sabato 24 gennaio 2015

ACEA e Roma

Da: ROMA TODAY

Voragine Balduina, "ladri a lavoro" e contenzioso con Acea. Ma il problema è molto più grave

Voragine Balduina, "ladri a lavoro" e contenzioso con Acea. Ma il problema è molto più grave

La buca nei pressi di via Lattanzio ha compiuto due mesi e i residenti continuano a segnalarla con sarcasmo ed esasperazione. I lavori dovevano concludersi entro Natale, siamo tornati dall'Assessore Cecera per capire il perchè del ritardo. Ecco come stanno le cose

Maria Romana Barraco 16 gennaio 2015

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Voragine Balduina, "ladri a lavoro" e contenzioso con Acea. Ma il problema è molto più grave
Municipalizzata a lavoro. Ladri a lavoro". Così il cartello apposto da alcuni cittadini nei pressi della metro Appiano, quartiere Balduina, accanto alla ormai tradizionale torta per celebrare i due mesi della buca in strada. Quella punta di ilarità che, seppure con tanto amaro sarcasmo, ha simbolicamente omaggiato la voragine tra via Lattanzio e via Andronico con tanto di torte di "mesiversario" e calza della Befana, nasconde prima di tutto tanta rabbia ed esasperazione in capo ai residenti che da settimane vivono e convivono non solo con la buca in strada ma anche con tutti i disagi che da questa derivano.

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Voragine Balduina, "ladri a lavoro" e contenzioso con Acea. Ma il problema è molto più grave
„"Municipalizzata a lavoro. Ladri a lavoro". Così il cartello apposto da alcuni cittadini nei pressi della metro Appiano, quartiere Balduina, accanto alla ormai tradizionale torta per celebrare i due mesi della buca in strada. Quella punta di ilarità che, seppure con tanto amaro sarcasmo, ha simbolicamente omaggiato la voragine tra via Lattanzio e via Andronico con tanto di torte di "mesiversario" e calza della Befana, nasconde prima di tutto tanta rabbia ed esasperazione in capo ai residenti che da settimane vivono e convivono non solo con la buca in strada ma anche con tutti i disagi che da questa derivano.
Già dopo le prime segnalazioni e a fronte dei reiterati ritardi di Acea, l'amministrazione locale aveva garantito un pronto intervento assicurando la conclusione dei lavori entro le festività natalizie. Ad oggi, dopo circa un mese, la buca è ancora là e con essa la frustrazione dei cittadini. Siamo allora tornati dall'Assessore ai Lavori Pubblici del Municipio XIV Alessio Cecera per capire di fatto la situazione e, evidentemente, cosa non ha funzionato in quello che doveva essere un rapido intervento risolutivo. 
"Partiamo da un presupposto: superficialmente sembra si tratti solo di una buca, ma sotto c'è una vecchia conduttura fognante profonda 8 metri che poichè rotta fa continuamente dissestare la strada - spiega Cecera a RomaToday - Anche l'Ufficio Tecnico è caduto più volte in inganno pensando si trattasse di una semplice voragine senza diagnosticare mai il ben più profondo danno strutturale e così tutte le volte che si presentava il problema si interveniva tappando ma poi poco dopo la spaccatura si rigenerava". 
Solo quando si è intervenuti con una approfondita video ispezione con tanto di robottino calato giù in profondità, ci si è accorti quindi dell'origine della frattura. "Da quel momento è nato un contenzioso con Acea (che ha in carico il sistema di rete fognaria delle acque nere, ndr) che non riconosce il danno poichè nulla è risultato dal loro esame, effettuato invece più in superficie". Il Municipio ha allora intimato alla società di servizi una diffida per intervenire e nel frattempo ha cominciato ad effettuare tutte le opere propedeutiche per i lavori veri e propri che partiranno ufficialmente lunedì prossimo.
"Siamo intervenuti materialmente noi ma tutti i lavori andranno in carico ad Acea - tiene a sottolineare l'Assessore con particolare riferimento soprattutto alla parte economica - Stimiamo all'incirca 2 settimane di lavori, sperando sempre che non piova e che non ci siano ulteriori complicazioni a causa della particolare conformazione di questo terreno - continua - che ha un sottofondo molto sabbioso e con continui dislivelli".
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I romani, esasperati dall'annosa incuria della loro città da parte delle Istituzioni, hanno rispolverato la tradizione di Pasquino! L'umorismo non manca!


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venerdì 23 gennaio 2015

Episodio I - Elena e Gregorio-Furio "Le tendine"

La “Maschera” Furio.

Carlo Verdone è un genio e nel suo attento studio dei caratteri umani ha saputo cogliere un aspetto che riguarda molti tipi umani e l’ha raffigurato caricaturalmente nella figura di “Furio”.

“Furio” può avere varie facce e svolgere professioni o mestieri diversi, ma sempre ha una connotazione ossessiva, paradossale che, in percentuale diversa, da un’impronta inconfondibile al suo agire: da lì nasce il personaggio di Verdone che suscita il riso e lo sconcerto perché il suo Autore ne fa, appunto, un’immagine caricaturale, quindi estrema.

Quello che fa ridere di più è il rapporto di Furio con la malcapitata che lo ha sposato, dipinta come una vittima che, nel caso estremo interpretato da Veronica Pivetti, si getta in mare suicida per sfuggire al suo inconsapevole aguzzino.

Oppure, come in un altro episodio, fugge con un bel tenebroso che la insidia lasciando persino i figli o, anche, in una delle prime scenette in cui Verdone abbozzava il personaggio, egli parla alla moglie che non gli risponde ormai più, annichilita dalla sua incapacità di percepire le esigenze dell’altro, e lui si risponde per lei, ottusamente inconsapevole dello stato di depressione in cui l’ha gettata e, in tale scenetta, Verdone interpreta anche il figlio di Furio il quale, uscito il padre, si rivolge con lo stesso metodo alla sempre più annichilita madre che, tristissima, continua a sferruzzare muta, e le dice con foga: “Io con quell’uomo non voglio parlare più, capito? Io quell’uomo non lo sopporto più!” Poi, senza aspettare risposta, esce dimostrando in sostanza di essere “Furio” anche lui.

Ora, come dicevo, ci sono tantissimi tipi umani che hanno in sé in percentuali diverse “Furio”: io conosco una moglie di un “Furio” il quale è posseduto da questa maschera fortunatamente in minima percentuale, ma è anche lui inconfutabilmente un “Furio” !

Vorrei prendere spunto dagli innumerevoli episodi che “La Moglie di Furio”, che io conosco, vive e racconta per scrivere delle gustose scenette comiche, a volte anche un po’ amarognole, per riderne insieme.

Li chiamerò “Episodi” e darò loro solo un numero progressivo.

La moglie del nostro  “Furio” si chiama Elena e lui Gregorio.

Episodio I


Elena ha comperato delle graziose tendine per la cucina. Il disegno riprende i colori delle maioliche del muro. Tutta contenta le sta applicando ai vetri della finestra.
Gregorio interviene con una smorfia di disgusto: “Non mi piacciono!”
Elena mortificata: “Perché? Il disegno ha gli stessi colori delle maioliche e…”
Gregorio insistendo con una punta di stizza: “Non mi piacciono, non mi piacciono, è inutile che insisti! Che mi debbono piacere per forza?!!”
Elena sente smorzarsi la sua gioia per l’acquisto. Vorrebbe che suo marito le spiegasse perché non gli piacciono, cosa hanno di brutto. Ma lui si stizzisce sempre più e ripete con voce stizzosa e petulante e le labbra volte all’ingiù che le tendine della cucina a lui non vanno bene, che lui ne avrebbe scelte altre, lasciando la povera donna intristita nella sua ormai spenta piccola gioia.
In casa è presente il padre di Gregorio, un vecchio romano da generazioni con un apporto di sanguigno sangue romagnolo, guarda stupito la scena e sbotta: “Anvedi questo!! Ma che mo’ te occupi pure de’ tende da cucina?!! Nun ce posso crede?!!” Ride con un’espressione di sarcastico stupore, mentre il figlio tace con aria risentita ma indomita guardando altrove a naso per aria, allora il vecchio si rivolge alla moglie di Gregorio e ripete ironico: ”Ma questo se occupa delle tende della cucina?” La vittima tace, teme le “furie” di Gregorio che si offende, assolutamente inconsapevole di avere invece mortificato l’innocente gioia di sua moglie criticando senza motivo la sua scelta.

Il suocero esce dalla cucina sempre ridendo e, giungendo le mani davanti alla sua fronte e muovendole avanti e indietro continua a dire: “E tende da’ cucina!! Ma te rendi conto?!! Questo se impiccia pure de’ e tendine da cucina…!!”   

Da: Libero Quotidiano.it - Rubrica "Soggetti Smarriti" di  Alessandro Dell'Orto

«Magda mi ha schiacciata. Non ce la facevo piùùù...»

Trent’anni fa ha interpretato la moglie di Furio in "Bianco, rosso e Verdone" «Poi mi sono ammalata e ho cambiato vita. Ma ora avrei voglia di tornare» 


Magda, basta il nome. Già, proprio lei. La moglie stressata e sfinita («Non ce la faccio piùùù») del pesantissimo precisino  Furio («Magda, tu mi adori? Allora vedi che la cosa è reciproca?») nel film “Bianco, rosso e Verdone” (1981). Un capolavoro. Magda - attrice di origine russa che si chiama Irina Sanpiter - dopo quel successo si è ammalata ed è sparita. Ora  guida lo staff organizzativo di un manager che realizza grandi produzioni musicali in tutto il mondo.Irina Sanpiter, anzi Magda. Anzi, Irina e Magda insieme, rieccovi a 30 anni esatti da “Bianco, rosso e Verdone”. Che fine avete fatto? Perché siete sparite?

«In tutto questo tempo ho sempre rifiutato di raccontarmi in tv o ai giornali. E di raccontare Magda. Un po’ perché non avevo capito di essere un mito, non ci ho mai creduto. Un po’ perché il personaggio Magda, così forte, mi ha schiacciata».
Ora che è cambiato?«Ho trovato equilibrio. E ultimamente incontro sempre più donne che mi presentano il marito: “Lui è il mio Furio”. Oppure confessano: “Hai raccontato la mia vita, come facevi a conoscerla?”. Sono loro che mi hanno convinta a parlare. E a far riapparire Magda».
Irina che ha fatto in questi anni? Perché non si è più vista al cinema e alla tv?«Difficile da spiegare... Sa...».
Se vuole,  proviamo a farlo ora.«Sì, insomma, ho avuto qualche problema di salute. Guai oncologici».
Le va di raccontare? «Nel 1984, al massimo del successo e della felicità,  quando tutto è perfetto, una mattina mi alzo con un rigonfiamento  sul collo. Faccio finta di niente e lo copro con un foulard.  Poi la verità, terribile. Linfoma a soli 27 anni».


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Irina Sanpiter oggi, con la locandina di 'Bianco Rosso e Verdone'

Ora come sta?
«Lotto, è difficile uscirne. Ho avuto altre ricadute. Ogni 23 giorni devo sottopormi  a una trasfusione, sarò costretta a fare flebo per il resto della vita. Ma ho addosso una voglia di vivere che mi fa superare ogni difficoltà. La mia missione, quando sono in ospedale, è dare speranza agli altri, perché un malato si fida solo di un altro malato».
Come fa?«Mi presento truccatissima, con telefonino e computer come se andassi in ufficio. Mi cambio da sola le flebo e poi coinvolgo tutti. Parliamo, scherziamo, ci incoraggiamo. E quando vedo che a qualcuno si illuminano gli occhi sono felice. Fa bene anche a me stessa».
Dal successo di Magda alla malattia. Come ha affrontato un cambiamento tanto devastante?«Vivendolo come un segno di Dio. Non tutte le cose vengono per nuocere».
Cosa intende?«In quel momento, proprio in quel momento, conosco Tony Evangelisti che mi cambia la vita. Mi fa rinascere. Mi sopporta. Mi sostiene. Mi ama. Siamo inseparabili da 27 anni e lavoriamo insieme».
Sposati?«No. Anzi sì».
Tradotto?«Matrimonio in tre. Io, lui e Dio in una chiesa, giurandoci amore mentre ci guardavamo negli occhi e ci tiravamo il riso. Il momento più emozionante della vita».
Irina, diceva del lavoro.«Tony è un manager producer, organizza grandi produzioni musicali con i cantanti più famosi a livello mondiale. Io faccio da consulente per gli artisti e, quando riesco, guido lo staff organizzativo. Ho la fortuna di conoscere i personaggi per davvero, come sono realmente senza barriere».
Qualcuno che non dimenticherà mai?«Billy Preston, il Quinto Beatles. È morto quasi di fame, abbandonato da tutti. Lui che ha composto “Let it be”...».
Beh, veramente l’avrebbe composta Paul McCartney.«Me l’ha confidato Billy. Raggiunge gli altri in sala d’incisione mentre stanno cercando di impostare il brano, ma senza riuscirci. Lui si mette al piano: “Ma è così facile, sentite qui!”. E trova l’armonia che conosciamo tutti».
Urca. Altri incontri da sballo?«Nel 1987 io e Tony rientriamo dagli Usa e c’è da organizzare un concerto in Italia. Proponiamo un gruppo sconosciuto, ci prendono per matti. Ci imponiamo e nasce il successo dei Gipsy King. E da quel momento mi innamoro della cultura gitana fatta di rispetto per gli anziani e attaccamento alle origini. Ma quella volta con il Papa...».
Cioè?«Nel 2000 stiamo preparando il Giubileo Giovani e andiamo ad un incontro con Wojtyla per presentare il progetto. Spieghiamo che avremmo pensato di fare musica gospel. Ci guarda scuotendo la testa. “No, a me serve che i giovani si avvicinino alla Chiesa e per farlo bisogna parlare la loro lingua. Ma quale gospel? Voglio che organizziate un concerto rap!”».
Meraviglioso. A proposito di giovani, torniamo alla piccola Irina Sanpiter.«Nasco a Mosca il 27 settembre 1957, figlia unica, brava ragazza».
Famiglia povera?«Come tutte, un pezzo di pane per pranzo e cena. Ma grande voglia di cultura. A 13 anni, alla mia scuola, cercano una comparsa per un film, mi scelgono ed entro nel vortice del cinema. Per lavorare però sono obbligata a studiare, così mi diplomo presso il Theatre Maly e a 22 anni sono obbligata a laurearmi in Scienze Politiche,  64 esami che in Italia mi valgono tre lauree».
Scusi, perché obbligata?«Quelli sono gli anni di Breznev. Del comunismo. Il regime pensa che un attore, interpretando diversi personaggi, dia sempre un messaggio politico e dunque debba essere preparato».
Altre imposizioni del comunismo?«L’essere atei. Tra i 64 esami universitari sono obbligata a dare anche quello di ateismo!».
Come si vive in quella Russia?«Bene, giornate frenetiche e intense, nessun tempo per andare in disco. E poca tv, perché ci sono solo i tre canali di Stato...».
Perché decide di venire in Italia? «Mio zio Giorgio Arlorio vive a Roma e fa lo sceneggiatore: come premio per la laurea mi regala un viaggio qui».
Primo impatto?«I profumi. Quelli dei fiori, dei pasticcini e della mortadella».
E la giovane Irina a Roma che fa?«Vado a spiare le riprese de “La città delle donne” di Fellini, poi vado a vedere la scuola di Proietti. Finché un giorno mi dicono che stanno cercando una ragazza russa per fare la comparsa nel film “Bianco, rosso e Verdone”, per l’episodio di Mimmo e la scena dell’interprete all’Autogrill. Mando due fotografie in bianco e nero, terribili. E mi scartano».
E poi che succede?«Anche se brutte, sono le uniche due foto che ho e mi servono. Così vado a Cinecittà per riprenderle. Busso, c’è una riunione. Apre Sergio Leone e mi fa aspettare.  Dopo un po’ riappare, parla da solo. Borbotta: “Non riusciamo proprio a trovare la protagonista, no”. Alza la testa e mi vede ancora lì: “Ti va di provare? Il tuo turno è tra quindici minuti”. Capito? Mi offre a sorpresa la possibilità di fare la protagonista!».
E lei?«Terrorizzata, vedo passare Ornella Muti e Isabella Rossellini, che hanno appena finito il provino. Non so che fare. Parlo male italiano e in quindici minuti non riuscirò nemmeno a capirla, la scena. Figuriamoci   impararla a  memoria. Chiedo di leggerla ad alta voce a un aiuto regista. Poi vado in bagno, mi specchio e vedo in me una donna sfatta, disperata. In quel momento nasce Magda».
E la prendono.«Recito la scena dell’albergo con Angelo Infanti, lui è bravissimo e mi aiuta, mi tranquillizza. Leone è soddisfatto. Alla fine dice: “Ok, vai di là e leggi il contratto».
Molti soldi?«Pochissimi. Sufficienti solo per comprarmi un divano».
Quanto durano le riprese di “Bianco, rosso e Verdone”?«Dovrebbero essere quattro settimane, ma in autostrada ci rubano tutte le attrezzature, il maggiolone, le roulotte. E ritardiamo. E poi c’è la complicazione salute».
In che senso?«Io e Carlo ci ammaliamo, febbre alta. E a turno facciamo tappa in ambulanza per le punture di penicillina».
Un personaggio o una scena particolare da raccontare?«Antonluca e Antongiulio, i pupi. Insopportabili, esattamente come nel film! Io e Carlo ogni tanto cambiamo le battute e loro, subito: “Eh noooo! Il copione non è così!”. Terribili».
Irina,  parliamo di Magda.«L’opposto di come sono io. Quando giriamo mi sembra di essere Mr Bean, devo dire solo una battuta - “Non ce la faccio piùùù” - e poi tante emozioni interiori ».
Personaggio meraviglioso, però.«Al momento non capisco che faccio ridere, sono insicura. Si girano le scene una sola volta, senza riprovare, a presa diretta, e penso sempre di non essere all’altezza. Quando mi annunciano che sarò doppiata è un sollievo».
La voce è di Solvejg D’assunta.«Bravissima. Idea geniale di Leone, l’accento piemontese fa la differenza e rende il personaggio più succube».
Magda, stressata dal marito Furio, alla fine del film fugge con il play boy Raoul, cioè Angelo Infanti.«Persona meravigliosa, Angelo. Indimenticabile. Non ho avuto il coraggio di andare al suo funerale».
Irina, torni per un attimo nei panni di Magda. E provi a immaginare quello che sarebbe successo se il film fosse andato avanti con la storia...«Guardi, Magda sarebbe stata con Infante al massimo una notte. Ma senza fare sesso. Poi sarebbe tornata da Furio».
Lo racconta come se lei non condividesse la sua scelta di fuggire.«È così. Come si fa ad abbandonare due figli?».
Irina, il film è subito un boom. La soddisfazione migliore?«Proiezione privata a casa di Monica Vitti.  Restiamo io e lei, sole, in cucina. Mi confida: “Irina, potresti essere la mia erede”».
Complimenti. Dopo “Bianco, rosso e Verdone”, però, non si ripete.«Resto imprigionata in un personaggio importante. Unico. Inarrivabile. Accetto altri lavori, come la Lucia de “I promessi sposi” per la tv. Un flop. Poi una serie di commedie Anni ’30 francesi fatte in diretta su Rai1 la domenica pomeriggio, con Celi e Dapporto. Meravigliose. Dopo tre anni, però, la malattia. E mollo tutto».
Ultime domande. 1) Attrice preferita?«Monica Vitti».
2) Qualcuno che vorrebbe riabbracciare?«Mio padre Igor, morto un anno fa».
3) Rapporto con la religione?«Serio. Sono stata atea fino al ’93, poi ho incontrato la prima volta Papa Wojtyla ed è cambiato tutto».
4) Paura della morte?«No. Ci sono stata vicina già due volte.  Sono preparata».
5) Rapporto con il sesso? «Divertente».
Ultimissima. Irina Sanpiter ha un sogno?«Aiutare l’Associazione oncologica, in qualsiasi modo. Magari rispolverando proprio Magda. Sarebbe bello festeggiare i 30 anni del film facendola apparire ancora con Carlo. Oppure in uno spot pubblicitario. O, perché no, a una trasmissione tipo “Ballando con le stelle”».










giovedì 22 gennaio 2015

Sei omosessuale? Allora devi avere la patente per i disabili

Dal ricorso dell'Avv. Giuseppe Lipera alla Cassazione per Melchiorre D. Giuffrida

“l’ambito di svolgimento delle funzioni mediche nella
dedotta fattispecie è tutt’affatto diverso, non essendosi trovato
Marinferm Augusta a dovere accertare in capo a Melchiorre
Danilo Giuffrida le condizioni psicofisiche per il rilascio della
patente di guida bensì, ben diversamente, a verificare lo stato di
idoneità condizionante l’avviamento alla leva militare, l’esito
dei cui accertamenti avrebbe dovuto essere limitato, dunque,
alle sole procedure di reclutamento. E tale è la ragione per la
quale va ulteriormente sanzionato di illiceità il comportamento
del Ministero della Difesa, laddove è venuto a ‘trattare’ i
dati afferenti all’identità sessuale del Giuffrida in assenza di
qualsivoglia patologia ed in mancanza di specifica disposizione di
legge autorizzativa”.
In ordine al secondo dei Ministeri convenuti, la Corte
ritiene che questi abbia pure violato la legge sulla privacy “per
avere utilizzato, nello specifico, i dati acquisiti da Marinferm
Augusta senza verificare la legittimità delle informazioni assunte,
per tal via disponendo la convocazione di Melchiorre Danilo
Giuffrida innanzi alla Commissione Medica per la verifica delle
condizioni psicofisiche di idoneità alla guida”

Dal sito: www.cinziaricci.it


Intanto la notizia ha fatto il giro del mondo e il giovane omosessuale di Catania ha finalmente raccontato per filo e per segno i retroscena di una storia, strana quanto fantasiosa, che ha inizio cinque anni addietro presso l'ospedale militare di Taranto dove il "marinaio" Giuffrida, in visita di leva, fu ritenuto abile alle armi. All'epoca dei fatti il giovane lavorava presso una multinazionale americana ed era l'unico, in famiglia, ad avere un reddito accertato. Ai fini di un eventuale esonero ex art.100 per i lavoratori monoreddito, il giovane gay si ripresentò a visita presso la struttura sanitaria militare di Augusta dove ebbe a dichiararsi palesemente omosessuale agli ufficiali medici di turno. Una volta terminati i controlli il giovane catanese sarebbe stato costretto a rimanere per ben nove ore all'interno dell'infermeria del centro clinico senza un apparente motivo plausibile: «Mi dissero che avrei dovuto produrre una tessera di appartenenza all'Arcigay prima di dichiararmi omosessuale - ha affermato Danilo Giuffrida nel corso di una conferenza stampa al fianco dell'avv. Lipera - e che non avrei avuto vita facile, tra una risatina e l'altra. Una psichiatra, scherzando, ha pure tentato di farmi gli occhi dolci. Alla fine di quell'orribile giornata mi vidi consegnare un biglietto sul quale era trascritta la mia "turba" dell'identità sessuale. Una sorta di marchio d'infamia che mi avrebbe provocato, di lì a poco, una serie di guai seri».
Dopo alcune settimane e non si sa per quale prassi d'ufficio, l'ente militare trasmise gli atti sanitari del giovane gay alla Motorizzazione civile di Catania che, ai sensi dell'art 128 del DL n. 285/92, disponeva di fatto la revisione della patente di guida rilevando la sussistenza di dubbi sull'idoneità psico-fisica della recluta Danilo Melchiorre Giuffrida che, in buona sostanza, avrebbe dovuto fare a meno di auto e moto. Ma non solo: «Sul referto dell'ospedale si accertavano turbe psicofisiche sulla scorta del mio status di gay - aggiunge Danilo - in parole povere niente patente perché omosessuale. Questa faccenda mi ha procurato danno esistenziale e umiliazione. Andrò sino in fondo, sono sicuro di ottenere giustizia e lotto per tutti gli omosex».

Oggi abbiamo appreso dai telegiornali che questo grazioso giovane, Melchiorre (bellissimo nome della tradizione siciliana del Teatro dei Pupi), ha subito un affronto a dir poco talebano in Italia, da parte di una burocrazia fuori di testa e che ora avrà il GIUSTO risarcimento dai Ministeri coinvolti in questa storia illegale alla massima potenza.
Questo vuol dire, però, che detti Ministeri pagheranno il risarcimento con i soliti soldi di Pantalone: noi tutti contribuenti assolutamente innocenti!
BASTA!! E' danno erariale e i Ministeri, entità astratte, hanno un nome ed un cognome nelle persone che hanno firmato detti folli provvedimenti!
DEBBONO PAGARE COSTORO, non noi tutti con le nostre tasse che siamo assolutamente dalla parte della vittima di tanta burocratica follia!! 
Un sistema che rimedia ai propri errori facendo pagare i danni che provoca alla comunità dei contribuenti è un sistema non solo antidemocratico, ma incorreggibile!!
Le teste folli che hanno messo la loro firma sugli atti conseguenziali che hanno portato a questo obbrobrio, giustamente sanzionato dalla Suprema Corte di Cassazione, debbono essere perseguite per DANNO ERARIALE, SONO LORO CHE DEBBONO PAGARE!
Quando si esamina una pratica e si applicano insensatamente ed erroneamente delle regole, e la Legge ha accertato che così è stato fino a procurare un danno al giovane Melchiorre, ci si assume la Responsabilità dell'Atto Amministrativo civilmente e penalmente.
Si perseguano coloro che hanno firmato tali atti e che restituiscano ai contribuenti i soldi dovuti per il risarcimento a Melchiorre. 

Gentiloni: seconda débacle

Gentiloni mi era simpatico e di certo è una persona seria ma, poveruomo.., dopo la misera figura accanto a quelle due, che non se lo filavano per niente all'aeroporto di Fiumicino appena scese dall'aereo militare messo a loro disposizione, intendo le due che ci sono costate 6 milioni di dollari ciascuna, ora se ne esce "come i dolori" che l'immigrazione indiscriminata può essere veicolo di terroristi o esaltati vari aspiranti tali...
Si nega la realtà visibile davanti allo sconcerto di tanti cittadini italiani, si continua a parlare di accoglienza umanitaria... ed ora, all'improvviso, va a Londra e... esaltato da una riunione così importante... scopre il pericolo!!
Penoso. Ho dovuto leggere quello che ha detto Zaia, un leghista, per sentirmi confortata nei miei pensieri:

Isis: Zaia, da Gentiloni tardive ammissioni su rischi immigrazione

14:54 22 GEN 2015
(AGI) - Venezia, 22 gen. - Dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sono arrivate "tardive ammissioni" sul rischio che terroristi si possano infiltrare in Italia tramite certe forme di immigrazione. A sottolinearlo, dopo le dichiarazioni fatte stamattina dal ministro Gentiloni a Londra, dove e' in corso una riunione fra i titolari delle diplomazie di numerosi Paesi per analizzare la strategia internazionale contro la minaccia terroristica, e' il presidente del Veneto, Luca Zaia. "Ci voleva un vertice internazionale anti Isis perche' il Governo italiano ammettesse che e' vero il rischio che segnalo da mesi e mesi, sinora inascoltato e persino sbeffeggiato da alcuni illuminati pensatori. Ve l'avevamo detto! E' triste dover usare questa frase, ma esprime la verita' in tutta la sua crudezza: a questo punto siamo arrivati a causa di colpevoli sottovalutazioni del rischio terrorismo e degli effetti collaterali dell'immigrazione incontrollata",

Berlusconi + Alfano = Antonio Martino

Oggi sono in vena di confessioni e, dopo aver detto che Vincenzo De Luca, Sindaco di Salerno, mi piace per il suo decisionismo volto al risultato, confesso che Antonio Martino non mi piace affatto. 
Tanti anni fa, quando vigeva ancora la Lira, in una trasmissione televisiva tenuta da una giornalista rampante, fu sottoposto ad una serie di domande dalla donna e, una in particolare non posso dimenticarla per la risposta, assolutamente destituita di fondamento, che lui le dette dopo averci pensato un po'.
La giornalista gli chiese con quante lire mensili, secondo lui, poteva vivere decentemente una famiglia di 4 persone in quel momento in Italia.
Lui rispose: Lit. 1.400.000!!
Una cifra ridicola e assolutamente insufficiente valutai in quel momento, di cui confesso che non ricordo l'anno preciso.
Posso solo dire che da massaia sempre accorta alla spesa e che ha amministrato una famiglia di 5 persone, comperando i vestiti o al mercato o ai saldi e sempre in massima economia, pensai: "Prova a viverci tu brutto stronzo!"
Un vero ipocrita!

De Luca: un uomo con le p....

Da: Quotidiano.net

Salerno, condannato a un anno il sindaco De Luca: abuso d'ufficio. Lui: "Non mollo, ora battaglia"

mercoledì 21 gennaio 2015

Salvini e i referendum

Da: La Stampa.it

Un’altra battaglia che Matteo Salvini sta portando avanti da tempo è quella per legalizzare la prostituzione. Lo slogan è «liberiamo le nostre strade», il mezzo è l’abrogazione della legge 75 del 20 febbraio 1958 (la Legge Merlin) e gli obiettivi dichiarati sono: tutelare la salute pubblica, combattere il degrado, garantire la sicurezza e portare nelle casse dello Stato 4 miliardi l’anno. A tanto, secondo le stime, ammonterebbero le entrate fiscali derivanti dalla tassazione della prostituzione. 


Classico modo fasullo di porgere una notizia. 


Salvini cerca di cambiare un altro schifo in cui l'Italia vive da anni e anni, e se la senatrice Merlin tornasse e potesse vedere come sono ridotte le nostre strade urbane ed extraurbane sarebbe la prima a chiedere una regolamentazione che restituisca dignità al vivere civile e ordine.
Invece tutti i partiti tacciono. A loro sta bene che nel 1958 siano stati chiusi gli indecorosi bordelli sparsi ovunque nelle città purché tenessero le persiane chiuse... e gli sta bene che a poco a poco una delinquenza più che tollerata butti sui marciapiedi, ovunque, alla luce del sole, donne soprattutto extracomunitarie, senza alcun permesso di soggiorno, spesso giovanissime, a culo di fuori.
Scusate per il linguaggio crudo, ma lo spettacolo indecoroso è anche più crudo!
Ho un ricordo della mia infanzia su una Casa Chiusa che stava in una traversa di Via dei Serpenti, proprio vicino dove ora abita il dimissionario Presidente della Repubblica. Una mia cuginetta adolescente, che abitava in quel quartiere, mi mostrò con un sorriso malizioso le persiane chiuse e mi spiegò cosa celavano.
Quando la senatrice Merlin fece la famosa Legge, la prostituzione non dilagò nelle strade ovunque come l'immondizia che oggi le decora, ma le donne che vollero continuare a vendersi esercitarono con discrezione. A Roma era famosa la "Passeggiata Archeologica", dove però apparivano a tarda sera oscurate dai folti alberi che mascheravano la luce dei lampioni.
E' tollerabile quello che l'Italia è diventata anche per questo aspetto?
Evidentemente per tutti i partiti si!!!
Tranne che per Salvini che però viene ipocritamente pubblicizzato come quello che "vuole legalizzare la prostituzione". Ma recentemente qualcuno non aveva messo questo introito nel nostro PIL?!
Ma lasciamo le cose così! Corrive, come tutto il resto!
Non servirebbe un referendum, anche perché i referendum in questo Paese se li mettono in tasca... come abbiamo visto in più occasioni, l'unico che ha avuto dei frutti è stato quello sul nucleare.. eppure i tre quesiti non erano drastici, ma chiedevano ben altro: andate a rileggerveli se li trovate sul WEB.
Però quello, che non era così precisamente posto o SI o NO, l'hanno applicato. Forse per la stessa ragione per cui è morto Mattei e hanno fatto fuori Felice Ippolito... Per l'energia siamo totalmente dipendenti da altri... E a proposito di uscite di Bilancio la voce Energia è pesantissima... Ma leggete sotto.. sono le pensioni il problema del Bilancio!
Chiudo suggerendo che per la prostituzione e la delinquenza ad essa legata basterebbe fare una legge in Parlamento: non serve spendere altri soldi per un referendum inutile.       


Da: La Stampa.it

Per la Consulta è inammissibile il referendum della Lega sulla legge Fornero

respinta la proposta della Lega. Salvini: “Questa Italia mi fa schifo. Non finisce qui”
un peso lo avrebbe avuto il fatto che il quesito referendario si proponeva di abbattere l’art. 24 del decreto legge 201/2011, la manovra cosiddetta Salva-Italia: l’art. 75 della Costituzione dice che non è ammesso il referendum per leggi tributarie e di bilancio e tra la tenuta dei conti dello Stato e la riforma delle pensioni c’è un nesso, reso più stringente dai vincoli sul pareggio di bilancio previsti in Costituzione, da quando l’art.81 della Carta è stato modificato. 

La riforma Fornero varata con il Salva Italia ha elevato i requisiti per le pensioni di vecchiaia delle donne, ha dato un giro di vite sull’anzianità contributiva eliminando le quote e innalzando il limite per l’uscita, ha esteso a tutti il metodo di calcolo contributivo al posto del retributivo.
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Articolo 81 (*)

Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.
Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.
Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.
Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.
L'esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l'equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei princìpi definiti con legge costituzionale (1).
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(*) Articolo così sostituito dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1, («Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale»), le cui disposizioni si applicano a decorrere dall'esercizio finanziario relativo all'anno 2014 (articolo 6).
(1) Si veda in proposito l'articolo 5 della legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1:
«Art. 5.
1. La legge di cui all'articolo 81, sesto comma, della Costituzione, come sostituito dall'articolo 1 della presente legge costituzionale, disciplina, per il complesso delle pubbliche amministrazioni, in particolare:
a) le verifiche, preventive e consuntive, sugli andamenti di finanza pubblica;
b) l'accertamento delle cause degli scostamenti rispetto alle previsioni, distinguendo tra quelli dovuti all'andamento del ciclo economico, all'inefficacia degli interventi e agli eventi eccezionali;
c) il limite massimo degli scostamenti negativi cumulati di cui alla lettera b) del presente comma corretti per il ciclo economico rispetto al prodotto interno lordo, al superamento del quale occorre intervenire con misure di correzione;
d) la definizione delle gravi recessioni economiche, delle crisi finanziarie e delle gravi calamità naturali quali eventi eccezionali, ai sensi dell'articolo 81, secondo comma, della Costituzione, come sostituito dall'articolo 1 della presente legge costituzionale, al verificarsi dei quali sono consentiti il ricorso all'indebitamento non limitato a tenere conto degli effetti del ciclo economico e il superamento del limite massimo di cui alla lettera c) del presente comma sulla base di un piano di rientro;
e) l'introduzione di regole sulla spesa che consentano di salvaguardare gli equilibri di bilancio e la riduzione del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo nel lungo periodo, in coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica;
f) l'istituzione presso le Camere, nel rispetto della relativa autonomia costituzionale, di un organismo indipendente al quale attribuire compiti di analisi e verifica degli andamenti di finanza pubblica e di valutazione dell'osservanza delle regole di bilancio;
g) le modalità attraverso le quali lo Stato, nelle fasi avverse del ciclo economico o al verificarsi degli eventi eccezionali di cui alla lettera d) del presente comma, anche in deroga all'articolo 119 della Costituzione, concorre ad assicurare il finanziamento, da parte degli altri livelli di governo, dei livelli essenziali delle prestazioni e delle funzioni fondamentali inerenti ai diritti civili e sociali.
2. La legge di cui al comma 1 disciplina altresì:
a) il contenuto della legge di bilancio dello Stato;
b) la facoltà dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane, delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano di ricorrere all'indebitamento, ai sensi dell'articolo 119, sesto comma, secondo periodo, della Costituzione, come modificato dall'articolo 4 della presente legge costituzionale;
c) le modalità attraverso le quali i Comuni, le Province, le Città metropolitane, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano concorrono alla sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni.
3. La legge di cui ai commi 1 e 2 è approvata entro il 28 febbraio 2013.
4. Le Camere, secondo modalità stabilite dai rispettivi regolamenti, esercitano la funzione di controllo sulla finanza pubblica con particolare riferimento all'equilibrio tra entrate e spese nonchè alla qualità e all'efficacia della spesa delle pubbliche amministrazioni.».
Dunque se la finanza pubblica non regge potrebbero andare anche oltre la Legge Fornero... Tagliarci ancora le pensioni e gli stipendi, aumentare a morte le tasse...
Povero Salvini... 
Certo che secondo l'art. 75 della carta Costituzionale non possono essere soggette a referendum le leggi tributarie e di bilancio, ma la legge sulle pensioni non è né tributaria (la pensione non è un tributo, una tassa, un'imposta) né riguarda il bilancio dello Stato se non come qualsiasi altra voce di spesa... Ma il "nesso" loro l'hanno trovato grazie a questo ritocchino dell'art. 81!!
Vedete bene che fanno come gli pare. E' inutile agitarsi.
Ricordate tutti i nostri soldi spesi per pagare la Commissione, con l'allora Presidente dell'ISTAT, che non è stata in grado di stabilire i parametri attraverso i quali avrebbero dovuto pagare le prebende degli eletti italiani equiparandole a quelle degli eletti europei, di molto inferiori?!!
Non sono stati in grado!!!
Si sono presi i soldi come Commissari e noi gabbati di nuovo!
E' tutto così e servono cervelli spietati e fini per uscirne e non ne vedo!
Salvini parla parla, non so se in buona fede o meno, ma mi pare che non ha combinato niente!  
!!!!!!!!!
Strade italiane in pieno giorno.
Per i Partiti che siedono in Parlamento questo è normale.
Nessuno propone una legge e chi lo fa viene messo alla berlina. 

  
Così si coprono prima gli occhi ai bambini che ingenuamente chiedono: "Ma la signora ha dimenticato di finire di vestirsi! Non ha neppure le mutande!"

martedì 20 gennaio 2015

Chirurgia Toracica

Da: Sanihelp.it 

Bronco riparato con cellule staminali: è il primo caso

di 
Pubblicato il: 20-01-2015

Sanihelp.it - Il New England Journal of Medicine ha pubblicato i risultati del primo caso di riparazione del tessuto bronchiale con cellule staminali.  La tecnica è stata sviluppata dal dottor Francesco Petrella, vice direttore della Divisione di Chirurgia Toracica dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, in collaborazione con la Cell Factory della Fondazione Ca' Granda Policlinico di Milano e con il professor Fabio Acocella del Dipartimento di Scienze veterinarie per la salute, la produzione animale e la sicurezza alimentare dell’Università Statale.
«Abbiamo prelevato le cellule staminali adulte mesenchimali dal midollo osseo di un giovane di 42 anni sottoposto all’asportazione del polmone destro per mesotelioma pleurico - spiega Petrella – Le abbiamo espanse e inoculate tramite una metodica mininvasiva, la broncoscopia flessibile, nell'area del  bronco dove si era creata una fistola post-chirurgica, una sorta di ferita aperta tra il bronco e il cavo pleurico, dovuta alla mancata cicatrizzazione che normalmente avviene dopo la chirurgia. La  metodica si è rivelata efficace nello stimolare la cicatrizzazione del bronco, evitando così altri interventi invalidanti».
«Le cellule staminali mesenchimali sono in grado di migrare e attecchire nelle aree di infiammazione e di danno ai tessuti. Una volta impiantate nel sito bersaglio da curare, hanno la capacità di instaurare un contatto con il microambiente cellulare circostante, fenomeno definito cross-talk, che consente un processo di riparazione e/o rigenerazione, con graduale ripristino delle funzioni danneggiate».
«Da decine di anni la letteratura mondiale propone soluzioni invasive per risolvere il grave difetto di cicatrizzazione chiamato fistola post-chirurgica – dichiara  Spaggiari - che si produce in circa l'8% dei casi di pneumonectomia e nel 3% dei casi di lobectomia e può essere letale.
La tecnica clinica sviluppata allo IEO è l'esito di un precedente studio sperimentale condotto da IEO e Università Statale di Milano e il gruppo milanese ha seguito tutte le procedure di autorizzazione richieste dall'Aifa per l'utilizzo delle staminali nell'uomo.
«Ora creeremo un protocollo di studio e inizieremo una ricerca clinica - conclude Spaggiari - per diffondere la nostra metodica alla pratica clinica. Sono necessari approfondimenti prima che possa diventare standard. In futuro pensiamo di estendere i risultati ottenuti oggi sulle vie aeree anche ad altri distretti anatomici».

Nota di chi gestisce questo blog: Il Prof. Lorenzo Spaggiari è:

Professore di Chirurgia Toracica - Università degli Studi di Milano - Direttore Programma Polmone - Direttore Divisione di Chirurgia Toracica - Istituto Europeo di Oncologia

Tutti felici tutti contenti: esempio di giornalismo ridicolo

Da: La Stampa 20/01/2015
di: ELENA MASUELLI

Italiani detenuti in India, annullato l’ergastolo: Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni liberi

I due erano stati arrestati nel febbraio del 2010 con l’accusa di aver ucciso Francesco Montis, loro compagno di viaggio.

Cinque anni in un carcere indiano per una tragedia fatta passare per crimine, fra avvocati che mancano, scioperi, festività induiste, processi rinviati, ma adesso Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni sono liberi. La Corte Suprema indiana ha annullato questa mattina l’ergastolo cui erano stati condannati, in primo e secondo grado, per la morte dell’amico Francesco Montis, con cui Tomaso ed Elisabetta erano in viaggio nel 2010, quando il ragazzo sardo, venne trovato morto nella loro camera d’albergo. Subito dopo aver appreso la decisione l’ambasciata d’Italia ha avviato le procedure per ottenere il loro rilascio dal carcere e disporne il rientro in Italia. La madre di Tomaso, Marina Maurizio, che da anni trascorre lunghi periodi a Varanasi per stare vicina al figlio, ha annunciato su Facebook la fine della loro odissea. 
La morte di Francesco  
Tomaso Bruno, oggi 31enne, di Albenga, Elisabetta Boncompagni, 42 anni, torinese, e Francesco Montis, sardo di Terralba, 30 anni all’epoca della tragedia, fidanzato di Elisabetta, sono di passaggio all’hotel Buddha di Chentgani, alla periferia di Varanasi, nel nord est del subcontinente indiano. È il 4 febbraio 2010. I tre ragazzi fanno uso di droga, hashish ed eroina, Francesco si sente male, i due lo portano in ospedale dove ne viene dichiarata la morte.  
L’accusa, delitto passionale  
I due ragazzi vengono rinchiusi il 7 febbraio del 2010 nel carcere di Varanasi, accusati di omicidio e condannati per quello che i magistrati indiani hanno considerato di un delitto passionale: Francesco era infatti il fidanzato di Elisabetta e i due, Tomaso ed Elisabetta, lo avrebbero ucciso per potere stare insieme.
L’autopsia fatta da un oculista e il corpo cremato  
L’esame dell’accusa si basa sull’autopsia effettuata da un oculista, il corpo di Francesco viene subito cremato, l’obitorio è infestato dai topi, e questo rende impossibile una seconda perizia. Il referto parla di morte per asfissia da strangolamento e conta 6 ferite da arma contundente. Non serve a nulla una lettera della madre di Francesco, che ammette i problemi di salute del figlio, che soffre di gravi crisi d’asma, che avrebbe potuto scagionare i due ragazzi. 
Il processo  
Dopo un anno di detenzione, il pubblico ministero chiede per Elisabetta e Tomaso la condanna a morte per impiccagione. Il 23 luglio 2011 sono condannati all’ergastolo, a fine settembre 2012 la pena è confermata in appello. la sentenza recita: «Il movente che ha spinto i due accusati ad uccidere Francesco Montis non si può dimostrare per insufficienza di prove, tuttavia si può comunque ipotizzare che Tomaso ed Elisabetta avessero una relazione intima illecita». Da allora i due italiani aspettavano in carcere la sentenza della Corte Suprema di Delhi, fra lentezze, assenze, tradizioni e decine di rinvii.   
La detenzione  
I due ragazzi sono reclusi nel carcere di Varanasi: vivono in “barak” che ospitano sino a 140 detenuti e che in estate sfiorano i 50 gradi. Hanno la corrente elettrica solo qualche ora al giorno, bevono acqua non potabile che devono procacciarsi da un pozzo comunale in mezzo al carcere e dormono a terra su strati di stuoie e coperte. Non è permesso loro alcun accesso a internet né l’uso del telefono: nessun contatto con il mondo esterno, insomma, se non la scrittura di lettere. E non sono stati concessi né rimpatri né libertà su cauzione. 
 Il sostegno dall’Italia  
In una vicenda che spesso è stata accostata a quella dei due Marò, con la nemmeno troppo velata accusa di essere dimenticata rispetto all’attenzione riservata a Latorre e Girone, moltissime sono state in questi anni le iniziative di sostegno, messe in campo dalle famiglie e dagli amici. L’associazione “Alziamo la voce” è stata creata dagli amici e dai parenti dei ragazzi, «per non fare spegnere le luci sul caso». Su Facebook è nato il gruppo “Tomaso libero”, mentre il regista bolognese Adriano Sforzi, ha realizzato il film “‘Più libero di prima” che racconta la storia dei ragazzi reclusi in India, basato su lettere e riflessioni che Tomaso ha scritto in carcere, e che adesso può essere terminato.  


Che dire? Meglio ridere che piangere, perché ci sarebbe da piangere a leggere questo articolo che documenta l'esito, fortunatamente favorevole per i due protagonisti, della loro vicenda giudiziaria indiana.

La prima cosa che viene da chiedersi, come per altri articoli dei nostri giornali sugli argomenti più disparati, è in quale realtà vivono certi giornalisti e cosa pensano di fare nel proporcela. Forse pensano di convincerci, come nel caso sopra riportato, che gente di circa 40 anni, come la donna protagonista della vicenda, è una "ragazza"?
In tutto l'articolo, infatti, viene così definita insieme ai due compagni di uso di droga, più giovani di lei ma sempre gente di 30 anni circa!
Questo modo sciocco e fuorviante di porgere la realtà, quasi sollevando le persone dalle responsabilità personali "perché so' regazzi", lo trovo intellettualmente disonesto e ridicolo.
Fa il paio con gli sciocchi che hanno definito due donne molto intraprendenti come Greta e Vanessa "due ragazzine"!...
Viene da dire: "Ma in quale mondo vivete?"

Il resto è il giusto lavoro del cronista che riporta come funziona la giustizia indiana e come sono le carceri lì!!!

Anche il riferimento ai due militari italiani, sequestrati senza un qualsivoglia rinvio a giudizio da tre anni, è cronaca e non colpa di chi lo riporta: infatti teste marce dal pensiero debole sono riuscite a fare pure questo, paragonare la vicenda di due militari prestati ad una nave privata che trasportava petrolio, indispensabile al fabbisogno energetico dell'Italia che ne è priva, alla privatissima vicenda di tre persone che erano andate in India per ben altre ragioni.
Le teste marce dal pensiero debole, che sarebbe il pensiero che vede una sola faccia della realtà trascurando le innumerevoli altre, sono quelle che si lamentano se trovano il benzinaio senza carburante che serve alle loro automobili, che si lamentano se il riscaldamento non ha gasolio, se le fabbriche si fermano perché i macchinari vanno a gasolio, senza chiedersi come ci arriva fin lì dove serve alle loro comodità! Forse pensano, le teste marce, che l'Italia ha i pozzi di petrolio come il Texas... chissà!
I due militari italiani avevano delle regole d'ingaggio scritte e se c'è qualcosa che non si capisce in questa brutta storia che riguarda lo Stato Italiano, perché la divisa che indossano rappresenta lo Stato Italiano e non sono due civili "in scampagnata indiana per droga facile", è la ragione per cui il Comandante civile della nave, che aveva richiesto l'aiuto militare per difendersi dall'assalto dei pirati, non era sotto il comando militare del più alto in grado della scorta militare presente sulla nave. Come ha potuto un civile decidere di accostare in porto indiano, dalle acque internazionali dove si trovava, avendo a bordo MILITARI della nostra Marina!! Non erano certo semplici passeggeri. Era il Capo militare di tale scorta che doveva decidere.