sabato 18 aprile 2015

Scelte educative, punizioni costruttive

Da: Il Gazzettino

Bulli a scuola, sospesa intera classe:
faranno volontariato in un ospizio

di Mauro Favaro
TREVISO - Sfidavano i professori con atteggiamenti da bulli, li prendevano in giro e ultimamente erano arrivati addirittura a schernirne uno facendo il verso di alcuni animali. Sono questi i comportamenti decisamente sopra le righe che hanno spinto il Cerletti di Conegliano a sospendere per una settimana un'intera classe del percorso professionale. La punizione, però, non prevede che i ragazzi restino a casa beccandosi un votaccio in condotta.

Niente note o rapporti: la scuola enologica ha pensato che fosse molto più utile spedirli a fare lavori socialmente utili all'interno della Casa di riposo Fenzi, sempre a Conegliano.

Visto il comportamento irrispettoso e a tratti umiliante tenuto nei confronti degli insegnanti, il 6 in condotta non glielo toglierebbe nessuno. E questo a giugno prefigura una sola conclusione: la bocciatura. Ma il consiglio dei docenti ha scelto di dare loro un'altra possibilità. Stavolta non tra i banchi della scuola, ma nella Casa di riposo della città. Qui, se si comporteranno bene assistendo gli anziani e seguendo le indicazioni del personale, potranno recuperare un paio di voti fino a risalire all'8 in condotta. Minimo sindacale per chiunque voglia puntare alla promozione.

Piuttosto che affibbiare una punizione fine a se stessa, hanno pensato al Cerletti, meglio attivare un percorso educativo. Una scelta decisamente rara. E soprattutto non prevista. Tanto che per procedere, la scuola ha dovuto chiedere il consenso ai genitori. Ma nessuno ha sollevato problemi. Anzi. A differenza di quanto è accaduto in altri istituti, le famiglie si sono subito dette d'accordo con la punizione dal risvolto educativo. Così da domani e per tutta la prossima settimana i ragazzi, divisi in gruppi di quattro, andranno ogni giorno a prestare servizio nella struttura di viale Spellanzon.

Accompagnati dagli operatori della Fenzi, assisteranno gli anziani facendo loro compagnia e impegnandosi se necessario nelle pulizie o in altre piccole mansioni. Non è la prima volta che il Cerletti decide punizioni educative. Due anni fa una quarta era stata mandata a lavorare per una settimana nell'azienda agraria dell'istituto. Qual era stata all’epoca la colpa dei ragazzi? Aver organizzato nello spogliatoio un Harlem shake, un ballo di gruppo, registrandolo con un telefonino e caricando poi il video su YouTube, in barba all'insegnante che li stava aspettando in palestra. Mai si era arrivati a spedire una classe in blocco in casa di riposo. A quanto pare, però, i lavori socialmente utili funzionano molto meglio delle sospensioni.


Una scelta rara ma che è la vera strada per raddrizzare le schiene storte e dovrebbe essere non solo più frequente ma usata più spesso anche per piccoli reati, oggi depenalizzati grazie ad un Decreto Legge del Governo Renzi, da cui dissento.
Sperando che non diventi definitivamente Legge, nel frattempo i Giudici potrebbero dare pene educative visto che le carcerarie per il momento non ci sono più: qualche Giudice in passato ha dato pene di questo tipo, ma purtroppo raramente, perché raro è il buonsenso. Ad esempio a degli imbrattatori di treni, cartelli stradali, palazzi, monumenti è stato dato l'onere di ripulire le brutte scritte come quelle da loro fatte. Nulla di più educativo far capire la fatica ed il tempo che ci vogliono per pulire quello che con una bomboletta spray si fa in poco tempo e poca fatica. Se prendesse piede io aggiungerei la pena pecuniaria, nel senso che i puniti debbono provvedere di tasca propria all'acquisto dei prodotti necessari per la ripulitura. D'altra parte se hanno i soldi per comperare la vernice spray...
Certo è più difficile inventarsi una pena educativa, ad esempio, per l'incesto, che il Decreto Renzi ha infilato fra i reati depenalizzati...  

Da: Il Giornale.it

Primi effetti della depenalizzazione dei reati: falsa identità non punibile

La dichiarazione di falsa identità è punibile con 5 anni di carcere. Ma il tribunale di Belluno non procede. Ecco i primi effetti della depenalizzazione

Un reato che verrebbe punito con la reclusione in carcere per cinque anni, ma che il decreto 28/2015 spazza via con un colpo di spugna.
La nuova legge sulla depenalizzazione cancella i reati puniti fino a cinque anni di carcere a patto che il giudice decreti che il fatto è tenue e la condotta non è abituale. Come ricordaItaliaOggi, "trattandosi di norme favorevoli al reo, le disposizioni con il nuovo beneficio sono applicabili anche ai reati commessi anteriormente all'entrata in vigore". Così ne ha potuto beneficiare una persona che nel 2012 ha mentito sulla propria identità e sulla data di nascita al solo fine di prendere in giro i carabinieri che lo avevano fermato in stato di ebbrezza.
La difesa è stata molto brava a far passare il fatto, inizialmente rubricato come falsa attestazione a un pubblico ufficiale, per false dichiarazioni sulle identità. "Le indagini sono partite per un fatto più grave - fa notare ancora ItaliaOggi - ma si è riusciti a rientrare nel livello soglia (cinque anni) attraverso una interpretazione giuridica della vicenda". Tanto che il gip di Belluno ha deciso per la non punibilità del reato dopo aver valutato la tenuità del fatto. E questo è solo il primo effetto della legge che depenalizza i reati più "tenui".

Mi chiedo cosa ha ispirato al Governo Renzi una simile decisione.
Ho già pubblicato un post sull'argomento, con l'elenco dei reati ivi inseriti e dichiarati "tenui"...

domenica 4 gennaio 2015


Reati minori questi??!!!

Trovo aberrante che per sfoltire i processi si dia la libertà di delinquere.
Se poi è stato fatto anche per sfoltire le carceri le strade, per il Governo che a me piacerebbe, dovevano essere altre:
protocolli d' intesa con i Paesi come la Romania, la Bulgaria, la Tunisia, il Marocco ecc. in modo che i loro cittadini che affollano le nostre carceri possano andare a scontare la pena nelle patrie galere. 

Non mi sembra un impegno difficile per il Governo e sicuramente più popolare della vergognosa depenalizzazione dei reati che tenui non lo sono affatto. 

venerdì 17 aprile 2015

Racconti di Condominio - Condominio DSM-5

Condominio DSM-5

In tre ettari circa di campagna, appena fuori dalla città, erano sorte una quindicina di villette con giardino e subito erano state vendute.
Vigeva il tempo in cui la società stressata da una vita convulsa e conflittuale cercava abitazioni in cui non avere rumori dal piano di sopra, colpi sul muro dall'appartamento a fianco, porcherie varie gettate dai piani superiori verso chi stava più in basso... e così via.
Il condominio era stato costituito dal costruttore della lottizzazione, secondo la legge che glielo imponeva: le quindici unità immobiliari, infatti, pur essendo autonome in tutto, avevano in comune le strade su cui affacciavano i cancelli, un giardino condominiale e una rete di smaltimento delle acque chiare.
I primi acquirenti furono quasi tutti della media borghesia abbiente, giacché, anche se le villette non erano di lusso, avendo rifiniture che lasciavano molto a desiderare,  il loro costo non era inferiore ad un appartamento di città abbastanza grande.
Dunque i primi furono il proprietario di metà di una ben avviata ditta di cosmetici, un Ingegnere piccolo industriale e unico proprietario di una ditta che costruiva pannelli elettrici, un dirigente di una Società Chimica, un Pilota della Compagnia di bandiera, un Funzionario ministeriale con moglie di ugual carica, una famiglia che in città abitava nei quartieri alti, una coppia di impiegati di banca e così via... Quasi tutti convinti che l'abitare in campagna, fuori dalla nevrotica città, avrebbe favorito lo scambio e la comunicazione umana.
Infatti fu in amicizia che fu trovato l'Amministratore di condominio dalla moglie del Pilota di Aerei che era amica di lui e sua moglie: cenavano anche insieme.
Senonché l'Amministratore, dapprima attivo anche in modo un poco teatrale (faceva foto per alcuni allagamenti dovuti alle piogge nell'intento di chiamare in causa il costruttore), ad un certo punto sparì. L'Assemblea annuale non si faceva e il giardino condominiale era diventato una discarica di potature di giardini e, peggio, di materiale di risulta edile scaraventato lì non si sa bene da chi facesse lavori all'interno delle villette per renderle più accoglienti e rifinite.
Quando fu venduta l'ultima villetta e sparì anche l'operaio che vi faceva la guardianìa per la residua proprietà della Società costruttrice,  arrivò la nuova acquirente, una giovane donna piena di figli, che si stupì dello stato in cui veniva tenuto il giardino condominiale, che di giardino non aveva nulla, essendo ridotto ad un prato mal tenuto con un mucchio di rifiuti in cui una mano pietosa aveva messo un disatteso cartello: "Divieto di discarica".
La giovane signora chiese al Dirigente della Società Chimica come mai si tenesse in quello stato la comune proprietà e si sentì rispondere con un sorriso garbato:
"Abbiamo fatto una colletta e con la cifra raccolta abbiamo pagato degli uomini con un camion che hanno ripulito e portato via tutto. Poi - aggiunse sempre sorridendo - dopo un po' ristava come prima."
La giovane donna non pensò che fosse scemo, anche se un retropensiero la sfiorò,  perché il Dirigente le era stato descritto da sua moglie come un uomo con un ruolo molto importante nella Società dove lavorava. Dunque con onestà espresse il suo pensiero senza offenderlo:
"Ma perché fare una colletta quando c'è una tabella millesimale per la divisione della spesa e un Amministratore pagato per vigilare perché ciò che è stato fatto si mantenga?"
Si fece dare il numero di telefono dell'Amministratore e disse all'incerto Dirigente Chimico, che le aveva risposto che "l'Amministratore non si trovava e non si vedeva", che ci avrebbe pensato lei a contattarlo.
Nonostante la numerosa famiglia a cui doveva attendere, la giovane ottemperò a quello che per lei era normale: telefonò, chiese all'Amministratore se era disponibile ad indire un'Assemblea mettendo a disposizione la sua casa per la riunione, ed ottenne quello che, a quanto pare e con sua giusta meraviglia, per gli altri era stato così ostico fino ad allora.
L' Amministratore si scusò per la latitanza dicendo che si stava separando dalla moglie e dunque aveva avuto dei problemi ma da quel momento il condominio funzionò.
In seguito si dovette trovare un altro Amministratore giacché il separato non era più in grado di assicurare una continuità.
La moglie dell'Ingegnere non lo rimpianse perché, disse,  "era uno che girava con la pistola e un giorno, incrociando la loro auto con la famiglia al completo, aveva sporto il braccio dal finestrino con la pistola e, nell'attimo in cui le due auto transitavano affiancate procedendo nei due sensi opposti, aveva sparato verso il basso per spaventarli: ovviamente riuscendovi! Però, non si sa perché, non avevano inteso denunciare la cosa...
Il condomino che in città aveva una casa nei quartieri alti confermò che l' Amministratore era pazzo e che lo era di famiglia in quanto lo era anche il fratello...
Nessuno era in grado di trovare un altro Amministratore. Di nuovo si mosse la giovane madre nonostante fosse molto indaffarata. Trovò un ragioniere che lavorava per la struttura statale in cui suo marito insegnava. Questi, visto che il condominio non abbisognava di particolare impegno, accettò di buon grado.
Senonché il Pilota ed il Chimico iniziarono a proporre di cambiare la destinazione d'uso del recuperato spazio verde condominiale. Ad ogni Assemblea  proponevano di trasformarlo o in una grande piscina o in un grande campo da tennis.
Le obiezioni sui costi di una simile realizzazione e, soprattutto, del successivo mantenimento, non sembravano turbarli né punto né poco.
Dalla discarica tollerata e alimentata da loro stessi notte tempo, si passava ai lavori faraonici.
L'Insegnante fu l'unico ad opporsi a tali dispendiosi progetti, forse perché aveva molti figli e molte spese, ma stranamente non si opponeva la ormai vedova dell'Ingegnere che pure aveva espresso più volte le sue difficoltà economiche dopo la morte del marito.
La mancanza di realismo e il non pensare alle conseguenze di una simile scelta, qualora tale spesa fosse stata approvata, era un po' di tutti, tranne che della famiglia che aveva acquistato l'ultima villetta in ordine di tempo.
Questi erano trattati con una certa sufficienza soprattutto dal Pilota e dal Chimico per la loro riottosità a non voler affrontare uno scavo per una grande piscina condominiale con tutte le opere idrauliche del caso. Non si ponevano il problema del costo di una simile opera che era dell'ordine di centinaia di milioni di lire, né dei costi della successiva manutenzione... Né, infine, di dove mai si poteva svuotare tale piscina, perché ogni tanto bisognava pur farlo! E in quella zona non vi erano fognature, ma solo pozzi per le acque nere e chiare da svuotare periodicamente chiamando ditte specializzate. Ciascuno provvedeva alla bisogna per la propria villetta, ma una grande piscina condominiale avrebbe costituito un grosso problema comune...
Altre volte i due amici, che si frequentavano assiduamente con le rispettive famiglie, iniziavano a parlare fra loro in Assemblea della possibilità di costruire invece un campo da tennis e sorridendo disquisivano se farlo in terra battuta o con materiale sintetico... Certo in terra battuta era ben altra cosa.. Ma anche lì.. la manutenzione..
La moglie dell'Insegnante li ascoltava chiedendosi come mai prima che arrivassero loro, gli ultimi acquirenti, non si erano preoccupati neppure di fare una normale pulizia dell'insieme, vivendo con i rifiuti a mucchi... ed ora... Suo marito, invece, si indignava temendo che una simile follia venisse approvata nonostante la sua opposizione.
La moglie del Pilota, così intima della moglie del Chimico, sorprese la moglie dell'Insegnante dicendole che la sua amica  "era matta".
"Non vedi come da in smanie? Fa un dramma di tutto: le appliques che le hanno consegnato sono sbagliate... Le ho detto "Ma Mina, non fa niente, le cambierai, non è un dramma!" Invece si è fiondata fuori di casa di nuovo... Esce in continuazione.. E' un'ossessa!"
Era presente anche il Pilota che rincarò la dose: "Piove e si mette a piantare i pomodori nel suo giardino, c'è il sole e si mette a stirare! E' matta."
Vedendo l'espressione un poco sorpresa della giovane moglie dell'Insegnante ed interpretandola come incredulità, sua moglie aggiunse: "Ma guarda che Mina ha problemi profondi! L'altro giorno Caterina, la nostra comune donna di servizio ad ore, l'ha trovata accovacciata in giardino che non riusciva più a muoversi! Aveva le gambe di nuovo bloccate! Poi le è passato, ma sai lei in passato è stata tre mesi a letto con le gambe bloccate e i bambini erano abbandonati a se stessi..."
In seguito, in vena di confidenze e in un momento di insicurezza, la moglie del Pilota le disse che in un momento difficile che stava attraversando lei aveva cominciato a gridare, senza parole, un grido acuto e continuo, tanto che il marito spaventato aveva chiamato al telefono i suoi genitori.
La moglie dell'Insegnante l'ascoltava attonita: "Ma cosa ti sentivi?" Le chiese.
"Come una girandola che mi girava in testa e non riuscivo a fermarmi. - Fu la risposta. - Sai mio marito aveva perso da poco la sorella che era morta di cancro, piangeva sempre, mi è scattato qualcosa..."
La giovane che l'ascoltava non poté fare a meno di pensare che era lui che aveva perso la sorella, ma non gli prendeva a gridare senza riuscire a fermarsi in un grido acuto e continuo e... era lui che era stato costretto a chiamare i suoi genitori non sapendo come fermarla..
Qualche tempo dopo la moglie dell'Insegnante seppe che quella ragazzona ben piantata che era la moglie del Pilota era finita nel vicino ospedale per un'influenza...
Dispiaciuta si chiese come mai: avevano la stessa età e lei vicino a quel bel pezzo di ragazza appariva gracilina, inoltre aveva ben altri carichi data la numerosa famiglia che gravava sulle sue spalle e non aveva la donna di servizio per tante ore come lei... eppure l'influenza se la faceva in piedi... per necessità!
Si recò comunque a visitarla e al momento di congedarsi arrivò un infermiere accompagnato da una infermiera, questi incurante della sua presenza si rivolse alla malata che era distesa a letto e disse con  fredda ironia: "Facciamo la terapia a questa nevrotica: così c'è scritto nella cartella clinica."
La giovane ci rimase male e cercò lo sguardo della malata ripetendo il saluto, ma lei non la guardò più: guardava l'infermiere stirando sulle labbra un sorriso imbarazzato.
Certo per l'indaffarata moglie dell'Insegnante era strano che la consorte del Pilota parlasse dei disturbi psichiatrici di Mina, la moglie del Chimico, indubbiamente frutto di un'Isteria dati i sintomi così imponenti da bloccarle le gambe,  e tacesse sulla sua diagnosticata Nevrosi.
Ma non era finita qui, a quanto pare; la zona forse attirava persone affette da malattie relative al DSM-5, oppure ormai tali disturbi erano diffusi un poco ovunque?
La giovane, con tanti bambini e anziana madre da seguire in tutte le sue esigenze, era figlia unica ed il marito era molto impegnato a portare denaro a casa, dunque era lei che si interessava ai problemi condominiali e a tutto il resto.
Dopo un po' anche il ragioniere che lavorava nella struttura dove suo marito insegnava si stufò delle stranezze del Pilota e del Chimico che gli facevano perdere tempo con le loro elucubrazioni su piscine e campi da tennis irrealizzabili e, educatamente, disse alla giovane madre che proprio non poteva più occuparsi del condominio e che trovassero qualcun altro.
Ma come contraddittoriamente non si erano curati del prato condominiale ridotto a discarica, come non si erano curati che il primo Amministratore non facesse niente per farlo ripulire con la giusta ripartizione di spesa, vigilando che l'insieme avesse un aspetto curato, e per contro ora proponevano spese per centinaia di milioni delle vecchie lire, così ora, di nuovo, non sapevano trovare un altro Amministratore.
A questo punto la ricerca di un nuovo Amministratore ripassò in capo all'indaffarata con famiglia numerosa, che si rivolse ad una simpatica vecchietta, molto somigliante alla Miss Marple dei films tratti dai gialli di Agatha Christie, chiedendole se almeno lei conoscesse qualcuno. Quella ci pensò su e disse che nella sua casa di città, nei quartieri alti, avevano un Amministratore che non era granché.. ma poteva chiederglielo.
Così arrivò un certo Del Frate. Lui era una persona normale, ma chi non lo era erano i condomini.
Ad un certo punto smise di fare Assemblee e di occuparsi dell'insieme. Contemporaneamente due ville avevano iniziato dei "lavoretti" di manutenzione che in realtà erano veri e propri ampliamenti delle ville medesime: fuori non comparve alcun cartello di prammatica con la scritta di numeri di concessione, permessi, responsabili dei lavori e tutto ciò che la legge prescrive in questi casi.
La moglie dell'Insegnante, che pur avendo tanto da fare per sé, non rinunciava al suo spirito sociale, si mise a raccogliere le firme di tutti gli abitanti della strada per chiedere al Comune una serie di servizi e di attenzioni che per quei luoghi mancavano: chiedeva un bus urbano, chiedeva una manutenzione della via comunale, chiedeva che i cacciatori non entrassero sparando dentro il piccolo abitato credendolo ancora aperta campagna.
Una certa signora Nocetta, che aveva la villa poco dopo quella del Funzionario con moglie Funzionario, entrambi statali, che stavano facendo grandi lavori di ampliamento della loro casa, lodò la sua iniziativa, mise la firma e la ringraziò, come, bisogna dire, facevano in molti nella strada, meno nel condominio, e colse l'occasione per dirle:
"Ha visto che fine stanno facendo le tegole della villa del regista ucciso e finita sotto sequestro della banca? No? Qualcuno le prende e le trasferisce sul tetto della villa dove stanno facendo i lavori!"
Praticamente un furto! Pensò la giovane mammina esterrefatta. Ma non lo disse. La villa dove un ragazzetto dei Paesi dell'Est aveva ucciso il regista al quale si prostituiva, era ormai vuota, ma non per questo era lecito rubarle le tegole...
Ciascuno aveva avuto dal costruttore una piccola scorta di tegole delle ville, giacché la Società che le costruiva non ne faceva più di quel tipo. Se si voleva rifare il tetto in parte si poteva usare la scorta, sostituendo quelle rotte... ma se si voleva rifarlo tutto bisognava cambiare totalmente le tegole, non essendo quelle messe dal  costruttore compatibili con nessun altro tipo...
La piccola scorta dell'Insegnante era stata da questi generosamente regalata alla Nevrotica moglie del Pilota che l'aveva loro chiesta. In cambio lei aveva "generosamente" lasciato sotto il loro citofono un sacco di calce bianca, avanzata dai lavori che stava facendo, il quale perdeva e la giovane moglie del generoso se ne era resa conto solo quando il salotto della sua casa si era riempito delle orme dei figli del Pilota che erano venuti a giocare con i suoi figli.
In cambio della generosità di suo marito ella dovette disfarsi dell'ingombrante sacco non richiesto dunque inutile, pulire l'asfalto sotto il citofono dalla larga macchia di calce bianca dove i due figli della Nevrotica avevano affondato le scarpette e lavare più volte il pavimento di casa dalle innumerevoli orme.
Sempre in cambio di tanta generosa disponibilità seppe dai suoi figli che il Pilota, che lavorava tre giorni e altrettanti "doveva" riposarli per non mettere a repentaglio la vita altrui, aveva scontrosamente detto ai suoi bambini: "Annate a rompe li cojoni a casa vostra!"
"Ma cosa avevate fatto?" Chiese stupita la giovane al piccolo Luca.
"Niente, mamma - rispose il bambino - avevamo toccato un ramo di un cespuglio del giardino."
La giovane rifletté che non aveva detto nulla ai bambini della Nevrotica e del Pilota quando le avevano spiaccicato le more sul suo divano di velluto macchiandolo indelebilmente: more che avevano colto loro e, venendo a giocare con i suoi figli in casa sua, avevano portato con sè.
In questo clima di "amicizia sincera" e per niente ipocrita, si svolgevano i rapporti del condominio non cittadino nell'illusione, finta o vera si lascia al lettore, che in città non si comunicava e in campagna invece sì!
Dopo due anni che non si faceva un'Assemblea la giovane mamma con eccessivo spirito civile e sociale chiese alla "Miss Marple" che conosceva Del Frate se ne sapeva la ragione. Quella rispose di no, ma poteva telefonargli.
"Non fa niente, signora, ho già provato ma non risponde al telefono. Gli farò una raccomandata ricordandogli che ci sono cose da deliberare per non lasciare tutto in abbandono."
E così fece.
Nel frattempo una delle due ville impegnate nei lavori di ampliamento senza permessi comunali era stata ultimata: erano durati un anno intero. La malata di Isteria, Mina, si era presentata con il marito a casa dell'Insegnante con molti sorrisi e salamelecchi, spacciati per simpatica amicizia e buon vicinato, chiedendo se "per dei lavoretti che sarebbero durati solo un mesetto", per non far attraversare dai mezzi con i materiali il loro cancello ed il loro giardino, tanto bello e curato che si sarebbe rovinato, potevano buttare giù il muro di cinta nella parte di strada condominiale dove si apriva il loro cancello... Il percorso per i mezzi sarebbe stato più breve e non avrebbero dato alcun fastidio! L'ingenua giovane mammina assentì con suo marito, offrendo loro da bere per di più... Anche se la giovane avvertì in quella circostanza un'altra nota stonata, ce ne erano state altre ma lei e suo marito avevano minimizzato per buona disponibilità di animo, che riguardò l'assoluta indifferenza dei due quando, parlando il Chimico di un suo polso che aveva ricevuto un piccolo infortunio, lei comunicò che anche il suo bambino più piccolo aveva avuta una ennesima frattura ad un braccio a causa di una cisti ossea che l'affliggeva ed ora era con il gesso. Sentì il gelo e la noia dei due che, ottenuto l'assenso per quello che loro interessava, si congedarono senza spendere neppure una parola di dispiacere per il bambino.
Durante quell'anno di lavori "che dovevano durare solo un mesetto" ebbero fastidi a non finire dai muratori che, evidentemente educati dai datori di lavoro alla più assoluta noncuranza nei loro riguardi, addirittura provocarono un bozzo sulla carrozzeria dell'auto della loro figlia più grande la quale, uscendo con la sua auto per andare a scuola con l'affanno del mattino e trovando lo spazio davanti al loro cancello occupato dai mezzi dei muratori, fu costretta a fare una manovra folle, visto che quelli non si curarono di spostarli, e urtò la sua utilitaria. Non ebbero alcun risarcimento.
La villa dei Funzionari ministeriali, invece, aveva ancora i lavori in atto quando l'Amministratore Del Frate fu costretto suo malgrado ad indire l'Assemblea, che si tenne, manco a dirlo, a casa dell'Insegnante, per scelta di sua moglie nell'intento di facilitare la faccenda.
La giovane così civile, così aperta al sociale, ai comuni interessi, ma anche così ingenua, nonostante la sua interiore pulizia colse qualcosa di strano nel comportamento del Funzionario. Questi con tono quasi offeso chiese "chi mai avesse richiesto questa Assemblea e perché!"
Con aria franca e stupita, guardandolo dritto in faccia, la giovane madre disse: "Io. Sono due anni che non si fa un'Assemblea e tutto è in abbandono. Da una parte è bello perché non abbiamo più pagato niente.. - disse sorridendo divertita - Ma l'insieme va curato." Il Funzionario tacque rimanendo in silenzio con un'espressione risentita e contrariata come se quell'Assemblea gli recasse qualche problema. Il Del Frate sorrise e disse baldanzoso e divertito anche lui: "Eh, sì, mi dovete due anni di paga!"
Ma a questo punto persino l'ingenua che ospitava l'Assemblea colse la faccia del Chimico quasi adirata che fulminò con lo sguardo l'Amministratore, il quale ridacchiò imbarazzato e disse: "No, va bene, non fa niente.."
La giovane non fece in tempo a dire che comunque era giusto pagare il dovuto all'Amministratore, trattandosi di una cifra modica, anche se per due anni non si era fatto né vedere né sentire, quando il Chimico intervenne con tono salottiero dicendo: "Ma sapete che il Sig. Del Frate ha l'Ufficio nello stesso palazzo dove io ho il mio?"
Intervenne il Funzionario un po' meno contrariato di prima ma serio: "Sì, anch'io ho una casa in quel palazzo. Che coincidenza... Non lo sapevamo e ci siamo incontrati sul portone un giorno..."
L'Amministratore inalberò un sorriso da furbone un poco, ma solo un poco, imbarazzato e non pose più la questione del suo onorario per quei due anni che, pure, secondo legge gli spettava, anche se non aveva tenuto l'Assemblea annuale.
Fu chiaro persino alla pulitissima, e per questo ingenua, moglie dell'Insegnante che i due, nel timore di lamentele da parte dei condomini e relativo eventuale stop dei lavori abusivi nelle loro reciproche ville, avevano allungato all'Amministratore un "regalino" perché sparisse per un po'.
D'altra parte, a detta della Nevrotica e di suo marito, il marito di Mina, più che occuparsi di Chimica per la Società nella quale lavorava, si occupava di dare bustarelle per piazzare i prodotti di codesta Impresa. Dissero che non era solo una loro intuizione ma che, durante una cena "fra famiglie amiche", lo aveva confessato proprio lui. Dunque era un esperto.
Poi anche Del Frate sparì e la sosia di Miss Marple disse che "era scappato con la cassa" di uno dei condomini che amministrava.
La Funzionaria, che aveva spogliato il tetto della villa sotto sequestro della banca, si lasciò andare anche lei ad imbarazzate confidenze: "Sa, mio marito ed io l'avevamo presentato a dei conoscenti che avevano bisogno di un Amministratore fidato... ed è stato imbarazzante per noi quando è sparito con la cassa." L'ingenua, sempre meno ingenua grazie a tante brave persone così false ed ipocrite, nonché disoneste, pensò che la "presentazione" forse faceva parte del "pacchetto-bustarella" e che la figuraccia dei due sussiegosi coniugi era meritatissima.

Arrivò un nuovo Amministratore. Una brava persona che abitava nella zona. Un carabiniere in pensione. Questa volta l'avevano trovato il Chimico e sua moglie, sempre più malata di Isteria che cercava di curare prendendo psicofarmaci.
Il carabiniere riteneva la famiglia del Chimico una possibile occasione di lavoro per suo figlio, che andava a scuola con il figlio del Chimico. Per questo, pur essendo una persona corretta, si piegava un po' alle stranezze di quei condomini.
L'isterica, forse anche a causa della sua malattia che la spingeva alla teatralità, recitava da mattina a sera la parte di una gran dama, moglie di chissà quale importante personaggio. In realtà suo marito, intento a piazzare contratti all'estero e relative bustarelle per concluderli, la trascurava un po' e, ad un certo punto, sparì. Si seppe che aveva da tempo un'amante e, un giorno che si doveva tenere l'Assemblea che ormai si  teneva abitualmente in casa loro, l'anziano ex-carabiniere trovò la porta chiusa e, nonostante Mina gli avesse dato la sua disponibilità, tanto è vero che il suo indirizzo compariva nella convocazione con giorno ed ora, nessuno rispose al suono ripetuto del campanello. Con un certo imbarazzo l'Amministratore, seguito da alcuni condomini che erano giunti sul luogo della convocazione, si diresse verso la casa dei più efficienti ed affidabili: l'Insegnante e sua moglie Lisa.
Questa li accolse e mise a disposizione la sua casa ma, sempre meno ingenua, pensò con cattiveria che "certo Mina era totalmente matta per non aver avvisato il loro amico Amministratore che non era più in grado di accoglierlo per l'Assemblea e che provvedesse altrimenti, invece di sparire da casa senza far sapere nulla". Naturalmente lo pensarono tutti, ma nessuno lo disse.
Da quel momento Mina diventò ancora più strana: non salutava Lisa senza ragione, ad esempio. Non che prima non avesse inanellato il suo comportamento di stranezze varie, che Lisa ignorava pietosamente e la Nevrotica, sua amica, invece sottolineava ferocemente.... Ma ora andava oltre.
Aveva sempre detto assurdamente che Lisa e suo marito "erano chiusi", quando non facevano altro che aiutare tutti mentre lei non faceva nulla per gli altri. Faceva solo delle cene sentendosi una specie di Marta Marzotto, invitando gente strampalata, in crisi coniugale, che dava spettacolo dicendo sciocchezze, facendo volgari allusioni di natura sessuale e che mostrava scarsa buona educazione... Per questo e per la noia dei loro discorsi insulsi, in cui non appariva nemmeno un refolo di discorso culturale, Lisa e l'Insegnante avevano più volte rifiutato. Per questo il suo giudizio era che "erano chiusi", altrimenti avrebbe dovuto riconoscere a sé stessa e ai suoi ospiti strampalati la colpa del rifiuto.
Quando a qualcuno si bloccava la caldaia, o serviva la falciatrice, o un attrezzo da giardino, o stava male, o gli andava a fuoco la siepe, o gli serviva di acquistare la carne, o non gli partiva l'auto per il freddo, l'elenco dei bisogni sarebbe lungo, correvano tutti al cancello di "quelli chiusi"... Chissà perché. Lisa e suo marito, pur essendo carichi di cose da fare, erano sempre disponibili insieme ai loro figli e, soprattutto, efficienti.
Dunque la non disponibilità, alla lunga, era verso le loro pazzie.
Per questo, un giorno che spazzava davanti al suo cancello, Lisa rimase sorpresa nel sentire la seguente breve conversazione provenire dall'interno del giardino dell'Isterica:
Voce di donna sconosciuta: "Questo strusciare di scopa... Chi è?"
Mina l' Isterica: "La moglie del Professore."
Voce di donna: "Ma è vero che è matta?"
Mina: "Non lo so ma qualcosa di strano ce l'ha!"
"Ah! Io ho qualcosa di strano!!! Alla faccia dell'autocritica!" Pensò indignata Lisa.
L'ex-carabiniere passò la mano ad un nuovo Amministratore, non potendo aprire una Partita Iva e avendo ormai ottenuto un contratto per il figlio presso la Società dove il Chimico era dirigente.
Il nuovo Amministratore era persona onesta ma un poco tontolone.
Se veniva chiamato per ogni bisogna era solerte e si dava da fare.
Siccome gli unici disponibili per qualsiasi problema si presentasse erano sempre Lisa ed il marito, mentre gli altri si lamentavano per qualunque cosa poi sparivano, l'Amministratore aveva preso l'abitudine di riferirsi sempre a loro.
Questo suscitò irrazionalmente il concetto che l'Amministratore "fosse dalla parte loro". Di quale parte però non si sa, dato che i due chiedevano solo un minimo di decorosa manutenzione dei beni comuni e nient'altro, non avendo altri grilli per la testa.
Intanto le villette passavano vorticosamente di mano, nel senso che i proprietari vendevano o morivano...
Il proprietario della ditta di cosmetici ad esempio morì e si scoprì che la casa l'aveva intestata alla sua segretaria-amante. La figlia vendette la sua quota della Società ricevuta in eredità e la segretaria si ritrovò con la villetta ma senza lavoro. Ci tenne però a far sapere "che lui l'aveva lasciata bene... insomma aveva delle scorte di denaro". Dopo non molto morì anche lei e la villetta passò in eredità a suo fratello.

Un'altra casa era stata venduta e il nuovo proprietario era un poliziotto che cominciò subito a comportarsi in modo strano per un uomo che per mestiere doveva far rispettare la legge.
Iniziò a fare lavori di ampliamento della casa in abuso: alzando muri senza rispettare le leggi antisismiche di quella zona, aprendo finestre dove non doveva e, visto che tutti facevano finta di niente, alla fine costruì una vera e propria dépéndence dentro il suo giardino sul filo del confine della strada condominiale.
Mise un allarme che suonava continuamente senza ragione e, disse, era collegato con la polizia.
Dopo un paio di volte che una volante era stata costretta ad intervenire senza motivo perché non c'era ombra di ladri, un poliziotto, vedendo Lisa lavorare in giardino, le chiese delle informazioni sul suo collega. Lei disse che sapeva che apparteneva ad uno speciale corpo di polizia e che non c'era quasi mai.
"E' un vostro collega." Disse la donna. "Mi ha detto che l'allarme è collegato con la Polizia."
Il poliziotto fece un'espressione fra il critico ed il vago, come a dire: "Lasciamo perdere..." E disse: "No, non è collegato con noi, ci ha chiamato lui dicendo che era un poliziotto e che aveva ricevuto la chiamata dell'allarme sul suo telefono."
Nel frattempo il collega di pattuglia aveva scavalcato il cancello per vedere se dentro ci fossero segni di tentativi di effrazione. Ritornò con un'aria di contenuta meraviglia e disse ai due: "Dentro è un disordine incredibile.. - Poi, rivolgendosi anche lui alla donna, che si era avvicinata per ascoltare quello che, educatamente e scusandosi per il disturbo, le aveva chiesto l'altro poliziotto affacciandosi alle sbarre del cancello di lei, disse: "Ma questo chi è? Tiene tutta la zona intorno alla casa che sembra una discarica..." Lisa ripeté quello che sapeva e, anche se contenuto, lo sconcerto dei due trasparì.
Poi lo strano nuovo condomino ebbe una breve convivenza con una tizia che sposò in seconde nozze. Poi la tizia sparì all'improvviso. Poi iniziò ad ospitare belle ragazze dall'aspetto di extracomunitarie dell'est... Queste stavano per brevi periodi ed erano sempre diverse. Poi iniziò il ciclo dei cani. Erano diversi e litigavano fra loro ferocemente. Uno, ferito, fuggì e nessuno ne curava le ferite essendo il proprietario assente. Lo soccorsero i figli della vedova dell'Ingegnere, pietosamente, scandalizzati dall'abbandono in cui il padrone teneva quei cani.
Ma nessuno lo denunciò, esattamente come per gli abusi edilizi.
I cani sconfinarono anche nel giardino di Lisa e distrussero le piantine di fragole che con tanta fatica lei aveva messo intorno alla fontana.
Il poliziotto non si scusò, anzi si offese "perché lei glielo aveva fatto notare.."
"E che mi dovevo pure stare zitta?!!" Pensò un po' sorpresa e un po' indignata la condomina.
Un giorno sentì che la definiva scema parlando con suo fratello che ogni tanto veniva a fargli visita, quando c'era. Un'altra volta sentì la moglie del fratello dire ai figli: "Non tirate la palla di là dai matti!"

Infine il poliziotto che riteneva matti gli altri cambiò tipo di cani: prese dei cani aggressivi e pericolosi. Questi fuggivano come i precedenti e un giorno uno dette un morso ad un anziano signore che veniva ogni tanto a stare dalla figlia.
Ma non lo denunciarono.
Il poliziotto con uno strano atteggiamento autodenunciante diceva che i suoi cani "erano i custodi della casa" e che erano inseriti in una lista speciale, emessa dal ministero, di cani che avevano bisogno di particolari cautele di custodia.
La condomina Lisa pensava: "E ce lo dice pure?!!"
Un brutto giorno proprio la condomina che, purtroppo per lei, confinava con il poliziotto, trovò due dei molossi, che egli avrebbe dovuto custodire con particolare cautela,  liberi  sulla strada condominiale e subito la caricarono per aggredirla.
Fortunatamente la donna fu lesta a rifugiarsi dentro il suo cancello, ma quelli continuarono ad alzarsi sulle zampe contro di esso abbaiando minacciosamente.
La donna si ritrovò dunque prigioniera in casa sua. Dopo un po', avendo un impegno urgente ed improrogabile fu costretta a chiamare i Carabinieri illustrando la situazione, i quali vennero e le consentirono di uscire. In seguito ammonirono il poliziotto richiamandolo ad una più responsabile custodia dei suoi cani.
Ma avvenne di nuovo e di sera. Sempre la stessa condomina non poteva scendere dall'auto per rientrare a casa aprendo il suo cancello, né il marito poteva aprirle da dentro per tema che i due molossi, che giravano minacciosi intorno all'auto di Lisa, potessero entrargli in casa. Furono richiamati i Carabinieri i quali ormai conoscevano il soggetto anche per altri avvenimenti: furti che lui denunciava, avendo un'assicurazione, e che subiva solo casa sua, stranamente la meno appetibile visto che l'aveva ridotta ad una stamberga con i lavori abusivi raffazzonati e lasciati senza rifiniture, e con il disordine esterno notato anche dalla pattuglia venuta per l'allarme.
Ormai il maresciallo dei Carabinieri che comandava la locale Stazione manifestava anche ai suoi confinanti il suo pensiero su quel soggetto. Una volta che li aveva chiamati dicendo di non essere in casa  ma che l'allarme, collegato al suo telefono, gli aveva dato avviso che c'erano i ladri a casa sua, erano venuti di corsa e in affanno, e non con la tranquilla consapevolezza della pattuglia della Polizia di Stato, che ormai non veniva nemmeno più, ed avevano chiesto ai malcapitati confinanti, quelli che lui chiamava matti, se potevano aprire in modo da controllare se i ladri erano entrati dal loro confine. Lisa, quella che lo strano poliziotto chiamava scema, li fece accomodare e quelli verificarono che non c'era nessuno sul confine, allora uno dei giovani Carabinieri facente parte del gruppetto si accinse a scavalcare il cancello, come aveva fatto tempo prima il giovane della Polizia di Stato. Ma Lisa, sapendo che i cani non erano più quelli che c'erano allora ma altri ben più pericolosi, intervenne dissuadendolo dal farlo. Spiegò brevemente quello che era accaduto a causa di quei cani e che il maresciallo che comandava la loro stazione lo sapeva bene, tanto è vero che aveva chiamato l'accalappiacani ed il veterinario della ASL e, mentre attendeva il loro intervento, non era sceso dall'auto ma aveva solo tenuto lo sportello schiuso con la mano sulla fondina della pistola, qualora quelli l'avessero attaccato: e tutto questo per consentire a lei di sgusciare finalmente dentro casa!
I Carabinieri ascoltarono il consiglio della "scema" e uno di loro, brandendo la pistola che aveva sfoderato per gli inesistenti ladri, disse: "Ma io a questi cani gli sparo! Ma questo ha rotto e la deve finire!"
Infatti non si videro più né i Carabinieri né la Polizia di Stato. All'ennesimo furto non visibile da nessuno il poliziotto si presentò con tre persone, fra cui una donna armata di macchina fotografica, e disse ai perplessi vicini, i "matti ", che i tre erano tre colleghi della Scientifica che lui aveva chiamato per i rilievi del caso per il furto e con quelle prove avrebbe avuto il risarcimento dall'assicurazione...
La sua vicina, la "scema", pensò: "Adesso la Scientifica si scomoda per un furto? E che è un omicidio?"

Secondo il DSM-5 turbe psichiche ce n'erano in quel condominio, ma certo non riguardavano chi era spettatore soltanto di tante anomalie...
Avvenne che anche il nuovo Amministratore se ne volle andare seccato dalle lunghissime lettere che gli scriveva proprio il poliziotto abusivista che lamentava "la maleducazione" dei vicini: quelli che subivano le stranezze sue per i cani aggressivi ed altro. Inoltre lamentava che, secondo lui, l'Amministratore "stava dalla parte loro"!
Le sue dimissioni furono irrevocabili nonostante che, con grande disappunto di tutti, il poliziotto si mise a pregarlo di rimanere chiedendogli scusa e, successivamente, bloccando a parlare Lisa e dicendole "lei è una persona meravigliosa".
Il nuovo Amministratore non lo conosceva nessuno, avendolo accettato sulla carta da un preventivo più economico di altri che l'Amministratore in fuga aveva presentato per scaricarsi da quel fardello di condominio.
La vedova dell'Ingegnere accettò di riunire l'Assemblea a casa sua sentendolo soltanto al telefono.
Il giorno dell'Assemblea però quello non suonò al suo campanello e rimase in auto aspettando di vedere passare i condomini recantisi all'indirizzo datogli dalla vedova.
Quel giorno però molti non si recarono alla riunione, delegando i pochi disponibili, compresa la padrona di casa naturalmente.
Ad un certo punto Lisa si sentì chiamare dal nuovo Amministratore, che aveva i numeri di tutti i condomini, che le disse: "Signora io me me vado. Qui non c'è nessuno." Lisa raggiunse la casa della vedova, suonò al cancello e quella con aria stonata le disse: "L'Amministratore non si è visto e qui non è ancora venuto nessuno dei condomini."
"Ma mi ha telefonato poco fa dicendomi che era in auto davanti a casa sua e che se ne andava perché non vedeva nessuno..."
"Aaaah!  Era lui? - Fece con aria svaporata la vedova dell'Ingegnere. - Io mi sono affacciata sul cancello e ho visto questo fermo in macchina qui davanti e ho avuto pure paura... Mi sono chiesta "Cosa fa questo fermo in auto qui?" E ho richiuso il cancello."
Lisa pensò a buon diritto che era scema: "Chi mai poteva essere a quell'ora visto che c'era l'Assemblea e nel piccolo spazio davanti a casa sua non c'era mai nessuno?"
Questo Amministratore dette le dimissioni senza aver mai nemmeno cominciato, ma presentò lo stesso il conto per l'incomodo.
Indovinate chi dovette trovare un altro Amministratore per non finire con i libri in Tribunale?
Ma Lisa, la "scema", mentre chi aveva fatto fuggire i precedenti non era capace a nulla.
Intanto le altre abitazioni erano passate di mano vorticosamente ma, anche se cambiavano "i fattori", il risultato era sempre lo stesso.
Arrivò addirittura uno psichiatra e Lisa malignamente pensò: "Ci voleva!" Anche perché nei vorticosi cambi erano partite la nevrotica diagnosticata e l' isterica dalle gambe bloccate, ma era arrivata una psiconevrotica con smaccata mitomania che la induceva a recitare parti di persona colta, importante, con professioni di cui non sapeva neppure l'ABC. Chi l'ascoltava in penoso silenzio dire ogni sorta di strafalcione, essendo la poveretta di bassa scolarizzazione,  vedeva una donna matura dare spettacolo di sé in una parodia di bugie ed invenzioni che neppure un bambino direbbe sperando di essere creduto.
Dato che ogni tanto dava in escandescenze o cadeva in depressione, qualcuno pensò che doveva essere affetta da disturbo bipolare, perché presentava grande espansività  ed eccitazione a volte e, nel passato, aveva speso molto denaro contraendo debiti enormi e aveva intrapreso attività sessuali fuori dal matrimonio.
Qualche persona le dava credito, anche perché la famiglia, non si sa se per paura o per contagio psichico, l'appoggiava senza contraddirla mai.
Comunque chi era sano si chiedeva come facessero a non accorgersi del suo stato, se non subito ... almeno dopo un po'. Forse erano così malmessi da essere influenzabili da una persona del genere? Alcuni, come Lisa, concludevano per una grassa ignoranza unita ad una scarsa intelligenza, che ne faceva delle persone sottosviluppate.
Lo Psichiatra si dimostrò non in grado di aiutare nessuno, perché forse lui stesso aveva scelto psichiatria per aiutarsi. Si dava arie come se fosse chissacchì e lavorava in un ospedaletto di provincia. In casa, secondo quanto riferiva la vedova dell'Ingegnere, forse ospitava dei malati (o forse erano i suoi amici), dato che dalla villetta dell'attempato scapolo, molto attaccato alla vecchia madre anche lei convinta che suo figlio fosse una grossa personalità della medicina, arrivava musica a volume altissimo, che si sentiva a grande distanza, oppure si udivano grida,  o facevano grandi feste con fuochi d'artificio!
Anche lui, emulo del poliziotto, cominciò a fare lavori abusivi e, non contento, pretendeva di aprire cancelli suppletivi con scuse assurde e, visto che un condomino gli fece notare che da Regolamento di Condominio era esplicitamente vietato, lo insultò perdendo la brocca e augurando a lui e alla sua famiglia di stare male fino ad aver bisogno dell'ambulanza!


mercoledì 15 aprile 2015

Io non ho paura della Polizia: ho paura di chi delinque

Da: ANSA.it

"Come Lei certamente sa - scrive Giuliani nella lettera a Mattarella - un agente della Polizia di Stato oltre a rivendicare con orgoglio la sua partecipazione alla 'macelleria messicana' della Diaz (ricordo sempre che l'espressione fu usata durante la testimonianza in tribunale dal vice questore Michelangelo Fournier) ha rivolto a mio figlio Carlo offese insopportabili". In alcuni messaggi postati su facebook ieri l'agente Fabio Tortosa ha scritto "Carlo Giuliani fa schifo e fa schifo anche ai vermi sottoterra". "Concorderà con me, Esimio Presidente - prosegue nella lettera Giuliani - che un agente in servizio è un rappresentante dello Stato. Da qui la domanda che mi permetto di rivolgerLe non ritiene che Lei dovrebbe chiedere scusa a Carlo in nome dello Stato? 


Tortosa: 'Su Giuliani ho sbagliato'. 

"Ho sbagliato e sono prontissimo a chiedere di nuovo scusa". A proposito delle parole del padre di Carlo Giuliani, che ha chiesto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di chiedere scusa a Carlo a nome dello Stato per le offese rivolte a suo figlio dal poliziotto, Tortosa ha poi spiegato: "non so se al signor Giuliani basteranno le scuse di un uomo dello stato che non ne è il capo, ma la colpa di quello che ho scritto è mia".


Da: Internazionale

La Corte di Strasburgo condanna l’Italia per tortura per i fatti della Diaz al G8 di Genova

Secondo i giudici, è stato violato l’articolo 3 della convenzione europea dei diritti umani sul “divieto di tortura e di trattamenti disumani o degradanti".


7 aprile 2015 h. 19:39

             
 Perché in Italia tutti hanno paura della

 polizia
A volte, come per miracolo, la letteratura giuridica, specie nei suoi elaborati internazionali, raggiunge vette di nitore assoluto. E la limpidezza delle formulazioni assume una esattezza matematica. Tale è il caso della definizione che si trova nell’articolo 1 della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1984 e ratificata dall’Italia nel 1988.
....SEGUE ARTICOLO CON LE OPINIONI DI MANCONI

Mi spiace per il senatore del PD Manconi ma può togliere quel "tutti", perché io non ho paura della Polizia, anzi, se non ci fosse mi sentirei molto indifesa.
Penso che chi ha un sentimento di paura nei riguardi delle Forze dell'Ordine come Istituzione ha in sé un senso di colpa, ha qualcosa da nascondere, una voglia di trasgredire e di anarchia. Chi rispetta le leggi e le regole non ha nulla da temere.
Se un uomo che appartiene alle Forze dell'Ordine si comporta male sono io la prima a richiamarlo al rispetto delle regole, senza farmi intimidire, e sarà lui a dover stare attento se è in torto. La regola fra noi, il patto, è la Legge. Chi la infrange, cittadino o rappresentante delle Forze dell'Ordine, paga. 
Questa indiscriminata ostilità verso Polizia e Carabinieri, e se volete metteteci pure la Guardia di Finanza, è un brutto segnale per chi la prova.
Sappiamo che sono uomini e che fra loro c'è gente che erra, ma è l'uomo che infrange la legge che è in difetto, non il Corpo, l'Istituzione.
Non condivido assolutamente l'atteggiamento accusatorio di chi la pensa indiscriminatamente come Manconi.
Quanto al padre di Carlo Giuliani ha perso un figlio e rispetto il suo dolore, ma perché trova giusto che suo figlio brandisse un estintore contro una camionetta dei Carabinieri, in mezzo ad altri che compivano atti di violenza e devastazione delle cose pubbliche pagate con i soldi di tutti noi?  Si è messo in pericolo da solo, perché in tale concitazione quell'estintore, per il povero giovane carabiniere che ha sparato, poteva anche assumere l'aspetto di una bombola di gas, come quelle di colore arancione che si usano in campeggio.
Non si può vedere la realtà da una parte sola e la violenza solo a senso unico.
I violenti hanno sbagliato a devastare Genova e chi ha dato gli ordini alla Polizia ha sbagliato a dire di calcare la mano. De Gennaro avrebbe dovuto risponderne.
Mattarella, invece, non deve chiedere scusa a nessuno e bisogna finirla con questa arroganza di chi, da solo, si arroga il diritto di dire: "Io sto dalla parte giusta, posso sfasciare tutto se mi va, e tu ti devi inchinare."
Ma de' che aoh?!

Integrazione?

Da: ZZ7.it

Roma, netturbini pestati da rom: “Volevano gettare gomme nell’isola ecologica”


Tre operatori dell’Ama se la sono vista brutta, nelle ultime ore, a Roma. Mentre stavano svolgendo il loro lavoro, i tre dipendenti dell’azienda municipale deputata alla raccolta dei rifiuti si sono trovati davanti diversi rom che volevano gettare pneumatici nell’isola ecologica.
“Non è consentito gettare rifiuti speciali nell’isola ecologica”, avevano spiegato gli operatori Ama ai rom, e per questo sono stati presi a calci e pugni. Le vittime dell’aggressione hanno rivelato di essere stati presi anche a bastonate. E’ successo precisamente nel centro di raccolta di via del Campo Boario.
Uno dei netturbini, Marcello Neri, ha riportato la rottura del setto nasale; i colleghi, invece, se la sono cavata con ferite lievi. Il presidente e il direttore generale di Ama hanno espresso la loro solidarietà agli operatori aggrediti: “Condanniamo con fermezza questo atto vile che ha colpito inaspettatamente i lavoratori dell’azienda, impegnati a svolgere correttamente le proprie mansioni nel rispetto delle regole e delle procedure. Un doveroso ringraziamento va sia agli operatori sanitari che hanno soccorso i tre lavoratori, sia ai carabinieri che hanno svolto tutti i rilievi avviando immediatamente le indagini per risalire ai responsabili”.

Da questo blog:

mercoledì 26 marzo 2014


Inquinamento del bosco

Dal sito: Marcopolo - www.assmarcopolo.it

POLIZIA AMBIENTALE: IL REATO DI ABBANDONO DI RIFIUTI SPECIALI COSTITUITI DA PNEUMATICI FUORI USO 
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 IL REATO DI ABBANDONO DI RIFIUTI SPECIALI COSTITUITI DA PNEUMATICI FUORI USO  – LINEE GUIDA E PROCEDURE OPERATIVE PER GLI ADDETTI AI CONTROLLI.
 Dott. Giuseppe Aiello, Comandante Polizia Municipale di Lioni (AV) esperto in tutela ambientale e gestione dei rifiuti.

....la repressione dei reati ambientali è un aspetto che riguarda tutta la Polizia Giudiziaria. L’abbandono di Rifiuti speciali come nel caso di specie è un reato  previsto dall’art 192 e sanzionato dal 256  del D.lgs 152 /2006  in seguito indicato come  T.U.A..  L’articolo  55 del C. P.P.” Funzioni della polizia giudiziaria” testualmente prevede che  “1. La polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati (347), impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, (348) ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant`altro possa servire per l`applicazione della legge penale . A questo punto basta ricordare che l’art 57 del C.P.P.  fornisce un elenco degli agenti ed ufficiali di Polizia giudiziaria e logicamente in tale elenco rientrano, sia la Polizia Locale  sia l’arma dei Carabinieri (se vogliamo possiamo azzardare e dire che, rispetto alla polizia locale, la Benemerita in molte altre occasioni rivendica un ruolo primario nella repressione dei reati). Alla luce di quanto esposto appare chiaramente che nessuna norma sia del T.U.A. che del Codice penale e di procedura, prevede competenze specifiche e settoriali in materia di reati ambientali vale a dire che tutti gli agenti ed ufficiali di P.G.( locali e Nazionali) devono adoperarsi nei modi e tempi stabiliti dalle disposizioni del codice di procedura penale in tutti i reati senza escludere quelli ambientali

Sono veramente stufa, e non solo io, di dovermi porre il problema di far integrare i Rom.
E mi sa che l'ha capito anche la cosiddetta sinistra, da sempre preoccupata di non emarginare nessuno e poi invece emargina varie categorie di persone, preferendo chi fa casino nelle manifestazioni violente, i poveri carcerati, (dimenticando le vittime di codesti galeotti), e chi non ci pensa proprio ad integrarsi come i Rom, che l'unica cosa che fanno è sporcare senza pagare una lira di tasse e sfruttare chi cerca di guadagnarsi in qualche modo la vita e le tasse le paga. 
Non il becerismo di Salvini ci vuole, ma il senso della realtà e non le demagogie.
Questo inqualificabile episodio che ho riportato è il segnale dell'arroganza e del menefreghismo di queste persone che non pagano ma pretendono.
L'ho già scritto e lo ripeto: anche la Carta dei Diritti Umani parla di DOVERI verso la comunità e poi dei DIRITTI.
L'idiozia, (spesso nascondente interessi di "affari" di carità tipo Associazioni Pro Rom sempre foraggiati con le tasse di noi contribuenti),  di chi parla di integrazione colpevolizzando chi paga e cerca di rispettare le leggi dello Stato, fa si che questi Rom pretendano di fare come gli pare.
Gettare i pneumatici è un reato, per questo ho riportato il post in cui ne parlavo a seguito dell'inciviltà di chi li aveva addirittura gettati nel bosco vicino dove abito.
Oggi, nella trasmissione de La 7 "L'aria che tira" l'ex-magistrato prestato alla politica Emiliano, del PD, ha detto cose che sento per la prima volta da un rappresentante della sinistra, forse perché sente "l'aria che tira" veramente fra la gente. Ha detto cose ovvie che però prima facevano finta che non fossero una realtà: se costoro, i Rom, sono nomadi, che sostino un mese, ad esempio, e poi via! Andassero dove vogliono! Altrimenti, se vogliono diventare stanziali debbono pagare le tasse come tutti gli altri cittadini: quella sui rifiuti, e rispettare le regole altrimenti pagano le multe,  quella sui Servizi (TASI), visto che la deve pagare anche chi è in affitto e non solo i proprietari di casa, e non usufruire di tutto senza pagare niente!! Altrimenti abbiamo creato una Casta da mantenere!
Personalmente aggiungo che se vogliono essere nomadi come è nella loro tradizione debbono pagare i campi sosta, la piazzola, la luce e i servizi.
Come i cittadini italiani quando vanno in campeggio! Mica gliela danno gratis la piazzola per la roulotte o la tenda!!

martedì 14 aprile 2015

I buoi sono fuggiti! Ora chiudete le porte!

Da: Repubblica.it

Rivolta al tribunale di Napoli, avvocati inferociti "E' un'umiliazione". Feriti quattro agenti

Sfondata una porta a vetri e identificati due avvocati. Sospese le nuove misure di sicurezza. Si entra solo con il tesserino