venerdì 16 marzo 2018

16 marzo 1978

Da: La Repubblica articolo di Katia Riccardi 16 marzo 2018

Sono passati quarant'anni dal rapimento del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro da parte di un commando delle Brigate Rosse, che uccise i cinque componenti della scorta: sulle note del Silenzio, Mattarella ha deposto una corona dai colori bianco rosso e verde sul nuovo monumento dedicato all'appuntato dei carabinieri, Domenico Ricci, che guidava la Fiat 130 dell'onorevole Moro, al maresciallo Oreste Leonardi, il capo scorta, e agli agenti di polizia Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino. Questo giorno è dedicato a loro, a uomini morti facendo il proprio lavoro. Eroi da non dimenticare, vissuti in anni di piombo.

Quel giorno in via Fani c'era un commando di brigatisti, terroristi e criminali. Scrivere 'dirigenti della colonna delle brigate rosse' è un pugno allo stomaco. Chi ha ucciso, gli assassini.. questi 'signori', erano delinquenti due volte. Non solo uccidevano e rapinavano ma cercavano in una logica di morte di sovvertire le istituzioni democratiche del nostro Paese", ha detto il prefetto Franco Gabrielli. "Oggi riproporli in asettici studi televisivi come se stessero discettando della verità rivelata credo sia un oltraggio per tutti noi e soprattutto per chi ha dato la vita per questo Paese", ha spiegato, chiedendo che si ritorni a riconoscere l'importanza di una linea più netta, e più semplice, quella che divide bene e male, che definisce giusto e sbagliato.




Meno male che quello che penso io l'ha detto il Prefetto Gabrielli. Le menti deboli, a sentire parlare con tanta tranquillità, disinvoltura e nessun pentimento, oltre che nessuna VERA PENA PER QUELLO CHE HANNO FATTO, i brigatisti rossi assassini, possono introiettare il concetto di una normalità che NON ESISTE.
In radio, stamane, ho sentito fugacemente una trasmissione in cui potevano intervenire gli ascoltatori e una signora stava dicendo che la televisione, dando voce e visibilità agli assassini, ha influenzato ed influenza la gente facendo di queste figure negative quasi degli eroi. La conduttrice trovava giusta l'analisi, ma rispondeva che la Società, attraverso le sue Istituzioni, deve trovare gli anticorpi per reagire con il rifiuto e il giudizio negativo contro l'accettazione e la normalizzazione di quello che una Società deve rigettare per dirsi sana.

Io quegli anni, definiti giornalisticamente "di piombo", li ho vissuti e il rapimento Moro, con l'uccisione dei 5 uomini dello Stato che costituivano la sua scorta, è stato l'acme di qualcosa iniziato molti anni prima: nel 1968.
Non mi sembravano anni in cui si viveva male, tanto è vero che ci fu il boom delle nascite, come ricordano i cronisti e gli storici anche oggi. 
In quegli anni ho messo al mondo i miei tre figli. In quegli anni mio marito, che aveva lavorato in fabbrica studiando all'Università, poté decidere di lasciare la fabbrica per un contratto a termine di Ricercatore Universitario. Certo l'Università pagava poco, oggi i Ricercatori Universitari vengono pagati bene. Ma era questo motivo sufficiente per dire che chi ci governava meritava il piombo? 
Non esistevano i Corsi per gli studenti lavoratori, ma mio marito è riuscito a laurearsi lo stesso lavorando con sacrificio, impegno e tenacia.
I "rivoluzionari", che beffeggiavano chiunque non girasse in eschimo e con i capelli lunghi, studiavano, fra una manifestazione e l'altra, mantenuti agli studi dai papà!
Che strana contraddizione! Avrebbe dovuto odiare il sistema mio marito che si alzava alle 5 e faceva ora tarda la sera per studiare e dare esami! Lui si pagava gli studi da solo e dava anche un aiuto economico al padre, al contrario di chi, mantenuto dal papà, poteva perdere tempo nelle manifestazioni di piazza, anche violente, dando esami ogni tanto...
Quel sistema Italia ha consentito, a chi aveva volontà e capacità, di laurearsi lavorando.
Ma i figli di papà attiravano pure operai che, come Leonardo Marino, hanno capito solo dopo quanta dignità e sicurezza aveva quel posto di operaio alla FIAT. L'ha capito quando si è ritrovato, con la coscienza sporca del sangue del Commissario Calabresi, al freddo a vendere frittelle in un baracchino, mentre l'intellettuale in eschimo che aveva seguito, "passata la buriana", stava sempre a galla, grazie agli amici giornalisti che gli davano voce e possibilità di scrivere sui giornali che dirigevano...
Nei luoghi di lavoro, statali, dove lo stipendio era garantito, tecnici e operai ritenevano giusto non fare più il loro dovere, lo stipendio era dovuto, si atteggiavano a rivoluzionari anche se non facevano parte di particolari organizzazioni tipo Lotta Continua o Potere Operaio. Chi osava richiamarli alla dignità di guadagnarsi lo stipendio veniva dileggiato, chiamato fascista, anche se quello non lo era neppure lontanamente. Mentre proprio quel modo di fare anarchico e gaglioffo, discriminatorio e minaccioso aveva qualcosa di fascista.
Dunque nella vita minuta, chi non riteneva giusta questa deriva, ha vissuto male quegli anni, assistendo anche ad una vigliacca non reazione da parte di chi avrebbe dovuto reagire.
Ho descritto nel mio libro "Il Romanzo dell'Università" quello che ho vissuto dentro l'Università con sconcerto ed indignazione: gente sporca e nullafacente che, con la violenza, imponeva a professori umiliati di scrivere 30 sul libretto per un esame inesistente. E si trattava del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia!
Ricordo che telefonai al Direttore giornalistico del Quotidiano "Il Popolo", con cui avevamo amicizia, chiedendo se si poteva pubblicare quello che stava accadendo dentro "Sapienza" e come mai il Rettore o il Preside di Facoltà non chiamassero la Polizia.
Mi rispose che quello che stavo vivendo era ormai ovunque, mi citò altri luoghi in cui occupavano le Università e che i Presidi e i Rettori avevano paura. Dunque, pensai, nemmeno più la Polizia può garantire l'ordine? E questi hanno paura di essere ammazzati, nel caso migliore gambizzati!
Pochi giorni dopo rapirono Moro e trucidarono 5 uomini che stavano facendo il loro lavoro. 
In quei giorni cominciò un carosello che anch'io, che non amo le dietrologie e mi picco di essere estremamente pragmatica, trovai strano per molti aspetti.
Roma era blindata. Io giravo in auto con i miei tre bambini per qualsiasi cosa li riguardasse o riguardasse i miei doveri di figlia unica di una madre vedova, che aveva solo me per qualunque cosa di cui avesse bisogno. Venivo fermata da Carabinieri con il mitra pronto e mi chiedevano i documenti, mentre i miei bambini, seduti dietro, guardavano allarmati il mitra puntato verso il finestrino. Ricordo che, mentre mi chinavo verso il cruscotto per tirare fuori i documenti dell'auto o frugavo nella borsa per cercare i miei, mi auguravo che il giovane Carabiniere non fosse troppo nervoso ed inesperto da far partire un colpo, dato che avevo letto sui giornali che uno, per nervosismo, si era sparato per sbaglio su un piede facendo partire un colpo...
Avevo 32 anni e ne dimostravo di meno, ero magra e con i capelli lunghi e bruni.. Avevo forse la physique-du-role della brigatista.. Perché mi hanno fermato più di una volta, nonostante i bambini che erano sempre con me, non avendo alcuno a cui poterli lasciare se non quando andavano a scuola.. 
Nelle ricerca affannosa del covo dove i brigatisti tenevano rinchiuso Moro perquisirono molte abitazioni a caso. Una mia amica, che abitava alla Balduina, mi disse che erano andati anche a casa sua e lei temeva che portassero via il marito, anche lui con la physique-du-role del brigatista perché aveva la barba...
Cominciammo fra noi a pensare ad una esagerata messa in scena con questi fermi e perquisizioni fatte a vanvera. 
Finché un giorno, in Via Livorno dove mi ero recata per andare a prendere a scuola il mio figlio più piccolo, dovetti accostare per un corteo di auto con luci lampeggianti e sirene accese che correva velocissimo in discesa: seppi poi che correvano al Lago della Duchessa, giacché qualcuno aveva informato la Polizia che il cadavere di Moro era lì. Quando seppi dove era questo Lago, mai sentito prima, chissà perché pensai ad una messa in scena..
Tutto sembrava troppo rumoroso ed esagerato e, mentre la città appariva blindata e noi, persone normali, avevamo difficoltà a muoverci, un brigatista sfidava il destino e se ne andava a spasso per il centro di Roma, in vie dove ti fermano i Vigili Urbani per qualsiasi inezia, con una utilitaria di colore rosso nel cui portabagagli trasportava il cadavere di Moro. Non solo: costui trovava pure un parcheggio in Via Caetani, in pieno centro, dove è quasi impossibile, dove devi girare anche un'ora senza trovarlo e devi rassegnarti a parcheggiare lontano dal luogo che ti prefiggi!
Ma lui no! Mario Moretti, colui che fu dichiarato poi il Capo delle Brigate Rosse, colui che si è attribuito l'atto omicidiario di sparare ad Aldo Moro, riuscì a parcheggiare bene e subito. Tanto è vero che per far ritrovare il cadavere dello statista dovette telefonare, altrimenti la Renault, parcheggiata così bene, poteva restare lì ancora chissà per quanto tempo, odore di putrefazione a parte...
E' proprio il senso della realtà che evidenzia la stranezza del tutto.

Poi scoprimmo che una collega di mio marito aveva ospitato "senza saperlo", disse ai giudici che le credettero, Morucci e la Faranda, rispettivamente assassino della scorta di Moro e carceriera dello statista. Disse ai giudici, che le credettero, "di non sapere che in casa sua, in un soppalco, c'era custodita la mitraglietta Skorpion che aveva ucciso Moro".


I quattro brigatisti che, travestiti da assistenti di volo, spararono sulla scorta:Valerio Morucci «Matteo», Raffaele Fiore «Marcello», Prospero Gallinari«Giuseppe» e Franco Bonisoli «Luigi».




La casa dove questa donna viveva con i figli fu definita dai giornali "Il covo di Viale Giulio Cesare".



Sono cresciuta in Prati, quartiere allora della media borghesia romana, in Via Ottaviano, quasi all'angolo con Viale Giulio Cesare. A quei tempi era un quartiere tranquillo...

Ero giovane ed ero sbalordita. Pur avendo conosciuto fugacemente quella donna ad un cocktail-party, che il Prof. Livio Gratton aveva dato per dei Fisici statunitensi e le loro mogli, insieme a tutti i Fisici del Laboratorio di Astrofisica Spaziale del CNR di Frascati, e sapendo delle sue idee di estrema sinistra, mai avrei immaginato un simile coinvolgimento.

Di mezzo c'era un altro Fisico di Potere Operaio, Franco Piperno, che, disse, le aveva presentato Morucci e la Faranda chiedendole di ospitarli.




Da: Wikipedia

  • Adriana Faranda: arrestata nel 1979, è tornata in libertà nel 1994 dopo essersi dissociata dalla lotta armata. Non è stata accertata in sede giudiziaria la sua presenza in via Fani, è stata la «postina» del sequestro Moro con Valerio Morucci.
  • Valerio Morucci: arrestato nel 1979 venne condannato a 30 anni dopo essersi dissociato dalla lotta armata. Rilasciato nel 1994, si occupa di informatica. In via Fani ha sparato sulla scorta di Moro e durante il sequestro è stato il postino delle Brigate Rosse insieme con la sua compagna Adriana Faranda.
  • Mario Moretti: catturato nel 1981 e condannato a 6 ergastoli. Dal 1994 è in semilibertà e lavora da oltre 14 anni per la Regione Lombardia. Capo della colonna romana delle Brigate Rosse, in via Fani era alla guida dell'auto che ha bloccato il convoglio di Moro e della scorta avviando l'imboscata. Nonostante alcune testimonianze oculari, non è stata accertato in sede giudiziaria che abbia sparato. Durante il sequestro occupava con Barbara Balzerani il covo di via Gradoli 96 e si recava quotidianamente a interrogare Moro nel luogo della sua detenzione e periodicamente a Firenze e Rapallo per riunioni con il comitato esecutivo dell'organizzazione terroristica.


Queste le punizioni agli assassini e ai carcerieri. Nessuno di loro si è pentito delle proprie azioni.

Franco Piperno è diventato Professore Associato all’Università della Calabria Arcavacata
Da: Wikipedia

È stato professore associato confermato (II fascia) di Fisica della materia presso l'Università della Calabria.
Fu condannato a due anni di reclusione per partecipazione ad associazione sovversiva nel processo 7 aprile, con pena prescritta.[1]

Giuliana Conforto, proprietaria del "covo di Viale Giulio Cesare"
l'appartamento di via Gradoli presenta alcune peculiarità. Innanzitutto fu affittato da Moretti sotto lo pseudonimo di Mario Borghi nel 1975, ma il contratto d'affitto tra «Borghi» e la controparte Luciana Bozzi non venne registrato. La signora Bozzi si scoprirà successivamente essere amica di Giuliana Conforto, nel cui appartamento furono arrestati i brigatisti Morucci e Faranda. 
Da: Il Fatto Quotidiano articolo di Stefania Limiti del 28 aprile 2016
La proprietaria dell’appartamento-covo, Giuliana Conforto, è figlia di Giorgio, classe 1908, nome in codice Dario, spia del Kbg per quarant’anni. Personaggio complesso e davvero misterioso, tanto da sembrare una invenzione per un film sulla guerra fredda piuttosto che uomo in carne ossa. Conforto fu burocrate ministeriale ma anche ”il più prezioso agente” del Kgb in Italia, come lo definì Christopher Andrew, l’autore di The Mitrokhin affair. Come accade per molte spie, gli venne costruita una identità che lo metteva al riparo da sospetti: a questo fine fu informatore dell’Ovra, la polizia politica fascista. Il suo ruolo divenne pubblico solo nell’ottobre del 1999, con la pubblicazione dei nomi di persone sospettate di essere al soldo dell’intelligence sovietica: seguì la tessitura di ipotesi alquanto incerte sul suo intervento in quel giorno di maggio. Perché Giuliana fu subito scagionata? Perché sul conto del suo importante padre non trapelò nulla al tempo del blitz, nonostante gli archivi del Viminale custodissero il suo nome? Che trattativa fu imbastita tra Conforto e lo Stato? Quale scambio fu concordato?


Aldo Moro era di gusti semplici. Una mia amica di Torrita Tiberina, una volta che fui sua ospite in quel paese dove Aldo Moro andava in vacanza tutti gli anni con la sua famiglia, ricordandolo con sincero dolore e tristezza mi disse: "Prendevano in affitto una casa senza neppure i riscaldamenti. Anche d'estate possono esserci giorni di pioggia, freddi, soprattutto verso la fine di agosto.. Qui gli volevano bene tutti."

La morte di Moro non colpì solo il sistema politico italiano. Anche l'apparato industriale pubblico subì le conseguenze della fine del Presidente democristiano. L'industria di Stato, rinata nel dopoguerra in virtù di un compromesso tra democristiani e sinistra, raggiunse grandi dimensioni e diede un forte contribuito allo sviluppo del Paese. Dopo il 1992 fu smembrata e venne ceduta in gran parte alle banche d'affari internazionali.

giovedì 15 marzo 2018

Per ridere un po': Le Comiche "La villa al mare"

La villa al mare


Poretta Demente: "L'urtima è che mi' madre gira dicenno che pure lei c'ha a' villa in un ber posto de mare come a'matta.. Nun guarisce, nun guarisce... E' più forte de lei.."


Poretta Demente Husband: "Vabbè che la tu madre è pazza ma la villa è la mia! Il terreno è mio, ci ho sputato sangue io con calce e mattoni... Si, è vero, ci hanno dato un po' di soldi.. Ma solo pe' compensà un po' tutto l'aiuto che hanno dato alla tu' sorella!"






Poretta Demente: "Ma che no'  'o so'?!  Mi madre è quella che  è... Me vergogno, ma che devo fa?"









Poretta Demente Husband: "Certo ci vuole un bel coraggio a chiamare "la matta" la vicina con la tu' madre in quelle condizioni! Meno male che stiamo lontano.. Ma quel cretino del marito della tu' sorella che girava pure lui prendendosela co' la vicina dicendo che è pazza. Ma quella sta a casa sua, mica gira dicendo pazzie come la tu' madre."

Poretta Demente: "Ma quello mi cognato lo faceva pe' lecca er culo a mi' madre, pe' tenessela bona; pe' anni so stati a magnà e beve a spese de mi madre e de mi padre e quanno lui nun lavorava sperava che davero mi madre o potesse raccomannà.. Pe' nun parlà da' casa che janno lasciato in uso.. Lui sa' sognava na' casa in città! Sempre ar paese!

Poretta Demente Husband: "E certo che è imbarazzante un bel po' tua madre... Certe figure! Mo' gira pure dicendo che la villa nostra è la sua! Fa ride..."

E noi continueremo a ridere...

"Se non sai ridere di te stesso e di quello che ti circonda rischi di perdere la speranza."

Stephen Hawking


mercoledì 14 marzo 2018

VERA INFORMAZIONE




Questa informazione NON LA VEDREMO NE' ASCOLTEREMO MAI IN RAI O SU LA7.
Passi per La7, privata, ma la RAI dicono che è nostra, di noi contribuenti, e l'ha ribadito il fallimentare Matteo Renzi imponendo la "sola" del falso canone in bolletta elettrica.
In realtà la RAI è "loro", dei politici che comandano al momento, e le balle che racconta ne sono la prova.
Senza aver mai potuto intervistare questa professoressa dell'Università di Torino, sociologa esperta africanista, nel mio piccolo, solo filtrando l'informazione di tanti e diversi giornali on-line, ero arrivata alle stesse conclusioni.
Un particolare, che qui viene fuori, mio marito l'aveva messo in risalto parlando con me: "Non sono poi così poveri se riescono a mettere insieme migliaia di euro per pagare i delinquenti scafisti."
Ed io ho pensato e scritto più volte su questo blog e altrove che non si capisce perché non emigrano nel loro stesso vasto continente dove ci sono Stati con economie in crescita,  e ho portato l'esempio di alcuni Paesi fra cui lo Zambia dove addirittura i cinesi hanno investito ed operano.

Note:
Anna Bono è stata ricercatore in Storia e istituzioni dell’Africa presso il Dipartimento di culture, politica e società dell’Università di Torino fino al 2015. Dal 1984 al 1993 ha soggiornato a lungo in Africa svolgendo ricerche sul campo sulla costa swahili del Kenya. Dal 2004 al 2010 ha diretto il dipartimento Sviluppo Umano del Cespas, Centro europeo di studi su popolazione, ambiente e sviluppo. Fino al 2010 ha collaborato con il Ministero degli Affari Esteri nell’ambito del Forum Strategico diretto dal Consigliere del Ministro, Pia Luisa Bianco. Collabora con mass media prevalentemente di area cattolica.

Bogdan Andrea Tibusche alias Andrea De Girolamo è lo pseudonimo italiano utilizzato dal rumeno Tibusche per la sua attività sul web

martedì 13 marzo 2018

TIM fisso + ADSL e utenza

Rita Coltellese *** Scrivere: SfascITALIA

Rita Coltellese *** Scrivere: Non serve a niente...

Leggete i due post che pubblico sopra sull'ennesimo pesante, ingiustificabile disservizio di TIM, sembra non più TELECOM, ma sempre indecente NON rispetto del contratto è.

La conclusione è che, tirati per i capelli, siamo stati costretti a fare quello che prevedevo nella mia risposta al commento di un cortese lettore sotto uno dei due post: venerdì scorso siamo andati presso la Sede Lazio della benemerita FEDERCONSUMATORI !

La gentilissima e brava Avv. Gianna Valeri non si occupa più di telefonia e ci ha ricevuto un'altra avvocatessa molto gentile e graziosa che è esperta della materia.

Ricordo a chi mi legge che l'Avv. Valeri, tramite la benemerita Associazione dei Consumatori della CGIL, ottenne un successo con Telecom che, dopo averci fatto firmare il contratto per la linea telefonica della nuova casa di Sabaudia, lo annullò senza ragione alcuna. Feci personalmente una ricerca sulle Leggi e le norme che regolano le Telecomunicazioni e le Concessioni che lo Stato Italiano concede alle Società Telefoniche e arrivai alla conclusione che la linea telefonica fissa non si può negare a nessuno in questo Paese, a meno che uno non viva in case isolatissime e lontane da ogni cabina telefonica.
L'Avv. Valeri, bontà sua, mi dice sempre che è merito mio delle nostre vittorie, per come affronto e imposto i problemi, ma io mi schermisco e dico che è brava lei che sa impostare le cose sul piano legale ed ottenere quello che è semplicemente il Diritto.
Il risultato fu che Telecom dovette darmi la linea telefonica e fu condannata a pagare all'utente (mio marito, intestatario del contratto proditoriamente annullato) una multa di euro 400.

Ora, dopo quasi 5 mesi di interruzioni continue della linea telefonica alternativamente alla linea ADSL o entrambe insieme, ci siamo visti costretti a ricorrere ancora alla Federconsumatori per difendere i nostri diritti di utenti contro la Società Telefonica che non rispetta il dettato contrattuale.

Superati i giorni di interruzione previsti dal contratto entro i quali NON si ha diritto al risarcimento, abbiamo chiesto il rimborso di almeno tre periodi che, in questi mesi, l'avevano abbondantemente superato: la risposta è stata negativa con tre lettere in cui TIM dice che loro non hanno colpa. L'avvocatessa ci ha detto che ormai TIM risponde così a TUTTI, che lei vede tutte lettere di questo tenore che sembrano quasi ciclostilate! Possibile che TIM risponda a tutte le situazioni allo stesso modo?

Le tre lettere sono ora in mano all'avvocatessa che le trasmetterà, con altra documentazione a prova delle interruzioni continue, al CORECOM, competente fra l'altro della  Definizione delle controversie tra operatori del settore comunicazioni e utenti.
Tutto questo ci è costato solo il rinnovo della mia tessera scaduta ad ottobre scorso: euro 30.

In questi mesi abbiamo dovuto usare la ricarica dei nostri cellulari, pur pagando un Servizio non reso a costo fisso (abbiamo la formula TUTTO).
Il Recup non poteva richiamarmi quando la linea telefonica era interrotta per confermarmi visite mediche che avevo richiesto, come anche persone che mi delegano da varie parti di Italia per una Assemblea di proprietà comuni non potevano inviarmi né via fax né via e-mail le loro deleghe...
Danni ce ne sono ma, come ha spiegato l'avvocato, per chiedere i danni bisogna fare un iter legale diverso e non lo farò. Mi aspetto però giustizia tramite il CORECOM come la Legge detta.
Rimane il senso di stanchezza che questo Sistema Italia ci impone, dovendo aprire un contenzioso per ogni Diritto che dovrebbe essere normale amministrazione avere senza fatica.
Noi che abbiamo tanti anni di esperienza di vita ricordiamo che la TETI, poi la SIP, tutti questi problemi tecnici non li avevano...
E' questo il progresso tecnico?
Mio marito è un Fisico che ha lavorato a progetti sperimentali per lo Stato Italiano in vari organismi, e dunque conosce le Leggi di base che gli consentono di capire certi meccanismi, come essi possono funzionare, e ai tecnici che si sono alternati in questi mesi aveva anche suggerito cosa, a suo avviso, avrebbero dovuto sostituire: un meccanismo che si trova in cima ad uno dei pali che reggono la linea telefonica aerea.. L'ultimo che è venuto (sono sempre di Società appaltatrici diverse) gli ha dato retta. Stanno ancora lavorando pure oggi... staremo a vedere, speriamo bene..
Inutile raccontare le innumerevoli arrabbiature al telefono del 187 con poveri addetti del call center che prospettavano eventuali nostre colpe interne alla casa, proponendoci sempre di fare una sfilza di verifiche, sempre le stesse, che rappresentano lo standard a cui loro sono stati addestrati senza, però, avere le competenze specifiche per capire fino in fondo i problemi.  
Persino io, che non sono una persona competente, un giorno mi sono arrabbiata dicendo: "Accade sempre quando piove molto e non piove dentro casa! Dunque è inutile che lei mi faccia fare le verifiche dentro casa!"

Rosario TREFILETTI, PRESIDENTE DI FEDERCONSUMATORI NAZIONALE
PER 17 ANNI
fino a giugno 2017

Venerdì 9 marzo 2018 era in sede Lazio. Mio marito l'ha riconosciuto ed io gli ho detto "Posso avere l'onore di stringerle la mano? Sono una vecchia tesserata."
E lui me l'ha stretta con un sorriso dicendomi: "L'onore è mio." Anche mio marito l'ha salutato con calorosa stretta di mano. 

Il bilancio di Rosario

Durante alla conferenza stampa Rosario Trefiletti ha tracciato un bilancio della sua lunga e proficua esperienza. Quali sono stati la vittoria più bella e la sconfitta più cocente in questi 17 anni? “La vittoria più importante all’inizio degli anni 2000 quando vincemmo la battaglia dellaricontrattazione dei mutui in Ecu consentendo a 2 milioni di persone di poter risparmiare tanti soldi. La sconfitta che più brucia quella recente al Tribunale di Trani contro le società di rating. In mezzo naturalmente tante battaglie, quelle condotte con Adusbef contro il risparmio tradito e le banche in primis, e tanti progetti che siamo riusciti a portare avanti a tutela del cittadino-consumatore”. L’impegno di “Rosario” prosegue alla presidenza dell’Iscon, l’Istituto per lo studio del consumo promosso dalla Federconsumatori ma al momento non in politica nonostante i rumors legati al suo dinamismo social e non solo: “Voglio solo stare nel dibattito politico perché sono in stato confusionale”.
Trefiletti cita l'ADUSBEF creata da Lannutti e che hanno collaborato insieme.  Conobbi Lannutti quando eravamo entrambi in IdV. Una persona sincera e semplice che, pur essendo già a capo di una importante Associazione di Consumatori, non si dava arie come certi pidocchi che non sono nessuno. Anche lui se ne andò da IdV e oggi è con i 5S.
"Di certo non mi ricandiderò con Di Pietro", dichiara a L'Espresso nel novembre del 2012, e a dicembre 2012 lascia il gruppo parlamentare dell'IDV per iscriversi al gruppo misto per la componente Unione Democratica Consumatori.




venerdì 9 marzo 2018

Religione: balsamo sul dolore

Il funerale di Alessia e Martina Capasso

L’OMELIA DEL PARROCO: E’ DAVVERO TUTTO FINITO?

“È con grande emozione che oggi, a nome di tutti, do l’estremo saluto terreno ad Alessia e Martina, due bambine da me conosciute ed amate”. È iniziata così l’omelia di Don Livio Fabiani che sta celebrando nella chiesa di San Valentino, a Cisterna di Latina, le esequie di Alessia e Martina, 7 e 13 anni, uccise dal padre Carabiniere Luigi Capasso il 28 febbraio scorso. “Alessia, battezzata e comunicata da me, il prossimo 6 maggio avrebbe dovuto ricevere il Sacramento della Cresima e Martina, a settembre avrebbe iniziato il suo cammino di catechesi parrocchiale. Ora è tutto finito. Ma è davvero tutto finito? Sono circa 50 anni che sono sacerdote- ha proseguito- e ho celebrato tanti funerali: funerali di persone suicide o uccise, di persone morte tranquillamente sul loro letto o tragicamente in incidenti vari, persone morte dopo una lunga malattia o morte all’improvviso senza che nessuno se ne accorgesse, giovani e anziani. Qualcuno potrebbe pensare che ormai sono abituato alla morte. No. Non sono abituato. Quando vedo una bara bianca un senso di ribellione mi assale e tanti perché affollano la mia testa. Perché? Mi chiedo e so che questo succede anche a voi, fratelli miei. Ma sappiamo tutti – ha proseguito- che umanamente parlando, non esistono risposte: allora ce la prendiamo tante volte con Dio, invochiamo la fatalità, parliamo di cattiveria umana, parliamo del caso. Ma restiamo sempre insoddisfatti e questo perché continua a perseguitarci. Dove trovare la risposta? La risposta c’è e la troviamo in questo luogo! Perché abbiamo portato Alessia e Martina qui? Non potevamo portarle in uno stadio dove ci saremo entrati tutti? O non potevamo portarle in un palazzetto dove saremo stati anche al coperto in caso di pioggia? No, le abbiamo portate qui in Chiesa perché questo luogo è stato molto famigliare per Alessia e Martina. Qui hanno pregato insieme alla comunità parrocchiale, qui hanno cominciato a muovere i primi passi sulla via della fede, e per Alessia nell’impegno cristiano nell’ACR, Azione Cattolica Ragazzi. È perciò in questo luogo che possiamo trovare la risposta che cerchiamo”.
“È la risposta della fede in Gesù che un giorno proclamò: ‘Io sono la via, la Verità e la Vita’. E in questa via hanno mosso i loro passi Alessia e Martina accettando la verità di quella Parola ascoltata che le ha fatte approdare alla vita eterna. Perciò da questo evento dobbiamo ricevere un messaggio di vita per dare un significato all’accaduto. Ce lo ha detto san Paolo nella Prima Lettura proclamata: “Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso … sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore” (Rm 14,7.8). Alessia e Martina ora vivono nel Signore. E non soltanto un messaggio di vita dobbiamo ricevere- ha aggiunto Don Fabiani- ma anche un messaggio di gioia! Si, avete capito bene: gioia! Alessia e Martina sono ora nella gioia di questo Regno e attraverso loro Gesù oggi dice a noi “se non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli”. In questo momento allora lasciamoci attrarre dalla vita e dalla gioia di Alessia e Martina e se anche è difficile ascoltiamo ancora Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite ed umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” ha concluso.

GLI ZII DI ALESSIA E MARTINA: GRAZIE PER L’AMORE

“Grazie per l’amore che stiamo ricevendo da tutti voi, anche a nome di Antonietta, e grazie per le vostre preghiere perché ci stanno dando la forza per andare avanti. Grazie per l’affetto che ci ha circondato. Desidereremmo che l’amore che ci avete dimostrato continuasse a circondare anche nostra sorella Antonietta”. Sono queste le frasi pronunciate dai fratelli di Antonietta Gargiulo, madre di Alessia e Martina, al termine delle esequie, dal microfono dell’altare. Applausi dalla folla assiepata all’esterno della chiesa.
Il funerale religioso, i palloncini, le giuste bare bianche, i fiori: un balsamo per il cuore straziato dei parenti, non per Antonietta che niente potrà consolare. Antonietta che da ieri ha iniziato un calvario indicibile che durerà per tutto il tempo che le resta, dunque, a mio umilissimo avviso, si poteva ridurle almeno il tempo dell'atroce all'inizio... Visto che per il momento non ricorda nulla, sembra, di quello che le è successo... Come spesso accade al risveglio dopo un forte trauma.
Ma chi è credente ragiona in modo diverso dal mio. Soprattutto chi è credente secondo la fede cattolica, per cui era importante il giorno del funerale e la madre doveva saperlo prima... La logica del martirio, la logica del perdono... Infatti molti media hanno detto che "la famiglia" ha perdonato il folle che ha compiuto l'insano gesto contro natura. Quale famiglia? Si immagina la famiglia di Antonietta, forse Antonietta stessa... Antonietta che non può parlare bloccata dalle ferite infertele dal marito e dalle operazioni che i medici hanno effettuato sul suo corpo martoriato nel tentativo di salvarle la vita.
Mia madre, cattolicissima, diceva sempre che "la miglior vendetta è il perdono". Ma il suo esempio e il mio crescere, come Alessia, in Azione Cattolica, non mi hanno distolto dal vizio di esaminare la realtà oggettiva con lucida ragione e il mio sentire è diverso.
Dio è un salvagente immaginario a cui aggrapparsi per non annegare e la religione cattolica indica ai credenti un ruolo di vittime, il Cristo in Croce, la rassegnazione e il perdono. E' una filosofia di vita che certo da la pace: l'odio tormenta, meglio perdonare..
Ognuno si consola come può. Personalmente avrei voluto non sapere quello che ho appreso mercoledì dalla trasmissione "Chi l'ha visto?": il padre ha sparato ad Alessia che era sveglia, fuori dal letto, in piedi davanti a lui, svegliata nella sua cameretta forse dai colpi che il padre aveva sparato a Martina, che dormiva nel lettone da cui si era alzata da poco la povera madre per andare al lavoro alle prime luci dell'alba, non c'era sangue nel letto di Alessia, come invece in quello di Martina, che spero, almeno lei, sia morta nel sonno... Nasciamo e moriamo e tutto quel che siamo è in mezzo a questi due punti: non bastano le parole consolatorie per lenire il pensiero che Alessia è morta a 13 anni nel terrore di un padre che le faceva giustamente paura e che le ha puntato la pistola sparandole al petto.
Il rito consolatorio, per quelli che restano soltanto, si è concluso con l'immancabile applauso...

mercoledì 7 marzo 2018

La Legge del contrappasso

Da: La Repubblica.it

Firenze, insulti e sputi al sindaco Nardella: altri due denunciati


E' salito a tre il numero delle persone, tutti italiani, denunciate ieri dalla polizia nell'ambito delle contestazioni al sindaco di Firenze Dario Nardella, durante il presidio organizzato dai senegalesi al ponte Vespucci per ricordare il connazionale Idy Diene, ucciso lunedì scorso da Roberto Pirrone. Oltre al giovane che ha sputato addosso al primo cittadino, accusato di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, altri due manifestanti, dell'area antagonista e vicini ai centri sociali, sono stati infatti denunciati per resistenza a pubblico ufficiale, per essere intervenuti cercando di impedire ai poliziotti di fermarlo e identificarlo.


Questo dignitosissimo signore alto, di pelle nera e, mi pare, cittadino nigeriano, si è rivolto con educazione al Sindaco Nardella chiedendo scusa per i suoi connazionali che, in fondo, volevano solo manifestare il loro dolore per il loro povero connazionale ucciso, senza ragione alcuna, da un barbaro cittadino italiano. 

Per contro, cittadini italiani affatto dignitosi, grintosi, biliosi, aggressivi e violenti, sputavano in faccia al Sindaco il quale, bisogna dire, stava facendo il suo dovere di Primo cittadino di Firenze, che certo non ha potere sulle menti dei pazzi come l'assassino del povero venditore ambulante. 

Chi, per le mie idee, più volte espresse su questo blog ed altrove, sulla enorme quantità di immigrati entrati in Italia negli ultimi anni, mi ritenesse ancora razzista, dovrà farsene una ragione: NON di RAZZISMO si tratta, ma di banale senso della realtà che evidentemente a tanta gente manca.
Ma la cosa più grave è che manca totalmente a chi oggi ha perso, giustamente, le elezioni.

L'Italia è un Paese che ha un enorme debito pubblico, che è stata depredata dai governi, succedutisi almeno negli ultimi 30 anni, che hanno permesso a piccoli, medi e grandi amministratori del denaro pubblico di rubare e malversare strapagandosi, per la bisogna, con stipendi faraonici senza uguali in Europa.
Cosa è venuto in mente a costoro, che lo hanno predicato fino all'ultimo, cercando di farcelo accettare con argomenti piovuti dall'alto illogici fino all'insulto alla nostra intelligenza, di scaraventare nei nostri porti un esodo ininterrotto di gente africana e non solo? 

Qualsiasi fosse il loro demente disegno ora gli si rovescia simbolicamente addosso, sotto forma di pazzi isolati che cominciano a sparare su questo popolo nero non accettato, perché non portatore di ricchezza, come continuano a predicare i dementi, ma solo della propria dolente povertà ed incapacità di partecipare alla crescita del nostro Paese, essendo in grado solo di vendere paccottiglia contraffatta, quasi sempre senza licenza di ambulante, e di farsi sfruttare nei campi di pomodori dalla peggiore umanità italiana.
Ed eccoli ancora vittime, quando, soprattutto i nordafricani di origine araba, non autori di reati.
Ed ecco le donne, nigeriane soprattutto, a culi nudi messe lungo le strade a fare gesti osceni in pieno giorno...
E noi Italiani onesti ad assistere a tutto questo...

Ho provato sdegno per il fatto che il barbaro italiano avesse delle armi. Qui non siamo negli USA, un minimo di controllo sulla pazzia ancora ce lo abbiamo. Eppure costui aveva armi!

Ed ecco che un'altra faccia del peggio degli italiani, gente dei Centri Sociali, sputa in faccia ad un uomo di Renzi, colui che ha firmato, zitto zitto, quell'impegno a scaricare gli africani, che hanno pagato speranzosi i traghettatori, tutti nei porti Italiani! In perfetta malafede spiegando che non si poteva fare altrimenti, distorcendo la realtà della Legge del Mare fino alla menzogna: che non è vero che il primo approdo su una nave che ha una bandiera obbliga chi accoglie il naufrago a prenderlo sul suolo di quella nazione e non di un'altra: l'Italia.   
I dementi si rammaricavano di non aver potuto approvare la Legge dello Jus soli in questa legislatura! Ora, probabilmente, le voci incontrollate che arrivavano laggiù, nei villaggi africani, fra la gente meno inserita nel proprio Paese, fra la gente più avventuriera, saranno meno certe nel dire che se parti con la pancia ti aiutano e tuo figlio sarà italiano. Molte hanno spinto quelli già nati a partire da soli, all'azzardo e, se è andata bene, poi a ricongiungersi con loro per una questione umanitaria.
Ma i dementi si sono posti il problema dei ricongiungimenti familiari degli insegnanti italiani sparati a centinaia di chilometri dalle loro famiglie in una sanatoria regolata da un algoritmo impazzito?
I dementi hanno esasperato gli animi e la gente li ha puniti con il voto, ma i pazzi isolati non li controllano, girano armati, e chi ci rimette è questo pololo nero inerme e, come il signore alto che si scusa con Nardella per le urla dei suoi concittadini, indifeso.

Lo sputo, al rappresentante di una classe politica di una sinistra che ha perso la bussola, è partito "dai compagni che sbagliano", come chi ha memoria ricorda, e che trasudano odio e violenza dichiarandosi ANTIFASCISTI.

Avete lanciato il boomerang ed ora sta tornando indietro.