venerdì 17 maggio 2013

Squilli dal passato


Squilli dal passato

Dalla raccolta di novelline "Le verità nascoste"


Squilli dal passato

Il telefono squillò e Renata andò a rispondere. Una voce di donna sconosciuta le disse: “Ciao sono Elisa.” Renata cercò rapidamente nella sua mente un riscontro a quella voce ed a quel nome e non lo trovò. La buona educazione di cui era permeata le creava un senso di ansioso imbarazzo a causa del vuoto totale che quella voce sconosciuta, ma che la salutava con tanta sicura confidenza di essere conosciuta,  trovava nella sua mente. Cercò rapidamente un riscontro con il nome, ma le Elise che conosceva, due o tre fra cui una parente, non corrispondevano a quella voce. Alla fine si arrese all’imbarazzo e disse cautamente, come chi ha timore di offendere: “Elisa … chi?”
“Ma Elisa la tua vicina di casa!” Disse la voce con superficiale meraviglia, come di chi si stupisce di non essere immediatamente riconosciuta! Nella mente di Renata finalmente si aprì uno squarcio di luce lontana e subito vi inquadrò una perfetta scema che un anno prima era scomparsa da una casa lì vicino senza salutare e senza farsi più viva. Il sentimento che provò fu sgradevole, perché quella chiamata fatta così, sicura di essere immediatamente riconosciuta, confermava  il giudizio che Renata aveva di quella donna. Seccata per l’assurdità della pretesa di essere nei suoi pensieri, fino al punto di venire evocata al pronunciare del solo nome dopo oltre un anno, Renata rispose educatamente ma con intenzione nella voce:
“Scusami, ma sai… Conosco almeno tre persone che si chiamano Elisa… E poi è passato del tempo…”
“Eh, sì, è vero, - ammise la sconsiderata – è passato più di un anno! Non mi sono fatta più viva perché ho avuto varie disavventure… Avrete saputo da Gianna e da Giulia…”
L’irritazione di Renata aumentò, mentre pensava che odiava la gente che non parlava direttamente dei suoi casi, soprattutto se indecenti, e rimandava sempre a qualcun altro la loro esplicita diffusione, come in un discarico di responsabilità di parlare da sé di ciò che la riguardava in prima persona. Dunque disse con aria vaga:
“… Sì, mi sembra che mi accennarono…” Intanto ricordava che anche quelle due erano state reticenti e non si erano più fatte sentire per mesi, lasciando in Renata una brutta impressione, perché avevano fatto passare le Feste di Natale e Fine Anno senza nemmeno farle gli auguri, né lei era riuscita a raggiungerle telefonicamente per darglieli: scomparse anche loro!
“Ho lasciato Pippo perché lui insisteva per farsi intestare metà della casa e ci aveva messo solo dieci milioni di lire.” Spiegò Elisa con voce piatta. “Affaracci vostri!” Pensò con rabbia Renata, sempre più scocciata di dover perdere il suo tempo a stare a sentire quelle tardive spiegazioni su cose che avevano capito tutti già mentre accadevano. Invece, siccome non riteneva di dovere franchezza a chi franco non era mai stato, elusivamente e sottilmente rinfacciando disse:
“E’ per questo che volevate cambiare l’atto notarile dal mio notaio…”
Ora nella voce della sciocca si sentì un lieve imbarazzo: “Beh, sì, era lui che insisteva per cambiare il rogito facendosi intestare metà della casa, ma l’atto era stato fatto giusto: lui era proprietario per un sesto, perché la casa era costata sessanta milioni di lire.”
L’irritazione di Renata al ricordo dei fastidi avuti dai due aumentò:
“Dicevate che il vostro notaio aveva sbagliato l’atto e volevate che il mio lo correggesse, per questo venivate a chiedere il suo indirizzo e numero di telefono… Che poi perdevate e tornavate di nuovo a richiedermelo…” Renata ricordava il suo tempo prezioso perso a far accomodare i due vicini, a sentire quello che volevano e all’ansia che le trasmettevano per la evidente falsità del loro atteggiamento, fra loro e nei suoi confronti. Sentiva che c’era qualcosa che non andava in quelle scene che venivano a fare a casa sua; era come se recitassero ciascuno una parte fingendo per sé stessi, senza dirsi francamente la verità e, allo stesso tempo, coinvolgevano l’ignara vicina usandola: lei per prendere tempo e non dire al suo convivente che non voleva cedere alla sua pretesa, lui stando al gioco di lei e sperando che prima o poi cedesse.
La voce del passato si era fatta più incerta di fronte alla educata ma puntuale ricostruzione dei fatti esposta da Renata. “Sì… poi l’avevamo chiamato il tuo notaio e abbiamo detto che il suo nome ce lo avevi dato tu… Ma lui ci ha detto che l’atto fatto dal mio notaio era giusto così.”
“Come vi dissi allora, trovavo strano quello che dicevate. Il notaio intesta le percentuali di proprietà come gli viene detto da chi acquista. Non è che le decide lui!”
“Eh, sì. Ma Pippo insisteva per rifarlo intestandosi il 50%… Ma io ho un figlio… Non posso togliergli quello che sarà suo per favorire i figli di Pippo!”
“Affaracci vostri!” Ripensò Renata. “Potevate dirlo chiaramente senza coinvolgere il mio notaio, il quale mi telefonò seccatissimo chiedendomi: “Chi sono questi che mi ha mandato? Non si capisce cosa vogliono, vengono solo a farmi perdere tempo, l’atto che ha fatto il loro notaio è a posto”.
“Ho resistito così…” Fece la voce incerta.
“Coinvolgendo gli altri in una stupida finzione reciproca, per non dirvi tra voi e dire  chiaramente agli altri: ‘Vogliamo cambiare le percentuali di proprietà. Come si può fare notaio? Finta vendita? Donazione?’. Oppure potevi dire al tuo convivente: ‘Non ho nessuna intenzione di accondiscendere alla tua richiesta.’ E facevamo prima, senza rompere i coglioni a me ed al mio notaio in stupide manfrine.”  Ecco cosa pensava disgustata Renata ricordando. Aveva saputo poi dalle due care reciproche amiche che Elisa, giunta alla rottura, se ne era andata, dopo aver inutilmente cercato di mandare via lui, il quale obiettava che quella “era anche casa sua, anche se solo per un sesto, e poi lui ci aveva fatto piccoli lavoretti”. 
“Ma cosa vuoi che abbia fatto mai in due soli anni!” Aveva commentato Gianna raccontandoglielo. “I normali lavoretti di manutenzione e aggiustamento che sono deputati di solito agli uomini di casa! Non valgono certo i venti milioni di lire che mancano per arrivare al 50% del prezzo pagato per la casa! E poi Pippo, dopo che si è separato dalla moglie, era ridotto male. Era andato a vivere con un altro separato per dividere le spese e quello era un grande disordinato! Pippo doveva pulire… riordinare… faceva tutto lui! Venire qui a vivere con Elisa per lui è stata una svolta. Lei, invece, per acquistare questa casa per venirci a vivere con Pippo ne ha venduta una che il padre le aveva comperato, senza dire niente al suo povero genitore che abitava al piano di sotto ed aveva fatto fare una scala interna per salire al piano di sopra dalla figlia… Quel poveretto si è ritrovato degli estranei in casa praticamente!”
“Peggio per lui. Ha viziato questa figlia, mi pare. – Sostenne Renata. – Mi avete detto, tu e Giulia che la conoscevate da anni, che il padre è laureato ma lei non è andata oltre il liceo. I soldi per farla studiare non mancavano al padre, mi sembra: figlia unica, avevano o la cameriera in divisa, addirittura con la crestina, o il cameriere in giacca da servitore… Vorrà dire che farà chiudere la scala di comunicazione fra i due appartamenti”. 
Sempre Gianna le aveva raccontato che nell’immediato Elisa si era fatta ospitare da Giulia, che dopo poco tempo l’aveva cacciata perché si portava degli uomini in casa. Renata era disgustata e pensava al figlio ancora bambino di quella sciagurata che, a seguito delle corna che le aveva fatto suo marito, non aveva trovato di meglio che rendergli la pariglia addirittura con il suo parrucchiere, che era pure fidanzato! Ora, dopo il fallimento di quella breve convivenza, ricominciava, senza tener conto dello spettacolo di sé che dava a quel bambino.
Dopo un anno che era scomparsa con lei e la sua famiglia, dopo averle chiesto cortesie varie in nome del buon vicinato e delle amicizie in comune, ricicciava dal suo nulla in tal modo. Subito venne fuori il motivo della telefonata:
“Ho messo in vendita la casa. Conosci qualcuno a cui può interessare?”
“No, mi dispiace.”
“Non hai amici che vogliono venire ad abitare vicino a voi… magari?”
“No.”
“Se ti capita… Se conosci qualcuno.”
“Senz’altro.” Le disse per togliersela di torno.
Quando richiuse finalmente il telefono, pensò con disgusto a quanto sia capace di arrivare certa gente. “Sparisce e ricompare dopo un anno ripresentandosi con il solo nome, come se al mondo esistesse solo lei con quel nome, o come se la gente non facesse che ricordarsela e pensare a lei! Egocentrismo infantile, proprio!”
Quando riferì a Gianna l'assurda ed interessata chiamata di Elisa, questa commentò: “Ma io la capisco Elisa…” 
“Davvero? Cosa capisci?” Renata aveva notato questo lassismo nei giudizi della sua amica, che per altri versi stimava per una certa saggezza.
“Ma… sai… poverina… Ma lo sai che non ha potuto nemmeno riprendersi i suoi mobili antichi? Quel pazzo di Pippo ha chiamato i Carabinieri quando lei è venuta a prenderseli…” 
"Non lo so e sono felice di non aver assistito ad una scena così squallida: roba da gente che viene dalle baracche che, però, almeno è giustificata dal degrado ambientale dovuto alla povertà, se agisce in modo da fare scandalo!”

*****

In quella stessa casa il telefono squillò e questa volta rispose il marito di Renata, perché lei era al lavoro.
"Pronto."
"C'è Renata?" Chiese una voce femminile leggermente incrinata come da una rattenuta emozione.
"No, è al lavoro. Chi la desidera?" Chiese con cortesia l'uomo.
"Sono Rita Gianni." Disse la voce incrinata. L'uomo ammutolì dalla sorpresa. Anche se, in questo caso, di anni ne erano passati almeno dieci, aveva ben presente chi fosse la persona, anche perché non aveva detto, come la scema Elisa, solo il nome, ma anche il cognome.
Sapeva chi era perché, anche se erano almeno dieci anni che non si faceva viva con loro, era una persona la cui casa frequentava uno dei suoi figli, ormai uomo fatto che sceglieva chi frequentare. E di quella  casa, di quella persona e della sua famiglia, ogni tanto arrivavano notizie attraverso quel figlio di Renata e suo, che da tempo non viveva più con loro, essendo sposato, ma che ogni tanto parlava spontaneamente delle vicende di quelle persone. Erano frammenti di notizie a cui non seguivano domande da parte di Renata e di suo marito che, per valide ragioni, ritenevano tali persone infrequentabili.
L'uomo era molto ben educato e seppe dissimulare la sorpresa di quella voce che tornava da un passato in cui c'era stata una breve conoscenza attraverso suo figlio, la quale si era interrotta perché Rita Gianni, suo marito e suo figlio erano letteralmente spariti ed i loro scarsi contatti si erano volatilizzati, né Renata e suo marito li avevano cercati o incentivati.
La ragione di quella improvvisa telefonata dopo dieci anni era alquanto strana giacché, frequentando suo figlio, sia pure sporadicamente, la donna sapeva che egli abitava altrove e raramente era in visita a casa dei genitori. Inoltre aveva un cellulare, dunque volendo lo si poteva rintracciare attraverso quello: comunque aveva chiesto di Renata.
Ma in mancanza di Renata la donna si aggrappò al marito, senza ritegno alcuno, eppure l'uomo era persona riservata, che non invitava certo alla confidenza. 
"Sono disperata, - esordì lasciando l'uomo basito e senza parole - a causa dei vostri vicini, i Disegni. Vi dobbiamo delle scuse, voi ci avevate avvertito... ci avevate detto di stare attenti, ma noi...." L'uomo taceva aspettando il resto, mentre pensava che allora l'avviso l'avevano recepito, anche se avevano fatto finta di nulla ed avevano preferito sparire con chi li aveva preavvisati piuttosto che con le conoscenze appena fatte. “Affaracci loro" avrebbe pensato Renata a posto suo, ma l'uomo era più educato di sua moglie o... forse ... più inibito e  rimase in ascolto meravigliato ma sulla difensiva. Ricordava che quella donna un poco volgare e superficiale aveva pensato e cercato di sfruttare le profferte della loro vicina, che si metteva a disposizione per elargire favori vantando poteri che non aveva ma, chiedendo ad ometti che corteggiava, a volte riusciva ad ottenere qualcosa. Era, così, paga nel suo malato narcisismo e credeva di dar ad intendere che lei era una donna importante. In realtà era una donnetta ignorante e molto disturbata che, da informazioni che Renata aveva avute casualmente ma inconfutabilmente, allacciava relazioni con uomini a cui poi chiedeva soldi o favori per sé, per i suoi familiari o per terzi, a cui li offriva in cambio di regali che poi quelli le facevano per ringraziarla. 
"Da due anni so che mio marito è l'amante di Cristina, la vostra vicina, - disse con voce tesa - lo so con certezza perché me l'ha confessato lui quando ha avuto l'infarto. La cosa dura da dieci anni." L'uomo non sapeva cosa dire a quella esternazione che gli entrava in casa dalla diretta interessata, la quale confessava comunque qualcosa che lui e Renata già sapevano per altre vie, pur rimanendo a distanza da quelle persone che, certo, se l'erano voluta. Cosa poteva mai volere da loro ora quella donna? Addirittura faceva loro delle scuse... Evidentemente per piena coscienza di essersi comportati male con loro, sparendo per far piacere a quel soggetto che tanto bene si era intrufolato nella loro precaria esistenza.
"Io non posso perdere tutto, - stava dicendo intanto la donna - ho fatto tanti sacrifici! Ma il marito di questa Cristina che razza di uomo è?!! E' morale o immorale?!!" Chiese disperata all'esterrefatto interlocutore, il quale non seppe cosa rispondere a quella domanda che già conteneva in sé la risposta. Cosa voleva da lui? Che l'appoggiasse e la sostenesse in un giudizio morale che era nei fatti? Per risponderle qualcosa disse:
"Ma i vostri figli cosa dicono?" Sapeva che uno dei  figli era al corrente della situazione ed era quella una delle vie attraverso le quali già conosceva quei fatti, che drammaticamente la donna veniva a riversare su di loro dopo dieci anni di silenzio e di distanza. Lei non si stupì di quel riferimento, dando forse per scontato che la sua situazione fosse nota a molti.
"I miei figli hanno detto che siamo maggiorenni e vaccinati..." 
"Ed hanno pure ragione..." Pensò l'uomo. Uomini di trenta anni e più cosa potevano dire o fare, non volevano proprio entrarci  in affari così squallidi riguardanti i loro genitori ormai alle soglie della vecchiaia. Un'età che dovrebbe essere della saggezza e del buon esempio... invece.. davano scandalo rendendosi grotteschi più che ridicoli. Ma la donna andò allo scopo della telefonata, che, come quella di Elisa, un fine l'aveva:
"Posso venire da voi?" L'uomo si allarmò.
"Per...?"
"Per parlarne." 
"Ma parlare di che?"- Pensò il marito di Renata. Poi: "Cosa c'entriamo noi?" E pensò che sua moglie aveva fatto più che bene ad allontanare gli scomodi vicini che invece Rita Gianni e suo marito avevano scelto di frequentare. Cercò una plausibile scusa:
"In questo periodo stiamo andando spesso nella casa al mare che abbiamo comperato da poco... Siamo un po' occupati perché la stiamo arredando..."
La donna capì che il suo disperato tentativo di coinvolgere i vicini di chi le stava creando tanti problemi era fallito. Ringraziò e salutò, battendo in ritirata.
Il marito di Renata raccontò a sua moglie l'assurda telefonata allibito. Sua moglie fu come al solito cattiva e sarcastica: "Quella voleva venire qui a fare la piazzata alla vicina chiamandola "puttana" dal nostro cortile e chiedere conto "all'immorale" delle loro comuni corna, te lo dico io! Hai fatto benissimo a scaricarla! Li avevamo avvertiti credendoli due persone perbene, lo sanno ed infatti ha chiesto scusa al plurale, quindi anche per lui a cui, sicuramente, sta carpendo soldi con qualche ricatto. Qualcuno l'ha detto: "Lo ricatta, lo ricatta." Non so su cosa, non voglio saperlo, che stiano a distanza.
"Infatti ha detto proprio: "Io non posso perdere tutto, ho fatto tanti sacrifici." "
"Già. - Concluse la moglie asciutta. - Ricordi quello che ci raccontò il nostro figlio più piccolo degli affittuari di Giulia? Sì, quello che spacciava all'ingrosso e si era messo con quella modella fallita da cui aveva avuto una figlia. Nostro figlio era tornato dal liceo, aveva mangiato e si era seduto sul muretto a prendere un po' di sole in attesa che io tornassi dal lavoro: sentì quei rumori pazzeschi che facevano quei due copulando... Probabilmente avevano assunto quello che lui vendeva... Per fare quei versi, così forte... Ricordo ancora la faccia sbalordita di nostro figlio quando me lo raccontò appena rientrata... Poi scoprimmo che in casa c'era la figlia che lui aveva avuto dalla moglie, una ragazzina di tredici anni che era ospite del padre in quei giorni... La ragazzina deve aver telefonato alla madre chiedendole di venirla a riprendere e la madre venne il giorno dopo. Di nuovo nostro figlio mi venne incontro con gli occhi sbalorditi: "Mamma..." mi disse, ed io pensai "L'hanno fatto di nuovo: copula con strilli e versi.." Ma lui mi lesse nel pensiero dall'espressione del viso e mi disse: "No, no! Oggi no! Però è venuta la madre della ragazzina  a riprendersela ed è rimasta fuori e, mentre la ragazzina usciva per raggiungerla, la modella è uscita sul balcone e quella ha cominciato ad urlarle: "Puttana, sei una lurida puttana!" E l'altra, per nulla intimorita, le urlava dal balcone le stesse cose. Mamma, una scena da borgatari quali sono: se ne sono dette di tutti i colori! "
"Sapendo chi sono i soggetti abbiamo evitato di essere coinvolti, nostro malgrado, in una scena simile; - disse il marito di Renata - l'unico modo che Rita Gianni aveva per avvicinarsi alla casa di quella lì era dal nostro cortile, è chiaro."

Legge Elettorale incostituzionale


Da: PUPIA, la tua informazione

ROMA. Per la quarta volta in cinque anni (due nel 2008, una nel 2012) con una sentenza che al massimo arriverà dopo l'estate la Corte Costituzionale sarà chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della legge elettorale in vigore, il cosiddetto Porcellum. 

La Cassazione infatti ha ritenuto non manifestamente infondate le questioni di legittimità sollevate in un ricorso sulla legge elettorale 2005 e ha disposto l'immediata trasmissione degli atti alla Consulta.

Finora le Camere hanno ignorato la pressante raccomandazione di “modificare la legge elettorale”, con la quale i cittadini italiani sono stati chiamati a votare alle scorse elezioni politiche e che dovrebbe essere uno dei nodi principali da sciogliere oggi data l'eventualità più che probabile di un ritorno alle urne in tempi brevi. La Corte di Cassazione, in sostanza, boccia il cosiddetto premio di maggioranza, previsto sia alla Camera che al Senato, con argomentazioni diverse.

I giudici della suprema Corte hanno dichiarato “rilevanti e non manifestamente infondate”, si legge nell'ordinanza interlocutoria in relazione alla Costituzione italiana e alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo “le questioni di legittimità costituzionale” sollevate dall'avvocato Aldo Bozzi.

La Cassazione avanza anche dubbi di costituzionalità sul meccanismo delle cosiddette 'liste bloccate' e chiede alla Consulta di esprimersi su ''un voto che non consente all'elettore di esprimere alcuna preferenza''.

È quanto si legge nell'ordinanza interlocutoria depositata venerdì. Il Pdl è d'accordo sulla necessità di procedere a ritocchi light del Porcellum sulla base delle “prescrizioni della Corte costituzionale”, afferma il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, che tuttavia si dice contrario all'ipotesi di reintrodurre le preferenze.

Anna Finocchiaro del Pd, invece, dice: “È evidente e noto che noi abbiamo una legge elettorale probabilmente incostituzionale. C'è una sentenza della Corte costituzionale che dice cose precise riguardo al Porcellum e le motivazioni dell'ordinanza di oggi della Cassazione sono chiarissime”.  

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La Legge, denominata giornalisticamente Porcellum, è manifestamente contraria ad alcuni dettati costituzionali.
Ciò nonostante ce l'abbiamo dal 2005 e consentiamo che faccia guasti che rendono il Paese, già oppresso da problemi economici, ingovernabile. 
La lentezza a risolvere codesto problema è criminale e dimostra il menefreghismo di chi ha in mano il Potere in Italia.
Per tutto il tempo del Governo Monti, nonostante i richiami del Capo dello Stato, non l'hanno cambiata e, anche ora, si aspetta l'ennesima pronuncia della Corte Costituzionale per darci una Legge che non calpesti i diritti costituzionali.

Chi ostacola questi diritti dei cittadini di poter veramente scegliere da chi essere governati?
Se vi è chiaro non votate quella parte politica! 
Ma ormai dispero che tutti gli italiani vogliano la stessa cosa. Penso che ci sono servi che non vogliono i diritti, ma solo i favori e la libertà di poter fare come gli pare, senza controlli e senza sanzioni.  

mercoledì 15 maggio 2013

Magistrati in politica



Da: Il Corriere della Sera

Ingroia arriva ad Aosta: «Ma per la decisione finale attendo la sentenza del Tar»

Il magistrato siciliano ha preso possesso dell'ufficio e si è messo in ferie


Antonio Ingroia, prende possesso del suo ufficio accompagnato dal procuratore capo di Aosta, Marilinda Mineccia (Ansa/Thierry Pronesti)

Primo giorno del sostituto procuratore Antonio Ingroia al Tribunale di Aosta, dove mercoledì mattina ha incontrato il procuratore Marilinda Mineccia. Il magistrato siciliano ha preso possesso dell'ufficio e si è messo in ferie. Prenderà servizio il prossimo 20 giugno.
IL TAR - «Per le mie decisioni finali - ha spiegato il pm - aspetto la sentenza del Tar». «Si riunisce sulla sospensiva - ha aggiunto - il 23 maggio, poi vediamo». Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano del suo impegno in politica, ha detto: «Non posso svolgere attività politica in prima persona. Ma - ha puntualizzato - si possono esprimere opinioni politiche. L'importante è non fare attività politica. Esiste un movimento, che puo camminare sulle sue gambe».

Confesso che non ho capito molto dell'agire di questo magistrato.
Ma non doveva finire il suo mandato in Guatemala? Mandato che aveva interrotto solo per presentarsi alle elezioni?
Elezioni che sono finite male ed ora l'altro ex-magistrato che aveva creato Italia dei Valori si sta riorganizzando e pensa di trovare chi lo vota addebitando agli altri i suoi errori
Finché non avrà, lui e tutti gli altri, l'onestà di ammettere che non hanno fatto quello che a parole dicevano, non cambierà nulla: riuscirà a riorganizzare il solito partitino per poter gestire un poco di potere e i soldi dei rimborsi elettorali. 

A tutto ciò che ancora mi arriva da IdV, tutto dello stesso tenore, c'è un'eccezione e, per onestà intellettuale, lo riporto qui di seguito:
Cari amici,
sono candidato alla Segreteria Nazionale di Italia dei Valori al Congresso Straordinario del 28-29-30 giugno 2013.
Desidero farvi pervenire la mia mozione congressuale.
Le vicende degli ultimi anni, giudiziarie e giornalistiche, nelle quali sono stati coinvolti nostri esponenti, oltre a mettere in luce una sostanziale incapacità nella selezione della classe dirigente e delle candidature hanno anche dimostrato una gestione non all'altezza del partito.
A differenza di quanto avvenuto nella aule parlamentari (di Camera, Senato e Parlamento Europeo) dove la nostra presenza e la nostra capacità operativa e propositiva è stata riconosciuta da tutte le forze politiche.
Ora dobbiamo voltare pagina: rifiutando il finanziamento pubblico e dando al partito la forma del partito liquido, capace di realizzare una vera democrazia partecipata al suo interno.
E dove i dirigenti, non pagati, sappiano dimostrare di essere capaci di selezionare la classe dirigente e le candidature, con il contributo pieno della base dei suoi militanti e simpatizzanti.
A coloro che potevo raggiungere con la mia mailing list avevo già mandato la bozza del mio programma, chiedendo di farmi pervenire osservazioni e suggerimenti, di cui ho per lo più tenuto conto.
Ora lo chiedo a tutti voi, con la certezza che terrò conto delle vostre valutazioni e proposte per poter arrivare alla mozione finale che presenterò  all'apertura del Congresso.
 Potrete inviare le vostre critiche ed i vostri suggerimenti alla seguente mail: aborghesi@tiscali.it 
Vi ringrazio in anticipo.
Antonio Borghesi

E' l'unico che ha, sia pure debolmente, parlato con sincerità di quello che è stato il Partito a cui io avevo dato fiducia fino a prenderne la tessera.
Auguri. 

Aggiornamento al 17 maggio 2013 inviatomi da Niccolò Rinaldi:


Inoltre, è sempre possibile continuare ad aderire alla mozione. Tutto è e sarà in rete, esattamente come deve funzionare il partito che vogliamo.

Piccola informazione: le candidature presentate sono state cinque. Nell'ordine: Messina con 786 firme, noi con 437 firme, Borghesi con 186 adesioni, Castellarin con 130, Scalera, con 107.

Nulla di nuovo sotto il sole: Borghesi, l'unico che ha scritto nella mozione un po' di verità, non è in cima alle adesioni.
In compenso ci sta Messina che, nella sua mozione, dà la colpa di tutto il crollo della fiducia in IdV agli altri! Calunnie (?!), televisione (!!) ecc. ecc. .... 

Cronache di pazzie quotidiane - "Cittadino reso Fantozzi"

"Cittadino reso Fantozzi" 


Di solito la ragazza che l'aiutava nelle faccende domestiche era puntuale, ma quel giorno tardava ad arrivare.
Il telefono squillò: "Pronto? Signora Veronica? Sono Viviana... Guardi che non mi fanno passare per venire da voi..."
"Come sarebbe?!" Rispose indignata la Signora Veronica prefigurando quello che poteva essere accaduto, anche se riteneva che fosse assurdo.
"Hanno chiuso la strada per i lavori e allora ho fatto il giro dall'altra parte pensando di poter passare da lì. Ma uno con il camion ha chiuso pure là e ha detto che non si passa nemmeno da lì. Se vuole vengo a piedi... ma sarà almeno un chilometro di strada... Mi dica lei.. Se no.. posso tornare un altro giorno..."
"Ma stiamo scherzando?!!" Tuonò la signora. "Questi sono matti!! Mi aspetti che arrivo io!"
"Che succede?" Chiese suo marito.
"Questi che stanno facendo i lavori sulla nostra strada hanno chiuso da entrambi i lati senza nessun avviso e preavviso! Viviana non può passare! Sono pazzi! Ci hanno chiusi, isolati! Ora esco e vado a parlare con questi folli!"
Mentre la moglie prendeva le chiavi per uscire il marito le si faceva dietro commentando: "L'hanno rifatto! Non è servito a niente parlare con il capocantiere e poi con i vigili... Per non parlare di quello che mi è successo con i Carabinieri che un altro po' mi arrestavano..."
La moglie uscì a piedi e, percorsa la strada privata, arrivò su quella comunale dove a destra, a circa un centinaio di metri di distanza, vide le macchine che asfaltavano la strada e gli uomini in tuta arancione che vi lavoravano intorno, lasciando metà carreggiata libera. A sinistra, dalla parte opposta a quella da cui di solito arrivava Viviana, era apparentemente tutto libero ma, evidentemente, da quello che la ragazza aveva detto, avevano chiuso l'accesso anche  da lì!
Si avviò a passo svelto a sinistra, dopo aver valutato che andare a parlare con gli operai a destra le avrebbe fatto perdere altro tempo, essendo troppo lontani, e ormai già Viviana avrebbe dovuto essere al lavoro da quasi un'oretta!
In lontananza vide la figuretta della giovane che si era avviata a piedi dopo aver lasciato l'auto al posto di chiusura.
"Vivianaaaa!" La chiamò mettendo le mani ai lati della bocca.
"Vengo io a spostare il cavalletto o lo fa lei?!!!"
"Lo posso fare io se crede..."
"Lo faccia! E venga con l'auto! L'aspetto qui e ci penso io se dicono qualcosa!" Concluse gridando minacciosa.
Tornò indietro e si piantò all'imbocco della strada privata guardando arrabbiata verso dove si stavano svolgendo i lavori. Non poteva parlare con il capocantiere di nuovo perché erano troppo lontani, ma già era accaduto due giorni prima che, uscita per andare ad un appuntamento presso un'Associazione di Consumatori, si era trovata la strada sbarrata senza nessun cartello che ne indicasse la chiusura per lavori e indicasse una possibile deviazione.
Il capocantiere: "Dove deve andare signora?"
Meravigliata per la domanda:"Devo raggiungere la via principale... ho un appuntamento con un avvocato..." Aggiunse chiedendosi perché mai dovesse dire a quel tipo gli affari suoi.
Il capocantiere: "Deve tornare indietro, non si passa."
Stupore. "Ma non c'è nessun cartello che indichi "Strada Chiusa" e la deviazione, altrimenti non sarei arrivata fin qui..." 
Il capocantiere: "L'abbiamo messo, l'abbiamo messo."
Meraviglia. "Ma dove? Io vengo da questa stessa strada, sto al numero 101 e non ho visto nulla."
Il capocantiere: "Abbiamo messo un cartello di carta scritto a mano da noi."
"Ma guardi che non c'è nulla! Forse allora si è staccato! Rimettetelo! Venendo qui ci sono solo cartelli triangolari ai lati della strada che avvertono "Lavori in corso" ma nulla che informi che non si può passare... C'è un cartello tondo che avvisa di andare al massimo a 30 Km. orari e basta..."
"Deve tornare indietro, signora." Ripeté quello laconico.
Veronica dovette fare una manovra pazzesca rischiando anche di sporcare l'auto e graffiarla dato lo spazio ristretto della corsia libera.
Tornata indietro prese l'unica via laterale e tortuosa che le consentisse di raggiungere la statale e lì, di spalle al proprio senso di marcia, vide un cartello mobile, lo superò, rallentò, si girò per vedere cosa segnalava e vide che era il simbolo di "divieto di transito", su cui un fogliaccio attaccato con lo scotch riportava scritto a mano "Strada Chiusa".
"Ma brutti stronzi! - Imprecò a voce. - Hanno messo il cartello solo per chi arriva dalla laterale! Ma io gliel'ho detto che vengo dalla medesima strada e lì non hanno messo niente!"
Infatti poco prima, mentre faceva la difficoltosa manovra di inversione di marcia, aveva intravisto che altra gente, proveniente dalla sua stessa direzione e strada comunale dove si stavano svolgendo i lavori, vedendo che lei era stata indotta a tornare indietro, stava facendo la stessa manovra. 
La stessa cosa era accaduta a suo marito rientrando a casa il giorno prima. Nessun avviso di strada chiusa, nessun avvertimento di passare, dopo lungo giro, dalla parte opposta. Stessa discussione con il capocantiere, stesse risposte di avvisi messi ma inesistenti.
Suo marito, dopo aver fatto la manovra per tornare sui suoi passi, verso la statale, per poi rientrare a casa sua prendendo la via dalla parte opposta, aveva incrociato una pattuglia di Carabinieri e si era fermato per protestare e avvisare che i lavori si svolgevano senza mettere i dovuti avvisi per i cittadini, costretti così a tornare indietro.
"Faccia denuncia. - Gli aveva risposto ostile il Carabiniere.
"Ma a che serve? Qui bisogna solo imporre a chi fa i lavori le regole del Codice della Strada e bisogna farlo subito. Potete avvisare qualcuno? Non siete qui per far rispettare le regole?"
"Vada a fare denuncia. - Ripeté scostante il Carabiniere.
"Ma qui bisogna intervenire ora che stanno facendo i lavori. Le denunce dormono, sono carte, e qui intanto stiamo così!"
"Lei vuole dire che il maresciallo dorme?!" Disse minaccioso il Carabiniere.
"Ma io non ho detto questo! Io sto dicendo..."
"Anche il collega, - che stava dall'altra parte dell'auto di servizio ferma sulla statale per controlli - ha sentito che lei ha detto che il maresciallo dorme!"
"Ma se il Maresciallo della locale stazione lo conosco da anni e abbiamo ottimi rapporti! Non capisco la sua ostilità! Sono stupito, di solito ricorro sempre ai Carabinieri e non sono mai così ostili."
"Documenti!" Intimò il Carabiniere ostile.
"Ma figuriamoci, glieli dò subito!" Il Carabiniere controllò con cipiglio e gli riconsegnò i documenti.
Il marito aveva avvisato in precedenza anche i Vigili Urbani,  giacchè il giorno prima sua moglie, uscendo, si era vista sbarrare la strada da un camion messo di traverso. L'uomo che lo guidava era sceso e si era avviato verso la parte di strada, ora inaccessibile, senza dire una parola. Davanti a lei c'era un'altra auto ferma, guidata da un uomo che teneva in braccio, sul sedile di guida e dunque davanti al volante, una bambina di circa due, tre anni. L'uomo parlava al cellulare e non si era preoccupato di capire perché mai quel camion avesse chiuso la strada.
Veronica era scesa correndo dietro all'uomo del camion e ne aveva visto un altro in tuta arancione all'angolo fra la comunale e la laterale. "Che succede?" Aveva gridato all'uomo in tuta. E quello: "Fate il giro dall'altra parte! Dobbiamo fare i lavori!"
La donna era tornata indietro sequelando alla sua auto dietro alla quale, nel frattempo, si era fermata in attesa di non si sa cosa un'utilitaria con al volante una donna giovane. Quella se ne stava lì come l'uomo con bimba in braccio e cellulare all'orecchio senza chiedere niente. Veronica, molto civilmente, le disse: "Hanno chiuso la strada senza preavviso, mettendo un camion qualsiasi di traverso, senza cartelli, senza niente. Deve tornare indietro."
Per tutta risposta quella gridò: "Ci sono i vigili! Andate dai vigili a denunciare! Denunciate, denunciate ai vigili!" Disse animosamente come se le denunce le dovessero fare gli altri anche per lei.
Intanto l'auto con l'uomo con bimba in braccio sul sedile di guida, avendo sentita l'informazione portata da Veronica, aveva iniziato a fare retromarcia e quasi investiva la donna.
Il marito, dunque, dai vigili ci era andato sul serio, e non perché quella dell'utilitaria l'avesse deputato ad altri...
I Vigili avevano detto: "Ci pensiamo noi."
L'indomani c'era stato l'episodio del blocco in entrata del marito che poi si era rivolto ai Carabinieri che gli avevano per questo controllato i documenti, poi c'era stato l'episodio del blocco in uscita di Veronica che andava dall'avvocato della Associazione dei Consumatori... ed ora il blocco totale per cui chi doveva accedere in quella zona, o uscirne, non poteva passare affatto.

Ora, mentre era lì ad attendere Viviana, vide arrivare una piccola auto con due persone provenienti da destra, dove avevano bloccato la ragazza facendole fare il giro per poi bloccarla anche lì.
"Questi sono pazzi sul serio, - pensò - ora questo l'hanno fatto passare!"
La piccola auto si infilò in un cancello lì vicino.
Arrivò finalmente Viviana e arrabbiatissima Veronica commentò a voce alta: "La pazzia è diventata normalità!" E lo ripeté almeno un'altra volta.
Poi, mentre Viviana iniziava il suo lavoro, telefonò ai Carabinieri della locale Stazione che le dissero di rivolgersi al Comune perché loro non potevano occuparsene.
Il giorno prima aveva fatto la stessa cosa dopo che quella pattuglia si era comportata in modo tanto strano e aveva appreso che non era della locale Stazione, ma veniva da una vicina località e stava svolgendo un altro tipo di servizio. Era forse per questo che avevano trattato così male suo marito? 
Obbedì, dunque, e chiamò il Comune. Spiegò a chi le rispose chi era e perché telefonava.
Quello gli passò un interno.
Ripeté chi era e chiese di sapere con chi stava parlando. Con molta esitazione quello le dette il suo nome, ma solo quando lei gli ricordò che stava in un Ente Pubblico a svolgere il suo lavoro, dunque era tenuto a farlo per legge, l'anonimato era escluso! 
Spiegò le loro vicissitudini e quello si impuntò su una parola: "Sequestrati in casa".
"Lei non può dirlo, signora, lo dico per lei.. Per legge..."
"Ma se chi doveva venire in casa mia l'hanno bloccata a più di un chilometro da qui! Se non poteva passare in entrata non si poteva passare neppure in uscita!"
Dopo cinque minuti buoni di disquisizioni Veronica disse: "E' inutile che parliamo lei ed io: ho chiamato perché qualcuno imponga a costoro le regole; lei stesso ha detto "Non possono fare così!" Dunque fate qualcosa."
"Faccia denuncia."
"Ma a che serve?! L'intervento serve ora! Sono quattro giorni che si va avanti così!"
"Signora non sono io preposto a questo. Se vuole le passo l'Ufficio addetto alla Manutenzione Strade."
"Senta, alla persona che ha risposto ho spiegato la ragione della chiamata, dunque non è colpa mia se mi ha passato lei. Non debbo io sapere chi è preposto ad una funzione. Mi faccia la cortesia di informare lei l'Ufficio preposto, se me lo passa debbo ricominciare daccapo."
"Va bene, signora, lo faccio io appena abbiamo chiuso la telefonata."
"Grazie."
Diogene cercava l'Uomo con la lanterna in mano... Il cittadino cerca lo Stato... Ma c'è?  

Nobile ironia

Da: La Stampa


15/05/2013

Diritto all’illegalità

Massimo Gramellini
Come racconta il sito MobilitaPalermo.org, nel capoluogo siciliano la decisione provocatoria di multare i parcheggiatori abusivi ha suscitato la prevedibile reazione delle vittime, che hanno marciato per le strade del centro brandendo cartelli di protesta. «Non siamo mafiosi», era il loro urlo di dolore, e in effetti non c’è chi non veda la differenza fra chiedere denaro in cambio di protezione e chiederlo in cambio della garanzia di ritrovarsi la macchina non rigata (o la macchina, tout court).  

La persecuzione dei parcheggiatori abusivi - gente perbene che si guadagna onestamente da vivere rimanendo ferma sotto il sole a non fare nulla anche per ore - rientra in un quadro di vessazioni più generale. Davanti ai tentativi, sporadici ma pur sempre arroganti, dello Stato di far rispettare la legge, stupisce che solo i parcheggiatori abbiano trovato il coraggio di ribellarsi apertamente. Cosa aspettano i borseggiatori a sfilare sotto le finestre del municipio per rivendicare la sacrosanta libertà di scippo? E gli usurai, i contrabbandieri, gli spacciatori? Immagino che il loro riserbo nasconda, più che una qualche forma di pudore, il sospetto che uno stillicidio di proteste potrebbe non sortire l’effetto sperato. Sarebbe decisamente più efficace una manifestazione nazionale che riunisse tutte queste professioni sotto il nobile vessillo del diritto all’illegalità. Additando il corteo dei parcheggiatori abusivi che rivendicavano con orgoglio l’appartenenza alla categoria, sembra che un agente provocatore appena sceso da una Panda abbia fatto notare ai vigili che finalmente esisteva la possibilità di coglierli in flagranza di reato. Non mi stupirei se gli avessero dato una multa. 

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La nobile ironia di quella persona intelligente che è Massimo Gramellini (di cui su questo blog scrissi del suo libro "Fai bei sogni") si lega con il mio post precedente a questo.
Non ne ho scritto con ironia, ma il tema era lo stesso: l'assurda situazione in cui si può trovare chi reclama la legalità.
Il paradosso ironico di Gramellini mi fa sentire meno sola nella mia analisi del reale che ci circonda nella nostra odierna società.
Infatti nel caso riportato nel post precedente si è concretizzato l'assurdo: il cittadino, paladino della legalità contro i cartelloni abusivi, si è ritrovato addirittura condannato per qualcosa di penale!

martedì 14 maggio 2013

Blogger, fate attenzione!

Da: Il Messaggero

Blog Cartellopoli, condannato a 9 mesi
il gestore: «Istigazione a delinquere»

Il blogger: «Accuse assurde, la nostra è sempre stata una battaglia per la legalità»


Massimiliano Tonelli
ROMA - Istigazione a delinquere. Per questo reato Massimiliano Tonelli, 34 anni, è stato condannato a 9 mesi dal giudice monocratico del tribunale di Roma. Secondo l'accusa l'uomo avrebbe istigato i frequentatori del suo blog (cartellopoli.com) a compiere azioni violente contro il diffondersi dei cartelloni abusivi nella Capitale. Nei mesi scorsi, in seguito alla querela presentata da una società che gestisce impianti pubblicitari, il sito in questione è stato anche sequestrato. 

Il rappresentante dell'accusa ha ottenuto la condanna sia per la gestione del blog che per la gestione del gruppo di discussione su Facebook. In base a quanto sostenuto dall'azienda che ha depositato la denuncia in Procura sono stati molte le azioni vandaliche, che hanno riguardato un centinaio di impianti in varie zone di Roma, messe in atto come «l'imbrattamento dei cartelloni con vernice spray e, successivamente, nel danneggiamento delle comici e nello smontaggio ed asporto delle plance pubblicitarie». 

L'avvocato Fulvio Sarzana di Sant'Ippolito, che difenderà Massimiliano Tonelli in appello, ha spiegato: «La sentenza apre alla strada alla perseguibilità dei titolari di blog, non solo per le più classiche fattispecie della diffamazione, ma anche per ipotesi nella quale la manifestazione del diritto di critica, oltretutto compiuta da terzi rimasti anonimi, possa addossare una responsabilità per istigazione a delinquere ed apologia di reato al titolare del blog».

Tonelli: accuse assurde. «L'accusa di istigazione a delinquere è semplicemente assurda – dice Massimiliano Tonelli – in assoluto è ovvio che non è giusto farsi giustizia da soli, né istigare alla violenza, ma nel mio caso nulla di tutto questo è stato fatto». Tonelli ripercorre la vicenda: «Tutto è partito da una denuncia di una società di affissioni contro ignoti, nella denuncia si citava il blog Cartellopoli».

Ma quale fatto ha scatenato la denuncia? «Sul blog pubblicammo la foto di un cittadino che scrisse la parola “abusivo” su un manifesto non autorizzato: la foto la prendemmo da un altro forum. Nel pubblicare la foto scrivemmo che il cittadino aveva fatto bene». Tonelli ricorda che «in passato molte istituzione, anche presidenti di municipi, si unirono alla battaglia contro i manifesti abusivi con gesti simili».

La magistratura arrivò a Tonelli dopo che il blog venne sequestrato: «Mi autodenuncia, chiedendo il dissequestro del blog». E aggiunge. «Si dovrebbe stabilire un limite tra farsi giustizia da sé e condurre una battaglia civica». Tonelli ricorda anche che «il sindaco Gianni Alemanno parlò di mafia dei cartelloni abusivi, noi non facciamo altro che denunciare situazioni di illegalità. I cartelloni abusivi hanno anche portato alla morte di cinque persone rimaste vittime di incidenti stradali».

Il blogger farà ovviamente ricorso contro la sentenza: «C'è in gioco anche la libertà di informazione sui blog» spiega Tonelli che gestisce anche altre piattaforme online di denuncia come Romafaschifo e Degradoesquilino.

Da: Diretta News.it

Condannato il blogger Massimiliano Tonelli: “Istigazione a delinquere via web”



Manifesti elettorali a Roma (Getty Images)
Aveva aperto un blog e una pagina Facebook per denunciare le migliaia di affissioni abusive che ‘sporcano’ i muri e i sottopassaggi di Roma, diventando così uno dei più noti attivisti del web della Capitale, ma soprattutto, secondo il giudice monocratico che ieri ha depositato le motivazioni della sentenza, ha lasciato che i suoi lettori usassero e diffondessero un linguaggio violento nei confronti degli ‘abusivi’, sfociati anche in alcune azioni contro gli affissori.
Per questo motivo, il gestore del sito cartellopoli.com, Massimiliano Tonelli di 34 anni, è stato condannato a 9 mesi di reclusione per l’accusa di istigazione a delinquere. La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico Laura Fortuni della IX sezione del tribunale di Roma nel gennaio di quest’anno, ma solo ieri sono state depositate le motivazioni.
Ha scritto il giudice: “Pacifica essendo la responsabilità esclusiva in capo all’imputato per la gestione del blog (…) e dunque anche per il contenuto dei messaggi in esso pubblicati, è indifferente che si tratti di contenuti riferibili direttamente al T. o ricevuti da altri utenti, essendo stato comunque il primo a curarne l’inserimento e la conseguente divulgazione al pubblico. L’affermazione del T. di non controllare il contenuto dei messaggi ricevuti prima di pubblicarli è priva di rilievo ai fini che qui interessano, sia perché formulata in termini assolutamente generici, sia perché la qualità dei contenuti di analogo tenore pubblicati sul blog nel corso del tempo è tale da rendere inverosimile che l’imputato potesse averne ignorato o male interpretato il contenuto”.
Nei mesi scorsi, Tonelli, commentando la condanna, aveva detto: “Durante il dibattimento nulla è emerso contro di me salvo il fatto che ero coordinatore del blog Cartellopoli e come tale gestivo questo spazio, che appunto è un blog e non una testata giornalistica che obbliga il responsabile a controllare ciò che pubblica, come una libera bacheca a disposizione di tutti, garantendo semplicemente la libertà a ogni cittadino esasperato di esprimersi”.
Duro il commento dell’avvocato del blogger, Fulvio Sarzana di Sant’Ippolito: “La sentenza apre alla strada alla perseguibilità dei titolari di blog, non solo per le più classiche fattispecie della diffamazione, ma anche per ipotesi nella quale la manifestazione del diritto di critica, oltretutto compiuta da terzi rimasti anonimi, possa addossare una responsabilità per istigazione a delinquere ed apologia di reato al titolare del blog. La responsabilità del blogger per i commenti postati da terzi non dovrebbe trovare ingresso nel nostro ordinamento quando sia possibile, come accade nella pressoché totalità dei casi, risalire agevolmente a chi ha effettuato il commento, attraverso le indagini informatiche appositamente previste dal codice”.
Quella nei confronti di Tonelli è la prima condanna del genere in Italia e, secondo gli addetti ai lavori, apre un pericoloso precedente che potrebbe creare un effetto domino.
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Ho cercato di capire la notizia leggendo varie fonti, perché, come sempre, i particolari fanno la differenza, e non sono riuscita a leggere da nessuna parte, con chiarezza, se gli atti di vandalismo si sono ripercossi sui cartelloni effettivamente abusivi o su cartelloni autorizzati la cui gestione era della Società che ha sporto denuncia in quanto parte lesa.

Insomma: se l'istigazione a distruggere i cartelloni abusivi ha spinto ignoti a danneggiare quelli autorizzati che la Società gestiva, comporta sicuramente un danno patrimoniale per la stessa, dunque l'unica cosa che il magistrato doveva accertare è il rapporto causa-effetto.
Cioè se quanto pubblicato sul blog di Tonelli potesse essere causa di una reazione indiscriminata contro qualsiasi tipo di affissione, anche in luoghi autorizzati.
In questo caso, accertata la causa, il magistrato ha ritenuto che ci fossero gli estremi per il reato di "istigazione a delinquere".
Non ho letto né il blog né il sito facebook, (ora sequestrati), dunque non posso farmi una personale opinione se quanto vi era scritto potesse effettivamente costituire una indiscriminata incitazione alla violenza in modo generico e non finalizzato all'abuso, ma il processo d'appello potrà accertare meglio se questo nesso, fra la battaglia per i cartelloni pubblicitari abusivi di Tonelli, (di per sé atto di lodevole civiltà) e gli anonimi facinorosi, esiste e può aver  incitato  al danno indiscriminato.

Non posso credere, e spero che non sia, che invece i cartelloni danneggiati fossero effettivamente abusivi!
D'altra parte nessuna Società che gestisse un simile mercato potrebbe legittimamente sporgere denuncia per un danno ai propri affari! In quanto non farebbe altro che autodenunciarsi!

In tutto questo emerge, sempre e comunque, l'assenza dello Stato, che sia l'Ente preposto il Comune o chi si vuole, lo Stato è assente e su questa mancanza di controllo sull'abusivismo, su questa assenza di legittime denunce, multe, ammende e rimozioni, si innesta l'azione spontaneista del cittadino che non sa se scegliere fra una fantozziana accettazione dell'abuso o una reazione di civile critica e denuncia.
Questo vale per tutto oggi in Italia.
Su questo blog denuncio anch'io questa assenza di responsabilità nell'applicazione delle regole.

Alla fine tutto ricade su chi è incolpevole: chi subisce il danno, in questo caso la Società che vive sulla pubblicità autorizzata e l'incauto blogger che non ha previsto le conseguenze delle sue parole.

Sposo le parole dell'avvocato Fulvio Sarzana di Sant'Ippolito che teme che questa sentenza possa essere un deterrente per mettere il bavaglio ai blog.
E' giusto fare attenzione alle parole per non incitare altri a commettere reati, come è giusto non pubblicare insulti e notizie false che possano costituire diffamazione. Personalmente ho pubblicato notizie accertate e là dove ho operato critica e monito l'ho fatto sempre pensando ad ogni parola e alla sua congruità con la notizia riportata.

lunedì 13 maggio 2013

Povera Italia lo diciamo noi... quelli che non sono berluscones

Da: La Repubblica

Sulla manifestazione pro-Berlusconi a Brescia

ROMA - La presenza di Alfano e di altri ministri a Brescia? "Polemiche inconsistenti". Così il coordinamento del Popolo delle libertà replica alle critiche avanzate ieri dalle opposizioni - ma anche dai democratici - sulla partecipazione del ministro dell'Interno e vicepremier al comizio del Cavaliere. E la questione tiene banco in apertura del ritiro del governo nell'abbazia di Spineto: dopo uno scontro tra Letta e Alfano durante il viaggio, il premier annuncia che fino alle amministrative nessun ministro andrà a manifestazioni o programmi tv che non hanno a che fare con l'attività dell'esecutivo. 

Da: La Repubblica

Sul processo per il caso della ragazza marocchina

MILANO - Sei anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici. E' questa la dura condanna chiesta per Silvio Berlusconi dal pubblico ministero Ilda Boccassini al termine della sua requisitoria al processo per il caso Ruby. Secondo la pubblica accusa, l'ex premier, che deve rispondere dei reati di concussione e prostituzione minorile, vista "la gravità dei reati commessi", non merita neppure la attenuanti generiche. "Nonostante gli attacchi che possiamo ricevere - ha proseguito il pm - siamo consapevoli che il nostro lavoro e il nostro rigore processuale emergono dalle carte processuali, come è giusto che sia".

Quello che avviene non è normale:
il Ministro dell'Interno e Vicepremier che va ad un comizio in cui il capo del suo partito parla male dell'istituzione Magistratura;
un processo per concussione e prostituzione minorile non è una bella cosa ed il rigore serve, dato che non si tratta di un cittadino qualsiasi, ma di una persona che pretende di rappresentare il Paese, di incarnare in vari ruoli le Istituzioni.

A parole si vorrebbero cambiare i fatti: e questo non può essere accettato.
Come quando si minimizzavano i cappi, i fucili, le offese alla bandiera di Bossi e compagni.
Se il Paese esiste debbono essere difese le istituzioni.
Gli italiani che votano PD, M5S, SEL e altri partiti non schierati con il berlusconismo, non ne possono più di questo indegno carnevale che, unito al sacco delle casse pubbliche ed alla corruzione che mina la sana economia e le speranze di chi vuole lavorare, crea una miscela esplosiva. 

Però, come ho già scritto su questo blog, c'è un'Italia furba, che non ama le regole ed il rigore, a cui Berlusconi piace e lui se ne compiace.
Sono dieci milioni di persone...
Sono quelli a cui piace non rispettare le regole, a cui sono insofferenti, e ritengono chi ne vuole il rispetto un insopportabile scemo, un rompiscatole...
Le regole, si sa, sono fatte per non essere rispettate... Questo è il loro ragionamento. E dunque se si possono evadere le tasse si evadono, se si vuole ampliare la casa senza permessi si fa... e poi cos'è tutto questo "moralismo": un po' di concussione la fanno tutti, via!


La pena di morte per chi segrega, stupra e tortura è giusta


Da: Il Moderatore

Il caso Cleveland continua a rivelare particolari agghiaccianti facendo così ancor più chiarezza sui dieci anni vissuti da incubo.
Un portavoce del settore investigativo ha così spiegato «la raccapricciante brutalità delle torture che queste ragazze hanno subito lungo questi dieci anni sono al di là di ogni umana comprensione».
Infatti Ariel Castro, il mostro che ha messo in atto tutto ciò, ha allestito nella sua abitazione una camera dove effettuava le torture nei confronti delle ragazze. Una casa-prigione per dieci anni lunghi e crudi. Dopo i primi interrogatori la polizia può dare già alcuni dettagli. Si parla di “raccapricciante brutalità delle torture” subite dalle ragazze che vanno oltre ogni umana comprensione.
Le tre donne, dopo il rapimento, sono state incatenate in cantina e dopo del tempo Castro ha permesso loro di poter vivere in casa limitando comunque i rapporti tra di loro. Infatti vivevano in tre stanze differenti. Inoltre  aveva, nel corso degli anni, testato la disciplina delle ragazze facendo finta di uscire di casa così da capire se le tre prigioniere avevano provato a fuggire dalle mura di casa.  La polizia inoltre ha ritrovato una lettera scritta dallo stesso Castro in cui confessava i rapimenti e si autodefiniva “predatore sessuale”. Nella lettera del 2004: «non so spiegarmi perché ho continuato a cercare un’altra ragazza, quando ne avevo già due in possesso: sono un predatore sessuale che ha bisogno di aiuto». In realtà chi aveva bisogno di aiuto erano le povere donne che subivano tali violenze senza alcuna pietà.
Castro utilizzava catene, lucchetti e corde ed una delle tre donne, rimasta incinta cinque volte, ha raccontato alle autorità i calci che riceveva sull’addome proprio per abortire. Inoltre Castro si era segnato le date di ogni sequestro sul calendario. Ogni anno quindi festeggiava queste ricorrenze con una torta, in quanto erano gli anniversari dell’arrivo nella sua vita delle schiave. Gesto a dir poco maniacale e da brivido. Lui festeggiava quando in realtà le sue vittime subivano stupri, violenze fisiche e psichiche, oltre a calpestare la loro dignità di donne. Contemporaneamente il “mostro Castro” si attivava affinché la ricerca di Gina DeJesus non venisse sospesa e addirittura raccoglieva fondi. In realtà la scomparsa era in casa a fare la schiava delle sue perversioni maniacali. Addirittura Castro partecipò ad una veglia in onore della ragazza scomparsa, confortando e abbracciando la madre. Tanto reale quanto ancor più scandaloso e raccapricciante.
Il giudice ha fissato una cauzione da 8 milioni di dollari e il procuratore Tim McGinty ha chiesto la pena di morte.

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E per fortuna che per questi orrendi reati in alcuni Stati degli USA la pena di morte c'è.
Meglio cancellare dal consesso umano simili mostri.
Non c'è molto altro da dire oltre quello che siamo stati costretti a sentire dai telegiornali. Il mostro fingeva anche di partecipare alle iniziative delle famiglie di alcune delle ragazzine rapite per ricordare i loro casi. Inutile cercare di capire simili squallide menti, sbagliato ritenerli pazzi nel senso di incapaci di intendere e di volere. Sono mostri e basta. Orribili dentro.
L'inferno che può vivere chi viene privato della propria libertà personale, segregato, pensando all'angoscia dei propri cari, costretto a subire il contatto sessuale del mostro ecc. ecc. ecc. non si può immaginare, cercare di farlo è insostenibile.
Invito, invece, a riflettere sulla apparente normalità del mostro, con cui i vicini intrattenevano anche rapporti...
Troppa superficialità non fa notare le minime anomalie; c'è gente che è totalmente incapace di capire chi ha davanti. Eppure i segnali ci sono: basta non ignorarli più o meno volutamente.

Cronache di pazzie quotidiane

Da: Il Messaggero
Martedì 15 Marzo 2011

Addio a Giancarlo Del Re, voce e cuore di Roma

Morto a 80 anni il giornalista che per Il Messaggero inventò “Avventure in città”, rubrica tenuta oltre mezzo secolo


... Chissà quante volte i lettori meno giovani de "Il Messaggero" hanno letto le storie grottesche e divertenti di Avventure in città, in prima pagina sulla Cronaca di Roma: ebbene, le ha scritte Giancarlo Del Re, ogni giorno dal 1958, per oltre mezzo secolo. (Quando doveva partire per un viaggio, o le vacanze, diventava come isterico: ne doveva lasciare una in anticipo per ogni giorno d’assenza).

La quotidianità è genericamente peggiorata da quando ne prendeva spunto Giancarlo del Re per scrivere le sue divertenti "Avventure in città": lo diciamo e constatiamo tutti, ovunque, non solo nella Città Eterna. Quale ispirazione migliore per creare una rubrichetta ripetitiva su questo blog?
La chiamerò: "Cronache di pazzie quotidiane".
La realtà che viviamo ogni giorno offre materiale in abbondanza, basta avere lo spirito per coglierne il lato assurdo, contraddittorio, a volte addirittura surreale.

Cominciamo con: 
"Persone chiuse"

"Sono persone chiuse... Se ne stanno per conto loro..." Disse Nora con una smorfietta alla collaboratrice domestica.
"Ma nemmeno salutano?" Chiese la colf.
"Sì, quello sì... Ma so' io che non li saluto più! Che li saluto a fà! Se nun vieni mai a casa mia!"
"Ma lei invece ci andava a casa loro?"
"No! Ma che c'entra... Io ci devo andare apposta. Ma loro ci passano qui davanti! Passi? Allora te fermi a fa' du' chiacchiere no?"
Continuando a spazzare la donna semplice disse una cosa ovvia: "Ma forse, se si riferisce alla signora, non avrà tempo... Con tutti quei figli... poi mi dice mia cognata, che ci va una volta alla settimana, che spesso c'è anche la madre anziana che non l'aiuta a fare niente e deve star dietro pure a lei."
"Ma è che sta sempre a pulì! E' fissata matta per la casa!"
"E' pure vero che tutti quei figli, la madre, il marito... è tanto lavoro: panni, pulizie... Mia cognata le fa solo tre ore a settimana. E che ci fai con tre ore!" E intanto pensava che lì erano in tre e lei ci andava due giorni a settimana.

Un anno dopo all'Assemblea Condominiale.
La madre piena di figli entrò e vide la vedova che non la salutava più perché lei non aveva tempo per "fare due chiacchiere", le si avvicinò e le disse: "Condoglianze Nora ... Ho saputo. Mi dispiace."
Quella ringraziò continuando a fumare.
La donna ritenuta "persona chiusa", pur abitando non proprio vicino alla vedova, aveva appreso, parlando con un vicino, della dipartita del marito sei mesi prima. Dato che non aveva avuto modo di incontrarla, le faceva le condoglianze in quella circostanza della riunione annuale del Condominio.
Arrivò un'altra condomina: abitava vicinissima alla vedova, praticamente attaccata!
Sorridendo le si sedette vicino tutta salottiera. Per molti l'Assemblea di Condominio era un'occasione per scambiare due chiacchiere.
Dopo i primi convenevoli sulla giornata, il tempo e "la noia di questo condominio", la vicina della vedova le chiese con un sorriso: "E suo marito come sta, come sta?"
Quella, senza fare una piega e sempre continuando a fumare, rispose laconica:
"E' morto sei mesi fa."
La donna "persona chiusa" guardava in silenzio allibita: "Ma come, non lo sapeva?" Pensò.
Intanto l'inconsapevole vicina, sorpresa, stava chiedendo come fosse successo... e che le dispiaceva tanto... ma proprio tanto...