giovedì 6 novembre 2014

Davide Cervia era nei Servizi?

Da: CN - Cronaca Nera

aprile 8, 2013   Di Mauro Valentini

Davide Cervia: la “vendita” inconfessabile di un uomo per bene

Il problema più grande in tutti questi anni, sembrerà assurdo, ma è stato difendersi dalle istituzioni, nel senso che sono state fatte azioni che hanno cercato di depistare per coprire la cosa orribile di cui si erano resi in qualche modo responsabili. Le nostre energie sono state tutte impegnate a difenderci, quasi fossimo colpevoli e non vittime”.
Via Colle dei Marmi a Velletri è una strada bellissima, un luogo incantato e silenzioso dove chi la percorre può godere di un bellissimo panorama tra le colline dei Castelli.
Davide Cervia quel 12 settembre del 1990 la stava percorrendo velocemente, risaliva dopo una giornata di lavoro verso casa, atteso dalla famiglia, che aveva in serbo per lui una sorpresa, una di quelle sorprese che fanno luccicare gli occhi a tutti i papà, la sua primogenita Erika si era esercitata tutto il pomeriggio sulla bicicletta per mostrare a Davide di aver imparato ad andare su due ruote. Una festa, sicuramente sarebbe stata una festa.
Ma passano i minuti, le ore e Davide non arriva, ci si comincia a preoccupare, Marisa la moglie fa rientrare in casa i bambini, comincia a telefonare ai colleghi, ma tutti dicono di averlo visto uscire per tornare a casa e che anzi, aveva detto di aver premura di tornare, il pensiero di quel sorriso felice e soddisfatto della figlia non permetteva di trattenersi oltre l’orario quel pomeriggio.
Comincia così uno dei misteri più terribili e non confessabili di questo che è il paese dei misteri, uno sporco mistero che coinvolge le massime autorità dello Stato, e che dopo 23 anni vede i vertici della Difesa sul banco degli imputati.
Libri sono stati scritti sul caso, da parte di giornalisti che hanno preso a cuore la vicenda e l’hanno seguita spinti da comitati spontanei, scoprendone sconcertanti azioni di depistaggio e tantissime verità nascoste.
Per uno di questi, quello scritto da Gianluca Cicinelli e Laura Rosati dal titolo “ Un mistero di Stato” sono stati denunciati da alti vertici delle forze armate per diffamazione sia gli autori che la Signora Marisa, che naturalmente sono andati assolti e che anzi, proprio da quella sentenza di assoluzione del Tribunale di Civitavecchia hanno visto riconosciuto quante malevole angherie questa famiglia così bella ed unita ha dovuto sopportare in questi anni in termini umani e pratici, sentenza di cui parleremo poi.
Un altro libro dall’eloquente titolo “ A.A.A.Vendesi esperto di guerre elettroniche “ scritto più recentemente da Valentino Maimone evidenzia quanto di spietato possa esserci dietro il traffico di armi e del “corredo” tecnologico e umano necessario.
cerviaPercorro oggi la stessa strada che percorse quel giorno Davide, alla stessa ora di quel maledetto 12 settembre di tanti anni fa, la famiglia Cervia mi accoglie con il sorriso, i vigneti non sono colorati in questa stagione, eppure la vista che si gode da qui è splendida.
Erika mi stringe la mano, ora è una donna, ha smesso di andare in bicicletta, l’infanzia per lei è finita presto, lavora sodo ed è molto attiva nel comitato spontaneo creato per chiedere giustizia per suo padre, insieme a lei c’è Marisa, la moglie di Davide, una donna che trasmette energia come tutte le donne che hanno dovuto rimboccarsi le maniche e fare anche da padre ad Erika e Daniele.
C’è anche Alberto, il papà di Marisa, memoria storica del caso, granitico e sorridente.
Li ascolto, le domande che mi ero preparato quasi si sciolgono diluite nelle parole di chi questa vicenda l’ha vissuta e la vive.
Marisa : “La nostra storia è paragonabile a quella dei Desaparecidos, solo che qui non ci sono dittature, ma qui una persona è stata venduta, fatta sparire con la complicità o anche solo con il silenzio delle autorità, e noi che ci siamo affannati alla ricerca della verità siamo stati ostacolati in mille modi da chi invece doveva prodigarsi per ritrovarlo”.
“Quello che dico lo posso documentare, depistaggi dimostrati”.
“Poi quello che ti dicono dietro, cose del tipo “chissà quanti soldi ci avrete fatto con questa storia”, mentre io per fortuna ho i miei genitori che mi hanno aiutata, altrimenti non avremmo potuto neanche difenderci e combattere, ci sono state spese ingenti, e io quando accadde il rapimento, ero casalinga con due figli piccolissimi, non avrei mai potuto da sola”.
Non interrompo Marisa, la ascolto sperando le arrivi la mia solidarietà che si palesa immediata.
Marisa – “Io ho dedicato la vita a questa storia, si sono presi anche la mia di vita oltre quella di Davide, e hanno rubato l’infanzia ai miei figli”.
“Hai visto quante cose brutte dicono sul conto di Emanuela Orlandi? Quello è il destino delle famiglie vittime, diventare l’obiettivo di maldicenze; noi Pietro Orlandi lo stimiamo molto, perché riesce a controbattere a tutte le cattiverie dette sul conto della sorella e sulla sua famiglia, è un esempio per Noi e per tutti i familiari delle vittime di questi soprusi, che sono tante, troppe in questo paese.”
Cosa accadde quel 12 settembre?
Marisa: “Io ero con i miei figli ad attenderlo, verso le 17:30 sarebbe dovuto arrivare.
Passano le ore, e non arriva, lui era precisissimo, cominciano le telefonate ai colleghi ma niente, nessun contrattempo dal lavoro.
Visto quindi che non ricevevo nessuna notizia, chiamai mio padre che si precipitò, poi a sera tardi, abbiamo rifatto la strada a ritroso, fino alla zona industriale di Albano dove era la sua ditta,  poi per ospedali, i pronto soccorso, ma nulla.
Comincia un incubo.
Io da sola, con due bambini piccoli, ho vissuto momenti terribili, sola qui in campagna.
Il pomeriggio successivo, passate le 24 ore per legge facciamo la denuncia di scomparsa.
Porto la foto di Davide e comunico la targa macchina, e qui inizia il primo dei tanti “misteri”, 5 giorni dopo scopriamo che la targa non era stata inserita nella denuncia, e poi smarriscono anche la foto di Davide, tant’è che anni dopo, ci chiamano dalla Caserma dei Carabinieri per chiederci se potevamo riportargliela .
Ripensando poi ai giorni precedenti, mi vengono in mente due episodi, il primo che qualche giorno prima un buco nella recinzione e poi un inspiegabile corto circuito alla macchina che fece scatenare un principio di incendio.

Quel giorno della macchina, pianse ed era la prima volta che lo vedevo così turbato,esagerato gli dicevo io, è solo una macchina, ma forse lui percepiva segnali di pericolo, visto che si era comprato qualche mese prima un fucile, mi diceva per difesa dagli animali selvatici, qui intorno, ma era nervoso e preoccupato”.
Alberto: “Nei giorni precedenti poi, strani movimenti di vetture, qui, un via vai su questa via molto strano, ed io lo avevo segnalato subito ai Carabinieri, che mi dissero che erano vetture mandate dal Ministero dell’Agricoltura per fare un censimento sui vigneti della zona, ma questo anche è molto misterioso, perchè solo anni dopo furono prodotti documentio che attestavano che questo censimento ci fosse stato”.
Quando si comincia a prefigurare un rapimento ?
Alberto – “Noi ci abbiamo messo un bel po’ a capirlo, giorni preziosi perduti. Ma qui che fosse un rapimento di quelli da segreto militare, chi di dovere lo sapeva da subito, come spiegare che appena dopo che il nostro vicino di casa, il primo testimone, dopo tanti giorni ci chiama e ci racconta (e fa mettere a verbale) di aver visto proprio il rapimento, alla caserma dei Carabinieri di Velletri arrivano di colpo il gotha del Sismi e della Marina, ed è provato questo, a dimostrare che il caso loro lo conoscevano già bene e che lo “attenzionavano”.
Marisa : “Altro che fuga volontaria, come si erano affannati a farmi credere per mesi, fuga d’amore .. magari fosse stata una fuga volontaria.
“Deve aver trovato quella macchina davanti al cancello, i testimoni dicono di colore verde, su cui è stato caricato, mentre un altro rapitore ha preso la sua macchina”
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“Noi colleghiamo la cosa ai segreti militari piano piano, dopo giorni, anche parlando con tutti i colleghi e amici di mio marito alla disperata ricerca di qualche indizio”.
cerviaUn suo ex collega della Marina ad un certo punto mi dice:  - certo pensando al momento che stiamo vivendo ( era da poco iniziata la guerra in Kuwait ) e riflettendo su quello che facevamo sulla Nave Maestrale in Marina, il collegamento mi sembra probabile”.
“Io provai ad andare al Ministero della Marina, e con mio padre parlammo con un alto ufficiale della nave, che ci assicurò che non ci fossero legami, però poi dal giorno dopo inizia una processione qui in casa di Carabinieri e militari, che cominciarono da quel giorno a presidiare la zona iniziando le indagini”.
“Ed è qui che esce allo scoperto il nostro vicino di casa che racconta di quel rapimento che ha visto, cosa che gli rimproverano di non aver detto prima, ma lui si giustificò sempre dicendo che aveva avuto paura e che sperava in cuor suo che qualcuno si affacciasse a chiedergli qualcosa tra gli inquirenti che facevano le indagini”
Ci sono quindi come dicevi prima testimoni del rapimento?
Marisa – “Ci sono tre testimoni in questa vicenda:
il primo è il vicino di casa che ora è deceduto, ma che dichiarò di aver visto chiaramente il rapimento, avvenuto con una macchina verde che attendeva mio marito fuori al nostro cancello, e di averlo udito chiedere aiuto.
Lui ha visto tutto, anche se abbiamo personalmente assistito a tentativi di intimidazione da parte delle autorità che lo invitavano a riflettere su quello che dichiarava, ma che ha sempre confermato.”

Alberto: “Pensa che sentii che lui diceva ai Carabinieri che Davide lo chiamava gridando “Aiuto!”, mentre poi nel verbale è stato riportato che lo chiamava “per salutarlo”.
Marisa – “Il secondo testimone è l’autista dell’Acotral, che si trovava a passare all’incrocio tra la via Appia e via Colle dei marmi e che vede le due macchine sfrecciare all’incrocio, e che distingue chiaramente nei sedili posteriori due uomini che coprono con il corpo qualcuno.”
Il terzo, è uscito di recente, e se ne è parlato nella trasmissione Chi l’ha visto, che dice soltanto adesso di aver veduto le due macchine correre qui sulla nostra via, aggiungendo che una delle due, era senza tagliando di assicurazione.
Erika : “Ora, questo detto tra noi, ci fa piacere perché si aggiunge agli altri due testimoni, ma ci lascia molto sorpresi questa precisazione così strana, a distanza di 22 anni. Sembra una attenzione da “addetto ai lavori”, da un uomo abituato per mestiere a vedere contrassegni sulle auto, strano no?”.
cerviaPoteva entrarci qualcosa il suo lavoro da civile, che svolgeva al momento della scomparsa?
Marisa – “Assolutamente no, erano componenti elettrici, e registratori di cassa, niente di militare.
Nella Marina, invece, era esperto di guerre elettroniche, lui era un GE (tecnico di guerre elettroniche) e grazie alla trasmissione Chi l’ha visto e a Donatella Raffai che la conduceva, che fece un’ indagine minuziosa sul passato di mio marito, vennero fuori moltissime informazioni sulla sua specializzazioni tanto che scoprimmo fosse considerato quando era in Marina uno dei migliori tecnici a livello europeo”
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Perché si pensa alla Libia come possibile punto di arrivo di Davide dopo il rapimento?
Alberto – “La Libia era sotto embargo, aveva rimodernato tre navi militari negli anni 80 agli stabilimenti navali di Genova, arricchendole proprio con i sistemi di cui era esperto Davide. E poi ci sono degli avvistamenti in Libia, da due operai italiani che dissero che lo avevano visto, e tramite una trasmissione radiofonica con Michele Plastino, anche lui come la Raffai molto attivi nella vicenda di Davide, arrivarono queste segnalazioni che però poi non ebbero seguito da parte degli inquirenti”.
Si ritrova poi dopo 6 mesi la macchina di Davide, come avvenne quel ritrovamento?
Marisa – “Si, la trovarono sempre tramite la Signora Raffai, o meglio, con una lettera anonima davvero misteriosa, fatta trovare sulla scrivania dello studio di “Chi l’ha visto” negli studi della Dear a Via Nomentana, non spedita, proprio fatta trovare li. In questa lettera lo scrivente diceva che quel giorno del rapimento lui parcheggiando a Via Marsala a Roma era stato quasi urtato da un uomo biondo con i capelli lunghi che corrispondeva alle descrizioni fornite dai primi due testimoni, che aveva lasciato la macchina di Davide parcheggiata li.
Quel pomeriggio, io arrivai dopo l’apertura degli artificieri, mi feci accompagnare da una amica e a Via Marsala c’era il delirio tutto intorno, forze dell’ordine, polizia.. per passare fu una impresa.
Quando mi trovai li davanti ebbi un tuffo al cuore, c’erano le sue cose, ma la cosa molto strana fu che c’era la radio estraibile all’interno montata, con equalizzatore Pioneer molto costoso, a via Marsala che è una zona che sappiamo esser poco raccomandabile..insomma, ho avuto l’impressione che quella macchina ce l’avessero portata da poco”.
Alberto: “Tieni presente che li ci sono gli uffici delle Ferrovie dello Stato, e io ero all’epoca ferroviere; il comitato Davide Cervia, il primo, fu creato li, tutti erano allertati con la targa ecc. non posso crederci che nessuno l’avesse vista per sei mesi.
C’è poi un testimone che chiamò in trasmissione a Chi l’ha Visto e che dichiarò che un mese prima aveva notato uno strano movimento di Polizia intorno ad una macchina come quella di Davide, sempre a via Marsala, con alcuni agenti di Polizia intenti a fotografarla, tant’è che la Signora Raffai disse al testimone “ Lei quindi ci sta dicendo che ci sono due Polizie in Italia, una che si sorprende del ritrovamento ,ed una che già lo sapeva?”
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Come hai conosciuto Davide, e come mai da Sanremo, e da La Spezia lo troviamo qui a Velletri sposato e con due figli nel settembre del 1990?
Marisa: “Davide era arruolato in Marina, ci siamo conosciuti nell’82, perché lui quell’anno sempre per la Marina era stato mandato a Roma per un corso specialistico.
Io lo conobbi sul treno, andavo a Genova con amici e lui tornava a casa, insomma, ci siamo frequentati qui a Roma per tutto il corso, e poi.. beh, sei mesi dopo eravamo sposati, un colpo di fulmine!
Mi sono trasferita con lui a La Spezia dove era di stanza per la Marina, sempre imbarcato sulla Nave Maestrale.
Un anno e mezzo a La Spezia, e poi appena esce una legge che riduceva la ferma obbligatoria, si congeda, anche perché io ero già in attesa di Erika, e lui voleva esser vicino alla famiglia, mentre la vita di chi è imbarcato prevede molti periodi in mare.
Non se la sentiva più, stava bene nella Marina, ne parlava benissimo, però è stato più forte il richiamo dell’amore e dei figli.
“Un altro lavoro lo trovo sicuramente”, diceva – Era bravo e richiesto e infatti trovò subito lavoro qui vicino Velletri, dove ci eravamo costruiti questa casa sul terreno che era di mio padre.
Volle venire qui a Velletri, perché amava la campagna, era un ragazzo che amava gli spazi aperti.
Diventa uno dei responsabili della ditta dove lavorava, che faceva componenti elettrici ed elettronici, un lavoro che gli piaceva.”
cerviaAvete capito subito che era un rapimento dovuto alla sua specializzazione in Marina?
Marisa : “Si, beh non subito, ma dopo l’uscita dei testimoni e i documenti in cui erano attestati e dettagliati i livelli di specializzazione di Davide si.
Ricevetti poi una lettera anonima il 3 Gennaio 91, alla quale seguirono altre dello stesso tono, ma la prima fu terribile, scritta a macchina che diceva esattamente cosa era accaduto a Davide. Me l’avevano mandata dentro un biglietto di auguri per Natale, per mascherarla forse ad una eventuale verifica da parte di qualcuno.
Dettagliatamente si scriveva che era stato portato via per le sue competenze e mi terrorizzò tanto, scrivevano che io “avrei potuto fare ogni tipo di azione, ma che non ci sarebbe stato niente da fare, e di fare attenzione ai figli piccoli”
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Una lettera terribile, che scriveva sempre l’anonimo, era stata scritta da chi sapeva molto e che per coscienza voleva spiegarmi in che incubo eravamo entrati.”
Alberto: “ricevemmo altre minacce telefoniche che ci intimavano di abbassare i toni proprio qualche giorno prima che Donatella Raffai venne a Velletri sempre agli inizi del 91 a fare una conferenza stampa su questo argomento”.
Erika : “Sai quelle lettere che arrivavano a mamma, a rileggerle adesso avevano una forma come dire, “militaresca”, tecnica, non discorsiva. Usavano termini inequivocabili: senza punteggiatura, periodi lunghi senza interruzioni, come fossero verbali, in un Italiano corretto ma con forme tipo: il soggetto è stato agganciato, chi direbbe mai cosi se non chi ha dimestichezza con quel linguaggio militaresco?”
Marisa . “Del resto, lui conosceva il sistema missilistico Teseo/Otomat, di produzione  italo – francese, questo lo abbiamo scoperto dopo, trovando attestati di partecipazione segreta ai corsi di sistemi di puntamento, uno fatto alla SMA di Firenze società che costruiva le testate di guida dei missili, missili venduti in Iraq e pensa un po’, in Libia.
Tutto torna. E secondo noi tutto è partito dalla Francia.”
Perché dalla Francia?
Alberto – “C’erano prove che un biglietto aereo della Air France, per la tratta Parigi- Il Cairo a gennaio 1991 era a nome di Davide Cervia.
Questo biglietto era stato emesso per conto del Ministero degli Esteri Francese.
Il giornalista  Gianluca Cicinelli, (che ha scritto il libro su Davide), scopre che questo biglietto c’era, il tutto confermato dal direttore generale dell’Air France.
Dopo varie ricerche però cominciarono a dire che era un’ omonimia di un militare della Corsica. Quando poi dalla Criminalpol chiedono all’Air France copia di questo biglietto, come per incanto il biglietto diventa di una Madamoiselle Cervià facendo cadere la pista”
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Erika – “Papà, abbiamo scoperto poi aveva l’abilitazione NOS della Nato (il NOS per la NATO Security Clearance, nell’ordinamento italiano è un’abilitazione al trattamento di informazioni, documenti o materiali classificati segreti e/o riservati ).
“Lo abbiamo saputo dopo anni, lui era al livello più alto, quello segretissimo”
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Marisa – “Dicevamo di depistaggi? Pensa che in prima battuta la Marina ci rispose che Davide era una persona che lavorava in ambienti per nulla tutelati da segreto, perché mi chiedo questa reticenza nei confronti di un uno che era stato rapito? Che cosa si nascondeva?”
Alberto – “In un rapporto del Sismi, che abbiamo qui ( che mi mostra e che recita “rapporto classificato come segreto”) c’è scritto: “è possibile che la sparizione di Davide Cervia sia legata ad un rapimento ad opera di organizzazione internazionali quali la Libia, l’Iraq o Israele, con la complicità di organismi italiani. Il motivo sarebbe la specializzazione del Cervia nella guerra elettronica GE e nelle sue competenze indispensabili in quel periodo in quei paesi nell’imminenza della guerra del golfo, essendo esperto nella manutenzione di apparati elettronici ed armi vendute dall’Italia ai suddetti paesi.”
Che altro dobbiamo aggiungere?”
cerviaSiete stati oggetto di un attentato qui in casa da poco vero?
Erika – “Vieni, ti mostro che cosa ci hanno fatto”
Usciamo in giardino, e mi mostra nella casetta di servizio la finestra divelta e i segni sul muro dell’esplosione.
Erika mi spiega : “Io e mia nonna eravamo qui nei paraggi, probabilmente hanno azionato con un telecomando un esplosivo di quelli che si attaccano alle porte o finestre nei casi di assalto ai bunker, ancora non sappiamo con precisione”.
Fatto è che la finestra di questa dependance che utilizziamo per cucinare è esplosa letteralmente” (vedi foto ) .
“In un primo momento abbiamo pensato ad una fuga di gas dalla bombola, ma poi le bombole erano intatte, e l’interno della cucina anche, insomma, un attentato vero e proprio a scopo intimidatorio, il tutto pochi giorni prima che iniziasse il processo con cui chiediamo giustizia allo Stato”.
Di che processo parlate?
Erika : “Il processo civile contro Ministero della Difesa e della Giustizia, per i depistaggi che abbiamo subito nella ricerca della verità, per il diritto alla verità negato.
Sulla falsariga del processo intentato dai parenti delle vittime di Ustica, stesso studio di avvocati, e stesse motivazioni.”

Marisa: “Un processo che avrebbe un valore simbolico, perché potremmo avere un riconoscimento del fatto che questo è stato un rapimento perpetrato con finalità politiche e militari e che però significherebbe anche la chiusura di tutta la vicenda, riconoscendone la matrice ma non i responsabili.”
Alberto : “Si però nella motivazione se andasse tutto bene come per Ustica ci sarebbe un riconoscimento almeno per la famiglia, per i ragazzi, per mia figlia che hanno subito in questi anni una violenza indicibile.”
cerviaPesa per voi questo cognome, è pesato in tutti questi anni nelle relazioni con gli altri?
Erika: “Guarda, intorno a me negli anni, a scuola per esempio, ho trovato sempre molta solidarietà. Ai miei compagni io non lo dicevo che papà non c’era, mentivo, dicevo che era acasa con noi. Era un gran peso certo, che io mi gestivo cosi, raccontavo che era fuori per lavoro. Adesso ho tanti amici che sono combattivi e partecipano alla mia battaglia per mio padre, anche con dei gruppi su Facebook che si occupano come dei blog di tener vivo e raccontare il caso.”
Marisa : “Ma 23 anni fa è stata durissima, eravamo trattati come appestati. Qui non ci conosceva nessuno, perché noi venivamo da fuori, non eravamo di Velletri, ci hanno bersagliato di fandonie con i giornali locali, in strada mi evitavano, io ero da sola con due figli piccoli, ho pianto tanto”.
I miei genitori mi hanno dato tanta forza, mi spingevano ad andare a testa alta.
Non trovavo lavoro, ho avuto difficoltà davvero all’inizio, e adesso però sento tanta solidarietà finalmente, ma è stato un lavoro lungo e difficile, non sono scappata, ho resistito”.

“Ho tanta rabbia, ci hanno massacrato la vita, io avevo 27 anni, ho subito mille angherie.. credimi, è difficile superarle, perché di fronte a fatti così evidenti sono rimasta sola nella mia battaglia, senza la comprensione e l’appoggio degli organi competenti”.
“Hanno battuto per mesi la tesi dell’allontanamento volontario, ad un certo punto pensa comparve, in una trasmissione su Rete4, un certo Carbone Giuseppe che asseriva di conoscere bene Davide, e che lo stesso Davide gli aveva confidato che lui non voleva più stare con la famiglia, e che voleva scappare all’estero.
“Questo personaggio è stato protetto, addirittura nascosto, ha fatto fiumi di verbali in cui diceva di esser suo amico, di averlo conosciuto a Taranto durante un corso, insomma, era secondo gli inquirenti “ l’asso nella manica”, la svolta delle indagini.”

“Poi anni dopo, lo stesso signor Carbone ritrattò dicendo che si era inventato tutto, senza dare una giustificazione. E questa sua ritrattazione, non è stata oggetto di nessuna azione penale, archiviata cosi, come se fosse normale dire cose false in una inchiesta cosi complessa e poi dire “ scherzavo”. Capito che voglio dire quando ti dico che mi sono dovuto difendere da tutto e tutti?”
Che uomo era Davide?
Alberto interviene affettuoso – “Davide aveva le mani d’oro, bravissimo nelle cose manuali, ideava e creava continuamente, aveva una passione per tutto ciò che era manuale. Andavamo d’accordo, io e mia moglie eravamo felici di lui”.
Marisa – “Amava l’aria aperta, i grandi spazi, in un appartamento non ci voleva stare, anche a Sanremo dove era nato viveva in campagna.
Era tanto simpatico, Davide, mescolava il suo dialetto ligure con le battute in romanesco, e poi anche un bravissimo cuoco! Sai che noi prepariamo ancora la torta di verdure alla ligure, come ce l’aveva insegnata lui, faceva i ravioli fatti in casa.
Fermo con le mani in mano non lo vedevi mai.”
Cosa pensi dentro di Te, Marisa, come pensi possa esser andata?
Marisa – “Fino a pochi anni lo sentivo vivo, ora non so, ho perso questa sicurezza, troppi anni sono passati. Non ci posso pensare al fatto che un uomo come lui, amante della famiglia sia stato privato del calore dei suoi affetti, se penso a questo mi viene un magone ancora adesso. Non penso riflettendoci, che abbia subito cose terribili nell’immediato, dopo il rapimento, io immagino lo avranno portato in un luogo segreto, e convinto a collaborare con mille promesse, o con ricatti, perché sicuramente serviva a chi lo aveva preso.
Allora certe volte io spero che in quei giorni, mesi abbia avuto qualche momento di relativa serenità, solo quello spero io per Davide”.
Il link sopra riportato non esiste più, non solo per quel che attiene l'articolo ma anche il semplice sito http://www.retrospettive.com.
Non so come mai, ma certo in una storia così inquietante ogni cosa viene vista con sospetto.
L'articolo originale però si trova sul sito del suo Autore: Mauro Valentini, insieme ad altri suoi articoli.
Questo comunque è un documento importante perché viene dalla viva voce dei familiari di Davide Cervia che raccontano le indicibili sofferenze morali e le angoscianti sofferenze materiali che hanno vissuto smarriti e nella più totale innocenza.

Da: Il Mamilio - L'informazione dei Castelli Romani

Davide Cervia, appello in Tv: ''Renzi si occupi del caso''

Illusioni di Pace


Aereo russo verso Londra, l'ultimatum dei caccia Raf: "Rispondete o vi abbattiamo"

La registrazione audio dell'ultimatum lanciato mercoledì pomeriggio via radio da due caccia della Raf, in volo dopo aver intercettato e affiancato un aereo cargo russo che aveva interrotto le comunicazioni con la torre di controllo e sembrava puntare sul centro di Londra. "Siamo incaricati dal Governo di Sua Maestà di avvertirvi: se non rispondete immediatamente agli ordini verrete abbattuti".

La tensione resta alta anche per i 26 aerei russi intercettati nei cieli Ue, anche se Mosca prende le distanze.  "Non hanno oltrepassato alcun confine'', sottolinea la tv RussiaToday.


Francesco Delzio ad Agorà oggi



Mi ha colpito già dall'inizio, quando ha detto una verità che io e quelli con cui parlo vediamo ogni giorno e lo commentiamo esasperati: più o meno ha detto che in Italia si premia chi non fa, che non solo la politica non fa, ma tutta una società capillarmente in tutti i campi.
E' una verità sotto gli occhi di tutti quelli che fanno, tentano di fare fra mille ostacoli e dunque con fatica, e non si comprende perché si ostacoli chi fa.
I nullafacenti pagati e premiati sono in tutti i campi e sono il sintomo malato di una società malata.
Gente incompetente messa ovunque a fare danno, ma premiata...
Non possiamo rassegnarci: se ne deve uscire!!

Mi scuso per la pubblicità che compare prima della registrazione della puntata integrale del 6 novembre 2014 di Agorà, a cui si riferisce il mio commento sulla partecipazione di Francesco Delzio. Non avendo avuto la possibilità di enucleare solo il suo intervento odierno, ho riportato sopra un inserto di un suo intervento precedente per mostrare il suo volto a chi non avesse la pazienza di vedere l'intera puntata di oggi.    

martedì 4 novembre 2014

Morire senza soffrire troppo

Da: La Stampa

Si è suicidata Brittany Maynard, aveva annunciato la sua morte

Ha preso i farmaci letali nel letto della sua nuova casa di Portland, circondata dal marito Dan Diaz,
la madre Debbie Ziegler, e il padrino Gary Holmes
LAPRESSE
Brittany Maynard
03/11/2014
INVIATO A NEW YORK
Brittany Maynard è morta, come aveva annunciato, sabato sera. Ha preso i farmaci letali nel letto
della sua nuova casa di Portland, circondata dal marito Dan Diaz, la madre Debbie Ziegler, e 
il padrino Gary Holmes, per evitare le sofferenze del cancro al cervello che l’aveva comunque condannata.

Su Facebook, ha lasciato quest’ultimo messaggio: “Addio a tutti i miei cari amici e alla mia famiglia, che amo.
Oggi è il giorno che ho scelto per morire con dignità, davanti alla mia malattia terminale,
questo terribile cancro che ha portato via così tanto da me, ma che avrebbe preso ancora di più.
Il mondo è un bel posto, il viaggio è stato il mio maestro più grande, i miei amici più stretti
e miei parenti sono le persone più generose e altruiste. Ho anche un cerchio di supporto
intorno al mio letto, mentre scrivo... Addio mondo. Spargete buona energia. Siate generosi,
pagate in anticipo per restituire ad altri il bene che ricevete”.

Brittany aveva saputo di essere malata a gennaio. I medici le avevano dato sei
mesi di vita, e lei aveva scelto di evitare le cure che avrebbero rovinato la fine
della sua esistenza, senza darle una vera speranza di guarire. 
Quindi si era trasferita in Oregon con la sua famiglia per approfittare del Death 
With Dignity Act, la legge che in quello stato consente il suicidio assistito.
Aveva ricevuto da un medico la ricetta per acquistare i farmaci letali,
annunciando che li avrebbe presi il primo novembre, dopo aver festeggiato
l’ultimo compleanno del marito. Quindi aveva passato i suoi ultimi mesi
di vita viaggiando, salutando gli amici,e facendo campagna per l’eutanasia.
In questo modo ha rilanciato il dibattito sulla legalizzazione del suicidio assistito.

Giovedì scorso aveva pubblicato un video in cui diceva di non essere certa
che il primo novembre fosse la data giusta per morire, perché nonostante
il cancro stesse diventando più doloroso, lei provava ancora gioia a vivere
con la sua famiglia, ad esempio durante il viaggio che aveva fatto al Grand Canyon. 
Quel video, evidentemente, serviva solo ad alleggerire un po’ la pressione mediatica
che si era creata intorno a lei. Così sabato, nella tranquillità della sua casa di Portland,
ha ingerito i farmaci letali e concluso la sua esistenza.

Volevo scrivere qualcosa per la ricorrenza dei Morti e la triste sorte di questa giovane mi ha dato la spinta a farlo.
Ho visto le sue foto vestita da sposa: era bellissima e lo è stata fino alla fine anche se il terribile male che aveva dentro la testa e le cure l'avevano fatta gonfiare un po'... ed un occhio era semichiuso.
Tutti dobbiamo morire e, come ripeteva sempre mia madre, cattolicissima: "Vita breve, morte certa, del morire l'ora è incerta." Per fortuna in molti casi è così. Può arrivare in ogni forma, ad ogni età e all'improvviso.. Ma in certi casi sfortunati si preannuncia in modo crudele e la forza di guardarla arrivare bisogna trovarla.. Quello che non è giusto è consentirle di farci soffrire fino allo spasimo prima di spegnerci. Personalmente trovo tristissimo il commiato dalla vita e dagli affetti ma giusta la strada meno dolorosa.
Ho conosciuto una persona, un italiano, non più giovane come questa bella ragazza, che ha scelto la stessa strada di lei per non entrare nel tunnel del dolore estremo di un cancro alla bocca. Aveva tentato tutto, ma ormai lo aspettava il peggio senza speranza ed è andato in Svizzera perché in Italia non si può fare.
Era un pilota. Aveva condotto aerei di linea, ultraleggeri, addirittura aerei per spegnere gli incendi... Aveva volato per migliaia di chilometri sull'Africa con piccoli aerei da turismo.. Adorava stare sempre lassù. La sua scelta è stata triste e rispettabile.
L'unica cosa che possiamo fare, ed io lo faccio per me stessa, è ricordare i morti: dimenticarli, non parlarne più secondo me li annulla del tutto nell'oblio.
Non vado mai al cimitero quando vanno tutti: ci vado quando non c'è nessuno, nei più disparati periodi dell'anno. Non ho bisogno del 2 novembre per ricordarli.
Per ognuno mi basta uno stimolo qualsiasi: il lenzuolo appartenuto a nonna Celestina, la nonna materna di mio genero, che metto nel mio letto perché mia figlia non può usarlo con il piumone che esige lenzuola diverse, più moderne, mi suscita il suo ricordo, il suo sorriso. Il centrino ricamato da Francesca, la madre del secondo marito della mia consuocera, è appeso in un quadro a casa di mia figlia: è a forma di angelo, lo ricamò per la nascita del mio primo nipote, nipote anche della donna che sposerà poi suo figlio... Mi ricorda lei, donna semplice che sapeva per questo fare tante cose... Ricordo i suoi cioccolatini che sembravano usciti da una pasticceria... Ognuno che è passato attraverso la mia vita, sia pure per poco e un po' di lato.. lo ricordo. 

L'ultima vittima della Tragedia Costa Concordia

Da: ANSA.it

Concordia: trovato il corpo dell’ultima vittima

Resti cameriere indiano Russel Rebello in una cabina al ponte 8

03 novembre, 14:51













Rebello, morto per l'irresponsabile stupidità umana. Il suo corpo era
schiacciato e coperto dai mobili di una cabina quando la nave si è rovesciata.
Lascia moglie e due figli.

(ANSA) - ROMA, 3 NOV - Il corpo di Russel Rebello, l'ultima vittima della Concordia, 
è stato individuato a bordo del relitto della nave ormeggiata a Genova per essere
smantellata. I resti del cameriere indiano, secondo quanto si apprende, si trovano
all'interno di una cabina al ponte 8. I resti di Russel Rebello sono stati individuati
dagli uomini della Ship Recycling, il Consorzio genovese composto da Saipem e
San Giorgio che si sta occupando dei lavori di alleggerimento della nave.
Il corpo, sempre secondo quanto si apprende, era impossibile da notare fino ad
oggi in quanto era nascosto dal mobilio della nave, rovesciatosi durante le fasi
del naufragio. (ANSA).

Vista di disastro interno alla nave


Questa triste storia infinita mostra l'ennesima pagina

pietosa e richiama alle coscienze e,
si spera, alla Giustizia
l'enormità di quanto
fatto da chi aveva la
responsabilità di tante
vite umane e della grande nave,
secondo quanto previsto
dal Codice di Navigazione
e dalle Leggi Italiane e Internazionali
in fatto di Navigazione.
Schettino ha l'irresponsabile
ardire di fare le sue condoglianze
alla famiglia Rebello
attraverso i suoi avvocati!!!
Non ci sono parole per
commentare l'ennesima
uscita di questo soggetto.

Kevin Rebello, fratello di Russel, che tanto ha atteso il ritrovamento del corpo di suo fratello


Burocrazia che sbaglia e prova a correggersi

Da: Milano Post.it
Quotidiano on line di informazione e cultura


IL MINISTRO GIANNINI: SALVI I TEST DI MEDICINA, NON DOVRANNO ESSERE RIPETUTI

Milano 4 Novembre - "Le prove per l'accesso alle Scuole di specializzazione in Medicina del 29 e 31 ottobre non dovranno essere ripetute". Lo ha annunciato il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini. "Abbiamo trovato una soluzione che ci consente di salvare i test". A causa di un errore, erano stati invertiti i quesiti delle prove del 29 ottobre con quelli del 31.
Il ministro Giannini ha riunito a Roma la Commissione nazionale incaricata questa estate di validare le domande del quiz, che ha "vagliato i quesiti proposti ai candidati per l'Area Medica (29 ottobre) e quella dei Servizi Clinici (31 ottobre) stabilendo che, sia per l'una che per l'altra Area, 28 domande su 30 sono comunque valide ai fini della selezione. I settori scientifico-disciplinari di ciascuna Area sono infatti in larga parte comuni", spiega una nota del Miur.
"Neutralizzate" 2 domande per area - "A seguito di un confronto avuto con l'Avvocatura dello Stato e del verbale della Commissione - si legge ancora nella nota - si è deciso di procedere, dunque, con il ricalcolo del punteggio dei candidati neutralizzando le due domande per Area che sono state considerate non pertinenti dal gruppo di esperti". "Questa soluzione - ha concluso Giannini - è il frutto di un approfondimento che ho richiesto da sabato convocando la Commissione nazionale e interpellando l'Avvocatura dello Stato per tutelare gli sforzi personali e anche economici dei candidati e delle loro famiglie a seguito del grave errore materiale commesso dal Cineca". (Tg.com)
La macchina burocratica dell'Italia è gravemente malata.
La gente non sa più lavorare. Compie troppi errori. 
Questo è un esempio eclatante perché interessa migliaia di persone: medici che hanno aspettato un anno e mezzo prima di poter accedere al concorsone nazionale per accedere alle Scuole di Specializzazione.
Ma ogni giorno ognuno di noi ha a che fare con assurdità e veri abusi e vessazioni da parte di una burocrazia malata.
Questo innesca inevitabilmente l'intasamento della giustizia, anch'essa soffocata da innumerevoli ricorsi...
Se la macchina delle Leggi e dei Regolamenti, che dovrebbe far scorrere le nostra italica società su binari che ci garantiscano una vita giusta e civile, funzionasse in modo regolare, senza intoppi, blocchi e altre assurdità che ci rendono la vita quanto mai difficile, non ci sarebbero tutti questi ricorsi al TAR, contenziosi, conciliazioni, quando non addirittura ricorsi per danni.  
La soluzione trovata dal Ministro Giannini per evitare una marea di ricorsi da parte dei medici che hanno sostenuto spese di viaggio e pernottamento, qualora provenienti da città diverse da quella dove si svolgeva il concorso, ma anche da chi ha avuto spese minori ma ha comunque perso il proprio tempo a fare una prova scelleratamente invertita, dimostra che ogni tanto prevale il buonsenso a rimedio della cialtroneria e dell'incompetenza.
Ma perché l'Italia è ridotta così a causa della macchina burocratica?
Perché tanti errori in tanti campi?
Questo è un errore che interessa una massa di persone, ma ciascuno di noi può testimoniare di come sia difficile il rapporto con tutto ciò che dovrebbe invece garantirci giustizia e sicurezza. Perché è questo ed è per questo che esiste la macchina burocratica che interpreta e mette in atto Leggi e Regolamenti.
Leggi e Regolamenti che sono alla base delle garanzie di tutti.
Almeno: così dovrebbe essere.
Invece è palese che così non è.
Il risultato è che viviamo male in Italia e siamo costretti a confrontarci con la vita più facile di altri cittadini europei.
Siamo in Europa ma non camminiamo con la stessa velocità. Ogni atto burocratico che compiamo ogni giorno ha un intoppo.
Questo è odioso e rende la gente irritabile, stufa e soprattutto non crede affatto che "lo Stato siamo noi", come dovrebbe essere in democrazia, ma sente lo Stato come una macchina estranea da sé e da cui temere solo rogne e guai.
Manteniamo dunque tante, troppe persone su poltrone sicure che non sanno lavorare.
Forse le Leggi sono poco chiare? Di difficile interpretazione?
Ma la macchina è anche lenta proprio per quella garanzia del posto "a vita", cosa che invece a tanti italiani, in questo momento in particolare, si chiede di accettare che non sia.
Esiste dunque un'Italia che vive nell'insicurezza, nell'incertezza del futuro delle proprie famiglie ed un'Italia che vive al riparo del posto statale e vessa l'altra parte di Paese applicando Leggi e Regolamenti con incompetenza e follia, per di più non pagando per i propri errori ma facendoli pagare a chi è danneggiato.
Questo blog ha portato tanti esempi documentabili di assurdità, abusi e vessazioni da parte dei burocrati, che chi scrive ha vissuto sulla propria pelle o di cui è venuta a conoscenza diretta parlando con persone varie: molti si arrendono per stanchezza all'abuso, all'ingiustizia, al danno che ne deriva, anche perché avere giustizia ha un costo in denaro, sempre!! Ha un costo anche in tempo: che la gente non ha perché deve correre ogni giorno dietro i propri affanni.
Altri, in numero minore, cercano, spesso senza riuscirci, di ottenere il diritto calpestato dal burocrate rivolgendosi a costosi avvocati o, spendendo di meno, alle Associazioni dei Consumatori.
Dopo una lunga battaglia attraverso la Federconsumatori ho ottenuto di non pagare un SERVIZIO NON RESO: la depurazione fognature, abitando in una zona in cui le stanno costruendo ora ma la gente paga questo Servizio non reso dal 2007, cioè da quando il Consorzio che gestiva le Acque nella mia zona ha passato la gestione ad ACEA.
Secondo la Legge è un Servizio, non un'imposta che va pagata comunque. Se una Ditta, una Società, fattura un servizio che non può aver reso perché non esiste la struttura per erogarlo commette un reato di falsa fatturazione. Eppure questo continua ad avvenire nella mia zona: io ho ottenuto il rimborso di quanto fatturato impropriamente e la voce non compare più nelle fatture che mi riguardano, ma gente che abita dove abito io continua ad avere tale fatturazione in bolletta.
Eppure la rete fognaria non esiste. Quale migliore prova se la struttura non esiste e al cittadino che si è battuto tramite Federconsumatori è stato riconosciuto il diritto di non pagare ciò che non esiste?
Non dovrebbe automaticamente essere tolto a tutti questo improprio prelievo di denaro?
Invece non è così. 
Questo è un esempio del rapporto kafkiano che l'italiano medio ha con i carrozzoni burocratici statali o comunque agenti su concessione statale.
C'è una parte di italiani che si adatta all'andazzo commettendo a sua volta abusi, cercando le vie traverse della conoscenza, della connivenza, per aggirare gli ostacoli. Questa genìa di persone confesso che mi è particolarmente odiosa e la trovo ripugnante. Se non si arriva alla vera e propria corruzione è comunque una accettazione strisciante e immorale di aggiramento delle regole. Queste persone trovano chi le regole le rispetta, e cerca attraverso la giustizia di ottenere il proprio diritto, un rompiscatole, nel caso migliore, trovando invece NORMALE non rispettarle affatto. La frase cinica è: "Le regole sono fatte per non essere rispettate."
Il cittadino corretto dunque dice amaramente: "Questo Paese non è fatto per le persone che si comportano bene, ma per le persone scorrette e disoneste."
E purtroppo è vero. In Italia si vive male e su questo blog continuerò a documentarlo con fatti concreti, perché il silenzio non migliora le cose e anche una piccola voce è meglio di niente. 

domenica 2 novembre 2014

Ma Renzi non doveva fare la guerra alla burocrazia?

Da: Articolo 21.it


Favorisca patente e libretto: a babbo morto o a babbo natale?



Ci sarebbe da piangere, ma come fare a non ridere scorrendo i commenti blog/chat/facebook/tweet che continuano ad accavallarsi dopo la “new” del Ministero Trasporti e Infrastrutture che dal 3 novembre prossimo impone (pena oltre 700 euro!) a chi guida un veicolo non di sua proprietà di comparire sulla carta di circolazione insieme ai dati del proprietario?  Non è proprio così, ma per arrivare a capire che così non è tocca imporre alle nostre celluline grigie tripli salti mortali carpiati con avvitamento e supercazzola prematurata con scappellamento.
Il tutto è racchiuso in quasi 50 (!!) pagine di dispositivi d’attuazione (circolare 15513 del 10 luglio 2014) di un comma (il 3) di un articolo (il 94 bis) del Codice della Strada che si riferisce alla Legge 120/2010. Insomma, tanto “new” non sarebbe.  Leggetevi il testo ché la legge, così come i suoi dispositivi attuatori, non ammette ignoranza  http://www.mit.gov.it/mit/mop_all.php?p_id=19250
Premessa fondamentale: questa disposizione ha (notevole) scopo principale l’individuare i responsabili delle infrazioni e scovare le intestazioni fittizie (avete presente quei bolidi  intestati a ultraottuagenari sui quali però scorrazzano e sgommano evasori e facce da papponi? Ecco). Gli è però che subito dopo il nobile obiettivo, le supercazzole pare che s’infilino una sull’altra!
Avviso importante per tutti (compresi i papponi): il guidatore che finora ha viaggiato su auto non intestata a sé può continuare a farlo senza trascrivere i suoi dati sul libretto.
Coloro che, invece, dal 3/11/14 guideranno per oltre 30 giorni un’auto non loro, dovranno comunicarlo alla Motorizzazione trascrivendo sul libretto i propri dati (NB ogni trascrizione costa 25 euro: 16 di bollo 9 di diritti). I familiari conviventi con l’intestatario sono esonerati.Gli altri familiari (figli, coniugi, genitori e suoceri, nonni e zii ecc. ecc.) che risiedono altrove -e che guidano oltre 30 giorni la macchina intestata al familiar cortese- hanno da trascriversi. Nessuno ha considerato i conviventi non familiari: anche loro perciò dopo i fatidici 30 giorni dovranno trascriversi. Questa è però la solita (incivile) storia appartenente al Paese nostro. E’ storia manco ancora recepita a livello della carta dei diritti umani: figuriamoci  dunque se la può recepire il Codice della Strada!
Poi c’è ancora una cosuccia non da poco: quella specie di bonus dei 30 giorni su cui pare vertere la ratio legis. Come contano, le signorie loro illustrissime, d’identificarne le date certe?
Spiego: “A” guida l’auto del proprietario “B” da sempre. Prosegue a farlo anche sull’auto trascritta in capo a B dopo il 3 novembre 2014.  Verso Natale (data a caso) lo ferma la stradale: “patente e libretto”. Le identità non coincidono. dichiara a verbale d’averla presa in consegna da B tot  (che ci frega? Basta che non siano 30!) giorni prima e che domani gliela restituisce. Questo tipo di performance può, così, tornare valida per semprea rotazione, a meno che A non venga fermato ogni giorno e, ogni giorno (almeno fino alla concorrenza dei 30) non venga “schedato” in apposito database. Insomma A dovrebbe essere monitorato come si fa con un ecoDoppler?!
Più che  “patente e libretto” con questa legge suonerebbe meglio: “libretto patente”.
29 ottobre 2014

Fra gli innumerevoli articoli usciti su tutti i giornali sull'argomento ho scelto questo perché pungente e divertente come l'argomento richiede.
Siamo all'ennesima "pensata scema" di burocrati con il cervello fuso a cui Matteo Renzi aveva detto di voler fare una guerra totale.
Allora falla la guerra Matteo!
Hanno scritto una legge che è un volume e solo di dispositivi di attuazione hanno scritto altre 50 pagine! Più almeno due circolari esplicative che confondono le idee!
Menti non certo stupide si affannano a spiegare al volgo quello che deve fare o non fare su giornali e televisione.
Vado sull'argomento che tocca un po' tutte le famiglie: auto intestate ad un familiare ma guidate abitualmente da un altro componente della famiglia, spesso scambievolmente secondo il bisogno. Tutto risolto "purché convivente". Tanti coniugi hanno residenze diverse sui documenti, per ragioni di lavoro o per la seconda casa... Come la mettiamo? E i figli sposati a cui era intestata l'auto ma ora vivono altrove e l'auto è rimasta agli anziani genitori?
Tutto risolto (sembra) perché non c'è retroattività!!
Meno male! Molte famiglie tirano un sospiro di sollievo. Vuol dire che se la situazione è preesistente alla data di domani 3 novembre 2014 si può continuare a guidare l'auto di famiglia senza fare le file alla motorizzazione civile per far scrivere il proprio nome sul libretto di circolazione dove risulta proprietario il figlio, o il padre o altro familiare NON convivente! 
Ma vi rendete conto di come siamo ridotti?
Renzi falla questa guerra alla burocrazia: non annunciarla e basta!!!
Se poi il motivo è l'evasione fiscale richiamata anche nell'articolo sopra riportato, non è questo il modo di stanarla, cioè rompendo le balle ai poveri cristi! 
Per le auto di lusso intestate alle società, lo ripeto perché l'ho già scritto: vanno fatte le pulci alle società che risultano proprietarie... chi ne possiede le quote, chi usa abitualmente quelle auto, a quale scopo ecc. ecc., la Guardia di Finanza lavori su questo e su altro...
Non si risolve chiedendo patente e libretto a chi guida le utilitarie... per favore!!  

Fatti incomprensibili

Da: Il Giornale.it

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