giovedì 25 aprile 2013

Visioni di realtà...


Dalla Raccolta "Le verità nascoste"
Visioni di realtà...

L'allegra  tavolata, costituita tutta da giovani medici tranne i genitori di uno di loro, sedeva nel cortile della villetta godendo del profumo delle trote che cuocevano sul barbecue.
La padrona di casa e madre di uno di loro rise alle loro facezie rovesciando il capo all'indietro e, nel farlo, vide al di là del muro di cinta una figura di donna che si stagliava scura nel quadrato luminoso della finestra di quella villa al di là del confine e, mentre la sua risata si spegneva nella constatazione che erano spiati, sentì nitida una risatella nervosa provenire dalla sagoma scura e un inusitato commento: "E' matta!" 

Non disse nulla agli altri che non si erano accorti di quella inquietante presenza che, proprio perché folle, definiva lei matta perché rideva in lieta compagnia.
Sapeva da tempo che quella donna squilibrata li spiava.
Un giorno che stava facendo colazione a quello stesso tavolo dove ora si svolgeva la cena a base di pesce, sentì la voce strozzata della figlia laureata di quella donna che la chiamava sordamente: "Mamma!" Il suono era imperioso e strano e, istintivamente, Marella alzò il capo dalla lettura del giornale del giorno prima, che non aveva avuto il tempo di finire di leggere, e vide la sua vicina correre accovacciata con rapidi passetti avvicinandosi al confine e così sbirciando verso di lei. Allora capì che quello che aveva pensato alzando gli occhi distratta da quel richiamo forzato, che la ragazza fosse afona per un mal di gola, non era vero, ma la giovane donna richiamava sua madre in sordina per non farsi udire da lei, ignara di quel bisogno malato di spiarla della donna pazza.
Un'altra volta, quando ancora non aveva chiuso i rapporti con la scomoda vicina, stava cenando dentro la sua cucina e, sempre, leggeva il giornale. Il frequente grido domestico rivolto a figli e marito era: "Non mi buttate il giornale di ieri e nemmeno quello dell'altro ieri perché debbo finire di leggerli!!" Fra lavoro e incombenze varie di tempo ne aveva poco, ma non voleva rinunciare a leggere un giornale, ricco di informazioni che non si fermavano certo solo alla cronaca quotidiana, come era "La Repubblica". 
Quella sera, dunque, leggeva mangiando tranquilla in cucina; i suoi figli erano a cena da amici e suo marito era migrato con il vassoio davanti al televisore per seguire le notizie del telegiornale. Quale migliore occasione per leggere mangiando? Cosa scorretta e impossibile qualora ci fossero stati tutti... Sentì ad un tratto di essere osservata... Eppure lo sguardo non può "sentirsi", non c'è alcuna prova scientifica di un simile fenomeno... Eppure sentì che da alcuni minuti qualcuno, al di là del vetro della porta finestra della cucina, la osservava... Fenomeno subliminale dovuto forse alla "coda dell'occhio" che vede ma non registra, essendo concentrato l'occhio altrove, nella fattispecie sul pasto e nella lettura? Fatto sta che girò il capo e vide la squilibrata vicina che, si rese conto solo in quel momento, da almeno dieci minuti stava annaffiando sempre nello stesso punto la siepe che aveva piantato proprio sul confine da poco tempo. Da quel punto poteva guardare dentro la sua cucina. La ignorò e riprese a mangiare ed a leggere.
L'indomani  la vicina le fece un discorso insinuante con aria melliflua: "La sera si cena tutti insieme no? La sera una famiglia unita cena tutta insieme intorno ad un tavolo no? Noi la sera ceniamo insieme!" Dopo un poco Marella capì, non subito, ma quella insisteva e lei non capiva dove volesse andare a parare. Capì che la poveretta insinuava che se lei la sera prima stava mangiando da sola voleva dire che non erano una famiglia unita. E portava ad esempio se stessa come "famiglia unita". Le lasciò credere la realtà che voleva pensando a quanto era pazza nel non ricordarsi quello che diceva insistentemente, sicuramente non solo a lei, semplice vicina di casa, e cioè che suo marito "se lo teneva solo per la vecchiaia", "che lei gli aveva fatto firmare tre volte almeno la richiesta di separazione per scuoterlo dalla sua abulia", "che lei andava in vacanza da sola" (senza neppure le figlie) ecc. ecc. ecc.. Ora bastava cenare insieme intorno allo stesso tavolo "per essere una famiglia unita". 

Ma non se ne era liberata del tutto neppure chiudendo con un atto di aperta scortesia i rapporti.
La donna smaniava di ricevere gente a cui mostrare la sua casa che aveva riempito di oggetti costosi e "kitsch" e spesso traghettava le persone più disparate in un giro turistico della sua abitazione. Il suo narcisismo malato ne aveva bisogno e dunque pensava che anche gli altri ricevessero per questa ragione. Riteneva la casa di Marella modesta rispetto alla sua e, quando un giorno vennero in visita dei vecchi compagni di liceo del marito di Marella con le loro consorti, scoppiò da dietro la siepe ormai cresciuta, che celava la sua malata presenza in ascolto, una secca quanto rara risata isterica della poveretta. Infatti rideva raramente e mai con morbida gioia. Marella, dietro insistenza curiosa delle sue ospiti, si era affacciata sul cortile dicendo brevemente che lì c'erano due vani di servizio: cantina a destra e lavanderia a sinistra. Il riso  derisorio della malata voleva sottolineare che "nulla c'era di bello e di prezioso da mostrare" in quella casa, di certo inferiore alla sua! 
Ella infatti aveva fatto portare da uno di quei luoghi che vendono anche caminetti e balaustre imitazione stile neoclassico, come anche i sette nani, statue di donne poggiandole sul muro esterno della casa, insieme ad una fontana a forma di fungo... In casa, durante il giro museale di prammatica, aveva mostrato a Marella una enorme statuina di una damina settecentesca poggiata sul suo comò in camera da letto; poiché quella non reagiva con gridolini di meraviglia come lei si sarebbe aspettata, insistette  ripetendo due o tre volte: "E' di bisquit, è di bisquit..." Intendendo forse che era di porcellana di Biscuit. Marella la trovava brutta nel suo lucido splendore ad occupare gran parte del ripiano del comò dell'orgogliosa padrona di casa, convinta di possedere una vera opera d'arte...
Soprammobile kitsch: damina di porcellana
Marella si era guardata bene dal mostrarle mai le ceramiche ed un grande disegno incorniciato di un noto ed importante artista che suo marito e lei avevano avuto l'onore di conoscere e frequentare, né alcune stampe autentiche del '600 su carta filigranata, né una riproduzione in argento di un quadro di Vitali in limitata tiratura, né una stampa autentica del 1800 ecc. ecc.. Essendo oggetti che la poveretta proprio non poteva capire né apprezzare, come il fatto che Marella e la sua famiglia amavano quegli oggetti per il loro valore artistico ma, anche, perché avevano una storia affettiva legata a chi li aveva loro regalati e non era loro abitudine farne mostra. Certo chi se ne intendeva, entrando in casa loro, li notava subito: ma non era il caso della poveretta.

Emanuela Orlandi e Mirella Gregori


  • Dal sito della trasmissione di RAI 3 "Chi l'ha visto?"
    4 aprile 2013
    Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, titolare insieme con il sostituto Simona Maisto dell'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, ha disposto l’acquisizione del flauto fatto ritrovare ieri a “Chi l’ha visto?” da un uomo. Lo strumento musicale sarà sottoposto ad una consulenza tecnica per verificare se siano rintracciabili tracce organiche per una eventuale comparazione genetica e per stabilire se siano presenti impronte digitali e a chi appartengano. In merito alle modalità del ritrovamento, sono state verbalizzate le dichiarazioni spontanee dell’inviato di “Chi l’ha visto?” Fiore De Rienzo come persona informata sui fatti.

    Un uomo, forse un mitomane che vuole mettersi in mostra, che ha precedenti per essersi prestato a fare il sosia di Roberto Benigni in una trasmissione televisiva (cosa che, però, di per sé non necessariamente ne fa un mitomane), ha fatto ritrovare il flauto di Emanuela Orlandi.
    Non è detto che lo sia, anche se la famiglia lo ha riconosciuto come molto simile anche nella custodia, e se lo è lo dirà l'esame del DNA della saliva che chi suona lascia all'interno del boccaglio. Ella sparì dopo la lezione di musica e nulla di quello che aveva con sé è mai stato ritrovato.
    Una delle sorelle ha detto che Emanuela, come tutti i suonatori di flauto, al ritorno a casa lavava il boccaglio, ma quel giorno sparì e dunque se è veramente il suo flauto non lo poté lavare...
    Ora è tutto in mano alla magistratura e l'uomo che l'ha fatto ritrovare dovrà spiegare molte cose e, anche se si dice tranquillo, se esiste una logica non dovrebbe cavarsela in nessun caso.
    Dice che lui è tranquillo perché dice la verità, dunque non potrà essere perseguito per false dichiarazioni e depistaggio e intralcio alla Giustizia, ma se dice la verità potrà essere perseguito per ben altro reato, molto più grave: concorso in sequestro di persona come minimo.
    Anche se è un mitomane non dovrebbe cavarsela senza una denuncia penale e conseguente processo per qualcuno di questi reati.
    E' un pregiudicato in quanto condannato per omicidio colposo in una orribile storia che riguarda un bambino di 12 anni il quale, uscito di casa per andare dal barbiere lì vicino, fu ritrovato morto con tutte le ossa rotte sul ciglio della strada dalle parti della Pineta di Ostia. Lontanissimo da casa sua.
    Il suo assassino fu individuato grazie all'abilità della Polizia che risalì al suo mezzo attraverso i pezzi dello stesso rimasti sull'asfalto. Fu condannato per l'investimento e per il conseguente mancato soccorso. Non si poté provare che avesse anche rapito il bambino e portato fin lì, ma si ipotizzò che questo potesse essere avvenuto e che il bambino avesse cercato di fuggire e l'assassino l'avesse investito deliberatamente.
    E' un personaggio inquietante, visto che sia il bambino dodicenne che le due quindicenni scomparse farebbero pensare ad un soggetto alla Dutroux, dedito al traffico di minori...

    Caso Orlandi, sentito l’uomo che ha fatto trovare un flauto

    Da: Roma Daily News
    Scritto da redazione il . Postato in Rassegna Stampa
    Ieri si è presentato in procura Marco Fassoni Acetti, l’uomo che nei giorni scorsi ha consegnato alla trasmissione Chi l’ha visto? un flauto dicendo che era appartenuto a Emanuela Orlandi, la quindicenne cittadina vaticana sparita nel giugno dell’83: un giallo internazionale che dura da trent’anni. Fassoni Acetti è noto alle cronache per aver vinto un vecchio concorso come sosia dell’attore Roberto Benigni ed essersi fatto pizzicare dalla polizia di New York qualche anno dopo, nel ’99, perché sfruttando la somiglianza col comico già famosissimo, pasteggiava nei ristoranti della Grande mela e si rifiutava di pagare il conto. Allora aveva 40anni, oggi ne ha venti di più e al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e alla pm Simona Maisto ha detto di essere un privato cittadino senza particolari rapporti né con l’ambiente Vaticano ...

    Da: Corriere della Sera.it

    ROMA -Prima ha fatto ritrovare un vecchio flauto in un ex stabilimento cinematografico, dicendosi certo: fidatevi, è appartenuto alla «ragazza con la fascetta», sotto quella scenografia mitologica l'ho messo io. Poi ha iniziato a parlare. Nell'ultimo mese, in cinque interrogatori, ha delineato per ore la sua verità: sia su Emanuela Orlandi, la figlia del messo pontificio scomparsa il 22 giugno 1983, sia su Mirella Gregori, sparita un mese e mezzo prima.
    E' una deposizione molto inclinata verso l'autodenuncia, la sua: M.F.A., il superteste che ha messo in conto di finire sotto accusa per uno dei gialli più inquietanti del dopoguerra, è andato ben oltre le prime ammissioni sul flauto. Al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e al pm Simona Maisto, ha raccontato di essere stato «uno dei principali telefonisti» del sequestro Orlandi, che sarebbe stato organizzato «dal nucleo di intelligence di cui facevo parte per esercitare pressioni sulla Santa Sede». E non basta: quel 22 giugno a corso Rinascimento, dove la quindicenne sparì, lui sarebbe stato «appostato per scattare fotografie alla Bmw su cui c'era De Pedis», e nei mesi successivi avrebbe incontrato «moltissime volte Emanuela, che restò a Roma fino al dicembre del 1983».
    Emanuela Orlandi (foto Ansa)Emanuela Orlandi (foto Ansa)
    Sono dichiarazioni esplosive, sulle quali però la Procura si mantiene cauta. Se fondate, il giallo sarebbe a una svolta definitiva. Il primo dubbio è scontato: perché parla 30 anni dopo? La risposta è che confida nel «nuovo clima» in Vaticano dopo l'avvento di papa Francesco e nel fatto che altri, «soprattutto le ragazze coinvolte in quello che è stato un sequestro-bluff», seguano il suo esempio. Il teste precisa che il «primo impulso» gli è venuto dall'essere stato «coinvolto in un omicidio, sempre nell'83, in una pineta vicino la villa di un magistrato che seguiva la pista bulgara sull'attentato a Wojtyla». All'episodio, a suo dire, fece riferimento un falso dossier del Sisde.
    Ciò che più conta, comunque,sono le rivelazioni su Emanuela e Mirella, le cui sparizioni andrebbero spiegate a partire da fine 1981, mesi dopo l'attentato a San Pietro, «quando i servizi segreti dissero ad Agca che se avesse collaborato avrebbe avuto la grazia sia del Papa che del presidente della Repubblica». In questo schema, ecco dunque il doppio sequestro: Emanuela in quanto cittadina vaticana, Mirella italiana.
    Il flauto ritrovato (Ansa)Il flauto ritrovato (Ansa)
    L'uomo, ex collegiale, appassionato di cinema, ha spiegato che fu contattato da ecclesiastici che «in virtù della mia creatività mi proposero di collaborare con sacerdoti un po' peccatori per creare situazioni da usare contro certi paesi dell'Est». Il gruppo sarebbe intervenuto come «una lobby di controspionaggio», nell'ambito di presunti contrasti tra opposte fazioni vaticane, con foto e intimidazioni su temi caldi come «la gestione dello Ior, la revisione del codice di diritto canonico, i finanziamenti a Solidarnosc, le nomine».
    Emanuela Orlandi (Ansa)Emanuela Orlandi (Ansa)
    Obiettivo: condizionare la Curia. Solo con Emanuela e Mirella, però, si arrivò al sequestro, anche se «per entrambe all'inizio fu allontanamento volontario, in quanto creammo una trama di amiche con cui si allontanarono». Per la Orlandi, davanti al Senato, avrebbe agito «una compagna di scuola, che salì con lei su un'auto assieme a un finto prete», mentre con la Gregori «successe l'imprevisto: si innamorò di un nostro operatore, andò all'estero e tornò una sola volta a Roma, nel 1994, per incontrare sua madre in un caravan in corso d'Italia». Antonietta Gregori, la sorella, replica stizzita: «L'avrei saputo, è una falsità assoluta». Quanto a Emanuela, l'idea era di liberarla presto, «il tempo di avere in mano la denuncia di scomparsa per esercitare pressioni», ma il piano fallì «soprattutto per l'appello del Papa all'Angelus, il 3 luglio, che diede risalto mondiale al caso».
    I manifesti con i volti di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori (Milestone)I manifesti con i volti di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori (Milestone)
    La ragazza «non subì violenze, visse in due appartamenti e in due camper, le procurammo un pianoforte e la rassicuravamo dicendole che la famiglia era al corrente». Questo fino a dicembre 1983. Poi, avrebbe detto l'uomo ai magistrati, «il gruppo la trasferì all'estero, nei sobborghi di Parigi», «dove potrebbe essere ancora viva, così come Mirella, ma non so dove». Farneticazioni? Ennesimo depistaggio? Mezze verità? La risposta dipende da indizi e riscontri, ammesso che l'enigmatico personaggio li abbia forniti.



Grazie a papà Giorgio Napolitano

Grazie al buonsenso di Giorgio Napolitano abbiamo evitato di avere quale Presidente del Consiglio dei Ministri e Capo del Governo il residuato craxiano.

L'incarico a Renzi lo ha ritenuto prematuro e, forse, una forzatura data la precaria situazione del Paese.
Bene Enrico Letta, giovane per un Paese che predilige i vecchi, il quale si è recato al Quirinale con la sua auto personale, già questo simbolo di cambiamento. Peraltro mi sembra fosse una Fiat e, se non mi sono sbagliata, anche questo è un simbolo importante in un Paese esterofilo nell'acquisto auto fino all'autolesionismo. Se vogliamo che gli operai Fiat non guardino le auto che producono ferme e invendute dobbiamo comperarle: mi sembra elementare.

Enrico Letta ha un compito difficile e l'ha detto: non farà un Governo a tutti i costi.
Gli tremano un poco i polsi e posso capirlo ma, se si entra in politica ci si deve aspettare che, prima o poi, ci si debba assumere anche delle gravose responsabilità.
Anzi, questo è il compito della politica!
Per molti, troppi, invece è fare affari ed arricchirsi.

Il PdL sta già facendo la "finta": "ci sto ma...".
Fino ad ora hanno recitato la parte dei Responsabili fregandosi le mani e ridacchiando non tanto dietro le spalle del PD in crisi totale.
Ora trovo giusto che il papà di questa Italia in crisi abbia scelto un componente del Partito che aveva avuto la maggioranza dei voti alle elezioni politiche.
Certo la restituzione dell'IMU, visto che non ci sono soldi in cassa, è da parte di Berlusconi e compagni una mossa prioritaria, quando ci sono ben altri problemi da risolvere, ai soli fini elettorali. Se cadrà il tentativo del sobrio Enrico Letta il PdL sarà pronto a raccogliere i voti di chi rivuole i soldi!
Gente che non capisce che il proprio minuscolo tornaconto e vota in tal senso.

L'IMU va cambiata, ma non si può restituire a casse vuote.
Va fatta una spartana economia ad iniziare, quale esempio per il Paese, dalla riduzione del numero spropositato di persone che dobbiamo mantenere per essere poi così malgovernati o NON governati. Riduzione non solo in Parlamento, ma nei Consigli Regionali, diventati dei veri verminai di corruzione per i troppi soldi a disposizione. I Consigli provinciali idem: basta parole e promesse di cancellazione delle Province.
Smetto l'elenco ma bisogna smantellare i carrozzoni succhia soldi pubblici dove gente inutile vive e fa vivere la propria piccola corte, i propri parenti ed amici, un esempio sono le Comunità Montane, tante volte evocate nei discorsi sul risparmio, !
L'IMU va ridotta, tenendo conto del reddito, a chi ha la casa in cui vive. E le ragioni sono così ovvie che è un'offesa all'intelligenza di chi legge doverlo spiegare. 

Infine la lotta alla VERA evasione fiscale va attuata. Altrimenti è solo fiato gettato fuori dalla bocca.

Nei Comuni, troppo spesso Commissariati per non nobili ragioni, dovrebbero iniziare a rispondere con i propri beni personali i Sindaci per gli errori ed omissioni che dissestano le casse. Se nessuno paga gli "errori ed omissioni" continueranno, e pagheranno solo i cittadini onesti.
Ad esempio: se c'è una Tassa sui Rifiuti basata sui metri quadrati delle case, l'abusivismo edilizio va perseguito con rigore,  e così per l'IMU.
Su questo fronte c'è un'immensa evasione fiscale proprio perché i Comuni hanno consentito e consentono l'abusivismo più vergognoso e sfrenato.
Dicevano che avrebbero fatto foto aeree per documentare visibilmente il sacco ed il dissesto del territorio: le hanno fatte? E se le hanno fatte cosa ne stanno facendo? Come stanno attuando il recupero dei Tributi? 
Se continuano a farli pagare solo a chi sta in regola, vuol dire che i Comuni continuano a coprire gli evasori e coloro che provocano il dissesto del territorio cementificando senza controllo.
Tutto questo deve essere fatto, perché incide sull'economia dei territori.

Il Movimento 5 Stelle, che io ho votato, sia la sentinella dell'attuazione dei giusti provvedimenti e non ostacoli con ottuse chiusure quelli risolutivi. 
Non si possono congelare quasi 9 milioni di voti...
Consiglio senso dell'opportunità e assunzione di responsabilità.
Altrimenti si rischia l'effetto Friuli, dove alle politiche sono stati presi più voti delle amministrative, segno che la gente che ha votato alle politiche si aspettava AZIONE e non un atteggiamento di sola critica adolescenziale.

martedì 23 aprile 2013

Napolitano e "la regressione"

Ha ragione Napolitano a parlare di "regressione" ma non nel senso che dice lui: la regressione sta nella pervicace volontà dei Partiti di non voler ascoltare la richiesta di cambiamento, di innovazione, che viene dal popolo e che è arrivata all'interno della Casta di potere, tanto è vero che ne parlano a iosa in tutti i dibattiti televisivi.

Ciò nonostante qualcuno fa girare la voce che dovrebbe dare l'incarico a Mickey Mouse Giuliano Amato!

Gli italiani hanno votato con una legge elettorale di mer... , (perché proprio non l'hanno voluta fare una diversa, nonostante i moniti di Napolitano), dando come messaggio forse che volevano essere governati dal peggio del vecchio socialismo craxiano?!

Ma vogliono la ribellione nelle piazze? Mi fa specie Mieli che stasera a "Ballarò" ha parlato bene di quel nome! 
Mi sono sbagliata pure su Mieli allora!
Un grande giornalista che interpreta in codesto modo la richiesta di cambiamento che viene dal basso?

Un vecchio stanco al Quirinale e un craxiano al Governo!

Ha ragione Nicola Vendola che usa la parola "Restaurazione"!

La Casta sta regredendo ed attua la Restaurazione!

Che Napolitano sciolga le Camere allora. Voteremo 5 Stelle in massa e forse avremo il cambiamento.

Oppure desse il mandato a Renzi.
Altrimenti non si lamentassero dell'avanzare del Movimento di Grillo.

Rimozione della realtà

Da: Il Giornale.it
In un ristorante vicino alla Camera uno stuolo di manifestanti che sta lasciando piazza Montecitorio dopo l’elezione di Napolitano insulta il deputato del Pd Dario Franceschini al grido di "Buffone!", "Traditore!", "Venduto!". Un giovane avvolto in una bandiera rossa gli urla in romano "’A Franceschì ma li mortacci tua...". Altri lo filmano e parte un coretto "Che te vada per traverso-Che te vada per traverso!". Franceschini alla fine esce dal locale e invita alla calma: "C'è gente a tavola, su".

Nei vari tentativi goffi di mistificazione nelle reti RAI hanno dato la sopra riportata notizia dicendo che la contestazione era opera "dei grillini".
Questo episodio marginale sarebbe risibile e basta, se non fosse sintomo di una tragedia istituzionale strutturale da cui non si riesce ad uscire per le resistenze di chi NON vuole sentire quello che il popolo dice con il voto e con le pacifiche ma forti manifestazioni di piazza. 
Non di "grillini" si trattava, ma di giovani del partito di Franceschini stesso che gli rimproveravano la paralisi istituzionale che li ha spinti al conservatorismo più spinto, imbalsamando un povero ma lucido vecchio su una poltrona in cui proprio non voleva più stare!
Ai "grillini" che gliene importa, per non dire peggio, di quello che fanno gli esponenti del PD! Ai giovani, e non solo, della base del PD invece brucia e molto il loro dissennato comportamento.

Beppe ho il vomito pure io!

Guarda chi si vede e con chi!!!
Ho conosciuto Danilo Amelina in Via Caracciolo, 2, Roma, sede di molte iniziative di suo cognato, Claudio Bucci: ex Consigliere Regionale di Italia dei Valori per ben due volte (non so se precedentemente, posso testimoniare solo da quando l'ho conosciuto io), di cui l'ultima finita male a causa del furto perpetrato da Maruccio, Capogruppo IdV alla Regione.
Dopo si è saputo che Bucci era nel gruppo ristretto in cui tutti i partiti, presieduti dalla Polverini, si erano votati 14 milioni di euro a disposizione dei Gruppi dei partiti in Regione Lazio. Sembrandogli un milione di euro troppo poco si vede!
Amelina era Consigliere Provinciale in un partito cattolico, con tutte idee di quell'orientamento: contrario alla Legge sull'aborto ad esempio...
Dopo che me ne sono andata disgustata da Italia dei Valori (e lo scandalo Maruccio ancora non c'era stato!) ho saputo con sorpresa che egli stava per confluire in Italia dei Valori, partito favorevole alla Legge 194 ad esempio!
Ho pensato ad opportunismo naturalmente e al fatto che voleva unirsi al cognato: tutto in famiglia!
Dopo lo scandalo dei soldi pubblici presi da Vincenzo Maruccio Italia dei Valori, per fortuna, è implosa!
A quel punto, anche se Di Pietro cercava di raccogliere i cocci, Amelina non ha sentito più "la vocazione" IdV.
Ora ricompare accanto ad Ignazio Marino in odore di voti dei nomadi (così ci hanno informato i TG).
Di sé Amelina scrive:
    
Sono stato fondatore e presidente di due Cooperative di assistenza sociale con attività rivolte a bambini ed anziani. Sono stato membro per molti anni (fino al 1988) del Consiglio Pastorale delle Parrocchie S. Filippo Neri e Nostra Signora Immacolata di Lourdes Promotore e fondatore dell’Associazione di Volontariato Asso18 Promotore della Associazione e Consulta di Volontariato del Municipio 18.
omissis
....l’esperienza nel mondo del volontariato a sostegno delle classi più deboli e più indifese ed emarginate (i minori, gli anziani, gli immigrati, i senza fissa dimora,...
Magari pure i nomadi?
Mi chiedo come mai Ignazio Marino, che pure mi piaceva, (ma mi piaceva pure Antonio Di Pietro... quindi non sono indenne da cantonate) non abbia continuato ad operare visto che, (dicono) fosse un bravo chirurgo... chissà perché...

Danilo Amelina candidato nella Lista Civica per Ignazio Marino Sindaco


Vi aspetto 
Venerdì 3 Maggio dalle ore 18.00 alle ore 20.00
presso Domus Mariae Palazzo Carpegna
Via Aurelia 481 Roma
dove con il Presidente delle Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ed il candidato a Sindaco di Roma, Ignazio Marino, darò il via alla campagna elettorale per la mia candidatura nella Lista Civica per Ignazio Marino Sindaco.
Durante l'incontro verranno inoltre presentati i candidati nei vari Municipi.
Grazie 
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Da: Blitz Quotidiano
Amelina: “Mio figlio rapinatore perché bocciato”. Cattivi papà della politica


Pubblicato il 26 settembre 2012 16.28 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2012 16.44







ROMA -”Mio figlio era probabilmente deluso per non essere riuscito a passare per tre volte il concorso d’accesso a Medicina. Ora comincerà invece Giurisprudenza”. Ecco perché, appena 18enne, questo ragazzo ha rapinato una prostituta incontrata per caso per strada. Chi ha pronunciato queste scuse, non richieste, per gli errori commessi dal figlio? Un padre molto italiano, perché forse moltissimi suoi connazionali avrebbero fatto lo stesso. Un reato ridimensionato a bravata. Perché il figlio era stato respinto ai test universitari. Ma se ci permettiamo di sottolineare il comportamento di questo specifico papà italiano è perché Danilo Amelina è anche un rappresentante della cosa pubblica. E’ infatti capogruppo dell’Italia dei Valori alla Provincia di Roma. Ed è per questo suo ruolo, quello di politico eletto, che ci permettiamo di commentare il suo comportamento. Perché se un reato, punito dal giudice con una pena di 5 mesi, se viene commesso dal figlio viene ridimensionato a bravata per una delusione, davanti abbiamo un “cattivo papà” della cosa pubblica.
Va compreso, questo figliolo che ha fatto un errore, appena pochi giorni dopo essere diventato maggiorenne. Ecco cosa ci dice il suo papà. Valerio Amelina, 18 anni, è stato arrestato tre notti fa a Villa Pamphili, parco a due passi dal Gianicolo, insieme a un complice coetaneo. I due ragazzi avevano rapinato una prostituta. Hanno patteggiato con il giudice, sono stati condannati a 5 mesi e dieci giorni, e rimessi in libertà.
Dopo il “fattaccio” il papà capogruppo Idv ha sentito la necessità di spiegare al Corriere della Sera chi è suo figlio: “Mio figlio e il suo amico hanno sbagliato ma non sono dei criminali. La loro è stata una bravata, una stupidaggine. Tuttavia si sono presi le loro responsabilità, hanno ammesso tutto e hanno voluto patteggiare. Un esempio per una società dove non paga nessuno”. Il giovane, la gogna mediatica “proprio non se la merita”. Il ragazzo, limitandoci ai soli elementi di cronaca, pur essendo figlio di un medico e capogruppo alla Provincia, una notte ha deciso di rapinare una prostituta. Non essendo spinto, evidentemente, da urgenze economiche, quale può essere stata la molla? Il padre, sul Corriere, si limita ad avanzare ipotesi: “Forse la delusione per non essere riuscito a passare tre volte il concorso d’accesso a Medicina dopo un’estate passata sui libri”. “Forse una birra di troppo”. Forse, però. “E’ un bravo ragazzo”, “non è vero che ha cercato di sfruttare il fatto di essere figlio di un politico”. Alla fine dell’articolo la rapina alla lucciola diventa un fatto piccolo piccolo (“hanno chiesto perdono per aver aggredito quella ragazza”), fino a sembrare un battibecco tra bambini: si sono scusati “per averla fatta piangere”. Non possiamo dire se questo padre è o no un cattivo papà per suo figlio. Ci limitiamo a chiederci se il politico che ridimensiona e scusa un reato (seppur accettando la pena stabilita da un giudice) quando è commesso dal figlio, sia anche un “bravo papà” della cosa pubblica.

Ed ora passiamo a Claudio Bucci:
Carissimi,
questa mail è indirizzata ai tanti amici che, nel tempo, mi hanno seguito con affetto ed entusiasmo, non facendomi mai mancare il proprio sostegno ed il proprio affetto.
Il teatrino a cui stiamo assistendo impone ad ognuno di noi di non rimanere fermo a guardare ed a tal riguardo  ho aderito al progetto politico del Segretario Nazionale del P.S.I. Riccardo Nencini che si è distinto  come parte importante di una sinistra riformista.
Nell’ambito di questo progetto impegnativo di sinistra europea ho condiviso la  visione  del Partito accettando di candidarmi come consigliere comunale.
Se vuoi essere attivo in questa campagna elettorale, non esitare a metterti in contatto con il COMITATO ELETTORALE di Via A. Patti n. 5.
C’è bisogno della disponibilità di tutti, chiamami al mio numero personale 333 6349902 oppure allo 06/83089987.
Insieme possiamo farcela, nelle fila del P.S.I., alle prossime elezioni amministrative di Roma.
Ti chiedo allora di sostenermi anche stavolta poiché Roma è la nostra città, la capitale d’Italia ed è importante essere rappresentati nel suo consiglio comunale per incidere su decisioni che possono migliorare la nostra vita quotidiana e che direttamente vadano a caratterizzare anche l’espressione nazionale.

Claudio Bucci

Gente ma votateli no?! Il nuovo che avanza! Si cambia casacca e via! Sono sempre in circolo!
Qualificante per Ignazio Marino, ma pure, diciamolo, per Zingaretti!
Gira, gira, l'importante è stare sulla giostra!

domenica 21 aprile 2013

Misteri mica tanto misteriosi

Scrive Barberis nell'articolo riportato nel mio post precedente:
Il terzo potere forte ostile a Rodotà è la massoneria: non quella deviata, le varie P2 e P3, ma quella “buona”, cui aderiscono molti insospettabili di tutti i partiti, anche di sinistra o pretesa tale.

E' evidente che fra "fratelli di loggia" ci si aiuta ed il legame massone trascende altri interessi che dovrebbero essere "leganti" come quelli ideologici politici e men che meno quelli dell'interesse VERO del Paese.

LA POLEMICA

"I massoni di sinistra? Nelle logge sono 4mila"

Il Gran Maestro e il caso Pd: "Scoprono ora che la sinistra è figlia anche della massoneria". "E' ora di finirla con la leggenda della segretezza, frutto avvelenato di Gelli" 

di ALBERTO STATERA

"Quando nel mondo la canaglia impera, la patria degli onesti è la galera", recita ironico il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Gustavo Raffi, avvocato ravennate dal profilo un po' risorgimentale, ex segretario locale del defunto Partito repubblicano di Ugo La Malfa, quando gli si chiede di commentare l'improvvisa fiammata antimassonica di parte del Partito Democratico. E l'Opus Dei? E Comunione e Liberazione? E tutti i mariuoli, clericali o non, ormai in circolazione per ogni dove? E tutti i seri problemi del paese che il Pd tende spesso a rimuovere imboccando improbabili vie di fuga? Il Gran Maestro se lo chiede, ma la delibera assunta lunedì dalla Commissione di Garanzia presieduta da Luigi Berlinguer, proveniente da una vecchia famiglia massonica il cui capostipite Mario, padre di Enrico e Giovanni, era Gran Maestro della Loggia di Sassari, in fondo non gli dispiace: "Al di là della temporanea sospensione dei fratelli pd iscritti - dice - c'è un percorso serio per capire la questione e non infliggere una censura dogmatica; è un percorso laborioso, ma simile a quello già tracciato saggiamente dal lodo di Valerio Zanone e Giovanni Bachelet". Ma non gli va giù che i problemi interni di un partito in cui si è rivelata difficile la convivenza tra l'anima cattolica ex democristiana con quella laica ex repubblicana, ex socialista ed ex comunista, tirino inopinatamente in ballo "una delle più importanti agenzie produttrici di etica che abbia creato dal suo seno la storia dell'occidente, come il professor Paolo Prodi ha efficacemente definito la massoneria".

 Un fatto è certo, i massoni del Partito democratico, che dovranno ora rivelarsi, sono a bizzeffe, come garantisce l'ex sindaco comunista di Pistoia Renzo Baldelli. Col Gran Maestro recalcitrante, che giura di non aver mai chiesto di mostrare la tessera di partito ai suoi fratelli ("Se no verrei messo fuori dal consesso della massoneria mondiale") tentiamo un computo, che ci porta a un totale di oltre 4 mila su quasi 21 mila iscritti in 744 logge, il 50 per cento dei quali concentrati in Toscana, Calabria, Piemonte, Sicilia, Lazio e Lombardia, con la maggiore densità assoluta a Firenze e Livorno. Di questi almeno 4 mila diessini, molte centinaia ricoprono cariche politiche, amministrative o dirigenziali, come in passato il Gran Maestro aggiunto Massimo Bianchi, che è stato vicesindaco socialista di Livorno. Adesso dovranno rivelarsi ed è facile prevedere che non sarà un'operazione indolore.

Ma Gustavo Raffi pensa che potrebbe venirne persino un bene, cioè "la fine di questa leggenda della segretezza, frutto avvelenato delle gesta del materassaio di Arezzo, che non ha ragione di persistere. Ma come si fa - si accalora - a confondere il Grande Oriente, scuola di etica e di classe dirigente, con i mariuoli che infestano il paese anche in false massonerie? Il fascismo, perseguitandola, costrinse la massoneria al segreto, ma oggi siamo un'istituzione trasparente tornata nella storia. Lo dimostrano le decine di nostri convegni culturali con partecipanti del calibro di Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, Umberto Galimberti, Giuseppe Mussari, Ignazio Marino, Paolo Prodi, Gian Mario Cazzaniga e tanti, filosofi, storici, accademici di reputazione e scienza preclare. Il Pd si accorge adesso che la sinistra è figlia anche della massoneria? Fanno fede i nomi dei fuorusciti a Parigi durante il fascismo, le Brigate partigiane in Spagna e la Costituente, dove su 75 membri 8 erano massoni, da Cipriano Facchinetti ad Arturo Labriola, Meuccio Ruini... ".

Gran Maestro - lo interrompiamo - per favore, non torniamo a Garibaldi e Bakunin e ai generi massoni di Marx, il fatto è che in un passato più recente le vicende della massoneria ufficiale non sempre sono apparse commendevoli. Tra l'altro, nel governo e nella attuale maggioranza di destra si dice ci sia la più alta concentrazione di massoni (e di Opus Dei) mai vista, come ha rilevato l'ex presidente Francesco Cossiga, che se ne intende. A parte Berlusconi, Cicchitto, che erano nella P2, e al consulente di Gianni Letta, quel Luigi Bisignani che ne era il reclutatore, ce ne sarebbero molti altri, a cominciare da Denis Verdini, che però ha smentito. Per non dire dei Lavori Pubblici, culla della Cricca degli appalti, considerato il ministero col maggior numero di dirigenti massoni. Il Gran Maestro non sfugge: "Io le posso dire in tutta coscienza che, tolti quelli che giocavano a nascondino col materassaio di Arezzo e che con noi non hanno nulla a che fare, abbiamo fatto un'attenta analisi dei nomi emersi come appartenenti alla Cricca e delle intercettazioni telefoniche pubblicate sui giornali. Abbiamo trovato solo un nome nelle nostre liste e l'abbiamo sospeso immediatamente. Se ne emergeranno altri, stia certo subiranno la stessa sorte". Inutile insistere per ottenere il nome, il Gran Maestro garantisce di non ricordarlo, ma promette di ricercarlo, perché dice di sognare una massoneria supertrasparente come quella americana, cui i fratelli sono fieri di appartenere, dove le logge sono indicate al centro delle città con grandi cartelli stradali, "come già abbiamo fatto a Ravenna mettendo la targa sulla nostra sede, perché se ti nascondi finisci alla gogna". Ma nulla autorizza la componente cattolica del Pd a confondere la massoneria storica con pseudomassonerie affaristiche, "se no è come se io dicessi non che un partito è degenerato, ma che tutti i partiti sono degenerati, mentre, pur se disastrati, continuano ad essere il cardine della democrazia. Mai dirò che i partiti inquinano la massoneria, ribaltando l'affermazione di quel parlamentare del Pd, il quale ha osato dire che la massoneria inquina il suo partito". Se la teoria del senatore di Magliano Sabina Lucio D'Ubaldo prendesse piede nel Pd, il Gran Maestro vi scorgerebbe un arretramento clericale e culturale quasi a due secoli fa, all'enciclica "Mirari Vos" di Gregorio XVI che condannò la separazione tra Stato e Chiesa e qualunque libertà di coscienza.

Chissà se la delibera dei garanti pd guidati da un Berlinguer frenerà ora le iscrizioni al partito, notoriamente non in splendida salute, o al Grande Oriente d'Italia, che conta 1600 "bussanti" all'anno, più di un terzo dei quali respinti in attesa di "passaggi all'Oriente Eterno" di anziani fratelli.
a.statera@repubblica. it  

Le cose inspiegabili sono spiegabili con motivi diversi da quelli che la logica vorrebbe.
Noi cittadini non dobbiamo mai smettere di farci domande là dove l'agire di chi pretende di decidere per le cose nostre non risponde a logiche limpide.
Senza fare dietrologie fantastiche basta documentarsi da fonti certe ed avrete le risposte.
Non fatevi proporre un Giuliano Amato quale Capo del Governo... 
Non fatevi imbrogliare da gente come un giornalista ex-comunista (quando gli faceva comodo) oggi leccac.... di Berlusconi, dall'aspetto di Orco delle Favole, che stasera su La7 blaterava che "la gente giovane in Parlamento ha votato Napolitano e non Rodotà"... 
Se Rodotà non l'ha voluto la sinistra perché "uomo libero" (l'Orco si è lasciato sfuggire "cane sciolto", un vero complimento!), se per non paralizzare ulteriormente il Paese si sono rivolti in massa al povero vecchio stanco che, nonostante avesse già preparato i bagagli per il giusto riposo, ha responsabilmente detto "Va bene, resto un altro poco per il bene del Paese", è ovvio che poi lo hanno votato PdL e PD insieme!
L'Orco imbroglia le carte, i rapporti di "causa-effetto", manipola...
In studio c'era anche il costituzionalista Ainis il quale ha provato a dire quello che sa bene e cioé che le Commissioni si potevano fare anche senza il Governo, come proponevano i deputati e senatori 5 Stelle. L'Orco lo ha sovrastato con i suoi urli rivolgendosi a Gad Lerner come se di Costituzione ne potesse sapere più del Professore che la insegna all'Università.
Infine Telese si rivolgeva all'attrice di scarso talento, ma molto disinvolta, Alba Parietti chiedendole "Tu Alba cosa ne pensi?"
Ma perché? E' un costituzionalista costei? E' un deputato? Cos'è? 
Quello che è meglio lasciarlo stare.
Spero che la gente si documenti e non smetta mai di pensare, solo così non si farà manipolare da codesti opinionisti da strapazzo.
E l'Annunziata? L'avete sentita nell'intervista a Marini oggi? Lei sempre pronta a mettere in imbarazzo e alle corde gli intervistati anche con modi rozzi... Non ha mai nominato Rodotà! Mai! Persino il vecchio navigato sindacalista, che si è saputo fare molto bene gli affari suoi, ad un certo punto ha fatto quel nome! Lei non ha raccolto. Non ha mai buttato là la domanda: "Ma perché il PD non ha voluto Rodotà?"
Eppure l'intervista nella sua trasmissione "1/2 h." voleva essere un'analisi sui "perché" delle scelte dei candidati da parte del PD.
Falsi, giornalisti falsi, che eludono parte della realtà per loro comodo ed interesse. 

Un articolo molto interessante


Da: Il Secolo XIX
di Mauro Barberis
In momenti come questi, il più grande servizio che un intellettuale e un giurista possono rendere al loro Paese è spiegare cosa sta succedendo. L’altra sera ero a cena con Stefano Rodotà, il candidato e l’uomo limpido che mi onora della sua amicizia.
Eravamo entrambi relatori al Festival della laicità diReggio Emilia, con la differenza che lui, ovviamente, teneva la relazione di apertura, e neppure in questa occasione ha voluto venir meno ai suoi impegni. Tutto quello che dirò lo penso io, non lui; questo non è uno scoop giornalistico: con tutto il rispetto che lui e io portiamo per il giornalismo, noi facciamo un altro mestiere.
A un certo punto della serata, quando erano ormai arrivate le notizie della sconfitta di Prodi, impallinato dai franchi tiratori del Pd, e circolavano le voci delle dimissioni di Bersani e della Bindi, nel silenzio generale gli ho chiesto, alla presenza di molti amici, quanto segue. «Stefano, a questo punto la situazione è chiara, il Pd è imploso e non è più in grado di esprimere alcuna candidatura, può soltanto scegliere fra candidature altrui. O vota il candidato di Berlusconi, o vota il candidato di Grillo, cioè te: altrimenti di qui non si esce. Ora, la domanda è: perché non scelgono te, come farei ovviamente io? Perché sceglieranno chiunque altro, ma non te? Perché non ti hanno scelto sin dall’inizio, nonostante tutti gli amici che hai nel Pd?».
Qui, ripeto, non riporterò quello che lui mi ha risposto. La mia opinione, però, ricavata da quello che lui mi ha detto, è che contro la candidatura Rodotà, che rischiava di essere condivisa anche da molti democratici, siano scesi in campo poteri forti, anzi fortissimi. Anche questa è una formula mia, naturalmente: Stefano si esprimerebbe in modo molto meno rozzo.
Ma la sostanza è questa. Contro di lui, relatore al Festival della laicità ma soprattutto inflessibile difensore dei diritti delle minoranze, non ha pesato tanto l’ostilità del primo potere forte, la Chiesa: oltretevere gli equilibri sono molto cambiati, dopo l’elezione di papa Francesco, d’ora in poi la Chiesa guarderà meno all’Italia e più al mondo, e poi se si fosse trattato solo di questo sarebbe stato eletto il cattolico adulto Prodi, a favore del quale Rodotà era dispostissimo a rinunciare alla propria candidatura.
Un secondo potere forte che è stato decisivo contro Rodotà è stato il potere economicoe finanziario, che ha bisogno non di riforme ma di stabilità, dei vecchi equilibri di potere per continuare a fare i propri affari, e che non sarebbe stato garantito da un giurista di sinistra, difensore dei diritti dei consumatori, ostile alle privatizzazioni e teorico dei beni pubblici, ma soprattutto indisponibile a prestarsi ai vecchi giochetti. Queste sono ancora parole mie, ma non credo che l’amico Stefano possa mai smentirmi su questo, neppure diplomaticamente.
Infine, c’è un terzo potere forte, che ipotizzo io sulla base di tutto quello che so, prendendomene tutte le responsabilità.
Non ho mai creduto ai complotti, eppure l’impazzimento del nostro sistema politicoregistratosi in questi giorni, la decisione di Napolitano di candidarsi dopo aver sempre detto che non lo avrebbe mai fatto, la stessa ipotesi Amato per palazzo Chigi hanno una spiegazione ulteriore e molto semplice, abbastanza nota agli addetti ai lavori. Il terzo potere forte ostile a Rodotà è la massoneria: non quella deviata, le varie P2 e P3, ma quella “buona”, cui aderiscono molti insospettabili di tutti i partiti, anche di sinistra o pretesa tale.
Aggiungo un’ultima cosa per chiarire la mia posizione. Rosy Bindi aveva detto che se Mariniera il Presidente del governissimo con Berlusconi, non era il suo Presidente. Lo ripeto anch’io per il Presidente Napolitano, che sino a oggi avevo sempre difeso. Se è il Presidente dei poteri forti, allora non è il mio Presidente.


 Mauro Barberis


Biografia di Mauro Barberis

Sono nato nel 1956 e sono uno studioso di Teoria del diritto e Storia delle idee politiche, autore di una ventina di volumi scientifici come Libertà (1999), Etica per giuristi (2006) ed Europa del diritto (2008) e condirettore di riviste importanti come Materiali per una storia della cultura giuridica e Ragion pratica. Come il Dottor Jeckyll, però, mi trasformo e do il peggio di me quando scrivo per un pubblico più vasto: come quello delle riviste Critica liberale, Micromega e Il Mulino. Non parliamo poi quando scrivo sui quotidiani: come, in passato, L'Unità , e oggi il genovese Secolo XIX, in qualità di editorialista. A questo punto, il fatto che tenga su Il fatto quotidiano un blog, rivolto a un pubblico ancora più vasto, vi pare più promettente oppure più minaccioso?


sabato 20 aprile 2013

Beppe Grillo ha ragione


APPELLO DI BEPPE GRILLO

Ci sono momenti decisivi nella storia di una Nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. E' in atto un colpo di Stato. Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto. Sono disperati.
Quattro persone: Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti si sono incontrate in un salotto e hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale, di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi di area pdl/pd che tra i suoi punti ha la mordacchia alla magistratura e il mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti. Nel dopoguerra, anche nei momenti più oscuri della Repubblica, non c'è mai stata una contrapposizione così netta, così spudorata tra Palazzo e cittadini. Rodotà è la speranza di una nuova Italia, ma è sopra le parti, incorruttibile. Quindi pericoloso. Quindi non votabile.
Il Movimento 5 Stelle ha aperto gli occhi ormai anche ai ciechi sull'inciucio ventennale dei partiti. Il M5S da solo non può però cambiare il Paese. E' necessaria una mobilitazione popolare. Io sto andando a Roma in camper. Ho terminato la campagna elettorale in Friuli Venezia Giulia e sto arrivando. Sarò davanti a Montecitorio stasera. Rimarrò per tutto il tempo necessario. Dobbiamo essere milioni. Non lasciatemi solo o con quattro gatti. Di più non posso fare. Qui o si fa la democrazia o si muore come Paese.

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Ha ragione e vorrei venire in piazza stasera, ma abito ad un'ora e mezza di viaggio da Piazza Montecitorio e non sono più una ragazzina.
Lo so, non è una giustificazione, perché anche Beppe non è più un ragazzino: ha solo un anno meno di me...
Spero comunque che siano in tanti e che così una di meno non sarà un gran danno...
Napolitano ha quasi 88 anni, è stanco e non voleva rimanere: l'ha fatto per il Paese, perché ha visto che questi disgraziati non sono in grado di fare nulla: né il Governo, né il Capo dello Stato.
Sono capaci solo di prenderci tanti tanti soldi...
L'ho scritto tanto tempo fa in un post: "La dittatura dei partiti". 

Etica molto personale


Da: Capannori NEWS


Totò Riina, il figlio si dichiara orgoglioso del padre. Così, Giuseppe Salvatore, ha dichiarato in una intervista durante la quale ha rivelato dettagli sulla sua vita privata a Padova, dove dimora in regime di sorveglianza speciale. “Credo nello Stato italiano. Poi posso non condividere alcune delle leggi, ma l’importante è che le rispetto. Non mi riconosco invece in alcun partito politico e quindi non voto” ha detto il figlio del capo dei capi.

Figlio di Totò Riina fiero di suo padre perché gli ha trasmesso valori etici fondamentali

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Da: IL MESSAGGERO

Strage di Boston, il grande incubo è finito:
preso il secondo attentatore
Obama: ma mancano ancora tante risposte



NEW YORK - L'incubo è finito. Dzhakhar Tsarnaev, 19 anni, ceceno, è stato arrestato, dopo una gigantesca caccia all'uomo. E' accusato di essere l'autore dell'attentato alla maratona di Boston insieme al fratello Tamerlan, 26 anni, ucciso ieri dalla polizia in uno scontro a fuoco.

Obama. «Si chiude un capitolo. Ma mancano ancora tante risposte» ha detto il presidente Barack Obama.



Scene di giubilo. A Watertown - dove il giovane è stato preso - e in tutta Boston, le scene di giubilo per strada ricordano l'esultanza con cui l'America accolse la notizia dell'uccisione di Osama bin Laden, con centinaia di persone che urlano "USA, USA". La gente si abbraccia, piange, applaude le forze di polizia e le ringrazia. Il giovane fuggitivo come suo ultimo nascondiglio aveva scelto una imbarcazione sistemata nel retro di una abitazione di Watertown.

La cattura. Secondo le prime ricostruzioni, a dare l'allarme sarebbe stato proprio il proprietario della casa, uscito a fumarsi una sigaretta in giardino: da poco era stato tolto dalle autorità il "coprifuoco". Insospettito dalle tracce di sangue viste in terra, ha preso una scala e ha controllato l'interno del motoscafo. Si sarebbe a quel punto accorto della presenza di un corpo insanguinato, dando subito l'allarme. La polizia, ricorrendo a un elicottero dotato di un rilevatore di calore, ha avuto la conferma della presenza di un uomo dentro la barca. Una volta che gli agenti hanno circondato l'area si sono poi uditi diversi spari. Fonti investigative raccontano come siano stati utilizzati lacrimogeni e bombe accecanti per disorientare il ragazzo e impedirgli di reagire. Grande comunque la cautela da parte degli agenti, visto che il rischio maggiore era quello che il presunto terrorista potesse utilizzare degli esplosivi. Alla fine è entrato in azione un negoziatore per convincere il giovane ad arrendersi. Sono stati minuti interminabili. Un poliziotto è stato udito urlare: «Sappiamo che sei lì. Vieni fuori con le mani in alto!». Alla fine un improvviso applauso - udito anche dai milioni di americani incollati alla tv, come il presiente americano, Barack Obama - ha annunciato l'epilogo della vicenda.

La gioia e lo sgomento. «Lo abbiamo preso», ha urlato un agente. «Il terrore è finito», ha postato su Twitter il Dipartimento della Polizia di Boston. È cominciata la festa, con la gente che si è riversata in strada. Dzhokhar è stato portato via ammanettato e insanguinato. Le prime immagini che circolano mostrano come abbia ricevuto i primi soccorsi sul posto. Sarebbe ferito al collo e ad una gamba. Immediatamente portato con un'ambulanza in ospedale, è stato sottoposto alle cure dei medici. Le sue condizioni sarebbero molto serie. Del resto le ferite risalirebbero alla sparatoria di 24 ore prima, quando sotto il fuoco degli agenti è morto il fratello Tamerlan. «Come due fratelli che sono cresciuti qui possono essersi rivoltati contro il nostro Paese?» si è chiesto il presidente Obama parlando in diretta tv agli americani. E ancora: «Hanno agito da soli?». Sono le domande che tutti gli americani continuano a farsi dal giorno della tragedia di Boston.

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L'etica è universale, non può esserci un'etica personale. Lo dice la semplice logica: il nostro universo, come specie umana, è tutto qui, su questo pianeta.
L'etica è rispettarci gli uni con gli altri.
Uccidere può essere una necessità qualora dobbiamo salvarci dall'essere uccisi: la vita è l'unica cosa che abbiamo, il resto è il nulla. Dunque può essere etico uccidere per salvarci da un attacco contro la nostra incolumità fisica. Ma solo ed esclusivamente in questo caso.

Le deformazioni mentali umane però portano alcuni esseri umani a crearsi un'etica personale, in cui è giusto ammazzare altri uomini.
E' il caso di Riina. Inutile cercare di capire, di spiegare, è una mente che si è tirata fuori dall'universo etico della specie. Inutile cercare una logica: afferma di "credere nello Stato Italiano" quando l'organizzazione criminale in cui tutta la sua famiglia è immersa è un Antistato.
Non tutto ciò che è deforme si spiega con la pazzia, essendo essa spiegabile da un malfunzionamento biochimico del cervello.
Questi esseri si oppongono all'etica universale che può reggersi soltanto sul rispetto reciproco.

Anche i due fratelli ceceni erano fuori dall'universo etico. Per loro era giusto distruggere, non importa chi. Hanno tolto la vita a un innocente bimbo di otto anni che, felice, correva incontro al padre. Hanno strappato una gambetta alla sua sorellina e quasi ucciso la madre.
Il mondo da distruggere per loro è questo.
Cosa hanno dimostrato a sé stessi? Inutile cercare una logica.
Dalla Cecenia erano dovuti andar via, al massimo avrebbero dovuto avercela con la Russia.
Gli USA li avevano accolti. Avevano studiato nelle loro scuole, nelle loro università, uno di loro usufruito di una borsa di studio pagata con i soldi dei contribuenti statunitensi...
Pare che abbiano detto "di non capire gli americani".
Non è che se non capisco altre mentalità allora le elimino.
Non c'entra nulla essere musulmani come ha detto il loro padre rimasto nei luoghi di origine, gli USA sono pieni di musulmani, di ebrei, di cattolici e di tutte le culture e religioni.
E' che loro erano fuori dall'etica universale, come il figlio di Riina.