco, nella qualità di garante della salute pubblica, garantisca la puntuale e frequente pubblicazione dei dati sopra citati, provvedendo, in mancanza di comunicazioni da parte della ASL RMH, a pretenderle.

Distinti saluti  

Data Firma

………………………. …………………………



martedì 5 marzo 2013

Berlusconi e la sua filosofia di vita

 Da: Il Sole 24 Ore  

Il sistema prostitutivo «a vantaggio di Berlusconi» prevedeva la retribuzione delle ragazze da parte dell'ex premier come corrispettivo degli atti sessuali compiuti. Denaro in contanti o con bonifici, le case in via Olgettina, ma anche «prospettive di inserimento professionale e anche politico delle giovani donne». È uno dei passaggi della requisitoria del pm Antonio Sangermano al processo Ruby, che vede imputato Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile.
Per il magistrato, le cene di Arcore erano «eventi organizzati al fine di compiacere la concupiscenza  intesa come desiderio di incontri intimi». «È totalmente falso - dice - che le cene di Arcore fossero incontri conviviali allietati da qualche scena di burlesque».


Con il pm Sangermano è iniziata nel pomeriggio la fase requisitoria che verrà conclusa venerdì 8 marzo. In quella data il procuratore aggiunto, Ilda Boccasini, chiederà la pena per Silvio Berlusconi imputato per concussione e prostituzione minorile.  Lunedì 11 marzo, invece, saranno i difensori di Berlusconi Niccolò Ghedini e Piero Longo a intervenire in aula per le loro arringhe difensive. I due legali dell'ex premier e leader del Pdl avevano chiesto ai giudici più tempo per mettere a punto la loro linea difensiva, considerato soprattutto che sabato 9 dovranno intervenire nell'aula del processo sui diritti tv di Mediaset sempre per l'arringa difensiva di Berlusconi. Ma il tribunale di Milano non ne ha voluto sapere. Lunedì 18 marzo i giudici potrebbero ritirarsi in camera di consiglio per la sentenza su Berlusconi.
 Il pm Sangermano: le serate erano espressione di sistema prostitutivo «Gli elementi di prova convergono univocamente ad attestare la responsabilità dell'imputato». È cominciata con queste parole la requisitoria del pm Antonio Sangermano che ha aggiunto «Le serate organizzate ad Arcore erano espressione di un collaudato sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento del piacere sessuale di Silvio Berlusconi». «La vera anomalia del processo è che l'imputato Berlusconi abbia cominciato a versare ad alcune donne testimoni a suo carico 2500 euro al mese...
  Dalle carte dell'inchiesta emerge «un apparato per reperire, reclutare, organizzare, compattare e istigare ragazze alla prostituzione. In questo contesto l'ex consigliere regionale del Pdl in Lombardia, Nicole Minetti, rivestiva «un ruolo fondamentale». Non solo per «atti sessuali avuti con Silvio Berlusconi e retribuiti in denaro, ma soprattutto perché l'ex soubrette ha avuto un ruolo di «intermediazione e agevolazione dell'altrui prostituzione». Nelle serate erano anche coinvolti Lele Mora ed Emilio Fede che sarebbero stati «disponibili a trafficare sesso a pagamento.
 Le tre fasi delle serate: cena, bunga bunga e ancora sesso nel lettone Erano tre le fasi che scandivano le serate ad Arcore secondo la ricostruzione del pm: «la cena, che talora vedeva già contatti di natura sessuale tra Berlusconi, Fede che era presente e intermediario, e le ragazze; il bunga bunga, che non é un'invenzione ma é stato così definito dalle ragazze, dove i momenti di natura sessuale diventavano più espliciti con spogliarelli e atti di natura erotica;  la terza fase in cui alcune ospiti s'intrattenevano nella villa di Berlusconi, ottenendo un quid pluris economico,( denaro, benefit o prospettive di inserimento professionale) tanto da scatenare una competizione tra loro».
La testimonianza della pm dei minori Fiorillo.
La pm Fiorillo ha confermato che la notte tra il 27 e il 28 maggio del 2010 diede disposizione affinché la minorenne Ruby fosse collocata in comunità e non affidata alla consigliera regionale Nicole Minetti. E anche dopo la quarta telefonata in arrivo dalla questura di Milano per dire che la giovane era in realtà la nipote del premier Hosni Mubarak «non ho mai cambiato le mie disposizioni. E' molto raro che una minore venga affidata a persona che non sia una parente, a me non è mai capitato», ha aggiunto la dottoressa. La ricostruzione: «Io facevo fatica a farmi ascoltare, dalla questura la dottoressa Iafrate era un fiume in piena, parlava, un monologo, sembrava avere un suo obiettivo nella procedura». Con queste parole Anna Maria Fiorillo  ha ricostruito le quattro telefonate intercorse con la polizia la notte tra il 27 e il 28 maggio del 2010: «In base alle informazioni che mi riferì l'agente di polizia Cafaro, sospettai che la ragazza facesse la prostituta. Per me doveva andare in comunità oppure essere affidata ma a certe condizioni: e cioè l'intervento del consolato egiziano, una nota per confermare che la ragazza fosse effettivamente la nipote di Mubarak». Fiorillo ha anche spiegato di non aver mai saputo da chi arrivò la prima notizia relativa alla presunta  parentela con l'allora leader egiziano. «Quando dalla questura me lo dissero io replicai: Ma non mi avevate detto che era marocchina? Tuttalpiù è figlia del re del Marocco».
Maroni non disse il vero «Quando l'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni andò in Parlamento a dire che la polizia aveva affidato a Nicole Minetti la minorenne Ruby secondo le mie disposizioni riferì cose non vere». Lo ha detto in aula Annamaria Fiorillo parlando del procedimento aperto  nei suoi confronti davanti al Csm. «È stato un attacco alla mia onorabilità - ha spiegato il pm - perchè in una situazione simile nessun magistrato avrebbe preso una decisione diversa dalla mia», cioè la comunità.
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La vera Anna Maria Fiorillo - Magistrato

Nell'articolo sopra riportato "Il Sole 24 ore" non si è accorto di aver pubblicato la foto della ragazza marocchina, oggetto del processo, con sotto la definizione Annamaria Fiorillo (ImagoEconomica) Il Sole24 Ore
Annamaria Fiorillo (ImagoEconomica)Annamaria Fiorillo (ImagoEconomica)

Mi sembra grave ed infamante nei riguardi di questa coraggiosa magistrato del Tribunale dei Minori di Milano che ha mantenuto la schiena dritta di fronte ad attacchi di ogni genere e che, a causa di decisioni NON SUE, ma a lei attribuite per coprire decisioni di ALTRI, è sotto inchiesta del CSM, in quanto, come è ovvio, la procedura adottata NON era quella corretta. Il fatto è che quella procedura NON è quella che aveva adottato la Dott.ssa Fiorillo. Dunque il CSM le chiede conto di ciò che lei NON ha mai fatto, ma che ALTRI hanno disposto disattendendo le sue indicazioni e assumendosi una veste ed un ruolo che non avevano: parlo dei funzionari della Questura di Milano che hanno affidato la minore alla Consigliera Regionale Minetti.
Nicole Minetti - Igienista dentale e Modella - Consigliere della Regione Lombardia

Queste non sono cose di poco conto. Sono precise procedure di legge che in questo Paese a poco a poco sono state ritenute aggirabili, ridicole e superflue, calpestando la legalità ed il diritto e dunque tutti noi che vogliamo e reclamiamo la corretta applicazione di esse.
Il lassismo che irride a chi invece esige il rispetto è frutto di una filosofia berlusconiana in cui molti si riconoscono: infatti lo hanno votato di nuovo.
Per Berlusconi conta lo scopo e, per raggiungerlo, passa sopra a tutto. Per Berlusconi tutti hanno un prezzo. E la scarsa moralità imperante gli darebbe ragione. Ma la Società Civile non può accettare di diventare un Mercato e chi accetta denaro, vendendosi in qualsiasi forma, deve essere sanzionato severamente.
Infine Maroni. La maggioranza dei Lombardi l'ha voluto suo Governatore.
Pongo a chi l'ha votato un quesito: "Cosa ne pensano di quanto ha dichiarato in Aula rispondendo all'interrogazione parlamentare sul caso Ruby?" Ha mentito, infangando un onesto Magistrato che, se fossi io, oggi lo querelerei per i danni che tali dichiarazioni le hanno comportato, sia per l'inchiesta su di lei del CSM, sia per l'immagine.
Maroni si può salvare dal pagarle i danni soltanto rimpallando la responsabilità a chi, come Ministro dell'Interno, aveva chiesto una relazione sull'accaduto per poter riferire poi alla Camera.
Auspico che codesti Funzionari della Questura paghino quanto fatto disattendendo le disposizioni della Dott.ssa Fiorillo. 
Purtroppo, da quanto riportato sul "Il Fatto Quotidiano", Un’attività, quella tra Fiorillo e gli uomini della Questura, “meramente orale”, ossia “conversazioni telefoniche”, poi “non ho più avuto visione degli atti che arrivarono molto dopo”, cioè a giugno.
Ecco, la prudenza non è mai troppa e, personalmente, l'ho sempre applicata, dunque non capisco perché la Dott.ssa Anna Maria Fiorillo non ha mandato tali disposizioni per fax o per e-mail, in modo che ne rimanesse traccia scritta. Spero per lei che abbia testimoni che possono confermare quello che lei disse, purtroppo solo verbalmente.     
  

lunedì 4 marzo 2013

Poveri ricchi! Come faranno a campare?


28/02/2013 Il «prezzo» dell’esclusione

Onorevoli liquidazioni d’oro

Gli ex parlamentari che non entreranno alla Camera o al Senato riceveranno un importo al netto delle imposte
Per ex deputati e senatori bocciati o non più candidati arriva il ricco “assegno di fine mandato”

francesca schianchi
ROMA

Poco più di 41mila euro come minimo: per chi, come la deputata democratica Paola Concia, paladina dei diritti gay, torna a casa dopo solo una legislatura. Ma c’è anche chi, come il presidente della Camera Gianfranco Fini, con i suoi trent’anni di Parlamento ha diritto a circa 250 mila euro.  

Se chi ha deciso di non ricandidarsi o chi, come improvvidamente è scappato detto in un tweet poi cancellato dall’account della presidenza del Consiglio, è stato «trombato» dal voto, dovrà dire addio a stucchi e velluti di Montecitorio e Palazzo Madama, è pur vero che una consolazione se la vedrà accreditare sul conto corrente. Si chiama assegno di fine mandato, o di «solidarietà»: praticamente la liquidazione, che spetta agli ex parlamentari. Un gruzzoletto che consiste nell’80% dell’indennità lorda (10.435 euro alla Camera; 10.385,31 al Senato) moltiplicato per gli anni di mandato effettivi, o frazione superiore ai sei mesi. È vero, come si affrettano a ricordare dai Palazzi, che ogni mese dallo stipendio dei parlamentari viene accantonata una quota da destinare a questo fondo (784,14 euro alla Camera e circa 695 al Senato), ma è vero anche che le cifre che incasseranno alla fine i parlamentari cessati dal mandato sono esentasse. Migliaia di euro netti, arrivederci e grazie. Così, per esempio, se Fini potrà consolarsi con 250 mila euro su per giù, il democratico Franco Marini, ex presidente del Senato, 21 anni in Parlamento, potrà contare su una cifra che si aggira sui 174 mila euro. 141 mila spettano a Italo Bocchino, il colonnello di Fini che, come tutta Fli, resta fuori dalla Camera, dopo averla frequentata dal 1996. Più basse le buonuscite di altri futuristi, da meno tempo in Aula: circa 58 mila per Flavia Perina, deputata dal 2006, così come per l’avvocato Giulia Bongiorno; 41 mila euro o giù di lì per l’ex falco finiano Fabio Granata. 

Antonio Di Pietro, il leader di Italia dei valori, rimasto fuori, causa mancato quorum della lista «Rivoluzione civile», ha diritto alla liquidazione per due legislature, di cui una interrotta dopo due anni: circa 58 mila euro. All’incirca 100 mila euro è quello che invece spetta dopo 12 anni tra i banchi a Guido Crosetto, ex sottosegretario del Pdl, poi diventato fondatore, insieme con Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, della nuova formazione «Fratelli d’Italia». Stessa indennità di fine mandato per l’ex sottosegretario Giuseppe Cossiga. E anche per Maurizio Paniz se, in bilico in Veneto, alla fine non ritornerà alla Camera, dove è diventato un volto noto del Pdl quando ha arringato l’Aula sulla convinzione di Berlusconi che Ruby fosse la nipotina di Mubarak. Prima dei non eletti in Campania anche Anna Maria Carloni, la moglie di Bassolino: se non entrerà, incasserà un assegno di circa 58 mila euro. 

Anche chi ha rinunciato alla candidatura di sua volontà, ovviamente, ha diritto all’indennità. Circa 217 mila all’ex premier Massimo D’Alema, 26 anni nel Palazzo, sette legislature, così come per la collega Livia Turco. Per l’ex ministro Beppe Pisanu, che riscuote «solo» per gli ultimi 19 anni in Parlamento (ne aveva fatti altri venti prima, dal ’72 al ’92, poi un’interruzione), circa 157 mila euro. Sui 141 mila euro per Marcello Dell’Utri come per Claudio Scajola, entrambi con 17 anni di carriera parlamentare; 100 mila per l’ex candidato premier Francesco Rutelli e per l’ex segretario del Ppi Pierluigi Castagnetti. Walter Veltroni, invece, ha diritto unicamente all’indennità di questa ultima legislatura, un po’ più di 41 mila euro, perché una parte, per i suoi primi anni di attività parlamentare, l’ha avuta quando nel 2001 abbandonò lo scranno per fare il sindaco di Roma. 
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La moglie di Antonio Bassolino, che tanti soldi ha preso per fare il Sindaco di Napoli, il Governatore della Campania, poi il Commissario Straordinario per i Rifiuti... e si è visto il risultato su Napoli e sulla Campania.
E' stato inoltre un vero comunista che il giornalista miliardario Santoro intervistava come fosse un oracolo collegandosi con le piazze dove era il fido Ruotolo! E stato parlamentare e Ministro del Lavoro quando uccisero D'Antona, che aveva incaricato di trovare soluzioni per rendere il lavoro più precario: ricordate i Co.Co.Co.?
Un vero benefattore della società italiana! Ha raggiunto mete e successi!

Le leggi ed i regolamenti che si sono votati negli anni, tesi esclusivamente ai loro privilegi che non hanno eguali in Europa, fanno sì che di fame questi signori non moriranno!

Suona beffardo, dunque, il lamento giornalistico di certi commentatori televisivi che continuano ad informarci che:
Di Pietro non rientra in Parlamento!
Fini non rientra in Parlamento!
Persino il figlio di Cossiga non rientra!
E se la ride sì: continua a beccare bei soldi!
Ma chi se ne fregaaaaa! Non sentiremo la mancanza; l'unica mancanza che sentiremo sarà nel bilancio dello Stato, che ha succhiato anche la tassa sulla casa dei pensionati, di chi ha solo quel bene comperato con sacrifici di una vita, per i soldi che questi si portano via! Paghiamo addirittura Dell'Utri, condannato per Mafia e Scajola, quello che non sapeva chi gli aveva pagato la casa con vista Colosseo!

Ma ci sono stati pure troppo in Parlamento, in Senato, nelle case degli Enti ai Parioli pagando un affitto da due soldi come il protettore dei lavoratori, l'ex-sindacalista Marini!
Basta! Ma che schifo!
Franco Marini in posa con la sua pipa
O la pipa o il sigaro non mancano mai in certi soggetti: fa tanto "pensatore" di sinistra

Spero che Grillo faccia qualcosa, con guru o senza guru, insieme a questi giovani che abbiamo votato!
DEVE fare qualcosa! Non butti via questa occasione e la prossima volta (che non deve essere troppo prossima però!) avrà il doppio dei voti!
Se la deve giocare fina però! Altrimenti tutto si squaglierà come neve al sole e la gente, non grillina ma esasperata, tornerà a non votare più, ormai demotivata, rassegnata a farsi spolpare viva dalle banche, dalla loro finanza di rapina e da questi parolai impresentabili ma sempre pronti a ripresentarsi perché hanno la faccia come quello con cui si siedono!

sabato 2 marzo 2013

L'ultima guerra distrugge ancora


Da: La Stampa
02/03/2013

Trovano una bomba in un prato L’ordigno esplode: gravi due ragazzi un terzo ferito al volto


L’arrivo dei feriti in elicottero all’ospedale Cto

Nell’esplosione uno ha perso la mano, due dei giovani trasportati in elicottero al Cto di Torino
marco accossato, francesco falcone e massimiliano peggio
NOVALESA
Tre ragazzi (due di 16 e uno di 18 anni) sono rimasti feriti a Novalesa nell’esplosione di una granata, probabilmente un residuo bellico.  

I tre hanno raccolto l’ordigno sopra i resti di un vecchio muretto lungo una strada abbandonata: la bomba è esplosa dopo pochi istanti, spappolando la mano a uno dei ragazzi, N.M., di 16 anni.  

L’esplosione ha travolto in pieno anche Stefano Clemente, l’amico diciottenne del giovane che ha raccolto la bomba, e - in maniera meno grave - il terzo ragazzo che era con loro (L.B.). I due feriti più gravi sono stati trasportati a bordo dell’elicottero del 118 al Cto di Torino. Il ferito meno grave è stato invece portato all’ospedale Susa, poi trasferito a Torino: è rimasto ferito al volto dalle schegge della bomba, ma le sue condizioni non preoccuperebbero i medici. Sono intervenuti anche i carabinieri.
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(AGI) - Torino - Rischia di perdere la vista il ragazzo 15enne che oggi pomeriggio ha perso la mano destra a causa dell'esplosione di una bomba a mano "Breda modello 35", residuato bellico della seconda guerra mondiale trovata nelle campagne di Novalesa (Torino). All'oculista che ha appena finito di visitarlo le sue condizioni sono apparse critiche per entrambi gli occhi, rimasti colpiti dalle schegge. Entro domani sarà trasferito all'ospedale Oftalmico del capoluogo, dove sarà operato agli occhi. Nel frattempo sarà sottoposto a un'operazione di microchirurgia della mano al Cto di Torino per l'estrazione delle schegge ancora presenti nell'arto sinistro e per definire il moncone della mano destra. La sua prognosi resta riservata. .
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Sono passati più dei miei 66 anni dalla fine dell'ultima guerra vissuta dall'Italia sul proprio suolo e ancora gli ordigni sparsi un po' ovunque colpiscono e distruggono giovani innocenti ed ignari.
Poco tempo fa, a due passi dalla zona dove abito, dovettero bloccare la strada statale per far brillare in loco un ordigno molto grande ritrovato scavando per dei lavori.
Artificieri del nostro esercito al lavoro per neutralizzare una bomba di aereo risalente alla  Seconda  Guerra Mondiale
Colpisce per quanto tempo un male terribile come la guerra continui a lasciare i suoi effetti devastanti. E il pensiero va a tutti quei bambini e ragazzi devastati ed uccisi dalle mine in zone di guerra continua sparse per il pianeta.
E' l'orrore della follia umana di chi decide delle vite di moltitudini di persone e non riesce a dirimere i conflitti se non devastando persone, cose ed ambiente.

Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale mio padre assistette ad un episodio simile a questo accaduto a questi tre ragazzi: un giovane, più o meno della stessa età, trovò una bomba in campagna e non capì cosa fosse. Si mise a batterla con un sasso pensando di aprirla e quella esplose devastandolo. Mio padre lo soccorse e pensava fosse morto: vedeva solo sangue dappertutto.
Invece il giovane si salvò ma non aveva più un braccio, né il bene della vista ed il suo corpo, raccontava mio padre, era un reticolo di cicatrici. Riuscirono a fargli avere una pensione anche grazie alla testimonianza del mio genitore che disse, mentendo a fin di bene, che la bomba era esplosa semplicemente da sola, senza l'accanimento dello sfortunato adolescente nel tentativo di aprirla per capire cosa fosse.    

Il cervello e la coscienza: ne sappiamo ancora poco


Autismo, schizofrenia, Adhd, bipolarismo
e depressione condividono gli stessi geni

Uno studio su 61mila individui, pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet, individua alcune variazioni genetiche in comune tra questi disturbi così diversi. Lontane le applicazioni pratiche, ma in futuro potrebbe essere più facile diagnosticarle e curarle

AUTISMO e schizofrenia pari non sono, su questo non c'è dubbio alcuno. Ma uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista medica Lancet ora getta nuova luce sui fattori in comune di queste due malattie e di altre tre: sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), disturbo bipolare e depressione. Tutte queste malattie condividono infatti alcuni rischi d'origine genetica.

A dimostrarlo è appunto un'enorme studio del Psychiatric Genomics Consortium, un ente a cui collaborano ricercatori in 19 paesi, che ha analizzato 61mila individui, alcuni che soffrivano di questi disturbi e altri no. "Queste malattie, che oggi consideriamo nettamente diverse le une dalle altre, potrebbero avere confini molto più smussati", spiega il dottor Jordan Smoller del Massachusetts General Hospital, uno dei medici a capo del progetto.

I ricercatori hanno trovato quattro regioni di dna collegato a tutti e cinque i disturbi, e in particolare le variazioni di due geni che regolano il flusso di calcio nelle cellule cerebrali, meccanismo chiave con cui i neuroni dialogano.

Secondo i ricercatori, queste variazioni possono essere uno dei processi precursori dell'insorgere della malattia. E chiarire questo funzionamento può avere importanti ripercussioni nella diagnosi di questi disturbi. Perché il problema con le malattie mentali è proprio un'identificazione adeguata. Se per le malattie fisiche esistono esami specifici, in psichiatria questo è più aleatorio. "E dobbiamo
migliorare la nostra comprensione di ciò che va storto biologicamente per diagnosticarle al meglio", spiega Bruce Cuthbert del National Institute on Mental Health, che ha finanziato lo studio.

Va detto chiaramente per non generare false aspettative: questo studio non porterà nell'immediato alcun beneficio ai pazienti e alle loro famiglie. Queste malattie insorgono per un complesso numero di fattori di rischio e di geni, e questi individuati oggi sono solo una parte del mix.

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La Scienza va avanti a piccoli passi. Per capire come funziona il corpo umano, soma o psiche, il mistero va svelato attraverso la biologia, la biochimica, la genetica.
E' fondamentale lo studio di quelle minuscole parti del nostro organismo che vivono in un equilibrio incredibile in cui, una minima variazione di una molecola, può creare squilibri a catena.
Che noi si stia in equilibrio fra la nostra codificazione genetica e l'ambiente lo sapevamo. Quanto sia determinante l'una cosa e l'altra e in interazione fra le due, è di difficile definizione. Ma ci stanno provando nei Laboratori di ricerca, un po' per volta, di tessera in tessera del puzzle.

Matteo Renzi: lezione di coerenza


Da: ANSA.it

Bersani: ecco il mio piano. Renzi: 'Faccio il sindaco'

Il primo cittadino di Firenze smentisce giornali: 'Non ci possiamo permettere neanche rimpianti'

02 marzo, 08:17
BERSANI - Pier Luigi Bersani si gioca l'ultima carta: se riceverà il mandato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si presenterà al Senato con 8 punti sui quali chiedere la fiducia al suo 'governo di minoranza'. La strada sembra tutta in salita, visti i quotidiani 'Vaffa' di Beppe Grillo, ma il leader Pd è convinto di riuscire a convincere, se non tutti, almeno una parte dei grillini mentre le diplomazie sono al lavoro con i montiani e anche esponenti pidiellini per far votare o almeno far abbassare il quorum a Palazzo Madama e far nascere così un esecutivo pur a tempo. Il primo banco di prova per la riuscita del governo di scopo saranno l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Se il leader democratico esclude in modo netto qualsiasi governissimo, ascoltando la rivolta della base, Bersani non sembra contrario all'ipotesi di offrire le alte cariche dello Stato a M5S e Pdl: "Sui ruoli istituzionali siamo pronti a esaminare tutti gli scenari". Certo il Pd esclude di concedere a Silvio Berlusconi la presidenza di Palazzo Madama ma, davanti all'assicurazione che una parte del Pdl potrebbe lasciare l'aula durante il voto di fiducia, non si esclude una condivisione di responsabilità. E' per questo che, pur rivolgendosi soprattutto al M5s, il programma di Bersani per un governo di scopo ha temi, come la correzione nella linea di austerità dell'Europa, cari anche al Pdl. In ogni caso sarà questo l'unico tentativo che il leader Pd farà. Subordinate non ce ne sono e, assicura Alessandra Moretti, "escludiamo che Bersani possa fare un tentativo col Pdl, il Capo dello Stato troverà altre soluzioni ma in quel caso non sarà il segretario a guidare il governo".

E in caso di esecutivo di larghe intese non è disponibile, come chiarisce con forza, Matteo Renzi, che, nella tensione che regna dentro il Pd, tra distinguo e altri scenari prospettati da alcuni big, sembra il miglior alleato di Bersani, invitando a "sfidare" nel merito i grillini. Il sindaco di Firenze non ha alcuna intenzione di mettersi in gioco, nel caso in cui il governo di minoranza non nascesse, e d'altronde, da più parti nel Pd, bersaniani inclusi, si sostiene, come fa il lettiano Francesco Boccia, che "Renzi è il futuro prossimo, lo ha dimostrato sul campo con grandi capacità". Ovvero Renzi sarà la carta del Pd quando si tornerà a nuove elezioni. In questa chiave il sindaco di Firenze rivendica la sua diversità rispetto allo stile di molti dirigenti e rispetto a 'vecchie' pratiche come i caminetti. "Nello zoo del Pd - ironizza il sindaco di Firenze - ci sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per permettersi gli sciacalli del giorno dopo". Come Renzi, la pensa anche il suo ex alleato nella rottamazione Pippo Civati che critica la pratica di chi prima è salito sul carro del vincitore e ora "prospetta soluzioni diverse, con l'ipotesi che Bersani lasci immediatamente il passo ad altri, anche per la formazione del governo". La via da seguire, sostiene il deputato, è invece quella del "percorso congressuale, in cui si riparta da zero". E solo nella direzione di mercoledì si scoprirà se dentro il Pd Bersani ha l'appoggio vero del partito per andare avanti e provare a formare un esecutivo di scopo o se la resa dei conti, in realtà esclusa da più parti, aprirà la strada al congresso anticipato.

GRILLO - Nessuna candidatura a premier, ma un invito a raccogliere la sfida di Beppe Grillo e a smetterla con vecchie alchimie, dal baratto dei seggi all'offerta di poltrone. Matteo Renzi ha deciso di rompere oggi il suo silenzio, che durava dal giorno delle elezioni. Di primo mattino ha smentito via Twitter la ricostruzione del Corriere della Sera, che gli attribuiva la disponibilità a guidare un governo di grande coalizione. "Ciò che volevo per l'Italia - ha scritto - l'ho detto nelle primarie. Ho perso, adesso faccio il sindaco". Il 'rottamatore', evocato più volte in questi giorni dagli osservatori e da sostenitori e simpatizzanti pronti a giurare che con lui il centrosinistra avrebbe vinto, ha fatto il suo ritorno nel dibattito inviando oggi pomeriggio da Palazzo Vecchio la sua newsletter, dopo due mesi e mezzo di silenzio. Dicendosi disponibile "a partecipare a una discussione vera su quello che serve al Paese", ma non "ad andare ai caminetti di partito sulle indiscrezioni della stampa o a partecipare al festivalbar delle candidature". Giudizi netti, a partire da quello sull'esito delle elezioni: "Niente giri di parole, il centrosinistra le ha perse", ha scritto Renzi, definendo "non sufficiente" la vittoria numerica alla Camera, e criticando "qualche solone dei nostri" che ha lamentato l'incomprensione degli elettori.

"Gli italiani capiscono benissimo i politici, casomai non sempre accade il contrario", ha sottolineato. Ma da parte del sindaco di Firenze non c'é nessun attacco frontale al segretario in difficoltà: "Ho combattuto Bersani a viso aperto quando non lo faceva nessuno - ha rivendicato - guardandolo negli occhi. Non lo pugnalo alle spalle, oggi: chiaro? Nello zoo del Pd ci sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per permettersi gli sciacalli del giorno dopo". L'avversario da sfidare, adesso, è Beppe Grillo: Renzi ricorda come nella sua campagna delle primarie i temi della riduzione dei costi della politica fossero in evidenza, e chiede di rilanciarli "non per raccogliere il voto di qualche parlamentare grillino ma per recuperare un rapporto con il Paese". Quindi "non giocare al compro baratto e vendo dei seggi grillini", ma "togliere il finanziamento pubblico ai partiti, subito, come primo atto del nuovo Parlamento, con efficacia immediata". Perché Grillo, questo è il messaggio del sindaco di Firenze al suo partito, "non va rincorso, va sfidato sulle cose di cui parla, spesso senza conoscerle", come gli open data, le donne in politica, l'innovazione ambientale. L'errore, secondo Renzi, sarebbe quello di inseguire il leader del M5s sul terreno delle dichiarazioni a effetto, o peggio ancora tentare di intavolare una trattativa "offrendo a Grillo la Camera e a Berlusconi il Senato, secondo gli schemi che hanno già fallito in passato".
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L'ho già scritto: ho votato Matteo Renzi alle primarie del PD.
Mio marito, uomo di idee liberali, a poco a poco è arrivato al PD. A lui Renzi piaceva e, parlandone, sono arrivata alla determinazione che il NUOVO, l'aria fresca, ci voleva.
Militando in Italia dei Valori ho conosciuto tanta gente che, a poco a poco, si è schifata come me e se ne è andata. Fra questi c'è un giovane ingegnere toscano che ha l'età dei miei figli: a lui ho chiesto informazioni su Renzi. Ricordavo che non gli piaceva molto, ma mi ha risposto: "E' un buon politico." Può essere un giudizio "double-face", dipende da come uno lo vuole prendere.
Per ora ha dimostrato di avere la schiena dritta. E' stato ed è coerente e gli elettori di questo hanno bisogno.
Nell'articolo sopra riportato ho evidenziato tutto quello che mi è piaciuto di ciò che ha detto e fatto.
Ha perso perché, come dice mio marito, i "duri e puri", residuati di un comunismo che si è evoluto con la Storia, gli hanno preferito Bersani. Ma di Bersani, visto da vicino da chi ci ha lavorato insieme in Emilia Romagna, ho appreso cose che non si discostano da certe figure incontrate in Italia dei Valori.
Mi è piaciuto Renzi. E' persona di parola. E' uno su cui sperare per il futuro.
Grillo per me, lo ripeto, è stato il catalizzatore della reazione chimica del popolo italiano nauseato. E ancora cito Renzi: "Gli italiani capiscono benissimo i politici, casomai non sempre accade il contrario".  
Ma Grillo deve capire che il Paese ha bisogno di essere governato e che la Costituzione, da lui tante volte evocata come disattesa dai Partiti sordi e ciechi, lui la deve rispettare!
E la Costituzione  lo chiama a degli adempimenti che lui DEVE fare, visto che ha la responsabilità di tanti che come me, che "grillina" non sono, l'hanno votato.
Nella mia famiglia vige la libertà di pensiero e di sereno confronto di idee, dunque siamo un microcosmo della società italiana: alcuni, da sempre di pensiero di destra, hanno votato per Monti, altri per Bersani e, questi ultimi, sono arrabbiatissimi con Grillo, temono le conseguenze economiche sul Paese per scelte dissennate e superficiali. Non sono stata criticata per essere stata l'unica ad aver votato per il Movimento 5 Stelle, proprio perché vige il rispetto di opinione, ma certo ho avuto un'accesa discussione proprio con chi vota a sinistra da anni. Mentre "i destri" di famiglia si sono solo meravigliati che tanta gente abbia votato Berlusconi.

venerdì 1 marzo 2013

Lavoro e morte

Da: Panorama.it

Ilva, un morto sul lavoro e distruzione. E la maledizione senza fine

Sequestri della magistratura, trombe d’aria, morti sul lavoro, dati inquietanti sull’inquinamento ambientale e sull’aumento di tumori. Nello stabilimento siderurgico più grande d'Italia il peggio sembra non avere fine.

Marino Petrelli
Taranto: tromba d'aria

Quando da Roma si arriva in Puglia in aereo è facile apprezzare la bellezza dei due mari che bagnano questa terra baciata dal sole e dal vento. A destra, lo Jonio e il Golfo di Taranto. A sinistra, l’Adriatico e la purezza delle acque cristalline di Torre Guaceto, l’oasi protetta a nord di Brindisi.

Allargando lo sguardo dal proprio finestrino, è altrettanto facile distinguere lo stabilimento dell’Ilva e una nuvola bianca che avvolge la “città dei due mari”. Una nuvola di inquinamento e di morte, un alone negativo che da qualche mese attanaglia l’acciaieria più grande d’Italia. Quasi una maledizione, tra sequestri della magistratura, trombe d’aria, morti sul lavoro, dati inquietanti sull’inquinamento ambientale e sull’aumento di tumori. E il peggio sembra non voler finire. Un nuovo incidente ha portato via un altro operaio, il terzo in appena quattro mesi. Un dramma assurdo e frustrante, se si considera che è avvenuto in un settore dell’azienda attualmente fermo, ma che forse fermo per davvero non lo è anche grazie alla “salva Ilva ” emanata dal Governo e in attesa che il 9 aprile si pronunci la Consulta.


Stavolta è toccato a Ciro Moccia, 42 anni, da dieci all’Ilva. Grande lavoratore, scrupoloso, preparato lo raccontano i suoi colleghi. Ma che nulla ha potuto due notti fa di fronte allo sganciamento di un ponteggio. Un volo fatale di dieci metri, mentre il suo compagno di lavoro, Antonio Liti, è ricoverato in ospedale, in gravi condizioni, ma non è in pericolo di vita. Era originario di Portici, ma viveva a San Marzano di San Giuseppe ed era ormai diventato tarantino di adozione. Come sua moglie e le sue due bambine che adesso piangono il loro papà premuroso e sempre allegro. L’Ilva lo ha risucchiato e non lo ha fatto tornare più a casa dai suoi cari. Come Claudio Marsella, operaio di 29 anni del reparto movimento ferroviario, schiacciato il 30 ottobre da un vagone durante l’operazione di aggancio di un carro ferroviario. E come Francesco Zaccaria, anch’egli ventinovenne, rimasto intrappolato nella cabina guida di una gru caduta in mare al passaggio di una tromba d’aria a novembre. Inutili le ricerche, il suo corpo fu ritrovato tre giorni dopo in mare.


Tragedie che non possono passare inosservate, in una città dove l’Ilva miete morti come un rullo compressore, tra i tumori che colpiscono una percentuale altissima dei lavoratori e quelli che coinvolgono le generazioni più giovani, condannate a respirare veleno per una vita intera. Tragedie che pongono l’interrogativo se negli ultimi tempi l’attenzione aziendale sulla sicurezza sia calata e se le vicende dello stabilimento non debbano essere definite una volta per tutte da parte delle istituzioni. Per il bene degli operai, della città e della stessa famiglia Riva, che appare sempre più lontana dalla realtà e dalla volontà di risanare e reinvestire in questa fabbrica.


A fine luglio, all'indomani della decisione del gip Patrizia Todisco di sequestrare alcune aree della fabbrica, ci recammo a Taranto per verificare la situazione, parlare con gli operai, capire, scrivere, raccontare i fatti. Ci colpì la dichiarazione, una delle tante, di un operaio che ci disse chiaramente che tra l’ammalarsi di tumore o rimanere senza stipendio avrebbe preferito la prima ipotesi. “Qui dobbiamo lavorare. A qualsiasi costo”, ci disse. Anche della morte per mancanza di sicurezza aggiungiamo noi. Le chiamano “morti bianche”, quarantasette dal 1993 ad oggi nello stabilimento, tre delle quali negli ultimi quattro mesi. Sono i numeri, tragici, di un’azienda che continua a far parlare negativamente di sé. Numeri che aleggiano tra gli impianti dell’industria siderurgica più discussa d’Italia. Numeri che devono far riflettere e che giriamo ai proprietari dello stabilimento con la speranza di essere illuminati e confortati.
E poco importa che i dati annuncino una riduzione del 9 per cento degli incidenti sul lavoro in Italia. Ciro non c’è più. Come Claudio e come Francesco. Operai dell’Ilva, morti sul posto di lavoro, eroi silenziosi di un’epoca in cui un misero stipendio vale più della propria vita stessa. E non ci sono più i sette operai morti nel rogo alla Thyssenkrupp. Offesi e umiliati anche dopo la morte nel processo di appello che ha ridotto la pena all’amministratore delegato , Harald Espenhahn, da 16 a dieci anni perché “non è ravvisabile l’omicidio volontario con dolo eventuale, bensì quello colposo aggravato dalla colpa cosciente”. Sentenza che arriva poche ore dopo la morte dell’operaio dell’Ilva. Fatale coincidenza che alimenta ancora di più la “nuvola negativa” che aleggia su Taranto.
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La morte, per poter vivere dignitosamente lavorando, mi colpisce sempre e mi deprime.
Per secoli è accaduto che gli schiavi prima, la plebe dopo, non contassero nulla in molte parti del mondo, ed in tanti Paesi accade ancora.
Ma in Europa, culla di antica civiltà, abbiamo cercato di fare in modo che questo non accadesse più o che, quando accade, accada solo per fatalità.
Ma qui così non è, come in troppi casi.
La crisi, inoltre, induce a disperate dichiarazioni, da parte di chi deve campare la famiglia e sé stesso, come quella riportata nell'articolo.
Inutile dire che così non va bene e che non è accettabile.
L'Ilva è importante per l'Economia dell'Italia ma non si doveva arrivare al punto che, come al solito, arrivasse la magistratura. Perché quando arriva la magistratura vuol dire che la Politica ha fallito.
Se un Bersani si fa finanziare la campagna elettorale dal padrone dell'Ilva cosa dobbiamo aspettarci?
Chi ha consentito alla famiglia Riva, straricca, di non reinvestire per ridurre l'inquinamento e nelle sicurezze?
Il padrone dell'Ilva poteva ridurre i suoi profitti e usarli per queste ineludibili necessità.
Se paga i politici perché chiudano un occhio poi arriva la magistratura e ci rimettono tutti: il padrone, gli operai che restano senza lavoro, il politico che non ha fatto il suo dovere imponendo attraverso le istituzioni il rispetto delle leggi e delle regole.