sabato 20 aprile 2013

Beppe Grillo ha ragione


APPELLO DI BEPPE GRILLO

Ci sono momenti decisivi nella storia di una Nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. E' in atto un colpo di Stato. Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto. Sono disperati.
Quattro persone: Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti si sono incontrate in un salotto e hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale, di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi di area pdl/pd che tra i suoi punti ha la mordacchia alla magistratura e il mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti. Nel dopoguerra, anche nei momenti più oscuri della Repubblica, non c'è mai stata una contrapposizione così netta, così spudorata tra Palazzo e cittadini. Rodotà è la speranza di una nuova Italia, ma è sopra le parti, incorruttibile. Quindi pericoloso. Quindi non votabile.
Il Movimento 5 Stelle ha aperto gli occhi ormai anche ai ciechi sull'inciucio ventennale dei partiti. Il M5S da solo non può però cambiare il Paese. E' necessaria una mobilitazione popolare. Io sto andando a Roma in camper. Ho terminato la campagna elettorale in Friuli Venezia Giulia e sto arrivando. Sarò davanti a Montecitorio stasera. Rimarrò per tutto il tempo necessario. Dobbiamo essere milioni. Non lasciatemi solo o con quattro gatti. Di più non posso fare. Qui o si fa la democrazia o si muore come Paese.

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Ha ragione e vorrei venire in piazza stasera, ma abito ad un'ora e mezza di viaggio da Piazza Montecitorio e non sono più una ragazzina.
Lo so, non è una giustificazione, perché anche Beppe non è più un ragazzino: ha solo un anno meno di me...
Spero comunque che siano in tanti e che così una di meno non sarà un gran danno...
Napolitano ha quasi 88 anni, è stanco e non voleva rimanere: l'ha fatto per il Paese, perché ha visto che questi disgraziati non sono in grado di fare nulla: né il Governo, né il Capo dello Stato.
Sono capaci solo di prenderci tanti tanti soldi...
L'ho scritto tanto tempo fa in un post: "La dittatura dei partiti". 

Etica molto personale


Da: Capannori NEWS


Totò Riina, il figlio si dichiara orgoglioso del padre. Così, Giuseppe Salvatore, ha dichiarato in una intervista durante la quale ha rivelato dettagli sulla sua vita privata a Padova, dove dimora in regime di sorveglianza speciale. “Credo nello Stato italiano. Poi posso non condividere alcune delle leggi, ma l’importante è che le rispetto. Non mi riconosco invece in alcun partito politico e quindi non voto” ha detto il figlio del capo dei capi.

Figlio di Totò Riina fiero di suo padre perché gli ha trasmesso valori etici fondamentali

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Da: IL MESSAGGERO

Strage di Boston, il grande incubo è finito:
preso il secondo attentatore
Obama: ma mancano ancora tante risposte



NEW YORK - L'incubo è finito. Dzhakhar Tsarnaev, 19 anni, ceceno, è stato arrestato, dopo una gigantesca caccia all'uomo. E' accusato di essere l'autore dell'attentato alla maratona di Boston insieme al fratello Tamerlan, 26 anni, ucciso ieri dalla polizia in uno scontro a fuoco.

Obama. «Si chiude un capitolo. Ma mancano ancora tante risposte» ha detto il presidente Barack Obama.



Scene di giubilo. A Watertown - dove il giovane è stato preso - e in tutta Boston, le scene di giubilo per strada ricordano l'esultanza con cui l'America accolse la notizia dell'uccisione di Osama bin Laden, con centinaia di persone che urlano "USA, USA". La gente si abbraccia, piange, applaude le forze di polizia e le ringrazia. Il giovane fuggitivo come suo ultimo nascondiglio aveva scelto una imbarcazione sistemata nel retro di una abitazione di Watertown.

La cattura. Secondo le prime ricostruzioni, a dare l'allarme sarebbe stato proprio il proprietario della casa, uscito a fumarsi una sigaretta in giardino: da poco era stato tolto dalle autorità il "coprifuoco". Insospettito dalle tracce di sangue viste in terra, ha preso una scala e ha controllato l'interno del motoscafo. Si sarebbe a quel punto accorto della presenza di un corpo insanguinato, dando subito l'allarme. La polizia, ricorrendo a un elicottero dotato di un rilevatore di calore, ha avuto la conferma della presenza di un uomo dentro la barca. Una volta che gli agenti hanno circondato l'area si sono poi uditi diversi spari. Fonti investigative raccontano come siano stati utilizzati lacrimogeni e bombe accecanti per disorientare il ragazzo e impedirgli di reagire. Grande comunque la cautela da parte degli agenti, visto che il rischio maggiore era quello che il presunto terrorista potesse utilizzare degli esplosivi. Alla fine è entrato in azione un negoziatore per convincere il giovane ad arrendersi. Sono stati minuti interminabili. Un poliziotto è stato udito urlare: «Sappiamo che sei lì. Vieni fuori con le mani in alto!». Alla fine un improvviso applauso - udito anche dai milioni di americani incollati alla tv, come il presiente americano, Barack Obama - ha annunciato l'epilogo della vicenda.

La gioia e lo sgomento. «Lo abbiamo preso», ha urlato un agente. «Il terrore è finito», ha postato su Twitter il Dipartimento della Polizia di Boston. È cominciata la festa, con la gente che si è riversata in strada. Dzhokhar è stato portato via ammanettato e insanguinato. Le prime immagini che circolano mostrano come abbia ricevuto i primi soccorsi sul posto. Sarebbe ferito al collo e ad una gamba. Immediatamente portato con un'ambulanza in ospedale, è stato sottoposto alle cure dei medici. Le sue condizioni sarebbero molto serie. Del resto le ferite risalirebbero alla sparatoria di 24 ore prima, quando sotto il fuoco degli agenti è morto il fratello Tamerlan. «Come due fratelli che sono cresciuti qui possono essersi rivoltati contro il nostro Paese?» si è chiesto il presidente Obama parlando in diretta tv agli americani. E ancora: «Hanno agito da soli?». Sono le domande che tutti gli americani continuano a farsi dal giorno della tragedia di Boston.

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L'etica è universale, non può esserci un'etica personale. Lo dice la semplice logica: il nostro universo, come specie umana, è tutto qui, su questo pianeta.
L'etica è rispettarci gli uni con gli altri.
Uccidere può essere una necessità qualora dobbiamo salvarci dall'essere uccisi: la vita è l'unica cosa che abbiamo, il resto è il nulla. Dunque può essere etico uccidere per salvarci da un attacco contro la nostra incolumità fisica. Ma solo ed esclusivamente in questo caso.

Le deformazioni mentali umane però portano alcuni esseri umani a crearsi un'etica personale, in cui è giusto ammazzare altri uomini.
E' il caso di Riina. Inutile cercare di capire, di spiegare, è una mente che si è tirata fuori dall'universo etico della specie. Inutile cercare una logica: afferma di "credere nello Stato Italiano" quando l'organizzazione criminale in cui tutta la sua famiglia è immersa è un Antistato.
Non tutto ciò che è deforme si spiega con la pazzia, essendo essa spiegabile da un malfunzionamento biochimico del cervello.
Questi esseri si oppongono all'etica universale che può reggersi soltanto sul rispetto reciproco.

Anche i due fratelli ceceni erano fuori dall'universo etico. Per loro era giusto distruggere, non importa chi. Hanno tolto la vita a un innocente bimbo di otto anni che, felice, correva incontro al padre. Hanno strappato una gambetta alla sua sorellina e quasi ucciso la madre.
Il mondo da distruggere per loro è questo.
Cosa hanno dimostrato a sé stessi? Inutile cercare una logica.
Dalla Cecenia erano dovuti andar via, al massimo avrebbero dovuto avercela con la Russia.
Gli USA li avevano accolti. Avevano studiato nelle loro scuole, nelle loro università, uno di loro usufruito di una borsa di studio pagata con i soldi dei contribuenti statunitensi...
Pare che abbiano detto "di non capire gli americani".
Non è che se non capisco altre mentalità allora le elimino.
Non c'entra nulla essere musulmani come ha detto il loro padre rimasto nei luoghi di origine, gli USA sono pieni di musulmani, di ebrei, di cattolici e di tutte le culture e religioni.
E' che loro erano fuori dall'etica universale, come il figlio di Riina.

venerdì 19 aprile 2013

Sono vittime di sé stessi


Da: Corriere.it

Beppe Grillo sul palco di Udine (Ansa)
«Li stiamo mandando a casa. Ci avviciniamo al momento della resa dei conti. E noi abbiamo tutto segnato». Lo scrive su Twitter Beppe Grillo, commentando le dimissioni di Pier Luigi Bersani. «Negli ultimi mesi 5 partiti scomparsi. Rosy Bindi dimessa da presidenza Pd. Li stiamo mandando a casa», ha aggiunto.
L'ANNUNCIO DAL PALCO DI UDINE - Dopo l'annuncio delle dimissioni di Bersani, venerdì sera, Beppe Grillo ha dato l'annuncio, quasi in tempo reale, dal palco di Udine. «Bersani si è dimesso», ha detto il leader del Movimento Cinque Stelle. «A casa, a casa», ha urlato la piazza gremita.

Io direi che si mandano a casa da soli.
Con una cecità ed una incapacità ad ascoltare la gente che fa paura.
Bersani poteva fare una grande mossa politica accettando la candidatura di Rodotà. Invece con un masochismo che sa di follia, come diceva Crozza nella sua satira di questa sera, ha proposto Prodi.
Enzo Iannacci cantava che "per fare musica ci vuole orecchio" e si riferiva alla musica solo come allegoria...
Bersani preso dagli inciuci, dalle manovre a tavolino, l'orecchio non ce lo ha più!
Che vada a casa. Ma non cantino vittoria le maschere del PdL, quelli votati dai dieci milioni di italiani che non vogliono pagare le tasse, che ritengono un loro diritto non rispettare le leggi dell'edilizia, il popolo dei condoni, i furbi insomma... Quelli che ridono degli stupidi onesti che pretendono il rispetto delle regole... Non cantino vittoria, perché se ce la faremo ad andare di nuovo ad elezioni il Movimento 5 Stelle forse ce la farà a prendersi i voti di quelli del PD che volevano votare Rodotà e inalberavano cartelli con quel nome a piazza Montecitorio.
Sallusti al nome di Rodotà fatto dalla Gruber ha reagito dicendo che "sarebbe un male per l'Italia". Poi non ha saputo motivare questo male per la nazione, ma ha detto che certo sarebbe un male per Berlusconi "un comunista" al Quirinale.
Si vede che nella mente di Sallusti Berlusconi "è l'Italia"! Troppo facile è stata la replica in studio: c'è stato fino ad ora un comunista al Quirinale! E che comunista! Uno del PCI, uno che inneggiò ai carri armati russi in Cecoslovacchia...oggi pentito...lo ha detto... ha fatto ammenda. Comunque un comunista doc.
Rodotà si è presentato nelle liste anche come indipendente... Dunque non è comunista più di Napolitano.
Ma se Berlusconi e i suoi cortigiani si possono capire, non si capisce la scelta di Bersani di incaponirsi a non considerare tale unificante candidatura. L'ottimo Nicola Vendola, dopo averlo seguito nell'avventura prodiana per lealtà più che per vera convinzione, lo ha detto chiaramente: noi ora votiamo per Rodotà. Ma invece di dimetterti, Bersani, non potevi imporre questo nome al partito che guidavi? Poi, forse, potevi anche fare il Presidente del Consiglio con l'appoggio del Movimento 5 Stelle. Invece, a furia di inciuciare, non hai capito più niente e ti sei levato di mezzo da solo. Boh???!!!

Lotta per l'Acqua



COMUNICATO STAMPA

Acqua: Il dissenso dei Comuni contro la "Tariffa Truffa": un'onda che cresce di giorno in giorno
Anche l'ex Ato 3 - Firenze, Prato e Pistoia - contro le logiche del profitto nella gestione dell’acqua


Sono sempre di più gli enti locali italiani che prendono posizione contro la nuova tariffa dell'AEEG per il servizio idrico, la stessa che il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua definì “Tariffa Truffa” subito dopo la sua pubblicazione.
La conferenza dei Sindaci dell'ex ATO 3 Toscana (Firenze, Prato e Pistoia, gestione Publiacqua) riunitasi oggi ha detto no alla tariffa voluta dall'AEEG. Lo scorso martedì i sindaci dei Comuni della provincia di Arezzo l'avevano bocciata a grande maggioranza e ieri anche il Comune di Montecatini Terme (PT) ha preso posizione contro il sistema tariffario deliberato dall'AEEG approvando all'unanimità una mozione contro la tariffa truffa. Se ci spostiamo in Emilia Romagna la musica non cambia: i sindaci Piacentini, poche settimane fa, hanno redatto un documento di fuoco contro il nuovo metodo tariffario transitorio a fronte di 12 milioni di mancati investimenti nel territorio piacentino negli stessi giorni in cui i sindaci della provincia di Reggio Emilia hanno sonoramente bocciato la nuova tariffa. Tutte le riunioni dei Comuni sono state accompagnate dalle mobilitazioni dei Comitati per l'acqua pubblica che hanno ribadito come il metodo tariffario predisposto dall'Authority sia in esplicito contrasto con l'esito referendario.

Finalmente, dopo la sentenza del TAR Toscano del 21 marzo scorso, in cui è stato ribadito che la finalità, perseguita con il quesito referendario avente ad oggetto l’art. 154 del d.lgs. n. 152/2006, era di “rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua” (Corte Costituzionale, 26.1.2011, n. 26) e che questo risultato doveva essere dichiarato applicabile a partire dal 21 luglio 2011, comincia a essere la volontà dalla parte di vari sindaci di applicare l'esito referendario anche in Toscana. Si è cominciato con i comuni della provincia di Arezzo e adesso con quelli dell'area Fiorentina dove è stato messa in minoranza la volontà di Firenze di fare utili attraverso la gestione dell'acqua piuttosto che di perseguire la ricerca del bene comuni.

In diversi territori, a partire da Toscana ed Emilia Romagna, è dunque un fiorire di dissenso alla tariffa truffa confezionata dall'AEEG in spregio alla volontà popolare dei referendum 2011, un dissenso che si aggiunge al successo della campagna di Obbedienza Civile che ha portato migliaia di cittadini in tutta Italia a protestare contro la mancata applicazione dei referendum autoriducendosi la bolletta ed eliminando la remunerazione del capitale investito eliminato dal voto referendario. Il Forum Italiano dei Movimenti dell'Acqua ha inoltre realizzato una infografica da distribuire nelle iniziative dei comitati territoriali e da diffondere nei social network in cui si spiega la truffa dei referendum perpetrata da AEEG.

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Forum Toscano dei Movimenti per l'Acqua



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Luca Faenzi
Ufficio Stampa Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
ufficiostampa@acquabenecomune.org
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Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax. 06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
www.acquabenecomune.org


Perché Rodotà no ?

 di Stefano Folli - Il Sole 24 Ore 

Bersani propone Prodi. Pdl: scelta che spacca il Paese. Al via la 3° votazione


Verso l'elezione del nuovo Capo dello Stato. È iniziata la terza votazione da parte del Parlamento in seduta comune per l'elezione del Presidente della Repubblica. È ancora necessaria la maggioranza dei due terzi, pari a 672 voti, dei 1007 elettori; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza semplice, pari a 504 voti.

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Stefano Rodotà
Bersani sembra aver perduto la bussola, totalmente.
Prima tenta di fare il Governo con il nuovo che avanza, la protesta del Paese, incarnata dal Movimento 5 Stelle.
Poi ai canti della sirena PdL risponde "assolutamente no un Governo con il PdL".
Poi propone Marini come Capo dello Stato perché piace a Berlusconi e si presenta in Aula con il braccio amichevolmente posato sulle spalle di Alfano.
Poi, quando la protesta a tale scellerata scelta si estende, oltre che all'interno del Partito, anche in piazza, tira indietro la scomoda candidatura del sindacalista pariolino, che non fa l'elegante gesto di rinunciare per toglierlo dagli impacci manco se l'ammazzi, e propone Prodi!

Perché non Rodotà? Una figura pulita e nobile e senza gli errori di Prodi alle spalle? Il PD, con Vendola e il Movimento 5 Stelle, possono farcela ad eleggerlo e sarebbe poi una porta aperta a poter fare quel Governo con il Movimento 5 Stelle all'inizio perseguito...
Un Governo di cambiamento. Ma come può pretendere Bersani di proporre al Movimento in primis un appoggio al "Suo" Governo e rifiutare poi il candidato che il Movimento esprime, che è un uomo di valore e che non è certo "grillino" ma è un uomo che è stato in politica proprio con il  "Suo" Partito? 

Berlusconi aveva detto chiaramente: Prodi mai! Allora meglio la Bonino.
Poteva allora proporre questa figura a cavallo fra i due schieramenti, e inoltre donna!
Invece propone proprio colui che a Berlusconi proprio non va giù!
Dicono che Emma Bonino non sarebbe gradita ai cattolici...
Perché è stata un'antesignana fautrice dell'aborto?
Quale ipocrisia se è così! Quante donne cattoliche praticanti ho conosciuto che, per ragioni diverse, sono ricorse all'aborto! 

Dobbiamo cambiare la Costituzione e darcene una come quella francese, dobbiamo far eleggere il Capo dello Stato dalla base: noi tutti popolo italiano.
Non può essere, il massimo rappresentante dell'Italia, una figura frutto degli inciuci e degli sbandamenti di una classe politica incapace, inetta, interessata solo a sé stessa.

giovedì 18 aprile 2013

Chiara Poggi: riaperta speranza di Giustizia.

Da: La Repubblica.it

Assoluzione annullata, processo da rifare. Alberto Stasi, unico imputato per il delitto di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di Garlasco il 13 agosto 2007, dovrà tornare nelle aule giudiziarie: quelle della Corte d'assise d'appello di Milano. Lo ha deciso la Cassazione, che ha accolto i ricorsi della Procura generale e delle parti civili. Fra i giudici, quindi, hanno fatto breccia le argomentazioni del sostituto procuratore generale Roberto Aniello, che in udienza aveva ricostruito i passaggi chiave del caso, per arrivare a dire che Stasi era l'unico, tra quanti conoscevano bene Chiara e la sua casa, ad avere un movente. E pur senza mai usare la parola "colpevole", ha però concentrato su di lui i riflettori.

Il provvedimento della Cassazione incrina l'impianto delle due sentenze di primo e secondo grado, che il 17 dicembre 2009 e il 6 dicembre 2011 avevano assolto l'ex bocconiano fidanzato della vittima per prove insufficienti. "Sono dispiaciuto, non si capisce il motivo", dichiara lui a Fabio Giarda, uno dei suoi avvocati, che fuori dall'aula della Suprema corte lo chiama al telefono subito dopo che il presidente della prima sezione penale Paolo Bardovagni, ha letto il verdetto. Stasi non era in aula. "Non ce l'aspettavamo - ha ammesso Giarda - Ora attendiamo le motivazioni per vedere se la Cassazione ha accolto i motivi di ricorso o ha solo accettato le richieste di rinnovazione. Continuiamo a credere - ha aggiunto - che Alberto sia innocente. C'è sempre stata l'associazione: 'avere giustizia' uguale 'condanna di Alberto'. Anche noi vogliamo giustizia e siamo d'accordo in questo con la famiglia di Chiara, ma questo non può passare dalla condanna di Alberto se non ci sono prove".
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Da: Quotidiano Net

Scheda sul giallo di Garlasco: tutti gli 'errori' dell'inchiesta

Vigevano (Pavia), 17 dicembre 2009 - Il cadavere da riesumare perchè a nessuno, carabinieri e pm, era venuto in mente di prendere le impronte digitali della povera Chiara. La centralina dell’antifurto sequestrata quando ormai era troppo tardi perchè i dati interessanti erano scomparsi. Il telefono cellulare di Alberto Stasi, l’unico indagato, mai sequestrato.

Impronte degli inquirenti sulla scena del delitto, persino - si dice - lo scivolone di un carabiniere sul sangue della vittima.

E ancora, un gatto lasciato scorazzare
tra le stanze di villa Poggi e il tacco del pm Rosa Muscio stampato sul pavimento. Una bicicletta nera ignorata nonostante un testimone ne abbia parlato poche ore prima coi giornalisti, poi coi carabinieri per ribadirlo ancora in aula durante il processo.

Errori, dimenticanze, «lacune», sintetizza il giudice dell’udienza preliminare Stefano Vitelli. Ma l’errore più grossolano, quello che pesa di più sulla credibilità delle indagini, è dei carabinieri che, curiosando nel computer portatile del ‘biondino', involontariamente cancellarono le tracce di salvataggi che oggi, ritrovate, risultano essenziali per confermare l’alibi di Alberto.
 Riavvolgiamo allora il nastro di due anni di indagini. Nessuno sa spiegarsi come sia potuto accadere che, dopo i funerali di Chiara, le impronte della ragazza mancavano all’appello. Si racconta, ed è arrivata solo qualche conferma ufficiosa, che per rimediare, esperti medico-legali, accompagnati dai carabinieri, abbiano riesumato nottetempo la salma e riparato alla «dimenticanza» in tutta fretta. Con molta meno solerzia si andò invece nell’ officina del padre di Alberto Stasi a sequestrare l’impianto d’allarme.

Non era difficile immaginare che Alberto potesse essere andato lì a nascondere l’arma e gli abiti sporchi di sangue, a ripulire la bicicletta. Ma l’accertamento è stato fatto solo a ottobre, quando era inutile perchè la centralina teneva in memoria solo i dati dei trenta giorni precedenti.
 Nemmeno è stato fatto nessun controllo scientifico a casa di Alberto. Sì, sono stati portati via oggetti, indumenti, scarpe, computer. Ma nessuno ha mai effettuato ricerche minuziose nelle stanze, nel giardino.

Eppure Alberto è sempre stato il solo indagato. Poi c’è la questione della famosa «bicicletta nera» indicata da una testimone la mattina dell’omicidio alle 9.10 davanti alla villetta di Chiara. Nelle loro deposizioni sia Alberto sia i suoi genitori dicono che a casa Stasi ci sono tre biciclette, una delle quali nera. Ma la procura non le sequestra. Porta via solo la ‘Umberto Dei bordeaux’ sul cui pedale sarebbe stato rilevato il dna di Chiara.
 Infine le impronte rilevate dalla scientifica a casa Poggi. Molte di Alberto Stasi, com’era ovvio aspettarsi, dieci del fratello di Chiara, due del padre, tre di un falegname che aveva lavorato nella villetta pochi giorni prima dell’omicidio. E poi solo tracce di «estranei». Quattro del capitano Gennaro Cassese, che guida la compagnia di Vigevano, una è del colonnello Giancarlo Sangiuliano, comandante provinciale di Pavia. Sono gli stessi Ris in una delle prime relazioni a scrivere che il divano del salotto è stato spostato con pochi riguardi per la scena del crimine e parlano di «tracce di suola a carro armato» riconducibili alle «calzature militari».
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Da questo blog: post del 5 aprile 2013

Manca un giusto coordinamento di intelligenza nelle indagini, manca un rigore nella loro esecuzione che, invece di acquisire le prove, le distrugge, come dimostra quanto sopra riportato ed evidenziato.

Non c'è molto da aggiungere a quanto sopra riportato se non che ora la Cassazione ha azzerato quanto fatto e dato una speranza di Giustizia ai genitori di Chiara ed alla sua memoria.

Non è che NON si riesca a fare chiarezza, è che un agire sconcertante da parte di chi dovrebbe saper fare le indagini, unito a tecnicismi giudiziari che si appigliano proprio a codeste lacune ed errori, porta a favorire gli assassini. E questo è un fatto gravissimo, una sciatteria inaccettabile da parte degli inquirenti ai quali viene da dire: andate a fare un altro mestiere!
Ora sarà più difficile controllare la bicicletta da donna nera che la famiglia del fidanzato possedeva ma che, assurdamente, non fu esaminata e sequestrata immediatamente!
Sarà difficile spiegare che sul sangue si scivolava  ancora quando sono entrati tutti, ma Stasi non ne aveva nemmeno la minima traccia sulle scarpe con cui si è presentato dai carabinieri...
Manca l'intelligenza investigativa. Pure i dilettanti sanno che la scena del delitto va congelata prima possibile e non si deve pasticciare... Questa gente che non sa lavorare bene non paga mai? 

E non siamo soli... infatti!

Insieme al giubilo per come sono andate le elezioni di Marini oggi, ho constatato con felicità che la gente si è assiepata fuori da Montecitorio protestando per una simile candidatura: avrei voluto essere con loro! Bravi, bravissimi, eccezionali!
Persone di tutte le età!

I commenti giornalistici su La7 poi, condotti dall'ottimo Mentana, mi hanno fatto maturare un'idea e qui la propongo a chi legge: i tempi sono maturi per cambiare la Costituzione per quel che attiene l'elezione del Capo dello Stato.
Non è più possibile lasciare nelle mani degli "inciuciatori" tale scelta. La fanno sempre e comunque piegandola ai propri interessi di bottega.
E' giunta l'ora che il popolo si voti direttamente il proprio Presidente della Repubblica.
Come avviene in Francia ad esempio. 

L'elenco dei candidati

Il Consiglio costituzionale rende pubblico l'elenco dei dieci candidati alle elezioni presidenziali.

Il Consiglio costituzionale (Conseil constitutionnel) è un'istituzione francese prevista nella Costituzione del 1958 (che ha segnato l'inizio della Quinta Repubblica). Tale organo svolge, tra l'altro, la funzione di controllo di legittimità costituzionale (che è quindi accentrato) ed è regolato in Costituzione nel Titolo VII (artt. 56-63).

Come viene eletto il Presidente della Repubblica in Francia?

In Francia, il Presidente della Repubblica viene eletto per una durata di cinque anni. Lo scrutinio si svolge a suffragio universale uninominale diretto, ovvero vi partecipano tutti i cittadini francesi maggiorenni, in uno o due turni.
Se un candidato ottiene la maggioranza assoluta dei suffragi espressi, ossia la metà dei suffragi più un voto, viene eletto al primo turno (un fatto che non si è mai verificato nella Quinta Repubblica).
Se nessun candidato ottiene questa maggioranza assoluta, un secondo turno viene organizzato due settimane dopo tra i due candidati arrivati in testa al primo turno. È eletto Presidente della Repubblica il candidato che ottiene la maggioranza semplice, ovvero il maggior numero di voti.
Dalla revisione costituzionale del 23 luglio 2008, l'esercizio della funzione presidenziale è limitato “a due mandati consecutivi”.

Data la totale incapacità della classe politica, fin qui denominata Casta, a svolgere un qualsivoglia ruolo che serva al popolo che mantiene sulle spalle lo Stato Italia, deve essere sollevata quanto più possibile dai poteri che la Costituzione attuale le assegna.
Non sanno dare un Governo al Paese, quando lo danno pensano solo ai loro personali interessi arricchendosi, votandosi leggi a favore dei componenti tale Casta, portando l'economia del Paese allo sfascio.
Nel dare il Capo dello Stato a questo Paese si fanno gli sgambetti eliminando qualche nome dai "grandi elettori", proponendo personaggi che per loro  sono commendevoli ma per il popolo no, dunque stiamo mantenendo un apparato inutile, dispendioso ed autoreferenziale.

Votiamocelo noi il nostro massimo rappresentante e per farlo dobbiamo cambiare la Costituzione, rendendola al passo con i tempi. La Francia è un esempio di democrazia. 


La Casta non demorde

Lo spettacolo della Casta che, nonostante un giovane del PD parli con schiettezza e nonostante quasi 9 milioni di persone abbiano dimostrato che non ne possono più dando il voto al Movimento 5 Stelle, pretende di mettere sul più alto scranno del Paese una faccia come quella dell'arricchito sindacalista Marini è nauseabondo.

Ancora non l'ha capito, ancora intigna, la Casta/Bestia (vedi il mio post "Affamare la Bestia" del 19/09/2012) aggrappata ai propri giochi di potere, alle sue partite a scacchi in cui pensa di prevedere le mosse future, cieca e bieca, non paga delle previsioni sbagliate che hanno già dato risultati chiari e palesi.

Ha ragione Beppe Grillo allora a non accordarsi con questa Casta/Bestia: non gli sta bene neppure Rodotà al PD di Bersani! Eppure non è certo persona di destra! Non motiva chiaramente perché non gli sta bene, ma la gente che, a differenza di Bersani e compagni, ci vede benissimo percepisce gli inciuci che ci sono dietro questo rifiuto... 

Bersani dimostra sempre più la sua faccia non leale, come leale è stato invece Matteo Renzi dopo la sconfitta alle primarie, ritirandosi senza meschine rabbie, appoggiandolo in campagna elettorale.
Quale differenza di statura morale!
Renzi esprime le sua opinione su Marini, che tanto piace a Berlusconi, e Bersani lo propone, come a dire: "Renzi non ti considero affatto"!

Bersani, guarda che sono finiti i tempi in cui DC, PSI e pure il PCI, facevano gli accordi sottobanco e nulla si sapeva, come ricordava stamane Stefano Folli ad Agorà!

La gente è cresciuta, l'informazione, a cui Berlusconi vuole mettere "la mordacchia", si è espansa su televisione e WEB... è una marea che non si può fermare con leggi "ad personam" o con Papi gesuiti che si danno da fare a baciare bambini... pensando di farci dimenticare l'economia parassitaria del Vaticano.
Purtroppo c'è ancora gente che ragiona con egoismo e allora vota il re "ammazza regole", perché promette di togliere l'IMU, di consentire l'abusivismo edilizio che distrugge il territorio, di chiudere un occhio e pure tutti e due sull'evasione fiscale...

Purtroppo! Ma se non basta io voterò ancora Movimento 5 Stelle, e ancora, e ancora!
Mio marito, disgustato, si è pentito di aver votato per Bersani, visto che Renzi era stato sconfitto.
Siamo in due, ma forse non siamo soli...

  

mercoledì 17 aprile 2013

Quanto è difficile rispettare le regole per chi amministra i nostri Servizi!


Dai Comitati Acqua Pubblica ricevo e pubblico il seguente comunicato

Acqua: no al metodo proposto dall’autorità dell’energia e del gas

http://www.provincia.re.it/page.asp?IDCategoria=703&IDSezione=3927&ID=505240

Lo stop al metodo tariffario arriva dal Consiglio locale di Reggio Emilia. Votato all’unanimità un ordine del giorno che critica la scelta del Governo: l’acqua non deve sottostare a regole di mercato

Il Consiglio Locale di Reggio Emilia, composto dalla Provincia e dai Sindaci del territorio reggiano, ha chiesto all'agenzia regionale per il servizio idrico ed i rifiuti di non approvare la tariffa per il servizio idrico proposta dall'autorità dell'energia elettrica e del gas. L'ordine del giorno, approvato all'unanimità, critica la scelta del Governo di aver affidato a un'autorità competente in materia di energia anche la regolazione delle tariffe dell'acqua, settore che non dovrebbe essere sottoposto alle stesse regole di mercato. Si chiede quindi a Bologna di attendere l'espressione del nuovo Parlamento.
Gli amministratori reggiani avanzano anche delle proposte su come comporre la tariffa.
Innanzitutto la partecipazione e l'attivazione di un "patto" per il rispetto del referendum con tutti coloro che si sono mobilitati nella campagna referendaria. Approvare un metodo non condiviso sta già portando a nuovi ricorsi legali e al rischio di riaprire una fase di vuoto normativo, con tutti i conseguenti rischi nella capacità di realizzare gli investimenti. Il nuovo metodo tariffario dovrà partire da nuove regole per rendere trasparenti, e costantemente accessibili, i dati relativi agli investimenti realizzati. Solo in questo modo sarà possibile - in tutta Italia - evitare che nei costi di investimento si possano celare componenti del profitto.
Gli esiti del referendum ed i pronunciamenti del Consiglio di Stato e della giurisprudenza escluderebbero qualsiasi tentativo, seppur applicato ex-post sulle tariffe, di indicizzare e normalizzare la remunerazione del capitale, continuando ad eludere il tema della trasparenza di costi riversati in tariffa.
L'Assessore provinciale all'Ambiente Mirko Tutino, come Coordinatore del Consiglio locale dichiara: "Dopo aver scelto un modello pubblico per la gestione dell'acqua, gli amministratori reggiani hanno proposto una piena applicazione del referendum anche in materia di tariffe. L'autorità dell'energia e del gas non può fare il lavoro del Parlamento e, in attesa di una norma-quadro sul servizio idrico, abbiamo chiesto all'agenzia regionale per il sevizio idrico e rifiuti di non applicare il metodo proposto dall'autorità". 

martedì 16 aprile 2013

Triste morale: un mondo di vigliacchi

Da: La Stampa.it

di: paolo colonnello
milano


16/04/2013 - l’elettricista milanese che nel 2010 ruppe il muro dell’omertà

“Sfidai gli assassini del tassista. Oggi non testimonierei più”


Per l’omicidio sono stati condannati P. Citterio (al centro nella foto) e M. M. Ciavarella

Il racconto: “Ho dovuto cambiare casa e ho perso il lavoro, vado avanti a psicofarmaci”

Come diceva Don Abbondio, uno il coraggio non è che se lo può dare. «Se tornassi indietro, non so se rifarei quello che ho fatto, dopo quella testimonianza vivo con gli antidepressivi e faccio fatica a dormire. Ho perso il lavoro e ora anche la casa».  

Ma se adesso Gianluigi Ricotti ha paura, nessuno ha il diritto di giudicarlo. Perché questo giovane elettricista di 34 anni, padre di una bambina di due, il coraggio l’ha consumato tutto il giorno che decise, unico in tutto un quartiere, di presentarsi a testimoniare per la morte del tassista Luca Massari, ucciso a botte da tre balordi in via Ghini, periferia Sud di Milano, case popolari equamente divise tra buoni e cattivi. Lui stava con i buoni. La sera stessa dell’omicidio gli bruciarono la macchina perché i cattivi erano cresciuti con lui nello stesso cortile e quando Ricotti si affacciò al balcone per fumare una sigaretta dopo pranzo, li vide che picchiavano con cattiveria il povero tassista, colpevole di aver investito un cane sfuggito al guinzaglio della sua padrona. «Urlai: basta fermatevi, lo state uccidendo». Lo riconobbero al volo. Di notte gli misero a fuoco l’auto, di giorno citofonarono in casa del padre chiedendo di lui. Un incubo.  

Eppure Ricotti, tra i tanti testimoni che all’inizio del processo mandarono lettere ai giudici dicendo che non si sarebbero presentati perché avevano paura, fu l’unico, insieme a suo padre e sua madre, a venire in aula. E a raccontare ciò che aveva visto, facendo crollare miseramente la tesi della difesa che voleva per quell’omicidio un unico responsabile. Alla fine furono condannati in tre: i due picchiatori Michel Morris Ciavarella a 16 anni, Pietro Citterio a 15 e in primo grado la sorella di lui, Stefania, la ragazza cui era sfuggito il cane, considerata l’istigatrice del pestaggio: 10 mesi. Ricotti aveva fatto il suo dovere, né più e né meno. Come dovrebbe essere normale in un paese normale. Gli diedero anche l’Ambrogino d’oro. Poi il processo si chiuse, la medaglia finì in un cassetto e lui si ritrovò in quartiere da solo, con una bambina appena nata e gli sguardi ostili dei vicini. È dura per un elettricista essere chiamato a far riparazioni quando in zona ti vedono come un appestato.  

Ricotti prese moglie e figlia e decise di trasferirsi. Un piccolo appartamento dignitoso nella campagna pavese, a 550 euro al mese. Troppo per chi si deve rifare una clientela e una vita nel pieno della peggiore crisi finanziaria dell’ultimo secolo. A un certo punto non ha più avuto soldi per pagare. Venerdì scorso si è presentato all’udienza per lo sfratto e il giudice non ha potuto far altro che confermarlo. Poi però ha chiamato una giornalista perché se la legge ha il cuore duro, gli uomini che la interpretano talvolta dispongono di un’anima. «Possibile che non si possa far niente per lui?». Così la storia di Ricotti ha cominciato a circolare per le redazioni, un consigliere comunale dell’ex Idv, Raffaele Grassi, ha presentato una nota in consiglio chiedendo che il Comune si ricordasse di quel cittadino che aveva premiato e che per l’omertà di un quartiere aveva perso il sonno e il lavoro. Una piccola macchina della solidarietà si è messa in moto.  

Ieri il sindaco Giuliano Pisapia, a margine di un convegno a palazzo di Giustizia, ha spiegato che del caso si sta occupando l’assessore alla Casa Daniela Benelli che dovrebbe aver trovato per Ricotti e la sua famigliola, lontano, s’immagina, dal quartiere in cui è stato messo al bando, una casa. Lui, Gianluigi, adesso vive sospeso tra la speranza e la paura, vorrebbe che il suo nome non finisse sui giornali: «Non voglio attirare di nuovo l’attenzione. Non è tanto la paura per me quanto per mia figlia: se dovesse succedermi qualcosa chi si prenderebbe cura di lei e di mia moglie? Ho bussato a tutte le porte per trovare lavoro, mi sono anche proposto per le pulizie. Avvilente. Ma quando questi usciranno di galera, io non sarò tranquillo. A cosa serve il coraggio se poi ti lasciano solo?».  
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Non vi è nulla che giustifichi un simile ripensamento se si possiede una coscienza e se si è Uomini e non pusillanimi.
La fantasia di Dante li pone nell'anticamera dell'Inferno: "infatti l'Inferno vero e proprio non li accetta perché non trarrebbe alcun giovamento da individui senza infamia. Il contrappasso che Dante utilizza per le anime dei pusillanimi è per contrario: mentre in vita non si sono mai schierati vivendo senza infamia né lode, ora sono costretti a portare una bandiera e ad essere continuamente punti da mosconi; il sangue provocato dalle punture viene succhiato da vermi schifosi che strisciano al suolo. Virgilio invita sdegnosamente Dante a passare non curandosi di inetti che non meritano alcuna attenzione."
L'articolista riporta il manzoniano Don Abbondio, che certo non è un esempio umano di dignità e la sua vigliaccheria porterà una serie di mali a creature innocenti come la pura Lucia ed il povero Renzo.
Questo elettricista dice che vive di psicofarmaci per aver affrontato la sua coscienza ed aver fatto il suo dovere.
Io, al contrario, credo che gli psicofarmaci sia costretto a prenderli chi scende a patti con la propria coscienza, chi la silenzia per vigliaccheria. Se lui veramente si ritrova così per aver fatto il suo semplice dovere vuol dire che non era così convinto che dire la verità fosse giusto.
Mi chiedo poi come mai un intero quartiere era dalla parte di brutali e selvaggi assassini e non dalla parte della vittima, che era un povero tassista. Mi sfugge la ragione che farebbe stare costoro dalla parte dei bruti e non dalla parte di un onesto lavoratore che nulla ha fatto. Chi ha infranto la legge è la donna a cui è sfuggito il cane che doveva essere tenuto a guinzaglio e, casomai, era la povera vittima che poteva chiedere i danni sulla sua auto provocati dal cane, che si era lanciato in mezzo alla via, a chi non aveva saputo custodirlo.
Come la racconta questo elettricista in quel quartiere abiterebbe gente di sicuro malaffare, che reputa giusto lasciare i cani liberi di fiondarsi sotto le auto in transito, a rischio di  provocare incidenti, che reputa giusto che si chiudano gli occhi su un massacro perpetrato su un uomo che stava lavorando, che vorrebbe salvi gli assassini e minaccerebbe i testimoni, ormai impauriti e pentiti di aver testimoniato... Se tutto questo è vero la spiegazione è una sola: questa gente è UGUALE ai bruti assassini. Infatti ci si piace e ci si assolve fra UGUALI.
Trovo tutto questo terrificante e mi torna in mente la Alletto, l'impiegata che aveva assistito al gesto folle ed insensato di Scattone e Ferraro, la quale dovette essere torchiata dall'ottimo magistrato Ormanni per dire la verità. Una cosa che mi turbò molto e ne parlai al lavoro con delle colleghe scoprendo una, per me, inimmaginabile comprensione per l'agire della Alletto: una mia collega mi disse che "certo... perché Marta Russo è morta... magari se era solo ferita...", giustificando l'omertà nel caso fosse stata solo ferita e venendo sulle mie posizioni stentatamente "solo perché è morta..."; un'altra candidamente, perché assolutamente scevra da ogni rigore morale, mi disse "l'hanno messa in mezzo quella povera signora...".
Non ci lamentiamo di come va il mondo se il senso morale è questo.

Nota: 14 luglio 2011, mio post sulla condanna degli assassini del povero giovane uomo che faceva il tassista ammazzato di botte.