domenica 11 giugno 2017

"Ripuliture" - Dalla Raccolta "Novelle Nuove"

"Ripuliture"
 
"Cornelio, usciamo un po', facciamo una passeggiata!" Barbara era andata a cercarlo nell'orto, dove lui cercava di stare il più possibile continuando in quella sua tranquillità malsana che si era ricavato aiutato dal suo carattere passivo e vile. Fare finta di niente gli veniva naturale, la sua vita da tantissimo tempo, dopo i primi traumi all'inizio del loro matrimonio, era uno scorrere senza spontaneità, che sarebbe riuscito a pochi, qualora psicologicamente sani, ma lui già da prima aveva un carattere rivelatore di qualcosa che non andava nella sua testa. Era di un ordine ossessivo, nel suo modesto lavoro come a casa. Poteva anche sembrare una virtù l'essere ordinato per un uomo, apprezzabile da chi lo aveva sposato. Ma Barbara non apprezzava niente di lui e lo diceva a tutti, senza ritegno. Però lui le serviva per puntellare la sua fragilità psichica, l'assenza di una stabilità, che lui accettava, dopo aver pensato di combattere le sue stranezze anche picchiandola. Da tanti anni aveva accettato che in casa comandasse lei, da quando, scoperto che lei lo tradiva anche, aveva avuto un crollo e pensato di andarsene. Poi era rimasto. Per le figlie, ancora piccole, ma non solo, per il suo carattere vile e per un sordido calcolo pratico, come ebbe a dire ad una conoscente. Stancamente aveva considerato che, ad esempio, un suo collega si era separato dalla moglie e per un periodo si era adattato a vivere con un'altra donna. Dopo due anni era finita e si era trovato a dover cercare una casa, ma erano troppo care per il suo reddito, anche a sceglierle nelle zone più economiche.

Lui capì che l'invito doveva avere una motivazione innaturale, perché la conosceva bene. Se in lui, reprimere le reazioni spontanee sostituendole con un fare innaturalmente calmo per mantenere la sua tranquilla infelicità, era la norma, per lei la norma erano delle pulsioni che metteva in atto per reprimere le sue ansie, le quali nascevano dalla sua incapacità di accettare la sua vita così come era. Non le bastava la patologica e incontrollabile mitomania che la spingeva a creare una realtà inesistente, ma appagante per la sua megalomania, ella cercava inesauribilmente di convincere tutti che le bugie che diceva erano verità e, in particolare, quelle che servivano a coprire atti vergognosi che la riguardavano. 
Essendo furba, ma non intelligente, Barbara pensava di poter tenere su piani diversi certi aspetti della sua vita. Dunque non le era bastato il patto fatto con Cornelio tanti anni prima, quando lui era rimasto con la lusinga di lei che aveva bisogno di un uomo che curasse gli interessi di famiglia, anche per le figlie: loro bene comune. Con un giro di persone disoneste, fra cui alcuni suoi amanti più o meno fugaci, era entrata in un sistema di bustarelle e di ricatti nell'ambito del suo lavoro, per cui erano iniziati ad entrare molti soldi che con il suo misero stipendio impiegatizio non avrebbe mai visto. Lui si era adattato sordidamente anche a questo. Il denaro, le possibilità che esso dava, erano diventati una compensazione della sua condizione, e lui aveva fatto sua anche la smodata ambizione di lei, arrivando a sentirsi tronfio per ogni minimo successo avessero le sue figlie o i loro mariti. Non una soddisfazione naturale connaturata in ogni genitore, ma di più! Una rivalsa verso il mondo intero consapevole o meno della sua umiliazione esistenziale. Ne scaturiva, in chi conosceva la loro patologia familiare, meraviglia e fastidio per quel pavoneggiarsi di persone socialmente e culturalmente modeste, se non fosse per la sovrastruttura di acquisti che davano conto di larghe possibilità economiche non spiegabili dai loro rispettivi lavori.

Smise il lavoretto che stava eseguendo nell'orto e obbedì alla richiesta di lei, come faceva sempre. Docilmente le chiese dove voleva andare.
"Ma qui, lungo la strada!" Fece lei spazientita. "Dai sbrigati!"  L'esortazione di lei gli fece capire quello che già aveva intuito, conoscendola, che dietro c'era un altro scopo che non quello che avesse voglia di fare due passi. Non le chiese nulla e si avviò per cambiarsi le scarpe rientrando in casa. 
"Fai presto che dalla torretta ho visto che stava caricando i boccioni!" Lui capì, ma sempre calmo le disse: "Che devi fa' Barbaré? Chi è che carica i boccioni?" 
Sapeva benissimo a chi si riferiva: a dei vicini di casa che per abitudine caricavano l'acqua da portarsi nella casa al mare. Nonostante cercasse con pazienza di controllarla era risalita sulla tozza torretta che sovrastava la loro "villa": risultato di pezzi messi insieme un po' per volta dai proprietari precedenti, senza un disegno architettonico di insieme, al quale la megalomania di lei aveva fatto delle aggiunte in un vero patchwork. 
Era capitato che, passeggiando con altri vicini che aveva abbindolato per la sua smania di socializzare proiettando su di loro un'immagine di sé inesistente, ma di cui aveva estremo bisogno, fossero passati quelli che avevano la casa al mare, ed ora lei sapeva quale strada percorrevano in quella loro periodica trasferta e voleva incrociarli chissà per quale suo nevrotico disegno.
Poi capì, quando per via lei lo prese per mano.
Da anni non erano più una coppia unita da amore e lei nella sua psicopatologia non ne faceva mistero, parlandone con vicini di casa e conoscenti, trattandolo davanti agli altri come un servo. Lui anche non era normale, giacché accettava piattamente tutto questo. Dunque ora andare a passeggiare tenendosi per mano che senso aveva se non il solito di continuare a vivere una doppia vita di facciata e di deliranti menzogne per gli altri e di miseria fra le mura di casa?
Camminarono a lungo, ma le persone che lei voleva li vedessero così non si vedevano passare. Forse avevano fatto un'altra strada, forse tardavano... Camminavano: senza gioia lui, passivamente prono alla volontà di lei, tesa e compressa nella sua malata rabbia, follemente convinta che bastasse recitare per convincere gli altri di una realtà diversa da quella squallida che vivevano.
In particolare la sua fragile intelligenza si era convinta che, ora che uno dei suoi generi era  diventato, per la sua visione megalomane, "una personalità", lei doveva dare un'immagine di sé e del suo matrimonio perfetta!
Nessuno sano di mente avrebbe mai pensato ciò, dopo che per anni aveva umiliato in ogni modo quello straccio di marito che le camminava accanto.
I due, peraltro, si erano resi grottescamente ridicoli recitando parti di persone con lavori importanti con il vicinato e non solo. Esclusi quei pochi di scarsa intelligenza ed altrettanto scarsa aderenza alla realtà visibile a chiunque, forse anche perché persone poco scolarizzate, la credibilità di simili recite era inesistente per i più.
Lei si era lasciata andare alla sua sfrenata mitomania vantando lauree e titoli che la sua ignoranza scolastica svelava essere impossibili. Si era vantata di svolgere una professione altamente specializzata onde spiegare gli introiti che invece le arrivavano tramite le sue tresche truffaldine con persone altrettanto disoneste del suo ufficio. Aveva attribuito titoli accademici anche a Cornelio, poco più che un operaio nel suo vero lavoro prevalentemente manuale,  e lui su sua malata insistenza era arrivato anche a recitare vere e proprie scenette per assecondarla. L'infantile copione era sempre predisposto da lei e per sparare assurde vanterie anche uno dei suoi generi si era prestato a fargli da spalla. Non poteva certo parlare da solo e allora, a voce altissima, si era messo in balcone con il genero accanto che fingeva di chiedergli "come era andato il viaggio" e aveva ripetuto un assurdo copione immaginato dalla sua squilibrata compagna di vita: aveva detto di essere un inventore, che la sua invenzione era stata acquistata da una ditta di una città di provincia, che lui aveva raggiunto tale città in auto, aggiungendo particolari per rendere, a suo modo di vedere, la recita più credibile, tipo che "sull'autostrada tirava un vento, un vento"... Ma il pezzo forte del ridicolo l'aveva raggiunto quando, sempre obbedendo al copione preordinato della mente malata ed infantile di lei, disse che arrivato nella città, andati insieme con la moglie presso la ditta, subito avevano preso un aereo per la Germania per fare in loco il brevetto europeo! Una vera ed inutile follia tanto tale copione sarebbe apparso insostenibile anche per un bambino. Invece il genero, che gli faceva da spalla, non gli disse che da quella città non esisteva un aeroporto che avesse voli internazionali, che furono messi in seguito ma purtroppo pochi e non per la Germania... Né gli disse che non bisognava andare in Germania per fare brevetti europei, giacché si facevano presso gli uffici preposti italiani!
Il genero non era malato come la coppia, era solo un opportunista. 
Mediocre negli studi, laureatosi tardi e con un basso voto di laurea, non aveva trovato altra strada, restando a pietire dietro un professore all'università, che quella di guadagnare poco o nulla, facendosi schiavo del professore. Unico sistema, vergognoso, imposto a chi vuole fare tale carriera in Italia, se non si è figlio di professore o la sua amante.
Lui si era adattato bene a questa condizione, anche se c'era stato l'infortunio della fidanzata che era rimasta incinta. Le aveva detto subito che non aveva soldi per poterla sposare, ma che era disposto a farlo. 
Cornelio e Barbara avevano pagato tutto pur di rimediare alla facciata: e da quel momento avevano anche mantenuto la famiglia della figlia, aiutandoli in ogni modo. Avevano dato loro la casa in città, e mentre lui passava il tempo dietro il professore assecondandolo in tutto e sperando in una sistemazione che tardava ad arrivare, la sua famiglia mangiava a casa dei suoceri. Quello che faceva all'università, dunque, faceva anche in famiglia: assecondava per il suo  meschino interesse. Fra alti e bassi Barbara ne veniva ripagata da piccoli successi della zoppicante ascesa nel mondo universitario di questo genero senza grandi qualità, se non quella della perseveranza. Dietro di lei, miseramente, si gonfiava come un tacchino anche Cornelio.
Ora, dopo tanti anni, arrivato all'età di 50 anni nel più assoluto precariato, di contratto in contratto a termine, finalmente il professore gli aveva dato un posto in un ufficio che era di supporto alla Camera dei Deputati. La vicinanza con tale potere mandò in pazzia totale Barbara, che sempre aveva avuto nella sua piccola mente marcia come unici valori "le raccomandazioni", "lo scambio di favori", "la "corruzione", uniche leve, per lei, per farsi largo nella vita. Oltre queste, naturalmente, c'erano quelle usate da suo genero: servire obbedendo, attendere nella precarietà di un contratto che scadeva senza sapere se ce ne sarebbe stato un altro e quando, e così arrivare ad un'età matura. 
Come aveva conseguito la laurea in ritardo e con un basso voto, così i posti dove il professore di volta in volta lo metteva erano decisi e favoriti da lui, egli non aveva mai affrontato un duro concorso vincendolo da solo per la sua qualità e preparazione. Era uno strumento nelle mani del professore. L'importante era essere "diventato importante".
In realtà il posto "importante" ora raggiunto lo era solo per la retribuzione, continuando egli a servire il suo professore come aveva sempre fatto. Quello che Barbara non sapeva era che l'ennesimo contratto era solo per tre anni, rinnovabile una sola volta per altri tre. Arrivato alla soglie dei sessanta anni avrebbe dovuto sperare solo di nuovo nel suo padrino o trovarsene un altro: stando vicino alle stanze del potere era possibile! 
Per questa nuova "importante" posizione di suo genero ella aveva deciso di dare una ripulitura all'immagine della sua famiglia. Dunque, quei vicini che dovevano passare in auto, dovevano vederla mano nella mano con Cornelio come due innamoratini di Peynet! Da un po' di tempo aveva cominciato a chiamarlo con aggettivi vezzeggiativi, tipo "stellino" e altri che avevano avuto come unico risultato di suscitare il riso in chi conosceva i loro trascorsi.

Finalmente, ormai stremati dalla passeggiata mano nella mano, e mentre stavano ritornando indietro, i vicini da cui voleva farsi vedere in questa rinnovata idilliaca veste passarono in auto.
La donna li guardò piena di meraviglia e subito un sorriso ironico le affiorò alle labbra. Barbara guardò di sbieco il marito che guidava e che rimase imperturbabile.
Ella sapeva, interrogando ossessivamente, come solo lei sapeva fare, una ex-amica a cui aveva sottratto il marito, che quell'amica si era confidata e sfogata al telefono proprio con quel vicino, confidando la sua umiliazione di cornuta preoccupata, a dire il vero, più di perdere i soldi che il marito possedeva piuttosto che il marito stesso, un vecchio sporcaccione che l'aveva già abbondantemente tradita in passato. La mente sciocca e malata di Barbara temeva che il suo vicinato sapesse quel segreto di Pulcinella, in quanto aveva agganciato quella traballante coppia, che in fondo viveva come lei e Cornelio solo per la facciata, proprio tramite il loro figlio che frequentava la casa di quei vicini, essendo amico dei loro figli. La sua mente malata si era accesa apprendendo che il padre di quel giovane era un uomo ricco. Aveva fatto di tutto per agganciarlo sotto gli occhi falsamente indifferenti di Cornelio, umiliato e silente, giacché lei gli ricordava ad ogni piè sospinto che in quella casa tutto era suo e lui era solo un tollerato ospite.
Di fronte a tali squallide manovre i vicini, già abbastanza schifati, presero le distanze definitivamente per non essere coinvolti, data l'amicizia dei loro figli con il figlio del viscido ricco fedifrago.  
Dunque come non pensare che tali manovre fossero palesi e come non prevedere che il giovane figlio di quella coppia, che lei aveva agganciato sommergendola di inviti e offerte di favori, non ne parlasse con i suoi amici, come era puntualmente avvenuto?

La donna in auto si girò verso suo marito che guidava impassibile e gli disse: "Hai visto? Era la pazza." La chiamavano così, senza offesa dato che lo era veramente.
"Ho visto." Rispose lui continuando nella sua impassibilità a guidare.
"Mano nella mano..." Aggiunse lei ironica.
"E ti meravigli?" Rispose lui indifferente.

giovedì 8 giugno 2017

Creaturine indifese e alienazione

Per me è sempre doloroso parlare di argomenti che riguardano bambini sfortunati a cui la sorte ha riservato brutte cose.
Loro sono la cosa più bella che abbiamo e debbono essere preservati quanto più possibile…
Sono dunque terribilmente dolorosi i casi di dissociazione mentale momentanea, che portano alla sconvolgente scoperta di aver dimenticato la propria creatura in auto provocandone la morte, e negli ultimi anni sono stati diversi: troppi.
L'ultimo quello in provincia di Arezzo.
Un padre, sopravvissuto alla devastazione di aver provocato la morte del suo bambino per questa patologica amnesia momentanea, ha detto che "bisogna fare una Legge che renda obbligatorio un congegno rilevatore di presenza del bimbo a bordo".
Ora, pur nel dramma inimmaginabile che vivono persone a cui è capitata questa immane tragedia, mi permetto di dissentire, non perché non sia possibile tale installazione, anche da parte delle Case Automobilistiche, ma per il pensiero ormai comune che per ogni manchevolezza o deficienza debba essere fatta una Legge che obblighi a fare qualcosa!
Dopo il primo caso di cui si è avuta notizia in Italia e che tutti ci ha colpiti, avendo un cucciolo da portare in auto, nel mio interesse, avrei subito messo un congegno che ne rilevasse la presenza,  e non mi servirebbe una Legge per farlo!
Ho avuto i miei figli in anni in cui non esisteva l'obbligo del seggiolino in auto, né era facile trovarne in giro, eppure mio marito ed io pensammo bene di comperarne un paio e di adattarli per la nostra tranquillità e sicurezza: eravamo negli anni fra il 1966 e il 1970.
Rita Coltellese *** Scrivere: Elena e gli altri....

Questo esagerato ricorso alla tutela dall'alto per tutto e su tutto comporta un abbassamento delle capacità di sopravvivenza che, se portato all'esagerazione nella richiesta di tutela, può arrivare a formare generazioni di inetti, incapaci di sviluppare quelle capacità di aderenza alla realtà necessarie per vivere.
Un esempio è la follia del gioco che gira sul WEB che porterebbe al suicidio adolescenti dai 13-14 anni fino ai 17... 
Come non pensare che in piena sanità mentale nemmeno a 13 anni qualcuno può indurti al suicidio senza un vero motivo esistenziale.
Cosa siamo diventati? Degli insetti insensati senza discernimento?
Come non pensare a quanto diventavano grandi presto bambini e bambine che dovevano lavorare aiutando i genitori nei campi, portando al pascolo gli animali, oppure le bambine accudendo i fratellini più piccoli per aiutare la mamma oberata dalla fatica quotidiana di una vita povera e senza aiuto alcuno?
Fra stenti e fatica crescevano anche le facoltà mentali della sopravvivenza, e quei bambini dimostravano un'assennatezza e una aderenza alla realtà ammirevoli.
Oggi si da per scontato che adolescenti con vite più comode debbano essere tutelati da tutto, ammettendo implicitamente che sono incapaci di aderire alla realtà da soli: quindi che sono alienati.

Da: Corriere Innovazione del 5 giugno 2015
Una startup italiana, Remmy, il cui stand in questi giorni a Smau Bologna, ha attratto grande attenzione, ha sviluppato un prodotto che potrebbe evitare molte tragedie: un sensore che avverte se il bambino si sposta dal seggiolino e ci avverte, una volta spento il motore, che si trova ancora a bordo.

Questa la Società che lo produce.

 Remmy s.r.l. - Piazza San Francesco, 8 - 40122 Bologna (Italia) - P.IVA 03317611204

Comunque con un po' di ingegnosità si possono realizzare anche altri sistemi semplici!

Non serve una Legge! Basta fare! 

mercoledì 7 giugno 2017

Da Kappler a Riina

Da: Newsmondo.it

Processo Stato-mafia, Totò Riina risponderà in aula

 
Totò Riina vuole parlare. Il boss mafioso ha fatto sapere attraverso il proprio legale di essere disposto a rispondere in aula di tribunale alle domande degli inquirenti circa i fatti presi in analisi dal processo che indaga sul rapporto tra Stato e mafia. Il padrino corleonese non aveva mai accettato di rispondere in aula, e ora, una volta stabilito quando avverrà l’esame, bisognerà capire quanto le sue dichiarazioni possano spostare le indagini.
Da: PalermoToday
"Voglio parlare, anzi no": Riina ci ripensa e non risponde ai pm

"Voglio parlare, anzi no": Riina ci ripensa e non risponde ai pm

Il boss, che si era detto disponibile a deporre nell'ambito del processo per la trattativa Stato-mafia, ha negato il consenso. In videocollegamento dal carcere ha detto: "Sto male, ho un problema".
di Redazione
09 febbraio 2017
Scusate l'ironia, ma non c'è bisogno di essere una strega, come la foto fatta spiritosamente per Halloween vorrebbe suggerire, per capire cosa vogliono dire queste due notizie apparentemente contraddittorie susseguitesi in un breve intervallo temporale!
E' un avvertimento, anche rozzo, come rozzo è il soggetto che lo ha mandato a chi poi ha alzato il vergognoso polverone, offendendo gli Italiani perbene su una questione allucinante: umanitaria, verso colui le cui gesta, di cui va orgoglioso, sono state di una disumanità assoluta.
Vi si parla di dignità! Come se morire in carcere per un simile personaggio non fosse dignitoso!
Chi ha messo in giro questo vulnus, ricevuto l'avvertimento, ha fatto sapere all'avvocato: "Provaci. Presenta la richiesta e stiamo a sentire le reazioni."
Mi ricorda un'altra pagina vergognosa della nostra Storia repubblicana: Andreotti, altro personaggio inquinato di relazioni mafiose (Salvo Lima che ha pagato caro il suo fare da anello di congiunzione con quel mondo), chiese ai parenti dei martiri delle Fosse Ardeatine se potevano concedere all'assassino Kappler di morire fuori dal carcere. Naturalmente i poveretti risposero di NO, indignati, e non soltanto loro, che si potessero invocare questioni umanitarie per il capo della Gestapo a Roma, il torturatore di Via Tasso... Andreotti, dietro la sua fredda e imperturbabile maschera, era quello che tutti abbiamo capito cosa fosse, e fece fuggire Kappler mettendo su una pagliacciata in cui la donna che aveva sposato il torturatore recitò la improbabilissima parte della protagonista.
E il popolo onesto Italiano fu di nuovo beffato, insieme alle dolenti persone che avevano perso i loro cari alle Fosse Ardeatine.
Mi aspetto una levata di scudi decisa contro questa ennesima presa in giro dell'Italia onesta, da parte di tutte le componenti della Società Civile, della magistratura sana, della politica sana.
problema"

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martedì 6 giugno 2017

Cassazione: lo Stato si inginocchia davanti a Riina?

La Corte di Cassazione ha sede in Roma, presso quello che i romani chiamavano "il Palazzaccio", a Piazza Cavour. Posto che io ho nella mente fin dalla mia tenerissima infanzia, essendo nata quando i miei genitori abitavano in Via della Mercede, dove ho vissuto fino ai miei 5 anni, avendo vissuto per sei mesi circa in Via dei Soldati per poi trasferirci sull'altra sponda del Tevere in Via Ottaviano, dove ho vissuto fino ai miei 18 anni.
Il "Palazzaccio" con la sua grossa mole un po' barocca, un po' tardo rinascimentale, e un po' umbertina, era visibile da Via dei Soldati, abitando allora in un palazzo che faceva angolo con Via dell'Orso. Ma già da prima, quando abitavamo in Via della Mercede, andavamo nel palazzo che sorgeva fra i giardini di Castel S.Angelo e il "Palazzaccio" in cui c'era la sede della Casa Madre dei Mutilati ed Invalidi di Guerra. Mio padre era Invalido di Guerra e andavamo lì per prendere alcune delle provvidenze ed agevolazioni che lo Stato gli riconosceva.
Il Palazzo che ospita la Casa Madre dei Mutilati ed Invalidi di Guerra.
Alla sua destra nella foto si intravede il "Palazzaccio", oggi sede della Suprema Corte di Cassazione.

Dopo, trasferitici nel Rione Prati, era normale capitare in Piazza Cavour, o andare a giocare nei giardini della vicina Mole Adriana. 
Non vi sono mai entrata, né mai vi è entrato alcuno dei miei familiari.
Ho dovuto dunque documentarmi per capire cosa è la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione che ha emesso una sentenza che ha colpito tutte le persone che credono nello Stato basato sulla Legge e sull'onestà.
Tale sentenza parla di "ragioni umanitarie e di dignità" da riconoscere ad un uomo che ha vissuto di sopraffazioni e di omicidi e che non si è mai pentito di aver così vissuto.
Inevitabilmente il pensiero va a Corrado Carnevale, magistrato di Corte di Cassazione che annullava tutte le sentenze di condanna ai mafiosi. 

Dott. Corrado Carnevale classe 1930 ancora in vita.

Con la carica di Presidente della prima sezione penale della Corte suprema di cassazione Corrado Carnevale assume di fatto il monopolio del giudizio di legittimità sulle sentenze di mafia. In questa veste il collegio da lui presieduto cancella circa cinquecento sentenze di mafia, per vizi di forma[5]

fu al centro di un controverso caso giudiziario in cui venne accusato di aver favorito, durante la presidenza della prima sezione penale della Cassazione, alcuni imputati eccellenti in processi di Mafia,

Fu però definitivamente assolto nel processo per concorso esterno in associazione di tipo mafioso

Da: PalermoToday
Polemica per la possibile scarcerazione del boss Totò Riina, Cortese: "E' ancora il capo di Cosa Nostra"
"Totò Riina deve continuare a stare in carcere e soprattutto rimanere in regime di 41 bis", dice in modo più netto il procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, in un'intervista al Corriere della Sera. Quello della Cassazione, spiega, è un "annullamento con rinvio, il Tribunale dovrà integrare la motivazione sui punti indicati dalla Cassazione e sono certo che a quel punto reggerà l'intero impianto. Questa decisione non mi preoccupa". La Cassazione dice che non è motivata a sufficienza l'attualità del pericolo, ma "siamo perfettamente in grado di dimostrare il contrario - afferma -. Abbiamo elementi per smentire questa tesi. E per ribadire che Totò Riina è il capo di Cosa nostra", "le indagini sono in corso e non ho nulla da dire, né potrei farlo. Ma vorrei ricordare che il pubblico ministero Nino Di Matteo vive blindato proprio a causa delle minacce che Totò Riina ha lanciato dal carcere. Se non è un pericolo attuale questo, mi chiedo che altro dovrebbe esserci". 
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Il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti
Contiamo su Uomini dello Stato come Lei Procuratore!!!



lunedì 5 giugno 2017

Il sonno della Ragione genera mostri

Chissà quanto si sono divertiti i pazzi affiliati all'idea delirante del Daesh o Isis o aspiranti al sacrificio per Allah, nel vedere una folla impazzita correre insensatamente per nulla, calpestandosi come bisonti di una mandria impazzita, senza vedere più neppure un fragile bambino, ma solo la propria folle paura!
Se avete così introiettato la paura che possano esserci attentati quando si sta in mezzo ad una folla NON ANDATE DOVE CI SONO GROSSE CONCENTRAZIONI UMANE!!!
Se scegliete di andare fidatevi dei Servizi che offrono le Forze dell'Ordine e le Istituzioni e state sereni, no che al minimo allarme indistinto perdete la brocca correndo insensatamente. 
La TV continua a mandare e rimandare immagini ansiogene, quasi con compiacimento, invece di mettere in risalto le bottiglie in vetro gettate ovunque ormai da anni. Un buon giornalismo, raro ormai, deve servire per mettere in risalto le anomalie tollerate, deve chiedere conto alle Istituzioni della loro inanità!
Mi spiace parlare dall'alto dei miei fortunati oltre 70 anni, giacché sono ancora qui a ricordare che, fino almeno ai miei 30 anni di età, non c'erano bottiglie di birra, soprattutto, ovunque: sui muretti e a terra alle fermate dei bus, nei giardini, lungo le strade... Un'abitudine che gli italiani NON AVEVANO! L'hanno mutuata da comportamenti degli immigrati dall'Est Europa e dalle immagini dei film statunitensi in cui si vedono attori bere volgarmente dalla bottiglia!
Perché importiamo il peggio del vivere di altri popoli?
Perché abbiamo tanta poca stima di noi stessi?
Perché siamo così gregge che segue la pecora che sta davanti fino al burrone?
Oggi ad "Agorà", trasmissione non solo schierata, ma degradata anch'essa, il Direttore di Libero diceva che "un giovane inglese non avrebbe mai fatto quello che ha fatto il giovane a torso nudo in Piazza S. Carlo a Torino"! E l'ha ripetuto e ripetuto!
Ma codesto giornalista non ricorda i giovani inglesi di Liverpool che come bisonti hanno schiacciato gli inermi tifosi italiani nello stadio belga di Heysel? Un altro esperto nello sputo in alto che ti ricade in faccia!

"Calma! Abbiamo scherzato! Fermi, dove scappate?!"
Sembrano dire il ragazzo a torso nudo e i suoi amici.

domenica 4 giugno 2017

Galateo questo sconosciuto: Malcostume quotidiano: al Supermercato

Al supermercato:
non lasciare i propri rifiuti nel carrello (guanti di plastica usati per scegliere la frutta e le verdure, numeri di carta per la fila ai banchi, dépliants ecc. ecc.), chi prenderà successivamente quel carrello deve fare la spesa mantenendo in mezzo ad essa i vostri rifiuti?
Altrimenti deve fare per voi quello che NON avete fatto voi: mettere i vostri rifiuti in un cestino di quelli che stanno accanto al rimessaggio carrelli.
Certo sarà difficile farlo se qualcuno, più incivile di chi lascia i propri rifiuti nel carrello, nei cestini mette la propria mondezza di casa. Foto fatta da me all'esterno di un Market Carrefour a Grottaferrata RM, e già pubblicata in un precedente post.

Il Galateo, questo sconosciuto

Definizione di Galateo da Wikipedia:
Il termine galateo definisce l'insieme di norme comportamentali con cui si identifica la buona educazione: è un codice che stabilisce le aspettative del comportamento sociale, la norma convenzionale. Alcuni sinonimi della parola possono essere etichetta o bon ton. Il nome "galateo" deriva da Galeazzo Florimonte, vescovo della diocesi di Sessa Aurunca che ispirò a monsignor Giovanni Della Casa quel celebre libro del viver civile, il Galateo overo de' costumi, primo trattato specifico sull'argomento pubblicato nel 1558. Il titolo dell'opera, infatti, corrisponde alla forma latina del nome Galeazzo: Galatheus, appunto.


Ne è passato di tempo dal 1558! Il costume cambia col cambiare della Società e nel momento che stiamo vivendo il viver civile è diventato molto poco "civile", e non soltanto in Italia.
Lo vediamo dal comportamento di certi turisti quando visitano il nostro Paese: scrivono sui monumenti, se vengono ad assistere ad una partita di calcio sporcano e distruggono monumenti del Bernini...
Il degrado sociale e civile avanza senza che nessuna Autorità e/o Istituzione si dia da fare per fermarlo. Le Leggi ci sono. Basta farle rispettare. Non servono denunce e basta, trattasi di sola carta, le Istituzioni preposte debbono sanzionare, multare. Con il rigore dell'applicazione della multa o della sanzione le nostre città, i nostri boschi, non sarebbero ridotti a discariche.
Dispero che le cose cambino e l'episodio, per me doloroso, della Fontana del Bernini di Piazza di Spagna, dove andavo ad abbeverarmi da bambina quando scendevo per la Scalinata di Trinità dei Monti dal Pincio dove mamma mi conduceva a giocare, che ha visto l'assenza sia del Viminale, sia del Campidoglio come parti civili al processo olandese di 44 barbari, la dice lunga sull'assenza delle Istituzioni nel fare Giustizia.
Per i barbari olandesi pene lievi, interdizione dagli stadi in territorio olandese soltanto, liberi di tornare in Italia a devastare e sporcare se vogliono, basta che non sporchino a casa loro. In Italia non solo né il Viminale per i poliziotti aggrediti, né il Campidoglio, per la Capitale devastata, si sono costituiti parte civile, ma i magistrati italiani hanno archiviato "in quanto i 44 bruti non potevano essere processati anche in Italia essendo già processati per gli stessi reati in Olanda". Gli ingenti danni per ripulire il cuore di Roma insozzato ricadono sui contribuenti (straordinari pagati ai lavoratori addetti a ripulire, mezzi e prodotti), il restauro della Fontana idem.
Due Società olandesi, bontà loro, hanno dato un obolo di 100.000 euro per restaurare due fontane storiche romane quale gesto simbolico di riparazione.
Ma le Istituzioni italiane dove sono? Per non parlare di quelle olandesi che se ne sono lavate le mani.
Onestamente non so spiegarmi questo lassismo che è deleterio per la civiltà, che appare infatti sempre più in decadenza.
Di fronte a fatti così clamorosi cosa dobbiamo aspettarci dagli italiani sempre più sbracati, tanto, pensano, nessuno mi fa niente, non succede niente!
Rimangono sulle barricate del vivere civile solo quelli che lo sono per l'immagine che hanno di sé, perché si farebbero schifo a comportarsi in modo diverso.
Voglio iniziare una rubrichetta sul malcostume quotidiano con foto, nella disperata speranza che possa servire a qualcuno per guardarsi allo specchio e correggersi. 

sabato 3 giugno 2017

Le frustrazioni della Boldrini

Da: La Repubblica

Intervista alla presidente della Camera: "Manca la volontà politica, sono contraria a questa corsa al voto. Lo stop alla legislatura non è un destino scritto"


ROMA - Se c'è un'aria da "rompete le righe" nelle sedi dei partiti e nelle dichiarazioni di alcuni membri del governo, qualcosa arriva ormai anche in Parlamento. L'elenco di "opere incompiute" Laura Boldrini, presidente della Camera, lo tiene sul tavolo. Leggi che si sarebbero potute approvare e invece molto probabilmente non vedranno la luce. "Non perché non ci sia tempo o perché in Parlamento non si lavori - dice la presidente - ma perché manca la volontà politica". Tutti a lavorare giorno e notte per la legge elettorale ma per l'introduzione del reato di tortura, (tanto per citare uno dei provvedimenti orfano di voto finale "adottato" da Repubblica) non c'è fretta. Arrivato, dopo 30 anni d'attesa, alla quarta lettura, rimarrà molto probabilmente sospeso nel limbo. Al caso se ne discuterà la prossima legislatura. No, Boldrini non crede laicamente ai miracoli, però non getta la spugna e fa un invito alle forze politiche: "Facciamo uno sforzo finale per non deludere il Paese".

Presidente, ieri, su Repubblica, Michele Ainis ha citato Goethe: "Una vita inutile è una morte anticipata". La XVII legislatura rischia la morte anticipata e si trascina dietro decine di disegni di legge approvati da uno solo dei rami del Parlamento. Uno spreco.
"Ore di lavoro bruciate, emendamenti, audizioni. Io dico: ma perché? Il lavoro che abbiamo fatto è un patrimonio di questa legislatura, i provvedimenti che mancano all'appello sarebbero una buona eredità, sono attesi dall'opinione pubblica e sarebbe malaugurato deludere le aspettative. Voi citate il codice antimafia, il biotestamento, lo ius soli, il processo penale, la tortura, la legalizzazione dell'uso personale e terapeutico della cannabis. Ma io ne aggiungo altri che mi stanno a cuore e che so essere nel cuore di molti cittadini. Li ho appuntati su questo foglio. Glieli leggo".

Prego.
"Il cognome della madre ai figli, approvato dalla Camera nel settembre del 2014; il sostegno normativo agli orfani di femminicidio, già passato da noi nel marzo scorso; c'è il contrasto all'omofobia che porta il timbro di Montecitorio del 2013 ed è un provvedimento importante in un mondo di cyberbullismo e di violenza anche offline; ci sono anche i piccoli Comuni da salvaguardare, un tema in agenda da legislature, se vogliamo contrastare lo spopolamento che è un problema serio del Paese, soprattutto nel Centro Italia dopo il terremoto".

Lei presidente cosa può fare?
"Il mio compito è redigere un programma trimestrale e il calendario del mese, ovviamente tenendo conto delle richieste prioritarie dei gruppi, dell'equilibrio tra maggioranza e opposizione, della presenza dei decreti legge che, in nome dell'urgenza, hanno la priorità. La presidente ha un ruolo sostanzialmente di garanzia e coordinamento, non vota né in aula né negli organi decisionali. Il che non significa che non segua con attenzione le sorti di certi provvedimenti".

Come si sente di fronte al lungo elenco di opere incompiute?
"Un po' frustrata. Ma non dimentico che - in una fase politica travagliata - abbiamo anche approvato buone leggi: unioni civili, caporalato, reddito di inclusione, "dopo di noi". Abbiamo lavorato sodo".

Sarà sempre più difficile approvare lo ius soli, e le altre leggi rimaste a metà strada. Le sembra fatale andare a elezioni anticipate?
"No. Non è un destino già scritto. Prendo atto che i principali gruppi politici (Pd, M5S, Forza Italia, Lega) sembrano aver trovato l'accordo su un testo, come del resto ha chiesto da tempo il presidente Mattarella. Ma questo non vuol dire che la legislatura debba terminare ora".

Dotarsi di una legge elettorale non significa per forza dover buttare all'aria l'agenda parlamentare anzitempo.
"E infatti non c'è automatismo tra nuova legge e corsa al voto. Personalmente non sono convinta che sia di questo che ha bisogno il Paese. Abbiamo davanti l'aggiornamento del Def a settembre, la legge di bilancio... ma come presidente della Camera non posso non constatare che alcuni gruppi hanno espresso la volontà di andare al voto anticipato".

Addio ius soli.
" Mi auguro proprio di no. Se non si vuole deludere l'opinione pubblica un provvedimento come questo, che è una necessità, può essere ancora portato a casa. Per lo ius soli sarebbe davvero grave che il Parlamento non prendesse atto di come è cambiato il Paese".

Il primo luglio ci sarà anche lei al grande raduno del nuovo centrosinistra di Pisapia?
"Sì
certo. È un progetto che nasce per includere e allargare, per non rinunciare ad una visione di società aperta e innovativa. Senza paura, credendo nei diritti come motore per il futuro. Sui diritti l'area progressista ritrova identità e unità".


Se si legge il curriculum di "madame" Boldrini non si ha nulla da eccepire: ottima famiglia, ottime scelte di vita, ottimi studi, coerenza con le proprie idee maturate attraverso esperienze dirette e cercate.
Dunque rispetto per le sue idee che, però, non sono affatto le mie e nemmeno quelle di tantissime persone che mi capita di sentire, ascoltare, leggere... 
Diffido di chi parla delle proprie idee rafforzandole con le frasi: "Facciamo uno sforzo finale per non deludere il Paese".
No, non è il Paese che vuole quello che elenca in questa intervista la Presidente della Camera dei Deputati: questo è quello che vuole lei, che lei ritiene prioritario, insieme ad un gruppo di potere eterogeneo che si è formato SENZA LA VOLONTA' DEMOCRATICA DI UN VOTO POPOLARE.
Sono idee imposte dall'alto, che nascono da compromessi fra i vari poteri politici in gioco, tenuti su da alleanze di LORO UNICO INTERESSE, fragili e per questo più esposte ai compromessi: tu mi dai questo ed io ti faccio approvare quest'altro.
La gente che non ha avuto la possibilità di scegliere cosa fare nella vita come la signora Laura Boldrini, che non ha potuto viaggiare, fare le proprie esperienze, studiare serenamente all'Università, ma ha dovuto arrabattarsi dietro affanni della vita per sopravvivere economicamente, che ha dovuto dedicare il suo tempo a familiari per la cui assistenza non esiste alcun aiuto dallo Stato Italiano, non ritiene prioritario ciò che lei mette in calendario:
"Il mio compito è redigere un programma trimestrale e il calendario del mese, ovviamente tenendo conto delle richieste prioritarie dei gruppi, dell'equilibrio tra maggioranza e opposizione, della presenza dei decreti legge che, in nome dell'urgenza, hanno la priorità."
Per chi vorrebbe votare per ripristinare la realtà della vita degli Italiani non è prioritario il disegno di legge sullo "Ius soli". Non dobbiamo popolare l'Italia che già ha un'alta densità umana per kmq..
"Se non si vuole deludere l'opinione pubblica un provvedimento come questo, che è una necessità, può essere ancora portato a casa. Per lo ius soli sarebbe davvero grave che il Parlamento non prendesse atto di come è cambiato il Paese".
Quale Paese? Quello ipocrita della "intellighenzia" di sinistra che con sufficienza dice di accogliere gli africani che arrivano sui barconi, basta però che non li distribuiscano nel comune di Capalbio dove molti di loro hanno il "buen retiro" di pensatori?
Esiste già un'ottima legge per chiedere la cittadinanza italiana, una legge che non la concede a cani e porci, come sarebbe con la legge sullo "Ius soli", svenduta a chiunque, ma che prevede non solo il nascere sul suolo italiano ma anche il crescervi fino alla maggiore età, poi la richiesta di averla che dimostri una volontà espressa. Oppure, anche senza essere nati su questo suolo italico, lavorarvi per almeno dieci anni contribuendo con le proprie tasse al sostentamento del Paese, indi chiedere di diventare cittadino italiano con una domanda che esprime una precisa volontà.
Invece una corrente di pensiero, che Boldrini e sodali dicono essere la volontà del Paese, dice che "gli Italiani non aspettano altro che dare la cittadinanza italiana ai tanti neonati nigeriani, senegalesi, marocchini, tunisini, somali, sudanesi ecc. ecc. che provvide donne, imbarcate sui barconi dopo aver pagato il passaggio fidando sulle navi che poi avrebbero fatto da staffetta fino alle nostre coste, hanno pensato bene di generare in terra africana arrivando qui già con il pancione bello gonfio.
Questo linguaggio, che farebbe storcere l'aristocratico naso a Laura Boldrini, è crudo e spoglio come la realtà dei fatti che l'ipocrisia di chi pretende di rappresentarci  vorrebbe idealistica e nobile.
L'Italia ha pagato un prezzo altissimo ad altre correnti di pensiero che pretendevano di parlare a nome di tutti gli Italiani, tanto da far dire agli allora alleati germanici che in Italia "erano tutti fascisti". Non era vero affatto. Gli Italiani hanno subito, allora come adesso. Giacché per farli ribellare gli devi proprio togliere tutto. Finché hanno un minimo di tranquillità esistenziale tirano avanti, in mezzo a mugugni, critiche e disincanti, ma vanno avanti.
Sapranno votare quando Lady Boldrini e compagni ce lo permetteranno di nuovo "democraticamente", bontà loro? 
Se daranno forza a chi ritiene prioritario il "reato di tortura", come se ci fosse ancora in piedi Via Tasso a Roma, votino ancora per Boldrini e compagni. In attesa io vorrei invece che si desse alle Forze dell'Ordine la possibilità di fare serenamente il loro lavoro, unico baluardo per chi non ha la scorta e le auto blù, pagate dai contribuenti, come Boldrini.
Il resto delle leggi citate e calendarizzate da Boldrini sono sovrastrutture a leggi già esistenti che, se correttamente applicate da una magistratura deludente ed ondivaga, sarebbero più che sufficienti per punire: 
chi discrimina e offende senza ragione alcuna un altro essere umano, senza dover ricorrere alla parola limitante che è omofobia; 
chi attua gesti di prepotenza e sopraffazione con vari mezzi, compresa la rete, senza ricorrere alla parola alla moda del momento "cyberbullismo".
E che dire delle leggi che, secondo questa donna che occupa la Terza Carica dello Stato, "il popolo aspetta ansiosamente", come l'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi diceva ugualmente della Legge sul falso di bilancio, tipo aggiungere il cognome della madre a quello del padre, in modo che finiremo come certi nomi dei nobili spagnoli lunghi due righe di scrittura! Oppure "l'uso terapeutico della cannabis" !!
Qualsiasi sostanza, alcool o marijuana, psicofarmaci e pasticche varie fino alle droghe pesanti, altera la mente e la prova è nella cronaca nera, negli incidenti stradali in cui qualcuno paga per la libertà di qualcun altro di assumere sostanze.
In tutte queste norme liberiste e garantiste per chi si comporta peggio non si tiene in alcun conto di chi invece rispetta le regole e non desidera alterare le proprie facoltà mentali con niente, tantomeno giustificando tale pratica prima con "la modica quantità per uso personale" ed ora con l'ipocrita "uso terapeutico". Secondo Boldrini con queste leggi così prioritarie si lascerebbe "una buona eredità" al Paese, giacché questi provvedimenti  "sono attesi dall'opinione pubblica e sarebbe malaugurato deludere le aspettative".
Ma quale opinione pubblica? Non certo la mia e quella di tanta gente, la più svariata per cultura e stato sociale, con cui mi capita di parlare!
Per questo l'altera ma gentile signora auspica di restare ancora sulla sua comoda poltrona e che tutti i deputati e senatori, eletti con una legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta, rimangano al loro posto fino a maturare la pensione, sempre sostanziosa, in modo da lasciarci queste insostituibili leggi che cambieranno il Paese, in degradata discesa, sicuramente in meglio!

Da: IMOLA OGGI  

La figlia della Boldrini scortata da poliziotti “belli”. E’ polemica

Laura Boldrini con la figlia Anastasia
Un vero e proprio giallo sta coinvolgendo la famiglia della presidente della Camera, Laura Boldrini. Dopo che sul sito del settimanale “l’Espresso” era stato pubblicato un articolo dal titolo: “La famiglia Boldrini è sotto scorta. E i poliziotti sono di bell’aspetto”, si era subito scatenato il prevedibile tam tam, con relativa diffusione su tutti i social network.
Poi l’inizio del mistero e dei veleni. Come mai è scomparso quel pezzo? Chi è stato a prendere la decisione? Chi l’ha voluta? Errore o censura? Purtroppo non si è ancora venuti a capo del giallo.
In realtà l’articolo non è scomparso ed è ancora reperibile qui, nella cache di google
http://webcache.googleusercontent.com
L'articolo pubblicato dal settimanale "L'Espresso", ancora trovabile sul web alla data di questo articolo di IMOLA OGGI.it 12 aprile 2014: alla data del presente post al link pubblicato da IMOLA OGGI.it non è più trovabile e neppure nell'Archivio di espresso.repubblica.it/archivio
Potenza del potere!

Secondo quanto riportava l’Espresso, Anastasia, la figlia della Boldrini – che studia e lavora a Londra – quando viene in italia è scortata da poliziotti “giovani e di bell’aspetto”. Il motivo? Semplice, per non dare nell’occhio rispetto a colleghi più anziani che avrebbero destato curiosità in compagnia di una giovane. Ma a questo punto la polemica si è fatta ancora più rovente. Non solo perchè l’articolo non si trova più
Intanto il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha precisato che “i dispositivi di scorta e tutela nei confronti di persone esposte a rischio sono disposti in modo autonomo dagli Uffici competenti. In particolare si sottolinea che ogni azione a tutela del soggetto interessato non è sottoposta all’approvazione dello stesso, considerando le esigenze di sicurezza prioritarie sulla volontà del singolo. Da ultimo si evidenzia che l’individuazione degli operatori preposti ai compiti di tutela e sicurezza, dipende dall’Ispettorato di P.S. Viminale ed avviene esclusivamente in base a criteri di professionalità e competenza”.

giovedì 1 giugno 2017

Addio piccola grande Ayse

 Ayse Deniz Karacagil, 24 anni


Nelle foto sorride sempre: è bella, giovane, innocente, coraggiosa: una eroina. Perché è eroico combattere contro l'ingiustizia che tutto corrompe. Lei era pura e combatteva. Purtroppo è morta, ma combattendo con i curdi e contro il Daesh, quindi per una causa giusta. 
Era stata condannata a oltre 100 anni di carcere per le proteste legate a Gezi Park, a Istanbul: nel suo Paese.
E' morta a Raqqa.