domenica 19 luglio 2015

Scienza insicura

Da: Il Messaggero    Venerdì 17 Luglio 2015, 20:40 - Ultimo aggiornamento: 19 Luglio, 00:22 

Roma, ragazza morta al lago di Bracciano: ex fidanzato condannato a 18 anni

Per il gup di Civitavecchia non ci sono dubbi: fu Marco Di Muro, la notte di Halloween del 2012 a tenere la testa della fidanzata Federica Mangiapelo sotto l'acqua del lago di Bracciano fino a portarla alla morte. Oggi, dopo una lunga camera di consiglio, l'ha condannato a 18 anni di carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato.

Si è chiusa processualmente così una vicenda che ha catturato l'opinione pubblica per tre anni. Federica, all'epoca 16enne, fu trovata morta da un passante; il corpo era sulla spiaggia del lago di Bracciano, nei pressi di Anguillara Sabazia, paese vicino a Roma nel quale risiedeva. Il 'giallò fu fin da subito intenso.

Le indagini. Sul corpo della ragazza, nessun apparente segno di violenza; tant'è che inizialmente l'ipotesi investigativa più accreditata fu quella di un incidente. I carabinieri accertarono che Federica era uscita dalla casa del padre Gino intorno alle 22.30 del primo novembre, per uscire con il fidanzato Marco e festeggiare la notte di Halloween.

La ricostruzione. Verso le 3 del mattino, ci sarebbe stato un litigio, con la ragazza che chiese di essere riaccompagnata a casa. La mattina dopo fu trovato il suo corpo senza vita. Di Muro, immediatamente interrogato (fu un 'interrogatorio fiumè di 12 ore), disse che nel periodo in cui fu fatto risalire quell'annegamento, lui non si trovava con la fidanzata.

Dall'autopsia, la conferma: nessun segno di violenza sul corpo di Federica, tecnicamente si parlò di morte per cause naturali. Marco Di Muro fu iscritto nel registro degli indagati come «atto dovuto», al fine di consentire agli specialisti del Ris di effettuare gli accertamenti previsti, ma anche perchè il ragazzo fu ritenuto l'ultima persona ad essere stata con Federica.

L'arresto. Il giovane più volte disse di avere lasciato la fidanzata da sola, in una notte particolarmente fredda e piovosa, attorno alle tre della notte. Nel dicembre del 2014, Marco Di Muro fu arrestato con l'accusa di omicidio volontario aggravato, e posto agli arresti domiciliari. L'ipotesi accusatoria fu quella di un litigio, forse per motivi di gelosia, al culmine del quale ci sarebbe stato uno strattonamento, una caduta a terra, e alla fine l'annegamento.

Le cause della morte. D'altro canto era stata proprio la perizia pneumologica in sede d'incidente probatorio a far 'luce accusatorià sulla vicenda: Federica morì per annegamento e non per arresto cardiaco, e non per cause naturali. Oggi l'udienza preliminare, la richiesta accolta di rito abbreviato e la condanna di Di Muro a 18 anni di reclusione.

La difesa. «Una sentenza che rispettiamo ma che impugneremo delle sedi superiori - hanno commentato i suoi difensori, gli avvocati Cesare Gai e Massimo Sciortino - Vedremo alla fine come si concluderà questa storia».

La madre di Federica. La sentenza che ha condannato Marco di Muro a 18 anni di reclusione per la morte di Federica Mangiapelo è «un primo passo verso la giustizia». Rosella, mamma della giovane trovata morta sulle rive del lago di Bracciano all'alba del 1 novembre 2012, commenta così all'Adnkronos la pronuncia del Gip di Civitavecchia Massimo Marasca.

Nell'assistere alla lunga udienza, svoltasi con il rito abbreviato, Di Muro «non ha mai alzato lo sguardo verso di noi, non ci ha rivolto la parola. Da lui -denuncia la mamma di Federica- non è mai giunta una parola di scuse, una richiesta di perdono». «Ora ci sarà la richiesta di appello, sicuramente non è finita qui. Ma almeno -conclude- possiamo dire che è arrivata la prima pronuncia giudiziaria. È un primo passo verso la giustizia».

Da: Il Corriere della Sera (18 luglio 2011) 
Quella mano invisibile che versò il cianuro nel piatto di Francesca

L' amica finì in cella, ma non fu lei a uccidere Le liti con il ragazzo Sognava una fuga d' amore con Graziano che aveva conosciuto in un campo nomadi La fiala sparita La sorella notò una fialetta vuota sotto il letto: una traccia che svanì nel nulla

C' era una fialetta vuota sotto il letto, la notò sua sorella Claudia il giorno dopo la morte: dove sarà finita, quella fiala? E c' era un bicchiere sul comodino: fu mai analizzato? Eppoi il diario: la madre Maria Assunta disse di averlo bruciato quasi subito per tutelare la privacy della figlia. Ma cosa c' era scritto di così importante? Questi e altri dubbi affollano ancora il mistero della fine tragica di Francesca Moretti, 29 anni, laureata in Sociologia ad Urbino e uccisa a Roma il 22 febbraio del 2000 dal cianuro, il veleno usato nei romanzi dalle spie, ma anche dai contadini per eliminare i parassiti o dagli artigiani per lucidare il rame. Per una notte e un giorno stette in cella, e per altri 15 mesi ai domiciliari, accusata di omicidio, la sua amica e coinquilina Daniela Stuto, siciliana di Lentini, che all' epoca aveva 25 anni e studiava Psicologia alla Sapienza e oggi che l' inferno è passato - e lo Stato l' ha pure risarcita per l' ingiusta detenzione con 52 mila euro - fa la psicoterapeuta a Roma e con il fidanzato d' allora, Fabrizio, ha costruito la sua famiglia provando anche il gusto, proprio in questi giorni, della prima maternità. Ma quando l' arrestarono, l' 8 gennaio 2001, accusata di aver sciolto il cianuro in una minestra al formaggino preparata per l' amica sofferente di lombosciatalgia, la povera Daniela fu crocifissa al muro. Sequestrarono perfino a un suo zio in Sicilia un bidone con su scritto «cianuro»: ecco dunque dove si era procurata il veleno. Lo zio però candidamente raccontò agli inquirenti che lui quel bidone l' aveva trovato vuoto anni prima e adesso lo usava solo per cuocere a fuoco lento le bottiglie di pomodoro. Eppure nessuno voleva credere a Daniela. Il movente, secondo l' accusa, doveva ricercarsi nella sua gelosia morbosa, esplosa all' improvviso per la decisione maturata da Francesca di andare a vivere con Graziano Halilovic, un ragazzo rom già sposato e con 5 figli che aveva conosciuto col suo lavoro di ricercatrice nei campi nomadi della Capitale. Povera Daniela, sospettata pure di amore lesbico, lei che tutti i suoi amici ed amiche, perfino l' ex fidanzato siciliano d' un tempo, descrivevano in ben altro modo: «Daniela non ha proprio alcuna tendenza gay e piace ai ragazzi perché sprizza sensualità da tutti i pori...». E altro che privacy! Finì sui giornali quest' intercettazione: «Sono a letto con Angela, stiamo facendo zin zin...», diceva Daniela per scherzo a una sua amica. Eppure quello «zin zin» vagamente erotico e molto giocoso la inchiodò per mesi come una condanna, fino al giorno dell' assoluzione piena «per non aver commesso il fatto», il 10 aprile 2002. Sentenza poi confermata in Appello il 3 giugno dell' anno dopo. Al processo il responsabile del centro antiveleni del Policlinico Gemelli spiegò che l' intervallo massimo di tempo tra l' ingestione del cianuro e il manifestarsi delle prime crisi è di 15-20 minuti. Quel giorno Daniela preparò la minestrina tra le 15 e le 15.30. Ma le condizioni di Francesca precipitarono tra le 16.30 e le 16.59, quando Daniela non era più in casa e Mirela Nistor, la cameriera romena che divideva con loro l' appartamento, telefonò al suo fidanzato per chiedere aiuto. Gl' inquirenti allora cambiarono in corsa la scena: il cianuro non più sciolto nella minestra, ma in un «canarino» che Daniela avrebbe preparato a Francesca verso le 16 prima di uscire. «Voli pindarici», secondo la Corte d' Assise. L' ambulanza fu chiamata da Mirela alle 17.20. Ventidue minuti dopo, Francesca Moretti fu ricoverata all' ospedale San Giovanni, dove infine morì alle 19.35. «L' ospedale era sprovvisto di reagenti per il veleno - rammenta l' avvocato Fiorangelo Marinelli, all' epoca legale della Stuto -, così non capirono che quello era cianuro. Francesca è anche morta di malasanità...». E allora? La Nistor non è mai stata sospettata di niente. Graziano Halilovic, oggi 38 anni e presidente di «Romà onlus», associazione per i diritti dei nomadi, non vuole ricordare: «È una cosa intima, privata, molto personale...». Le indagini puntarono anche sui campi rom, dove il cianuro si usa per lucidare il rame. Si pensò a una vendetta della moglie di Graziano, Fatima, che aveva minacciato Francesca, «ma Fatima non era stata mai nell' appartamento», concluse la polizia. Non era la sua, dunque, l' ombra scura che Francesca pochi giorni prima della morte raccontò spaventata di aver visto in corridoio. Così, nessuno sa ancora oggi cosa accadde veramente nell' appartamento di via Scalo San Lorenzo 61. La sorella di Francesca, Claudia, escluse che la ragazza fosse depressa e avesse intenzione di suicidarsi. Sicuramente era stanca dei rinvii di Graziano, che malgrado le promesse continuava sempre a rimandare la fuga d' amore con lei. E per questo tra loro scoppiavano anche sovente dei litigi. «Francesca aveva paura del male, credeva nel malocchio, ogni tanto chiedeva a Mirela di farle un rituale - rivelò una delle amiche più intime, Antonella -. Graziano comunque non c' entra, è una brava persona... Io anzi a questo punto non sono nemmeno sicura che Francesca sia stata uccisa: potrebbe sì aver mangiato un formaggino avvelenato, ma magari da qualche pazzo in un supermercato». E già, perché l' unica certezza, in questa storia, dopo più di 11 anni, rimane il cianuro. Fabrizio Caccia 
Ho riportato questi due casi in quanto li ritengo emblematici di come la Scienza Medica possa essere non esatta, forse perché dipende da troppi parametri e dalla bravura o meno dell'Anatomopatologo che esegue l'autopsia.
Il caso della ragazzina ritrovata morta sulla riva del Lago di Bracciano personalmente mi lasciò perplessa per il risultato dato nell'immediato dall'Anatomopatologo che attribuiva la causa della morte ad un arresto cardiaco naturale. I genitori dissero subito che la giovane non soffriva di alcuna patologia cardiaca di cui loro fossero a conoscenza, ma i medici dissero che poteva avere una patologia congenita di cui loro non si erano mai accorti. Come al solito l'inchiesta giornalistica della benemerita trasmissione di servizio "Chi l'ha visto?" portò immediatamente alla luce dei particolari che fecero pensare molto male del fidanzato. Egli disse che era scesa dalla sua auto dopo un litigio, cosa confermata da un altro ragazzo che era con loro il quale era sceso anche lui dall'auto del ventiquattrenne per andare altrove, e che poi non l'aveva più vista. La strada per raggiungere il luogo dove la ragazza fu ritrovata esanime, però, è assolutamente buia e, essendo novembre, cadeva una fitta pioggerellina e, dati i chilometri fra il luogo, in paese, dove il fidanzato diceva di averla lasciata e quello dove è stata ritrovata, è altamente improbabile pensare che la giovane l'avesse percorsa a piedi. 
E' stata la tenacia dei genitori distrutti e il continuo interessamento della trasmissione "Chi l'ha visto?" a spingere chi indagava ad andare più a fondo per scoprire con esami biologici approfonditi che forse l'Anatomopatologo era stato quantomeno superficiale.
La formulazione dell'imputazione poi la lasciamo ai magistrati ma certo, dopo che la scienza aveva parlato di morte naturale, il comportamento del fidanzato con gli sms inviati alla fanciulla  a notte fonda, senza fare però una telefonata a casa del padre per accertarsi che la minorenne, che lui gli aveva affidata, fosse in qualche modo rientrata,  sembrava un depistaggio. Come sembrò strano che la mattina dopo, in un giorno di pioggia, lavasse l'auto e che chiedesse alla madre di lavargli subito gli abiti che portava quella sera... Si poteva pensare, nel caso migliore, che la ragazzina avesse avuto un arresto cardiaco durante un litigio violento e che lui vedendola esanime si sia spaventato fuggendo e cercando solo di coprire se stesso, gettando via la sua borsa mai ritrovata.  In questo caso si tratterebbe di omicidio preterintenzionale ed omissione di soccorso... Certo, però, egli si è sentito comunque colpevolmente autore della sua morte per attuare simili depistaggi. Che ci sia stata intenzionalità omicida o meno nel suo agire non so, ma di certo in Assise hanno decretato che c'è stata.
L'altro processo finito in nulla, fortunatamente per la compagna di stanza della morta, sembrò a me e ad altri, con cui ne parlai mentre era in corso, un clamoroso errore giudiziario.
La tesi dell'omosessualità e conseguente gelosia di Daniela Stuto non era provata, se non da frasi che potevano essere anche scherzose; il cianuro che lei si sarebbe procurato in Sicilia idem: non vi erano che supposizioni della donna PM. La Scienza Medica non ha aiutato affatto in questo caso dando risultati certi.
Da: WIKIPEDIA
Avvelenamento da cianuro

Definizione e meccanismo d'azione

Il cianuro è un sale derivato dall'acido cianidrico.
Il cianuro funziona come inibitore della ferricitocromo-ossidasi mitocondriale formando con essa un complesso relativamente stabile. Viene così impedito il rilascio dell'ossigeno da parte dell'emoglobina al sistema di trasporto degli elettroni. In questo modo l'ossigeno non viene consumato a livello tissutale e si accumula in circolo; infatti con avvelenamento da cianuro, anche il sangue venoso risulta di color rosso brillante. Gli effetti dell'ipossia si riflettono sul sistema respiratorio; sopraggiunge quindi una rapida depressione dell'attività cerebrale. La frequenza cardiaca dapprima aumenta per poi diminuire progressivamente. La morte avviene per anossia cerebrale e collasso cardiovascolare.

Assorbimento

Il metodo più facile per assorbire tale veleno è l’inalazione dell'acido cianidrico gassoso, eventualità che può verificarsi per esempio in incidenti in ambito chimico (l'idrolisi acida dei cianuri produce acido cianidrico gassoso) o durante la combustione di materie plastiche.

Dose letale

La dose letale per l’uomo è 200-300 mg per il cianuro di sodio o di potassio e 50 mg per l’acido cianidrico. Gli effetti tossici iniziano a manifestarsi entro pochi secondi dall'inalazione ed entro mezz'ora dall'ingestione.[1]

Sintomatologia

I primi sintomi che si presentano sono cefaleaansiavertiginebruciore alla bocca e alla faringedispneatachicardianauseavomitoipertensionediaforesi e dolore ai muscoli.
In seguito i segni clinici si fanno più gravi con convulsionitrismaparalisicomaipotensione.
Il male che affliggeva da giorni la povera ragazza era una dolorosa lombosciatalgia. Fu detto subito. A nessun perito medico è venuto in mente che forse qualcuno stava tentando di avvelenare la giovane donna da giorni con dosi minime del sale?  
Certo nel giorno della morte la dose fu forte... Ma non vi è alcuna analisi che leghi la minestrina preparatole dalla Stuto al cianuro, solo un'ipotesi...
In questi casi la Scienza Medica ha mostrato inefficienza.
Speriamo che non lo faccia nel caso di Domenico Maurantonio. 

sabato 18 luglio 2015

La vita durissima della gente onesta

Da: La Stampa

Il figlio poliziotto di Borsellino: “Vogliamo la verità, in silenzio”

L’impegno politico della sorella Lucia era diventato una via crucis
Impegno e dimissioni
Lucia Borsellino, prima figlia di Paolo, è entrata in politica come assessore alla Sanità chiamata da Crocetta. Si è dimessa a fine giugno
PALERMO
Sapeva o non sapeva? È intorno a questa domanda shakespeariana – tinta in Sicilia del colore opaco dell’ennesima stagione di veleni - che gira l’ultimo giallo sulla famiglia Borsellino. Famiglia di eroi silenziosi che la Storia ha scelto come vittime di colossali depistaggi, grandi misteri, quesiti senza risposta. Quando due settimane fa Lucia si è dimessa da assessore alla Sanità puntando il dito contro “l’antimafia di facciata” lo ha fatto perché le era arrivata notizia dell’intercettazione, oggi smentita, tra Crocetta e il suo pupillo Matteo Tutino?  
Certo è che quella frase in cui il medico le augurerebbe di “fare la fine del padre” riportata dall’Espresso e smentita a spada tratta dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi girava come un venticello per redazioni e palazzi subito dopo l’arresto di Tutino, il medico arrestato con l’accusa di fare lifting e liposuzioni in un ospedale pubblico a spese del contribuente.  

Certo è pure che una settimana prima della Borsellino aveva abbandonato il governo regionale l’assessore all’Agricoltura Nino Caleca, ufficialmente per protestare contro l’ingresso in giunta di Giovanni Pistorio, ex assessore di Totò Cuffaro, il presidente della Regione oggi in carcere per mafia. Ragioni deboli, disse qualcuno, ricordando che Caleca è uomo da sempre molto vicino agli ambienti giudiziari, forse quindi consapevole della tempesta in arrivo.  
Ma certo è pure, d’altro canto, che quelle dimissioni prima annunciate e poi presentate da Lucia in modo secco e asciutto come nello stile di famiglia, avevano il sapore di un redde rationem troppo a lungo rinviato e non più rinviabile. Già, perché tutta la permanenza della Borsellino nel “governo della rivoluzione” è stata una Via Crucis costellata da numerose tentazioni di dimissioni poi rientrate. Nel 2013 fu il caso della clinica Humanitas a portarla sull’orlo dell’addio: la creazione di un grande centro oncologico con sponsor politici d’eccellenza, in deroga al blocco dell’aumento di posti letto privati, su cui lei aveva messo la firma in buona fede, prima di essere lasciata sola con il cerino in mano. «Inadeguata, ma non la si può attaccare per il cognome che porta», disse qualcuno. Lei incassò senza una parola, con il coraggio di portarselo sulle spalle quel nome e, forse, il timore di essere sempre più una sontuosa foglia di fico su affari e irregolarità. Dovette sorridere a una conferenza stampa in cui Crocetta la trascinò, accanto a Tutino che mostrava come caso eccezionale un intervento ordinario di chirurgia plastica fatto su un malato di cancro che morì di lì a poco. Infine il caso Tutino le si rivelò in tutti i suoi contorni. Ce n’è a sufficienza, insomma, per giustificare le dimissioni. 

Però è anche vero che mai come quest’anno i figli del magistrato ucciso in via D’Amelio – da sempre defilati alle commemorazioni ufficiali – hanno preso le distanze dalle celebrazioni in modo convinto e pubblico. «Non cercatemi il 19 luglio», ha detto Lucia prima di raggiungere la sorella Fiammetta sull’isola di Pantelleria. «Niente passerelle, quel giorno lavorerò», ha rincarato la dose il fratello Manfredi, trattenendo a fatica la parola «buffonate». Adesso, seduto alla sua scrivania di dirigente del commissariato di polizia a Cefalù, taglia corto: «Una sola cosa posso dire: vogliamo conoscere la verità. Ma aspetteremo in silenzio e lontano dai riflettori, come sempre abbiamo fatto». Un’altra verità da scoprire, mentre si aspetta ancora quella su via D’Amelio. 

Matteo va avanti

Da: Il Giornale.it
"Propaganda". "Buona idea". Il Pd si divide sul taglio Imu

I dem non accolgono bene la proposta del premier. Gli amministratori locali tremano, mentre la sinistra del partito attacca: "È una boutade"


Matteo Renzi la spara grossa sulla casa, ma nel suo partito non gli crede (quasi) nessuno.
All'assemblea nazionale del Pd di Milano il premier promette tagli strabilianti alle tasse, a partire da quelle sugli immobili: nei prossimi tre anni il governo dovrebbe intervenire su Imu, Irpef, Ires ed Irap, oltre che, naturalmente, sulle pensioni. Ma stavolta, assicura il segretario, "le tasse le abbasseremo davvero".

Peccato che tra i delegati questa proposta venga accolta per quello che è: una carambola da campagna elettorale (come peraltro richiamato dallo stesso segretario). Il bersaniano D'Attorre la bolla come un gesto di "pura e semplice propaganda", volta a nascondere i problemi strutturali veri del partito e del Paese.





Fra critiche feroci ed ostacoli vari Matteo Renzi va avanti.
Ho scelto volutamente la notizia della sua promessa di abbassare le tasse sulla casa, in particolare, data da un giornale non certo a lui favorevole.
Posso dire che a me la Riforma della Scuola andava bene e ho un poco il dente avvelenato nei riguardi di chi protestando, a mio avviso senza valide ragioni, ha impedito l'immissione dei circa centomila insegnanti nei ruoli della Scuola. Ne entreranno la metà e il ritardo amministrativo per l'inserimento nell'anno scolastico 2015-2016 di questa prima tranche è vergognosamente dovuto a queste teste di cavolo che hanno messo il bastone fra le ruote.
Per il resto, come possibile elettrice futura (ricordo sempre che alle politiche ho votato M5S), mi aspetto che gli facciano fare le seguenti cose:
1 - Una seria riforma dei privilegi degli eletti e delle dirigenze varie che usufruiscono di stipendi e pensioni mensili oltre i 10.000 euro. Non si può vivere da ricchi, perché a queste cifre si vive da ricconi al costo attuale della vita, con le Casse Pubbliche a rischio.
2 - Leggi applicate bene e non random. Giustizia breve e certa. A questo scopo approvare la tanto attesa e richiesta Legge per l'omicidio stradale applicabile a chi VOLUTAMENTE NON RISPETTA IL CODICE DELLA STRADA PROVOCANDO LA MORTE DI INNOCENTI. 
Ogni giorno chi rispetta il Codice della Strada assiste a ribalderie di ogni genere, fatte sfrontatamente nella assoluta certezza dell'impunità.
3 - Incitare i Comuni che si preoccupano dell'eventuale mancato introito delle tasse sulla casa, qualora egli mantenga la promessa di cui al titolo dell'articolo, a fare multe a chi getta i rifiuti fuori dai luoghi appositi in modo da fare cassa. Le leggi già ci sono, basta far muovere il sederino ai Vigili Urbani intensificando i controlli. I territori di tutti i comuni, tranne rarissime eccezioni che confermano la regola, sono ormai delle vergognose discariche sparse.
4 - Per le promesse Unioni Civili la stesura della Legge deve tenere conto che trattasi di legislazione solo per le coppie di ugual sesso, essendo senza motivata base sociale la cosiddetta regolarizzazione delle coppie di fatto, esistendo per esse già l'istituzione antica del Matrimonio civile. 
Tutto questo riguarda lo Stato Civile della Repubblica Italiana e NON riguarda la Chiesa Cattolica né qualsivoglia formazione religiosa, attenendo l'Unione Religiosa al credo di ciascuno e non all'ordinamento della famiglia dello Stato Italiano.
Il giornalismo poco serio imperante ingenera volutamente molta confusione su questo argomento.
5 - Il problema della prostituzione a cielo aperto sulle strade con tutto ciò che ne consegue. Serve urgentemente una Legge che la vieti con pene severissime, consentendola solo in zone tipo quartieri a "luci rosse".
Non trattasi di ritorno a prima della Legge Merlin, in quanto le "Case Chiuse" erano dei ghetti, come ampiamente descritti, ma trattasi di un Popolo, di una Nazione, che sono immersi nel degrado, come la povera P.S. e i poveri Carabinieri  sanno molto bene, non avendo gli strumenti legislativi per operare riportando il Paese alla decenza.
Dopo l'abolizione dei ghetti "Case Chiuse" la prostituzione migrò nelle strade, ma usciva solo di sera e nelle zone delle città lontane dalle abitazioni, sotto l'ombra scura dei viali alberati: quello che si vede ora non lo debbo descrivere giacché è sotto gli occhi di tutti, e la vergogna dei politici che lo consentono, non sentendo il bisogno di vietare questo sconcio, è alle stelle. Ma provano vergogna?
La terza carica dello Stato, la Boldrini, tanto sensibile agli immigrati clandestini, dovrebbe venire a vedere intere strade con ragazzine dalla pelle scura messe ad hoc ogni tot metri, con il sedere nudo in pieno giorno, a mimare rapporti sessuali per invogliare eventuali clienti. Chi le ha messe lì le "protegge" e se lo so io lo sanno anche le Forze dell'Ordine che hanno il controllo di quel certo territorio (non esistendo zone franche in questi circa 300.000 Kmq.). Non posso pensare che consentano che giovani, forse minorenni, necessariamente prive di un lavoro e dunque di un permesso di soggiorno motivato, stiano nude in strada mimando atti osceni in luogo pubblico. Debbo pensare che le Forze dell'Ordine non hanno gli strumenti legislativi per intervenire e porre fine a tale oscenità. Dunque sono i politici, pagati per dare loro questi strumenti di intervento, che debbono provvedere.  
Adescamento in pieno giorno
Bordo strada senza mutande
Pochi metri dal bordo strada postribolo improvvisato all'aperto: sporcizia e degrado


Quale forza politica si oppone all'istituzione di Zone consentite e circoscritte a "Luci rosse" lontane dall'abitato e alla punizione con la galera per la prostituzione su strada?
   

Chi l'ha visto? Ragazzi in fuga

Pino Rinaldi, giornalista intelligente e sensibile, autore di vero giornalismo di inchiesta.
Ritrovò Ferdinando Carretta a Londra convincendolo alla confessione del suo terribile delitto: lo sterminio della sua famiglia
 redazione@varesenews.it  Pubblicato il 13 dicembre 2013
Simone Pedron, il 17enne di Brebbia fuggito da casa, è stato avvistato, da un italiano, mentre stava percorrendo a piedi il cammino di Santiago. 
Un professore in vacanza ha inviato una foto alla famiglia. Simone era con altri ragazzi e, come sospettavano i familiari, si sarebbe recato a Santiago di Compostela, luogo che aveva mitizzato nei mesi precedenti. Una segnalazione, giunta alla tramissione "Chi l’ha visto?", lo ha indicato in Portogallo.
Il giovane comunque sta bene e il segnale che Simone sta solo vivendo un momento di ribellione è stato indicato, dalla trasmissione tv, da un particolare significativo: ha portato con sè l’inseparabile piastra per i capelli.  
15 gennaio 2014

«Abbiamo fatto tutto da soli e siamo riusciti a trovare nostro figlio». Maria Rosa Corda è la mamma di Simone Pedron, il ragazzo di Brebbia rimasto lontano da casa per 5 mesi e rintracciato dai genitori nel sud del Portogallo, in una fattoria/comunità dove lavorava in cambio di vitto e alloggio. Simone se ne è andato il 22 agosto scorso, zaino in spalla e l’idea di provare a fare un’esperienza di vita solitaria, “dimenticandosi” di avvertire i famigliari che per settimane e settimane sono rimasti col cuore in gola aspettando di riabbracciarlo. Il ragazzo, da poco diciassettenne, ha fatto il Cammino di Santiago, per poi spostarsi in Portogallo dove lo hanno trovato mamma e papà, accompagnati da un altro pellegrino che lo aveva incontrato sulla via francigena. Ecco come hanno fatto.
«A dicembre abbiamo saputo che era effettivamente a Santiago, come avevamo immaginato e sperato. Da lì in poi ci siamo mossi fino alla decisione delle scorse settimane: partiamo e andiamo a prenderlo, dovunque sia – racconta la mamma di Simone, Maria Rosa -. Siamo decollati alla volta di Madrid io, mio marito e un signore di Torino, ormai un amico, che aveva incontrato Simone sul Cammino di Santiagodandogli una mano concreta (soldi e vestiti). Simone gli aveva raccontato di essere orfano e di chiamarsi Pedro: lui gli ha creduto e lo ha aiutato, ma quando ha saputo la verità una volta tornato in Italia, ci ha contattati e ha voluto essere con noi in questa “avventura”»
Andiamo per gradi. Quando siete partiti e come vi siete organizzati? «Mercoledì 8 gennaio siamo partiti. A Madrid abbiamo noleggiato una macchina e ci siamo diretti a Nord, a Ponferrada, dove eravamo in contatto con un sergente della Guardia Civil. Non sapevamo dove fosse Simone e siamo andati per tentativi. Sapevamo che fino a ottobre Simone è stato sul Cammino per poi andare verso Sud e abbiamo provato a ricostruire le sue mosse»

Dopo Ponferrada dove siete andati?
«Grazie all’aiuto di quel poliziotto spagnolo che ringrazierò per tutta la vita ci siamo diretti a 20 chilometri da Leon, in un ecovillaggio dove Simone ha alloggiato per qualche tempo. Lì ci hanno detto che aveva parlato con loro della sua idea di andare a sud, verso il caldo: e così siamo andati in Portogallo».

Immaginiamo non sia stato facile rintracciarlo…
«No, infatti. Per trovarlo ho setacciato i siti internet di tutte le fattorie/comunità che danno alloggio a numerosi ragazzi che vogliono fare un’esperienza di vita con pochi soldi: li fanno lavorare in cambio di vitto e alloggio e sono veramente tantissime le esperienze simili. Ho chiamato i numeri che ho trovato e alla ottava, nona o decima telefonata ho trovato un signore che nel Sud del Portogallo mi ha detto che con loro c’era un Pedro che corrispondeva alla descrizione di Simone. E così siamo andati a prenderlo».

Come ha reagito vedendovi arrivare?
«Era stupito, non se lo sarebbe mai immaginato. Era contento, però. Forse perchè stanco di scappare. Di fingere no: gli è piaciuto far finta di essere più grande, maggiorenne. Ha deciso di tornare a casa con noi: non lo abbiamo forzato, se non avesse voluto credo che non avremmo insistito, ma non è stato necessario porsi il problema».

E voi? Quali sono stati i sentimenti e le reazioni?
«Felicità innanzitutto. Ci abbiamo messo tutto, tempo, soldi, energie. Ma ce l’abbiamo fatta. Lui sa che ha sbagliato, che non è stato il modo giusto di fare una cosa che voleva fare a tutti i costi. Ci ha fatto soffrire, ma ci sarà il tempo per parlarsi e capire. Sapete una cosa? Io sono felice anche perchè se l’è cavata bene, ha dimostrato di essere un ragazzo maturo ed educato, tutti quelli che lo hanno incontrato mi hanno detto la stessa cosa: è un bravo ragazzo».

C’è qualche punto oscuro in questa vicenda?
«Non serbo rancore nei confronti di nessuno, ma il merito di aver riportato a casa Simone è solo nostro, mio e di mio marito. Ci ha dato una mano il personale dell’Unità Prevenzione Rischio Criminologico, ci hanno proposto un avvocato che ci seguisse, ma il mio unico obiettivo non era tanto sapere a che punto erano le indagini, ma ritrovare mio figlio. Di brutto c’è che abbiamo saputo che Simone è stato arrestato in Spagna a ottobre. È scappato davanti ad un controllo e ha fatto una notte in carcere (e gli ha in un certo senso fatto comodo avere un tetto sopra la testa e un pasto caldo), ma la cosa sconcertante è che pur non avendo i documenti ed essendo visibilmente giovanissimo non hanno fatto segnalazioni, tant’è che l’Interpol la scheda di mio figlio non l’aveva».

Come avete fatto a riportarlo in Italia se non aveva i documenti?

«Anche questa è stata una piccola avventura nell’avventura. Io avevo con me una copia della sua carta d’identità fotocopiata: avremmo dovuto andare in consolato e fare tutta la trafila, ma non avevamo tempo da perdere e così con un piccolo escamotage ho convinto il personale della compagnia aerea a farci partire. Così martedì mattina (14 gennaio) siamo decollati e tornati a casa. Di nuovo insieme, che è la cosa più importante».
Da: BLOGO 15 luglio 2015

I genitori di Simone Pedron raccontano la fuga del figlio adolescente in Portogallo e Spagna. Simone per fortuna è stato ritrovato, anche se ha deciso di restare a vivere alle Canarie, con poco e niente. Raccontano la loro storia perché questo possa essere d'aiuto ad altre famiglie nella loro stessa situazione.
Seguo fin dal suo inizio la trasmissione "Chi l'ha visto?". Ha ragione chi dice che preferisce questa trasmissione di servizio alla Società alla "fiction", di gran lunga al di sotto delle vicende della Vita Vera. Certo è molto più coinvolgente e doloroso seguire i fatti che accadono a persone come noi tutti, e possiamo solo augurarci che non capitino anche a noi.
Nel caso di questo bellissimo adolescente i poveri genitori sono stati fortunati: egli è vivo, sta bene... Chissà se sarà una crisi adolescenziale che si risolverà con la crescita, oppure se egli è uno di quei tipi bizzarri, alla Francesco D'Assisi, che vivono in modo affatto diverso rispetto alla maggioranza della gente.
Certo il dolore dei suoi genitori egli non lo ha considerato, non è esistito in lui il pensiero "dell'altro da sé", della loro comprensibile angoscia: e questa consapevolezza dell'indifferenza sentimentale verso i genitori non può non far pensare ad una psicologia di tipo particolare. La mamma, nell'intervista fattale dalla trasmissione "Chi l'ha visto" andata in onda il 15 luglio scorso, ha detto che Simone è sempre stato insofferente alle regole, anche da bambino.

Purtroppo accade che, quando un figlio si comporta in modo da dare dolore, il genitore normale (giacché esistono ovviamente anche genitori disaffettivi, egoisti ecc.) soffre colpevolizzandosi.
E' il caso dei genitori sfortunati di Luca Spoto, perché di lui non si è saputo più nulla.
Dal sito di "Chi l'ha visto?"
Luca Spoto alloggiava presso la nonna a Roma, sua città natale, dove studia scienze della comunicazione all'università, mentre la famiglia vive a Francavilla a Mare (Pescara). Prima di allontanarsi ha lasciato due lettere, ai familiari e alla fidanzata, che hanno allarmato tutti e che hanno rivelato il suo profondo disagio e avvilimento, originato dalle difficoltà negli studi e accentuato da un improvviso problema di salute che ne ha limitato fortemente l'attività sportiva

LUCA SPOTO


Il dolore ed il senso di colpa del padre di Luca colpiscono al cuore: nell'intervista fattagli dalla trasmissione "Chi l'ha visto"egli non ha fatto che rimproverare sé stesso per aver fatto quello che ogni buon padre deve fare. Ha incitato Luca a studiare e a dare risultati nello studio. La famiglia lo manteneva fuori casa per seguire i Corsi di Scienze delle Comunicazioni presso l'Università "Sapienza" di Roma ed egli dava scarsi risultati. Ora non è che tale Corso di Laurea abbia esami poderosi per la comprensione mentale come può averli ad esempio il Corso di Laurea in Fisica, o in Ingegneria... Dunque se il padre lo incitava ad impegnarsi e concludere qualcosa ha fatto solo il suo dovere di guida. Un padre indifferente dovrebbe colpevolizzarsi, non lui. Ma il figlio è scomparso e di lui non si è trovato più nulla, dunque al povero uomo non rimane che soffrire e scarnificarsi l'anima per punirsi di qualcosa di cui invece è vittima, come la madre ed il fratello.
Ecco, in questi casi spesso ci si dimentica dei fratelli, di quello che debbono soffrire per l'amore fraterno che provano per chi è sparito nel nulla, e dell'amore dei genitori di cui vengono in parte privati, perché essi sono presi dal dolore per il figliol prodigo che sperano sempre che ritorni.
Le lettere lasciate da Luca farebbero temere il suicidio (pensiero angoscioso che deve aver sfiorato anche i genitori di Simone, trapelato dal sollievo della constatazione che aveva portato con sé l'occorrente per curare i suoi capelli), ma sono passati 11 anni e non si è trovato il cadavere. Il mare... un fiume.., di solito restituiscono i corpi... Certo ci sono casi, come quello noto del Prof. Caffè, in cui il corpo non si è mai trovato.  

venerdì 17 luglio 2015

Memoria settoriale

Da: TGCOM24

Merkel: "Giusto dare un'altra chance alla Grecia, ma no al taglio del debito"

Al Bundestag, riunito per votare sugli aiuti ad Atene, la cancelliera tedesca dice: "Sono giorni drammatici per il popolo greco"


"Sarebbe stato irresponsabile non dare una nuova chance alla Grecia". Così la cancelliera Angela Merkel parlando al Bundestag, che è riunito per votare sugli aiuti ad Atene. "So che ci sono molti dubbi sul fatto che il governo ellenico possa stare di nuovo sulle sue gambe", ha affermato, spiegando che "sono giorni drammatici per il popolo greco: provate a immaginare pensionati tedeschi disperati davanti alle banche".


La Germania ricorda gli sconti, gli abbuoni, le cancellazioni dei suoi debiti?
Nel 1990, quando vi è stata la riunificazione, la Germania non ha tenuto in alcun conto i suoi impegni presi nella conferenza di Londra del 1953 riguardo alle riparazioni di guerra. Il Cancelliere di allora, Helmut Kohl, si è rifiutato di applicare l’accordo di Londra del 1953 sui debiti esterni della Germania là dove veniva previsto che le riparazioni destinate a rimborsare i disastri causati durante la seconda guerra mondiale dovevano essere versati alla riunificazione. Qualche acconto è stato versato ma si tratta di somme minime. La Germania non ha regolato i suoi conti dopo il 1990, ad eccezione delle indennità versate ai lavoratori forzati. I soldi prelevati con la forza nei paesi occupati durante la seconda guerra mondiale e i danni legati all’occupazione non sono stati rimborsati a nessuno. Tantomeno alla Grecia.

Se la Germania non ricorda glielo ricordasse il resto di Europa.


Cannabis: opinioni a confronto


(AGI) - Roma, 15 lug. - La proposta di legge sottoscritta da 218 parlamentari per la legalizzazione della cannabis divide le forze politiche. Secondo il movimento 5 Stelle arriverebbero "maggiori entrate per lo Stato, risorse che sarebbero tolte alla criminalita' organizzata, ma allevierebbero il peso dei tribunali e delle forze dell'ordine che si potrebbero occupare di reati piu' gravi come mafia, corruzione, furti e rapine".
Vittorio Ferraresi, capogruppo in commissione Giustizia, sottolinea come "la tematica della cannabis sia realmente trasversale, infatti il lavoro e' stato veloce e proficuo.
  L'intergruppo ha recepito al 99% la proposta del M5S sulla coltivazione personale e associativa di cannabis, che e' il primo pilastro della proposta di legge sottoscritta da ben 87 deputati del M5S. Tengo a 
sottolineare che la stessa sara' sostenuta dal M5S ma nel contempo saranno presentati emendamenti che la riportino il piu' possibile a quella a prima firma Ferraresi, che e' passata sul portale LEX del M5S".
Vargiu, firma 'voltairiana'. Se ne parli e si decida
Parla di "una firma 'voltairiana', per contribuire insieme ad altri ad aprire il dibattito in Parlamento, consapevoli che poi alla fine bisognera' arrivare a una decisione" Pierpaolo Vargiu, presidente della commissione Sanita' di Montecitorio. "Da liberale - riprende l'esponente Sc - non posso che condividere principi e obiettivi dell'iniziativa. Nel merito occorre qualche riflessione in piu', ma la trasversalita' del progetto, vero valore aggiunto, assicura la condivisione di un percorso verso la soluzione. Un metodo che insieme alla senatrice Spilabotte (Pd) abbiamo adottato in aprile con successo per superare - ricorda - la legge Merlin e regolamentare la prostituzione, combattendo sfruttamento e degrado".
Farina (Sel), puo' essere legalizzata in legislatura
"Faremo in modo che questo lavoro non si concluda con un nulla di fatto, ma anzi che la proposta di legge possa essere approvata quanto prima, in questa legislatura" dice il deputato di Sel, Daniele Farina, durante la conferenza stampa in cui l'intergruppo parlamentare ha presentato la proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis. "Non e' il miglior testo possibile", ha aggiunto Farina, "ma e' un testo che tutti possono condividere. Su questo tema Sel mette a disposizione tutti i suoi deputati e senatori".
Civati, ora il governo lasci discutere le Camere in autonomia
Pippo Civati da parte sua lancia due proposte: "la prima e' che firmi anche qualche esponente della destra (centrodestra e destradestra) perche' per ora se ne contano solo due su 200 e passa; la seconda, che il governo 'si rimetta all'aula' e lasci discutere il Parlamento nelle sue piene facolta'". Spiega infatti Civati: "Sappiamo che il premier si e' sempre dichiarato contrario alla legalizzazione, ma crediamo che in una legislatura cosi' sia necessario far discutere i gruppi politici, in rappresentanza di un paese molto piu' avanzato - su questo tema e non solo - rispetto alla politica istituzionale".
Meloni, da Fdi-An no a questa follia
Secca bocciatura da Giorgia Meloni, secondo cui "mezza Camera vuole legalizzare la cannabis: deputati Pd, M5S, Sc, Sel e persino FI firmano proposta. Da FdI-An no assoluto a questa follia".

Personalmente ritengo che la cosa più bella sia avere la piena padronanza di sé stessi, dunque la chiarezza di pensiero, unica che ti da il vero equilibrio psico-fisico.
Ho sempre pensato e voluto riuscire, anche resistendo al dolore o a momenti di scoramento, a superare con la forza di volontà gli inevitabili passaggi di sofferenza che la vita ci ammannisce.
Ho sempre pensato, fin da giovanissima, che non volevo dipendere da nulla che mi alleviasse i momenti difficili, perché avrei perso la padronanza di me stessa. Insomma io ho fatto così e mi sono ritrovata bene.
Ma ovviamente non siamo tutti uguali ed intorno a me ho visto gente diventare dipendente dall'alcool, uccidersi con il tabagismo fino a morire di cancro al polmone, prendere regolarmente pillole per dormire, per calmare l'ansia ed altro...
I più deboli finiscono nell'orribile tunnel della droga perdendo totalmente il controllo di sé, della propria vita... e alcuni debbono affrontare terribili fatiche per risalire ad una vita accettabile...
Ho conosciuto un amico dei miei figli che "si faceva le canne" e girava con capelli lunghi fino alla vita. Era un bravo ragazzo, nonostante io non approvassi il suo stile di vita, che si è laureato in ingegneria ed oggi, assolutamente "rapato", è un tranquillo padre di famiglia.
Dunque cosa dire? Oltre a sposare le tesi "voltairiane" sempre giuste se l'altrui pensiero non crea nocumento agli altri, ritengo che le riflessioni dei 5Stelle siano abbastanza sagge e condivisibili.
Non è con il proibizionismo che gli USA riuscirono a sconfiggere l'alcoolismo nel loro Paese: riuscirono solo a far ingrassare le bande di gangsters.
L'unica cosa che si può chiedere fermamente insieme all'approvazione di questa legge è la contemporanea approvazione della LEGGE SULL'OMICIDIO STRADALE, che attendiamo da troppo tempo e che miete vite umane innocenti.
NESSUNO SOTTO L'EFFETTO DELL'ALCOOL, DI PSICOFARMACI, DI CANNABIS O DROGHE VARIE HA IL DIRITTO DI METTERE IN PERICOLO LA VITA ALTRUI, giacché è indubbio che, in forme diverse, tutte queste sostanze alterano il cervello e la sua lucidità. 

giovedì 16 luglio 2015

Sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti: informazioni chiare

Da: Il Post
  • 21 FEBBRAIO 2014

Cosa cambia per il finanziamento pubblico ai partiti

Entro il 2017 verrà abolito il finanziamento diretto, sostituito da donazioni private e dal 2 per mille nella dichiarazioni dei redditi

Giovedì 20 febbraio la Camera ha approvato definitivamente la conversione del decreto legge che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti. L’abolizione non avverrà subito, ma nell’arco di tre anni, e il finanziamento pubblico sarà sostituito, come riassume il sito della Camera, da un «un sistema di finanziamento basato sulle detrazioni fiscali delle donazioni private e sulla destinazione volontaria del due per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche».
Presentando il decreto lo scorso 13 dicembre, Enrico Letta dichiarò di aver mantenuto la sua promessa dell’abolizione entro la fine dell’anno, ma il provvedimento incontrò molte critiche dall’opposizione parlamentare: lo stesso è avvenuto ieri alla Camera, dove M5S, Lega e SEL hanno votato contro (a favore, invece, PD, NCD e Forza Italia) e i deputati del Movimento 5 Stelle hanno esposto cartelli in cui definivano la nuova legge «la prima bugia di Renzi».
Cosa c’è nella nuova legge?
Il finanziamento pubblico – che formalmente è un “rimborso elettorale”, ma ci torniamo – viene abolito, anche se non immediatamente. Nel 2014 i fondi erogati ai partiti saranno tagliati del 25 per cento, nel 2015 del 50 per cento e nel 2016 del 75 per cento. Dal 2017 questo tipo di finanziamenti diretti dello Stato, in forma di rimborsi, saranno completamente aboliti.
A partire dalla dichiarazione dei redditi del giugno 2015, gli italiani potranno decidere di versare il due per mille della loro imposta sul reddito ai partiti. Per accedere al finanziamento i partiti – oltre a rispettare una serie di criteri su cui torneremo – dovranno avere almeno un eletto alla Camera, al Senato o al Parlamento europeo.
Il denaro di chi non deciderà di versare il due per mille ai partiti andrà allo Stato: non sarà insomma diviso in proporzione come avviene per l’8 per mille destinato alle confessioni religiose (per cui se il 60 per cento di chi decide di versare i soldi li destina alla Chiesa Cattolica, questa riceve anche il 60 per cento di chi non ha optato per nessuno). La somma complessivamente corrisposta ai partiti non potrà comunque superare un tetto stabilito per ciascun anno: finora il tetto è stato posto a 7,75 milioni di euro per l’anno 2014, a 9,6 milioni di euro per l’anno 2015, a 27,7 milioni di euro per l’anno 2016 e a 45,1 milioni di euro dall’anno 2017 in poi.
Sarà possibile fare anche donazioni dirette ai partiti. I privati potranno dare fino a 100 mila euro l’anno (inizialmente il decreto del governo diceva 300 mila), con una serie di detrazioni fiscali sulle cifre donate. Anche le persone giuridiche, cioè le società e gli enti, potranno dare fino a 100 mila euro l’anno. Sono possibili donazioni a più partiti a patto che ciascuna non superi i 100 mila euro. I pagamenti dovranno essere tracciabili e i partiti potranno accedere con criteri un po’ più ampi di quelli per il 2 per mille (basterà aver presentato candidati in tre circoscrizioni della Camera o in tre regioni al Senato).
Chi può ricevere questi nuovi finanziamenti?
Detta così, diventa piuttosto chiaro che il finanziamento pubblico non viene abolito del tutto: il due per mille e le detrazioni sulle donazioni dirette sono un mancato gettito fiscale per lo stato e quindi un costo per i cittadini, come ha spiegato Roberto Perotti su LaVoce.info. Sarebbe più corretto dire che il “finanziamento pubblico diretto” è stato abolito e più in generale che “il finanziamento pubblico” viene molto ridotto.
Ma chi può ricevere questi sgravi e questi finanziamenti? Sono state poste alcune condizioni, come quelle del numero di eletti o dei candidati di cui abbiamo parlato prima, ma ci sono anche «requisiti di trasparenza e democraticità» e l’istituzione di un registro dei partiti politici. Tra i requisiti ci sono l’adozione di statuti che garantiscano la «democrazia interna» e bilanci certificati e accessibili sui propri siti. Una modifica introdotta durante l’esame parlamentare è il fatto che le sedi dei partiti dovranno tornare a pagare l’IMU.
Che cos’è il finanziamento pubblico ai partiti?
Il finanziamento pubblico ai partiti in Italia, che rimarrà attivo ancora per tre anni, è precisamente un “rimborso elettorale”. In teoria – molto in teoria – è un rimborso per le spese sostenute dai partiti in campagna elettorale. Si basa sul calcolo di quanti elettori un partito è riuscito ad attirare (qui ne abbiamo spiegato più in dettaglio la storia e il funzionamento).
Il meccanismo funziona così: ogni anno in cui si svolgono elezioni viene costituito un fondo nel quale viene versata una certa cifra per ogni elettore (ogni avente diritto, quindi includendo anche chi si asterrà). Nel caso delle elezioni politiche, questa cifra viene versata una volta per la Camera e una per il Senato. Dopo le elezioni, il fondo così ottenuto viene diviso in proporzione tra tutti i partiti che alle elezioni hanno ottenuto almeno l’un per cento dei voti, e viene loro distribuito nel corso dei 5 anni della legislatura. Se la legislatura termina in anticipo lo stato continua a versare le rate di rimborsi, che quindi si sovrappongono ai rimborsi per le elezioni successive (è quello che è accaduto con le elezioni anticipate del 2008, ad esempio).
Da dove arrivano?
I rimborsi elettorali sono il risultato dell’abrogazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Nel 1993, dopo le inchieste della cosiddetta “Tangentopoli”, il 90,3 per cento dei votanti in un referendum scelse il “sì” all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. In realtà il referendum non ha fatto cambiare molto le cose. Come abbiamo visto, i rimborsi sono semplicemente un versamento di denaro ai partiti del tutto slegato dalle spese effettivamente sostenute. In molti hanno accusato la classe politica di aver utilizzato un trucco per reintrodurre il finanziamento pubblico abrogato dal referendum.
Dal 2007 l’entità dei rimborsi diretti è stata spesso rivista: nel 2007, nel 2010 e nel 2011 vennero ridotti del 10 per cento. Con il governo Monti, nel 2012, sono stati dimezzati, passando da un totale di 182 milioni a 91 milioni.
In base al post di Toninelli del M5S su facebook che denunciava un emendamento infilato nella proposta di legge (pdl)  sblocca soldi ai partiti che, come spiega benissimo l'articolo de Il Post, continuano ad essere erogati e lo saranno fino al 2017, mi accorgo dai commenti che la gente è disinformata, parlando ancora come se la legge di febbraio 2014 sull'abolizione non ci fosse stata ed incitando a farla. Altri commenti dimostrano una confusione informativa di molti. Leggete attentamente: la legge l'hanno fatta ma "a fregare", dunque diluendo il succhia soldi che, se avessero rispettato il referendum, non avrebbe proprio dovuto esserci!  Ora stanno facendo un'altra leggina a cui, giustamente, Toninelli si oppone: non so cosa abbiano scritto, ma è un modo per sbloccare i soldi che vogliono ancora avere, cercando nel contempo di bloccare, con quell'emendamento denunciato dal rappresentante 5S, la possibilità di autofinanziarsi onestamente senza toccare soldi pubblici!
Roma, 16 lug. 2015 (askanews) - Il MoVimento Cinque Stelle denuncia il tentativo di boicottare il blog di Beppe Grillo da parte delle altre forze politiche impegnate alla Camera nell'esame di una leggina a prima firma Sergio Boccadutri, ex tesoriere di Sel poi passato nel gruppo Pd, che i Cinque Stelle considerano fatta per far rientrare un pò di soldi pubblici nelle casse dei partiti, dopo l'abolizione del finanziamento. Il contenuto della proposta nella pdl Boccadutri: vieta la pubblicità commerciale a scopo di lucro sul web in siti, blog e portali riconducibili a forze politiche.

Pidocchiopoli - "Il pidocchio in cima all'asta"

PIDOCCHIOPOLI

INTRODUZIONE

Il pidocchio in cima all'asta

Pidocchiopoli è un luogo inventato, come Paperopoli, solo che Paperopoli, città immaginaria creata da Walt Disney, è collocata in un posto preciso, anche se immaginario, Pidocchiopoli no, Pidocchiopoli è ovunque, ovunque ci sia un personaggio umano pidocchio.

Fino oltre i miei 40 anni di vita non avevo mai pensato di qualcuno che fosse un pidocchio. Forse frutto di una formazione cristiano-cattolica ricevuta dai miei genitori, creature che si ponevano di fronte agli altri sempre con un sentimento di rispetto ed umiltà e che al massimo rimanevano sorpresi dai comportamenti meschini di certi loro simili, dispiacendosene...

Poi un giorno, una mia collega che per età potrebbe essere mia figlia, dunque con molta meno esperienza di vita, mi ha detto una di quelle cose che sono come delle illuminazioni per me, essendo io, anche ora a quasi 70 anni, sempre pronta ad imparare da chiunque: più giovane, meno acculturato, meno dotato di intelligenza... Tutti, tutti possono dirmi quella cosa illuminante che colgo e che mi rimane!
La mia giovane collega mi stupì con un commento che mi è rimasto e che ora mi serve per scrivere di Pidocchiopoli.

Parlavamo di un'altra collega, una donna di mezza età, gentile con tutti, sollecita nell'aiutare tutti, colleghi e persone che frequentavano occasionalmente la struttura... Per questo era molto benvoluta, anche da me che ne apprezzavo l'indole generosa; un po' meno dalla mia giovane collega che invece la riteneva semplicemente la classica leccona, una che voleva darsi importanza facendosi benvolere da tutti. Certo capivo quello che voleva dire la mia giovane collega: la gente, facendo leva sul suo standard, provava ad ottenere lo stesso comportamento anche dagli altri elementi della struttura... Con una specie di ricatto morale e, non ottenendolo, lodava la sollecita e disponibilissima collega di mezza età.
Notai però che ella, sempre così gentile e carina con tutti, si rivolgeva con una certa degnazione, come non faceva nessuno di noi, verso la donna delle pulizie dell'impresa incaricata di pulire i locali della nostra struttura.
Pur non essendo rudemente realista, come si rivelò essere la mia giovane collega a cui comunicai quanto avevo constatato, nei miei pensieri si era affacciata la perplessità e la domanda per un simile comportamento che contrastava con il resto e avevo abbozzato una possibile spiegazione di tipo psicoanalitico: forse ella aveva in famiglia una simile figura lavorativa da cui voleva prendere le distanze?
La giovane collega prese un righello da una scrivania, eravamo in piedi e lei mi stava di fronte nella sua alta statura, e mi rispose serenamente: "Vedi questo righello? - Con una mano lo teneva leggermente inclinato e con l'altra, usando un dito, ne indicò la base dicendo: "Un pidocchio sta qui e cammina lungo il righello fino in cima, - il dito scorreva indicando la sommità dell'oggetto - quando è arrivato quassù crede di essere arrivato chissà dove, ma è solo un pidocchio in cima all'asta: ecco la nostra comune collega è come il pidocchio che, arrivato in cima all'asta, crede di essere diventato chissacchì".

Rimasi di sasso. Con tranquillità ella aveva definito il limite della altrimenti efficiente collega che voleva brillare sopra tutti.
Più tardi ebbi conferma della mia analisi psicoanalitica: aveva detto che sua madre aveva lavorato in una grande società italiana, ma non aveva detto che non ne era dipendente, bensì lo era dell'impresa di pulizie che puliva i locali di tale Società.