martedì 19 aprile 2016

Referendum e soldi

Da: Il Fatto Quotidiano

Il referendum in Italia: 70 consultazioni, dalla nascita della Repubblica alle trivelle




Tanti ne sono stati celebrati dal 1946. Di questi, 66 abrogativi, 2 costituzionali e 2 consultivi. L'associazione Openpolis ha preparato un dossier. Nel quale fa il punto su uso ed abuso di uno strumento previsto dalla Costituzione. Per assicurare la partecipazione diretta alla vita democratica. Con relativi costi per i cittadini



...i comitati promotori. Ai quali è riconosciuto un “indennizzo” economico “pari alla somma risultante dalla moltiplicazione di un euro per ogni firma valida fino alla concorrenza della cifra minima necessaria per la validità della richiesta e fino ad un limite massimo pari complessivamente a euro 2.582.285 annui, a condizione che la consultazione referendaria abbia raggiunto il quorum di validità di partecipazione al voto”.

...il raggiungimento del quorum rileva anche per un’altra ragione. Di carattere puramente economico: i rimborsi spettanti al comitato promotore a carico dello Stato che scattano, infatti, solo in caso di affluenza ai seggi di almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto.

...“In pratica ai comitati promotori, nel caso di quesito dichiarato ammissibile e quorum raggiunto, viene riconosciuto un rimborso pari a un euro per ogni firma valida raccolta. Una forma di finanziamento pubblico che da un lato risarcisce i comitati civici che si attivano per proporre un referendum, dall’altro rimborsa anche quei partiti politici che hanno fatto di questo strumento un loro cavallo di battaglia”. Per esempio, grazie ai due referendum proposti nel 2011, “l’Italia dei valori ha incassato oltre un milione di euro”.


Volevo scrivere un post che fosse un escursus sull'istituto referendario e, nel fare una ricerca documentale, mi sono imbattuta in questo articolo di cui riporto solo la parte che riguarda il lato economico del Referendum. L'articolo, però, merita di essere letto nella sua interezza e consiglio di leggerlo.

Dunque non tutti sanno che i Comitati Promotori di un Referendum beccano molti soldi se raggiungono il quorum.
Io, che mi picco di essere persona che si informa, non lo sapevo. L'ho appreso casualmente facendo parte del Comitato locale per l'applicazione del dopo Referendum per l'acqua pubblica. Ne ho chiesto conferma al giovane che ha creato tale Comitato per il nostro Comune ed egli ha confermato, informandomi anche che, per quello che riguardava il nostro territorio, lui si era pagato sempre tutto da solo e di quei soldi non aveva visto un solo euro. Sembra che per il Referendum sull'Acqua Pubblica i 500.000 euro (e forse anche di più) li abbiano gestiti coloro che hanno raccolto le firme (come da Legge), dopo che tali euro sono stati accreditati in un conto corrente aperto ad hoc dal Comitato Promotore e ad esso intestato. 

Ma nella ricerca mi sono imbattuta anche in risvolti interessanti e non noti a tutti, come un articolo su Il Fatto Quotidiano a firma Andrea Palladino, giornalista che è stato nei Comitati per l'Acqua Pubblica insieme a sua moglie, Astrid Lima, e che ho conosciuto ad una riunione dei Comitati Territoriali presso la Sala delle Conferenze del Comune di Genzano. L'articolo lo riproduco interamente giacché merita di essere letto. A me ha fatto sorridere trovare la conferma di quanto, in queste avventure referendarie, contino i soldi e gli interessi e di quanto la gente, in una società così complessa in cui non si riesce ad essere informati di tutto, NON possa facilmente farsi una idea precisa della realtà, sempre abilmente elusa quando non nascosta da chi dice di fare informazione.
In detto, interessantissimo articolo, viene fuori un altro aspetto del millantatore Oscar Giannino, già abbondantemente squalificatosi, e non si può non pensare che se una persona così affetta da mitomania, come questo giornalista, è riuscita ad arrivare addirittura a fondare un partito, la capacità di discernimento della gente fra il sano ed il malato, fra l'onesto ed il disonesto, è messa indubbiamente duramente alla prova...
Oscar Giannino: in passato si è attribuito Lauree e Master inesistenti


Da: Il Fatto Quotidiano di  | 21 ottobre 2011

Referendum, il comitato per il No all’acqua pubblica batte cassa per i rimborsi dallo Stato




AcquaLiberaTutti, presieduta dal giornalista Oscar Giannino e di cui fanno parte una serie di esponenti del centro sinistra, chiede di accedere ai rimborsi elettorali anche se la legge dice che "ne avrebbero diritto solo chi ha raccolto le firme per proporre la consultazione"
C’è una strana richiesta intorno ai rimborsi elettorali per i referendum dello scorso giugno. Una richiesta che coinvolge chi si è opposto con tenacia alla valanga di “Sì” (il 95,6 %) raccolti dai due quesiti presentati dal movimento per l’acqua pubblica. Nel decreto n. 160 pubblicato nei giorni scorsi che autorizza legittimamente l’erogazione di un milione di euro a favore del comitato promotore per i due “Sì”, compare una richiesta decisamente curiosa. “E’ pervenuta alla Camera una lettera con la quale lo Studio legale Maietta, in nome e per conto del comitato AcquaLiberaTutti e del suo presidente Antonio Iannamorelli– si legge – diffida la Presidenza all’erogazione del rimborso elettorale connesso alla consultazione referendaria in oggetto, chiedendone al tempo stesso l’accreditamento sul conto corrente intestato al Comitato medesimo”.
Il problema è che “AcquaLiberaTutti” non ha mai raccolto le firme per i referendum. Anzi, il comitato si è costituito per sostenere le ragioni del“No”, schierandosi apertamente per la difesa della privatizzazione della gestione dell’acqua. A che titolo, dunque, avrebbe chiesto di accedere ai rimborsi elettorali? Mistero. Lo stesso documento della presidenza della Camera recita che “la domanda non ha avuto nessun seguito”, perché “manifestamente priva di base giuridica”. Insomma, ci hanno provato.
Il comitato che si è battuto per il “No” e che ad agosto ha chiesto il contributo non dovuto, secondo la presidenza della Camera, è presieduto dal giornalista economico Oscar Giannino, divenuto nei mesi scorsi l’icona della battaglia contro i referendum. Il rappresentante legale è il vice presidente del Consiglio comunale di Sulmona Antonio Iannamorelli del Partito democratico. E’ lui che ha firmato la paradossale richiesta di rimborso. Il gruppo dirigente del comitato è politicamente trasversale: da GiacomoD’Arrigo, coordinatore nazionale Anci giovani, a MassimilianoDolce, esponente del Pd laziale, Luigi Antonio Madeo, membro dell’assemblea nazionale dei democratici, Fabio Santoro, esponente del Pd di Napoli, Marino Fardelli, capogruppo dell’Udcal Consiglio comunale di Cassino, Annalisa Chirico, esponente radicale, fino a Luciano Nobili, portavoce di Api di Roma.
La vicinanza con l’area della grande alleanza verso il centro promossa da Massimo D’Alema sembra evidente. Subito dopo il referendum, il promotore dei No all’acqua pubblica Iannamorelli è stato assunto dalla società di lobbying di Claudio Velardi, la Reti spa. Tra gli “amici” su Facebook di Iannamorelli spiccano poi i tanti contatti con quella parte dei democratici che male hanno digerito la vittoria referendaria. Primi fra tutti Raimondo Luigi Besson, vice presidente di Acqualatina – la contestata società del servizio idrico integrato partecipata per il 49% da Veolia – ed ex importante dirigente della Regione Lazio, autore, tra l’altro, della legge regionale del 1996 sugli ambiti idrici. Besson nella sua lunga carriera di tecnico di area Pd ha ricoperto anche il ruolo di amministratore delegato della Sorical, la società degli acquedotti della Calabria, partecipata anch’essa dalla francese Veolia, creata con il fondamentale contributo istituzionale di Aurelio Misiti, quando ricopriva il ruolo di assessore regionale ai Lavori pubblici nella Giunta di centrodestra guidata da Giuseppe Chiaravalloti.
Antonio Iannamorelli – contattato dailfattoquotidiano.it – ha confermato di aver presentato la richiesta di accesso ai contributi elettorali lo scorso agosto: “Ora sicuramente faremo ricorso, arrivando fino in fondo, perché una parte di quei soldi, pari alla percentuale dei No, spetta a noi”. Si tratta di circa sessantamila euro, secondo i calcoli di AcquaLiberaTutti. “Noi non avevamo partiti alle spalle, abbiamo speso pochissimo, abbiamo raccolto poco più di cinquemila euro”, prosegue Iannamorelli. Rispetto al mancato accoglimento da parte della Camera dei deputati – che ha considerato, come prevede la legge, il diritto solo di chi ha raccolto le firme per proporre i referendum – il consulente della società di Velardi ritiene che “la legge, alla sua prima interpretazione, non è chiarissima”.
di Andrea Palladino
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:
Gentile direttore,
Con riferimento all’articolo firmato da Andrea Palladino e pubblicato su Il Fatto online, mi urge dissociarmi in modo reciso dall’iniziativa di cui lo stesso Palladino mi ha messo al corrente, ovvero la richiesta di rimborsi pubblici da parte del sig.re Antonio Iannamorelli “per nome e per conto” del Comitato Acqualiberatutti. Io ho fatto parte del Comitato e il mio nome, ahimé, compare in quell’articolo. Durante l’intera campagna referendaria la nostra attività si è basata sull’autofinanziamento. Mai, dico MAI, si è manifestato alcun interesse per un’eventuale spartizione (e non a caso uso il termine “spartizione”) di soldi pubblici. Mi auguro, direttore, che il giornale voglia dare uguale spazio e risalto anche alla notizia della COMPLETA ESTRANEITA’ mia, e non solo mia, all’iniziativa del sig.re Iannamorelli. Chi, come me, fa dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, anche nella forma del cosiddetto “rimborso elettorale”, un motivo di lotta, non può che rammaricarsi nel ritrovarsi invischiato, sia pure indirettamente, in certe astruse iniziative, che sanno di vecchia politica. Con stima, Annalisa Chirico
Ci siamo limitati a citare l’appartenenza al comitato di Annalisa Chirico. Prendiamo atto del fatto che non tutti i membri siano stati avvisati delle iniziative sui rimborsi. (a.p.)

lunedì 18 aprile 2016

E l'assassino Battisti come fa adesso?

Da: Il Messaggero

Brasile, primo sì all'impeachment della presidente Rousseff


La Camera dei deputati brasiliana ha approvato, al termine di una maratona cominciata venerdì scorso, l'apertura di un procedimento di impeachment nei confronti della presidente di sinistra Dilma Rousseff, il cui mandato scade nel 2018. Il governo ha ammesso la sconfitta prima del raggiungimento del quorum di 342 voti, quando i sì erano 304 contro 107 no. «Le possibilità di invertire il trend sono pari a zero, daremo battaglia al Senato», ha annunciato il capogruppo alla Camera del Partito dei lavoratori, Josè Guimaraes.

Dove si rifugerà ora l'assassino Battisti che Dilma Rousseff e il suo predecessore Lula hanno protetto come un eroe del proletariato lavoratore?
I nodi vengono sempre al pettine e certa gente, anche se è arrivata in alto, se ha simpatie per certi soggetti vuol dire che qualcosa in comune con essi ce l'ha...

domenica 17 aprile 2016

Francesco Totti

Da: Il Corriere dello Sport

Spalletti: «Sono 10 anni che fate figure di m...». E con Totti scoppia il finimondo

di Xavier Jacobelli
DOMENICA 17 APRILE 2016 18:22
BERGAMO - Stadio di Bergamo, subito dopo Atalanta-Roma 3-3.Scena 1. I giallorossi rientrano nello spogliatoio dove Spalletti, espulso, li ha preceduti di poco. Il tecnico è' furioso. Ce l'ha con tutti. Esplode: ma non vi siete stancati di fare queste figure di merda? Sono dieci anni che non vincete niente... Totti freme. Era felice per il gol, aveva sorriso sbottando: visto chi ha segnato? L'ira del tecnico lo rabbuia.
Scena 2Spalletti va in sala stampa e demolisce i meriti di Totti, come se non fosse stato lui a salvargli la partita, segnando il gol del 3-3 e dettando a Dzeko l'assist del 3-4 che il bosniaco ha sciaguratamente sprecato. Scena 3. Spalletti torna negli spogliatoi e incrocia Totti al quale hanno riferito gli apprezzamenti dell'allenatore che ha pure difeso Dzeko sostenendo in sostanza che, se gioca male, è perché non riesce più a sopportare l'ombra del Capitano. «Tutti vogliono Totti e di conseguenza Dzeko non deve giocare. Abbiamo vinto 9 partite giocando anche senza Totti, quindi va bene così. Totti non ha salvato niente, la partita l'ha salvata la squadra. Quel gol Totti lo fa anche da tre anni». Sono altre le cose che non vengono alla luce. La reazione di Totti è durissima, la lite è rovente. Ma i due non vengono alle mani, lo confermano le fonti del nostro sito. Che riportano una frase del Capitano all'allenatore: non dire mai più quelle cose sulla squadra. Mai più.
Non capisco l'acredine di Spalletti verso un Campione come Francesco Totti che, oltre ad essere un campione è anche di buon carattere e molto simpatico. Basti pensare alla sua intelligente autoironia. Spalletti mi sembra un fegatoso e sfocia nel ridicolo quando parla di Dzeko come di un poverino da proteggere dall'ombra di Totti! Ha bisogno forse dello psicologo di sostegno il bosniaco?
Forse l'ho già scritto in qualche post, ma mi sono quasi commossa, e comunque sono stata molto orgogliosa del nostro campione italiano, quando, durante il mio viaggio in Irlanda nel 2006, in uno sperduto villaggio del Nord-Ovest del Paese, all'interno di un Pub, ho visto un ragazzino irlandese con la maglia con su scritto Totti! 
Quindi è assurdo avercela con il glorioso Capitano della Roma. Certo un giocatore di calcio ha dei limiti dettati dall'età, ma di sicuro, se non potrà più stare sul campo, potrà comunque essere utile alla squadra anche in un altro ruolo.

Guerra assassina degli innocenti

RamaMohammedOmarIsraa Alabdullah (rispettivamente 6, 4, 2 anni, 11 mesi) erano con i genitori che hanno lasciato la Siria per tentare di raggiungere l’Europa via mare. Il 2 agosto 2014, durante la traversata del Mediterraneo, la nave sulla quale erano imbarcati ha fatto naufragio. Nella concitazione del salvataggio, i genitori sono stati separati dai loro quattro bambini e un’imbarcazione italiana li ha portati a Salerno, da dove hanno raggiunto la Germania. La speranza è che anche i figli siano sopravvissuti al naufragio, perché l’ultima volta che sono stati visti indossavano i giubbotti di salvataggio. Altri 29 bambini che erano sulla stessa nave sono stati portati a Palermo. Attraverso la Croce Rossa di Stoccarda i genitori lanciano un appello per ritrovarli o avere loro notizie.
I genitori


  • 8 aprile 2016

    I genitori hanno effettuato ad Agrigento il riconoscimento del corpo del piccolo Mohammed. Ancora nessuna notizia dei fratellini dispersi con lui. E’ sepolto nel cimitero di Ribera il piccolo Mohamed Alabdullah, 4 anni. Non ce l’aveva fatta a salvarsi dal naufragio. Su invito della divisione Anticrimine della Questura di Agrigento i genitori hanno effettuato ieri il riconoscimento del suo corpo, tra quelli che erano stati portati nella città siciliana due giorni dopo la tragedia. A collegare il volto della foto del bimbo diffusa da “Chi l’ha visto?” con il piccolo migrante siriano sottoposto ad autopsia è stato il personale del Gabinetto Provinciale della Polizia Scientifica. I genitori rinnovano l'appello per avere notizie di Rama, Omar, Israa, diffondendo anche le proprie foto per far sì che essi stessi possano eventualmente riconoscerli.
  • Mohammed è il cucciolo bellissimo e sorridente la cui foto è accanto alla sorellina con le treccine. E' morto a 4 anni affogato. Ora il suo sorriso non c'è più. Degli altri tre non si sa nulla. Forse sono morti affogati anche loro. Sono bellissimi e lo spreco di queste piccole vite umane fa male.
  • Mi chiedo se non ci sia un luogo della Siria dove una famiglia possa rifugiarsi senza essere vittima di bombardamenti. Anche in una zona isolata, dove non ci siano luoghi appetibili per i bombardamenti e per i massacratori dell'Isis... Piuttosto che trascinare queste belle creaturine in un esodo tanto periglioso e rischioso... per poi morire così.
  • Nell'ultima guerra italiana, finita di fatto nel 1945, fra bombardamenti degli Alleati e violenze dei tedeschi dopo l'8 settembre 1943, le famiglie non sono fuggite in stragrande maggioranza, ma sono rimaste... Al massimo chi poteva si rifugiava in zone più isolate, meno soggette ai bombardamenti, nascondendosi sia ai tedeschi sia, le donne, ai marocchini dell'esercito di liberazione alleato... Molti bimbi sono morti... certo, ma le famiglie sono rimaste in Italia, pochi si sono rifugiati in Svizzera. Ecco, mi chiedo perché questo non si possa fare in un Paese grande come la Siria.

sabato 16 aprile 2016

Pessima figura




Ho visto in diretta la trasmissione "Chi l'ha visto?" in cui hanno ricevuto la protagonista del filmato accompagnata dal suo avvocato.
La storia, pubblicata in innumerevoli articoli di giornali, ciascuno con qualche particolare in più e qualche particolare in meno, che però fanno la differenza nell'interpretazione della realtà, è la seguente:
una famiglia ha un terreno in cui sono costruite delle loro case ed utilizza lo spazio fra le stesse per parcheggiare l'auto. Questo utilizzo, però, impedisce il passaggio dei mezzi di trasporto di persone abitanti oltre quel terreno della famiglia, ormai diventato un vicolo necessario all'accesso ad altre abitazioni di altri cittadini, i quali, evidentemente, si sono rivolti al Comune di Cerro Veronese, luogo degli eventi, per ottenere la liberazione del passaggio.
Il Comune, si spera in forza di una legale toponomastica, stabilisce che il "vicolo è privato con utilizzo pubblico", e ordina la rimozione del mezzo.
Il carro attrezzi della Polizia Municipale è scortato da una pattuglia dei Carabinieri giacché, evidentemente, si prevede una ostinata resistenza da parte di chi ritiene suo diritto chiudere il vicolo con la propria auto, perché già proprietario del terreno dove tutto è sorto.
Il resto si può vedere nel video: la donna prova a chiamare la Polizia di Stato che, come da lei dichiarato in trasmissione, risponde che in presenza dei Militari dell'Arma loro non possono intervenire. Allora prova ad opporsi all'aggancio dell'auto da parte del carro attrezzi salendo sul tettuccio. Qualche giornale ha scritto "per cercare di prendere il campo del cellulare"... Ridicolo.
Il Carabiniere prova a farla scendere afferrandola alla vita, lei si divincola e lo aggredisce facendogli rotolare via addirittura il cappello della divisa. Il resto è una sequenza di reazioni scomposte ed errate da entrambe le parti, che sono sfociate nell'arresto della signora e dei suoi familiari e successiva condanna di tutti, solo l'anziano padre escluso ma che era stato comunque anche lui rinviato a giudizio, per resistenza e aggressione a pubblici ufficiali. I quali pubblici ufficiali non si sono accontentati della condanna ai resistenti, ma chiedono i danni per le "lesioni" riportate per euro 20.000. 
Ora queste le mie considerazioni: una via o vicolo privato, se dichiarato nelle carte comunali "con utilizzo pubblico" non può essere chiuso proditoriamente da chi ne rivendica la proprietà privata, essendo soggetto comunque al Codice della strada.
Porto come al solito la mia esperienza personale: abitavo in una via di Roma dichiarata privata, fino al punto che dall'Amministrazione Condominiale ci arrivava un bollettino di pagamento a parte, con su scritto "Riparazione e manutenzione strada", spese che pagavano tutti gli abitanti dei palazzi che si affacciavano su detta strada. Una mattina non trovo la mia automobile nel posto dove l'avevo parcheggiata regolarmente lungo il marciapiede. Penso ad un furto, dato che in zona se ne verificavano parecchi. Vado a sporgere denuncia ma scopro con mia grande meraviglia che la mia auto "è stata rimossa dai vigili urbani e trasportata al deposito giudiziario perché parcheggiata NON a 8 metri dall'incrocio come prescriveva il Codice della strada". Ho dovuto pagare la multa e i giorni di deposito per poterla riavere, nonostante l'auto fosse parcheggiata perfettamente allineata al marciapiede lasciando, però, solo due o tre metri liberi prima dell'incrocio e non 8 metri come da codice. Debbo sottolineare che NESSUNO, né in quella strada privata né nelle limitrofe, lasciava uno spazio di 8 metri lungo il marciapiedi prima dell'incrocio. Inoltre di quella strada io risultavo comproprietario con tutti gli altri condomini, tanto è vero che ne dovevo pagare la manutenzione che NON era effettuata dal Comune.
Questa è la folle burocrazia che deforma la Giustizia in Italia.
Dunque la signora e la sua famiglia hanno sbagliato ad ostinarsi a chiudere la stradina vietando il passaggio a chi abitava oltre, in una di quelle ripicche di vicinato che tanto affollano la nostra Giustizia Civile. Ha sbagliato ancora di più a reagire aggredendo il Carabiniere che stava solo facendo il suo lavoro. Se non gradiva il gesto avrebbe potuto dirgli con fermezza: "Non mi metta le mani addosso!" Invece ha compiuto un gesto inconsulto contro un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni, con l'aggravante di fargli volare via il cappello facente parte integrante della sua divisa, che potrebbe configurare anche l'oltraggio alla divisa, simbolo dell'Autorità dello Stato.
Ma anche il Carabiniere ha compiuto un gesto inconsulto, come si vede nel filmato, e non è giustificabile anche se era per reazione, giacché egli è appunto un  pubblico ufficiale e deve tenere un contegno per rispetto alla divisa che porta. Ha dunque sicuramente sbagliato perché anche lui ha perso il controllo delle proprie azioni. 
Di sicuro tutta la materia legale va rivista, segnatamente per l'inspiegabile agire del giudice che non ha ammesso il filmato come prova dello svolgimento dei fatti.
Dalla visione del video, inoltre, difficilmente risulta credibile il referto medico "su costole incrinate e contusioni toraciche" di uomini così robusti per una breve colluttazione, in cui l'unico elemento forte della controparte  appare essere il fratello della signora. Anche i medici debbono scrivere la verità e non enfatizzare i referti per compiacere una parte...
In questa storia ci rimettono tutti: cittadini, Carabinieri, medici e giudici... Tutti ci fanno una pessima figura. Soprattutto i giudici che hanno condannato anche la povera donna anziana che dal filmato non sembra aver fatto nulla, tranne essere spintonata mentre tentava di difendere i suoi figli. 

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15/apr/2016 07:00 – 16/apr/2016 06:00

Rita Coltellese *** Scrivere  ·  Statistiche  ›  Pubblico 



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