mercoledì 21 maggio 2014

Stranita umanità

Ripubblico la prefazione della Raccolta “Le Verità Nascoste”  insieme ad una novella già pubblicata due volte: "Stranita umanità".


Prefazione alla Raccolta di Novelle
“Le Verità Nascoste”

Le verità nascoste sono quelle, anche palesi, che non possiamo dire apertamente per motivi di opportunità, per non offendere o creare conflitti e, peggio, contenziosi legali.

Sono verità: sono lì sotto gli occhi di tutti, sono fatti, ma si negano, si fa finta di non vederle e se ne parla solo nascostamente. 

Per questo le novelle di questa raccolta hanno un taglio particolare: sono dialoghi, conversazioni segrete, oppure ascoltate per caso, o rubate. Sempre in esse si rivela la cattiveria umana, l’ipocrisia, la falsità, la menzogna. Quest’ultima, proprio perché è l’esatto contrario della verità, viene riportata svelandola attraverso i dialoghi e lo svelarla è la rivelazione di una maldicenza o, peggio, di una calunnia e la verità sta proprio nel meccanismo di portarla alla luce attraverso le parole dei protagonisti.



Stranita umanità

La donna dalla voce di gatta sfiatata appena lo vide lo agganciò e dopo poco già si davano del tu come fossero vecchi amici. Invece non sapevano assolutamente nulla l’uno dell’altra.
Maria giocava con il suo nipotino in giardino: lui, cinque anni, voleva che lei facesse canestro per lui. Ma lei non ci riusciva. Non era mai stata un tipo sportivo e non riusciva ad infilare la palla in quel canestro che qualcuno dei suoi figli aveva inchiodato in alto, sul tronco di un superbo pino.
“Dai, dai!” Incitava il bambino.
“Non ci riesco Enrico – rise la nonna – è troppo alto per te ma anche per me!”
Allora ci riprovò lui, ma la palla ricadde dopo essere passata sotto il canestro. 
“E dai nonna, fallo tu!”
Lei rise divertita da quel gioco: “Vuoi che io lo faccia per te, sono il tuo alter ego!” Non faceva niente se il bimbo non conosceva quell’espressione, Maria pensava che parlando con ricchezza di vocaboli  i piccoli imparavano più parole e concetti.
Dietro la siepe c’era il nuovo vicino con qualcuno, forse il fratello che, sentendo quelle voci chiese: “Chi è? La signora?”
“Sì”
“E com’è?
“Scema.”
Maria sentì perché quel “Scema” era stato detto con voce alta e sicura.
Se si potesse disegnare il pensiero come nei fumetti, sopra la testa della donna sarebbe comparso un punto interrogativo.
“Sarà per l’alter ego?” Si chiese. Ma le sembrava esagerato, ed un giudizio così sicuro sulla sua intelligenza le sembrava affrettato data la loro scarsa conoscenza che, per il momento, si era limitata ad un saluto.
Pensò ad una malevola presentazione da parte della precedente proprietaria che era stata, fra l’altro, sua amica. Un’amicizia mediata da una ospite fissa di quella donna, una sua amica dai tempi del liceo, di ben altra fatta, che ancora la gratificava della sua stima ed amicizia. La precedente proprietaria a Maria non piaceva perché, pur avendo avuto un bimbo non riconosciuto dal padre, aveva continuato, come prima di averlo, a far entrare ed uscire uomini dalla sua vita e, con molta superficialità, aveva detto che teneva il conto ed ormai era  arrivata a settanta e passa, quasi ottanta: sotto gli occhi smarriti di quel povero bambino che vedeva sempre facce nuove chiudersi in camera con sua madre. L’amica ospite era diversa e tramite lei Maria aveva accettato anche quella insulsa sciagurata. Finché, avendo fissa dimora altrove, non aveva cominciato ad affittare la casa, e sempre a gente losca. Uno di questi, appresero dal maresciallo che comandava la locale stazione dei carabinieri, era un piccolo truffatorello, con precedenti penali di gioventù, quando abitava a Torpignattara, di furto di autoradio: pare fosse la sua specialità. Ora temevano che avesse fatto il salto di qualità nel campo degli stupefacenti. D’accordo con il suo equivoco inquilino la scomoda vicina ed amica denunciò ai vigili lo spostamento, peraltro preannunciatole, di un box che il marito di Maria stava effettuando da un lato ad un altro del giardino. Dovettero smontarlo. Al telefono la sciagurata si faceva negare a Maria, che voleva chiederle spiegazioni di quel comportamento insensato ed ostile. La scomoda amicizia finì e l’amica comune che aveva fatto da legante tentò di giustificarla dicendo: “E’ impazzita. Lei è fatta così, ogni tanto impazzisce.”
“Figuriamoci se una così può dare della scema a me!! “ Pensò la donna, addebitando il lapidario giudizio del nuovo vicino alla ex proprietaria .
Ma si  sbagliava Maria, e lo capì quando il giorno dopo sentì la voce da gatta sfiatata di Milva che chiamava per nome il nuovo vicino, come se lo conoscesse da una vita: “Francooooo! Sono andata per te per il gas….” Non sentì altro, ma le bastò. Capì da chi veniva quel giudizio insultante perché conosceva le stranezze e l’ostilità di quella donna nevrotica, abbandonata dal marito ormai stufo della sua nevrosi, che provava astio verso di lei che aveva dimostrato di saper vivere serenamente e semplicemente. Milva voleva darsi arie, si atteggiava a persona importante, anche se non era buona a nulla, e si riteneva più su di Maria. 
Poi vide che la modesta Maria lavorava, aveva una bella famiglia unita e, senza spendere tanti soldi, sapeva anche essere sempre a posto, sempre sobriamente elegante. Quando il marito non tornò più a casa la sua frustrazione, di fronte alla vicina che voleva ritenere inferiore a lei, scoppiò. Quando la incrociava non la salutava e diceva a tutti che era scema e matta. Intanto continuava ad imbottirsi di psicofarmaci.
“Ma questo Franco deve essere un cretino patentato, - pensava la semplice Maria – per sposare un giudizio altrui al punto tale da farlo proprio, senza conoscere la persona che etichetta in questo modo. Io i miei giudizi sugli altri me li formo con l’esperienza. Come si fa a spingersi a spararli così, con sicurezza, quando non sa nemmeno chi è Milva: una povera nevrotica che vive di ansiolitici e sonniferi!” 
Il cretino in questione aveva detto di essere un ispettore di una polizia specializzata nei problemi di immigrazione. Cominciò subito a darsi grandi arie girando per il suo giardino urlando telefonate importanti sul suo cellulare, o almeno lui le riteneva tali da essere di curiosità ed interesse per i vicini. Aveva dato il suo biglietto da visita con lo stemma della Polizia di Stato a Maria, girava in camicia in modo che si vedesse l’imbracatura con la pistola. Tutte cose che rafforzarono l’idea in Maria e la sua famiglia che fosse proprio un cretino.
Un giorno le parlò con aria importante di Milva chiamandola: “La signora della famiglia Beccaccini.”
“Forse intende la famiglia Fiorentini…” Lo corresse con ironica pietà, che lui non notò, Maria. 
“Non lo so, io la conosco come Beccaccini…”
“E’ il suo cognome da ragazza, ma se lei parla della famiglia, allora deve dire Fiorentini, così si chiama il marito e così si chiamano i figli.” 
“Questo stupido non sa nemmeno come si chiamano perché la nevrotica, visto che il marito se ne è andato da poco, gli avrà detto il suo nome da ragazza: prima però si pavoneggiava chiamandosi in terza persona “la signora Fiorentini”, come se suo marito fosse Frà Cavolo da Velletri e non soltanto un Dirigente mazzettaro, come ha confessato lui stesso, durante una cena, ai loro vicini e “amici”, i Sigg.ri Bruni, i quali  si sono subito premurati di ridircelo appena ci hanno conosciuti. Però questo cretino nuovo nuovo beve e fa suoi i giudizi di Milva, di cui, come sta dimostrando, non sa nulla …” Pensava la donna mentre lo guardava.

Uscendo Maria incrociò il poliziotto che indossava un’imbracatura da rocciatore e stava parlando con suo marito fuori dai cancelli delle rispettive abitazioni. Ne dedusse che la usava per arrampicarsi sugli alberi per potarli e gettò un’occhiata all’interno del suo giardino dove, in effetti, giacevano alcuni rami di pino in terra; vide anche una donna bionda ed un bambino altrettanto biondo e, per essere gentile e far vedere che si interessava a lui, nonostante il non lusinghiero giudizio sulla sua intelligenza, chiese: “E’ il suo bambino? Quanti anni ha?”
“Sì è mio figlio: Giacinta gli vuole bene come fosse suo. Io sono divorziato.”
Da questo fu chiaro che la donna, anche se aveva in comune con il bimbo il colore dei capelli, non era sua madre.

Il bimbo poi sparì ed anche la donna, anche se lei veniva ogni tanto. 
“Mio figlio vive in Colombia con la madre che è di lì.” Disse Franco un’altra volta.

Poi la bionda Giacinta venne a vivere lì. 

Uscendo un giorno Maria sentì la voce del vicino che parlava con tono altissimo al telefono, tanto da sentirsi fuori dal cancello. Si voltò e vide che teneva la finestra spalancata, girava a torso nudo con un telefono fisso in mano, trascinando un lungo filo e parlando diceva: “Ma non è vero che non mi facevo trovare, non è così….”
Maria infilò l’automobile e se ne andò prima possibile. Non voleva essere coinvolta in altre pazzie dei suoi vicini: aveva già fatto altre esperienze ed ormai riconosceva subito le stranezze.

Qualche tempo dopo, sempre uscendo, (purtroppo doveva passare per forza da lì, non avendo comode uscite sul retro che consentissero di eclissarsi alla chetichella), vide la bionda che (da un po’ di tempo non si vedeva più, pur abitando con Franco) stava fuori dal suo cancello chiuso guardando i cani che si sollevavano sulle zampe dall’interno, scodinzolando ed abbaiando.
Maria non capì cosa stesse facendo lì fuori, guardando i cani così intenta e con le braccia conserte, ma non poté non darle il saluto, cercando nel contempo di risalire in auto dopo aver chiuso il proprio cancello.
Quella sembrò non aspettare altro e, indicando con aria desolata i cani, disse con sufficienza: “Sono venuta a dar da mangiare a queste povere bestie.” Come se Maria dovesse essere edotta che lei non abitava più lì.
Di matti che fanno casini e che pensano che il mondo ruoti intorno a loro e che gli altri non abbiano altro da fare che interessarsene, Maria aveva già le tasche piene. Fece finta di niente pensando: “Questa crede che è così importante che le cose sue sono uscite sul giornale? Per me abitava qui e se non parla chiaro non sarò io di certo a farle domande.”  Le chiese con tono salottiero: “A quando le ferie?” Ed avuta una risposta qualsiasi con un sorriso si eclissò.
“Che si pagassero lo psicanalista se hanno dei problemi. Ma che razza di comportamenti! Vivono in modo disordinato e ti parlano come se tu dovessi essere informata di tutti i cazzi loro! Quando di te non sanno niente ma ti definiscono “scema”, senza ragione alcuna, o “pazza” come ho sentito con le mie orecchie dire proprio da questa pazza vera, visto come vive…”  Pensava con sincera e schietta cattiveria guidando.

Un giorno il suo convivente era venuto a chiedere qualcosa a loro, era d’estate e lei in casa portava una maglietta di filo che faceva intravedere il seno che Maria, nonostante avesse cinquant’anni, aveva bello sodo e dritto… Forse l’uomo era rimasto turbato, fatto è che, nel rientrare in casa l’aveva detto alla sua convivente e Maria, che l’aveva riaccompagnato per pura cortesia fino al cancello e stava percorrendo il suo vialetto per rientrare in casa, lo sentì ed udì anche il commento di Giacinta:”Se è pazza…” 
Di nuovo il punto interrogativo insieme ad uno esclamativo comparve nel pensiero della donna: 
“Ma pazza sarà lei e quello scemo con cui vive!! Ma cosa vogliono questi? Si presenta in casa mia per chiedere una cortesia a mio marito e che debbo fare io, mi nascondo o mi cambio di abito?” 
Raccontò a suo marito quello che aveva sentito e lui sorrise e le disse: “In casa tua tu stai come ti pare. Se lui si turba perché hai i capezzoli a punta peggio per lui: con quello che si vede per la strada poi…”
“Non ne parliamo: reggiseni che spuntano come vuole la moda, abiti che sono come le sottovesti di una volta, vanno in giro a tutte le età come se stessero al mare… per la città però. Io vesto in modo classico, ma a casa mia con il caldo voglio stare comoda.”
“Poi non è che aspettassimo visite, – concluse il marito con indifferenza – fregatene.”

Poi la bionda tornò.

Franco e Giacinta ebbero una bambina e Maria portò loro un pensierino, anche perché la bionda carinamente aveva regalato un pagliaccetto al suo secondo nipotino quando era nato.
Un giorno vennero tutti e tre a far loro visita e la bionda raccontò che le avevano trovato un tumore all’utero quando la bimba era nata, disse che “aveva rischiato”, ma il medico, prontamente, lo aveva tolto. Maria le fece tanti auguri di buona salute. 

Una domenica che stavano tutti a vedere una importante partita di calcio e Maria, non interessata, stava stendendo i panni sul balcone, Franco suonò al loro cancello, lei chiese di cosa avesse bisogno e quello, pallido e con l’aria tirata, disse: “Mi può chiamare suo marito?” Lei non gli aveva mai concesso il “tu” che Milva gli aveva dato “espresso”.
Suo malgrado andò a disturbare gli “sportivi” incollati sul televisore a seguire la palla:
“Scusate – esordì – ma c’è il vicino, Franco, che vuole uno di voi, anzi vuole te.” Disse rivolta a suo marito.
“Ma che cazz… vuole questo, proprio mo’…” Rispose il marito senza staccare gli occhi dal televisore.
“Non lo so, ma aveva un’aria…”
“Un’aria del cazzo! Ma proprio adesso? Ma questo non li segue gli Europei?!
“Ma io che ne so.” Concluse Maria.
Suo marito si alzò e lo seguì anche suo figlio che, pur non vivendo con loro, era venuto a vedere la partita con il padre.
Andarono al cancello e Maria tornò sul balcone a continuare la sua faccenda domestica.
Da lì sentì la seguente discussione:
Franco, il poliziotto, tremante di rabbia, pallidissimo: “Avete lasciato la macchina davanti al cancello ed i miei ospiti hanno faticato ad entrare in casa mia!”
Il figlio di Maria: “Ma è davanti al nostro cancello, non davanti al suo… Peraltro è uno spazio definito nel rogito notarile di proprietà privata.”
“Sì, ma c’è scritto anche che, pur essendo di proprietà privata, deve lasciare spazio per la manovra agli altri..."
“Ma l’ha lasciato, – a questo punto il marito, superscocciato dal dover star lì mentre la partita si svolgeva, imbufalito perse la sua solita formale cortesia – se i suoi ospiti sono imbranati che è colpa nostra? Ci passa un carroarmato, ci passa!”
“Ma mi sembra che, comunque, sono entrati.” Osservò il figlio, che aveva visto un po’ di gente e di auto all’interno del giardino di Franco.
Il marito di Maria girò le spalle allo scocciatore facendo un gesto verso l’alto con il braccio e si precipitò a vedere se nel frattempo avevano fatto gol…. Lasciando il figlio a discutere con l’uomo che continuava a tremare pallido e furente.
“Sono entrati ma faticando nel fare la manovra!” Stava dicendo.
“Mi dispiace, – disse il giovane a questo punto – ma sono arrivato all’ultimo minuto e la partita stava per cominciare, altrimenti l’avrei messa dentro. Comunque lo spazio per la manovra c’era…”
“Oggi io mi sono sposato con Giacinta… Capisce?!”
“Auguri!” Disse il giovane e corse dentro con lo stesso spirito del padre: sperando che non ci fossero stati gol.
“Auguri! – Disse Maria dal balcone. – Non lo sapevamo. Auguri ancora.”

A partita finita i commenti si sprecarono.
Il giudizio migliore del marito fu: “Solo uno stronzo viene a rompere i coglioni mentre la gente sta seguendo gli Europei. Anche se lui non segue il calcio è un evento che si sente anche dalle case vicine. Ma non li sente gli urli?”
“Ma si sposano adesso?” Chiese il figlio. “Ma non avevano già una bambina? Lui era divorziato mi pare, no? Però in un giorno del genere uno è allegro, felice, e passa sopra a scemenze tipo la macchina del vicino che dà fastidio alla manovra. Io ero così felice il giorno del mio matrimonio che ero ben disposto verso il mondo intero… Lui era pallido, tremava… E’ incredibile.”
La pensierosa Maria disse: “Per me non si voleva sposare. Lei l’ha indotto con quella storia del tumore che poi era una cosa benigna… E quello non stava tanto felice per questo.”
“Ma sti’ cazzi! E viene a sfogarsi qui sto’ pazzo?!” Concluse il marito.

Quando la bionda sparì definitivamente con la bambina, gli incarogniti vicini si guardarono bene dal fare domande, anche se, abbassata l’arroganza, Franco provò timidamente a far loro un po’ pena. Ma i vicini avevano alzato un muro di distacco.
Eventi precedenti, che avevano vissuto con il vicinato, li avevano portati a quel punto.

Ad esempio la precedente proprietaria con la storia del box, dopo che le avevano dato la loro amicizia e sopportato infinite follie. Come quella volta che l'avevano invitata con il suo bambino per il giorno di S. Stefano, sapendoli soli, e dopo una telefonata in cui diceva che stava arrivando da Roma, era sparita. Il marito di Maria l’era andata a cercare lungo la strada temendo in un guasto dell’auto. Non c’erano ancora i cellulari ma molti telefoni a gettone e lei, per una ruota mezza sgonfia, aveva deciso di tornare nella casa romana dove, finalmente, Maria riuscì a contattarla. In realtà rispose il figlio che disse la ragione del rientro. “Ma non potevate telefonare?” Chiese allibita Maria. “Sono le tre e noi non abbiamo mangiato per aspettarvi, il pranzo della festa si è raffreddato e mio marito è per strada a cercarvi.” 
O quella volta che, non si sa come, era caduta dal vialetto della sua villetta, adiacente alla loro, nella sottostante rampa delle auto, e Maria l’aveva caricata in auto e portata in ospedale, rimanendo con lei e riaccompagnandola  poi a casa.

Amici della sciagurata, che lei aveva loro presentati, entrambi separati con figli, erano venuti a vivere lì vicino e suonavano al loro cancello in ogni ora, anche quelle del riposo, per chiedere ogni tipo di aiuto e di favore. La loro convivenza era durata solo due anni ed avevano cercato anche di coinvolgerli nelle loro diatribe.
Prima di unirsi in questa rapida ed infelice convivenza, questa coppia di separati, veniva nella villetta della sciagurata che dava loro le chiavi per usarla come garçonnière.
Non era l’unica coppia a cui le dava e nella casa c’era un certo via vai…
A Maria ed alla sua famiglia aveva chiesto la cortesia di tenere un mazzo di chiavi per la sua comodità: “Se deve venire un operaio per fare qualche intervento basta che gli telefono da Roma e voi gli aprite, così non sono costretta a venire su.”  Aveva motivato la sua richiesta ringraziandoli per il disturbo. Ma aveva dimenticato di dire che altre chiavi le dava ai suoi amici, spostati come lei, per altri usi.
Le prime volte, allarmati, avevano temuto che fossero entrati i ladri. Poi, guardando preoccupati dalla loro casa, si erano resi conto che l’intrusione era di altra natura.
Erano già molto seccati con la loro vicina per aver dato loro quell’incomodo delle chiavi, senza avvertirli degli altri usi a cui adibiva la casa, quando, una sera che stavano cenando con dei loro parenti, la sciagurata suonò al loro campanello.
“Chi sarà a quest’ora?” Si chiesero un po’ tutti.
Andò ad aprire Maria e, visto che era la scomoda vicina a cui, grazie alla sua ex compagna di scuola che veniva spesso come sua ospite, avevano dato la loro amicizia, sia pure con una certa riserva, la fece accomodare in ingresso. Quella, senza scusarsi per l’ora ed il disturbo, disse che doveva parlare loro di una cosa che era accaduta, ma che voleva che ci fosse anche suo marito.
Doveva essere qualcosa di molto grave per  costringere delle persone ad interrompere la cena, con l’aggravante che avevano degli ospiti.
Maria scese in taverna e chiese a suo marito di salire in ingresso, mentre i loro parenti chiedevano: “Ma che è successo?”
I due attoniti vicini si sentirono fare il seguente racconto:
“Oggi arrivando ho trovato delle feci nel bagno e dei peli nel bidet. Dato che voi avete le chiavi volevo sapere se ne sapete qualcosa.” Era seria e per nulla in imbarazzo per aver interrotto la cena ai due e per essere piombata in casa loro a quell’ora.
I due la guardavano basiti. Pensavano che fosse successo qualcosa di grave e mai, neppure con la più sfrenata fantasia, avrebbero pensato di sentirsi proporre un simile problema!
Certo l’educazione li inibì al punto tale da non farli reagire come molti avrebbero fatto e, forse, sarebbe stato giusto fare e, nel loro intimo, pensarono di fare ma non fecero, cioè dirle: 
“Ma, brutta matta, ti presenti qui mentre stiamo cenando, nemmeno ti scusi, ci fai mangiare freddo e lasciare i nostri parenti da soli per dirci questo?!! Ma che cavolo ne sappiamo noi di quello che succede dentro quella specie di bordello che è casa tua? Noi abbiamo le chiavi? Ma riprenditele subito, per noi sono un peso, un fastidio ed una responsabilità, visto il via vai che c’è in quella casa. Ma vallo a chiedere a quegli zozzoni a cui dai le chiavi per far loro favori! Noi te lo facciamo il favore e qui non si è visto mai un operaio, perciò riprendetele e vai affanc……!”
Invece i poveretti risposero educatamente che non ne sapevano nulla, che in quella casa ovviamente non erano mai entrati, avendo due bagni a casa loro….
Quando ridiscesero, mangiando la cena ormai gelata, i loro sbalorditi parenti dissero loro:
“Ma ridatele le chiavi. Questa è una pazza totale che proietta sugli altri il suo mondo sudicio, fatto di incontri furtivi… Avrà pensato che ci siete andati voi con qualcuno…”
“Allora è da camicia di forza! – Esclamò Maria indignata. – Come si fa a pensare che avendo mio marito qui io vada là con qualcuno o viceversa?!”
“Ognuno vede il mondo attraverso gli occhiali che porta sul naso, mia cara!” Concluse saggiamente suo marito.
Ma Maria non stette zitta e appena ebbe modo di incontrare l’unica amica saggia che quella sua dissennata vicina aveva e che era stata il tramite fra di loro, le raccontò tutto.
Forse per l’antica amicizia che la legava alla sua ex compagna di liceo, la saggia amica tentò una giustificazione all’assurdo: “Ma lei ve lo ha solo chiesto.” Come fosse normale.
“Mi stupisco proprio di questo, - insistette Maria – che senso aveva chiederlo a noi? Che noi andiamo ad usare i suoi bagni? O facciamo entrare persone che lei non ha autorizzato ad usarli?”
L’insensatezza del comportamento di quella folle si poteva spiegare solo con il dubbio di un uso improprio delle chiavi da parte loro. Ma qui Maria registrò nella comune amica una mancanza di censura dell’agire della sua antica compagna di scuola, cosa che fece pensare poi a lei ed a suo marito che, se erano così intime da tanto tempo, qualcosa in comune dovevano avere, anche se la saggia sembrava diversa. Questa, insieme a suo marito, anche lui ospite frequente della ex compagna di scuola di sua moglie, tentò una spiegazione minimale e banale del fatto che aveva provocato l’incongruo e grottesco comportamento della padrona di casa: “La domenica precedente eravamo venuti tutti insieme, sai, quando si è in tanti… Può darsi che qualcuno aveva già chiuso l’acqua e qualcun altro ha avuto bisogno all’ultimo minuto del bagno… Magari uno dei bambini…”
Maria non disse più niente, ma non poté fare a meno di pensare che i bambini non hanno peli del pube da lasciare nel bidet.

Insomma, l’elenco delle follie che avevano dovuto subire era lungo, ormai quei fatti ed altri li avevano cambiati ed avevano capito che non valeva la pena aiutare la gente la quale, lungi dall’esserti grata, dopo averti creato problemi, parla anche male di te.

Franco, frustrato dall’indifferenza di quei due vicini, aveva legato con un tale Carlo che aveva preso in affitto una casa di campagna, costruita totalmente abusiva, per viverci con la sua convivente, la bambina che avevano messo al mondo, il figlio di lei e la figlia di lui, nati dalle precedenti unioni. 
Franco ammirava Carlo perché addestrava cani all’attacco. Amici e conoscenti gli affidavano i cani per farli diventare aggressivi, scopo: la guardia.
Ne teneva dai cinque ai sei alla volta e, chiusi in gabbia o lasciati liberi, abbaiavano ferocemente per gran parte del tempo.
Inutile chiudere le finestre nell’andare a dormire: si sentivano ugualmente. In giardino era impossibile anche parlarsi, perché i latrati superavano le voci. A Franco questo non dava fastidio, anzi, apprezzava Carlo e, guardando oltre la testa di Maria che si lamentava del fatto che non si riusciva più a leggere un libro in giardino, né a sentire il piacevole canto degli uccellini, disse con alterigia: “Lui è Presidente dell’Associazione degli addestratori di cani”. Come se avesse detto “lui è Presidente dell’Associazione degli Ingegneri o dell’Associazione dei Medici Internisti"…
Inutile dire che Maria riferì a suo marito che commentò: “Hai capito?!!! E chi “cacchio” sarebbe? Chiunque può fondare un’Associazione, che so: “Associazione amatori del fringuello maschio!” Poi si autoelegge Presidente e trova sempre quattro scemi che si iscrivono per dare un senso alla propria inutile vita, al proprio vuoto mentale!”

Un giorno uno di questi cani morsicò Franco ad una mano. Lui cercò di non farlo arrivare agli antipatici vicini, i quali se ne accorsero lo stesso, e disse a Carlo di stare un po’ più attento con quei cani.
Un altro giorno si sentì un ospite di Carlo gridare perché uno dei cani l’aveva attaccato.
“Ride, questo ride (evidentemente si riferiva  al “Presidente dell’Associazione degli addestratori di cani”), ma sei scemo! Tu sei tutto matto! Questo non si rende conto… Sei pericoloso.. Tu non ti rendi conto!!”
Ma Franco trovava tutto questo normale. Quando uno dei figli di Maria si trovò a studiare nella casa dei genitori per avere un poco di tranquillità, (fino ad allora ce ne era stata), adirato inveì contro quel latrare continuo e Carlo gli rispose a parolacce. Chi era presente sentì il seguente scambio di battute:
Il figlio di Maria: “Ma basta! Non si riesce a fare niente con questo casino!”
Carlo: “Sono cani, hanno il diritto di abbaiare!”
“Ma cosa dice! Ma che è normale l’abbaiare furioso di cinque cani tutti insieme?!”
Carlo: “Ma non stare a rompere il cazzo!”
“A stronzo! Io non riesco a concentrarmi ed a studiare da dentro casa mia e sono io che rompo?”
Carlo: “Ecco così mi piaci! Se me dici stronzo me poi pure piacé!” Questo è il linguaggio che capisco! Potemo pure diventà amici!”
“Ma che razza di incivile è lei?! Come cavolo ragiona?!”
“Incivile a me?!! Ma io t’ammazzo!!”

Maria ed il marito erano in vacanza a Capri. Al ritorno, appreso l’episodio dal figlio, si recarono dai Carabinieri e sporsero denuncia per insulti e minacce nei riguardi del loro figlio ed esposero i fatti: questo Carlo addestrava cani all’attacco.
I Carabinieri fecero un sopralluogo. 
La convivente di Carlo, beffeggiando i denuncianti, raccontò ad amici, vicini e conoscenti che “persino i Carabinieri ridevano”. 
Nei giorni successivi suo figlio si esercitò in una fitta sassaiola diretta al giardino degli insofferenti ai latrati. Il marito di Maria trovò le piante del suo piccolo orto piene di sassi. Maria furibonda disse: “Se c’era qualcuno gli spaccava la testa questo incivile teppista!” I sassi arrivavano infatti superando il muro e la siepe, quindi il teppista di circa dodici, tredici anni, non poteva vedere chi c’era dalla parte opposta.

I Carabinieri dissero a Maria ed a suo marito che l’addestratore, convocato, era stato ammonito perché non aveva alcuna licenza per fare quello che stava facendo: cioè addestrare cani all'attacco dentro un terreno non autorizzato. Venne convocato anche il proprietario del terreno e della casa che Carlo aveva in affitto e quello disse che non ne sapeva nulla di questa attività che il suo affittuario aveva improntato nella sua casa e si indignò moltissimo.
Da quel momento Carlo, per ritorsione, non gli pagò più il mensile e parecchio tempo dopo se ne andò inseguito da citazioni per morosità da parte del locatore e da diffide dell’Autorità Giudiziaria per attività non autorizzata, maltrattamenti di animali e quant’altro.
Con incredibile superficialità Franco disse che Carlo se ne era andato perché era moroso. 
“Fortuna che “l’uomo di legge” lo ammirava, chissà se lo ammira pure ora!” Commentò acidamente Maria.

Durante quel contenzioso erano accadute molte cose.
Il figlio di Maria, indispettito per quel latrare continuo, aveva sparato in giardino alcuni mortaretti avanzati dal Capodanno nell’intento di spaventare i cani.
Carlo li aveva controdenunciati, scrivendo che aveva sentito degli spari e accusava il marito di Maria. Il quale, però, quel giorno era a Capri e non lo querelò perché lo riteneva non degno di altra attenzione ma, il suo amico poliziotto fece qualcosa  per cui avrebbe potuto essere denunciato per abuso di potere. Fece una ricerca usando i mezzi del suo ufficio per vedere se i vicini avevano un’arma e si presentò dai Carabinieri offrendosi come paciere fra le parti.
Maria ed il marito lo seppero dal Maresciallo dei Carabinieri, che lo riferì con un lieve sorriso di compatimento: aveva capito pure lui di avere a che fare con un cretino.
Immerso nel suo ruolo tipo “Ispettore Clouseau”, Franco si presentò dai vicini che avevano denunciato il suo amico Carlo i quali, nonostante i fastidi e gli indebiti commenti  denigratori su di loro, lo fecero accomodare nella loro graziosa veranda.
Franco: “ Sono stato dai Carabinieri ed ho parlato con Carlo: se potete ritirare la denuncia è meglio per tutti.”
Il marito di Maria, diffidente ed incazzato:” E perché? Noi non possiamo più godere del nostro giardino, non riusciamo neppure a parlarci se ci sediamo sui dondolini per prendere un po’ di sole in tranquillità…. Il suo caro amico ha minacciato mio figlio dicendo: “Io t’ammazzo!”. Mi sembra abbastanza.”
Franco: “Ma se voi ritirate la denuncia la ritira pure lui…”
L’altro: “Che fondamento ha la denuncia di questo signore? Lo potrei querelare perché ha scritto il falso: qui c’era mio figlio ed ha denunciato me che dai registri di un albergo risulto a Capri quel giorno! E’ ridicolo e grottesco e non voglio perdere tempo per i tribunali con un simile soggetto, altrimenti ho tutti gli elementi per fargliela pagare. Questa storia dei cani è vergognosa. Per dispetto ha divelto la rete e li ha fatti entrare per due volte nel mio giardino: ci hanno rotto due vasi, oltre tutto!”
Con un sorriso, che voleva essere furbo e conciliante insieme, Franco giocò quella che credeva essere una carta investigativa: ”Voi avete un fucile.”
A questo punto intervenne Maria: “Certo, era di mio padre ed è regolarmente denunciato. Lo ha lasciato al primo nipote maschio che non è cacciatore, dunque lo detengo io per ragioni affettive. Sta, smontato, nell’armadio. E allora?”
“Bèh, - il sorrisetto ora era proprio  alla “Clouseau” – potreste aver sparato con il fucile.”
Maria non si arrabbiò neppure, perché quell’uomo stava dimostrando, in modo penoso, di essere proprio un perfetto idiota. Le faceva quasi pena. “Ma chi ce le darebbe le cartucce secondo lei?”
“Se lo detiene regolarmente le può comprare….”
Maria cominciò a parlargli come si fa con i bambini quando non capiscono: “Lei è un poliziotto e, dunque, dovrebbe sapere meglio di me che per acquistare le munizioni di un’arma bisogna avere il porto d’armi, che nessuno di noi ha. Lei ha fatto un’indagine su di noi, anche se non poteva farlo, dunque ha visto che l’arma è detenuta senza porto d’armi, per sole ragioni affettive, avendola ricevuta in eredità.”
“Bèh, ma si può lo stesso…” Replicò incerto “l’uomo di legge”.
“Ma cosa dice?! – Si meravigliò la donna. – Nessuna armeria dà niente senza porto d’armi!”
A questo punto l’emulo dell’Ispettore Clouseau cominciò a rendersi conto di aver detto qualche sciocchezza e tentò di spiegare: “Sa…Io mi occupo di un altro settore…”
“Ma se lo so pure io che non sto in Polizia!! – Disse implacabile la donna. – E poi come si fa a confondere lo scoppio di mortaretti con il rumore di uno sparo di una carabina?!” Stava per aggiungere: “Ma mi faccia il piacere!” Ma soprassedette.
Poi, scherzando con suo marito per alleggerire l’atmosfera, disse una battuta citando il titolo di una nota commedia di Goldoni: “Noi siamo un po’ burberi, come “I quattro rusteghi”.”
L’epigono di Clouseau fece un sorrisetto e con aria beota chiese: “Lei è veneta signora?”
La donna rispose di no e pensò che oltre che scemo quel tipo era pure ignorante.

Alla festa che un tizio teneva ogni anno per il suo compleanno, raccattando invitati un po’ dovunque in giro, ed a cui la famiglia di Maria, dopo le prime noiosissime volte, si sottraeva con mille scuse, fino a quando, offeso, il tizio non li invitò più, andò Franco, invitato per la prima volta, Carlo con la convivente e la mista figliolanza, una coppia che Maria aveva allontanato per le stranezze del loro comportamento e per certe notizie poco edificanti che le erano giunte su di loro, e tanta altra gente che, evidentemente, non aveva di meglio da fare.
L’argomento, per loro esilarante, fu il fastidio dei cani. Tutti, accomunati dall’ostilità verso la famiglia di Maria, sia pure per motivazioni diverse, risero del fatto che il marito di Maria si affacciasse alla finestra gridando: “Bastaaaa!” Quando il coro dei latrati durava per ore ed ore. La donna della coppia che Maria evitava per il loro ménage poco edificante, disse che a lei i cani non davano alcun fastidio e che lei dormiva benissimo, omettendo di dire che per farlo prendeva i sonniferi. Definì Maria una povera matta ed anche suo marito. Il padrone di casa, pur sapendolo, evitò di rivelare che la donna girava vantando lauree mai conseguite, un tumore cerebrale che, qualora veramente esistente, l’avrebbe portata in breve a morte certa ed altre follie inventate la cui lista sarebbe lunga da descrivere, perché preferiva che passasse per matta Maria, che si rifiutava di andare alla sua festa, tanto importante per lui. Così Carlo si sentì confortato e nel giusto e Franco con lui. 
Purtroppo le leggi non erano d’accordo con quella stranita umanità e non consentivano di addestrare cani senza le dovute licenze ed autorizzazioni, né la legge riteneva giusto che cani incattiviti dalle pratiche dell’uomo sconfinassero in giardini altrui, così Carlo dovette smettere la sua attività e migrò altrove con la sua tribù, compreso il “tirasassi” naturalmente.

Le verità nascoste, negate e seppellite, aleggiano nell’aria come ectoplasmi e, quasi ci fossero leggi fisiche che le regolano, a volte si concretizzano in improbabili incontri, fu così che Maria, girando per una città con milioni di abitanti, essendosi persa in un quartiere che non conosceva, si fermò a chiedere un’informazione ad alcune donne in attesa alla fermata dell’autobus. Una di queste, piccolina, bruna di capelli, vestita con sobrietà, si chinò gentilmente al suo finestrino e le rispose indicandole la strada. Maria cercò di memorizzare le svolte a sinistra, poi a destra, poi ancora… E provò a ripeterle per vedere se aveva capito. La donna pazientemente le ripeté, poi disse che lei abitava proprio nella direzione in cui doveva recarsi Maria e, se voleva darle un passaggio, poteva condurla proprio dove lei doveva andare. Maria realizzò che la donna aveva l’aspetto rassicurante di una brava persona che stava tornando a casa dal lavoro e che le due esigenze si potevano sposare. Era una zona all’estrema periferia dell’immensa città e le indicazioni della donnina le furono molto utili. Il percorso durò un buon quarto d’ora e mentre guidava Maria fece dei commenti sul traffico prepotente e disordinato. La donnina si trovò d’accordo e disse che lei viveva a Roma solo da diciotto anni, essendo di un piccolo paese della Puglia, aveva sposato un romano, e certo nei piccoli centri si viveva molto meglio, a lei mancava il mare del suo paese. Maria chiese che paese era e la donna disse il nome. Maria schivò uno scellerato che la superò a destra e, ripreso il pensiero sul nome di quel paese, ricordò che Franco le aveva detto di essere proprio di quel piccolo centro pugliese sul mare. “Ho un vicino di casa che è di B.: si chiama Carrieri. E’ un poliziotto.”
“Ah! Lo conosco. Conosco tutta la famiglia. Ma loro non sono della “marina”, sono dell’interno di B..”
Maria sorrise: “Io conosco solo il fratello.”
“Eh! Lo conosco.”
“E’ un tipo strano.” Volle dire Maria, ripensando a quando, nonostante lo “Scema” sentito dalla bocca di Franco, salutava con un sorriso educato quando lo incrociava nella comune strada e, se con lui c’era il fratello in visita, questi non salutava e non sorrideva neppure per un gesto di normale educazione.
A questo punto il tono timido ed educato della sua passeggera salì in una esclamazione: “Eh! Io non volevo dirlo! Ma vedo che lo pensa anche lei! E’ proprio così.”
Sorpresa e divertita la guidatrice aggiunse:” Comunque anche lui, il poliziotto, lo è! E’ un tipo pesante da sopportare. Anzi, le dirò, è proprio un matto.”
“Ma è tutta la famiglia che lo è. Li conosco: è tutta la famiglia.” E questo lo disse col tono tranquillo di chi esprime qualcosa risaputa da sempre. “Ecco, signora, io sono arrivata, accosti pure dove può… Grazie infinite.”
“Sono io che la ringrazio, ci siamo fatte un favore a vicenda.”
“Lei prosegua fino alla rotonda, poi prende a destra ed è arrivata. Grazie ancora. Arrivederci.”
Maria la guardò attraversare la strada stretta nel suo sobrio soprabito beige e pensò: “Come è piccolo il mondo e come sono strani i casi della vita.”

Il becco rosicone

Dalla raccolta di novelle un po' amare e un po'divertenti (come è appunto la verità) "Le verità nascoste" ripubblico, come ho fatto per altre novelle di questa raccolta, questa novella pubblicata tre anni fa.

Il becco rosicone

- “Ma dai! A me fa pena poveraccio!”
- “A me no.”
- “E’ una vittima. Lo dice pure lui!”
- “Lo so, l’ho sentito dirlo anch’io, dunque è pienamente cosciente.”
- “E allora!! Che pretendi. Sapessi quanti vivono così! Sono umiliati ma non trovano il coraggio di andarsene.”
- “Guarda per me vivesse come gli pare ma, a parte che io non so fare finta di niente… e perché poi…, perché mai dovrei fingere di non sapere, essere ipocrita e poi farmi quattro risate dietro le sue spalle? Ma a parte tutto questo, che lo debbo a me stessa, alla mia dignità di persona perbene….”
- “Oh, ma ora esageri! Allora siamo tutti ipocriti secondo te perché non gli diciamo in faccia: “Sei un cornuto!” ?”
- “Eh sì che lo siete, scusa!”
- “Ma fammi il piacere, dai! Bisogna anche saper vivere!”
- “Io ho scelto di vivere essendo sincera sempre!”
- “Ma non si può dire in faccia a tutti quello che sono, dai, se no sei pure cafona!”
- “Per questo evito di frequentare persone che non stimo, così non debbo fingere. Poi non è solo un cornuto, è anche una persona rosicona, nel senso che rosica, si rode, anche se freddo e moscio come è non te lo fa vedere, ma ha dei rigurgiti di meschino veleno dietro la sua apparente flemma…. Finge gentilezza, disponibilità, perché è costretto dalla sua condizione umiliante a mostrarsi servizievole e amabile con tutti, e un po’ lo sarà pure di carattere, ma molto secondo me se lo impone e dietro questa maschera c’è una persona che striscia davanti alla sua aguzzina e odia chi sa, chi è consapevole della sua condizione. Su di me ne ho sentite….”
- “Eh, ma tu glielo hai fatto capire troppo bene quanto lo disprezzi.”
- “Fa le viste di fregarsene, però….”
- “Se ne frega, ma non tanto. Certo è una psicologia complessa da capire…. Lei si lamentò che l’ha anche picchiata… Però forse all’inizio, poi deve essere successo qualcosa… Non so neppure immaginare cosa… Io l’ho sempre visto paziente con lei, servizievole….”
- “Dì pure schiavo.”
- “Ma cosa hai sentito su di te?”
- “Se debbo cominciare dall’inizio, quando ancora pensavo che sopportasse perché, un po’ per la sua nevrosi ossessiva e un po’ per gli evidentissimi disturbi psichici di lei, non poteva fare altrimenti, ti racconto questo episodio: stavo tentando di raccogliere delle ciliegie e lui, dal suo giardino, vedendomi in difficoltà, mi ha chiesto se avevo bisogno di aiuto, gli ho risposto di no, ringraziandolo naturalmente, poi ha squillato il telefono e mi sono scusata e sono dovuta correre dentro casa per rispondere. La finestra era aperta e deve aver sentito la conversazione: era uno dei miei figli.”
- “E allora?”
- “Dopo una mezz’oretta squilla di nuovo il telefono e indovina chi era?”
- “E che ne so?”
- “Era quella squilibrata della moglie che mi chiamava dall’ufficio con l’aria di prendermi in giro sul banale episodio appena accaduto.”
- “Ma non mi dire!! E come faceva a saperlo se era in ufficio?”
- “Si telefonano. Lui la informa di tutto. Pure delle scemenze. L’ho notato anche in un’altra circostanza; senza che ti racconto pure questa ora…. Se no la facciamo troppo lunga.”
- “Va bèh, va bèh! Ma che c’era da prendere in giro?”
- “Ma figurati! Chi possono prendere in giro quei due visto quel che sono?!! E’ una lesa al cervello, che ti aspetti? Mi ha preso in giro accomunandomi a sua madre, dice che è depressa e pure lei passa il tempo sotto un albero ad attendere una telefonata dei figli!”
- “Che stupida! E scemo lui che le telefona per raccontarle un episodio inconsistente. Me lo immagino: “Stavo parlando con la vicina che stava sotto un albero a raccogliere le ciliegie, poi ha suonato il telefono ed è corsa a rispondere e ho sentito che era uno dei figli..” Ma questi sono matti bella mia!”
- “Sono matti ma dicono che matti sono gli altri cara mia.”
- “E’ ovvio. Se fossero coscienti di ciò che sono non potrebbero vivere così. La strada più facile è dire che i pazzi sono altrove. Ma perché dicevi che è rosicone?”
- “Segue in tutto e per tutto le invidie ossessive di sua moglie.”
- “Si sarà ammalato dietro a lei: chi va con lo zoppo…ecc. ecc.” “
- “Il marito della figlia bivaccava all’università dopo la laurea, pagato quando se ne ricordavano e con la speranza di un posto di ricercatore universitario…..”
- “…che non è venuto mai!” Sogghignò la vicina di casa.
- “…e lui già strombettava ai conoscenti che “si era inserito all’università” tutto tronfio e vanesio.”
La vicina scoppiò in una fragorosa risata:” Te lo dico io dove si era inserito quello: in quel posto! Ah, ah, ah!!! Pensa che mi fece ridere quella folle della moglie perché, per tentare di aiutarlo quando partecipò ad un concorso di ricercatore, disse che aveva “fatto una telefonata”! Ah, ah, altro che telefonata ci vuole! Ma questi sono proprio suonati se pensano che diano un posto di ricercatore con una telefonata di raccomandazione! Là dentro è tutto un do ut des  e, o ti fai il culo in anni ed anni di schiavismo intellettuale e ti rendi utile, quasi indispensabile e stai prono, oppure devi essere figlio di… , parente di…e così via col tango!”
- “Oppure chi fa la telefonata deve anche promettere in cambio qualcosa di molto, molto grosso e la telefonata è solo per ricordare un colloquio che deve esserci stato prima, con accordi precisi.”
- “Quella povera scema, matta più che scema, perché è mentalmente instabile ma gli affari suoi se li sa fare molto bene, pensa di risolvere tutto chiedendo la “telefonata” a tutti gli omuncoli a cui si struscia, più o meno importanti, ma sono solo mezze tacche.”
- “Può trovare qualche lavoretto, questo si, infatti poi un lavoro a quel deficiente del genero l’ha trovato… Perché da solo non era buono a niente. Ma un posto di ricercatore universitario è un’altra cosa. Eppure anche su questo…”
- “Cosa?” Chiese la vicina piena di curiosità.
- “Un giorno stavo parlando con mio marito che, lo sai, è dell’ambiente, e dicevo che un ricercatore universitario non conta niente, mentre quelli degli Enti di Ricerca sono più autonomi, in generale, perché all’università contano solo i professori ordinari, e solo quelli più potenti… Ebbene, lo sai, lei si è sempre messa  ad origliare dall’altra parte del confine… e deve aver sentito. E’ andata in crisi si vede, perché quello era il periodo che per il genero ci sperava…”
- “Eh certo!! Si era inserito!! Ah, ah, ah!!”
- “Ho sentito allora lui che la tranquillizzava dicendole: “Ma che ne sa questa, che ne sa questa, che ne capisce.” 
L’altra rise di gusto. “Sono venti anni che lavori dentro l’università e non ne sai niente! Certo, come no!”
- “E sono quaranta anni che vivo nell’ambiente attraverso mio marito.”
- “Dunque che ne puoi sapere tu!” E rise ancora di cuore.
- “Comunque è maligno il cornuto, credimi. Quando mio figlio lavorava alla Metro come Responsabile di Stazione la squilibrata disse che sicuramente avevamo avuto una raccomandazione e lui assentiva.”
- “Se loro vivono così, chiedendole… E’ come per la pazzia… Che vuoi che pensano?”
- “Con una laurea, povero figlio mio, aveva preso quel lavoro, passando una selezione, solo perché il lavoro non si trovava… Pure raccomandato doveva essere?”
- “Che schifo.” Scosse la testa la vicina.
- “Poi la squilibrata si preoccupava, chissà perché, di cosa avrebbe potuto farle mio figlio quando avesse preso la Metropolitana e lui, il cornutone, con aria sorniona e cinica le disse: “E che te pò fà? Te controlla er bijietto!” “
- “Pronto a pompare quello stupidone del genero e a prendere in giro il lavoro degli altri.” Disse seria la vicina.
- “Capisci perché non merita pietà?”
- “E’ un viscido, certo. Un verme che accetta tutto e nasconde nell’animo la sua miserabile vergogna, da cui pensa di rifarsi provando soddisfazione per le difficoltà degli altri.” Assentì la vicina.
- “Ma ha avuto da ridire anche sull’altro mio figlio, il medico. Era all’inizio della carriera e aveva un contratto a tempo determinato presso un pronto soccorso di un ospedale. Un giorno ci stava raccontando uno dei tanti interventi che aveva fatto: un incidente stradale in cui una madre era morta e lui aveva stabilizzato la sua bimba di cinque anni, prestandole le prime cure di urgenza, poi l’aveva fatta trasferire presso un altro grande nosocomio, specializzato per le lesioni che la bambina aveva riportato nell’incidente. In seguito l’era andata a trovare per sapere se si era ripresa bene. Sai è un animo generoso…. Poi quando si è giovani, all’inizio, si resta colpiti di più… Insomma il cornuto di là, nel suo giardino, ha sentito e si è permesso di commentare: “Sta facendo il teatro!” “
- “Nooo!!!! Ma che miserabile! Ma se c’è qualcuno che fa il teatro, recitando dalla mattina alla sera la parte del marito sereno e contento, è proprio lui?!! Incredibile!”
- “Incredibile ma vero, mia cara.”
- “Comunque hai visto? Ora si sono fatti la piscina.” Sogghignò la vicina.
- “Avrà cambiato idea la moglie, perché di sicuro l’ha voluta lei.”
- “Ci puoi giurare: lui non conta niente, decide tutto lei. Ma perché dici che avrà cambiato idea?”
- “Perché criticò la piscina dell’architetto con cui confina di là. Lo derideva perché diceva: “La piscina, la piscina, che ci fa con la piscina qui, in questo posto?!”  “
- “Certo, qui fa freddo, al massimo la puoi usare un paio di mesi l’anno.”
- “Ma l’architetto aveva comperato quella villa da un privato che l’aveva fatta costruire. Già c’era, dunque perché deriderlo.”
- “Perché rosica, è invidiosa in modo malato, e lui è come lei, ma di riflesso, lui non ha niente di suo, vive di riflesso tutte le ossessioni della moglie.”
- “Più le sue, che la moglie critica!”
- “Ha ragione la loro serva ad ore che dice che è un marito eccezionale!” E la vicina rise di nuovo.
- “Comunque è carina, la piscina, l’hanno messa bene.”
- “Più che una piscina è un vascone verniciato di azzurro. Uno che sa nuotare con tre bracciate già è arrivato dalla parte opposta e se non sta attento sbatte pure la testa!”
- “Va beh! Però è meglio così che quelle vascone fuori terra che sono proprio brutte. Almeno è uno specchio di acqua in cui rinfrescarsi; io non ne sento l’esigenza e ritengo che richieda tempo per la manutenzione, però se a loro piace…”
- “Basta mettere una doccia in giardino, come ha fatto tuo marito, per quando vuoi prendere il sole in costume e dopo vuoi rinfrescarti.”
- “Sì, ma io non ho mai usato neppure quella. E’ una questione di esigenze. Se a loro piace così…”
- “Ma è lei, la pazza fedifraga, che ha le manie di grandezza, lo sai.”
- “Si lo so, ma qui intorno, se vedi le foto della zona prese dall’alto, per esempio sulle mappe di Google, scopri che di piscine, vere, grandi, ce ne sono molte sparse per le ville. Quindi in questo è in buona compagnia. Comunque anche su questo ne ho sentita una su di me dal cornuto rosicone.”
- “E cosa?”
- “Stavano interrando il vascone prefatto e ha detto con aria di importanza: “Poi qui intorno mettiamo una siepe, così “la matta” non ci vede.” “
La risata della vicina fu fragorosa.
- “E che non lo sai che mi chiamano “la matta” ?” Chiese con un lieve sorriso.
Continuando a ridere la vicina rispose: “Sì che lo so, ma è veramente comico… Lo scemo pensava che tu ti mettevi a guardare loro che facevano il bagno… Soprattutto lui…. Un vero Adone!” E non smetteva di ridere.
- “Una quindicina di anni fa mi è capitato di vederlo in costume, al mare, dove, ahimé, quella folle della moglie mi aveva trascinato per una breve gita giornaliera. Era uno schifo già allora, figurati adesso. Aveva le gambe bianchicce, molli, sembravano gonfie e con delle vene quasi varicose.”
- “Ma dai! – Scherzò la vicina. – Dì la verità che ti piace! Lui l’ha capito e per questo paventa che lo scruti mentre è in costume!!!”
L’altra sorrise. “I soldi, non si sa come, l’ha detto tante volte, li porta lei per condurre il livello di vita che conducono. E questo spiega tante cose. Anche che il genero incapace, beccandola mentre da dietro la siepe ci origlia, le dica: “E’ pazza eh?”  “
- “Lei origlia e sei pazza tu?” Disse seria la vicina.
- “Ma non capisci? La deve giustificare. Lei dirà che si mette in ascolto perché si diverte a sentire, perché io sono pazza e chissà che scemenze posso dire.”
- “Ma lo sa il genero che sua suocera gira per le case, qui e altrove, dicendo bugie e follie di ogni tipo? Che è una vera barzelletta per chiunque abbia un minimo di discernimento? Oppure è matto pure lui?” Continuò seria la vicina.
- “Non lo so. Penso lo faccia per i soldi che lui non ha e lei elargisce: villa, piscina sia pure piccola, lavoro, casa in città….. Deve tutto a lei, certo poco allo stipendio o pensione del cornutone.”
Si salutarono. La donna tornò a casa. Di là della siepe si sentiva un rastrello passare e ripassare sempre sullo stesso punto: un uomo impassibile, con un lungo viso, con un naso all’ingiù e gli occhi sporgenti pure, era intento in un inutile ed ossessivo lavoro. Cominciava a piovigginare sempre più, ma il rastrello non smetteva.

mercoledì 14 maggio 2014

L'Italia paralizzata

In questo post di cui riporto data e titolo:

giovedì 20 marzo 2014 David-Matteo contro Golia-Sistema Italia

scrivevo delle difficoltà che il decisionismo coraggioso di Matteo Renzi incontra in una Italia ridotta ad una melmosa palude e, fra gli innumerevoli mali, riportavo l'esempio documentato dell'ottenimento dei Servizi più elementari in un Paese che vuol dirsi sviluppato. L'esempio che portavo era quello di una semplice richiesta di linea telefonica fissa a Telecom. Un vero calvario assurdo. Se volete potete leggere lo svolgimento di codesta via crucis nel post sopra riportato ed ora pubblico l'ultima lettera che l'utente ha ricevuto da Telecom, qualcosa che non può che far ridere, ma sul serio, perché ogni limite di logica e senso della realtà è stato largamente superato:


Se non si legge bene spiego: l'utente riceve a maggio 2014 una lettera in cui gli si chiede di dettagliare non si sa bene cosa in quanto il poveretto ha compiuto tutti gli atti amministrativi richiesti da Telecom per avere un telefono fisso fin da dicembre 2013!!!
Ora, a maggio 2014, gli si chiede di "tornare a scrivere dettagliando ulteriormente la problematica riscontrata" !!!!
Nel sottostante post, di cui pubblico qui sotto solo data e titolo, riportavo i termini legislativi entro i quali Telecom si deve muovere ma che, è evidente, non ritiene di dover rispettare, perché siamo in "palude" e nella palude tutto è fermo; gli apparati burocratici, che esistono solo per sé stessi ignorando i diritti e gli interessi del cittadino, paralizzano il Paese, sia che siano totalmente o parzialmente sotto il controllo dello Stato, sia che godano di particolari concessioni da parte di esso:

giovedì 17 aprile 2014 -Telecom recidiva

Tutto si traduce in volumi di carta inutile e dispendiosa per l'utente ma anche per la stessa Telecom. Cosa mai dovrà
dettagliare chi ha richiesto una linea telefonica che è stata annullata dalla stessa Telecom "perché il Servizio Tecnico doveva mettere dei pali"?! Informazione che l'utente ha ricevuto da una degli innumerevoli "consulenti" che ha contattato sul 187! Il poveretto si è visto poi recapitare una lettera (pubblicata nel post del 20 marzo 2014) in cui lo si informava dell'annullamento e contemporaneamente gli si chiedeva: "Ma la vuoi ancora la linea telefonica?". 
Uno dei personaggi creati da quel genio che è Corrado Guzzanti, "Lorenzo", direbbe: "Ma che me stai a pijà per cu'?"

No, Telecom queste cose le scrive sul serio!!!
Ribadito che il telefono certo che lo vuole, il malcapitato utente lo fa sapere sia a voce che per scritto sul sito on-line del 187.
Invia anche dei fax riassumendo la situazione all'800000187: gli telefonano dicendo che ora c'è un altro motivo per cui Telecom non può dargli la linea telefonica, il numero civico s.n.c.!
Follia pura! Il cittadino fa presente che il Comune deve ancora assegnare il numero civico ma quel s.n.c. non ha impedito ad ENEL ed Acqua Latina (sia pure con difficoltà burocratiche che vi risparmiamo NON dovute al s.n.c.) di allacciare i Servizi che gestiscono. Comunica che, con ogni evidenza, basandosi sull'abitazione che precede la sua nella via, il suo numero sarà 25: quello che precede essendo 23 e dopo non esistendo altra costruzione fino all'incrocio con altra via.  Ma Telecom non può accettare: il numero civico deve essere assegnato dal Comune!
Lo sanno anche i bambini che è così ma in Italia hanno il telefono anche abitazioni che hanno l'indirizzo seguito da s.n.c., dunque?
Dunque è un'altra scusa, assurda, insultante per l'intelligenza di chiunque.
Prima di concludere questo esempio di "palude" dovuta all'arroganza folle degli italici Apparati o Carrozzoni, chiamateli come volete, faccio notare che nella lettera che qui pubblico si parla di un contatto del giorno 6 maggio 2014 MAI AVVENUTO, essendo l'ultimo contatto dell'utente con Telecom un suo fax del 5 maggio 2014 a seguito della telefonata dello stesso giorno effettuata da Telecom all'aspirante utente in cui comunicava che "non si può mettere la linea telefonica senza l'assegnazione del numero civico da parte del comune"
Ebbene, il 9 maggio 2014 il Comune ha assegnato il numero civico che, naturalmente, è 25, ma l'utente non ha chiamato Telecom né sul 187 a voce, né sul 187 on-line, né sul 187 via fax: ha portato tutto dall'avvocato della Federconsumatori e attende che sia applicata la Legge.
Ma può un Paese che non è la Somalia, o la Libia, far perdere tempo, pensieri e produrre scartoffie su scartoffie per una semplice linea telefonica fissa?
E se l'utente doveva avviare un'attività produttiva?
Può essere accettabile questa PARALISI?
Paralisi che si avverte in tanti altri settori del Paese, in cui ogni elementare diritto viene violato ed il ricorso ai tribunali diventa allora inevitabile ingolfando il lavoro dei giudici.
Povero Matteo, che impresa titanica ti sei assunto: ma sei davvero la nostra ultima speranza!  

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lunedì 12 maggio 2014

Le spese della Regione Lazio

Agenzia ASCA

Cinema: Zingaretti, Regione Lazio torna in Film Commission

12 Maggio 2014 - 18:30

(ASCA) - Roma, 12 mag 2014 - La Regione Lazio, dando seguito alla nuova legge sul cinema del 15 novembre 2013, e' rientrata oggi ufficialmente a far parte, con un impegno finanziario pari a 300mila euro annui, della Fondazione Film Commission. Il 4 marzo scorso, infatti, il presidente Zingaretti, con una lettera indirizzata al sindaco di Roma, Ignazio Marino, al Commissario della Provincia di Roma, Riccardo Carpino e alla Fondazione Film Commission di Roma e Lazio, aveva avanzato formale richiesta d'ingresso nell'assemblea dei soci della Fondazione: ''Un atto che dimostra ancora una volta - spiega il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti - l'impegno della Regione Lazio nei confronti di un settore di importanza strategica come quello dell'audiovisivo. La Film Commission in questi anni ha sostenuto e incentivato la crescita di un comparto che, anche soprattutto attraverso il cinema, risulta di fondamentale importanza per il rilancio dell'economia del nostro territorio. Mediante la realizzazione di film e produzioni, anche a carattere internazionale, e in modo particolare grazie alle moltissime professionalita' che operano nel Lazio, offrendo spesso lustro e visibilita' alle bellezze della nostra regione, la Fondazione puo' cosi' continuare a svolgere un ruolo preziosissimo. La Regione Lazio non intende far mancare il proprio supporto e continuera' a fare investimenti perche' l'audiovisivo, cosi' come ogni settore attiguo, possa incentivare l'occupazione e spronare la crescita economica del nostro territorio. Questo atto rappresenta l'ultimo importante passo di un percorso preciso che avevamo gia' iniziato lo scorso anno rimodulando la legge sul cinema e rifinanziando il fondo cinema''

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Viene il legittimo sospetto che il Presidente Zingaretti si occupi di finanziare il cinema perché ha il fratello, il bravo Luca, che lavora in quel campo.
Vorrei però che Zingaretti spendesse un po' di soldi anche per cose necessarie e serie, come la cura del patrimonio proprietà della Regione, come ad esempio le fasce frangivento del Pontino in assoluto abbandono, come possono documentare anche eventi calamitosi recenti che hanno abbattuto eucalipti in strade dove transitano auto e in proprietà private in cui solo fortuitamente non ci è scappato il morto.
Vuole il morto Zingaretti? Oppure fra un finanziamento e l'altro per attività culturali e ludiche può fare il suo dovere ed attivare CHI materialmente deve curare queste strisce di terra di proprietà e responsabilità della Regione su cui sorgono gli enormi e fragili eucalipti?
A chi delega la Regione questa cura? All'Ente Bonifica? Comunque trattasi di proprietà della Regione. Il Comune di Sabaudia cura le strade e le cunette di scolo delle acque piovane e non si può che parlare bene dell'ottimo sindaco Lucci.
Vorremmo parlare bene anche del Presidente della Regione e vedere una cura che per ora non c'è.  

Un recente intervento dei Vigili del Fuoco di Latina causato dalla caduta di grossi rami degli eucalipti della fascia frangivento su strade e proprietà private, con grave rischio per la incolumità delle auto in transito e delle persone.

Comitato per l'Acqua Pubblica di Rocca Priora (RM)

Pubblico volentieri qui sul mio blog  l'iniziativa del Responsabile del Comitato per l'Acqua Pubblica di Rocca Priora (RM) Alessandro Bacco, dato che egli stesso ha pubblicizzato questa sua iniziativa sul suo sito facebook.
Sono felice che la mia testardaggine nel perseguire la giustizia a tutti i costi abbia trovato nella Federconsumatori l'appoggio, richiesto in passato ad altre Associazioni di Consumatori che non hanno risposto alla mia segnalazione, riguardante l'illegale pretesa di ACEA ATO2 di far pagare all'utenza un servizio non reso, la depurazione fognature, con l'IVA al 10%.
L'incontro con Alessandro ha prodotto questo risultato, oltre al successo della mia battaglia personale che è sfociata finalmente nell'applicazione della Legge: non pago più la depurazione per fognature inesistenti ed ho ottenuto il rimborso delle quote indebitamente richiestemi fin dal 2007.
Aggiungo una mia nota personale: non è bastata la benemerita Associazione della CGIL, in quanto, come illustrato negli innumerevoli post che ho dedicato a questo problema (leggibili cliccando sulle etichette ACEA ATO2 oppure Servizi e Cittadino), altri avvocati di altre sedi di Federconsumatori del Lazio non avevano saputo inquadrare il problema sul piano legale disincentivando la mia iniziativa, ma la mia testardaggine, unita alla coscienza del diritto violato, mi ha fatto insistere ed ho avuto la fortuna di incontrare un'avvocato donna molto brava:  l'Avv. Gianna Valeri. 

Alessandro Proffe BaccoAlessandro Bacco

FEDERCONSUMATORI ROMA
Sede legale: Via Cernaia 47 – 00185 Roma
Tel.: 06.44340366 Fax: 06.44340709
E-mail: romalazio@federconsumatori.lazio.it
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gianna.valeri@federconsumatori.lazio.it

Roma 9 maggio 2014
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ACEA ATO 2 spa
P.le Ostiense 2
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Spett.le
Comune di Rocca Priora
In persona del Sindaco p.t.
P.zza Umberto I
000 40 Rocca Priora ( RM)

Spett.le
GARANTE REGIONALE DEL
SERVIZIO IDRICO INTEGRATO
Regione Lazio
Viale del Tintoretto 432
00142 ROMA
A/m fax 06/510779238

Formo la presente in nome e per conto del sig. Bacco Alessandro nella qualità di
rappresentante del Comitato Acqua Pubblica Rocca Priora che sottoscrive in calce per
adesione e ratifica per segnalare alcune criticità emerse in relazione alla gestione del servizio
idrico nel territorio comunale.
Rimborso tariffa di depurazione e fognatura Acea Ato 2
Per quanto riguarda la questione dell’esenzione dal pagamento degli oneri di fognatura
e depurazione ed il rimborso delle somme corrisposte negli anni precedenti al Gestore Idrico pur
in mancanza di allaccio al servizio di pubblica fognatura, alla luce dei ben noti precedenti
giurisprudenziali della Corte Costituzionale ( Sent. 335/2008) che hanno sancito l’illegittimità del
cd. “doppio canone fognario” e chiaramente stabilito che l’esborso dell’utente non ha natura
tributaria ma di corrispettivo di una prestazione commerciale complessa quale è il Servizio Idrico
Integrato, composto dal servizio di fornitura d’acqua e servizio di depurazione e scarico delle
acque reflue, gli addebiti in bolletta a tale titolo a carico di immobili che non risultano allacciati
alla pubblica fognatura e comunque non serviti dal servizio di depurazione devono ritenersi non
dovuti.
Come noto, ACEA ATO2 è subentrata per la gestione della fornitura idrica nel
Comune di Rocca Priora al Consorzio “Acquedotto della Doganella” a partire dal 1° Marzo
2006, ed è stato previsto l’affidamento della fornitura idrica all’Autorità d’Ambito mantenendo,
però, al Comune la gestione del servizio di fognatura e depurazione delle acque reflue. Allo stato
attuale Acea ATO2 non ha la proprietà degli impianti dei reflui, di conseguenza non presta
servizio di manutenzione degli stessi.
Dal 2006 tutti gli utenti del Comune versano attraverso le fatture ora trimestrali canoni
di depurazione e fognatura direttamente ad ACEA ATO2 mentre la maggior parte del territorio
comunale non è servito dalla rete fognante che, allo stato attuale, risulta in fase di ampliamento
sia per la parte del centro storico (da parte del Comune) che per la zona a valle che è interessata
da un grande progetto redatto dalla Regione Lazio nel 2008 e non ancora completato.
Il comitato segnala la difficoltà da parte dei cittadini di ottenere dagli uffici comunali
l’elenco riepilogativo delle vie servite dalla rete fognante in modo da verificare quali siano le
utenze collegate agli impianti di depurazione. Risulta inoltre evidente che l'ampliamento delle
infrastrutture della rete fognaria non significhi automaticamente un allaccio delle utenze alla
fognatura e al depuratore, visto che gli allacci fino alla strada saranno a carico di ogni cittadino
che vorrà ottenere il servizio di rete comunale delle acque reflue.
Il comitato fa presente che nel 2010 i depuratori della Beccaccia e del Fosso del Portone
furono sequestrati dalla procura della Repubblica di Velletri e che il comune ha speso circa 900
mila euro solamente per lo svuotamento delle vasche del depuratore Beccaccia.I lavori di
adeguamento e messa a norma dell'impianto in questione sono stati completati in data
28/10/2013, così come si evince da Delibera Comunale n. 4 del 06/02/2014, e sono stato eseguiti
da ACEA ATO2 che ha stabilito l'affidamento temporaneo al comune che dovrà provvedere alla
manutenzione in tutte le sue parti.
Il comune annualmente delibera in consiglio comunale l'adeguamento della tariffa dei
canoni di depurazione e fognatura mentre le determinazioni annuali del settore manutenzione,
Patrimonio e igiene pubblica illustrano la somma degli oneri che ACEA ATO2 spa versa nelle
casse del comune per le voci di depurazione e fognatura presenti nelle bollette degli utenti. Per
l'anno 2013 la somma ammonta a 120.000 euro.
La determinazione enuncia che le somme accumulate con i canoni suddetti verranno
utilizzati esclusivamente per la manutenzione degli impianti di depurazione esistenti.
Il comitato associato segnala il mancato impegno degli Enti interessati nel fornire ai
cittadini informazioni circa la possibilità di ricevere il rimborso dei canoni sopracitati per gli
utenti non serviti da fognatura e quindi da depurazione. Gli utenti che utilizzano sistemi
domestici per la raccolta delle acque reflue, pagano due volte il servizio di smaltimento in quanto
pagano una ditta privata di autospurgo per lo svuotamento nelle vasche presenti nella proprietà e
pagano ACEA ATO2 attraverso i bollettini postali.
Il Comitato inoltre segnala le difficoltà incontrate dagli utenti agli sportelli locali di
Acea al momento della domanda di esenzione e di rimborso dal momento che viene richiesta la
produzione delle fatture pagate, il progetto delle vasche o fosse imhoff e le fatture delle ditte di
svuotamento reflui. Nel caso in cui le vasche domestiche non siano conformi alle ultime
normative, si richiede che esse siano adeguate alla normativa vigente, con relativo incremento
delle spese che andrebbero ad annullare la somma rimborsabile.
Da circa 3 mesi sul sito di ACEA ATO2 si presenta la possibilità di verificare se la
propria utenza idrica abbia diritto al rimborso sui canoni pagati e non dovuti con il sistema
dell'immissione del codice di utenza idrica in una casella ricerca dati Inoltre il gestore richiede la
compilazione di una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà da inviare a mezzo A/R
ovvero da consegnare alla sede centrale di Roma in P.le Ostiense.
Le istruzioni di rimborso espongono che il limite massimo per inviare la richiesta
sia il 30/09/2014 e che il rimborso sarà effettuato per le utenze attive sotto forma di
compensazione degli importi da pagare sulle fatture emesse successivamente e si dice che il
rimborso prevede:
- la restituzione all’utente dell’intero importo pagato per la depurazione se
contemporaneamente al pagamento a suo tempo effettuato non era in corso la
realizzazione di un depuratore a servizio dell’utenza interessata allacciata alla pubblica
fognatura;
- la restituzione all’utente dell’importo pagato ridotto delle spese per la realizzazione in
corso al momento del pagamento di un depuratore a servizio dell’utente.
Il Comitato contesta tale limitazione nel rimborso atteso che rispetto alla mancanza di
erogazione del servizio non possono essere accollati ai cittadini i ritardi e le inerzie nella
realizzazione dei depuratori mentre non si fa riferimento al caso delle utenze non allacciate alla
pubblica fognatura.
Si è verificato che in molte circostanze nell’inserire il codice utenza nell’apposito campo
della pagina “335 richiesta rimborso tariffa di depurazione” si riceve come indicazione che
l’utenza risulta allacciata alla pubblica fognatura quando invece tale circostanza non sussiste. Il
Comitato segnala inoltre che nel Comune di Frascati sono pervenute lettere di Acea Ato2 che
informa gli utenti del diritto al rimborso trascrivendo il numero di utenza idrica ( diverso dal
codice utente) inserendo il quale nella maggioranza dei casi il rimborso indicato non superava i
due euro, importo inferiore al costo della raccomandata per la spedizione della richiesta, a fronte
di un importo medio di € 100,00 di rimborso visualizzato inserendo il codice utente .
Il comitato intende pertanto evidenziare che allo stato dei fatti il Comune detiene le
somme dei canoni di depurazione e fognatura inviate dal Gestore ACEA e ne utilizza i proventi
per la manutenzione degli impianti. Si richiede inoltre di voler fornire alla cittadinanza in modo
capillare informazioni sulla possibilità di ottenere il rimborso in questione al fine di attuare la
nota sentenza C. Cost. 335/2008.
Interruzioni improvvise di fornitura idrica Comune di Rocca Priora.
Il Comitato inoltre riferisce delle inefficienze del servizio di fornitura idrica del Comune di
Rocca Priora tenuto conto del verificarsi di continue interruzioni senza preavviso della fornitura
idrica a causa del malfunzionamento del sistema di pompe elettromeccaniche che consentono la
fornitura di acqua nella parte alta del paese.
A quanto si legge dai giornali locali, si evince che i guasti continui si verificano in
concomitanza con forti temporali ( ciò è avvenuto da ultimo il 18 aprile, 14 aprile, 28 marzo, 11
febbraio, 29 gennaio); il gestore ritiene non sussistente la propria responsabilità per l’interruzione
del flusso idrico e non effettua rimborsi se non nel caso di interruzione continua per 15 giorni e
solamente per la componente fissa della tariffa.
Si invita pertanto ad un immediato intervento in tal senso da parte dell’Autorità
comunale.
Tariffazione idrica
Il Comitato fa presente che non risultano disponibili i moduli aggiornati per la richiesta di
tariffazione agevolata in base al valore ISEE familiare e afferma che gli operatori telefonici di
Acea rispondono che la modulistica è del 2013 e non è stata aggiornata e come tale non è
utilizzabile vanificando dunque l’utilizzo del fondo di solidarietà istituito nel 2011 ed alimentato
dai contributi degli utenti; sul sito il relativo servizio informativo risulta sospeso.
Si chiede pertanto un immediato intervento in merito.
Il sig. Bacco fa inoltre presente che nella fatturazione che avviene su base stimata il
consumo idrico viene fatturato per metà con tariffa agevolata e per metà con aliquota con tariffa
base in attesa dei conguagli ed evidenzia che sul sito di Acea Ato2 non è caricato il file allegato
con i valori di tariffazione per l’anno 2014 ma si è fermi al BURL 2013.
Dato quanto precede, si richiede a ciascuno degli Enti in indirizzo per quanto di
propria competenza di voler provvedere a fornire gli interventi e/o chiarimenti richiesti ed al
Garante di intervenire in relazione a quanto segnalato.
Valga la presente quale atto di diffida e messa in mora ad ogni effetto di legge.
Distinti saluti
PER ADESIONE E RATIFICA PER FEDERCONSUMATORI ROMA
Sig. Bacco Alessandro n.q. Avv. Gianna Valeri

martedì 6 maggio 2014

Il Bene ed il Male

Da: Il Sole 24 Ore

La vedova Raciti: stasera 30mila magliette pro Speziale? Non si giochi 
Marisa Grasso, vedova di Filippo Raciti, l'ispettore di polizia morto nel 2007 durante gli incidenti scatenati dagli ultras catanesi contro la polizia alla fine di un derby con il Palermo parla di «vergogna», commentando in diretta a "24 Mattino" su Radio 24 la notizia delle 30mila magliette con la scritta "Speziale libero" che i tifosi del Napoli starebbero preparando per la partita di stasera Napoli-Cagliari (con riferimento ad Antonino Speziale, condannato proprio per l'omicidio di Raciti) . «A questa notizia dovrebbe una risposta il presidente del Consiglio. Deve dare una risposta - ha aggiunto la vedova Raciti, che alla domanda del conduttore Alessandro Milan su quale tipo di risposta si attende, ha aggiunto - chiudete, non fate giocare, basta. Uno Stato forte prende delle misure forti, non è essenziale una  partita di calcio, se ne può fare anche a meno. Ognuno sta a casa sua e si evitano problemi, vabbè c'è una perdita economica ma non è colpa mia. Un lavoro non può creare così tanti problemi, il lavoro deve rendere a una persona dignità perché porta onestamente a casa i soldi, ma alcuni lavori tolgono serenità a chi dovrebbe svolgere un servizio che dovrebbe garantire sicurezza ai cittadini. Questa delle magliette invece è la risposta che incassa lo Stato».
Marisa Grasso ha continuato: «Se lo Stato fosse forte, queste cose non sarebbero accadute. Io purtroppo mi aspetto che oltre a mio marito, che avrei voluto fosse l'unico sacrificio, ci siano altri Filippo Raciti. Lo Stato è debole, aspettiamoci di tutto. È davvero una vergogna sentire anche questa cosa delle magliette. Questo Speziale, che non io non nomino mai, è un assassino e uno spacciatore di droga. È un mercante di morte. Questo si pubblicizza».

Marisa Grasso è tornata sugli scontri di sabato all'Olimpico: «Questo Genny ‘a Carogna non ha nessun diritto di parola sulla vicenda di mio marito, può parlare solo dei suoi fatti personali. Io ho chiesto giustizia in un'aula di tribunale presenziando ogni giorno per 6 anni. E ho saputo la verità, non c'è nessun dubbio sulla vicenda giudiziaria. Due persone sono state condannate per omicidio fino alla Cassazione. In più, mentre era in attesa di giudizio, Speziale aveva la piena libertà di poter parlare e lo hanno arrestato i colleghi di mio marito per spaccio di droga. Non parliamo di sante persone ma di persone mai pentite. Questa cosiddetta "Carogna" che non è mai venuto in tribunale non può indossare una maglietta con quella scritta». Infine la vedova Raciti ha fatto un appello alle istituzioni: «Le telefonate di solidarietà mi stanno bene, ma io attendo risposte. Va bene che si faccia una nuova legge, forse dovremmo parlare della violenza degli stadi come di una nuova forma di terrorismo, il terrorismo da stadio. Comunque è un problema da sconfiggere, le risposte le vogliamo tutti, non solo io».

Mi associo alle parole di questa donna piena di dignità, intelligenza e dolore.
Le risposte le vuole la Società Civile così come si è organizzata con le sue Leggi volte all'ottenimento del Bene comune di tutti i facenti parte la Società medesima.

Altrimenti si sarebbero fatte leggi che consentivano la violenza insensata, che giornalisti da radiare dall'Albo avvalorano continuando a chiamare dei malati di violenza "tifosi", e la sopraffazione degli altri.
Altrimenti si accetterebbe (e purtroppo in parte si accetta) la libertà di obnubilarsi la mente con le droghe che alterano il comportamento sfociando in eccessi che creano male ad altri.
Insomma la Società della vedova, per violenza, dell'Ispettore Raciti è la mia idea di Società, quella del figlio di camorrista, come detto dai telegiornali, che chiamano "a Carogna" non è la mia idea di Società, essa è l'organizzazione volta al Male degli altri per far emergere con la violenza e la sopraffazione alcuni su tutti gli altri. 

Oggi c'è la scuola pubblica per tutti, eppure rimane una sacca di esseri umani che odia la scuola, odia la cultura e sceglie altre mete immediate, superficiali, poco cerebrali per vivere e queste menti dall'orizzonte limitato necessariamente non hanno dubbi su quel che fanno, il dubbio attiene alle menti evolute: questi sono ottusamente brutali, convinti che le loro pulsioni siano giuste e che possano esprimersi senza limite alcuno.

Un tempo il senso del limite lo dava il cosiddetto "timor di Dio", una specie di religiosa superstizione unita ad una certa umiltà..
Ora l'imbarbarimento unito alla assoluta mancanza di cultura e al lassismo dello Stato che, grazie agli interessi dei Partiti Politici, è ondivago nell'applicazione delle Leggi e non assicura la certezza delle sanzioni e delle pene, ogni essere senza freni si permette di tutto.
Conseguenza: il Bene viene schiacciato dal Male.