venerdì 14 novembre 2014

Giustizia fallimentare... In questo caso forse rimedia?

Da: Il Secolo XIX


CASSAZIONE 10 giugno 2014

Annullata la sentenza di assoluzione per Rasero

Genova - La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione di Antonio Rasero per l’omicidio del piccolo Ale, il bimbo di appena otto mesi morto al termine di una folle notte a base di coca della madre Katerina Mathas e del broker che ora dovrà essere sottoposto a un nuovo processo davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano.
Rasero in primo grado era stato condannato a 26 anni di reclusione, poi la clamorosa assoluzione in appello. Nel frattempo la Mathas dopo essere in pratica uscita dalle indagini è tornata sotto la lente della magistratura quando, contestualmente alla condanna di Rasero, i giudici di primo grado hanno inviato gli atti alla procura chiedendo di indagare ulteriormente.
In seguito è arrivato il rinvio a giudizio. Quindi per la morte di Ale adesso sono pendenti due processi: uno per la madre in primo grado, il secondo a carico di Rasero in appello.
«Sono sorpreso della decisione della Corte di Cassazione» ha detto l’avvocato Luigi Chiappero che, insieme al collega Massimo Krogh, difende Giovanni Antonio Rasero. «La motivazione della sentenza della Corte d’appello di Genova - ha commentato - era molto precisa e corretta e i motivi del pg erano totalmente in fatto e quindi a nostro giudizio inammissibili».
Per l’avvocato Manuele Ciappi di Prato che insieme a Giovanni Aricò di Roma rappresenta i nonni materni di Alessandro Mathas, «la sentenza d’assoluzione della Corte d’appello negava l’evidenza. Era basata su un percorso motivazionale che presentava una pluralità di fratture logiche oggettivamente insuperabili». Sul corpo del piccolo vennero trovati segni di sevizie. Gli investigatori provarono che quella notte la coppia aveva consumato droga.

A questo caso, che si commenta da solo, avevo dedicato un post insieme alla triste storia di Matilda il 9 febbraio 2012 dal titolo "Strage degli Innocenti".
Certa gente non dovrebbe procreare. 

Giustizia fallimentare

Da: La Stampa  03/07/2014

TORINO
Il primo dato certo: «Matilda è stata uccisa». Il secondo è che «l’autore dell’omicidio non può che essere uno dei due soggetti che, in quel ristretto lasso di tempo, erano con lei». Chi? La mamma, Elena Romani e il suo fidanzato, Antonio Cangialosi.  

Così parlò il Gip del tribunale di Vercelli, Paola Bargero, che, però, ha dichiarato il «non doversi procedere» nei confronti dell’ex body guard, nell’ultimo di una raffica infinita di processi che li ha portati a turno a finire sotto accusa. E se è vero che il Gip scrive quella frase: «non può che averla uccisa uno dei soggetti che era con lei» verrebbe da pensare che la colpevole è la mamma. Ma Elena è già stata assolta: tre gradi e la questione è archiviata. 

E così, oggi, sapere chi è stato ad uccidere quella bimba dagli occhi chiari, che tutti hanno imparato a conoscere in quella foto con un buffo cappello bianco e t-shirt rosa, è impossibile. Per dirla tutta, e in modo anche brutale, l’omicidio di Matilda Borin, morta nel 2005 per un brutto colpo alla schiena, che le provocò lesioni interne gravissime, resterá per sempre senza un colpevole.  

Nelle trenta pagine di motivazioni appena depositate il magistrato chiarisce il perché di questa scelta. Scrive il giudice: «La ricostruzione dell’accaduto è rimessa quasi esclusivamente alle dichiarazioni dell’imputato e della Romani. Cangialosi ha sempre ripetuto la stessa versione e la Romani ha tendenzialmente la medesima attendibilità dell’imputato». Attendersi qualcosa di nuovo - o che cambi completamente le carte in tavola in un nuovo processo - è per il magistrato vercellese «decisamente fuori da ogni panorama». E poi, come se non bastasse, né i testimoni - a dire il vero pochi - né le intercettazioni avrebbero fatto scoprire questioni nascoste o rilevanti. Tutto inutile. E non è finita lì.  

In questa storia così tragica e complessa, anche la scienza non ha aiutato in modo certo e incontrovertibile investigatori e magistrati ad individuare un colpevole. 

Altro che il Dna sui leggins di Yara. Altro che Csi o le inchieste con l’occhio inchiodato al microscopio. Lo scrive e senza troppi giri di parole il giudice Bargero: «La prova scientifica non è soltanto inidonea a dimostrare la responsabilità dell’imputato ma è tale da comprovare che il colpo subito da Matilda non può essere stato inferto nel breve intervallo in cui la bambina è rimasta da sola con l’imputato». In altre parole: Cangialosi, l’ex bodyguard che nelle intercettazioni viene sentito giurare ad Elena che lui mai avrebbe fatto del male a «Mati» e che sarebbe stato pronto a prendersi cura di entrambe - è rimasto troppo poco da solo con la bambina. Un minuto o poco più. Un tempo che non giustifica la morte con quel tipo di lesione. Per dire queste cose il giudice utilizza le stesse parole del suo collegio di periti - che confermano tra l’altro quanto già sostenuto dal consulente del Pg Nessi al processo d’appello a Torino contro la Romani- e la cui sintesi è ed era più o meno questa: «La bambina fu colpita almeno 60 minuti prima. Perse i sensi dopo 40 minuti dal trauma, Dopo aver perso almeno il 40% del sangue».  

Ma in fase di Appello per la Romani prevalse, dal punto di vista tecnico, una tesi differente, sebbene fortemente criticata dal punto di vista tecnico. E per lei è arrivata una sentenza di assoluzione. Che ormai è totalmente irrevocabile. 

È la giustizia che si arrende. Nessun giudice d’ora in poi potrà più dare un nome a chi ha l’ha ammazzata. E a quanti pensano che la sua morte possa essere stata provocata da un incidente il giudice Bargero infligge un ultimo colpo: «Non esiste nessun dato che possa fare pensare a un incidente o comunque a un diverso decorso causale». 

Da: La Stampa
VERCELLI 19/09/2013
Elena Romani, madre di Matilda

Omicidio Matilda, la madre chiede risarcimento di 180 mila euro per ingiusta detenzione

Elena Romani era stata prima accusata della morte della figlia di 2 anni, nel 2005, poi assolta in via definitiva
Un risarcimento di quasi 180mila euro per ingiusta detenzione. È quello che chiede Elena Romani, madre di Matilda, uccisa a due anni nel 2005 a Roasio.  

La donna, prima accusata dell’omicidio e poi assolta in via definitiva, attraverso i suoi legali ha presentato istanza affinché le vengano riconosciuti i danni per i mesi passati in carcere. L’udienza a Torino è fissata per il prossimo 11 ottobre.  

Ad aprile il gup di Vercelli aveva revocato il non luogo a procedere nei confronti di Andrea Cangialosi, l’ex compagno di Elena Romani, dando alla Procura sei mesi di tempo per svolgere nuovi approfondimenti sul ruolo dell’uomo nella morte della bambina dopo che la corte d’assise d’appello di Torino aveva assolto la madre della piccola indicando la necessità di nuove indagini sull’ex fidanzato della donna.  

La piccola Matilda morì, probabilmente per un calcio, mentre era ospite con la madre nella casa di Roasio di Cangialosi.  

 Da: Panorama.it  03/07/2014
di Nadia Francalacci

L'omicidio di Matilda è un delitto perfetto

E' stata depositata la motivazione che scagiona Antonio Cangialosi. Per i giudici l'uomo o la mamma della vittima è l'assassino ma non ci sono prove -  Matilda si è uccisa da sola?

L’assassino di Matilda non esiste. Ma il delitto perfetto, sì. Almeno per la giustizia italiana. E’ un’affermazione che non può non nascere spontanea leggendo le motivazioni del non luogo a procedere nei confronti di Antonio Cangialosi, l’uomo entrato nelle indagini per la morte della piccola Matilda Borin, uccisa a 23 mesi il 2 luglio 2005 e compagno all'epoca dei fatti dalla madre della piccola, Elena Romani.  
"Il colpo subito da Matilda non può essere stato inferto nel breve intervallo in cui è rimasta sola con l'imputato- scrive il gip di Vercelli, Paolo Bargero, nella motivazione  depositata presso il tribunale di Vercelli- vi sono elementi inidonei a dimostrare la responsabilità dell' imputato.”  
Dunque non è stato Antonio Cangialosi a sferrare il calcio mortale alla bambina.
Ma il giudice nella motivazione è ancora più preciso specificando che sia l’uomo che la mamma, gli uniche due persone presenti nell’abitazione quando la bambina è stata uccisa, avrebbero una ‘posizione giuridica’ equivalente: entrambi sarebbero innocenti. Ecco il paradosso giudiziario.
 "Entrambi (Elena Romani e Antonio Cangialosi, ndr), con tutta evidenza, hanno una posizione del tutto equivalente- si legge nella motivazione-  quanto a interessi coinvolti, posto che dichiarando di non avere toccato la bambina implicitamente affermano che è stato l'altro a farlo". Non solo. A favore di Antonio Cangialosi ci sarebbero altre dichiarazioni raccolte nell’immediatezza del fatto. Una in particolare, ovvero quella verbalizzata durante il confronto tra i due fidanzati sulle condizioni di Matilda, quando fu trovata agonizzante in bagno.
Eppure nella casa di Roasio dove nove anni fa, nel 2005 è avvenuto l'omicidio c’erano solamente due persone oltre alla piccola vittima. Nessun altro. Dunque uno dei due deve aver colpito la bambina. Per forza.
La coppia, quel giorno, aveva pranzato dai vicini di casa. Poi, rientrati nel loro appartamento, avevano messo la bambina nel letto matrimoniale e loro si erano seduti sul divano del soggiorno dove si erano addormentati. Ma dopo un po’ la mamma, viene svegliata dal pianto di Matilda. La donna corre in camera da letto e vede che la piccola aveva vomitato, sporcando cuscino e coprimaterasso.
Ma a questo punto che cosa accade? La madre colpisce la bambina? Per la giustizia ‘No, non è stata lei’. E, dopo un regolare processo, la madre viene assolta.
Ma nella motivazione depositata poche ore fa, il giudice torna a“spostare” l’attenzione sulla madre di Matilda.
Per il giudice, infatti, "si possono rinvenire alcune dichiarazioni della Romani contraddette dai fatti". E la donna, si legge ancora nelle motivazioni, è ritenuta "teste di non elevata attendibilità".
Inoltre nelle intercettazioni delle utenze di Cangialosi disposte dopo la riapertura dell'inchiesta, precisa il giudice , non è emerso alcunchè".
Avvocato Sandro Delmastro, legale di Antonio Cangialosi, si sono molti elementi che ‘scagionano’ definitivamente il suo assistito…
Certo ed in particolare la perizia medico legale. Se fosse stato Cangialosi a colpirla,  Matilda avrebbe dovuto perdere conoscenza in un momento decisamente successivo al ristretto arco temporale in cui è rimasta sola con lui. Il trauma invece è decisamente antecedente,  almeno di 15 minuti. Nella perizia di parla di un tempo massimo di 40 minuti. Quindi, Cangialosi non poteva essere presente quando fu sferrato il calcio all’addome della bambina. Non solo. Persino i periti nominati dall’accusa hanno rilasciato dichiarazioni forse ancor più favorevoli rispetto ai periti nominati dallo stesso Cangialosi per difendersi. Lui non è stato.
Ma perché la verità processuale è sempre più frequentemente diversa dalla realtà dei fatti?
E’ il codice di procedura penale che talvolta è estremamente rigido nell’acquisizione delle prove e tende in alcuni casi a creare situazioni simili a quelle che si sono verificate nel caso della piccola Matilda Borin. Non vogliamo fare il processo al nostro codice ma indubbiamente ci sono degli aspetti che andrebbero rivisti..
Adesso, avvocato, ci troviamo davanti ad un vicolo cieco: un cadavere senza un assassino, una mamma che non può essere più processata perché assolta nei tre gradi di giudizio e un Cangialosi che sicuramente non può essere stato l’omicida.  Giustizia non è stata fatta. Che cosa si dovrebbe fare?
Se il nostro Stato fosse un po’ più scrupoloso e amministrasse la Giustizia con un maggior rigore e serietà, adesso dovrebbe prendere questo caso e portarlo in Commissione Giustizia alla Camera e il ministro della Giustizia dovrebbe davvero cercare di fare chiarezza perché è paradossale non aver  condannato l’assassino con due sole persone in casa…
Secondo lei perché ciò non è avvenuto?
Forse per poter far emergere in modo concreto e netto le responsabilità dell’assassino, Elena Romani e Antonio Cangialosi dovevano essere processati assieme. Sono quasi certo che in questo modo si sarebbe arrivati ad una condanna certa dell’autore dell’omicidio. Se non si andò al processo per entrambi, però, fu per il gip di I°grado che prosciolse immediatamente Cangialosi proprio perché a suo carico non c’erano elementi che potessero far pensare che fosse stato lui ad uccidere Matilda 
Da: Il Giorno 4 giugno 2014
Matilda, quella bimba uccisa a due anni da un calcio sferrato da nessuno
 dall'articolo di Gabriele Moroni alcuni passaggi:
..  Elena Romani, ex hostess di Legnano, che aveva avuto la bambina da un uomo di Busto Arsizio, .... 
..... La donna ha una nuova famiglia e due figli. 
Somiglia a Cucciolo, il più tenero dei sette nani di Biancaneve

Non solo è morta, ma è morta soffrendo per il rene spappolato e in preda a uno “stupore dissociativo”, comune tra i bimbi colpiti dai loro cari....



Da: Il Corriere della Sera.it -  La Storia raccontata da Giorgio Dell'Arti
 Elena Romani - Mamma della  piccola Matilda, morta il 2 luglio  2005: rinviata a giudizio per omicidio  preterintenzionale, processata, è stata assolta in primo grado per non avere commesso il fatto (le prove non sono state considerate sufficienti), poi ancora in appello, il 15 dicembre 2009, con formula piena, e in Cassazione, nel 2011.
 «Il papà Maurizio fa il parrucchiere a Senago da una vita. La mamma Ivana, la casalinga. Lei lavora come hostess nella compagnia area Azzurra. Ha gli occhi verdi, è alta come una valchiria, ha la passione per i balli caraibici. Le sue colleghe la descrivono come la più brava di tutte (...) La compagnia l’aveva indicata come “assistente modello per la disponibilità e la pazienza verso i passeggeri”. Ha una storia d’amore con Simone Borin, famiglia benestante, alto, biondo, occhi azzurri, bello come un attore dei film americani. Convivono tre anni. Nasce una bimba, Matilda. Poi si lasciano. Lei deve sbrigarsela da sola per tirare avanti. Non può continuare a fare la hostess. Si impiega come cassiera in un centro commerciale di Gallarate. Conosce la guardia giurata Antonio Cangialosi, altro fusto, ex parà, ex bodyguard. “Prima due chiacchiere, poi la prima pausa caffè”, racconta lui. Si fanno gli auguri di Capodanno, 6 sms di fila. Lui pensa: “Strano che una donna con una figlia mandi tutti quei messaggi”. La invita a cena. Al tavolo, lei gli dice: “Sono una mamma. Tu cosa vuoi da me?”. Lui le risponde: “Per me non è un problema”. Da quel momento, dice, è entrata a far parte della sua vita. Conosce Matilda, e la chiama “il mio tsunami”, perché è molto vivace. Antonio ha una brutta storia alle spalle: sua moglie Graziella sparisce la vigilia di San Valentino del 2000. Lui l’ha salutata prima di andare al lavoro: “Eravamo felici”. Lei non torna più. L’amico con cui aveva appena intessuto una storia di prendersi e mollarsi, l’ha uccisa annegandola nella vasca da bagno. Per due mesi ha nascosto il suo corpo, prima in un armadio e poi in una cassapanca. Elena e Antonio hanno due sconfitte da lasciarsi alle spalle. Lei fa come tutte le donne: ci crede quasi con disperazione. Sul suo diario scrive: “Oggi ci siamo lasciati senza parole. Erano i nostri occhi a parlare. Grazie per quello che mi hai dato”. Poi, però, il 18 giugno annota anche che Matilda patisce il suo nuovo fidanzato: “Gli ultimi giorni non sono stati dei migliori. Lei continuava a vomitare: da vedere se per la sua salute o per lui come protesta o paura”. Il 2 luglio, la morte. Sono nella villetta di lui, a Roasio, basse colline di vigneti, sopra le risaie di Vercelli. Casetta a due piani, uno sterrato davanti per arrivarci. La piccola vomita di nuovo. Una volta lui s’era arrabbiato: “Ma proprio sul mio letto lo deve fare? Lo fa apposta”. Matilda è in bagno. Muore per “una grave lesione conseguente a un colpo inferto in zona lombare”, come attesta l’ordinanza del pm. Un calcio. I due vengono interrogati e danno versioni contrastanti» (Pierangelo Sapegno) [Sta 9/8/2005].
• «Sono da poco passate le 16 di un caldo pomeriggio dell’estate 2005. In una villetta di Roasio, un paesino in provincia di Vercelli, una bimba piange, non sta bene. La madre, Elena Romani, sta dormendo sul divano insieme con il fidanzato, Antonio Cangialosi (che non è il padre della piccola Matilda). Si stanno riposando dopo avere pranzato, quel 2 luglio, nell’appartamento accanto, ospiti di amici. La madre si alza per prima, intorno alle 16.15 (secondo il suo racconto), svegliata dalla telefonata di un’amica di cui però non rimane traccia sul suo cellulare. Sente Matilda chiamare: “Mamma, mamma!”. Entra nella camera da letto dove la piccola si è sentita male, ha vomitato; il letto è sporco. La tranquillizza, la porta in bagno facendole fare qualche passo, le lava la faccia, pulisce federa e coprimaterasso. È a questo punto che entra Antonio, il suo compagno, guardia giurata. Si sarebbe svegliato intorno alle 16.20. Appena apre la porta vede la bimba “con le labbra bianchissime”, in piedi sul portabiancheria, un po’ reclinata in avanti, appoggiata al muro. Quella bimba dagli occhioni azzurri, i capelli ricci, quasi sempre sorridente, è meno vivace del solito. Sta male semplicemente perché ha vomitato o perché, in questi minuti, è già stata colpita da sua madre, esasperata dalla sua ennesima crisi in presenza del nuovo compagno? C’è anche un altro scenario possibile, di fronte a indagini e processi che non hanno ancora trovato un responsabile: Matilda, in bagno, potrebbe non avere ancora subito un trauma mortale, il suo malessere potrebbe essere dovuto soltanto alla nausea. Potrebbe, cioè, essere stata colpita successivamente, dopo aver fatto un passo e mezzo in bagno, dopo essere stata presa in braccio da Cangialosi che poi l’avrebbe portata in salotto a guardare il dvd dei Tre porcellini, negli attimi in cui la madre è uscita a stendere. Matilda, cioè, può essere stata colpita in quel minuto e mezzo in cui è rimasta da sola con la guardia giurata? Può essersi sentita male immediatamente, di colpo, e avere avuto un arresto cardiaco (dovuto a un’emorragia) in meno di mezz’ora? È su questo interrogativo di fondo che si gioca il giallo della sua morte. È in una manciata di minuti che si consuma il mistero di Roasio: sono gli attimi in cui la Romani rimane sola con la piccola (prima delle 16.20), oppure gli istanti in cui Cangialosi accudisce la bimba da solo, poco prima delle 16.41, mentre la madre è fuori casa. In quei minuti, davanti alla tv, Matilda peggiora, diventa fredda, bianca, respira a fatica. Antonio urla alla madre: “Corri, corri!”. Alle 16.41 chiama il 118 mentre Elena tenta di rianimare la figlia, in attesa dei soccorsi. Alle 17.04 di quel pomeriggio il cuore di Matilda pompa sangue a vuoto. Un’emorragia interna le toglie la vita a soli 2 anni. Alle 17.40 il medico del 118 certifica il decesso “per cause naturali”. Matilda è stata rivestita. I soccorritori non notano un livido sulla schiena, inconfondibile. Nessuno pensa all’omicidio. Cangialosi, piuttosto, è convinto che la piccola sia morta perché i soccorsi sono arrivati troppo tardi. È sempre lui a voler fare, per primo, una denuncia che porta all’autopsia, e alla verità: Matilda è stata uccisa da un “gravissimo trauma addominale con lacerazioni multiple del fegato e rottura del rene destro” dirà, qualche giorno più tardi, il medico legale torinese, Roberto Testi. Scattano così le indagini per un omicidio che (...) dopo (...) due processi di primo e secondo grado (nei confronti della madre della piccola) non ha ancora un colpevole né un perché. In quella casa erano in due, quel 2 luglio 2005. Entrambi, inizialmente, sono stati indagati per quel calcio sferrato alla bambina con conseguenze forse inimmaginabili. La posizione di Cangialosi è stata archiviata e la decisione già convalidata dalla Cassazione. Elena Romani, dopo avere scontato diversi mesi in carcere, è stata rinviata a giudizio per omicidio preterintenzionale, processata, assolta in primo grado per non avere commesso il fatto (le prove non sono state considerate sufficienti) e poi ancora assolta in appello, il 15 dicembre 2009, con formula piena. Le indagini si sono basate su dati scientifici, medico-legali; ma anche sulle testimonianze della coppia, opposte, perché ognuno ha accusato l’altro per discolpare se stesso. Così (...) mancano un colpevole, un’arma, un movente. In uno dei primi interrogatori, l’11 luglio di quell’estate, era stata la Romani, per prima, ad accusare il compagno: “Nutrii qualche sospetto vedendola così repentinamente peggiorata” ha fatto mettere a verbale. E poi: “La bambina quando era in bagno stava bene, addirittura camminava. Quindi penso che, se è successo qualcosa, è successo quando io mi sono allontanata”. Il compagno si è difeso, sostenendo che la piccola fosse stata colpita prima, non in quei pochi minuti in cui è rimasta con lui. Ha descritto quella labbra bianchissime quando Matilda era in bagno, già sofferente. “Aveva le labbra normali” ha ribattuto la Romani in un faccia a faccia a distanza. Sono sicura perché le ho lavato la bocca e quindi avrei notato le labbra bianche”. Al rientro dal giardino, invece, descriverà la bimba “completamente bianca, che non respirava… gliel’ho strappata dalle braccia”. Le conversazioni della coppia, intercettate solo quattro giorni dopo il delitto, non hanno però rivelato un rancore della donna nei confronti del compagno, anche dopo averlo accusato dell’omicidio della figlia. Parlando con suo padre, per esempio, dice: “Tu mi credi? Sta’ tranquillo, non sono stata io e non è stato neanche Anto”. I suoi atteggiamenti (per esempio il tentativo di cremare subito la bimba), uniti ad altre frasi dubbie pronunciate dalla Romani in auto (“Ma tu cosa hai fatto?” rivolto a Matilda, e poi “Ti ho dato le botte?”) hanno spinto la procura di Vercelli a puntare sulla sua colpevolezza. C’è un’altra frase equivoca che la hostess di Vercelli pronuncia da sola mentre guida e ascolta la canzone Strani amoridi Laura Pausini. Potrebbe avere esclamato: “Non posso pagare per una cosa che non ho fatto” oppure: “Non posso pagare per una cosa che non dovevo fare”. Due frasi dal significato opposto, un altro dubbio che si inserisce fra i tanti tasselli che non riescono ad andare a posto, in un caso giudiziario complicatissimo. Gli indizi contro l’hostess di Vercelli si erano rafforzati con una consulenza della procura che ha certificato una compatibilità fra l’intarsio a mezzaluna di una scarpa rosa, décolleté, della donna e il livido trovato sulla schiena della piccola. Le perizie, durante i processi, hanno stabilito però che la compatibilità tra scarpa ed ematoma è troppo generica, non c’è certezza che quella scarpa sia l’arma del delitto. Dopo 4 anni la Romani ha accettato di tornare nella casa di Roasio per mostrare ai giudici i suoi movimenti, per raccontare e mimare (davanti a una telecamera) quello che secondo lei è accaduto quel pomeriggio. Il video è stato acquisito agli atti del processo (...). Dopo la sua assoluzione con formula piena, si ricomincia tutto daccapo perché la sentenza della Corte di assise di appello di Torino impone il trasferimento degli atti a Vercelli: la posizione di Cangialosi potrebbe essere nuovamente valutata. “È finita. Sii uomo, confessa quello che è successo. Fallo per Matilda” gli ha chiesto la Romani (che si è rifatta una vita e ora è madre di un’altra bimba) subito dopo il verdetto e dopo anni in cui ha professato la sua innocenza. “Sono stato uomo quando ho deciso di fare denuncia per il ritardo dei soccorsi, e la Romani lo sa bene” le ribatte a distanza l’ex fidanzato. “Avete mai visto un assassino che fa scattare le indagini e si inguaia da solo? Finora ho subito gli attacchi in silenzio. Se mi costringeranno, spiegherò (come ho già fatto davanti ai pm di Vercelli) quali sono gli atteggiamenti anomali della Romani, tenuti a ridosso della morte di sua figlia”. Una vita quantomeno sfortunata, la sua. Era stato sospettato (ma non indagato) anche per la morte della moglie, uccisa invece per mano di un altro uomo. “Non so cosa mi dà la forza di andare avanti” racconta. “Ho pensato anche al suicidio, dopo i nuovi sospetti. Ma ora voglio essere forte, reagire e dimostrare la verità. Io non ho alcuna colpa se non quella di avere dormito, quel pomeriggio, e di essermi svegliato in un incubo che non finisce più. Io non ho fatto nulla: quando ho visto Matilda, stava già male, e io non ho mai detto di averla vista camminare in quel bagno: ha fatto soltanto un passo e mezzo, in uno spaziostrettissimo. Aveva le labbra bianco latte e la madre che si preoccupava di lavare il cuscino!”. Le ultime perizie, determinanti nel processo di appello, stabiliscono un’altra verità. Modificano i tempi di sopravvivenza delle piccola e quindi le responsabilità. Per la pubblica accusa e per il perito del processo di primo grado, Matilda sarebbe sopravvissuta da 30 a 40 minuti dopo essere stata colpita. Poiché Cangialosi si sveglia alle 16.20 e la donna qualche minuto prima (16.15), il colpo teoricamente potrebbero averlo sferrato entrambi. Cangialosi, tuttavia, dalle testimonianze, sarebbe rimasto solo con Matilda a ridosso delle 16.41 (ovvero della chiamata al 118). Se fosse stato lui a colpirla, la bimba sarebbe sopravvissuta meno rispetto alla mezz’ora ipotizzata dalle consulenze. Quei parametri scientifici scagionerebbero Cangialosi. I periti del processo di secondo grado, però, hanno ridotto i tempi. Per l’anestesista Elsa Margaria, l’emorragia che ha ucciso Matilda è stata “rapidissima e inarrestabile, perché si è rotta la capsula di rene e fegato, cosicché è venuto meno il contenitore fisiologico che favorisce meccanicamente l’arresto dell’emorragia. Si è conclusa così in 20 minuti, non in ‘almeno’ una mezz’ora”. Ne deriva che Cangialosi, con questi tempi, avrebbe potuto colpirla: il trauma potrebbe essere più ravvicinato al momento dell’arresto cardiaco (delle 17.04) e alla chiamata del 118 (delle 16.41). Non solo. “Non riteniamo possibile che la bimba, dopo avere subito il colpo che si rivelerà poi la causa della morte, fosse in grado di mantenere la stazione eretta, camminare, essere ripetutamente presa in braccio, prepararsi a vedere un cartone animato, senza manifestare sintomatologia dolorosa” si legge nelle ultime perizie. Quindi, se Matilda fosse stata colpita dalla madre in bagno, avrebbe dovuto manifestare maggiormente il dolore. Elsa Margaria e la neuropsichiatra Maria Bruna Fagiani hanno dato ragione al consulente della difesa, Lorenzo Varetto, secondo cui “la bambina avrebbe dovuto piangere fin da subito, lamentarsi”. E hanno dato torto alla pubblica accusa secondo cui Matilda non ha urlato e pianto perché in preda a uno “stupore dissociativo”, comune tra i bimbi colpiti dai loro cari. Matilda fece dei passi, fu sollevata prendendola per il torace (dicono le perizie). Sarebbe stato sufficiente questo per sottrarla alla situazione di ipotetico stupore. Il procuratore generale Vittorio Nessi non ha neppure escluso che Cangialosi si sia alzato non alle 16.20 ma alle 16.38, e che non abbia affatto avuto il tempo di colpire. Non si spiegherebbe altrimenti perché il racconto di quel pomeriggio, sia da parte di Cangialosi sia da parte della Romani, copra gesti e movimenti che durano soltanto 3 minuti e mezzo: se dal risveglio di Cangialosi alla chiamata al 118 fossero passati davvero 20 minuti (dalle 16.20 alle 16.41), cosa sarebbe successo negli altri 17 minuti? Perché entrambi gli adulti, presenti in quella casa, avrebbero scelto di non raccontarlo? (...) “La responsabilità è di uno dei due” ha già scritto la Corte di assise di Novara, nella sentenza di primo grado. “I dati che hanno una valenza accusatoria per uno dei due protagonisti avrebbero valenza accusatoria nei confronti dell’altro”. E questa, dopo anni, è forse l’unica certezza» (Ilaria Cavo) [Pan 14/1/2010].
• Vive a Legnano. Si è risposata e ha avuto due figli.

Giorgio Dell’Arti
Catalogo dei viventi 2015 (in preparazione)
scheda aggiornata al 10 febbraio 2014

                                                    

martedì 11 novembre 2014

I commenti della gente sono esilaranti!!! Leggeteli.

Da: Il Sole 24Ore

Fisco, 62 milioni di immobili ai raggi x: parte la riforma del catasto

Via libera definitivo del Consiglio dei ministri al decreto legislativo per le commissioni censuarie. Si tratta del decreto attuativo che rimette in moto le commissioni censuarie, primo tassello della riforma del catasto per censire gli oltre 62 milioni di immobili presenti in Italia. Le nuove commissioni censuarie locali sono 106, a cui si aggiunge la commissione censuaria centrale con sede a Roma che ha funzione di “supervisore”. 

Commissioni chiamate a rivedere i parametri per gli estimi catastali 
Il provvedimento stabilisce ruolo e composizione delle nuove commissioni, chiamate a rivedere i parametri per gli estimi catastali, con relativo impatto quindi sulla tassazione dell'immobile. A questo scopo verrà elaborato un coefficiente che terrà conto di qualità, localizzazione, anno di costruzione, stato conservativo degli immobili. 

I compiti delle commissioni 
Alle commissioni censuarie locali, che si insedieranno entro un anno dall'entrata in vigore del decreto legislativo, spetta il compito, tra l'altro, di validare le funzioni statistiche determinate dall'Agenzia delle Entrate, che sono alla base della revisione del sistema estimativo del catasto dei fabbricati. Le funzioni statistiche devono esprimere la relazione tra il valore di mercato, la localizzazione e le caratteristiche edilizie dei beni per ciascuna destinazione catastale e per ciascun ambito territoriale, anche all'interno di uno stesso comune. La Commissione censuaria centrale decide sui ricorsi dell'Agenzia delle entrate e dei Comuni contro le decisioni delle commissioni censuarie locali in materia di qualità, classi e tariffe d'estimo dei terreni e in materia di categorie, classi e tariffe d'estimo dei fabbricati. La Commissione centrale esercita poteri sostitutivi nel caso in cui le commissioni locali non provvedano alla validazione delle funzioni statistiche. 

Articolazione in tre sezioni 
Le commissioni censuarie locali e quella centrale sono articolate in tre sezioni: una competente in materia di catasto dei terreni, una in materia di catasto urbano e un'altra specializzata in materia di revisione del sistema estimativo del catasto dei fabbricati. La nomina dei componenti delle commissioni censuarie locali, 6 effettivi e 6 supplenti, spetta al Presidente del Tribunale nella cui circoscrizione ha sede la commissione, sulla base di designazioni fatte pervenire dall'Agenzia delle Entrate, dall'Anci e dal Prefetto. Faranno parte delle commissioni i rappresentanti delle amministrazioni coinvolte, magistrati, professionisti, docenti qualificati in materia di economia e di estimo urbano e rurale, esperti di statistica e di econometria. La composizione della commissione locale di Trento e Bolzano sarà integrata da un componente scelto tra i dipendenti di ruolo della Provincia autonoma

In commissione 25 componenti effettivi, 21 supplenti più il presidente 
 La Commissione censuaria centrale prevede 25 componenti effettivi (di cui 4 di diritto) e 21 supplenti, più il presidente. Per i componenti di diritto (il direttore dell'Agenzia delle Entrate e 3 direttori centrali dell'Agenzia) non sono previsti i supplenti perché ad essi è riconosciuta la possibilità di conferire apposita delega per la partecipazione alle sedute. Le nomine degli altri componenti avviene con un decreto del ministro dell'Economia sulla base delle designazioni pervenute dall'Anci, dagli organi di autogoverno della magistratura e di alcuni ministeri. 

Individuate le incompatibilità 
Non possono essere componenti delle commissioni i parlamentari, i membri del governo e delle giunte regionali e comunali, soggetti che ricoprono incarichi direttivi o esecutivi nei movimenti politici, i prefetti. Tra i motivi di incompatibilità vi sono anche l'appartenenza alla Guardia di Finanza, ai Corpi di polizia, alle Forze armate, la rappresentanza di contribuenti nei rapporti con l'amministrazione finanziaria o con i Comuni nell'ambito di controversie tributarie. I presidenti e i componenti delle commissioni censuarie durano in carica 5 anni, non rinnovabili, e il loro operato deve essere ispirato ai principi di terzietà, imparzialità e neutralità. 

Valore patrimoniale in base ai metri quadri 
La novità è che con le nuove norme il valore patrimoniale non sarà più calcolato in base al numero dei vani ma ai metri quadri, tenendo conto anche della collocazione e delle caratteristiche edilizie dell'immobile. Primo passo della più ampia riforma catastale, al provvedimento sulle commissioni seguirà poi uno sul meccanismo di individuazione del valore patrimoniale medio ricorrendo a specifici algoritmi. Dopodiché si passerà al censimento vero e proprio, operazione questa che potrebbe richiedere circa 5 anni. 

analisi di Saverio Fossati - Il Sole 24 Ore 

Speravo che la revisione portasse giustizia fiscale...
Soprattutto per quel che attiene le case fantasma, o quelle fantasma in parte, insomma l'abusivismo edilizio imperante che, oltre a danni vari al territorio, comporta brutture ed EVASIONE FISCALE.
Invece leggete i commenti sotto questo articolo perché sono eccezionali!
Evidenzio in grassetto quelli che dicono cose che sottoscrivo pienamente.

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Scusate i riferimenti personali. Ho 63 anni , ho ereditato dal papà 5ha di terreno agricolo frutto di tanti sacrifici ,dato in affitto il cui ricavato va tutto in tasse,stupidamente mi sono costruito una casa con tanti sacrifici e un mutuo di 20 anni e ora.....Grazie al Governo:Non ho soldi da portare all'estero e allora dopo queste notizie VENDO TUTTO e vado a vivere a Londra con mia figlia che dopo la laurea in architettura si è rifiutata di fare la commessa all'Ikea o pagata in qualche studio da geometra a 800 euro al mese ( a Londra un arkitetto è pagato 2000 paund cioè 2500 euro al mese e la metà delle tasse dell'italia)Saluti a tutti:un augurio a voi che rimanete a godervi Renzi,Berlusca,Grillo,Camusso e Squinzi!!!!! 
manfiocamp 11-11-2014 10:58:40
 
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Augurissimi signori contribuenti, ora iniziate a pagare le commissioni (alla faccia della spending review) poi fatevi valutare gli immobili in base ad un algoritmo che si è studiato qualche luminare che non sa nemmeno da che parte si inizia a fare una stima..........., va bene le zone omogenee, ma le stime non si fanno solo con quelle e con i mq. Se proprio vogliamo stabilire dei valori sarà forse meglio che prima iniziamo a sudiarci un pochino di estimo? .... Povera Italia.....
r.dapino 11-11-2014 10:58:11

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Questo tipo di operazioni mi fa sempre paura, perchè sembra concludersi invariabilmente in un aumento delle tasse da pagare (chissà se dopo aver ricalcolato tuttii valori - che possiamo star certi aumenteranno nel 98% dei casi- penseranno a diminuire le aliquote delle tasse sulle case? Scommetto di no). Spero almeno che serva per scovare ed accatastare tutti gli edifici che al momento risultano sconosciuti al catasto... Nel frattempo penso sia un altro brutto colpo per il mercato immobiliare: chi pensava di comprare case per investire, vorrà prima vedere come va a finire questa storia...
 rossiele 11-11-2014 10:18:52 

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come è possibile rintracciare il valore di un immobile sulla base di un algoritmo? Questi signori (pericolosissimi) sanno che avere una casa in una strada molto trafficata o stare nella stradina adiacente può fare variare il valore di mercato anche del 20%? Sanno che un quarto piano senza ascensore vale il 30 35% in meno? Le zone censuarie devono essere analizzate da professionisti che operano in quella zona, altrimenti viene fuori una valanga di ingiustizie che premierà solo il fisco (che ovviamente da questa manovra cercherà di aumentare le entrate). 
 navarrinidaniele 11-11-2014 10:03:44
 
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finalmente la smetteremo di vedere lussuosi appartamenti del centro di Roma accatastati come catapecchie popolari
 biafax 11-11-2014 10:00:17 

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Mi auguro che la riforma riduca di molto il valore degli immobili visto che sono in vendita a poco più di niente, a meno che non sia lo Stato a pagarli al prezzo che il catasto intenda stabilire, allora vendo anche il mio, soldi cash naturalmente da accreditare in un paradiso fiscale come fate Voi politici, ci state insegnando tutto. 
 LUCIANO_93qb4alp6h 11-11-2014 09:56:13 

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Era ora...non è possibile che appartamenti di periferia con rendite un pò più aggiornate paghino imposte in misura superiore ad attici in piazza Navona....... Naturalmente è necessario anche rivedere tutta la miriade di imposte che gravano sugli immobili 
silviasighie 11-11-2014 09:33:32  

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Sentivamo la mancanza di 106 nuove commissioni locali di 6 componenti effettivi, 6 supplenti e di una commissione censuaria centrale in 3 sezioni con 25 componenti effettivi (di cui 4 di diritto) e 21 supplenti, più il presidente. Con tanto di superstipendi, rimborsi spesa etc (escort incluse? A piè di lista?) a partire da subito, con rimborsi retroattivi? Il da farsi sarà stabilito nei dettagli con l'agenda 2020?. Obiettivo (solo a scopo di bilancio:preventivo): 2050?. Finanziamento: nuova accisa su carburanti? Ci mancava un vento di novità. P.S. L'amico del Gigi è stato adeguatamente sistemato? 
epitteto1 11-11-2014 09:32:36 

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Sarebbe sufficiente e molto meno oneroso il catasto comunale del cui controllo i sindaci fossero civilmente e penalmente responsabili. Le schede catastali nel giro di pochi mesi potrebbero pervenire con un clic alle provincie, alle regioni, all'agenzia delle entrate, all'inps ... Troppo semplice, vero? Meglio le soluzioni farraginose all'italiana , tipo il matematico di corte esperto di calcoli con i numeri romani 
cattif.49 11-11-2014 09:12:54 

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Sta per iniziare il più grosso magna-magna della storia d'Italia: la revisione nazionale delle rendite catastali di 62 milioni d'immobili! 
fastfinger 11-11-2014 08:53:11 

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in tempi di spending rew......... è un ottimo investimento di personale.... ma non lo potevano fare gli impiegati del catasto? stanchezza 11-11-2014 07:58:15 

lunedì 10 novembre 2014

Il Sindaco Lucci e i sudici barbari

Spiaggia di Sabaudia ieri: l'orrore abita qui

Il Sindaco Lucci amministra un territorio bellissimo e delicatissimo. All'inizio della passerella in legno c'è un cartello che illustra ai visitatori ignari della raccolta differenziata che qui c'è: con tanto di figure dei bidoni di vari colori. Però i bidoni sul Lungomare sono stati rimossi, esistendo solo durante la stagione estiva.
Questo non giustifica i barbari scesi in spiaggia a lasciare questo ignobile scempio, naturalmente, potendo, se fossero stati uomini e donne civili, caricarsi dei loro rifiuti e depositarli nei primi bidoni trovati....
Solo le bestie lasciano dietro di sé tanto orrore.
Però, Sindaco, faccia mettere qualche bidone in pochi punti del Lungomare per favore e nei fine settimana faccia girare qualche vigile in borghese nelle ore pomeridiane, quando i barbari levano le tende.. e li multi, per favore, li multi, li multi!!
Una natura offesa nella sua bellezza
Bisogna ripulire.....


La Legge Merlin è fuori da questo tempo presente

Sono piccole, sono nere, molte minorenni e qualcuno le mette lì, lungo la strada, mezze nude, e ci mangia.
Passano le auto dei Carabinieri ma non si fermano per accertare perché stiano lì con il sedere nudo porto verso lo sguardo di chi passa.
Chi passa non sono solo i sudicioni che si fermano, ma anche gente normale, che ha in auto dei bambini.
Possono i nostri politici, con tutte le leggi che sfornano, accertare se le ragazzine, nude ogni giorno lungo questa come in molte altre strade d'Italia, hanno il permesso di soggiorno e come si mantengono nel nostro disgraziato Paese?
Possono accertare se dietro di loro ingrassa una criminalità di parassiti ignobili?
Possono rivedere la Legge Merlin risalente all'Italia del 1957?
Posso suggerire delle Zone Controllate dove chi vuole può esercitare il mestiere più antico del mondo senza sbatterlo in faccia ai bambini e l'arresto per chi lo eserciti al di fuori di dette zone da istituire? 


Vedi i miei precedenti post sull'argomento del: 29/04/2014 e 09/09/2013.

Dal sito del Governo: una speranza per ALCOA

Alcoa: sottoscritto Protocollo d'intesa tra Governo, Regione Sardegna e Glencore

10 Novembre 2014
Il Governo della Repubblica Italiana, rappresentato dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Graziano Delrio, dal Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, dal Vice Ministro dello Sviluppo Economico Claudio De Vincenti, la Regione Autonoma della Sardegna (RAS), rappresentata dal Presidente Francesco Pigliaru, e Glencore International AG, rappresentata dall'Amministratore Delegato Ivan Glasenberg, in data odierna, hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa concernente le condizioni fondamentali perché Glencore avvii un confronto con Alcoa circa la possibile acquisizione e riattivazione dello smelter di produzione di alluminio primario in Portovesme.
Il Governo e la RAS perseguono l’obiettivo della ripresa della produzione nello smelter di Portovesme, cessata per decisione della proprietà Alcoa. Tale obiettivo è perseguito sulla base degli Accordi fra Governo, RAS, Enti locali, Parti sociali e Alcoa che prevedono anche l’impegno di Alcoa a favorire, in assoluta buona fede, il riutilizzo produttivo dell’Impianto.
Il Governo e la RAS hanno pertanto invitato tutti gli operatori potenzialmente interessati a verificare le condizioni per rilevare l’impianto, prospettando a tutti identiche condizioni di contesto.
In questa prospettiva, il Governo e la RAS, come fatto anche con altri operatori, hanno invitato
Glencore, proprietaria nella stessa area di Portovesme di altro impianto di produzione di metalli non ferrosi, a discutere quali condizioni fondamentali debbano sussistere per considerare la possibilità di riavviare l’impianto. Glencore è pronta a proseguire attraverso ulteriori approfondimenti in questa opportunità.
Il Protocollo rappresenta lo stato attuale, alla data della sottoscrizione, delle discussioni avviate da Governo, RAS e Glencore. Pertanto il suo contenuto non costituisce in alcun modo vincolo contrattuale per nessuna delle Parti né potrà costituire fonte di affidamento per terzi.
Il confronto fra Governo, Regione e Glencore, si è sviluppato prevalentemente: sulle condizioni economiche di fornitura dell’energia; sulle possibilità di sostenere con risorse pubbliche gli investimenti necessari; sul miglioramento delle condizioni di contesto infrastrutturale.
L’Intesa conseguita fra Governo, RAS e Glencore, sul complesso dei suddetti punti, è basata su soluzioni di mercato e sul rispetto delle regole della concorrenza dell’UE e della Repubblica.
L’esito dell’operazione è tuttavia subordinato al completamento da parte di Glencore di una esaustiva due diligence in relazione all'impianto e alle condizioni della sostenibilità della gestione delle attività sul lungo termine.
Il Governo e la RAS faranno tutto quanto in loro potere per facilitare il buon esito dell’operazione.

Magistratura che brancola

DA: ANSA.it

Sisma L'Aquila: pm, Grandi Rischi non è processo a scienza

Accusa, ma a funzionari Stato. Difesa, condanne ingiuste

ANSA) - L'AQUILA, 10 NOV - Non un processo a degli scienziati, ma a dei 'funzionari dello Stato' per non aver analizzato correttamente tutti i rischi di quei giorni. Non dolo ma omicidio e lesioni colpose. È questa la tesi della Procura aquilana che ha guidato tutta l'accusa al processo di primo grado ai componenti della commissione Grandi Rischi.
    Bocche chiuse al palazzo di giustizia in attesa della sentenza della Corte d'Appello prevista per il pomeriggio. I sette imputati il 22 ottobre 2012 furono condannati a sei anni perché non avrebbero analizzato tutti quegli indicatori che avrebbero dovuto far tenere loro un comportamento diverso: questo è in sostanza quanto ha scritto nella sua sentenza il giudice di primo grado Billi e che per l'accusa aquilana resta ancora valido. In sostanza, la tesi accusatoria confermata dalla sentenza e fatta propria anche dalla procura generale in appello, è che nessuno ha mai processato la scienza ma quei funzionari dello Stato che non rimarcarono con la necessaria forza gli eventi aquilani precedenti al sisma, che una scossa forte era probabile in quanto non si verificava da 400 anni, che l'Aquila ha una struttura medioevale, che tutti conoscevano la inadeguatezza sismica dell'edilizia costruita dopo la guerra e che era una città piena di studenti. La tesi della Procura è che se la valutazione giuridica è opinabile, se la colpevolezza è più o meno applicabile, i fatti non sono in discussione. "I fatti non cambiano, con la sentenza di primo grado la tavola è stata apparecchiata, le pietanze sono quelle, ma siccome il diritto è dialettica l'eventuale valutazione delle responsabilità può essere solo un fatto tecnico. Quello che andava ricostruito e ci siamo riusciti, era ricostruire la verità a prescindere dal parere dell'opinione pubblica e dai giudizi dell'informazione", si sintetizza negli ambienti della Procura aquilana.
    Di tutt'altro parere le difese. Il professor Franco Coppi contesta fortemente la tesi che ha portato alla condanna di primo grado spiegando che "qui il funzionario pubblico non c'entra: c'entra semmai, e lo contestiamo, quel singolo che potrebbe aver sbagliato. Quando affermano che questi scienziati possono aver sottovalutato il rischio sismico, si riferiscono al titolo individuale dell'imputato, e quindi c'è il rischio di condannare degli scienziati perché hanno sbagliato nel loro ruolo scientifico, quando tutti sanno che non è possibile prevedere un terremoto". (ANSA).



Di medievale in questa storia non c'è solo l'edilizia fragile della città aquilana, bensì una giurisprudenza che non sa valutare la realtà oggettiva, applicando le leggi come un sacco addosso ad una persona pretendendo che sia un vestito tagliato su misura.

Espressi la mia solidarietà al serissimo Prof. Boschi per e-mail ed egli mi rispose dicendo "che stava vivendo un incubo".
In effetti da Galileo in poi la Scienza ha dovuto sempre scontrarsi con l'arroganza dell'ignoranza.
Come si fa a scrivere che siccome "erano 400 anni che non c'era un devastante terremoto esso era prevedibile"? Capisco che i magistrati l'unica scienza che conoscono è quella studiata al liceo, ma l'intelligenza ci consente di leggere, documentarci e capire prima di applicare le leggi come un sacco. D'altra parte, da quanto hanno scritto nella sentenza di primo grado, si capisce che ritengono essi stessi "la valutazione giuridica opinabile e quindi la colpevolezza più o meno applicabile"...
L'Aquila esiste su un territorio sempre soggetto ai terremoti, come ho ricordato in un mio post del 25 ottobre 2012.
Se criminali ci sono bisogna cercarli in coloro che hanno costruito e permesso di costruire un'edilizia senza rispettare le regole antisismiche: dunque i Pubblici Amministratori del territorio.
Ogni edificio ha in catasto l'anno in cui è stato costruito. Una buona indagine sarebbe stata l'elefantiaca ricerca edificio per edificio e, là dove non siano state applicate le previdenze antisismiche, quando vigenti, constatare chi erano i responsabili del controllo per le concessioni edilizie date. Probabilmente molti di questi veri assassini avrebbero dovuto andarli a tirare fuori dalle fosse, ma forse qualcuno ancora in vita per fargliela pagare lo potevano trovare.
Cosa ne sarà stato di chi ha costruito la Casa dello Studente per l'Università de L'Aquila usando più sabbia che cemento? Lì è uno degli assassini e i suoi complici sono i tecnici del Comune preposti al controllo e i tecnici della struttura statale che ha erogato i fondi per costruirla che, per mia conoscenza, sono anche loro responsabili del collaudo: senza collaudo non si saldano certe fatture.
Tutta la mia solidarietà al Prof. Boschi.
   

domenica 9 novembre 2014

Scrivere della realtà

L'ho già scritto in un post sullo scrittore Leonida Repaci: se si vuole scrivere delle vicende umane per farne letteratura che dia un messaggio di riflessione sull'uomo, comunque si voglia contestualizzarle, bisogna rispettare la realtà, altrimenti si possono scrivere racconti fantastici, con i quali comunque si può fare letteratura se di buon livello e si può, attraverso questo tipo di scrittura fantastica, lasciare un messaggio, uno spunto di riflessione sull'uomo ed il mondo che lo circonda usando, ad esempio, la metafora. 
Ma non è accettabile scrivere del reale cose inverosimili.
Eppure trovai questa pecca in uno scrittore celebrato come Leonida Repaci. Riporto il punto della mia critica preso dal mio post del 18 gennaio 2014:
se leggo qualcosa scritto da Leonida Répaci, per di più un libro grandemente autobiografico, e leggo che "Lina in dicembre ottenne il divorzio e poté risposarsi" mi scandalizzo e sento di aver perso tempo, giacché il fatto è precisamente contestualizzato sul piano storico con date ed ampi riferimenti agli avvenimenti di quel momento della Storia d'Italia: 1913 e dintorni!
Ma di quale divorzio parla questo scrittore che pure è stato molto quotato nel secolo passato?
Il libro è "Storia dei Rupe - Principio di Secolo", è scritto bene, con una prosa ricca ed elegante, anche se a tratti ridondante, e con interessanti descrizioni di fatti storici e politici dell'inizio del secolo scorso. Perché abbia rovinato tutto con un fatto che non poteva esistere in quell'Italia lo sa solo lui... Ma non è più credibile per me.

Ecco, mi è avvenuta la stessa cosa rileggendo una novella di Pirandello: "In silenzio".
Vi si narra la storia di Cesarino che vive con la madre, insegnante, che sa suo padre morto prima che potesse serbarne il ricordo. La madre non gliene parla mai per ricordarne la figura, né lui ne chiede. Ormai adolescente accondiscende alla proposta della madre di andare in convitto per continuare gli studi, al fine, dice la mamma, di stare in mezzo ai compagni visto che vive troppo isolato e non ha amici.
La novella poi rivelerà in modo drammatico che in realtà tale scelta è stata dettata alla madre dalla necessità di nascondere al figlio una gravidanza. Egli lo apprenderà quando il Direttore del Convitto, con molta comprensione umana, lo chiamerà ed egli saprà che sua madre è morta di parto lasciandogli un fratellastro: Ninnì.
Il racconto prosegue con la descrizione della vita dell'orfano Cesarino che, con l'aiuto del buon Direttore del Convitto, trova lavoro come scrivano al Ministero e come insegnante serale presso il Convitto dove, fino alla morte di sua madre, era stato studente.
Ninnì è tutto il suo affetto: egli provvede a pagare una balia dapprima, poi accoglie la vecchia serva di sua madre che si prende cura di Ninnì e di lui.
Cesarino studia la sera per diplomarsi e fa progetti di andare all'Università per migliorare il suo futuro e quello del fratellino.
Ma un brutto giorno si presenta a casa sua un signore, Alberto, reclamando la paternità di Ninnì. Per chi vorrà leggere la novella non rivelerò la fine della storia, ma riporto l'argomento che ha destato la mia perplessità: Pirandello fa ottenere il diritto di paternità di Alberto su Ninnì così come segue... 

Devo darglielo. M’hanno chiamato in questura. C’era anche lui. Ha mostrato le lettere di mia madre. È suo.
Disse cosí, a scatti, senza alzar gli occhi a guardare il bimbo, che Rosa teneva in braccio.
– Oh cuore mio! – esclamò questa, stringendosi al seno Ninní. – Ma come? Che ha detto? Come ha potuto la giustizia?. ..
– È il padre! è il padre! – rispose Cesarino. – Dunque è suo!
– E lei? – domandò Rosa. – Come farà lei?
– Io? Io, con lui. Ce n’andremo insieme.
– Con Ninní, da lui?
– Da lui.
– Ah, cosí?... tutt’e due insieme, allora? Ah, cosí va bene! Non lo lascerà... 

Ora mi spiace per il genio di Pirandello, ma nemmeno la legislazione del primo novecento consentiva che un tizio, semplicemente andando in Questura con le lettere in cui la madre morta dichiarava che il bimbo che portava in grembo era suo, potesse rivendicarne la paternità.

Quando vi siano figli nati fuori del matrimonio e non siano adulterini e incestuosi, quando, cioè, vi siano figli naturali semplici, la paternità, come la maternità, si accerta attraverso il riconoscimento, che è precisamente la confessione, da parte del genitore, della propria paternità o maternità. Il riconoscimento è atto meramente dichiarativo, in quanto non crea lo stato di figlio, ma lo accerta,

 Il riconoscimento si può fare soltanto o nell'atto di nascita o con atto autentico (cioè, oltre che con atto pubblico, con testamento segreto, con scrittura privata autenticata) e simili anteriore o posteriore alla nascita (art. 181 cod. civ.).
 Nel caso in cui il riconoscimento non avvenga contestualmente alla nascita, ma tardivamente (ovvero con un testamento o una dichiarazione apposita ricevuta dall’ufficiale dello stato civile o dal giudice tutelare o dal notaio) ecc. ecc.....

E' palese che, prima di un passaggio così immediato, troppi atti avrebbe dovuto compiere il personaggio di Alberto...
Mi spiace ma queste costruzioni, che poco hanno a che fare con il mondo del reale, rendono la storia inverosimile, né si può rivendicare una licenza poetica che, dato che questo atto determinerà l'immediato e successivo svolgimento della storia ed il suo finale, in questo caso non ha alcun senso.