giovedì 1 giugno 2017

La Morte ci coglie dove vuole e come vuole..

Da: Roma Today
Serenella Bini trovata morta: la 71enne cadavere a Fiano Romano

Fiano Romano, Serenella Bini trovata morta vicino all'autostrada

Serenella Bini, sparita lo scorso 22 maggio, è stata ritrovata priva di vita in località Scorano. Sul corpo non sono presenti segni di violenza


Potrebbe interessarti:http://www.romatoday.it/cronaca/serenella-bini-morta.html
Seguici su Facebook:http://www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809
Una notizia triste che ho appreso da "Chi l'ha visto" ieri sera. Mi ha colpito perchè era una bella signora della mia stessa età.
Da quanto ricostruito con il solito rigore, tipico di questa benemerita ed insostituibile trasmissione, l'ultimo contatto telefonico che la signora ha avuto con una sua amica, che l'aveva chiamata al cellulare, era presso la fermata della Metro Cornelia. L'amica ha riferito che l'ha sentita come distratta, le rispondeva come se la sua testa fosse altrove. Dopo di che il silenzio, ella non rispondeva neppure allo squillo del cellulare. Una donna che passava in auto l'ha vista camminare lungo la strada dove non avrebbe dovuto essere e la sera, al buio, l'ha vista un uomo, il quale è stato così civile da tornare indietro, fermarsi e chiederle se aveva bisogno di qualcosa, se voleva telefonare a qualcuno, ma la signora non gli ha risposto e l'ha guardato solo con gli occhi sbarrati. L'uomo, esempio di purtroppo rara civiltà, ha chiamato allora il 112 avvertendo che una signora anziana, forse in difficoltà, camminava da sola al buio sul ciglio della strada, dando indicazione del luogo esatto. Pare che i Carabinieri competenti per territorio gli abbiano risposto che si sarebbero subito recati sul posto e l'uomo si è tranquillizzato. Invece da quel giorno, il 22 maggio, la signora è stata ritrovata solo il 31 e non più in vita. 
Fino a quel giorno Serenella Bini era stata una signora sana ed autonoma, tanto da trasferirsi a Fiano, lasciando la casa di Casal Lumbroso a Roma, per stare vicino alla casa di riposo dove viveva sua madre 98enne. Aveva delle amiche nel quartiere dove aveva vissuto e  ci tornava spesso: anche quel 22 maggio. Stava ritornando a Fiano con i mezzi pubblici facendo un percorso che aveva fatto tante volte. Dunque cosa può esserle accaduto?
Dalle testimonianze raccolte si possono solo fare delle ipotesi che l'autopsia confermerà o smentirà. La mia ipotesi è che la signora abbia avuto un inizio di emorragia cerebrale che le ha creato dei problemi neurologici da spaesamento, dunque ha sbagliato autobus, o è scesa alla fermata sbagliata, e si è messa in cammino senza riuscire neppure a chiedere aiuto. In questa mia ipotesi ci sta il fatto che non rispondeva al cellulare e non ha risposto all'uomo che civilmente si è interessato di una signora anziana che camminava sola al buio sul ciglio di una strada fuori città.
Alla fine l'emorragia si è espansa e la signora è caduta.
Ci fu un episodio che mi colpì, sempre su "Chi l'ha visto": un signore era sparito dopo essere andato a pescare a Fiumicino. Altri pescatori sullo stesso molo riferirono che se ne era andato presto perché aveva un forte mal di testa. Si era allontanato in auto guidando verso casa. Per un anno intero non si trovò né lui né la sua auto: casualmente qualcuno, facendo pulizia nella macchia della tenuta Presidenziale, quasi al limite del confine con la strada che lui avrebbe dovuto percorrere per tornare a casa, trovò l'auto con lui dentro morto. Si ricostruì che l'emorragia in atto, che aveva causato il mal di testa feroce, l'aveva ucciso mentre cercava di tornare a casa, l'auto senza controllo aveva piegato la recinzione che delimitava la tenuta dalla strada e, continuando il suo percorso, si era infilata nella macchia i cui cespugli l'avevano tenuta nascosta alla vista per un anno. Chissà chi avrà ritirato su la rete e i pali che la sostenevano pensando di fare una cosa giusta, senza sapere che quello poteva essere un indizio per chi lo ha cercato disperatamente su e giù lungo il percorso che lui avrebbe dovuto fare sulla strada di ritorno a casa.
Rita Coltellese *** Scrivere: Roberto Straccia e gli altri

Ha ucciso la madre

Da: TGCOM 24

Catania, vedova uccisa al cimitero: arrestato figlio dopo tre anni di indagini

Il movente sarebbe da ricondurre a dissidi familiari. A incastrarlo il suo Dna, trovato sulle tracce biologiche rilevate sul luogo del delitto

Svolta nelle indagini sull'uccisione di Maria Concetta Velardi, 59 anni, uccisa il 7 gennaio del 2014 nel cimitero di Catania, dove si era recata per una visita alla tomba di famiglia: la polizia di Stato ha arrestato il figlio, il 44enne Angelo Fabio Matà, per omicidio aggravato. Il movente sarebbe da ricondurre a dissidi familiari. A incastrarlo il suo Dna, trovato sulle tracce biologiche rilevate sul luogo del delitto.
La donna fu trovata uccisa, con la testa fracassata da un grosso masso di pietra lavica, non distante dalla cappella di famiglia. A denunciare il ritrovamento fu proprio il figlio, sottufficiale della Marina militare, che spostò la grossa pietra, sporcandosi le mani di sangue e chiese aiuto a un custode che ha avvisò la polizia. Agli investigatori disse che intorno alle 17 era andato a prendere un caffé al bar e che quando era tornato aveva trovato la madre senza vita.

Il movente della rapina venne subito escluso, poiché la donna aveva indosso una collana e un suo bracciale fu trovato vicino al masso. Le indagini si indirizzarono così anche sul figlio, che fu indagato assieme ad altre quattro persone, poi uscite dall'inchiesta: due presunti "spasimanti" della vedova e una coppia di romeni che frequentava il cimitero.

Matà, tramite i suoi difensori, aveva esposto la tesi che al delitto avesse partecipato una donna e che ad assassinare la madre fossero stati in due. Aveva per questo chiesto la riesumazione della salma per verifiche su ferite alla schiena della vittima per verificare se fossero state provocate da unghiate. La richiesta è stata però rigettata dal Tribunale.

Ora, dopo tre anni di indagini, gli investigatori ritengono di avere "univoci e concordanti indizi di colpevolezza nei confronti del figlio della vittima".

Dal sito della trasmissione "Chi l'ha visto?"
Catania, 31/5/2017 - Clamorosa svolta nelle indagini sull'omicidio di Maria Concetta Velardi, 59 anni, uccisa il 7 gennaio del 2014 nel cimitero di Catania. Su ordine del gip la polizia ha arrestato il figlio Angelo Fabio Matà per omicidio aggravato. Il suo Dna sulle tracce biologiche rilevate sul luogo del delitto. Il movente sarebbe da ricondurre a dissidi familiari. Secondo la ricostruzione della Polizia di Stato l'omicidio è stato commesso tra le 15:30 e le 15:45 quando il figlio si sarebbe trovato al cimitero, dove testimoni hanno sentito le urla di una lite. Prima tornare e 'scoprire' il corpo della madre, per crearsi un alibi Matà sarebbe passato con l'auto da un meccanico e poi in un bar, portando con sé il cellulare della donna. Sul suo cellulare, passato a una donna per chiamare il 118, ci sarebbe stato del sangue. La Polizia Scientifica di Palermo e Catania ha inoltre accertato che Maria Concetta Velardi avrebbe graffiato il figlio con la mano destra: suo il Dna rilevato sul materiale genetico sotto due unghie della mano destra della vittima. Sangue misto a quello della madre è stato trovato sugli abiti e sullo sportello dell'auto di Matà. Mentre sono stati attribuiti a un trascinamento i segni sul dorso della vedova. Un centinaio di oggetti hanno collocato solo madre e figlio vicino alla cappella di famiglia, così come le due grosse pietre usate per uccidere la donna, del peso di 23 e 18 kg. Tracce di sangue della donna anche sulla portiera posteriore destra dell'auto del figlio.




Essendo fin dall'inizio una spettatrice della trasmissione "Chi l'ha visto" non mi meraviglio più dell'accento sincero con cui gli assassini mentono.
Gli addetti delle Forze dell'Ordine, i magistrati inquirenti, lo sanno bene, ma i cittadini qualsiasi come me possono fare questa scioccante esperienza solo vedendo i filmati in cui gli assassini parlano guardando dritto negli occhi chi li intervista su una persona scomparsa, che si scoprirà poi essere stata uccisa o, come in questo caso, quando già si sa che è stata uccisa ma non si sa ancora da chi. 
Mentono recitando meglio del più abile degli attori, dunque si scopre di quanto sia capace l'essere umano in fatto di menzogna e di finzione, pur di coprire la proprie malefatte.
In questo caso per dire a quest'uomo assassino bisogna aspettare i tre gradi di giudizio, ma certo il suo DNA sotto le unghie della madre, il suo sangue frammisto a quello di lei, e tutte le prove elencate purtroppo non lasciano molti dubbi.
Questa povera, graziosa signora, ha avuto una sfortuna enorme: ha perso il marito presto, ha perso un figlio per un tumore, e l'unico che le era rimasto l'ha uccisa.
Ora solo chi la conosceva può dire se magari era una madre che sbagliava ingerendo nella vita affettiva di suo figlio, ma anche se fosse appartenuta a quel genere di madri, dato che purtroppo ce ne sono tante, è stata sfortunata, perché arrivare ad uccidere è uno scalino sanguinoso che anche i figli più vessati non arrivano a scendere.
Leggendo all'epoca di questa tragica vicenda avevo trovato anomalo che la donna si recasse ogni giorno al cimitero e passasse il suo tempo dentro la tomba in muto colloquio con il marito e il figlio morti. Ma poteva essere spiegabile con il fatto che quel doppio dolore le aveva tolto ogni voglia di vivere e solo lì si sentiva bene, vicino a loro.
Quello che invece ho trovato ancora più anomalo era che il figlio, ormai ultraquarantenne, l'accompagnasse ogni giorno.
Costui è un sottufficiale della Marina Militare, un uomo che si era separato dalla moglie e che era tornato a vivere con la madre. Dunque una persona che aveva fallito la sua unione e che non si era emancipato dal rapporto con la figura materna, e che forse aveva da essa una dipendenza psicologica patologica.
Come tutti i cimiteri di ogni città ci sono sempre mezzi pubblici per raggiungerli, un servizio ovvio e doveroso per i cittadini sprovvisti di patente di guida che vogliono visitare i propri cari scomparsi.
Quest'uomo invece, pur lavorando, ogni giorno accompagnava la madre al cimitero in un ossessivo e triste rito. Ha detto che abitualmente, mentre lei era dentro la cappella, lui andava in un bar dei dintorni a prenderle il caffè che le portava con un bicchierino chiuso da asporto: attenzioni altrettanto esagerate ed anomale.
Sicuramente nel processo verrà esplorata anche la psicologia del profondo di quest'uomo che, a oltre quarantanni, era così dipendente dalla figura di una madre dolente per affetti che non aveva più e che lui sentiva di non riuscire a compensare.
Maria Concetta Velardi la donna uccisa 
Le indagini:
Da: LiveSiciliaCatania.it  

La "messinscena" del figlio 
dopo l'omicidio della madre 

di 

L'omicidio di Maria Concetta Velardi al cimitero: la ricostruzione degli investigatori.

CATANIA - Le tracce del dna di Fabio Matà trovate su due delle unghie della madre Maria Concetta Velardi, uccisa a colpi di pietra il 7 gennaio 2014 al cimitero di Catania, sono una delle prove chiave che hanno portato all'arresto del militare con l'accusa di omicidio. Le indagini della Squadra Mobile sono state meticolose, certosine e articolate. Fondamentali per l'inchiesta gli esami della Polizia Scientifica su una miriade di reperti trovati sulla scena del crimine e anche sulle tracce biologiche rivenute sul vialetto del camposanto di Catania in cui la vedova ha trovato la morte. Per la polizia il figlio della Velardi dopo l'omicidio ha organizzato e strutturato una messinscena tale da costruirsi un alibi. Che però è risultato troppo debole.

TRAMORTITA, TRASCINATA E UCCISA - Gli investigatori della sezione Omicidi della Squadra Mobile trovano Maria Concetta Velardi riversa supina sull'asfalto in una stradina delimitata da alcune cappelle, accanto al capo due grossi massi di pietra lavica. "Si tratta di pietre di 23 e 18 chili", spiega Antonio Salvago, dirigente della Mobile ai cronisti. "Per questo - spiega - abbiamo immediatamente capito che l'assassino doveva essere un uomo di una certa consistenza fisica, che doveva essere capace di caricare questo tipo di peso". Le prime attività tecniche fanno capire ai poliziotti che la vedova era prima stata tramortita con una pietra più piccola e poi trascinata fino al vicolo dove poi le hanno fracassato la testa e il torace. Vano il tentativo della donna di parare i colpi: dall'autopsia è emerso che aveva diverse fratture al braccio con cui, forse d'istinto, si era riparata. Dall'esame del medico legale Giuseppe Ragazzi emerge un altro dato inquietante: Maria Concetta è morta dopo un'agonia di almeno 45 minuti.

L'ORA DEL DECESSO E LA MESSINSCENA DEL FIGLIO.  L'autopsia fissa l'orario del decesso tra le 15.30 e le 15.45. "In quel lasso di tempo abbiamo elementi che provano che Fabio Matà era all'interno del cimitero", spiega ancora Antonio Salvago. E' questo il primo dato che smonta le dichiarazioni dell'arrestato, che appena sentito racconta di essersi allontanato intorno alle 17 per andare al bar a prendere il caffè e dopo il suo ritorno ha fatto la macabra scoperta. Ma i controlli incrociati delle celle dimostrano che il figlio della Velardi non è andato solo al bar, salutando i clienti in maniera "insolita", ma anche dal meccanico. Una stranezza, questa, visto che non vi è mai stata una chiamata all'officina per segnalare magari un guasto all'autovettura. Inoltre Matà si porta dietro il cellulare della madre. "Un altro fatto anomalo, perché lui era solito chiamare spesso la madre quando si trovava al cimitero. E inoltre era solito non lasciarla mai da sola. Caso vuole - afferma il capo della Mobile - che quel giorno si comporta in modo diverso rispetto alle sue abitudini".

LA CHIAMATA AL 118. Non è stato Fabio Matà ad allertare le forze dell'ordine. E nemmeno il custode del cimitero, come era emerso da una prima ricostruzione dell'omicidio. A chiamare il 118 è una signora che usa il telefono di Matà. "C'è una donna riversa piena di sangue", dice la donna mentre in sottofondo si sentono le urla disperate dell'uomo, oggi finito in manette. Il militare, sentito dagli inquirenti, ha raccontato che dopo la telefonata e dopo aver provato a spostare le pietre per rianimare la madre prende la macchina per cercare il custode e chiedere aiuto. Ma all'interno dell'auto non è stata trovata una sola goccia di sangue, ma la donna che ha telefonato per chiedere i soccorsi racconta di un cellulare intriso di sangue. Ancora contraddizioni.

GLI INDIZI E IL DNA. Non solo le pietre sono state analizzate ai laboratori della Scientifica, ma anche le tracce biologiche, i recipienti per innaffiare i fiori, il materiale trovato sulla tomba e anche sulla macchina di Matà. "Sulla portiera posteriore destra abbiamo trovato una piccola macchia di sangue - dice Salvago - dalle analisi della Scientifica è stato scoperto che si tratta di Dna di Matà misto a sostanza ematica della madre". Per gli inquirenti potrebbe essere materiale biologico provocato da un graffio della vittima o da una ferita procuratosi con lo sfregamento delle pietre. "Da tutti i reperti analizzati sono stati riscontrate tracce di Dna della vittima e del figlio, di nessun altro", spiega Alessandro Drago della Polizia Scientifica. "Su due delle unghie della mano destra della Velardi, infine, abbiamo trovato il dna di Fabio Matà", aggiunge ancora Drago. E, come detto, sarebbe questo uno degli indizi schiaccianti. Quel ciuffetto di capelli trovato sulle mani della vittima? Prova secondo la difesa cruciale per l'inchiesta. I test della scientifica hanno determinato che si trattava dei capelli della stessa vittima. Ma non è il solo indizio che sbaraglia l'intera ricostruzione dei consulenti ingaggiati da Fabio Matà. I graffi sulla schiena della Velardi non sarebbero altro - secondo la Mobile - che i segni del trascinamento del corpo verso il viottolo del camposanto.

LE URLA. Una donna quel pomeriggio ha sentito delle urla. Lo ha raccontato agli inquirenti che per non lasciare aloni nella ricostruzione hanno svolto un'attività di estrema precisione. "Abbiamo analizzato frame dopo frame anche le immagini di video sorveglianza", racconta Montemagno della sezione Omicidi. I poliziotti e la Scientifica sono andati a ritroso, guadando i filmati, per riscontrare i racconti della testimone e verificare se ci fosse compatibilità con l'orario del decesso emerso dall'autopsia. Le attività tecnico-scientifiche hanno portato a un risultato positivo. Per gli inquirenti quindi tra madre e figlio sarebbe scoppiata una lite, degenerata poi nel tragico delitto. A sentire le urla inoltre non è stata solo una donna, ma in totale tre persone.

IL MOVENTE. "Fabio Matà covava del rancore nei confronti della madre perché rappresentava un ostacolo per i suoi progetti di vita personale". Non scende nel dettaglio Antonio Salvago quando spiega ai cronisti il movente che avrebbe portato l'indagato a uccidere Maria Concetta Velardi. "Dissidi personali", aggiunge. Il militare di Maristaeli tra poche settimane si sarebbe sposato con la fidanzata che lo ha affiancato in ogni conferenza stampa e in ogni sopralluogo. Questa mattina i poliziotti sono andati nella casa di San Giovanni Galermo dove viveva con la madre e lo hanno arrestato. Tre anni dopo l'omicidio.






lunedì 29 maggio 2017

Coppie celebri

A margine, ma non tanto, del G7 2017, si è scatenato il gossip su due coppie in particolare: Donald Trump e la sua terza moglie Melania, naturalizzata statunitense ma slovena di nascita e formazione, essendo emigrata negli USA solo da adulta per il suo lavoro di modella in campo internazionale, e la coppia Brigitte Trogneux ed Emmanuel Macron.
La caratteristica che accomuna queste due coppie è la differenza di età fra i coniugi: 24 anni fra Donald e Melania, 24 anni fra Emmanuel e Brigitte.
Ma mentre i tanti anni che Donald ha più di Melania non fanno scandalo ma vengono ritenuti più o meno normali, gli anni di differenza nella coppia Emmanuel e Brigitte suscitano sconcerto e critiche feroci, giacché ad averne di più è la donna.
Sicuramente è più inusuale, ma il motivo profondo delle critiche nasce dal concetto del fascino femminile, sempre legato alla fisicità e poco all'intelletto e alla personalità.
Dunque, nonostante le innumerevoli foto, prese in momenti diversi, che mostrano una coppia innamorata i cui gesti fanno intuire un'intesa totale e profonda, le malignità si sprecano.
Eppure non ci sono appigli di interesse: Emmanuel è figlio di due medici così ben messi da poter mandare il figlio in scuole prestigiose, prima nel liceo retto da gesuiti di Amiens, dove ha conosciuto la sua amata professoressa, poi nel liceo parigino ancora più prestigioso dove i suoi genitori lo mandarono a finire il liceo sperando di staccarlo dall'infatuazione per la sua insegnante.
Brigitte è una donna appartenente alla ricca borghesia imprenditoriale di Amiens. Dunque sicuramente il legame fra i due si regge su una fortissima intesa mentale e la sessualità, soprattutto fra le persone più evolute, parte dal cervello, l'organo sessuale sicuramente più eccitante di qualsiasi altra parte del corpo.
Certo Brigitte è molto carina, fine e chic, porta benissimo i suoi anni, è più accettabile di certe 40-cinquantenni sformate e piene di cellulite e non è vero, come qualche maligno ha insinuato, che ha fatto ritocchi al botulino, in quanto il suo viso mostra un'espressività che il botulino paralizza distendendo i muscoli facciali, però ha le sue rughe.


Comunque non è che fosse una bellezza neppure da giovane, come mostrano foto dell'epoca in cui era l'insegnante del suo futuro secondo marito.
Forse l'unica cosa che si nota sono i due incisivi dell'arcata superiore che ha fatto un poco aggiustare...
Ed ecco il bel Macron adolescente e la sua insegnante



Ancora un'immagine della coppia quando erano insegnante e discente.

Quello che, invece, personalmente mi riesce difficile capire è la scelta di lei, di Brigitte, non per l'età, qualora libera e sola di disporre di sé stessa, ma perché sposata e madre di ben tre figli. Questo scoglio non riesco psicologicamente a capire come possa averlo superato, per quanto travolgente fosse la corte di Emmanuel.
Troppi tabù, costituiti da sensi di colpa, mi avrebbero ostacolato, verso il marito e verso i tre figli. Il ferire i sentimenti degli altri per me sarebbe stato un ostacolo insormontabile.
Non lo è stato per questa donna che ha superato tutto, anche le critiche della sua famiglia di origine, fratelli e genitori, per non parlare della gente di Amiens. Ed eccola lì, vincitrice su tutti: circondata dall'affetto dei figli, dei sette nipotini e dall'amore del bell'Emmanuel Presidente della Repubblica di Francia.  
Brigitte in una foto fatta probabilmente a Scuola

domenica 28 maggio 2017

Stranezze de Il Fatto Quotidiano

Continuano le stranezze sul sito on-line del Fatto. Sotto un articolo dello scrittore Saviano che titola così:

Saviano: “Il patto Renzi-B. è nei fatti, ormai il Pd fa leggi di destra”

ho commentato dopo aver fatto la registrazione tramite facebook, ma non accetta il commento "perché anonimo"

Rita ColtelleseImpostazioni | Disconnetti
5 commenti

Non sono permessi commenti anonimi

?????

Ma se loro stessi mettono automaticamente il mio nome? 
Questo il commento:

Non comprendo questi interventi continui di questo scrittore che ha scritto sulla Camorra, e va bene, sul traffico di droga, e va bene... Ma cos'è? Per questo è diventato un oracolo? Un guru che tutti vanno a consultare? Chiamato in televisione dai vari Fazio.. De Filippi.. Fazio che però ha ospitato anche l'ex-capo di Lotta Continua, nonché, sancito da vari processi, mandante dell'assassinio del Commissario Calabresi. Non capisco, davvero non capisco certi miti creati dai media.


sabato 27 maggio 2017

Immobili abusivi: Demolizioni e intasamento dei Tribunali

DA: STUDIO CATALDI

Abusi edilizi: arriva il "condono"

Il Ddl in via di approvazione detta dei criteri di priorità per l'esecuzione delle demolizioni che, nei fatti, lascia illesi molti immobili
immobili abusivi
di Valeria Zeppilli – Dopo il passaggio in Senato, il Ddl sugli immobili abusivi (qui sotto allegato) ha subito alcune piccole modifiche che lo "rispediscono" alla Camera. Resta fermo il fatto che con esso si introduce una sorta di condono (sebbene tecnicamente non se ne possa parlare) per gli immobili abusivi adibiti a casa di abitazione.

Le priorità per le demolizioni

Il disegno di legge, infatti, fissa dei criteri di priorità da seguire per l'esecuzione delle demolizioni e la cui valutazione è affidata al pubblico ministero.
In particolare, nel determinare quali immobili demolire, il PM dovrà valutare innanzitutto se ci sono e quali sono gli immobili di rilevante impatto ambientale o costruiti su area demaniale o su area soggetta a vincolo ambientale e paesaggistico, sismico, idrogeologico, archeologico o storico artistico. Dovrà valutare, poi, se ci sono e quali sono gli immobili che, per qualsiasi motivo, rappresentano un pericolo per la pubblica o privata incolumità e gli immobili che sono nella disponibilità di soggetti che o hanno subito una condanna per i reati di associazione mafiosa o sono stati colpiti da misure prevenzione.
Tra questi, andranno demoliti prima gli immobili che non sono ancora stati ultimati (sia che siano in corso di costruzione, sia che i lavori siano fermi) e dopo tutti gli altri.
Gli immobili che non rientrano in tali categorie vengono lasciati dopo e nei fatti, verosimilmente, resteranno molto spesso "illesi".

Il ruolo del Prefetto

Gli ordini di demolizione, concretamente, saranno affidati al Prefetto, che si occuperà anche di disporre la rimozione delle macerie e gli interventi a tutela della pubblica incolumità.
Ad occuparsi dei lavori saranno delle imprese giudicate tecnicamente e finanziariamente idonee, anche a seguito di affidamento a trattativa privata ove ne sussistano i presupposti.
Al Prefetto viene poi concessa la possibilità di avvalersi anche delle strutture tecnico-operative del Ministero della difesa, per il tramite dei provveditorati alle opere pubbliche e previa convenzione stipulata tra il Ministero della difesa e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Fondo per le demolizioni

Alle demolizioni sarà dedicato un apposito fondo, per il quale si attende un apposito decreto attuativo affidato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che dovrà emanarlo di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e con il Ministro dell'economia e delle finanze.
Esso servirà a finanziare i Comuni per l'integrazione delle risorse che si rendono necessarie per gli interventi di demolizione delle opere abusive.

Banca dati sull'abusivismo edilizio

Il Ddl prevede, poi, l'istituzione di una Banca dati nazionale sull'abusivismo edilizio presso il Ministero delle infrastrutture. Essa sarà alimentata dagli enti, dalle amministrazioni e dagli altri organi competenti a qualsiasi titolo in materia di abusivismo, i quali dovranno condividere e trasmettere tutte le informazioni relative agli illeciti e ai provvedimenti che sono stati emessi in materia.
Ddl immobili abusivi 
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara                                                     



Il Decreto non è stato ancora approvato, dunque non sono da considerarsi definitive le sue scelte, si possono solo fare delle riflessioni ed io ne faccio prendendo a campione uno dei territori più devastati dall'abusivismo edilizio, almeno dal 1979, anno in cui ho comperato la mia villetta di Rocca Priora in provincia di Roma,
acquistata da costruttore in una piccola lottizzazione approvata dal Comune di Rocca Priora, tanto è vero che ho preteso ed ottenuto dalla Soc. CESI, venditrice, il certificato di abitabilità rilasciato dal Comune, con tanto di timbro anche dell'Ufficiale Sanitario per la messa a norma della fossa biologica.
Poi qualche tempo dopo mi suona al cancello un distinto e compito signore dichiarando di essere un tecnico del catasto che gira per la lottizzazione per completare la pratica, avviata dalla Ditta costruttrice, di richiesta di accatastamento. Sono molto contenta dato che la ricevuta di tale richiesta era allegata al rogito e dunque la mia casa verrà accatastata. Il signore mi mostra il tesserino su mia richiesta ed io lo faccio accomodare in casa. Con tono un po' avvilito l'onesto tecnico mi dice che già è stato in altre villette della lottizzazione e che "gli tremano i polsi". Non capisco e chiedo il perché, mi spiega: "Signora qui per costruire c'era bisogno della preventiva approvazione delle Belle Arti, perché c'è il vincolo paesaggistico. I disegni depositati alle Belle Arti sono diversi da quelli depositati in Comune. Questo vuol dire che l'Ufficio Tecnico del Comune, per avere l'approvazione delle Belle Arti, ha mandato ad esse un disegno diverso, fraudolentemente ne ha ottenuto il consenso, ma al posto della sua camera da letto con balcone nei disegni mandati alle Belle Arti c'è una terrazza con fioriera." 
Così tutti i proprietari delle dodici villette, io compresa, capirono che, quello che diceva in dialetto l'operaio rimasto a custodia dell'ultima villetta rimasta invenduta, era vero: "Qua pe' queste case il Sindaco e l'Ingegnere della Commissione Edilizia se so' presi tre giorni de' galera!"  E sono pure pochi, penso io, per l'inganno e i fastidi che ne sono seguiti. Io, come gli altri, dovemmo sanare un abuso edilizio di cui non eravamo autori ma vittime! 
La legge dovrebbe rifarsi sugli autori dell'abuso e non sulle vittime.
Ora, da qualche anno, sembra che nei rogiti sia stato messo il veto a farli se l'immobile presenta anche un minimo abuso edilizio, pena la nullità dell'atto e la perdita del sigillo notarile per il notaio. Ma sembra che ci siano notai che accettano di farlo omettendo di citare nell'atto le parti costruite o aggiunte in abuso. Lo fanno sperando nella mancanza di controlli o denunce sul loro operato.
Ora, se questo decreto rimane come è, Rocca Priora e le case che in questi anni ho visto venir su come funghi dopo la pioggia, qualora non sanate con i condoni del 1985 e 1994, resteranno per sempre non sanabili dato che il Ddl in approvazione recita che sono esclusi da ogni possibilità gli immobili: "costruiti su area soggetta a vincolo ambientale e paesaggistico, sismico,", e il territorio di questo Comune, da mia diretta esperienza, è sottoposto a vincolo ambientale e, come si è visto per i recenti terremoti del Centro Italia, ma anche prima, è anche territorio sismico.

giovedì 25 maggio 2017

Il malessere dei Dirigenti Scolastici

Da: La Tecnica della Scuola

Duemila ds a Roma per protestare e ottenere risposte a molti problemi


Da: Repubblica.it sede di Bologna

La goccia, l’ultima almeno in ordine di tempo, è stato l’obbligo sui vaccini nelle scuole: saranno i presidi a controllare. "Ma certo, anche questa", sono sbottati i più. Prima c’era stato il fronte del panino libero in mensa, poi gli infiniti e contradditori adempimenti sull’anticorruzione e la trasparenza, la privacy e i contratti. Insomma, presidi sempre di corsa su più scuole, talvolta dalla città al “plesso” fin sull’Appennino, con segreterie al collasso e famiglie che assediano i loro uffici, travolti da un mare di burocrazia, responsabili di tutto e di tutti a stipendio che si aggira intorno ai 2.600 euro al mese. Non proprio una busta paga da dirigenti. Per questo oggi saranno a Roma a protestare, alla manifestazione indetta dall’associazione nazionale presidi (Anp). Non tutti, a partire coi pullman saranno un’ottantina di presidi emiliano romagnoli (una ventina da Bologna). Altri andranno all’assemblea indetta dai Confederali stamattina al liceo Sabin e poi al presidio sotto le finestre del direttore scolastico regionale Stefano Versari. Qualcuno sciopererà con l’Udir, nuova sigla.


 Nelle scuole bolognesi sta girando una raccolta di firme su un documento che rappresenta il malessere dei dirigenti, pronti per protesta a non compilare il “portfolio” introdotto dalla Buona scuola per valutarli o a non rendersi più disponibili a guidare più scuole. Quella di un solo preside su due istituti è un’altra emergenza: il prossimo anno su 533 istituti scolastici in regione le reggenze saranno 153, quasi un terzo, destinate a salire a 180 dopo i pensionamenti e i trasferimenti.

Sul piatto c’è anche il rinnovo del contratto dei dirigenti scolastici. Cgil, Cisl, Uil e Snals, vogliono «aprire immediatamente il confronto». E chiedono di «escludere

 dalle responsabilità della dirigenza scolastica i compiti impropri ed estranei al servizio educativo». Lamberto Montanari, presidente regionale Anp, mette in fila i problemi: «Contestiamo la burocrazia inetta e inutile che ci travolge, abbiamo una retribuzione che è la metà di qualsiasi altro dirigente statale, con una media di 150 dipendenti da seguire, oltre agli studenti, per i quali siamo responsabili".

Dal sito dello SNALS Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori della Scuola

Nel corso della manifestazione, una delegazione rappresentativa delle provenienze territoriali dei manifestanti è stata ricevuta dai Capi Dipartimento dott.ssa Bono e dott. Chiappetta che hanno preso atto delle legittime richieste dei dirigenti, rispetto alle quali il MIUR ha espresso la sua valutazione positiva scontrandosi con il veto ostativo dell'organo di controllo del MEF.
Hanno ribadito che la decisione sulla questione è di competenza politica 

Gli articoli comparsi sui quotidiani sono necessariamente frammentari sui vari problemi che investono la figura del Dirigente Scolastico, dato che sono ormai un coacervo e per poter scriverne bisognerebbe fare un'inchiesta. Bisognerebbe vivere per alcuni giorni accanto ad un Dirigente Scolastico che illustri le problematiche, mentre il giornalista VEDE con i sui occhi e sente con le sue orecchie l'assurdità della situazione.
Pseudo giornalisti scrivono cavolate senza saperne nulla, da ciò che scrivono si capisce che vanno per sentito dire, portando pochi esempi di veri e propri "matti" come ce ne sono purtroppo in tutte le categorie... In particolare mi riferisco ad un articolo su Il Fatto Quotidiano scritto da un tizio due giorni fa in cui costui scrive di Dirigenti Scolastici che lavorano mezza giornata! Fantascienza!  
Gli adempimenti e le responsabilità non lo consentono, anche volendo.
Poi parla di selezione. Tanti in passato sono diventati Presidi provenendo dalla carica di Direttore Didattico, ma i nuovi Dirigenti Scolastici, coloro che hanno affrontato il Concorso quando già la Legge aveva definito la nuova figura dirigenziale, hanno superato delle prove concorsuali durissime. 
Mi dicono alcuni di costoro che fra i professori e, per chi dirige Istituti Comprensivi, fra i maestri, esiste una ignoranza totale delle leggi, delle normative e delle procedure che il loro Dirigente Scolastico ha sulle spalle. Mi sembra di aver letto che l'autore di quell'articolo si definisce "maestro"...
L'aspetto della retribuzione poi è importante, ma non quanto le responsabilità penali di cui ho parlato in un precedente post.
Non sono i 2600 euro netti al mese, che in alcuni casi sono anche meno giacché c'è una quota variabile, quanto il fatto che gli imbucati nelle sedi del Ministero, grazie alle raccomandazioni, prendono il doppio senza avere le responsabilità di chi dirige un Istituto con 1500 o 1200 persone sotto la propria responsabilità penale e civile: come ha detto a chiare lettere il Presidente dell'Associazione Nazionale Presidi. 

Riflessioni sulla Riforma Madia

Da: Il Sussidiario.net

da un articolo di Sergio Luciano

Prima di ogni valutazione di merito va detto che, come già a proposito dell’abolizione dell’articolo 18 con la sua storica protezione contro il licenziamento individuale economico e disciplinare, è all’inefficienza di una supercasta del pubblico impiego, quella dei magistrati, che dobbiamo dir grazie se adesso sembrano essere inevitabili regole più cattive. È all’inefficienza e infingardaggine delle toghe che si deve l’esistenza di una prassi giudiziaria lassista e scombinata, in base alla quale per decenni in Italia è stato impossibile licenziare perfino i ladri colti in flagrante, in base alla quale i detenuti in attesa di giudizio per reati contro lo Stato e scarcerati per scadenza termini non solo venivano riassunti e riammessi allo stipendio, ma ricollocati nelle funzioni statali violando le quali erano finiti in galera, senza che nessun giudice del lavoro riconoscesse mai le ragioni del datore di lavoro, amministrazione pubblica o azienda privata che fosse. Oltretutto, “l’esproprio” di giurisdizione che la magistratura ha subito con il Jobs Act non è stato oggetto della benchè minima protesta da parte della casta dei giudici perché era diventata materia ormai irrilevante per le cronache e per il prestigio e per il progresso delle loro carriere, quindi ben lieti di spogliarsene, proprio loro, così pronti alla mobilitazione appena gli si sfiora una prerogativa… Ma tant’è.
Nella riforma Madia qualche briciola di opportune “strette” disciplinari s’intravede. Ma proprio qualche briciola, mista a vari detriti che creeranno fatalmente pasticci e confusione. Innanzitutto salgono da sei a dieci i casi che possono condurre alla sanzione più grave, il licenziamento: false timbrature, assenze ingiustificate, false dichiarazioni per ottenere promozioni eccetera. C’è sempre il legalese che complica, quando si dice che la violazione dei codici dev’essere “grave e reiterata”, come se potesse essere “non grave” farsi timbrare il cartellino da un collega, magari a Carnevale. Ma fin qui ci sta.
Il nodo è e sarà, operativamente, la questione delle “costanti valutazioni negative”, quelle che annualmente ogni statale riceve da sempre dal suo superiore e che da sempre non sono mai servite a niente. Per licenziarne uno, con la riforma, basteranno tre anni consecutivi di valutazioni negative. Ma chi accerterà che il giudicante sia meritevole? E non sia mosso, magari, da astio, livore, rancore? O che non si accanisca, hai visto mai, contro un subordinato che lo contrasta su un proposito illecito?
Inoltre, ha precisato la ministra, per dare massimo vigore alle sanzioni, loro eventuali “vizi formali” non basteranno ad annullarle se un dipendente avrà sbagliato. E qui c’è un po’ da sorprendersi, perché un “vizio formale” in una procedura così delicata com’è un licenziamento discredita chi la conduce: non sanzionare una simile anomalia è come permettere al vigile urbano che ci mette la multa per divieto di sosta di parcheggiare davanti al passo carraio. Ma non si è sempre detto che la moglie di Cesare dev’essere al di sopra di ogni sospetto?
Inoltre, che succede se scatta il licenziamento? Come per i privati, succede che il giudice al quale il licenziato si appella potrà al massimo assegnargli un indennizzo ma non il reintegro, e questo indennizzo potrà essere al massimo di 24 mesi. Domandona: ma se un dirigente licenzia un dipendente che poi chiede e ottiene il reintegro, ovvero l’indennizzo, non dovrà - il dirigente - rispondere di danno erariale? Ma certo che dovrà, quindi - è sperabile - si guarderà bene dal licenziare chi non se lo strameriti…Ovvero, non licenzierà nessuno: per non rischiare.
Al di là delle materie contrattuali che la riforma regola, l’ulteriore elemento di moralizzazione potrebbe arrivare dalla concentrazione sull’Inps, e non più sulle Asl, delle visite fiscali: “Dal primo settembre ci sarà un polo unico per le visite fiscali, con le competenze sui controlli che passeranno dalle Asl all’Inps, omologando il settore pubblico a quello privato”. Questo è un bene, sempre ammesso e non concesso che l’Inps abbia le strutture per fronteggiare il nuovo onere operativo: il ministero ha emanato infatti una direttiva che prevede controlli a campione sulle assenze. E i controlli si fanno col personale.
Le riforme si fanno per raddrizzare il sistema che non va e ben dice l'articolo di Sergio Luciano: per anni l'ho pensato anch'io che il danno lo facevano i magistrati. E non era l'articolo 18 il problema, in quanto anche con esso si poteva licenziare chi truffava il datore di lavoro timbrando la presenza ma andando poi altrove a svolgere altre attività, che fossero ludiche o addirittura altro lavoro non importa.  

Programmi idioti

Torto o ragione? Il verdetto finale

Era da un po' che volevo scrivere un post su certi programmi che costano ai contribuenti e non danno NULLA.
Forse, negli intenti di chi li fabbrica e poi li manda in onda, servono a far passare solo il tempo davanti al televisore a qualche vecchietto rimbambito da tenere buono, perché non legge libri per via degli occhi o non ha mai avuto l'abitudine a leggere e non ce la fa più a muoversi tanto da dedicarsi ad altre e varie attività, dunque sta seduto inerme davanti ad una sequenza di immagini forse senza neppure capirne il senso...
Uno di questi inutili e fasulli programmi era "Torto o ragione? Il verdetto finale": un tribunale finto, contendenti finti, una storia mai accaduta, testimoni finti... Praticamente un "Forum" di Mediaset con qualche variante.
Ma mentre Mediaset mantiene codesti insulsi programmi con la pubblicità, RAI 1 è mantenuta dal canone (imposta) che la mia famiglia paga dal lontano 1970: 47 anni!!! A differenza di chi evadeva l'imposta che, con un sistema "ad accetta" e non "a bisturi", Renzi ha pensato bene di recuperare su ogni contratto di energia elettrica.
Ma anche per codesti insulsi programmi la RAI pretende di interrompere la trasmissione in continuazione per infilarci spot pubblicitari a raffica sempre più demenziali.
Prima di scrivere questo post sulla trasmissione condotta da Monica Leofreddi
sono andata a documentarmi su alcuni aspetti del programma ed ho scoperto che proprio ieri è stato dato l'annuncio che è stato soppresso dalla RAI.
Dunque come sempre i miei pensieri sono abbastanza nella media e la gente è meno stupida di come i dirigenti superpagati della RAI suppongono.
Gli ascolti erano bassissimi per l'insulsa, inutile sceneggiata che era "Torto o ragione? Il verdetto finale".
Forse le menti superpagate che siedono nelle privilegiate poltrone RAI capiranno finalmente che la gente, persino i vecchietti rimbambiti, vogliono AUTENTICITA'?
Se si manda uno sceneggiato (oggi all'inglese "fiction") la gente sa che è una finzione, ma sfugge il senso di fingere un tribunale con improbabili storie senza che sia una storia romanzata, ma un ibrido né carne né pesce.
Allora, se si vuole intrattenere gente inerme che non può fare altro che stare passivamente davanti ad un televisore, mandassero dei bei documentari, che costano molto meno di tutte quelle figure utilizzate per i finti tribunali, non ultimi i personaggi a vario titolo "famosi", la cui opinione non interessa a nessuno, ma usufruiscono del gettone di presenza con cui campano girando per gli studi televisivi a gettare aria dalla bocca; i documentari fanno vedere il mondo a chi non può viaggiare e istruiscono, cosa non da poco anche per chi è ormai vecchio. 

martedì 23 maggio 2017

Attentato a Manchester GB

Da: TGCOM 24


Manchester, attentato kamikaze al concerto di Ariana Grande: 22 morti e 59 feriti

Secondo la polizia, ad agire è stato un solo attentatore. La premier Theresa May: "Atto orribile". Tra le vittime ci sono anche bambini


Se la Gran Bretagna, uscendo dall'UE, pensava di tirarsi fuori dai guai delle quote migranti ovviamente si sbagliava, giacché il Cavallo di Troia l'ha già dentro le mura.
E non è l'unica, come ha dimostrato anche il Belgio.
Pagano il fio del loro sfrenato colonialismo? Può darsi. Noi, accusati del colonialismo fascista, abbiamo meno persone assorbite dal canale coloniale essendo stati in pochi Stati e per un periodo minore. Ora stiamo provvedendo portando il Cavallo di Troia coscientemente dentro le mura. Come i troiani, quelli che hanno fatto la marcia di Milano, si illudono che le masse che arrivano dall'Africa sono un dono degli Dei. L'Italia ne verrà distrutta e impoverita come Troia fu messa a ferro e fuoco.

Marcia di Milano  in favore dei migranti
Nel 1978, girando per Marsiglia, fui colpita dalla massiccia presenza araba. Anche mio marito era restio a girare oltre le dieci di sera. Dopo quell'ora si vedevano pochi francesi e molti arabi. Una volta assistemmo alle grida di una donna che litigava in mezzo alla strada semideserta con due uomini. Era un'atmosfera che allora non si viveva in nessuna città italiana. Certo qui avevamo il terrorismo rosso e le stragi nere, un male interno. Ma i francesi avevano la conseguenza del loro colonialismo in Algeria che aveva importato una grossa componente araba.
La Gran Bretagna ha importato di tutto con il suo Commonwealth e, come si è visto in Belgio e in Francia, non basta poi nascere lì, quando le radici culturali restano altrove.
Manchester è una città che ha problemi suoi, nel 2000 ho visto il vomito sui marciapiedi davanti ai Pub dove la gente già all'ora di pranzo beveva fino a star male; la sera, all'ora di cena, un collega di mio marito, con cui stavamo raggiungendo il ristorante in pieno centro della città, veniva abbordato da una prostituta, con evidenti segni del sarcoma di Kaposi sul viso, mentre la mattina avevo assistito, nel medesimo centro città, al degrado di una bella e giovane fanciulla sdraiata in terra, non so se ubriaca o altro, nell'assoluta indifferenza dei passanti. Immagini di pochi giorni di permanenza che mostravano un degrado che ancora nelle nostre città non si vedeva. Oggi, dopo 17 anni, ci siamo adeguati.