lunedì 24 luglio 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 3^ puntata

 Un bel matrimonio
3^ puntata

"Non ti ho ancora detto che debbo andare un paio di giorni a Parigi, da nonna..."
Lui la guardò sorpreso: "Perché, cosa è successo?"
"Non sta tanto bene e..."
"Tua madre?"
"Anche lei ha un'età e se posso dare una mano... Poi vorrei rivederla.. Non si sa mai.. A quell'età da un momento all'altro.."
"No, per carità, però così all'improvviso... Ti ha telefonato tua madre?"
"No, no! Figurati, lei non mi dice mai niente! Non vuole dare preoccupazioni né allarmi.. Sono io che parlando con nonna ho saputo di alcuni suoi malesseri e allora voglio starle vicino. Giusto un paio di giorni.. Ti dispiace restare da solo? Parto la mattina e torno il giorno dopo a sera. Vado in treno, non mi va di guidare". 
"Vai pure tranquilla. Non sono mica un bambino che non può restare da solo. Salutami tua madre e tua nonna."
"Senz'altro..."
"..Potrei approfittare di questa tua assenza di due giorni per tornare in Italia per riprendere certi contatti di lavoro.. Mando prima un po' di e-mail e.."
"Proprio ora? Manda pure le e-mail.. Ma sappi che anche qui avevo avviato dei contatti.."
"Le solite promesse... Lo hai detto. E' ora che io mi dia da fare. Abbiamo delle scorte ma non ci tengo a fare il mantenuto."
Ecco, risentiva nella voce e nell'atteggiamento di lui la presa di distanza. Ormai la fiducia si era incrinata e anche se lei si era difesa strenuamente e non aveva ammesso niente in lui c'era il dubbio.
"Aspettami, - si affrettò a dire - può darsi che voglia venire con te in Toscana. Mi farebbe piacere stare un po' nel casale dei tuoi, con loro, mentre tu se vuoi vai a Roma o a Milano a prendere contatti per il tuo lavoro."
"Va bene.. - si convinse lui - Ti aspetto qui."

*****

Il treno correva verso nord. la campagna scorreva davanti ai suoi occhi volti fuori dal finestrino. Non voleva chiedersi "cosa" avrebbero fatto. Non lo voleva sapere.
"Come" avrebbero risolto quel problema non doveva riguardarla.
Era un capitolo sbagliato della sua vita che andava chiuso. Non poteva rischiare la sua immagine così faticosamente costruita e poi... Tutti quei nomi che potevano finire coinvolti.

*****

Mentre la nonna di Laurie l'accoglieva sorpresa e felice sulla porta del suo piccolo appartamento nel VI arrondissement a Parigi, a Nizza qualcuno apriva la porta dell'appartamento dove era Bruno con le chiavi.








domenica 9 luglio 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 2^ puntata

 Un bel matrimonio
2^ puntata

Arrivata a casa parcheggiò nel garage vicino alla sua abitazione dove avevano un posto auto in affitto.
L'appartamento era suo, da prima che sposasse Bruno, ed era situato nella Vieille ville. L'aveva fatto restaurare e l'aveva arredato con mobili non di pregio, moderni. Lì erano andati ad abitare dopo la stupenda ubriacatura del loro matrimonio avvenuto in Toscana, nella terra di Bruno dove viveva ancora la sua famiglia. 
Si avviò verso casa cercando di contenere l'ansia e preparandosi a fingere.
Le venne un attimo, ma solo un attimo, di scoramento al pensiero di quanto era stata innamorata di Bruno, di quanto erano stati felici per quasi due anni...
Tutto era finito, precipitato negli ultimi mesi.
Forse aveva ragione "Lui", l'uomo importante con il quale aveva vissuto cose diverse... Cose che però le erano piaciute e le erano servite per essere quella che ora era. 
"Lui" l'aveva presentata, protetta, aiutata a salire sempre più su in quell'ambiente difficile, spietato.
Mentre si avviava alla casa ormai prossima dove sapeva che Bruno l'aspettava, perché al momento era senza lavoro, ma sperava che lei lo aiutasse con le sue conoscenze nell'ambiente a trovare un incarico, pensava a sé stessa, alla parte dura di sé, quella parte che Bruno aveva intuito e messo in pericolo. Aveva ceduto alla voglia di sentirsi di nuovo giovane e fresca, vivendo un amore pulito...
Tutto era finito nel breve spazio di tempo di nemmeno due anni!
Bruno aveva visto "quelle foto". Nemmeno si ricordava che erano rimaste in un vecchio file dentro il suo PC. Le aveva fatte per compiacere "Lui", che se ne era anche servito per mostrarle a certi personaggi più importanti di lui stesso. Era una ragazza compiacente e sveglia e così era passata avanti a tante dell'ambiente ottenendo contratti importanti non soltanto nella TV di Stato.
Ma come spiegarlo a Bruno?!
Il loro rapporto si era incrinato. Lei non poteva fare il nome di "Lui" né di quelli che l'avevano aiutata anche grazie alla sua disponibilità.
Rischiava il divorzio e dopo come avrebbe fatto a far tacere Bruno? Data la sua notorietà sicuramente il giornalismo del gossip si sarebbe gettato su quella separazione così precoce, dopo i bellissimi servizi sul loro matrimonio nella splendida cornice della campagna Toscana.
E se lui avesse detto del motivo? Della scoperta delle foto pornografiche? Il giornalismo scandalistico si sarebbe gettato a fare ricerche, inchieste, per trarne articoli all'infinito e relativi guadagni... 
Chissà quanto sarebbe durato.. Chissà che danni ne avrebbe riportati la sua immagine artistica e pubblica.. Forse scavando scavando quei demoni del giornalismo in cerca di scandali sarebbero arrivari a "Lui"... E forse anche più su..
Di questo aveva parlato con "Lui" quando si erano incontrati in un posto fuori mano, lontano da microfoni e obiettivi, dove erano avvenuti in un lontano passato anche altri tipi di incontri.
"Hai voluto l'amore "puro" senza essere pura." La rimproverò con sarcasmo "Lui".
Era vero. Ma alla soglia dei quaranta anni voleva dei figli, una famiglia... Aveva pensato di poterla costruire con un uomo come Bruno: non ricco, ma una persona perbene, con una famiglia perbene, con un lavoro di tecnico fonico che nel loro ambiente non sarebbe mai rimasto senza un ingaggio.

Aprì la porta con le chiavi.
Bruno stava guardando la TV. La spense e si girò verso di lei: "Ciao, sei stanca?"
"Un po'... Ho parlato con un po' di gente per te ma per ora ho solo promesse.. Ma prima o poi qualcosa troveremo."
Lui scosse le spalle chinando un poco la testa: "Non ti preoccupare, nel caso provo con le mie conoscenze in Italia. Qui era per starti vicino, ma si sa, il nostro lavoro può comunque portarti lontano per brevi e lunghi periodi.. Tanto vale."
Il tono era sereno in apparenza ma lei avvertì un orgoglio che prima non c'era, un sentimento di freddezza appena accennato che li allontanava.
Pensò che doveva fare subito quanto suggeritole da "Lui" e dal suo emissario, che se Bruno fosse partito per l'Italia con il pretesto valido del lavoro lei lo avrebbe perduto e non avrebbe più potuto controllarlo.

domenica 25 giugno 2023

Per ridere un po': Le Comiche "Gente ridicola priva di specchio"

 

"Gente ridicola priva di specchio"

"Come sta signora?!" Salutò per prima con un sorriso da un orecchio all'altro la donna più giovane.
L'altra rispose educatamente e laconicamente con un "Bene" accennando appena un sorriso e, per educazione, aggiunse: "E loro?"
Niente era casuale ormai per la donna più anziana, avendo accumulata una tale esperienza di vita sugli esseri umani da avere sempre lucidamente presente chi aveva davanti fin da quando l'aveva conosciuto e relativi comportamenti.
Quel "E loro?" era voluto, includendo il marito della donna, anch'egli presente, ma anche gli assenti, segnatamente i due figli maschi della coppia.
"Benissimo!" Rispose con lo stesso slancio la donna grassottella.
"Seeeh! Te credo proprio che ve' va bene co' quei due che se fanno le canne e urlano dalla mattina alla sera senza ritegno! Mi marito e io se ne semo annati da casa perché avevve come vicini era un incubo. V'avemo chiesto con educazione de nun farli urlà armeno dalle 14 alle 16, nell'ora del riposo, pe nun parlà dopo le 23 e oltre... Ma il suo "elegante" consorte, che mo' fa er paino, ha risposto co' la voce dal tono gutturale che annava bene così, con malgarbo, dimenticandose de' quando mio marito se teneva pure n'braccio uno de quei due quanno erano ancora piccoli... Seconno voi eravamo noi a nun sopportà le vostre "educate creature", peccato che l'inquilino a cui abbiamo affittato la casa ci ha detto meravigliato che sentiva odore de' canne e urli tali che è dovuto uscì a dì ai due giovenotti de falla finita! Che esistono pure l'artri.. Stessa cosa l'inquilina che è venuta dopo che quer ragazzo che aveva affttato se ne è annato via. M'ha detto meravijata che urlano a tutte le ore, l'odore delle canne lei non l'ha saputo riconosce ma dice che c'è n'odore strano. Lei non c'ha er coraggio dell'inquilino precedente che era un uomo giovane e robusto, e c'ha paura a dije quarche cosa, però m'ha detto che pe' non sentivve tiene e finestre chiuse. Me chiedo come fa poveretta quanno fa caldo!" Questo pensava la donna anziana avviandosi verso la sala della sede dell'Amministratore del condominio dove si teneva la riunione durante la quale, ad un certo punto, la donna grassottella, protestando per certe spese, disse: "Io non alzo mai la voce ma questa volta questa cosa mi ha fatto arrabbiare!"
La donna anziana stavolta sorrise e ammiccò ad una condomina che le sedeva vicina che era sua amica: "Questa proprio non si guarda allo specchio. Una volta stavamo per chiamare il 112 per le urla di una lite fra lei e la figlia femmina! Ti ricordi? Te lo raccontai. Ci eravamo proprio spaventati, la ragazza urlava: "Papà portami via! Non ci voglio più stare con "questa!!!" Dove "questa" era lei, la madre."
Quando si affrontò il problema di una spesa importante che riguardava un avvallamento della strada condominiale che procurava l'entrata dell'acqua piovana nel giardino di un amico della coppia, il quale abitava proprio attaccato a loro, la donna anziana ricordò all'amica-condomina un episodio: "Che persone sono lo dimostra il fatto che sono stati ben zitti su quanto è accaduto con l'acqua piovana: dall'amico loro, quello che per validi motivi chiamiamo "Il Bestia", l'acqua è passata da questi "signori" e abbiamo sentito un tramestìo, sciabordìo di acqua, agitazione, chiari rumori di scopate per gettarla fuori di casa... Non so se in seguito sia risuccesso perché siamo andati via dalla nostra casa resa invivibile grazie al loro livello di civiltà. Comunque, all'epoca, il militare, che con questi ci parlava, mi disse che nella casa di quello a cui io ho affibbiato il soprannome di "Il Bestia" i mobili galleggiavano!"
"Gente falsa, ostile, maleducata e...senza specchi per guardarsi!" Pensò con disgusto l'anziana donna.

domenica 18 giugno 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 1^ puntata

Un bel matrimonio
1^ puntata

L'auto correva veloce sulla A8 che da Nizza conduceva a Brignoles. La donna guidava tesa. Il bel volto, coperto in parte dagli occhiali neri, era altresì nascosto dalla larga falda del cappello che calzava, anch'esso nero.
Il dolce paesaggio intorno non sembrava interessarla presa come era a raggiungere prima possibile la meta.
Da Nizza al luogo dove aveva l'appuntamento non ci voleva che poco più di un'ora. Aveva scelto quel luogo abbastanza lontano da occhi indiscreti, ma non troppo da richiedere un allontanamento di troppe ore che non avrebbe saputo come giustificare con suo marito.
Gli impegni del suo lavoro erano sempre ottime scuse richiedendo contatti, incontri i più disparati e per motivi diversi, ma dovevano sempre essere corredati di qualcosa di plausibile e, a volte, di luoghi e nomi precisi. Non che suo marito le facesse interrogatori in tal senso, ma era naturale parlarne a volte, se non altro per interessarlo al suo lavoro e lui stesso, pur discreto, capitava che le chiedesse qualcosa. 
In fondo l'aveva conosciuta che era già un'attrice nota, soprattutto in televisione, e lui stesso lavorava in quel mondo creativo dunque ne conosceva ogni aspetto.
Era giunta a Brignoles, ma non andò in centro, prese per una strada che portava verso la campagna, una di quelle a due corsie che attraversavano per chilometri la Provenza. Questa portava a Le Val, un piccolo centro a pochi chilometri da Brignoles, ma dopo poco l'auto girò a destra per una strada non asfaltata ma imbrecciata di bianco e si fermò quasi subito in uno slargo alla sua destra dove già era un'auto di grossa cilindrata ferma.
Un uomo vistala arrivare ne scese e si appoggiò all'auto accendendosi una sigaretta.
Era fra i 40 e i 50 anni, di corporatura massiccia, con occhiali scuri, vestito con un completo in giacca e cravatta.
"Salve, è puntuale." Le disse con un tono in cui si poteva sentire una sfumatura ironica.
Lei tesissima: "Hanno mandato lei?"
"Vuole parlare in macchina?" Le chiese l'uomo senza rispondere alla domanda di lei.
"No, qui non ci sente nessuno." - Rispose lei, restando in piedi nel suo tubino scuro che le fasciava la bella figura sottile e nel dirlo girò lo sguardo intorno nella piazzola erbosa dove si erano fermati: un cipresso e alcuni alberi rendevano il posto ameno e discreto ad un tempo, mentre in lontananza faceva da sfondo un pezzo della A8 che si intravedeva e, più dappresso, degli orti.
"Hanno mandato me perché la faccenda va chiusa."
Lei ebbe un brivido ma chiese: "Come?"
"Come lo sappiamo noi. Lei deve fare solo quello che le diremo e dovrà farlo come diremo." E calcò sulla parola "come".
Lei era ora impaurita. "Ma... Cosa pensate di fare?"
"Signora, - le disse con fredda durezza l'uomo - la personalità in gioco non può rischiare, credo che glielo abbia detto nel colloquio che avete avuto all'aria aperta come questo, - e fece un gesto ampio con il braccio e la mano come ad indicare uno spazio libero intorno a loro - dunque lasci fare a noi e sistemeremo la cosa."
"Cosa debbo fare?" Chiese ora obbediente, sollevata in fondo di non doverne sapere nulla.
"Fra una settimana lei andrà a Parigi da sua nonna ammalata."
"Ma mia nonna sta bene... E poi a Parigi c'è mia madre se serve.."
L'uomo fece una smorfia fra l'ironico e lo sprezzante: "Non faccia domande né commenti. Glielo ripeto: lei deve fare quello che le diciamo noi."
"Va bene. - Di nuovo il tono obbediente anche se teso.
"Esattamente fra una settimana da oggi: non prima e non dopo."
"Quanto debbo restare a Parigi?"
"Verrà richiamata, non si preoccupi." Ed ora il sorriso ironico fu più volutamente evidente.
Il colloquio era finito. L'uomo risalì in auto e partì prima di lei, lasciandola lì smarrita e con un senso di vuoto nello stomaco.
Riprese la strada del ritorno non tesa come era all'andata ma con la mente affollata di ricordi e di pensieri che cercava di mettere in ordine.
"Lui", la personalità che non poteva rischiare, nel colloquio all'aperto che era avvenuto al buio, in un'ora tarda, con le auto di scorta poco distanti acquattate nel buio, le aveva detto che era stata una stupida: "Ti sei innamorata del tecnico fonico e gli hai spiattellato tutto! E brava!"
"Non è vero! Non avrei potuto dirgli una cosa del genere!"
"Ah certo! - Aveva proferito lui con sarcasmo. - Altrimenti il vostro romantico amore... Puf!"
"Ha trovato delle foto.."
"E tu perché tenevi "quelle" foto? Per ricordo?" Il tono era duro.
Lei sapeva di aver sbagliato, si era messa in un vicolo cieco da sola. Ma aveva diritto anche lei di vivere un amore pulito e quell'uomo ancora giovane e pulito glielo aveva dato.  

(Il racconto è frutto della fantasia dell'Autrice, ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale)


venerdì 9 giugno 2023

I Racconti di una cattivissima vecchia 15°: "Tre notizie sulla morale dell'Italia di oggi"

 "Tre notizie sulla morale dell'Italia di oggi"


Vi avverto che la vecchia oggi sarà più cattiva del solito.
La prima notizia è atroce e ne abbiamo sentite altre purtroppo in passato: una creaturina tenerissima di 14 mesi è stata dimenticata in auto dal padre "dissociato" dalla realtà che, dimentico di lei, è andato al lavoro lasciandola legata al suo seggiolino nell'auto chiusa.
La bimba è morta. E certo non deve aver fatto una bella morte.
Il copione l'abbiamo già visto e speravamo di non vederlo più dopo il dolore per le creature così morte e lo strazio dei genitori, soprattutto quello, padre o madre, che è sceso dall'auto senza voltarsi indietro.
Speravamo di non vederlo più perché è stata fatta una legge che impone un seggiolino dotato di suono antiabbandono che avvisa il genitore distratto che nel sedile posteriore c'è un amato essere umano.
Questo sventurato padre non l'aveva. Né lui né la madre hanno pensato di comprarlo nonostante la legge lo imponga per i bambini sotto i 4 anni di età.
La cosa è ancora più grave perché questo padre è un Carabiniere.
Inutile infierire ricordando che è proprio lui che dovrebbe controllare gli altri affinché ottemperino alla legge sui seggioloni salva vita ai bambini.
Non posso non essere cattivissima vedendo che l'auto è nuova, costosa, addirittura con l'optional dei finestrini oscurati...
Un Carabiniere di 45 anni che può permettersi un'auto del genere ma non ha il seggiolono salvavita per la sua bambina...
Penso ad un Chirurgo superspecializzato che ha 10 anni di più ma un'auto così non se la può permettere e per avere un SUV, non metalizzato come quello del Carabiniere, ne ha comperato uno usato solo perché non aveva un'auto abbastanza potente per rimorchiare il suo gommone per andarsene in mare, unico svago di una vita stressante...
L'asilo dove il Carabiniere portava ogni mattina la sua bambina era nella cittadella militare dove lavorava, probabilmente a prezzi di favore...
I miei figli non hanno mai avuto strutture nei loro posti di lavoro che gli passassero l'asilo nido, vicino, sicuro e a buon prezzo...

La seconda notizia è di un tizio, pregiudicato per vari reati fra cui lo spaccio, senza arte né parte, che ogni tanto vendeva qualcosa come ambulante, non si sa nemmeno se avesse la licenza visto che l'attività era saltuaria, il quale avrebbe ammazzato la giovane e belloccia nuora davanti ai due piccolissimi nipotini e a circa un chilometro di distanza il genero, giovane anche lui e con figli piccoli perché, pare, volesse vendicare l'onore della famiglia dato che c'erano voci che i due cognati fossero amanti.
"Onore"? Pare che la sera prima il figlio, a cui ha ammazzato la moglie la mattina dopo, avesse litigato con suo padre dicendogli di non dire fesserie e che non c'era nulla di vero in quelle voci malevole.
Ma soprattutto, dico io, non erano affari suoi e, volendo (ma non voleva), al massimo erano affari di suo figlio...
Apprendiamo che questo pregiudicato dal lavoro saltuario ma "uomo che teneva all'onore" prendeva il Reddito di Cittadinanza: questi sono i parassiti che si mantengono con le mie tasse!!!

La terza notizia mostra due persone anziane, lei ancora in forma lui con problemi di diabete, che vivono in macchina perché sfrattati.
Il sentimentalismo da quattro soldi di certe trasmissioni TV della RAI si mobilita presentando il caso come pietoso e mandano i potenti mezzi della RAI!
Viene fuori che stanno così perché la casa è stata messa all'asta. Nessuno spiega a chi si fa prendere da questo sentimentalismo immorale che se la tua casa va all'asta vuol dire che non hai pagato il mutuo, fino a perderla.
Allora potevi venderla se non ce la facevi e con quei soldi ridurre il tuo tenore di vita affittando qualcosa di piccolo, visto che siete in due.
L'altro possibile ed unico caso è che l'hai data in garanzia per avere dei soldi, insomma l'hai ipotecata e le ipoteche come tutti i debiti vanno onorate.
La conferma al mio pensiero pragmatico l'ha data con disarmante sincerità l'uomo della coppia, affatto vittima come pietosamente gli inviati TV volevano far apparire, il quale ha detto che "lui e la moglie se l'erano goduta, avevano girato il mondo, avevano avuto tanti soldi, Società...". Insomma non si è preoccupato minimamente di spiegare per quali errori loro erano ridotti così: nessun imbarazzo, tanto meno nessuna vergogna, manifestando che il pietismo della RAI non era necessario, anzi, ha detto che aveva avuto tanto ed ora poteva anche accettare questa riduzione del suo vivere, dimostrando così la tranquilla irresponsabilità nella quale, probabilmente, erano sempre vissuti fino a ridursi così.
Ma questa gente cade sempre in piedi ed ecco che, di fronte alle telecamere della RAI, la sindaca ha dato loro le chiavi di una casa messa a disposizione dal comune...



martedì 30 maggio 2023

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita” (W. Shakespeare, La tempesta, atto IV, scena I)

 Capitolo XVII

Sua figlia aveva capito il grande sforzo mentale che l'affrontare quell'intervento le era costato. E le aveva detto: "Grazie di essere ancora qui fra noi."
L'aveva colpita la profondità di quel ringraziamento. Anche se pensava che ormai la sua presenza nel mondo non era materialmente così indispensabile per i suoi figli come lo era stata in passato, ma capiva che la presenza affettiva di un genitore che ti ama e che ami è per sempre indispensabile.
Non esistono rapporti tutti uguali, giacché ogni individuo è diverso e crea con il proprio genitore, anch'egli persona unica e irripetibile, un rapporto specifico nella sua singolarità. Addirittura uno stesso genitore può avere un rapporto psicologico-affettivo differente con ciascun figlio.
Lei era figlia unica ed i suoi genitori, così differenti fra loro per carattere e personalità, avevano avuto con lei un rapporto affettivo diverso.
Elena non sapeva dire se aveva amato più suo padre o sua madre e chi dei due l'avesse amata di più. Quello che era certo è che la loro mancanza di serenità l'aveva fatta molto soffrire. Eppure il loro ricordo l'accompagnava sempre, ormai sfrondato dalle asperità dei problemi che in vita le avevano rovesciato addosso loro malgrado... Non erano mai sereni, ciascuno con la propria infelicità.. Ed era proprio la consapevolezza che avrebbero meritato di essere felici e non lo erano stati che le dava un malinconico rimpianto nel pensare loro.
La sua vita, invece, anche grazie alla loro rettitudine morale e ai loro sacrifici era andata meglio. Grazie all'incontro con suo marito aveva avuto una vita amorosa felice.. Per questo era serena ad accettare anche l'inevitabile Morte, avendo la consapevolezza che come ripeteva sempre sua madre con saggezza: "La vita ha un termine."
Ora che aveva riacquistato un corpo funzionante per continuare a vivere teneva sempre presente che all'improvviso tutto poteva finire, ma viveva serena, anche allegra, apprezzando ogni attimo dei suoi giorni.

A sei mesi dall'intervento chirurgico la colpì profondamente la notizia della morte improvvisa di una nota giornalista che, pochi mesi prima, aveva rilasciato un'intervista dall'ospedale dove era ricoverata avendo subito anche lei un intervento chirurgico al cuore.
La donna con molto spirito spiegava di essere scomparsa dagli schermi televisivi per un malore improvviso che le aveva svelato un problema cardiaco risolvibile con un intervento di Cardiochirurgia.
Il malore era stato "come se all'improvviso le avessero spento la luce e si era fatto buio". Elena, colpita, aveva pensato a sé e che invece del buio era rimasta cosciente di vedersi morire...
L'aveva colpita anche che la giornalista, che lei aveva seguito negli ultimi tempi in una trasmissione che piaceva in particolare ad Adriano, avesse avuto quel malore fatale nello stesso periodo in cui era accaduto a lei. Ed era stata operata da un noto quanto bravo Cardiochirurgo il cui nome suo figlio le aveva fatto nell'immediato ritenendolo il migliore della città. Ma mentre Elena era ormai a casa dopo due mesi di ospedale fra ricovero in un Reparto di Cardiologia dapprima, di Cardiochirurgia poi e, infine, in un Reparto di Riabilitazione Cardiochirurgica, passando per tre ospedali diversi, la nota giornalista era ancora presso l'ospedale dove l'avevano operata avendo avuto la riapertutra dello sterno.
La donna, di grande carattere, lodava i Chirurghi e dava a sé stessa la colpa di tale infortunio, al suo essere non paziente come avrebbe dovuto essere...
Ma nelle notizie che accompagnavano quella della sua morte apprese che lo sterno si era riaperto ben due volte! Elena pensava con estrema consapevolezza a quanto quella donna doveva aver sofferto. 
A lei era andata bene anche grazie a quello che quella giovane e bella infermiera della Terapia Subintensiva le aveva insegnato. Rivedeva il volto di lei china sul suo letto di sofferenza quando non riusciva a tossire per espellere il catarro che si formava per l'immobilità: "Si abbracci così il torace ". E le fece vedere come doveva cingersi la gabbia toracica con le braccia per poi dare i colpi di tosse. E lei aveva fatto sempre così, anche quando era ormai nell'Ospedale per la Riabilitazione.
Ma lei aveva una gabbia toracica piccola, non ampia come la povera giornalista che appariva con un corpo largo...
Le pensò spesso con vero sgomento per giorni.. Apprese che aveva la ferita dello sterno mai richiusa che si era infettata e veniva sottoposta a terapia antibiotica.. Questo il 4 del mese in cui era morta poi il giorno 18...
Aveva 70 anni... E lei, Elena, stava vivendo il suo 77esimo ed erano state operate più o meno nello stesso periodo.. Si, Elena era stata fortunata... 



domenica 14 maggio 2023

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita” (W. Shakespeare, La tempesta, atto IV, scena I)

Capitolo XVI

I primi mesi a casa furono caratterizzati da grande attenzione a non fare nulla che potesse pregiudicare l'ossificazione dello sterno segato e ricucito saldamente dai Chirurghi.
Elena seguì pedissequamente le indicazioni riportate nel foglio rilasciatole dalle brave Terapiste. Anche la Logopedista le aveva dato dei fogli in cui erano riportati gli esercizi da compiere per far tornare la voce che piano piano stava risvegliandosi. Ma dovette applicarsi poco in tal senso, perché il lavoro svolto fino a quel momento dalla graziosa Terapista della voce aveva già fatto il miracolo di sbloccare la sua corda vocale, maltrattata probabilmente dai Chirurghi Specializzandi che avevano coadiuvato il grande Cardiochirurgo nell'intervento.

Ma c'era nella sua mente un ricordo che si era affacciato immediatamente al risveglio dall'intervento operatorio: in un buio assoluto, in un gelido dolore tutto mentale, c'era un'immagine luminosa orizzontale: un tubo in cui scorreva velocissimo un liquido giallo carico con dentro innumerevoli puntini rossi e il suo pensiero ripeteva dolorosamente veloce come lo scorrere di quel liquido: "Mamma papà dolore, mamma papà dolore, mamma papà dolore, mamma papà dolore..." All'infinito e quel dolore mentale era insopportabile.
Elena lo raccontò a suo marito. L'unico del cui giudizio, su un fatto così straordinario, si fidava.
Suo marito era uno scienziato, quello era il suo lavoro: la ricerca della conoscenza, cercare di spiegare i fenomeni attraverso il metodo scientifico. Egli era giunto molto prima di lei all'idea che non esiste nulla di soprannaturale ma solo delle Leggi Fisiche che regolano l'Universo cercando di spiegarlo...
Come spiegava quel ricordo? Era qualcosa che lei aveva provato mentre era in anestesia. Non certo un sogno. Si può sognare in anestesia, in sedazione profonda? Quelle domande che aveva tenute per sé in quei due mesi, serbando di parlarne con Adriano, erano senza risposta.
Lui l'ascoltò pensieroso. Non se ne stupì. Ma non aveva sicure risposte. Ne parlarono insieme.
"No certo, sogno no. Ma nemmeno un falso ricordo."
"Come puo' essere rimasta attiva una parte del cervello nonostante la sedazione profonda?"
"Eppure è possibile, del cervello sappiamo così poco... In una zona profonda qualcosa è rimasto attivo durante la circolazione extracorporea ed ha provato quello che ricordi..."
"Ed ha tradotto in immagine lo scorrere velocissimo del sangue in un tubo... Mentre quel buio gelido di morte e quel dolore erano disumani..."
"Come è disumano mandare il sangue fuori dal corpo dentro una macchina mentre sei vivo.."
"Non conosciamo fino in fondo la fisiologia del cervello. Non sappiamo se addormentandolo per non sentire il dolore una parte sconosciuta della coscienza non possa registrare qualcosa..."
Elena ed Adriano non avevano risposte a quel fenomeno, e Adriano stesso, abituato ad esplorare cercando di spiegare quello che non è noto per mestiere e per vocazione esistenziale, non ebbe dubbi che il cervello di Elena aveva prodotto quelle sensazioni che erano legami biochimici costituenti una memoria. Come questo fosse potuto accadere mentre il cervello era addormentato dai farmaci non aveva alla luce delle attuali conoscenze una spiegazione.

Non ne parlarono più. Non c'era altro da dire.
Ma Elena non dimenticava, anche perché non voleva dimenticare.
Qualche volta lui diceva: "Cosa hai passato! Non ci posso pensare."
E se capitava che lei ricordasse i momenti in Terapia intensiva, i cui ricordi invece stavano sfumando, lui le diceva: "Non ci pensare più. E' passato."
Ma Elena non voleva dimenticare, giacché la memoria è tutto, è ciò che siamo, e ricordare tutto quel dolore faceva di lei una persona ancora diversa da quella che era prima di quella esperienza. In fondo aveva affrontato quella prova per non morire e significava qualcosa quella scelta.
Allo stesso modo non voleva dimenticare il momento in cui il suo cervello aveva capito lucidamente ed immediatamente che era arrivata la Morte in quel bellissimo giorno di sole di fine ottobre.





Note: 1) Da Focus: Psicologia - Si sogna anche sotto anestesia generale.

2) Saggio di psichiatria dello Psichiatra dell’Università di Warwick, Regno Unito Prof. Swaran Singh:  “Deve esserci una base neurale per questi fenomeni

Descrivendo in dettaglio lo strano fenomeno nel “Journal of Nervous and Mental Disease”, il professor Swaran Singh spiega: ““Ho subito un intervento chirurgico importante in anestesia generale il 4 aprile 1984. – racconta Singh nel suo saggio – Durante il recupero postoperatorio, ho sperimentato uno stato di profonda pace, un senso di rivelazione e profonda comprensione”. Nello specifico, il professore ha così descritto quanto vissuto: “Uno sfondo di luminosità bianca,…

 


lunedì 1 maggio 2023

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita” (W. Shakespeare, La tempesta, atto IV, scena I)

 Capitolo XV

La Feste di Natale passarono per Elena e gli altri ospiti in Riabilitazione Cardiochirurgica fra le gentili attenzioni degli Infermieri, dei Medici, delle Terapiste della Palestra e degli Operatori Socio Sanitari.
Ciascuno dentro di sé però le viveva in modo diverso. C'era chi soffriva in modo particolare per non essere a casa, in mezzo alla famiglia e lo esprimeva in modi differenti. Lina, ad esempio, smaniava per tornare a casa prima possibile e non comprendeva la tranquilla accettazione di Elena: "Come fai a non desiderare di essere a casa? Non staresti meglio a casa?"
"Certo che starei bene con mio marito, i miei figli, i miei nipoti... Ma così come sta il mio corpo ho bisogno di stare qui. Qui mi sento più sicura di ricevere tutte le cure di cui in questo momento il mio corpo ha bisogno. A casa non mi sentirei sicura."
Al solito Elena era di un realismo che le consentiva un'accettazione serena della sua condizione. Senza le smanie che vedeva in altri pazienti. 
L'unico momento che temeva erano le medicazioni: inevitabilmente dolorose, nonostante la delicatezza e l'impegno dei giovani infermieri.
Il giorno  di Natale le Terapiste, con l'anziano Direttore del Reparto, organizzarono un piccolo ricevimento nella palestra a cui parteciparono tutti, fra cui naturalmente il simpaticissimo Responsabile del reparto: il Cardiologo croato. Il Direttore fece un discorsetto poi si brindò con Panettone, Pandoro e torrone al cioccolato e, dato che i pazienti erano tutti affetti da diabete mellito di tipo 2, Elena chiese timidamente se era possibile senza danno mangiare di quella roba, ma le fu risposto dalle Terapiste che per una volta non faceva male nulla! 
Le addette alla distribuzione dei pasti si presentarono con un cerchietto dorato nei capelli guarnito da piccoli alberi di Natale nei colori del verde e del rosso cosparsi di brillantini...
Insomma, fecero del tutto per rendere il Natale, come la Vigilia, quanto più caldi ed allegri per far sentire meno possibile ai pazienti la forzata lontananza dalle famiglie.
Dal soffitto di tutto il Reparto pendevano delicate decorazioni natalizie e era stato allestito un bellissimo albero di Natale nella veranda e un altro accanto ad un Presepe molto originale ed infine uno illuminatissimo nella Palestra.
Elena era serena più dei suoi dispiaciuti familiari che si erano riuniti in casa di sua figlia con il pensiero fisso a lei che era in Ospedale.
Li sentì più volte al telefono esortandoli ad essere felici, perché lei stava bene, avendo superato un intervento chirurgico di quella difficoltà.
E venne il giorno delle dimissioni. Elena salutò tutti con affetto e gratitudine.
Con Lina e la professoressa, sua ultima compagna di stanza, si abbracciarono con la promessa di risentirsi.

Fra le tante lezioni che la vita le aveva ammannito questa, proprio perché giunta in un'età che realisticamente per Elena poteva dirsi  "in zona Cesarini", la viveva senza ansie né paure. L'accettazione veniva dall'insegnamento che "la vita ha un termine", frase tante volte ripetutale da sua madre. Quella madre speciale che Elena aveva avuto, che l'aveva fatta soffrire per quel tanto che di irrazionale era in lei, ma che tanta filosofia di vita le aveva dato e che ora lei comprendeva sempre di più...
"Sono come una marionetta che un nulla può in ogni momento afflosciare..."
Le veniva da pensare consapevolmente e senza smarrimenti. Quello che le era accaduto quel giorno in cui il suo cuore si stava quasi fermando mentre il suo cervello ne era lucido spettatore pensante era un'esperienza indimenticabile. Ed era meravigliata di quello che aveva pensato in quegli attimi e... in fondo anche orgogliosa di sé stessa: "Ah! Così.... In fondo ci posso stare ...a 76 anni..."  Aveva capito che quella era la sua morte e l'aveva accettata senza paura, guardandosi come da fuori di sé stessa.

Suo marito la venne a prendere teso ed emozionato. L'Operatrice Sanitaria che serviva i pasti l'accompagnò all'uscita portandole la valigia perché "lei non doveva portare pesi", come era doverosamente scritto nel foglio che le avevano rilasciato le Fisioterapiste della Palestra, l'abbracciò e la baciò nel salutarla augurandole una felice ripresa.
Elena lasciò quell'Ospedale con un commosso sentimento di gratitudine per tutte quelle persone così umane e professionali ad un tempo.




mercoledì 19 aprile 2023

Che nobile Regina!

Questa è la nuova Regina degli inglesi.
Chi ritiene ancora che la monarchia abbia un senso se la merita.
Figlia di un titolare di un'azienda vinicola (vino inglese!) amante dei cavalli e di Carletto figlio di Elisabetta che aspirava ad essere il suo "tampax"

 
Con l'ex marito, l'ex ufficiale di sua maestà britannica
 Parker Bowles a cui, fino ad oggi, tutti i giornali del mondo hanno continuato a riferirsi quando scrivono di lei. Nonostante le corna oggi sono amici e compaiono insieme in molte occasioni anche ufficiali. Qui sembra dirle: "Ce l'hai fatta! Certo che i nostri figli se ne avvantaggeranno. Brava!"

Ed eccola con l'innamoratissimo secondo marito: Carlo tampax più piccolo di lei di un anno.
Sempre abbigliata con mises costosissime che non ne mitigano la bruttezza evidentissima: qui, oltre al viso scucchioso da Befana rugosa, è evidente il "seninterra".

I figli avuti dal marito cornuto sorridono felici ai lati della madre Regina degli Inglesi!

La faccia della nuova "nobiltà inglese"


lunedì 17 aprile 2023

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita” (W. Shakespeare, La tempesta, atto IV, scena I)

 Capitolo XIV

Nella stanza singola in cui era stata nei primi giorni del suo trasferimento all'Ospedale per la Riabilitazione avevano messo una nuova arrivata: la si vedeva passando in corridoio perché la porta era sempre aperta: era una donna più giovane di Elena, magrissima, sempre distesa sul letto sopra le coperte e in calzoncini corti che mostravano le sue gambe magrissime. Lo sguardo, sempre volto verso il corridoio, era assorto e allo stesso tempo assente e si posava su chi passava senza mostrare alcun interesse.
Elena col passare dei giorni capì che la nuova paziente aveva delle difficoltà a riprendersi dall'intervento chirurgico al cuore, qualsiasi esso fosse stato.
Tutti avevano il denominatore comune che, per arrivare al motore del corpo umano per aggiustarlo, erano stati aperti al torace, con tutto ciò che di traumatico questo comporta.
L'aveva illustrato con molta ironia il Cardiologo responsabile del Reparto durante una delle visite mattutine con tutto lo staff, Terapista a capo della palestra compresa. Elena aveva timidamente detto che quando faceva certi esercizi il dolore sotto il seno aumentava rendendoli impossibili tanto era acuto.
Il Medico per scuotere la fatica psicologica ad affrontare il dolore da parte dei pazienti usava spesso l'ironia e, accompagnando quel che diceva con i gesti, disse: "Il Cardiochirurgo sega lo sterno, zzzzzzzh! - E fece con la bocca il verso del rumore della sega oscillante usata dal Cardiochirurgo - Poi apre la gabbia toracica: scrak, scrak! - E accompagnò il suono con il gesto cruento di allargare l'immaginaria gabbia toracica nell'aria. "Tutto questo fatto da qualche specializzando, poi il primo operatore fa il resto e infine mettono i drenaggi che dopo qualche giorno verranno tirati via!  E ci lamentiamo che sentiamo dolore?!"
Effettivamente erano proprio le ferite provocate dai drenaggi quelle che davano ad Elena quel dolore acutissimo.
La donna della stanza singola non si alzò mai da quel letto. Aveva il pannolone e la cambiavano, mangiava a letto incitata dalle infermiere ma non voleva alimentarsi...
Che riabilitazione poteva mai fare? Tutti, prima di giungere in quell'Ospedale con un preciso scopo, erano stati fatti alzare dal letto e messi su una sedia poi fatti camminare già in Subintensiva...
Fu chiaro che quella donna non aveva alcun motivo per stare in quell'Ospedale. Il lavoro e l'incitamento del  personale infermieristico, per quanto professionale e paziente, a tratti affettuoso, nulla poteva su quella paziente che non collaborava affatto. Una notte cominciò a chiamare continuamente gli infermieri perché voleva l'acqua, poi cominciò a dire: "Muoio!"  In un lamento ripetuto e ripetuto. Infine iniziò a chiamare un nome di donna:   "Forse sua figlia lontana?"  Si chiese triste Elena, visto che in visita non si era visto nessuno..
Infine la donna sparì. Di certo l'avevano rimandata all'Ospedale dove era stata operata, non essendo quello l'Ospedale adatto alla sua situazione. Stessa cosa per un uomo di una stanza accanto, che Elena non individuò fra quelli che la sera passeggiavano per il corridoio fino alla veranda dove c'era campo per i cellulari per chiamare le proprie famiglie. Sentì soltanto il tramestio degli infermieri e le voci soffocate che dicevano che era caduto a terra mentre andava in bagno sbattendo la testa. Fu trasferito ad un Pronto Soccorso...

Procedura di esecuzione di una sternotomia mediana

L’approccio più frequentemente utilizzato per gli interventi sul cuore e sull’arco aortico è rappresentato dalla sternotomia mediana, nella quale l’incisione sternotomica viene praticata attraverso un’incisione longitudinale della cute che parte dal centro della fossetta giugulare e termina appena sotto l’apofisi xifoide dello sterno. Una volta incisa la cute, attraverso l’elettrobisturi vengono sezionati il tessuto sottocutaneo e la fascia presternale, esponendo quindi il periostio e lo sterno. Successivamente, utilizzando una sega oscillante, lo sterno viene diviso longitudinalmente nella parte centrale, in modo da permettere l’inserimento del divaricatore, il quale consente di allargare in modo simmetrico e atraumatico i due capi sternali. Dopo il posizionamento del divaricatore si procede con la divisione del grasso timico e prepericardico, legando o clippando contestualmente i vasi sanguigni e facendo attenzione a non ledere il tronco venoso anonimo.
A questo punto il pericardio, una volta esposto adeguatamente, viene aperto anteriormente attraverso un taglio longitudinale, che in basso viene allargato a “T” in corrispondenza della superficie diaframmatica. Infine vengono passati alcuni fili di trazione sui margini pericardici in modo tale da ottenere la migliore esposizione possibile del cuore e dei grandi vasi.
La via di accesso sternotomica permette un agevole posizionamento e controllo delle varie cannule utilizzate per la circolazione extracorporea (CEC); in tal modo il cardiochirurgo può operare su ogni parte del cuore per eseguire interventi sugli apparati valvolari o può raggiungere ogni parte della superficie cardiaca per eseguire le anastomosi coronariche negli interventi di bypass aorto-coronarico (BPAC). Attraverso questo approccio è inoltre possibile eseguire interventi sulle arterie polmonari.
Attraverso questa via di accesso attualmente vengono eseguiti tutti gli interventi sulla valvola aortica, sulla radice aortica, sull’aorta ascendente, sull’arco aortico e l’intervento di trapianto cardiaco.
Anche la chirurgia della mitrale, della tricuspide e il BPAC sono in grandissima parte eseguiti in sternotomia mediana, anche se esistono delle eccezioni in cui questi interventi vengono eseguiti con tecniche mininvasive. Al termine dell’intervento cardiochirurgico eseguito in sternotomia, prima della chiusura, vengono posizionati solitamente due drenaggi chirurgici: un drenaggio retto posizionato dietro lo sterno (drenaggio retrosternale) e uno curvo posizionato sotto la base del cuore, lungo il diaframma (drenaggio retrocardiaco). Una volta posizionati i drenaggi, lo sterno viene accostato simmetricamente attraverso dei fili metallici e i piani cutanei sono accostati con suture continue riassorbibili.