venerdì 22 aprile 2016

Omicidio Stradale: un traguardo raggiunto

----- Original Message -----
To: Friend
Sent: Friday, April 22, 2016 10:27 AM
Subject: Grazie per avere firmato: l'omicidio stradale è legge!


Caro amico/a,

Il giorno 25 Marzo 2016 la legge 41/2016 sull’omicidio stradale e' entrata in vigore

Puoi leggere il testo integrale nella gazzetta ufficiale a questo link:

Legge 41/2016 Omicidio Stradale

Dopo un percorso travagliato nel codice penale e' stato introdotto il reato di omicidio stradale e sono state aumentate le pene per tutti i casi di violazione del codice della strada che causano morte o lesioni gravi ad altre persone.

Siamo contenti che questo giorno sia arrivato perche' segna l’inizio di un CAMBIAMENTO verso una societa' piu' giusta, in cui l’irresponsabilita' alla guida dovrebbe essere punita come comportamento grave e criminale.

Non parleremo piu' di incidenti ne' di omicidi colposi, ma di omicidi stradali. Un cambio epocale nel linguaggio e nella sostanza alzando la priorità del tema della violenza stradale.

Non sappiamo con certezza se ora la strada sara' piu' sicura, sicuramente sara' più giusta!

Sappiamo invece che questa legge da sola non sara' sufficiente a risolvere l’epidemia di violenza stradale in Italia e per questo dovremo continuare a vigilare a chiedere piu' controlli sulle strade, piu' formazione e sensibilizzazione e piu' interventi infrastrutturali preventivi.

Se la legge e' stata finalmente approvata e' perche' tante persone come te, in tutte le regioni italiane, hanno firmato la nostra proposta di legge e ci hanno anche aiutato a raccogliere adesioni.

E’ un traguardo che abbiamo ottenuto tutti insieme nel nome di tutte le vittime innocenti che abbiamo nel nostro cuore e che non hanno avuto giustizia.

GRAZIE!

Speriamo di poter contare ancora sul Suo sostegno nelle battaglie CIVILI che continueremo a fare fino a quando il tema della sicurezza stradale non sara' affrontato con la massima serieta' dai nostri amministratori, politici e giudici.

Continuiamo insieme per dare “vaLore alla vita” e difendere il diritto alla vita di tutti

Un caloroso abbraccio

dall’Associazione Lorenzo Guarnieri Onlus, Associazione Gabriele Borgogni e ASAPS


Firenze 2016

Per continuare a seguirci:

www.lorenzoguarnieri.com
www.asaps.it
www.gabrieleborgogni.com

Ho dato anch'io il mio granellino di cuore e civiltà firmando due raccolte di firme: la prima fu quella nel nome di Lorenzo Guarnieri.
Nulla può restituire la persona perduta per l'incoscienza altrui, ma se non c'è neppure Giustizia il dolore è esacerbato.
Sono felice di questa e-mail di ringraziamento che pubblico, giacché sento che il mio granellino ha avuto valore.
Ho scritto molti post su questo argomento, gli ultimi arrabbiata verso Matteo Renzi che si preoccupava della Legge sulle Unioni Civili per le coppie omosessuali, mentre la Legge sull'Omicidio Stradale era tornata indietro al Senato.
Poi ho capito. Matteo aveva un problema di opportunità politica, di voti di sostegno all'interno del suo partito per far passare le riforme a cui tiene molto, e Scalfarotto gli ha promesso sostegno. Dunque lui lo ha accontentato e, ho notato, spesso Scalfarotto è accanto a lui, anche nei viaggi all'estero.
Dopo le Unioni Civili finalmente Matteo ha mantenuto la parola.
Come scrissi molto tempo fa, se i giudici avessero tenuto conto di quanto già previsto come aggravanti nell'articolo del Codice Penale sull'Omicidio Colposo, non ci sarebbe mai stato bisogno della Legge sull'Omicidio Stradale. 
589. Omicidio colposo. (1) 
Chiunque cagiona per colpa [c.p. 43] la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. 
Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale (2) o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni (3). 
Si applica la pena della reclusione da tre a dieci anni se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale da: 
1) soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni; 
2) soggetto sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope (4). 
Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni quindici [c.p.p. 235] (5) (6) (7). 


Ma i signori giudici non si capisce come interpretino quanto scritto e, nonostante nei fatti ci fossero le violazioni sopra riportate, spesso chi aveva violato veniva rilasciato con pene offensive per le vittime e per chi restava a piangerle.


L'abito della Prima Comunione - dalla raccolta di novelle Parentopoli

Parentopoli - Racconti sui rapporti parentali 

PRESENTAZIONE:
Questa nuova raccolta di novelle vuole esplorare il mondo dei sentimenti familiari e parentali, spesso deludenti quando non addirittura dolorosi.



L'abito della Prima Comunione

"Hai conservato l'abito da sposa... Che bello! Tre strati di chiffon sovrapposti e tenuti insieme come in un unico strato! Poi queste applicazioni di macramè e perle.. Poche, delicate, una cosa fine!" Sorrideva ammirata Rosa, l'amica nuova nuova.
Con un sorriso umile Annamaria ammise che sì, era bello e fine, lei aveva sempre avuto questa capacità di saper scegliere cose belle ed eleganti spendendo molto meno della loro apparenza.
"Io ho conservato anche l'abito della Prima Comunione, pensa!!" Continuò Rosa mentre Annamaria riponeva l'abito da sposa nel baule.
"Io non l'ho più, invece, perché lo regalai ad una mia cuginetta, figlia di un fratello di mio padre povero, che papà ha sempre cercato di aiutare." Disse seria Annamaria.
Rosa la guardò incuriosita. "Ma te lo tolse tuo padre o fosti tu..?"
Annamaria sorrise: "No! Fui io! Mi sembrò naturale darglielo perché le volevo bene: io lo avevo usato solo un giorno, era nuovo e lei doveva fare la Prima Comunione, dunque.. Mio padre mi adorava e non mi avrebbe mai chiesto un simile sacrificio. Un sacrificio che non mi pesò allora, perché fu un moto spontaneo del mio animo. Ma dopo... negli anni.. visto come si sono comportati, l'ho rimpianto quel bel vestito, ricordo della mia Prima Comunione!"
Erano tornate nel soggiorno e Rosa si era seduta sul divano. Ora l'ascoltava seria per via di quell'accenno: ".. visto come si sono comportati". Con discrezione chiese: "Perché? Cosa hanno fatto?" Annamaria socchiuse gli occhi e alzò le sopracciglia sospirando: "E' una lunga storia, fatta di episodi che all'inizio stridono e l'amore che porti alle persone te li fa ignorare, poi ci sono momenti cruciali in cui i cattivi sentimenti sono inevitabilmente così evidenti che non li puoi ignorare più."
"Ma come mai, se posso chiedertelo, questo fratello di tuo padre era così povero?"
"Non è che gli mancasse da mangiare, intendiamoci!" Esclamò Annamaria. "Mio padre è nato in una famiglia di agricoltori, avevano la terra, la lavoravano e mangiavano. La casa di famiglia.., certo una casa rurale, in un paesetto, era loro, di proprietà. Solo che mio padre andò via di casa a sedici anni perché era intelligente e pieno di iniziativa, mentre questo fratello è rimasto lì a fare l'agricoltore. Ma mio padre l'ha sempre aiutato: dai suoi risparmi risicati e sudati toglieva una parte ogni mese per mandare soldi alla madre e al padre pensando ai fratelli più piccoli. Quando è morto il padre, ha pagato tutti i suoi debiti e messa in sesto l'economia della sua famiglia. Per difendere questo fratello dall'aggressione di un tizio per questioni di pascolo, mio padre finì sotto processo per percosse e lesioni, giacché il tizio finì in ospedale. Un'altra volta io, bambina, assistetti con spavento ad una rissa in cui mio padre finì a terra ed ebbe una ferita alla testa, lieve fortunatamente, mentre io piangendo raccoglievo il suo cappello sfilatosi dalla sua testa. Sempre per questo fratello."
"Ma che aveva combinato?" Chiese l'amica con un certo stupore.
"Per l'episodio del pascolo, che costò a mio padre una causa, sembra che non fosse colpa sua, ma che le mucche non avessero sconfinato e il tizio, che ebbe la peggio, avesse fatto il prepotente con questo fratello di mio padre, allora appena diciassettenne, ma di questo secondo episodio, siccome io vi assistetti, avevo circa dodici anni, ricordo tutto e, soprattutto, capii e seppi valutare quello che mi accadde davanti agli occhi."
E rivide davanti agli occhi, come in un film western, tutta la sequenza, mentre la raccontava a Rosa.
Era estate e lei era in vacanza in quel paese di mezza montagna da dove i suoi genitori erano venuti via per vivere in città. Suo padre, pur svolgendo un lavoro impiegatizio, amava la terra ed il luogo dove era nato. Così comperava piante, un'intera vigna che faceva impiantare, lasciandola poi alle cure di quel fratello che ne poteva disporre, su terre che erano anche sue, ma su cui il fratello viveva, e dunque egli ne reclamava solo qualche piccolo frutto sporadico quando tornava d'estate. Augusto, così si chiamava, quella vigna la fece seccare. Il padre di Annamaria ci rimase male, giacché tutte quelle piante di vite gli erano costate un bel po'. Ma non gliene fece un rimprovero, nascondendo la sua amarezza. Poi comperò una capretta, per averne un poco di latte d'estate e mezzo capretto che suo fratello gli spediva a Pasqua, tramite qualche compaesano che scendeva in città. Infine, ed Annamaria lo apprese drammaticamente quel giorno, comperò due costose mucche maremmane. Fu distratta dai giochi liberi che in quel borgo si potevano svolgere per strada, cosa che le era proibita in città, da voci alterate, fra cui prevaleva quella amatissima di suo padre. Con altri ragazzini accorse verso il luogo da cui proveniva il tumulto, c'erano anche degli adulti confluiti ad assistere alla scena che vedeva suo padre in alto, salito sopra qualcosa e accanto a due bianche vacche unite da un giogo: "La trebbiatrice serve a tutti, ma le mucche sono nostre e non possono tirarla su per tutti e schiattare!" Diceva. 
Augusto, che aveva applicato il pesante giogo di legno scuro sul collo delle due placide vacche, taceva e, alla piccola Annamaria sembrò, il suo viso aveva un'espressione contrariata, come se non condividesse affatto quello che suo fratello maggiore stava dicendo alla piccola folla di agricoltori, ma subiva in silenzio la sua imposizione di salvaguardare le loro bestie dallo sforzo immane di tirare la macchina trebbiatrice dalla strada statale, che scorreva a valle, su su fino al paesetto arroccato sulla collina, raggiungibile allora solo da una scoscesa mulattiera.
La bambina notò allora e ne ebbe conferme in seguito, nel tempo, che suo padre non si accorgeva affatto del silenzioso dissenso di suo fratello, ma fu dalla parte di suo padre pensando che, se anche lui le aveva pagate, era giusto che si preoccupasse della loro incolumità.
Ogni anno assisteva a quel rito, quasi disumano, del tirare sulla collina, dove erano i covoni di grano ammucchiati per la trebbiatura, la grossa macchina arancione e il pesante motore nero come la pece. A turno vi attaccavano gli animali degli uni e degli altri, alternativamente: muli a volte, a volte mucche, mentre gli uomini spingevano su per l'erta le macchine da dietro e ai fianchi.
Ogni tanto qualcuno cadeva e si faceva male, ma guai se una delle bestie si spezzava una gamba scivolando sui grossi sassi della mulattiera, era una rovina perché le bestie erano un patrimonio per i contadini.
Dunque quel giorno molti protestavano e volevano che anche le mucche che, ora Annamaria lo scopriva, aveva pagato suo padre, tirassero la trebbiatrice. Si chiese con lucida e pura logica perché mai suo padre, un impiegato di un Ministero, avesse comperato delle mucche il cui latte veniva usato dalla famiglia di suo zio Augusto. Sua moglie Giuseppa ci faceva anche il formaggio. Ora capiva che il dono dell'unica forma di formaggio, che ricevevano in un anno dagli zii, non poteva dirsi un dono.
Ma suo padre, così stimato da tanta gente, non capiva e non pensava quello che veniva in mente a lei, semplicemente registrando quel che vedeva e sentiva?
Egli ascoltava solo sé stesso e, visto che quelli non cedevano, tolse il perno che reggeva il giogo sul collo delle due mucche: le uniche placide in mezzo alle urla degli uomini.
Fu la scintilla che fece scoppiare la rissa: in un men che non si dica tutti menavano a tutti e lei si ritrovò con suo padre, arrivatole vicino menando le mani con altri, che rotolò a terra e lei, vedendo la ferita sulla sua testa e il sangue, non potendo fare altro, pianse a dirotto e raccolse il suo cappello. Notò, comunque, che suo zio Augusto si era tenuto fuori da quella mischia, limitandosi a respingere solo qualche spintone.
"Ma perché tuo padre ci teneva tanto a questo fratello?" Chiese Rosa alla fine del racconto di quei fatti.
"Diceva che era "l'unico fratello"! - Rispose Annamaria con malinconica ironia, pensando a quanto cuore aveva avuto suo padre, ormai morto da tempo. - "No, non che avesse solo quello! Prima ti ho detto che da adolescente già lavorava e si toglieva tutto per mandare soldi ai suoi genitori pensando ai fratelli più piccoli. Ma ne aveva anche uno più grande, che però non ha mai lavorato in vita sua! Riteneva Augusto l'unico che non gli avesse dato dispiaceri e delusioni".
"Ma non poteva pensare solo a se stesso, dopo che aveva già dato per anni aiuto alla sua famiglia di origine?" 
"Aveva un grande cuore, ma il suo amore era mal riposto. Credo che la sua cecità, che io giovane e senza esperienza registravo fin da bambina, fosse dovuta a scarse capacità empatiche, ma anche a una forma di vigliaccheria che lo faceva retrocedere di fronte alla presa di coscienza di un fatto che, sicuramente, gli faceva male".
"Capisco, anche io ho fratelli..- Fece Rosa comprensiva. - Però c'è un limite..".
"Oh, si. Ma la vita, cara Rosa, come sai si impara vivendo e mio padre di tempo non ne ha avuto tanto. Comunque, prima di morire, qualche accenno, al fatto che qualcosa avesse capito sui sentimenti veri di questo fratello, me lo fece, ed era di delusione ovviamente".
"Io con i miei fratelli ho un buon rapporto, - fece Rosa - oddio.. non è che non ci siano piccole cose.. ma quelle ci sono in tutti i rapporti affettivi, anche con i figli, con il marito.. Però ci vogliamo bene".
"Ecco è proprio questo che è mancato a mio padre: vero amore fraterno, e lui ne soffriva. Quello che mi colpisce è che non serve dare e dare per avere amore, ma questo dipende solo ed esclusivamente da come sono fatte le persone. L'egoismo mal si attaglia con l'amore. Mio padre non era egoista e dunque gli veniva naturale dare al fratello che aveva di meno ed io avevo accettato questo suo sentimento, lo condividevo, anche perché, non avendo fratelli mi veniva naturale voler bene ai cugini in sostituzione di un sentimento fraterno mancante.. In particolare volevo bene a questa cugina un poco più piccola di me: Amanda e credo che anche lei me ne volesse".
"Invece?" Invitò alle confidenze Rosa.
"Invece, niente, secondo me mene vuole ancora, ma troppa distanza ho messo fra noi per l'agire di suo padre, e giustamente lei non può che stare dalla parte di lui..".
"Ma non starai facendo come tuo padre che non vuoi vedere la realtà? Se ti volesse bene, pur privilegiando suo padre, non potrebbe cercare comunque con te un chiarimento, capendo anche le tue ragioni?"
Annamaria scosse la testa. "No, penso che per lei sarebbe imbarazzante."

L'amica, per quanto schietta e sincera, non aveva vissuto quella realtà, aveva detto di avere un buon rapporto con i suoi fratelli e dunque non poteva capire.
Il padre di Annamaria era sempre stato solo e lei, bambina e silenziosa spettatrice, lo aveva sempre percepito. I sentimenti si avvertono, come l'aria sulla pelle, e lei vedeva la cecità di suo padre che si nascondeva quello che poi, verso la fine della sua non lunga vita, aveva accettato dentro di sé.
Aveva saputo che la moglie di Augusto l'aveva presa a calci con i suoi grossi scarponi di campagna, l'unica volta che l'avevano lasciata per un mesetto dalla nonna, in campagna, nella grande casa che era di tutti i fratelli ora che il nonno era morto. L'aveva dovuta difendere la nonna. Da cosa nasceva un simile livore? Tutti gli anni suo padre comperava stoffe buone e le spediva dalla città ai figli di suo fratello perché ne confezionassero vestitini. Era un tempo in cui i negozi di confezioni cominciavano appena a nascere, mentre erano diffusissimi i negozi di stoffe e una "pezza" di buon tessuto aveva un valore.
Spediva loro dolci, a Pasqua l'Uovo di Cioccolato a ciascuno, e non li toccò mai con un dito, nemmeno uno schiaffetto, un rimbrotto.
Invece, oltre all'episodio in cui sua nonna aveva dovuto sottrarla alla brutalità di quella ingrata zia, ce ne era stato un altro, meno brutale, ma lo zio Augusto l'aveva menata insieme a sua moglie perché stava bisticciando con dei nipoti di lei che erano dentro le loro proprietà di famiglia.
Era bambina ma non poteva non pensare che suo padre, che dimostrava amore ai loro figli dando molto e non permettendosi di toccarli, era ben diverso da questi zii che non le davano nulla e la picchiavano pure.
Doveva già bastare questo per capire i loro cattivi sentimenti.
Peraltro la bambina li vedeva poco, vivendo in città, dove, quando venivano per loro comodo, erano ospitati in casa del generoso fratello, il quale, pur conoscendo quei fatti e pur amando svisceratamente la sua unica bambina, aveva bisogno di illudersi che sull'affetto di quelle persone poteva contare.
Sua moglie, mite e paurosa delle sue furie, provava a fargli notare alcune cose, ma lui la tacciava di essere matta e la loro bambina, pur vedendo che sua madre aveva ragione per la concretezza dei fatti, amava troppo suo padre e finiva per accettare quella sua cecità, a discapito della povera madre, sempre più inascoltata ed infelice. 
Non si era accorto, ad esempio, che mentre sua moglie, dopo aver preparato un buon pranzo, serviva a tavola la famiglia di suo fratello Augusto, ospite nel loro appartamento di città, la nipotina  Amanda, dopo aver guardato a lungo e con ingenuo stupore i movimenti della zia, aveva chiesto alla madre: "Mamma ma è vero che zia Giulia è matta?" La madre, una mezzadra senza casa e senza terra che Augusto aveva sposato, aveva guardato preoccupata la piccola Annamaria seduta di fronte a loro, temendo che avesse sentito, si era confusa e aveva sussurrato qualcosa a sua figlia per tacitarla in qualche modo. 
Annamaria non disse una parola e guardò suo padre, sperando che avesse sentito anche lui l'ingenua uscita di Amanda, che svelava come la moglie di Augusto si esprimeva su sua moglie dietro le sue spalle: ma lui parlava al fratello senza curarsi di altro, nemmeno che la cognata non si fosse neppure alzata per offrirsi di aiutare sua moglie con un gesto gentile. Annamaria sperò che la sua povera mamma non avesse udito e così era infatti: lei volgeva le spalle, mentre ritornava verso la cucina, e Amanda la seguiva con lo sguardo in cui c'era un'espressione di ingenua meraviglia, nel constatare il comportamento normale di colei che evidentemente le veniva definita come "una matta". 
Annamaria odiò quella gente falsa e odiò suo padre che permetteva tutto questo.
Pensò che non avevano bisogno di loro, ma loro di suo padre. Se ci fosse stato sincero affetto sarebbe stato diverso, ma erano palesi la falsità e la malevolenza nei riguardi della moglie indifesa e della figlia del loro benefattore.

Eppure, alla morte di lui, Annamaria aveva continuato quei rapporti a cui lui aveva voluto credere ad ogni costo, essendo il resto del parentado un deserto affettivo, fatto di avversione, invidia e cattiveria. Aveva voluto mantenere in vita suo padre in qualche modo, facendo vivere quei brandelli affettivi a cui lui teneva.
In particolare lei sentiva di volere bene ad Amanda, per il resto sentiva in sé una mancanza di sentimenti e se ne incolpava, sforzandosi di provarli. A volte nello zio Augusto avvertiva, nonostante tutto, un po' di affetto sincero. Ma ora che era adulta ed aveva una esperienza di vita sua, non più mutuata dalle sole esperienze dei suoi genitori, sentiva in sé che con quelle persone non c'era un vero fluire di sentimento, sentiva che in loro niente c'era di lei con cui ritrovarsi... ma neppure di suo padre, che lei si ostinava a mantenere vivo in quei rapporti.
Suo padre aveva difettato nel non vedere il male in loro neppure quando c'era, e questi, ora, lo sospettavano in lei. Qualcosa che la ferì, facendole misurare la distanza fra l'anima di suo padre e quella di Augusto.
Scoprì che suo zio temeva che ella reclamasse la sua parte, quella che ereditava da suo padre, della casa nel paesetto.
Egli non parlò esplicitamente ma fece di peggio. 
Con sua moglie dovevano averne parlato, preoccupandosi che, ora che non c'era più il generoso quanto cieco fratello che aveva lasciato loro la sua parte di casa rurale non reclamandola, ma comprando per sé una casa per tornarvi in vacanza con la sua famiglia, la nipote Annamaria potesse essere di diverso avviso. Non disse nulla ad Annamaria, che passava spesso a far loro visita portando scatole di cioccolatini per Amanda, oppure costosi regali ai bimbi di lei, che le erano nati dopo il matrimonio.. Ma Annamaria notava un'aria di falsità e di imbarazzo che la metteva a disagio, non capendone la causa e l'origine, poi capì, e fu un pugno nello stomaco, giacché il pensiero di andare contro la volontà di suo padre non l'aveva mai sfiorata, dunque cosa aveva ispirato loro quei timori, quei pensieri, visto che ella aveva continuato quei rapporti, nonostante tutto, nello stile di suo padre e proprio per lui, perché non morisse del tutto?
La risposta la trovò lei stessa: il loro animo cattivo aveva ispirato quei pensieri, e lei pensò a quanto era assurdo credere di mantenere vivo suo padre con quei rapporti, giacché nulla di lui, del suo amore senza secondi fini, senza retropensieri, senza calcoli meschini, c'era in quelle persone. L'amore non esiste senza reciprocità: suo padre era morto e in quelle persone non c'era nulla di lui.
"In questa casa ho buttato il sangue e se qualcuno si accosta prendo il fucile e gli sparo!" Disse con espressione corrucciata Augusto, un giorno che Annamaria era passata in visita recando una scatola dei soliti cioccolatini per Amanda, senza per altro trovarla in casa. Non capì, anche se avvertì l'atmosfera strana, ostile ma, senza arrivare alla cecità di suo padre, non prendendo quella frase minacciosa per sé, non avendo nulla nella mente di quello che quell'uomo, suo zio di sangue, le proiettava dentro.
In seguito iniziò una melliflua corte da parte della zia acquisita, mirata a volerle offrire di stare una settimana in vacanza in quella casa. Lei non amava quei luoghi tanto cari a suo padre e non usava neppure la casetta delle vacanze che lui aveva comperato, che rimaneva chiusa. Dunque anche qui non capiva l'offerta insistente. Dapprima rispose sinceramente che "lo sapevano che lei in campagna si annoiava, e comunque aveva casa sua...", poi vide che suo zio si aggrondava e allora accettò. Poi capì che questa stranezza era dovuta solo al loro timore e l'offerta era un loro modo diplomatico di ammorbidirla.
Grande fu la delusione, anche se avrebbe dovuto conoscerli. Nulla, ma proprio nulla ritrovava in loro di suo padre. Legami di sangue non vogliono dire uguaglianza di sentimenti.
Altri episodi rivelarono l'estraneità di quelle persone, il loro gretto egoismo, la loro ingratitudine ed anche Amanda, per quanto dotata di una sincera spontaneità e generosità, non era come lei nelle dimostrazioni di affetto, e nei bilanci, che negli affetti non si dovrebbero mai fare ma Annamaria ormai li faceva, chi aveva dato di più, non solo materialmente, era sempre lei.

Nell'armadio era rimasta la stampella di legno del 1957, con inciso il nome e l'indirizzo del primo negozio di confezioni per l'infanzia apparso in città, dove suo padre aveva acquistato per la sua adorata bambina l'elegante, semplicissimo, abito di organza bianca per la Prima Comunione. Annamaria la teneva per ricordo.    
           

giovedì 21 aprile 2016

Sono contenta di non essere norvegese: il peggio non è mai morto!

Da: Il Giornale -  Gio, 21/04/2016 - 06:00

L'incredibile Norvegia dà ragione a Breivik: «Isolarlo è disumano»

Accolto il ricorso del detenuto, che pure ha a sua disposizione cucina, palestra e playstation
In Grecia - grazie ai diktat dell'Unione Europea - un intero popolo è stato ridotto in povertà. In Norvegia - grazie alle convenzioni europee - un mostro colpevole dell'uccisione di 77 persone - tra cui 69 ragazzini - può accusare il governo di detenerlo in condizioni disumane e vincere un risarcimento da 35mila euro. Sono i due volti dell'Europa. Sono i paradossi di un continente dove norma e buon senso viaggiano ormai su piani divergenti e dove un'insensata applicazione della legge diventa la sceneggiatura di una commedia dell'assurdo capace di confondere vittime ed assassini. Difficile trovare una definizione diversa per la sentenza con cui, ieri, una corte norvegese ha dato ragione - nel nome delle Convenzione Europea sui Diritti Umani - ad Anders Breivik, lo stragista che nell'estate del 2011 mise a segno un attentato contro il palazzo del governo di Oslo uccidendo otto persone e subito dopo si spostò sull'isola di Utøya massacrando 69 ragazzini riuniti per la festa giovanile del partito socialdemocratico. La sentenza a favore dello stragista, letta ieri dal presidente della corte Helen Andenaes Sekulic, ribadisce che «il divieto di trattamenti inumani o degradanti rappresenta un valore fondamentale della società democratica e va garantito sempre e comunque, anche nel caso di terroristi ed assassini».
Grazie all'esemplare verdetto Breivik si metterà in tasca 35mila euro di risarcimento e potrà pretendere di muoversi a proprio piacimento dentro il carcere di massima sicurezza in cui sconta una condanna a 21 anni. Per capire l'assurdità di un responso che trasforma in vittima un assassino bisogna partire dalla cella del carcere di Skien assegnata a Breivik. Più che una cella è un confortevole mini appartamento di tre locali, per complessivi 31 metri quadrati, in cui il prigioniero può scegliere se oziare nella zona notte, svagarsi nello studio con playstation e computer non collegati ad internet oppure curare il fisico nella mini palestra contigua. Il tutto ovviamente potendo contare su un bagno e una cucina indipendenti. Eppure nonostante queste condizioni, decisamente superiori a quelle in cui vivono molti onesti cittadini italiani od europei, Anders Breivik s'è potuto permettere di trascinare in tribunale un governo norvegese accusato di sottoporlo a trattamenti disumani e degradanti.
Grazie a Øystein Storrvik e Mona Danielsen, due avvocati pronti a tutto nel nome della notorietà, l'assassino è diventato il protagonista di un processo alle autorità in cui ha raccontato di venir tenuto segregato dagli altri detenuti, di esser costretto ad indossare le manette anche dentro la casa di pena e di non godere di sufficiente libertà di movimenti all'interno degli spazi carcerari. Per non parlare delle ore di sonno turbate dalle indisponenti visite delle guardie, dalle avvilenti posate di plastica con cui è costretto a sbocconcellare pasti di scarsa qualità e del divieto di comunicare con l'esterno ed intrattenere rapporti con la famiglia. Il surreale quadretto dipinto da Breivik e dai suoi legali ha però convinto i giudici ad emettere una sentenza che definisce «disumano» e «degradante» - in base all'articolo 3 della Convenzione Europea sui diritti umani - l' isolamento imposto a Breivik. In un sussulto di carità di patria i giudici hanno invece ritenuto «giustificati» i limiti imposti a Breivik nei rapporti con la famiglia e l'esterno del carcere. Il tutto per un totale di circa 151mila euro di spese processuali addebitate, grazie alle tasse, anche alle famiglie dei ragazzini uccisi.

Ogni tanto una buona notizia!!!

Da: Il Messaggero

Gran Bretagna, uccide il pedofilo che abusò di lei. Il giudice: «Niente carcere, e pago io le spese»

Un giudice si è offerto di pagare di persona le spese processuali per una ragazzina di 15 anni colpevole di aver accoltellato e ucciso il pedofilo che abusò di lei quando era solo una bambina. Inoltre, Jonathan Durham Hall ha anche evitato che l'adolescente finisse in carcere, condannandola a due anni in un centro di riabilitazione per minori: "Sarebbe una disgrazia imperdonabile mandare una sopravvissuta come te in prigione", ha detto l'uomo.

A motivare la decisione del giudice, la convinzione che la giustizia inglese fosse stata troppo tenera con il pedofilo che abusò della ragazza quando aveva solo otto anni: dopo essere stato arrestato, l'uomo ha scontato una pena di sei anni ed è tornato in libertà. Stessa convinzione che ha armato la mano della ragazzina: quando ha saputo che l'uomo che le aveva rovinato la vita era tornato in libertà non ha saputo resistere allo sdegno. Inoltre, il suo aguzzino si era anche fatto vivo per farle sapere che era tornato, così lei è andata a casa sua e non appena l'uomo ha aperto la porta gli ha piantato un coltello nella pancia dicendogli "Ho intenzione di ucciderti", poi lo ha finito tagliandogli la gola. 
Giovedì 21 Aprile 2016 - Ultimo aggiornamento: 13:50 

Amicizie su facebook

Come ho già scritto, effettuai l'iscrizione a facebook su input del capo del partito a cui ero iscritta: Antonio Di Pietro. All'epoca egli aveva un blog gestito da Casaleggio Associati. Addirittura incentivava a crearsi un Avatar... E già lì cominciai a sospettare che ci ritenesse delle marionette ... Io rifiuto anche il nick name nei commenti che mi capita di fare qualche volta sotto alcuni articoli di giornale! Non accetto di nascondermi dietro a niente: io sono io nel bene e nel male così come sono. Non è presunzione, è un equilibrio, l'accettazione di sé stessi. Se non si ha il coraggio delle proprie opinioni od azioni vuol dire che non si agisce con coerenza, che non si è in pace con sé stessi.
Maneggiare facebook per me non era facile e pensai di cancellarmi, peraltro senza riuscirci per incapacità a gestire il mezzo informatico.
Poi, per inerzia, lasciai il profilo e, a poco a poco imparai a farne un utilizzo circoscritto e per certi versi utile.
Imparai a pubblicizzarvi alcuni post di questo blog che ritenevo dovessero arrivare a più persone possibili.
Recentemente ho iniziato a scambiare messaggi con miei parenti usando la chat. Ho scoperto che si risparmia tempo e ci si può parlare a costo zero.
Ma facebook va usato con cautela. Mi è capitato di scoprire, ad esempio, che esistono dei profili fasulli. Ho l'amicizia con una deputata che ho votato e sul suo profilo, tempo fa, era comparso fra i suoi amici facebook un finto "amico" finto profilo di un noto cantante. Prendendolo per buono l'avevo annoverato fra i miei amici facebook, fiduciosa del fatto che la deputata lo aveva accettato fra i suoi.. Dopo poco ho notato che faceva dei commenti assurdi e anche volgari. Ho fatto una piccola ricerca ed ho scoperto che non era "quel cantante", ma ne usava il nome. Ho segnalato l'anomalia alla deputata dopo averlo cancellato di corsa e dopo poco l'ha cancellato anche lei dagli Amici.
Non sempre chi ci chiede "amicizia" su facebook, pur provenendo da un profilo di persone sicure che già li hanno accettati fra gli amici, danno garanzie di sicurezza.
Quindi: cautela!

Corsi di grande interesse

 ----- Original Message -----
From: 361Roma
Sent: Wednesday, April 20, 2016 7:38 PM
Subject: [Nuovo articolo] 1432


L’Associazione 361° organizza, in convenzione con “Sapienza” Università di Roma e il Cri.Me.Lab, i seguenti  Corsi di Formazione:   • TECNICA DELL’INVESTIGAZIONE CRIMINALE Docenti: Gen. Luciano Garofano, Magg. Biagio Fabrizio Carillo, Col. Flebus, Dott. Mario Pianesi. • CRIMINOLOGIA MINORILE Docenti: Prof.ssa Gemma Marotta, Dott. Roberto Thomas I corsi si terranno nella sede dell’associazione in via […]
361roma.org | aprile 20, 2016 alle 5:38 pm | Categorie: Uncategorized | URL: http://wp.me/p1qiNp-n6

martedì 19 aprile 2016

Referendum e soldi

Da: Il Fatto Quotidiano

Il referendum in Italia: 70 consultazioni, dalla nascita della Repubblica alle trivelle




Tanti ne sono stati celebrati dal 1946. Di questi, 66 abrogativi, 2 costituzionali e 2 consultivi. L'associazione Openpolis ha preparato un dossier. Nel quale fa il punto su uso ed abuso di uno strumento previsto dalla Costituzione. Per assicurare la partecipazione diretta alla vita democratica. Con relativi costi per i cittadini



...i comitati promotori. Ai quali è riconosciuto un “indennizzo” economico “pari alla somma risultante dalla moltiplicazione di un euro per ogni firma valida fino alla concorrenza della cifra minima necessaria per la validità della richiesta e fino ad un limite massimo pari complessivamente a euro 2.582.285 annui, a condizione che la consultazione referendaria abbia raggiunto il quorum di validità di partecipazione al voto”.

...il raggiungimento del quorum rileva anche per un’altra ragione. Di carattere puramente economico: i rimborsi spettanti al comitato promotore a carico dello Stato che scattano, infatti, solo in caso di affluenza ai seggi di almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto.

...“In pratica ai comitati promotori, nel caso di quesito dichiarato ammissibile e quorum raggiunto, viene riconosciuto un rimborso pari a un euro per ogni firma valida raccolta. Una forma di finanziamento pubblico che da un lato risarcisce i comitati civici che si attivano per proporre un referendum, dall’altro rimborsa anche quei partiti politici che hanno fatto di questo strumento un loro cavallo di battaglia”. Per esempio, grazie ai due referendum proposti nel 2011, “l’Italia dei valori ha incassato oltre un milione di euro”.


Volevo scrivere un post che fosse un escursus sull'istituto referendario e, nel fare una ricerca documentale, mi sono imbattuta in questo articolo di cui riporto solo la parte che riguarda il lato economico del Referendum. L'articolo, però, merita di essere letto nella sua interezza e consiglio di leggerlo.

Dunque non tutti sanno che i Comitati Promotori di un Referendum beccano molti soldi se raggiungono il quorum.
Io, che mi picco di essere persona che si informa, non lo sapevo. L'ho appreso casualmente facendo parte del Comitato locale per l'applicazione del dopo Referendum per l'acqua pubblica. Ne ho chiesto conferma al giovane che ha creato tale Comitato per il nostro Comune ed egli ha confermato, informandomi anche che, per quello che riguardava il nostro territorio, lui si era pagato sempre tutto da solo e di quei soldi non aveva visto un solo euro. Sembra che per il Referendum sull'Acqua Pubblica i 500.000 euro (e forse anche di più) li abbiano gestiti coloro che hanno raccolto le firme (come da Legge), dopo che tali euro sono stati accreditati in un conto corrente aperto ad hoc dal Comitato Promotore e ad esso intestato. 

Ma nella ricerca mi sono imbattuta anche in risvolti interessanti e non noti a tutti, come un articolo su Il Fatto Quotidiano a firma Andrea Palladino, giornalista che è stato nei Comitati per l'Acqua Pubblica insieme a sua moglie, Astrid Lima, e che ho conosciuto ad una riunione dei Comitati Territoriali presso la Sala delle Conferenze del Comune di Genzano. L'articolo lo riproduco interamente giacché merita di essere letto. A me ha fatto sorridere trovare la conferma di quanto, in queste avventure referendarie, contino i soldi e gli interessi e di quanto la gente, in una società così complessa in cui non si riesce ad essere informati di tutto, NON possa facilmente farsi una idea precisa della realtà, sempre abilmente elusa quando non nascosta da chi dice di fare informazione.
In detto, interessantissimo articolo, viene fuori un altro aspetto del millantatore Oscar Giannino, già abbondantemente squalificatosi, e non si può non pensare che se una persona così affetta da mitomania, come questo giornalista, è riuscita ad arrivare addirittura a fondare un partito, la capacità di discernimento della gente fra il sano ed il malato, fra l'onesto ed il disonesto, è messa indubbiamente duramente alla prova...
Oscar Giannino: in passato si è attribuito Lauree e Master inesistenti


Da: Il Fatto Quotidiano di  | 21 ottobre 2011

Referendum, il comitato per il No all’acqua pubblica batte cassa per i rimborsi dallo Stato




AcquaLiberaTutti, presieduta dal giornalista Oscar Giannino e di cui fanno parte una serie di esponenti del centro sinistra, chiede di accedere ai rimborsi elettorali anche se la legge dice che "ne avrebbero diritto solo chi ha raccolto le firme per proporre la consultazione"
C’è una strana richiesta intorno ai rimborsi elettorali per i referendum dello scorso giugno. Una richiesta che coinvolge chi si è opposto con tenacia alla valanga di “Sì” (il 95,6 %) raccolti dai due quesiti presentati dal movimento per l’acqua pubblica. Nel decreto n. 160 pubblicato nei giorni scorsi che autorizza legittimamente l’erogazione di un milione di euro a favore del comitato promotore per i due “Sì”, compare una richiesta decisamente curiosa. “E’ pervenuta alla Camera una lettera con la quale lo Studio legale Maietta, in nome e per conto del comitato AcquaLiberaTutti e del suo presidente Antonio Iannamorelli– si legge – diffida la Presidenza all’erogazione del rimborso elettorale connesso alla consultazione referendaria in oggetto, chiedendone al tempo stesso l’accreditamento sul conto corrente intestato al Comitato medesimo”.
Il problema è che “AcquaLiberaTutti” non ha mai raccolto le firme per i referendum. Anzi, il comitato si è costituito per sostenere le ragioni del“No”, schierandosi apertamente per la difesa della privatizzazione della gestione dell’acqua. A che titolo, dunque, avrebbe chiesto di accedere ai rimborsi elettorali? Mistero. Lo stesso documento della presidenza della Camera recita che “la domanda non ha avuto nessun seguito”, perché “manifestamente priva di base giuridica”. Insomma, ci hanno provato.
Il comitato che si è battuto per il “No” e che ad agosto ha chiesto il contributo non dovuto, secondo la presidenza della Camera, è presieduto dal giornalista economico Oscar Giannino, divenuto nei mesi scorsi l’icona della battaglia contro i referendum. Il rappresentante legale è il vice presidente del Consiglio comunale di Sulmona Antonio Iannamorelli del Partito democratico. E’ lui che ha firmato la paradossale richiesta di rimborso. Il gruppo dirigente del comitato è politicamente trasversale: da GiacomoD’Arrigo, coordinatore nazionale Anci giovani, a MassimilianoDolce, esponente del Pd laziale, Luigi Antonio Madeo, membro dell’assemblea nazionale dei democratici, Fabio Santoro, esponente del Pd di Napoli, Marino Fardelli, capogruppo dell’Udcal Consiglio comunale di Cassino, Annalisa Chirico, esponente radicale, fino a Luciano Nobili, portavoce di Api di Roma.
La vicinanza con l’area della grande alleanza verso il centro promossa da Massimo D’Alema sembra evidente. Subito dopo il referendum, il promotore dei No all’acqua pubblica Iannamorelli è stato assunto dalla società di lobbying di Claudio Velardi, la Reti spa. Tra gli “amici” su Facebook di Iannamorelli spiccano poi i tanti contatti con quella parte dei democratici che male hanno digerito la vittoria referendaria. Primi fra tutti Raimondo Luigi Besson, vice presidente di Acqualatina – la contestata società del servizio idrico integrato partecipata per il 49% da Veolia – ed ex importante dirigente della Regione Lazio, autore, tra l’altro, della legge regionale del 1996 sugli ambiti idrici. Besson nella sua lunga carriera di tecnico di area Pd ha ricoperto anche il ruolo di amministratore delegato della Sorical, la società degli acquedotti della Calabria, partecipata anch’essa dalla francese Veolia, creata con il fondamentale contributo istituzionale di Aurelio Misiti, quando ricopriva il ruolo di assessore regionale ai Lavori pubblici nella Giunta di centrodestra guidata da Giuseppe Chiaravalloti.
Antonio Iannamorelli – contattato dailfattoquotidiano.it – ha confermato di aver presentato la richiesta di accesso ai contributi elettorali lo scorso agosto: “Ora sicuramente faremo ricorso, arrivando fino in fondo, perché una parte di quei soldi, pari alla percentuale dei No, spetta a noi”. Si tratta di circa sessantamila euro, secondo i calcoli di AcquaLiberaTutti. “Noi non avevamo partiti alle spalle, abbiamo speso pochissimo, abbiamo raccolto poco più di cinquemila euro”, prosegue Iannamorelli. Rispetto al mancato accoglimento da parte della Camera dei deputati – che ha considerato, come prevede la legge, il diritto solo di chi ha raccolto le firme per proporre i referendum – il consulente della società di Velardi ritiene che “la legge, alla sua prima interpretazione, non è chiarissima”.
di Andrea Palladino
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:
Gentile direttore,
Con riferimento all’articolo firmato da Andrea Palladino e pubblicato su Il Fatto online, mi urge dissociarmi in modo reciso dall’iniziativa di cui lo stesso Palladino mi ha messo al corrente, ovvero la richiesta di rimborsi pubblici da parte del sig.re Antonio Iannamorelli “per nome e per conto” del Comitato Acqualiberatutti. Io ho fatto parte del Comitato e il mio nome, ahimé, compare in quell’articolo. Durante l’intera campagna referendaria la nostra attività si è basata sull’autofinanziamento. Mai, dico MAI, si è manifestato alcun interesse per un’eventuale spartizione (e non a caso uso il termine “spartizione”) di soldi pubblici. Mi auguro, direttore, che il giornale voglia dare uguale spazio e risalto anche alla notizia della COMPLETA ESTRANEITA’ mia, e non solo mia, all’iniziativa del sig.re Iannamorelli. Chi, come me, fa dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, anche nella forma del cosiddetto “rimborso elettorale”, un motivo di lotta, non può che rammaricarsi nel ritrovarsi invischiato, sia pure indirettamente, in certe astruse iniziative, che sanno di vecchia politica. Con stima, Annalisa Chirico
Ci siamo limitati a citare l’appartenenza al comitato di Annalisa Chirico. Prendiamo atto del fatto che non tutti i membri siano stati avvisati delle iniziative sui rimborsi. (a.p.)

lunedì 18 aprile 2016

E l'assassino Battisti come fa adesso?

Da: Il Messaggero

Brasile, primo sì all'impeachment della presidente Rousseff


La Camera dei deputati brasiliana ha approvato, al termine di una maratona cominciata venerdì scorso, l'apertura di un procedimento di impeachment nei confronti della presidente di sinistra Dilma Rousseff, il cui mandato scade nel 2018. Il governo ha ammesso la sconfitta prima del raggiungimento del quorum di 342 voti, quando i sì erano 304 contro 107 no. «Le possibilità di invertire il trend sono pari a zero, daremo battaglia al Senato», ha annunciato il capogruppo alla Camera del Partito dei lavoratori, Josè Guimaraes.

Dove si rifugerà ora l'assassino Battisti che Dilma Rousseff e il suo predecessore Lula hanno protetto come un eroe del proletariato lavoratore?
I nodi vengono sempre al pettine e certa gente, anche se è arrivata in alto, se ha simpatie per certi soggetti vuol dire che qualcosa in comune con essi ce l'ha...