domenica 8 maggio 2016

Dell'abusivismo edilizio in Italia






LA LEGGE REGIONALE NON CONTRASTA MA AGEVOLA L' ABUSIVISMO EDILIZIO

Giustificare l'abusivismo
edilizio con la carenza di alloggi è come discolpare chi per mancanza di soldi effettua una rapina. 
L'abusivismo edilizio e in generale il mancato rispetto delle leggi creano una società che non avrà più né cittadini, né professionisti, né imprenditori, né politici capaci di confrontarsi in condizioni di rispetto delle leggi; perché quelli che avrà selezionato, abituati a non rispettare le regole, non avranno alcuna opportunità in contesti più sani. Di questo si è discusso in un recente incontro organizzato dalla Scuola Bruniana-Fondazione Forense di Nola. Il tema specifico trattato è stato il comma 65 della legge regionale 5 del 2013, che sostanzialmente consente di acquisire al patrimonio comunale gli abusi edilizi. Dagli interventi dei partecipanti, provenienti da esperienze diverse ma complementari rispetto alla lotta all'abusivismo edilizio, è derivata una totale bocciatura del provvedimento, sia per le sue indeterminatezze giuridiche sia per la sua grossolanità sotto gli aspetti delle discipline tecniche che si occupano di governo del territorio. Come è possibile, se non per la demolizione, acquisire al patrimonio comunale fabbricati realizzati senza rispettare alcuna norma in materia di resistenza delle strutture portanti, così come sotto l' aspetto energetico ambientale, che la normativa italiana ha finalmente recepito nel suo ordinamento. L' incontro è stato l' occasione per elaborare ulteriori considerazioni. Chi sopporterà gli elevati costi di adeguamento? I Comuni che non hanno neanche le risorse finanziarie per far fronte all' ordinario? L' unico effetto che la norma riuscirà a sortire è il blocco delle demolizioni. L' acquisizione al patrimonio comunale sposterà il piano delle responsabilità, dal privato autore dell' abuso, al Comune, che sarà il nuovo proprietario. Salvo a dare in locazione l' immobile medesimo allo stesso autore dell' abuso. Il comma 65 dell' articolo 1 della legge prevede inoltre che i medesimi fabbricati, qualora si decida di venderli, il valore corrispondente «non può essere inferiore al doppio del prezzo fissato per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica». Sembra evidente che la norma, stabilendo un prezzo così alto, voglia scongiurare il rischio che qualcuno li possa comprare. In clima di dismissione del patrimonio pubblico la norma spinge verso un percorso inverso. Affida ai Comuni un patrimonio parcellizzato, non adeguato, la cui gestione sarà così complessa che l' unico risultato sarà quello di aver salvato gli abusi dall' abbattimento e aver lasciato gli autori nel possesso perpetuo dell' immobile. Con il vantaggio ulteriore di non pagare le tasse sulla casa, in quanto inquilini. L' articolato della legge è uno spettacolo di successione logica degli argomenti, infatti il comma che tratta dell' acquisizione degli abusi è collocato fra un comma precedente che tratta di oftalmologia e quello successivo che si occupa di turismo nautico sociale. Non è possibile affrontare in questo modo i problemi del territorio. Il governo del territorio ha bisogno di norme semplici, di lettura semplice ed efficace, che mettano insieme la sostenibilità economica, la sostenibilità sociale e la sostenibilità ambientale delle azioni apportate al territorio. Se siamo effettivamente intenzionati a porre un punto fermo; a individuare una soluzione definitiva per l' abusivismo edilizio e non a continuare ad arraffare voti, in un bacino ieri di abusivi e domani di inquilini dei fabbricati abusivi, blocchiamo l' abusivismo presente, quello che si sta sviluppando in questi giorni, e quello futuro. Approviamo, senza indugio, delle norme che garantiscano un controllo serrato del territorio. Rendiamo obbligatorio il telerilevamento. Che essendo una tecnologia matura non ha più alti costi e garantisce un risultato oggettivo, davanti al quale nessuno potrà dire di non aver visto. Promuoviamo una integrazione all' articolo 141 del Testo Unico sull' ordinamento degli enti locali, per sciogliere quei consigli comunali che, trascorso un certo periodo dall' insediamento, non attuino piani di rilevazione e demolizione degli abusi. Creiamo degli interessi contrapposti tra gli autori degli abusi e i componenti dei consigli comunali. Solo allora si potrà ragionare intorno all' abusivismo pregresso con soluzioni urbanistiche che prevedano, dove è possibile, l' adeguamento dell' immobile abusivo, a spese però dell' autore dell' abuso, che colgano il reale fabbisogno abitativo e lo riportino negli strumenti di pianificazione. Strumenti di pianificazione redatti, più che per mero adempimento a un obbligo legislativo, per costruire piani di sviluppo del territorio, che attivino processi economici virtuosi, riducano le diseguaglianze sociali e tutelino l' ambiente.

venerdì 6 maggio 2016

Ancora sulla piccola Fortuna abusata e uccisa

I telegiornali e altre trasmissioni ci martellano ogni giorno con la tragica e sordida storia della bambina di 6 anni abusata e uccisa ormai 2 anni fa.
L'ultima, sentita nella trasmissione "Chi l'ha visto?" di mercoledì appena passato, l'altroieri, è più o meno testualmente "che la piccola Fortuna era abusata da tempo e in modo brutale, come ha accertato l'esame autoptico"...

Credo che non ci sia molto altro da aggiungere a quanto  ho già scritto nei 2 post precedenti su questo orribile caso: uno recente, che dalla classifica settimanale vedo molto seguito, ed uno di due anni fa, nel 2014. In entrambi mettevo in evidenza l'incredibile fatto che la madre, custode anche legale di sua figlia molto piccola, non abbia visto nella carne viva quello che l'esame di un povero cadaverino definisce modo brutale.

Sullo sfondo a sinistra la statua di Padre Pio...

giovedì 5 maggio 2016

Vitalizi ai politici: "Siamo pochi, non incide molto sulla spesa pubblica.."

Da: Borsa Italiana 


PENSIONI: BOERI, 193 MLN PER VITALIZI PARLAMENTARI, SISTEMA INSOSTENIBILE 


"Non dipende da me" decisione su ricalcolo contributivo (Il Sole 24 Ore - Roma, 05 mag)

 "In altri termini - ha inoltre evidenziato il presidente dell'Inps - i vitalizi dei parlamentari sono quasi il doppio di quanto sarebbe giustificato alla luce dei contributi versati"
Boeri ha quindi osservato, a margine dei lavori della Commissione Affari costituzionali della Camera, che i risparmi stimati dall'Istituto in caso di ricalcolo dei vitalizi in base ai meccanismi del contributivo salirebbero a circa 200 milioni l'anno, considerando anche i trattamenti riservati ai consiglieri regionali. Una somma equivalente, ha ricordato, a quella stanziata per il sostegno ai disoccupati di lunga durata previsto dalla copertura Asdi (Nuovo Assegno di disoccupazione).
Quanto alla 'fattibilita'' dell'intervento ipotizzato dall'Inps, Boeri ha precisato che non presenta difficolta' di carattere tecnico. "Ma dal punto di vista giuridico e politico - ha concluso - non dipende da me entrare nella discussione".


Dunque è solo il Parlamento, in particolare credo sia di competenza della Camera dei Deputati, togliere questo Incostituzionale privilegio che va contro l'articolo della Costituzione che recita "che i cittadini italiani sono tutti uguali davanti alla Legge", giacché, appunto, si tratta di un trattamento tutt'affatto diverso da quello che regola le pensioni di tutti gli altri cittadini. 


Alcuni privilegiati:
Oltre euro 6000 al mese da quando aveva 50 anni.
E Salvini se la porta dietro in giro per Roma come capolista della Lega! Sindaco Giorgia Meloni.
Mi spiace per la simpatica Meloni ma sta sempre con pessime compagnie, e questo non depone a suo favore! Prima Alemanno che non sembrava... ma poi si è scoperto.. Carminati.. e.. altro.

Questo ne ha fatti di danni per stupida demagogia sui rifiuti... Ancora gira piantando alberelli per le scuole con televisioni al seguito...
Perché gli italiani vanno dietro a soggetti come costui? Non basta che gli scuce euro 8.836 dall'età di 49 anni?!! Mentre i trentenni di oggi, e non solo, si sentono dire che non avranno forse mai la pensione?!!! 

Storia dimenticata


Da: Centrosangiorgio.com


Ero poco più di un adolescente quando, a metà degli anni '70, andai a trovare alcuni lontani parenti che vivono ad Intra, una ridente località del novarese che si affaccia sul Lago Maggiore, una zona che fu teatro durante l'ultima guerra di duri scontri tra le truppe nazifasciste e le formazioni partigiane (basti pensare alla celebre repubblica dei quaranta giorni della Val d'Ossola...). Uno di questi parenti, sapendo che venivo da Ferrara, mi chiese - certo di ricevere una risposta affermativa - se ero comunista. Il mio «no», gentile ma fermo, gli spense il sorriso sul volto. Si sarà certamente chiesto come mai un abitante della rossa Ferrara non fosse un «compagno». La sua considerazione di fondo non era poi del tutto sbagliata, se si considera che nella mia città i sindaci comunisti si sono succeduti ininterrottamente dal 1949 ad oggi, e che il Partito Comunista (e ora il PD) è sempre stato il primo partito alle elezioni. Le ragioni di questa mia non-appartenenza non sono di natura prettamente partitica, prova ne è che non ho mai avuto nessuna tessera, né ho mai fatto alcun genere di attività in qualche formazione politica. Semmai esse sono in larga parte di carattere familiare, e più precisamente sono dovute alle parole che ho udito dalla viva voce di mio padre Edmondo. Anche lui, come me, non era mai stato iscritto ad alcun partito, né era mai entrato in politica, pur avendo le sue idee. Dopo l'8 settembre 1943 e il conseguente scioglimento del suo reparto corazzato, mio padre non aveva aderito alla Repubblica Sociale Italiana, e nemmeno si era unito ai partigiani che si erano dati alla macchia. Per scampare alla probabile deportazione in Germania e per sfamare i genitori era entrato nel Corpo dei Vigili del Fuoco prestandovi servizio fino all'età della pensione. La sua posizione «neutrale» gli aveva così permesso di essere testimone oculare negli anni 1943-1946 di fatti sanguinosi, come i barbari quanto inutili (da un punto di vista bellico) bombardamenti della città operati dall'aviazione anglo-americana o la rovinosa ritirata dei tedeschi. Ma il ricordo che ancora oggi porto scolpito nella mia memoria è la sua reazione quando si toccava l'argomento «Resistenza». Gli occhi spiritati, il volto rosso acceso, le vene del collo ingrossate, mi raccontava in modo concitato di come - nonostante la sua divisa di pompiere - si era visto in più di un'occasione puntare addosso le armi da persone che, con un'espressione piena di ripugnanza, definiva lazarun (colorita espressione in dialetto ferrarese che sta per «delinquenti», «farabutti»), che autoproclamatisi «liberatori» dettavano a destra e a manca la loro legge: quella del mitra.

Mi parlava di come le nostre zone erano state lasciate dagli alleati alla mercé di questi individui, molti dei quali, come diceva lui, erano partigian dal lùni («partigiani del lunedì»), ossia i soliti opportunisti (molti dei quali fino all'anno precedente indossavano la camicia nera...) entrati nella Resistenza il 25 aprile, quando l'ultimo tedesco era annegato nel Po o si era arreso alle truppe di colore che precedettero l'arrivo degli alleati. Mi raccontò dei prelevamenti notturni di ex fascisti dei quali non si seppe più nulla, ma anche di gente per bene che non aveva mai torto un capello ad anima viva, dei processi-farsa, dei «tribunali del popolo», delle scorrerie (soprattutto nelle campagne) e delle brutalità operate da questi prepotenti che con il fazzoletto rosso al collo, la stella rossa nel cappello e al canto di O bella ciao o Bandiera rossa uccidevano, rubavano, stupravano e impazzavano in mezzo ad una popolazione in preda al terrore e all'omertà. Poi, con la voce piena di disgusto, mi narrava come a guerra finita questi assassini, il più scolarizzato dei quali non era andato oltre la terza elementare, grazie al loro passato di «partigiani» e alla loro tessera rosso-sangue, erano stati assunti dall'amministrazione comunale, magari andando ad occupare posti di rilievo e percependo quello che si dice un signor stipendio. E, colmo dei colmi, ogni 25 aprile questi signori hanno ancora il coraggio di andare a sfilare in piazza con tanto di medaglie «al valore» appuntate sul petto, vantando un passato che per molti di loro è solo vergognoso. Questa porzione della nostra Storia è una delle tante zone d'ombra su cui non è ancora stata fatta piena luce e soprattutto non è stata resa giustizia. Anche oggi, nonostante l'Unione Sovietica sia solo un brutto ricordo, e che il comunismo locale sia ormai un fenomeno sempre più allo sbando e in via di estinzione, pochi sono quelli che hanno il coraggio di dire la verità su questi fatti dolorosi smascherando uno dei movimenti più infami che ha insanguinato le nostre terre. Possa la lettura di questo stringato articolo aprire gli occhi a tanti giovani a cui, dopo sessant'anni, non è ancora stata detta la verità storica.
   Paolo Baroni


Sono nata nel 1946, quando tutto l'orrore era appena finito e la gente voleva solo dimenticare, ma ugualmente qualche volta mi era arrivata notizia degli orrori commessi dai partigiani che, evidentemente, non erano tutti nobili come certa letteratura ha voluto rappresentarceli. ora, solo casualmente, sono capitata nella pagina facebook di lorenzo vassallo che ha pubblicato la storia di anna maria araldo violentata e uccisa a 13 anni dai partigiani nei tumultuosi giorni dopo il 25 aprile 1945. da lì ho iniziato delle ricerche sulla storia dimenticata, vergognosamente seppellita, di quelle azioni infami che nessun giusto risentimento può spiegare nè tanto meno giustificare. Questi non erano uomini, nè bestie, molto meno... subumani in fregola che violentavano bambine che nulla avevano a che fare con politica e guerra. ho letto cose orrende che nulla avevano a che spartire con la vendetta contro i prepotenti fascisti. cose che rendono questi partigiani identici ai massacratori nazisti dopo l'8 settembre 1943.

Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 194 del 12 aprile 1945, firmato da Umberto di Savoia, che in un unico articolo dichiarava non punibili le azioni partigiane di qualsiasi tipo perché da considerarsi “azioni di guerra”. 
Fu, cioè, dalla viltà dei giudici, considerata azione di guerra legittima anche il massacro di prigionieri inermi compiuta, per giunta, quando la guerra era ormai terminata.

Come possano aver considerato "azioni di guerra" gli innumerevoli stupri perpetrati su donne di tutte le età, a cominciare da bambine, questo lo sanno solo quei giudici!   



                                             

mercoledì 4 maggio 2016

Tutta un'erba un fascio

Stamane la mia resistenza davanti alla TV RAI3 trasmissione Agorà è durata due o tre minuti, il tempo di sentire la giornalista del Corriere della Sera Maria Teresa Meli criticare Davigo che ha dato dei ladri a tutti i politici, e fin qui ci possiamo stare, e dire che "si è vero, molti sono ladri ma non tutti, e fra gli indagati ci sono tutti, grillini compresi".
Lungi da me essere "grillina", voto per chi dimostra onestà, coerenza e idee, ma le menzogne, il fumo buttato lì non mi sta bene, non mi sta bene essere trattata da deficiente.
Si parlava dell'ultimo scandalo quotidiano: il Sindaco di Lodi del PD.
Cosa c'è di meglio che fare polverone? Tutti uguali! Anche quelli del Movimento 5 Stelle!
Andiamo a cercarli "con il lanternino" questi indagati del M5S:
da: NanoPress
Andrea Defranceschi: il Consigliere regionale e Capogruppo del M5S è stato condannato dalla Corte dei Conti il 10 ottobre 2014 per l’utilizzo di fondi assegnati al gruppo per le interviste a pagamento. La corte ha condannato lui (e altri sei consiglieri di tutto l’arco parlamentare) per l’acquisto di spazi di programmazione disponibili dalle emittenti televisive a un risarcimento di 7.600 euro (108 per il 2010, 3.600 per il 2011 e quasi 4.000 per il 2012) oltre alle spese di giudizio. Per la Corte dei conti le spese per l’acquisto di spazi di comunicazione politica “risultano essere palesemente contra legem“. Il giorno seguente, sul blog di Bebbe Grillo viene pubblicata una nota in cui si legge che “Defranceschi non fa più parte del movimento”. Defranceschi ha fatto ricorsocontro la condanna e risulta sospeso: se dovesse vincere, potrebbe anche rientrare. Sulle cosiddette “spese pazze”, la Corte dei Conti non ha fatto alcuna contestazione ai membri della Federazione della sinistra, Forza Italia, Italia dei Valori, Lega Nord, Movimento 5 stelle, PD, SEL e UDC i cui rendiconti 2014 sono stati giudicati regolari.
Un vero ladro! Ha acquistato spazi televisivi per propaganda politica! Il Regolamento non lo consentiva con i fondi dei Gruppi Consiliari Regionali: condannato a risarcire 7.600 euro spesi in 3 anni!
Quasi uguale a Vincenzo Maruccio, pupillo di Antonio Di Pietro Italia dei Valori, che giocava i soldi dei Gruppi Consiliari Regionali ai videopoker appropriandosi di 800.000 euro!! Non solo di Giustizia Amministrativa si trattava, bensì di Giustizia Ordinaria: Codice Penale! 
Ma andiamo avanti nel cercare questi indagati del Movimento 5 Stelle, perché di sicuro la giornalista di un così importante giornale è informata più di me!
Da: Il Fatto Quotidiano
Ci sarebbe una storia di ricatti e di camorra tutta interna alMovimento 5 Stelle dietro la fotografia del presunto abuso edilizio del sindaco di QuartoRosa Capuozzo, finita a novembre su tutti i giornali perché al centro di uno scontro politico nell’unica amministrazione grillina in Campania. Secondo laDirezione distrettuale antimafia di Napoli, sotto il coordinamento del pm Henry John Woodcock, quella foto sarebbe stata utilizzata dal consigliere comunale M5s, Giovanni De Robbioil più votato all’ultima tornata amministrativa, perminacciare il sindaco del suo stesso partito.
De Robbio, già sospeso dal M5s il 14 dicembre e ora espulso, era in possesso di quella “aerofotogrammetria” (forse la stessa infilata nei dossier anonimi finiti anche ai media) e l’avrebbe utilizzata con modalità inquietanti per provare a costringere la Capuozzo ad affidare, tra l’altro, il campo sportivo di Quarto ad Alfonso Cesarano, un “grande elettore” del consigliere. Cesarano, gestore di fatto di un’impresa di pompe funebri, sarebbe esponente di una famiglia legata al clan Polverino.
Ecco, qui ci siamo, qui c'è l'infiltrato che voleva usare il M5S come altri partiti: ma come si è visto tutto è crollato, lui è stato espulso, il sindaco ricattato non si è insediato e tutto l'insieme è stato scartato dal M5S.
Comunque da questa storia traggo quella “aerofotogrammetria”... grave pecca della sindaco grillina al punto di essere ricattabile...
Chissà che fine hanno fatto le “aerofotogrammetrie” di Rocca Priora RM, il comune dove risiedo? Eppure ho informazioni certe che tali foto aeree sono state fatte da tempo, al fine di rilevare gli abusi edilizi (tanti) di questo territorio, anche per far pagare le giuste tasse, legate ai metri quadri della casa, a tali furbi abusivisti. Pensate che questo territorio è soggetto alle leggi antisismiche e al controllo delle Belle Arti! Leggi scritte bellamente violate!
A Quarto, comune campano, queste violazioni hanno fatto saltare un sindaco!! Chissà se anche quel territorio è soggetto alle Leggi antisismiche e al preventivo controllo delle Belle Arti per rilasciare una concessione edilizia?...  

martedì 3 maggio 2016

Giulio Regeni e la verità

Da: Il Fatto Quotidiano 3 maggio 2016

Regeni, Egitto impone la censura sul caso. Procura: “Obbligo di non pubblicazione”

La richiesta è contenuta in una nota inviata per errore ai media, riferisce l'Associated Press. Del leak involontario ha riferito il sito del quotidiano Al Masry Al Youm: citando "fonti del dicastero", il sito scrive che l'episodio riflette un presunto "stato confusionario in cui versa il ministero". 

Da: La Repubblica

Caso Regeni, Gentiloni attacca: "Dall'Egitto collaborazione assolutamente inadeguata"

La verità non la sapremo mai dall'Egitto perché dovrebbe essere una confessione e i delitti di Stato nessuno li confessa mai. Noi ne siamo un esempio: Ustica, Piazza Fontana, la Stazione di Bologna ecc. ecc. ecc.
Intanto la Francia, e non solo, già sta approfittando dell'irrigidimento dell'Italia per infilarsi negli affari con l'Egitto: condor, avvoltoi, altro che fratelli europei! L'Europa dei comodi loro.. L'Europa che critica l'Italia e poi fa peggio.. L'Europa che esiste solo per la salvaguardia degli interessi nazionali... Alla fine del Secolo l'Europa non ci sarà più: il sogno si sarà sfaldato se continua così..

Il Male non è mai totalmente da una parte sola

Da: Savona News

mercoledì 27 aprile 2016


La commemorazione di Giuseppina Ghersi: il ricordo di Roberto Nicolick






Sotto l'egida della ONLUS Custodes Terrae, alla presenza della sua Presidentessa la Dott. Essa Simona Saccone Tinelli, avrà luogo, alle 15 di sabato 30 aprile prossimo venturo, una cerimonia di commemorazione, presso il Camposanto di Savona, Zinola, di fronte alla tomba di Giuseppina Ghersi, con deposizione di corona, con la partecipazione del Consigliere Regionale Angelo Vaccarezza.
Come è noto Giuseppina Ghersi, di appena 13 anni, fu una delle vittime del clima di odio e di intolleranza, che culminò all'indomani del 25 aprile 1945 con delle orrende sevizie su di lei. I suoi sequestratori e assassini, “liberatori” notissimi, non vennero mai perseguiti per questo orrendo omicidio, al contrario continuarono a perseguitare i genitori della vittima sino a costringerli a fuggire da Savona.
Alle ore 16,15 la manifestazione proseguirà alle 16,15, presso la sala dell'Hotel San Marco a Savona, in Via Leoncavallo con una tavola rotonda a cui parteciperanno Stelvio Murialdo, testimone dell'episodio e Roberto Nicolick, che ha pubblicato un libro su questo fatto, presenterà l'incontro Mario De Fazio, giornalista del SecoloXIX.
Roberto Nicolick

Da: Piacenza Night

EDITORIALI
Giuseppina Ghersi, la bambina martire trucidata dai partigiani comunisti
 perché aveva scritto un tema a scuola piaciuto a Mussolini

Giuseppina Ghersi aveva 13 anni quando è stata stuprata, torturata e uccisa. Era il 27 aprile del 1945. Qualche anno prima (probabilmente all'età di 10 o 11 anni) aveva vinto un concorso nazionale scolastico, ricevendo una lettera dallo staff di Mussolini per complimentarsi del risultato. Una lettera standard, scritta d'ufficio. Ma questa lettera è bastata a giustificare l'accusa di "spionaggio" e di "collaborazionismo" da parte dei partigiani. La bimba è stata deportata insieme ai genitori in un campo di concentramento (anche i partigiani li avevano). Li, davanti agli occhi dei genitori, è stata picchiata a sangue, violentata a turno e poi barbaramente uccisa. Aveva 13 anni, insisto. Quale colpa possa avere una bambina di 13 anni è davvero incomprensibile. 


Dagli atti dell'epoca resta la testimonianza di un uomo, il sig. Stelvio Murialdo, che racconta: "E proprio il primo era un cadavere di donna molto giovane; erano terribili le condizioni in cui l' avevano ridotta, evidentemente avevano infierito in maniera brutale su di lei, senza riuscire a cancellare la sua giovane eta'. Una mano pietosa aveva steso su di lei una sudicia coperta grigia che parzialmente la ricopriva dal collo alle ginocchia. La guerra ci aveva costretto a vedere tanti cadaveri e in verità, la morte concede ai morti una distesa serenità; ma lei , quella sconosciuta ragazza NO! L' orrore era rimasto impresso sul suo viso, una maschera di sangue, con un occhio bluastro, tumefatto e l' altro spalancato sull' inferno. Ricordo che non riuscivo, come paralizzato, a staccarmi da quella povera disarticolata marionetta, con un braccio irrigidito verso l' alto,come a proteggere la fronte, mentre un dito spezzato era piegato verso il dorso della mano".

Secondo la storia il barbaro omicidio è avvenuto nel pomeriggio del 27 Aprile 1945. In quelle terribili ore Giuseppina e la sua mamma sono state pestate e stuprate mentre il padre, bloccato da cinque uomini, veniva costretto ad assistere allo spettacolo massacrato dal calcio di un fucile. Per tutta la durata della scena i suoi aguzzini sembravano interessati solo a scoprire dove la famiglia nascondesse denaro e valori. Secondo i testimoni, ad un tratto la piccola Giuseppina sembra abbia perso conoscenza perché - come riferisce l'esposto al Procuratore di Savona - "non aveva più la forza di chiamare suo papà".

Giuseppina Ghersi è solo una vittima dell'odio. Un odio feroce che non può essere in alcun modo giustificato. Non ho scritto questo articolo per partecipare allo stupido gioco della "conta dei morti" tra destra e sinistra. Trovo solo giusto ricordare una vittima innocente che si trovava "sul lato sbagliato del fiume della storia". Nei giorni della memoria si ricordi anche Giuseppina Ghersi, così come lo scorso anno ho ricordato Rolando Rivi, il seminarista di 14 anni trucidato dai partigiani comunisti per la sua fede (puoi leggere l'articolo qui).



Nessuna causa, nemmeno la più giusta, può giustificare la ferocia umana. Essa si ammanta di ideologie sempre diverse per giustificarsi, ma rimane solo ferocia che ha trovato una scusa per uscire allo scoperto ed esprimersi.

Una lettrice mi ha segnalato le notizie che riporto dopo aver letto il post sull'altra tredicenne stuprata e uccisa in quei luoghi in quel tempo.
Anche questa lettrice ha sentito i racconti di vecchi che hanno vissuto in quel tempo in quei luoghi: combaciano con quanto scritto da Lorenzo Vassallo. I contadini avevano paura dei partigiani, che portavano via loro anche il necessario con violenza e prepotenza. Essi erano inermi e preda di tutti: fascisti da una parte e partigiani dall'altra.
L'orrore oggi è in Siria e da qualche altra parte, ieri era qui in Italia.

Ritorno in patria di Girone: l'India ce lo farà sudare

Da: Il Tempo

Girone, bloccato in India dal 2012, deve attendere a casa con i suoi familiari la conclusione del procedimento arbitrale tra Roma e New Delhi su chi abbia la giurisdizione del caso: il pronunciamento dei giudici dell’Aja è chiaro. 
Però Le condizioni del rientro devono essere in qualche modo «concordate» tra Italia e India. E l’India ha intenzione di dire l’ultima parola, come ha fatto in questi 1538 giorni. È infatti dal 15 febbraio del 2012 che i nostri fucilieri di marina Salvatore Girone, ancora agli arresti domiciliari nell’ambasciata italiana a Nuova Delhi, e Massimilano Latorre, in convalescenza in Italia dopo l’ictus che lo ha colpito il 31 agosto 2014, attendono giustizia.
«L’Italia - secondo Nuova Delhi - sta travisando l’ordine del Tribunale» internazionale dell'Aja, «il marò non è stato liberato e le condizioni della sua libertà provvisoria saranno stabilite dalla Corte Suprema». Il ministero degli Esteri Indiano ha diffuso ieri «estratti rilevanti» dell’ordine del Tribunale arbitrale dell’Aja (che sarà reso pubblico solo oggi), dai quali si dovrebbe capire che non viene stabilito il rilascio di Girone, ma viene semplicemente raccomandato che la Corte Suprema indiana valuti un ulteriore allentamento delle sue condizioni detentive. La decisione dell’Aja, secondo gli indiani, prevede tra l’altro che India e Italia si rivolgano alla Corte Suprema di Nuova Delhi per chiedere questo allentamento, sulla base di una serie di «condizioni e garanzie». «L’Italia - afferma il ministero degli Esteri indiano - assicurerà che Girone riferisca ad un’autorità in Italia indicata dalla Corte Suprema ad intervalli che saranno determinati dalla Corte. A Girone sarà chiesto dall’Italia di consegnare il passaporto e gli sarà vietato lasciare l’Italia a meno che non glielo consenta la Corte Suprema». L’Italia, stabilisce l’Aja, dovrà «sua sponte notificare alla Corte Suprema la situazione di Girone ogni tre mesi». Secondo quanto comunicato, l’Italia ha accettato che, «se al marò sarà permesso dalla Corte Suprema di tornare in Italia, resterà sotto la giurisdizione dei tribunali indiani, senza pregiudizio alcuno della loro autorità». Infine l’ordine stabilisce che all’India «deve essere assicurato, in modo inequivocabile e con effetto legalmente vincolante, che Girone tornerà in India nel caso in cui il Tribunale arbitrale decida che è l’India ad avere la giurisdizione» sul caso. Una sentenza che non arriverà prima del 2018. L’Italia aspettava da tempo il pronunciamento dell’Aja: «Un passo in avanti davvero significativo al quale abbiamo lavorato con grande dedizione», ha esultato il premier, Matteo Renzi, che ha voluto «mandare un messaggio di amicizia al grande popolo indiano». Poi ha telefonato a Girone. La prima battuta del militare, nell’apprendere la notizia è stata: «Evviva! Non vedo l’ora di partire, di tornare in Italia».
La Farnesina, nonostante tutto, si augura «un atteggiamento costruttivo dell’India anche nelle fasi successive e di merito della controversia» e sottolinea che il rientro in Italia di Girone «non influisce» sul proseguimento del procedimento arbitrale.
Il ministro degli Esteri Gentiloni prudentemente precisa: «Girone non tornerà domattina, ci vorrà forse qualche settimana, ma quello che è importante è che la decisione è stata presa e ha dato ragione all’Italia».
Antonio Angeli
I detrattori, gli esperti "dello sputo in alto" che gli ricade in faccia in quanto italiani e non indiani, hanno già fatto il processo, escusso le prove ed emesso la sentenza: loro sanno che Girone e Latorre hanno sparato contro il peschereccio St. Anthony addirittura con l'intenzione di uccidere e nemmeno per un colposo errore di avere a che fare con una barca di pirati.
Noi, però, che ci rimettiamo al Diritto, non lo sappiamo e crediamo che la giustizia sommaria sia dei barbari.
Gli Indiani in 4 anni di detenzione dei due militari italiani non sono stati in grado di istituire un processo che facesse chiaro su questa faccenda. Qualora fossero stati realmente loro a sparare in acqua qui sarebbe omicidio colposo, lì addirittura reato di terrorismo: contro dei pescatori presunti pirati! 
Ora dovranno trovare un altro accordo legale con l'Italia per le modalità di rilascio provvisorio di Girone, in attesa del responso sulla giurisdizione del Paese che potrà istituire finalmente un processo. 
I detrattori, con bavosa protervia, scrivono che in patria li consideriamo degli "eroi"! Forse per pochi sarà così, ma la gente qualsiasi come me si rende solo conto che Latorre e Girone erano e sono due militari italiani in servizio antipirateria su una nave italiana che trasportava materiale per noi essenziale: il petrolio. Poi si può discutere che forse i detrattori hanno i termosifoni a gas, le auto a gas e quindi non hanno bisogno del petrolio, ma purtroppo i macchinari delle poche industrie che ci sono rimaste e danno lavoro, sicuramente non ai detrattori, vanno con tale combustibile e così vari mezzi di trasporto pubblico in terra, aria e acqua: tutti usano derivati della lavorazione del petrolio. 
Niente eroi dunque, ma due italiani che rappresentavano questo nostro Paese con tutti i difetti ed i pregi che può avere l'Italia. 

lunedì 2 maggio 2016

Pagine vere e seppellite di vergognosi partigiani

Dal sito Facebook del Sig. Lorenzo Vassallo

Lorenzo Vassallo presso Carcare.
Premetto che se fossi vissuto in tempo di guerra sarei stato un partigiano, quelli che furono i loro ideali sono anche i miei; e che belle canzoni sono state dedicate ai partigiani, ne cito una per tutte “Bella ciao”, io che sono un musicista che ama comporre, sicuramente ne avrei scritto qualcuna. La ricorrenza del 25 Aprile, giorno della liberazione dal nazifascismo, è la festa per eccellenza dei partigiani, quante corone di fiori vengono deposte presso i vari cippi e monumenti eretti in loro onore e ricordo, quante cerimonie religiose e laiche con sontuosi discorsi, fatti sovente da personaggi illustri, si tengono in tutte le parti del paese. Tutto questo è ammirevole e pienamente condivisibile “MAI DIMENTICARE” quello che è successo in quei tristi anni che hanno portato alla liberazione dal nazifascismo il 25 Aprile 1945; non dimenticare specialmente per non ripetere gli imperdonabili errori del passato. Ma in quegli anni non tutto quello che si presentava come operato dei partigiani era ammirevole e condivisibile; so per certo, per fatti avvenuti nell’ambito della mia parentela, che gruppi di persone che si spacciavano per partigiani, erano dediti a sottrarre beni e denaro a persone indifese principalmente per i loro sporchi interessi. Ma non solo, si legge nel libro “Una guerra dimenticata” scritto da Paolo Canavese, che la sera di mercoledì 25 Aprile del 1945 passò per le vie del paese di Castelnuovo, scortata da dei partigiani, una ragazza, certa Anna Maria Araldo catturata qualche giorno prima assieme ad un gruppo di repubblicani e due tedeschi. Due partigiani, o presunti tali, che la scortavano, si presentarono all’uscio della casa di G.B. Zunino, in Frazione Stevagni, per chiedergli una pala e un picco che sarebbero serviti per sistemare un sentiero verso Montezemolo. Nei giorni successivi Ezio, figlio di G.B. Zunino e altri giovani, portando al pascolo le pecore in un campo poco distante dalla frazione, grazie al fiuto di un cane pastore, ritrovarono il cadavere della ragazza sotterrato. La scena era straziante, un corpo completamente nudo con un foro di pallottola alla nuca. La sventurata fu trasportata e sistemata nella piazzetta della frazione dove il parroco le dette la benedizione, era il 30 Aprile, venne la mamma a recuperare la salma. Evidenti segni di violenza sessuale furono rinvenuti sul corpo, violentata e uccisa forse con la motivazione di essere una spia o solamente una bella ragazza che conosceva il tedesco! Come sono venuto a conoscenza di tutto questo? Agli inizi dell’estate ho notato che per le vie di Castelnuovo di Ceva erano state installate delle bacheche che recavano l’enunciazione di fatti accaduti durante la 2^ guerra mondiale, tratti dal libro di Paolo Canavese sopra menzionato. Proprio vicino a casa mia, nella Frazione Stevagni, era stata posta la bacheca che raccontava la triste fine di Anna Maria Araldo. Quando la lessi balenò un lampo nei miei ricordi, mi tornarono alla mente i racconti di guerra che facevano mio padre e mia zia Delmira quando ero ragazzo, particolarmente il racconto di mia zia, per me una seconda mamma, che diceva di quella volta che, verso la fine della guerra, andando al pascolo con altri giovani in località della Croce, a breve distanza dalla borgata Stevagni dove a quei tempi abitava, il suo cane chiamato “Noli”, un cane da pastore dalle doti eccezionali, si era messo a scavare in mezzo ad un campo arato mettendo alla luce i capelli di una ragazza sotterrata! Mi disse che si mormorava che quella ragazza, poi dissotterrata dagli uomini degli Stevagni e portata nella frazione avvolta in un lenzuolo, fosse una spia dei tedeschi. Mi raccontò anche che suo padre, mio nonno Placido, vedendo passare nella strada quegli uomini con la ragazza gli chiese se non avessero avuto delle brutte intenzioni e gli venne risposto di stare tranquillo, che la stavano solo accompagnando a casa. Io, nel mio immaginario di adolescente, sentendo il racconto della zia, vedevo quella ragazza come una specie di Mata Hari della 2^ guerra mondiale, come una persona giovane ma matura, sicura di sé, imperscrutabile. Non potevo sapere che invece si trattava di poco più di una bambina che non aveva neanche compiuto i 14 anni! Già da ragazzo questa storia mi aveva appassionato e così adesso, alla distanza di tanto tempo, essendo un fatto accaduto a breve distanza dalla mia casa di campagna, mi sono messo ad indagare sul passato di quella sventurata andando prima di tutto a cercare dei suoi parenti. Ho saputo che proveniva da Cengio ma ho rintracciato solo due nipoti perché i suoi fratelli non sono più in vita. I nipoti sentiti, figli di altrettante sorelle, sono stati in grado di riferirmi ben poco su loro zia Anna Maria; mi hanno fatto avere la fotografia riprodotta nel video. Ho cercato poi le testimonianze di altre persone, perlopiù anziani della zona che avevano militato nei partigiani, ma le versioni dei fatti riferitemi su Anna Maria Araldo sono state discordanti, chi ha detto che si trattava di una simpatizzante dei repubblicani come suo fratello, chi ha sostenuto invece che si trattava di una povera ragazza che per guadagnarsi da vivere lavorava alla mensa dei repubblicani, chi ha detto che era stata mandata via da casa dal padre per punizione perché aveva smarrito dei soldi, per altri quello che le avevano fatto era per vendetta contro suo fratello, addirittura c’è chi ha sostenuto che ad ucciderla dopo averla violentata con altri partigiani, era stato il suo ragazzo, perché l’aveva accusata di intendersela con i tedeschi, ragazzo che dopo l’omicidio era emigrato in Belgio, insomma, la verità su Anna Maria Araldo la sa solo lei, che non la può più raccontare, e forse i suoi assassini. Quando si sente dire in televisione che accadono fatti analoghi a quello che sto narrando, qualunque persona che si reputi normale inorridisce, ed il sentimento che ne deriva non è certo quello del perdono, ma se non quello della vendetta, sicuramente quello della giustizia. Chi non vedrebbe volentieri i responsabili di questi odiosi misfatti dietro le sbarre di una solida cella per il resto dei loro giorni e, se non più in vita, togliersi almeno la soddisfazione di andare a scrivere sulla loro tomba con un pennarello indelebile “anima nera”. Uno dei giustizieri di Anna Maria Araldo, che ho saputo fosse originario di Roccavignale, è diventato padre di una ragazza; ma quando questa ha raggiunto l’età di 13 anni avrà avuto il coraggio di guardarla serenamente negli occhi? Come può una ragazzina di 13 anni essere giudicata e condannata a morte perché reputata una spia, o per gelosia, e poi in un modo così orrendo. Se si pensa che lo Stato Italiano i minori degli anni 14 non li reputa neanche capaci di intendere e volere, con quale coraggio quegli ignobili che si spacciavano per partigiani hanno potuto fare una cosa del genere? Chissà quante volte quella sventurata avrà chiesto pietà, ma a nulla è servito con i suoi aguzzini, persone tra quelle che, a quei tempi, si arrogavano la  licenza di uccidere sotto l’egida morale della giusta vendetta. No, tutto ciò non è ammissibile, Anna Maria è stata una martire al pari di tutti i partigiani sacrificati alla crudeltà della guerra, non fa differenza l’essere dell’una o dell’altra fazione, la vita è sacra per tutti! Ma per lei, almeno sino ad oggi, nessuno ha scritto canzoni o portato fiori nel luogo dove è stata barbaramente uccisa, anzi, è stata trascurata da tutti e non si sa con certezza neanche dove è stata sepolta, ed il suo sacrificio non poteva che perdersi nella notte dei tempi se non avessi trovato accanto a casa mia la tabella tratta dal bel libro di Paolo Canavese. Quello che ora faccio si unisce a quel libro per denunciare al mondo ciò che è successo ad Anna Maria Araldo, ed in futuro, ogni 25 Aprile, finché le forze me lo permetteranno, andrò a portarle un fiore là, nel luogo dove è stata ammazzata, a 700 metri dalla Frazione Stevagni dove ho eretto una lapide in sua memoria, perché anche lei è stata una martire, una martire bambina, una martire dimenticata, ma la sua vera storia rimane un mistero!



Nella cartina i luoghi descritti nel libro di Paolo Canavese fra le province di Cuneo e di Savona.
La frazione o località o borgata di Stevagni in questa cartina non è evidenziata, ma nelle mappe di Google appare poco distante da Castelnuovo di Ceva, verso Montezemolo.
Roccavignale, il paese da cui, l'autore di questa appassionata ricerca storica, avrebbe individuato provenisse uno degli assassini della tredicenne, si trova invece in provincia di Savona, essendo in quei luoghi il confine fra la Regione Liguria e la Regione Piemonte.

Finalmente una buona notizia

Da: TGCOM 24

Caso Marò, Salvatore Girone rientra in Italia: lo ha deciso lʼAja

Accolta la richiesta di Roma: il fuciliere potrà tornare in patria durante lʼarbitrato. La moglie a Tgcom24: "Condividerò questa gioia con i miei figli"


Finalmente uno spiraglio di luce in questa vicenda buia che ha visto molti italiani esperti "nello sputo in alto", che inesorabilmente gli ricade in faccia, dare addosso, nei commenti dei lettori sotto i vari articoli di giornale riguardanti questa vicenda internazionale, ai nostri due militari senza processo e prove certe, dandoli per colpevoli a prescindere.
Questi stessi esperti nello sputare sempre e comunque contro la propria patria e tutto quello che la rappresenta, sono coloro che chiedono il processo prima di accusare qualcuno di alcunché.
La faziosità non può che portare alla contraddizione, giacché non è al servizio della verità, ma al suo contrario.
Poco fa, al TG3 RAI delle h. 14:30 circa, abbiamo sentito l'ennesima incredibile versione della notizia che qui si commenta: è stata data dicendo che i due fucilieri della Marina Italiana HANNO UCCISO DUE PESCATORI INDIANI e che l'arbitrato riguarda solo la giurisdizione del Paese che dovrà giudicarli.
Ma bene! Benissimo! Saranno contenti gli indiani! E' solo questione di competenza, ma la certezza, secondo i giornalisti che hanno fatto questo servizio e il Direttore del TG3 che l'ha approvato mandandolo in onda, già c'è: sono colpevoli! L'ha stabilito il TG3 della RAI! Meglio dello Stato del Kerala che li voleva colpevoli senza processo e discussione di prove!
Lo sputo in alto questa volta investe la RAI di Stato, quella che paghiamo nella bolletta elettrica addirittura per sentirci dire queste cose!!
Vergognoso.
La Corte dell'Aja finirà l'arbitrato nel 2018 e Girone, sequestrato da 4 lunghi anni, avrebbe dovuto restare lì per altri 3!!!
Ragioni umanitarie hanno ispirato una decisione di civiltà. E la RAI commenta un successo del Governo attuale, dopo tanti pasticci, incertezze e, lasciatemelo dire, viltà dei governi precedenti, dando la notizia in codesto modo: dicendo che "HANNO UCCISO DUE PESCATORI INDIANI", dandolo per certo! Non come sempre sentito e detto "sono accusati di.."! Hanno fatto loro il processo ed emesso la sentenza!
E' incredibile, oltre che gravissimo!