domenica 10 novembre 2013

Non c'è molto da aggiungere...

Anche oggi dal blog di Beppe Grillo si può trarre uno spunto di riflessione: questa volta Hermann Hesse ha colpito nel segno e mi trova non solo d'accordo ma ammirata dalla capacità di sintesi di una verità che molti capiscono troppo tardi, quando la gioventù è già passata. 


Sii te stesso
 "Non c'è altra via che conduca al
compimento e alla realizzazione di sé, se
non la rappresentazione quanto più
convinta del proprio essere. "Sii te
stesso" è la legge ideale, per un giovane
almeno; non c'è altra via che conduca
alla verità e allo sviluppo. Che questo
cammino sia reso impervio da
innumerevoli ostacoli morali e da altri
impedimenti , che il mondo preferisca
vederci rassegnati e deboli anziché
tenaci: da qui nasce la lotta per la vita
per chiunque abbia una spiccata
individualità. Perciò ciascuno deve
decidere per sé solo, secondo le proprie
forze e le proprie esigenze, fino a che
punto sottomettersi alle convenzioni, o
piuttosto sfidarle. Qualora decida di
gettare al vento le convenzioni, le
pretese avanzate dalla famiglia, dallo
Stato, dalla società, deve sapere di farlo
a proprio rischio. Non esiste una misura
oggettiva del rischio che ciascuno è in
grado di assumersi. Ogni eccesso, ogni
superamento della propria misura dovrà
essere scontato; non è consentito
spingersi impunemente oltre né con
l'ostinazione né con l'adattamento."
Hermann Hesse da "Il coraggio di ogni
giorno"

Siamo messi male

Da: L'Unità

Epifani: il Pd ha agito bene sul caso Cancellieri

Il segretario del Pd a un incontro di Cuperlo a Milano risponde alle critiche di Renzi. «Giusto lo stop al tesseramento. Situazioni fisiologiche. Alle primarie avremo una buona presenza». Ai candidati: «Si concentrino su temi concreti, in questo mese succederà di tutto». E la legge di stabilità? «Sempre tumultuosa, non è un pranzo di gala» | Richetti: «Matteo, sulla Cancellieri hai sbagliato» di M.Zegarelli | Renzi attacca: «Da segretario non l'avrei difesa»


Grazia a Berlusconi, Dell’Utri: “Chiesta dai 5 figli”. Smentita di Quirinale e Ghedini

L'ex senatore l'ha detto durante la puntata di Virus su RaiDue. Secondo la versione dei falchi il Cavaliere vorrebbe un atto motu proprio del Colle. Sullo sfondo la battaglia tra falchi e colombe in vista del consiglio nazionale del Pdl del 16 novembre



Dal Blog di Alessandro Di Battista: 

Mi rivolgo al cittadino D'Alema e al cittadino Renzi, alias "il buco con la camicia bianca intorno". Ma cosa state dicendo? Ma siete di questo pianeta? Rispetto al caso Cancellieri lei D'Alema dichiara, testuale: "mi pare che il caso Cancellieri sia stato chiuso, capisco l'osservazione di Renzi, tuttavia è retroattiva, se Renzi voleva incidere doveva dirlo prima del voto parlamentare". D'Alema ma quale voto? Ma quale caso chiuso? Ma possibile che nessun giornalista lo abbia stoppato e gli abbia detto: "cittadino, lo sa che il Parlamento ancora non si è espresso e che la mozione di sfiducia del Movimento 5 Stelle deve ancora arrivare in aula, dato che, casualmente, il Ministro Cancellieri sta poco bene?". Ma dico io, ma nessun giornalista ha voglia di incalzare D'Alema? Avrei pagato oro per stare davanti a lui.

E poi cittadino Renzi, se pensa che il Ministro si sarebbe dovuto dimettere e se crede che ha dalla sua tanti, 200, 150, 100, parlamentari del PD beh insomma,
sia determinato, gli suggerisca di votare per la nostra mozione! Se neppure ora che è indecentemente pompato da stampa e TV riesce a incidere sulle sue "truppe" pensa di farlo successivamente? Ma dove vive? In un mondo dove le marmotte incartano la cioccolata? Con qualche giornalista coraggioso in più (ve ne sono in Italia e sono imprescindibili) questi personaggi svanirebbero come la nebbia a mezzogiorno. Meno male che c'e' la rete. Scrivete a Renzi, inondategli il twitter. Ditegli di chiedere che venga votata la sfiducia alla Cancellieri. Altrimenti sarebbe l'ultima prova che dietro a quel microfono stile Bobby Solo c'è soltanto il nulla assoluto! 

Mentre Enrico Letta resiste sulla poltrona di Presidente del Consiglio dei Ministri, ci piace pensare che, se fosse stato per lui, avrebbe preferito che Cancellieri si fosse dimessa spontaneamente, ma Epifani dice cose gravi che MAI e poi MAI consentiranno alle persone che resistono sulle barriere dell'onestà di dare il voto al suo PD!!

Renzi è attaccato da tutte le parti, anche da Grillo da cui dissento.
Ma risponda con il voto alla mozione di sfiducia che aspettiamo ancora di vedere votata in Parlamento.

Non si vota per Berlusconi, non si vota per Cancellieri...
PD e PdL vi state mettendo in tasca la democrazia?
State inciuciando per dare la grazia a Silvio Berlusconi?
Quando la Cancellieri è stato Commissario prefettizio nei comuni commissariati a gestione PD ha visto cose che preoccupano il PD? 

Guardate che la gente non è scema!... Almeno... non tutta...

Il Comune di Sabaudia si batte per la difesa del Territorio

Da: Il Corriere della Sera



DISPUTA DA MEZZO SECOLO SUL TERRITORIO

Sabaudia, guerra legale sulle dune:
nessun esproprio per i villeggianti

La Corte d'Appello ribalta la sentenza di primo grado Totti, Fendi, Malagò vincono battaglia sulle proprietà:
nel '62 il Comune ne aveva chiesto la restituzione

LATINA - Ennesima battaglia legale tra le dune di Sabaudia: a spuntarla in questa sorta di class action tutta borghese sono proprio loro, i titolari delle ville edificate sulle dune più belle e litigiose d'Italia. Che oggi si vedono riconosciuta la proprietà della macchia mediterranea in cui hanno realizzato l'adorato buen ritiro.
Una veduta dall'alto delle ville sulle dune di Sabaudia
Una veduta dall'alto delle ville sulle dune di Sabaudia
VENDITA E LOTTIZZAZIONE - In ballo c'era, e ci sarà sino alla Cassazione, la proprietà dei «tumuleti», ovvero le dune vere e proprie in pratica mai appartenute al Comune di Sabaudia bensì, stando alla sentenza della prima sezione della Corte d'appello di Roma, a quello di Terracina che nel 1952 le vendette alla società milanese Domiziana srl, poi diventata immobiliare Snia. Sulla vendita nacque un contenzioso tra le due amministrazioni, nel quale si inserì anche la famiglia Scalfati che, oltre ad essere proprietaria del lago di Paola, sosteneva di aver diritto sui terreni circostanti.
200 IMMOBILI E PRIMA SENTENZA - Nel frattempo tutto era stato lottizzato e cementificato, portando al sorgere di circa duecento immobili, molti dei quali di inestimabile valore, divenuti il rifugio dell'aristocrazia romana. I vip come li conosciamo oggi faranno la loro comparsa in epoca successiva.
Fu dopo oltre quarant'anni che il Comune di Sabaudia ottenne una prima vittoria: il tribunale di Latina - nel 2006 - stabilì che terreni in località Ponte, Pantanelli di Paola e tumuleti del lago di Paola appartenevano all'ente pubblico, salvo eventuali diritti di usucapione. In pratica la vendita di Terracina alla società immobiliare era considerata nulla.
Villa Volpi di Misurata, sulle dune di Sabaudia: non trova acquirenti
Villa Volpi di Misurata, sulle dune di Sabaudia: non trova acquirenti
VIP, RICORSO VINTO - Sentenza non digerita da oltre cento proprietari che, in gran parte rivoltisi ad un principe del foro locale, decisero per un ricorso sperando di dormire sonni più tranquilli, evitando chissà quale esproprio - se non proletario - almeno giudiziario. Mossa azzeccata, visto che la corte d'Appello ha dato loro ragione. Il perché lo spiega l'avvocato Carlo Alberto Melegari: «Quando nel 1933 nacque il Comune di Sabaudia, comprendente diversi territori tra cui le dune, non era stato stabilito che l'ente avesse anche la proprietà dei terreni oggetto del contenzioso, tanto che nel 1952 aveva persino manifestato l’intenzione di acquistare i tumuleti da Terracina, ad un prezzo di 400mila lire a ettaro». Tesi accolta: la duna è privata, e quel privato non è la famiglia Scalfati, ma un numero maggiore di proprietari non meno agguerriti degli eredi titolari del lago. Tra i frequentatori delle ville sulla duna ci sono personaggi noti come Francesco Totti, le sorelle Fendi, Giovanni Malagò, Nori Corbucci.
SPESE DA RISARCIRE - La sentenza arriva tra le dune in un periodo che vede i primi segnali di crisi rallentare anche il mercato del lusso. Non decollano gli affitti da migliaia di euro a settimana e perfino la grandiosa Villa Volpi di Misurata non trova acquirente: la vendita è così complessa che i proprietari han deciso di cercare compratori all'estero, affidandosi alla casa d'aste Christie's.
A parziale consolazione dei padroni delle ville, se l'amministrazione comunale di Sabaudia aspettava anche un risarcimento dal municipio confinante, oggi vede tramontare anche questo sogno. Anzi, in solido alla famiglia Scalfati, il Comune dovrà risarcire 4600 euro ad ogni proprietario costituito in giudizio. Il conto ammonta a circa 400mila euro.
Michele Marangon
29 luglio 2011 11:00

Ho già dedicato un post a questo argomento in data 10 giugno 2012.
Al di là dello strano contenzioso tra il comune di Terracina, che consentì la lottizzazione della duna nel 1952, ed il comune di Sabaudia (stranezza giuridica che non ci fosse chiara attribuzione della proprietà sui terreni dunali), rimane il fatto che il Parco Nazionale del Circeo esisteva dal 1934 e che in esso non dovevano essere costruite abitazioni.
Oggi qualsiasi costruzione all'interno del perimetro del Parco viene bloccata.
Dunque per me le ville costruite sulla Duna all'interno del Parco rimangono una delle stranezze giuridiche italiane che creano montagne di scartoffie, anni di lavoro dei tribunali, arricchimento degli avvocati e, alla fine, l'incertezza sulla giustezza del giudizio finale.
Mappa del Parco Nazionale del Circeo.
Come si vede l'area in cui sono state costruite le ville è totalmente inclusa nel Parco.
Quindi, qualsiasi fosse il comune interessato a quell'area negli anni cinquanta del secolo scorso, non si doveva costruire su di essa! 

sabato 9 novembre 2013

Assassini fortunati

Da: Independent Abruzzo

Cronaca - Pescara - 15 MAGGIO 2013

UXORICIDA ALLA SBARRA

Sarà giudicato dopo 23 anni Giulio Cesare Marrone, reo confesso dell'omicidio della moglie Teresa Bottega

OMICIDIO TERESA BOTTEGA. UXORICIDA ALLA SBARRA DOPO 23 ANNI. Sarà giudicato dopo 23 anniGiulio Cesare Marrone, 56 anni, reo confesso dell'omicidio della Teresa Bottega, all'epoca 35enne e madre di due bamnini, avvenuto nel marzo del 1990 dentro un'abitazione a Santa Teresa di Spoltore. E' stata fissata per il prossimo 1° ottobre la prima udienza del processo per omicidio volontario che si svolgerà col rito abbreviato presso il tribunale di Pescara.

L'INCREDIBILE CONFESSIONE. A riaprire il caso di Teresa Bottega, del quale si erano occupati i media nazionali e che sembrava si fosse allontanata volontariamente da casa, è stata un'incredibile confessione, rilasciata ad un sacerdote di una parrocchia della provincia di Pescara. Il confessore ha raccontato a Pierfrancesco Muriana, capo della Squadra Mobile di Pescara, di un fedele che sapeva che, in realtà, era stato proprio il marito ad uccidere la donna. Immediatamente sono iniziate le indagini e il Morrone è stato portato in Questura. Dopo un lunghissimo interrogatorio il 56enne ha confessato il delitto della moglie, raccontando di averla strangolata in casa. Marrone ha spiegato di avere gettato il cadavere di Teresa Bottega dentro un torrente nel Comune di Bodeno, in provincia di Ferrara. Per saperne di più sul caso di Teresa Bottega leggi qui
Marco le Boeuf 

QUANDO L'UXORICIDA NON FINISCE IN CELLA: IL 'CASO' A PESCARA

Il giudice assolve Giulio Cesare Morrone, reo cofesso dell'omicidio della moglie, per intervenuta prescrizione

E' una notizia che certamente desterà scalpore ed un fiume di polemiche. Il giudice del tribunale di Pescara,Gianluca Sarandrea, ha assolto per intervenuta prescrizione, non essendo stata riconosciuta l'aggravante dei futili motivi, che avrebbe reso il reato di omicido volontario aggravato dall'uxoricidio imprescrivibile, l'assassino reo confesso di Teresa Bottega.
Sarandrea, infatti, ha applicato alla lettera il codice di procedura penale che prevede la prescrizione anche per il reato di omicidio volontario, dopo 20 anni dalla sua commissione. Il pubblico ministero Valentina D'Agostino aveva chiesto per il reo confesso la condanna a 16 anni di reclusione.
La vicenda di Teresa Bottega è sempre stata avvolta nel mistero. All'epoca della sua sparizione la donna aveva 35 anni ed era madre di due bambini piccoli, quando scomparve da Villa Raspa di Spoltore (Pescara). Secondo la ricostruzione fornita in aula ben ventitrè anni la donna venne prima colpita con un pugno al volto dal marito al termine di un litigio scaturito da una serie di problemi all'interno della coppia e poi, sempre secondo la sua prima confessione, strangolata fino alla morte.
La decisione del gip desta meraviglia poichè arriva dopo la clamorosa confessione di Giulio Cesare Morrone, 54 anni, che per anni, invece, ha raccontato che la moglie si fosse allontanata volontariamente. A svelare il mistero della sparizione di Teresa Bottone, benchè le sorelle ed i figli non avessero mai creduto a questa tesi, è stata la confessione resa dall'assassino ad un sacerdote della provincia di Pescara. Il prelato, in barba al vincolo del "segreto della confessione", aveva poi deciso di vuotare il sacco e denunciate alla polizia che era a conoscenza di qualcosa di spaventoso. Da lì le indagini.
Morrone, messo sotto torchio dagli inquirenti, aveva ammesso di avere ucciso la moglie, durante una notte del marzo 1990, e poi di avere guidato fino ad un piccolo comune delle provincia di Ferrara per occultarne il cadavere, gettandolo dentro un torrente. Il suo corpo non è mai stato ritrovato.

Comprensibile lo sdegno tra i parenti della vittima, una figlia e tre sorelle, presenti anche loro in aula insieme all'imputato, che non ha trascorso un solo giorno in carcere. L'assassino ora è a piede libero. Pare che uscendo dal tribunale qualcuno l'abbia udito pronunciare queste parole: «Sia lodato Gesù Cristo». Questa è la legge terrena. Italiana. Sed lex dura lex
Redazione Independent
giovedì 07 novembre 2013, 18:39
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Questa incredibile notizia era stata data da un telegiornale, come al solito in modo elusivo e fuorviante: sembrava che dopo 23 anni anche l'omicidio cadesse in prescrizione.
Avevo con stupore commentato con mio marito che non mi risultava che un reato così grave prevedesse la prescrizione...
Infatti questo giornale on-line indipendente informa, come spesso accade nel WEB, nel modo giusto e reale: un omicidio NON cade in prescrizione a meno che un giudice non vada a cercare il cavillo che lo consenta. In questo caso "i futili motivi" che, qualora riconosciuti quale aggravante, non consentivano la prescrizione.
Evidentemente negli atti del processo è venuto fuori che quest'uomo, secondo il giudice, aveva gravi motivi per ammazzare la madre di due bambini e, invece di assumersi la responsabilità del suo gesto, questi "non futili motivi" hanno giustificato (sempre per il giudice) il fatto che ha gettato il corpo in un torrente ed è stato molto fortunato perché non si è più trovato.
Davvero ne scaturisce una bella morale ! Nemmeno una tomba ed un funerale meritava questa donna per il giudice che non ha dato aggravanti!
Mi stupisco anche per i pochi anni chiesti dal Pubblico Ministero per una vita umana: 16!! Forse perché l'imputato ha chiesto il rito abbreviato?

Infine l'assassino che, da quanto scrive il giornale, sarebbe stato udito invocare Gesù Cristo per ringraziarlo di tanta clemenza da parte dei giudici!

Che strana idea della divinità cristiana: una religione ritagliata a misura degli assassini, che proteggerebbe più che le vittime!

Queste riflessioni, insieme alla realtà quotidiana degli ultimi anni che ci porta ogni giorno una cronaca violenta contro le donne, fatta anche di sparizioni di esseri umani che non si trovano più, sono amare, di fronte ad una giustizia che non sa fare Giustizia nemmeno quando l'assassino confessa.
La vittima, uccisa a 35 anni



Altri giornali on-line danno come motivo della prescrizione il fatto che il giudice avrebbe accettato l'omicidio come preterintenzionale. 
Secondo due versioni giornalistiche l'uomo avrebbe prima dato un pugno alla moglie poi l'avrebbe finita strangolandola, e in questo caso sarebbe omicidio volontario e lui l'avrebbe sfangata per il cavillo che il giudice non avrebbe riconosciuta l'aggravante per futili motivi, nella seconda versione la prescrizione sarebbe intervenuta perché l'uomo avrebbe affermato che le ha dato solo un pugno e lei sarebbe morta solo a seguito di questo atto violento, dunque non ci sarebbe stata l'intenzione di uccidere.

A parte l'incapacità dei cronisti di dare informazioni univoche affinché ci si capisca qualcosa e la gente possa farsi un'idea di come funziona la giustizia nel nostro Paese, qualsiasi cosa abbia detto l'assassino lui è l'unico testimone del fatto criminoso e può dire ciò che vuole senza possibilità di smentita, visto che il cadavere della vittima non si è trovato più, dunque non è possibile accertare come realmente sia morta.

Rimane il discorso della prescrizione: il nostro Codice Penale è del 1930 e stabilisce che solo i reati che prevedono l’ergastolo sono imprescrittibili. Il primo comma dell'art. 157, infatti, recita:
"La prescrizione estingue il reato: in 20 anni se si tratta di delitti per cui la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore a 24 anni".
Non si capisce come mai non siano state date le circostanze aggravanti previste nell'art. 61 del Codice Penale e specificate nel successivo art. 577 dove si legge fra l'altro: "art. 61 comma 4... aver agito con crudeltà verso le persone..., art. 577 comma 4... La pena è della reclusione da 24 a 30 anni se il fatto è commesso contro il coniuge..." 

Forse sarebbe il caso di riformare il Codice Penale che, fa impressione leggere, è stato promulgato da Re Vittorio Emanuele III "...per Grazia di Dio..." Una formulazione che per i cittadini laici suona assurda ed oscurantista e priva di senso in una disposizione che regola una materia così importante per uno Stato.
Viene ironicamente da dire: "Prima di scrivere codesto Codice avevano consultato il Padreterno?"
Intanto si moltiplicano le "sparizioni" di donne che "si sarebbero allontanate volontariamente" nel mondo degli invisibili e si moltiplicano le impunità, invogliando possibili assassini a darsi da fare. 
Roberta Ragusa

Francesca Caputo





Elena Vergari



Donatella Grosso
E tante tante altre.....




venerdì 8 novembre 2013

Dal blog di Beppe Grillo

Sotto il post sul "politologo" Sartori che deride Grillo ed il suo Movimento ci sono, come al solito, commenti intelligenti e divertenti dei lettori. Ne riporto uno firmato con nome e cognome che ritengo geniale!


i politologi...come molti degli economisti...sono dei dissecatori dei cadaveri delle catastrofi nazionali...post mortem diranno che il morto è morto...di malattia sconosciuta...e come La Palisse diranno che il morto era vivo...prima di morire...non sanno spiegare perché i "politici" non sono piú creduti e al contrario...sono odiati...la "politica" la vedono come normale negli intrallazzi delle mafie e delle logge...i cui membri sì... "hanno esperienza" di ladrocinio e impunità...per l'inesperienza dei M5S...qualcuno ben disse :"un itinerario di 100 miglia comincia col primo passo"...ed io dico col poeta Antonio Machado : "Caminante no hay camino/se hace camino al andar/"(viandante,non c'è il cammino/ camminando farai il cammino/)...e per dirla con Dante:"...Segui il cammino e lascia dir le genti..."
fabrizio cavaterra 05.12.12 00:58| 

Gli Italiani presi per il c... dalla Cancellieri

Da: La fucina.it

La figlia di Ligresti che fa shopping a Milano

Le immagini diffuse dalla rivista OGGI, con il caso Cancellieri ancora fresco, riaccendono le polemiche sulla vicenda della scarcerazione della figlia di don Salvatore


Giulia Ligresti si è concessa un pomeriggio di shopping nel quadrilatero della moda milanese. Le foto, che risalgono al 25 ottobre scorso, fanno parte di un servizio pubblicato dal settimanale ‘Oggi’.
Le immagini diffuse dalla rivista, con il caso Cancellieri ancora fresco, riaccendono le polemiche sulla vicenda della scarcerazione della figlia di don Salvatore.
Prima in carcere, poi ai domiciliari e alla fine libera e ufficialmente scarcerata per i suoi problemi di salute.

La malata in pericolo di vita!
Incompatibile con il sistema carcerario!
Beata lei che ha i soldi per andare a fare "shopping", per di più "nel quadrilatero della moda milanese"!

Un insulto a chi sta male veramente e non ce la fa neppure ad uscire di casa per la debolezza!
Un insulto a tutti gli altri carcerati che soffrono in regime carcerario ma ci debbono stare lo stesso per scontare la pena per i reati commessi.
Un insulto a chi non ha mai rubato in vita sua e ha sempre lavorato onestamente ma non ha i soldi per lo "shopping" di lusso, e passi! Ma nemmeno per fare una vita decente e pagare le tasse sulla casa comperata mettendo da parte liretta su liretta, rinunciando al "superfluo"!!! 

Letta, non governi a tutti i costi!
Non si bruci tenendosi certa gente!
Faccia la legge elettorale perché vogliamo tornare a votare!
Non ci blindi in una dittatura degli inciuci e dei compromessi ad oltranza!

E, soprattutto, non cercate di distruggere chi dice la verità come Matteo Renzi!

giovedì 7 novembre 2013

Grecia: culla della Democrazia

La Grecia chiude e sgombera la Televisione pubblica.
Per dimostrare all'Europa che fa sul serio per ripianare il debito pubblico, la Grecia ha licenziato tutti i lavoratori della Televisione di Stato che, dal giorno della chiusura, occupavano la sede oggi fatta sgomberare dalla polizia.

Noi, invece, continuiamo a pagare contratti favolosi ai Fazio, alle Litizzetto, e qualcuno, come Crozza, ci chiede 25 milioni di euro per lavorare in RAI. Tanto qua ci sono vacche grasse!

Per non parlare del mantenimento quasi fisso di gente come Mara Venier, delle varie figure fisse in quasi tutte le trasmissioni Rai che percepiscono il cosiddetto gettone di presenza, tipo Alba Parietti (ma perché??), oppure la ex presidente della camera dei deputati Pivetti (ahimé!!)... Perché pagano questa gente? 

Salverei solo qualche giornalista e qualche intrattenitore che dà anche un poco di cultura a chi li sta a vedere e sentire.

Per il resto si potrebbe iniziare a chiudere qualcosa seguendo l'esempio della Grecia: ad esempio i contratti a botte di milioni di euro, e i gettoni di presenza ad esseri inutili e pure brutti da vedere.
   

 Andassero a lavorare! Ma sul serio!
Ma sei uno scrittore? E allora scrivi! Invece di fare le ospitate televisive.
Posso capire un'intervista ogni tanto! Ma sono molte di più le apparizioni televisise che i libri che ha scritto!
Albano ci ha fatto sto' regalo!

Lui ignoro chi sia, lei ricordo solo che per disattenzione perse il figlio che precipitò dal 50esimo piano di una finestra di un grattacielo. Ignoro cosa faccia oggi nella vita oltre a comparire in TV.



Ne possiamo fare a meno? Io penso di sììììììì!

Può continuare a fare danno: tanto non si paga

Da: ECO dalle Città


Rifiuti Campania intervista a Buonomo (Legambiente): «Bassolino assolto, ma responsabilità politiche gravi»


Intervista al presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo, sulla recente assoluzione di Antonio Bassolino nel processo Impregilo. Secondo l'ambientalista, le responsabilità istituzionali sono gravi, al di là della sentenza del tribunale. E sulla Terra dei Fuochi si è perso troppo tempo prezioso

di Silvana Santo
mercoledì 06 novembre 2013 17:28
«Saranno anche stati assolti, ma per noi la responsabilità politica e istituzionale rimane, ed è molto grave». Questo il commento di Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania, a proposito della recente assoluzione di Antonio Bassolino (ex governatore campano) e di altri 27 imputati nel processo per la crisi dei rifiuti napoletani, che Eco dalle Città ha raggiunto telefonicamente.

«Al di là della questione legata alla mera trasgressione della legge, che i giudici hanno escluso, c'è stato per lo meno un grave deficit di pianificazione, una responsabilità politico-istituzionale che resta, a prescindere dalle sentenze dei tribunali – aggiunge l'ambientalista – Una responsabilità che, tra l'altro, i cittadini hanno riconosciuto, a giudicare dall'espressione delle urne».

Il giudizio politico, dunque, rimane, ed è molto duro. E importa fino a un certo punto, almeno secondo il presidente di Legambiente Campania, che alla fine questa vicenda rischi di rimanere senza responsabili, almeno per quanto riguarda gli aspetti strettamente giudiziari. «È vero, c'è il rischio che una vicenda tanto grave rimanga alla fine senza un colpevole, ma non è mai stato questo ciò che noi andavamo cercando. La questione andava affrontata prima in termini politici, che nelle aule di tribunale».

Questo è uno dei tanti mali del nostro Paese: nessuno paga mai per la dissennata amministrazione pubblica.
Non c'è reato, dunque non c'è pena.
Bisogna inserirlo allora nel Codice Penale: la responsabilità penale del danno arrecato a milioni di persone mentre si gestisce la "Cosa Pubblica", responsabilità derivante dal solo fatto che si ricopre "quel" ruolo di responsabilità e non si è stati in grado di gestirlo, recando nocumento alla popolazione e ai beni pubblici. Nel caso dei rifiuti: alle strade, ai luoghi abitati, ricoperti di maleodorante immondizia, fonte di rischio per la salute pubblica, danneggiando economicamente i commerci, il turismo e le attività produttive in generale.
Invece Bassolino è stato immediatamente invitato alla RAI nella trasmissione Agorà: segno inequivocabile della lassezza morale dei tempi.
E questo è solo il processo di primo grado. Non si sa se sarà la stessa cosa in appello e se passerà la cassazione...

mercoledì 6 novembre 2013

ITALIA SENZA SPERANZA

Cancellieri e caso Ligresti: quando in cella finì il marito del ministro

Più di trent'anni fa il marito del prefetto, Sebastiano Peluso, restò in carcere alcuni giorni per una truffa sui prezzi dei medicinali. Aveva una farmacia a Milano vicina allo studio del medico Antonino Ligresti, suo amico

Antonino Ligresti era un medico della mutua con studio anche lui in via Val di Sole. Nasce lì l’amicizia tra le due famiglie che abitavano in via Ripamonti, a poca distanza. Anna Maria e Sebastiano Peluso si sposano nel 1966. Due anni dopo nasce Piergiorgio, cinque anni dopo Peluso apre la farmacia a Milano. Nel 1977 i coniugi comprano casa al secondo piano di via Ripamonti 166 e firmano 59 milioni di vecchie lire di cambiali al proprietario, tutte pagate entro il 1982. In quegli anni i Peluso crescono e i Ligresti decollano. Già erano ricchi ma Antonino non guidava ancora un impero della sanità e il costruttore Salvatore non spadroneggiava su giornali, banche e assicurazioni.
Nuccio Peluso, nato in Libia e cresciuto in Sicilia come il medico Nino Ligresti, si vedevano sotto i portici di via Val di Sole e poi andavano a giocare a tennis insieme. Nel 1981 è la famiglia Peluso a essere scossa da un terremotto giudiziario: Sebastiano è arrestato nell’ottobre per lo “scandalo delle fustelle false”. Le cronache di allora raccontano che la truffa funzionava così: i medici compiacenti emettevano le ricette e i farmacisti applicavano le “fustelle” false. I talloncini, che teoricamente dovevano essere staccati dalle confezioni dei farmaci, erano invece fabbricati ad hocda grossisti del falso e poi presentati all’incasso.
Nella retata furono arrestate 23 persone, al processo nel 1983 furono 94 gli imputati. Tra questi c’era anche Sebastiano Peluso che nel 1981 finì in carcereLodi. Solo per pochi giorni, poi il pm Armando Perrone e il giudice istruttore Elena Riva Crugnola si resero conto che la sua posizione era marginale. Anche se il pm Perrone nel 1982 iscrisse un’ipoteca giudiziale di 50 milioni di vecchie lire sulla casa di Anna Maria Cancellieri e Sebastiano Peluso per ottenere il pagamento delle spese legali del marito. Il processo penale si concluse nei vari gradi con una progressiva riduzione delle pene, per tutti gli imputati e per Peluso in particolare. “Alla fine in Cassazione fu condannato per un reato ridicolo, mi sembra fosse l’incauto acquisto”, ricorda un farmacista coimputato che è stato difeso dagli stessi legali dello studio Astolfi. Né lo studio né il ministro Cancellieri (contattata tramite il suo portavoce) hanno voluto fornire dettagli.
Bisogna affidarsi ai ricordi di alcuni arrestati, poi condannati con Peluso, che hanno accettato di parlare con Il Fatto. Ricordano bene le riunioni tra imputati nei retrobottega delle farmacie negli anni Ottanta per far fronte al vero rischio del procedimento: la decadenza della licenza da farmacista, con il suo valore. A quegli incontri talvolta si vedeva anche Anna Maria Cancellieri, che accompagnava il marito. Se è difficile ricostruire l’esito penale della posizione di Peluso, è più semplice sul piano amministrativo. Peluso e i suoi colleghi sono riusciti a evitare la decadenza dalla licenza di farmacista grazie a una sentenza del Consiglio di Stato del 2006 che ha ribaltato la sentenza di primo grado del Tar della Lombardia.
I farmacisti erano difesi dal professor Carlo Malinconico (poi ministro tecnico con Monti assieme alla Cancellieri, finito nei guai per le vacanze all’hotel Pellicano, pagate da Piscicelli e per l’inchiesta sul Sistri a Napoli) che riuscì a ottenere l’annullamento di un decreto del presidente della giunta lombarda del 1992 che aveva disposto la “decadenza sanzionatoria” dalla titolarità della farmacia. Secondo il decreto del presidente della Lombardia “tutti (i farmacisti, ndr) hanno acquistato medicinali a più riprese, a prezzi inferiori a quelli praticati dai produttori, con ‘fustelle segnaprezzo’ false”, con “reiterate irregolarità nella conduzione dell’esercizio”. Secondo il Consiglio di Stato però quel provvedimento era basato su una “formula generica” che non distingueva le responsabilità dei singoli farmacisti. Quindi non c’era alcuna ragione per disporre la decadenza della licenza per Peluso come per gli altri. I Ligresti però non hanno atteso il 2006 per assolvere e frequentare i Peluso. E per capire perché un ministro decide di telefonare a due magistrati mettendo a rischio una carriera politica con ambizioni illimitate dal Viminale al Quirinale, bisogna tornare alle sensazioni provate a ruoli invertiti 32 anni fa.
da Il Fatto Quotidiano del 5 novembre 2011
Gli altarini si scoprono... i nomi ricorrono (Malinconico... dedicai due post al fatto delle sue vacanze pagate: 15 maggio 2012 e 11 gennaio 2012).

Come facciamo ad uscirne?
Cosa dobbiamo fare per uscirne?
Ogni persona onesta che legge questo blog, che fra poco chiuderò per colpa di Google Apps, sa quanto ho scritto sull'onestà, sulla disperazione di chi vede rubato l'avvenire, la Giustizia, il Lavoro a sé stesso, poi ai suoi figli e nipoti...
Dobbiamo rassegnarci ad essere governati da chi è peggio di noi e per questo si arricchisce a scapito di chi vorrebbe determinare il proprio destino solo con il proprio impegno, il proprio merito?

Avevo letto un commento di un lettore sotto un recente post del blog di Beppe Grillo, egli si chiedeva e chiedeva: "... ma Peluso non è quel farmacista che trent'anni fa finì in galera per lo scandalo delle fustelle false?"
Sono rimasta basita e ho cercato verifiche: purtroppo è tutto vero! Non solo... ma vengono fuori persone come Malinconico, e penso che Monti lo ha scelto insieme a Cancellieri... Quel Monti che esordì dicendo: "Farò pagare chi fino ad ora non ha mai pagato!" 
Poveri italiani, sempre pronti a credere e a sperare che, pur nei sacrifici che ci ha chiesto, Monti fosse una persona perbene! Con questi personaggi che ha scelto cosa si deve pensare di lui? E Enrico Letta perché tiene in piedi il Governo ad ogni costo? Non aveva detto che "Non avrebbe governato a tutti i costi?"

Davvero non c'è niente di meglio nel Paese che possa sostituire la Cancellieri?
Ricordate? NESSUNO E' INSOSTITUIBILE.