venerdì 8 aprile 2016

Elezioni a Roma: inizia il Circo Barnum

Da: INTERVISTE di Claudio Sabelli Fioretti



  • 1 January 2000

Irene Pivetti -  (letta 24,413 volte)
una ragazza tutta casa, chiesa..un po’ bigottina...
Fra qualche settimana la Sacra Rota dichiarerà che il matrimonio di Irene Pivetti con Paolo Taranta non è mai esistito perchè lei non voleva figli. Finalmente l’Irene sarà di nuovo una ragazza da marito.



Infatti, nonostante l'ostentazione del suo cattolicesimo praticante, Irene Pivetti, oggi scelta da Matteo Salvini quale capolista della destra che presenta Giorgia Meloni candidato sindaco di Roma, chiese e ottenne l'annullamento da un primo marito. 
Ma torniamo all'INTERVISTA di Claudio Sabelli Fioretti: 
Irene era una ragazza tutta casa, chiesa e scuola che si sarebbe diplomata con 60/60 e laureata con 110 e lode. Era la beniamina delle suore delle scuole dove i genitori (papà regista, mamma attrice) l’avevano mandata a studiare nonostante fossero di sinistra e nemmeno tanto benestanti.
Era una ragazza un po’ bigottina... al contrario della sorella minore Veronica, piuttosto pazzarella.
I genitori – il racconto è della sua compagna di banco alle medie, Raffaella Brizzi – avevano preso l’abitudine, d’estate, di prendere un té il pomeriggio in veranda tutti e quattro insieme, tutti nudi. "Per abituarle a non vergognarsi del proprio corpo", ricorda Raffaella. 
L’Irene nuda? Sembra quasi impossibile. Eppure per un certo periodo di tempo (lei era già presidente della Camera) l’ambiente del Palazzo fu scosso da un giallo senza precedenti. Al centro una foto dell’Irene nuda. Era una foto piccola, a colori, che la ritraeva mentre prendeva il sole su una spiaggia. Sullo sfondo altre tre persone, due uomini e una donna, si avviavano a fare il bagno. Anche loro nudi. Si parlò molto di questa foto. Un misterioso signore in due successivi incontri in un parcheggio di periferia, cercò di venderla a "Novella 2000", il settimanale della Rizzoli, per settanta milioni. Racconta Franco Rebolini, redattore capo di "Novella 2000", che andò a questi strani incontri da agenti segreti: "Il venditore della foto somigliava a un animatore di villaggio turistico. Sembrava avere trenta anni e molta paura. La foto era autentica. Le tette non si vedevano, coperte dalle braccia. In compenso si vedeva un bel culotto. Era stata scattata quasi sicuramente in un campo naturista spagnolo".
Non se ne fece niente. Intervennero i capi della Rizzoli e bloccarono l’operazione. L’uomo misterioso scomparve nel nulla. La foto dell’Irene nuda non comparve su nessun altro giornale. Come mai? La leggenda (aiutata da qualche gola profonda) dice che la foto, trafugata da un amico della Pivetti durante un trasloco, ritornò quasi subito nelle mani della proprietaria grazie all’aiuto di qualche autorità superiore. "La foto non esiste. Mai fatto foto del genere, io", dichiarò Irene Pivetti a Gian Antonio Stella. E negò a tutti con tale veemenza che si incuriosì perfino il suo addetto stampa Roberto Jacopini. "Il sospetto che quella foto sia esistita veramente e che qualcuno l’abbia fatta sparire mi è rimasto tuttora", dice.
Verrebbe da dire: ma a noi che ci frega della vita sentimentale dell’Irene? 
E’ tale la forza con la quale propugna le sue idee ispirate al più estremista integralismo religioso che viene subito la voglia di controllare se quei principi li applica a se stessa. Facciamo un esempio. L’Irene ha detto ai giudici della Sacra Rota che non voleva figli dal matrimonio. E così ha ottenuto l’annullamento del matrimonio. Però si dichiara ferocemente contro la contraccezione. E dice che "i figli sono la benedizione del Signore". Domanda dell’intervistatore: "E lei allora perché non ne voleva?" Risposta: "Preferirei non entrare nel dettaglio".
Non entriamo nel dettaglio. Ma Antonello Menne, suo amico dei tempi dell’Università, dice: "Una volta l’Irene non era così. Adesso noi la osserviamo stupiti mentre fa la suora".

Già, ma il dettaglio fa la differenza.
Una differenza che si chiama COERENZA, SINCERITA', TRASPARENZA fra ciò che si e' e come si vuole apparire.
Quello che siamo nel privato siamo nel pubblico: non abbiamo due teste, due personalità... E qualora le avessimo meglio non gestire la Cosa Pubblica.  
Da: Biografieonline.it
Le cose vanno meglio con il secondo marito, Alberto Brambilla di dieci anni più giovane. I due si incontrano mentre Alberto raccoglie delle firme per un candidato sindaco, ed è subito amore, coronato da un matrimonio celebrato nel 1997. L'unione dura 13 anni ed è allietata dalla nascita di due figli Ludovica e Federico. La coppia si divide nel 2010, e a separarsi sono anche le loro vite professionali.

Da: RIPARTE IL FUTURO
IRENE PIVETTI
Anche Irene Pivetti ha maturato un cospicuo vitalizio a seguito dei suoi 9 anni di mandato parlamentare, durante il quale ha occupato anche la carica di Presidente della Camera. Lo percepisce dal 2013, ovvero da quando aveva solo 50 anni

Per chi voglia rendere ancora più ricca la Pivetti, che si è di nuovo dichiarata "donna con valori di destra".
Ma quali valori ha la destra?
Matrimoni, annullamenti, separazioni... Figli senza essere sposati come la Meloni? La tradizione è andata a farsi friggere?


Una carrellata di significative immagini sulla capolista scelta da Salvini:  



Senza parole...

ex-Presidente della Camera dei Deputati... Terza carica dello Stato... e si lamentano della Boldrini...


versione rassicurante della camaleontica

Versione "arrapante"


Versione di "larghe vedute" con Platinette, nome artistico del travestito Maurizio  Coruzzi.


Questo il volto della "destra" che passa il convento!


Renzi mi è diventato ancora più simpatico

Da: Intelligonews
Renzi fa il cafone col re di Norvegia e niente stretta di mano. Come Michelle e Hillary - VIDEO
07 aprile 2016 ore 15:43, Marta Moriconi

Chissà cosa hanno pensato i reali di Norvegia, re Harald V e la regina Sonja, che ieri sono stati ricevuti, al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a Palazzo Chigi dal premier Matteo Renzi

E' saltata l'etichetta durante la visita dal presidente del Consiglio italiano e Renzi all'inizio neanche se ne era accorto.
Il premier ha infatti fatto il gesto di dare la mano a Harald V.  MA lui è un monarca, e non può essere toccato.
Da qui l'imbarazzo e nessuna stretta ricambiata dal re Harald. D'altronde il divieto di toccare re e regine è antico: risale all'incirca all'anno mille, quando in Europa nacque il mito dei re taumaturghi, ovvero capaci di guarire malattie col semplice tocco. Da lì il tocco del re divenne sacro, qualcosa da ricevere per grazia non certo da prendersi con foga. Ma gli errori nel tempo sono stati tanti.
Capitò anche alla first lady americana Michelle Obama che addirittura osò abbracciare la regina Elisabetta II che però decise di venirle incontro ricambiando l'abbraccio. Idem per Hillary Clinton che fu strigliata dalla stampa internazionale per la stretta di mano focosa all'imperatore del Giappone Akihito. Una solidarietà per il terremoto un po' troppo focosa.

Persino la Regina Elisabetta di Inghilterra ebbe l'intelligenza di assecondare la mancanza di etichetta di Michelle Obama! E stava a casa sua!
Qui questo imbalsamato monarca ha preferito irrigidirsi nella SUA etichetta ed era ospite!
Non dico altro per non offendere. Siamo mille e più anni oltre l'anno mille e sappiamo che "il tocco" del monarca non ha alcun potere, se non quello di far sentire una mano "fredda".
Tutta la mia simpatia per Matteo, alla faccia dei soliti denigratori imbecilli che ovviamente hanno sputato in alto (e lo sputo gli ricade come sempre in faccia). Ho letto cretinate del tipo: "Poi il re ha stretto la mano ad un funzionario qualsiasi, ma a Renzi no ecc. ecc."
Ai cretini dico che, se l'etichetta di Harald, non intelligentemente elastica come quella della Regina Elisabetta, non consente a nessuno di porgere la mano per primo ma di attendere che la porga il sovrano, è ovvio che non ha dato la mano a Matteo perché gliel'ha porta per primo (essendo il padrone di casa per lui era un atto di deferente cortesia), mentre l'ha porta a chi si è trovato davanti dopo perché, non essendo che un funzionario, se ne stava in deferente attenti...

giovedì 7 aprile 2016

Il Sole 24Ore ha pubblicato il mio commento

Dato che nel mio post di stamane, dal titolo "Amarezza e disgusto", ho citato l'articolo di "Il Sole24Ore" sull'intervista al figlio del capomafia Riina, dicendo che da ieri il mio commento non era stato pubblicato né, sotto detto articolo che riportava le dichiarazioni di questo signore che già è stato in carcere per associazione mafiosa, ne era stato pubblicato alcuno, avendo ricevuto oggi la comunicazione che pubblico sotto, ritengo per dovere di cronaca comunicare che è stato pubblicato oggi insieme ad altri commenti di cui, oltre al mio, ne riporto 2, per me significativi.

----- Original Message -----
Sent: Thursday, April 07, 2016 1:08 PM
Subject: Comunicazione da "Servizio gestione commenti" de ilsole24ore.com

Gentile lettore,
il commento che ha inserito alla pagina 
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-04-06/riina-junior-porta
-porta-bufera-rai-bersani-non-partecipa-200231.shtml#comments? 
è stato pubblicato.

Segua il dibattito tra i lettori sul sito www.ilsole24ore.com e grazie 
per aver partecipato alla community!

***La mail è stata spedita automaticamente, secondo le condizioni del 
servizio consultabili nel modulo di invio dei commenti 
sul sito www.ilsole24ore.com, poiché l'utente cui è associato questo
indirizzo e-mail ha inserito un commento sul sito www.ilsole24ore.com.***

COMMENTI
Dare visibilità alla aberrazione mafiosa ed alla parodia della normalità su cui si poggia (quale rispetto e quali valori ha trasmesso Riina senjor?) è un errore infame. Via da qualunque servizio informativo e comunque divulgativo chi ne è autore o complice. La libertà di espressione non è un diritto in se ed universale ma è il diritto di contribuire culturalmente e materialmente alla edificazione di una società rispettosa della vita di tutti e basata per ciò ad esempio su comportamenti reciprocabili. Non è pertanto il diritto di un delinquente. Cosa vuol dire droga ed omicidi non sono solo appannaggio della mafia? vuol dire che chi per questo è perseguito e condannato è vittima di una ingiustizia? Via la mafia dal servizio pubblico che anche io sono costretto a finanziare e via PER SEMPRE i suoi amplificatori. C'è gente che è morta per la legalità di cui tutti beneficiamo e di cui i delinquenti approfittano indebitamente. A questi testimoni, a questi unici martiri sia data risonanza. 
 SASSOVILLA 07-04-2016 08:06:56 
Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/Uk8a5u

E' inaccettabile che si dia voce a una parte della Società inaccettabile, a meno che non si vogliano rovesciare l'etica e la morale e dare per buono che si può vivere come ha vissuto il padre di questo signore, che non rinnega niente, anzi! A spese di chi è costretto, suo malgrado, a mantenere la RAI attraverso la bolletta elettrica, si fa pubblicità al libro del figlio di un criminale. Io scrivo semplice narrativa, ma la RAI i miei libri non li pubblicizza perché vivo onestamente e sono figlia di persone oneste probabilmente. 
Rita 229 06-04-2016 23:45:07 
Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/Uk8a5u

Lo scoop prima di tutto. anche se tutto questo fa pensare che la Mafia sponsorizzi diversi personaggi della Rai dai quali sarebbe opportuno prendere le debite distanze e allontanarli da un servizio pubblico tanto importante. 
 piercor46 06-04-2016 22:44:11 
Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/Uk8a5u

Il mio commento è pubblicato con lo user name che assegna il giornale all'atto della registrazione: "Rita 229".
I commenti che riporto, oltre al mio, dicono qualcosa di molto giusto e che deve far riflettere: illustri nomi come Enzo Biagi e Santoro sono stati allontanati dalla RAI per cose che confliggevano con le opinioni di uomini allora al potere; Vespa non confligge con nessuno?
Egli da voce alla Mafia e nessuno lo mette in quarantena? 

Sempre i soliti romeni e "nomadi"

Da: Roma ToDay 7 aprile 2016
Trullo: nonna e zie costringevano nipote 13enne a prostituirsi

Trullo: tredicenne segregata e costretta a prostituirsi da nonna e zie
La minore affidata ad una struttura protetta era anche costretta, assieme alle sorelle, a chiedere l'elemosina

PLAY-58



Le squallide criminali sono fuggite in Romania e si sono rifugiate in un remoto villaggio. Alcune le hanno estradate e una non la trovano ancora.
Perché non lasciarle a scontare la pena nelle prigioni del loro Paese? Perché l'immondizia, in tutti i sensi, deve stare all'interno del nostro Paese? Con il degrado e i costi che ne conseguono.
Invece nella patria galera, e a lungo, dovrebbero tenere i sudici soggetti italiani che approfittavano di una bambina: vere fogne pedofile.  

La condanna a morte: ci sono casi più che giusti

Da: RAI NEWS
UCCISE UN RAGAZZO E NE BEVVE IL SANGUE, GIUSTIZIATO IN TEXAS Pablo Vasquez, 38 anni, nel 1998 uccise un ragazzo di 12 anni dopo una serata folle di alcool e droga: "Il diavolo mi disse di farlo"

 07 aprile 2016 Eseguita in Texas la condanna a morte di Pablo Vasquez, un 38enne ispanico condannato a morte per aver ucciso nel 1998 il dodicenne David Cardenas, arrivando a berne il sangue mentre era ancora in vita. Vasquez è stato dichiarato morto alle 18.35 ora locale dopo aver subito  una iniezione letale nel carcere di Huntsville. Le sue ultime parole sono state: "Mi dispiace per la famiglia di David. Questo è l'unico modo per perdonarmi. Ecco la vostra giustizia".   Ore prima dell'esecuzione, i giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti avevano respinto un appello dell'ultimo minuto depositato dagli avvocati del prigioniero dove si sosteneva che Vasquez non aveva ricevuto un "giusto processo". Secondo l'esposto il Tribunale che aveva condannato Vasquez nel 1999 aveva "deliberatamente rifiutato candidati della giuria che avevano manifestato posizioni contro la pena di morte".     All'alba del 18 aprile 1998, Cardenas, Vasquez e suo cugino Andy Chapa erano andati a una festa a Donna, che si trova sul confine meridionale del Texas, a poca distanza dal Messico. Vasquez ha confessato dopo il suo arresto di aver consumato marijuana, cocaina e alcol: aveva poi sentito "voci" in testa che lo avevano spinto ad uccidere Cardenas. Con un pezzo di tubo aveva attaccato alle spalle il ragazzo tagliandogli poi la gola mentre Chapa, che aveva 15 anni all'epoca, aveva cominciato a scavare una buca.   "Il sangue sgorgava e gli ha inzuppato in pieno viso. Qualcosa mi ha detto allora che io dovevo berlo" raccontò Vasquez alla polizia. Dopo questa scena macabra, Chapa lo aveva finito colpendolo con la stessa pala che è era stata usata per scavare. Dopo gli tagliarono braccia e un piede per squartarlo, senza successo, nascondendo il corpo nella buca coperto con erba e rami.     “Il diavolo mi diceva di farlo", disse  Vasquez in merito all'omicidio. La polizia aveva  trovato il corpo di Cardenas, dopo quattro giorni che la sorella ne aveva denunciato la scomparsa. Una soffiata anonima aveva invece portato gli investigatori sulle tracce di Chapa, e da lui Vasquez, che era fuggito in un sobborgo di Houston dopo aver commesso il delitto. Per Vasquez la condanna alla pena di morte. Per Chapa, allora minorenne, 35 anni di carcere. - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/giustiziato-texas-uccise-12-enne-beve-sangue-78d42b62-363e-4b80-9bcd-e42087d1220b.html

Amarezza e disgusto

Da:http://www.narcomafie.it

Riina jr torna a Corleone da “persona non gradita”

Ott 3rd, 2011
Dopo aver scontato una pena di otto anni e dieci mesi per associazione mafiosa, sabato
è uscito dal carcere di Voghera e, da Nord a Sud, sono iniziate le prime polemiche. 
Giuseppe Salvatore Riina, detto ‘Salvuccio’, 34 anni, terzogenito del capomafia Totò Riina,
è tornato nella sua Corleone (Palermo), nell’abitazione della madre Ninetta Bagarella,
e il sindaco ha già fatto sapere di ritenerlo ”persona non gradita”.
See more at: http://www.narcomafie.it/tag/giuseppe-salvatore-riina/#sthash.n3rqHOiw.dpuf
Nel titolo già ho espresso il mio sentire.
Avevo espresso civilmente il mio pensiero sotto l'articolo
de "Il Sole 24 Ore"che parlava dell'intervista, non ancora
andata in onda, a questo figlio della Mafia, che non la rinnega
affatto, ma il commento non è stato pubblicato né, anche 
stamane, esiste alcun commento sotto detto articolo, fatto che
non fa pensare bene di quel giornale...
Si da voce e visibilità ad un mafioso sia sulla televisione di
Stato, mantenuta dai contribuenti, sia sui giornali con articoli
come quello citato, ma non si da voce e visibilità alla gente
perbene...

Devastante.

Inoltre, anche stamane, nel vedere l'inizio della trasmissione 
"Agorà" su RAI 3, ho constatato la manipolazione 
dell'informazione: si è continuato a mandare commenti, sia
tramite persone intervistate sia tramite persone in studio, 
sul fatto che "SI POTEVANO  RISPARMIARE 300.000 
EURO ACCORPANDO IL REFERENDUM ALLE 
ELEZIONI AMMINISTRATIVE, MA NON SI E' 
VOLUTO FARE PER BOICOTTARE IL QUORUM"!
TACENDO IL FATTO, NON NOTO A TUTTI, CHE 
ESISTE  UNA PRECISA LEGGE CHE NON LO CONSENTE E
CHE PER FARE QUELLO CHE SBANDIERANO, 
GUARDANDOSI BENE DAL DIRLO, BISOGNAVA
FARE UN DECRETO LEGGE CHE LA SCONFESSAVA
CAMBIANDOLA APPOSTA!


è l’applicazione dell’attuale legge che concerne la questione elezioni, 
il Decreto Legge n. 98 del 6 Luglio 2011, articolo 7

mercoledì 6 aprile 2016

Petrolio

Oggi nella trasmissione di RAI 3 "Agorà" sono riusciti a fare informazione.
Non sempre ci riescono: spesso passano superficialmente da un commento all'altro dando i fatti su cui si discetta in modo fuorviante, elusivo e di parte.
Oggi, anche grazie al governatore della Puglia Emiliano, che a me non piace molto ma, siccome la penso come Voltaire, sono sempre pronta a riconoscere le cose giuste da qualsiasi bocca escano, ho capito un poco meglio come stanno le cose riguardo la legge sulle piattaforme petrolifere in mare in Italia, che vogliono abrogare con il referendum del 17 aprile 2016.

Da: INTERNAZIONALE S.p.a.

Cosa chiede il quesito referendario?

Nel quesito referendario si chiede: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa (22,2 chilometri).

Quali effetti può avere il sì al referendum?

Se vincerà il sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente. La vittoria del sì bloccherà tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, quando scadranno i contratti. Tra gli altri saranno interessati dalla misura: il giacimento Guendalina (Eni) nell’Adriatico, il giacimento Gospo (Edison) nell’Adriatico e il giacimento Vega (Edison) davanti a Ragusa, in Sicilia. Non saranno interessate dal referendum tutte le 106 piattaforme petrolifere presenti nel mare italiano per estrarre petrolio o metano.
Nella scheda sarà scritto:
“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ‘Norme in materia ambientale’, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)’, limitatamente alle seguenti parole: ‘per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale’?”

Da: LeggiOggi.it articolo di Giacomo Sacchetti
L’oggetto del referendum del 17 aprile sono solo le trivellazioni che effettuate entro le 12 miglia marine (che corrispondono a circa venti chilometri). 
Queste vengono effettuate da compagnie estrattive diverse, sulla base di una concessione che dura inizialmente 30 anni, poi prorogabile per due volte, cinque anni ciascuna. In totale: 40 anni. Più altri cinque possibili.
Cosa succede dopo i 40/45 anni? Secondo la normativa vigente oggi, scaduta la concessione, finisce la trivellazione.
Il provvedimento del governo Renzi, cioè la norma inserita nella legge di stabilità, dice che anche quando il periodo concesso finisce, l’attività può continuare fino a che il giacimento non si esaurisce.
I referendari chiedono che questa novità sia cancellata e si torni alla scadenza “naturale” delle concessioni.
Il quesito del referendum del 17 aprile oltre a non riguardare le trivellazioni oltre le 12 miglia, non riguarda neanche possibili nuove trivellazioni entro le 12 miglia che rimangono vietate per legge. Si decide il destino di 21 trivellazioni già esistenti e in funzione nel nostro mare, entro le 12 miglia. Il decreto legislativo 152 prevede già il divieto di avviare nuove attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi gassosi o liquidi entro le 12 miglia, per cui il referendum agisce solo su quelle già in essere.

Emiliano stamane ha detto qualcosa che fino ad ora non avevo sentito, e cioè che la norma inserita nella legge di stabilità, dando libertà alle Società titolari della concessione di continuare l'estrazione fino ad esaurimento del giacimento, concede loro la decisione di quando i pozzi possano essere chiusi e, dato che la chiusura è una fase delicatissima per il rischio ambientale e comporta considerevoli costi, non è accettabile lasciare questa discrezionalità nelle mani delle Società petrolifere interessate. 
A questo punto l'ardua sentenza a chi andrà a votare, perché io non ci andrò.
Mi sembra una questione importante ma che lascia comunque fuori molte piattaforme petrolifere: dunque a che serve? Non certo ad evitare altri paventati eventuali disastri ambientali.
C'è già una legge che vieta l'impianto di altre piattaforme entro le 12 miglia... Dunque?
Quanto alla polemica sul fatto che questo referendum si poteva accorpare alle elezioni amministrative e così invece spendiamo di più, ho esaminato la legge che NON CONSENTE che si possa votare per un referendum insieme alle amministrative:
è l’applicazione dell’attuale legge che concerne la questione elezioni, il Decreto Legge n. 98 del 6 Luglio 2011, articolo 7
Per accorpare, dunque, bisognava cambiare l'attuale Legge che regola le elezioni.
E' legittimo fare un decreto legge ad hoc per ogni questione sollevata da qualcuno? Io credo di no, e non mi meraviglio che il faccia tosta Antonio Di Pietro, invitato a dire la sua nella trasmissione da Gerardo Greco, abbia urlacchiato che "si poteva accorpare per far risparmiare gli italiani"! Come al solito contando sulle battute ad effetto e sul fatto che non tutti sanno che la legge ATTUALE NON lo CONSENTE. Ma lui lo DOVREBBE SAPERE però... non è egli un uomo di legge?
Infine, trovo allucinante che, dovendo importare petrolio, secondo certi ambientalisti (ricordo che io sono ambientalista) noi non si debba sfruttare quel poco che abbiamo nel nostro territorio; ma trovo stupefacente che non lo sfrutti solo l'ENI, che ha piattaforme in acque libiche ed egiziane con costi  che, le recenti vicende dei tecnici italiani e la triste storia di Giulio Regeni, comportano morte e il doversi barcamenare in rapporti diplomatici con Paesi che praticano la tortura. 


lunedì 4 aprile 2016

Attacco a Renzi

Da: Il Tempo 12 marzo 2016

D’Alema attacca Renzi "Arrogante e fazioso"

Mentre i rapporti tra la maggioranza renziana e la sinistra Pd restano tesissimi dopo il caos primarie e i presunti brogli ai danni di Bassolino a Napoli, è Massimo D’Alema a reputare «gravissima» la situazione in cui versa il proprio partito e ad attaccare frontalmente il principale responsabile, il premier e segretario Matteo Renzi, definito «arrogante e fazioso».
Il Lìder Massimo è preoccupatissimo per la piega che sta prendendo la dialettica tra Renzi e l’opposizione interna, tanto che non esclude affatto che il malessere della sinistra Dem si trasformi «in un altro partito».
Nello stesso giorno la minoranza Pd si riunisce a Perugia per lanciare l’attacco al vertice del partito, ma nessuno parla di scissione, anzi, Bersani ironizza: «Se Renzi se ne vuole andare...».

Da: Il Messaggero 4 aprile 2016

Pd, Cuperlo contro Renzi: non sei all'altezza e sei un capo arrogante

«Matteo, io non penso che tu sia una persona onesta, io penso che tu sia una persona profondamente onesta e appassionata della politica ma io penso anche che tu non ti stia mostrando all'altezza del ruolo che ricopri, non stai mostrando in questi passaggi delicati della vita del Paese e della sinistra la statura di un leader e a volte coltivi l'arroganza dei capi». Lo ha detto Gianni Cuperlo, della minoranza dem, intervenenedo alla direzione del Pd dopo il segretario Matteo Renzi.

«Tu non stai facendo il segretario e stai spingendo diversi ad andarsene via» magari «in cambio avrai applausi da destra, ma rischiamo di perdere pezzi della sinistra. Io sento il peso di stare in un partito che non ha molto delle ragioni che me lo hanno fatto scegliere e ora magari tu mi risponderai con un faticoso e meditato "ciao"», ha continuato Cuperlo rivolto a Renzi.

«Qui non c'è nessuno che ha più titoli di altri a chieder lealtà. Noi siamo impegnati a far vincere i nostri candidati alle amministrative e sono anche pronto a una moratoria sul confronto tra noi ma nella chiarezza sento il dovere di dirti quello che penso», ha aggiunto l'esponente della minoranza dem.

«La vicenda Tempa Rossa non si può chiudere nella sintesi "ho deciso io". Non è importante solo chi ma anche come si decide. C'è un emendamento stoppato e poi inserito di notte perché lo decide il premier? La questione non è una telefonata o l'inadeguatezza di un ministro ma il processo e il luogo della decisioni», ha rilevato poi Cuperlo.

«Ancora l'altroieri hai usato la riforma costituzionale come non si deve mai fare. Hai detto che le opposizioni verranno spazzate via e chi dovrebbe rimanere dopo che hai spazzato via chi non la pensa come te? Quello non è il tuo referendum ma l'occasione di superare il bicameralismo e più lo personalizzi e lo carichi di significati impropri più alimenti le ragioni di dissenso anche nel tuo campo e nel tuo partito», ha sottolineato ancora Cuperlo.
Eppure è grazie a Matteo Renzi che mio marito ed io, pur non essendo del PD, siamo usciti di casa per ben due volte per andare nei seggi dove si votava il candidato del PD prima, il segretario poi, pagando gli euro dovuti e l'abbiamo votato. Mio marito, poi, ha dato anche il suo voto al PD. Io no, l'ho dato ai 5Stelle. Infine l'anno passato ho dato per la prima volta il contributo per un partito sul 730, in vista della totale abolizione del finanziamento pubblico: e l'ho dato per il PD. Significherà qualcosa questo? E non siamo i soli, naturalmente.
Arroganza? Ma chi è stato ed è più arrogante di Massimo D'Alema? Vogliamo rifare la sua storia? Come divenne Presidente del Consiglio?  Come condannò il suo agire Romano Prodi? Ricordo il termine: "spietatezza".
Cuperlo è senza memoria? D'Alema è senza ritegno e se l'avesse dovrebbe solo stare zitto: basta pensare solo a come ha gestito la faccenda del Cermis! Ma su lui tutti zitti e tutti nel partito a leccargli il culo.
Funzionarietti di partito che recitano il nobile ruolo di "uomini di sinistra" che non si sa più cosa vuol dire e non lo sanno più neppure loro...
Uno degli ultimi VERI uomini di sinistra è stato Pietro Ingrao, e lo era in modo così concreto che lo percepivi nello stile di vita dei suoi familiari, due dei quali ho avuto modo di frequentare: niente barche e scarpe da un milione di euro per capirci...

Parenti... serpenti..

Silvio (più giovane) e Gabriele Muccino: veri fratelli, nati dalla stessa coppia di genitori.
Vale la pena di specificarlo vista la confusione ingenerata da un giornalismo elusivo e fuorviante che NON chiama più le cose con il giusto nome: fratellastro o sorellastra, quando si ha in comune un solo genitore, vengono  chiamati da questa specie di giornalismo "fratello" o "sorella". Oppure moglie o marito quando il vincolo matrimoniale non esiste in nessun documento ufficiale.

Silvio Muccino accusa il fratello Gabriele: «Picchiava la moglie, per lui ho mentito al giudice»

Non voglio qui riportare il bell'articolo di
"Il Messaggero", che scrive un riassunto delle ormai annose vicende fra questi due fratelli, di cui pubblico solo il titolo e la foto di Silvio e Gabriele Muccino.
Chiunque può leggerlo sul sito del giornale che l'ha pubblicato e può leggere anche altro su questa vicenda dolorosa, come sempre sono i conflitti fra persone legate da rapporti di parentela, su altri giornali. Il fatto che si tratti di personaggi esposti per la loro professione rende il tutto ancora più difficile, perché ci si trova costretti a darne conto agli altri. Così ho letto in passato che i problemi dei Muccino nascono da lontano, come spesso accade, nelle radici familiari... Non dico altro su questa vicenda, ma ne prendo spunto per una mia idea che mi gira in testa da tempo: scrivere dei racconti a tema "Parentopoli", come ho raccolto racconti sotto il tema "Pidocchiopoli"... E' una materia ridondante di fatti, di possibilità di approfondimento psicologico e di tanto altro.

Favole di Pasqua "La casa delle rondini"

Favole di Pasqua


La casa delle rondini

Scendendo per la scala esterna che portava al piano seminterrato, Maria vide davanti a sé, nel sottosolaio del lastricato solare che circondava tutta la villa, una macchia scura in alto a destra, all'angolo con la porta del sottoscala che fungeva da magazzino attrezzi. Quel solaio faceva da soffitto al pianerottolo in fondo alla scala dove, a sinistra, si apriva la porta interna del garage e degli altri vani del seminterrato, e a destra, appunto, il deposito attrezzi da giardino ed altro.

Dalla macchia scura, a forma di cono, spuntò un capino semovente... poi un secondo!
"Enrico!" Chiamò risalendo la scala: "Le rondini hanno fatto il nido anche da noi!"
Il marito scese cauto a vedere. Ma certo le rondini dovevano essere avvezze al loro passaggio per accedere al seminterrato e avevano eletto ugualmente quel luogo per costruire la loro casa.

La grande scala che scendeva su un primo pianerottolo, costituendo il tetto del magazzino sottoscala, si divideva poi in due scale gemelle, una a destra ed una a sinistra, ciascuna per una abitazione. La figlia di Maria si affacciò dalla sua parte di casa e disse: "Da me hanno fatto il nido anche l'anno scorso e l'hanno lasciato per ritornarci questa primavera."
Maria scese la scala che portava al piano garage di sua figlia e vide subito il nido di rondine: era anch'esso in alto a destra e, data la speculare simmetria delle due abitazioni, all'angolo con il portoncino del garage.
"Certo che sporcano..." Commentò la madre, vedendo tanti piccoli schizzi di fango sulla parete del piccolo atrio e i rifiuti di escrementi caduti dal nido sul pavimento.
"Che importa, - fece saggiamente la figlia - sono belle, fanno parte della Natura!"
"Hai ragione." Convenne sua madre.

Le rondini uscivano dal nido planando rapide verso l'alto per superare il muro che circondava le scale. Il loro volo leggero, saettando, dava una lievezza al cuore e la convivenza con l'uomo era assolutamente gradevole  per entrambe le due specie.
"Hai visto mamma? Le uova si sono schiuse e sono nati i piccoli!"
Maria non se ne era accorta. A volte, scendendo, capitava che guardasse su, verso la casa delle rondini, ma era successo che anche la rondine, un po' sollevata perché in cova, la guardasse e lei temeva di essere indiscreta, che quella sdegnasse il nido per la sua presenza e lo abbandonasse.
"Non mi sembra che nel mio ci siano nati.. Ora vado a vedere!"
"Ci sono! Stefania, ci sono! Vedo tre testoline da qui!"
"Da me sono quattro. Forse uno non lo vedi perché sta più sotto."
Ma quando la madre arrivò con il cibo e i pulcini si agitarono, allungando il collo e spalancando i becchi desiderosi di cibo, spuntò anche la testolina del quarto.
"Mi sembra un poco più piccolo e malandato degli altri, - disse a sua figlia qualche giorno dopo - e gli altri gli stanno sopra perché il nido è stretto. Mi chiedo come facciano a starci in sei! Uno sull'altro!"
"C'è sempre uno che soccombe perché non arriva al cibo come gli altri.." Disse saggiamente sua figlia.

Arrivò il momento delle prove di volo per i nuovi nati.
Maria scendendo trovò il più piccolo sul pianerottolo, che agitava debolmente il suo corpicino inerme.
"Sei caduto dal nido! Poverino che alucce strapazzate... Sembri quasi morto! - Gli disse tenendolo cautamente nel palmo della mano. Pensò per un attimo al suo nutrimento ma, ricordi antichi di passeri caduti e morti dopo inutili tentativi di far mangiare loro briciole di pane e insetti, decise di rimetterlo nel suo habitat naturale.
Prese la scala e, con molta cautela, lo depose in mezzo ai suoi fratelli, decisamente più grossi di lui.
Qualche giorno dopo lo ritrovò in terra. Era un poco cresciuto e le alucce meno implumi.. 
"Eh ma allora sei cretino! Fatti valere! Quelli si prendono tutto lo spazio ora che sono cresciuti e tu ti fai più di due metri di caduta ogni volta! Così prima o poi ci rimani!" Lo raccolse, sempre con la stessa dolcezza, e lo rimise nel nido. "Speriamo che tua madre ti aiuti! Va bene la selezione naturale... però.."
"Non tutti arrivano a compimento." Commentò realisticamente Stefania. 

Ma grande fu la soddisfazione di Maria quando constatò che il nido ora era vuoto: tutti i rondinotti erano volati via, anche il più debole aveva spiccato il volo e né in terra, né nel nido giacevano cadaverini! 

Poi partirono tutte le rondini. 
"Torneranno l'anno prossimo". Dissero Maria e Stefania.
Stefania lasciò il nido accanto al portoncino del suo garage, senza curarsi degli schizzi di fango sul muro, risultato dei tentativi di costruzione delle rondinelle che, per quanto abili in modo stupefacente, non sempre il fango o il filo d'erba secca che portavano nel becco andava a segno.
Quanti voli rapidi senza stancarsi mai per costruirlo!
Ma Maria era come la Marta del Vangelo: sempre in faccende e sempre a pulire.
"Non posso lasciare questo sporco fino all'anno prossimo!" Disse. E prese a pulire. Ma se le cacchine sul pianerottolo sotto il nido si tolsero facilmente, non fu la stessa cosa per il muro. Voleva lasciare un poco del nido togliendo solo un po' di guano... Ma quello venne in gran parte via. "Lo ricostruiranno." Si disse. "Ormai sono partite."
"Guarda che la sera da me tornano a dormirci almeno due rondini." La informò sua figlia Stefania.
Infatti verso sera, scendendo nel garage, Maria si trovò di fronte una grossa rondine che, appollaiata su quel che restava del suo disfatto nido la guardò fissa, senza volarsene via. A Maria  sembrò di leggere in quello sguardo una sorpresa, come a dirle "Cosa hai fatto del mio nido? Perché? Dopo la fatica che ho fatto per realizzarlo: sai quanti voli ci vogliono portando goccia a goccia frammenti di fango e filo a filo d'erba?"
Dopo quel lungo, interrogativo sguardo, la rondine volò via.
"Vedrai, non tornerà l'anno prossimo." Le disse sua figlia.
Allora Enrico, il padre, salì sulla scala e mise sotto il residuo del nido due tavolette, una in verticale ed una in orizzontale, incollandole con una potentissima colla.
"Vedrai che ora quel che resta del nido potrà accoglierle: gli facilitiamo le cose."
Maria non ci sperava, ma tornarono in primavera e rifecero il nido poggiandolo su quelle due tavolette.
Erano felici del buon risultato ma un giorno, scendendo nel piano seminterrato, Maria si arrestò inorridita: un piccolo uovo giaceva rotto sul pianerottolo, con tutto il suo contenuto giallo fuori ed un altro era poco discosto ancora intero.. Guardò in alto e vide che la tavoletta messa da suo marito, a sostegno del nido, aveva ceduto, rovesciando a terra tutto il suo contenuto di vita futura.
"Ora davvero non verranno più!" Disse desolata. "Hanno perso la loro covata!"
Enrico decise che avrebbe rimesso le tavolette a posto per l'anno prossimo, ma con gli stop!!
Si mise al lavoro e ora le tavole erano salde, con sopra un residuo di paglia dello sfortunato nido tradito dalla colla!
"Non verranno più! Non si fideranno più!" Disse Maria senza più speranza di rivedere la vita in quell'angolo del piccolo solaio.

Invece quest'anno eccole ancora! Ottimiste ed indomite! Hanno ricostruito il nido sopra le due tavolette a forma di L, aggiustando la paglia che era rimasta con un consolidamento di fango fatto a regola d'arte! 
Maria ha guardato con preoccupazione i tre stop con cui Enrico ha fissato le tavolette al muro: "Reggeranno?" Si è chiesta. Poi ha visto che sono ben messi e si è rassicurata.