giovedì 25 settembre 2014

Luigi De Magistris: vergognosa sentenza

L'ho conosciuto a Vasto quando credevamo entrambi che Antonio Di Pietro fosse quello che non è.
Lui è sicuramente un persona perbene e l'ha dimostrato, come ho narrato in questo blog ma come hanno scritto anche tanti giornali, chiedendo e richiamando il fondatore di Italia dei Valori sulla questione morale del partito.
Questa sentenza, che dicono non si dovrebbe commentare ma che io commento definendola vergognosa, serve solo a togliere nei cittadini italiani quel poco di fiducia che ancora hanno nelle Istituzioni che, ricordiamolo sempre, sono fatte di uomini e sappiamo che non tutti hanno la schiena dritta ed il cervello scevro da inquinamenti.
Questa sentenza mi porta a ribadire quello che ho scritto molte volte: quello che ripeteva sempre Antonio Di Pietro, e cioè "che bisogna avere fiducia nei magistrati", è una affermazione ipocrita come molte cose che lo riguardano.
Anche Luigi De Magistris era un magistrato, ma sicuramente diverso dall'ex-magistrato che non ha saputo mantenere fede ad un'Italia veramente di Valori. 
I signori politici sono intoccabili, come molte categorie in questo Paese, e se ci sono privilegi intoccabili, che riguardino i soldi pubblici che si sono votati in modo da intascarne tanti o che riguardino le verità nascoste che non vogliono far sapere, vuol dire che siamo sempre lì: "nobili", "prelati" e terzo stato che siamo noi tutti toccabilissimi, insomma una società pre-rivoluzione francese.
Ora, secondo la giudice che lo ha condannato, De Magistris dovrebbe "andare per stracci", come diciamo a Roma, per pagare "i danni" a questi magnifici politici, gente come Rutelli, Mastella... per essere stati intercettati su utenze telefoniche intestate a società (di comodo?) o ad altro, non bastandogli quello che gli paghiamo per telefonare con utenze a spese dello Stato.. Quei numeri, come spiega bene l'articolo del Fatto Quotidiano che riporto qui sotto, erano nell'agenda di un inquisito per traffici certo non leciti. Personalmente io, (e non solo io), metterei in galera tutti i politici per il solo fatto che rispondevano su quei telefoni nebulosamente intestati.
Guai a toccare gli Intoccabili, ci sarà sempre qualche giudice che ve la farà pagare: RICORDO CHE C'E' STATO UN REFERENDUM POPOLARE IN CUI, CON UNA PESANTE MAGGIORANZA, IL POPOLO ITALIANO (TERZO STATO O PLEBE FATE VOI) HA DETTO CHE I GIUDICI DEBBONO RISPONDERE CON LA LORO RESPONSABILITA' CIVILE DEI LORO ERRORI.
Basta con l'interpretazione della legge a modo "come gli pare"! Lo dimostra anche questa sentenza uscita nonostante che il PM, magistrato anche lui, avesse detto tutt'altra cosa!!
Le Leggi sono lì ma questi signori magistrati le interpretano ad personam. Questo dà loro una discrezionalità mostruosa, distorcente a mio avviso la stessa Costituzione Italiana in diversi suoi articoli che non sto qui a ricordare: basta rileggere la Carta Costituzionale. 

Why Not, condannati de Magistris e Genchi. Il sindaco: “Errore giudiziario”

Il pm di Roma Roberto Felici - il 23 maggio 2014 - aveva chiesto l'assoluzione per l'ex magistrato e la condanna per il consulente. Cuore del processo l'acquisizione di utenze di alcuni parlamentari. Una vicenda che risale al 2006 quando l'attuale primo cittadino era pubblico ministero a Potenza, titolare dell'inchiesta Why Not. È stato anche disposto il risarcimento danni materiali e morali dei parlamentari che si videro sequestrare i tabulati telefonici

Why Not, condannati de Magistris e Genchi. Il sindaco: “Errore giudiziario”
Il rinvio a giudizio per l’affaire Why not e l’acquisizione di tabulati telefonici di politici e parlamentari, tra il 2006 e il 2007, era arrivato il 21 gennaio 2012. L’ex pm, oggi sindaco di Napoli Luigi de Magistris è stato condannato, a Roma, ad un anno e tre mesi di reclusione a conclusione del processo. Stessa condanna per il consulente informatico Gioacchino Genchi. Tra i numeri analizzati da quest’ultimo finirono l’allora ministro di Giustizia Clemente Mastella (indagato in Why Not e prosciolto dopo la sottrazione del fascicolo a de Magistris), il deputato Francesco Rutelli, il senatore Giancarlo Pittella, i deputati Beppe Pisanu (ex ministro dell’Interno di un governo Berlusconi), Marco Minniti, Antonio Gentile, Sandro Gozi. Per un breve periodo fu indagato, come atto dovuto, anche l’ex premier Romano Prodi, poi archiviato. 
Il pm aveva chiesto l’assoluzione per l’ex magistrato. Il pm di Roma Roberto Felici – il 23 maggio 2014 – aveva chiesto l’assoluzione per l’ex magistrato: ”Chiedo l‘assoluzione per Luigi de Magistris perché il processo ha dimostrato che non era a conoscenza che stesse compiendo atti illeciti”. Per Genchi invece era stata sollecitata una condanna ad un anno e sei mesi di reclusione. Cuore del processo l‘acquisizione di utenze di alcuni parlamentari. Una vicenda che risale al 2006 quando l’attuale primo cittadino era pubblico ministero a Catanzaro, titolare dell’inchiesta Why Not.
I due imputati sono accusati di abuso d’ufficio per aver acquisito le utenze senza le necessarie autorizzazioni parlamentari, diProdiRutelliMastellaMinniti e Gentile. Nel corso della requisitoria, il pm Roberto Felici aveva spiegato come pur essendo stato de Magistris a dare “carta bianca ” al suo consulente tecnico, indagando sui contatti trovati nell’agenda di Antonio Saladino (un imprenditore indagato) fu Genchi a trasformarsi in “dominus” dell’inchiesta e a disporre non solo i decreti di acquisizione degli atti, poi firmati dal magistrato. Per l’accusa Genchi arrivò a scegliere i nominativi, con le utenze telefoniche, di chi doveva entrare a far parte dell’inchiesta. La difesa, invece, sosteneva che i tabulati erano stati acquisiti ignorando chi utilizzasse quei telefoni visto che le utenze, in molti casi, erano intestate a società e terze persone. Di fatto si indagava su utenze delle quali non potevano sapere a priori le intestazioni. Scoperte, per l’appunto, soltanto dopo l’acquisizione dei tabulati e delle notizie richieste alle compagnie telefoniche.
Disposto il risarcimento per gli onorevoli di cui erano stati acquisiti i tabulati. Un modus operandi che, secondo il pubblico ministero, rappresentava “una violazione e una indebita intrusione nella vita privata” dei parlamentari. Per il pm capitolino, in sostanza, il sindaco di Napoli ebbe un ruolo secondario nella gestione dell’indagine e dagli esiti processuali emerge che non fosse a conoscenze che quelle utenze si riferivano a parlamentari in carica. Nel chiedere l’assoluzione il pm, riferendosi a de Magistris, ha affermato di “non apprezzare quelli che erano i suoi metodi, la sua ansia ed euforia investigativa e l’uso eccessivo di strumenti come le perquisizioni. Non ho trovato elementi, però, – aveva detto Felici – per dire che lui fosse a conoscenza che si stava commettendo un illecito acquisendo quei tabulati”. Il Tribunale, presieduto da Rosanna Ianniello, però non ha accolto la richiesta della Procura e ha emesso un verdetto di condanna per entrambi gli imputati. Il giudice, pur concedendo le attenuanti generiche ha inflitto anche l’interdizione per un anno dai pubblici uffici. La pena comunque è stata sospesa ed è stata disposta la non menzione nel casellario giudiziario. È stato anche disposto il risarcimento danni materiali e morali dei parlamentari che si videro sequestrare i tabulati telefonici. Si tratta degli onorevoli Sandro Gozi, Romano Prodi, Marco Minniti, Clemente Mastella e Giancarlo Pittelli, dei senatori Francesco Rutelli e Antonio Gentile. In via provvisionale il Tribunale ha stabilito un risarcimento danni di 20mila euro ciascuno per questi personaggi presenti nel processo come parte civile.
Luigi de Magistris: “Ho subito la peggiore delle ingiustizie”. “La mia vita è sconvolta, ho subito la peggiore delle ingiustizie. Sono profondamente addolorato per aver ricevuto una condanna per fatti insussistenti. Ma rifarei tutto, e non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello Stato” dice Luigi de Magistris dopo la condanna. ”In Italia, credo, non esistano condanne per abuso di ufficio non patrimoniale. Sono stato condannato per avere acquisito tabulati di alcuni parlamentari, pur non essendoci alcuna prova che potessi sapere che si trattasse di utenze a loro riconducibili. Prima mi hanno strappato la toga, con un processo disciplinare assurdo e clamoroso, perché ho fatto esclusivamente il mio dovere, dedicando la mia vita alla magistratura, ed ora mi condannano, a distanza di anni, per aver svolto indagini doverose su fatti gravissimi riconducibili anche ad esponenti politici. Non avendo commesso alcun reato, ho la speranza che si possa riformare, in appello, questo gravissimo e inaccettabile errore giudiziario“, sottolinea ancora de Magistris.
“La mia vita è sconvolta e sento di aver subito la peggiore delle ingiustizie, ma non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello Stato. Rifarei tutto, ho giurato sulla Costituzione ed ho sempre pensato che un magistrato abbia il dovere di indagare ad ogni livello, anche quello che riguarda la politica. Oggi, con questa sentenza, di fatto, mi viene detto che non avrei dovuto indagare su alcuni pezzi di Stato, che avrei dovuto fermarmi. Rifarei tutto, perché ho agito con coscienza e rispettando solo la Costituzione. Vado avanti con onestà e rettitudine, principi che hanno sempre animato la mia vita e che una sentenza così ingiusta non può minimamente minare. La Giustizia è più forte della legalità formale intrisa di ingiustizia profonda”, conclude il sindaco di Napoli. 
“La sentenza emessa oggi dal tribunale di Roma rende piena giustizia agli uomini politici tra i quali Francesco Rutelli e Clemente Mastella” dicono i legali dei due esponenti politici, gli avvocati Titta eNicola Madia oltre a Cristina Calamari. “La grave violazione delle prerogative dei parlamentari in questione determinò una violentissima campagna di stampa contro il governo all’epoca in carica”.
Riporto qui sotto alcuni dei commenti più significativi sotto questo articolo del Fatto Quotidiano


Anche se avesse saputo di spiare dei parlamentari, data la qualita umana delle persone che bivaccano in parlamento e l'opacita del loro operato, De Magistris ha fatto bene a metterli sotto controllo scoprendo poi, guarda caso cose molto interessanti e poco appropriate per delle persone dello stato (minuscolo). In un paese dove i politici cercano accordi con la mafia in sicilia, chiudono gli occhi e fanno affari con la camorra per uccidere un territorio come in campania, ma che volete che sia spiarli a loro insaputa. Io direi ATTO DOVUTO. In Italia siamo al di la della democrazia e della legalita, siamo nell' abuso totale, metodi giacobini ci vorrebbero, altro che.



“L’immunità va rivista e non solo per i Senatori, ma anche per i deputati – scrive Aldo Giannuli – negli ultimi quaranta anni se ne è fatto un uso ignobile che ha coperto il
sistematico latrocinio di una classe politica sempre più indecente”.



Esattamente Giannuli che lavoro fa ?


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      Già consulente per la Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle Stragi
      consulente per le Procure di Palermo, Bari, Milano (strage di Piazza Fontana), Pavia e Brescia (strage di Piazza della Loggia).
      Trova una quantità enorme di documenti non catalogati dell'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'Interno, nascosti nell' archivio della via Appia” sull'eversione nera
      Oggi è un ricercatore universitario collaboratore di molti giornali
    • In un Paese dove la complicità tra politica e mafie è una costante; dove la
      corruttela inquina appalti pubblici, forniture, gestione di servizi e quant’
      altro; dove il voto di scambio permette l’ accesso al Parlamento e, quindi,
      alle più alte cariche dello Stato, a soggetti indegni e squalificati; dove alla
      Magistratura, potere dello Stato, si impedisce di operare cambiando, per
      favorire il delinquente di turno, leggi e procedure processi durante, può
      capitare che un pubblico ministero, avvalendosi della collaborazione di un
      perito, possa incorrere involontariamente in un “abuso d’ ufficio” senza trarne
      alcun beneficio sia in termini economici sia di carriera.
      E’ un reato che, COMUNQUE, deve essere perseguito, ma c’ entra poco, in quanto
      a gravità, con concussione, corruzione, falso in bilancio e riciclaggio.
      Di sicuro, un “lodino” o una leggina “ad hoc” salvifici per il dottor Luigi de
      Magistris non ci saranno.




    Un Paese alla rovescia: De Magistris condannato per aver svolto indagini contro politici.
    Il comandante De Falco ("Vada a bordo, cazzo"), destinato ad incarichi amministrativi. Forse per il reato di parolacce nei confronti dell' "eroe" Schettino la sera del naufragio della Concordia?



    Fatemi capire, aver intercettato dei parlamentari senza permesso del parlamento è un illecito?
    Ma se avessero chiesto il permesso a cosa servivano le intercettazioni?
    Assolvano De Magistris in formula piena perché il fatto non sussiste, visto che la giustizia viene applicata "in nome del popolo italiano".

    Mi fermo qui.
    Fra Luigi De Magistris condannato e Gregorio De Falco messo dietro una scrivania oggi l'Italia Pulita si sente indifesa e sola, incerta sul suo futuro.
    Termino con il titolo del quotidiano La Repubblica:

    De Falco: "Schettino in cattedra e io spedito in ufficio, questo Paese storto punisce i suoi servitori"


    martedì 23 settembre 2014

    Quello che pochi sanno su Giorgio Albertazzi

    Da: Il Corriere della Sera

    di: Luzzatto Sergio
    (5 luglio 2006) - Corriere della Sera

    Albertazzi, la Rsi e quel delitto del ' 44

    Tre prigionieri inglesi fucilati sul Grappa in un feroce rastrellamento antipartigiano


    Anticipiamo un estratto da un saggio su Albertazzi e la Rsi contenuto nel numero in uscita della rivista «MicroMega». «Il torbido mi attrae, perché sono solare e non ho alcun pregiudizio moralistico né etico-cattolico. Sono introvabile e scompaio sempre, chiunque può fare di me quello che vuole, ma se stringe il pugno sono svanito: sono aria e inconsistenza»: così Giorgio Albertazzi nella sua autobiografia del 1988. Ma di recente, lavorando sulle carte dell' Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli, una studiosa vicentina - Sonia Residori, che sta ultimando un' ampia ricerca sulla violenza fascista nel Veneto centrale - lo ha pur trovato, il «sottotenente Albertazzi Giorgio». E ha potuto riscontrare quanto poco i pregiudizi della morale cattolica abbiano frenato lui e gli altri legionari di Salò che contribuirono ai fasti dell' «operazione Piave» (il grande rastrellamento antipartigiano sul Monte Grappa del settembre 1944, ndr). Il documento d' archivio è contenuto nella busta Tagliamento, che contiene copia degli atti del processo contro una quindicina di legionari celebrato dopo la Liberazione dal Tribunale militare territoriale di Milano, e giunto a sentenza nel 1952. Datato da Staro (presso Recoaro) il 28 settembre 1944, consiste nel diario delle operazioni compiute dalla terza compagnia del 63° battaglione M durante gli otto giorni compresi fra il 20 e il 27 del mese. Più esattamente, si tratta di una Relazione sull' azione «Piave» firmata dal responsabile della compagnia, il tenente Giorgio Pucci, e da lui inoltrata al comando di battaglione. Appena due pagine dattiloscritte, che permettono tuttavia di ricostruire con precisione - giorno per giorno, e quasi ora per ora - i movimenti degli ottantanove legionari agli ordini di tre ufficiali: lo stesso tenente Pucci e i sottotenenti Prezioso e Albertazzi, rispettivamente a capo del primo e del secondo plotone fucilieri. Da Solagna, gli uomini della terza compagnia avevano risalito i contrafforti del Grappa attraverso la valle di santa Felicita, attestandosi al limite del bosco di Monte Oro. Nel secondo giorno di operazioni, avevano fatto prigionieri «n. 3 inglesi e n. 3 italiani». Il primo scontro a fuoco era avvenuto il 22 settembre: intercettata una «pattuglia di banditi», i legionari avevano prontamente reagito, «uccide(ndo) un bandito e costringe(ndo) la pattuglia nemica a scendere precipitosamente in basso». Ore dopo, un secondo scontro a fuoco si era facilmente concluso a loro vantaggio («poche raffiche bastarono per uccidere n. 4 banditi»). Alla fine dell' intensa giornata, la compagnia si era disposta a sbarramento della valle delle Foglie: ma non prima di avere fatto altri prigionieri, «n. 5 individui nascosti nel bosco». La marcia di ritorno verso Solagna era cominciata il 24, «su tre direttrici per il rastrellamento di uomini e degli armenti». Cinque i «renitenti alla leva» catturati quel giorno, in cui fra l' altro si era provveduto a fucilare i tre prigionieri inglesi; sette gli ostaggi dell' indomani («n. 6 renitenti alla leva ed un disertore dell' esercito repubblicano»). La terza compagnia era rientrata a Solagna nella mattinata del 26, mentre già il tenente Pucci si preparava ad accompagnare la sua Relazione sull' «azione Piave» con un fiero «riepilogo dei banditi messi fuori combattimento». Il contenuto del diario del 63° battaglione M non va preso per oro colato. Forse più di ogni altro reparto della Guardia nazionale repubblicana, la legione Tagliamento risentì infatti il peso della retorica che la Bildung fascista trasmise alla generazione dei balilla. Lo ha detto bene Carlo Mazzantini nella sua propria testimonianza autobiografica, il libro di memorie - tanto più sincere che quelle di Albertazzi - intitolato A cercar la bella morte: i legionari di Salò vivevano di fanfare, e di miti falsi vissuti come veri. Sul versante non già della memorialistica, ma della storiografia, gli studiosi della Resistenza nel Novarese e nel Vercellese hanno sottolineato essi pure il carico di luoghi comuni che zavorravano il discorso del 63° battaglione. Un linguaggio standardizzato e iperbolico, dove l' attività dei plotoni veniva immancabilmente presentata come «intensa», e la reazione agli attacchi partigiani come «immediata e potente». Una sottovalutazione sistematica dei «banditi» partigiani, dei quali neppure si intendeva la tattica consistente nel sottrarsi allo scontro frontale, ogni volta definendone lo sganciamento come una «fuga precipitosa» Stando così le cose, il documento ritrovato in archivio da Sonia Residori va maneggiato con cautela. Ma quando lo si sfrondi della sua retorica e dei suoi stereotipi, è una fonte che parla chiaro allo storico. Dal 20 al 27 settembre 1944, un reparto fra i più sperimentati e agguerriti della Guardia nazionale repubblicana, il 63° battaglione M, collaborò con l' esercito tedesco a una gigantesca operazione di rastrellamento, che per le formazioni partigiane si risolse in una gravissima disfatta. Il battaglione era composto di varie compagnie, una delle quali, la terza, aveva per ufficiale il sottotenente Giorgio Albertazzi. Senza riuscire straordinario, il bottino militare conseguito dalla sola terza compagnia nel breve volgere di una settimana fu comunque degno di nota: oltre ai tre soldati inglesi passati per le armi, cinque i «banditi» italiani uccisi negli scontri a fuoco (tra cui il comandante della brigata Italia Libera Campocroce, Vico Todesco), venti quelli catturati (in gran parte deportati a Dachau, e mai più ritornati). Diversamente da quanto avrebbe scritto nelle sue memorie, Albertazzi non li ha visti soltanto «scappare», i partigiani, le «poche volte» che li ha visti. Li ha visti in catene, dopo averli fatti prigionieri. E li ha visti cadaveri, dopo avere loro sparato. 
    Sapevo dei trascorsi assassini di questo bravo attore bene invecchiato. Ma quanti lo sanno?
    Mi ha colpito tempo fa vederlo in televisione in uno spettacolo congiunto con Dario Fo: quest'ultimo comunista, uomo di sinistra, dopo i trascorsi giovanili con camicia nera. Ma Fo in camicia nera non risulta che abbia mai ucciso: il bel vecchio Giorgio Albertazzi invece sì. Lo dicono i documenti ricordati in questo articolo.
    Chi muore giace e chi vive ... dimentica sperando che anche gli altri lo facciano...

    lunedì 22 settembre 2014

    Morte di un uomo eccezionale

    Israele morta la spia Harari  vendico  la strage di Monaco
    19:39 22 SET 2014

    (AGI) - Gerusalemme, 22 set. - E' morto a Tel Aviv, all'eta' di 87 anni, Mike Harari, figura mitica nel pantheon delle spie israeliane. Nato nel 1927 a Tel Aviv e inquadrato fin da giovanissimo nelle file dell'Haganah, la milizia ebraica in lotta contro l'occupazione britannica, Harari fu uno dei protagonisti, nell'ombra, di una delle pagine piu' famose e controverse degli anni '70. Era lui a dirigere l'Operazione Ira di Dio lanciata dal Mossad per vendicare l'uccisione degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco del '72 dai terroristi palestinesi di Settembre Nero. Nel corso di quella missione, ci fu il grave episodio dell'Affare Lillehammer, dal nome della cittadina norvegese dove gli agenti uccisero per errore un uomo marocchino scambiandolo per Ali Hassan Salameh, la mente palestinese dietro l'attacco ai giochi tedeschi. Per quella morte, nel 1998 la procura norvegese incrimino' Harari. Lo stesso Salameh mori' nel 1979 in un'esplosione a Beirut, attribuita a un commando sempre guidato da Harari. Oltre a questo, fu coinvolto anche nell'Operazione Fulmine all'aeroporto internazionale di Entebbe, nel luglio 1976, per liberare gli israeliani presi in ostaggio su un volo dell'Air France diretto da Tel Aviv a Parigi e dirottato nello scalo ugandese. In quella missione, mori' il comandante del gruppo d'assalto, Yonatan Netanyahu, fratello dell'attuale premier Benjamin. Spedito a guidare l'ufficio del Mossad in Sud America, ebbe discusse relazioni con il ditattore panamense Manuel Noriega di cui, secondo alcuni, fu consigliere fino alla destituzione, facilitando accordi per la vendita di armi tra Israele e Panama. Il ministro della Difesa israeliano, Moshe Yaalon, ha reso omaggio ad Harari sottolineando come la sua "influenza sul Mossad e sulla generazione di combattenti sia sentita oggi e lo sara' per gli anni a venire". "La maggior parte delle cose che Harari ha fatto per la sicurezza di Israele come combattente e comandante nel Mossad non e' di pubblico dominio e non lo sara' mai", ha aggiunto Yaalon, "ma tutti quelli che lo hanno conosciuto sanno che stiamo parlando di un uomo che ha condotto operazioni eccezionali e rivoluzionarie, con coraggio e creativita'". (AGI) .

      Le tre E: Efficienza, Efficacia, Economicità

      ENEL delle tre E, a cui la Pubblica Amministrazione deve improntarsi nello svolgimento delle sue funzioni, non ne ha nemmeno una e lo dimostrerò più avanti con una Storia Kafkiana assurda fino all'indecenza.

      Mi si può obiettare che ENEL non è Pubblica Amministrazione vera e propria, ma una S.p.A..
      Allora possiamo permetterci di fare un poco di ironia che, se ridiamo un po', non guasta.
      ENEL Servizio Elettrico S.p.A. in una lettera in mio possesso si è definita puntigliosamente una Holding, specificando all'utente, a cui ha creato un enorme disservizio, ogni definizione di questa Holding, come se l'utente fosse idiota e come se, specificando puntigliosamente, possa spiegare il disservizio medesimo, mai entrando nel vero merito dello stesso.
      Quello che racconterò si lega ad un altro post che, se volete, potete rileggere per meglio rendervi conto a che punto arrivano i distributori di Servizi in Italia:

      venerdì 4 aprile 2014


      ENEL con il trucco

      Lascio, come in un racconto giallo, a chi legge mettere in relazione o meno i fatti raccontati in quel post con la coda di essi.
      L'utente gabbato di cui si narra nel post di aprile 2014 ha dovuto accettare il contratto con ENEL Energia Libera dopo che un tecnico di ENEL Distribuzione aveva annullato in nome e per conto dell'utente (ma senza  firma dello stesso o sua dichiarazione in voce al numero verde dell'ENEL ) il contratto con ENEL Maggior Tutela, e finalmente ha potuto disdire l'onerosa luce di cantiere che da settembre 2013 aveva cercato di dismettere, avendo richiesto un regolare contratto ad  ENEL Maggior Tutela. Questo avveniva a gennaio 2014.
      Viene il legittimo sospetto che se ENEL consente tali maneggi ai suoi tecnici senza censurarli forse c'è dietro una precisa strategia. Ad esempio allungare quanto più possibile la necessità dell'utente di mantenere il contratto provvisorio per la luce di cantiere, sicuramente più remunerativo per ENEL... Infine, come si narra nel post di aprile 2014, dirottarlo su ENEL Energia Libera non è stato un caso o una pazzia del tecnico annullatore di contratti ENEL Maggior Tutela, ma una precisa strategia per dare un utente ad un settore di ENEL che sicuramente scelgono in pochi...
      Dopo la chiusura del contratto "provvisorio" per luce di cantiere la bolletta di chiusura a conguaglio non arrivava.
      Solleciti telefonici ripetuti con i soliti addetti del call-center che danno le spiegazioni più fantasiose e diverse, incazzature dell'utente che ribadiva il giorno di disdetta che, per fortuna sua, alla fine i fantasiosi operatori trovavano, senza però saper spiegare perché continuavano a fatturare consumi visto che il contatore era stato rimosso, senza saper spiegare perché le fatture che continuavano ad emettere però non le spedivano all'utente ma erano visibili solo sui loro monitor... Insomma un vero giallo!
      Alla fine un giorno arriva una telefonata sul cellulare dell'utente ed un uomo che si dichiara del settore tecnico dell'ENEL spiega che il tecnico che ha rimosso il contatore ha stilato sì un verbale ma non ha immesso i dati in rete, dunque l'utente dovrà avere pazienza, ci sarà un ritardo nella rendicontazione a conguaglio, ma sicuramente ci sarà...
      L'utente, più che giustamente, si preoccupa e chiede: "Chi mi garantisce che i dati letti sul contatore il giorno della rimozione, dato che tale azione è avvenuta in mia assenza nonostante avessi chiesto di essere avvertito e mi fosse stato garantito che ciò sarebbe avvenuto, non vengano alterati visto che lei dice che il tecnico NON li ha "immessi in rete" come avrebbe dovuto fare?"
      "C'è il verbale e quello non può essere alterato." Lo rassicura l'anonimo interlocutore ENEL.
      Passano i mesi ma non arriva alcun conguaglio che, giustamente, l'utente sospetta essere a suo credito, dato che se fosse stato a debito la fattura, secondo l'utente, sarebbe arrivata a razzo!!
      Intanto l'ENEL continua  a fatturare come se il contatore rimosso fosse ancora attivo.
      Quanto narro è assolutamente documentabile anche se capisco che chi legge comincia a sentire odore di qualcosa di illegale sul piano PENALE.
      Eh! Sì! Perché se è penale alterare i contatori da parte degli utenti lo è sicuramente anche da parte dell'ENEL!
      Pensate: un contatore rimosso senza la presenza di alcuno se non del tecnico ENEL, il quale, non si sa perché, NON IMMETTE IMMEDIATAMENTE I DATI DI CHIUSURA IN RETE, come dovrebbe!
      Ebbene l'utente si rompe le scatole e si rivolge ad un avvocato di una associazione dei consumatori. L'ENEL con lettere risibili e contraddittorie "fa ammuina".
      In una chiede una cifra a conguaglio, cifra alta, poi, contestata dall'avvocato che chiede chiarimenti sulle fatture che ha continuato ad emettere a contatore dismesso non essendo mai state spedite, dunque mai visionate, fa marcia indietro e scrive che la cifra è diversa, molto inferiore: prima era sui 300 euro, poi diventa sugli 80 euro... Scrive che ha potuto "consuntivare" l'utenza soltanto il 3 giugno 2014 (da gennaio!!!) ma non spiega come mai "avendo consuntivato il 3 giugno", quindi con i conti finalmente a posto dopo sei mesi, ha inviato ugualmente l'8 giugno una richiesta di pagamento di oltre 300 euro (quasi 400!) all'utente, per poi fare marcia indietro di fronte alla richiesta delle fatture fantasma, emesse post dismissione, da parte dell'avvocato dell'Associazione dei Consumatori.
      Alla fine in una lettera in mio possesso chiede euro 83,41: lettera inviata all'avvocato naturalmente, essendo ormai l'utente rappresentato dalla Associazione dei Consumatori. L'avvocato invia lettera di risposta il 5 agosto 2014 a chiusura dichiarando che l'utente pagherà l'importo scritto da ENEL il 2 agosto 2014. L'utente paga il  7 agosto 2014 e riceve una lettera da ENEL datata 3 agosto 2014 con oggetto: INGIUNZIONE DI PAGAMENTO per euro 83,44 perché ci sono centesimi 3 di mora!
      Ma quale mora se c'era un'apertura di contenzioso legale? Lo sanno pure i sassi che tutto è sospeso se si è aperto un contenzioso!
      L'avvocato, informato dal divertito utente, dice di lasciar perdere e se insistono presenterà diffida!!
      Che fiducia può avere il cittadino nei riguardi di simili carrozzoni a cui lo Stato Italia affida la distribuzione dell'Energia Elettrica?
      Quanto è costato ad ENEL in ore di lavoro questo scherzo? Lettere su lettere scritte da qualcuno che non sapeva neppure cosa stava scrivendo... Oppure, peggio, c'è dietro una malafede assoluta tesa a raschiare soldi ovunque e comunque fidando sulla stanchezza dell'utente cittadino?     

      Era ora: radiazione dall'Albo per fare vera pulizia

      Da: Nuovo Sud
      OPERAZIONE "LA CARICA DEI 104" COORDINATA DALLA PROCURA

      Falsi invalidi ad Agrigento, 19 arresti: dieci sono medici


      Falsi invalidi ad Agrigento, 19 arresti: dieci sono medici
      Nell'inchiesta coinvolta anche un'impiegata dell'Inps. A sette persone sono stati concessi gli arresti domiciliari. Le accuse vanno dalla corruzione alla truffa aggravata al falso.
      La polizia di Agrigento ha eseguito un'ordinanza cautelare per 19 persone emessa dal Gip Ottavio Mosti su richiesta del procuratore Renato Di Natale, dell'aggiunto Ignazio Fonzo e del sostituto Andrea Maggioni. Ci sono anche 10 medici tra le persone destinatarie dell'ordinanza cautelare del Gip. Per sei è stata disposta la custodia in carcere, per otto gli arresti domiciliari e a cinque indagati è stato imposto l'obbligo di presentazione a polizia e carabinieri. Gli indagati sono complessivamente 101. I reati ipotizzati sono corruzione, falso e truffa aggravata.
      Nell'ambito dell'inchiesta 'La carica dei 104' della Procura di Agrigento, la Digos della Questura, in esecuzione di un ordinanza del Gip, ha arrestato Antonio Alaimo, 53 anni, di Favara, un bidello ritenuto "intermediario e procacciatore d'affari, nonché anello di congiunzione per l'operatività del sodalizio criminale". Destinatario del provvedimento cautelare in carcere anche Salvatore Patanè, 61 anni, tecnico radiologo, residente ad Agrigento, che, secondo l'accusa, avrebbe messo in contatto "i pretesi falsi invalidi con i medici compiacenti infedeli: radiologi, reumatologi, audiologi in servizio al poliambulatorio di Agrigento". L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita dalla polizia anche nei confronti di tre medici: Giuseppa Gallo, 61 anni, di Naro, specializzata in pneumologia; Giuseppe Candioto, 61 anni, reumatologo; Antonino Scimè, 64 anni, residente ad Agrigento. Arrestato anche Daniele Rampello, 47 anni, di Raffadali (Agrigento). Agenti della Digos hanno notificato ordinanze cautelari a altri sette indagati agli arresti domiciliari. Sono Angelo Greco, 57 anni, di Palma di Montechiaro (Agrigento) indicata come 'intermediatrice d'affari'; il medico radiologo Alfonso Russo, 65 anni, di Aragona (Agrigento); il medico ortopedico Antonia Matina, 57 anni; il medico del Poliambulatorio di Agrigento, Lorenzo Greco, 60 anni; il medico e presidente della commissione Asp Ag5 Giuseppe Porcello, 74 anni; il medico pneumologo Salvatore Attanasio, 58 anni; e l'impiegata dell'Inps di Agrigento Gaetana Cacioppo, 50 anni. Un medico destinatario delle otto ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari è deceduto. Ad altri 5 indagati è stato imposto l'obbligo di presentazione a polizia e carabinieri.
      Andrebbe fatta pulizia ovunque tanto il fenomeno è diffuso.
      Ne ho fatto cenno anche nel post precedente a questo.
      Commissioni mediche di dubbia legalità ovunque: per la 104, per le pensioni di invalidità dei ciechi (di cui ho scritto più volte), per le patenti speciali e così via...
      Un Paese marcio.
      Un oculista che certifica una cecità che non c'è e che arriva a dire in televisione "che l'oculista non ha i mezzi per verificare se il paziente finge o meno" ho scritto che deve essere radiato dall'Albo semplicemente acquisendo il filmato agli atti.
      Se c'è la volontà di pulire Avanti Tutta! Perché c'è molto da fare!