domenica 26 gennaio 2014

I Cattivi Maestri

Guai ai "Cattivi Maestri" e a chi mesta per riproporceli con viscida ipocrisia.
La RAI, dove quello che conta sono soltanto le "amicizie" anche se viene mantenuta imponendo un "canone" alla popolazione, manda in onda quello che vuole il piccolo potente di turno.
Così non c'è che una strada: cambiare canale e dopo che li hai girati tutti (quelli che prendi beninteso, perché il segnale è un optional) metti un DVD o, se hai il lettore, una vecchia cassetta e amen!
Mio marito è entrato in cucina sabato 25 gennaio e mi ha detto: "Da Fazio c'è Sofri. Ti rendi conto?" Gli ho risposto: "Cambia canale." "L'ho fatto." Mi ha risposto.
Certo, non era questo il problema: posso cambiare canale. Posso non leggere più "La Repubblica" dove scrive e pontifica con le sue opinioni.
Ecco, è questo il punto: perché dobbiamo ascoltare uno che ha vissuto così?


Cossiga (Per la gente come Sofri Kossiga) abbraccia Sofri!  


Sofri, Bompressi (esecutore materiale dell'omicidio a sangue freddo di un uomo disarmato: Calabresi) e Pietrostefani
Tre "eroi"! Bompressi in carcere ci stava male, poverino, era anoressico. Pietrostefani è scappato all'estero...

L'ipocrisia della RAI è di un'evidenza macroscopica. 
Sotto il sito RAI della trasmissione del superpagato Fazio ho letto il commento di una donna che ringraziava Sofri di averla "illuminata d'immenso" su Machiavelli nel suo intervento nella trasmissione. Diceva che non lo aveva mai letto ma con il suo colto illustrare, coadiuvato da Fazio, il suo libro, che graziosamente e gratuitamente la televisione di Stato gli pubblicizzava, le aveva fatto capire Machiavelli e "Il Principe e le Deche"! Più o meno era questo il senso del commento firmato con nome e cognome.
Alba Parietti: opinionista RAI! Forse perché è una grande attrice? Ha girato "Il Macellaio"...
Posa intelligentemente intellettuale
Mette in evidenza le labbra al silicone, qualora non ce ne fossimo accorti!


Davanti a tanta superficiale piaggeria ho voluto rispondere con un commento che, più o meno, diceva così: "La differenza fra chi forma la propria cultura leggendo direttamente le Opere e chi preferisce surrogarle filtrate da una mente "altra", non importa quale sia, sta nella capacità di sapersi formare un pensiero autonomo, una coscienza lucida o, al contrario, deputare la propria confusa coscienza ad altri". In questo caso a "Cattivi Maestri". 
Il mio commento è sparito insieme a quello dell'ammiratrice di quella "gran testa" di Sofri.

Sofri, Bompressi e Pietrostefani (che ride, beato lui!)


Che dire? Mi viene da ridere, ecco, proprio così, mi viene da ridere di fronte a tanta evidente pochezza di chi pretende di fare comunicazione.
D'altra parte è un continuo propinarci gente discutibile in RAI, gente di tutte le risme che pubblicizza i propri libri oppure che ci elargisce le sue opinioni su TUTTO beccando, per di più, il gettone di presenza per campare. Già, per campare perché non si conosce altra proficua attività o lavoro di questi opinionisti che dovrebbero, secondo chi li piazza davanti alle telecamere, formare la nostra opinione!!!    

Così l'esterrefatto spettatore, a meno che non sia un poveraccio che nella vita non sa cosa sia una lettura, oppure il cui pensiero si fermi al gossip di giornali tipo "Chi" e similia, o sia così distrutto dalla fatica quotidiana da non avere la forza di reagire, vede presentarsi le labbra "a canotto" di una saccente Parietti che disquisisce su tutto, oppure sente il conduttore di turno che si rivolge al vanaglorioso mitomane Giannino chiedendogli cosa ne pensa di questa e di quell'altra faccenda, e spegne disgustato il televisore!
Dulcis in fundo....
  P.S.: ieri, 30 gennaio 2014, mi è arrivata la risposta al mio commento sotto il sito RAI 3 della trasmissione di Fabio Fazio del 25 gennaio, intervento pubblicitario di Adriano Sofri, e come per incanto invece che zero commenti ora appariva "commenti 3": l'ho copiato (tante volte risparisse...) e per dovere di cronaca lo incollo qui sotto: 

Il danno erariale di Renzi

Dalla sentenza della Corte dei Conti lo stralcio che riguarda Matteo Renzi:
26) Matteo RENZI - €. 14.535,12 (6.716,06 + 6.389,29 + 1.429,77);

Cliccando sul link sotto riportato in un post di Luigi di Maio sul blog di Beppe Grillo, si può leggere la lunghissima sentenza della Corte dei Conti in cui è riportata la condanna per danno erariale a Matteo Renzi nel suo ruolo di Presidente della Provincia di Firenze, per aver assunto personale per il suo staff senza rispettare le regole vigenti in ogni Pubblica Amministrazione, che impongono di accertare, prima di tale assunzione, se esistono competenze già in organico (quindi già stipendiate) all'interno dell'Amministrazione medesima.

link:

sperperavi i soldi pubblici della provincia di Firenze."

Luigi di Maio

Pur essendo perfettamente d'accordo con l'ottimo Luigi Di Maio, la lettura di questa sentenza mi ha suscitato le seguenti riflessioni:
1) Si tratta di poco più di euro 14.000 e non 14 milioni di euro come mi pare di aver letto in precedenza su alcuni mezzi di comunicazione e, mi sembra, sullo stesso blog di Grillo; 
2) Mi chiedo se sarà mai possibile in questo Paese, per sveltire giustizia e burocrazia, arrivare a dover citare solo poche ma chiarissime leggi per arrivare all'estensione di un giudizio, essendo mostruoso il tempo che serve per argomentare un semplice giudizio di natura amministrativo-contabile;
3) Mi chiedo se, alla luce di questo giudizio, sia possibile che TUTTE le Pubbliche Amministrazioni sottoposte alle identiche regole siano automaticamente denunciate ed esaminate affinché i Pubblici Amministratori, che hanno assunto con denaro pubblico personale anche temporaneo come in questo caso, PAGHINO come Matteo Renzi e gli altri, chiamati in questo giudizio, con i loro patrimoni personali.
Sarebbe cosa buona e giusta oltre che un enorme recupero di denaro pubblico visto quello che ciascuno di noi può vedere nel proprio ambito di esperienza.
Ad esempio nella Regione Lazio i Consiglieri Regionali di Italia dei Valori davano contratti temporanei di lavoro a persone che militavano nel partito pagandole con fondi di cui andrebbe accertata la natura e la provenienza, per togliere ogni dubbio che potesse trattarsi di denaro pubblico.
Il fatto che quell'Amministrazione si sia conclusa, qualora si trattasse di denaro pubblico, non estinguerebbe il danno erariale.

In sintesi: le regole debbono valere per tutti, altrimenti nulla cambia e gli strappi servono solo per farsi la guerra fra bande.   

RAI 3 "Un giorno in Pretura"

Colpisce come per una belva umana la Società debba spendere tanti soldi per consulenti, avvocati, e tutto l'apparato del Tribunale e come, anche davanti ad ogni evidenza, si debba essere precisissimi in prove scientifiche fino alla capillarità.

Difficilmente, data la figura del mostro, egli potrà essere in grado di pagare tutte queste spese che ricadono necessariamente su coloro che pagano le tasse.

Colpisce come una belva umana riesca ad accattivarsi simpatie e addirittura comprensione e connivenze nell'ambiente di lavoro, fino ad essere coperto nel suo allontanarsi non rispettando le regole imposte da leggi e regolamenti. Benevolenza che, nel normale svolgimento del lavoro di chiunque non sia carcerato che svolge lavoro esterno, spesso non si trova.

Colpisce lo squallore disperante di certe esistenze che non sempre si può spiegare con possibilità di vita avverse, quanto di scelte dovute ad una particolare natura del soggetto che le compie.
Colpisce la definizione di "fidanzato" dell'uomo che viveva con la prostituta marocchina, perché non si può ignorare che, se si vive con una persona che esercita questo degradante mestiere, si dividono con lei i proventi che ne derivano, ed allora il vocabolario offre altre definizioni di codeste figure.

Infine, come dice con parole umanissime la giovane avvocatessa quando parla della prostituta Cosima Guido, nome di battaglia e per suo marito "Gina", "è difficile decifrare questi rapporti che restano inesplicabili" riferendosi al marito che dichiara di "non aver mai saputo che sua moglie si prostituiva", pur essendo sposati dal 1973!! 
E aggiunge che poteva pure non sapere ma, oltre ad una giusta meraviglia, viene un ulteriore dubbio su tale inconsapevolezza quando l'uomo afferma che "pensava che facesse i servizi in case come domestica" e alla domanda della giornalista che chiede "dunque sua moglie contribuiva alle spese della vostra vita insieme?" egli risponde con una strana negazione,  "che pensava a tutto lui", come se in realtà fosse ben cosciente della provenienza illecita dei guadagni della moglie i quali, in caso del lavoro domestico a cui egli diceva di credere, sarebbe stato normale accettare nella conduzione della vita insieme.

Nemmeno la psichiatria e lo studio delle psicopatologie possono spiegare come una donna di 66 anni, tutti dimostrati, dall'aspetto modesto... potesse "avere clienti affezionati" esercitando "il mestiere più vecchio del mondo". 


sabato 25 gennaio 2014

Che vergogna!!!

Ringraziate i politici! L'India ha deciso, ecco cosa succederà ai due marò 

L'India accusa i marò di terrorismo 
Da: Leggo.it
di Marco Ventura 

«Sì, abbiamo completato le indagini sui marò». Contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è stata usata la legge antiterrorismo sulla navigazione marittima? «Sì, l'abbiamo applicata». Il Sua Act è la norma che prevede fino alla pena di morte se i nostri fucilieri di Marina saranno riconosciuti colpevoli dal tribunale speciale e condannati per l'uccisione di due pescatori del Kerala scambiati per pirati il 15 febbraio 2012. Quando si farà il processo? E cosa rischiano? «Non posso aggiungere commenti, il caso è ora alla Corte suprema, che a febbraio prenderà una decisione». È secca e decisa al telefono la voce di Sharad Kumar, il direttore generale della NIA, National Investigation Agency, l'FBI indiana che secondo le indiscrezioni avrebbe costruito la base per un processo che potrebbe concludersi con la pena capitale, a dispetto delle assicurazioni scritte del governo indiano lo scorso marzo. Quel documento, concordato fra l'inviato speciale per i marò Staffan de Mistura e il ministero degli Esteri indiano, lascia uno spazio d'autonomia alla magistratura indiana ma sottolinea che la vicenda dei marò non rientra nei pur rarissimi casi che in India comportano la pena di morte. Da allora con la ripresa delle indagini da parte della NIA, che di fatto si occupa dei reati più gravi dal terrorismo al traffico d'armi, dallo spionaggio all'attentato alla sicurezza della navigazione, lo spettro della fucilazione è ricomparso più volte sui media indiani. 

LE CONFERME Il capo della NIA conferma che le indagini in realtà sono finite ma non pubbliche, ed è quindi possibile formulare un capo d'accusa che però non c'è ancora, e la legge applicata è proprio il famigerato Sua Act. Il dilemma che l'amministrazione indiana si pone adesso è come evitare questo esito, per non compromettere le relazioni con l'Italia ed evitare ripercussioni sull'accordo di libero scambio UE-India che potrebbe esser firmato dopo le elezioni indiane di aprile-maggio e le contemporanee elezioni per l'Europarlamento. 

La UE fa pressing sull'India. E come quasi sempre avviene in questi casi in India, la questione sarà risolta dalla Corte Suprema. Che ha invitato le istituzioni a trovare un accordo al loro interno. Il clima freddo nella NIA nei confronti dei marò era già evidente a metà aprile, quando un responsabile dell'Agenzia a Kochi disse: «Io non mi occupo di relazioni fra Stati. Io sono un investigatore, mi concentro sul delitto. Il mio compito è scoprire la verità. Non ci faremo influenzare dall'emotività che c'è attorno a questo caso». E ancora: «Non siamo in tempo di guerra, non mi importa se a commettere un delitto sono stati uomini in uniforme». Nessuna immunità. 

L'ITALIA Ieri il ministro degli Esteri Emma Bonino ha portato il caso a Davos, dove ha incontrato i ministri indiani del Commercio e delle Finanze, Anand Sharma e Shri Chidambarn. «Mi hanno espresso con chiarezza l'opinione che la pena di morte non è pensabile». Si sono impegnati a fare «quanto in loro potere» perché vi sia una decisione il 3 febbraio. Certo, ammette la Bonino, «c'è frustrazione in Italia e anche la stampa indiana ammette che la vicenda è stata gestita non in maniera specchiata. Anche la nostra giustizia non brilla per tempismo, ma è sconcertante che dopo due anni non ci sia neppure il capo d'imputazione». 

L'Italia è preoccupata per la «politicizzazione» dovuta alla campagna elettorale che vede contrapporsi i nazionalisti al Partito del Congresso dell'italiana Sonia GandhiAccenna poi, la Bonino, che «appena finito il processo i marò torneranno in Italia», in base a «accordi internazionali». Infatti, anche se condannati, i due fucilieri potrebbero scontare la pena in patria. 
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

La politica è squallida ovunque e sporca tutto, anche e soprattutto la giustizia.

L'italiana che ha sposato il figlio di Indira Ghandi danneggia sicuramente la sorte dei due militari italiani a causa della sua posizione nella politica indiana.
Il clima della società indiana influenza questa insopportabile vicenda, come il clima della società USA influenzò la sorte di Sacco e Vanzetti.

venerdì 24 gennaio 2014

Un triste caso di "Chi l'ha visto?"

Uno dei tanti casi di scomparsa di cui si occupa la TV di vero Servizio Pubblico che è la trasmissione di RAI3 "Chi l'ha visto" si è concluso con una triste notizia: Provvidenza Grassi, una giovane donna di Messina, è stata ritrovata morta all'interno della sua auto sotto un viadotto di un'autostrada a Messina Sud.

Giustamente la Polizia sta indagando anche sul possibile reato di omicidio, giacché sembra assurdo che dal 10 luglio 2013, giorno della scomparsa della ragazza, l'auto sia precipitata di sotto e nessuno in tutto questo tempo l'abbia vista.
Il ritrovamento è stato casuale: operai del Servizio Elettrico, dovendo riparare un guasto in una cabina sotto l'autostrada, hanno visto l'auto in mezzo a grossi cespugli che, forse, la nascondevano alla vista.

Non è la prima volta che persone, vittime di incidenti stradali, vengono ritrovate dopo lungo tempo. Triste e clamoroso fu il caso di una famigliola che tornava a sud per le vacanze e finì fuori strada in una breve scarpata. Furono dati per scomparsi, in realtà li ritrovarono tutti morti qualche tempo dopo e sembra che la bimba che era nell'auto con i genitori avesse lesioni da cui hanno dedotto che forse non è morta subito... che poteva essere soccorsa.
Un altro caso riguarda una donna che fu ritrovata con la sua auto in un canale: videro dopo molto tempo il tettuccio della macchina appena sotto il pelo dell'acqua. 
E ancora un caso in Sardegna: l'auto era finita appena sotto il molo di un porto, mi sembra fosse Olbia, e fu ritrovata dopo un anno con il suo triste contenuto...

Per questo è giusto indagare su un eventuale omicidio ma, dall'esame del caso, ho idea che si sia trattato di un malaugurato incidente.
Il punto in cui l'auto è precipitata, dalle indicazioni lette sui media, doveva essere nel percorso di rientro a casa della giovane che abitava in una zona un poco periferica a sud di Messina. Sarà l'inchiesta a stabilire se è effettivamente il percorso che ella faceva abitualmente tornando dalla casa del suo nuovo compagno. 
Altra cosa che dovranno accertare è se i jeans che indossava quel giorno erano simili ad un altro paio ritrovato in un cassetto a casa. E' un elemento importatissimo perché sembrava che la giovane fosse rientrata e li avesse riposti, anche se il padre aveva trovato strano che non li avesse messi, come d'abitudine, a lavare ed invece li avesse inseriti ben piegati in un cassetto.
Molto probabilmente si tratterà di un paio di jeans simili a quelli che indossava quel giorno. La giovane, separata dal marito, viveva sola e nessuno può conoscere interamente il suo guardaroba.

Non abbiamo vasti territori e abbiamo invece un'alta densità di popolazione per chilometro quadrato, eppure si può sparire in una scarpata, in un canale, in pochi metri d'acqua nel mare senza essere visti per lungo tempo... e il ritrovamento è sempre del tutto casuale.

Ultime sull'acqua pubblica

Salva Roma: Marino, acqua resti pubblica

Sindaco Capitale commenta emendamento Lanzillotta (Sc)

23 gennaio, 15:43(ANSA) - ROMA, 23 GEN - "Si rispetti l'indicazione data dal popolo italiano con il referendum del 2011. L'acqua è pubblica e tale deve restare, questo punto non può essere messo in discussione da nessuno". Lo afferma, in una nota, il sindaco di Roma Ignazio Marino, in merito al dibattito in Parlamento sull'emendamento al cosiddetto 'Salva Roma' presentato dalla senatrice Linda Lanzillotta.==============================Dai Comitati per l'acqua pubblica: Comunicato
In vista della conferenza dei Sindaci dell'Ato2 del prossimo 27 gennaio, e delle pre-riunioni che si svolgeranno in questi giorni, inviamo e facciamo inviare, a partire da oggi, mail alle caselle di posta di consiglieri, assessori, etc... dei rispettivi comuni.
OGGETTO: Conferenza dei Sindaci Ato2 del 27 gennaio - Votare contro il nuovo metodo tariffario è giusto e possibile, nonostante Acea
Gentile amministratore,
il prossimo 27 gennaio, in occasione della Conferenza dei Sindaci dell'ATO2, le ricordiamo la necessità di rispettare la volontà espressa dai suoi cittadini in occasione della consultazione referendaria di giugno 2011, e quindi di votare contro l'approvazione del Metodo Tariffario predisposto dall'Authority (AEEG).
L'AEEG ha infatti reinserito in tariffa sotto falso nome la remunerazione del capitale abrogata dal voto referendario di giugno 2011. Proprio sull'argomento l'AEEG è chiamata a difendersi davanti al TAR della Lombardia il prossimo 23 gennaio, in occasione del ricorso presentato dal Forum dei Movimenti per l'Acqua e da Federconsumatori.
Le chiediamo anche di non cedere ai ricatti del gestore che, nella persona dell'Ing. Cecili presente alla riunione del 21 gennaio, ha dichiarato che in ogni caso sarebbe stata l'azienda stessa a procedere con l'aggiornamento della tariffa comunicando direttamente con l'AEEG. Pensiamo sia anche doveroso approfondire in virtù di cosa vengono richiesti dal gestore aumenti tariffari, dato che a fronte di un aumento dei dividendi (64 milioni nel 2012), gli investimenti effettuati sono stati ampiamente inferiori a quelli programmati (140 milioni a fronte dei 202 approvati dall'Ente d'ambito).
Nonostante l'evidente volontà da parte di Acea Ato2 SpA di ridurre le decisioni dei Comuni dell'ATO ad una fastidiosa formalità, il gestore non può infatti procedere automaticamente a nessun aumento tariffario: il massimo che potrà fare sarà inviare entro il 27 gennaio p.v. all'Ente d'Ambito e all'AEEG i documenti relativi alle tariffe, sui quali poi entro 30 giorni lo stesso Ente d'Ambito si dovrà esprimere e solo nel caso d'inadempienza l'AEEG valuterà la proposta fatta dal gestore anche e soprattutto in funzione dell'entità dell'aumento presentato. Questa è infatti l'unica procedura possibile, che risulta dal comma 9.2 della deliberazione dell'AEEG n. 643 del 27 dicembre 2013, consultabile in calce alla presente.
Una bocciatura del metodo da parte della conferenza dei sindaci dell'Ato2 non sarà dunque affatto priva di significato, né dal punto di vista pratico e ancor meno da quello politico. Così come prese di posizione pubblica di consiglieri e rappresentanti dei Comuni possono contribuire a ristabilire gli equilibri democratici.
Le ricordiamo inoltre che sul metodo tariffario pendono 35 ricorsi presso il TAR, tra cui quello promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, e che il futuro di tale metodo si presenta quindi quantomeno incerto.
Siamo inoltre al corrente che, prima dell'appuntamento del 27 gennaio, pubblico e previsto dai regolamenti dell'Ato, si svolgeranno delle riunioni a porte chiuse tra i sindaci dell'Ato2 e la Sto alle quali, non comprendiamo a quale titolo, sarà presente il Presidente di Acea Ato2 SpA o un suo delegato.
Ci auguriamo, e le chiediamo di fare in modo, che questi incontri non puntino ad influenzare la discussione pubblica, aperta e democratica che si dovrà svolgere durante la Conferenza dei Sindaci del prossimo 27 gennaio.

Firma e data

Documenti utili:
Documenti per i consigli comunali

giovedì 23 gennaio 2014

Un Papa consolatore

Dal sito della trasmissione di RAI3 "Chi l'ha visto?"

Papa Francesco ha telefonato alla madre di Elisa Claps

Potenza, 23/1/2014 - Nella serata di martedì il Papa ha chiamato Filomena Iemma direttamente sul suo cellulare. Parlando con la madre di Elisa Claps, il Pontefice ha detto che ricordava nelle sue preghiere sia la figlia che il padre Antonio, malato da tempo e morto ieri.

Federica Sciarelli era visibilmente commossa quando ha annunciato, nel corso della trasmissione di ieri, la morte del padre di Elisa Claps.
Antonio non è mai comparso nei media, chiuso nel suo dolore. I due leoni lottatori per avere la VERITA' sono sempre stati la Grande Filomena e suo figlio Gildo, il fratello maggiore della piccola, sfortunata Elisa. C'è un altro figlio maschio nella famiglia Claps, più piccolo di Gildo: anche lui, come il padre, è schivo e vive il suo dramma familiare in silenzio.
Meritano tutti un grande rispetto e una grande ammirazione, insieme al dispiacere per la perdita del marito e padre, a cui tutte le persone perbene che hanno sempre seguito la vicenda di Elisa non possono che partecipare. 

Da: La Repubblica.it - PALERMO





Stato-mafia, Di Matteo: "Quelle di Riina non sono semplici minacce"

Il pm parla per la prima volta dopo la pubblicazione delle intercettazioni in carcere- "E' possibile che il boss tenti di esercitare un ruolo di comando"











Le minacce di Totò Riina al pm Nino Di Matteo, magistrato del pool che sostiene l'accusa nel processo Stato-Mafia, non sono semplici intimidazioni. Ne è convinto lo stesso Di Matteo, che al GR1 parla per la prima volta dopo la pubblicazione delle intercettazioni in carcere.

"Io cerco di concentrarmi sul lavoro, ma certamente saremmo degli stupidi se non avvertissimo una, credo normale, preoccupazione", dice il magistrato che poi così valuta le parole intercettate: "Non credo si possano definire delle semplici minacce ma sono delle intenzioni omicidiarie prospettate a un altro detenuto probabilmente perché in qualche modo vengano portate all'esterno per essere eseguite".

E sull'eventuale potere che il boss di Cosa Nostra abbia di portare a termine i suoi propositi, il pm di Palermo osserva: "Fino a qualche anno fa risultanze precise investigative facevano emergere che i capi in libertà di Cosa Nostra non volevano prendere o non potevano prendere determinate decisioni se non acquisendo l'avallo e il consenso di colui che ritenevano il vero capo, cioè Salvatore Riina. Questa è la situazione che quanto meno fa sospettare che ancora oggi certamente Riina possa tentare di esercitare un ruolo di comando".


Di Matteo parla anche del clima in cui si trova a vivere negli ultimi mesi: "Credo che registrare la vicinanza di tanti semplici cittadini sia un motivo ulteriore di conforto e che questa solidarietà possa anche sopperire rispetto a qualche silenzio e perplessità di fondo e a qualche malignità
 di chi ha perfino messo in dubbio quello che è stato oggetto delle intercettazioni". E spiega: "C'è sempre chi parla di minacce inventate. Sono storie che fanno parte purtroppo di quella mentalità mafiosa che tende a delegittimare i magistrati". Conclude il pm: "Quello che io ritengo, quello che penso, quello che sospetto in questo momento ovviamente non ha alcun valore se non verrà dimostrato eventualmente, e quindi me lo tengo per me".

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Sono tante le domande (inquietanti) che si pone il cittadino su questa registrazione, sul 41 bis... e sul ruolo di Napolitano in questa faccenda.
In un Paese senza ombre l'intercettazione della telefonata fattagli da Nicola Mancino NON DOVEVA ESSERE DISTRUTTA ASSOLUTAMENTE!

La mancanza di sicurezza che ha obbligato il magistrato Di Matteo a non recarsi al processo di Milano è anch'essa inquietante.

Senza connivenze con il sistema che detiene il Potere in Italia la Mafia sarebbe presto eliminata. In fondo si tratta solo di criminali che, uniti da interessi di soldi che ottengono con il traffico di droga e le estorsioni nei riguardi di chi ha un'attività commerciale o imprenditoriale onesta, si spalleggiano e si aiutano, e questo lo chiamano "onore".
Sono ignoranti e con un pensiero rozzo, tanto è vero che a volte parlano di Dio come se ci credessero, dimostrando così un pensiero primitivo, da bestia che uccide ma non teme il giudizio di un eventuale Dio, da bestia che non ha né il senso del limite, né il senso morale del bene e del male, dunque parla anche del giudizio divino in totale assenza di coscienza.

Un Paese in cui il Potere che lo gestisce VUOLE realmente annientare o, almeno, confinare l'Organizzazione Criminale in un angolo limitatamente fisiologico di una percentuale di delinquenza che è in ogni consesso umano, la Mafia sarebbe finita da un pezzo, con i potenti mezzi che uno Stato può, se vuole, mettere in campo.

Infine, esistono coloro che sono contigui a questi criminali per soldi: si fanno comprare per fare la spia, per dare informazioni sui magistrati ed i loro movimenti...
E questo attiene alla disonestà, all'immoralità di chi ha un solo Dio: il denaro.
Poi c'è chi si droga e ruba, si prostituisce e uccide per avere il denaro necessario per comperare e consumare quella merda e, così facendo, ingrassa la Mafia.

lunedì 20 gennaio 2014

L'INDIA dei rinvii

Da: TM News

Marò, India rinvia udienza. Italia in pressing: rispettare regole

Conflitto di vedute all'interno del governo di Delhi. Ministro Mauro: "non c'è stata né rapidità né equità" a un anno da sentenza

TMNews
Roma, 20 gen. (TMNews) - Mentre il ministro della Difesa Mario Mauro parla di "forti pressioni" da parte del governo italiano perché siano rispettate "norme e regole" fissate dalla stessa Corte suprema indiana, New Delhi ha deciso invece di rinviare la sua udienza sul caso dei due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti dal febbraio 2012 a causa dell'uccisione di due pescatori indiani nel corso di un pattugliamento antipirateria.

Secondo i media indiani, la suprema giurisdizione dell'India ha deciso in una veloce seduta di aggiornare l'udienza al 3 febbraio prossimo, sollecitando l'esecutivo di Delhi a risolvere il conflitto di vedute al suo interno.

Il ministero degli Esteri indiano sembra orientato a una soluzione di maggiore equità che tenga conto delle rassicurazioni in passato fornite all'Italia sul fatto che i due fucilieri non saranno processati sulla base di leggi che prevedano la pena di morte. Il ministero dell'Interno di Delhi invece, almeno inizialmente appariva più vicino alla posizione dell'Agenzia nazionale di investigazione (Nia), la polizia che sta indagando sul caso, che ha fatto trapelare l'intenzione di processare Latorre e Girone sulla base di una legge antipirateria (la cosiddetta Sua Act), in cui l'applicazione della pena di morte è molto frequente.

Secondo quanto scritto di recente dal Times of India, tuttavia, anche l'Home Office si starebbe lentamente persuadendo del fatto che un'incriminazione ai sensi del Sua Act potrebbe costituire un precedente troppo pericoloso, per cui l'accusa potrebbe alla fine essere quella di omicidio ai sensi del codice penale.

Nelle ultime settimane l'Italia ha intensificato il pressing diplomatico su Delhi, insistendo affinché l'iter processuale sia velocizzato (i marò sono ormai da quasi due anni in India) e siano usate leggi che non prevedono la pena capitale. L'Italia ha anche chiesto che ai due fucilieri del Reggimento San Marco sia consentito il rientro in Italia per attendere i tempi lunghissimi della giustizia indiana.

"C'è un'azione congiunta non solo in ambito europeo ma anche sullo scenario internazionale", ha detto il ministro Mauro, "e c'è una forte pressione attraverso atti formali presso la Corte suprema indiana perchè vengano rispettate le norme e le regole fissate da quella stessa corte".

"Dopo un anno dalla sentenza di quella corte, non abbiamo ancora un atto d'accusa e dal nostro punto di vista è giusto che i nostri fucilieri di marina tornino a casa per aspettarne la formalizzazione", ha aggiunto, "soprattutto c'è un'azione contraria alle disposizioni della corte da parte degli inquirenti indiani perchè la corte aveva chiaramente detto che non si poteva far riferimento alle leggi speciali anti-pirateria, quelle che prevedono la pena di morte".

Ora, ha concluso Mauro parlando di azioni diplomatiche, "non è escluso nulla, perché il comportamento finora doveva essere equo e tendente al risolvere in modo rapido il caso. Non abbiamo avuto né rapidità né equità".

Ancora un rinvio. Vergogna!
E dicevano che eravamo noi, Italia, a non mantenere la parola.
Due anni che tengono sotto sequestro due militari italiani senza nemmeno formulare un capo d'accusa.
Senza dimostrare che i proiettili che hanno ucciso i due poveri pescatori indiani fossero provenienti dai fucili in dotazione alla scorta militare della petroliera italiana.

Fra i tanti post che ho dedicato a questa vicenda ne ricordo tre, per chi volesse approfondire i fatti, in cui riporto dati corretti presi incrociando innumerevoli informazioni: 30 marzo 2012, 22 dicembre 2012, 22 febbraio 2013.
Questo perché trovo sommamente triste leggere commenti pieni di bavosa rabbia nei confronti di questi due uomini sotto certi post del blog di Beppe Grillo, senza un minimo di vera informazione: addirittura c'è gente che ha scritto "i marò della Folgore!"  Sarebbe solo risibile, se non fosse preoccupante, tanto miserevole ed immotivato odio da parte di persone che hanno già fatto un processo senza sapere nemmeno di cosa si sta parlando! Sempre in commenti nel sito di Grillo, leggo contentezza per la pena di morte! E pensare che questi "pensatori" di sinistra tuonavano contro gli USA perché hanno ancora la pena di morte in alcuni Stati dell'Unione. Mentre tale pena è comminata in molti altri Paesi nel mondo e non necessariamente sempre per efferati omicidi! 

domenica 19 gennaio 2014

Paura al cimitero

Da: LiveSiciliaCatania 

Quel bicchiere di caffè sulla tomba...



CATANIA - Domenica 12 Gennaio 2014 - 20:12 













Sul gradino della tomba della famiglia Matà è ancora abbandonato quel bicchierino di plastica di caffè che il figlio Fabio aveva portato alla madre martedì pomeriggio. Maria Concetta Velardi, però, non berrà mai quel caffè: la 59enne sarà uccisa barbaramente con una grossa pietra lavica nel cimitero di Catania proprio quel maledetto 7 gennaio. Un mistero che si infittisce ogni ora che passa, mentre la polizia, incaricata dell'indagine coordinata dal pm Giuseppe Sturiale e dal procuratore Giovanni Salvi, sta analizzando ogni elemento nuovo che emerge.




Quello che sembra mancare in questo delitto è il movente: si profilano ipotesi e sospetti, anche quello dell'omicidio passionale, avanzato anche ai microfoni dei giornalisti da Giuseppe Lipera, l'avvocato del figlio della vittima, parte offesa nel procedimento, che ha ingaggiato un'agenzia investigativa nazionale per far luce su quanto è accaduto in quel lasso di tempo che va dalle 16.15 alle 16.45. Mezz'ora che hanno permesso all'assassino di uccidere la vedova.


Il bicchierino di caffè


Siamo tornati sulla scena del crimine, alla stessa ora: quel bicchierino di caffè dopo cinque giorni è ancora lì. Fabio Matà lo aveva portato alla madre, dopo che lui stesso era andato al bar per prendersene uno. Nessuno ha spostato quel contenitore: il coperchio ancora intatto, la bevanda nera all'interno, nemmeno una goccia versata. Il figlio è tornato, non ha visto la madre - questo risulta dalle sue prime dichiarazioni rese alla polizia - e si è immediatamente allarmato.
Cerchiamo di ricostruire i momenti convulsi.Il bicchierino in mano probabilmente è stato abbandonato prima della macabra scoperta appena ha svoltato l'angolo dietro alla cappella: i piedi scalzi della madre che apparivano dal vialetto. La corsa verso quel punto e la scena dell'orrore: il corpo riverso supino per terra, il sangue tra i capelli biondissimi e una grossa pietra lavica sul volto. Prova a soccorrerlo spostando il pesante masso, impotente ha poi l'allarme lanciato al custode. "Mi sono sentito solo - ha raccontato venerdì alla Vita in Diretta, Fabio Matà - non sono stato aiutato da nessuno. Qualcuno deve - ha mormorato - aver visto e sentito qualcosa".
La polizia indaga in modo serrato: nessuna pista privilegiata è la risposta ufficiale degli investigatori. Nessun nome è iscritto nel registro degli indagati, il fascicolo 137 del 2014 è contro ignoti. Ma tra i sospetti sembra esserci il figlio, in una fase iniziale delle indagini gli inquirenti non vogliono lasciare alcunché di intentato. E si scandaglia nel rapporto tra madre e figlio: una donna gentile, posata e sorridente che aveva fatto della cura della cappella dove riposavano il figlio minore Lorenzo e il marito Angelo, quasi la sua ragione di vita.
Il tappetino bianco di pelo artificiale sul pavimento, la tendina con i fiori a forma di cuori con il nome di Lorenzo, attenzione per ogni minimo particolare in questa cappella che trasborda di fiori e piante. Il figlio, 40 anni, viveva a casa della madre a San Giovanni Galermo, è un militare di stanza a Maristaeli. "Nessuno sa cosa sto provando in questo momento " sussurra a pochi metri dalla tomba del fratello e del padre, circondato da amici e parenti che cercano di confortarlo. Un dolore atroce che si percepisce nelle sue mani tremanti: in pochi anni ha perso il padre e il fratello, uccisi dal cancro ed ora la madre, strappata alla vita da due mani assassine. Il suo avvocato, Giuseppe Lipera, respinge ogni possibilità anche di sospetto nei confronti del suo assistito. Fa sapere che i due investigatori privati, Angelo Panebianco e Alfio Tomarchio, stanno lavorando ed ogni elemento emerso sarà fornito alla polizia.
Il figlio Fabio sul luogo del delitto

Due giorni dopo l'omicidio il legale aveva lanciato un appello: "Chiunque ha visto o sentito qualcosa si rivolga alla Questura o all'agenzia investigativa". Sui particolari rimane il massimo riserbo, ma sembra che ci siano delle persone che hanno ascoltato in quel lasso di tempo delle grida di donna. Maria Concetta Velardi potrebbe aver urlato mentre cercava di scappare: un tentativo inutile perché il killer l'ha raggiunta in quello stretto vialetto e l'ha colpita mortalmente. Le macchie di sangue tracciano il percorso di fuga: dalla strada alle spalle della cappella che conduce ad uno stretto viale diviso da alcuni alberi costeggiato ai due lati da altre tombe, disposte in maniera parallela.
Le tracce ematiche si perdono fino al primo vialetto, stretto tra due cappelle, dove c'è la macchia enorme che circondava il volto fracassato di Maria Concetta. Sul vetro della porta di una cappella ancora le gocce di sangue, all'altezza dell'angolo, sul muro, è ben visibile un'altra macchia di sangue: forse della mano della vittima che cercava di sorreggersi prima del colpo mortale. L'autopsia affidata dalla Procura a Giuseppe Ragazzi, che sarà svolta martedì prossimo, potranno fornire elementi importanti sulla dinamica del delitto: ferite e direzione del colpo.
Non si da pace, un anziano signore che ha la tomba di famiglia proprio dietro quella dei Matà. "Se fossi stato qui quel pomeriggio - sussurra a denti stretti - forse non sarebbe successo nulla. Li conosco da anni, Fabio quando accompagnava la madre andava a prendere il caffè e poi ne portava uno a lei e uno a me".  La zona ancora delimitata con il nastro bianco e rosso della polizia è meta di alcuni curiosi e conoscenti: l'anziano ci mostra un angolo vicino alla sua cappella. "Qui c'era una piccola pietra lavica che non c'è più".
Possibile che le armi del delitto siano due?La grossa pietra era appoggiata vicino al tronco di un albero dove ci sono altri massi bianchi e grigi, questi erano posizionati sopra il grosso pezzo di lava con cui è stata uccisa Maria Concetta. L'assassino quindi avrebbe avuto la forza di prendere il masso, del peso di almeno 20 chili, e colpire la vedova alla testa. Forse con la pietra più piccola l'aveva ferita in un primo momento e poi il colpo finale è stato inferto con il pesante minerale nero. Ipotesi, solo ipotesi. Questi elementi però hanno portato gli inquirenti ad escludere che le mani assassine possano appartenere ad una donna.
Un uomo, dunque. E tra le ipotesi del delitto passionale emerge il particolare di un uomo che potrebbe essersi sentito rifiutato, un corteggiatore deluso? Ma anche un pazzo che ha visto, o sentito qualcosa che ha scatenato il raptus omicida. Più interrogativi che certezze in questo delitto che sembra la sceneggiatura perfetta di un libro di Patricia Cornwell con l'elemento misterioso: le scarpe della vittima ben ordinate e posizionate su una tomba, distante rispetto alla cappella Matà. Sembra quasi che l'assassino abbia prima preso le calzature perse da Maria Concetta, magari durante la fuga, e mentre stava scappando dopo il delitto si sia reso conto di averle tra le mani e le abbia abbandonate lì: ma non le ha buttate sull'asfalto, le ha ordinate sul muretto di una lapide proprio vicino all'uscita. Un gesto di lucidità che si contrappone all'impeto dell'assassinio.

Gli esami del dna e le impronte digitali potrebbero essere la chiave di volta per questa indagine. Su questo punto le risposte degli investigatori sono molto prudenti: "Sono test scientifici molto delicati e che richiedono alcuni giorni per l'esito". La speranza ora è che l'omicida di Maria Concetta Velardi abbia presto un volto e che il suo delitto non resti uno dei tanti gialli irrisolti.
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Ho scelto questo articolo fra i molti che hanno riportato questo orrendo delitto perché mi è sembrato quello più vicino ai fatti fin qui noti.
Come accade sempre in questi casi, vengono scritte le cose più inesatte e fantasiose. Ho letto che "Fabio aveva accompagnato la madre fin dal mattino presto al cimitero.." poi "era andato alle 16:00 di nuovo a riprenderla..". Mi chiedo se chi scrive codeste assurdità ragioni sulle cose mentre scrive.
D'accordo che, come molte persone colpite crudelmente dal destino, lei cercasse conforto curando il luogo dove i suoi cari riposavano andando lì ogni giorno, ma che ci passasse la giornata dal mattino fino alle h. 16:00 è una follia che il cronista che l'ha scritto poteva evitare rendendosi conto dell'assurdità.
Un altro ha scritto che "aveva avuto nei giorni precedenti una lite con un vicino di tomba".
Mentre qui si riporta ben altro: il vicino era oggetto di cortese attenzione da parte del figlio della povera signora che, per gentile consuetudine, portava anche a lui il caffé.

Le indagini, si spera, chiariranno molti aspetti: se veramente la donna si recasse tutti i giorni ed alla stessa ora sulla tomba, se era usa togliersi le scarpe per non sporcare l'interno ecc., aspetti che possono cambiare di molto l'interpretazione dei fatti ed indicare meglio il possibile assassino.
Alcuni giornali hanno scritto che ha perso le scarpe cercando terrorizzata di sfuggire al suo assassino... Se così fosse, ad esempio, il gesto di averle raccolte e messe in ordine accanto alla tomba o, come ha scritto qualcuno, all'inizio del vialetto, avrebbe un significato criminologico orientativo verso certe ipotesi... Insomma i particolari sono importantissimi e servono belle menti per interpretarli nel modo giusto. Infine si spera che abbiano sufficienti dati scientifici per individuare chi l'ha uccisa. 
In mezzo a delitti quotidiani che ormai accadono nel nostro Paese questo, che ho appreso in prima battuta dalla trasmissione "Chi l'ha visto?", mi ha pietosamente colpito per la povera signora uccisa in un luogo che dovrebbe essere di raccoglimento, di pace e di silenzio... Qualsiasi sia il movente è un classico delitto di impeto: basta pensare all'arma usata, una pietra o più pietre.

Ora capisco che il mio non avere paura di niente, che mi spinge ad andare nel cimitero di Prima Porta nelle ore e nei giorni in cui c'è pochissima gente, a volte nella zona dove vado io non c'è proprio nessuno, può essere pericoloso. Qualche volta ho pensato che qualche malintenzionato poteva cercare di rapinarmi data l'estrema solitudine del luogo... Ma la mia sicurezza in me stessa e nelle mie capacità di reazione mi facevano passare l'inquietudine. Sbagliavo: sono solo stata fortunata.