venerdì 6 novembre 2015

Aborto - dalla raccolta "Novelle Nuove"

Novelle Nuove

Aborto

Sono una giornalista, mi chiamo Sandra Sagone, molti anni fa ho condotto, per una rivista per la quale lavoravo, un'inchiesta su un campione di donne che avevano abortito volontariamente. Avevo proposto al mio Direttore e sottoposto successivamente al Comitato di Redazione la mia idea, giacché si era negli anni in cui si era passati da poco dagli aborti puniti dalla legge alla legge che li consentiva in strutture ospedaliere statali. Era importante per me questa indagine sociologica, ma anche psicologica, sulle donne che avevano rinunciato ad un figlio prima che l'aborto fosse legale e dopo.
Mi aveva colpito allora un fenomeno che dura anche adesso: donne famose per varie professioni e motivi, che si dicevano favorevoli all'aborto e alla sua legalizzazione che toglieva la donna dal nascondersi con vergogna, alla domanda personale se l'avessero mai praticato rispondevano tutte di no. Al massimo, qualche attrice di cui si era saputo qualcosa sull'attesa, ammetteva "di averlo perso", escludendo quindi la volontarietà dell'atto.
Nella mia inchiesta fra donne di varie professioni ma non famose, invece, ho scoperto una frequenza molto alta di aborti volontari, confessati nell'anonimato alla giornalista con il vincolo legale di mantenerlo.
Mi sono dunque domandata come mai se nella gente comune erano così frequenti non lo fossero per le donne famose?
La risposta che mi sono data è che tali donne famose non erano sincere e se, per dimostrarsi liberali ed aperte sulla legalizzazione dell'aborto, ne ammettevano la necessità, per se stesse conservavano una ritrosia ad ammettere di aver abortito volontariamente nel timore di rovinare la propria immagine pubblica.
Mancanza di coraggio dunque? Di autenticità? Certo, ma forse umanamente comprensibile.
La stessa cosa avviene in chi famoso non è e far aprire l'animo alle confidenze non è stato facile, solo la garanzia dell'anonimato mi ha permesso di mettere insieme questa inchiesta che fu a suo tempo pubblicata dalla mia rivista e suscitò molto interesse.
Qualcuno del Comitato di Redazione obiettò che ce ne erano state altre di queste inchieste e che dunque non si sentiva la necessità di aggiungerne, che non dimostravano nulla, che poteva ridursi ad essere una inutile intromissione nei drammi e nelle miserie altrui... Ma il mio Direttore mi appoggiò e così ne nacque questa serie di interviste-confessioni che qui riproduco dopo tanti anni. Molte di queste donne sono nel frattempo morte, altre sono anziane, comunque di loro riporterò, come allora, solo le iniziali per deontologia professionale.

L.B. - "L'ho fatto quando la legge in Italia ancora non c'era. Era il mio terzo figlio. Ho dovuto rinunciarvi perché ormai avevo perso il mio lavoro sicuro, che mi avrebbe consentito l'astensione per maternità e, se necessario, anche l'aspettativa. Ma l'avevo abbandonato dando le dimissioni per andare incontro alle esigenze di mio marito. Ero un'insegnante di ruolo e lui, sempre irrequieto nel suo lavoro, aveva deciso di mettersi in proprio perché non sopportava di dover rendere conto a qualcuno sopra di lui. Mi chiese di aiutarlo e, dato che la legge sulle pensioni allora in vigore mi consentiva di andar via con il minimo, detti le dimissioni. Mi piaceva insegnare, ma lui era sempre tormentato e pieno di problemi.. Rinunciai e mi buttai a capofitto nel lavoro di questa Ditta che lui aveva messo in piedi con suo fratello e un aiuto economico del padre. Fu allora che rimasi incinta. Eravamo in un momento delicato, la parte a me affidata richiedeva anche che io viaggiassi per portare un servizio alla clientela... Eravamo esposti con le banche, il lavoro andava bene ma non si poteva mollare. Allora presi quell'aereo e andai in Gran Bretagna... Non sono mai riuscita a parlarne con nessuno, neppure con una mia amica e consuocera che mi confidò con dolore la medesima esperienza... Le dissi con distacco che "quello era solo un embrione"... Ma non sono riuscita ad aprirmi, a dire con lo stesso distacco che era successo anche a me. Non so il perché.. Forse è un distacco che metto fra me e quell'evento volontariamente, per difendermi da una rinuncia che mi forzai a fare e di cui ritengo responsabile l'egoismo di mio marito. Da quel momento le cose fra noi sono andate sempre peggio. Lui mi ha anche tradita. Penso per il suo malato narcisismo.. Aveva la precox, ed io anche lì, per l'unione familiare, avevo rinunciato a quell'aspetto di me come donna.. Lui, invece di curarsi, di trovare soluzioni mediche, ha preferito cercare conferme della sua capacità di dare piacere altrove.. Ha trovato qualcuna interessata ai suoi... ai nostri soldi.. ben felice di fingere per dargli questa soddisfazione. Poi è tornato, ho provato ancora... Ma non ce la facevo più a rinunciare a me stessa sempre e comunque per tenere insieme la famiglia. Così, quando ho trovato un uomo molto diverso da mio marito, ho chiesto la separazione. Lui non voleva assolutamente. Le ha provate tutte per farmi desistere. Non ha capito nulla del mio dramma, della mia solitudine interiore... Avrebbe voluto riavermi anche se sapeva che ormai avevo quell'altro. Ma per me ormai non c'era che cenere spenta... Sono stata male, ho pensato al suicidio, sono andata dallo psicologo... Ma non sono tornata indietro. L'altro, questo amore tardivo, è stato più che altro una cura, un balsamo tranquillo sulle ferite. Anche lui aveva alle spalle un divorzio, anche lui aveva avuto delle frustrazioni  da una donna  molto più anziana di lui che, dopo tante esperienze da amante aiutata da uomini potenti, aveva voluto essere moglie... Così l'aveva ripulito un po' e sistemato nella stessa grande Società per la quale lei lavorava. Però si vergognava di lui, della sua semplicità e lo umiliava. Così lui non ha retto. Però è uno che aspira a crescere culturalmente e socialmente appoggiandosi ad una donna, questo è indubbio. Ma non è tutto calcolo in lui. Si è vero, cambia spesso le auto grazie ai miei soldi, quei soldi che abbiamo fatto insieme il mio primo marito ed io, sacrificando il nostro terzo figlio... Viaggiamo molto per il mondo e pago io. Ma non me ne importa più niente, voglio solo stare serena, tranquilla avendo accanto qualcuno che mi fa compagnia, che fa quello che gli chiedo e lui obbedisce... E' buono, tranquillo e dopo tante sue insistenze l'ho anche sposato.
Il mio primo marito è morto. Anche lui si è risposato. Aveva trovato, dopo il mio abbandono, una brava professionista economicamente ben messa ed autonoma, divorziata con un figlio adulto, ma lei non gli è andata bene, no, ha preferito sposare una signora che, quando si è messa con lui, stava ancora con il marito ed aveva già un amante. Lui si è messo in coda, l'ha abbagliata con i suoi soldi facendo lo splendido e lei appartiene a quel tipo di donne a cui il lusso piace, soprattutto se a pagare sono gli altri. Sì, è vero, in fondo anch'io mantengo il tenore di vita del mio secondo marito con i miei soldi, ma se non altro in un discreto benessere, non nel lusso.
Ho saputo che lui, molto tempo fa, ha pianto sulla spalla del nostro figlio maschio, ormai ventenne, dicendo che "aveva perso un figlio" e rivelandogli così la nostra rinuncia a suo fratello o sorella che fosse..." 

M.S. - "L'ho fatto quando la legge non c'era. Come tante. Affidandomi al "passaparola" e al sottobosco dei medici che lo praticavano dietro lauta ricompensa in studi privati. Dopo ho avuto anche un'emorragia e mi cambiava il pannolino quella poveretta di mia suocera. Mia madre? Non ha mai avuto tanto tempo da dedicarmi povera donna, con sei figli! Mi sono sposata giovanissima con un ragazzo che non amavo e che si era innamorato di me vedendomi tutti i giorni. Io lavoravo come commessa nel negozio accanto al suo, di cui era proprietario il padre. Lui era figlio unico, adottato, e lavorava con il padre. Stavano molto bene e per me è stata l'occasione per andarmene da casa mia piena di problemi. Mio padre faceva il tassista e non è che di soldi ne girassero tanti. Lui era carino e così mi sono sistemata. Ma non ero soddisfatta e così litigavamo. Quando è arrivato il terzo figlio abbiamo deciso di non farlo nascere, proprio perché non andavamo d'accordo. Io stavo a casa, non lavoravo, soldi ce ne erano perché i miei suoceri ci avevano comperato anche l'appartamento. No, non è stato per motivi economici. Io cercavo l'amore: mi sono innamorata del mio parrucchiere, poi di un cugino di mio marito... Ma questo è successo dopo l'aborto. Anche lui era infelice nel matrimonio, soffriva tanto... e così ho tradito mio marito. Ma è finito subito perché c'era la parentela di mezzo ed è successo un casino. I miei figli hanno saputo tutto e hanno continuato a volermi bene lo stesso. Lui, mio marito, si è cercato qualche consolazione fuori, ma non mi ha abbandonata, anzi, ha voluto che ci rincontrassimo con quel cugino e sua moglie. Ha dimostrato di essere un uomo di mondo mio marito. Quando mi sono ammalata di una malattia rara si è preso cura di me, mi ha fatta curare anche all'estero. Dopo che è morto i miei figli sono stati molto protettivi con me. Non hanno nessun rancore per quello che possono aver sofferto: per le liti, per il mio tradimento, per il mio tentativo di suicidio... Sì, ho tentato anche il suicidio. Mi ha salvato mio figlio, ormai adulto, portandomi all'ospedale." 

V.F. -  "Guardi, guardi come ero! - Mi dice mostrandomi una sua foto con un bimbo sul passeggino. - Mi ha distrutta! Distrutta! - In effetti, anche se la foto è di poco più di dieci anni fa V. è quasi irriconoscibile. Scopro che era molto graziosa, con una fisionomia che ora mi appare deformata dall'ingrassamento ma non solo, non ha più la grazia né la luce della donna della foto. - "Sono cattolica, credente, eppure ho abortito! Capisce?! Abortito il terzo figlio e di nascosto, come una criminale! Sì, stiamo bene, ma lui ha praticamente perso la farmacia a causa di questa città corrotta, di questo Paese corrotto!
Era allocata nei locali del comune, che ha deciso di ristrutturare la facciata del palazzo. Con la scusa che le impalcature potevano costituire un rischio per la gente e che, in caso di incidente, avrebbe dovuto pagare il comune, ci ha fatto chiudere. Doveva essere per pochi mesi, invece si è protratto per oltre un anno! Nel frattempo il Ministero della Salute non ci inviava le rimesse delle ricette che paga il Servizio Sanitario... Pagano sempre in ritardo... ma ora stanno facendoci allungare il collo da troppo tempo, e le spese corrono, alle Case Farmaceutiche le fatture le abbiamo comunque dovute pagare... Alla fine ci siamo trovati in difficoltà e guarda il caso si sono fatti avanti dei compratori della licenza... Farabutti! Secondo me sono in combutta con quelli del comune per prendersi la farmacia! Quei locali sono adibiti a quello e sono in una zona centralissima, molto ambita! Lui non si sa muovere, si è fatto fare tutto! La farmacia la volevamo lasciare a Raffaellina, mia figlia.. Si, fa ancora il liceo.. Ma fra pochi anni, dopo la laurea in Farmacia, avrebbe avuto il lavoro pronto! Tutti i sogni, tutti i progetti, in fumo! Lei vede una bella casa, bei mobili, boiserie dappertutto.. ma ora.. con il mio solo stipendio di insegnante! Non ne posso più, sono esaurita! La scuola privata dai preti per tutti e due i figli costa! Non ho più argento né soprammobili e tappeti preziosi! Ho avuto i ladri per tre volte! Tre volte! Viviamo proprio in un brutto Paese!"

G.P. - "Ho abortito il terzo figlio. Nessun dramma, perché mai? Sono atea e dunque laica. Voglio bene ai miei due figli, ma sono sempre una donna che lavora. Certo, c'è l'astensione per maternità, ma mica finisce lì con un bambino piccolo. L'impegno, la fatica, ci sono sempre. Non sono mai stata una madre tenerissima: il maschio lo facevo piangere per ore se serviva, in piedi sul lettino con le sbarre, aggrappato... - Ride al ricordo. - La femmina, una volta che eravamo in vacanza, è uscita di casa mentre stavo cucinando che nemmeno me ne ero accorta... aveva circa tre anni.  Mio marito rientrava in macchina con il bambino più grande e l'ha trovata che gironzolava in strada... - Ne parla senza apparente rimorso. - Li amo, naturalmente, però io sono così. Oltre al lavoro voglio anche spazi miei. Insegnare mi piace, ma mi piacciono anche le attività collaterali, mi piace andare a teatro, alle mostre, uscire a cena fuori, vedere amici, viaggiare..." 

R.C. - "Ci ho pensato tanto. Mi è costato tanto. Non sono particolarmente religiosa, lo ero, ma c'è troppa ingiustizia e malvagità perché possa esistere un Dio che protegga i bambini. Non credo più nella Provvidenza. Certo, quella di cui parla la religione cattolica, nella quale io sono stata educata. Comunque in quel momento mi sono aggrappata di nuovo a Lui, a Dio. Ma ho sentito ancora di più il Silenzio. Ho dovuto dunque decidere contando sulla realtà che avevo a portata di mano in quel momento: non avevo lavoro, avevo tre figli da crescere e i soldi che portava mio marito non bastavano più. E' stato come un regalo ed una condanna inattesi insieme. Sapevo che l'avrei pagata per tutta la vita perché mi conosco. Sono sempre stata molto introspettiva, portata ad analizzarmi fino in fondo. E' come se la mia vita morale e spirituale, la mia vita interiore, avesse sceso uno scalino da quel momento. Ci sono dei momenti in cui devi assumerti delle responsabilità ed io me le sono assunte. Mio marito? Ho fatto tutto io: ho chiamato una cugina che l'aveva già fatto con i canoni della legge 194 e che me lo aveva confessato con tanta tristezza poverina. Lei mi ha dato il nome del ginecologo non obiettore che visitava in uno studio privato e che mi ha spiegato tutto l'iter. Forse per trovarmi una giustificazione morale, che io però non ho cercato né cerco tuttora, mi disse che avevo un utero fibromatoso, con due fibromi più grandi e che dunque non sarebbe stata una gravidanza senza problemi se l'avessi portata avanti... Ma io dentro di me non ci ho mai creduto. Sì, certo, i fibromi c'erano davvero, ma secondo me sarebbe andato bene lo stesso se fosse andata avanti la gravidanza. Certo l'incognita del parto c'è sempre, lo stare bene dopo.. Con quel carico di figli! Poi avevo paura dell'incognita del bambino... Non me la sentivo più di affrontare un'eventuale malattia del nascituro... se qualcosa fosse andato storto.. Ero stanca, questo si... Ho affrontato tante cose in questi quasi vent'anni di matrimonio.. Lui, mio marito, in fondo è stato sollevato dalla mia decisione... anche se in un momento in cui io piangevo mi ha detto: "Lo vuoi?" Io ci ho pensato per un lungo attimo ed ho risposto: "No"."

M.F. "Sarebbe stato il terzo. Ma io sono una commerciante, chi ci sarebbe stato in negozio al posto mio? Non ho nessuno. Già i primi due sono cresciuti da soli. Sono stata costretta a lasciarli da soli a casa, piccoli tutti e due. Si, ho una sorella, mia madre, tante cognate... Ma ognuno ha gli affari suoi da seguire e la città è grande e dispersiva. Io sono credente, ma non basta, perché i guai giornalieri te li devi vedere tu, da sola. Mio marito lavora con me. Mi ha fatto male. Non lo dimenticherò mai. Avrò sempre il senso di colpa, anche se l'ho fatto con la 194 in Ospedale e oggi per la Legge non è più un crimine. Ma quello sarebbe stato un mio figlio... E la mancanza c'è."

P.P. - "E' stato atroce. No, la legge non c'era. Altre donne, in clandestinità, tutte sullo stesso letto dopo... No, non avevo lavoro. Si, avevo tre figli e i soldi come sempre non bastavano con un solo stipendio. Ma non è solo questo il motivo. E' che mia madre si è rifiutata di aiutarmi, eppure avrebbe potuto. I miei genitori stanno bene economicamente e mia madre avrebbe potuto aiutarmi un po' con i bambini. Ma non ha voluto. E' stata una scelta che mi è costata moltissimo. Dopo per il trauma psicologico sono stata in depressione."

C.M. "L'ho fatto quando la Legge non c'era. E' stato orribile. Non ci voglio pensare più. Altro che depressione! Sono finita in clinica, volevo uccidermi. Ne ho passate troppe nella mia vita e alla fine si cede. Sarebbe stato il mio terzo figlio e si è annunciato quando il secondo aveva solo sei mesi! Un carico troppo grande! Non lavoravo, stavo a casa, avevo anche un aiuto domestico ad ore... Però abbiamo deciso così. Mio marito poi ha detto che sarebbe stato meglio farlo questo bambino, perché poi i nostri rapporti sono praticamente finiti. Non è che prima non avessimo avuto problemi coniugali... Ma questo aborto condotto clandestinamente l'ho vissuto come il crollo finale di tutto."

Questa non è Politica ma basso Costume

Da: ANSA.it

E' bufera su Mineo. Aveva detto di Renzi: 'E' succube di una donna'

Il senatore: 'Mi scuso, non volevo fare riferimenti sessisti'

E' bufera sui social dopo il battibecco al vetriolo tra il senatore Corradino Mineo e Matteo Renzi, il primo accusato dal segretario-premier di aver lasciato il Pd "ma non la poltrona". Il secondo giudicato dall'ex giornalista un "insicuro" e "subalterno a una donna bella e decisa. Fino al punto di rimettere in questione il suo stesso ruolo al governo". Con un velenosissimo accenno ad conversazioni non svelate, nel puro stile del "lui sa che io so", anche perché, aggiunge Mineo, "non mi chiamo Renzi, non frequento Verdini, non sono nato a Rignano".

Mineo si è poi scusato sul sul profilo Facebook. "'Renzi in mano a una donna", il Giornale; "Succube di una bella donna", il Fatto. Stefano Fassina mi ha invitato a scusarmi. Mi scuso per aver dato la stura a interpretazioni siffatte. Non mi interesso di fatti privati, non intendevo fare riferimenti 'sessisti', come dice il Corriere, nè mandare 'pizzini', come scrive Repubblica".
Ma su Mineo è arrivata una pioggia di critiche dal mondo della politica, dagli stessi parlamentari del Pd, e sui social. "Lei ha detto una mascalzonata. Esca almeno da Fb", scrive un utente su Facebook. "Lei ha effettivamente mandato un pizzino, usando un linguaggio mafioso e ricattatorio. Ed ha dato a Renzi del fedifrago. - ha commentato un altro utente - Ed oggi dà la colpa di quel che lei ha scritto ai giornalisti cattivi, all'imbarbarimento della politica ed al virus dell'influenza". Ma c'è anche chi lo difende: "Lascia perdere non prendertela, continua nel tuo lavoro".



Rita Coltellese ·

Ad Agorà Gerardo Greco aveva fatto un accenno a questa bassezza di questo ambizioso giornalista che, in cambio del suo dare notizie palesemente influenzate dalle sue opinioni "a sinistra", ha avuto la poltrona da parlamentare da parte del partito. L'insinuazione era chiara e palese, ora vuole fare marcia indietro dicendo "ma io volevo dire un'altra cosa". Intanto la bassezza l'ha detta e, anche se tirato il sasso ritira la mano, i cerchi nell'acqua li ha fatti: e sono cerchi in cui la gente ricamerà. Tutta la mia solidarietà alla dignitosa Sig.ra Agnese e ai suoi tre bambini. Ma forse in un Paese come questo prima o poi se lo doveva aspettare.

mercoledì 4 novembre 2015

Licenziare chi non lavora per far lavorare chi lavoro non ha

Da: Il Sole 24Ore

Madia: licenziare i dipendenti pubblici assenteisti

Linea dura contro i “furbetti” del 
cartellino: «Un dipendente pubblico che dice che va a lavorare e non ci va deve essere licenziato» ha tuonato ieri il ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia, durante l’incontro organizzato a Roma da Rete imprese Italia sulla semplificazione nella Pa. Parole, quelle del ministro, riferite a «recenti cronache», come il caso del comune di Sanremo in cui sono state arrestate 35 persone e indagate altre 195. 
Marzio Bartoloni 



Era ora che qualcuno lo dicesse quello che dovrebbe essere ovvio, e che lo è ancora di più in un Paese in cui ogni giorno si ripete che c'è disoccupazione, e soprattutto giovanile, e soprattutto qualificata...
Come si arriva al degrado?
Ignorando la realtà oggettiva.
Chi la ignora? La magistratura del lavoro, soprattutto reintegrando gente che non ha mantenuto il patto sottoscritto al momento dell'assunzione.
Ad un telegiornale, dopo l'uscita della bella Madia, hanno detto "che le leggi ci sono ma non venivano applicate".
Il lassismo porta al degrado, chi si comporta male ingrassa e, non punito, continua a farlo, chi non ha una rettitudine interiore pensa che visto che non si paga conviene farlo... e piano piano tutto si degrada.
Ora che questa "Primavera del Botticelli" formato Ministro dice quello che è ovvio che sia,  i giornali scrivono Linea dura contro i “furbetti” del cartellino.
Ma 
Linea dura de che??!!
Non si tratta di essere “furbetti”, anche questo è un eufemismo riduttivo: si tratta di essere gaglioffi, che sfruttano quella che è e rimane una posizione di privilegio rispetto a chi lavora nel privato ed è molto più soggetto a punizioni e licenziamenti.

lunedì 2 novembre 2015

La Grande Distribuzione: compratori corretti e non

Oggi voglio parlare di un piccolo episodio che ho vissuto e che viviamo ogni tanto un po' tutti: venerdì ho acquistato in un Grande Magazzino di casalinghi, sito nella cittadina di Sabaudia, due cornici per quadri, foto o qualsivoglia oggetto si desideri esporre sui muri di casa.
Non dirò il nome della catena di codesti magazzini, presenti in particolare nelle provincie di Latina, Frosinone e poco in quella di Roma, perché non voglio farne pubblicità sia nel bene sia nel male.
Le cornici sono molto convenienti, costando ciascuna euro 4, e sono in legno naturale verniciato con un filo dorato a rifinire e relativo vetro: dimensioni esterne cm. 33 x 40, quindi non piccole. Ho pagato la busta con la scritta della catena di casalinghi euro 0,20, che se ci pensate equivalgono a Lit. 200, dunque non poco, per essere sicura di poterle trasportare in sicurezza. Le ho poste sul sedile dell'auto accanto a me e arrivata a casa le ho poggiate, ancora racchiuse nella busta, sul letto di una delle camere da letto della mia villa, in questo momento non occupata da nessuno.
Domenica, avendo un po' di tempo, ho deciso di montarvi quello per le quali le ho comperate: vecchi documenti appartenuti a mio padre, uno datato 1927 ed uno 1949.
Ho aperto la prima cornice, liberandola della plastica trasparente che la racchiudeva, con le forbicine delle unghie, lo stesso ho fatto per la seconda, ma mi sono subito fermata al primo strappo giacché la pellicola tolta ha messo in evidenza una frattura del vetro fino a quel momento non visibile, forse per la mia vista non buona, forse per la pellicola non nitida come un vetro, forse per il disegno messo sotto il vetro che poteva confondere la frattura, fatto sta che lunedì mattina con lo scontrino sono andata a restituirla al magazzino spiegando quanto sopra. Ne è seguita una scena quanto mai sgradevole in cui la direttrice mi ha accusato di non aver controllato ed è stato seccante per me ammettere che non ci vedo bene. Ha rimproverato anche la cassiera di non aver controllato, ribadendo che lei lo raccomanda sempre per le cornici, la quale con garbo si è presa il rimbrotto dandole ragione, che sì, doveva controllare ma non lo ha fatto, ma la direttrice ci ha tenuto a sottolineare che potevo essere stata pure io a sbattere l'oggetto per poi approfittarmi riportandolo.
Confesso che ero indignata che qualcuno potesse pensare che per 4 euro io perdessi parte della splendida mattinata di sole che c'era a Sabaudia e, spendendo pure il carburante della mia auto, andassi a riconsegnare la cornice consapevole di averla rotta per farmela sostituire.
Me l'hanno cambiata e sono uscita decisa a non comperare più nulla in quella catena di casalinghi, anche rinunciando ai prezzi convenienti, giacché in un altro loro punto vendita, sito sulla Via Pontina, avevo tenuto una cornice molto più grande, e dunque più costosa, danneggiata a causa della sciatteria della cassiera a cui l'avevo lasciata, in quanto ingombrante, per finire gli acquisti. Arrivata a casa avevo scoperto un angolo della plastica che la rivestiva lacerato e il legno scheggiato. Dato che in quel caso l'avevo esaminata attentamente, ero sicura che il danno era avvenuto alle casse, dove la cassiera, che aveva finito il turno, l'aveva lasciata alla cassiera accanto che l'aveva poggiata malamente a terra. In quel caso me l'ero tenuta così, essendo la scheggiatura del legno piccola, ma non si può sempre pagare e subire.
Poi ho cercato anche di capire la ragione degli altri, stando dalla parte di chi vende: c'è tanta, troppa gente scorretta che si approfitta miseramente anche di pochi euro... E allora ho capito la direttrice: certo, come fa a sapere chi è onesto e non si è accorto dell'oggetto già danneggiato e chi, invece, pidocchiosamente se ne approfitta?
In questa catena di magazzini, per tenere i prezzi bassi, risparmiano sui commessi, pochi ed addetti essenzialmente ai rimpiazzi,  che non possono controllare come i clienti trattano gli oggetti esposti. In particolare le cornici, impilate in verticale una dietro l'altra, che vengono smaneggiate dai clienti per la scelta. Difficilmente se si lesionano i vetri qualcuno se ne accorge...


domenica 1 novembre 2015

Pasolini sfruttava la povertà comprando ragazzetti per avere rapporti omosessuali

"Quegli schermi deformanti che non hanno fatto mai accettare a certa cultura e politica di sinistra la morte brutta di Pasolini, ma uguale a quella di tanti omosessuali come lui, per mano di uno dei suoi prostituti."
Rita Coltellese

Rita Coltellese *** Scrivere: Dell’ingenuità e dell’innocenza

Rita Coltellese *** Scrivere: Dissento

E' giusto che ciascuno celebri ciò che gli piace: non è giusto che si deformi la storia santificando un intellettuale in contraddizione con quanto affermava sullo sfruttamento dei ricchi sui poveri.
Sono spariti tutti gli articoli in cui veniva descritto come Pasolini reclutava fra il basso popolino, che lui tanto amava, ragazzotti che, pur non essendo omosessuali, si prostituivano agli omosessuali come lui per soldi.
Oltre a deformare la realtà della sua morte, così come si svolse, e non accettare un processo che ha accertato nei minimi particolari la reazione del giovane Pelosi al tentativo di Pasolini di imporgli un tipo di prestazione che lui non voleva, non essendo egli omosessuale, riportano un'altra leggenda sul film "Le 120 giornate di Sodoma". 
Ma a chi volete che gliene importi di una satira allegorica ed oscena che voleva criticare i tre poteri: politico, ecclesiastico e della magistratura?
Sai quanti hanno criticato in modo molto più efficace e profondo questi tre poteri, sia nel cinema che in letteratura, per non parlare del giornalismo di valore.

Mi capitò di vedere su dei giornali delle foto di questo film: giovani maschi nudi con vasi da notte in mano pieni di merda.
Personalmente non credo che tale estrema allegoria sia utile alla causa critica, essendoci ben altri strumenti espressivi per mettere a nudo lo sfruttamento dei poteri su chi il potere non ce lo ha. 

Al solito ci vedo il tipo di omosessualità di Pasolini, la sua ossessione sessuale, il suo essere attratto dal brutto... 

Al contrario di tanti altri omosessuali che ci hanno regalato bellezza, spunti di riflessione, senso estetico con la loro Arte.



Ignazio Marino e Matteo Renzi

Da: Il Messaggero

Marino, lo sfogo velenoso: «Ora questa città si merita i grillini»





di Simone Canettieri
È solo nel suo studio, mai così grande, con vista sui Fori. Il tapis roulant è smontato. Scruta le agenzie di stampa, come se fossero bollettini medici. Mancano pochi minuti alle 18. Ignazio Marino sta per non essere più sindaco di Roma. La notizia gliela dà Roberto Tricarico, il torinese, braccio ambidestro: «E' finita, Ignazio, sono entrati dal segretario generale».

E qui c'è il Marino che un po' tutti conoscono. La prima reazione è asettica, marzianeggiante: «Bene, mi faccio una doccia e vado in conferenza stampa». La seconda è uno sfogo. Forse un testamento. Chissà, una profezia: «Il Pd si è suicidato, questa città finirà nelle mani dei Cinque Stelle, gli unici a non essere coinvolti, Roma si merita i grillini al governo».

Dopo di me, il diluvio. Intanto, iniziamo con una doccia. Finisce così la sua giornata da primo cittadino, nella sala della Protomoteca, blindato dalla scorta Dopo di me, il diluvio. Intanto, iniziamo con una doccia. Finisce così la sua giornata da primo cittadino, nella sala della Protomoteca, blindato dalla scorta che tra poche settimane gli sarà alleggerita. Le ha provate tutte per resistere. Compreso un contatto con Giorgio Napolitano. La telefonata è di pochi giorni fa. «Presidente, parli lei con Renzi. Non si può finire così».
Ci ha pensato troppo tardi Marino a difendere la sua poltrona. Prima ha dimostrato di non accorgersi di quello che gli stavano preparando.
Una città che per anni era finita nelle grinfie di una corruzione spartitoria pensava che si sarebbe fatta ripulire facilmente?
Che intelligenza politica ha quest'uomo a non aver affinato le sue percezioni della realtà?  
"Il Tempo" 10/01/2014
È caduto l’ottavo re dell’ottavo colle di Roma, Malagrotta. Forse. Chi lo conosce bene Manlio Cerroni, anzi «il Supremo» come dalle intercettazioni lo hanno ribattezzato la politica e il funzionario di turno, giurerebbe ancora che arrendersi è una parola troppo grossa anche per lui, il boss di 87 anni seduto su una montagna di rifiuti che però vale oro e che nessuno – magistratura a parte – negli anni ha voluto o potuto smuovere. Sotto ci sono i soldi, un giro di conoscenze compiacenti nelle sedi istituzionali che contano
Anni di "re" di Roma di ogni tipo: questo lo chiamavano «il Supremo», per le laute mazzette con cui soddisfaceva i corrotti che sono ancora lì, quelli che consentivano che una discarica, mantenuta in piedi nonostante le normative europee ed in barba alle relative sanzioni milionarie che tanto pagavano quei poveri "stronzi" dei contribuenti Italiani, continuasse ad ingoiare soldi, soldi, soldi pubblici per arricchire «il Supremo» e i mazzettari.
Solo contrastare questi interessi corrotti è sufficiente per aspettarsi di essere impallinato.
Poi c'è il resto, tutto il resto.
Non puoi rilassarti se intendi cambiare una porcilaia in un giardino.
Niente viaggi all'estero, ma stare al chiodo in Campidoglio, chiedendo l'appoggio del Prefetto, quello che non si è accorto dell'altro "re" di Roma, il Casamonica, e del suo funerale con volo non autorizzato di un elicottero per i cieli di Roma.
Se fosse stato qui Marino avrebbe potuto attaccarsi al telefono e sbraitare con il Prefetto, chiedendogli conto dei suoi occhi chiusi, di quale cavolo di controllo operava sulla Capitale. Quel Prefetto che lui aveva sfidato registrando, sui registri dello Stato Civile di Roma, i matrimoni fra persone di ugual sesso contratti all'estero... 
Invece lui, lievemente, se ne stava altrove.
Non è implicato in Mafia Capitale ma di certo "non ha orecchio" e "bisogna avere orecchio", come appunto cantava Iannacci.
La sua superficialità caratteriale ha fatto sì che desse le dimissioni spinto dal vento forte del suo partito, ma non convinto, dunque il ripensamento, i tentativi estremi di un rimedio tardivo... Tutto questo dimostra precise debolezze caratteriali che non possono reggere la sfida di ripulire una porcilaia. Ci voleva ben altro.
Ci riuscirà il Prefetto voluto da Matteo Renzi?
Vedremo. Intanto Matteo mi ha fatto un poco ridere nell'intervista che ha dato ai TG RAI, quando ha detto che una prova che non andava più bene come Sindaco sono i "26 consiglieri che hanno dato le dimissioni e che ci sarà pure un motivo".
Andiamo Matteo! I tuoi 19 del PD non è che si sono dimessi "spontaneamente"! Guarda che gli urli e le minacce di Orfini li hanno sentiti in tanti e i giornali hanno riportato i fatti!
Gli altri, Matteo, non fare il finto tonto, aspirano alla poltrona che Ignazio lascia libera.. Come puoi pensare che la gente non lo capisca? L'hanno capito tutti, ma proprio tutti. Dunque tu, nel dire certe cose, hai dato il destro per farti dire che sei un finto, hai dato spunto ai tuoi detrattori.
Tornando a Marino e alla sua frase sul M5S mi viene da sorridere: sembra una minaccia, un guaio per Roma la eventuale gestione a 5 Stelle!
Ma, scusi, Marino, peggio di Alemanno e del suo successivo tentativo di cambiamento?  

sabato 31 ottobre 2015

Tentativo di costruire un nuovo sito

https://ritacoltellese.wordpress.com/

RITACOLTELLESE

Letture e riflessioni


















Sto tentando di costruire un nuovo sito, sperando che sia di più facile gestione rispetto alla piattaforma Google Blogger.
Per ora ci sono solo 2 post.
Per chi volesse accedervi il link è sulla prima riga di questo post.

Ho creato anche la Home page con il sistema Simple Site, ma non mi sembra tanto maneggevole. Ad esempio non riesco a creare la condivisione su facebook dove volevo far conoscere questo nuovo sito che ho chiamato 
per questo ancora non ho creato nulla oltre la home page.




venerdì 30 ottobre 2015

Marino ultimo atto: "Anche tu Bruto-PD figlio mio?"

Francesco Santodirocco · 


Sarà la sala che porta sfiga.Per Giulio Cesare bastarono 23 pugnalate,però era ignaro di quanto gli sarebbe accaduto ( anche se sentiva l'aria della congiura). Per il prode Marino ce ne son volute due in più ed era consapevole delle pugnalate. La domanda è : vero eroe o vero bischero?Ai posteri l'ardua sententia.

L'accostamento a Bruto mi era venuto in mente e lo avevo detto ridendo a mio marito, ma non intendevo farci un post... Mi sembrava blasfemo.. Cesare e Marino... proprio non ci siamo.
Però non si erano viste mai tante coltellate e il commento del lettore dell'Huffington Post sotto l'articolo: 

Ignazio Marino ritira le dimissioni. Il sindaco: "Io indagato? Atto dovuto". Raccolte le firme per farlo decadere

mi ha dato il destro di scriverlo questo accostamento, anche perché tale commento è graziosamente ironico.

Però su questa triste storia non c'è molto da ridere, soprattutto per il PD che ne esce male, molto male.

Marino è stato linciato per cose veniali se raffrontate a quella che è stata l'Amministrazione Alemanno.
Perché il PD lì non ha mosso foglia?
La gente se lo domanda e si risponde pure, perché ci sono troppe cose che non tornano in questa spinta fortissima del PD contro Marino per buttarlo dalla finestra.
Marino, pur nella sua cretinaggine, che ha dato il destro per buttarlo fuori a chi ha avute rotte le uova nel paniere, ha combattuto contro un malaffare che comprendeva anche il PD romano.
Ora anche chi era deluso dal suo "non avere orecchio", come cantava Enzo Iannacci, pensa che lo stanno buttando fuori con tanto accanimento perché dentro Mafia Capitale c'erano pure i loro e Marino ha dimostrato di non essere colluso con quel PD.

I consiglieri che hanno messo la loro coscienza al servizio della loro carriera all'interno del partito, non ci fanno una bella figura: un partito che nulla teme ed ha solo un Sindaco cretino gli concede l'ultimo chiarimento in Aula e non convoca i consiglieri dandogli l'ordine di scuderia dal quale, se non obbediscono, dipende la loro carriera futura.
Questo è un PD che non piace agli iscritti, che sono smarriti, non capiscono, e che non invita al voto coloro che pensavano di darglielo per il futuro.  

Sempre su Huffington Post:

Orfini ai consiglieri: "Non avete capito: se non seguite il partito niente ricandidatura". Marino pensa al bluff e va avanti

Al Nazareno si sentono le urla. Matteo Orfini, categorico: “Forse qua non ci siamo capiti. Chi non segue le indicazioni del partito non sarà ricandidato”. Di fronte, i consiglieri comunali del Pd. Discussione accesa. Perché non tutti i 19 si vogliono dimettere. Al Campidoglio, Ignazio Marino è gasato. Convinto che il tentativo fallirà: “Non ce la fanno a raggiungere quota 25 senza la destra. E se non ce la fanno inizia tutta un’altra partita”. Spiegazione, per i non addetti ai lavori: Orfini, a questo punto, vuole evitare che Marino possa arrivare in aula. Per farlo, occorre che si dimetta in blocco la maggioranza del consiglio, 25 consiglieri.
Ignazio MARINO non c'era

Eh! No! Ignazio Marino proprio non c'era!
Ma c'era l'attuale Ministro del Lavoro! 

Da: Libero.it

Qui invece c'era! E ha detto le bugie da Lilli Gruber!



Dopo il ministro Giuliano Poletti, un'altra foto inguaia il Pd e questa volta ritrae il sindaco di Roma Ignazio Marino e Salvatore Buzzi, arrestato nell'ambito dell'inchiesta "Roma Capitale". Eppure Marino ha sempre negato di conoscere Buzzi: "Se ho mai avuto sospetti su Salvatore Buzzi? Non ho mai avuto conversazioni con lui", ha risposto secco ieri sera il sindaco Ignazio Marino a Lilli Gruber che, intervistandolo per Otto e mezzo , gli aveva chiesto la natura dei suoi rapporti con il capo della cooperativa “29 giugno” indicato dall’inchiesta della procura di Roma come uno dei capi della mafia capitale, l’associazione a delinquere che controllava politica e appalti comunali. Eppure una serie di foto pubblicate sul sito della cooperativa sembrerebbero smentire le affermazioni del sindaco. Ritratto proprio mentre chiacchiera con Buzzi nel quartier generale della “29 giugno”.
Altro errore puerile di Ignazio: perché negare visto che tanto lui non c'entra con il sistema Mafioso?




Erode è sempre vivo

Da: Il Messaggero

È stato ritrovato in un'auto il corpo di un bimbo rifugiato scomparso a Berlino nei primi giorni di ottobre. 

Si tratta del piccolo Mohammed, bosniaco, del quale era stata denunciata la scomparsa: l'identità del bimbo ritrovato senza vita è stata ufficialmente confermata dalla polizia dopo l'autopsia.

Il proprietario dell'auto, arrestato, ha confessato alla polizia di aver ucciso Mohammed. L'uomo, di 32 anni, di cui ancora non si conoscono le generalità è attualmente sotto interrogatorio. L'autore del delitto, che non vive a Berlino ma in un paese del Brandeburgo, la regione attorno alla capitale, è stato arrestato dopo la segnalazione alla polizia di sua madre, che lo aveva riconosciuto nelle nuove immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso che gli investigatori avevano diffuso negli ultimi giorni. Quando la polizia è arrivata per arrestarlo, l'uomo è scappato, provando a fuggire in auto, ma è stato bloccato.

Gli inquirenti non si sbilanciano sui motivi del delitto. L'uomo non era conosciuto dalla polizia, aveva avuto molti anni fa un problema con la giustizia ma per un caso minore e assai diverso da quello attuale.

Mohamed era arrivato a Berlino con i due genitori e altri due fratelli ed era scomparso il primo ottobre dal sovraffollato piazzale dove è situato l'edificio dell'agenzia regionale per la salute e gli affari sociali (Lageso), nel quartiere di Moabit. Lì la famiglia era in coda per registrarsi e avviare la pratica del diritto d'asilo. Un attimo di disattenzione e Mohamed è scomparso dal campo visivo della madre. Le ricerche sono andate avanti per 4 settimane, gestite da una speciale unità della polizia berlinese che ha ricevuto 350 segnalazioni dai cittadini.


Le immagini delle telecamere (benemerite, giacché aiutano a scoprire tanti autori di crimini, alla faccia di chi non le vorrebbe per un malinteso senso del diritto alla "privacy") mostrano questa sfortunata innocente creaturina che affida la sua manina ignara alla mano del suo assassino che lo conduce via.
La fiducia degli innocenti, che si affidano ai mostri ignari del buio che c'è nella loro mente, fa struggere il cuore.
Dopo tanto cammino ed essere scampato a tanti tipi di morte, Mohammed è finito nelle mani di un lurido pedofilo.
Onore alla madre del mostro che l'ha denunciato, povera donna, ma ribadisco che per questi reati ci vuole solo la pena di morte per l'empio assassino.  

giovedì 29 ottobre 2015

Giustizia amara ma Giustizia

Renzi: "Grazie a deputati,una legge storica" - "Voglio ringraziare i deputati per il via libera alla legge sull'omicidio stradale, un passo avanti di civiltà, una legge storica che spero il Senato approvi in via definitiva entro il 10 dicembre quando sarebbe stato il compleanno di Lorenzo Guarnieri la cui famiglia insieme ad altre si è battuta per questa legge". Così il premier Matteo Renzi dall'Avana.

Rita Coltellese *** Scrivere: Raccolta di firme per "La legge sull'Omicidio Stradale"

Rita Coltellese *** Scrivere: Art. 589 Codice Penale. Omicidio colposo.

Rita Coltellese *** Scrivere: Fate spazio in galera

Rita Coltellese *** Scrivere: Omicidio Stradale

Questi link sopra riportati sono solo alcuni dei post che ho dedicato a questa battaglia.
In uno di essi ho pubblicato anche la risposta della mamma di Lorenzo Guarnieri, per la cui petizione firmai ricevendo una e-mail di ringraziamento dal padre. La mamma rispose ad una mia richiesta di informazioni su come procedeva la petizione e a quali risultati si era giunti. 
Recentemente avevo appreso che Matteo Renzi era stato il primo firmatario della petizione intitolata al nome di questo ragazzo di appena 17 anni, ucciso da un pirata della strada.
In seguito nel tempo ho firmato anche per un'altra petizione...
Finalmente, come scrive Matteo, stiamo ottenendo qualcosa che, come scrivo in uno dei miei post passati su questo argomento, se i magistrati avessero applicato le giuste aggravanti al reato di Omicidio Colposo, con le quali le pene potevano arrivare anche a 10 anni di carcere, forse non ci sarebbe stato bisogno di questa mobilitazione popolare.  
Da: La Nazione Firenze, 1 giugno 2013 - LORENZO Guarnieri aveva 17 anni quando il 2 giugno 2010 è morto nello scontro con uno scooter guidato da un uomo ubriaco e drogato. Per ricordare la «storia di ordinaria inciviltà» seguita alla morte del ragazzo fiorentino, l’Associazione Lorenzo Guarnieri ha pubblicato su La Nazione una lettera aperta per il  presidente del Consiglio. «Anche se io sono morto e non sono più lì con voi, il mio diritto ad avere giustizia esiste sempre e lo stato italiano dovrebbe difenderlo — recita un passaggio cruciale della missiva per il governo — La delusione è profonda ma io ho tanta fiducia nei giovani e nella loro voglia di cambiamento». Firmato: Lorenzo.
L’associazione Guarnieri da tre anni si batte perché l’omicidio stradale diventi reato: con questo scopo   sono state raccolte oltre 60mila firme in tutta Italia ed è stato scritto il libro «Felici di seguirti» che ripercorre il dramma giudiziario vissuto dalla famiglia di Lorenzo per ottenere giustizia, un calvario  costellato di errori e disguidi, inammissibili insensibilità e vere e proprio offese alla memoria della giovane vittima. In questi tre anni per parlare di sicurezza stradale ai ragazzi sono stati organizzati incontri nelle scuole e nelle discoteche e per ricordare Lorenzo vengono periodicamente organizzati tornei sportivi.

Il video è del 10 dicembre 2014