domenica 9 agosto 2015

Il Papa ci prende per i fondelli?

Da: Il Secolo XIX

Migranti, Calderoli: «Francesco? Un papa “alla Renzi”»

Il senatore leghista Roberto Calderoli interviene sulla polemica tra Matteo Salvini e il Vaticano in merito all’accoglienza dei migranti. «Io ho voluto conoscerlo all’inizio del suo mandato, perché ero rimasto affascinato da questo Papa che parlava come le persone normali e non dall’alto del Vaticano», premette l’ex ministro delle Riforme in un’intervista ad Affaritaliani.it. «L’ho conosciuto e gli ho parlato brevemente e avevo confermato questo mio innamoramento di questa persona. Però, con il tempo, è un pò venuto meno questa sorta di amore nei suoi confronti». Per quale motivo?
«Mi sembra un pò un Papa alla Renzi. Tutti i giorni una serie di comunicati, di slogan...ci mancano solo le slide e poi è come il segretario del Pd». Calderoli non esclude un incontro, magari insieme a Salvini, con Papa Francesco. «Se ci fosse un invito non ci sarebbe nessun problema, sicuramente da parte mia e credo anche da parte di Salvini. Io posso capire quello che cerca di dire il Papa, però la domanda che pongo rispetto alle soluzioni che sostanzialmente dicono che dobbiamo accogliere chiunque cerca di venire da noi è la seguente: ci sono un miliardo e 200 milioni di persone in Africa, se decidessero tutti di venire di qua, cosa facciamo? Il mondo deve rispondere a delle regole. E la regola è che tu non puoi entrare illegalmente in un paese, spacciandoti per richiedente asilo quando i tre quarti di queste persone sappiamo che non scappano da guerre».
Lo stesso Salvini si è ironicamente chiesto se i migranti li stanno portando anche in Vaticano... «In Vaticano c’è addirittura, non ricordo l’anno esatto in cui è stata emanata, una legge dello Stato Pontificio che prevede che nessuno possa entrare senza una debita autorizzazione. Chiunque lo faccia può essere anche arrestato. E questa legge non è più stata modificata da allora». Calderoli conclude: «Papa Francesco fa bene a pensare alle anime, ma anche a quelle di casa nostra...e non solo a quelle che vengono da fuori». E ancora: «Per me è stata una delusione quando ho visto che ha ricevuto la falce e il martello con su il crocefisso e non glielo ha piazzato sulla testa o non l’ha rifiutata. Oppure quando ha preso il sacchetto di foglie di coca e se l’è appeso al collo. Mi dispiace per il Papa, ma il messaggio che passa ai giovani deve essere di tutt’altra natura».
Ieri Matteo Salvini aveva dichiarato «Con tutto il dovuto rispetto per Papa Francesco, respingere i clandestini non è un crimine ma, anzi, un dovere di qualunque buon amministratore, cattolico o no». Così il segretario della Lega Nord, al quotidiano online Affaritaliani.it a proposito delle parole del Papa, il quale ha detto che «respingere i migranti è un atto di guerra».
Non voterò mai Lega ma debbo dare loro ragione perché quello che dicono è semplice, ovvio buonsenso.
Il Papa sembra Pangloss, il personaggio del Candide di Voltaire che diceva sempre: "Tutto è bene!" Quando ovviamente non era bene affatto. A proposito del Candide ricordo che vi si descriveva come i gesuiti trattavano gli indigeni in Sudamerica... L'ho letto una trentina di anni fa e non me lo ricordo benissimo... Ma mi sembra che i gesuiti a cavallo e armati di spada tagliassero le teste agli indigeni che non si volevano convertire... La Chiesa ha fatto mea culpa di tutti i suoi crimini passati tramite il Papa polacco che andava a pregare con Pinochet, quindi ha fatto un reset e non vogliamo infierire... Anche se... Anche se... Pregare con un assassino come Pinochet... Bah! 
Ma torniamo all'oggi: quello che dice Salvini sul Vaticano è verissimo. Dunque è visibile la macroscopica contraddizione del Papa! Ma che gli fa! Le anime semplici non se ne accorgeranno...
Respingere l'arrembaggio all'Italia è un atto di guerra?
Strano: ho sempre saputo il contrario, che è un atto di guerra invadere un Paese! Ma questi non hanno armi! Si ma vogliono essere curati dalla scabbia, dalla tbc... I loro governanti non hanno mai speso niente per la loro salute. Ma il Papa dice: "Che fa? Li curate VOI!" Certo è giusto! Però a noi non ci cura più nessuno perché ormai i ticket sanitari sono così alti che conviene fare le analisi privatamente: si perde meno tempo, si fa prima e costa uguale! 
Come non dare ragione alla Lega? DICE SEMPLICEMENTE LA VERITA'!
Il Papa invece mi sembra che ci prenda per i fondelli... Ma è solo un'impressione...    

sabato 8 agosto 2015

Buonsenso M5S contro demagogia di una sinistra sempre più fuori dalla realtà

Da: La Repubblica.it
Immigrazione, l'asse fra Salvini e Grillo. M5s: "Stretta su permessi". Salvini: "Li prenda il Vaticano"
Sul blog del leader 5S le quattro proposte di Vittorio Bertola, consigliere comunale a Torino. "Solo da noi accogliamo per motivi umanitari anche chi non ne ha diritto". "Rimpatri forzati: non ci si può limitare a consegnare un foglio e dire: devi andartene". Boldrini: "Naufraghi non diversi dai minatori di Marcinelle"
ROMA - Più che umanitaria, per il Movimento 5 stelle l'immigrazione è un'emergenza sicurezza. La conferma da un nuovo post sul Blog di Grillo dove vengono elencate quattro proposte presentate dal consigliere comunale torinese Vittorio Bertola: "Giro di vite sui permessi di soggiorno per protezione umanitaria, che solo l'Italia concede in massa. Sorveglianza più stretta dei profughi nel sistema di accoglienza. Istituzione di sistemi efficienti per il rimpatrio forzato delle persone cui viene respinta la domanda di asilo. Procedura specifica per la trattazione dei ricorsi contro il diniego dell'asilo".

E torna ad attaccare anche il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini: "Altri 800 clandestini sbarcati in Italia. Li staranno portando a Bruxelles o inVaticano...?" scrive su Facebook, facendo riferimento alla Ue e soprattutto alla denuncia di Papa Francesco: "Respingere i profughi è atto di guerra". Già ieri Salvini aveva commentato "con tutto il dovuto rispetto" le parole di Bergoglio: non consentire l'ingresso è "un dovere".

Numerose le repliche dal mondo politico alle parole di Salvini e alle proposte di Bertola. Su Facebook il presidente della Camera Laura Boldrini ha tracciato un parallelo tra i morti di Marcinelle e i migranti naufragati nei giorni scorsi: "Oggi è l'anniversario della tragedia di Marcinelle, la miniera belga nella quale morirono tanti lavoratori italiani. È una pagina tra le più dolorose e commoventi della nostra emigrazione, fatta di milioni di partenze. Ma proprio perché tante famiglie italiane sanno cosa voglia dire andare via alla ricerca di un lavoro e di una vita dignitosa, seminare disprezzo e fare demagogia contro i migranti che arrivano significa anche tradire la nostra storia".  "Quei puntini che abbiamo visto nelle foto - donne, uomini e bambini in acqua dopo un naufragio - non sono così diversi dai nostri minatori di Marcinelle", ha concluso la Boldrini.

Matteo Orfini ha affidato a Twitter la sua replica: "Dopo le proposte sull'immigrazione manca solo che Grillo si iscriva alla Lega. Perché alla fine gli sciacalli si ritrovano sempre: a destra", ha scritto il presidente del Pd.


Orfini è fuori dalla realtà. Eppure sta con Renzi, non è Cuperlo o Civati... Il grande Gaber cantava già tanto tempo fa, ironicamente, "Destra, sinistra...", per dire che non ha più alcun significato oggi, se non demagogico. E' inutile che cerchi di offendere con parole forti tipo "sciacallo" quando si affronta un problema concreto e reale. L'arrembaggio senza freni e senza regole all'Italia dura da troppo tempo e sono entrate centinaia di migliaia di persone senza documenti, provenienti da ogni Paese, anche non in guerra, e pesano sulle nostre tasche, sul nostro ordine pubblico, sulla nostra sanità. Gli altri Paesi dell'UE se ne sono fregati a lungo ma nessuno diceva che erano "brutti e cattivi"; la propaganda catto-comunista, molto interessata per via del business dell'accoglienza (cooperative sociali, onlus ecc. ecc.) pagato sempre con i soldi dei contribuenti, ha continuato a mandare telegiornali in cui si parlava di "rifugiati siriani" mentre le facce erano nerissime e tutt'altro che di etnia siriana, ma del centro Africa. Pensano che gli Italiani sono idioti, con l'anello al naso, e qualcuno ce l'ha veramente, ma penso che ormai la maggior parte sa distinguere le etnie: i nordafricani sono ben distinguibili da quelli che poi viene fuori che vengono dallo Zambia o dal Gabon... 
Pensano che gli Italiani sono idioti, con l'anello al naso, e qualcuno ce l'ha veramente

Questa invasione fa comodo a certe categorie che vivono di fondi statali senza pagare tasse, perché Associazioni "senza fini di lucro", in cui lavorano molti legati a certa "sinistra" e al mondo cattolico del "volontariato", pagato sempre da Pantalone, ma NON fa COMODO a Pantalone, che vorrebbe vedere un Paese migliore. 
La propaganda ci vuole soccorrevoli altrimenti si levano le critiche di fascismo: vedi come sono "fascisti" i Francesi e gli Inglesi per qualche migliaio di africani che sostano a Calais e tentano di entrare in Gran Bretagna... Loro non temono critiche, come si adombra qui da parte di politici e loro propaganda contro gli Italiani, e giù manganellate e leggi severissime per difendere i loro Paesi che, lo ricordo, sono stati MOLTO colonialisti e di colpe verso l'Africa e non solo ne hanno più di noi.
Ma noi dobbiamo, secondo la propaganda, mostrarci soccorrevoli, guai a respingere!
Ma a spese di chi tutto questo?
Noi abbiamo accolto forzosamente centinaia di migliaia di persone e abbiamo dovuto insistere con l'UE per avere un po' dei soldi (tanti) che versiamo nelle Casse Europee, la Francia e la Gran Bretagna per poche migliaia di immigrati clandestini hanno battuto subito di cassa ed hanno avuto subito gli aiuti!
Ma mica abbiamo l'anello al naso noi Italiani, almeno non tutti! Basta!
Purtroppo c'è anche chi è così!!

Poi la Boldrini! Non ho resistito ed ho scritto direttamente sul suo sito Facebook:  
Rita Coltellese Il paragone che lei fa, Sig.ra Boldrini, è improponibile sul piano della realtà. Fermo restando il sentimento di pietà per questi disperati che continuano ad affidarsi a dei delinquenti per gettarsi in mare, gli Italiani che andavano in Belgio partivano già con il contratto in tasca, altrimenti il Belgio non li avrebbe MAI fatti entrare. Il Belgio AVEVA BISOGNO DELLE LORO BRACCIA per scavare sotto terra il suo carbone e, per dar da mangiare alle loro famiglie, questi Italiani scendevano nelle gallerie dove sono morti. Quando arrivavano nessuno dava loro casa, alloggio e da mangiare, tantomeno assistenza sanitaria: dovevano pagarsi TUTTO. Si aiutavano fra immigrati: povera gente. Mi faccia il favore, Signora, non parli a vanvera, perché io li ho conosciuti da vicino quelli che sono partiti per le miniere in Belgio: nessuno è entrato senza permesso! Lei è la Terza Carica dello Stato e mi meraviglio che parli così a vanvera.

Spiagge Libere

Da: ADNKronos

Spiaggia libera, Roma e Sperlonga fuori legge: sotto il 50% minimo

Pubblicato il: 03/08/2015 14:05
Nel Lazio sono due i comuni che non rispettano l'obbligo di mantenere almeno il 50% di litorale libero: Roma con solo il 45% di litorale libero e oltre 610 metri da liberare per rispettare il requisito minimo, e Sperlonga con il 49%. Primato negativo visto che la quasi totalità dei comuni costieri, ad eccezione proprio di Roma e Sperlonga, già ad oggi rispettano il requisito imposto dalla nuova normativa regionale.
Lo rileva Legambiente che ricorda come, pochi giorni fa, la Regione Lazio abbia approvato la legge 26 giugno 2015, n. 8, riguardante le disposizioni relative all'utilizzazione del demanio marittimo per finalità turistiche e ricreative, modificando, inoltre, la legge regionale 6 agosto 2007 n. 13 concernente l'organizzazione del sistema turistico laziale. Secondo la nuova norma ogni Comune dovrà riservare a spiaggia pubblica o pubblica attrezzata almeno una quota pari o superiore al 50% dell'arenile di propria competenza.
Dovrà inoltre essere predisposto il Piano Regionale Utilizzazione Arenili, mai approvato sebbene previsto da una legge del 1993. Inoltre, non sarà più possibile rinnovare automaticamente le concessioni demaniali marittime che dovranno, anzi, essere assegnate tramite procedura pubblica.
“Al mare di Roma servono regole nuove e certe anche per rispondere all'aggressione della criminalità sul litorale, stuzzicata anche dagli appetiti nelle concessioni. La recente delibera regionale pone le basi per invertire una rotta compromessa da troppi anni", dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, chiedendo alla Regione di farsi da garante sia del rispetto della legge attraverso controlli e sanzioni, sia premiando, nel rilascio delle concessioni demaniali, chi decide di promuovere un turismo sostenibile.
Nella redazione e attuazione dei Pua regionale e comunali "si devono prevedere interruzioni rispetto alla contiguità degli stabilimenti, con meccanismi come l'obbligo per i concessionari a mantenere una porzione di almeno il 20% a spiaggia libera rispetto alla propria concessione", aggiunge Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio che chiede di garantire così l'accesso libero alle spiagge romane come su tutto il litorale laziale.
Per questo Legambiente chiede che si prevedano nel Pua di Roma e di tutti i comuni misure che aumentino le spiagge libere anche oltre la quota d'obbligo minimo di legge. "A Ostia in particolare - sottolinea Scacchi - bisogna mantenere la barra dritta sul ripristino della legalità come precondizione indispensabile e fondamentale, e dopo l'impegno nell'apertura dei varchi, chiediamo all'amministrazione comunale, senza alcuna condizione relativa a prolungamenti di anni nelle concessioni di abbattere il Lungomuro".

Questo articolo sembra dimostrare che la cosa sui litorali a sud di Roma sia di molto migliorata rispetto ad alcuni anni fa.
Devo averlo già scritto in qualche post riguardante l'Ambiente o Servizi e Cittadino, ma voglio ricordare un episodio che ho vissuto insieme a mio marito più di 10 anni fa sul litorale che ricade sotto il Comune di S. Felice Circeo.
E' un litorale molto vicino a Roma ed esploravamo la possibilità di acquistare una casetta al mare, dunque giravamo anche nella parte a nord di Roma. 
Quel giorno d'estate eravamo a sud: spiagge di S. Felice Circeo. Con stupore notammo una ininterrotta serie di stabilimenti balneari. Ci fermammo non per fare il bagno, ma per riposarci un po' sulla battigia, mettendo un asciugamano da mare per non sporcarci troppo di sabbia.
Dopo un po' si avvicinò un tizio molto abbronzato che ci disse che non potevamo sostare lì perché la spiaggia era in concessione al suo stabilimento. Purtroppo per lui aveva incontrato dei cittadini che conoscono molto bene la Costituzione Italiana, dunque non solo non si fecero intimidire dal suo tono intimidatorio, ma gli risposero civilmente che "i primi 5 metri dalla battigia non possono essere dati in concessione a nessuno, essendo patrimonio di tutti". L'ignorante, in quanto ignorava la Legge, insistette fino a minacciare di chiamare i Carabinieri che stazionavano (li avevamo visti noi stessi arrivando) sul lungomare. Ben felici di questa sua proposta lo invitammo a farlo: "Così saprà direttamente da loro cosa dice la Legge." A quel punto l'abbronzato gestore iniziò a tentennare, pur tenendo sempre in mano la carta della sua concessione che era andato addirittura a prendere e, desistendo dal suo minaccioso proposito di scomodare la vicina pattuglia della Benemerita, assunse un atteggiamento un poco bullesco dicendoci: "Ma io ve lo do gratis il lettino, anzi, guardi, ve lo faccio portare."
Ma i due irriducibili difensori del diritto gli risposero che non volevano alcun lettino, né a pagamento né gratis, né da lui né da altri: volevano stare dove stavano in pace, sul loro asciugamano, avendone il diritto e dunque lui doveva smettere di molestarli. Si aprì anche un breve dibattito sulla spiaggia libera del litorale del Comune di S. Felice Circeo, in quanto avevamo scelto di non usufruirne giacché trattavasi di un corridoio di spiaggia, delimitata da due muri in cemento, non più larga di una decina di metri, dove la gente stava necessariamente ammassata.
Poco prima io mi ero rivolta ad una signora molto corrucciata, che stava con i suoi bambini in quello stretto corridoio, chiedendole se c'era altra spiaggia libera su quel litorale. La signora mi aveva detto di no, che il Comune concedeva solo quel breve tratto e, nel parlarne, aveva assunto un tono circospetto, temendo chissà quale ritorsione per aver espresso una critica sull'agire dell'Amministrazione Comunale.
Aveva lì una casa e si vedeva che non era contenta affatto della faccenda, esprimendo il suo sconcerto per la conseguente costrizione a dover pagare ogni giorno lo stabilimento, se non voleva tenere i suoi bambini in quell'angusto spazio. Al mio invito a far valere il diritto protestando in Comune, scosse la testa rabbuiandosi ancora di più e facendo capire che, secondo lei, c'era dietro una voluta concessione all'illegalità.
Purtroppo tale italica illegalità è consentita anche da atteggiamenti come quello assunto dalla gentile e fine signora. La sottoscritta, invece, ritiene che il diritto va ricordato, qualora eluso o disatteso, a chi lo elude o lo disattende. 
Tornata a casa presi carta e penna e scrissi alla Capitaneria di Porto per competenza riportando l'episodio e le Leggi, firmando e dando tutti i miei recapiti.
L'anno dopo (sarà stato un caso?) la spiaggia libera del Comune di S. Felice Circeo era stata aumentata di almeno il doppio. 

Morale: gli italiani debbono imparare a far valere civilmente i loro diritti, informandosi prima e documentandosi. Senza scenate e senza insulti: il diritto è stato scritto e se è stato scritto così com'è deve essere rispettato, in primis dalle Istituzioni che debbono imporne il rispetto a tutti.

Quello che mi lascia sconcertata da ciò che apprendo da questo articolo è che servono sempre Leggi nuove su Leggi già esistenti per affermare quello che è già scritto nella Costituzione...  

Da: Studio Cataldi - Il Diritto Quotidiano
     

Il demanio marittimo

Secondo quanto stabilito
dall'art. 882 del codice civile, il lido del mare e laspiaggia fanno parte del demanio marittimo dello Stato: sono, cioè, beni di proprietà dello Stato (o delle Regioni, delle Province, dei Comuni),inalienabiliinespropriabili e destinati a servire bisogni della collettività. E se è vero che lo Stato può affidare le spiagge in concessione a privati, i poteri dei concessionari incontrano però il limite invalicabile della libera fruibilità da parte dei cittadini della 'battigia'

Lo stabilisce l'art. 1, comma 251, della legge 296/2006, che fa obbligo ai titolari delle concessioni "di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l'area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione"; e lo ha ribadito più recentemente la legge 217/2011, dove - alla lettera d) dell'art. 11, II comma - si legge che: "fermo restando, in assoluto, il diritto libero e gratuito di accesso e fruizione della battigia, anche ai fini di balneazione," (occorre) "disciplinare le ipotesi di costituzione del titolo di uso o di utilizzo delle aree del demanio marittimo".

Definizione di battigia e ampiezza del diritto "libero e gratuito"


Con il termine battigia, si intende "quella parte di spiaggia contro cui le onde si infrangono al suolo, che si estende per circa 5 metri dal limitare del mare" (ma per le spiagge di ampiezza inferiore ai 20 metri, le Capitanerie di Porto possono ridurre l'estensione della battigia fino a 3 metri). Ciò significa che non solo l'accesso all'acqua è sacrosantamente libero e gratuito per chiunque, ma tale è anche il passaggio, il passeggio, e lostazionamento sopra quei cinque metri (o tre) di suolo, nonché - dalla chiusura dell'eventuale stabilimento privato fino all'alba successiva - la possibilità di pescare dalla battigia stessa. 
Nessun concessionario di stabilimento privato insistente su una spiaggia può impedire tali attività né sottoporle al pagamento di un qualsivoglia pedaggio


venerdì 7 agosto 2015

Scavare buche sulla battigia

Da: Il Messaggero

Cammina sulla battigia e cade in una buca uomo affoga davanti ai bagnanti attoniti

Un uomo di Pianella, Enzo Faieta di 56 anni, è morto nella tarda mattinata di oggi per annegamento in località Ghiomera, lungo il litorale del Comune di Ortona, a poche decine di metri dalla località Lido Riccio, in provincia di Chieti. L'uomo stava camminando poco oltre la battigia quando è finito in una buca.

Alcuni bagnanti che hanno visto la scena hanno provato a soccorrere l'uomo ma invano. Quando sul posto è arrivato l'equipaggio del 118 non ha potuto che constatarne il decesso. Sono intervenuti anche i carabinieri e gli uomini della Capitaneria di porto.
Venerdì 7 Agosto 2015, 19:21 - Ultimo aggiornamento: 20:36
Non sarà questo il caso, sarà stata una buca scavata dal mare... ma vorrei segnalare che la mania di scavare buche anche molto profonde per "passare il tempo" in spiaggia, spesso con la scusa di farlo per i bambini, è una cosa che può essere pericolosa. L'acqua, con l'andirivieni delle maree, può ricoprire parte della battigia là dove prima, all'asciutto, c'era la spiaggia più vicina alla risacca e la buca si riempie di sabbia portata dall'onda un poco per volta, ma rimane sempre come una piccola voragine sotto i piedi, una voragine con la sabbia riportata dall'acqua necessariamente molle... tanto da costituire come delle sabbie mobili: è lo stesso fenomeno o simile...
E' accaduto ad una mia amica sul litorale a nord di Roma: è una persona che ama passeggiare a lungo sulla battigia, anche nei periodi e nei momenti in cui non c'è quasi nessuno. Di ritorno da una delle sue passeggiate quotidiane è affondata con entrambe le gambe fino al ginocchio in una buca coperta dall'acqua. Pur essendo una persona che nuota benissimo, si è trovata in una situazione pericolosa ed angosciante, giacché non riusciva ad uscire da quella posizione che le teneva entrambe le gambe bloccate nella sabbia. Qualsiasi movimento, dettato dalla paura, non avrebbe fatto altro che farla affondare di più. E' riuscita a mantenersi calma e a ragionare, quindi, muovendo piano le braccia come per nuotare, è riuscita a non affondare di più e.. piano piano.. a tirarsi fuori da quella assurda situazione. Credo che gli adulti non dovrebbero dilettarsi a fare enormi buche sulla spiaggia, ma meglio castelli di sabbia.   

giovedì 6 agosto 2015

Comune di Marino: italici costumi

Da: Il Caffè dei Castelli Romani

Sindaco di Marino arrestato: i ragazzini e il "Burking". Le intercettazioni


L'uso del potere e delle norme appare storpiato almeno quanto i congiuntivi, la sintassi e le parole anche straniere in bocca a certi personaggi, noti per l'immunità da grammatica e cultura. Nelle carte dell'indagine che ha portato ieri all'arresto del Sindaco di Marino, Silvagni Fabio, le intercettazioni sono tragicomiche. «Ma ci stanno questi qua di coso, qua di Burking... sta tutto a posto?», domanda il primo cittadino, alle prese non solo con la madrelingua ma pure con termini americani. Burking sarebbe non il velo di qualche concittadina islamica, ma il fast food "Burger King", al centro della presunta corruttela che ha portato all'arresto del Sindaco marinese ed altre 4 persone.
IL TECNICO SI PREOCCUPA DEI RAGAZZINI
Il problema era che i locali non erano commerciali, ma una sorta di magazzino. Cosa ben diversa da un sito in cui poter autorizzare attività di ristorazione e farci lavorare e mangiare decine di persone. «Burger King sta a posto per il famoso 49%, per il resto non sta a posto perché non possono mandare i ragazzi là dentro», risponde al Sindaco il capo dell'Ufficio tecnico del Comune di Marino, l'ing. Stefano Petrini, che appare contrario all'operazione. Di solito, infatti, nei fast food ci vanno a lavorare giovani e giovanissimi, e Petrini esprime delle serie remore: «Se noi avalliamo una cosa del genere - dice l'ingegnere - diventa un problema, quello è un deposito, un deposito. Attività artigianale industriale, come ci fai a mette' dentro in un'attività privata i ragazzini? [...] Dal punto di vista urbanistico non sta a posto». Del resto a Marino di cose non a posto se ne sono viste: basti pensare a certe licenze edilizie rilasciate con zero metri cubi riservati ad aree verdi, servizi eccetera dove magari farli giocare i ragazzini. «Sempre al sindaco - fa sapere la magistratura veliterna - viene contestata dalla Procura l’induzione indebita a corrispondere utilità a pubblico ufficiale sollecitando i vari imprenditori locali interessati a ottenere permessi di costruire, a versare all’Amministrazione Comunale la somma di euro 1.200 da utilizzare per finanziare le iniziative del Comune, in particolare feste e sagre, prospettando loro il diniego dei permessi in caso di mancata adesione alla richiesta».
VOTI COME PANINI
Alla fine, anche nel caso del "Burking" targato Silvagni la cosa è stata messa "a posto". Come? Anche qui le intercettazioni parlano da sé, fermo restando che vanno provate nell'eventuale processo: «eh... quello se la sta a studià bene... quello è un fijo de 'na mignotta che tu manco te lo immagini», dice il poliziotto stradale Gianluca Tomasi, da circa un anno in aspettativa per malattia, rammenta la Procura. Questo riferiva al suo socio nell'affare del fast food David Biancifiori nel novembre scorso. Poi a gennaio, dopo l'inaugurazione del mitico "Burking" avvenuta a dicembre, è Biancifiori a lamentarsi del Silvagni-style, fino a paventare un atto di ribellione verso certe pretese: « [...] il Sindaco prima de dacce l'autorizzazione, ha detto: "Io te la do, me assumi trenta persone?". Gliene abbiamo assunte quasi quaranta e mo gli ho detto che glieli rimando tutti a casa... ». Questo hanno registrato i Carabinieri ascoltando una telefonata dell'imprenditore con un'amica milanese. Come mai quella presunta richiesta di assumere persone nel nascituro Burger King marinese? «Pe' prende i voti no? Ha fatto assume' la gente!... - sbotta Biancifiori - No? Tu considera trenta posti de lavoro, so' millecinquecento voti e in un comune fanno la differenza... hai capito?». Resta la domanda sull'adeguatezza del "deposito" trasformato in ristorante.
IL GIP: «CONCRETO PERICOLO CHE COMMETTANO ALTRI GRAVI REATI»
C'è inoltre elemento che lascia riflettere e sta nel fatto le indagini sono state avviate nel giugno 2014, pochi giorno dopo l'elezione a sindaco di Silvagni. Praticamente, da quando è al potere nel Comune di Marino è sotto la lente dei Carabinieri e della magistratura penale. Ogni accusa, va ricordato, è da provare. Ma gli arrestati, oltre a Silvagni, il funzionario comunale Bruno Saccavino, il poliziotto-ristoratore Gianluca Tomasi, il suo socio David Biancifiori e Guido Ferrazza, secondo i magistrati sono capaci di commettere altri reati come quelli che gli vengono contestati e quindi vanno tenuti agli arresti domiciliari. «La reiterazione di condotte illecite e di accordi corruttivi - scrive il Giudice per le indagini preliminari Isabella De Angelis che ha disposto i 5 arresti di ieri - il ripetuto mercimonio della funzione pubblica, l'evidente intesa tra pubblici amministratori e privati imprenditori frutto di una prassi consolidata, fanno ritenere il concreto pericolo che» Silvagni, Saccavino, Biancifiori, Tomasi e Ferrazza, «se lasciati in libertà, commettano altri gravi delitti della stessa specie di quelli per cui si procede». Insomma, stando alle indagini e alle convinzioni del Procuratore di Velletri, Francesco Prete che ha diretto in prima persona l'inchiesta, nonché a quanto espresso dal Gip, il Giudice per le indagini preliminari, leggi, pareri tecnici e iniziative imprenditoriali sarebbero finite in un tritacarne corruttivo. Che brutto hamburger!

lunedì 3 agosto 2015

Caricature e persone - dalla Raccolta "Novelle Nuove"

Da: Novelle Nuove

Caricature e persone

La donna, ultraquarantenne, era vestita con calzoncini corti e casacca da marinaretta con la gorgiera. Le cosce nude ed abbronzatissime, anche se la donna era di bassa statura, erano benfatte e terminavano in gambe dritte i cui piedi calzavano scarpe piatte: cosa che andava a suo onore, visto che chi è di bassa statura tende ad alzarla tramite tacchi esagerati e ridicoli. Era comunque una "mise" incongrua con l'età non più verde, essendo adatta a figure adolescenziali e non ad una donna fatta.

"Sto' scemo ci ha chiuse fuori!" Quasi ringhiò per il disappunto.
La figlia impallidì. Aveva timore delle sfuriate di sua madre, del suo carattere aggressivo e violento e, dato che lo scemo a cui si riferiva era suo padre, la sua ansia aumentò. 
"E' una mania, è malato! Ha chiuso tutto e se ne è andato!" L'affanno ed il disappunto si sommavano alla rabbia di trovarsi in una situazione incresciosa. Da poco erano venuti ad abitare in quella villa circondata da un acro di terreno di cui lei era orgogliosa con una certa protervia dato che, come diceva a tutti, erano solo soldi suoi.
Dovette farsi almeno un chilometro e mezzo a piedi prima di trovare un telefono. Quando il marito le rispose lo aggredì: "C'hai chiuso fori a me e a Santina! No, non ce l'ho le chiavi dell'inferriate! C'ho le chiavi della porta, ma come c'arrivo se tu hai chiuso l'inferriata che hai messo prima?! Sbrigate! Mannaggia a te!"
Chi passò in auto vide una strana donna vestita da marinaretta percorrere una strada di campagna con la faccia stravolta e scurissima.
Il marito, intanto, con un po' d'ansia temendo le reazioni di sua moglie, prese l'auto e si allontanò dal luogo di lavoro senza problemi. Andava ogni giorno in quell'Ente Statale dove nessuno si accorgeva se c'era o non c'era dato che le mansioni per le quali gli pagavano lo stipendio ormai erano inutili: da anni era invalso l'uso di affidare a ditte esterne l'esecuzione dei manufatti che prima venivano costruiti nelle officine dell'Ente, dunque il suo lavoro di tornitore non serviva più. Ciò nondimeno lo stipendio gli veniva pagato lo stesso, ma questo avveniva in quasi tutti gli apparati statali in cui esistevano tali tipi di officine: il posto statale era a vita e non si poteva licenziare chi non serviva più, né, per non smuovere rivendicazioni sindacali, si poteva rilocalizzare una figura professionale su altre mansioni. L'uso di ordinare fuori quel che serviva era in parte giustificato dalla necessità di ottenere in tempi ragionevoli i manufatti progettati, altrimenti ottenuti in tempi non competitivi da personale demotivato e non coercibile data la crisi dell'autorità, dovuta ad una cultura di sinistra egemone in quegli anni in Italia. La diffusione, su scala nazionale, di stipendi pagati a fondo perduto era un carico economico in perdita, considerando anche che in quegli anni le carriere statali avvenivano spesso ope legis e dunque anche chi, come il tornitore inutile, non faceva più niente tutto il giorno cresceva di livello sulla carta grazie all'ennesima leggina ad hoc.
Arrivò a casa e dovette prendersi la rabbiosa sfuriata della moglie sotto gli occhi della impallidita Santina che, anche se suo padre aveva torto in quel caso, parteggiava sempre per lui, conoscendo la loro situazione familiare.
Per chi, in quei luoghi, li vedeva dall'esterno era sconcertante come lui subisse tutto passivamente, obbedendo ad ogni comando di lei e non permettendosi alcuna iniziativa o decisione. Provava ad obiettare a volte con un sorriso ambiguo che voleva essere ironico, ma che era solo un modo per  ammantare la sua situazione umiliata ed umiliante nella quale viveva e che accettava.
Per questo le figlie erano dalla sua parte, anche se, davanti al mondo facevano muro negando anche l'evidenza che riguardava la madre.
La madre accusava il marito di averla picchiata in  passato, recando imbarazzo nelle figlie qualora presenti.
Poi di botto comunicava di avergli dato uno schiaffo in faccia e lui non aveva reagito.
"Lo volevo dare a Silvana perché mi aveva detto "Se non ti sta bene questa famiglia allora vattene", lui si è messo in mezzo per impedirmelo e l'ha preso lui."
"Non esiste che io me ne vada da casa mia! Qui è tutto mio!"
Lui diceva che un suo amico si era separato ed era andato a convivere con una donna, ma dopo due anni stava punto e a capo: la storia era finita e lui non aveva una casa dove abitare. E le case erano care anche in zone economiche...
Sembrava volesse dire che vivere nella casa di cui la moglie vantava l'assoluta proprietà e dove doveva solo obbedire o, al massimo, fare la resistenza passiva, era in fondo il male minore. 
La gente apprendeva da loro che lei andava in vacanza da sola, senza nemmeno le figlie. Tutto questo non sembrava a tutti normale ma si sa che ci sono persone che preferiscono trovare normale anche ciò che non gli appare tale: per una innata ipocrisia acquisita come stile di vita, mista a viltà, per un malinteso concetto "che bisogna andare d'accordo con tutti", oppure perché in fondo si sentono simili a chi vive in modo anormale.
La donna raccontava di sé cose diverse a seconda dei luoghi e delle persone.
Al lavoro diceva di essere separata dal marito da anni, fin da quando le figlie erano piccole. Persone sensibili, che ascoltavano i suoi racconti di sofferenza delle bambine per tale traumatica situazione familiare, si commuovevano ed è questo che lei voleva: fare pena. Ma la gente maliziosa, pur sapendola donna libera a causa della separazione legale dal suo coniuge, sogghignava lo stesso per il suo modo disinvolto di comportarsi con gli uomini. Alcuni del posto di lavoro, altri al di fuori ma che la venivano a cercare fermandosi con lei appena fuori dai locali dove si svolgeva il suo lavoro di modesta impiegata. L'indulgenza ridanciana dei suoi colleghi e di chi frequentava quei luoghi per motivi diversi dipendeva anche dalla manifesta propensione della donna a raccontare bugie puerili ed inverosimili.
Chi la conosceva da 20 anni almeno sentiva dalle sue labbra che ella era affetta da un tumore al cervello e che era a rischio di morte o di paralisi da un momento all'altro. Come non essere indulgenti di fronte ad una donna palesemente affetta da una grave alterazione psichica? Certo i colleghi più corretti dicevano che "era sì matta, ma nell'agire quotidiano era abile nel fare le cose in modo che andassero sempre a favore suo". 
Chi scrive deve limitarsi alla descrizione dei fatti e dell'agire dei personaggi senza darne un giudizio, anche se il titolo del racconto un indirizzo lo da....
Anche persone che avevano come unico titolo di studio poco più della terza media inferiore, come una sua collega, si rendevano immediatamente conto dell'anomalia comportamentale della donna: ad una evidente inutile bugia puerile, come il raccontare di essersi abbronzata in settimana bianca, l'indulgente collega opponeva un franco: "Assuntina ma tu questa abbronzatura te la sei andata a fare con la lampada, altro che settimana bianca!"
Ad una furbizia piena di malizia, che le consentiva di applicare un illegale metodo concussivo in combutta con un sindacalista e un avvocato per far soldi, si opponeva la sua malattia che le toglieva i freni inibitori facendole assumere un comportamento millantatorio. Il suo carattere prepotente ed ossessivo, poi, imponeva agli altri la sua volontà.
Ovviamente questo non le riusciva con tutti. Le persone si sottraevano alla sua volontà ossessiva, all'ascolto delle sue deliranti bugie e, nel caso migliore, facevano finta di niente deridendo questa parodia di essere umano. Ma c'erano persone che non si adattavano né a deriderla, né a fingere di crederle, né a trovare normale il suo comportamento e quello del marito, già descritto, a cui si aggiungeva quello delle figlie, nessuna delle quali aveva voluto prendere le distanze dall'anormalità materna: queste persone la evitavano palesemente.
C'era chi l'aveva ascoltata dire: "Non ce la faccio più a mantenere questo tenore di vita! Loro mi dicono di smettere, però poi come gli fa comodo vivere come vivono grazie a me!" Parlava così non solo del marito ma anche delle figlie. Alle persone a cui faceva queste spontanee confidenze raccontava anche di avere attività redditizie dovute ad una sua laurea, ad una sua attività libero professionale svolta in uno studio prestigioso. Qualche persona sprovveduta intellettualmente ed intelletivamente le credeva, non potendo accorgersi della sua palese ignoranza, ben lontana da lauree ed attività che abbisognavano di competenze che lei dimostrava palesemente di non avere. Ma bastava avere appena la licenza media, come la collega che le contestava francamente le sue puerili bugie, per vederla come era: una piccola disonesta che cercava di imbrogliare le persone senza saper valutare chi aveva davanti.
Con la storia del tumore a volte trovava credito in chi arrivava nuovo nel suo posto di lavoro. Diceva loro che aveva fatto la chemioterapia e che i capelli le erano ricresciuti. Ma, in questo caso, chi non era di infima intelligenza dopo un po' di tempo capiva... 
In altri casi, stranamente, la gente si lasciava conquistare dalla sua profferta di favori fatti e promessi, dalle sue attenzioni esagerate... Ma anche qui il tempo faceva capire ai più che tutto aveva il fine di essere accettata, con il marito e le figlie ormai copie della madre, per quello che era senza dirlo apertamente. Queste persone, di non rigida morale, si adattavano con compiacente ipocrisia. Ogni simile ama il suo simile e dunque qualcosa in comune con lei, il suo vile marito e le complici figlie, dovevano averlo per forza. Non sempre era visibile, ma di sicuro il saggio proverbio "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei" sintetizza una riflessione sulla psicologia umana.
Guai a chi dimostrava apertamente di non credere alle sue balle: iniziava una subdola operazione di discredito che, però, sulle persone mediamente intelligenti e pulite non aveva presa.
Un'amica di Santina fu invitata nella villa acquistata con i proventi di Assuntina, come lei sottolineava sempre, e dopo mielosi convenevoli la madre iniziò a denigrare una vicina, rea di averla scaricata facendole capire che sapeva benissimo chi fosse. La giovane ascoltava incredula e allora, come da copione, Assuntina chiedeva a Santina di intervenire avallando le sue bugie. 
"E' vero che è pazza Santina? Diglielo anche tu!"
"E' vero, è vero." Assentì la figlia come faceva sempre. Avevano corredato la loro denigrazione di fatti mai avvenuti a carico della presunta pazzia della vicina. Ma la giovane, che aveva ascoltato quei racconti su una persona che lei non conosceva, ma di cui udiva la voce provenire dal vicino giardino in cui stava giocando con il suo piccolo nipotino, al culmine dello stupore proferì: "Ma si lascia un bimbo piccolo nelle mani di una persona così??!!"
La stessa incredulità l'aveva avuta pure quella persona che ora le due calunniatrici volevano far passare per pazza, quando le avevano parlato delle corna di un comune vicino di casa. La donna, di ottima cultura e, soprattutto, intelligenza, da tempo aveva capito con chi aveva a che fare e, pur non palesando apertamente il suo pensiero con lo stupore ingenuo dell'amica di Santina, ascoltava quei tentativi di sciocca denigrazione del vicino e di sua moglie sapendo bene che venivano fatti sempre su argomenti che, invece, riguardavano proprio quella sciagurata donna e la sua famiglia.
Questa saggia persona aveva avuto, senza cercarlo, un riscontro certo ed incontrovertibile che il tornitore veniva sudiciamente tradito, cosa che in più persone avevano capito, arrivando a dire che "forse lui aveva un dubbio". Ma l'insistenza di Assuntina nel parlare sempre di coppie che erano sposate solo per la facciata e in cui uno dei coniugi aveva rapporti esterni alla coppia e l'altro lo sapeva e lo accettava, faceva capire che "la lingua batte dove il dente duole". 
Parlava malissimo anche di suoi parenti, trasponendo su essi le sue problematiche.
Aveva un fratello sposato di cui raccontava la scoperta traumatica del tradimento della moglie. A chi obiettava, come l'incredula amica di Santina sulla insistita pazzia della vicina, che non si capiva perché suo fratello non avesse divorziato, lei rispondeva: "Ma per le figlie!"
Poi raccontava la drammatica scoperta delle corna di suo fratello. 
"La conoscevano tutti nella zona: si è fatta tutte le pensioncine intorno a Castro Pretorio! Io non posso vedere il basco che porta l'amica di mia figlia Silvana, perché è uguale a quello che io mi mettevo per mimetizzarmi per seguirla. E' un'ignorante che ha preso la terza media con i punti VDB! Mio fratello è innamoratissimo e la chiama Carmen, Carmen!! Un giorno sono andata a casa loro e ho trovato la porta aperta, la giacca di mio fratello era appesa all'attaccapanni... Per terra c'era il boccione del vino che lui era andato a prendere a Oriolo Romano.. Io ho capito subito che lui aveva scoperto che la moglie lo tradiva.. Sono corsa in camera e l'ho trovato in ginocchio accanto al letto con il busto poggiato sul letto.. Distrutto!"
Chi l'ascoltava pensava che molto di quello che attribuiva a sua cognata e a suo fratello in realtà doveva riguardare lei stessa. Come i sintomi di follia che aveva attribuiti alla sua vicina, non doveva inventarli, bastava trasporre i suoi. Aveva raccontato di essere rimasta a casa per sei mesi mettendo come scusa un esaurimento nervoso, per reazione ad una ingiusta imposizione di un capo al lavoro.
Chi l'ascoltava ci credette, ma quando lei iniziò a parlare di un impossibile tumore cerebrale e delle fantomatiche cure praticate, a detta sua, "con siringhe di silicone nelle arterie del collo e che poi il silicone migra e va a reggere le pareti del tumore altrimenti scoppia", gli fu palese che la donna era pazza veramente e forse l'assenza dal lavoro era stata vera e necessaria.
Un'altra vicina aveva un figlio ridotto sulla poltrona a rotelle per un tumore cerebrale e guardava dalla finestra Assuntina che rastrellava le foglie in giardino: "Ma come fai? - Le disse. - Tu dici di avere un tumore al cervello... Ma io vedo che stai bene.. Mio figlio invece ha avuto tanti sintomi prima di finire sulla poltrona a rotelle.." 
Assuntina raccontava scandalizzata quello che le aveva detto la vicina: "Come? Non le credeva?"
In seguito il figlio della vicina morì lasciando moglie e figli.
Stranamente la sorella del morto frequentava la sedicente malata di tumore senza problemi.
Una stranezza che forse si può spiegare con il fatto che anche lei, come sua madre, aveva un esaurimento nervoso e doveva curarsi prendendo abitualmente psicofarmaci.
Assuntina, dunque, nonostante le sue bugie, la sua attitudine alla calunnia per denigrare chi non l'accettava o sapeva chi era e cosa faceva veramente, trovava sempre qualcuno che ci passava sopra.
Persone o caricature? Si lascia al lettore.
Una coppia piena di problemi e, per quel che attiene lui, di soldi, si fece agganciare sperando di ottenere i favori che lei prometteva a tutti, vantando possibilità e poteri che non aveva, per ingraziarsi la gente. In realtà chi ottenne i suoi "favori" fu il marito della disastrosa coppia e la cosa fu risaputa perché sia il figlio che la moglie, temendo che uscissero un po' dei loro soldi verso Assuntina, lo raccontarono a tutti. 
Nonostante tutto il tornitore restava al suo posto e i soldi che lei portava, non certo con il suo risicato stipendio, tenevano ben legate anche le figlie.
Per molta gente non contano i valori morali, bensì altre cose. 
Si vantava di raccomandare tutti ed essere raccomandati era per lei evidentemente una qualità, ma bisogna dire anche per il resto della sua famiglia. A detta sua aveva fatto entrare nella Guardia di Finanza un nipote del marito. Cercò di raccomandare uno stupidone che aveva sposato sua figlia e sua figlia stessa, con quest'ultima  riuscendoci grazie all'avvocato con cui trafficava.
Inventava titoli accademici anche a suo marito, che non si vergognava affatto di non smentirla. 
Agganciava tutti ma, come detto, dopo un po' per un motivo o per l'altro la gente si sganciava. Ma chi era come lei, come la coppia piena di problemi, non la rifiutava. 
Con la coppia era finita male a causa dello scandalo creato dal figlio e dalla moglie del ricco preso al laccio; con dei vicini era finita perché lui aveva saputo che Assuntina denigrava sua moglie insieme a Santina facendolo passare per cornuto; con altri più o meno per lo stesso motivo, con l'aggravante che, complice il subdolo marito di Assuntina, avevano lasciato per strada di sera e al buio la figlia minorenne, amica di Silvana, che era stata loro affidata dai genitori per una passeggiata, insinuando che "l'aveva chiesto lei perché doveva andare con un ragazzo". Era il periodo in cui le figlie si davano molto da fare con i ragazzi della zona: le vedevano dentro le auto ferme di sera  lungo la strada dove abitavano, al buio, con vari ragazzi.
Il padre aveva reso le armi con la madre e con loro. L'unica cosa che gli rimaneva era insinuare che la gente era stupidamente chiacchierona inalberando il suo sghembo sorriso, salvo poi alludere con la sua calma apparente di serpente umiliato che altre donne o ragazze si davano da fare... Insomma la loro difesa era sempre la calunnia e la denigrazione.
Lei informava la gente che il marito veniva svegliato di notte da telefonate. Lo diceva con un certo imbarazzo stirando un sorrisino sulle labbra tatuate. Chi ascoltava chiedeva come mai, forse avevano sbagliato il numero.
"No, chiamano anche alle tre di notte..."
"Chi pensi possa essere?"
"Ragazzi... Sai per le mie figlie.."
Chi ascoltava aveva figlie femmine giovani, ma pensava che a casa sua non accadeva.
"Cambiamo numero e non lo facciamo mettere in elenco."

Qualcuno che le credeva però l'aveva trovato: un'intera famiglia. 
Non si può dire se fossero volutamente ciechi o totalmente stupidi o se, infine, avessero anche loro qualche altarino da nascondere e fossero spinti per questo a comportarsi da caricature senza verità e spontaneità. Quello che si sa è che nel circondario avevano legato in particolare con Assuntina e la sua singolare famiglia e fatte loro le sue denigrazioni a cui mostravano di credere ciecamente. Si preoccupavano però di non farlo capire ma, essendo forse molto ottusi e stupidi, si scoprivano facendo figure non edificanti. Sorridevano e cercavano di mostrarsi gentili con una signora che Assuntina odiava perché temeva avesse detto in giro quello che si diceva di lei al lavoro. Ovviamente ometteva quello che lei aveva detto di sé in quell'ambito. Messe le mani avanti con i suoi amici aveva piagnucolato facendo la vittima, dicendosi lei vittima di chiacchiere cattive al lavoro.
"Dicevano che avevo degli amanti! Per invidia! E questa matta ci ha creduto!"
Pregò un giovanottone che faceva parte di quella parentela di informarsi presso alcuni vicini di colei che lei chiamava "la matta" se questa avesse parlato loro dei suoi casi. E... incredibile... quello lo fece! La conversazione fra due uomini giovani e con famiglia, che avrebbero dovuto essere pensanti, si svolse più o meno così: 
l'amico di Assuntina e famiglia: "...Lei ammette  che lo dicevano.."
L'altro: "A me non è arrivato niente. Ma se dici che questa ci ha creduto.. Ma magari nemmeno è vero.. Bisognerebbe sapere però perché lo dicono!" Concluse con tono dubbioso. Come solito il timore che gli altri sappiano fa si che sia proprio colui che vuole coprire il quale, agitandosi, mette in luce quello che vorrebbe nascondere. 
Il giovanottone riportò. Ma Assuntina non era paga. Con queste persone però le andava bene. Erano tutti convinti che la signora che lei chiamava "la matta" lo fosse realmente, pur frequentando lei con  il suo ormai trentennale tumore cerebrale che, evidentemente, per loro doveva essere un caso da Annali della Medicina essendo Assuntina ancora viva.
Una del gruppo tentava di essere gentile con la signora "matta" e le fece dei piccoli regalini che quella, che aveva da subito capito ogni cosa sul rapporto che li legava alla vera malata di mente, si affrettò a contraccambiare. Un vecchio della famiglia, molto volgare nel parlare e nei modi, chiese a suo figlio: "Ma che je deve da a questa? Se è matta?"
"Le ha regalato dei fiori, una pianta, per Pasqua.. e lei ha contraccambiato con un dolcetto."
La signora stava al gioco, pur sapendo dove sarebbe andato a finire e provando un po' di tristezza per loro, ma non più di tanto. Qualcosa in comune con quella parodia di famiglia dovevano pur averla se trovavano tutto normale.
Ma Assuntina si rodeva ed interrogava la poveretta che comunque tentava di andare d'accordo con tutto il circondario. Però, invece di liberarsi da quel giogo, la rassicurò che con quella signora lei parlava solo lo stretto indispensabile e solo se  la incontrava faccia  a faccia scambiando poche parole oltre il saluto.
Lo raccontò al marito che la rimproverò: "No! Hai fatto male!"
"Perché?"
"Se stavate in giardino come mi hai detto e la matta ti ha sentito hai chiuso!"
"Ma allora che debbo fare?!"
I poverini non erano persone libere di parlare con chi gli pareva e stringere amicizia con chi a loro meglio garbava? Non si sa, dato che stavano bene con Assuntina e famiglia avrebbero potuto optare per quell'unica frequentazione e a nessuno sarebbe importato un bel nulla. Invece si barcamenavano temendo Assuntina e, allo stesso tempo, la placida signora fatta passare per matta giacché la millantatrice aveva detto loro che, se quella avesse capito che si frequentavano, avrebbe reso loro la vita difficile. E loro tenevano in conto quello che quel soggetto diceva, privi evidentemente di capacità autonome di giudizio. 
La placida signora invece vedeva questo equilibrismo e pensava che era gente ben strana se si faceva influenzare da una simile donna.
Regalò alla povera equilibrista un libro di cui aveva curato la traduzione. Quella la ringraziò apparentemente ammirata e disse a suo marito: "Ma questa signora non può essere malata come dicono Assuntina e la sua famiglia, se scrive cose come queste!"
Il marito allora, pensando di essere molto intelligente, rispose: "Un po' meno matta, allora, non matta del tutto."
Non sappiamo per quale oscuro meccanismo una malata di mente riuscisse ad apparire a quella gente normale e con quali argomenti, per loro convincenti, tale malata li avesse persuasi che la matta era colei che troppo sapeva sui suoi casi. Comunque le cose stavano così e la placida signora assecondava quella facciata di gentilezza falsa rispondendo al saluto e alle poche frasi che quelli volevano scambiare con lei. 
Finché un giorno uno dei figli adolescenti dei subalterni ad Assuntina, accorgendosi che la placida signora stava chinata a pulire alcune piante sul confine, si precipitò alla siepe che li divideva dalla loro amica mitomane avvertendo una loro parente che era con lei con le seguenti parole: "Fate attenzione a quel che dite, c'è la matta!"
Fu troppo anche per la tranquilla signora e l'indomani mattina, trovandosi davanti i genitori dello stupido ragazzino ridotto a comare, li salutò con un significativo, esagerato sorriso che voleva sottolineare il loro inutile comportamento falso ed ipocrita. I due la guardarono interdetti notando la stranezza: non sappiamo se la loro intelligenza arrivò a capire o se si rafforzarono nell'opinione che la pazza era lei e non la loro amica Assuntina. Il ragazzetto poco intelligente incrociandola la salutò, cosa che non faceva quasi mai, e per pietà la signora rispose con un cenno ed un sorriso, ma quello incongruamente la risalutò di nuovo, allora lei, capendo che il gesto gli era stato caldamente raccomandato da sua madre per rimediare alla brutta figura, rispose pure a questo secondo saluto con un cenno della mano, sperando di averlo rassicurato sulla sua supposta buona educazione, ma ormai era veramente stanca di quella stupida gente che scambiava l'ipocrisia e la falsità per buona educazione e che allevava i propri figli in una simile atmosfera da sottosviluppo di mentalità decisamente involute: "Saluta mi raccomando! Tu saluta sempre!"
Poi a casa gli facevano frequentare una che diceva di essere laureata senza avere neppure un diploma, che recitava la parte di una donna importante ed era più ignorante di uno scarpone di fanteria! Una che trattava il marito come una pezza da piedi spacciandolo con alcuni per laureato, pure lui, per non parlare dei deliri sui tumori inesistenti e tanto tanto altro. 
Caricature o persone? Fate voi.

domenica 2 agosto 2015

E la chiamano "linea dura"...

Da: Il Messaggero

Immigrati e guerriglia urbana al Pigneto, scatta la linea dura del Prefetto «Per i pusher espulsione immediata»
di Lorenzo De Cicco

Espulsione immediata. Subito fuori dall'Italia gli spacciatori stranieri. A partire da quelli che mercoledì notte hanno aggredito 3 carabinieri durante un controllo anti-droga al Pigneto. Il prefetto Franco Gabrielli sceglie la linea dura. Il tema della sicurezza, a Palazzo Valentini, viene inquadrato come una priorità. L'escalation di tensioni nelle periferie in mano al racket dello spaccio, dal Pigneto a Tor Bella Monaca, esigono risposte chiare e soprattutto veloci. Ecco perché, è il ragionamento del prefetto, per i pusher colti in flagrante e arrestati non si possono aspettare i tempi della giustizia italiana.
LA NORMATIVA
Le leggi in materia di espulsione parlano chiaro: quando sussistono «motivi di ordine pubblico o di sicurezza» il provvedimento di allontanamento può essere disposto dal prefetto «autonomamente» o su segnalazione di un qualunque organo di polizia (anche se nella prassi è il questore l'unica autorità a farlo). Nel caso in cui lo straniero venga identificato come «membro di una organizzazione mafiosa o di criminalità organizzata», l'espulsione è eseguita «con accompagnamento coatto alla frontiera». Dopodiché scatta in automatico il divieto di tornare in Italia per un periodo che va dai 3 ai 5 anni.
Mi si consenta l'ironia, sempre valida come rifugio di fronte all'assurdo, ma la chiamano "linea dura"?
Gente che vive nel nostro Paese senza poter dimostrare di avere mezzi di sussistenza, che delinque, che aggredisce le Forze dell'Ordine, se viene espulsa vuol dire che si applica la "linea dura"? E questa supposta "linea dura" prevede che il soggetto non possa tornare in Italia per minimo 3 anni fino a 5? Ma cosa deve tornare a fare uno che spacciava e aggrediva le nostre Forze dell'Ordine? Interdirgli per sempre l'ingresso è troppo duro per i nostri legiferatori'?
Ma cosa è successo a questo Paese negli ultimi anni? Quali forze politiche, spinte da quale pubblica opinione, hanno allentato le norme fino a questo punto?
Forse l'ho già scritto in qualche post tempo fa, ma posso portare la mia esperienza di lavoro: per 10 lunghi anni, se non ricordo male dal 1990, mi sono occupata anche di un Accordo Culturale fra il nostro Paese e l'allora Repubblica Cecoslovacca. Era un accordo fra due Atenei, uno italiano ed uno cecoslovacco, che prevedeva fra l'altro scambi di studiosi. Quando i cecoslovacchi venivano in Italia io mi dovevo occupare di tutta una serie di pratiche amministrative per il loro soggiorno. La prima cosa da fare era avvertire la Questura del loro arrivo per fargli avere per tempo il permesso di soggiorno che, per essere ottenuto, prevedeva la dimostrazione documentale che avevano, oltre alla motivazione di studio data dall'Accordo sottoscritto dai due Rettori degli Atenei interessati, anche la copertura finanziaria che garantisse la loro sussistenza sul nostro suolo, anche se per brevi periodi.
Dunque, siamo passati da farraginose pratiche burocratiche imposte anche a chi veniva qui con valide motivazioni di studio, all'arrembaggio di un Paese invaso senza controllo se non a posteriori e dopo estreme conseguenze.
Interessante sarebbe sapere quali strumenti hanno i nostri Funzionari di Polizia per accompagnare alla frontiera gli spacciatori africani e quanto questo accompagnamento ci costa per ogni persona "accompagnata". Mi chiedo altresì, qualora si riesca ad individuare la nazionalità dello spacciatore, se si possa accompagnarlo semplicemente presso l'Ambasciata del suo Paese o presso il suo Consolato affinché provveda il suo Stato di appartenenza alle spese di rimpatrio.  Sarebbe il caso, qualora non sia stato fatto, di provvedere a protocolli fra il nostro Stato e quelli di provenienza di questi africani affinché non sia sempre il contribuente italiano a pagare. Anche se prevedo furbe resistenze da parte di codesti Stati.

sabato 1 agosto 2015

Guai a chi parla all'ATAC: omertà!

Da: Il Tempo.it
Nessun reintegro per ora dell’autista «ribelle»
Nessun reintegro, almeno per il momento, per Christian Rosso, l'autista dell'Atac raggiunto da una sospensione a tempo indeterminato dopo aver pubblicato un video denuncia dei disservizi del...


ATAC, SOSPESO AUTISTA VIDEO-DENUNCIA: ESPLODE RABBIA PIAZZA CAMPIDOGLIO -

Nessun reintegro, almeno per il momento, per Christian Rosso, l'autista dell'Atac raggiunto da una sospensione a tempo indeterminato dopo aver pubblicato un video denuncia dei disservizi del trasporto pubblico. Rosso è stato convocato in azienda, dove non ha incontrato la commissione disciplinare ma ha avuto un colloquio con il direttore del personale. «Abbiamo parlato del video, dei problemi che ci sono. Mi hanno detto forse non era un buon momento visto che l'azienda in cattive acque, ma io l'ho fatto in buona fede, onestamente per informare», ha detto Rosso appena uscito dalla sede Atac. «Se avessero fatto loro come azienda - ha aggiunto - un comunicato per dire che gli autisti non erano colpevoli forse non sarebbe successo tutto questo». L'autista si dice «non pentito del gesto, fatto esclusivamente per informare». L'azienda gli ha detto che «gli farà sapere», nel frattempo Rosso si è rivolto a un legale.
Sulla vicenda la municipalizzata del trasporto ha fatto sapere che «prosegue, come previsto dalle norme giuslavoristiche e da quelle contrattuali, il procedimento a carico di un dipendente che nei giorni scorsi ha violato le norme previste da codici e regolamenti aziendali. Atac precisa che il provvedimento in esame non ha elementi di straordinarietà rispetto ad altri che l'azienda ha attivato in passato nei confronti di dipendenti per fattispecie analoghe e che quindi è del tutto coerente con i rilievi verificati e con casi simili. L'azienda sottolinea - prosegue il comunicato - inoltre che non appena giungeranno da parte del dipendente le controdeduzioni previste dalle procedure vigenti, provvederà - come previsto - ad incontrarlo per il necessario contraddittorio e per le conseguenti valutazioni - prosegue Atac - In quella sede, l'azienda ascolterà il dipendente traendo le proprie conclusioni sempre nel rispetto delle normative di legge e di contratto in vigore, dove, in particolare, è previsto che la sanzione sarà adottata solo al termine del procedimento in atto». In difesa di Rosso i sindacati: «chiediamo ad Atac che revochi il provvedimento di sospensione emesso nei confronti dell'autista Christian Rosso, un provvedimento davvero troppo pesante. Qualora l'azienda dovesse persistere in un simile atteggiamento, considerata anche la gravità del contesto che vive la mobilità cittadina, il sindacato agirà di conseguenza». Così, in una nota, il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio Claudio Di Berardino, il responsabile della Cisl di Roma Mario Bertone e il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio Alberto Civica.

Che esiste un Codice Etico all'ATAC come in qualunque rapporto di lavoro si sa.  
Da tale Codice si possono leggere molte cose, fra cui:
Trasparenza: implica l’impegno di tutti a fornire le dovute informazioni, sia all’interno che all’esterno della Società, in modo chiaro, frequente e completo,  adottando una comunicazione verbale e scritta di facile e immediata comprensione e dietro verifica dei requisiti dell’informazione stessa.

Ora la comunicazione del video del giovane autista è stata informativa di una situazione reale facilmente capita da tutti, di questo l'ATAC può stare tranquilla, inoltre Christian Rosso ha detto cose vere e dunque non ha né denigrato né calunniato l'ATAC.
Sono sicura che dovranno reintegrarlo e dargli pure i soldi degli stipendi persi giacché lo dovrebbero ringraziare di aver dato un'immagine del personale ATAC giovane, pulita e critica in senso costruttivo e non demolitivo come fanno gli assenteisti, quelli che svolgono il lavoro in modo sciatto, oppure come i dirigenti che dirigono tanto male questa Azienda e loro sì che andrebbero sospesi...