mercoledì 4 ottobre 2017

Storie dal Paese di Babiloburo - La Scuola a Babiloburo

Storie dal Paese di Babiloburo


La Scuola a Babiloburo


Babiloburo è un Paese che è stato chiamato così giacché è governato da una Babilonia Burocratica costituita da burocrati inamovibili, impunibili, insensati, che applicano regole contraddittorie, irrazionali in modo perentorio a cui tutto il popolo deve attenersi, sballottato da un ufficio all'altro, da un burocrate all'altro. I babiloburi escono di casa con il cuore stretto dalla più assoluta incertezza quando debbono affrontare una qualsivoglia pratica che regola la loro vita. Spesso i babiloburi non hanno un lavoro, oppure ce l'hanno ma il futuro è incerto, potrebbero essere licenziati, sono per questo sfruttati, lavorano anche 14, 15, 16 ore al giorno! Mentre i burocrati che comandano l'organizzazione della vita del Paese lavorano solo in alcune ore, in alcuni casi non più di 36 ore settimanali, e il loro lavoro è garantito per tutta la vita.
Questo rende i burocrati di Babiloburo potentissimi e neppure il sistema politico riesce a toccarli.

La Scuola è importante in ogni Paese, anche a Babiloburo, ma essendo una Babilonia Burocratica questo tristo Paese nella confusione di regole lascia aperta la possibilità ad abusi di ogni genere. Diciamo ad una vera e propria corruzione. Esiste la grande corruzione, la media corruzione e la microcorruzione: a seconda dell'importanza del corrotto nella scala gerarchica.
La Scuola è gestita da Uffici che hanno potere su Ambiti Territoriali preposti all'Istruzione. In questi Uffici si gestiscono le Cattedre da assegnare agli Insegnanti.
In Italia questo avviene in base a precise regole codificate e non potrebbe mai accadere quello che videro alcune Professoresse del Paese di Babiloburo mentre attendevano di avere una cattedra in supplenza!
Tale Francisca, supplente, fu convocata dall'Ufficio dell'Ambito Territoriale dove aveva fatto domanda: ella era al 60° posto nella graduatoria e con tutti gli altri convocati stava pazientemente attendendo l'assegnazione di una cattedra, sperando, come tutti gli altri in attesa, che fosse in una buona scuola e in una sede non troppo disagiata.
Arrivò una convocata accompagnata dalla mamma, come se andasse al primo giorno di scuola da scolaretta e non da insegnante. Nell'elenco delle cattedre a disposizione ce ne era una particolarmente ambita: in un prestigioso Liceo di un prestigioso quartiere cittadino, molto ben frequentato.
Una delle Professoresse presenti disse a Francisca: "Questa Cattedra l'altro giorno non c'era.. Io sono in alto nella graduatoria e sono stata convocata prima... Ho dovuto accontentarmi di una cattedra in una Scuola in periferia, lontana da casa mia.. Come mai questa Cattedra l'altro ieri non c'era? Eppure è una delle prime scuole della città e di sicuro aveva dato la disponibilità di una delle sue cattedre più importanti per prima.." La perplessità della collega ebbe un'immediata risposta: la ragazzetta accompagnata dalla mamma entrò in una delle "sante" stanze dell'Ufficio dell'Ambito Territoriale, la mamma salutò confidenzialmente qualcuno che era all'interno. La porta si richiuse. Dopo un po' uscì un'impiegata e tolse dall'elenco esposto la Cattedra del  prestigioso Liceo, segno che era stata assegnata. Dopo un po' Francisca e la sua collega, che era tornata anche quel giorno per controllare l'andazzo, pur avendo già ottenuto la cattedra in periferia in cima alla lista due giorni prima,  videro uscire con aria defilata ma soddisfatta la ragazzetta e la mammina dalla stanza da cui poco prima era uscita l'impiegata per depennare l'ambita cattedra, che quel giorno era stata messa miracolosamente a disposizione.
Francisca era al 60° posto, ma la sua collega che era in cima alla graduatoria non aveva avuto, grazie agli intrighi, alcun vantaggio. 
Di fronte a tale caos un baldo giovane politico salito al governo di Babiloburo pensò di mettere ordine e restituire giustizia.
Si accesero molte speranze.
Ziner, così si chiamava il riformatore, studiò con i suoi collaboratori una Legge che doveva mettere a posto tutto. Promulgata, egli volle che venisse immediatamente applicata. Era uno deciso che non voleva perdere tempo con le assurde lungaggini burocratiche che asfissiavano la vita dei babiloburi.
Ma i burocrati incapaci, indolenti, corrotti e soprattutto impuniti, al riparo da qualsiasi richiesta di rendere conto del loro operato, continuarono ad agire in modo che la Riforma di Ziner si afflosciò e la Scuola fu come prima e peggio di prima.
Ziner non aveva previsto un sistema di responsabilizzazione degli impiegati burocrati e di conseguente punizione per i loro errori, omissioni ed elusioni fatti in buonafede e in malafede, a seconda se solo cretini o corrotti per creare vantaggi a terzi, per conoscenza, scambi di favori, regali o soldi. 
I danneggiati potevano, come sempre a Babiloburo, ricorrere ad un generico Tribunale Amministrativo che chiamava a rispondere l'intero Apparato Amministrativo, senza individuare e tantomeno punire il singolo o più impiegati che avevano commesso l'errore provocando un danno.  Al riparo da un simile sistema deresponsabilizzante gli "errori" e le conseguenti ingiustizie si moltiplicavano e la Scuola ricadde nel caos.
Gli insegnanti venivano inviati nelle scuole senza un criterio di merito ma, come palline impazzite, sparati a centinaia di chilometri da casa e le cattedre gestite con favoritismi vari, senza che i professori potessero operare un controllo sul criterio adottato. 
Alle proteste i burocrati rispondevano con noncuranza: "Fate ricorso, tanto non succede niente!" 
L'abuso più totale nell'indifferenza e nella totale impunità dello Stato Burocratico! Cose che possono accadere solo a Babiloburo, in Italia non potrebbe accadere mai! Perché in Italia esiste una Costituzione e se un burocrate sbaglia mica ci si rivolge ad un generico Tribunale che spalma la colpa su una generica ed indistinta Pubblica Amministrazione! Il burocrate in Italia deve spiegare se ha fatto l'errore senza dolo, se ha nascosto le cattedre per favorire qualcuno, mica come a Babiloburo!
Ad esempio a Babiloburo un Professore di ruolo se vuole avvicinarsi a casa, avendo una sede di titolarità a centinaia di chilometri da essa, deve mettersi in una graduatoria e puo' accadere di ritrovarsi in fondo ad essa perché un'impiegata gli ha tolto ben 12 punti! Alla richiesta di spiegazioni l'impiegata, per nulla mortificata, anzi con impudenza, risponde al Professore che lei non ha tenuto conto del punto del suo curriculum in cui egli citava il suo essere vincitore di Concorso, dando gli estremi di esso, perché c'era scritto "DD" seguito dalla data di uscita della graduatoria di merito e lei non sapeva cosa significasse DD!
"Ma è l'abbreviazione di Decreto Dirigenziale." Dice il Professore esterrefatto!
Ma quella, invece di vergognarsi della propria ignoranza, risponde che non è tenuta  a saperlo!
E siccome è ignorante toglie 12 punti ad un Professore, favorendo così altri!
Ignoranza o corruzione?
Lo stesso Ufficio, non si sa se stessa impiegata, fa uscire un'informazione sbagliata che è importante per i Professori che vogliono presentare domanda sempre per avvicinarsi alla sede dove hanno casa e famiglia. Secondo quell'informazione errata un Professore non presenta la domanda perché quell'informazione esclude questa possibilità. Scaduti i termini di presentazione l'Ufficio fa uscire un comunicato di rettifica con l'informazione giusta, ma ormai i termini sono scaduti, però il Professore fa domanda lo stesso, citando a motivo della presentazione oltre scadenza l'errore dell'Ufficio e allegando la rettifica che riporta la data di quando è stata fatta.
L'errore ha creato un danno al Professore, un danno rimediabile, che però l'Ufficio che riceve tali domande non rimedia, pur vedendo che l'errore è stato fatto non dal Professore, ma da un Ufficio della stessa Struttura di Babiloburo.
Sempre a Babiloburo, perché in Italia non potrebbe mai accadere, un Professore vede non accettata la sua domanda per avvicinarsi e ricongiungersi alla sua famiglia, tramite un'altra strada, un'altra graduatoria, ma non viene accettata, senza spiegazione e senza pubblicare tale graduatoria. Però le cattedre a disposizione ci sono ma vengono assegnate a insegnanti senza ruolo...
Un abuso e un'illegalità impensabili in Italia! Praticamente una Burocrazia dittatoriale che decide senza trasparenza e senza dare spiegazioni.

Non si confonda il razzismo (stupido) con la reazione all'ingiustizia

La violenza inizia là dove non si può più esprimere il dissenso da ciò che sta facendo il tuo governo senza essere insultati con termini dispregiativi: che sia populismo o fascismo non fa differenza. E' comunque una intimidazione psicologica.
Sono sempre dalla parte del popolo, che può anche sbagliare, ma penso sempre meno dei politici.
Quindi si, sono populista e non pro-Casta: castista.
Se la maggior parte della gente sente un andazzo come errato quella è la strada della verità.
Siamo tutti differenti, ma ciascuno di noi nella propria vita quotidiana avverte la fatica che ci impone un governo ingiusto e la constatazione quotidiana di questa ingiustizia ci irrita e ci offende.
Dobbiamo pagarci tutto e pagare tasse su tutto.
Come può andarci bene che la TV di Stato si occupi prevalentemente degli zingari, di dove hanno le loro abitazioni, mostrandoci il loro stile di vita di sempre: mucchi di rifiuti che producono senza pagare Tassa sui rifiuti, senza differenziare nemmeno, quando gli stessi politici, che di costoro si preoccupano, si riempiono la bocca di progetti ecologici del sistema smaltimento rifiuti!
E' tutta una contraddizione! Mentre l'ingiustizia sull'italiano medio impera!
L'ho scritto e lo ripeto, quando a Roma di neri se ne vedevano pochi, 1951, io giocavo con un'amichetta nera di pelle, tipo somalo, sorvegliate dall'occhio affettuoso di suo padre e di mia madre che ci accompagnavano a giocare nello stesso luogo. Per me non esisteva e non esiste distinzione di aspetto fisico fra esseri umani... Dunque se ieri ho provato forte fastidio a sentire la voce gutturale di un giovane nerissimo che urlava e rideva smodatamente nel suo cellulare, mentre stazionava davanti al supermercato per farsi dare soldi per mettere a posto i carrelli da chi glieli vuol dare, nelle ore in cui non dorme e mangia nel centro di accoglienza pagato da tutti noi, il motivo non è razzismo, no, il colore della pelle non c'entra niente, c'entra che non mi sta bene che lui sia qui, senza nessun titolo e che io con gli altri che pagano le tasse lo debba mantenere. La sua smodata felicità nasce dal fatto che non gli pare vero di stare in un Paese che lo ha ripulito, anche se lui è entrato senza alcun permesso, che gli ha dato i bei vestiti che indossa, forse il cellulare e la scheda pagata con cui parla, che ha gente gentile che gli da l'equivalente di 2.000 lire per mettere a posto un carrello, e pensa a quando rientrerà per la cena e troverà tutto apparecchiato, tutto ripulito... Non è razzismo: è rabbia. 
Rabbia verso chi consente tutto questo e tanto altro. 
Verso chi mi costringe a vedere i culi nudi sbattuti in faccia ai passanti da nigeriane ammiccanti e facenti gesti osceni a bordo strada, in pieno giorno, perché il mio Stato gli ha dato il tesserino di rifugiate! 
Verso chi ha legato le mani ai miei Carabinieri, alle mie Forze dell'Ordine, preoccupandosi anche di approvare, non la legge contro la prostituzione in strada quale reato penale, la legge contro la tortura! Nemmeno fossimo in Egitto!
E tutto questo mentre si calpestano gli italiani, i migliori, quelli che hanno studiato, si sono sacrificati, hanno accettato lavori di ogni tipo pur di lavorare e hanno pagato le tasse, mentre il governo ci impone i parassiti da mantenere, ci parla di dare le case ai parassiti, ci dice che gli stranieri hanno diritto al ricongiungimento familiare... E fa questo mentre ad insegnanti gestiti da un Ministero dato in mano a incompetenti, ignoranti e forse anche di peggio, viene tolta la possibilità del ricongiungimento familiare, essi vengono sbattuti lontano dalle loro abitazioni, non date dallo Stato, ma comprate con risparmi e sacrifici, e costretti a pagare affitti per case vicine al loro luogo di lavoro deciso da un sistema opaco, arrogante perché non da spiegazioni dei criteri usati, ingiusto e forse corrotto per avere, nel silenzio e nel non rendere conto di ciò che fa, favorito "chi nell'apparato ha conoscenze"! 
E il ragazzo nero e ben pasciuto ride nel cellulare pagato, lui ha tutto pagato, e urla nella sua lingua la sua felicità in un Paese che ha smarrito la sua identità.
L'italiano che ha studiato, che si è sacrificato, che paga il mutuo della sua casa, a cui mai nessuno ha pensato di regalare nulla, vive facendo il pendolare a centinaia di Km. dalla sua famiglia, dorme solo, si prepara i pasti tristemente da solo, lava la sua biancheria, paga l'affitto, il carburante e il consumo della sua utilitaria su e giù per questa Italia così malgovernata, che se ne frega se lo stipendio che gli da non può bastare per condurre la vita che il suo Stato gli ha imposto, senza rendergli conto del come e perché glielo ha imposto...
Il governo deve occuparsi di dare il tesserino di rifugiate politiche alle oscene nigeriane che se ne fregano dei bambini costretti a vederle mentre passano. Le madri non li possono bendare. 
Il governo deve preoccuparsi di dove trovare una casa  per i rom e di come dar da mangiare a tanti ben nutriti ragazzi africani, come anche di far partorire negli ospedali, ben assistite, le ennesime donne incinte arrivate dall'Africa, alle quali sembrerà davvero di aver trovato l'Eldorado, visto che in Africa partorivano al massimo sdraiate su una stuoia per terra assistite da una donna anziana...
Al governo, che non rispetta nemmeno più i diritti umani dei suoi insegnanti, gli italiani non interessano. Il Ministro del Lavoro l'ha detto: che se ne andassero all'estero questi rompiscatole di laureati, addottorati, con i loro master di I e II livello.
La sostituzione etnica con neri prima mantenuti e dopo sistemati a paghe bassissime è in atto. Diamo lo jus soli ai negretti scodellati qui, tanto il SSN ci è costato poco a noi italiani... 
Potrei continuare, ci si potrebbe scrivere un libro... Ma la follia di quello che sta accadendo in Italia, l'ingiustizia che sentiamo in tanti sulla nostra pelle non è razzismo, non siamo stupidi limitati nell'intelletto, è la netta sensazione che stiamo vivendo un momento storico grave, insopportabile, come quello vissuto dai miei genitori al tempo del fascismo.. Anche lì, dalla dichiarazione di guerra in poi, ma anche prima con la limitazione della libertà, gli italiani vivevano male. 
Ora per ogni cosa che subiamo giornalmente dovremmo ricorrere alla giustizia, pagando avvocati... e senza speranza di ottenerla nemmeno così. Questo è il segnale di un rapporto anomalo fra cittadino e Stato. Il cittadino dovrebbe sentire lo Stato vicino, amico, invece esso non rispetta nemmeno i nostri più elementari diritti.

martedì 3 ottobre 2017

Sparatoria in USA, in piccolo anche in Italia nel 2007

Da: La Repubblica.it 3 novembre 2007

Un ex tiratore scelto dell'esercito si è barricato in cima a una casa in provincia di Roma
Dopo un'ora di follia, con colpi di pistola e carabina anche contro il 118, si è arreso alla polizia
Spara sui passanti dal terrazzo, un morto e otto feriti a Guidonia
Il questore della capitale Fulvi: "Mirava alla testa, sparava per uccidere"
In casa aveva piazzato ordigni esplosivi per impedire un blitz della polizia

ROMA - Ha sparato dal terrazzo di uno stabile uccidendo una persona e ferendone altre otto prima di finire le munizioni e decidere di arrendersi. Protagonista della drammatica vicenda Angelo Spagnoli, 52 anni, un ex tiratore scelto dell'esercito, che ha aperto il fuoco dal terrazzo della sua casa nei pressi di un centro commerciale tra Villalba di Guidonia e Bagni di Tivoli, lungo una traversa della via Tiburtina, a pochi chilometri da Roma. A cadere sotto i suoi colpi è stato Giuseppe Gianfelice, 55 anni, titolare di un negozio per tatuaggi della zona. Al momento non si conoscono le ragioni che hanno spinto Spagnoli ad aprire il fuoco con una carabina e una pistola.

Tra i feriti il più grave è la guardia giurata Luigi Zippo. Due gli uomini delle forze dell'ordine colpite, il comandante della stazione di Tivoli Terme maresciallo Antonio Iodice e l'ispettore di polizia Pasquale Bufoletta della II squadra volanti della Questura di Roma. Ci sono poi un dipendente dell'ufficio logistico del ministero dell'Interno (che dall'ospedale di Tivoli è stato trasferito al Policlinico Umberto I perché ha una pallottola nel fegato), un uomo di 57 anni (che dal Sant'Andrea è stato portato al San Filippo Neri), uno studente universitario, un medico intervenuto a prestare soccorso e una donna che dovrebbe essere la moglie di Di Gianfelice.
A quanto hanno riferito i testimoni, il capitano Spagnoli, passando da una botola nel suo appartamento, ha portato delle taniche di benzina sul terrazzo, gli ha dato fuoco e poi si è barricato in casa insieme alla madre e alla sorella, salvo uscire di tanto in tanto per sparare. Proprio durante una di queste incursioni ha colpito alcuni passanti che si trovavano in strada.

La polizia accorsa in via Fratelli Gualandi è stata costretta a sistemarsi a raggio con le volanti per proteggere gli agenti dai proiettili. Sul posto sono accorse anche diverse autoambulanze, ma il compito degli addetti al 118 non è stato semplice: l'uomo asserragliato sul terrazzo ha preso di mira infatti anche il personale di soccorso. Per questo motivo la polizia ha impedito a medici e infermieri di assistere alcuni feriti, che sono rimasti a lungo stesi in terra.

I primi racconti dei testimoni descrivono una scena drammatica. "Abbiamo visto delle fiamme da un terrazzo a via Fratelli Gualandi, abbiamo citofonato per avvisare, è sceso un signore e ci ha insultato gridandoci di farci i fatti nostri. Poi ha iniziato a gettare benzina sul fuoco, noi abbiamo cercato di fermare il traffico e poi lui ha iniziato a sparare", aveva raccontato Margherita Di Gianfelice, la figlia della vittima, prima di sapere che il padre non era sopravvissuto ai colpi del cecchino. "Mia madre - aveva detto ancora piangendo - è stata colpita all'addome. Mio padre non so, è rimasto lì, non riuscivano a portarlo via perché questo matto continuava a sparare".
"Non ha sparato a caso, ha colpito alla testa, ha mirato, era un professionista, un ex ufficiale dell'esercito. L'uomo non appariva né ubriaco né drogato, una persona instabile", hanno spiegato il questore di Roma Marcello Fulvi e il comandante provinciale dei carabinieri Vittorio Tomasone. "Per quello che sappiamo - hanno aggiunto - è una persona senza lavoro, che ha maturato insoddisfazione".

Spagnoli, che in passato pare abbia sofferto di depressione, aveva studiato la sua folle azione da tempo. In casa, grazie all'esperienza maturata nel genio dell'esercito, aveva sistemato infatti degli ordigni e la polizia per entrare nell'appartamento ha dovuto chiedere l'intervento degli artificieri.

GUARDA LE IMMAGINI: http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/cecchino-guidonia/3.html

Non è vero che da noi non succedono cose come quelle che accadono in USA, basta ricordare questo episodio di 10 anni fa.
Il morto è stato solo 1, e non so se qualcuno dei feriti morì dopo, ma non è la quantità che fa la differenza, perché la quantità è dovuta al caso e in questo riportato sopra è solo la fortuna casuale che ha comportato un numero limitato di vittime.
La sostanza è che un uomo si mette all'improvviso a sparare contro i propri simili, indiscriminatamente, a caso, chi ammazza ammazza, basta che siano della sua specie umana.
Questo, si scoprirà dopo, che aveva sofferto di depressione. Cioè era matto, ma non tutti quelli che soffrono di depressione uccidono, molti invece si suicidano e basta.
L'americano Paddock alla fine si è suicidato, ma prima ha dovuto sfogare tutto il suo odio contro il genere umano mitragliando a caso un raduno come ce ne sono tanti ovunque per assistere a spettacoli.
Il suo agire, in grande, non è diverso da quello del militare, tiratore scelto italiano: sempre spari a caso, dall'alto, su gente a lui sconosciuta. Senza passione, con fredda pazzia.
Inutile aprire dibattiti e chiedersi perché. Inutile rompere le scatole ai vari esperti di psichiatria: questo è l'Uomo, anche questo. Una belva che insensatamente, senza relazione con alcuna delle proprie vittime, senza un interesse specifico nella loro morte, sfoga il suo NULLA su di esse.
Eh, si, perché questi assassini che a tutti PRIMA sembravano NORMALI, dentro il loro intimo IO non lo erano affatto: erano degli EGO falliti e del loro fallimento esistenziale davano la colpa agli altri, al genere umano.

Da: La Voce di New York

Las Vegas: chi era Stephen Paddock, “l’uomo normale” riscopertosi carnefice

64 anni, ex contabile, incensurato e (ricco) amante del video-poker: questo l'identikit del killer di Las Vegas, che ha ucciso oltre 58 persone



















Il padre era un criminale ricercato dall'FBI. Rapinava banche. Scrivono che non può aver avuto alcuna influenza su di lui.
Scrivono una sciocchezza, giacché tutto ci influenza e, in particolare, le figure genitoriali: nel bene e nel male. Si può reagire cercando di essere l'opposto di quello che erano tuo padre o tua madre, per compensare quello che di loro non ti è piaciuto, ma può invece accadere di portarsi dentro il fantasma di ciò che loro sono stati. Questo a livello psicologico, tralasciando il DNA che, oltre ai caratteri visibili, trasmette attraverso i geni anche inclinazioni del carattere, sempre modificabili dall'influenza ambientale, ma comunque esistenti.   

venerdì 29 settembre 2017

Ellekappa con commento di un commercialista ed un avvocato



Il primo uccide le persone, il secondo il futuro di un popolo 
(Dott. Luciano Mascena)

La sintesi perfetta (Avv. Andrea Lisi)



Di mio metto solo l'etichetta del post: in basso a sinistra... 

mercoledì 27 settembre 2017

I Racconti di una cattivissima vecchia 3° - Psicotiche e nevrotiche


Psicotiche e nevrotiche

Quante occasioni mancate di mettere a posto piccole e grandi carogne! Che spreco di bontà aver graziato certi brutti insetti!
Se penso al silenzio con cui assistevo alle stranezze di certe ignoranti supponenti, che scambiavano il mio graziarle da ciò che avrebbero meritato per mancanza di intelligenza!
Sbagliato essere inibiti dalla buona educazione davanti a tanta palese stupidità!
Oggi a certe matte, ai loro atteggiamenti manieristici, al loro criticare questo e quello senza guardare la trave che avevano nell'occhio, risponderei sbattendogli in faccia la verità che si davano tanta pena di rimuovere!
Ricordo una che si atteggiava a gran dama e mi parlava male di una certa Grazia insieme ad un'altra. Entrambe due nevrotiche vere, clinicamente malate: una si era messa a letto due mesi con le gambe paralizzate, sanissime, per una paresi isterica. I suoi due bambini abbandonati a sé stessi... E aveva il coraggio di parlare di questa Grazia, sua amica e per me solo una conoscente, come di una persona che aveva problemi psicologici profondi!
Avrei dovuto dirle: "Ma guardati tu! Sta' Grazia sarà pure una che, come dice Gabriella (l'altra nevrotica certificata), ci ha provato pesantemente con il marito, sarà pure vero che il marito di questa Grazia è "uno che manda avanti la moglie", come dice lei, ma non mi sembra matta come voi due."
Che gente! Tutti ipocriti poi gli uni con gli altri!
Gli amici che frequento io sono amici veri! 
Questi recitavano delle parti, non erano mai autentici, né con me né fra loro!
Risultati immagini per film "Perfetti sconosciuti"
Solo quella certa Gabriella diceva il vero su quella Grazia e l'episodio "cochon" delle "avances" sul marito doveva essere vero, perché la stessa Grazia, supponendo che ne fossi venuta a conoscenza, disse che le dispiaceva di non aver avuto più rapporti con Gabriella e suo marito per un "equivoco" che c'era stato con loro... 
C'era poco da  equivocare, perché Gabriella era si una povera nevrotica, ma non una mitomane. Altro genere di matte le mitomani. 
No, non ho carità verso i matti che riversano le loro turbe sugli altri, non sopporto gli atteggiamenti fasulli, le pazzie che dicono e che devi ascoltare senza dirgli in faccia: "Ma che cazzo stai dicendo? Sei una ignorante, una persona superficiale, una irresponsabile per come ti comporti, non vali niente perché nulla sai fare né sai risolvere! E parli supponendo che chi ti sta davanti sia più ignorante di te, sia strana perché se ne sta tranquilla a casa sua e non da in smanie come te, ma che film ti fai in quella testa bacata?"
Poi quando questo tipo di nevrotiche si accorgeva dai fatti che non ero la persona che loro si erano figurata, chissà perché, nelle loro povere teste, reagivano, da matte quali erano, senza spontaneità, incanalando la loro frustrazione nella negazione: dunque non salutavano, rosicavano, non sapendo capacitarsi di quello che io ero e sapevo fare.
La gente va messa a posto subito, inutile graziarla per buona educazione. 
Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale, essendo il racconto frutto della fantasia della scrittrice Rita Coltellese.

Piccoli sciacalli

Da: DAGOSPIA

120 PERSONE HANNO SPOSTATO LA RESIDENZA AD AMATRICE O ACCUMOLI, SUBITO DOPO IL TERREMOTO,PUR DI INCASSARE I CONTRIBUTI STATALI (DA 400 FINO A 900 EURO AL MESE)
L’ENORME NUMERO DI DOMANDE PER OTTENERE I SOLDI È SEMBRATA SPROPORZIONATA RISPETTO AI RESIDENTI. I CONTROLLI SONO SCATTATI SUBITO E S'E' ATTIVATA LA PROCURA


Adesso il procuratore di Rieti Giuseppe Saieva si accinge a chiudere le indagini con le ipotesi di truffa e falso, alcuni avrebbero deciso di cambiare residenza dopo il sisma, altri, all’anagrafe abitanti ad Amatrice o Accumoli, ma in effetti domiciliati nella Capitale, avrebbero omesso di dichiarare che l’effettiva abitazione non era quella ridotta in polvere, che non erano sfollati e quindi non avrebbero avuto diritto al contributo dello Stato. Tra gli indagati c’è anche chi, intanto, ha deciso di restituire i soldi già incassati, sperando di alleggerire la propria posizione, ma il falso e la truffa, per la giustizia, sono già stati commessi.


 "A che sarà che sarà, chi non ha vergogna e mai ce l'avrà..."
Cantava Fiorella Mannoia...

Né vergogna né giudizio, come prosegue il verso della canzone.
La voglia di approfittare sempre e comunque della Cosa Pubblica non è un difetto solo dei politici rapaci, ma anche dei piccoli profittatori, essendo un difetto di mentalità e di civiltà.
C'è gente che ritiene un punto di orgoglio e di intelligenza approfittare, farsi pagare cose che non gli spettano dal posto dove lavora, ad esempio, anche usando i mezzi, a volte, che sono in uso per il servizio che svolge e per il quale è stipendiato..
Sono furti sempre e comunque.
Questa squallida mentalità da furbi si vede ovunque ci sia denaro comune, ad esempio nei condomini: c'è gente che prova squallidamente a far raccogliere la potatura della propria siepe al giardiniere condominiale in modo che la porti via con gli sfalci degli spazi verdi condominiali, gente che danneggia manufatti condominiali ma con arroganza pretende che la spesa per la riparazione vada in capo a tutti gli altri condomini...
Ho sentito uno di questi soggetti esprimersi così: "A me me devono da dà!"
Come se il contesto in cui questi soggetti si trovano abbia contratto un debito con loro... Chissà perché!
E' un difetto di civiltà ma non solo, anche di onestà e dignità. 

Ed ecco quello che in cuor mio avevo previsto in quei luoghi. Gli abitanti fissi sono pochissimi, soprattutto nei borghi, nelle frazioni, le case antiche ristrutturate spesso self-made, senza nessuna autorizzazione e controllo degli uffici tecnici comunali e in spregio e inconsapevolezza delle regole antisismiche. Fatti che certo hanno aiutato il disastro. Queste case costituiscono il "buen retiro" per molti nativi di quei luoghi che, vivendo altrove, amano tornare d'estate per passarvi le vacanze.
Può darsi che molti di quelli che risultavano residenti avessero lì messo la residenza solo per evitare di pagare l'IMU sulla seconda casa, e male hanno fatto se hanno voluto anche approfittare di un sistema già elusivo per le tasse...

Che dire... E' un insulto anche e soprattutto per chi lì ci vive veramente e sta vivendo infiniti disagi da più di un anno!  

lunedì 25 settembre 2017

I Racconti di una cattivissima vecchia 2° - Invidia

Invidia

"Da quando tutte le illusioni della mia buona educazione sono cadute, ho iniziato a ripensare a tutte le nefandezze piccole e grandi che ho subito senza reagire come certa gente avrebbe meritato, se non altro per il concetto di reciprocità." Tu mi insulti senza che io ti abbia fatto niente, o insulti persone a me care per colpirmi? Per il concetto di reciprocità ti meriti almeno altrettanto. Perché una carogna deve giovarsi della mia buona educazione e beneficiare della mia dignitosa non reazione?



In gioventù ero molto carina, una bellezza legata a modi fini ed eleganti. Suscitavo invidie e non me ne accorgevo perché, per mia fortuna, non avevo un animo meschino e non sapevo cosa fosse l'invidia. Mi misuravo solo con me stessa, cercando di migliorare sempre più, nel carattere e nell'apprendimento culturale e della vita, con molta umiltà.
Così non mi resi conto della curiosità, seguita da interesse ed ammirazione, di alcune persone di un palazzo in cui mi trovai ad abitare con la mia famiglia e mia madre, rimasta vedova.
Mi trovavano elegante, eppure io spendevo poco per il mio abbigliamento. Ma è il buongusto che rende la persona elegante, non i soldi. Curavo molto anche i miei bambini, come giusto, ma certe cafone che abitavano quel palazzo non erano capaci di fare altrettanto evidentemente.

Sfatiamo la leggenda "che siamo tutti uguali", non lo siamo affatto, siamo tutti differenti, per intelligenza, aspetto fisico, livello culturale, livello morale e tanto altro, e chi è inferiore lo percepisce anche se chi è superiore non glielo fa pesare: e prova rabbia e invidia se di animo meschino.
Fu così che gente che io nemmeno avevo notato, indaffarata con i miei bimbi e la mia anziana madre, pensò bene di colpirmi offendendo la parte più debole della mia famiglia: mia madre.
Ella soffriva di disturbi psichici da sempre, da quando sono nata la ricordo sempre così. I suoi disturbi la facevano soffrire e creavano disagio solo a noi familiari: sugli altri, gli estranei, non si riverberavano in alcun modo. Ella era gentile con tutti, aveva un atteggiamento umile anche con gente di bassissima levatura, era religiosissima, di indole mite e l'unica manifestazione esterna del suo disagio era il parlottare a volte da sola.
In 25 anni della mia vita mai nessun estraneo si era permesso di chiamare mia madre scema, matta o pazza. Mai. Neppure gente culturalmente povera, anzi, questa in particolare le aveva sempre portato il dovuto rispetto, commentando con umana umiltà "che certo non lo faceva apposta" o che "il male non se lo era  andato a comperare al mercato".
Ci fu un'eccezione però in quei miei primi 25 anni: un tizio di un paesetto dove passavamo le vacanze estive. Era giovane e in paese si diceva che se la facesse con la madre della sua fidanzata, nota puttana che aveva riempito di corna il povero marito fino al punto che, si diceva, almeno due delle figlie non erano di lui.
Non credevo alle dicerie, per le ragioni già espresse nel 1° racconto, ma dovetti arrendermi alla realtà quando un'estate, avevo circa 13 anni, andando a cercare a casa una delle figlie della puttana, mia amichetta di giochi, vidi uscire dalla cantina la madre con questo giovane fidanzato della sua figlia maggiore, evidentemente disturbati dal mio chiamare per nome l'amichetta che in quel momento non era in casa. In casa non c'era nessuno, come ebbe a dirmi la puttana rassettandosi i capelli e le vesti con un sorriso imbarazzato, mentre dietro di lei spuntava il giovane con lo stesso sorriso ambiguo, il cui palese significato non sfuggì neppure alla mia innocente inesperienza.
Qualche anno dopo, avevo circa 17 anni e sempre passavo le estati in quel luogo, mentre passeggiavo solitaria vicino alla piazzetta del paese, un forestiero di passaggio, incuriosito forse dal mio aspetto piacevole, chiese, al giovane della cantina  con cui stava parlando poco distante, chi fossi, e quello con un sorrisetto fra l'ebete e il malizioso gli disse chi ero aggiungendo: "La madre è scema." Particolare inutile quanto insultante.
Nel frattempo il fidanzamento con l'ingenua figlia maggiore della puttana era finito e la madre aveva partorito un maschio che, si diceva in paese, somigliava al giovane della cantina.
A parte questo episodio squallido come colui che ne era stato protagonista, nessuno mai aveva dato tale definizione di mia madre, finché, rientrando un giorno in casa con i miei bambini e attraversando l'androne del palazzo, una donna che abitava nel palazzo ma in un'altra scala, non brutta ma appannata da una patina di volgarità nell'aspetto, che mi precedeva nel cammino, si voltò a guardarmi sfacciatamente e, con un sorriso maligno, disse ad una giovane che le camminava accanto: "Hai visto questa?" La donna, sua amica o parente, si girò con lieve imbarazzo data la richiesta fatta a voce udibile, e disse timidamente: "Carina." "A' madre è scema." Proferì quella con stupida malignità, mentre la sua amica o parente, migliore di lei e usata per offendere una persona che lei non conosceva, chinava la testa senza rispondere.
La mia reazione fu di protezione verso la mia bambina più grande, che poteva aver capito l'insulto rivolto alla sua amata nonna e le dissi: "Certo in questo palazzo abita gente proprio bassina!" Intendendo in senso civile e morale, come infatti era. Forse la cafona sentì, forse pensò che mi riferissi alla sua statura.. So solo che non reagii solo per non dare spettacolo ai miei bambini, altrimenti avrei dovuto alzare la voce e dirle: "Brutta stronza, cafona e incivile, qui di scema ci sei solo tu! Ma chi ti conosce e come ti permetti?! Stai sempre a guardare dal tuo balconcino di merda dentro il mio... Che cazzo vuoi brutta morta di fame? Rosichi? Ma pensa allo spettacolo che dai alla tua bambina qui presente e alla magra figura che stai facendo nell'usare questa signora per insultare il prossimo che a malapena sa, dalla portinaia che mi lava i pavimenti e parla, che sei una pantalonaia. Allora cuci i pantaloni e non ti permettere più nemmeno di guardarmi! Invidiosa plebea!" 

* Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale, essendo il racconto frutto della fantasia della scrittrice Rita Coltellese.

Nulla cambia

Da: La Repubblica

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