venerdì 17 gennaio 2014

Ius soli e Matteo Renzi

Debbo dire che quando Matteo Renzi se ne è uscito con lo ius soli ho pensato e detto: "Ecco, già comincia a deludere:non avrà mai il mio voto politico."
L'ho votato alle Primarie quando perse con Bersani e l'ho votato per il ruolo di Segretario.
Ma il voto politico, quello che rafforzerebbe il nuovo PD di Renzi non lo darò se iniziamo così: voterò di nuovo Movimento 5 Stelle che, invece, per bocca di Beppe Grillo e del suo sodale Casaleggio si sono detti contrari allo ius soli (vedi mio post di venerdì 11 ottobre 2013).
Ho pensato che con questa uscita Matteo Renzi abbia voluto rassicurare quella parte del suo partito che proviene dalle ceneri del PCI, dato che gli rimproverano la sua provenienza dalle ceneri della Democrazia Cristiana...
Qualcuno, invece, ha voluto darne una lettura diversa e molto più finemente machiavellica: indurre la parte di destra che sostiene il governo Letta a ritirarsi perché contraria allo ius soli e dunque facendo cadere il governo e lasciando libero il campo ad un governo Renzi. Ma come? Necessariamente con nuove elezioni. Senza legge elettorale condivisa si andrebbe a votare con la legge precedente a quella dichiarata incostituzionale, proprio come chiede il Movimento 5 Stelle.
Non so cosa ci sia nella testa di Matteo ma lo ius soli, comunque, non mi trova d'accordo.
Si potrebbe togliere qualche restrizione alla legge già esistente per dare la cittadinanza italiana ai figli di stranieri nati sul suolo italico, ma non di più... Comunque a diciotto anni possono diventare cittadini italiani a tutti gli effetti.
Altrimenti si verificherebbe quello che già in parte accade per disinformazione da parte dei migranti abusivi: donne incinte che si imbarcano in quello stato nella speranza di far diventare italiani con tutti i diritti i loro nati.
Non siamo gli Stati Uniti d'America che avevano bisogno di popolare le loro sconfinate terre, per dare il diritto con la sola nascita. Siamo tanti, malmessi, su una penisola di circa 300.000 chilometri quadrati, in gran parte montuosa e i migranti sugli Appennini a zappare una terra lassù difficile non ci vanno, si attestano tutti in pianura: ai semafori, sulle spiagge, oppure sfruttati a raccogliere pomodori e le donne lungo i nostri marciapiedi a vendere se stesse (anche questo documentato su questo blog).
Il razzismo non c'entra, il fascismo neppure, è semplice senso del reale.
   

giovedì 16 gennaio 2014

François Hollande e le donne

Meraviglia lo scandalo sugli amori del Presidente della Repubblica di Francia. 
Meraviglia perché non si tratta di un Primo Cittadino sposato che tradisce la moglie, magari madre dei suoi figli, e dunque, così facendo, dimostrando immoralità nella sua vita privata, cosa che può appannare la sua figura politica nella sua integrità! 
François Hollande è uno scapolo impenitente: ha quattro figli ma tutti nati fuori da un regolare matrimonio e non è nuovo allo stufarsi di una convivente, di un'amante per passare ad un'altra: sempre più giovane della precedente!
A me sembra un uomo coerente con la sua scelta di vita: finché ama rimane nella relazione, quando gli piace un'altra inizia in sordina la storia per non offendere la precedente.
La bella ma matura amante per lo scorno (in realtà le corna!) si rifugia in ospedale... Insomma, la butta nel melodrammatico la sua rabbia! 
Il concetto che le corna si fanno solo alle mogli è del tutto fasullo, e le donne che pensano di sfuggire al tradimento ritagliandosi il ruolo di amante si sbagliano alla grande: sono più cornute delle spose spesso e volentieri!
Dunque non capisco dove sta lo scandalo: Hollande è vittima del gossip, essendo il gran chiacchiericcio del tutto fuori luogo. Ha ragione lui: si tratta della sua privatissima vita di scapolo che non deve rendere conto se non a privatissimi sentimenti che non riguardano la sua sfera pubblica.
Ben diverso è stato, ad esempio, il non nobile scivolone di Clinton che, sposatissimo che si faceva fotografare con moglie e figlia, si dilettava in fellatio ad opera di una stagista nel sancta sanctorum della Sala Ovale della Casa Bianca! 
Quello sì che è stato uno scandalo: un uomo sposato, che usava la sua immagine familiare anche in politica, che si fa fare certe cose da una persona con cui ha rapporti di lavoro e, per di più, usa la "Sacra" stanza simbolo per gli statunitensi come postribolo!
Ma ai francesi cosa ha tolto Hollande?
Direi che è vergognoso che si permettano di porgli domande sull'argomento privato durante una conferenza stampa concessa nel suo ruolo pubblico. 

domenica 12 gennaio 2014

Cosa sta accadendo ai nostri Servizi Pubblici?

Sappiamo tutti che, per avere servizi che in altri Paesi europei, e non solo, sono normali, noi dobbiamo soffrire, faticare, affannarci, perdere tempo, arrabbiarci per ritardi, errori inspiegabili fuori da ogni logica di ragionevolezza... ma da un po' di tempo questa vita, già difficile, del cittadino-suddito italiano, sta precipitando in un mondo kafkiano che fa dire a gente lucida ed illuminata: "Il Paese sta crollando."

Per mantenere un minimo di senso della realtà, personalmente, cerco di fare il raffronto con gli anni, ormai tanti, che ho vissuto. Lo faccio anche per rassicurarmi che in fondo è sempre stato così... e allora forse il Paese non sta crollando. E' paradossale, me ne rendo conto, che per non cedere allo sconforto io cerchi di consolarmi in codesto modo: cercando conferma che questo Paese è sempre stato zoppo nei riguardi dell'organizzazione dei servizi pubblici.

Con chiunque parlo ciascuno esprime la sua disavventura.
Una signora affitta una casa e, nonostante abbia fatto tutta la procedura come vuole ACEA per la voltura della fatturazione all'inquilino, da 2 anni ACEA continua a fatturare a lei. Anche l'inquilino, stanco di far vedere ad estranei quanto paga per il Servizio che ACEA gli fornisce, i suoi consumi, insomma gli affari suoi al locatore, ha inviato più di una raccomandata ribadendo di essere il titolare dell'utenza e... non bastando è ricorso all'antico sistema italico della conoscenza... Ma niente, è come parlare ad una TORRE CHIUSA IN SE' STESSA che non comunica se non ciecamente chiedendo soldi, soldi... non importa a chi!

Ora non è che ACEA, ENEL, TELECOM, ENI possano fare come se fossimo in un Paese senza regole... Le regole ci sono:
In diritto - il DPCM 27 gennaio 1994, “Principi sull'erogazione dei servizi pubblici”, nell'oggetto della direttiva così definisce questi servizi: “Ai fini della presente direttiva sono considerati servizi pubblici, anche se svolti in regime di concessione o mediante convenzione, quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla salute, all’assistenza e previdenza sociale, alla istruzione e alla libertà di comunicazione, alla libertà e alla sicurezza della persona, alla libertà di circolazione, ai sensi dell’art. 1 della legge 12 giugno 1990, n. 146,  quelli di erogazione di energia elettrica, acqua e gas.

Questo non avviene più! Giacché questi carrozzoni semipubblici, privati, partecipati o meno da Enti Pubblici, si sono organizzati nel seguente modo: in cima hanno messo Dirigenti pagati con cifre che non hanno uguali in Europa, poi non esiste altro... Tutto è deputato a numeri telefonici, bontà loro gratuiti, dove il suddito, ormai non più cittadino, (ma forse ha subito una mutazione imposta da questi Apparati chiusi come TORRI e non è più nemmeno suddito, ma un essere ridotto a NULLA dal GRANDE FRATELLO ACEA, ENEL, TELECOM... non importa quale TORRE  SIA!) passa ore ed ore al telefono parlando ogni volta con Marie, Giovanne, Leonardi, Alessandri ecc. ecc. diversi, e questo sarebbe ancora niente! Dicono tutti cose differenti! Spesso smentendo quello che ha detto colui o colei che l'ha preceduto nell'ordine di chiamate!
Dal dedalo non se ne esce: così la signora locatore continua a ricevere le fatture del suo inquilino e a dovergliele portare, l'inquilino a spendere soldi in raccomandate che vengono ingoiate dal Grande Fratello ACEA che lo ignora, in quanto trattasi di esseri nulli, ormai, nemmeno sudditi!

Altri casi sparsi di questa incomunicabilità totale fra chi eroga i Servizi (o dovrebbe erogarli) e il cittadino-nullo: muore un padre, la casa non ha più bisogno di utenze... è vuota. Le spese corrono e i figli chiedono il distacco delle utenze. Fanno tutto quello che serve, che ENI, ENEL chiedono si faccia. I distacchi non avvengono. Le fatture, con i soli canoni, continuano ad arrivare... Gli operai (o tecnici), non si sa se dell'ENEL o di ditte a cui l'ENEL graziosamente APPALTA il servizio in loco, danno al  cittadino-nullo plurimi appuntamenti che non rispettano: la persona ha preso un permesso al lavoro, ha fatto un percorso per farsi trovare sul posto quel giorno, a quell'ora... non si presenta nessuno. Una volta, due volte... Nessuno chiama, nessuno dà spiegazioni...
Eppure ci sono delle leggi, dei Regolamenti... che debbono rispettare.
In che Paese siamo?
Nel Paese dei Grandi Fratelli che ti chiedono solo di pagare ma tu non sei niente, nemmeno un suddito!

Se invece richiedi questi servizi entri in un film di fantascienza, oppure in un mondo incomprensibile in cui si è smarrita ogni ragionevolezza!
Vuoi l'acqua? Devi pagare per i lavori di allaccio, giustamente, poi, anche se non c'è ancora il contatore, capita che ti inviino una fattura come se l'allaccio fosse definitivo! Allora devi fare ricorso per annullare tale fatturazione su un consumo che ancora non è operativo!
Carta, telefonate, e ancora carta, il tuo tempo dedicato per ore solo a questo!
Vuoi l'allaccio ENEL? Fai tutta la procedura come vuole ENEL Regime di Maggior Tutela e, alla scadenza del tempo massimo che ENEL si è data, nessun allaccio! Gli operatori del call-center, sempre diversi, dicono sempre cose differenti, contraddicendosi: sui loro monitor evidentemente vedono una realtà virtuale! E l'aspirante utente apprende che qualcuno, non si sa chi, ha annullato la sua richiesta di contratto! Chiedono firma e documento per il disconoscimento dell'annullamento! L'aspirante utente invia tutto! Egli non può fare che quello che gli viene detto, perché ha bisogno della corrente elettrica, dunque è sotto ricatto! Però pensa: come hanno fatto ad annullare la mia richiesta di allaccio senza mia firma e mio documento che ora invece vogliono?!  Ma non cambia nulla. La pratica non rivive! Eppure hanno chiesto di rinviare il reclamo corredato del documento, non bastando la sola firma!
Dove è finito il tutto?
L'ha ingoiato il MOLOC nella TORRE dove si è chiusa ENEL circondata dagli anonimi operatori del call-center chiusi davanti ai loro computer in cui leggono e dicono cose che poi non avvengono?
Cosa accade? Può ritenersi normale tutto questo?
No! Di sicuro no! Noi, qua fuori abbiamo il contatto con la realtà: ma qualcun altro, là dentro le TORRI CHIUSE, l'ha perso.
Ma Letta lo sa? Lo sa come viviamo noi qua fuori? 
I Tribunali sono intasati? Per forza: cosa rimane da fare se non rivolgersi ad un avvocato di una Associazione di Consumatori?
E' come una valanga: di errore in errore, di disservizio in disservizio non spiegabile, non giustificabile... non RISOLVIBILE da questi Apparati, Carrozzoni, Torri Chiuse, Moloc... chiamateli come volete... e l'intoppo si ingrossa e finisce per ingolfare i Tribunali!
Per avere l'allaccio bisogna ricorrere ai Carabinieri?

Attrici della mia gioventù

Da: Repubblica.it

di SILVIA FUMAROLA

ADDIO DUCCIO TESSARI UN REGISTA PER TUTTI

ROMA - E' morto ieri a Roma, nella sua casa, il regista e sceneggiatore Duccio Tessari. Lo ha reso noto la figlia, Federica. Tessari aveva 68 anni. Da tempo era malato di tumore. ERA un signore elegante, che coltivava l' ironia e le buone maniere. Fiore all' occhiello, battuta pronta, sempre abbronzato, Duccio Tessari anche dopo lunghe ore sul set era impeccabile. Gentile, sorridente. Qualche anno fa, in un' intervista, spiegava di non sentirsi "anziano ma antico, con tutto il valore che ha un pezzo di antiquariato". Lascia quattro figli, Cristiano e Monica, avuti da un precedente matrimonio, e Federica e Fiorenza (che ha scelto di fare l' attrice), nate dall' unione con Lorella De Luca, .................

Nel 2014, venti anni dopo, muore la seconda moglie di Amedeo, detto Duccio, Tessari: Lorella De Luca.
Una notizia malinconica per me che ero giovane quando uscì il film "Poveri ma belli", che ebbe un grande successo, e che, sia pure di qualche anno più giovane, sono della generazione di Lorella De Luca.
I giornali hanno riportato che era malata dal 1994, anno in cui morì suo marito, e che è morta per una lunga malattia. Già da questo si intuisce che tipo di malattia potesse essere, ma ho voluto saperne di più ed ho scoperto che era sì, come pensavo, un tumore, ma che, essendo al cervello, dal 2010 l'aveva resa cieca. Dunque era stata operata una prima volta, poi una seconda ma, dopo tanti anni, silente ma implacabile, il tumore era tornato rendendola prima cieca, lasciandole ancora qualche anno, e poi finendola... 

Da: ALGANEWS, Quotidiano on-line

DI LUCIO GIORDANO

Per leggere l'intervista intera fatta dall'autore si rimanda al sito dove è pubblicata, io ne riporto solo un pezzo, quello che non combaciava con i miei ricordi:

 Domanda: E anche le foto con Claudio Villa, una delle passioni della sua giovinezza?

Guardi questa è una storia che circola da anni ma per l’ennesima volta la smentisco. Le posso giurare che tra me e Claudio non c’è mai stato niente. Se vuole le racconto come è andata. Durante le riprese di Poveri ma belli, in una giornata di riposo,  volevo andare ad un mercatino americano a Livorno, per acquistare dei bellissimi abiti usati. Ma nessuno degli attori  aveva l’auto per accompagnarmi. Cosi chiesi a Claudio, che avevo conosciuto qualche tempo prima. Insieme partimmo con la sua auto decappottabile e quando ci videro insieme, la voce si sparse. Ma lui mi lasciò ad un bar del centro, io girai da sola per bancarelle, e quattro ore dopo ci ritrovammo allo stesso posto per tornare a Roma. Claudio era un uomo simpatico, ma aveva quindici anni più di me. Era sposato e io a mia volta avevo una cotta per  un collega attore: Ennio Girolami. Che però era innamorato di una bella ragazza francese.
 Domanda: E si sposò con Duccio Tessari.
Si il grande amore della mia vita. Ci sposammo al mio ritorno dagli Stati Uniti, dove ero andata in visita da parenti. Quando tornai atterrai all’aeroporto di Roma Fiumicino lui mi invitò a pranzo e il giorno stesso mi chiese la mano. Non ci siamo più lasciati. E ora vivo nel ricordo di quel grande amore.
Ecco credo che l'attrice abbia risposto così per un antico pudore, perché io ricordavo che, all'epoca, i mass-media riportavano la storia di Lorella che, non sposata, aveva avuta una interruzione spontanea di gravidanza e non era ancora sposata con il regista Duccio Tessari, il quale era stato premurosamente accanto a lei nell'attesa di poterla sposare, non essendoci ancora il divorzio del matrimonio civile in Italia. All'epoca si poteva solo chiedere l'annullamento del matrimonio religioso alla Sacra Rota.  Il divorzio venne introdotto a livello legale in Italia il 1º dicembre 1970. Infatti si sono sposati nel 1971.
Mi ha sorpreso il riferimento all'eventuale impedimento all'ipotetica storia con Claudio Villa perché "sposato", in quanto anche Duccio Tessari lo era e, come ricorda Repubblica.it, con ben due figli! Anche i "quindici anni più di me" non avrebbero potuto incidere su tale ipotetica storia con il cantante, essendo quattordici anni la differenza di età con Duccio Tessari nato nel 1926.
Lorella De Luca: settembre 1940 - gennaio 2014

sabato 11 gennaio 2014

Indifesi - "Novelle Nuove"

Dalla Raccolta "Novelle Nuove"
Indifesi


Passeggiava per il grande Ipermercato mettendo nel carrello poche cose. Non era la solita spesa per riempire la dispensa, ma un rilassante e, per lei, raro spasso. Trovò una coperta a buon prezzo e la prese contenta dell'occasione economica.
Scese nel parcheggio coperto del Centro Commerciale e lentamente si accostò alla sua utilitaria parcheggiata a pettine. Lasciò il carrello davanti al muso dell'auto e pensò che era inutile aprire il portabagagli: avrebbe messo la coperta e le altre poche cose che aveva comperato sui sedili di dietro. Mentre compiva questa operazione una macchina nuova e grintosa si fermò davanti al muso della sua auto.
"Ma questo si deve fermare proprio qui?" Pensò mentre lentamente portava a termine il modesto carico.
"Boh! Si sposterà quando metterò in moto per uscire."
Ma ad un tratto si accorse che la macchina nuova e grintosa si era spostata: non c'era più.
Aveva finito di caricare e si accingeva a prendere il carrello per portarlo nel luogo della rimessa, quando vide che la macchina con a bordo due persone era tornata di nuovo lì, davanti al muso della sua utilitaria. Mise la borsa sul sedile del passeggero per avere libere le mani, chiuse l'auto con il telecomando e si accostò al carrello vuoto. L'uomo al volante le rivolse la parola chiedendole qualcosa che lei non capì. Parlava male l'italiano perché era straniero. La donna accanto a lui si sbracciava per aiutarlo nella richiesta di informazioni.
"Come si esce?" Chiese il giovane con accento straniero.
L'anziana donna si stupì della richiesta, ma glielo spiegò: "Segua le frecce per terra della corsia..." E accompagnò l'indicazione con un gesto del braccio mentre con l'altro teneva la mano sul manubrio del carrello. 
"Ma come si va... sul Grande Raccordo..." Chiese ancora quello e alla signora sembrò che gli venisse un poco da ridere, mentre la donna accanto a lui si sbracciava cercando di attirare la sua attenzione per chiedere meglio quello che volevano sapere. L'anziana signora, sempre più stupita anche se erano stranieri, spiegò ancora. Il giovane al volante, che sembrava un arabo, mostrò di aver capito e all'improvviso disse un rapido: "Grazie!" E partì di scatto, fermandosi dopo pochi metri di botto, caricando al volo uno smilzo con qualcosa in mano e ripartì a razzo. Pochi secondi bastarono alla donna per realizzare che si trattava di un furto. Non gridò per attirare l'attenzione di altre persone che erano nel garage, realizzò immediatamente che sarebbe stato inutile tentare di inseguirli o di bloccarli. Ormai erano sulla rampa di uscita da cui rapidamente si arrivava in strada. Si girò sperando di essersi sbagliata... e gettò timorosa un'occhiata sul sedile del passeggero: la borsa non c'era più. Rapido come è il pensiero pensò subito molte cose: andare dalle guardie giurate del Centro Commerciale... Ma cosa potevano fare ormai...? Andare al Commissariato... Ma un pensiero la mise in ansietà: quelli avevano i suoi documenti e su di essi c'era il suo indirizzo e nella borsa c'erano le chiavi di casa!
Corse da sua figlia che abitava nel quartiere. Per la prima volta si sentiva debole e indifesa, lei che era sempre stata una donna forte e protettiva con tutti...
Citofonò: "Sono stata derubata!" Disse con tono esortativo, ma senza affanno. I suoi nipoti si sbrigarono più del solito ad aprirle il cancelletto e si affacciarono sul portoncino con l'aria dispiaciuta. Furono dolci e protettivi con la nonna e lei, donna energica, sentì la sua debolezza. Sua figlia uscì subito. "Non riesco a chiudere la macchina... Forse l'hanno forzata.. Vedi: se provo a chiudere le sicure si rialzano di scatto. Io l'avevo chiusa, sono sicura.. Dovevo mettere a posto il carrello e la borsa era sul sedile... Ma se l'hanno forzata non capisco perché l'allarme non ha suonato... Allora forse non l'ho chiusa... Non ricordo più.. Sono in confusione... Mi sono ritrovata in mezzo alla strada con le sole chiavi dell'auto.. Vai tu al Commissariato a denunciare il furto... Io debbo correre a casa. Hanno le chiavi e nei documenti possono leggere l'indirizzo!"
"Non ti preoccupare mamma, vai pure a fare la denuncia al Commissariato, ho preso già le chiavi di casa tua che ho io, vado subito su!"

La donna andò al Commissariato e quando si fermò dovette parcheggiare là dove trovò posto e non era proprio davanti all'ingresso della Polizia. Non sapeva come fare perché l'auto non si chiudeva. Era risalita, dopo essersi accorta del furto, premendo il telecomando e si era resa conto solo davanti a casa di sua figlia che, premendolo per chiudere, le sicure tornavano su. Dentro aveva ancora la coperta economica e gli scarsi acquisti... Nell'agitazione del da farsi non aveva pensato di depositarli in casa di sua figlia... Girò intorno all'auto e notò lo specchietto esterno di destra completamente piegato. Chi l'aveva fatto? E perché? Aprì lo sportello e si accorse che era chiuso male. Aveva camminato con lo sportello accostato: ecco perché la macchina non si chiudeva! Sicuramente il ladro lo aveva aperto per prendere la sua borsa e non lo aveva richiuso per non far rumore, visto che lei era di spalle, a pochi passi, dando indicazioni inutili ai suoi complici che la distraevano, e avrebbe potuto sentire il rumore della chiusura.
Poté dunque allontanarsi lasciando l'auto chiusa con il telecomando e questo fu per lei già un sollievo.
Al Commissariato dovette aspettare un po', ma trovò accoglienza e consolazione: continuava a ripetere che ormai era vecchia e stupida, per questo gliel'avevano fatta. Ma il Sovrintendente di Polizia la consolò, disse che lo facevano anche ai giovani, addirittura anche a loro poliziotti. Non fu molto convinto che l'uomo fosse di etnia araba e la donna filippina, come era sembrato alla derubata, piuttosto, disse, potevano essere sudamericani: essendo etnie miste che potevano apparire simili, in certi individui, agli arabi o ai filippini. Citò i peruviani. Poi le dette un foglio con cui poteva andare alla Questura Centrale della città a cercare di riconoscere i delinquenti dallo schedario fotografico. La donna si disse disponibile a farlo. Mentre firmava la denuncia le venne una illuminazione e la comunicò al poliziotto: "Ecco come è andata! Il terzo uomo è arrivato da dietro, camminando carponi fra le auto, abbassandosi all'altezza dello sportello di destra, ha accostato lo specchietto, che infatti ho trovato piegato, perché non riflettesse la sua immagine ed io non potessi vederlo dalla parte opposta, mentre ero intenta a caricare la merce, quindi ha schiuso lo sportello per fare in modo che l'auto non si chiudesse con il telecomando, la luce si accende lo stesso ed io mi sono allontanata pensando di aver chiuso... Ecco come fanno! E' tutto studiato... Come ha scritto lei: furto con destrezza!" L'uomo annuì: "Lei si è resa conto ora di come l'hanno raggirata, ma c'è gente che arriva qui e ancora non se ne rende conto di come è andata. Chiami questo numero e prenda appuntamento." La donna si congedò dal poliziotto ringraziandolo e dicendo che ormai lo Stato erano solo loro e i Carabinieri, essendo i politici occupati solo ad arricchirsi e a fare i loro affari, protetti da auto blindate corredate da poliziotti autisti, o che fungevano da loro guardie del corpo. Il Sovrintendente annuì con espressione partecipativa: era un cittadino che subiva come lei il degrado di un Paese.

Chiamò la Questura e le rispose una voce femminile che le dette l'appuntamento per otto giorni dopo alle h. 9:00 del mattino. Disse che partiva da una zona lontana e se era possibile un poco più tardi: la voce femminile disse di sì e fissarono l'ora. L'anziana donna chiese il nome per sapere con chi aveva parlato, la voce rispose che non ce ne era bisogno e non lo dette.
La mattina fatidica l'anziana arrivò puntualissima alla Questura Centrale dopo un viaggio di almeno venti chilometri. Il poliziotto addetto all'accoglienza si fece dire dove doveva andare e chiamò l'ufficio preposto. Disse il nome della donna prenotata per il riconoscimento ma dall'ufficio dissero che non c'era alcun appuntamento con quel nominativo. La signora si stupì: "Come è possibile?! Ho telefonato otto giorni fa e ha preso la prenotazione una donna!"
"Sa dirmi il nome?"
"Non l'ha voluto dare. Gliel'ho chiesto, ma non me lo ha dato, dicendo che non era necessario!"
"Va bene, passi lo stesso, hanno detto di salire lo stesso."
La donna salì dopo aver lasciato i suoi documenti ed essersi appuntata il passi sul petto. Era un poco contrariata e pensava: "Non danno il nome e siamo in Questura. Andiamo bene!! Tutto a posto e non scrivono l'appuntamento! Roba da matti!"
Fece presente all'anziano poliziotto che l'accolse che lei l'appuntamento l'aveva preso e che aveva trovato strano che chi glielo aveva dato non avesse voluto darle il nome.
"Noi non siamo tenuti a darlo." Le disse perentorio. Poi le intimò quasi di non fare polemiche, che lui comunque le aveva fatta la cortesia di farla salire e che avrebbe potuto anche non farlo, pure se veniva da lontano: sapesse la signora quante persone mandavano via!
La donna ebbe una pessima impressione dell'organizzazione di quel luogo, ma si mise di buona volontà a compiere un atto che riteneva doveroso. Dato che era puntigliosa, però, ci tenne a dire che se facevano così disincentivavano i cittadini a collaborare. E dentro di sé pensava che, se poi si viveva in un mondo di vigliacchi che non vogliono esporsi su niente, dipendeva anche da uno Stato spesso nemico del cittadino corretto e coerente.
Mentre il poliziotto armeggiava con un computer che avrebbe dovuto mostrarle delle foto segnaletiche, chiese per cortesia di un bagno, dato che era in viaggio da più di un'ora ed aveva una certa età che le creava qualche problema di incontinenza.
"Non abbiamo bagni qui. Doveva andarci prima di entrare qui." Fu la sorprendente risposta del ruvido poliziotto.
"Ma come è possibile?!" Disse con sincera meraviglia, pensando che una tale richiesta era normale e che il negare l'uso del bagno era incivile. Le venne da ridere e disse con una punta di meraviglia nella voce che prima di cominciare il riconoscimento lei doveva andare in bagno, altrimenti si sarebbe sentita male. Allora l'uomo disse che il bagno che avevano era a chiave e che doveva vedere se c'era una donna, una collega in servizio, per chiederle la chiave. Alla fine l'accompagnò ad un bagno non molto accogliente per una Questura Centrale, ma per l'anziana signora assolutamente necessario.
Tornò nell'ufficio sentendosi sempre più demotivata da quanto fino a quel momento avvenuto. 
I locali disadorni facevano pensare ad una indifferenza di chi governa nei riguardi di chi deve far rispettare la legge dello Stato.
Il riconoscimento si rivelò quasi inutile. Non avvenendo in base al reato commesso, come ingenuamente la donna pensava, ma in base al colore degli occhi, dei capelli, alla corporatura, all'altezza... e fin qui poteva andare bene... Anche se la donna aveva visto i ladri seduti in auto, dunque provò a dire che la sua valutazione non poteva che essere approssimativa in tal senso, ma l'assurdo fu quando dovette dire con precisione assoluta di quale zona del pianeta potessero essere tali stranieri. Ma lei non aveva visto i loro passaporti... Ammesso che li avessero mai avuti, data la grande quantità di stranieri ormai circolanti in Italia assolutamente privi di un qualsiasi documento...
Il poliziotto giustificò tale richiesta di assoluta certezza da parte sua con il fatto che lui maneggiava un programma di computer che abbisognava di certezze! L'aveva fatto la Polizia Scientifica! Disse con tono qualificante! A questo punto la donna capì che tutto era inutile e che si trovava davanti alla solita pratica burocratica che produceva carta e niente altro. Era avvilita per loro, per la Polizia, ma non era pentita di essere giunta fino lì da lontano: andava comunque fatto, lo sentiva come un giusto tentativo di fare tutto il possibile per la giustezza delle cose. 
Si congedò senza aver riconosciuto nessuno dei pochi volti che la selezione del software consentiva.
Il ruvido poliziotto disse che si dispiaceva molto ma per la "povera gente" non potevano fare quasi niente. L'anziana gli rispose che capiva le loro difficoltà anche perché molti di loro erano ridotti a fare gli accompagnatori di politici che andavano a fare acquisti... L'uomo annuì, cedendo un po' dalla sua scorza e lei ne approfittò per dire: "Tanto loro, i politici, sono protetti e i palazzi dove lavorano sono ricchi ed eleganti..." E pensava al corridoio disadorno che aveva percorso per andare in un bagno delle donne stretto e spoglio, alle porte che vi si aprivano mostrando stanze altrettanto spartane...
"Possiamo fare poco.. Non abbiamo auto sufficienti, non abbiamo benzina..."
"Loro però hanno le auto blù a bizzeffe... Quello che lei mi dice me lo dissero una volta anche dei Carabinieri di un popoloso quartiere ad alto tasso di delinquenza: avevano poche auto per il servizio, due erano guaste ed erano nel garage in attesa di essere riparate." 
A questo punto ogni schermo fra i due cittadini dell'oppresso Paese era caduto:
"Ho quasi quaranta anni di servizio, signora, e ne ho viste tante, ho vissuto tanti momenti politici di questo Paese, un Paese che era la settima potenza del mondo nelle classifiche... Ora... ora se debbo trovare un aggettivo.. - Fece una pausa pensando bene a quel che voleva dire, poi: "Siamo all'ASSURDO, ecco all'ASSURDO!"

giovedì 9 gennaio 2014

Rudy capro espiatorio?

Da: LEGGO

MEREDITH, LA VERITÀ DI GUEDE IN UN LIBRO.
MASTRONARDI: "RUDY TESTIMONI IN APPELLO"


di Isabella Pascucci
ROMA - Il criminologo Vincenzo Maria Mastronardi, autore del volume Meredith. Luci e ombre a Perugia e del fascicolo aggiornato Meredith. Le ultime verità dagli atti del processo (Armando Editore), scritto con il giornalista Giuseppe Castellini, parla del caso Meredith anche alla luce della decisione della Corte di Cassazione che ha disposto l'annullamento della sentenza d'appello, con cui Amanda Knox e Raffaele Sollecito erano stati assolti. Qual è la fisionomia di questo studio, dedicato ad un caso giudiziario che ha fatto versare fiumi di inchiostro?
«Con Mieluzzi fummo incaricati della consulenza tecnica per conto di Rydy Guede, così da esaminare se la fuga in Germania poteva costituire implicitamente ambizione di colpevolezza. Così, abbiamo esaminato il soggetto e abbiamo rilevato una struttura borderline di personalità, pronta a tremare per un nonnulla, come lo stesso Guede ha manifestato in tribunale: “Mi sento veramente colpevole e neanche Dio potrà togliermi questa colpa. Perché mi sono intimorito, ma se fossi rimasto ancora un po’ lì, avrei salvato Meredith. Sono stato io a tamponare tutte le ferite di quella povera ragazza che stava per morire, e quando l’ho lasciata era ancora viva”. Ecco, questo libro riflette la verità di Rudy che è la verità dei fatti accaduti quella notte».
La Cassazione ha rigettato la sentenza del secondo grado di giudizio. Cosa accadrà adesso?«Mentre prima si sperava che Rudy Guede chiarisse meglio la situazione, adesso potrebbe essere finalmente chiamato a testimoniare nel processo contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito per puntualizzare la verità. Perché Guede, come è stato detto da più fonti, è l’unico testimone che possa dire come sono andate effettivamente le cose. Inoltre, a suo carico, si potrebbe ipotizzare un nuovo reato e, pertanto, ridimensionarne la pena».
L’appendice pubblicata di recente racconta nei dettagli proprio la notte dell’omicidio, così come è stata raccontata da Guede, anche per mezzo di immagini. «Esattamente: i bozzetti presenti nel libro rappresentano un addendumrealizzato sulla base della testimonianza del giornalista Giuseppe Castellini, direttore del Giornale dell'Umbria, che ha seguito il caso come cronista. Guede racconta che mentre stava facendo petting con Meredith in camera suamotivo per cui sul corpo della vittima è stato trovato il Dna di Rudy – i due ragazzi si sono ricomposti e hanno iniziato a parlare. Meredith gli parlò del furto dei 300 euro, accusando Amanda di fumare, di portare strane persone in casa e di essere la sola a non pulire l’appartamento».
Dunque una Meredith indispettita nei confronti della coinquilina. «Sì, al punto che Guede dice di aver abbassato un po’ i toni e di averla confortata. Dopodiché dice di essere corso in bagno: aveva mangiato un kebab e, mentre è in bagno, si mette le cuffiette come faceva di solito. E allora, sente qualcuno bussare alla porta. È Amanda e bussa non perché non abbia le chiavi ma perché la serratura di casa aveva un difetto e, quindi, perché restasse chiusa, era necessario che fosse serrata dall’interno. Si tratta di piccoli dettagli, ma è utile conoscerli per entrare nella storia con il microscopio e comprendere meglio la criminodinamica. Insomma, Meredith aveva dimenticato la chiave nella toppa, impedendo agli altri di entrare con la propria chiave dall’esterno». 
Che cosa colpì Rudy, in quel momento?«Rudy sente bussare alla porta, ascolta la voce di Amanda parlare in inglese con Meredith e questa intimarle “Dobbiamo parlare”. Ma a questo punto Rudy si rimette le cuffie, capendo che le ragazze avevano da parlare di fatti propri. Ascolta due brani e mezzo, della durata totale di 9 minuti». 
Un dettaglio importante?«Sì. Vuol dire che l’omicidio è avvenuto in 9 quei minuti».
Nel libro viene sottolineato ed indagato da una nuova prospettiva anche il particolare dell’urlo. «Esattamente: ad un certo punto Rudy dice di aver udito urlare, ma un urlo veramente disumano. Lo stesso avvertito dalla signora che era nelle vicinanze dell’abitazione e che testimonierà. Ma i medici legali sanno bene che nessuno può urlare quando gli si taglia la gola. E quello che non è mai emerso a sufficienza è che Meredith era esperta di difesa personale e praticava il karatè. Quindi quello udito da Guede era l’urlo dell’aikido, che si emette quando una persona viene minacciata. È un urlo di difesa e di attacco».
Un omicidio che nasce da una lite, senza alcuna premeditazione da parte di Amanda?«Lo escludo: è solo una prova della banalità del male. In questo caso, le circostanze hanno portato al superamento della soglia di tolleranza. Nel momento della lite tra Meredith ed Amanda, tra aggressioni verbali per i famosi soldi che Amanda avrebbe sottratto alla ragazza inglese, spintoni e la tensione che sale. Del resto, ritengo che anche l’omicidio di Avetrana derivi da un fatto banale, sfuggito di mano, senza alcuna premeditazione».
Quindi, cosa accadde tra Meredith ed Amanda?«Come spieghiamo nel libro e come testimoniato da Rudy, Meredith in quel frangente era molto arrabbiata. Un attimo dopo, arriva Amanda, tutta fatta di canne, come deduco dagli atti di causa. In questo frangente la soglia di tolleranza di Amanda era bassissima, per cui è bastato poco, una spinta, un urlo di difesa-offesa, perché Meredith venisse immobilizzata: la situazione è sfuggita di mano».
Immobilizzata. Ecco il terzo uomo?«Sì, Raffaele Sollecito era al fianco di Amanda, sebbene Rudy non l’avesse sentito entrare. Perché quando Rudy sente questo urlo disumano, esce dal bagno senza neanche tirare la catena, ma non vede Amanda, come se questa fosse scappata via, come se non fosse più all’interno dell’appartamento. Si avvia verso la stanza di Meredith e vede un tizio di spalle, con la mano sinistra tocca la spalla destra di questo soggetto che non ha mai visto prima. Solo in seguito riconoscerà quel ragazzo come Raffaele Sollecito. E Sollecito, strafatto anche lui, e brandendo un coltello – sempre secondo la testimonianza di Rudy - si volta e gli dice: “Negro trovato, negro accusato!”». 
L’uomo di colore è al centro anche dell’accusa infondata di Amanda. Perché?«Rudy è certo di aver udito i passi di due persone, sulla ghiaia del giardino, quando Sollecito corre via e si allontana con la ragazza E sente Sollecito dire alla persona che è con lui: “C’era un negro dentro”. Ecco perché Amanda accusa Lumumba; perché quando Amanda sente la parola “negro” e non avendo visto Rudy in faccia, pensa immediatamente all’uomo di colore che lavora nel pub e lo accusa».
E Rudy resta solo: è il momento della verità?«Già: Rudy torna in camera e vede Meredith a terra, sanguinante e boccheggiante, tanto che prova a tamponare come meglio può il sangue. Ecco perché la scientifica ha rilevato le impronte di Rudy sulla scena del crimine. E proprio in quel momento, Guede realizza che possano accusarlo che quando è accaduto può essere attribuito a lui. Quindi, preso dal panico, lascia tutto e scappa. Già un soggetto con una psiche normale, rimarrebbe annichilito di fronte ad un evento del genere. figuriamoci una persona, come Guede, non affetta da sindrome, ma con una struttura borderline, al limite della psicosi».
Però nel libro si parla anche di un clamoroso depistaggio. «Sì, un camuffamento della scena del crimine: Guede dice di aver lasciato Meredith vestita. Invece, il cadavere viene ritrovato parzialmente denudato. Quindi, a questo punto, qualcuno è ritornato e ha strutturato una messa in scena, spogliando Meredith e imbastendo la falsa effrazione. Nella stanza accanto a quella di Meredith, un vetro viene rotto con una grossa pietra di 3,8 chili. L’ipotesi è che siano entrati dei malviventi: ma lo spazio era piccolissimo e la pietra non poteva entrare, mirando da sette metri di distanza dal basso». 
Una finzione?«Sì, perché il vetro viene rotto dall’interno, non dall’esterno: è solo per simulare un furto finito male. Se fosse stato rotto dall’esterno, la maggior parte dei vetri rotti sarebbero rimasti all’interno della stanza e non all’esterno. Inoltre, i frammenti di vetro erano sopra e non sotto i vestiti che vengono tirati fuori dall’armadio, per simulare che si sia rovistato alla ricerca di oggetti preziosi o di denaro».
E poi, il dettaglio del piumone. Criminologicamente, ne date una lettura molto precisa. «Chi copre un corpo? Una madre quando uccide il figlio o il coniuge, un parente o un amico, insomma qualcuno che ha avuto familiarità con quel corpo e con quell’individuo quando era in vita. Se fossero stati dei balordi, avrebbero ucciso e se ne sarebbero andati, senza preoccuparsi di coprire il cadavere. Copre il corpo chi ha una necessità profonda di non guardarlo». .

Speriamo sappiano fare chiarezza i giudici: ma non ci spero molto.
Intanto la calunniatrice di Lumumba, dell'interprete che l'ha aiutata durante l'interrogatorio e dei poliziotti che l'hanno interrogata, grazie alla debolezza dell'Italia davanti ai cittadini USA, se ne è potuta tornare nel suo Paese, anche grazie all'appoggio della Associazione Italia - USA, senza attendere il terzo grado di giudizio.
Come il Cermis: i cittadini statunitensi sono dei privilegiati nel nostro Paese, possono fare quel che vogliono.
 

Il Commissario Calabresi ucciso a 35 anni

Ho seguito lo sceneggiato televisivo di RAI 1 su uno dei fatti più brutti della nostra Storia Repubblicana: l'uccisione vigliacca del Commissario Calabresi.
Il filo conduttore per raccontare tale tragico evento è un giovane romano che, entrato in Polizia, viene mandato di stanza a Milano. Egli conosce il giovane Commissario e attraverso gli occhi di questo personaggio inventato si raccontano fatti veri.
La ricostruzione si è basata sui fatti documentali ed è stata fatta con misurata prudenza. A quanto sapevo si aggiunge lo scenario in cui Calabresi, uomo credente di fede cattolica, viene giocato dal suo stesso ambiente che avrebbe dovuto garantirlo. Mentre egli cerca gli autori della strage di Piazza Fontana fra gli anarchici, da cui discende la morte per caduta dalla finestra della Questura di Pinelli, si apprende che la sostanza di cui erano fatti gli ordigni era stata fatta entrare in Italia da Ordine Nuovo. Si vede bene, dunque, la matrice di tale strage.
Ai nemici del suo ambiente si aggiungono gli insensati attacchi di Lotta Continua che lo vogliono morto perché, a loro avviso, colpevole della morte di Pinelli.
Ancora una volta si constata che l'uomo in buona fede viene lasciato solo da interessi diversi dai suoi e fra loro opposti. Egli incarna solo l'uomo che serve l'istituzione facendo del suo meglio.
Il dramma atroce della famiglia, per chi ha la sensibilità che fa vedere nell'altro sé stesso, è devastante. Una moglie giovane ed incinta che subisce un tale trauma, l'uomo amato, il padre dei suoi due figlioletti piccolissimi, ucciso in un agguato vigliacco sotto casa: gli spararono alle spalle! E' un miracolo se il piccolo che portava dentro è arrivato a termine ed è nato per apprendere che non avrebbe mai conosciuto suo padre. Ma nemmeno gli altri due cuccioli potranno mai ricordare nulla del suo amore, delle sue cure e parole... Un danno immenso, di cui ho scritto in un mio post che qui ripubblico per coloro che non sanno cercare nell'archivio tramite le etichette sotto i post. 

 17/01/2012  

Da: La Repubblica.it

Adriano Sofri torna a essere un uomo libero
Ha scontato la pena per l'omicidio Calabresi

Luca Sofri - figlio di Adriano                           Adriano Sofri

+++++++++++++++++

Il Commissario Calabresi, invece, è stato "spento" tanto tempo fa. Ha smesso di esistere, di vedere nascere il figlio che sua moglie portava in pancia, di vedere crescere gli altri due figli e amare sua moglie.
La moglie di Leonardo Marino chiamava Sofri "Il Piccolo Principe".
Marino era operaio alla Fiat, avvelenato dalla demagogia che spinge l'operaio contro il padrone... L'intellettuale Sofri lo trattava alla pari e questo lo gratificava... Poi, quando si è ritrovato in mezzo alla strada, al freddo, a vendere frittelle, ha capito. Sofri era sempre nel suo casale sulle colline toscane, circondato da amici noti e importanti, lui invece aveva perso tutto: il posto alla Fiat, lo stipendio sicuro e i contributi per la pensione e la mutua. Al freddo, in silenzio, aspettando gli sparuti clienti, ha capito. Ha capito che come operaio almeno aveva una dignità. Ha capito che l'intellettuale di sinistra, a cui non manca mai l'amico che lo fa scrivere sull'importante giornale, era sempre a galla dopo l'ubriacatura della violenza gridata ed incitata... mentre lui, l'operaio manipolato, illuso, era in mezzo alla strada.
Allora ha parlato.
I signori che gridavano fascista anche a chi non lo era neppure un po', (bastava solo non essere come loro), hanno preso la via della fuga e Sofri, orgoglioso, è rimasto. Ha potuto godere del giudizio di otto diversi processi che hanno acclarato la sua colpevolezza e quella degli altri correi. Ha potuto godere di un carcere che tanti carcerati per reati minori se lo sognano: ha potuto stare a casa sua...
Ora è definitivamente fuori. Calabresi no, non potrà uscire dalla tomba. 
Commissario Luigi Calabresi francobollo commemorativo 
Copertina del libro del figlio di Luigi Calabresi Mario
Nell'immagine la famiglia del Commissario assassinato con l'ultimo nato che non ha mai potuto conoscere il padre

Marò: uno schiaffo dell'India all'Italia

Da: La Stampa

Marò, l’India: “No alla pena di morte”

L’inviato del governo italiano De Mistura minimizza: «Si sapeva da tempo».
E incalza: grave che non ci sia ancora il rapporto su conclusione delle indagini
ANSA
I marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone all’uscita dal commissariato di polizia di Chanakya Puri a New Delhi (archivio)

Il ministro degli Esteri indiano, Salman Khurshid, ha ribadito oggi che New Delhi ha assicurato a Roma che i marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non rischiano la pena di morte. Il caso dei due soldati accusati di aver ucciso due pescatori indiani nel corso di un’azione anti-pirateria non rientra tra quelli nei quali la pena di morte può essere applicata, riferisce la corrispondente del canale televisivo Ibn riferendo di una dichiarazione di Khurshid arrivata nel corso di un incontro con ministro degli Interni indiano, Sushil Kumar Shinde. 

La questione della pena di morte « è già da tempo totalmente esclusa, sia da passate dichiarazioni del ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid, sia da prese di posizione al riguardo nel Parlamento di Delhi», commenta oggi l’inviato speciale del governo italiano, Staffan de Mistura. «La questione è un’altra - ha proseguito - ed è che la (polizia indiana) Nia tenta di usare una legge antiterrorismo (SUA Act) per capovolgere l’onere della prova a danno dei due fucilieri di Marina e per estendere la sua azione fuori dalle acque territoriali indiane». «Noi ci opponiamo e ci opporremo con tutti i mezzi al SUA Act che è una legge antiterrorismo e che non può essere neppure lontanamente contemplata nel nostro caso». Per questo «seguiamo con attenzione - ha concluso - il dilemma con cui si confronta la Nia che non è ancora in condizioni di presentare un rapporto credibile con i capi d’accusa». 

Intanto il tribunale ha fissato una nuova udienza per il prossimo 30 gennaio, ma entro 15 giorni a partire da ieri la difesa dovrà far conoscere la propria posizione. 

Imposta chiamata Canone RAI: stabilita con Regio Decreto vigente e ribadita e regolamentata nel 1990


Legge 6 agosto 1990, n. 223 



Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato
 Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 9 agosto 1990, n. 185, Supplemento Ordinario
Art. 27
(Norme sul canone di abbonamento)
1. A decorrere dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di entrata in vigore della presente legge è soppresso il canone di abbonamento suppletivo dovuto dai detentori di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni televisive a colori previsto dall'articolo 15, quarto comma, della legge 14 aprile 1975, n. 103.

2. Il pagamento del canone di abbonamento alla televisione consente la detenzione di uno o più apparecchi televisivi ad uso privato da parte dello stesso soggetto nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora.

Da Wikipedia:
L'imposta è un tipo di tributo, ovvero una delle voci di entrata del bilancio dello Stato, costituita da un prelievo coattivo di ricchezza dal cittadino contribuente non connesso ad una specifica prestazione da parte dello Stato o degli altri enti pubblici per servizi resi al cittadino e destinata alla copertura della spesa pubblica.
Nei paesi eredi del diritto romano è distinto dalla tassa, che è invece legata a una specifica prestazione. La parte delle entrate statali costituita dalle imposte è detta gettito fiscale.

Natura giuridica del Canone RAI

Si basa su quanto disposto dal regio decreto legge 21 febbraio 1938, n.246 relativo alla Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.78 del 5 aprile 1938). Questo provvedimento non è stato abrogato dal cosiddetto decreto Taglia-Leggi (con cui nel marzo 2010 il Ministro della Semplificazione Normativa Roberto Calderoli ha provveduto ad abrogare circa 375.000 leggi[1][2]) poiché è stato incluso fra le norme non suscettibili di abrogazione nella detta forma[3].

Per le riflessioni legate a codesto sistema giuridico rimando al mio post sull'argomento del 22 dicembre 2013.

martedì 7 gennaio 2014

Dramma per terrore di perdere la vista

EDITORIALE: inizio triste per il 2014

La notizia è di Martedì 31 dicembre e coinvolge direttamente il territorio dove principalmente operiamo: un'insegnante valdostana, la prof. Christiane Seganfredo, dopo aver ricevuto la diagnosi di retinite pigmentosa, sconvolta e disperata da questa notizia, decide di fuggire da casa e, a tutt'oggi, risulta ancora scomparsa.
Fin quì i fatti, nudi e semplici, ma... quanti pensieri si accalcano nella mia mente nel venire a conoscenza di avvenimenti come questo!
Innanzitutto mi chiedo: come sarà stata comunicata la diagnosi a questa poveretta? In tanti anni di vita associativa ho sentito infatti, su questo momento, le storie più incredibili: dal medico che dice freddamente: "Vada subito a comprarsi un bastone bianco" a quello che, con analoga disinvoltura, consiglia di lasciare immediatamente il lavoro perchè: "tanto entro un paio d'anni lei sarà completamente cieco".
E poi... Non è possibile non provare un senso di frustrazione nel constatare come, nonostante tutti gli sforzi di sensibilizzazione ed informazione portati avanti da decenni, la nostra associazione non abbia potuto rendersi utile in una situazione così drammatica.
La Valle d'Aosta inoltre, perchè tacerlo, è una regione ricca, molto ricca. Tutte le volte però che la nostra associazione ha tentato di operare concretamente su quel territorio, anche allo scopo di creare uno sportello informativo sulle problematiche degli ipovedenti, ha sempre trovato porte chiuse e grande diffidenza, sia fra i medici che a livello politico.
Ciò detto tuttavia, abbiamo comunque il dovere di far sentire la nostra voce. La professoressa probabilmente non ci sentirà ma appare giusto, in ogni caso, far sapere che:

1 - La retinite pigmentosa è certamente una patologia degenerativa ma il suo decorso è assolutamente imprevedibile e incostante. Fra i nostri soci ce ne sono alcuni quasi ottantenni che conservano comunque un residuo visivo piuttosto buono.  

2 - Anche con una capacità visiva ridotta è possibile lavorare ed essere autonomi. Io stesso ho svolto per diciassette anni la professione di insegnante nelle scuole pubbliche.

3 - Le associazioni, come la nostra, possono svolgere, in queste situazioni, un ruolo importantissimo e determinante. Ho visto personalmente centinaia di persone recuperare il sorriso e la voglia di vivere dopo aver frequentato uno dei nostri gruppi di autoaiuto, le attività del Centro di Riabilitazione Visiva, le iniziative sportive o anche solo dopo un colloquio in sede.

Forza Christiane dunque. Ti aspettiamo a braccia aperte, non ti lasceremo sola!

Marco BONGI



INCONTRO CON L'ASSOCIAZIONE PROGRESSO CIECHI
Martedì 31 dicembre il presidente Marco Bongi, approfittando di un breve soggiorno natalizio in Veneto, ha colto l'occasione per incontrare Ferdinando Ceccato, presidente dell'Associazione Progresso Ciechi di Borgo Val Sugana (TN). Si tratta di una realtà molto attiva, specialmente nella stampa Braille di libri, periodici e testi in genere. Vengono altresì realizzate stampe digitali di libri a caratteri ingranditi e stampe su tessuti.
L'incontro è stato molto cordiale ed ha consentito di migliorare la conoscenza reciproca ed ipotizzare possibili collaborazioni future.



ASTI: NUOVA SEDE
Con piacere possiamo annunciare che la nostra sezione provinciale di Asti, dopo un periodo di difficoltà logistica, è riuscita a trovare una nuova sede assai prestigiosa. Da venerdì 10 gennaio dunque  la nostra associazione sarà ospitata dal Centro Culturale San Secondo, in via G. Carducci 22 ad Asti. Il recapito telefonico sarà il seguente: 333 - 36.21.074 mentre i giorni di apertura sono stati fissati nei giorni di martedì e venerdì pomeriggio, dalle ore 15 alle 18.
Non variano gli indirizzi e-mail della sezione e della coordinatrice Renata Sorba.
Nel rallegrarci dunque per la buona sistemazione trovata auguriamo a tutti gli amici astigiani un buon lavoro per il futuro.



SETTIMO: TERMINATO IL CORSO DI BRAILLE
Nella mattinata di sabato 21 dicembre scorso, presso la Biblioteca Civica "Archimede" di Settimo Torinese, si è concluso un nuovo corso di alfabetizzazione Braille, tenuto dalla nostra socia dott. Giuseppina Pinna. Le cinque allieve, principalmente insegnanti della zona, hanno tutte superato brillantemente la prova finale e riceveranno dunque, nelle prossime settimane, un attestato di frequenza rilasciato dall'associazione.
Il corso è durato tre mesi ed ha destato un notevole interesse fra i partecipanti. Ci complimentiamo dunque con loro e con la docente. Speriamo di poter presto partire con una nuova edizione dell'iniziativa.



AVIGLIANA: INCONTRO CON ROSSELLA MORRA
Venerdì 3 gennaio il presidente Marco Bongi e il delegato zonale di Avigliana Rinaldo Massola hanno incontrato la dott. Rossella Morra, assessore alle politiche sociali e scolastiche di quel comune. Nel corso del cordiale colloquio si è proceduto a definire un piano di iniziative comuni finalizzato a sensibilizzare la cittadinanza e gli studenti sulle problematiche connesse alla disabilità.
La nostra associazione ha dato la sua piena disponibilità a collaborare, in tal senso, con l'amministrazione cittadina proponendo alcune attività specifiche come uno spettacolo teatrale  e cene al buio. Nelle prossime settimane si procederà dunque alla predisposizione di un programma ufficiale delle manifestazioni. 



MUSICOTERAPIA: INCONTRO PRELIMINARE
Si comunica che tutti coloro che hanno manifestato la volontà di partecipare al ciclo di musicoterapia per adulti, gestito dalla dott. Anna Michela Cerone, sono convocati, per un incontro preliminare, mercoledì 15 gennaio, alle ore 17, presso la nostra sede centrale di via Cellini 14 a Torino.
Nella riunione si presenterà ufficialmente l'iniziativa e si fisserà il calendario delle attività. Per ulteriori informazioni scrivere a:  cherubino65@hotmail.com



 A.P.R.I.(onlus) Associazione Piemontese
Retinopatici ed Ipovedenti sito web:
http://www.ipovedenti.it email: apri@ipovedenti.it
Per non ricevere piu' la news scrivi a:
newsapri-unsubscribe@ipovedenti.it
Attenzione : non inviare messaggi all'associazione,
utilizzando la funzione rispondi, in quanto il sistema non
inoltrera' la email, si invita ad usufruire
dell'indirizzo:
apri@ipovedenti.it

----------------------------------------------------------