| Love Story Putina |
Putin: "Quanto
sei bona!"
Putin: "Non so che mi è successo... Ho fatto cilecca... Che umiliazione... Devo chiedere consiglio al mio amico Silvio.."
Putin: "Da, Silvio, farò così. Tu te ne intendi."
| Love Story Putina |
Putin: "Quanto
sei bona!"
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Continua l'attenzione quotidiana della RAI sui numerosi omicidi che ormai avvengono con triste frequenza.
Ogni giorno ci aggiornano con particolari minuti su cui costruiscono riflessioni a volte sconcertanti giornalisti come criminologi.
L'unica che ispira fiducia è Roberta Bruzzone giacché una laurea in Psicologia almeno ce l'ha. Inoltre è dotata di un'ottima adesione alla realtà dovuta alla sua intelligenza ed al suo buonsenso, doti personali che sono a volte più importanti degli stessi titoli professionali.
Per il resto si assiste a commenti privi di logica comune su fatti che vengono interpretati volutamente in base ad una tesi precostituita.
Un esempio: 8 giorni dopo la scomparsa di Liliana Resinovich, quando ancora non si era ritrovato il suo cadavere ed era solo una persona scomparsa, mandano un filmato in cui il marito Sebastiano ha fatto il bucato e steso dei panni in cui ci sono anche mutandine della moglie. La cugina della scomparsa trova questo molto strano, in particolare che nel bucato ci siano anche le mutandine della scomparsa, si appunta tutto e porta i suoi appunti agli inquirenti. E' evidente il retropensiero che il marito abbia eliminato la moglie e per la signora e per chi la intervista su questo episodio quel bucato e quella biancheria della scomparsa sono segnali di stranezza colpevole.
Ora non so se il marito abbia ucciso la moglie, fin qui gli inquirenti non hanno neppure formulato l'indagine per omicidio, ma soltanto per sequestro di persona, ma qualora si voglia pensarlo che prova sarebbe lavare la biancheria intima della moglie ad 8 giorni dalla scomparsa? Casomai se ci si vuol vedere qualcosa sarebbe il contrario: l'uomo che sa di aver ucciso non lava la biancheria di chi ormai non ne ha più bisogno.
Potrebbe quest'uomo aver saputo che la moglie voleva lasciarlo ed aver pensato che effettivamente se ne era andata, dunque per questo aspettare a fare la denuncia, negare per vergogna di saperlo e, allo stesso tempo, attendere un suo possibile ritorno?
Ci vogliono prove e spero che, nel silenzio, chi indaga le abbia messe insieme, ma prove concrete, non elucubrazioni fondate su comportamenti che possono avere diverse spiegazioni secondo i sentimenti interiori che quella persona sta vivendo.
Altra interpretazione fuori dalla logica comune è il commento all'ennesima intervista strappata a Sebastiano Visintin: la giornalista gli chiede qualcosa sulle ultime dichiarazioni di Claudio Sterpin, l'amico della moglie per il quale voleva lasciarlo, e lui salendo in auto, cercando di sottrarsi all'ennesimo assalto dei cronisti, risponde freddamente: "Chi Claudio Sterpin?". Commentano in studio "la sua aggressività"! Ma quale aggressività? Rispondere così, volendo dimostrare l'ovvio, che cioè lui l'uomo che ha creato scompiglio nella sua vita a sua insaputa non lo conosce, mi sembra il minimo, oltre che la palese verità. Mi sembrano sentimenti normali, attendibili in una simile situazione. Freddezza, scostanza da quel nome, ma nessuna aggressività.
La parola a chi ha il compito di indagare. Nel frattempo se ci si vuol esercitare in congetture se ne possono fare anche su Claudio Sterpin, basandoci beninteso su quello che arriva dai media e sperando che chi indaga abbia ben altro.
Costui racconta. Quali riscontri concreti avrà dato agli inquirenti dei suoi racconti?
La controparte è morta. Liliana potrebbe confermare o smentire quello che dice. E cosa dice?
Che quella mattina gli ha telefonato e la telefonata c'è: il riscontro esiste.
Ma non si sa il suo contenuto. Il contenuto lo riferisce lui. Nessuno può confermarlo. E lui dice che si sono detti che lei sarebbe andata da lui dopo essere passata nel negozio di telefonia. Dove non è passata però. I telefonini, 2, sono stati ritrovati a casa.
E' uscita senza? Se li aveva con se possono essere stati riportati a casa solo da una persona: il marito.
Ma se invece la telefonata fosse stata di tenore diverso da come racconta Claudio Sterpin? Se lui, avvicinandosi il momento della grande decisione di andare a vivere con lui, si fosse reso conto che la cosa non era fattibile? La figlia di quest'uomo non sapeva nulla di Liliana. Come mai l'uomo non l'aveva informata che di lì a poco sarebbe cambiata la sua vita perché sarebbe venuta a vivere con lui una donna? Strano. Se trovano tante cose strane nel marito, mi domando come mai nessuno di questi indagatori televisivi, a vario titolo, abbia messo in risalto questo aspetto?
Non so se Claudio Sterpin abbia un'auto e guidi, ma se l'ha non potrebbe la telefonata avere avuto un tenore diverso da quello che lui racconta? Potrebbe averla prelevata in Piazza Gioberti, dove una telecamera l'ha vista per l'ultima volta, dopo averle detto al telefono di non venire a casa sua, che doveva parlarle, che l'aspettava in Piazza. Poi si può ipotizzare un drammatico colloquio in cui l'uomo si è tirato indietro dicendole di non dire nulla a suo marito, giacché sua figlia e i suoi familiari nulla sapevano del loro rapporto, che non si poteva concretizzare con il trasferimento di lei in casa sua...
E' possibile anche questo filone... Chi indaga sicuramente lo avrà esplorato. Questo anziano amico di Liliana dice che lei stava cercando una casa più piccola con un affitto inferiore per il marito, dato che lui dispone di una pensione che non arriva a euro 600 al mese.. Dice che lei ha iniziato ad andare a casa sua a stirargli le camice a settembre 2021, che da quella data ha iniziato a fare dei progetti futuri con lui.. Indica a prova il nome di una persona che ha case da affittare a cui lui ha chiesto di poter dare il suo numero di telefono a Liliana, dicendo che era per un'amica. La persona raggiunta dalle TV dichiara che l'episodio è vero, ma risale all'estate, quindi prima del settembre in cui Sterpin dichiara essere iniziato il progetto di vita insieme con Liliana. Ma che poi non è stato contattato da nessuno. Anche questa incongruenza non viene rilevata dagli indagatori, che si meravigliano però del fatto che un uomo, da loro fortemente sospettato di uxoricidio, lavi la biancheria di chi sa di aver ucciso una settimana prima.. E dunque dovrebbe sapere che non le serve più... Chissà perché, dato che la morta aveva indosso la biancheria e gli abiti ed è uscita da casa con le sue gambe.
Dunque è accertato che Liliana non ha fatto alcun passo concreto che dimostri che, nell'imminenza del suo cambiamento di vita, avesse concretizzato quello che Sterpin dichiara di trovare una casa per il marito.
Anche della affermazione di Sterpin, che avrebbero iniziato la loro vita insieme con un fine settimana in Istria due giorni dopo del giorno della sparizione di Liliana, non c'è riscontro: non esiste alcuna prenotazione di un albergo a nome né di Sterpin né di Liliana.
Per contro il marito, lacrimando, dichiara ai microfoni di giornalisti che Sterpin infanga sua moglie con delle fantasie, che dovrebbe vergognarsi di essersi intromesso nella sua famiglia... Che per questo ha commesso un'azione grave... Singolare morale se si pensa a ciò che ha dichiarato la loquace cugina di Liliana: ella si mise con Sebastiano regolarmente sposato e con due figli e "lui andò a vivere con lei uscendo di casa senza essere ancora separato legalmente".
| Liliana Resinovich con il cane con il cappottino... |
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Ogni particolare fa la differenza e cambia l'idea precedente che i commentatori televisivi si erano fatta proponendocela.
Dapprima, pensando che la fruttivendola che aveva visto passare la donna poi trovata morta potesse essersi sbagliata di giorno dell'avvistamento, le ipotesi si orientavano più o meno velatamente sul fatto che la donna non fosse mai uscita viva di casa, per questo i suoi cellulari, che lei portava sempre con sé, erano rimasti lì...
Poi al puzzle giallo arriva la tessera che conferma l'avvistamento della fruttivendola: una telecamera della piazza che sta un poco più avanti rispetto al negozio di frutta ha ripreso la donna. Dunque ella è uscita viva. Rimane il quesito se senza cellulari o con essi. Questo fa una grande differenza nell'interpretazione del giallo: se li ha lasciati a casa volontariamente il gesto potrebbe spiegare l'ipotesi del suicidio, se li aveva con sé una sola persona può averli riportati a casa. Il marito non è indagato ma molti lo sospettano perché un uomo, un antico amante della donna, dichiara che l'aspettava quella mattina come accadeva tutti i martedì dal mese di settembre, in cui lei si recava da lui a stirargli le camice dopo che si erano rincontrati al cimitero dove lei era andata a trovare sua madre e lui sua moglie morta da poco. L'uomo, ormai 82enne, dice anche che in quei giorni la donna doveva informare il marito della sua intenzione di lasciarlo per andare a vivere con lui.
Questa tessera del puzzle sposta le ipotesi sull'uxoricidio: la donna ha informato il marito e lui l'ha uccisa. Parliamo di una donna di 63 anni e di un uomo di 72. Ma il marito dice che non sapeva nulla e che lo apprende ora dagli inquirenti e dai giornalisti. Dunque la donna non avrebbe fatto in tempo a dirglielo. Ma questo lo dice lui e sta agli inquirenti accertare se dice il vero.
Giornalisti fermano la figlia dell'82enne con cui la donna morta doveva andare a vivere entro la fine di dicembre, così lui dice, mentre esce dalla casa del padre dove l'uomo viveva da solo dopo essere rimasto vedovo. Chiedono alla donna cosa sa e la donna risponde: "Nulla." Non conosceva Liliana Resinovich, non sapeva dell'amicizia con suo padre, né tantomeno che a breve sarebbe andata a vivere con lui. "Ma sapeva che da settembre ogni martedì andava a stirargli le camicie?" Chiede la giornalista. No, ribadisce la donna, a domanda risponde che sapeva che aveva persone che andavano ad aiutarlo nelle faccende domestiche ma non sa altro. Questa è una tessera del puzzle sorprendente, che accende dubbi sull'ex amante di tanti anni fa: possibile che nell'imminenza di un così importante cambiamento della sua vita questo signore nulla avesse detto alla figlia?
Si vede bene che a questo punto del puzzle le ipotesi sono tutte aperte. L'ex amante di tanti anni fa, circa 40, dice ai giornalisti, e forse anche agli inquirenti, che la cosa con Liliana, nubile, durò un paio di anni e non lo seppe nessuno. Il classico uomo sposato che fa le corna alla moglie e ha tutto l'interesse che non si sappia. Parla oggi solo perché la moglie è morta.
Liliana conobbe il marito dieci anni dopo quella relazione con l'uomo sposato. Ma il matrimonio non avvenne subito, come racconta il marito stesso, ma solo 16 anni fa. Una lunga relazione di circa 15 anni perché anche lui era sposato? L'uomo parla di un'ex moglie e saltano fuori anche qui due figli: una morta alcuni anni fa e un figlio con cui da anni non ha rapporti che gli è ricomparso accanto nella funerea circostanza della morte della seconda moglie.
Tessere che fanno parte di un mosaico umano che va componendosi a poco a poco e che solo alla fine daranno un quadro chiaro di queste tre persone: Liliana che amava uomini sposati, l'ex che la voleva alla luce del sole solo perché ormai la moglie non c'era più, il marito ignaro con rapporti familiari tristi di cui non sappiamo le ragioni, ma comunque anomali fra un figlio ed un padre. Quali e di chi le colpe?
I parenti della morta dimostrano ostilità e dubbio nei riguardi del marito e, stranamente, confidenza verso l'ex 82enne di cui però nulla sapevano anche loro. Si rimprovera al marito di non essere andato subito, nel pomeriggio stesso, ad esporre denuncia di scomparsa, lo stesso fa la trasmissione "Chi l'ha visto", contraddicendosi però rispetto a quanto sempre documentato sulle scomparse: che chi va a presentare denuncia si sente quasi sempre rispondere di aspettare almeno le 24 h prima di farlo... La persona potrebbe essere intanto ritrovata o tornare...
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Da : TRIESTE PRIMA 29 gennaio 2022
Gli esami - che comprendono anche i due teli neri - verranno svolti nella giornata di giovedì 3 febbraio presso il Gabinetto della Polizia Scientifica di Padova
Ormai i delitti sono così frequenti nel nostro Paese che TG, GR, e Talk show si esercitano a darci sempre nuovi particolari sul triste giallo di turno togliendoci il piacere di leggere i Gialli finti, tipo i Gialli Mondadori che in passato ebbero tanto successo, per occuparci con ipotesi e congetture su gialli veri.
Assistiamo ad esibizioni di Criminologi professionisti e improvvisati che si lanciano in analisi spesso azzardate quanto discutibili.
Nel caso riportato dal titolo della testata TRIESTE PRIMA chi cerca segnali di omicidio da parte del marito li vede in fatti che di per sé per ora non hanno necessariamente quella spiegazione: 1 - Il fatto che l'uomo abbia aspettato le 10 di sera per decidersi a sporgere la denuncia di sparizione non è detto che sia un segnale di reticenza colpevole: l'uomo potrebbe aver avuto pudore e vergogna di esporre sé stesso e sua moglie pubblicamente per una sparizione che fino a quel momento poteva restare privata e in attesa di un ritorno della donna. Inoltre, nella mia ventennale esperienza di spettatrice della trasmissione "Chi l'ha visto?", i parenti di persone non rientrate a casa, recandosi al Commissariato come dai Carabinieri, riferivano che spesso venivano invitati ad attendere prima di sporgere denuncia, perché magari la persona sarebbe rientrata nelle 24 ore e di ripresentarsi magari il mattino dopo.
2 - Sempre questi indagatori dei Talk show continuano a mettere l'accento sull'ultima immagine della donna, poi ritrovata morta, ripresa da una telecamera di un autobus mentre ella transitava in Piazza Gioberti. I criminologi televisivi si chiedono come mai poi nessuna telecamera l'abbia più ripresa, magari lungo la strada che porta al luogo dove poi è stata ritrovata cadavere, trattandosi di un percorso di qualche decina di minuti a piedi. Sarà stata prelevata da qualcuno? E ovviamente si allude al marito, giacché mai la donna usciva senza i suoi cellulari ritrovati invece a casa. Solo lui può averli riportati in casa, dato che, se lei li avesse lì lasciati volontariamente dopo aver detto che doveva recarsi al negozio di telefonia, si adombrerebbe l'ipotesi del suicidio. Ma dopo l'ultima immagine di lei in Piazza Gioberti nessuna telecamera ha ripreso l'auto del marito o il marito stesso nei paraggi dove lei è stata ripresa per l'ultima volta? Era quest'uomo invisibile a tutti e a tutto? Questo pare che ai criminologi sia un quesito che non è venuto in mente...
Il giallo continua...
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
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Cliccando sul link appare la via dove Liliana Resinovich abitava con il marito.
Il palazzo che si intravede in fondo è quello da cui è uscita per non fare più ritorno il 14 dicembre 2021.
Il Procuratore capo Antonio De Nicolo all'Ansa ha ribadito il concetto secondo cui "Prima di parlare gli accertamenti tecnici dovrebbero essere come sempre la regola. Gli investigatori devono avere la pazienza di far bene il loro lavoro e di esercitare il dovere del silenzio. Quando avremo i dati tecnici disponibili, dopo esserci fatti noi le idee chiare, sicuramente parleremo."
E ancora: "Le idee chiare ci sono sempre ma non posso trascinare la Procura della Repubblica o le forze dell'ordine in una competizione con giallisti, tuttologi e vari personaggi che vogliono dire la loro. E' giusto che l'opinione possa esercitarsi a chiedersi cosa è accaduto, noi abbiamo il dovere del riserbo fino a quando non sappiamo veramente cosa è accaduto”.
Onore alla prudenza e alla serietà del Procuratore di Trieste.
Via via che vengono fuori particolari ci si rende conto che questi, uniti ai rilievi tecnici ben fatti, fanno la differenza e idee fino a quel momento affacciatesi alla mente debbono necessariamente mutare.
Per questo ad ogni caso giallo non risolto (vedi il caso tragico di Mario Biondo) si deve ribadire che la scena del crimine va congelata, che le foto e i video di tale scena sono importantissimi, che certi oggetti vanno subito sequestrati... Eppure sentiamo il ripetersi sempre degli stessi errori.
Apprendiamo che i cellulari della povera Liliana non sono stati sequestrati dopo la denuncia di scomparsa dato che lei li aveva lasciati a casa...
Ancora più grave fu il mancato sequestro del PC di Mario Biondo, dove la moglie e un suo cugino informatico poterono mettere le mani...
Serve l'intelligenza di chi conduce le indagini ma anche la serietà che, nel caso di Mario Biondo, non si è vista nei magistrati spagnoli che, nell'immediato, ebbero in mano l'inchiesta.
Tornando a Liliana trovo un po' troppo sopra le righe Roberta Bruzzone con la sua prorompente personalità, che a me piaceva molto, la quale si getta un po' troppo precipitosamente su ipotesi che poi vengono smentite da nuovi particolari che emergono di giorno in giorno: un esempio la fruttivendola che dice di aver visto passare Liliana quel giorno e che Bruzzone aveva inteso minimizzare con il fatto che a volte si è sicuri di un giorno ma poi si rivela che era un altro, sbagliando in buonafede. Ora la Procura fa trapelare che una telecamera ha ripreso Liliana mentre passava poco più avanti dal punto in cui la fruttivendola dice di averla vista passare. Dunque è vero che ella è uscita di casa con le sue gambe e questo esclude possibili ipotesi che il marito, sospettato da tutti ma non dalla Procura che tace e lavora, possa averla eliminata in casa per poi disfarsi in seguito del suo corpo nel boschetto dove è stato ritrovato.
Avessero avuto la stessa serietà gli inquirenti spagnoli, prendendo in esame anche l'ipotesi dell'omicidio di Mario Biondo, oltre quella subito sposata del suicidio, oggi la sua famiglia non starebbe a tormentarsi senza vera giustizia.
Ben venga dunque il lavoro serio e silenzioso della Procura di Trieste.
| Il luogo del ritrovamento del cadavere di Liliana Resinovich visto dall'esterno |
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Da dove iniziare?
Dalla Liguria dove una persona amica mi dice che con un sospetto tumore la Sanità non può assicurare quanto scritto nell'impegnativa: cioè la lettera B che significa Urgenza (la più grave e che deve essere assicurata nei tempi più brevi è la U).
Ma in Liguria non riescono nella ASL a dare la prestazione nei tempi stabiliti dalla lettera B. L'esame viene eseguito dunque oltre i termini richiesti nell'impegnativa del Medico curante... Per certi problemi di salute si sa... intervenire in tempo è fondamentale!
Allora ecco che uno dei parametri che il Sistema Sanitario si è dato non c'è...
La regola che non viene rispettata non è più regola. Non c'è. Non esiste. Non può esserci a volte e a volte no... Tutto diventa incerto, non ci si può contare.
Spostiamoci nella Provincia Autonoma di Trento. Hanno l'Autonomia, sono più piccoli di una Regione, quindi tutto dovrebbe essere più facile... E invece no. Un'insegnante vaccinata totalmente e che ha il Green Pass si ammala ugualmente, risulta positiva al covid, guarisce, il tampone risulta negativo ma non le viene restituito il Green Pass e non può tornare a lavorare... Chiama il numero messo a disposizione dal Sistema Sanitario ma risulta eternamente occupato, potrebbe tornare a Scuola ma non può. Il Preside deve attuare una farraginosa procedura di sostituzione, chiamare una supplenza temporanea convocando da una lista vari nominativi, fare il contratto a chi avente titolo si presenta... Per pochi giorni un lavoro enorme di telefonate, mail, scrivere, scrivere, scrivere.. Ed è uno dei tantissimi adempimenti che un Preside deve fare ogni giorno, tutti urgenti, non rinviabili... Ma questo, gente che pretende di fare giornalismo ma non è degno neppure di vendere i giornali all'edicola, non lo sa... Ma questo è un altro capitolo triste di questo povero Paese...
Torniamo all'esempio Sanità della Provincia Autonoma di Trento... La Professoressa segnala l'anomalia su Facebook e.., sarà casuale, la situazione si normalizza: arriva il messaggio e l'insegnante potrà tornare alla sua cattedra: ma ha perso già così 2 gg. di lavoro, e altro ne è stato provocato alla Dirigenza Scolastica della sua Scuola, perché la ASL non ha fatto il proprio dovere.
Andiamo nel Lazio: testimonianza personale. Diabetica senile dai 62 anni, lo sono da 13. Ho il codice esenzione per un Diabete mellito controllato blandamente con un farmaco orale: la Metformina.
Non essendo una fissata della misurazione della glicemia lascio scadere il Piano Terapeutico. Spiego cosa è: un Diabetologo del SSN emette un calendario annuo con precise scadenze in cui il diabetico potrà, previa ricetta del Medico di base, ritirare in Farmacia gratuitamente l'occorrente per misurare la glicemia a casa autonomamente.
Un anno fa con l'impegnativa del Medico di base così scritta: PRIMA VISITA DIABETOLOGICA - PRIMO ACCESSO prenotai attraverso il Recup (Centro di prenotazione regionale) la visita specialistica dal Diabetologo per avere il Piano Terapeutico Annuale. Mi prenotarono alla ASL di Velletri RM.
Avrei voluto invece tornare dove mi avevano diagnosticato il Diabete mellito: Policlinico Tor Vergata, il Centro riprodotto in immagine:
Come si può leggere è un Centro dedicato e per qualche tempo ho potuto riprenotarmi per i controlli annuali semplicemente con la richiesta del Medico di base.
Poi tutto è cambiato e nella prenotazione non mi era più permesso di scegliere il Centro dove ero seguita: dovevo accettare quello che l'impiegato del Recup trovava libero, essendo tale Centro talmente richiesto da sentirmi rispondere dall'addetto "che hanno chiuso le prenotazioni e non si sa quando le riapriranno".
Un anno fa sono finita a Velletri da un Diabetologo che non mi conosceva e che non rivedrò mai più, credo, dato il sistema adesso in auge nella Sanità Regione Lazio. Questo gentile Dottore mi ha misurato la pressione, la glicemia e fatto il Piano Terapeutico. Nel porgermi il foglio che qui pubblico mi ha detto: "Ora non dovrà rifare la visita quando avrà bisogno del Piano Terapeutico, basterà questo foglio per rinnovarlo ogni anno". Oggi ho ricordato quanto mi disse il Dottore che appose la sua firma su questo foglio alla mia Dottoressa di Base, la quale con tono secco mi ha detto che "nessuno può mai avermi detto una cosa simile". Io posso sbagliare, ricordare male, ma poco tempo fa una Farmacista, a cui ho chiesto lumi su questa cosa che mi venne detta un anno fa, ha confermato che: "così era stato deciso per via del Covid-19, per alleggerire le procedure burocratiche già appesantite dalla pandemia, ma queste disposizioni poi le hanno cambiate" . Nello spazio di un anno.
La nuova dottoressa di base mi ha fatto l'impegnativa con la stessa dicitura di quella dell'anno passato, fatta dalla mia precedente Medico di base: PRIMA VISITA DIABETOLOGICA - PRIMO ACCESSO. Il Recup mi ha trovato un posto presso un Policlinico che rispetto alla mia residenza è a Km. 50, andata e ritorno Km. 100. Immagino sia del Vaticano, ma in convenzione con la Regione Lazio, esattamente come il Policlinico Gemelli...
A questi signori l'impegnativa NON è andata bene: non potevano darmi la prestazione anche se vedevano benissimo sul monitor che ho l'esenzione 013250. Motivo: "Il suo Medico di base ha scritto PRIMA VISITA DIABETOLOGICA - PRIMO ACCESSO, invece doveva scrivere CONTROLLO, doveva mettere la parola CONTROLLO. Mi spiace ma così non possiamo darle la prestazione, a meno che non togliamo il codice 013250 e lei paga il ticket come se non avesse l'esenzione. Mio marito che era con me ha detto di pagare e lasciar perdere. Così pur essendo esente ho pagato il ticket. Inutile far notare che l'anno passato con identica dicitura NON avevo pagato il ticket. Certo, essendo diabetica dal 2008 trovavo strano che il Medico di base scrivesse PRIMA VISITA, ma mi fu spiegato che il SSN così voleva per darmi la visita specialistica in esenzione. Adesso invece volevano la parola, in fondo più realistica, CONTROLLO, ma non ho capito ugualmente come hanno fatto a prendere per buona l'impegnativa, di cui pubblico copia, in cui c'è il mio codice esenzione, ignorandone l'aspetto esente e facendomi pagare la prestazione. L'impiegato dell'accettazione del Policlinico intestato al creatore della Caritas mi ha detto: "Chieda spiegazioni al suo Medico di base." Come se fosse colpa di un suo errore.
Ben diversa è stata la spiegazione dell'indignata Medico di base che mi ha spiegato che decidono autonomamente le strutture ospedaliere in cui si viene prenotati: hanno un numero di Prime Visite e un numero di Controlli: hanno deciso loro che non potevano accettare una Prima Visita e l'hanno fatta pagare.
Ebbene, non credo che una Sanità Regionale che consente ciò sia nel lecito.
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Il caso della signora Liliana Resinovich, ritrovata cadavere a Trieste dentro un folto boschetto facente parte del parco dell'ex Ospedale Psichiatrico, mi ha fatto pensare al tristissimo caso di Mario Biondo a cui ho dedicato già un post su questo Blog.
http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2021/04/blog-post.html
La similitudine sta che nel caso di Liliana, ancora sotto indagine, si parla di possibile suicidio come un Tribunale spagnolo ha invece già decretato che lo sia stato nel caso di Mario Biondo, pur essendo in entrambi i casi due stranissime modalità suicidarie, al limite dell'irreale.
Liliana si sarebbe suicidata andando a piedi da casa sua (giacché non risultano auto parcheggiate nei paraggi che possano essere fatte risalire a lei) al posto dove è stata ritrovata cadavere, percorrendo un tratto di strada che Google Maps da percorribile in circa 22 minuti. Dopo di che, avendo portato con sé l'attrezzatura per il suicidio costituita da due grandi sacchi neri in plastica uso rifiuti e due più piccoli, avrebbe infilato il suo corpo dalle gambe dentro uno dei sacchi neri, avrebbe poi infilato dalla testa il secondo sacco nero tenendo con una mano i due sacchi più piccoli e da dentro questa gabbia in plastica che ne limitava i gesti sarebbe riuscita a calzare in testa i due sacchi più piccoli stringendoseli alla gola fino a morire soffocata.
Il giornalismo ignorante di cui disponiamo in abbondanza scrive che dal risultato dell'autopsia risulta che la causa della morte è da attribuirsi a ‘scompenso cardiaco acuto’.
Il Medico che ho in famiglia mi dice che in ogni morte c'è scompenso cardiaco acuto: aggiunge ironicamente che nel morire il cuore si ferma e questo si chiama scompenso cardiaco acuto.
Dato che aveva ben due sacchetti infilati in testa e fissati al collo gli inquirenti, cautissimi, hanno aggiunto che "forse è morta per soffocamento" e non respirando, aggiungiamo noi pensanti, è intervenuto lo ‘scompenso cardiaco acuto’...
Questo può essere un suicidio?
Con la stessa ipotesi realistica di quello attribuito a Mario Biondo. Non ripeto quanto riportato nel post a lui dedicato di cui ho dato in questo post il link: un uomo del peso di almeno Kg. 80 appeso con una sciarpa senza nodo scorsoio ad una libreria in cui appaiono innumerevoli ninnoli per soprammobili sugli scaffali di cui non ne è caduto nemmeno uno! Per morire impiccati (senza nodo scorsoio (?)) il corpo ha degli spasmi, delle contratture, ma i ninnoli non si sono mossi.
La ricostruzione nel caso di Liliana come in quello di Mario Biondo, se non si vuole passare per pazzi fuori dalla realtà, deve necessariamente essere un'altra e non è nemmeno difficile ricostruire la trama gialla che ha portato chi li ha uccisi a decidere di farlo, sia nel caso dell'una come nel caso dell'altro.
In un caso, quello di Liliana, il lavoretto l'ha fatto in prima persona chi si riteneva da lei danneggiato, nel caso di Mario Biondo qualcuno ha fatto il lavoretto per chi temeva quello che Mario aveva scoperto, qualcosa che avrebbe danneggiato la sua immagine e carriera, qualcuno che aveva relazioni con gente che ne sarebbe stata a sua volta coinvolta e che aveva i mezzi per rendere l'inchiesta sulla morte del giovane ridicola e piena di inspiegabili lacune.
E' tutto così chiaro che sarebbe ottimo materiale per scrivere due realistiche novelle gialle.
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.