sabato 21 marzo 2015

Senti chi parla di Arroganza!!!

Da: La Stampa

D’Alema a Renzi: “Partito gestito con arroganza”

La minoranza Pd riunita a Roma. Orfini: «Toni da rissa al bar». Guerini: avete perso, basta
Non sarà un «cartello anti-Renzi», ma poco ci manca. A Roma va in scena la convention che vede riunite tutte le minoranze Pd, dalla più dialogante Area riformista alla SinistraDem di Gianni Cuperlo fino ai civatiani, oggi i più distanti da Matteo Renzi nell’universo democratico. E l’ex leader Massimo D’Alema attacca frontalmente il premier-segretario perché gestisce «un partito a forte posizione personale e con un carico di arroganza». 
Senti chi parla di arroganza!!!
Basta scorrere un po' di storia politica recente per rinfrescarsi la memoria! La saccenza arrogante di d'Alema, che camminava due passi indietro da Occhetto e Natta portandogli la borsa, si è scatenata quando ha buttato la maschera.
Cosa ha fatto per gli Italiani costui in tanti anni di politica? Andò negli USA per parlare con Clinton che gli dedicò 10 minuti, dicono le cronache, doveva parlare della tragedia del Cermis, ma si preoccupò di più della Baraldini, terrorista, poverina malata di cancro in fin di vita, dicevano, che però è ancora viva ed in salute.
Non c'è molto da aggiungere...
Inutile dilungarsi, meglio una rassegna fotografica:
Molti giornalisti ricordano quando dava con sprezzante superbia dell'imbecille a chi gli poneva domande che non gli piacevano... Lui che come professione passa per giornalista, perché nella vita ha fatto solo il politico e, come si sa, chi non ha né arte né parte e fa politica, basta che scriva un po' di articoli sui giornali di partito e può fare l'esamino per iscriversi all'Albo!
 
Prodi disse: "E' stato di una spietatezza..."

Persona umile.... Si vede...



Da: Candido

Quando D’Alema rottamò Natta e Occhetto, da ‘Pubblico’

18 OTTOBRE, 2012

Riporto un articolo integrale di Luca Telese su Pubblico. Per chi ‘rimpiange’ Massimo D’Alema:

Gubbio, 30 aprile 1988. Un morso al collo. Una stretta che ti toglie il fiato. Mentre sta per salire sopra un palco per un comizio, Alessandro Natta viene colpito da un dolore. C’è l’asfissìa che gli spezza il respiro.

Quel giorno Alessandro Natta, segretario del partito comunista sta per avere un infarto: «La mia fortuna – mi racconterà molti anni dopo – era una sola: non avevo ancora iniziato a parlare. Altrimenti sarei morto come Enrico Berlinguer». Quella mattina lo ricoverano all’ospedale di Perugia. Poi a Roma. La paura è grandissima. Poi il segretario si riprende, il 10 maggio.

Nel primo giorno di degenza, davanti alla stanza ci sono dei dirigenti, che parlano con tono concitato: «Si deve fare da parte!», sente dire una signora dall’aspetto anonimo, che siede lì davanti che nessuno conosce. La mattina dopo un giovane dirigente toscano, Vannino Chiti lamenta su L’Unità: «C’è una assenza di direzione.

Il 3 giugno Achille Occhetto rilascia allo stesso giornale del partito una intervista- fiume. Una pagina intera . È un’investitura. La sera Massimo D’Alema dice a Italia Radio: «Il rinnovamento è necessario». C’è un problema. La signora che ha assistito a quel dialogo spietato, è la moglie del segretario. Dopo quell’episodio Alessandro Natta si dimetterà amareggiato.

«Esigo rispetto», grida Massimo D’Alema oggi. «Massimo deve essere rispettato», aggiunge Livia Turco. «Renzi divide», diceva ancora ieri D’Alema, quasi furibondo da Lilli Gruber a Otto e mezzo. Sarà pure vero. Ma l’ex ministro degli esteri, forse, dimentica, che lui di rottamazioni ne ha messe in scena almeno due.
Quella di Natta fu la più penosa, la più dolorosa, la più greve.

Il gruppo dei cosiddetti «quarantenni» di Botteghe Oscure all’epoca era tutto unito dietro ad Achille Occhetto. E nel giorno dei funerali di Enrico Berlinguer, nel 1984, nei sotterranei del Palazzone rosso, lo stesso Occhetto, e un giovane D’Alema, avevano celebrato un accordo che sarebbe passato alla storia come «il patto del garage». Era una sorta di tregua armata, in cui i due si ripromettevano di marciare uniti contro i grandi vecchi del partito. Quel giorno i due avevano perso. Ed infatti, al posto di Occhetto, il candidato giovane, e al posto di Luciano Lama, il candidato della destra «migliorista», aveva prevalso la soluzione di mediazione, quella di Alessandro Natta.

Colto, istruito, benvoluto da tutti, Natta era il contrario dell’ambizione, ed era il rappresentate del gruppo di comando che aveva lavorato con Berlinguer. Natta aveva scelto subito Occhetto come vice. Però tardava, esitava a investirlo come suo successore. Ecco perché, in quel 30 aprile, il giorno dell’infarto di Gubbio, tutto si fa più veloce. E soprattutto feroce.

Il retroscena di quella defenestrazione viene rivelato, con un lungo articolo, da Daniele Protti su l’Europeo. Natta già sa tutto, ma quell’articolo è la goccia che fa traboccare il vaso. Rassegnate le sue dimissioni, con molta meno supponenza di alcuni dinosauri di oggi si dimette da segretario e scrive: «Torno umile frate». Però invia due lettere di fuoco alla direzione del partito.

Una delle due resta «secretata», per tanti anni, dopo un intervento di Aldo Tortorella. Questa lettera verrà rivelata soltanto nel 1999, inclusa nella biografia di D’Alema scritta da Giovanni Fasanella. Le parole di Natta sono di fuoco, e fanno riferimento a quella scena terribile, in ospedale: «Compagni, non vi siete comportati lealmente. C’è stato un tramestio, davanti alla mia stanza di ospedale. Quello che avete fatto per me è stato offensivo, perché erano cose del tutto non necessarie. Alessandro Natta».

L’ex segretario del Pci vuole dire che era già convinto di dover passare la mano, già deciso alla successione. Pochi mesi prima un intero comitato centrale del Pci si era riunito per discutere di una vignetta «Nattango», pubblicata da Tango, il supplemento satirico de l’Unità. In quel finto Forattini, che in realtà è disegnato da Sergio Staino, Natta balla al suono dell’organetto, come una marionetta, il ballo imposto da Craxi e da De Mita.

La battaglia politica, per la prima volta la satira e la sanità, entrano nella battaglia politica. Nel 1991 al successore di Natta, Achille Occhetto, manca il quorum nel giorno dell’elezione a segretario del Pci. È il 5 febbraio del 1991. Occhetto rimane allibito, scosso, ferito. Viene sorpreso dalle telecamere del Tg3, e da un inviato de La Stampa, Fabio Martini, mentre cerca di stordirsi (o di riprendersi) con un Johnnie Walker. Grida in faccia a Walter Veltroni: «Adesso trovatevi un altro segretario», e si ritira a Capalbio, sotto la neve. Dice a tutti, e ha ragione, che quel killeraggio, è avvenuto non solo per le assenze.

Ma perché c’è stata una regia dalemiana. Nel 2009, a venti anni di distanza, Claudio Velardi, all’epoca l’uomo più vicino a Massimo D’Alema, e scrutatore in quella drammatica votazione mi racconta: «Metà del congresso voleva vedere passare il cadavere di Achille Occhetto. Fu come in quel giallo di Agatha Christie in cui tutti i passeggeri del treno hanno un motivo per uccidere e ognuno pianta il suo coltello sul corpo della vittima». Rottamato.

Ma la cosa che più colpisce, oggi, è il viaggio di ritorno in macchina che Velardi fa con D’Alema, e la conversaizone non meno drammatica che mi racconta: «Massimo era carico di adrenalina, e ogni tanto ripeteva ad alta voce: ”È morto, è morto, è morto!”. Chi, gli chiedo. E lui: “Ma come, chi? Il papero». In quel 1991 i cocci vengono rimessi insieme.

Lo stesso D’Alema rifiuta la segreteria che gli viene offerta dai grandi vecchi delle due mozioni congressuali. «Occhetto è troppo amato – dice a Velardi – adesso la base non capirebbe». E’ tempo di aspettare. Ed infatti D’Alema attende la doppia sconfitta del 1994 per chiudere la partita. Si presenta a Botteghe Oscure per chiedere la testa di Occhetto direttamente all’interessato. Lo ha raccontato lo stesso ultimo segretario del Pci: «Venne da me un deputato di Gallipoli a dirmi che ero una sorta di obsolescenza della politica».

No, non furono indolori, quelle rottamazioni. E non lo sono mai state le battaglie politiche. Così come sono state cruente tutte le battaglie per il potere nel Pci, Pds Ds Pd dalla scissione di Livorno fino ad oggi. Un altro dirigente del gruppo dei quarantenni, Claudio Petruccioli, Petruccioli racconta benissimo il senso di insofferenza della sua generazione per quei grandi vecchi, che non vogliono mollare la presa. Il futuro presidente della Rai li chiama «i trentenni del 1956».

Avevano fatto il partito nuovo, avevano passato le tempeste dello stalinismo. Per loro, quei ragazzi degli anni Novanta provavano la stesso insofferenza di quelli di oggi. Ma, va detto quella generazione, era meno attaccata alle cariche di quella che l’ha sostituita. È davvero singolare sentire gli sfoghi di Massimo D’Alema di fronte a richieste banali, come quella di fare un passo indietro. Di fare politica in modo diverso. Di fare politica fuori dal Palazzo.

L’unica differenza fra le battaglie politiche di ieri e di oggi, è che uomini come Natta si ritirano senza troppo clamore. E senza andare a gridare la loro rabbia in un programma di Lilli Gruber.
LLLà..... Come sono bravo!!

venerdì 20 marzo 2015

Tutti contro Renzi: pazzo mi mancava

Da: Il Giornale.it

Il dubbio del ministro sul governo Renzi: «Sto con questo pazzo o mi rifaccio il partito»


Roma C'è un insolito ruolo da «consulente politico» di Maurizio Lupi che emerge dalle carte fiorentine che riguardano Ercole Incalza.

È già noto che il supermanager il 16 febbraio 2014 s'era vantato con una sua collaboratrice al ministero d'aver passato la notte a scrivere «il programma di governo Ncd». «Come vedi non sono cretino come pensate te e le tue amiche», scherza Incalza, spiegando di attendere solo il «benestare» da Lupi e Alfano: «Gliel'ho fatto e gliel'ho mandato - racconta - ora iniziano le consultazioni. Domani alle 10 e 30 viene nominato presidente del Consiglio Renzi, che comincerà a incontrare tutte le forze politiche, e le forze politiche impostano il programma... hai capito?». La segretaria è colpita, gli chiede se «l'ha preparato a tutti». Incalza replica: «No, faccio pure il programma al Pd io? Non lo so... al Ncd, certo».
E in effetti il programma sembrerebbe averlo scritto, visto che Incalza rivendica il merito anche col ministro Lupi quando quest'ultimo, il giorno dopo, quando Renzi ha da poche ore ricevuto l'incarico, lo chiama alle 20 e 22 «per avere - scrivono gli inquirenti - un parere da “amico” sulla situazione politica attuale. Il ministro esordisce con aria grave: «Dovendo prendere decisioni importanti nella mia vita, se tu mi abbandoni io le prendo senza sentire...». Incalza rimarca i propri meriti: «Ma ti hanno dato il programma? ... chi l'ha fatto?». Lupi però vuol parlare d'altro. Vuole consigli. «Siccome ti considero prima ancora che... un validissimo funzionario del ministero delle Infrastrutture, un amico, non ho capito cosa pensi tu... hai capito?». «Io penso che fin quando non c'è certezza converrebbe non salire su questo governo», risponde Incalza. Lupi è perplesso. All'epoca si pensava che volesse lasciare l'esecutivo per dedicarsi al partito «liberando» Alfano dal suo doppio ruolo di leader e ministro dell'Interno. E chiede lumi all'«amico»: «Tu suggerisci (...) di rimanere? Cioè ... io sono dubbioso veramente ... o mi rifaccio il partito, oppure di rimanere dentro con questo pazzo... oppure no? E rimanere a fare che cosa?». «Certo - conclude Incalza - deve essere un periodo completamente diverso da questi 10 mesi (di governo Letta, ndr )... anche se 10 mesi sono stati enormi». Un omissis copre il resto del pensiero di Incalza. Ma, come è noto, alla fine Lupi resterà nella squadra di Renzi.
E' proprio vero che per gli altri siamo come diceva Pirandello Uno, nessuno e centomila... 
Renzi definito pazzo da costui mi mancava.
Renzi continua a piacermi, invece, e il suo dinamismo serve all'Italia.
Certo di ostacoli ne trova... e non poteva che essere così.
Certo se le scelte del suo Governo sono giuste o sbagliate lo sapremo dopo... Ma altrettanto certo è che non si poteva andare avanti così. Letta era troppo timoroso. 

Scandalo!!! Il figlio di Lupi raccomandato!!!

Credo di essere al di sopra di ogni sospetto se non lapido Maurizio Lupi, pur dissentendo totalmente dal suo comportamento e da ciò che egli politicamente rappresenta.
Mi si consenta il sarcasmo e l'ironia sull'aiuto graziosamente offerto al neolaureato figlio del Ministro per una pronta sistemazione, sia pure provvisoria.
Signori, ma facciamo finta di scandalizzarci quando TUTTA l'Italia, a parte pochi duri e puri, considerati però dagli altri dei poveri scemi, come la mia ristretta famiglia, dall'usciere all'autista, dal maresciallo dell'esercito al ristoratore, per non parlare dei professori universitari, raccomanda i propri figli a destra e a manca "sistemandoli"?
O questa pratica annosa cessa e viene perseguita ovunque facendo pulizia oppure chi lapida Lupi è un'ipocrita elevato al cubo!!
E' questa mentalità che DEVE cambiare se si vuole veramente premiare il merito!
E' inutile pretendere "il buon esempio" dall'alto se poi tutta la Società Italiana funziona così da decenni, con un picco peggiorativo negli ultimi 30 anni almeno!
L'ho già scritto in qualche post, una Dirigente Superiore del Ministero della Difesa, ora in pensione, alcuni anni fa mi confidava: "Un tempo su 10 posti messi a Concorso ne prendevi 8 su raccomandazione ma 2 li dovevi prendere solo perché bravi, per far funzionare le cose... Ora li devi prendere tutti e 10 su segnalazione, sacrificando chi è bravo ma non segnalato."
Vi stupite? Allora siete ipocriti o non parlate con nessuno chiusi in un vostro mondo!   
Quante volte su questo blog ho scritto delle Commissioni dei Pubblici Concorsi e dei loro "escamotage" nelle valutazioni per favorire i raccomandati A DANNO dei capaci e meritevoli?
Signori, si tratta di uno dei tanti aspetti della CORRUZIONE di cui si parla tanto!!
La mentalità corruttiva e corrotta è questa: cercare il vantaggio a discapito di chi è meritevole più di noi, mettendosi sotto i piedi le regole, ritenendo che sono buone solo per i gonzi: ci sono, ma chi se ne frega!
Basta andare in qualsiasi pubblica struttura e si troveranno interi nuclei familiari! Sono stati scritti fiumi di articoli e fatte inchieste giornalistiche su questo, anche con nomi e cognomi, ma nulla è accaduto!!
Ricordo, e l'ho già scritto, che un giovane collega di sinistra portò un giorno in ufficio un articolo comparso sul "Borghese", settimanale di destra, mi sembra  a firma di una certa Mura, in cui si parlava della struttura in cui lavoravamo con nomi e cognomi dei figli dei professori ordinari, tutti miracolosamente vincitori di concorsi per ricercatore e anche più su!!! Ricordo che facemmo delle copie e le attaccammo in giro: qualcuno le staccò quasi subito, suscitando la nostra ilarità! 
Fra colleghi che il posto di lavoro se lo erano conquistato passando per le "maglie larghe della rete di raccomandazioni" (l'espressione non è mia ma di mio marito, rispetto il copyright), si rideva dicendo che i posti si vincevano per DNA.

Dunque che si dimetta Lupi ma che si inizi a cambiare REALMENTE la Mentalità ed il Costume di questa Società.
E questo riguarda tutto, ad iniziare, subito dopo il lavoro, dall'abusivismo edilizio.
Alcuni, tanti, troppi, ritengono un loro diritto ampliare le loro case a discapito del vicino, senza rispettare i metri dal confine, definiti prima dal codice civile poi dai regolamenti comunali che ne discendono. E questa mentalità è così radicata in alcuni da ritenerla un diritto! Praticamente un mondo rovesciato rispetto ai dettami delle regole di legge, fino ad arrivare a situazioni paradossali come quelle messe in risalto dalla satira del film, mandato in onda ieri sera su RAI3, "Qualunquemente"!
Una signora raccontava scandalizzata che dei suoi confinanti, al suo diniego di accettare che allargassero la loro casa fino al filo del comune confine, hanno reagito facendole scrivere da un avvocato perché lei, da 20 anni almeno, aveva dentro la sua proprietà, a circa 5 metri dal confine, un barbecue di quelli in vendita prefabbricati in disuso da anni.
Questi soggetti, per contro, da chi è simile a loro, accettano di tutto: recentemente, e fuori da ogni regola, dei "qualunquemente" hanno costruito una terrazza-balcone al posto di una tettoietta preesistente sopra una porta di ingresso, ottenendo così una "vista", che prima non c'era, sul giardino di confinanti, i quali non se ne sono adontati affatto, anche se ne hanno perso in "privacy", forse perché di uguale mentalità.

giovedì 19 marzo 2015

A.P.R.I. Associazione Pro Ipovedenti e Retinopatici: Marco Bongi intervista Aleandro Baldi


 Aleandro Baldi intervistato da Marco Bongi all'hotel Il Falchetto di Malosco ( 1 marzo 2015)

CULTURA: INTERVISTA AD ALEANDRO BALDI
Abbiamo il piacere di presentarvi, in esclusiva, un'interessante intervista concessaci, nei giorni scorsi, dal cantautore non vedente Aleandro Baldi. L'incontro è avvenuto sabato 28 febbraio nell'ambito del meeting di Malosco, organizzato dalla Fondazione "Lucia Guderzo", al quale hanno partecipato alcuni autorevoli disabili visivi non legati alle direttive delle associazioni storiche. Aleandro Baldi, fra l'altro, ha tenuto nell'occasione una bella relazione autobiografica incentrata sul mito dell'integrazione sociale, sempre inseguito e quasi mai raggiunto pienamente.

mercoledì 18 marzo 2015

La Saggezza è uguale in tutto il mondo

Da: La Stampa 13/02/2015

Anziana sfida i miliziani Isis “Demoni, Allah vi punirà”

di MAURIZIO MOLINARI, corrispondente da Gerusalemme
«Haram, Haram», proibito, proibito. E’ il grido con cui un’anziana donna siriana apostrofa dei miliziani jihadisti in auto. Il video postato su Internet consente di seguire il confronto fra la donna, a piedi in una strada sterrata, e i jihadisti a bordo di un fuoristrada metallizzato. La donna esprime rabbia, dolore, cita a memoria “sure” del Corano: «Vi giuro che niente di ciò che avete fatto risponde al volere di Allah, siete diavoli che vi uccidete come asini». In alcuni passaggi la donna se la prende con «il vostro Stato», con un riferimento implicito allo Stato Islamico (Isis). I jihadisti la ascoltano ironizzando sulla “vecchia”, senza reagire quando lei ripete, gridando «Tornate ad Allah». Si tratta di una testimonianza delle tensioni crescenti fra civili e jihadisti nelle zone di combattimento di una nazione in guerra da oltre quattro anni.


Purtroppo non sono riuscita a togliere la pubblicità, assolutamente schifosa. Ho scelto questo video perché la traduzione è in italiano.
Sono felice che questa vecchia di religione e cultura dell'Islam gliel'abbia cantata agli assassini insensati Jihadisti: anch'io ho scritto che se Maometto tornasse li condannerebbe perché era un Profeta saggio. Ma se lo dice una donna nata e vissuta nel nome del Profeta vuol dire che ho scritto una cosa giusta. Ha avuto il coraggio che dà la saggezza questa vecchia donna e gli insensati sanguinari la deridono trattandola da scema... Invece sono loro i pazzi che negano la vita a sé stessi e agli altri: per loro la vita è farsi esplodere e uccidere. La negazione della Vita stessa.
Grande questa vecchietta, grandissima: mi ricorda un poco una mia nonna... 



Il tono sincero ed accorato di questa vecchia donna è la VERITA' ma la VERITA' è irrisa dai folli che sono sempre arroganti.

Questa grande vecchietta è la riprova che c'è un linguaggio universale che ci accomuna, qualsiasi sia la cultura che ci ha formati, e che non serve né scuola né scienza per avere questa saggezza che anche Gesù Cristo, il Profeta del cristianesimo, esaltò negli umili.


martedì 17 marzo 2015

Informazioni sul 730 nebulose

Dal Blog di Beppe Grillo
La Deputata Carla Ruocco dice:
"Il 730 precompilato di Renzi, vero cavallo di battaglia della sua "semplificazione fiscale", nasconde un trucco che potrà costare miliardi di euro ai circa 20 milioni di contribuenti cui è diretto, tra lavoratori dipendenti e pensionati.
Infatti, nello schema precompilato dall'Agenzia delle entrate, non sono previste voci di spese deducibili importantissime, come le spese mediche: per inserirle in dichiarazione, quindi, i cittadini non potranno accettare lo schema precompilato, perdendo così lo scudo per gli accertamenti fiscali. Inoltre, dovranno provvedere a predisporlo a proprie spese, tramite il caf o il commercialista.
Il risultato? Contabilizzare le spese sarà poco utile, e si favoriranno i pagamenti in nero. L'operazione converrà solo se l'importo da ricevere sarà di almeno 300 euro, altrimenti il gioco non varrà la candela. La candela, ovvero i soldi degli italiani, se la intascherà lo Stato, il quale potrà così evitare di rimborsare spese deducibili per miliardi di euro! Proprio quelle spese più delicate come quelle mediche o per l'istruzione dei figli. E c'è ancora chi festeggia i famigerati 80 euro!
Il MoVimento 5 Stelle propone di incentivare ed ampliare il sistema delle detrazioni, stimolando una maggiore spesa per servizi essenziali come quelli legati a salute ed istruzione, e favorendo un'economia che esce dal sommerso. Questo è un modo efficiente di fare fisco!" Carla Ruocco, portavoce M5S Camera
Questo è il commento di una persona che si firma con il nome ed il cognome:
Questo è sul sito dell'agenzia delle entrate.
http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Home/CosaDeviFare/Dichiarare/DichiarazioniRedditiPF/730+2015/Il+730+precompilato+2015/
Il 730 precompilato
Dal 15 aprile 2015, in via sperimentale, l'Agenzia delle Entrate metterà a disposizione dei titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati, il modello 730 precompilato. Modello che può essere accettato o modificato.
Il vantaggio fondamentale per il contribuente (oltre a quello relativo all’ulteriore semplificazione nella compilazione del modello) è legato ai controlli. Infatti, se il 730 precompilato viene presentato senza effettuare modifiche, direttamente oppure al sostituto d’imposta, non saranno effettuati i controlli documentali sulle spese comunicate all’Agenzia dai soggetti che erogano mutui fondiari e agrari, dalle imprese di assicurazione e dagli enti previdenziali (interessi passivi, premi assicurativi e contributi previdenziali). Se il 730 precompilato viene presentato, con o senza modifiche, al Caf o al professionista abilitato, i controlli documentali saranno effettuati nei confronti di questi ultimi.
Resta ferma la possibilità di presentare la dichiarazione dei redditi autonomamente compilata con le modalità ordinarie (730 ordinario o modello Unico PF).
Io ho sempre presentato il mod. 730 precompilato al CAF e senza spese.....
NON CAPISCO.....
paolo rossi 17.03.15 12:16| 
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Rispondi al commento
Questo è il commento di un anonimo Sergio S. in Discussione

Da quest'anno pagherà 35 euro per presentare il 730 precompilato al CAF
Sergio S. Commentatore certificato 17.03.15 13:45 |
Questo è il MIO commento che ho provato due volte ad inserire in Discussione senza riuscirvi:

"Anche a me risulta quello che Paolo Rossi scrive. Carla Ruocco però è un
Funzionario dell'Agenzia delle Entrate come professione...
Mi informerò presso il CAF della CGIL (a cui non sono iscritta) ma che ogni
anno, da quando sono in pensione, mi ha servito sempre gratuitamente."



Se per inserire gli unici oneri deducibili che ho, le spese mediche, perdo lo "scudo" dei controlli fiscali, debbo dire che per me va benissimo: accertassero pure, controllando le fatture e gli scontrini fiscali che conservo sempre e comunque!

Gli uomini onesti non hanno colore: Franco Frattini

Da: Il Sole 24Ore

Di Pietro: "Incalza? Quando lo mandai via si lamentarono tutti"

17/03/2015 ore 16.53

L'ex pm, quando divenne ministro delle Infrastrutture, revocò il contratto a Ettore Incalza presso la Struttura tecnica di missione...

L'ex pm, quando divenne ministro delle Infrastrutture, revocò il contratto a Ettore Incalza presso la Struttura tecnica di missione. "Adesso tutti dicono che avevo fatto bene a mandarlo via, allora tutti quanti si lamentavano che l'avevo mandato via", lo ha detto Antonio Di Pietro, ospite di

Di Pietro: "Incalza? Quando lo mandai via si lamentarono tutti"
Alessandro Milan parlando dell'arresto di Ettore Incalza. L'ex pm infatti, quando era ministro delle Infrastrutture nel 2006, tolse un incarico allo stesso Incalza che aveva un contratto da consulente esterno presso il ministero da lui guidato: "quando sono andato al ministero spiega Di Pietro proprio per l'inchiesta di Mani Pulite che avevo fatto, avevo capito che la prima cosa da fare era far fare la rotazione di tutti i dirigenti in modo che le incrostazioni si sarebbero ripulite e in secondo luogo fare uno screening delle persone che c'erano lì. Se ci sono persone che aldilà del curriculum giudiziario vale la pena o l'opportunità di non averli come collaboratori è meglio metterli da parte".

Lunardi connection: Il sistema di potere dell'ex ministro alle Infrastrutture.

Lunardi

Fedelissimi al posto di tecnici d'esperienza. Gare d'appalto controllate da Balducci e dal suo pupillo. Il sistema di potere dell'ex ministro alle Infrastrutture.

Chi ha protetto la cricca degli appalti aveva un compito preciso: costruire una rete di altissimi dirigenti di governo in grado di sopravvivere ai cambi di coalizione. Questo emerge dalle indagini. Dopo Mani pulite, che negli anni Novanta aveva spazzato via boiardi e faccendieri, qualcuno ha voluto ricostituire la squadra. E soprattutto riconquistare il controllo su soldi pubblici, contratti e imprese. Così è successo. Una struttura parallela dentro e fuori i ministeri. E, se necessario, dentro e fuori la legge. 

Qualcosa che puzza di massoneria o almeno di accordi stretti al di sopra dello Stato. Un'entità in grado di determinare i costi e gli indirizzi della politica. Un'ombra che ha indotto perfino il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, a firmare inconsapevolmente atti contrari alle norme. 

I soldi di Diego Anemone serviti a comprare appartamenti di lusso ai familiari dei grand commis Ercole Incalza e Angelo Balducci e al ministro dimissionario Claudio Scajola: quei soldi potrebbero essere soltanto i rivoli di un fiume carsico di denaro e potere. "L'espresso" ha provato a ripercorrerlo controcorrente. Ed è risalito a un anno chiave: il 2001. In quel periodo l'allora ministro alle Infrastrutture, Pietro Lunardi, sostituisce tre capidipartimento dei Trasporti con tre funzionari dei Lavori pubblici, nonostante la differente specializzazione. 

E un collega nel governo, Franco Frattini, in quegli anni ministro per la Funzione pubblica e per il Coordinamento dei servizi di intelligence, prova a fermarlo. Ma il suo tentativo viene spazzato via. L'imprenditore dei grandi appalti prestato alla politica, Lunardi, vince sull'esponente di Forza Italia. E in una lettera del 10 ottobre 2002, scoperta da "L'espresso", Frattini esprime "serio disappunto". 
Franco Frattini

Da allora nessuno ha più fermato la cricca. Nemmeno il successivo governo di centrosinistra. Con i ministri Antonio Di Pietro e Francesco Rutelli: già nel 2007 il leader dell'Idv rimuove Balducci dal posto di presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e in due settimane Rutelli gli inventa un incarico al ministero dei Beni culturali e del Turismo, in via della Ferratella a Roma, che presto diventerà quartier generale del partito del malaffare. Perché nessuno avverte Rutelli? Il Consiglio dei ministri doveva essere già bene informato sull'esistenza della banda. Nel gennaio 2007 il ministro Di Pietro riceve infatti l'ennesima denuncia di alcuni imprenditori su presunte irregolarità nel pagamento di un appalto, per opere affidate come commissario al capo della Protezione civile, Guido Bertolaso: per quei lavori l'alter ego di Balducci, Claudio Rinaldi, e altri funzionari avrebbero proposto compensi con assegni privati.


"Anche per questo ho spostato Balducci e Rinaldi", dice Di Pietro a "L'espresso". Nonostante l'esposto e la rimozione, però, Balducci rinasce subito grazie a Rutelli. E nel marzo 2008, un anno dopo, il premier Romano Prodi concede per decreto a Bertolaso la possibilità di mettere proprio Balducci a capo dei super appalti per il G8 sull'isola della Maddalena. Ed è quello che avviene. Bertolaso sceglie da solo? La riconversione dell'Arsenale è il fiore all'occhiello dell'operazione. Ma si trasformerà in uno scempio di denaro pubblico. Spese folli e nomine sospette che, come hanno scoperto le procure di Firenze e Perugia, proseguiranno sotto il successivo governo di Silvio Berlusconi e il controllo di Gianni Letta. 


La lettera di Frattini, attuale ministro degli Esteri, è indirizzata a uno dei capidipartimento sostituiti da Lunardi nel 2001. "Egregio ingegnere", scrive Franco Frattini in poche righe su carta del ministero, "comprendo bene il suo fondato rammarico. Lei sa bene che sono intervenuto personalmente, senza risultato positivo, e ciò evidentemente ha determinato un serio disappunto".
"L'espresso" ha rintracciato l'ingegnere: Bruno Salvi, ora in pensione. Salvi ha fatto parte della commissione tecnica ministeriale sull'incidente di Linate dell'8 ottobre 2001 ed era capo del dipartimento per l'Aviazione civile. Prima di andarsene dall'amministrazione, il dirigente generale ha vinto la causa contro il decreto di revoca del suo incarico. Revoca firmata dall'allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e controfirmata da Berlusconi e Lunardi, in quegli anni assistito dal capo di gabinetto Claudio Gelati. Il presidente della Repubblica non ha competenza diretta. Ma qualcuno al Quirinale gli ha presentato il fascicolo per farglielo siglare. Atto che poi il Tribunale del lavoro ha giudicato irregolare tanto da stabilire il reintegro e il risarcimento di Salvi.



C'è un altro provvedimento di Lunardi che incrementa il potere di Balducci e il guadagno dei suoi affiliati. È il 17 febbraio 2006 e il ministro con una firma ordina un nuovo ribaltamento delle regole del ministero. Da quel giorno le gare di appalto che riguardano caserme, uffici e infrastrutture della Guardia di finanza non verranno più sottoposte al controllo dei provveditorati regionali. Verranno tutte gestite dal provveditorato di Lazio, Abruzzo e Sardegna. Cioè dall'ufficio del pupillo di Balducci, Claudio Rinaldi. Sempre Lunardi, cambiando le norme in vigore, dispone che anche le opere di importo inferiore ai 25 milioni siano sottoposte al parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Cioè Balducci. 

Sarà un caso ma proprio quei contratti per le caserme della Guardia di finanza faranno incrementare di decine di milioni in pochi anni i bilanci delle imprese di Diego Anemone, che ormai si muovono e incassano in simbiosi con Balducci. Lunardi firma il provvedimento due giorni dopo la riunione di coordinamento con il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, il direttore Valeria Olivieri che dovrebbe controllare l'ufficio di Rinaldi e, sentite un po', l'allora sottocapo di Stato maggiore della guardia di finanza, il generale Paolo Poletti, attuale vicedirettore dell'Aisi. È il servizio segreto interno, nel quale lavora l'altro generale della finanza, Francesco Pittorru, destinatario con la figlia Claudia di assegni del giro Anemone. Le coincidenze sono sempre più interessanti. Perché negli stessi anni Lunardi compra dal Vaticano una palazzina in centro a Roma, in via dei Prefetti, di proprietà di Propaganda Fide di cui Balducci è "consultore", cioè amministratore immobiliare. E affida ad Anemone i lavori di ristrutturazione di cui, sostiene l'ex ministro, ha le fatture. Per essere completamente trasparente Lunardi potrebbe ora mostrare pubblicamente gli estratti conto da cui risultano i pagamenti.
Nell'enigmatico elenco dei lavori personali eseguiti da Anemone, risulta invece un "Poletti-via Ofanto". Se fosse il generale amico di Balducci, potrebbe comunque essere un appalto istituzionale visto che si tratta della casa del numero due del servizio segreto. Tra le tante coincidenze, "L'espresso" ha invece chiesto a Di Pietro come mai non abbia avvertito Rutelli e Prodi dei suoi sospetti su Balducci. E su Rinaldi, poi nominato commissario delegato per i Mondiali di nuoto 2009: un piano di finanziamenti e deroghe di cui ha beneficiato il Salaria sport village, il circolo di proprietà Anemone e Balducci, frequentato da Bertolaso e vip della politica. Di Pietro sostiene che il suo ruolo di testimone nell'inchiesta gli impedisce di rispondere.

Ricorda invece bene quei giorni del 2001 Bruno Salvi. "Avvenne una rivoluzione e una espropriazione", racconta Salvi: "La rivoluzione determinò l'eliminazione dei tre capi dipartimento del settore Trasporti. Due diedero le dimissioni per conservare le competenze accessorie per la pensione. Io chiesi un consiglio all'allora ministro per la Funzione pubblica, che era Frattini e che tuttora ringrazio con rinnovata stima. Il ministro mi suggerì di non andare via perché, cito le sue parole, nessuno si sarebbe potuto privare della mia esperienza in materia di trasporto aereo. Risposi: obbedisco". Frattini, però, non riesce a fermare Lunardi. "Tutti i capidipartimento furono rimossi per assegnare le funzioni a dirigenti, alcuni promossi nell'occasione, dell'ex ministero dei Lavori pubblici", continua Salvi: "L'epurazione proseguì con la rimozione del direttore del personale. Ma fu anche politica. Il viceministro Mario Tassone fu collocato all'Eur, lontano dalla sede del ministero. L'operazione si estese alla costituzione del gabinetto del ministro che registrò l'assenza di personale qualificato dei Trasporti civili. Ne fecero parte il generale dell'aeronautica Andrea Fornasiero, il dottor Vito Riggio poi nominato presidente dell'Enac e l'ingegner Ercole Incalza". Fornasiero, estraneo alle indagini in corso, è conosciuto per la sua stretta amicizia con il costruttore Salvatore Ligresti. I contatti di Riggio con la cricca emergono dalle telefonate tra il coordinatore del Pdl Denis Verdini e l'imprenditore Riccardo Fusi. Di Ercole Incalza, l'attuale ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli ha da poco respinto le dimissioni: l'alto funzionario, già indagato durante Mani pulite, le aveva presentate dopo la scoperta che il marito della figlia avrebbe comprato un appartamento con l'aggiunta di 520 mila euro girati dall'architetto di Anemone, Angelo Zampolini.


Gli appalti aeronautici sono un altro settore di grande interesse. Negli anni '90, durante l'ampliamento di Fiumicino, Salvi paga il suo rifiuto a gonfiare le spese con il carcere, grazie a un'accusa di concussione smentita durante il processo e completamente inventata da un imprenditore che voleva toglierselo di mezzo. Altre gravi irregolarità emergono durante l'inchiesta sull'incidente di Linate e il mancato funzionamento del radar di terra. E anche qui sono in gioco appalti segretati, come quelli gestiti dalla coppia Bertolaso-Balducci per il G8. "La segretazione non serve per nascondere l'appalto, ma chi lo fornisce", dice Salvi: "In quei giorni si indagava sull'Enav, l'ente di assistenza al volo. Il pm di Milano mi aveva chiesto una relazione sull'effetto della segretazione sui costi. La differenza tra i prezzi di mercato degli stessi apparati rispetto a quelli sostenuti dall'Enav, riferita a 41 impianti, superava i 130 miliardi di vecchie lire". Proprio in questi giorni sull'Enav ha aperto un'inchiesta la Procura di Roma. Riguarderebbe l'allontanamento di un manager addetto al controllo dei conti e l'assunzione in ruoli chiave dei soliti amici degli amici. Tra i nomi, Luca Iafolla. Chi è? Il papà si chiama Claudio. È il capo di gabinetto del ministro Matteoli. Sempre la solita coincidenza all'ombra della cricca.


Novelle per un anno

Ho già scritto che sto rileggendo l'Opera di Luigi Pirandello "Novelle per un anno".
Dopo tanto tempo alcune non le ricordo affatto e dunque è come se le leggessi per la prima volta. Altre, dopo qualche pagina, inizio a ricordarle, evidentemente perché mi hanno colpito di più allora, quando le lessi tanti anni fa. E fra queste è "Lo scialle nero", forse per il contenuto sessuale che, riflettendo oggi, rende datati quei sentimenti che portano al dramma la protagonista.
Oggi i costumi sono così cambiati che non esiste vergogna se una donna non avvenente e non più giovane pratica il sesso con un uomo più giovane e di cultura e classe sociale inferiore, anzi, oggi si esibiscono sui media meravigliandosi di chi non trova tutto questo normale. E non necessariamente si deve essere liberi da vincoli, come i due protagonisti della novella "Lo scialle nero", potendo, come nel caso di cui sotto riportiamo foto, essere la donna anche coniugata!

Il mondo di molte novelle di Pirandello, dunque, risente dei sentimenti e del costume del tempo. Per comprenderli bisogna calarsi in quelle mentalità maturate in quei contesti.
In altre novelle, invece, colpisce l'universalità dei concetti espressi sugli uomini del tempo di Pirandello: sono verità umane anche attuali, quindi concetti universali.
E come per il libro "I vecchi e i giovani" in certe novelle colpisce scoprire certi mali della società italiana che esistevano già allora, agli albori dell'Italia finalmente unita.
Per questi due ultimi aspetti porterò ad esempio la novella "Il sonno del vecchio" e "La distruzione dell'uomo".
Da "Il sonno del vecchio":
"E che vita è mai quella ch'egli vive? Una continua stomachevole finzione! Non uno sguardo, non un gesto, non una parola sinceri. Non è più un uomo: è una caricatura ambulante. E bisogna ridursi a quel modo per aver fortuna oggi?"
Ecco, è il ritratto di chiunque si adatti a non vivere autenticamente per fini opportunistici, sia nel pubblico sia nel privato.
Da "La distruzione dell'uomo":
"E' uno di quei tanti casoni, tutti brutti a un modo, come bollati col marchio della comune volgarità del tempo in cui furon levati in gran furia, nella previsione che poi si riconobbe errata d'un precipitoso e strabocchevole affluir di regnicoli a Roma subito dopo la proclamazione di essa a terza Capitale del regno.
Tante private fortune, non solo dei nuovi arricchiti, ma anche d'illustri casati, e tutti i sussidi prestati dalle banche di credito a quei costruttori, che parvero per più anni in preda a una frenesia quasi fanatica, andarono allora travolti in un enorme fallimento, che ancor si ricorda.
E si videro, dov'erano antichi parchi patrizi, magnifiche ville e, di là dal fiume, orti e prati, sorger case e case e case, interi isolati, per vie eccentriche appena tracciate; e tante all'improvviso restare - ruderi nuovi - alzate fino ai quarti piani, a infradiciar senza tetto, con tutti i vani delle finestre sguarniti, e fissato ancora in alto, ai buchi dei muri grezzi, qualche resto di impalcatura abbandonata..."
Stiamo parlando dei palazzi dell'epoca umbertina, infatti nella novella si parla del "viale nomentano" e più precisamente di Via Alessandria, e quando scrive "e, di là dal fiume, orti e prati, sorger case e case e case," penso al quartiere Prati, dove io sono cresciuta proprio in un palazzo di epoca umbertina: oggi sono di pregio come quando vi abitavo anch'io fin dal 1952.. Eppure l'immagine che Pirandello da di quella realtà urbanistica fa pensare a disastri incompiuti odierni, a brutture urbanistiche dei giorni nostri.
Da: www.scudit.net , cenni storici:
...quando la città diventa capitale del Regno d'Italia (1870). All'epoca c'erano appena 226.000 abitanti, e per adeguare la città al suo nuovo ruolo viene varato un progetto urbanistico imponente (Primo Piano Regolatore del 1873), che prevede la costruzione di grandi edifici rappresentativi, quartieri di abitazione per i burocrati della nuova amministrazione, ampie strade di collegamento.
Nel giro di un trentennio la città viene stravolta.

...man mano che cresce la Roma Umbertina (di Umberto I, re tra 1878 e 1900), sparisce la Roma papalina, che all'interno delle antiche mura aureliane conservava ancora il suo impianto rinascimentale e barocco. 
La distruzione più grave è la perdita della "corona di ville e giardini" che circondava la città; e anche un'opera necessaria come i muraglioni del Tevere, costruiti per bloccare le frequenti inondazioni del fiume, è accompagnata da veri crimini urbanistici. È il prezzo, altissimo, che Roma paga per diventare "moderna"...

Disastri dei giorni nostri: Appalto per 60 milioni di euro, lievitato a 200 milioni, incompiuto da anni, doveva servire per i mondiali di nuoto, non è stato pronto per lo scopo per cui è stato appaltato, ora per finirlo vogliono fino a 600 milioni di euro.
Ovvio che anche un bambino capisce che bisogna cambiare queste procedure di appalto che, vinto l'appalto per una cifra, non possono e non debbono lievitare fino a 10 volte il tetto d'appalto. Bisogna proprio metterlo invece il tetto, prevedendo una minima percentuale di sconfinamento motivata e, qualora non si esegua tutto il lavoro in base all'appalto vinto per quella cifra, penali e eventuale galera se ci sono illeciti.
Se non lo fanno, siccome volere è potere, vuol dire che NON VOGLIONO e il perché lo capisce anche il bambino di cui sopra.
Ritornando al tempo di cui narra lo scrittore nella novella "La distruzione dell'uomo", in quei palazzi andò ad abitare gente del popolo, poi la classe media e qualche famiglia decaduta, e qui egli scrive di nuovo una grande verità: ..."qualche famiglia decaduta o di ceto medio, d'impiegati o di professori, ha cominciato a cercar ricovero, o per non averlo trovato altrove o per bisogno o amor di risparmio, vincendo il ribrezzo di tutto quel lerciume e più della mescolanza con quello che sì, Dio mio, prossimo è, non si nega, ma che pur certamente, poco poco che si ami la pulizia e la buona creanza, dispiace aver troppo vicino; e non si può dire del resto che il dispiacere non sia contraccambiato; tanto vero che questi nuovi venuti sono stati in principio guardati in cagnesco, e poi, a poco a poco, se han voluto esser visti men male, han dovuto acconciarsi a certe confidenze piuttosto prese che accordate."
Questo è un tema che io ho vissuto sulla mia pelle e ne ho tratto una novella, pubblicata in cartaceo nella raccolta "Mostri e ritratti" alcuni anni fa, dal titolo "Gente perbene, brava gente".

Infine mi chiedo come abbia fatto Luigi Pirandello a scrivere così tanto... Usando, non dimentichiamolo, penna e calamaio... Nemmeno la biro che arrivò quando io, scolaretta, già avevo dovuto imparare ad usare pennini ed inchiostro. Oggi la fatica dello scrivere è grandemente agevolata dai computer che facilitano la scrittura, bastando sfiorare i tasti della tastiera ancor meglio delle ormai dismesse macchine per scrivere a cui, con qualche diffidenza, Pirandello si piegò.   

Ma sì! Ridiamo un po'!!

Da: Il Fatto Quotidiano
di Gisella Ruccia

Emilio Fede: “Io in mezzo a una strada. Di Pietro mi stima e vorrebbe difendermi”


Ho ricevuto la lettera di licenziamento da MediasetGiorni fa a Telelombardia, Antonio Di Pietro, che è anche avvocato, ha detto: ‘Emilio Fede è una persona perbene, abbiamo avuto dei contrasti ma li abbiamo superati. Sapete che vi dico? Se me lo chiede, lo difendo io’“. Sono le parole di Emilio Fede, ospite de “La Zanzara”, su Radio 24, a proposito del suo licenziamento definitivo da Mediaset. La fine dei rapporti con l’azienda sarebbe legata al presunto ricatto nei confronti dei vertici Mediaset per un falso fotomontaggio a luci rosse con oggetto il direttore generale dell’informazione del gruppo Mauro Crippa. “Ormai sono ‘on the road’, mi hanno buttato in mezzo a una strada” – si sfoga Fede – “mi hanno maltrattato. Ma voglio un minimo di giustizia, almeno i soldi fino alla fine del contratto, cioè giugno. Invece nella lettera, che mi è arrivata il 5 novembre, c’è scritto che il contratto viene rescisso a partire dal 31 ottobre. E che devo lasciare alla fine di novembre la casa di Milano 2 (messa a disposizione dal gruppo televisivo, ndr. Pensate” – continua – “che il mio avvocato, che era una mia carissima amica, Nadia Alecci, mi ha lasciato a metà processo (Ruby bis, ndr) e mi ha presentato una parcella di 450mila euro“. E aggiunge: “In più, ho subito il sequestro conservativo ingiuntivo: mi hanno bloccato 600mila euro che avevo in banca, i risparmi di una vita. Mi hanno anche sequestrato lo stipendio e un quinto della pensione“. Sul Cavaliere afferma: “Io sono nella storia di Mediaset. Non ho sentito Silvio, ora ha cose più importanti di cui occuparsi, la nostra amicizia non può essere messa in crisi da questo. Però umanamente mi aspetto da lui un messaggio“. Fede poi legge la lettera di licenziamento da Mediaset e puntualizza: “Vorrei evitare di portare Mediaset in tribunale, ma vedremo. Dopo tanti anni, non posso uscire così di scena. Io vorrei restare a Milano 2 perché c’è il verde, magari provo a subentrare nell’affitto che mi pagava Mediaset, 2500 euro al mese. Ma ho un’altra casa a Milano, bellissima, in Corso Plebiscito. E’ vuota e arredata da mia moglie con mobili cinesi. L’autista? Mi hanno tolto pure lui, mi muoverò col taxi” .

Sospendo il commento su Di Pietro perché è Emilio Fede a dirlo... Non sappiamo se poi è vero. Ma se fosse vero... Sarebbe un altro tassello del mosaico di un'immagine del Di Pietro lontanissima da quella su cui aveva attratto tanti illusi come me.

Per il resto... che dire.. C'è gente che non ha proprio contezza e percezione di cosa è!
Era un giornalista RAI che leggeva il Telegiornale. Dunque proprio un morto di fame non era! Ha sposato la figlia di un Direttore Generale poi Vicepresidente della RAI! Certo le cronache e le sue stesse ammissioni riportano che ha il vizio del gioco d'azzardo... e non solo. Vizi costosi e.. rovinosi. Certo le cronache giudiziarie riportano che certe sue azioni gli sono costate molte spese di avvocati .. Ma ad oltre 80 anni forse dovrebbe accontentarsi di fare il pensionato senza dire che "è in mezzo ad una strada" al popolo che campa con pensioni esigue con dignità!
Appunto: dignità! Ma Fede è inconsapevole di ciò che è e del significato nobile di questa parola.

Da: Wikipedia

Il 19 luglio 2013 Fede è condannato, assieme agli altri due imputati, dal Tribunale di Milano nell'ambito del processo "Ruby" bis a 7 anni di reclusione e all'interdizione a vita dai pubblici uffici con l'accusa di favoreggiamento della prostituzione[42], interdizione da uffici di mezzi di informazione (incluso come pubblici uffici). Il 13 novembre 2014 la corte d'appello ha ridotto la pena a 4 anni e 10 mesi[43], con le accuse riqualificate in favoreggiamento della prostituzione di una maggiorenne e di tentativo di induzione alla prostituzione[44].
Nell'ottobre del 2014 Fede viene indagato per associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione per la tentata diffusione di immagini ai giornali, elemento di indagine collegato a un presunto ricatto nei confronti dei vertici Mediaset per un falso fotomontaggio a luci rosse.[45][46]
Per non aver retribuito il suo ex avvocato Nadia Alecci come da accordi, nel 2014 gli vengono pignorati circa 450.000 euro tra parcella e riserve.[47]