domenica 28 giugno 2020

Il Campo Magnetico Terrestre

Non avrei mai potuto studiare Fisica. Ognuno di noi nasce con un cervello portato per alcuni talenti e i miei erano il disegno e la scrittura.
Ho dovuto studiare un esame di Fisica per il Corso di Laurea in Medicina superandolo grazie alle lezioni di mio marito, ma trovo ostico comprendere i fenomeni fisici. Non parliamo poi delle equazioni matematiche per spiegarli nelle teorie...
Ma ho capito che non esiste altro che la Materia e lo Spazio e che tutto obbedisce a Leggi Fisiche precise che regolano il tutto.
Questa è la nostra unica certezza.
Ma non siamo ancora in grado di capire tutto, ed uno dei fenomeni non del tutto chiari è il comportamento del Campo Magnetico della Terra da cui dipende, come molte altre cose, l'esistenza di noi della specie animale Uomo. Penso che Dio altro non è che l'INSIEME DELLE LEGGI FISICHE CHE REGOLANO IL TUTTO.

https://www.focus.it/scienza/scienze/inversione-del-campo-magnetico-della-terra-7-cose-da-sapere

Inversione del campo magnetico della Terra: 7 cose da sapere

Il nostro scudo cosmico si indebolisce e cambia forma e orientamento. Non per la prima volta, però: ecco che cosa succede e quali possono essere le conseguenze per la vita.

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Il campo magnetico terrestre: ci protegge da raggi cosmici e radiazioni solari, e serve all'orientamento di molti animali. Di tanto in tanto, si inverte. | PETER REID, THE UNIVERSITY OF EDINBURGH
  
Durante il recente Living Planet Symposium 2016 Chris Finlay (Technical University, Danimarca) ha dimostrato, attraverso l’uso di satelliti lanciati dall’agenzia spaziale europea, che il campo magnetico terrestre si sta indebolendo. C'è un film del filone catastrofista che racconta qualcosa del genere, The Core: in quel caso il campo magnetico della Terra smette proprio di funzionare in quanto il nucleo interno del nostro pianeta si è fermato, non ruota più. Ma i nostri eroi penetrano fino al nucleo, lo bombardano, lo riavviano e l'umanità è salva. Finita la fantascienza, passiamo alla realtà.

CHE COSA CENTRA IL NUCLEO CON IL CAMPO MAGNETICO? Per rispondere a questa domanda dobbiamo scivolare (almeno idealmente) al confine tra il nucleo interno e quello esterno: hanno composizione simile, ma il nucleo esterno è liquido, quello interno solido. Là si creano correnti elettriche talmente potenti da fare impallidire i più violenti fulmini della Terra, e da quelle correnti si origina uno dei fenomeni più importanti per la vita del nostro pianeta: il campo magnetico. Il magnetismo terrestre che si forma a 2500-3000 chilometri di profondità sotto i nostri piedi si estende per decine di migliaia di chilometri nello spazio, formando un involucro, chiamato magnetosferache ci fa da scudo, e devia e riduce i raggi cosmici che arrivano sulla Terra.


Il campo magnetico terrestre lo si può immaginare come prodotto da una potentissima calamita posta al centro del pianeta |
SI STA SPOSTANDO? DI QUANTO? Il campo magnetico è estremamente complesso da studiare e capire, tant’è che la sua origine non è ancora del tutto chiara: sappiamo però che da almeno due secoli sta diminuendo di intensità. E c’è di più: il Polo Nord magnetico (che non coincide con quello geografico) si muove in continuazione e, nelle ultime decadi, dal Canada si è spostato verso la Russia.

Nel 1904 il polo magnetico iniziò a spostarsi a nord-est a un ritmo di circa 15 chilometri all’anno. Nel 1989 si è avuta una prima accelerazione e nel 2007 una seconda, quando il polo si è mosso verso la Siberia alla velocità di 55 km all’anno. Secondo Larry Newitt, del Geological Survey canadese, verso la fine del 2040, dopo aver attraversato il mare Glaciale Artico, il polo nord magnetico spunterà in Siberia.

Secondo Newitt ciò potrebbe voler dire che il campo magnetico è vicino ad un’inversione: il nord magnetico potrebbe spostarsi sempre più verso sud fino a raggiungere la regione del Polo Sud. E così, un giorno, svegliandoci al mattino, potremmo scoprire che la bussola non indica più il Polo Nord, ma il Sud. Vale la pena chiarire una volta per tutte che non sarà la Terra a capovolgersi, ma solo il suo campo magnetico.


Secondo le analisi di satelliti dell'agenzia spaziale europea il campo magnetico terrestre non è uniforme (le aree blu dove il campo magnetico è inferiore alla media, quelle rosse dove è superiore) | ESA
È LA PRIMA VOLTA? No, è già avvenuto decine di volte. Lo si è scoperto studiando le lave ricche di ferro, i cui minerali ferrosi rimangono in qualche modo “congelati” nelle rocce con impressa la direzione del campo magnetico nel momento del loro raffreddamento. L’inversione sembra rispettare cicli di 600-700.000 anni. Ma le medie, si sa, vanno prese per quel che sono: ci sono anche stati periodi di 40 milioni di anni senza alcuna inversione, mentre in alcuni casi il periodo tra un’inversione e l’altra è stato solo qualche secolo.


Il campo magnetico terrestre si estende per decine di migliaia di chilometri oltre la superficie terrestre e ci protegge dalle radiazioni cosmiche | NASA
LE INVERSIONI AVVENGONO VELOCEMENTE? In termini geologici, sì: è quello che è successo circa 41.000 anni fa, quando il campo magnetico impiegò non più di 450 anni per spostarsi dal Polo Nord al Polo Sud e tornare poi alla posizione di partenza, che è poi quella di oggi.

Questa scoperta ha molto sorpreso i geofisici, perché si pensava che le inversioni richiedessero migliaia di anni per avvenire, mentre può non essere così. Il segreto di quella doppia inversione veloce è rimasto impresso nei sedimenti ricchi di ferro del Mar Nero, scoperto da Morbert Nowaczyk del Centro Ricerche Tedesco per le Geoscienze (GFZ).

SUCCEDE ADESSO? Non c'è un modello di previsione, e non tutti i ricercatori sono concordi nel sostenere che siamo vicini a un’inversione. Secondo Dennis Kentpaleomagnetista alla Rutgers University (New Jersey, Usa), il campo magnetico terrestre è ancora così potente, nonostante l'indebolimento, che l'ipotesi di un'inversione è ancora molto lontana. Insomma, non c’è da preoccuparsi


Il campo magnetico si forma nel nucleo esterno dove vi sono fortissime correnti elettriche |
MA SE DOVESSE SUCCEDERE? CHE NE SARÀ DI NOI? Per quel che ne sappiamo, non ci sono fenomeni evidenti correlati alle inversioni magnetiche del passato, con qualche eccezione per quella di 41.000 anni fa, concomitante con cambiamenti climatici importanti (non è però chiara la correlazione tra i due eventi) e una riduzione dell'intesità del campo del 5% circa rispetto all'attuale, situazione che potrebbe avere avuto ricadute su molte specie viventi.

Se la coppia di fattori, inversione e ulteriore riduzione, dovesse ripetersi oggi, il pianeta sarebbe maggiormente esposto ai raggi cosmici e al vento solare: gli studi suggeriscono che non sempre un'inversione è stata accompagnata da una riduzione significativa, ma in ogni caso abbiamo i mezzi per proteggerci.

Chi ne subirebbe invece di più le conseguenze sarebbero altre specie viventi, meno attrezzate, e in particolare quelle che usano il campo magnetico per i loro spostamenti e le migrazioni, dagli uccelli alle tartarughe marine.

QUALI SONO LE CAUSE DELL’INVERSIONE? Le ipotesi sono tante, ma nessuna davvero esauriente. La più credibile è quella che vuole che i grandi movimenti di ferro nel nucleo esterno liquido possano creare qua e là degli indebolimenti del campo magnetico principale e, se diventano importanti, possono prendere il sopravvento e causare l’inversione. Ma la verità è che nessuno è per davvero in grado di "leggere" e interpretare quello che succede a quelle profondità della Terra: le cause della periodica inversione del campo magnetico rimane uno dei grandi misteri della geologia.

15 MAGGIO 2016 | LUIGI BIGNAMI

domenica 14 giugno 2020

I Racconti di una cattivissima vecchia 11°: Carogne che, morte, per qualcuno sono angeli


Carogne che, morte, per qualcuno sono angeli

Lo ripeto per chi leggesse per la prima volta questa serie di racconti: sono vecchia e incattivita dalla vita. Anche di fronte alla morte.
Quando avevo 25 anni, passando in macchina,  mi capitò di vedere un morto, coperto da un lenzuolo bianco, in mezzo ad un giardinetto spartitraffico con panchine che divideva in lunghezza i due sensi di marcia di una larga strada cittadina: uno aveva trovato il modo di salire con l'auto dentro quello spazio apparentemente ameno ammazzando il poveretto che era seduto su una panchina leggendo il giornale.
Rimasi turbata e scossa tanto che risalii in auto con le mani che mi tremavano e le lacrime agli occhi.
Pensavo a quel pover'uomo sconosciuto che se ne stava tranquillo in quello spazio verde ricavato in mezzo ad auto che scorrevano ai lati e che era stato colto in quella serena attitudine da un pazzo che forse correva tanto forte da perdere il controllo della sua auto, pur essendo in città.
Oggi una simile visione non mi farebbe più lo stesso effetto.
Troppe ne ho viste e sentite.
Troppe carogne ho incontrato e continuo ad incontrare e le vedo subito ormai, perché caduta è l'ingenuità dai miei occhi lasciandoli aperti per sempre...

Rimane comunque in me una parte viva e dolente che mi fa soffrire davanti a morti ingiuste, cattive, di giovani pieni di speranze e di bambini per colpa delle mancanze di altri uomini.
Un esempio di cui si riparla in questi giorni sono i due giovani architetti, innamorati e belli, che la follia di certa gente in U.K. ha fatto morire di una morte atroce e consapevole, chiusi come si sono trovati in un palazzo che bruciava senza vie di salvezza...
Oppure il quattordicenne falciato sulle strisce pedonali pochi giorni fa e di cui oggi si celebrano i funerali...
Non dimentico mai queste vittime innocenti... Anche se persone a me sconosciute, lo diventano note al momento della loro fine tragica e ingiusta e per me non finiscono mai nel dimenticatoio...

Dov'è allora la cattiveria? E' nei riguardi di persone che ho conosciuto magari per rapporti fugaci ed occasionali di cui ho potuto verificare la pochezza morale che, morte, sento lodare da altri come persone brave, buone, addirittura eccezionali!
La morte non emenda le azioni disoneste o ingiuste: se sei stato una carogna con qualcuno o per qualcosa tale rimani.
Si può scomodare la teoria pirandelliana dell'"Uno, Nessuno e Centomila".. Fino ad un certo segno è possibile... Ma ci sono azioni che una persona perbene non può mai compiere durante il corso della propria vita, per sé stessa, perché di fronte a sé stessa si farebbe schifo. E se invece le compie vuol dire che fa schifo. Con altri poi magari farà azioni splendide, e quelli in morte ne parleranno bene, come di una persona meravigliosa... Ma, fate attenzione, spesso si tratta di narcisismo, di voler dare ad alcuni una bella immagine di sé, rimanendo dentro quello che si è: una miserabile persona. 

Un esempio recente: leggo su un giornale locale che è morto un tale, riconosco e ricordo il suo cognome. Era uno della Polizia Locale. Penso subito che è morta una carogna perché ho avuto modo di verificarlo, mio malgrado. E penso che ne sono contenta, anche se non era tanto vecchio, anzi, forse era andato da poco in pensione. Vado a vedere che faccia aveva, perché ne hanno pubblicato la foto: ordinario, in carne... L'articoletto ne parla bene. Su un gruppo facebook c'è uno che ne parla con entusiastico affetto e dispiacere per la morte prematura per rapida malattia.
Un tempo non avrei mai potuto provare un simile sentimento: disprezzo anche in morte.
Costui, che non ho mai visto in faccia, aveva una minima parte in uno di quegli iter burocratici che tanto affliggono la Nazione e che, proprio ieri sera in TV, persino un ex Capo del Governo come Matteo Renzi diceva impossibile cambiare... Proprio lui che, appena insediatosi, disse che avrebbe fatto una "guerra totale alla burocrazia". Non essendoci evidentemente riuscito parlava, il Renzi, della Burocrazia come se fosse un'entità metafisica, astratta, e per questo inattaccabile da ogni tentativo di riforma, applicazione di leggi e di norme per aggirarne il metafisico e micidiale potere!
Eh no! Caro Renzi e tutti gli incapaci che gestiscono il Potere solo per arricchirsi: il modo c'è perché il male della burocrazia non è astratto ma molto concreto, sono gli uomini della catena di qualsiasi pratica burocratica! Mettete stop di tempo e punizioni e vedrete che i "pidocchi della firma sulla pratica" non potranno più, come fanno, lasciare languire la pratica se scatta la sanzione che va ad intaccare i loro stipendi!
Il morto per il quale non ho provato alcuna umana pietà era un Vigile che doveva mettere una firma in uno dei tanti passaggi imposti per poter costruire l'ingresso a casa mia. 
L'onesto geometra Direttore dei Lavori, regolarmente registrato nei permessi ottenuti, aveva fatto vari pellegrinaggi negli Uffici del Comune senza riuscire ad ottenere il permesso per poter costruire l'accesso alla rifinenda villa, che i permessi di legge li aveva tutti.
Riferiva a mio marito, titolare e proprietario, che l'Ufficio Comunale diceva che mancava una dichiarazione dei Vigili Urbani sulla classificazione della strada, per poter sapere se il passetto carrabile si poteva costruire o meno dalla strada comunale al nostro terreno privato, su un terreno di proprietà regionale di cui la Regione aveva dato l'uso a mio marito con regolare Contratto di Concessione.
E come mai questo Vigile Urbano a cui era stata affidata la pratica non firmava?
L'Ufficio dentro il Comune rispondeva che non lo sapeva, che la sede dei Vigili Urbani era in altro edificio della piccola cittadina, e da quell'edificio doveva arrivare nell'Ufficio preposto al rilascio.
Né il Direttore dei Lavori né mio marito, a cui egli aveva chiesto di accompagnarlo in quegli Uffici dopo vari ed inutili tentativi, riuscirono a sbloccare quell'assurdo fermo, incomprensibile sotto ogni aspetto logico.
Lì scattò il soldatino combattente che questa vecchia è per natura dalla nascita e che non accetta ostacoli assurdi, ma con in più tutto ciò che questa vecchia ha visto e capito di certi esseri umani.
Parlai con un vicino molto ficcanaso che ogni giorno entrava nel cantiere dove si stava rifinendo la nostra casa a parlare con gli operai che ce lo riferivano ridendo. Quando capitavamo anche noi ci parlavamo volentieri, ritenendo quella sollecitudine un interesse positivo per i nuovi vicini, e ignorando quanto ci veniva detto sia da altri vicini sia da chi ci aveva venduto terreno e rustico: "State attenti perché quell'uomo è una vipera". 
Delle persone mi faccio solo un'idea personale, mai influenzata o, peggio, bevuta così com'è, da chi ne parla male, perché tante possono essere le ragioni personali che inducono qualcuno a dare definizioni negative di qualcun altro. E penso che chi beve come vera ogni maldicenza sia un idiota.
Chiesi dunque al vicino come aveva ottenuto i permessi per costruire il passetto di ingresso al suo fondo, dove abitava. Egli disse che la Regione aveva a suo tempo chiesto dei soldi ma che "suo fratello non aveva mai pagato".
Capii che dovevano essere tempi lontani, visto che a noi invece la Regione aveva chiesto diverse migliaia di euro di balzelli per ottenere la concessione dello spazio di terreno di sua proprietà che costeggia in lunghezza tutta la strada comunale, frapponendosi fra essa e i terreni privati.
Nulla seppe dirmi del Vigile di cui il Comune aveva fatto il nome, ma mi spiegò che il permesso comunale dipendeva dal fatto che la strada poteva avere una classificazione diversa da comunale, forse vicinale.. Bisognava vedere come questa classificazione era scritta nelle carte.
Obiettai che, qualsivoglia fosse la classificazione, con tutta evidenza ogni villa lungo detta strada, sia su un lato sia nell'altro, aveva il suo bel passetto di ingresso  e tutti attraversavano le strisce di terreno che, per ciascun lato, erano di proprietà della Regione. Dunque la sua classificazione non impediva di costruire tali passetti. 
L'uomo cercò di spiegare a sé stesso e a me la cosa in questo modo: quando i lotti di terreno furono donati dallo Stato ai coloni per ciascun lotto fu concesso l'ingresso ma, essendo il nostro terreno frutto di un frazionamento di uno di quei lotti originari, forse risultava essere un ingresso soprannumerario e per questo aveva avuto bisogno di permessi regionali e comunali.
Possibile, pensai, ma nulla c'entrava in quella ipotesi la classificazione della strada da parte del comune.
Andai poi a parlare con il marito della precedente proprietaria del terreno, la parte venditrice. 
Gli chiesi se conosceva il tale Vigile e che tipo fosse. Mi disse che si, lo conosceva bene, come io avevo arguito data l'attività commerciale che la famiglia venditrice svolgeva sul territorio e data anche l'esiguità della cittadina e del numero degli abitanti.
Mi descrisse un pallone gonfiato, una specie di bullo, ma innocuo.. Certo una volta aveva tirato fuori la pistola di ordinanza minacciando qualcuno..
Mi stupii che nonostante ciò fosse ancora Vigile Urbano e, dopo avergli illustrato gli ostacoli che colui stava sovrapponendo ad una pratica che il mio interlocutore conosceva bene, avendola loro iniziata, gli posi la domanda: "Ma forse questo vuole dei soldi?"
La domanda la posi con lucido calcolo, non perché volessi addivenire ad un eventuale ricatto di quel pidocchio con il suo piccolo potere di firma, ma perché, conoscendo bene le chiacchiere che passano di bocca in bocca, arrivasse a colui che io parlavo in giro dell'ostacolo incomprensibile da lui frapposto, delle andate a vuoto del Direttore dei Lavori, leggi testimone del fatto, delle lunghe attese di lui con mio marito presso la sede-ufficio di tale poliziotto locale in cui non si faceva trovare perché "fuori per servizio", oppure, l'unica volta che erano riusciti a parlarci, aveva detto nebulosamente che "non era lui l'impedimento, ma quelli del comune che dovevano venire a ritirare il foglio con la sua firma, non spettando a lui portarlo dalla sede dei Vigili alla sede degli Uffici Comunali". Mio marito e il Direttore dei Lavori si erano offerti inutilmente di fare da latori del foglio con l'augusta firma da un edificio all'altro, ma niente, non si poteva fare.
In un Paese in cui un ex Presidente del Consiglio dei Ministri parla di una "irriducibile astratta burocrazia" basterebbe che il cittadino vessato, presentando denuncia per omissione di atti d'ufficio, avesse immediata Giustizia. Ma dato che né la Politica né tanto meno chi la giustizia la gestisce sanno fare il loro mestiere ecco che bisogna industriarsi.
Alla mia domanda così diretta il marito della signora venditrice si mostrò lievemente imbarazzato: "Ma no, non credo, è uno sbruffone, ma non penso..."
A me bastava. Avevo già parlato con due lingue che sicuramente si sarebbero sciolte senza commettere alcun reato: illustravo una difficoltà incomprensibile incontrata prendendo delle informazioni legittime sulla persona per fugare il dubbio che ci fosse qualcosa di illecito dietro detto ostacolo.
Attesi qualche giorno, sapevo che il marito della venditrice vedeva spesso il soggetto che era anche loro cliente, e sapevo che gli avrebbe riferito della mia finta ingenua perplessità.
Andai dunque negli Uffici del Comune dove erano stati invano quei VERI ingenui di mio marito e del Direttore dei Lavori chiedendo lumi sulla firma del Vigile e tornandosene indietro con le solite scuse: attendevano il foglio con l'attestazione della classificazione della strada che solo lui poteva firmare.
Davanti alla scrivania dell'impiegato dissi tutto quello che stava accadendo, senza accusare nessuno, con finto candore, ma mettendo l'accento sulla inspiegabilità del fatto che, per sapere come avevano classificato la strada, bastava guardare nell'archivio della toponomastica: o no?
Misi in quella recita tutto il candore possibile, mentre nella mia mente mi chiedevo se il Vigile ostacolava tutto da solo o aveva dei complici, magari anche in quell'Ufficio che trovava normale che il foglio con l'augusta firma non trovasse la strada per passare da un edificio comunale ad un altro.
L'impiegato mi rispose che avrebbe preso informazioni e che tornassi l'indomani per avere una risposta.
L'indomani, davanti alla sua scrivania, mi sentii dire con aria fra il sorpreso e lo scandalizzato: "Ma il permesso eccolo signora! Il Vigile T. l'aveva firmato! Eccolo qui! La strada è classificata comunale quindi tutto a posto!"
Sorrisi, ringraziai e me ne andai, guardandomi bene dal sottolineare che fino al giorno prima quel foglio non c'era nelle sue carte e che da mesi il T., anche contattato di persona dal proprietario della casa e dal suo Direttore dei Lavori, aveva sovrapposto inspiegabili ostacoli.

giovedì 14 maggio 2020

Rileggendo Alberto Bevilacqua

In mancanza di nuove letture ho preso dalla libreria "Questa Specie d'Amore" di Alberto Bevilacqua. 
Molti anni fa ho letto molti suoi libri che sono lì sullo scaffale accanto a questo che lo rese celebre perché vinse il Premio Campiello nel 1966.
Si cambia, si cresce e certe riletture ci fanno apprezzare di più o di meno quello che ci piacque.
Bevilacqua oggi mi piace di meno.
Ricordo che già tanti anni fa notai che nei suoi libri successivi, a parte la Califfa, il suo stile si era fatto faticoso e, in uno degli ultimi libri, quasi incomprensibile, anche nel senso del messaggio che voleva dare.
Essenzialmente Bevilacqua mi appare, un po' come Moravia, permeato dal sesso a cui non sa resistere. 
Su Wikipedia ho cercato notizie della sua vita che potessero in qualche modo arricchire alcuni aspetti del libro in rilettura che ho trovato interessanti, pensando ad un autobiografismo che sempre c'è nelle creazioni di chi scrive romanzi. 
Non ricordavo le descrizioni dei ricordi infantili del protagonista che tanto somigliano, per come li descrive, ai ricordi di me bambina, per gli episodi che riguardano la mia vita beninteso.. Scene viste con gli occhi di un bambino in cui si intuisce la realtà dei fatti che si stanno svolgendo.
Ma nella sua biografia la figura del padre è tutt'altro che una figura perseguitata dai fascisti, come il bambino del libro che sente suo padre venir chiamato "sovversivo", al contrario egli è un fascista, un aviatore... I "sovversivi" erano i comunisti.
Né in detta biografia si fa cenno ad una moglie, tanto che ho pensato che una conversazione da me avuta con una bella giovane che l'aveva conosciuto e frequentato forse la ricordavo male...
Poi scopro che invece ricordavo bene, perché una moglie l'ha avuta e come e che il loro matrimonio è durato 30 anni.
Ero giovane, allora, e la bella e sofisticata amica di una mia cara amica dai tempi della scuola fino ad oggi, seduta a parlare di lui nel suo abito di seta che scopriva le belle gambe abbronzate, diceva con dolcezza che lui tradiva la moglie, e senza dirlo esplicitamente fece capire anche con lei, e alla mia domanda rispose: "Ora non ne soffrono più..." Avvolta nel suo profumo di classe non mi convinse che si possa vivere con le corna un rapporto sereno.
Ecco, Bevilacqua era questo, un uomo depresso perché incapace di essere forte di fronte alle sue debolezze.





Da: PRAMZAMBLOG  18 DICEMBRE 2008 INTERVISTA di Achille Mezzadri
Le è dispiaciuto lasciare Parma nel '61, quando si è sposata?
Ero felice, innamorata, non mi rendevo conto, ma a Parma ho comunque lasciato un pezzo di cuore. Parma mi è sempre rimasta qui e fino a due anni fa, quando mia sorella era ancora viva, ci tornavo tutti gli anni.
Perché è fallito il suo matrimonio con Bevilacqua?Dopo trent'anni il matrimonio si è spezzato perché Alberto era cambiato, non era più la persona della quale mi ero innamorata e con a quale ero stata bene per tanti anni. L'episodio decisivo fu un litigio per una questione di bozze. Sì, io gli correggevo le bozze e quella volta lì lui si arrabbiò perché mi considerava in ritardo. Io uscii di casa così com'ero. E il giorno dopo lui aveva già cambiato la serratura.Ma lei non era stata la sua "musa ispiratrice"?
Non esattamente, però posso dire che i suoi libri migliori li ha scritti quando ero al suo fianco. E la Giovanna di "Questa specie d'amore" era senz'altro io.
Com'è stato il vostro rapporto dopo la separazione e il divorzio?
È peggiorato con il passare del tempo. Per un po' io ho cercato di mantenere rapporti di amicizia, almeno di cordialità. Ma senza successo. Da un certo momento in poi si è sempre andati per avvocati. E pensi che qui a Vigna Clara, viviamo vicinissimi... Però non lo vedo mai.

Guarda un po', proprio Vigna Clara, la zona dove abita la mia amica e dove c'era e c'è il suo giro di amicizie: fra la Cassia e Corso Francia... La bella profumatissima era di quel giro lì...

lunedì 20 aprile 2020

Episodio VI - Elena e Gregorio-Furio "COVID-19"

La “Maschera” Furio.


Carlo Verdone è un genio e nel suo attento studio dei caratteri umani ha saputo cogliere un aspetto che riguarda molti tipi umani e l’ha raffigurato caricaturalmente nella figura di “Furio”.

“Furio” può avere varie facce e svolgere professioni o mestieri diversi, ma sempre ha una connotazione ossessiva, paradossale che, in percentuale diversa, da un’impronta inconfondibile al suo agire: da lì nasce il personaggio di Verdone che suscita il riso e lo sconcerto perché il suo Autore ne fa, appunto, un’immagine caricaturale, quindi estrema.

Quello che fa ridere di più è il rapporto di Furio con la malcapitata che lo ha sposato, dipinta come una vittima che, nel caso estremo interpretato da Veronica Pivetti, si getta in mare suicida per sfuggire al suo inconsapevole aguzzino.

Oppure, come in un altro episodio, fugge con un bel tenebroso che la insidia lasciando persino i figli o, anche, in una delle prime scenette in cui Verdone abbozzava il personaggio, egli parla alla moglie che non gli risponde ormai più, annichilita dalla sua incapacità di percepire le esigenze dell’altro, e lui si risponde per lei, ottusamente inconsapevole dello stato di depressione in cui l’ha gettata e, in tale scenetta, Verdone interpreta anche il figlio di Furio il quale, uscito il padre, si rivolge con lo stesso metodo alla sempre più annichilita madre che, tristissima, continua a sferruzzare muta, e le dice con foga: “Io con quell’uomo non voglio parlare più, capito? Io quell’uomo non lo sopporto più!” Poi, senza aspettare risposta, esce dimostrando in sostanza di essere “Furio” anche lui.

Ora, come dicevo, ci sono tantissimi tipi umani che hanno in sé in percentuali diverse “Furio”: io conosco una moglie di un “Furio” il quale è posseduto da questa maschera fortunatamente in minima percentuale, ma è anche lui inconfutabilmente un “Furio” !

Vorrei prendere spunto dagli innumerevoli episodi che “La Moglie di Furio”, che io conosco, vive e racconta per scrivere delle gustose scenette comiche, a volte anche un po’ amarognole, per riderne insieme.

Li chiamerò “Episodi” e darò loro solo un numero progressivo.

La moglie del nostro  “Furio” si chiama Elena e lui Gregorio.

Episodio VI

Elena chiama al telefono la sua amica storica Rita: "Ciao Rita, come te la passi chiusa in casa?"
Rita: "Cara Elena! Benino.. Cosa dobbiamo fare? Siamo costretti.. Tu ed io siamo fortunate perché viviamo in ville con grandi giardini.. Pensa ai poveretti che stanno in appartamento, magari alcuni senza neppure un balcone. Non lamentiamoci. Tu come vai?"
Elena, sospira: "Sopporto la situazione, ma in certi momenti mi diventa insopportabile e fuggirei via! Un paio di volte l'ho anche strillato." Capisco a cosa allude e mi preparo a sentire l'ennesimo sfogo. Non serve a questo l'amicizia?
Dico: "Il tuo Furio?"
"Chiamalo "il mio Furio" se vuoi, ma è insopportabile!"
"Lui è un poco fobico, immagino..."
Elena: "Un poco?!!!! E passi per le fobie, le ipocondrie, che peraltro nega e si offende pure, ma mi assilla! E nega pure quello! E se reagisco esasperata dice che sono io che urlo e voglio sempre litigare con lui!"
"In cosa consiste l'assillarti?"
La voce di Elena denuncia un tono esasperato: "Non si fa che parlare di questo virus, non si fa che ascoltare ogni telegiornale possibile, ogni talk-show possibile in cui si parla di come comportarsi nelle regole igieniche e lui si permette di bloccarmi in ogni gesto che faccio, ricordandomi come si deve fare!" 
"Immagino che tu sappia bene come comportarti anche nel tuo stesso interesse."
"Ma certo, Rita, mica sono scema! Ma Gregorio blocca ogni mio gesto anche quando non ve ne è  ragione alcuna, in continuazione, anche su cose dette e ribadite! Ad esempio ha sentito anche lui che più di un esperto ha detto che è meglio usare le mani e poi lavarle, piuttosto che i guanti che non puoi lavare e devi poi gettarli."
"Per andare in giro però bisogna usare i guanti." Provo a dire.
"Ma chi ci va in giro? Io non esco più di casa dal 6 marzo!!! Ci portano la spesa i volontari del Comune e lui vorrebbe che mettessi i guanti anche per prendere da terra le buste della spesa che loro, con guanti e mascherina, ci lasciano al cancello!"
"Ma.. Perché?"
"Perché è pazzo! Ecco perché! Poi il tono di rimprovero di chi ti riprende senza motivo mi esaspera! Tu stai facendo qualcosa che sa anche lui che suggeriscono di fare, ma mentre stai serenamente facendolo ecco che con tono furiesco fa: "No! Magda! Non si fa così!"
"Vuoi dire Elena.."
"Ma certo! Ma ti assicuro che è identico! Di diverso c'è solo il nome della povera disgraziata!"
"E tu scatti."
"Eh!! Mi conosci, io non sono come la povera Magda che soffriva in silenzio, ma ti giuro che in questa prigionia e con lui così, compresi i suoi rituali ossessivi, sto pensando al suicidio come la moglie di un Furio interpretato da Veronica Pivetti!"
"Ma dai Elena! Non dirai sul serio?!!" Faccio seria e un poco preoccupata.
"Giuro Rita che, sia pure di sfuggita, ci ho pensato! Mi sento in prigione e lui ci mette un carico in più!"
"Cara, capisco, ma lui non lo cambi e devi sopravvivere comunque... Certo è esasperante uno che ti riprende senza motivo. Ma poi ti spiega il perché? Gli hai detto che, posate le buste, vai a lavarti le mani?"
"Ma certo! Ma non te lo dice il perché! Non ammette la sua follia e dice che glielo chiedo perché voglio litigare! Ma, se è lui che rompe le scatole  a me senza motivo, sono io che voglio litigare?"
"Fai una cosa Elena, fagli lo stesso tu: ogni momento digli "no, non si fa così", pure quando non ha fatto niente di scorretto sul piano della prevenzione, oppure chiedigli "ti sei lavato le mani?" pure quando sai che l'ha fatto, e così via!"
"Vendetta, insomma..." E sento che si è rasserenata e sorride.


sabato 11 aprile 2020

Pillole di ricordi... "Il cugino"

Siamo a cena. Un po' parliamo, un po' seguiamo la televisione accesa.
Ad un tratto mio marito, con tono misurato mi dice brevemente: "Tuo cugino è morto".
Dico solo lievemente sorpresa: "Chi?" Mentre alla mente mi si affaccia già l'unica possibile risposta e dico il nome.
Sì certo, non può che essere "quel" nome, perché io non ho rapporti con nessun parente, a parte una cugina più anziana di me, l'unica a cui in quasi 74 anni di vita non posso rimproverare nulla.
In fondo quello con questa unica cugina è stato un rapporto di parentela normale: un affetto sempre presente, un senso di appartenenza biologica, momenti in cui non ci siamo viste e sentite prese ciascuna dalla propria vita, ma sempre rispettate...e per questo ritrovate..
Ma il cugino, più piccolo di me di ben 12 anni, fa parte di quel nutrito gruppo di parenti che, senza colpa alcuna mia o dei miei santi genitori, si è nutrito dell'astio nato da una di quelle persone che vivono usando i propri legami familiari come un potere da esercitare allontanando le persone, anche se fra queste non vi è stato mai nessuno screzio, nessuna questione...
Ma la persona che nutre in sé l'astio, l'avversione, per motivi suoi, che possono essere i più svariati quanto ingiustificati, se non spiegati da un animo meschino, cattivo, non accontentandosi di odiare per sé, usa le persone su cui ha un potere affettivo per instillargli le ragioni del suo odio, impedendo così i rapporti normali e sereni all'interno dei rapporti parentali. 
Sono persone distruttive che invece di far crescere i legami li frantumano.
Il cugino morto aveva in sua madre una persona di questo genere.
Ella, scoprii che ero già adulta, odiava mio padre e mia nonna, colpevoli di aver cercato di dissuadere mio zio dallo sposarla.
Mia nonna aveva validi motivi, scoprii, e si servì di mio padre, essendo ella vedova, per convincere il figlio, ricordandogli certi fatti che avevano riguardato l'aspirante nuora e la di lei madre. 
Purtroppo per lei suo figlio, peraltro il suo preferito (mia nonna era di quelle madri che hanno i figli preferiti e, come diceva mio padre che non lo era e ci soffriva, era per questo una donna stupida) sposò questa donna che l'aveva pesantemente insultata, unitamente all'unica figlia femmina, tanto che avrebbe voluto trascinare in tribunale sia la giovane molto aggressiva che sua madre per il medesimo episodio.
Avuta la presa sul suo sposo ella fece buon viso a cattivo gioco e nei rapporti con la famiglia di suo marito sorrideva, ma il sorriso non copriva l'ostilità sempre presente. L'astio poi lo spargeva anche su altri elementi della famiglia, come la sottoscritta, che ne restava sempre stupita, non essendo a conoscenza di nulla ed avendo appreso solo da adulta i motivi per i quali nonna non la voleva.
Impossibile dunque era stato vivere quegli affetti. I figli non furono mai veri, mai spontanei, chiusi nell'ostilità in eterno. Fino alla morte.
I suoi figli, se negli anni giovanili mantenevano almeno una facciata, con il passare del tempo arrivarono a non salutare, ignorando anche che ci si conoscesse se ci si incontrava...
Un comportamento per me assurdo, stupefacente, come stupefacente mi era sempre sembrato il muro di ostilità che avvertivo nei tentativi di instaurare un minimo di rapporto affettivo.
Lo zio era morto senza che loro facessero sapere nulla.
La vita intera era finita racchiusa in quell'odio.
Ora non provavo nulla per quell'uomo di cui possedevo l'immagine di lui bambino in un filmino in cui c'era anche mia nonna e che ogni tanto rivedevo. 
L'aveva girato il padre di una mia amica storica che, ospite mia un'estate nel paesino natio dei miei genitori, ci aveva girato quella breve sequenza in cui era anche lui, il cuginetto curioso che si era avvicinato al nostro gruppo. Non perché ci fosse la nostra comune nonna, egli tornava in vacanza a casa della nonna materna, nel medesimo paesetto, ma perché era un bambino un po' agitato e curioso.
Ora avevo capito quale cugino fosse morto solo perché sua madre, ancora viva, abita nello stesso palazzo dove abita la sorella di mio marito.
Lei sa tutto di questi miei parenti, ha anche assistito ad una scena in cui la mia famiglia al completo usciva da casa sua e incrociava nel piccolo androne del palazzo proprio lui, il morto, che rientrava e, terreo in volto, passava senza guardarmi in faccia: impossibile salutarlo.
"Mia sorella ha detto.. se glielo vuoi dire.." Dice mio marito.
Certo capisco. Si ripete quello che  avvenne quando morì lo zio, il fratello di mio padre. 
Mia cognata me lo disse come se dovessi comunque saperlo..
Perché mai? Nulla hanno voluto essere per me in vita e allora ancora meno in morte. Noi siamo vita e il tempo fra i due punti è trascorso. Che miseria!
Provo solo una leggera pietà.. Per quell'immagine che rivedo ogni tanto nel filmino: è arrivato 12 anni dopo di me. Ricordo ancora quando il padre ci svegliò alle 5 del mattino perché gli era nato un maschio. Ricordo il pudore stupito di mio padre che gli faceva le congratulazioni.. Non era mai contento nel rapporto con suo fratello, lo conosceva, sapeva che era un egoista, un narcisista e che non gli voleva bene: era per il trionfo della sua vanità che lo svegliava all'alba, per dirgli che lui aveva avuto il maschio che mio padre non ebbe mai e che forse aveva desiderato..
Poi mi giunsero voci su una presunta omosessualità di quel vantato maschio...
Di certo né lui né la sventurata e cattiva madre superstite divennero mai nonni.. Non solo da lui non ebbero frutti, ma nemmeno dall'altra figlia.
Che tristezza donna piena di ostilità e di rancore spalmato su tutta la famiglia di tuo marito...
Ora lui è morto da tempo e un amaro destino ti ha tolto anche tuo figlio..

giovedì 9 aprile 2020

Nonostante tutto è PASQUA, festa degli Ebrei e dei Cristiani

I Cristiani festeggiano la Resurrezione di Cristo

Gli Ebrei la Liberazione dalla schiavitù sotto l'Egitto
I cibi della Pasqua ebraica in cui ogni pietanza ha un significato legato alla tradizione della sofferenza e poi della Liberazione del popolo ebreo dalla schiavitù sotto l'Egitto

Per tutti è la Festa della Primavera delle scampagnate, delle gite, del buon cibo.

Quest'anno niente gite, niente riunioni familiari: rimane il cibo..

Auguri a tutti comunque... 

martedì 31 marzo 2020

Bella da Morire sceneggiatura rozza

Cristiana Capotondi
Rita Coltellese *** Scrivere: Cristiana Capotondi in cerca di Mr. Goodbar

Peccato, dice mio marito a cui piace molto Cristiana Capotondi, peccato sì, concordo io, sacrificata dentro un personaggio psicologicamente inattendibile di una donna che mette annunci per dare appuntamenti a sconosciuti con cui, appena visti, va a copulare dicendo "Andiamo a casa tua". La stessa psicologia, secondo gli sceneggiatori, avrebbe slanci affettuosi verso il collega, ben interpretato da Matteo Martari.
Matteo Martari in uno dei personaggi da lui interpretati

Anche nella terza e penultima puntata si son viste ridicole approssimazioni della realtà che rendono la storia non credibile:
il Medico Legale e Anatomo Patologo, secondo chi ha scritto la sceneggiatura ma anche secondo la regia che non ha corretto in nulla le assurdità, oltre ad esaminare il corpo del cadavere fa anche l'esame della vernice del muro trovato sotto le unghie della morta..
Non so in che mondo di ignoranza vivano questi sceneggiatori, a quanto pare anche premiati nel passato a dimostrazione dello scadimento della categoria, ma un Medico Legale e Anatomo Patologo fa un esame autoptico del cadavere, che vuol dire esaminare il corpo dal punto di vista Anatomo Patologico Legale riscontrandone le lesioni causa della morte e, quello che trova sul corpo, esempio reperti organici o inorganici, lo passa ai Laboratori Chimico-Biologici preposti della Polizia Scientifica.
Qui invece si vede un Medico Legale che si mette ad esaminare una vernice con tanto di ingrandimento comparando i due campioni come se fosse un Chimico...
Penoso.
Pare che la puntata abbia avuto molti spettatori: la gente è di bocca buona e in questo periodo anche costretta a casa e si può capire.



venerdì 27 marzo 2020

Non complottismo ma pragmatismo

Il video del Servizio mandato in onda dal TGR "Leonardo" il 16 novembre 2015 su RAI 3 ha risvegliato le smentite dei virologi accreditati dal giornalismo "serio" delle TV e dei media, nonché dal Governo italiano al potere in questo delicato momento che il nostro Paese sta attraversando.

Ho sentito di nuovo la parola "complottismo" pronunciata da uno di questi seri uomini di Scienza che ha escluso categoricamente che il coronavirus che ha causato la pandemia sia frutto di manipolazioni di Laboratorio.
Ha aggiunto anche una spiegazione psicologica al credito che alcuni hanno voluto dare alla tesi del virus fabbricato in Laboratorio: la paura di qualcosa che viene dalla Natura, quindi non controllabile, farebbe accettare la più rassicurante spiegazione che il virus sarebbe frutto di una cosa voluta dall'Uomo, quindi addebitandolo al cattivo agire dell'Uomo tale flagello sarebbe più controllabile.

Ora nulla è più lontano da me del complottismo. Sono una persona estremamente pragmatica in tutti gli aspetti della mia vita e nel mio pensiero. Aiutata inoltre dall'ambiente che mi circonda da quando avevo 18 anni. Un ambiente fatto di Fisici, Chimici, Medici, Biologi, vissuto quotidianamente sia per lavoro di chi mi vive accanto, sia per lavoro mio, sia per frequenza privata di queste figure professionali, tutte inserite in Organismi Statali: Università Italiane e straniere, Istituti di Ricerca italiani e stranieri, Ospedali Statali italiani. Insomma non Professionisti della Scienza che operano nel privato.
Possono essere più o meno bravi, più o meno intelligenti, geniali e non, ma certo le materie di cui si occupano le conoscono almeno nei loro meccanismi fondamentali, leggi fisiche ed eventuali tecniche e procedure di applicazione di procedimenti biologici, chimici, medici.

Nessun complottismo, anzi mio marito ed io abbiamo riso quando un dentista, che è anche Medico di Base, ha detto che "sono stati gli USA che hanno messo in giro questo virus".
Dovunque ho contestato i folli che hanno detto che il COVID-19 altro non era che una banale influenza: su facebook come nei commenti vari sotto gli articoli di giornale on-line.

Ma il Servizio della seria trasmissione "Leonardo" della RAI è rigoroso e prende spunto da un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale "Nature".
Non esistono maghi e astrologi, non esiste predizione del futuro, esiste la descrizione di un fatto: nel Laboratorio cinese si è fatto un lavoro di bioingegneria genetica prendendo il virus Sars2 del topo legando ad esso la proteina del coronavirus dei pipistrelli denominata SHCO14 e inoculando il virus ottenuto nei topi per vederne gli effetti.
La rivista "Nature" descriveva il lavoro biologico fatto mettendo in guardia sulla sua pericolosità.
Il virus Sars2  appartiene al tipo dei coronavirus e dà la polmonite acuta nei topi, non nell'Uomo.
Ma cosa ci garantisce che questo coronavirus Sars2  di origine murina non possa essere uscito dai laboratori involontariamente o volontariamente subendo mutazioni come accade ai virus?

I TG si affannano a far parlare i Virologi accreditati dalla politica e invitano a credere solo ai giornali seri accreditati dalla politica.
Questi escludono categoricamente che il virus che ha creato la pandemia possa avere origine di Laboratorio: esso è di origine, come detto dalla Dott.ssa Capua, "selvatica".

Avendo intorno tanti scienziati non accreditati dal sistema e che dunque non si espongono, temendo ritorsioni sia nel lavoro sia legali nel dire quello che non possono negare a sé stessi di non sapere, ho posto loro poche pragmatiche domande:
ad una Biologa che lavora da 30 anni in uno dei più prestigiosi ed autorevoli Laboratori di un Istituto di Ricerca Statale Italiano e che so che ha lavorato anche sui virus, quindi penso sappia rispondere alla mia domanda su un semplice dato tecnico, ho chiesto: "Potete voi distinguere se un virus è di origine naturale o di costruzione in Laboratorio?" 
La risposta sicura e secca è stata: "No".
Ad un Medico con 25 anni di esperienza in grandi Ospedali Italiani e tutt'ora presente in Servizio quale Dirigente del SSN, con esperienze di stage in USA e in U.K., ho posto la domanda su cosa ne pensasse di ciò che viene detto dai Virologi accreditati nei servizi giornalistici approvati dal Governo e sulla risposta da me avuta dalla Biologa che ha lavorato sui virus: la sua risposta è stata lunga ed articolata, usando termini scientifici sulla genetica dei virus che non riporto per tema di non essere precisa, non capendo fino in fondo gli aspetti scientifici non avendo la cultura necessaria, ma la sintesi della conclusione è stata: "Non lo sapremo mai se è di origine naturale o se è sfuggito da un Laboratorio, anche se propendo per un'origine naturale."

Dunque non v'è certezza e le certezze categoricamente affermate dai Virologi accreditati dal Governo farebbero pensare alla volontà di tranquillizzare il popolo.

Coronavirus e Sars2 - Puntata di TGR Leonardo RAI3 del 16/11/2015

mercoledì 25 marzo 2020

Pillole di ricordi... "Il Gabbiano"

In questi giorni capita che mi sieda davanti al televisore anche di pomeriggio e così, girando di canale in canale, ecco apparire una commedia in bianco e nero, una di quelle splendide commedie che tanti anni fa andavano in onda il venerdì sera, con splendidi attori di Teatro!
Il lavoro teatrale era già cominciato e sulla scena ho riconosciuto subito Giancarlo Sbragia. Come era bello! Almeno per me, che della bellezza maschile amo quello che da dentro la mente si manifesta fuori: nell'espressione del viso, nell'intelligenza dello sguardo, nell'eleganza contenuta del gesto...
Giancarlo Sbragia mi capitò di incontrarlo tanti anni fa in Via del Corso: era fermo sul marciapiede, forse aspettava l'autobus. La gente sciamava intorno senza riconoscerlo giacchè aveva un'aria defilata, grigia direi, senza nulla del narcisismo di tanti attori che ne svela la presenza perché vogliono apparire. Lui non voleva apparire affatto nel suo abito qualsiasi, lo sguardo anonimo, una mano in tasca a cercare qualcosa nella tasca della giacca di un abito non perfettamente stirato... qualsiasi. Ma il viso dai tratti sensibili rivelava un quid che poi in Teatro lo avrebbe trasformato in uno dei tanti personaggi che ha interpretato.
Il figlio, Mattia, bravo anche lui, mi spiace ma non è bravo come era lui.
Nella commedia, che non ho riconosciuto subito, recitava nel suo modo perfetto e misurato  e la telecamera consentiva, a differenza del Teatro in cui gli attori sono sempre un poco distanti dallo spettatore, di vederne il volto da vicino e l'espressione.
L'attrice che recitava in quella scena con lui era un viso per me già visto, ma non mi è noto il nome.
Dopo poco ho detto: "E' Cechov..." Ma ancora non avevo ricordato il titolo della commedia. Poi mi è venuto: Il Gabbiano. Che non è una commedia, ma un dramma.
E' apparsa poi in scena una giovanissima e bellissima Ilaria Occhini.
Anche questa attrice mi è capitato di incontrarla per caso: era buio, circa le h. 20:00, in una stradina mal illuminata del centro di Roma dalle parti di Largo Argentina; con una mia nuora stavo recandomi al Teatro Flaiano, dove non ero mai stata, per assistere ad uno spettacolo a cui tenevo molto di Lucia Poli ispirato a Dorothy Parker, giornalista e scrittrice di cui avevo letto un libro di racconti e che mi aveva colpito per lo stile con cui narrava la verità di certe tipologie umane.
Camminando faticosamente in fretta sui sampietrini con i tacchi, cercavamo il Teatro temendo di non arrivare in tempo per lo spettacolo. La strada era deserta, ma ecco che ad un tratto una signora che portava a spasso il cane veniva in senso contrario al nostro: subito le ho chiesto cortesemente se mi sapeva indicare dove era il Teatro Flaiano ed ella, una donna fine e più anziana di me il cui viso rimaneva un poco in ombra per la fioca luce della via, mi ha risposto con voce chiara e tono alto: "Più avanti a destra signora!" Ho frettolosamente ringraziato girandomi verso il mio cammino, mentre lei riprendeva la sua passeggiata tenendo il guinzaglio del suo cane nel senso opposto al mio, e in un istante l'ho riconosciuta, un istante dopo aver sentito la sua bella chiara voce avermi risposto quasi declamando.
Ed eccola nel dramma Il Gabbiano recitare il personaggio di Nina, colei che allegoricamente è Il Gabbiano, simbolo del volo libero..
Ma Nina, nel suo anelito di libertà, riuscirà si a fare l'attrice come desiderava, ma finirà vittima di sé stessa prigioniera di un sentimento umiliante per un uomo falso ed egoista.
Ed ecco Gianrico Tedeschi nella parte del Consigliere Effettivo e zio di Konstantin, interpretato da un giovane Gabriele Lavia, sempre perfetto nelle parti di personaggi tormentati.
Che meraviglia di interpreti! Che Teatro! Ma ecco che le scritte mi ricordano che la Regia di questo allestimento del 1969 è di Orazio Costa Giovangigli! Eh! Ti credo che è una meraviglia!
Entra in scena nientemeno che Mario Feliciani! Che voce stupenda! Che recitazione perfetta! Quanti lavori ho visto in TV interpretati da questo grandissimo attore!
In Teatro non mi è mai capitato di veder recitare né Gianrico Tedeschi, altro attore inconfondibile ed unico, né Mario Feliciani. Mentre Gabriele Lavia l'ho visto in Teatro nell'allestimento di un suo "Amleto" di cui curava anche la regia. Un "Amleto" edipico, che si rotolava sulle tavole del palcoscenico in preda alla sua pena per l'immonda figura materna che tormenta la sua psiche.
Infine una bravissima Proclemer vista sia da molto vicino, andare verso il bar dell'ormai scomparso cinema Mazzini, dove andavano tutti gli attori e i lavoratori della sede RAI di via Asiago a Roma e noi studenti del "Francesco Ferrara" di via Caposile, sia in Teatro con uno stupendo Gabriele Ferzetti in "Chi ha paura di Virginia Wolf?". 
La RAI non aveva un bar interno credo, perché attori, cantanti e presentatori, in quegli anni in cui frequentavo la Scuola Superiore di Secondo Grado, venivano tutti in questo bar, soprattutto la mattina e all'ora dell'uscita dalla scuola.
Proclemer vista da vicino era piccolina anche se portava tacchi all'italiana di almeno 8 cm., come Giancarlo Sbragia, anch'egli un uomo di circa m. 1,67 di altezza, mentre Ilaria Occhini era una donna sul m. 1,65. 
E con questi ricordi vi lascio...