venerdì 4 aprile 2014

ENEL con il trucco

Da: Milano Finanza.it


Elettricità: mercato tutelato batte mercato libero per convenienza


Qual è il mercato dell'energia elettrica più conveniente per le micro e piccole imprese, il mercato libero o il mercato tutelato? Quest'ultimo, almeno secondo uno studio dell'Acquirente Unico, la società per azioni del gruppo Gestore dei Servizi Energetici (GSE), cui è affidato il compito di acquistare energia elettrica alle condizioni più favorevoli sul mercato e di cederla ai distributori o alle imprese di vendita al dettaglio, per la fornitura ai piccoli consumatori che fanno parte del cosiddetto "mercato tutelato" cioè che non acquistano sul mercato libero. 

Lo studio ha rilevato che a sette anni di distanza dalla apertura del mercato elettrico ai piccoli consumatori, il prezzo del mercato tutelato per le micro e piccole imprese è da 4 anni inferiore ai prezzi praticati dal mercato libero, in concomitanza con un regime di prezzi discendenti. Prezzi che, tuttavia, non si traducono in effettivo risparmio. "In tutta Europa i prezzi dell'energia sono in calo, ma ovunque i consumatori non beneficiano di questo fenomeno per via dei crescenti oneri fiscali e para fiscali che si scaricano in bolletta", ha spiegato Paolo Vigevano, presidente e amministratore aelegato dell'Acquirente Unico.
Lo sapevo che sul Mercato Libero l'energia sarebbe costata di più. Lo dice la parola stessa "Mercato Tutelato", vuol dire calmierato, che c'è un controllo.
Ebbene leggete cosa può accadere oggi a chi chiede un allaccio all'ENEL. Voi credete che basti fare la normale procedura ormai esclusivamente on-line e tramite call-center? Assolutamente no e ne ho le prove.
Un aspirante utente chiama il numero verde 800900800 e chiede un allaccio ENEL domestica a settembre 2013. 
Dopo pochi giorni gli arriva una lettera con la seguente carta intestata: 
ENEL - L'Energia che ti ascolta 
Casella Postale 1100 - 85100 Potenza  
ENEL Servizio Elettrico SpA - Società con unico socio 
Sede Legale 00198 Roma, Viale Regina Margherita 125

Nella lettera si comunica il preventivo di spesa e si scrive che daranno corso al contratto al ricevimento dell'istanza compilata nei moduli inviati in allegato e sottoscritta dall'interessato.
Tutto viene eseguito a puntino.
Gli anonimi esseri umani che rispondono al call-center (danno un codice e un nome ma non un cognome) rassicurano la persona contraente che tutto è arrivato e l'allaccio avverrà entro e non oltre il 5 novembre 2013, verrà contattata da un tecnico per un sopralluogo a cui, se crede, potrà essere presente: loro hanno il suo numero di casa e di cellulare. Non possono dare i numeri di telefono del Servizio tecnico, saranno loro a contattarlo.
L'aspirante utente alla luce elettrica domestica viene chiamato al telefono da un tizio che dice di essere un tecnico ENEL incaricato del sopralluogo. L'utente concorda un giorno e un'ora per farsi trovare sul posto della casa senza luce. Apprende poi che il tecnico è andato in un altro giorno ed in un'altra ora di quella concordata e, facendo il sopralluogo, si è lamentato con un operaio edile che sta lavorando all'esterno dell'abitazione dell'aspirante utente "perché bisognerà anche mettere un palo della luce".
Passa il tempo ma il desiderato allaccio non avviene. I solleciti al call-center ricevono tranquillizzanti rassicurazioni da parte degli addetti: "Tranquillo, i documenti sono tutti a posto, avrà la luce entro il 5 novembre 2013 come promesso."
Il 5 novembre mattina, non vedendo nessun tecnico ENEL, l'interessato contraente chiama di nuovo: la risposta, appuntata con l'ora ed il codice di chi risponde, è: "Verranno in giornata, stia tranquillo, qui sul monitor leggo che devono metterla entro oggi."
Passa il 5 novembre 2013 e non si vede nessuno. Proteste e si apprende che IL CONTRATTO E' STATO ANNULLATO.
"Ma da chi?!!! Io non ho annullato niente!" Dice esasperato il contraente. Manda fax di protesta disconoscendo tale annullamento. 
Il Codice Civile stabilisce che un contratto non può essere sciolto in modo unilaterale!
Un tale Alessandro del call-center dice polemicamente che "Deve inviare fotocopia di un documento insieme al fax, che altrimenti potrebbe aver inviato chiunque!"
Il poveretto (lo hanno fatto diventare tale!) invia di nuovo il fax con la fotocopia del documento di identità.
ENEL, invece di riattivare il contratto annullato NON SI SA DA CHI E QUANDO, rinvia i documenti per una nuova istanza.
"Ma non posso ricominciare tutto d'accapo! E' da settembre che mi serve la luce e siamo a novembre!" Dice esasperato il poveretto. Quelli del call-center, 800900800, mossi a pietà gli danno il numero del tecnico che ha fatto il sopralluogo e dicono che risulta che è proprio il Servizio Tecnico che ha annullato il contratto dicendo che lui la luce non la voleva più!
L'indignazione del  contraente, a cui era ovviamente stato assegnato un numero cliente, è alle stelle. Pensa che quelli del Servizio Tecnico sono pazzi. Li chiama e si sente dire che è stato lui a dire che non voleva più la corrente elettrica, anzi, che lo ha ribadito tramite "un suo uomo di fiducia". Il poveretto cade dalle nuvole e trasecola: egli NON HA NESSUN UOMO DI FIDUCIA, mica è un boss con gregari al seguito... Né si è mai sognato di non volere più la luce elettrica! Ma come si fa a vivere oggi senza luce elettrica?!! Pensa che il tecnico che lo ha detto è pazzo, ne girano tanti! Però, anche se potrebbe dargli querela per una affermazione assolutamente falsa, vuole solo la luce a casa sua e non vuole perdere soldi e tempo per tribunali per anni con un oscuro tecnico mitomane. Dunque ci parla per telefono e quello si offre di inviargli dei documenti che, se lui li riempie e li firma, avrà la luce. L'utente lo asseconda e firma tutto. Ma il tempo passa e la luce non viene.
Ricomincia a telefonare all'800900800 ma, quando gli chiedono il numero cliente, dicono che risulta annullato.
L'uomo si indigna, rifà la storia, prende le carte e chiede cosa ne è stato del suo fax con documento che disconosceva l'annullamento. Si trova davanti un muro senza spiegazioni plausibili, se non che doveva ricominciare daccapo con i moduli nuovi inviatigli.
"Ma allora è una nuova istanza, con un nuovo numero cliente! A cosa sono serviti allora la mia firma e il mio documento? Avete accettato un annullamento senza mia firma, contraente, e senza mio documento e non accettate la mia smentita con firma e documento?"
INCOMPRENSIBILE, a termini di Codice Civile!
Legge le carte che gli ha fatto firmare il tecnico e scopre che il numero cliente è diverso. Il Call-Center dice che per quel numero cliente deve chiamare un altro numero verde: 800900860. 
Scopre così che il tecnico che ha annullato il suo  contratto al posto suo, annullamento accettato da ENEL che però NON HA RIATTIVATO TALE CONTRATTO nonostante la sua firma corredata da documento di identità, l'ha dirottato sul Mercato libero di ENEL!
Questa storia è vera e documentabile, quanto inspiegabile sul piano logico e giuridico.
Vi risparmio il carteggio con ENEL che paga del personale per rispondere alle e-mail, alle raccomandate, ai fax con un linguaggio della serie: "mi non so, mi son foresto".
In pratica non spiegano perché accettano annullamenti di contratto sulla parola del Servizio Tecnico e spiegano che in realtà è proprio un'altra Società creata da ENEL: ENEL Distribuzione S.p.A. che, guarda caso, serve sia ENEL Maggior Tutela (contratto annullato dal tecnico senza firma del contraente) sia ENEL Mercato Libero.
Insomma fanno come gli pare e si trincerano dietro le parole di un tecnico e che l'utente se la vedesse in Tribunale con lui.
Una vera follia! Se a casa vostra viene un tecnico dell'ENEL non è che è venuto in veste privata, ma nell'esercizio di una funzione di cui l'ENEL deve rispondere.
Invece l'ENEL non ne risponde.
Ma c'è di meglio!
L'utente si è rivolto all'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas (AEEG) che dovrebbe tutelare il consumatore!
Dopo aver aperto una pratica con un numero ed una sigla a cui fare sempre riferimento, ha chiesto tutta la documentazione che il poveretto che voleva la luce domestica ha inviato, il risultato, alla fine di una montagna di carte vera e propria fra fax all'ENEL e reclami, è stato che l'AEEG gli dice che deve rivolgersi alla Magistratura contro il tecnico!!!
Ma mica ha litigato con il vicino di casa il contraente!!!!
Si è rivolto all'ENEL e tutte le persone con le quali è venuto in contatto, dai "risponditori" dei Call-Center al personale incaricato dei sopralluoghi, per l'utente sono ENEL!!!
E, aggiungo, ma cosa gliene importa al cittadino degli impicci che fa l'ENEL con le Società che ha figliato?
Se si chiamano ENEL SERVIZIO ELETTRICO, ENEL DISTRIBUZIONE o come gli pare è comunque un'organizzazione che si è data ENEL e di questo deve rispondere. Non può dire: io sono ENEL Maggior Tutela e gli allacci li fa un'altra Società che si chiama ENEL Distribuzione, dunque non mi riguarda. Però accetta l'annullamento dei contratti, che ha sottoscritto con l'utenza, fatti da personale di questa Società che si occupa della Distribuzione che non la riguarda!!!
E' talmente assurdo tutto questo che sembra inventato!
Il Diritto del cittadino, poi, è sotto i piedi!!
Concludo con la pubblicazione della risposta del contraente ENEL all'AEEG a cui si era rivolto per avere giustizia: 

Prendo atto che tutto è stato inutile e, dunque, dispiace constatarlo, anche il mantenimento sulla spesa pubblica di codesta struttura.
Non era mia intenzione chiedere un risarcimento per il danno ricevuto dall'annullamento della mia richiesta di allaccio all'energia elettrica fatto ad ENEL Servizio elettrico Maggior Tutela che mi aveva assegnato il numero cliente 687270622.
La mia denuncia mirava a cercare la spiegazione di un fatto inspiegabile in un Paese civile in modo che, sanzionando chi l'ha causato, potesse non ripetersi più.
Ma, nonostante Vi abbia inviato ampia documentazione della mia vicenda con un fax di pagg. 1 + 26 Allegati, Voi rispondete come se l'utente non abbia detto nulla, senza tenere conto del fatto che chi ha annullato la mia pratica NON SONO STATO IO.
Non avete fatto altro che girare e me le difese d'ufficio dell'ENEL riscrivendomi qui sotto CHE IO HO ANNULLATO IL MIO CONTRATTO: dimostrazione lampante della Vs. inutilità.
Ritengo, inoltre, insultante che mi si rigiri una menzogna, nonostante le prove, anche logiche, del contrario senza tenere in NESSUN CONTO le mie dichiarazioni suffragate da testimonianze.
Di fatto codesto Sportello non difende affatto il consumatore-utente ma fa da passacarte duplicativo della corrispondenza che avviene fra chi ha ricevuto il danno e l'Ente che doveva erogare il servizio.
Infine la Vs. inutilità è dimostrata dall'invito all'utente di rivolgersi alla Magistratura (implicitamente è come ammettere che ho perso solo del tempo con Voi), quando nelle innumerevoli dichiarazioni da me fornite (ricordo che,per avere il contatore, sono stato costretto a rivolgermi anche ai Carabinieri che hanno telefonato al Servizio Tecnico di ENEL Distribuzione) ho affermato che non potevo perdere tempo e soldi per querelare il tecnico che ha fatto tutto questo.
Un cittadino che chiede un'utenza, che accetta il preventivo, che attende solo l'allaccio, secondo la Vs. inchiesta è in balìa di un tecnico mandato dall'ENEL e la faccenda non può che risolversi fra l'utente e la persona-tecnico dell'ENEL Distribuzione davanti alla Magistratura?
Una faccenda fra privati dunque secondo lo Sportello dell'AEEG?
Chi ha ostacolato il mio allaccio ad ENEL Maggior Tutela annullandolo con menzogne (ma ENEL lo ha accettato senza mia firma né mio documento) poi dirottandomi ingannevolmente ad altra Società, ENEL Mercato Libero, si è presentato a nome di ENEL, non come un privato cittadino. Perché ENEL Servizio Elettrico S.p.A. consente queste manipolazioni dell'utenza da parte del suo personale? Non ne è forse responsabile? 
In conclusione, ritengo molto più esaustiva e completa l'ultima missiva dell'ENEL Servizio Elettrico S.p.A. datata 20 marzo 2014 in cui, almeno, si ammette che è ENEL Distribuzione che deve rispondere dell'annullamento e del tecnico inviato.

giovedì 3 aprile 2014

M5S: un candidato alle Europee: Francescomaria Evangelisti

Da: CIVONLINE

CRONACA, TARQUINIA

Evangelisti vantava crediti ma nessuno lo pagava più

TARQUINIA. Lo rivela il figlio sul social network facebook. L’imprenditore nautico di 67 anni aveva per questo difficoltà economiche. Nel biglietto lasciato ai famigliari: «Spero che dove vado ci sia qualche cosa da fare e la gente paghi»

CAPANNONE MORTE EVANGELISTI
TARQUINIA –  Lo sconcerto continua a travolgere gli abitanti di Tarquinia e del comprensorio afflitti per la morte dell’imprenditore nautico Francesco Evangelisti di 67 anni, trovato morto nelle prime ore del pomeriggio di mercoledì appeso alla catena di un paranco utilizzato per sollevare barche all’interno della sua azienda situata nella zona artigianale di Tarquinia. Gli inquirenti, dopo aver raccolto testimonianze e carte (diverse sarebbero anche le lettere lasciate dall’imprenditore), non avrebbero più dubbi sul fatto che sia trattato di suicidio. Per questo, con ogni probabilità, non verrà più eseguita l’autopsia ma soltanto l’ispezione esterna sul corpo di Evangelisti che è stato trasforito a Roma e resta ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria. Per tutta la giornata di mercoledì i Carabinieri di Tarquinia hanno ascoltato i famigliari e controllato tutte le carte relative all’azienda di proprietà dell’imprenditore romano, una piccola rivendita e riparazione barche che purtroppo non andava più tanto bene, soprattutto a causa dei mancati incassi, che a quanto pare avrebbero paralizzato l’attività. Ad esprimere rabbia e dolore è il figlio dell’imprenditore che ha affidato le sue esternazioni al social network facebook. «Essere il figlio unico di un imprenditore che si è suicidato è un’esperienza che spero debbano vivere in pochi- scrive Francescomaria Evangelisti, noto per essere il coordinatore della comunicazione del Movimento cinque stelle alla Regione Lazio - In sintesi la mia giornata è stata questa: sveglia, colazione nel consiglio regionale del Lazio e seguente visione della seduta, da tre giorni bloccata sul fatto che per non far dispiacere il centrodestra e i democristiani del listino e del PD è meglio non usare la parola ‘‘genere’’. Dopo pranzo, mentre si commentavano le solite amenità dell’orribile baraccone mi è arrivata una telefonata: ‘‘Francesco, tuo padre si è sentito male o si è impiccato’’». «La frase – prosegue il figlio - naturalmente aveva le sue ambiguità, non risolte con la chiamata all’ospedale e con quella ai carabinieri di Tarquinia, quindi nel dubbio mi sono messo in marcia verso nord. Durante il viaggio ho avuto modo di leggere sul Messaggero che si, mio padre si era suicidato e di ricevere la telefonata dei carabinieri che mi chiedevano di passare da loro, visto che tanto il corpo era a disposizione giudiziaria». «Non ho espresso alcun tipo di obiezione – prosegue Francescomaria -  dato che mi rifiuto di ricordare mio padre in quella posizione, sicuramente più adatta a dittatori e rockstar che a uno che nella vita ha fatto l’archeologo subacqueo, il fotoromanziere, il commerciante e l’imprenditore nautico. Se esiste un settore deprecabile, soprattutto per la moralità di chi lo popolava prima della caccia alle streghe, è quello della nautica, lo dice uno che è stato concepito in mare che su come solcarlo è stato visto semi obbligato a basare le proprie estati e che è cresciuto a debita distanza da quella feccia che negli anni ha fregato mio padre, abusando di questa maledetta signorilità tipica degli Evangelisti». «Sull’articolo del Messaggero c’era scritto che papà si era suicidato per la crisi ma il problema è molto più complesso». «A prescindere dalle sue doti imprenditoriali , uomo più di visione che di numeri – spiega il figlio -  il fatto che un uomo di 67 anni con una compagna amorevole, un figlio simpatico e una serie di amici e fans decida di mettere termine alla propria vita dipende da numerosi fattori, oltre che dalla solitudine. Prima della “grande crisi” decise di abbandonare la nautica da diporto e di concentrarsi su quella professionale, avendo visto che nell’Adriatico avevano sostituito i pescherecci di piccole dimensioni in legno con quelli di vetroresina. Prende un ingegnere rumeno e gli fa progettare il modello, considerando la possibilità di dotarlo di motori inclusi nelle licenze più accessibili. Inizia a vendere i primi, nel frattempo scopre che c’è un problema legato ad una regia legge sulla costruzione di piccoli scafi, mai abrogata ed interpretata in maniera eterogenea. I primi non pagano, i secondi aspettano il mutuo dalla banca, i terzi che si sblocchino i fondi europei. I primi continuano a non pagare dopo un paio d’anni, il mutuo è ormai un miraggio e i fondi europei sono finiti nelle tasche di qualche zoticone ben piazzato nei giusti uffici regionali. Ha lasciato una lista dettagliata dei crediti che vantava, abbastanza, una volta riscossi, per fargli godere una specie di tranquillità prima della morte naturale. Ma se non entrano i soldi, soprattutto se vuoi mantenere attiva la produzione, finisce la liquidità, i fornitori bisogna pagarli, come?». «Ricordo con gioia – conclude Franscescomaria - la soluzione che mi offrì uno zelante impiegato di banca più vicina allo strozzinaggio fraudolento che a quella spinta di credito per le PMI tanto amato da chi inietta miliardi in istituti malati e gestiti da malfattori tracotanti. A questo si aggiungano i molti altri mascalzoni che hanno sempre abusato di quel che era mio padre, ‘‘un uomo mite, amava il mare come me’’ lo ha definito oggi il maresciallo, anche lui con una tristezza che esulava dai doveri di ufficio ed è la stessa che traspare dagli altri con cui ha condiviso la sua mirabolante vita e che non lo hanno tradito per tre denari. Nel biglietto che ha lasciato sotto di se c’è scritto ‘‘Spero che dove vado ci sia qualche cosa da fare e la gente paghi’’. Buon viaggio papà che la tua speranza sia realtà perché nessuno debba mai più provare questo dolore». (a.r.)
(06 Mar 2014 - Ore 14:53)

Cercando informazioni sull'abrogazione del reato di immigrazione clandestina e su chi aveva votato a favore e chi contrario e, in particolare, cercando di approfondire come ha votato il M5S, mi sono imbattuta in questa notizia che già conoscevo nella sua incommensurabile tristezza, sapendo che si trattava del padre di un addetto stampa del M5S. 
Ora ho appreso particolari più precisi su di lui in quanto è fra i candidati, di prima scrematura, alle elezioni europee per il Movimento 5 Stelle. Ho letto il suo curriculum: un ragazzo che si è dato da fare, dunque lo merita. Il suo dramma personale è un dolore atroce, eppure egli ne ha parlato con grande equilibrio non attribuendo ad una sola causa il suicidio di suo padre.
In effetti è così: la causa non è mai solo una, ma c'è sempre quella che costituisce la spinta finale.
Come il giovane Eduardo De Falco. 
Certo la colpa di leggi e regolamenti che soffocano ogni iniziativa imprenditoriale e che non garantiscono alcuna giustizia (a meno di non spendere montagne di soldi in ricorsi giudiziari e avvocati) esiste ed è concreta. Troppo diffusa nella gente è questa percezione: qualsiasi sia l'attività che si svolge o il servizio che si richiede.
In Italia rimane in piedi una grande verità, sotto gli occhi di tutti: il diritto del cittadino NON esiste, per ottenerlo deve rivolgersi ai Tribunali, che costano.
In una democrazia vera e compiuta il diritto del cittadino, sia che riguardi una pratica burocratica, sia che riguardi crediti vantati, sia che riguardi la richiesta di un Servizio essenziale come l'allaccio di Luce, Acqua, linea telefonica ed altro, viene fisiologicamente rispettato. Invece in Italia si entra in un incubo per qualsiasi cosa.
Temo che NESSUNO riuscirà a cambiare questo: neppure il fattivo attuale Presidente del Consiglio dei Ministri. 
Auguro a Francescomaria Evangelisti di entrare in Europa, anche se io non lo voterò proprio a causa dell'agire (o meglio NON agire) del Consigliere Regionale Lazio Davide Barillari di cui egli è addetto stampa.
I cittadini si ascoltano, soprattutto se si è detto in premessa e se le istanze che portano sono di carattere generale e non personale.

mercoledì 2 aprile 2014

Aveva ragione Antoine



L'indimenticato Antoine, cantante corso di lingua francese ma di cognome di origine italiana, cantava questa canzone che esprime una grande realtà filosofica della vita...
Prima lo capiamo vivendo e meglio è. 

In questo momento l'esempio vivente di questa realtà è Matteo Renzi.
Tutti d'accordo, a parte i compagni di partito che lo appoggiavano anche prima e tanta gente comune che dice: "Ma lo lasciassero lavorare visto che fino ad ora non hanno fatto niente!"
Tutti d'accordo a criticare e a dargli addosso.
Meglio non fare niente! Restiamo fermi così, con le rendite di posizione intoccabili, aspettando Godot!
Intanto il popolo muore. Parte del popolo naturalmente! Perché poi c'è anche il popolo dei SUV che costano al momento dell'acquisto ma costano anche tanto per mantenerli: bollo, assicurazione e consumi!!
Chi sono costoro? 
Oggi ad Agorà parlavano di evasori: tanti, troppi!
Da anni mi segnalano che mamme, andando a prendere i figli a scuola, vedono genitori, che sanno non pagare la mensa scolastica per reddito basso, arrivare a ritirare i figli su macchinoni mantenuti non si sa con quale reddito nascosto.
E' un esempio, uno dei tanti visibili.
Esistono dunque i contribuenti che tirano la carretta ammazzati di tasse e gli scrocconi che, risultando quasi indigenti, vanno a visita ambulatoriale senza pagare il ticket.

Il lavoro da fare è enorme per Matteo, ma "chi ben comincia è a metà dell'opera" dice il proverbio.
Fra le critiche per la riforma del Senato, trovo pertinente quella dell'ottimo Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle. In una lettera aperta al Corriere della Sera, pubblicata sul blog di Beppe Grillo, egli scrive:
 La vita parlamentare degli ultimi anni ci insegna poi come una maggioranza parlamentare compatta sia in grado di approvare in pochi giorni anche leggi importanti e contestate dall’opinione pubblica, come nel caso del cosiddetto “lodo Alfano” approvato in soli 20 giorni nel luglio 2008. La Costituzione e i Regolamenti parlamentari vigenti contengono gli strumenti che consentono ad una maggioranza parlamentare di legiferare in tempi rapidi: dai procedimenti decentrati (sede legislativa e deliberante) fino ad arrivare alla deliberazione d’urgenza sui progetti di legge e ai decreti-legge per le situazioni di straordinaria necessità e urgenza.
Va tutto bene così? No, il testo costituzionale necessita senz'altro di una manutenzione. Penso, innanzitutto, alla riduzione del numero dei parlamentari: 945 sono decisamente troppi. Occorre, altresì, limitare il ricorso alla decretazione d’urgenza e inserire nuovi strumenti di partecipazione popolare, nonché rivedere il nuovo riparto di competenze tra Stato e Regioni che dal 2001 ad oggi ha provocato tanti contenziosi.
Fondamentale è quindi non confondere i cosiddetti "costi della politica" con quelli della democrazia. Trovo semplicistico trattare la questione delle riforme con la calcolatrice, anche perché – in questo caso – i risparmi sarebbero davvero trascurabili. Basti pensare che il Senato verrebbe trasformato e non soppresso, per cui sarebbe sempre necessaria una Amministrazione servente, il cui costo non sarebbe quindi eliminato. Al contempo, il numero dei deputati rimarrebbe invariato.

Ecco una critica che è seria e porge spunti di riflessione perché basata su fatti concreti.
E' verissimo, Berlusconi aveva quella che in gergo giornalistico viene chiamata "maggioranza bulgara" e l'ha usata solo per leggi a suo uso e consumo (e questo la gente che lo vota sembra esserselo dimenticato), ma Di Maio nel ricordarlo mette l'accento sul fatto che, se si ha una buona maggioranza, il "bicameralismo perfetto" non è impedimento al FARE, come Matteo Renzi teme e, per questo, motiva la sua riforma non soltanto sul risparmio economico ma anche su una più agevole legiferazione.

A proposito dell'emanazione delle leggi ricordo a tutti quello che qualcuno ha detto di recente, mi sembra a Ballarò, "In Italia abbiamo 120.000 leggi, al confronto ad esempio della Francia che funziona con 7.000".

Ecco, una riforma giusta per togliere un'eccessiva discrezionalità nell'applicazione, è quella di sfrondare e accorpare codeste leggi in Testi Unici di più agevole applicazione.  

martedì 1 aprile 2014

Virus Ebola

Da: Corriere.it

Allerta Oms per l’epidemia di Ebola in Guinea, già 80 vittime e 122 contagiati

di Mario Pappagallo


Il virus che causa febbre emorragica è quasi sempre letale e non esiste terapia. Il contagio si sta diffondendo in Sierra Leone e Liberia. Msf si mobilita.

Ginevra. Sede dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). La prima epidemia di Ebola in Guinea preoccupa gli esperti. Se non li allarma. Un dirigente del ministero del Paese africano aggiorna i casi: 122 malati sospetti e 80 morti, per ora in un’area del Sud. Ma il virus che causa la febbre emorragica (vi sono diversi ceppi, rapidi nel contagio e altamente letali: è il destino del 70-90 per cento dei colpiti) questa volta sta contagiando anche la Sierra Leone e la Liberia. Il via vai ai confini ne è la causa e i casi, pochi al momento, sospetti si stanno registrando anche in questi altri due Paesi dell’area equatoriale. Ed è arrivato nella capitale della Guinea, Conakry: otto casi confermati. L’ospedale di Donka è diventato il quartier generale e la struttura principale di isolamento. Medici senza frontiere (Msf) parla di un’epidemia senza precedenti nei termini della distribuzione dei casi in diverse località della paese. «A diffondersi in Guinea è il ceppo Zaire del virus di Ebola: il più aggressivo e mortale. Uccide più di 9 pazienti su 10», dice Michel Van Herp, epidemiologo di Msf attualmente a Guekedou. E continua: «Per fermare l’epidemia, è importante tracciare la catena di trasmissione. Tutti i contatti dei pazienti che potrebbero essere stati contagiati dovrebbero essere monitorati e isolati al primo segno dell’infezione».

La strategia
Strategia prioritaria: isolare la zona e contare i colpiti. I numeri in Africa sono approssimativi e le organizzazioni sanitarie sono spesso solo di facciata. Difficile quindi fare diagnosi, difficile contare i colpiti e le reali cause di morte. L’unica certezza è che in poco tempo l’emorragia causata dal virus dilaga nell’organismo colpito e che la morte è il finale più frequente a cui assistono medici e infermieri impotenti, a rischio loro stessi di contagio. Non a caso Ebola è uno dei più temuti virus sul fronte del bioterrorismo. Anzi, quando ha dato i primi segnali della sua presenza, c’è chi ha pensato alla “creazione” di un qualche laboratorio militare da testare sul campo. In Africa appunto, dove la vita - si sa – vale poco o nulla. Dove spesso si muore prima di nascere.

+++++++++
!!!!!!!!!!!!!!!

L'Africa non è così lontana. Lo sappiamo bene. Sbarca continuamente sulle nostre coste e la provenienza è da ogni dove. I cosiddetti Centri di Accoglienza altro non sono che luoghi di primo soccorso ma anche di tentativo di capire CHI sono gli individui che arrivano e da DOVE vengono.
Quanto questo sia arduo lo lascio immaginare a chi ha intelligenza e fantasia.
Nel frattempo non è disumano difendersi dalle malattie che queste persone, che vengono da Paesi che non danno loro nulla e men che meno assistenza sanitaria, portano necessariamente con sé.
Ha fatto scandalo e scalpore il filmato preso da un cellulare di un immigrato clandestino (dovrebbe essere paradossale che chi viene da povertà e privazioni estreme abbia un cellulare moderno) che mostrava una persona seminuda a cui veniva spruzzata acqua con medicamenti per disinfezione...
Sono le solite meraviglie farisaiche di chi è buono solo per criticare senza entrare nel merito delle difficoltà che chi porta soccorso può incontrare. Un medico mi ha spiegato che quelle persone avevano la scabbia, detta anche rogna... Forse oltre al soccorso bisogna prendersi anche le malattie che hanno? Non si può pretendere dagli altri quello che non faremmo noi stessi. Il sacrificio cristiano è una scelta molto personale e non si può chiederlo alla popolazione di un Paese come l'Italia che ne ha passate, fra l'altro, tante ma tante.
Chi si scandalizza non ha memoria e non ha conoscenza.

Ora che questo terribile virus Ebola si è riaffacciato con tanta rapidità e che sappiamo privo di controlli che ne garantiscano il blocco della diffusione, cosa pensa di fare l'Italia e, dietro di essa, l'Europa con gli sbarchi?
Non è il caso di mettere un cordone sanitario?
Negli USA, immigrati che venivano accettati perché le loro braccia servivano e non per arrembaggio alle coste come avviene qui da noi, c'era la quarantena a Long Island. 
Vogliamo rischiare? Ne basta uno che porti qui questa peste senza cura. 




lunedì 31 marzo 2014

La palude resiste


Era inevitabile: la palude resiste.
La spinta riformista franca, aperta, chiara in cui Matteo Renzi ha puntato anche la sua carriera politica, trova ostacoli da tutte le parti.
A nessuno gliene importa niente dell'Italia, ciascuno pensa solo ai propri interessi ammantandoli con ipocrite, false motivazioni, ma la sostanza è questa: ognuno ha interessi personali, di partito, di lobby.
Accusano questo giovane coraggioso e franco di tutto e di più, non sanno come fermarlo, scavano freneticamente nella sua vita, insinuano di tutto spaccando il capello in quattro.
Di fronte al suo andare avanti comunque mio marito, che aveva intuito già da tempo le sue potenzialità, dice che teme che lo facciano fuori anche fisicamente.
Questo suo timore mi ha fatto sorridere, ma certo ci proveranno in tutti i modi "a farlo fuori", anche se non fisicamente come teme mio marito. 

Come ho scritto io lo vedo come il biblico David contro il gigante Golia, immagine che calza con la mostruosità burocratico-istituzionale che paralizza l'Italia uccidendo fino la democrazia, ridotta al lumicino.
Un gigante che non vuol cedere le sue rendite di posizione e che vede male i cambiamenti.

Non solo io, in molti speriamo che Matteo Renzi ce la faccia, anche se tanti non riescono neppure più a sperare.
Ci piace anche Del Rio che ha smentito in TV molte delle voci propalate ad arte per screditare l'operato del Presidente del Consiglio.

Ma facciano attenzione quelli del PD: se ostacolano Matteo Renzi loro si disintegreranno definitivamente, finiranno in schegge prive di senso con le loro cariatidi tipo Bindi, D'Alema,  Finocchiaro ed altri animali di palude.
Trionferà quella strana cosa che è il Movimento 5 Stelle dove, insieme a molti giovani puliti e motivati, si vedono già segnali di vecchi modi di fare vestiti di facce giovani che non danno alcun apporto al vero cambiamento. Gente che scalfisce i problemi in superficie incapace di affrontarli e risolverli.

Matteo è l'ultima possibilità, poi la rovina sarà totale.

Le follie tipo "uscire dall'euro" le propongono i folli: non dovevamo entrarci allora, ma ora che ci siamo NON possiamo uscirne se non con un crollo economico di tutto il Paese.
Matteo Renzi, come Del Rio, dicono invece che bisogna continuare in Europa e cercare di migliorarla a nostro vantaggio.    

venerdì 28 marzo 2014

Papa Bergoglio, non a caso Francesco

Da: Il Giornale.it

Politici ladroni Dio perdona Papa Francesco no


Il Papa non perdona. L'inferno dei politici è cominciato all'alba. E Sua Santità dice che questo è solo un assaggio. Sveglia alle cinque per cercare la cravatta giusta. Poi comincia la processione dei papaveri: 298 deputati, 176 senatori, nove ministri, diciannove sottosegretari, ventitré ex parlamentari con tanto di vitalizio. In tutto sono circa cinquecento. Qualcuno alla fine si è dato malato. Destinazione San Pietro. C'è la messa del Papa. Che fai non ci vai? Magari l'anno prossimo si vota perfino in Italia. L'appuntamento è alla Domus Santa Marta, ingresso laterale, «porta della preghiera». Quelli che non vogliono farsi riconoscere arrivano con le auto blu. Davanti all'altare i posti sono stati già assegnati il giorno prima. Non si sa se con il manuale Cencelli o scelti dalle segreterie. Qualcuno si lamenta che non ci sono le preferenze. I più rammaricati sono i parlamentari di Campania, Puglia, Calabria e buona parte delle circoscrizioni siciliane. Quelli del Lazio, furbi, fanno finta di nulla.

La messa è alle sette. Quando comincia l'omelia tutti si aspettano la carezza del Papa. Invece parte la sberla. Francesco non dice neppure buongiorno. «I peccatori pentiti saranno perdonati. I corrotti no». E qui tutti si guardano in faccia per capire se sta parlando così in generale o ha preso di mira quel gruppetto al centro. Quando il Papa li chiama sepolcri imbiancati si è capito che ce l'ha con ognuno di loro. Panico. Allora è vero che Dio è onnisciente? I corrotti sono il peggio del peggio. Poi magari ci stiamo noi scribi e farisei. Molto, molto più lontani dal perdono rispetto a maddalene e prostitute. Quelle con la lettera scarlatta verranno perdonate. I corrotti, gli scribi e i farisei neppure con la raccomandazione. Perché, se qualcuno non l'avesse capito, Bergoglio sta parlando di una classe dirigente miope e ottusa.

Ed è la giostra delle reazioni via twitter la prova che il perdono è lontano. La cattolica praticante: «Va bene la sgridata, ma così se l'è presa con noi peones». L'ex montiano: «Così si alimenta il populismo». La ministra: «Il papa ha fatto un discorso alto. Io non mi sento chiamata in causa personalmente...». Quello di Forza Italia: «Che botte!». Il grillino: «Grazie Papa Francesco». L'alfaniano: «È stata messa semplice ed essenziale, un inno alla preghiera». Il vendoliano: «Il Papa era freddo, distante, sentivo in me un senso di gelo». Il renziano: «Dobbiamo restare vicino al popolo». Il leghista: «Mi sono confessato dopo vent'anni». Ite missa est.

Grande, grandissimo Papa! 

Sta riportando la Chiesa sul sentiero di Cristo e della sua parola.
L'unica parola che indica il sentiero dei Giusti, che si creda o meno nella trascendenza.

Hanno fatto ridere con i loro commenti i soliti falsoni che rimuovono la realtà per non guardarsi allo specchio.

Diritto all'acqua in zona Latina, ma anche a contratti con ENEL e TELECOM

Il Messaggero - Latina 25 marzo 2014 
Acqualatina, scattata l'ispezione di Garante e Finanza
I controlli riguardano le tariffe del biennio 2012-13 
La verifica 
Il gestore pontino e' uno dei tre selezionati in tutta Italia, 
da ieri ispettori al lavoro


E' Acqualatina, uno dei tre gestori del servizio idrico interessati dalle verifiche ispettive decise dall'Autorità per l'energia il gas e il sistema idrico. I controlli, spiega l'authority, riguardano le «tariffe applicate nel servizio idrico» e la «restituzione della remunerazione del capitale investito». «Le verifiche ispettive previste spiega il Garante – hanno l'obiettivo, in particolare, di accertare la correttezza e la coerenza dei dati utilizzati dai gestori per definire le tariffe dell' acqua per il biennio 2012-2013, l'efficienza del servizio di installazione e gestione del contatore e il rispetto dei criteri e delle procedure indicati dall'Autorità per la restituzione ai clienti della quota remunerazione del capitale investito per il periodo 21 luglio 2011- 31 dicembre 2011 abolita dal referendum». La campagna viene realizzata in collaborazione con il Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza. Ed è per questo che,da ieri sono al lavoro, nella sede di Acqualatina, gli ispettori. l controlli dureranno, a quanto risulta, diversi giorni. . Il Garante ha individuato i tre gestori oggetto di verifica ispettiva «in base alla dimensione e alla distribuzione sul territorio nazionale e in relazione a incongruenze nei dati dichiarati all'Autorità». La deliberazione prevede anche che l'Autorità «potrà prendere visione ed accertare la correttezza e coerenza dei dati trasmessi anche attraverso il controllo dei bilanci aziendali e della documentazione di supporto, dei documenti relativi al rapporto con l'Ente d'Ambito o con il soggetto competente per ciascun territorio, dei documenti di fatturazione e dei contratti di fornitura. Informazioni e documentazioni utili potranno eventualmente essere chiesti anche ai soggetti coinvolti nelle procedure di determinazione delle tariffe per ciascun territorio e agli Enti d'Ambito.

APPRENDO QUESTA NOTIZIA TRAMITE I COMITATI PER L'ACQUA PUBBLICA DI CUI FACCIO PARTE.

NE SONO FELICE.

FORSE SAREBBE IL CASO CHE, OLTRE AL GESTORE DELL'ACQUA IN ZONA LATINA, SI FACESSERO DEI CONTROLLI ANCHE SUI DISTRIBUTORI DI ENERGIA ELETTRICA E SU TELECOM DI DETTA ZONA. 
AVVENGONO INFATTI COSE NON SPIEGABILI ANCHE CON TALI DISTRIBUTORI, FATTI SUI QUALI BISOGNEREBBE FARE CHIAREZZA.
ESISTONO LEGGI E REGOLAMENTI CHE STABILISCONO REGOLE PRECISE PER GLI ENTI CHE GESTISCONO I SERVIZI PRINCIPALI DEL PAESE, LEGGI E REGOLAMENTI CHE SALVAGUARDANO, O DOVREBBERO SALVAGUARDARE,  IL CITTADINO UTENTE. 

L'opera umanissima della trasmissione "Chi l'ha visto?"

Da: Corriere della Sera.it
«Ecco come ho ritrovato 
mio figlio dopo 42 anni»
Gianluca Marucchi a «Chi l’ha visto» cercava la propria madre. Ha trovato il padre e quattro fratelli

di Iacopo Gori


«Stamattina è morto Nerino, il mio cane: aveva 19 anni. Ho pianto. Stasera ho ritrovato mio figlio, Gianluca. Non avevo notizie di lui da 42 anni. Oggi è il 19 marzo, la festa del papà. Ma ti rendi conto? Una cosa fantastica, incredibile». La telefonata finisce così, senza altre parole.
Giacinto Migliori - «nome difficile da portare, mi chiamano tutti Romolo» - ha 69 anni. Una vita movimentata. Fa il pittore, dipinge acquarelli con gli olivi argentati e i tetti delle case della campagna toscana, vive da oltre venti anni in un piccolo mondo meraviglioso che sembra finto chiamato Poppiano, sulle colline intorno a Firenze.

Giacinto (Romolo) con il figlio Gianluca in braccio


È orgoglioso delle sue origini, viene da Castro dei Volsci («Il paese di Nino Manfredi»). Ha una faccia pasoliniana, del secolo scorso. Un accento romanesco mai attutito. Una scarsa attitudine alle pubbliche relazioni perché le cose le dice sempre e in faccia a tutti ma a Firenze - nonostante il carattere - lo conoscono in tanti. Da più di venti anni vende i suoi acquarelli in via Calzaiuoli, tra piazza del Duomo e piazza della Signoria. Non a tutti, solo a chi vuole lui. Non è un problema di soldi ma di persone. Sceglie lui a chi vendere. Perché è fatto così, controcorrente da sempre. Un personaggio. Come quando legge Gesualdo Bufalino o Ettore Petrolini per gli amici o recita pezzi di Pasolini.
Non parla molto volentieri della sua vita passata. Intensa quanto movimentata. Ma nel muro accanto al caminetto, vicino a dove dormiva Nerino, insieme alle foto degli amici più cari ha da sempre una foto ingiallita, tagliata da una parte: un ragazzo con in collo un bambino. «Quello è Gianluca, mio figlio, e quell’altro sono io». E dov’è ora Romolo? «E chi lo sa? Non ho notizie da 41 anni». Inutile chiedere a Romolo. Se vuole ti dice lui. «La madre chiamava la polizia quando io arrivavo a Torino. Io poi andai in Olanda. Seppi che fu dato in adozione. L’ho cercato con il cognome Migliori, il mio, o Freddi, quello della mamma. Niente». Storie di altri tempi. Inconcepibili nell’era dei social media e del dna.
Gianluca in realtà cercava la madre. Sapeva di avere dei fratelli. Una madre e un padre. Era stato adottato da una famiglia di Torino, a sei anni. E ora voleva sapere la verità. Si è rivolto a «Chi l’ha visto». Mercoledì scorso ha raccontato la sua storia su RaiTre. Gianluca Marucchi è un uomo forte. «I bracci doppi» dice Franco Casaglieri «Un bello sguardo, da ragazzo per bene». Gianluca ha avuto una vita in salita. Da solo (e grazie a una famiglia che l’ha adottato) si è costruito pezzo per pezzo la sua vita, non in maniera facile. Ha fatto il fotomodello per grandi marche di moda. Poi il paracadutista nella Folgore. Poi ha messo su un’impresa di onoranze funebri, un’azienda che funziona bene. E una bella famiglia con due figli. Ha affrontato la vita a viso aperto, senza paure. Quella vita che non era stata molto tenera con lui. Ma aveva delle risposte fondamentali che gli mancavano. È andato a «Chi l’ha visto» a cercare la madre. Ha scoperto che era morta e che lui aveva quattro fratelli (avuti da sua madre con quattro uomini diversi) e un padre vivo.
Gianluca Marucchi

È squillato il telefono di Romolo. Era Fanny, un’amica pittrice. «Non riattaccare. Guarda che su RaiTre c’è tuo figlio, accendi subito». Romolo ha cambiato canale e si è attaccato al telefono. Mercoledì prossimo, nella nuova puntata di «Chi l’ha visto», andrà in onda l’incontro tra Romolo (Giacinto) e Gianluca. Loro si sono visti domenica a Poppiano. Gianluca è voluto andare da solo a trovare suo padre. Emozione troppo forte. Si sono visti dopo che Romolo ovviamente aveva litigato con la produzione del programma che rallentava l’incontro per organizzare al meglio le riprese. «Quando mi ha visto mi ha detto “Non c’è bisogno di fare il dna, sono tuo figlio”». E te che gli hai risposto? «Oh, nun c’è bisogno de fà la colletta quando mmuoio..ce pensi te ar funerale». 
«Sì sono commossi sì, tu vedrai - dice Franco Casaglieri, uno degli amici storici di Romolo nonché compagno di giochi di Roberto Benigni, pratese doc, esperto di donne e filati - se tu vedi gli occhi lo capisci subito che sono babbo e figlio. E’ stata una cosa da schiantare da ridere. Una cosa bellissima, incredibile. Il miracolo di Nerino o uno scherzo di Carlo Monni?»

Giacinto Migliori (Romolo), il figlio Gianluca e Fanny, l’amica pittrice di Romolo (Foto Gianni Frati)


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Questo articolo non può rendere le immagini che ho visto nella trasmissione "Chi l'ha visto" e le parole dette da quest'uomo emozionato a cui è capitato il miracolo di ritrovare un figlio mai dimenticato ma che, per vicende ora da lui chiarite, in pratica gli è stato sottratto.
Con una rara freschezza umana, data l'età che le vicende difficili dovrebbero appannare, il padre di Gianluca ha narrato la sua vicenda.
Forse perché è un artista si è conservato spontaneo in modo addirittura ingenuo e non ha nascosto la sua emozione, fino al punto che, incalzato dalle domande della giornalista di "Chi l'ha Visto" che gli smuovevano ricordi e sentimenti, la voce gli si è incrinata cedendo alla commozione che, con pudore, ha cercato di nascondere senza riuscirci.

Egli è stato un ragazzo padre, non essendo sposato, mentre la bella donna alta ed imponente, da cui Gianluca ha preso la corporatura e che è sua madre, era sposata ed egli ha detto anche il cognome del marito, che poi chiese il disconoscimento della paternità ottenendolo e Gianluca fu iscritto all'anagrafe con il cognome della madre: Freddi.
"Perché non lo riconobbe?"
Chiede l'inviata della benemerita trasmissione.
L'uomo, piccolo, magro, scattante, ha un moto sincero:"Io volevo dargli il mio cognome! Ma lei non volle e inizialmente Gianluca si chiamava ... - e dice il cognome del marito della madre - Poi il marito fece il disconoscimento di paternità e lei non volle dargli il mio perché sapeva che io lo avrei mandato da mia madre e dalle mie sorelle in Francia. Lei aveva già quattro figli... Io avevo 24 anni e lei 38."
Sorride ai ricordi della notte d'amore nella quale generò il figlio ritrovato, dimostrando un certo romanticismo... Dice:"Lei l'aveva con me.. capisci..perché io l'ho lasciata."
Da una busta tenuta con cura trae delle vecchie immagini tenute come reliquie: in una foto egli appare giovanissimo con Gianluca in braccio e la bellezza imponente della madre, ormai morta, accanto.
Lui è un bel giovane con il disegno della bocca che richiama il disegno della bocca di Gianluca.
Il piccolo ha la fisionomia tenera del Gianluca adulto. Il padre tiene al suo bambino e si vede da come lo regge amorevolmente in braccio e lo guarda protettivo e orgoglioso.
Ma egli non poteva rivendicare nulla su quel bambino di fronte alla legge. La madre ha preferito metterlo in un istituto piuttosto che farlo vivere con i suoi consanguinei: nonna paterna e zie che vivevano in Francia.
Perché lo avrebbe avuto lontano? Difficile ammetterlo, visto che lontano è finito comunque, abbandonato fra estranei finché addirittura non è stato adottato ed ha cambiato per la terza volta il cognome. 
Un aspetto non chiaro è dato dal fatto che fosse sposata ma che i suoi 4 figli avessero tutti il suo cognome: Freddi. Forse il matrimonio è successivo a queste sue maternità di padri diversi? Forse, anche se Gianluca è frutto di un ennesimo amore non coniugale, voleva che almeno lui non portasse il suo cognome di ragazza madre?
Forse il fratellastro che ha telefonato in trasmissione potrà chiarire a Gianluca questo aspetto della madre ormai defunta.

Dal punto di vista del padre è una storia bella e commovente: egli per tutta la vita si è chiesto che destino avesse avuto il suo bambino e, evidentemente, ne parlava con tutti mostrando le due uniche foto-reliquia, perché la pittrice che vende i suoi quadretti per strada a Firenze, come lui, ne era così edotta che appena ha sentito la storia di Gianluca in televisione lo ha chiamato gridandogli: "C'è tuo figlio a "Chi l'ha visto"!!!" 

Una bella storia perché finita bene. L'ennesima di un essere umano che, pur avendo avuto genitori adottivi amorevoli, cerca sempre i suoi genitori naturali, quei genitori naturali che ad Anna Giulia Camparini sono stati negati.