giovedì 21 marzo 2013

L'Universo e noi

da: ANSA.it

L'universo è più vecchio di quanto stimato

Secondo ritratto ottenuto dal satellite Esa Planck ha 13,82 miliardi di anni

21 marzo, 16:54

ANSA La composizione dell'Universo 
ANSA La composizione dell'Universo

L'universo e' un po' piu' vecchio di quanto stimato finora: ha 13,82 miliardi di anni e non 13,7 miliardi di anni. E' quanto mostra il primo ritratto dell'universo neonato ottenuto dal satellite dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) Planck.
I dati inviati a Terra dal satellite sono riusciti a 'fotografare' un universo giovane come nessuno lo aveva mai visto, ad appena 380.000 anni dal Big Bang.
''Il ritratto ottenuto è di una qualità straordinaria'', ha rilevato il direttore generale dell'Esa, Jean-Jacques Dordain presentando i risultati a Parigi.
La mappa "sfida la nostra attuale comprensione dell'Universo" , ha osservato George Efstathiou, dell'università di Cambridge. La mappa e' ''una miniera di informazioni'' e permette di ricalcolare l'eta' dell'universo e risalire ai suoi ingredienti, ha osservato uno dei responsabili scientifici della missione, George Efstathiou dell'universita' di Cambridge, uno dei responsabili scientifici della missione.
La mappa dell'universo neonato ottenuta dal satellite europeo Planck permette inoltre di ricalcolare quanta materia ordinaria e quanta materia oscura ed energia oscura, le componenti misteriose dell'universo, sono presenti nel cosmo.
Materia oscura e materia ordinaria, ha spiegato Efstathiou, sarebbero in quantita' superiori rispetto a quanto pensato finora: la materia oscura sarebbe il 26,8% (in precedenza si pensava 22,7%) e la materia ordinaria il 4,9% e non il 4,5%. Mentre l'energia oscura sarebbe presente in quantita' inferiore: costituirebbe il 68,3% del cosmo e non il 72,2% come si riteneva. I dati presentati sono solo la metà del totale di informazioni raccolte da Planck: il satellite continuerà le sue osservazioni fino all'autunno prossimo.
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Per capire meglio abbiamo posto delle domande ad un Astrofisico:

D. - Pur non avendo partecipato al progetto dell'Esa Planck può comunque spiegarci cosa vuol dire "fotografato"?
R. - In questo caso la "fotografia" del satellite Planck è una mappa della emissione della radiazione cosmica di fondo che proviene da ogni parte del cielo e che è rivelabile nel lontano infrarosso. 
I particolari e sofisticati strumenti di Planck hanno osservato questa emissione con un dettaglio ed una precisione superiore a quello finora ottenuto con strumenti precedenti e, come quasi sempre avviene, questa maggiore informazione ha confermato il modello del primo Universo già noto precedentemente, ma ha posto nuovi interrogativi. 

D. - Cosa vuol dire questa diversa distribuzione della materia oscura?
R. - Molte evidenze sperimentali portano alla conclusione che nell'Universo attuale sia presente una grossa quantità di materia che, rivelabile dai suoi effetti gravitazionali, non emette radiazioni elettromagnetiche e che quindi non risulta "visibile" in nessuna banda dello spettro e.m.
Le inomogeneità di temperatura rivelate da Planck, sono le inomogeneità nella temperatura della materia ordinaria del primo Universo, raffreddate dall'immenso tempo trascorso. Poiché queste sono riconducibili alle inomogeneità della densità della materia primordiale, questo, con opportune ipotesi, può portare ad una valutazione della quantità della materia oscura nell'Universo neonato per capire se questa quantità è compatibile con quella osservata al presente.  

D. - Cosa vuol dire energia oscura?
R. - Se la spiegazione sulla materia oscura ha richiesto concetti sofisticati e potrebbe non essere stata sufficientemente chiara, per l'energia oscura, la spiegazione è ancora più complessa.
Sappiamo che l'Universo si espande e la presenza della radiazione cosmica di fondo ne è una delle prove più convincenti.
Sempre dalla misura della radiazione cosmica di fondo e da altri fenomeni astrofisici possiamo valutare anche la velocità di espansione dell'Universo al momento presente. 
Misure di questa velocità di espansione, riferite ad un Universo più giovane, fatte attraverso l'analisi dettagliata di alcuni fenomeni astrofisici, ha portato a velocità minori di quella attuale: ovvero  sembra evidente che l'Universo sta accelerando la sua espansione.
Poiché tutte le masse presenti nell'Universo sono soggette alla mutua attrazione gravitazionale, per spiegare questo fatto si deve ammettere l'esistenza di una forma di energia che accelera questa espansione. Questa energia, non altrimenti rivelabile, è stata chiamata energia oscura.
Per capire meglio questo fatto dobbiamo pensare, con le opportune approssimazioni, a ciò che accade quando esplode ad esempio una bomba.
Inizialmente in una certa quantità di materia è concentrata una grande quantità di energia in un piccolo volume: come si pensa che fosse l'Universo prima del Big Bang.
Quando avviene l'esplosione, si ha un momento brevissimo di altissima temperatura in cui tutta l'energia è ancora concentrata in un piccolo volume : i primi istanti dell'Universo come li vede il satellite Planck.
Subito dopo, i frammenti della materia di cui è costituita la bomba si espandono e si raffreddano: l'Universo in un passato non troppo lontano.
Dopo un tempo sufficiente, i frammenti si sono raffreddati e l'espansione  è molto rallentata: l'Universo presente. 
Qui il modello cessa di avere la sua validità, i frammenti della bomba rallentano, il nostro Universo invece sta accelerando la sua espansione.
Deve esistere qualcosa che è responsabile di questo fenomeno e che non si rivela in altro modo: si deve ammettere quindi la presenza di una energia oscura.
Galassie. La nostra Galassia è simile a questa a spirale. La Via Lattea è un braccio della  spirale pieno di stelle di cui noi vediamo la luminosità. Noi siamo in un minuscolo  pianetino che ruota intorno ad una stella piccola  equiparabile, in questa galassia in foto, ad uno dei puntini luminosi che la compongono e che sono stelle di varie grandezze. 

Galassia di forma diversa dalla nostra. 
Stelle in formazione immerse in nubi di idrogeno  nella nostra Galassia
E' arduo per chi non è addetto ai lavori capire tutto questo. Mi viene solo in mente il verso di Leopardi:
"Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: e il naufragar m'è dolce in questo mare".

Realismo a 5 Stelle


Da: Il Sole24Ore
editoriale di Fabrizio Forquet
È magari interessante la discussione se Beppe Grillo sia un comico o un fool in senso shakespeariano. Ma anche fosse il secondo, mai nell'Inghilterra elisabettiana si sarebbero sognati di mettere il buffone di corte sul trono reale. In Italia abbiamo pensato di farlo. Come se l'ottavo Paese tra i grandi del mondo e la seconda economia d'Europa fossero il palco di una rappresentazione teatrale o, peggio, la casa di un reality-show da cui, a un certo punto, si può decidere di uscire, riprendendo la vita reale.
L'Italia e la sua drammatica crisi sociale ed economica non sono, purtroppo, un gioco. E non c'è una vita vera alla quale torneremo, dopo questa fuga generale dalle responsabilità. Rischiamo di risvegliarci in un Paese di macerie. Con un'economia distrutta e una credibilità internazionale vicina allo zero.
L'Italia è ancora una potenza da 1.700 miliardi di ricchezza annua prodotta. È legata a filo doppio ai suoi alleati europei e atlantici. Dalla sua tenuta dipende l'esistenza stessa dell'euro, la seconda moneta per importanza del mondo. Il suo sistema di sicurezza garantisce in teatri difficili, come quello libico, il continuo afflusso di gas e petrolio da cui dipende il sistema produttivo. Ogni mese il suo Tesoro deve andare sui mercati per farsi prestare mediamente 30-35 miliardi. Con agenzie di rating pronte da un momento all'altro a declassarci ulteriormente e uno spread che rischia di schizzare nuovamente a livelli insostenibili.

Perdere tempo con mascherate e profezie di nuove forme di democrazia web è un lusso che non possiamo permetterci. Va bene la protesta, soprattutto se porterà finalmente a quelle riforme del sistema politico che i partiti hanno colpevolmente ignorato. Ma l'urgenza della crisi impone ora un salto dal tempo della protesta a quello della responsabilità e del realismo.
Si tratta, innanzitutto, di prendere atto di alcune verità elementari. È facile sostenere nelle piazze che il debito pubblico va ristrutturato, riducendo gli interessi e diluendo nel tempo la restituzione del capitale. Ma sarebbe disastroso farlo davvero, dal momento che tutto questo equivarrebbe per il mercato e le agenzie di rating al default.
U na macchia indelebile per l'affidabilità creditizia dello Stato e, a cascata, delle sue imprese e delle sue famiglie, che perderebbero di fatto l'accesso ai mercati.
Prospettare poi l'uscita dall'euro, attraverso un referendum, liscia il pelo a un'ostilità diffusa nell'opinione pubblica verso la moneta unica, ma equivale a condannare tutti a un aumento della povertà. Si produrrebbe, infatti, una svalutazione che porterebbe a una perdita del potere d'acquisto dei salari e delle pensioni almeno del 30 per cento. Bel risultato per chi mette tra i suoi obiettivi la lotta alla povertà. Non andrebbero mai dimenticati, del resto, gli enormi vantaggi che la moneta unica ha dato all'Italia in termini di minore spesa per gli interessi (molte centinaia di miliardi).
E ancora: è legittimo sostenere il reddito di cittadinanza. Ma gli almeno 30-40 miliardi necessari a finanziarlo da dove si prendono? Se l'idea è quella di smantellare dall'oggi al domani il sistema della cassa integrazione andrebbe almeno ricordato che quello strumento, nella crisi, sta garantendo più di 500mila lavoratori in difficoltà e, magari, che il suo costo viene sostenuto in grandisima parte dalle imprese. Sono dati di fatto che qualunque studente di economia conosce. Così come sono sotto gli occhi di tutti i danni di credibilità che si producono rivendicando, nelle interviste a importanti giornali stranieri, il proprio contributo all'ingovernabilità.
Benedetto Croce, nella sua Estetica, ricorda che chi «si illude sulla ricchezza dei propri pensieri» viene spesso ricondotto alla realtà «allorché è costretto ad attraversare il ponte dell'asino dell'espressione». Per Grillo e i suoi quel tempo è arrivato.
Molti di loro sono giovani e pieni di buone intenzioni. Gli stessi Grillo e Casaleggio sono certamente persone di intelligenza e vigore non comuni se sono arrivati fin qui. Si lascino alle spalle l'euforia delle piazze piene e di un'ascesa politica senza precedenti. Incassino un giusto risultato sulle riforme che riguardano la moralità pubblica. Ma si tolgano i panni del fool (copyright Enrico Brivio) e diano il loro contributo a tirarci fuori dai guai. Altrimenti della loro vittoria resteranno solo macerie. E la loro avventura politica si spegnerà nella sgradevole categoria del cinismo.

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Che dire? E' un'analisi niente male e riassume molti miei pensieri e non solo miei.
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Da: Il Fatto Quotidiano

....Nell’occhio del ciclone gli eletti siciliani che, appena usciti dalla riunione pre-voto in Senato, avevano espresso le loro perplessità: “Se vince Schifani quando torniamo in Sicilia ci fanno il mazzo”. Proprio Orellana, il nome che era uscito dalle fila dei 5 Stelle per la presidenza del Senato, aveva fatto trapelare le tante rotture interne: “Non c’è stata unanimità nella decisione del nostro gruppo. Grasso e Schifani come persone non sono equivalenti, hanno una storia e un passato diversi. Una è una scelta in continuità con il passato, l’altro non lo so. Mi sono espresso personalmente contro la scelta di Schifani”.
Gli eletti a 5 Stelle vanno incontro così alle prime difficoltà di un gruppo che testa la sua autonomia in termini di pratica e intenzioni. La scelta del Partito Democratico di candidare Laura Boldrini alla Camera e Piero Grasso al Senato ha creato problemi per la linea ufficiale espressa da Vito Crimi e Roberta Lombardi, i portavoce del Movimento, da sempre convinti della necessità del “voto ai propri candidati esclusivo”. Nel corso della giornata i pochi eletti a 5 Stelle che hanno parlato con i giornalisti erano stati chiari: “Non siamo cambiati, siamo sempre noi. Non è che appena entrati in Parlamento cambiamo faccia”, diceva Manlio Di Stefano, ma anche Massimo Artini, Mattia Fantinati e molti altri. Una compattezza smentita nella pratica. A poche ore dall’episodio, i conti bisogna farli con i vertici del gruppo e con un regolamento interno che a priori chiede trasparenza.

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All'atto pratico non è facile restare coerenti perché la realtà non è mai tutto bianco o tutto nero.
Va ammirato, però, lo sforzo rigoroso a rimanere allineati quanto più possibile. Solo che questo sforzo deve tener conto che il Paese ha urgente bisogno di Governo, altrimenti si dà l'impressione di tenere di più alla propria parte e coerenza che all'interesse di chi aspetta decisioni per il proprio futuro....

Pietro Mennea


Da: Il Fatto Quotidiano

Pietro Mennea, morto il campione che “bruciava” le macchine da corsa

L'ex olimpionico si è spento a 61 anni a causa di una malattia. Ha detenuto il record mondiale dei 200 metri per 17 anni, dal 1979 al 1996, con il tempo di 19''72, tuttora record europeo. E' stato anche deputato europeo. Nel pomeriggio la camera ardente al Coni

“Sono veramente sconvolto. Purtroppo sono fuori dall’ambiente sportivo da tanti anni e non sapevo che stesse male, ormai le notizie mi arrivano di riflesso”. Gianni Gola, ex presidente della Fial è “basito, era nel fiore degli anni, una delle più grandi figure dello sport italiano e un grande uomo. Riesco a dire solo di essere sconvolto”


Quando dico che sono vecchia trovo tanta gente che si meraviglia (chissà perché) e mi dice come se fosse una bizzarria: "A 66 anni?!!"
Io invece penso che dai 60 anni in poi ogni giorno è un regalo e così lo vivo intimamente. Troppe persone che sono state giovani con me ora non ci sono più.
Mennea l'ho conosciuto fugacemente quando militavo in Italia dei Valori e lui pure (primo periodo, prima di andarmene la prima volta).

Ricordo in particolare una riunione all'Hotel Giulio Cesare di Roma, quartiere Prati, organizzata dal giornalista RAI Bruno Mobrici che mi sedeva accanto, e davanti a noi seduti uno accanto all'altro Antonio Di Pietro e Pietro Mennea. Non eravamo tanti e la sala era piccola. Lui non parlò molto e Di Pietro ci esortò a costruire qualcosa "Perché - disse con modi simpaticamente spicci indicando Pietro Mennea - qua siamo solo io e lui!"
Poi Mennea se ne andò, deluso anche lui.
E' stato un uomo serio, grande, con una forza di volontà fuori dal comune che l'ha spinto a raggiungere mete eccezionali nello sport, ma anche nella vita accumulando lauree, cattedre universitarie, cariche politiche, attività professionali e filantropiche... Ha dimostrato quanto può la forza di volontà unita all'intelligenza. Ma non ha potuto sconfiggere il solito male incurabile che prende anche chi ha vissuto in modo sano come lui.

Per i due marò finalmente giudici italiani

AGI) - Roma, 20 mar. - La procura militare sta valutando se trasmettere gli atti sul caso dei due maro' alla procura ordinaria che indaga sull'ipotesi di reato principale, quella di omicidio volontario. E' quanto si apprende dopo che nel pomeriggio negli uffici di viale delle Milizie sono stati sentiti dal procuratore militare Marco De Paolis i due fucilieri di Marina accusati di aver ucciso per errore due pescatori indiani in un'operazione antipirateria. Latorre e Girone risultano indagati dalla stessa procura militare per "violata consegna aggravata" e "dispersione di oggetti di armamento": in pratica, si cerca di capire se abbiano commesso o no irregolarita' nell'uso delle armi o se ci sia stato non rispetto delle regole di ingaggio proprie del tipo di missione svolta a bordo della Enrica Lexie. A margine dell'interrogatorio, fonti di Governo hanno ribadito che "l'Italia e' sicura di avere la giurisdizione sul caso", pur auspicando "l'apertura di un arbitrato internazionale" per la soluzione della controversia. Le stesse fonti ricordano, infatti, che: l'incidente e' avvenuto in acque internazionali, a 20,5 miglia dalla costa; quando il comandante della Enrica Lexie ha accettato l'invito della Guardia Costiera locale a rientrare nelle acque territoriali indiane si trovava a 30 miglia dalla costa; il comandante del Saint Anthony (il peschereccio) non ha visto chi ha sparato perche' stava dormendo e non e' in grado nemmeno di dire da quale imbarcazione siano arrivati i colpi, sebbene fosse pieno giorno; una perizia balistica indiana ha accertato che i fucili che hanno sparato non erano quelli assegnati a Latorre e Girone. Non solo: la Corte Suprema indiana non ha riconosciuto ai due maro' l'immunita' funzionale formalmente dichiarata anche dalla Corte internazionale di giustizia dell'Aia. (AGI) .

Finalmente si fa sul serio: giustizia militare e giustizia ordinaria al lavoro per fare chiarezza.

Questo vergognoso trascinare di rinvio in rinvio questa triste (per chi è morto) e ricattatoria vicenda, per chi è vivo, si chiarirà: gli elementi per farlo ci sono tutti.

martedì 19 marzo 2013

L'INDIA ESAGERA

Da: Quotidiano.net

Marò trattenuti in Italia Sonia Gandhi avverte: 
"Nessuno sottovaluti l'India"

La stampa locale attacca l'Italia: "Atteggiamento disgustoso"


“Nessuno sottovaluti l’India”. Rompe il silenzio, e lo fa con durezza, Sonia Gandhi, parlando con i suoi colleghi del Partito del Congresso delle tensioni in atto tra Nuova Delhi e Roma. Intanto i giornali esaltano la stizza della Corte Suprema: "Italia arrogante"

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò accusati di aver ucciso due pescatori indiani, al primo rientro in Italia (Afp)
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò accusati di aver ucciso due pescatori indiani, al primo rientro in Italia (Afp)

New Dehli, 19 marzo 2013 - “Nessuno sottovaluti l’India”. Rompe il silenzio, e lo fa con durezza, Sonia Gandhi, parlando con i suoi colleghi del Partito del Congresso delle tensioni in atto tra Nuova Delhi e Roma sulla vicenda dei due marò italiani. Stando a quanto riportato dai media indiani, la leader italo-indiana del Partito di governo ha quindi sottolineato che il caso viene ora gestito dalla Corte suprema e “noi ci atterremo” alle sue decisioni.

STAMPA ESALTA LA CORTE SUPREMA - La stizza del presidente della Corte suprema indiana Altamas Kabir di fronte alla violazione da parte dell’Italia della dichiarazione giurata presentata dall’ambasciatore Daniele Mancini, riguardante il ritorno dei marò al termine del permesso loro concesso, monopolizza l’attenzione della stampa di New Delhi ed è sintetizzata dal titolo di Mail Today: ‘Una arrogante Italia’’. Il giornale sostiene che ‘’l’atteggiamento italiano è diventato più disgustoso’’ con la presentazione di una nota verbale, ‘’dai toni di sfida ed arroganza’’, in cui si ammonisce che qualsiasi restrizione imposta ai movimenti dell’ambasciatore italiano, compresa quella di poter lasciare il territorio indiano, sara’ contraria agli obblighi internazionali.

Quasi tutti i quotidiani continuano a trattare il tema in prima pagina. Alcuni (The Hindu, The Indian Express e Hindustan Times) lo fanno in tono sostanzialmente pacato, sottolineando l’opinione del presidente della Corte secondo cui Mancini, sostenendo una petizione a favore dei maro’ ha automaticamente perso il diritto all’immunita’.
Piu’ incisivo è invece il titolo di The Times of India, secondo cui ‘La Corte censura l’ambasciatore italiano e dice di non avere più fiducia in lui’. All’interno il giornale titola un altro dei suoi servizi sottolineando che il presidente della Corte si è chiesto ad un certo punto: ‘’Questo ambasciatore è persona d’onore come Bruto?’’. Il giornale riferisce che mentre il procuratore generale G.E. Vahanvati stava leggendo la nota verbale italiana del 15 marzo, in cui si diceva fra l’altro che l’ambasciata ‘’ha l’onore di ricordare al ministero degli Esteri indiano gli obblighi per la protezione degli agenti diplomatici in base alla Convenzione di Vienna’’, Kabir lo ha interrotto bruscamente. ‘’Non pronunci per favore la parola ‘onore’ - ha detto al procuratore - perché questo mi ricorda l’attributo di ‘uomo d’onore’ che Antonio ha utilizzato per Bruto nel ‘Giulio Cesare’ di Shakespeare’’.

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Finora l'arroganza è stata tutta dell'India.
Arroganza e mancanza di chiarezza e rispetto.
Le cronache hanno riportato tutte le notizie dei rinvii delle decisioni sulla vicenda e delle richieste di denaro e risarcimenti senza che si riuscisse ad avere una chiusura dell'inchiesta e una decisione sulla competenza giurisdizionale.
Hanno trattenuto due militari italiani in servizio antipirateria come se fossero due delinquenti comuni!
Se avessero avuto rispetto per i due poveri loro concittadini morti avrebbero dovuto avere tutto l'interesse a risolvere la faccenda nel più breve tempo possibile.
Dunque l'arroganza e l'interesse di partito di Sonia Ghandi di dire "Nessuno sottovaluti l'India" fa amaramente pensare che, invece, si è sottovalutata l'Italia e questo dà la misura di come siamo ridotti.
Questa ultima decisione che l'Italia ha preso ci rivaluta un poco sullo scenario internazionale dove, per qualche italiano esperto "nello sputo in alto che ricade in faccia", noi non avremmo neppure il diritto di difenderci dall'attacco di volgari pirati.
L'India ha tirato la corda troppo a lungo e senza ragione alcuna, forse sapendo degli interessi commerciali che ditte italiane hanno con il loro Paese. Interessi che, a quanto pare, nel caso degli elicotteri Agusta dovevano essere "unti" abbondantemente.
Mi piace pensare all'India non per questa storia che dimostra come la politica sia sporca ovunque, ma per la loro cultura che esprime film come quello che ho riportato nel mio post del 28 dicembre 2012 e che ora è stato oscurato. Sarà perché ho inviato uno dei miei post sulla vicenda dei marò all'ufficio stampa dell'Ambasciata indiana a Roma?


lunedì 18 marzo 2013

Il nostro Ambasciatore "prigioniero" in India


Da: RAI News 24

India, niente immunità per l'ambasciatore italiano

L'ambasciatore italiano L'ambasciatore italiano
New Delhi, 18-03-2013
L'ambasciatore italiano a New Delhi, Daniele Mancini, non ha titolo all'immunità diplomatica: lo ha sentenziato la Corte Suprema indiana, che giovedì scorso aveva già ordinato al massimo rappresentante dell'Italia di non lasciare il Paese dopo la decisione del governo di Roma di non far rientrare in India i due maro', Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati dell'omicidio di altrettanti pescatori, e il cui permesso speciale scadra' comunque solo il 22 marzo.

"Una persona che si presenta in aula e formula una promessa del genere", ha dichiarato il presidente della Corte, Altamas Kabir, "non gode di alcuna immunita'". Mancini, che non era presente in aula, si era impegnato per il ritorno a tempo debito nel Paese asiatico di Girone e Latorre.

La Corte suprema indiana ha rinviato al 2 aprile prossimo la decisione sul caso dei maro'. I giudici hanno esteso fino alla data della prossima udienza il divieto di espatrio per l'ambasciatore Daniele Mancini, che non era presente in aula.


In questo il presidente della Corte ha fatto allusione, senza citarlo, al paragrafo 3 dell'art. 32 della Convenzione di Vienna secondo cui un agente diplomatico che gode dell'immunita' giurisdizionale e che promuove una procedura non puo' invocare questa immunita'. Questo, sulla base del fatto che il 9 marzo l'ambasciatore Mancini aveva volontariamente firmato - anche se precisando ''come rappresentante della Repubblica italiana'' - una dichiarazione giurata a sostegno della richiesta italiana di permesso elettorale per i maro.

Il difensore dei due maro' italiani e dell'ambasciatore d'Italia in India Daniele Mancini, Mukul Rohatgi, ha ricordato alla Corte suprema indiana che in base alla Convenzione di Vienna, la persona dell'ambasciatore e' inviolabile e che quindi ''nessuna autorita' indiana puo' imporre restrizioni sui suoi movimenti''.

Intanto sulla vicenda è arrivata anche la posizione dell'Unione Europea:  L'Ue ''non fa parte della disputa legale'' tra Italia e India e ''percio' non puo' prendere posizione nel merito degli argomenti legali riguardanti la sostanza del caso''. Lo afferma in una nota all'ANSA un portavoce di Catherine Ashton, responsabile per la politica estera dell'Ue. Per la Ue ''la Convenzione di Vienna deve essere rispettata da entrambe le parti''. Cosi' il potavoce di Catherine Ashton, Michael Mann, ha risposto a chi chiedeva se per la Ue l'ambasciatore italiano in India godesse ancora dell'immunita' diplomatica dopo le decisioni di stamattina della Corte suprema indiana.
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Un tempo una cosa del genere avrebbe scatenato una guerra.
Ma noi siamo una piccola nazione (in Kmq.) rispetto all'India e non abbiamo la bomba che loro hanno!
Che vogliono fare? 
Prima trattengono sine die due nostri militari che difendevano il nostro approvvigionamento energetico su una nave mercantile italiana, senza stabilire se ne avevano diritto: sia per il luogo (bisognava accertare se l'addebito che veniva fatto riguardava o meno acque internazionali), sia per l'episodio, riguardante gli spari ai pescatori indiani, se fosse da ricondurre ai nostri militari o ad altri.
Poi la Corte Suprema, lentissima precedentemente, diventa velocissima nel decidere che il nostro Ambasciatore è dichiarato in ostaggio, perché non può lasciare il Paese, e ha perso addirittura l'immunità diplomatica!
Ora, molti italiani non hanno più il senso dello Stato a causa di Istituzioni piegate dai Partiti ai loro voleri, altri hanno il complesso del fascismo che ancora ci portiamo addosso dopo oltre 60 anni, ma personalmente non ho né l'uno né l'altro!

Nei giorni scorsi l'India ha dichiarato che loro non sono "la Repubblica delle Banane" ed io, nel riportarlo, ho scritto che sicuramente non lo sono! Ora aggiungo che quella definizione spetta a noi! La rivendichiamo! Siamo noi la  "Repubblica delle Banane"!
Ho già ricordato il Cermis! Venti morti! E non perché fossero italiani, anzi in maggioranza erano di altre nazionalità! Ma stavano in territorio italiano ed è qui che sono morti perché due stronzi di militari statunitensi, che non difendevano niente, che erano sui nostri cieli, hanno deciso di divertirsi a volare a quota bassissima, contro ogni legge, e per questo hanno reciso i cavi della cabinovia facendo una strage!
Ed il Sig. D'Alema, allora Presidente del Consiglio, dunque Capo del Governo, che oggi qualcuno ha il coraggio di proporre come nostro massimo rappresentante, addirittura Presidente della Repubblica Italiana, agì come tutti sanno e, se non lo sanno, andassero a leggersi il mio post del 5 gennaio 2013  sull'argomento!
Massimo D'Alema sarebbe il sigillo:  Presidente della Repubblica delle Banane!!!

Da sottolineare l'atteggiamento dell'Unione Europea: ci scaricano! Ratificando che l'Unione politica non c'è, non esiste! Come hanno già dimostrato con il problema dell'Africa che ci invade pacificamente con i disperati (che però alcuni hanno il cellulare satellitare!) che arrivano sempre di più sulle nostre coste.

Ipovedenti




L'Associazione  Piemontese Retinopatici ed Ipovedenti 
A.P.R.I.(onlus) mi invia la seguente comunicazione a cui dò volentieri spazio. email: apri@ipovedenti.it

LETTERA A MASSIMO GILETTI
Portiamo a vostra conoscenza la lettera inviata, nei giorni scorsi, al giornalista RAI Massimo Giletti, conduttore della rubrica televisiva "L'Arena".

Spettabile Redazione,
Con la presente intendiamo chiedere di poter intervenire, nel corso di una delle prossime trasmissioni allo scopo di correggere le numerose informazioni, imprecise e scorrette emerse rispetto alla problematica dei cosiddetti falsi ciechi.
Non capiamo infatti il motivo per cui venga sempre ed esclusivamente invitato il professor Tommaso Daniele, presidente nazionale dell’Unione Italiana Ciechi, il quale ha già dimostrato più volte di non essere in grado di sostenere adeguate argomentazioni, né sul piano giuridico, né tanto meno su quello scientifico.
Il problema del resto è molto semplice: oltre il 70% dei processi intentati contro coloro che voi classificate frettolosamente come “falsi ciechi”, si concludono con l’assoluzione degli imputati perché la legge n.138/2001 parla molto chiaro.
La nozione di cecità legale è notevolmente diversa rispetto al significato comune della parola nella lingua italiana.
Perché nessuno dice mai queste cose?
Caro signor Giletti, lei non si sognerebbe mai di confezionare un servizio scandalistico per il fatto, ad esempio che negli ospedali italiani si espiantano organi su persone che hanno il cuore battente, respirano, e il cui sangue circola regolarmente nelle vene.
Per il significato comune esse non sono morte ma per la legge, che ha introdotto il concetto di morte cerebrale lo sono a tutti gli effetti.
Così avviene anche per la cecità e ci stupisce che nessuno sia in grado di far valere quest’argomentazione assolutamente evidente. Si preferisce evidentemente far finta di “stracciarsi le vesti”  colpendo persone sicuramente deboli e spesso non in grado di difendersi.
Oppure ci si lava la coscienza invitando il professor Tommaso Daniele che, pur di non contrariare i governanti, che finanziano in modo assolutamente sproporzionato la sua inefficiente associazione, è disposto ad avvallare qualsiasi posizione, anche se evidentemente contraria agli interessi della categoria che rappresenta.
Chiediamo dunque, per amore di giustizia e di verità, di poter intervenire nella sua trasmissione.
Restiamo dunque in attesa di riscontro e porgiamo distinti saluti.

Ricordiamo, per chi volesse appoggiare questa presa di posizione, di inviare e-mail di sostegno al seguente indirizzo:

bastasprechi.arena@rai.it

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Annalisa Minetti una ipovedente con il coraggio e l'entusiasmo di vivere!!


Annalisa Minetti, bellissima, ha partecipato a Miss Italia



Annalisa Minetti ha partecipato e vinto al Festival di San Remo
Annalisa Minetti vince la medaglia di bronzo alle paraolimpiadi di Londra nei 1500 metri

Annalisa Minetti mamma


domenica 17 marzo 2013

Pendolari carne da macello!


Pubblicato: 13/03/2013 08:31:00
Da: L'Osservatore Laziale
Trasporto Pubblico
FL3, VITERBO-CESANO-ROMA: TRENI ROTTI IN STAZIONE: SCATTA LA PROTESTA DEI PENDOLARI
Gli altoparlanti della stazione annunciano ritardi dei treni da e per Viterbo a causa dell'occupazione dei binari da parte dei pendolari.
Luca Pagni
Bracciano (RM) - A Bracciano il treno delle 6.32 proveniente da Viterbo è giunto rotto alle 6.55 sul primo binario. Il diretto delle 6,59 è arrivato ed è stato fermo 20 minuti all'ingresso della stazione per entrare poi in stazione sul secondo binario. I pendolari esasperati hanno occupato il primo ed il secondo binario. Il locale sul terzo binario è carico ma non lo fanno partire, perché il diretto avrebbe la precedenza.  Sul posto sono intervenuti i Carabinieri che hanno fatto sgomberare i pendolari dai binari. I militari hanno preso le generalità dei manifestanti che avevano occupato i binari per trasmetterle alla Polfer. Intanto gli altoparlanti della stazione annunciano ritardi dei treni da e per Viterbo a causa dell'occupazione dei binari da parte dei pendolari. Un responsabile di linea ha fatto sapere che incontrerà i rappresentanti dei pendolari in mattinata.
Treni per modo di dire

Ho evidenziato in neretto quella parte dell'articolo che racconta come i tartassati pendolari possono essere denunciati per interruzione di pubblico servizio!!

Ma quale servizio??!! Sono i Dirigenti delle Ferrovie dello Stato, ribattezzate Trenitalia e fatte diventare una S.p.A., che dovrebbero essere denunciati per interruzione di pubblico servizio!!

Non faccio parte dei NO TAV ma, come ho già scritto su questo blog, non si può realizzare una viabilità ferroviaria ad alta tecnologia, usabile da un numero sicuramente inferiore di cittadini rispetto a chi si sposta ogni giorno contando su treni locali, e strafregarsene di quest'ultimi!
In democrazia è la maggioranza dei cittadini che dovrebbe ricevere maggiore attenzione. Invece continua ad accadere il contrario: si spende per l'élite.

Le scelte che fanno ai vertici di Trenitalia sono palesemente sorde e cieche ai bisogni di chi sceglie il treno in abbonamento o pagando il biglietto per andare a scuola, al lavoro, dove c'è un impegno quotidiano insomma!
Questa grossa fetta di popolazione ha orari da rispettare, quelli che le ferrovie locali NON riescono invece a rispettare per mancanza di investimenti e di una buona organizzazione.

Il problema è più che cronico: è rancido! Servono scelte politiche che tolgano dai vertici del carrozzone che gestisce i treni locali persone inefficienti e mettano le risorse economiche ed umane che servono per farli funzionare bene.

venerdì 15 marzo 2013

Movimento 5 Stelle: Curricula elusivi

Quello che faranno questi del Movimento 5 Stelle lo giudicherò dai risultati, ma l'inizio già mi rende perplessa.
Ho militato dentro un partito, Italia dei Valori, ed ormai ho esperienza di stecche nella melodia delle parole confrontate con i fatti.
Sono stata anche iscritta a Legambiente, in particolare al Circolo Larus di Sabaudia, dove di stecche non ne ho sentita neppure una e mai mi sono sentita a disagio con loro, a differenza che in Italia dei Valori.
Perché chi milita in una qualsivoglia Organizzazione senza secondi fini, con coerenza e sincerità, l'aria falsa la sente.
Ora io non milito nel Movimento 5 Stelle, troppe cose che dice l'attore Beppe Grillo non sono concordanti con le mie idee di Società ma, nel guano in cui TUTTI I PARTITI hanno messo la Società italiana, penso che un megafono che urlasse lo sdegno degli onesti ci voleva. Per questo l'ho votato con estrema convinzione.
Sono andata a vedere in faccia di persona coloro che avrei votato e ho letto i loro curricula.
Quello della candidata alla Camera dei Deputati del mio Collegio è una donna più giovane dei miei figli, napoletana di nascita, e si chiama Carla Ruocco, di professione Funzionario dell'Agenzia delle Entrate. Il suo curriculum è di tutto rispetto e lo pubblico qui sotto: 
Carla Ruocco Curriculum Vitae:
Studi:1991:maturità classica presso il liceo ‘Umberto I’ di Napoli, voto di maturità: 60/60 1996:laurea in Economia e Commercio, piano di studio ‘Amministrativo pubblico’ Voto di Laurea 110/110, lode e menzione speciale per la carriera 1997:supera la selezione del master in Economia della Pubblica Amministrazione, per la formazione di manager pubblici, frequentando il primo semestre e sostenendone i relativi esami 2000: si abilita per la professione di Dottore Commercialista Esperienze professionali: 1997/1999: in società di revisione e certificazione di bilancio, effettua la revisione contabile per imprese operanti in diversi settori, tra cui: Bancario, Amministrativo pubblico, Internazionale 1999/2004: società farmaceutica nel ruolo di controller (reportistica mensile) 2004: in Agenzia delle Entrate consegue l’idoneità per svolgere il ruolo di funzionario per internal auditing Dal 2004: consegue idoneità di funzionario tributario, presso Agenzia delle Entrate, la Direzione Centrale Accertamento. Fa parte della segreteria tecnica del Direttore Centrale, approfondendo lo studio di problematiche giuridiche attinenti l’ambito fiscale; presso l’ufficio Direttive, fornisce attività di consulenza in materia di imposte dirette ed indirette, e supporto alla stesura di circolari e direttive. Collabora presso l’Ufficio Imprese Minori e Lavoratori Autonomi, supportando l’analisi del rischio di evasione. E’inoltre, referente a livello centrale per il supporto tecnico-giuridico e il monitoraggio e la formazione attinente alla collaborazione dei comuni all’accertamento fiscale (ex. D.L. 78/2010). Nel frattempo sostiene corsi specialistici tra cui: corso di IVA base, (votazione 30/30 e lode), nonché IVA specialistica (con esami finali: votazioni 30 con lode e 30/30). Lingue: Inglese ottimo, francese discreto Tempo libero: Lettura, teatro, scrittura. Attività di giornalismo. Durante il periodo di studi ha svolto attività di animazione per feste di bambini e teatrini con marionette.
Ora, ad elezione avvenuta, mi è sorta qualche perplessità su alcuni aspetti del suo curriculum e, visto che hanno detto e scritto che noi cittadini dovremo sempre interagire con loro per aiutarli nel governo della cosa pubblica, ho ritenuto di chiarirmele direttamente scrivendo una e-mail al Movimento 5 Stelle Lazio che riporto qui sotto:

sabato 2 marzo 2013 14.53 Rita.Coltellese@gmail.com ha scritto:
 Salve,
 non sono iscritta al Movimento né intendo farlo ma vi ho dato il mio voto e continuerò a darvelo secondo il vostro operato.
A Grottaferrata (RM) sono venuta a conoscere i candidati di persona quando sono venuti in quella località vicina a dove io abito.
Ho trovato interessante sia Davide Barillari che, in particolare, il curriculum di CARLA RUOCCO a cui vorrei porre alcune domande: 
1 - nel suo curriculum, pubblicato sul sito alla pagina dedicata ai candidati, è scritto che è un Funzionario dell'Agenzia delle Entrate MA NON È SCRITTO CHE ABBIA VINTO PUBBLICO CONCORSO PER ACCEDERVI, mentre altre mete, raggiunte con studio e lavoro, sono specificate nei
particolari. Come mai?
2 - nel medesimo curriculum è scritto che si è laureata nel 1996 e che è diventata Dottore Commercialista nel 1997. Si tratta di un errore? L'attuale normativa prevede 3 anni di praticantato (leggasi sfruttamento) presso uno studio commercialista abilitato per poter avere la certificazione necessaria per accedere al concorso di abilitazione alla professione.
Queste domande che pongo non sono puntigliose scocciature ma, data la mia età ed esperienza, necessarie delucidazioni per continuare ad avere stima e fiducia nei riguardi di chi ho votato. Ringraziando Carla anticipatamente che, se vuole, potrà rispondermi anche su facebook pubblicamente o su questa e-mail, saluto tutti con molta simpatia.
Rita Coltellese

Risposta:

From: "Movimento 5 stelle Lazio" <info@movimentolazio.org>
To: "Rita.Coltellese@gmail.com" <rita.coltellese@gmail.com>
Sent: Sunday, March 03, 2013 6:29 PM
Subject: Re: Ho votato Movimento 5 Stelle su tutte e 3 le schede

Ciao Rita,

puoi fare a Carla queste domande direttamente sulla sua pagina 
facebook: http://www.facebook.com/carla.ruocco.1?ref=ts&fref=ts
Ti posso assicurare che Carla è una persona talmente limpida e pulita
che il tuo voto meglio non poteva essere dato.

Un saluto.

Senza dubbi ho posto dunque la domanda alla neodeputata direttamente sul suo sito facebook  come consigliato dall'ignoto interlocutore del Movimento 5 Stelle Lazio, là dove è scritto "Messaggi", che, per mia esperienza, arrivano sempre. Tanto è vero che nella mia e-mail avevo proposto proprio facebook.
Questo il risultato:
To: "Movimento 5 stelle Lazio" <info@movimentolazio.org>
Sent: Sunday, March 10, 2013 3:47 PM
Subject: Fw: Ho votato Movimento 5 Stelle su tutte e 3 le schede


Ho seguito il suggerimento che mi avete dato con la Vs. e-mail di risposta
alle mie domande del 02 marzo, domenica scorsa, ed ho inviato subito un
messaggio tramite facebook a Carla Ruocco.
Dato che non mi ha risposto, ho inviato un secondo messaggio a metà
settimana.

Non ha risposto neppure a  quello.
Chiedevo dei chiarimenti sul suo curriculum, niente di speciale.
Come pensate di stabilire i contatti con i Vs. elettori?
Anche alla riunione di Grottaferrata tutti i candidati hanno ribadito: "Noi
saremo sempre in contatto con voi. Voi ci aiuterete con i vostri
suggerimenti."

Ma come? Con i segnali di fumo?
Carla Ruocco non risponde neppure ad una richiesta (legittima) di
chiarimenti sul suo curriculum... Avete parlato di trasparenza...
Fatemi sapere.

Rita Coltellese

Silenzio assoluto! Non ha risposto più neppure chi legge le e-mail presso il Movimento!
E siamo solo ad una richiesta di chiarimento se VERAMENTE, visto che Carla Ruocco si definisce Funzionario dell'Agenzia delle Entrate, lo è legittimamente quale vincitrice di Pubblico Concorso: unico caso in cui tale definizione pubblica può ritenersi corretta, altrimenti bisogna essere chiari e trasparenti e specificare quale è l'effettiva posizione che si ha.
Non vi è nulla di male, se non la mancanza di chiarire.

Altro caso: Andrea Aquilino. Nel tentativo di capirci di più mi sono avventurata nel sito del Movimento e, in una pagina che non sono più stata in grado di ritrovare (non capisco molto la logica del sito, forse Casaleggio che l'ha inventato segue un raziocinio così geniale che non arrivo a comprenderlo), ho trovato il suo curriculum in cui si definiva Professore Universitario della "Sapienza" poi, nella medesima pagina, rispondeva (lui sì bisogna dire) ad una interlocutrice che chiedeva lumi sul suo curriculum specificando che in realtà a 47 anni dava le sue prestazioni di docente gratuitamente in tale Università... Perché la cosa lo gratificava.. insomma gli piaceva farlo.
Nulla di male nemmeno qui. Ma allora perché scrivere che si è Professore all'Università come se tale titolo fosse ratificato da una qualifica che solo certi requisiti consentono di usare? Perché non specificare subito nel proprio curriculum quello che si è veramente? Un collaboratore esterno ed occasionale dell'Università. Dal sito della "Sapienza" si evince che egli non è neppure Professore a Contratto. Vuol dire rapporto di docenza con un regolare contratto a termine per insegnare in un determinato Corso, che sia di Laurea breve o Magistrale, di Scuola di Specializzazione o di un Master, non fa differenza. Questa elusione non è corretta e non è sintomo di trasparenza, e l'ho scritto anche per altre circostanze non riguardanti il Movimento 5 Stelle, dunque che non si trincerino dietro il dito di una persecuzione che non c'è! C'è solo la chiarezza che loro a parole invocano!
Infatti poi certi giornali pubblicano cose come questa che riporto sotto:


A parlare è Andrea Aquilino, numero due nella lista del M5S per le elezioni regionali del Lazio.
Romano di 48 anni, mai impegnato in politica e mai iscritto ad alcun partito, cattolico, sposato e padre di un figlio di tre anni. Ingegnere civile e professore incaricato di Tecnica delle costruzioni e Comportamento delle strutture alla Facoltà di Architettura dell'Università La Sapienza di Roma.

Quando sul sito della "Sapienza" sono riportate per vari anni accademici, di cui l'ultimo 2010-2011, semplici Prestazioni Professionali di cui ne riporto solo una qui sotto quale esempio:
prestazione professionalea.a. 2007/2008AQUILINO ANDREAattività di docenzaPresidenza facoltà€ 240,00


Dalla cifra esigua si può dire che sulla gratuità della prestazione Aquilino non ha mentito!

Concludendo non è un caso Giannino ed io non sono Zingales che lo pregava disperatamente di dire la verità... di chiarire... Cosa che lui non ha voluto fare... e si è capito il perché.. Anche perché, dopo l'esperienza in Italia dei Valori, non mi meraviglio più di tanto che fra il dire e il fare... E poi, in questo caso, ho dato solo un voto e non è detto che la cosa si ripeterà!

Il nuovo Papa: notizie su di lui

Chi mi legge sa che la fede in un Dio trascendente che abbia fatto l'uomo a sua immagine e somiglianza per me non ha retto allo scorrere della realtà davanti ai miei occhi. Pubblico dunque queste notizie sul Papa solo per correttezza, per controbilanciare quanto ho già pubblicato, ripreso dalla stampa, su di lui in chiave negativa. 
Questo articolo ci arriva da padri salesiani con cui abbiamo rapporti di amicizia, affetto e stima:


Da LA BUSSOLA: 15/03/2013


La macchina del fango
contro Papa Francesco 
          
Di Massimo Introvigne
  
    Tutto va ormai alla velocità della luce, diceva Bill Gates. Un tempo perché la macchina del fango cominciasse a lavorare conto un Pontefice ci voleva qualche mese. Ora è bastata qualche ora. Dopo - anzi, mentre è ancora in corso - un maldestro tentativo di arruolare il Papa tra i progressisti, prima di scoprire la sua apologia del celibato sacerdotale e la denuncia delle leggi sul matrimonio omosessuale come frutto dell'invidia del Demonio per l'uomo creato a immagine di Dio, è partito il contrordine compagni. Non è un progressista, è stato un fascista, non ha condannato la dittatura militare argentina quando c'era, salvo chiedere scusa dopo. Anzi, ha collaborato con la dittatura. Anzi, ha personalmente consegnato due gesuiti ai torturatori. Anzi...
    Ci sono due versioni. Quella rozza del «Fatto» di Marco Travaglio che spara a zero sul Papa, e quella in stile avvertimento mafioso di «Repubblica», sulle cui colonne già prima del Conclave Enzo Bianchi aveva avvertito che i cattolici adulti prendono sempre i Pontefici con «spirito critico». E dove da una parte Hans Küng e Vito Mancuso continuano l'operazione di arruolamento di Papa Bergoglio tra i progressisti, dall'altra il direttore Ezio Mauro spiega al Pontefice argentino che cosa gli succederà se darà fastidio: gli sarà chiesta «piena trasparenza sui suoi rapporti con la dittatura militare argentina, sugli scandali di compromissione che lo hanno chiamato in causa come gesuita in vicende mai chiarite».
    E invece non c'è nulla da chiarire. Tutto è già stato sviscerato in libri e contro-libri in Argentina, e non c'è appunto o documento minore o insignificante che non sia stato pubblicato. Il caso è chiuso. Mi sono occupato della questione in un lungo articolo del 2010 sul pensatore cattolico francese Jean Ousset (1914-1994). Che c'entra Ousset con il nuovo Papa? Non molto, se non fosse che il libro da cui tutti fanno copia e incolla sui rapporti fra il nuovo Papa e la dittatura argentina li chiama in causa insieme. Si tratta de «L'isola del silenzio» del giornalista di sinistra Horacio Verbitsky, tradotto anche in italiano nel 2006. In Europa i voluminosi scritti di Verbitsky, che ha prodotto anche altri volumi destinati soprattutto al pubblico argentino, sono stati volgarizzati dalle inchieste della giornalista francese, di analoghe idee politiche, Marie-Monique Robin e trasformati in un romanzo, «Per vendetta», dallo scrittore torinese Alessandro Perissinotto nel 2009.
    Che cosa raccontano questi autori? Che la dittatura militare argentina, dopo avere conquistato con il colpo di Stato del 1976 il potere - lo terrà fino al 1983 - si trovò a dovere fronteggiare una forte opposizione, talora con connotati di guerriglia e terroristici. Senza esperienza specifica in questo tipo di «guerra sporca», decise d'importare in Argentina militari francesi che avevano combattuto con tutti i mezzi - tortura compresa - il movimento per l'indipendenza dell'Algeria e che a loro volta si trovavano nella necessità di cambiare aria perché in Francia avevano cercato di rovesciare il governo del generale Charles de Gaulle (1890-1970) e rischiavano la corte marziale.
    Per organizzare lo sbarco di questi ufficiali francesi in Argentina la dittatura si rivolse alla Chiesa Cattolica - rappresentata dai vescovi ma anche dall'Opus Dei e dai potenti Gesuiti, il cui provinciale era Bergoglio -, la quale collaborò con l'associazione di Jean Ousset, La Cité Catholique, che aveva una branca argentina e di cui alcuni dei militari che avevano combattuto in Algeria facevano parte. Così le tecniche di contro-insurrezione piuttosto manesche, e comprensive di tortura, sperimentate in Algeria furono trasferite in Argentina. E vescovi e alti gradi dell'Opus Dei e dei Gesuiti fecero anche di peggio, perché denunciarono ai militari i sacerdoti e laici vicini alla «teologia della liberazione» d'impronta marxista che si opponevano al regime, alcuni dei quali furono incarcerati. E non tutti tornarono vivi dal carcere.
    Questa ricostruzione, però, è ampiamente fantasiosa. Verbitsky - forse anche grazie al fatto che gli ultimi governi argentini dei coniugi Kirchner si sono scontrati duramente con la Chiesa, guidata dal cardinale Bergoglio, su questioni come il matrimonio omosessuale (introdotto in Argentina nel 2010) e la politica economica - ha potuto avere ampio accesso ai documenti dei ministeri e della polizia. Informatissimo sul dettaglio, il trio Verbitsky- Robin-Perissinotto è però debolissimo e poco credibile sul quadro generale. Descrive il mondo cattolico degli anni 1979 come un monolito, mentre era percorso da fortissime tensioni. Arriva a sostenere che grazie all'opera di mediazione del nunzio in Argentina e poi cardinale Pio Laghi (1922-2009), descritto come un autentico malfattore, i seguaci argentini di monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991) e i vescovi, molti dei quali progressisti, cooperavano tutti a uno stesso disegno: sostenere la dittatura fingendo di criticarla.
    Del resto, come riassume Perissinotto, monsignor Lefebvre e il venerabile Papa Paolo VI (1897-1978) sarebbero stati «divisi sulle questioni di fondo, ma non nella sostanza». Quanto all'Opus Dei, è esplicitamente citato come fonte autorevole per conoscerla «Il Codice da Vinci» di Dan Brown.
    Con queste premesse non sarebbero da prendere neppure troppo sul serio i dettagli di questa letteratura, ma è falsa anche la sua tesi di fondo. La dittatura militare argentina è dipinta per tutto il periodo del suo governo - dal 1976 al 1983 - come un impero del male, un'accolta di sadici e di torturatori che quasi agivano per pura malvagità.
    Come sempre nella storia, che non è mai un film in bianco e nero, le cose sono più complicate. Il precedente governo peronista aveva portato il Paese al caos economico e sociale. I terroristi c'erano davvero. Il rischio di una deriva comunista alla cubana non era ipotetico, Gli stessi cattolici pagavano un prezzo molto duro. Basterebbe citare l'assassinio dell'avvocato e filosofo cattolico neo-tomista Carlos Alberto Sacheri (1933-1974) da parte del gruppo terroristico ERP, l’Ejército Revolucionario del Pueblo, il 22 dicembre 1974, che lo uccise di fronte alla sua famiglia mentre tornava a casa dalla Messa.
    Nei primi mesi della dittatura, l'idea che i militari potessero mettere ordine e dare ossigeno a un'economia moribonda fu salutata con favore anche da esponenti della sinistra politica argentina. In seguito le cose cambiarono. Il regime militare argentino non mantenne le promesse di formulare un progetto coerente per l'identità e la riconciliazione nazionale, si lanciò nella disastrosa avventura della guerra delle Isole Falkland con la Gran Bretagna e - a fronte di una crescente opposizione - ricorse a strategie repressive che comportavano gravissime violazioni dei diritti umani e autentici crimini.
    Bisogna dunque distinguere fra i giudizi sulla giunta militare argentina formulati da esponenti cattolici nei primi mesi della sua attività o negli anni successivi. Come ha scritto lo stesso cardinale Bergoglio, la Chiesa «venne a conoscere a poco a poco quello che stava succedendo [le violazioni dei diritti umani]. All'inizio, ne sapeva poco o nulla».
    Non si possono dunque mescolare in un unico calderone, come fanno Verbitsky e i suoi seguaci, dichiarazioni di esponenti della gerarchia ecclesiastica del 1976 o 1977, che esprimevano un cauto appoggio - mai senza riserve - al nuovo governo militare, e apologie del regime degli anni 1980, riferibili a esponenti cattolici - fra cui alcuni vescovi - decisamente minoritari rispetto a una Conferenza Episcopale le cui dichiarazioni assumevano un tono sempre più critico e di denuncia.
    Veniamo al regnante Pontefice. Padre Bergoglio è stato provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina dal 1973 al 1979. In questo periodo ha dovuto fronteggiare la «teologia della liberazione» d'ispirazione marxista, di cui ha visto per tempo le derive che la Santa Sede avrebbe poi condannato nel 1984. Alcuni gesuiti, favorevoli alla «teologia della liberazione» e ostili al provinciale, cominciarono a muoversi in modo sempre più indipendente rispetto alla Compagnia di Gesù, respingendo al mittente i richiami del loro superiore. Fra questi c'erano i padri Orlando Yorio (morto nel 2000) e Francisco Jalics, animatori di una comunità nel quartiere di Bajo Flores a Buenos Aires.
    Nel febbraio 1976, visti inutili i richiami, il provinciale - cioè l'attuale Pontefice - sciolse la loro comunità. Il cardinale Bergoglio ha spiegato nella sua autobiografia che Yorio e Jalics al momento del colpo di Stato avevano già consegnato ai vescovi il progetto di costituzioni di una nuova congregazione, e che della vicenda conserva tutta la documentazione. Prima del colpo di Stato, che avvenne il 24 marzo 1976, Yorio e Jalics erano di fatto già usciti dalla Compagnia di Gesù, e nel maggio 1976 Yorio fu sospeso a divinis su iniziativa non di Bergoglio ma del cardinale arcivescovo di Buenos Aires Juan Carlos Aramburu (1912-2004).
    Il maggio 1976 la comunità di Bajo Flores è oggetto di un raid della polizia e Yorio e Jalics sono arrestati, andando a ingrossare le fila dei cosiddetti «desaparecidos». «Riappaiono» peraltro dopo sei mesi, in seguito a un negoziato tra la giunta militare e la Conferenza Episcopale, che ottiene la loro liberazione. I vescovi che condussero il negoziato hanno sempre riferito che il padre Bergoglio gli diede impulso dall'inizio alla fine, insistendo perché i due ex gesuiti fossero scarcerati.
    Sia Yorio sia Jalics hanno accusato l'allora provinciale Bergoglio di averli «denunciati» alla polizia come complici dei terroristi. Verbitsky si è fatto eco di queste gravi accuse, e ha passato anni a cercare documenti per sostenerle.
    Che cosa ha trovato? Sostanzialmente nulla, e la minuzia con cui ha frugato negli archivi è la migliore prova che i documenti non esistono. Alla fine, Verbitsky può esibire solo un foglietto, l'informativa di un funzionario del governo, addetto all'Ufficio dei Culti, tale Anselmo Orcoyen - peraltro redatta dopo la scarcerazione dei due sacerdoti, in occasione del rinnovo del passaporto a Jalics -, il quale riferiva di avere saputo da Bergoglio che i due ex-gesuiti avevano cattivi rapporti con le gerarchie, contro cui sobillavano anche alcune suore, che erano usciti dalla Compagnia di Gesù e che non trovavano nessun vescovo che li incardinasse.
    Verbistky ha scritto pagine e pagine sul fatto che l'appunto di Orcoyen contiene tre parole: «sospetto contatto guerriglieri», affermando che anche dopo la scarcerazione Bergoglio, riferendo a un funzionario pubblico della dittatura di possibili contatti di Yorio e Jalics con la guerriglia, li esponeva consapevolmente a rischi gravissimi.
    Ma a leggere l'appunto, di cui Verbitsky pubblica una fotocopia, insistendo sulla frase finale secondo cui «questi dati sono stati comunicati al signor Orcoyen dallo stesso padre Bergoglio», si scopre che la frase incriminata - «sospetto contatto guerriglieri» - fa parte di un paragrafo dove si riferisce che Jalics era stato per sei mesi in prigione, circostanza che le autorità non avevano bisogno di apprendere da Bergoglio perché la conoscevano benissimo.
    E quel «sospetto contatto guerriglieri» è la spiegazione del perché i due erano stati incarcerati. Da parte sua, il cardinale Bergoglio ha scritto in seguito che ricorda la conversazione, e che si era parlato di sospetti di contatti con la guerriglia a carico dei due ex religiosi, ma che a Orcoyen aveva detto che a quei «sospetti di contatti» - che comunque sono diversi dai contatti accertati - lui personalmente non credeva.
    L'appunto Orcoyen - il quale, lo ripeto, è l'unico documento che dovrebbe accusare padre Bergoglio - è il tipico documento poliziesco su cose riferite, di un tipo che conosciamo anche in Italia. E che dimostra che il provinciale, in un momento politicamente molto difficile, era comunque molto cauto: avrebbe potuto dire ben di peggio, dal momento che sui due ex religiosi c'erano voci che coinvolgevano in modo pesante non solo l'attività politica ma anche la moralità personale.
    Bergoglio ha scritto che aveva raccomandato prudenza agli ex confratelli, e che a chiunque chiedesse notizie di loro rapporti con il terrorismo aveva sempre risposto che a lui questi rapporti non risultavano. La gerarchia non li abbandonò dopo l'arresto, tanto che furono liberati. Ma è vero che ebbero difficoltà a farsi incardinare come sacerdoti diocesani prima a Buenos Aires, poi a Morón e a Santa Fe, e dovettero trasferirsi all'estero, Yorio, alla fine, prese un volo per Roma, che peraltro fu pagato dallo stesso Bergoglio. Verbitsky sostiene che nessun vescovo li voleva incardinare perché ai vescovi arrivavano cattive informazioni da Bergoglio e dal nunzio Laghi.
    Bergoglio nell'autobiografia afferma che fece del suo meglio per risolvere la situazione di Yorio e Jalics trovando loro un vescovo. Ma c'è poi così da stupirsi se, con precedenti così tormentati, i vescovi argentini erano riluttanti a incardinare i due ex-religiosi?
    Riassumendo: nella crisi della «teologia della liberazione» degli anni 1970, il provinciale dei Gesuiti si trovò di fronte a una comunità di base particolarmente radicale, e prese provvedimenti perfettamente giustificati. Li prese nel febbraio 1976, prima del colpo di Stato. Dopo il quale non c'è l'ombra di una prova che abbia denunciato i due responsabili della comunità alla polizia. Quando furono arrestati, operò per la loro scarcerazione, che fu ottenuta.
    In seguito, a chi gli chiese informazioni sui due, disse la verità su fatti del passato, senza particolare malanimo. Né risultano dichiarazioni favorevoli del padre Bergoglio sulla dittatura militare in genere.
    Più tardi, come arcivescovo di Buenos Aires e presidente dei vescovi argentini, promosse una politica di riconciliazione nazionale e purificazione della memoria, in cui anche la Chiesa chiedeva perdono per il sostegno di alcuni vescovi e religiosi - fra cui non c'era stato però Bergoglio - alle politiche repressive della dittatura.
    La macchina del fango, dunque, mente come al solito. E non c'è nulla da chiarire, perché ogni minuto documento è stato ritrovato e pubblicato. Infine, occorre sottolineare con vigore che - prendendo provvedimenti contro la teologia della liberazione e chi la sosteneva - il provinciale Bergoglio fece solo il suo dovere.
    Il 5 dicembre 2009 Benedetto XVI ha ricordato il venticinquesimo anniversario dell’istruzione «Libertatis nuntius» da lui firmata nel 1984 come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede in cui condannava la teologia della liberazione e l’«assunzione acritica fatta da alcuni teologi di tesi e metodologie provenienti dal marxismo. Le sue conseguenze più o meno visibili fatte di ribellione, divisione, dissenso, offesa, anarchia si fanno sentire ancora oggi creando […] grande sofferenza».
    Parlando – e la circostanza non è poco significativa – a vescovi latino-americani, l'attuale Papa emerito aggiungeva in quell'occasione: «Supplico quanti in qualunque modo si sentissero attratti, coinvolti o raggiunti nel loro intimo da certi principi ingannatori della teologia della liberazione perché si confrontino nuovamente con la citata Istruzione, accogliendo la luce benigna che essa offre con la mano tesa; a tutti ricordo che la regola suprema della propria fede proviene dall'unità che lo Spirito ha posto tra la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa in una reciprocità tale per cui i tre non possono sussistere in maniera indipendente».
    Parole che valgono anche per il Magistero del nuovo Papa Francesco. Resistendo fin da ora ai tentativi della macchina del fango di distoglierci dall'essenziale rimestando vecchie menzogne.
