lunedì 7 ottobre 2013

Persone vere

Ogni tanto capita di parlare con persone vere: persone che non si atteggiano ad essere più di quello che sono, che dicono cose semplici e reali, che esprimono le loro opinioni con semplice umiltà... e se ne esce un poco arricchiti.
Una domenica d'ottobre sulla spiaggia di Sabaudia, con un mare calmo, un sole inaspettato, niente vento...  I miei figli maschi, le mie nuore, tre nipoti... amici simpatici di uno dei miei figli sparsi a godersi questo regalo di sole sulla bella spiaggia ed io che, per non riempirmi le scarpe di sabbia mi fermo sulla scaletta di legno e guardo loro, il mare, il bellissimo promontorio. Non c'è quasi nessuno alle cinque del pomeriggio. Sulla scaletta, un poco discosto da me, un bel vecchio si appoggia alla balaustra e guarda il mare. Ha un cappello chiaro a coppola, un viso invecchiato bene nelle sue profonde pieghe, i calzoni rigirati sulle caviglie che scoprono i piedi nudi dentro dei sandali aperti.
Qualcuno ha lasciato in un pianerottolo della scala di legno, che consente l'accesso al mare attraversando la splendida duna, una specie di carretto "fai-da te" ricavato da due ruote di bici su cui ha saldato un piano di ferro. Il piano è pieno di buste, lattine, alcune cassette con rifiuti vari. L'ho già guardato disgustata e desolata ad un tempo insieme ad altri rifiuti sparsi sulla sabbia bionda, così insultata, alle bottiglie di plastica che giacciono sulla duna, quando il vecchio con un sorriso dolce mi rivolge la parola in un italiano perfetto, senza inflessioni dialettali:
"Hanno lasciato anche il carbone."
Lo guardo senza capire e lui, con un gesto appena accennato del suo bastone di bambù, mi indica l'orribile carrello con la sua paccottiglia di rifiuti.
Finalmente capisco e sorrido anch'io, senza gioia: "Facevano fatica a portare tutta questa roba fino alla strada e gettarla nei cassonetti."
"E' tutto così, - dice lui pacatamente - io abito qui sopra - e accenna alla Litoranea - e se vede sotto il bosco: c'è immondizia che sta lì da anni. E non la leva nessuno, si accumula."
Il suo tono è pacato, senza rabbia: una pacata constatazione rassegnata.
"Parlano, parlano, ma nessuno fa niente." Dice con una smorfia dolce che vorrebbe essere un sorriso.
"E' sempre stato così. Non cambia niente. Parlano, parlano e non cambia niente."
Lo guardo ascoltandolo conquistata dal suo tono civile e rassegnato.
"Dove abita, in Via Sant'Andrea?" Chiedo.
"Sì. Abito là. Tutti i giorni faccio una passeggiata fino qui. Io ho quasi novant'anni." Sorride dolcemente nel farmi questa rivelazione.
"Complimenti!" Gli dico sinceramente. E' così lucido, pacato e presente come non sono persone molto più giovani di lui.
Gli dico anch'io qualcosa di me: che ho da nove anni due case lì, una mia ed una di mia figlia, che ne sto costruendo un'altra, ma che non sono di Sabaudia.
Lui mi dice che nemmeno lui lo è. "Sono di Frosinone." E nomina un paese di quella provincia. 
"Mi sono fermato qui dopo lo sconguasso della guerra. Qui era tutto distrutto: fra tedeschi e americani che ci bombardavano. Gli americani mi portarono via con loro. Avevano bisogno di braccia. Ho detto "Va bene..", mi hanno portato fino a Napoli, poi mi hanno lasciato libero. Da Napoli sono tornato a piedi fino qui. Eravamo un gruppo.. via via qualcuno prendeva una strada diversa verso il suo paese... alla fine ero rimasto solo. Mi sono fermato qui perché avevo uno zio qua." 
"Tanta gente è tornata a piedi: addirittura so di una persona che è tornata dalla Germania a piedi dove era prigioniero in un campo di concentramento..." Ricordo io.
"Qui era tutta una distruzione... Case, strade... Tutto distrutto." Parla senza enfasi, con una dolce malinconia.
Io penso alla forza titanica che deve aver avuto la gente per ricostruire tutto e dico qualcosa in proposito, commentando che ora si sta distruggendo tutta questa fatica con sperperi protratti per anni ed anni: opere che costano il triplo, il quadruplo di quello che dovrebbero... spesso lasciate a metà... peggio dunque... soldi buttati.
Parlo io per prima di Mussolini: il "pazzo" tanto odiato da mio padre. Parlo delle opere pubbliche avveniristiche che ha fatto, come l'Università oggi chiamata solo "Sapienza", per decreto del Rettore Giorgio Tecce pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
"Era sovradimensionata per quei tempi. Faceva opere per il futuro."
"E le faceva in poco tempo." Concorda il vecchio.
Non credo sia un nostalgico, si trova d'accordo con me sugli sbagli madornali del "pazzo", primo fra tutti l'alleanza con il "mostro" Hitler.
Con un sorriso di bonaria ironia dice: "Hitler disse che avrebbe invaso la Russia e l'avrebbe conquistata in otto settimane... Sono cinquantasei giorni... Se prendi un'auto oggi e fai un giro turistico della Russia non ce la fai a girarla in 56 giorni! Mi dica come poteva pensare di conquistarla!"
Ridiamo al pensiero di tanta follia.
Poi parliamo ancora di quel periodo storico e di nuovo di oggi, del rispetto della cosa pubblica che non c'è: la pensilina della fermata del bus fatta nuova e distrutta dopo pochi giorni, e così la scaletta di legno per giungere al mare, e gli imbrattamenti dei muri... Ci distanziano 20 anni eppure pensa come me o io penso come lui. Mi ha detto l'età precisa: 87 anni.
"Una volta non si studiava tanto, ora vanno a scuola tutti: dovrebbe esserci più educazione... invece.." Mi guarda quasi interrogativo, quasi aspettasse da me una spiegazione a questa cosa che, certo, logica non è.
La nostra bella e interessante conversazione viene interrotta da qualcosa di tiepido che mi preme dolcemente e lievemente dietro la spalla: mi giro e trovo il sorriso bellissimo del mio nipotino Marco che, silenzioso, mi è arrivato alle spalle per farmi uno scherzetto.
La nostra breve amicizia finisce qui. Ci salutiamo con un reciproco sorriso. Raramente mi capita di fare una conversazione così ricca di contenuti.
Lui ha parlato senza sbagliare un verbo, in italiano perfetto e con la sua splendida semplicità mi ha detto: "Io facevo il pastore...".   

A chi giova?




Incendio doloso nel Parco Nazionale del Circeo (by marco panista, published Domenica 06 Ottobre 2013 22:17)

ANCORA VILI ATTACCHI INCENDIARI AI DANNI DEL PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO

LEGAMBIENTE CONDANNA SENZA MEZZI TERMINI IL GRAVE ATTO INTIMIDATORIO CHE HA CAUSATO SERI DANNI AD UN TRATTO DEL LITORALE DI SABAUDIA

ASSICURARE IMMEDIATAMENTE ALLA GIUSTIZIA I PIROMANI, NON ABBASSARE LA GUARDIA SUL TEMA DELLA SORVEGLIANZA DEL TERRITORIO, CONTRASTARE CON OGNI MEZZO ILLEGALITA' ED ABUSIVISMO


Sabaudia, 06 Ottobre 2013

Ancora una volta il Parco Nazionale del Circeo si trova ad essere oggetto di vigliacchi attacchi da parte di piromani che, con pratiche pericolose che attentano alla incolumità dei cittadini e ai beni comuni, dimostrano una volta di più che non solo è necessario intensificare il controllo diretto di tutto il territorio, ma che è importante continuare a dare segnali forti contro ogni forma di illegalità e di abusivismo.
L'ultimo episodio, che ha visto il divampare di un incendio, dalle prime indagini di chiara origine dolosa, che ha colpito un tratto del litorale di Sabaudia in prossimità della Bufalara, mandando in fumo una porzione dell'importante vegetazione costituita da macchia mediterranea caratteristica della duna litoranea del Parco, ha tutto il sapore di un ennesimo atto intimidatorio da parte di chi non vuole rassegnarsi ad una cultura della legalità, del rispetto delle norme e dei beni collettivi.
Prendere di mira un ambiente particolarmente delicato ed importante qual è quello della duna litoranea significa mettere a repentaglio un immenso patrimonio di specie floristiche estremamente significative e strategiche alla sopravvivenza dell'intera area protetta. Gesti come questi, di chi cerca cioè di trarre profitti danneggiando e depauperando il proprio ambiente, in molti casi per fare spazio alla cementificazione selvaggia, risultano essere miopi soprattutto perché chi se ne rende responsabile non capisce che impoverire il proprio territorio significa impoverire se stessi in quanto tutte le prospettive legate alla vocazione vera dello stesso, e nel caso di un'area protetta costituita da rilevanti valori riconosciuti a livello internazionale, vanno in fumo per sempre e con essi tutto quell'indotto anche economico di servizi e di possibilità che rientrano nella sfera di uno sviluppo sostenibile e di qualità legato alla valorizzazione anche, e soprattutto, dei valori ambientali custoditi.
Ci aspettiamo pertanto un segnale forte da parte delle autorità e delle forze dell'ordine affinché i responsabili di tali reati vengano presto individuati ed assicurati alla giustizia, facendo contemporaneamente appello a tutte le rappresentanze della società civile, alle istituzioni ed alla cittadinanza tutta affinché si tenga fortemente dritta la barra della prevenzione e della repressione nei confronti di un crimine che non tardiamo a definire come ecocidio.


Il direttivo del circolo Larus Legambiente di Sabaudia


Mi sono già occupata di questo tema ed ho esplorato le leggi, tante, troppe e per questo forse non sufficientemente note ed applicate, che regolano sia le pene per i piromani sia l'uso successivo dei territori distrutti dagli incendi.
Catasto incendi
Incendio boschivo
La Legge n. 353/2000
La legge quadro in materia di incendi boschivi n. 353/2000 definisce divieti, prescrizioni e sanzioni sulle zone boschive e sui pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco prevedendo la possibilità da parte dei comuni di apporre, a seconda dei casi, vincoli di diversa natura sulle zone interessate.

In particolare la legge stabilisce vincoli temporali che regolano l’utilizzo dell’area interessata ad incendio: un vincolo quindicennale, un vincolo decennale ed un ulteriore vincolo di cinque anni. Innanzitutto le zone boschive ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni (vincolo quindicennale), è comunque consentita la costruzione di opere pubbliche necessarie alla salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente.

Inoltre, sulle zone boschive e sui pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco, è vietata per dieci anni la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive, fatti salvi i casi in cui per detta realizzazione sia stata già rilasciata, in data precedente l’incendio e sulla base degli strumenti urbanistici vigenti a tale data, la relativa autorizzazione o concessione.

Alla luce di codesta Legge è difficile che chi ha dato fuoco alla macchia mediterranea della Bufalara di Sabaudia possa pensare di potervi cementificare, come paventa Marco Panista nel suo post.
Propendo più per la diffusa barbarie e non trovo altra strada che chiedere più controlli, non soltanto al Comune, ma alla Guardia Forestale che ne ha i mezzi e l'obbligo!! Inoltre dovrebbero esistere anche le Guardie del Parco e, non guasterebbe, un'occhiatina anche da parte dell'Ente Bonifica. Non mi sembra, e forse sono cattiva nel dirlo, che si ammazzino di fatica!!

sabato 5 ottobre 2013

Dal Forum Abbruzzese dei Movimenti per l'Acqua

L'iniziativa del Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua programmata è per giovedì 10 ottobre dalle ore 18 presso la CGIL L'Aquila in Via Saragat (Zona industriale di Pile); al convegno "Si scrive acqua si legge democrazia" parteciperanno: Marco Bersani (Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua), Alex Zanotelli (Missionario comboniano) e Dante Caserta (Presidente WWF Italia) oltre che forze politiche e sociali di Città e Regione.
L'iniziativa del Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua nasce per contrastare il Festival di Federutility (6-11 ottobre).

NON CE LA DATE A BERE!
ORGANIZZIAMOCI CONTRO
IL FESTIVAL DEI PRIVATIZZATORI
In questi giorni L’Aquila sarà teatro del secondo Festival dell’Acqua di Federutility. Dietro festoni colorati, convegni, spettacoli e proiezioni si nasconde l’irruzione dei privatizzatori del servizio idrico in città.
Sai cos’è e cosa fa FEDERUTILITY? Il Festival è organizzato da Federutility, la Federazione delle società che gestiscono il servizio idrico, controllata da aziende “pubbliche” (ma gestite privatisticamente perché sono comunque SPA - società per azioni come quelle abruzzesi) e soprattutto da quelle private, le più attive nel settore. Federutility si è mossa contro il referendum per l'acqua pubblica del 2011, quando 27 milioni di italiani, oltre 500mila abruzzesi si sono chiaramente espressi per una gestione pubblica e partecipata del bene comune acqua. Nonostante ciò, in questi ultimi anni Federutility ha difeso e portato avanti le spinte privatizzatrici del servizio idrico, rappresentando gli interessi di gestori che non hanno mai eliminato i profitti dalle bollette, come stabilito dall’esito referendario e sono i primi protagonisti dello sperpero dell’acqua in tutta Italia, Abruzzo compreso.
Cos’è il Festival dell’acqua? Mascherato dietro slogan accattivanti e numerose iniziative il Festival dell’Acqua tenta di portare avanti una pura e semplice operazione propagandistica a favore di chi vuole trarre profitti dall’acqua, bene comune prezioso e indisponibile per il mercato al pari dell’aria che respiriamo. Un'operazione ancora più grave in quanto godrà del sostegno e del patrocinio di Istituzioni pubbliche che mai dovrebbero piegarsi a interessi privati e dovrebbero invece comportarsi da strenui difensori della democrazia e dell'interesse della collettività.
Cosa fare? Come ci ha insegnato l’esperienza referendaria insieme possiamo fare molto, occorre però tenere sempre alta la guardia. Se anche tu sei giustamente indignata/o, fai girare l’informazione, contattaci per maggiori notizie e per aiutarci a diffondere il volantino in Città, partecipa al convegno organizzato dal Forum Abruzzese dei movimenti per l’Acqua per giovedì 10 ottobre (gira il volantino). Il futuro dipende da noi, attivati!
GIÙ LE MANI DALL’ACQUA
E DAL REFERENDUM
OGGI PIÙ DI IERI SI SCRIVE
ACQUA, SI LEGGE DEMOCRAZIA!
Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua

3898855082 - 3332840594 - 3381195358 - segreteriah2oabruzzo@gmail.com

Case abusive: fantasma, oppure non conformi al catasto. Evasione totale nel primo caso, parziale nel secondo.

Da: Il Sole 24 Ore
di Maria Carla De Cesari con un articolo di Emiliano Sgambato
Il Fisco controlla meglio il territorio: si è ufficialmente concluso il censimento delle case fantasma, che finora si erano sottratte a qualsiasi tassazione. Lo annuncia l'agenzia delle Entrate con un comunicato in cui fa il bilancio dell'operazione. Oltre 1,2 milioni di unità immobiliari sono entrate nel data base del Catasto: 769mila con rendita definitiva e 429mila con valore ancora presunto (quello definitivo verrà attribuito dopo un contraddittorio con i proprietari). Il risultato è in linea con le stime, anche se l'operazione è stata più lunga del previsto: a marzo 2012, infatti, si prevedeva di chiudere entro l'estate.
Comunque, quello che conta adesso sono i risultati: gli immobili fantasma accatastati valgono 537 milioni di euro, cui si devono aggiungere 288 milioni di euro come rendite presunte. Nel caso in cui queste ultime fossero confermate, nelle casse dello Stato potrebbero affluire 589 milioni di euro, fa sapere l'agenzia delle Entrate. 
L'operazione di regolarizzazione delle case fantasma si è svolta in due tempi: la prima con un appello ai proprietari per la regolarizzazione, la seconda con l'attribuzione d'ufficio delle rendite per gli immobili che ancora mancavano al censimento. Quest'ultima parte dell'operazione è stata resa possibile dall'incrocio delle mappe catastali con le immagini aeree rese disponibili dall'Agea, l'agenzia per le erogazioni in agricoltura, per riscontrare e individuare gli immobili presenti sul territorio ma non sulle mappe fiscali.

SICURAMENTE LE IMMAGINI AEREE DELL'AGEA SONO PIU' UFFICIALI DI QUELLE DI GOOGLE, PERO' GIA' DA ESSE, ANCHE SE AGGIORNATE IN ALCUNI CASI A 4 ANNI FA, SI POTEVANO VEDERE LE CASE FANTASMA PER IL FISCO.


NE AVEVO PARLATO NEL MIO POST "Le Regole in Italia " DEL 31/07/2013 A PROPOSITO DEL COMUNE DOVE RISIEDO, IN CUI ESISTONO CASE CHE SONO DIVENTATE IL DOPPIO O IL TRIPLO IN CUBATURA E HANNO AGGIUNTO PISCINE E DÉPÉNDENCES  CHE SICURAMENTE DEBBONO ESSERE TASSATE COME DI DOVERE, DATO CHE METRI QUADRI E PERTINENZE DI LUSSO INCIDONO SU IMU E TARES.
SPERIAMO CHE FINALMENTE IL RICCO PAGHI PIU' DEL POVERO.

venerdì 4 ottobre 2013

Il Ministro Alfano dice cose giuste e sacrosante

Da: Il Sole 24 Ore

Alfano: salvati 150 migranti, 111 i morti. «Lampedusa merita il Nobel per la pace»

...il ministro mette anche da parte le polemiche sui soccorsi: occorre fare, spiega, «una grande battaglia per assegnare a questa isola il premio Nobel per la pace» per il grande lavoro di solidarietà e umanità dimostrato dagli abitanti dell'isola. 
Il pressing sulla Ue per cambiare il regolamento di Dublino «Abbiamo potuto salvare molti immigrati» dopo l'affondamento del peschereccio davanti le coste dell'isola siciliana, spiega Alfano, «grazie all'impegno di oltre 300 soccorritori, alla Marina, alla polizia, ai diportisti, ai lampedusani». In un altro passaggio, il vicepremier ha spiegato la linea dell'Italia in sede comunitaria: «Faremo sentire forte la nostra voce in Europa per modificare il regolamento di Dublino, che è l'accordo internazionale che carica, troppo, troppo, troppo sui Paesi di primo ingresso il peso dell'immigrazione».

Cambiare la Bossi-Fini? Basta polemiche per raccattare qualche voto Nel suo intervento in diretta dall'isola, dove è giunto ieri, sera, il ministro ha poi attaccato quanti hanno chiesto l'immediata modifica della legge Bossi Fini sull'immigrazione. «Ma che cosa c'entra la Bossi-Fini:? - si è chiesto il ministro: «qui la situazione è drammatica e se mentre si raccolgono i morti si immagina di fare pretestuose polemiche per  raccattare qualche voto non bene odorante... Se si sente il cattivo odore pretestuoso della polemica politica durante la raccolta dei morti allora il nostro Paese non ha la sensibilità che merita. Invito tutti a sospendere in queste ore la polemica politica. Quando avremo finito le operazioni di recupero allora affronteremo gli altri problemi».

Una volta tanto sono d'accordo con un esponente del PdL. Capita quando si dicono cose giuste. Non sono di parte, lo ribadisco, e detesto la gente che parla solo "contro" se a dire una cosa giusta è l'avversario politico.
Vi prego di leggere anche i pochi commenti (per ora) sotto l'articolo. Quanta saggezza ha la gente e quanto è sempre più insopportabile sentire i commentatori giornalisti di parte!
Quando penso che, un po' perplessa e un po' delusa (di già!) da certi rappresentanti del Movimento 5 Stelle a cui ho dato fiducia con il mio voto alle ultime elezioni, potrei votare per il PD in seguito... allontano questa possibilità perché il PD non è solo Renzi e Giacchetti... e soffre di demagogie non realiste... oltre al resto.
Non conosco tutti gli articoli della Legge Bossi-Fini e non discuto che si possa fare anche di meglio... Ma cosa è meglio? Su RAINEWS24 ho assistito qualche pomeriggio fa ad una intervista fatta ad un regista che ha girato un film sull'immigrazione. Costui diceva cose assurde: togliere i migranti agli schiavisti-scafisti permettendo loro di venire con regolari trasporti... Cambiando la legge...
A sentire certe aberrazioni di ragionamenti fatte da persone apparentemente intelligenti mi chiedo cosa sia la salute mentale. Gli psichiatri misurano tale salute con l'aderenza alla realtà. Puoi avere delle opinioni, ma se sei sano non puoi non fare i conti con i fatti tangibili, altrimenti sei un alienato! 
Dunque secondo questo signore si dovrebbe consentire l'accesso regolare con mezzi di trasporto regolari nel nostro Paese.
La stessa illogicità di chi proponeva la droga libera, venduta ovunque, in modo da sottrarre il mercato alla delinquenza.
Per tutto debbono esserci delle regole e si deve farle rispettare. E nello stabilirle bisogna trovare un equilibrio fra varie esigenze e realtà, altrimenti si fanno regole che creano disordine, calpestando i diritti degli uni per favorire quelli degli altri.
Ad esempio per la droga sarebbe giusto liberalizzarne la vendita per sottrarre il lucro al crimine, ma si dovrebbero fare delle regole per schedare chi ne fa uso. A costoro non si potrebbe consentire di avere la patente di guida, perché se si vuole consumare droga non si ha però il diritto di uccidere... Insomma, se si para da una parte, si deve poi provvedere a parare dall'altra le conseguenze. Non esiste e non può esistere la libertà illimitata di qualcuno a scapito di qualcun altro. Questo è un principio ineludibile di cui il legislatore deve sempre tenere conto.
Il problema dei popoli che fuggono dai loro Paesi perché i loro governanti non consentono loro di vivere minacciando la loro esistenza in vita o, nel caso migliore, affamandoli, non può essere risolto solo dall'Italia, Paese in crisi economica e con una superficie di circa 300.000 chilometri quadrati. E' talmente ovvio da essere lapalissiano!
Dunque la soluzione è soccorrere, ma non consentire che questi esseri umani giungano fino qui in queste condizioni. E per questa seconda parte del problema l'Italia non può fare da sola: l'Europa DEVE farsene carico, e non è ammissibile che Malta li respinga in mare come è più volte successo, né che la Francia non accetti i lasciapassare rilasciati dall'Italia Paese di Schengen. Dov'è allora l’armonizzazione dei controlli alle frontiere esterne?
L'Italia, pacificamente invasa da disperati provenienti dall'Africa, ma anche dall'Asia e dal Medio Oriente, non riuscendo più a contenere codesta invasione fece quei lasciapassare che la Francia rifiutò. Chi deve fare allora i controlli alle frontiere esterne?
Gli unici passi da fare, oltre il richiamo alla responsabilità all'Unione Europea, sono quelli presso l'ONU per arrivare in ogni modo ai Paesi di provenienza di queste povere creature in fuga e, soprattutto, a quei Paesi che vendono armi ai Paesi da cui i disperati fuggono.
E' un problema vasto e gli imbecilli che lo riducono solo alla Bossi-Fini guardano solo dentro il loro cortile.

giovedì 3 ottobre 2013

Referendum disattesi: popolo preso in giro

A cosa servono i Referendum in questo Paese se c'è una classe politica che volutamente li disattende?

1° ESEMPIO: Il Popolo ha detto a maggioranza che vuole l'acqua pubblica. Leggete questo articolo e vedrete nomi come Caltagirone, imprenditore, e quello di tanti politici che mettono i loro uomini a dirigere il carrozzone che gestisce l'acqua e l'energia.
Morale: del cittadino chi se ne fotte!

Focus. Acea e il braccio di ferro Marino-Cremonesi

Il presidente vince il 1° round alla Camera di commercio. Le possibili conseguenze per l’utility

di C.M.

Giancarlo Cremonesi
ROMA 2 OTTOBRE 2013
Si profila veramente un possibile cambio al vertice per Acea? La domanda è quasi d'obbligo alla luce del recente "attacco" del sindaco di Roma e principale azionista dell'utility, Ignazio Marino, sui casi bollette pazze e call center (QE 27/9). E soprattutto in considerazione dello scontro che si sta consumando in seno a uno dei maggiori centri di potere della Capitale: la Camera di commercio.

Lunedì scorso il presidente della Ccaa romana (e di Acea), Giancarlo Cremonesi, ha tenuto duro alle pressioni di chi vorrebbe le sue dimissioni. E' vero che il Consiglio ha votato con una maggioranza di 21 componenti su 31 complessivi contro l'attuale presidente. Ma la fazione capitanata dal direttore della Cna, Lorenzo Tagliavanti, si attendeva un consenso più largo. Soprattutto per il fatto che la votazione ha un mero significato politico, e per renderla cogente dal punto di vista giuridico sarà necessario modificare lo Statuto della Camera. Processo che richiede tempi non brevi (il Consiglio si dovrebbe riunire non prima del 17 ottobre per proporre e votare tale modifica e poi di nuovo per la sfiducia a Cremonesi) e soprattutto numeri consistenti. Basteranno quei 21 consiglieri?

Fonti vicine alla vicenda dicono che se Cremonesi dovesse lasciare la Camera di commercio la partita su Acea si chiuderebbe automaticamente. Ma se così non fosse, le pressioni sul vertice dell'utility potrebbero aumentare. Con quali possibili conseguenze?

Da Statuto, se Cremonesi si dimettesse dal Cda del gruppo energetico dovrebbe subentrare il primo escluso della lista presentata a marzo dal Comune (allora guidato da Gianni Alemanno), ossia Luigi Pelaggi. Alternativamente, Cremonesi potrebbe lasciare solo la carica di presidente e a quel punto il candidato più probabile alla successione sarebbe Andrea Peruzy, unico esponente del PD in seno al Cda.

Entrambe le soluzioni, dicono alcuni, non paiono particolarmente favorevoli a Marino, anche perché lo stesso Peruzy è dato molto più vicino a D'Alema che al sindaco. A ciò si aggiunge il fatto che il primo cittadino romano pare veramente intenzionato a non fare spoil system in Acea. Dopo l'attacco portato all'assemblea di aprile contro la nomina dell'attuale vertice, dettato più dal timore di un colpo di mano di Alemanno e Caltagirone che dall'effettiva avversione contro i componenti del Cda, Marino non avrebbe esercitato più alcuna pressione sull'utility.

Certo, fino al 24 settembre scorso, giorno della famosa lettera su bollette pazze e velati conflitti di interesse di Caltagirone, socio del call center che ha preso il servizio in outsourcing da Acea. Insomma, il sindaco chiede (legittimamente) piena trasparenza nella gestione dell'utility, attaccando contemporaneamente il presidente e il maggiore azionista privato della società, con i quali ha conti aperti su questioni extra-energetiche.

Concludendo, la partita sembra giocarsi su un campo in cui Acea ha un ruolo marginale. Ma nessuno può escludere sorprese.


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2° ESEMPIO: Il Popolo ha detto a maggioranza che vuole la responsabilità civile dei giudici. Leggete questo articolo e, in particolare, quanto ho evidenziato in rosso.
Morale: il cittadino si pronuncia e la classe politica fa una leggina che illustri giuristi hanno definito "la montagna che ha partorito un topolino", cioè una leggina che, nel caso in cui si riesca ad acclarare la responsabilità del giudice, chi paga il risarcimento è lo Stato per lui, dunque tutti noi, e il cerchio si chiude con il cittadino "referendario" gabbato. A questa presa in giro i politici rimediano proponendo un altro Referendum sullo stesso argomento, invece di cambiare la Legge, azione molto meno dispendiosa.

Da: QELSI Quotidiano

Magistrati impunibili ed irresponsabili: la Ue apre una procedura contro l’Italia

Di Rosengarten, il - # - 4 commenti
magistraturaNel novembre del 2011 la Commissione Ue condannò l’Italia per aver disatteso la normativa europea in tema di responsabilità civile dei giudici. Poiché il governo Monti ignorò letteralmente quella sentenza, ora la Ue ha avviato una nuova procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese per le limitazioni ed i picchetti che tuttora sussistono nel nostro ordinamento in merito alla responsabilità civile dei giudici nell’applicazione del diritto europeo. Quest’ultima precisazione sembra quasi limitare la portata e la gravità della censura della Commissione, ma si deve tenere presente che ormai quasi l’80% delle norme nazionali scaturiscono o sono condizionate da direttive, provvedimenti e decisioni maturate in ambito europeo, per cui in effetti il rilievo riguarda la stragrande maggioranza dell’attività giudiziaria svolta dalla magistratura italiana.
In pratica, Bruxelles rivolge all’Italia l’accusa, a due anni dalla prima condanna, di non avere fatto nulla di quanto necessario per mettersi in regola ed eliminare la violazione del diritto europeo constatata a suo tempo, ed in particolare il mancato accoglimento di un principio elementare ed ineludibile, quello cioè della responsabilità civile di un giudice in rapporto al suo operato nei casi di dimostrata grave negligenza o dolo. La prima sentenza emessa dai giudici europei ha decretato che la legge italiana sulla responsabilità civile dei magistrati protegge questi in modo eccessivo circa le conseguenze del loro operato professionale. Inevitabile quindi l’avvio di una nuova procedura d’infrazione, come è stato proposto da una commissione che fa capo direttamente al gabinetto del presidente Josè Manuel Barroso. Stando a fonti comunitarie, l’Italia, a parte l’immagine indecorosa offerta per l’essere inadempiente anche a fronte di espliciti richiami nel merito, sarà passibile di misure concrete che oltre alla censura comportano pesanti sanzioni pecuniarie, a meno che nei prossimi mesi non si adegui al disposto della sentenza già emessa al riguardo.
Questa decisione europea giunge proprio mentre l’Unione delle Camere Penali è impegnata nella battaglia per i referendum sulla Giustizia, uno dei quali riguarda proprio la legge sulla responsabilità civile delle toghe. Valerio Spigarelli, presidente dell’Unione, accoglie con grande soddisfazione la sferzata che ci arriva dall’Europa, “un atto importante che segnala una volta di più la necessità di una riforma generale della legge sulla responsabilità civile dei magistrati. E il referendum che abbiamo promosso si muove su questa linea“. I numeri gli danno ragione e sottolineano il completo fallimento dell’attuale normativa in ordine alla possibilità di tutela dei cittadini dalla malagiustizia. In 25 anni, dei migliaia di casi segnalati, solo 400 sono stati ammessi alla valutazione giurisdizionale, mentre solo in quattro circostanze si è arrivati alla condanna di un giudice. “Noi non vogliamo mettere la mordacchia ai giudici, ma garantire il cittadino, che non deve trovarsi esposto a un vuoto di tutela rispetto ad errori dei magistrati” chiarisce il leader dei penalisti, che se la prende con la tutta la classe politica, sia con quelli che hanno voluto mantenere la legge così com’è per garantire (ed ingraziarsi, ndr) i magistrati, sia con quelli che hanno tentato di mettere le mani sulla legge in modo non ragionato, ma sotto la spinta di impulsi reattivi.
Due le principali motivazioni che hanno convinto la Ue a censurare la normativa italiana giudicandola incompatibile con il diritto comunitario. In primo luogo, si osserva, la legge italiana esclude in linea generale la responsabilità dei magistrati per i loro errori di interpretazione e di valutazione. Inoltre, la responsabilità dello Stato scatta solo quando sia dimostrato il dolo o la colpa grave. Un concetto valido quest’ultimo, ma che secondo gli esperti Ue la Cassazione ha interpretato in maniera troppo restrittiva, circoscrivendolo a sbagli che abbiano un carattere “manifestamente aberrante”. In effetti, questa sortita della Ue è una lama infilata in una ferita già aperta che non accenna a rimarginarsi. Su questa delicata problematica, nel 1987 gli italiani furono chiamati ad esprimersi con un referendum che ottenne un quorum del 65% ed una netta affermazione, oltre l’80%, dei sì, cioè dei voti di quelli favorevoli al fatto che i giudici potessero essere chiamati in sede civile a rispondere dei propri errori. Si stabilì quindi per volontà popolare che fosse offerta al cittadino la possibilità di essere risarcito di anni passati in galera senza motivo, magari per la parola priva di riscontri di un falso mafioso pentito o per un caso di omonimia facilmente verificabile o per la dabbenaggine o la sufficienza di un giudice nel valutare o trascurare elementi di riscontro favorevoli all’imputato. In quei casi, il danno di reputazioni distrutte, di carriere bruciate, di vite spezzate e famiglie sconvolte sarebbe stato comunque stato difficile da risanare, ma almeno si sarebbe potuta avere giustizia, anche se tardivamente, per far sì che il responsabile fosse chiamato a pagare di tasca propria.
Del resto, si tratta di un principio che vale per tutti, ma per i giudici no. Se un chirurgo si dimentica la garza o le forbici nell’addome di un paziente può essere chiamato a giudizio, se un magistrato per incuria, grave negligenza o addirittura per perfidia ideologica fa fare 22 anni di galera a un innocente va indenne, se ha sbagliato e basta, pazienza, sei stato sfortunato, che ci vuoi fare? E chi si lamenta corre pure il rischio di essere rinviato a giudizio per oltraggio e calunnia.
E stiamo parlando degli appartenenti alla categoria più vezzeggiata, coccolata e privilegiata d’Italia. Sulla carta un magistrato è solo un dipendente della pubblica amministrazione cui viene demandato di gestire, in nome, per conto e nell’interesse del popolo sovrano il sistema giudiziario, cioè il complesso di leggi, norme e precetti che il popolo stesso ha ritenuto di darsi attraverso il potere legislativo e quello esecutivo, composti da rappresentanti democraticamente eletti, per regolare la civile convivenza e tutelare la libertà di tutti. Eppure, assistiamo pressoché impotenti ad uno straripamento incontenibile della magistratura in settori nei quali, Costituzione alla mano, non dovrebbe avere alcuna competenza od attribuzione di compiti, attribuendosi di fatto un potere di ferreo controllo sugli altri poteri istituzionali dello Stato. La magistratura sempre più spesso interviene con invadenza sul potere legislativo condizionandone, od addirittura stravolgendone, l’operato, criticando o boicottando i provvedimenti legislativi che non condivide o ritiene inopportuni o non funzionali ai propri interessi. L’ultimo esempio è rappresentato dal parere interessato, per l’evidente conflitto di interessi, quando s’è trattato di definire incostituzionale il provvedimento del governo Monti che sforbiciava appena appena i faraonici emolumenti che competono agli alti funzionari dello Stato tra i quali sono inclusi i magistrati. E la stessa strenua resistenza opposta ed il boicottaggio di qualsiasi ipotesi di riforma della Giustizia da parte dei magistrati è l’ennesima riprova della loro intenzione di non accettare nessuna modificazione dello status quo che possa diminuire il loro potere e li metta nella condizione di dovere rendere conto del loro operato professionale.
E le invasioni di campo e le indebite ingerenze nella politica non si contano più. Quante volte le organizzazioni di magistrati si sono ribellati a progetti di riforma che potevano in qualche modo riguardarli? Quante volte hanno segnalato vizi di costituzionalità di decreti e leggi prima ancora fossero stati discussi o licenziati dalle Camere? Arrivano persino a giustificare come dovuti i privilegi di cui godono, che non hanno riscontro in nessun’altra categoria professionale o del lavoro d’Italia. A chi, come a loro, si garantiscono progressi di carriera meramente in base all’anzianità di servizio a prescindere dalle capacità dimostrate e dai meriti acquisiti, stipendi fuori mercato a prescindere dal rendimento, nessun controllo delle presenze, nessuna valutazione qualitativa e quantitativa del lavoro svolto e della produttività. Ma a loro chi, quando e come li controllano?
Come ebbe a scrivere Eugenia Roccella, l’allora sottosegretario al Ministero della Salute, in un articolo sulla riforma della Giustizia apparso sul quotidiano Libero nel 2009:
il sì stravinse, ma per una di quelle stupefacenti giravolte della politica italiana che tanto colpiscono gli osservatori stranieri, il risultato fu che mai più un magistrato si trovò a dover rispondere in solido dei propri sbagli. La vittoria clamorosa dei garantisti si trasformò incredibilmente in una sconfitta storica, con cui si inaugurò il partito dei giudici e la sua stretta alleanza con il Pci. ….Fino allo scontro referendario i rapporti tra la sinistra e i giudici non erano solidamente costruiti, e le teorizzazioni sull’uso alternativo della giustizia o i dissidi ideologici in seno a Magistratura democratica, rimanevano confinati all’interno della magistratura. Ma quando, con il referendum, si minaccia di colpire direttamente le tasche dei magistrati, facendo pagare quelli più ignoranti o più ideologici, quelli che dalle teorie astratte approdano agli sbagli concreti, quelli più superficiali, che commettono errori grossolani, la categoria si spaventa e cerca protezione politica. L’operazione del Pci, condotta con finezza da Luciano Violante, fece leva sulla sensazione di isolamento dei magistrati, ottenendo di compattare la corporazione in quanto tale, e di legarla alla sinistra comunista. L’offerta era di quelle che non si possono rifiutare: vi salveremo dalla volontà popolare che vi vorrebbe responsabili di ciò che fate, e vi garantiremo l’immunità, evitandovi ogni esborso finanziario“.
II Pci non poteva, dopo il clamore del caso Tortora, e con l’opinione pubblica schierata, esprimersi contro la responsabilità civile dei magistrati, ma riuscì brillantemente ad aggirare il problema, promuovendo una legge per cui è sostanzialmente impossibile chiedere un risarcimento dei danni subiti. Con la cosiddetta legge Vassalli si annulla il principio stesso della responsabilità personale: il cittadino non può fare causa direttamente al magistrato, ma allo Stato; in caso di giudizio positivo per il cittadino, lo Stato può, a sua volta, rivalersi economicamente sul magistrato colpevole, ma solo entro il limite di un terzo di annualità di stipendio (cosa peraltro mai verificatasi, ndr).
Di quello che è accaduto in seguito, si sa. L’attrito tra magistratura e politica è scoppiato con Mani Pulite e si è trascinato fino ad oggi, creando una tensione costante che non si è mai attenuata. Le riforme che riguardano la giustizia e la magistratura sono terreno di scontro infinito, di eterno conflitto su cui a sinistra cresce l’incultura dipietrista e l’antiberlusconismo più violento, rendendo difficilissimo il dialogo tra gli schieramenti“.
Il monito della Ue giunge quindi a tempo debito perché è finalmente ora che si dia mano ad una riforma equa ed equilibrata della Giustizia che metta il cittadino al centro dell’interesse e lo sottragga alla sua attuale condizione di vassallo dei magistrati e di un sistema giudiziario iniquo, inefficiente, spesso perverso e caratterizzato da disfunzioni endemiche e tempi biblici. Una riforma alla quale all’epoca del referendum tutti si dichiararono disponibili, che tuteli il cittadino senza penalizzare nessuno, che i magistrati per primi dovrebbero sollecitare ed auspicare per liberarsi di quella viscida patina di arroganti privilegiati che traspare dal comportamento di alcuni di loro, comunque una minoranza che però infanga e mette in cattiva luce l’intera categoria, che viene percepita come una casta chiusa a presidio dei propri interessi e dei propri privilegi, piuttosto che come l’arma del cittadino per vedere rappresentati, tutelati e garantiti i propri inalienabili diritti. Una riforma della giustizia per tutti che valga a sanare quel vecchio debito con gli italiani che sarebbe ora che qualcuno si decidesse ad onorare.

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3° ESEMPIO: Il Popolo ha detto a maggioranza che NON vuole dare il finanziamento pubblico ai partiti.
Morale:  la classe politica unanime, da destra a sinistra, fa una Legge truffa che chiama "la zuppa pan bagnato" che sfacciatamente dileggia quanto espresso dal cittadino: rimborso elettorale  non è finanziamento pubblico secondo gli svergognati, chissà da dove vengono i soldi... non è denaro pubblico... Qualche anima persa come l'incredibile ex-magistrato Antonio Di Pietro propone un altro Referendum sullo stesso argomento, invece di cambiare la Legge, azione molto meno dispendiosa.

Renzi: “Rinunciamo ai rimborsi elettorali. La gente si è rotta le scatole”

Il sindaco di Firenze al convegno del Sunia ha proposto di abolire "fin da subito, da queste elezioni" il finanziamento pubblico e di "utilizzare questi soldi per l'emergenza case". Secondo il politico Pd il risultato delle urne è un "segnale d'allarme" e di "stanchezza verso la politica"

Renzi: “Rinunciamo ai rimborsi elettorali. La gente si è rotta le scatole”
Abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Da subito. La proposta di Matteo Renzi è quella di “rinunciare al rimborso immediatamente, da queste elezioni” e utilizzare questi soldi per “una risposta concreta all’emergenza abitativa”. Il sindaco di Firenze ha lanciato la sua idea a un convegno del Sunia (Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari) sulle autogestioni, prospettando la creazione di “un fondo per l’edilizia pubblica e le case popolari per le dieci principali città italiane”.

Ho simpatia per Renzi, ma ancora di più per la gente che commenta sotto questo articolo: LEGGETEVI I COMMENTI CLICCANDO SULL'APPOSITO LINK!!! 

mercoledì 2 ottobre 2013

Isola di Budelli venduta a imprenditore neozelandese

Da: La Repubblica.it
di PAOLO GALLORI
Sardegna, isola di Budelli a un neozelandese.
Possibile riscatto, ma il Ministero è bloccato



Venduta all'asta per 2,94 milioni di euro una delle perle dell'arcipelago della Maddalena, scrigno della spiaggia rosa, tutelata da ferrei vincoli paesaggistici e ambientali. Il Ministero dell'Ambiente e l'ente Parco potrebbero pareggiare l'offerta entro tre mesi, ma la legge di stabilità 2013 vieta l'acquisto di immobili alle PA. L'avvocato del nuovo proprietario: "E' un vero ambientalista" 
CAGLIARI - Un imprenditore neozelandese è il nuovo proprietario dell'isola di Budelli, perla dell'arcipelago della Maddalena. Se l'è aggiudicata all'asta per 2,94 milioni di euro, passaggio di mano avvenuto davanti al giudice del Tribunale di Tempio Pausania. Ci sarebbe ancora una possibilità perché Budelli torni a essere patrimonio pubblico: entro 90 giorni, il Ministero dell'Ambiente e l'Ente Parco potrebbero far valere un diritto di prelazione pareggiando la stessa cifra. Ma al Ministero, come a tutte le pubbliche amministrazioni, la legge di stabilità 2013 vieta espressamente di acquistare immobili a titolo oneroso. A febbraio, quando si era parlato del rischio che l'isola potesse finire nelle mani di un privato, era già stato ipotizzato un intervento dello Stato, che non arrivò. E Budelli era finita di nuovo all'asta.

Scrigno della splendida e inavvicinabile spiaggia rosa, dove Michelangelo Antonioni nel 1964 ambientò una sequenza di Deserto Rosso e che oggi i turisti possono solo ammirare da lontano, restando a bordo di barche e gommoni, l'isola di Budelli è un paradiso incontaminato di 1.610.153 metri quadri dove non è possibile costruire nulla, visti i pesanti vincoli paesaggistici e ambientali che gravano sull'area. Non ci si può attraccare e neanche mettere piede se non si è accompagnati dal personale del Parco. Tutto questo è finito all'asta a seguito del fallimento della vecchia proprietà, una società immobiliare milanese.



!!!!!!!!!!!!!!

Senza offesa per il prestigioso quotidiano La Repubblica ma... tante chiacchiere inutili per dire la cosa più importante nelle ultime due righe???
Quando ho letto la notizia sono saltata sulla sedia e, dopo l'acquirente, volevo capire, come tutti credo, chi fosse il venditore!!
Lo Stato ormai all'osso?! No!! Solo alla fine e in poche righe, senza alcuna storia, La Repubblica ci informa che già era nelle mani di privati!! Solo che erano italiani!

Dall'Archivio Storico del Corriere della Sera:

...È di proprietà privata ma, dall' ultima compravendita del 1984, non si è mai saputo chi siano i padroni. Uno, fuori dal giro delle fiduciarie svizzere, lo abbiamo scoperto, è un produttore, sceneggiatore e regista cinematografico. Si chiama Augusto Caminito, 67 anni. Un altro regista, Giulio Paradisi, 76 anni, ha costituito un' ipoteca a suo favore su gran parte dei terreni dell' isola,...

Aggiungo che non sono riuscita a trovare chi fosse il primo proprietario della piccola e meravigliosa isola e come sia passata di mano di vendita in vendita: l'unico elemento storico è che era di proprietà dei Savoia quando c'era il Regno di Sardegna.


2006
Dopo circa 20 anni la Spiaggia Rosa di Budelli nell'arcipelago della Maddalena riapre ai turisti. Passerelle in legno circonderanno il perimetro dell'arenile a terra e nelle acque cristalline della piccola isola verranno creati percorsi guidati di snorkeling. Il progetto denominato '...In punta di piedi a Budelli' e' stato ideato e finanziato con 50 mila euro dall'ente gestore del ParcoL'iniziativa e' a carattere sperimentale e partira' la prossima estate. Gli accessi saranno a numero chiuso ed e' previsto il pagamento di un ticket di 5 euro per le visite a terra.

Per mia fortuna ne ho potuto usufruire partendo con un barcone da Punta Asfodeli, dove ho una multiproprietà, insieme a mio marito ed ad un nipotino che era con noi. 
Quello che mi ha dolorosamente stupito è stato scoprire che Budelli era piena di sporcizia nei luoghi dove siamo potuti scendere, sostare girando un po' e fare delle foto...
Certa gente non si ferma davanti a nulla per esprimere il suo essere un insetto inquinante e scacazzante... Ma perché l'Ente Parco non puliva?
Davanti alla spiaggia rosa siamo passati in barca estatici...

Ma ho letto che abusi ce ne sono stati: ad esempio 15 inglesi, sbarcati da un panfilo di 70 metri, hanno allestito un set per girare uno spot pubblicitario sulla spiaggia rosa. Sono stati multati per soli euro 50!!!
E' orribile se la notizia è tutta vera!
Andrebbe approfondita per capire se dietro non c'è stato qualcuno che ha consentito tutto ciò dietro compenso!
Altrimenti chiunque, pagando 50 euro di ticket, vorrebbe camminare anche per poco su quella meraviglia!


Chiunque ne sia stato e ne sarà il proprietario non poteva fare né potrà fare quello che vuole su questa Isola perché è soggetta a vincoli ambientali... Non poteva e non potrà far sbarcare nessuno sulla Spiaggia Rosa... nemmeno facendosi pagare... perché era e sarà sua ma c'è il vincolo... Solo che le multe debbono essere salate per chi sgarra.. non 50 euro come riporta una notizia su un sito web.

Affitto casa a Roma


La mappa non è completa ma non ho trovato niente di meglio per spiegare la localizzazione della casa in affitto che intendo pubblicizzare.
In basso a sinistra si intravede Viale dell'Archiginnasio che proseguendo finisce in Viale Guido Carli dove è la grande nuova sede della Banca D'Italia.
Tornando, invece, verso Via Casilina Viale dell'Archiginnasio costeggia la zona evidenziata in nocciola chiaro che costituisce parte del Campus Universitario di "Tor Vergata" e, in particolare, il Policlinico "Tor Vergata".
La casa in affitto si trova nella zona della cartina dove appare la scritta Via Casilina, fra le prime due scritte in blù SS6 leggendo da sinistra, quindi molto vicina sia alla Banca d'Italia che all'Ospedale  Policlinico "Tor Vergata".
Sotto l'annuncio:


PER PROFESSORI, MEDICI, FUORI SEDE O STUDENTI REFERENZIATI
SI AFFITTA APPARTAMENTO ARREDATO
AL PIANO TERRA CON GIARDINO E PATIO COPERTO
IN
TRANQUILLO CONDOMINIO CON STRADE PRIVATE
A SOLI 10 minuti DAL POLICLINICO TOR VERGATA (Km. 5) E DALLA SEDE DELLA BANCA D'ITALIA
COSTITUITO DA: INGRESSO, PICCOLO RIPOSTIGLIO, SALONE CON CUCINA A GIORNO, CAMERA DA LETTO MATRIMONIALE, BAGNO CON VASCA E DOCCIA,
2 VANI DI SERVIZIO : CANTINA, GARAGE + POSTO AUTO ALL'APERTO
ARIA CONDIZIONATA, TERMOAUTONOMO

EURO 650,00 MENSILI

TEL. 334 6048653 



La A indica la posizione dell'appartamento in affitto

martedì 1 ottobre 2013

Se questa è civiltà...

Scicli (RG) - Foto presa dal WEB

Ci deve essere un modo per fermare questa ignobile strage.
Altrimenti il tempo è fermo a quando gli schiavisti caricavano i poveri africani sulle navi per condurli in America a lavorare nelle piantagioni come schiavi.

Basterebbe proclamare la Legge Marziale per i cosiddetti "scafisti", criminali che lucrano sulla disperazione di tante povere creature umane.
Purtroppo la nostra Legge Marziale non prevede più la pena di morte che, a mio avviso, sarebbe giusta per esseri immondi i quali, dopo aver carpito ai disperati i pochi soldi racimolati, agiscono con una spietatezza disumana e cinica nei loro riguardi mandandoli a morte.

Ma nulla accadrà. Solo parole dai parolai che siedono nel Parlamento Italiano, ma anche in quello Europeo, e tanto, tanto nobile lavoro per Carabinieri, Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Medici, Infermieri e... Pompe Funebri.

lunedì 30 settembre 2013

Pubblicità

Pur potendo guadagnare accogliendo la pubblicità su questo blog, ho preferito non farlo. Mi appaga la comunicazione su temi concreti e su temi ideali con chi visita il blog, bastandomi quel che ho: la mia pensione.
L'unica pubblicità che appare, dunque, riguarda soltanto la mia produzione letteraria e, oggi, voglio pubblicizzare anche la vendita di una mia casa.
Detesto rivolgermi alle agenzie immobiliari ed ho fatto un'eccezione per un giovane di Sabaudia che ha un'agenzia a cui ho affidato la vendita senza esclusività: se egli troverà un acquirente avrà la mia parte di percentuale sulla mediazione, competendo l'altra parte a chi acquista, se invece l'acquirente mi arriverà per altre vie egli non avrà nulla a pretendere.
Ho pubblicizzato su diversi siti on-line il mio "buon ritiro" da cui mi distacco malvolentieri: siti tipo e-Bay, idealista.it, subito.it... Ora ho pensato: "Perché non farlo sul mio sito?"
Pubblico dunque alcune foto di questa villetta in quadrifamiliare che ho acquistato nel 2004, appena finita da un onesto costruttore. E' nel comune di Sabaudia, a dieci minuti di auto da Latina e ad un'ora ed un quarto da Roma-Eur. Il mare è vicinissimo, il posto tranquillo (meno in agosto), e ci si può vivere tutto l'anno stabilmente, in quanto si raggiunge a piedi in pochi minuti la Via Litoranea, dove passano sia gli autobus urbani che quelli che raggiungono Roma o Latina. Vicini sono anche i negozi per le prime necessità. I Supermercati bisogna raggiungerli in auto in non più di cinque minuti. La casa per me era ideale: un piccolo giardino che abbisogna di una manutenzione minima ma dà grandi soddisfazioni, un patio ampio che, volendo, si può anche chiudere con una vetrata, un salone con angolo cottura, un bagnetto con sito per lavatrice, e al piano di sopra due camere, una grande ed una poco più piccola, con un bagno ed un balcone da cui, qualora potassero un albero troppo cresciuto, si potrebbe rivedere la striscia azzurra del mare... Il riscaldamento è con caldaia autonoma e bombolone butano dell'Ultragas centralizzato che serve sei villette quadrifamiliari. Nel giardino c'è una doccia ad acqua calda e fredda ed una fontanella a sola acqua fredda.
La vendo perché la mia famiglia ha acquistato una casa più grande sempre in Sabaudia e non posso mantenere due abitazioni nello stesso comune, dati i tempi che corrono.
Se piace a qualcuno può scrivermi alla e-mail che appare su questo blog cliccando su "Visualizzazione profilo" poi, nella pagina che appare, su "Contattami", comunque la riproduco qui: rita.coltellese@gmail.com.