giovedì 26 ottobre 2023

Preghiera per Michele

 Ti prego Michele torna,

sembra che tu dorma...

Dormire ti vediamo,

ma tu sei lontano..

Non vedi le nostre pene,

e ti vogliamo tanto bene...

Il destino in un momento

la tua allegria ha spento.

Attendiamo con pazienza

l 'esito e la sentenza.

Ma ti prego Michele

sii più forte del fato crudele...





sabato 21 ottobre 2023

La Sig.ra Anteri e altre mille vite - Romanzo - Cap. III

 La Sig.ra Anteri e altre mille vite

Capitolo III

Fabrizia da due anni aveva chiuso bruscamente e immotivatamente l'amicizia con Giulia Anteri, suscitandone lo stupore, perché nessun motivo contingente spiegava una decisione così drastica e definitiva.
In altri tempi Giulia ne avrebbe sofferto, dato che voleva bene a Fabrizia da quando aveva quindici anni e si erano conosciute sui banchi di scuola, come con Ianira. Ora, ad oltre settanta anni di età, la signora Giulia aveva maturato un pensiero lucido e tranquillo su sé stessa e gli altri che le faceva accettare le decisioni altrui serenamente, avendo sempre vissuto ben presente a sé stessa e alle sue azioni, mai meschine, mai improntate all'invidia, sentimento diffuso anche fra chi si dice amico. Aveva sempre desiderato il bene delle persone che amava e fra queste c'erano anche le amicizie, in particolare quelle annose come con Fabrizia e Ianira, continuate senza interruzione fino ai suoi 75 anni.
Fabrizia era sempre stata una che non rispettava le regole, anche a scuola, e amava fare dispettucci stupidi ai tipetti seri come Giulia. Ma capitò che la loro classe, decimata dalle bocciature, si riducesse di numero e l'anno successivo si trovarono con nuove compagne, oltre le poche dell'anno precedente promosse come loro, e si misero nello stesso banco. 
Così diverse come erano pure si affiatarono e si vollero bene.
Certo Fabrizia aveva a volte battute sadiche che Giulia le perdonava. Un paio di volte la fece piangere. Non capitò mai il contrario. 
Fabrizia aveva una casa bellissima ed elegantemente arredata ai quartieri alti, Giulia l'ammirava, mai invidiava. Nello scorrere delle loro vite notò a volte che Fabrizia non era sempre felice delle cose buone che capitavano alla sua amica come invece accadeva a Giulia. Né era pronta a soffrire per le sue disgrazie, cosa che a Giulia sincerametne capitava.
Quando morì il padre di Giulia Anteri Fabrizia non andò al suo funerale, ma nemmeno stette vicino alla sua amica nei primi mesi dopo tale evento, anche se lei glielo chiese più volte. Stesso comportamento per la morte della madre di Giulia. Ciò nonostante, la Anteri, trovando anomalo il comportamento della sua amica, avrebbe voluto essere vicino ai genitori di lei negli anni della malattia e finali delle loro vite. Ma Fabrizia non volle. 
Il marito di Giulia non capiva come sua moglie potesse sopportare la sua amica e perdonarle tutto.
In realtà Giulia non perdonava perché non aveva nulla da perdonare a Fabrizia, avendola accettata con le sue indubbie stranezze che riguardavano tutta la sua vita di relazione... Soprattutto sul piano sentimentale, e la prima a pagarne le conseguenze era lei.
Giulia, leggendo "Menzogna e sortilegio" di Elsa Morante, trovò nel personaggio della protagonista una similitudine con Fabrizia; la protagonista era innamorata ciecamente di un cugino facente parte del ramo ricco e nobile della famiglia di suo padre da lei idealizzato, mentre lei aveva sposato un impiegato postale che riteneva di modesto ceto, riportandone profonda frustrazione e gonfiando i meriti inesistenti della famiglia di origine di suo padre che, peraltro, li ignorava. Mentre il povero impiegato faceva del tutto per assicurare a lei e a sua madre, rimasta vedova, una tranquilla sicurezza.
Fabrizia era innamorata di un fiacco figlio di papà che idealizzava perché figlio di un Professore Ordinario Direttore di un Istituto di Ricerca. Costui era un ipocrita, iscritto ad un'organizzazione cattolica e in essa praticante, che le faceva prediche morali ma intanto la scopava senza amarla e senza sognarsi di sposarla.
A Giulia raccontava storie fantasiose, finchè l'amica colse senza volerlo una conversazione fra i due in cui lui le chiedeva se per caso non scopasse anche con altri, ben sapendo che la sconsiderata si era data a lui vergine.
Invece di offendersi e lasciarlo con disprezzo, Fabrizia trascinava questo rapporto frustrante facendo la spavalda. Inutile fu che Giulia, capita la situazione, le facesse notare le contraddizioni morali di costui e la sua vigliaccheria. Ma il masochismo di Fabrizia, abbagliata dalla posizione sociale del soggetto come la protagonista del libro della Morante, accettava quella che era un'umiliazione sorridendo e giustificando financo la sorella del giovane, sua amica, che facendo parte della stessa organizzazione cattolica del fratello e sapendo quello che accadeva fra i due diceva che non avrebbero dovuto sposarsi perché troppo diversi.
Giulia faceva notare alla sua amica che la sorella del suo riottoso innamorato aveva la loro stessa età, più o meno, e dall'alto di quale esperienza di vita poteva emettere tale sentenza? Inoltre Fabrizia non si offendeva che una persona che le era amica non fosse felice che sposasse suo fratello?
Ma non c'era nulla da fare, al di là di ogni logica di amor proprio Fabrizia a quei due perdonava tutto.
Nel corso della vita Giulia constatò questa anomalia nella sua amica sempre.
C'erano persone a cui non perdonava nulla, con cui era anche ingiustamente feroce, ed erano persone che magari la tenevano in considerazione, e altre che la umiliavano con il loro modo di fare ma che lei continuava a tenere in grande conto.
Dato che il figlio del Professore Universitario le diceva che faceva male a darsi a lui visto che non le aveva mai detto che voleva farsi un futuro con lei, Fabrizia con una stupidità meschina intese schermirsi calunniando Ianira e Giulia: "Non sono mica la sola sai, lo fanno tutte." Giulia scoprì di essere stata calunniata dalla sua amica quando conobbe colui che poi diventò suo marito, il quale, capito chi era la giovane di cui si era innamorato, le rivelò che l'amante di Fabrizia gli aveva detto che lei era una ragazza da poter facilmente portarsi a letto.
"Ma come ha potuto dire una cosa così grave se nemmeno mi conosce? Io l'ho incontrato una sola volta con Fabrizia!" Disse piangendo la giovane.
Scoperta una simile bassezza da parte di Fabrizia pensò seriamente di terminare ogni rapporto. Poi invece continuò a sentirla e, sia pure sporadicamente, a frequentarla, con grande stupore da parte di suo marito che non comprendeva tanta indulgenza.
Eppure a modo suo Fabrizia voleva bene a Giulia, ed era la sua natura debole, superficiale e invidiosa che la rendeva meschina.
Era attratta da persone un po' folli, dalla vita scombiccherata, con altre, normali, aveva pulsioni sadiche e le offendeva per il gusto di ferirle, senza preoccuparsi dei solchi che scavava fra sé e loro. Sembrava avere incosciamente un odio di sé spingendo certi rapporti al limite della sopportazione da parte dell'altro: che fosse l'uomo che poi sposò, una parente o un'amica. 
Qualche anno prima di troncare di netto ogni rapporto con Giulia iniziò a non farle più gli auguri di compleanno, a rispondere un laconico grazie a Giulia che invece continuò a farglieli, a rispondere con gelidi silenzi, invece dei suoi abituali scoppiettanti commenti, all'ascolto ormai solo telefonico delle belle notizie dei figli di Giulia: la figlia che aveva festeggiato le Nozze d'Argento, il figlio che aveva assegnato la sua prima tesi di laurea ad uno studente portandolo alla Laurea indossando in Commissione la toga...
Eppure Giulia era stata felice di ogni bella notizia riguardasse i figli di Fabrizia che lei, peraltro, aveva criticato continuamente nelle loro scelte, soprattutto sentimentali.
Parlava con spregio del matrimonio e alla fine la sua unica figlia femmina non si era mai sposata né aveva mai desiderato di avere figli.. Per poi accorgersi che la figlia di Giulia aveva vissuto, avuto figli, ed ora festeggiava le nozze d'argento.. Il tempo era passato e ciò che lei spregiava dava frutti, mentre le sue idee sprezzanti e sempre espresse con arroganza avevano condotto la vita di sua figlia nella solitudine.
Forse parlare con Giulia ed apprendere dei suoi risultati pazienti, ottenuti senza presunzione, ma con molta cura, guidando la sua famiglia su binari di valori diversi da quelli che Fabrizia esternava, le diventò di botto insopportabile. Forse si era resa conto di aver sbagliato tutto.
Giulia non le aveva mai fatto mancare i suoi pareri su certe follie, senza presunzione, ma solo perché quel che faceva le appariva sbagliato. Semplicemente glielo diceva educatamente mostrandole quelle che, a suo avviso, potevano essere le conseguenze del suo agire.
Come quando per mesi e di sovente uscì di notte per andare a fare compagnia ad una dottoressa che faceva il turno di notte in ospedale. Suo marito ed i suoi figli non l'arginavano più e la lasciavano fare. Alla fine il marito si prestò anche ad un incontro a tre in cui Fabrizia voleva chiarire a sé stessa se quello che sentiva per quella dottoressa fosse un'amicizia morbosa o un vero e proprio innamoramento.
Giulia cercò di farle capire che questo scavava dei solchi fra sé e suo marito, oltre quelli che già avevano scavato insieme. Per non parlare di quello che dovevano pensare i suoi figli, i quali avevano già assistito alle telefonate che lei faceva all'ex amante, il figlio del Professore ordinario, in loro presenza e del marito.
Fino a che punto voleva portare la sfida contro le regole del buonsenso Fabrizia?
Di certo dentro di sé doveva aver perso codesta sfida.
Giulia e Ianira si sentivano ancora, anche se solo telefonicamente, e non parlarono più di Fabrizia.

domenica 15 ottobre 2023

La Sig.ra Anteri e altre mille vite - Romanzo - Cap. II

 La Sig.ra Anteri e altre mille vite

Capitolo II

Il dolore di sapere chi l'aveva generata aveva accompagnato Ianira per tutta la vita. La leggerezza incosciente di sua madre l'aveva ferita, ma lei aveva continuato ad amarla, come anche colui che nella sua mente per i primi dodici anni della sua vita era stato suo padre. Come cancellare quel fatto?
Infatti, quando ormai vecchio e solo era diventato quasi cieco, chi lo andava a trovare era Ianira.
Chi trovava lavoro a tutti però era lei, la sciagurata madre.
Il giro di lezioni private che dava erano in prevalenza a figli di ricchi, alcuni gente importante, e a loro la donna si rivolgeva raccomandandosi...
Così Ianira andò a fare svogliatamente un lavoretto di segreteria presso la sede di un Partito di destra che era nello stesso palazzo dove abitava Giulia.
Ianira, insieme ad una sua collega, andava a casa di Giulia, che frequentava l'ultimo anno, quello della maturità, che Ianira aveva abbandonato, e l'accoglieva con dolcezza la madre di Giulia. Le due ragazze mangiavano qualcosa lì e poi tornavano nella sede di lavoro.
Giulia apprese da sua madre di questa abitudine e ne fu lieta. Sua madre non mostrava la sua problematica psichica, era contenta di avere un po' di compagnia. Giulia non ne faceva mistero ma le sue amiche non vedevano quello che vedeva lei: quando sua madre rispondeva alle voci che secondo lei la calunniavano aprendo la finestra e dicendo frasi con alcuna attinenza con la realtà. Bastava che Giulia, ancora bambina, la rimproverasse chiudendo la finestra e sua madre tornava normale.
Per questo, anni dopo, avuta finalmente la diagnosi di schizofrenia, Giulia pensò che quella di sua madre era una forma lieve che, qualora trattata in modo diverso da suo padre e curata, poteva rientrare nella assoluta normalità, essendo la schizofrenia un distacco totale dalla realtà che crea assenza di affettività, mentre sua madre le voleva molto bene, come in seguito volle molto bene ai figli di Giulia.
In quel periodo Ianira le disse che aveva un uomo più grande di lei che l'amava e la sera la veniva a prendere alla fine del suo orario di lavoro. Lavorava in televisione nel settore tecnico e voleva sposarla. Una buona cosa per andarsene da quella famiglia disastrata. Ma lei era ancora innamorata di un tipo fascinoso ed egoista che lei capiva che non le avrebbe mai dato nulla. 
Un giorno Giulia seppe che suo padre aveva incontrato davanti al portone la madre di Ianira: "Ma tu mi hai detto che è una professoressa che insegna nella scuola pubblica musica... Sembrava una donna di servizio.. Malvestita e affatto fine." Giulia capì la meraviglia di suo padre. Nonostante la sua debolezza psicologica che lo induceva ad ubriacarsi spesso, egli si riduceva in quello stato solo la sera. Rientrava verso le dieci di sera e non lo vedeva nessuno, solo Giulia, che gli dimostrava tutto il suo biasimo, e sua madre che riacquistava tutta la sua lucidità raccomandandosi a Giulia di non dirgli niente, di non rispondere alle provocazioni che lui rivolgeva verso di lei, mai verso la figlia, rinfacciandole ironicamente le sue ubbìe i suoi vaneggiamenti.
Poi andava a letto dove si buttava tutto vestito. Allora sua madre gli toglieva le scarpe, lo spogliava e gli rimboccava le coperte. Spesso lui vomitava quel vino che gli serviva per sentirsi "allegro", così diceva, e sua madre con la stessa umile abnegazione puliva tutto.
Per il resto del tempo il padre di Giulia era un dignitoso impiegato pubblico benvoluto da tutti, sempre in ordine in giacca  e cravatta.
Una sera Giulia vide sul portone l'innamorato di Ianira che l'aspettava e pensò che non era niente male: spalle ben disegnate, viso dai lineamenti regolari, gambe dritte... Non alto, ma a Giulia gli uomini troppo alti non piacevano.
Quando si sposarono Ianira era bellissima nell'abito da sposa di raso bianco che qualcuno le aveva prestato. C'era anche il padre putativo con il cappello in mano lungo il fianco e la sua alta figura un po' piegata. 
La sorellastra di Ianira, che lei chiamò sempre sorella come Michelangelo, mai con il giusto appellativo, era mezza matta. Laureata in lingue, riuscì negli anni ad inserirsi nella Scuola Pubblica facendo l'insegnante come il fratello, laureato il Lettere. In entrambi i casi la madre fece molto per loro cercando di inserirli dapprima nel giro delle supplenze poi, attraverso i farraginosi canali di accesso all'insegnamento, stabilmente nella Scuola Pubblica.
Solo Ianira non si laureò mai né mai conseguì il Diploma di maturità.
Giulia le voleva bene anche se disapprovava le relazioni extraconiugali che diceva di avere confessandole nei particolari soprattutto a Fabrizia che poi ne riferiva a lei.
Il suo matrimonio era finito, anche se per ragioni economiche continuavano a vivere nella stessa casa in affitto.
C'erano cose di lei che Giulia apprendeva da Fabrizia. Ianira poi ne parlava a Giulia di sfuggita dando per scontato che lei lo sapesse. Come un aborto in anni precedenti la Legge 194 e un conseguente crollo nervoso con tendenze suicide.
Giulia non forzava quel riserbo avvertendo tutta la fragilità psichica della sua amica.
C'erano argomenti che invece provava a toccare per il suo bene, ma il suo modo di vedere le cose era così diverso da quello di Giulia che si offendeva e scandalizzata ne riferiva a Fabrizia che poi lo riportava a lei, Giulia.  
Come quando, morto il marito, ebbe in eredità con i due figli una cospicua somma che costituiva la liquidazione di lavoro di lui. Giulia, sentitane l'entità, la consigliò di investirla in un appartamento per sé e i figli, visto che abitavano tutti in affitto con redditi non molto alti, i due figli, e lei soltanto con la pensione di reversibilità del marito. Reagì dicendo che era un'assurdità. Dette ai figli la loro parte e rimasero tutti in affitto. La figlia in quel momento conviveva con un ragazzo, ragioniere in uno studio privato, che Ianira condusse ai Parioli dove affittavano un appartamento che a suo avviso era elegante e il proprietario gli avrebbe lasciato anche le tende delle finestre: bellissime. Giulia nemmeno provò a farle osservare l'assurdità di una simile scelta senz'altro dispendiosa dato il quartiere, a fronte del lavoro privato della figlia, anche questo trovato dalla scellerata nonna ma sempre accudente sul piano lavorativo, e di quello del giovane ragioniere che, infatti, poco dopo si eclissò e la storia finì: forse spaventato da quelle manie di grandezza a cui non poteva sopperire.
Anche Fabrizia parlando con Giulia non si spiegava le manie del lusso di Ianira, essendo sempre vissuta nella precarietà economica ed avendo avuto un poco di respiro solo grazie al lavoro di suo marito.
Con la sua parte di soldi della liquidazione del marito si comperò un impermeabile foderato di visone. Fabrizia, che era vissuta in una famiglia agiata, pure non aveva nemmeno l'ombra delle smanie di lusso di Ianira. Senza giungere alla frugalità di Giulia era però di parchi desideri e con l'amica commentava gli atteggiamenti da duchessa della comune amica. Come quando acquistava borse costosissime giustificando la spesa con il fatto che "duravano di più e l'anno prossimo così non debbo ricomperarla": invece l'anno dopo ne comperava un'altra costosa "perché di diverso colore e di quel colore non l'aveva".
Quando rimaneva senza soldi provava a farseli dare dalle amiche o direttamente, chiedendoli a Fabrizia, o cercando di raggirare Giulia.
Questa non aveva una pelliccia e Ianira le disse che suo marito gliene aveva regalata una aggiungendo: "Si vede che me la merito". Suscitando il silenzioso stupore di Giulia a conoscenza dei suoi tradimenti coniugali. Quella volta ne rimase ferita, perché Ianira sapeva che Fabrizia le riferiva le sue confidenze su quell'argomento e ne aveva accennato, come al solito di sfuggita, anche a Giulia stessa, dunque che senso aveva dire una cosa simile sapendo poi che Giulia non aveva ricevuto altrettanto in dono da suo marito, pur essendo moglie devota?
Ma non bastò. A corto di denaro anni dopo cercò di vendere quella pelliccia rimessa a modello a Giulia, spacciandola per pelliccia quasi nuova di una sua conoscente, dato che si era messa a vendere abiti usati quasi nuovi in casa.
Giulia declinò l'offerta senza dirle che aveva riconosciuto l'indumento.
Questo ed altro modellò un'amicizia in cui Giulia conservava il suo affetto a Ianira ma non poteva anche stimarla, piuttosto compatirla.

sabato 30 settembre 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 13^ puntata

Un bel matrimonio 
13^ ed ultima puntata

"Ma perché tutto questo?! - Quasi gridò con la voce strozzata. - E' tutto chiaro! Perché smuovere tutto questo?! Non può che portare altro dolore!"
"Non so come tu  possa accettare il suicidio con tanta certezza Laurie, - rispose il padre angosciato - come tu possa così facilmente metterti l'animo in pace!"
"Ma è così! Era depresso perché era senza un ingaggio. Io mi stavo dando da fare per fargli avere qualcosa ma non è facile!"
"A noi non risulta Laurie. Lui aveva accettato di starti accanto ma di lavoro ne poteva avere ovunque con la sua specializzazione! E poi eravate felici, sposati da poco tempo.. Perché mai avrebbe dovuto farlo?!" 
"Ma chi mai poteva metterlo nella vasca piena d'acqua e tagliargli i polsi?" Insistette con ostinazione la vedova.
"Non lo so!  - Quasi  singhiozzò Luigi Rezzi - Ma vogliamo saperlo! Il nostro perito Medico legale ha detto che ha lividi.. Qualcuno l'ha annegato nella vasca spingendolo con forza con la testa sotto e poi ha messo su la messa in scena del suicidio tagliandogli i polsi... Ci ha spiegato che se avesse avuto il cuore battente nella vasca con i polsi tagliati l'acqua sarebbe stata scura di sangue... Invece è morto prima e di sangue ne è uscito poco per questo." Concluse il padre di Bruno pieno di angoscia.
Laurie dall'altra parte del telefono a quelle parole vedeva la scena reale di come le persone mandate da quell'uomo potente, che aveva usato tutto il suo potere, avevano agito su Bruno e rabbrividì. Pensava che se avesse parlato di tutto quello che sapeva di quel mondo, di quell'ambiente, le avrebbero fatto fare la stessa fine...

"Hai saputo Martin? - Il Commissario Roux non parlava al telefono, aveva preferito sedersi in un caffè all'aperto con il Dott. Julien Martin gustando una bibita e godendosi l'aria dolce del Midi della Francia - "La famiglia di Bruno Rezzi  non ha creduto al suicidio e ha fatto istanza per riaprire l'indagine presentando un dichiarazione Medico legale giurata con molti elementi di dubbio. Chiedono una nuova autopsia, quindi riesumeranno il cadavere."
"Chissà da chi ha saputo Bérnard che nella vasca da bagno avete repertato una lametta..." Rispose pensieroso il medico.
Roux fece una smorfia e disse: "O la soffiata di uno della scientifica, o la vedova, oppure chi l'ha ammazzato."
Martin sorrise sarcasticamente: "Forse l'ha intuito che una lametta doveva esserci per forza se i polsi se li era tagliati. Chi la portava via?! E' rimasta lì per forza.. Avrà detto che glielo avevo detto io per rafforzare la sua intuizione.."
Bevvero le loro bibite e non dissero più nulla.   

giovedì 28 settembre 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 12^ puntata

Un bel matrimonio 
12^ puntata

Il Medico incaricato dalla famiglia del povero tecnico del suono, ottenute le foto dall'avvocato italiano che le aveva finalmente ricevute dal Commissario Roux insieme al certificato dell'autopsia, rimase sconvolto. Non poteva formulare un'accusa di omicidio ma parlò subito con l'avvocato italiano di ciò che lo turbava di quelle foto.
All'incontro non partecipò l'avvocato francese che serviva da corrispondente in quel Paese per l'avvocato italiano incaricato dalla famiglia di Bruno.
"Prima di stendere la mia relazione per i suoi assistiti debbo dirle che dall'esame di queste foto si evidenzia il legittimo dubbio che siamo davanti ad un evento difficilmente catalogabile come suicidio a cuor leggero." Disse il Medico con aria grave e preoccupata insieme.
Tornati in Italia l'avvocato insieme al Medico esposero ai genitori e al fratello del defunto la situazione. Di fronte ai dubbi esposti in coscienza dal Medico l'angoscia dei tre aumentò.
"Me lo sentivo, - disse il padre - non è possibile che Bruno si sia suicidato.. Non ne aveva motivo..."
"Ma lei come pensa che possa essere avvenuto?..." Chiese il fratello al massimo della tensione di fronte a qualcosa di ancora più orribile e ignoto.
Il Medico espose gravemente, e anche lui teso, l'ipotesi che i segni sul corpo del giovane gli avevano fatto pensare.
"Non posso avere certezze perché non ho fatto l'autopsia, ma anche il Medico della Morgue che ha fatto l'esame del corpo da esterno, quando è arrivato lo stesso giorno del ritrovamento alla sua attenzione, ha notato i lividi su una spalla e alcuni sulle braccia e questo, insieme a ciò che ha scritto il Medico intervenuto sul posto e... le foto che ho esaminato.. potrebbero far pensare che è stato spinto sotto l'acqua della vasca fino all'arresto del respiro.. Sarebbe interessante sapere quanta acqua aveva nei polmoni ma questo nel referto autoptico non c'è e questo mi rende perplesso... Ma anche nelle foto si vede che il sangue disperso nell'acqua è poco nonostante i profondi tagli netti ai polsi.. Che poi anche quelli sono strani per un suicidio.. In Medicina Legale vediamo tagli plurimi, alcuni più lievi, perché l'istinto di conservazione induce il suicida a non riuscire a farsi subito tagli netti e profondi, quanto a tentare di infliggerseli ripetutamente."
Vedendo la prostrazione della madre di Bruno l'avvocato intervenne premurosamente: "Non so se sia il caso che la signora visioni le foto.. Comunque credo che con la relazione del dottore, vostro Perito di parte, possiamo tentare di far riaprire l'inchiesta chiusa così frettolosamente come suicidio. Abbiamo i certificati di due medici francesi e quello dell'autopsia. Esponiamo i nostri dubbi con una nostra relazione e chiediamo una seconda autopsia."
La famiglia fu d'accordo e l'avvocato si attivò appena ebbe la Relazione Medico Legale giurata del medico italiano.


Quando il padre di Bruno comunicò al telefono a Laurie i dubbi del perito medico da loro incaricato e la volontà di aver dato mandato al loro avvocato per chiedere un'apertuta di un'inchiesta e una nuova autopsia, Laurie sentì come un fuoco scoppiarle nella testa.

sabato 16 settembre 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 11^ puntata

Un bel matrimonio 
11^ puntata


Incaricarono un avvocato italiano che disse loro che avrebbe avuto anche un corrispondente in Francia, perché i suoi eventuali viaggi, che prevedeva necessari, in questo modo sarebbero stati in numero minore e il costo per loro anche.
Ma l'avvocato incontrò subito delle difficoltà nel reperire il materiale richiesto, in particolare le foto fatte dalla Polizia sul luogo della morte di Bruno. Alla fine dovette andare in Francia accompagnato da un Medico di fiducia e aiutato dal suo collega francese chiese un colloquio con il Commissario Roux.

Roux se l'aspettava e li ricevette con molta pazienza, pena e un po' d'ansia.
"Non ho le foto. - Dovette dire. - Le ha richieste il magistrato che ha in mano l'indagine."
"Ma la scientifica deve avere i negativi. - Obiettò l'avvocato italiano che un po' di francese lo parlava e lo capiva. - Non può ristamparne una copia per la parte colpita dalla disgrazia? Hanno il diritto di sapere..."
Il collega francese si intromise ricordandogli che anche la vedova era parte colpita dalla disgrazia e la richiesta lei non risultava l'avesse fatta. Aveva accettato il responso del Medico Legale nominato dal magistrato e forse sarebbe stato bene informarla di questa loro azione.
L'avvocato italiano insistette affermando che la famiglia d'origine, forse perché il fatto era avvenuto lontano da loro, aveva bisogno di chiarezza per trovare una pace che al momento non poteva avere, dunque chiedeva di visionare tali foto per una perizia di parte. Con loro c'era un Medico Legale venuto appositamente visto che, nonostante ne avessero fatta richiesta, in Italia non era arrivato alcun documento.
Il Commissario Roux disse che avrebbe fatto ristampare le foto ma che ci voleva qualche giorno. Dopo una breve discussione promise di ottenerle in due o tre giorni.
Il Medico che la famiglia di Bruno aveva pagato per andare fino a Nizza chiese se poteva parlare con l'addetto della Morgue che aveva effettuato il  riscontro diagnostico.
"Non abbiamo alcun documento in mano, capisce? La famiglia non ha copia dell'autopsia, né del referto fatto dal Medico accorso in loco.. Se almeno si potesse avere il riscontro fatto dall'Anatomopatologo nell'immediato presso la Morgue.. Non dico copia del documento scritto.. Che spero ci verrà dato con gli altri richiesti quando sarà possibile per voi, ma almeno parlare con qualcuno..Visto che siamo qui e questo per la famiglia della persona deceduta costituisce un costo non indifferente."
Roux capiva, eccome se capiva. Chiamò al telefono il Dott. Martin, glielo chiese come un favore e, ottenutolo, disse ai tre che potevano andare: l'Anatomopatologo che aveva visionato il corpo di Bruno all'arrivo alla Morgue era di servizio.
Martin era teso ma tranquillo dentro la sua coscienza, li ricevette e lesse loro la scheda che aveva compilato, dopo aver chiarito con il collega italiano che quello era solo un ulteriore riscontro di quanto già scritto dal Medico accorso sul luogo del ritrovamento. 
"Noi non abbiamo nemmeno quello." Rispose il Medico italiano con il suo non splendido francese.
E Martin lesse: "Uomo giovane, età apparente 30-35 anni, presenta due profondi tagli netti ai polsi, ipostasi diffuse rosso chiare al viso, alle spalle e alle regioni anteriori del torace..."
L'avvocato francese tradusse qualcosa al medico italiano che aveva chiesto una spiegazione su alcune parole che non gli erano state del tutto chiare. E questi disse: "Ma allora è morto annegato...?"
Martin annuì e proseguì nella sua lettura: "La cute si presenta con aspetto finemente rugoso, bianco opaco. Segni esterni: "fungo schiumoso" alla bocca ed alle narici..."
"Ma è sicuramente morto per annegamento!" Interruppe nuovamente il Madico italiano rivolto all'avvocato italiano. "Molto strano! Sembrerebbe prima annegato con segni così imponenti di annegamento... Ma come ha fatto a tagliarsi le vene così... Non capisco.."
"Chi le dice che sia annegato e poi.. Come fa a dire una cosa del genere? Sa che è impossibile. Si è tagliato le vene e poi ha perso conoscenza ed è annegato." Disse il Dott. Martin guardandolo sorpreso.
"Certo, certo - si affrettò a dire il Medico Legale che doveva fare la perizia per conto della famiglia del morto - ma di solito chi si taglia le vene dentro la vasca da bagno piena lo fa per affrettare la morte e risulta ...Di solito eh? Morto per dissanguamento, mentre i segni che lei ha riscontrato danno conto di un annegamento con imponente ingerimento di acqua.."
Martin non disse che pensava la stessa cosa e proseguì leggendo anche dei lividi sulla spalla e sulle braccia.
"E questi come li spiega? - Esclamò il Medico italiano. 
"Non li spiego, - disse freddamente il Dott. Martin - non sta a me spiegarli ma alla perizia firmata dal perito nominato dal Magistrato."
"Dobbiamo averla!" Esclamò di nuovo il perito di parte rivolto all'avvocato italiano.
L'avvocato aveva assunto un'espressione molto preoccupata e lasciarono la Morgue per tornare all'albergo silenziosi, dopo aver salutato l'avvocato francese.



lunedì 11 settembre 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 10^ puntata

Un bel matrimonio 
10^ puntata

"Il cadavere presenta un livido sulla spalla destra, lividi su entrambe le braccia.. L'autopsia deve dire come provocati.. Io posso solo dire che ci sono." E il Dott. Martin tacque guardando significativamente il Commissario negli occhi.
Questi tacque, ben conscio di quali scenari ciò che gli stava dicendo l'Anatomopatologo della Morgue apriva.
"Se lei rileva segni certi o sospetti di un delitto perseguibile d'ufficio deve darne immediata comunicazione all'Autorità Giudiziaria. - Recitò la formula di legge pacatamente e guardando negli occhi allo stesso modo il Medico.
"Lo sto facendo informalmente, come lei comprende, lasciando a chi è stato incaricato dal Giudice questo onere." Disse Martin, con tono amichevole, anche se gravato dalla consapevolezza che entrambi erano coscienti di qualcosa che scottava.
Roux, abbassando la testa mentre varcava l'uscio, rispose: "Lei lo sta dicendo senza ufficialità, senza conclusioni e certezze a me che sono Polizia giudiziaria. Io opero in funzione di disponibilità verso l'Autorità Giudiziaria e questa ha disposto la perizia ufficiale. Aspettiamo la perizia." E andò via.
Mentre tornava verso il Commissariato pensava che, come Martin, era inutile fare l'eroe suscitando un vespaio: si erano mossi dall'alto e allora facessero loro.

Dopo alcuni giorni il luminare incaricato dal Giudice effettuò l'autopsia e davanti allo sconcerto malcelato del Dott. Martin, che vi assistette essendo dipendente della struttura dove l'esame veniva effettuato, il perito incaricato dal Giudice non ebbe dubbi e scrisse suicidio.
Durante l'esame provò con estrema cautela a far notare al Professore come le ipostasi fossero accentuate e diffuse per la fluidità della massa sanguigna, tipica degli annegati. Ma il Professore non negò l'annegamento attribuendolo allo svenimento dovuto alla perdita di sangue dai polsi. Martin lo vide guardare le foto fatte in loco e il referto del collega intervenuto, dove era evidente che la perdita di sangue era stata minima, senza rilevare e considerare tali fatti. Fu per lui imbarazzante vedere come il perito ignorava anche le sue timide note.
Per il Commissario tale conclusione significò tanto lavoro in meno ma tanto disagio interiore. Il Giudice, avuta la perizia, dispose il rilascio della salma per le esequie che Laurie si era affrettata ad organizzare.
I genitori e il fratello del suicida alla fine del mesto rito disposero per riportare Bruno in Italia dove intendevano tumularlo nella tomba di famiglia in Toscana. Con sorpresa si videro chiedere da Laurie i soldi del funerale... Storditi da tutto firmarono un assegno a lei e uno alla Compagnia aerea per il trasporto della salma.

Fu mentre volavano verso l'Italia distrutti, con Bruno nella stiva, che iniziarono a diradarsi le nebbie dell'orribile botta che i loro cervelli avevano ricevuto e iniziarono ad affacciarsi le prime nebulose domande.
Alla mente di tutti e tre, insieme alle immagini del meraviglioso matrimonio, pieno di gioia e di orgoglio per il loro bellissimo figlio che sposava una donna bella, importante e famosa nella stupenda cornice  della campagna toscana, iniziarono ad apparire insidiosi ricordi recenti: quando Bruno aveva litigato con la moglie mentre erano loro ospiti in visita e lei in francese aveva pronunciato quelle frasi per loro inspiegabili: "Je ne suis pas une salope!"
Fu quello l'inizio di un coacervo di dubbi, di domande senza risposta che aggravarono il loro stato di prostrazione. Laurie si fece viva solo una volta con una telefonata poi non più. La madre di Bruno la chiamò per un reciproco conforto ma lei fu sfuggente alle sue domande e si disse molto presa dal lavoro che la incalzava nei pensieri e nel tempo.
Sempre più la famiglia di origine del povero tecnico del suono non sapeva spiegarsi quel suicidio e si rivolse ad un Medico di famiglia ponendogli le prime domande. Quello chiese di vedere il referto dell'autopsia per poter dire qualcosa, ma loro non l'avevano e riferirono quello che era stato detto loro: Bruno si era suicidato mettendosi dentro la vasca da bagno e tagliandosi le vene dei polsi. Il Medico per pura comprensione verso quelle persone, che conosceva da tempo, cercò di spiegare come si muore dissanguati, chiese se era stato trovato con la testa dentro o fuori dall'acqua, quanto sangue c'era... Ma i poveretti si resero conto che non sapevano nulla, solo cose vaghe. Allora il Medico li consigliò di rivolgersi ad un avvocato che avrebbe potuto far avere loro la documentazione del tragico evento: referto dell'autopsia e foto... Certo per loro sarà tremendo visionare tali documenti... Sono sicuri di volerli vedere? Li avvertì il Medico affranto.
Ma il bisogno di capire quello che per loro appariva inspiegabile fu più forte.

venerdì 8 settembre 2023

La Sig.ra Anteri e altre mille vite - Romanzo - Cap. I

 La Sig.ra Anteri e altre mille vite
Capitolo I

Stava tranquillamente preparando la cena quando squillò il telefono fisso della bella e comoda villa vicino al mare dove ormai passava gran parte del suo tempo.
"Ciao Ianira!" Salutò la sua antica amica: lei ancora amica nonostante tutto.
Oh, non perché lei, Giulia Anteri, avesse avuto qualcosa da rimproverarsi negli oltre sessanta anni della loro amicizia! Lei era stata sempre leale perché quella era la sua natura. Per quanto possibile, senza ferirla, anche sincera. Perché anche con la sincerità bisogna andarci cauti, non tutti la gradiscono, anche quando è detta a fin di bene nelle intenzioni di chi la dice. E lei aveva sempre cercato di dire qualcosa di saggio alle sue amiche che potesse indirizzarle al meglio. Ma quello che era il meglio per lei, Giulia, non appariva altrettanto per l'amica.
Ciò nonostante Ianira era sempre sua amica, anche se a volte si era dimostrata urtata dai suoi saggi consigli.
L'altra annosa compagna di cammino dai tempi della Scuola Superiore, dove si erano incontrate, da qualche anno aveva interrotto bruscamente ogni rapporto con Giulia, senza un motivo. Ripensandoci Giulia aveva poi ricordato stranezze nel comportamento di Fabrizia nei due o tre anni precedenti quella drastica rottura, stranezze che lei aveva voluto ignorare come molte, troppe cose del comportamento di Fabrizia, accettandola così come era: a volte immotivatamente offensiva.
Ogni giorno aveva insegnato qualcosa a Giulia Anteri e ora nulla più la feriva perché accettava tranquilla quello che gli altri volevano fare, avendo la consapevolezza che verso ciascuno nulla aveva da rimproverarsi.
Molti anni addietro, pur non avendo mai malanimo né slealtà verso nessuno, quando gli altri le dimostravano acredine o ostilità si poneva delle ansiose domande, di dove e cosa poteva aver sbagliato.
Ora non più. La vita, le vite degli altri che l'avevano attraversata, anche solo sfiorata, sorprendendola con i loro effetti speciali, le avevano dato la presente certezza che non avrebbe potuto fare di meglio e di più.

Ianira iniziò la telefonata con tono lieve per poi dirle che un mese prima aveva appreso da un'assistente sociale, che l'aveva contattata tramite telefono, che suo fratello era stato ricoverato in Ospedale, lei, accompagnata da sua figlia, era accorsa , ma nei pochi giorni che lui aveva vissuto lì prima di morire non glielo avevano fatto vedere.
Un mondo di dolore si schiudeva nei suoi ricordi.
Non che lei giovinetta fosse felice con un padre infelice che si ubriacava per non soffrire ed una madre la cui mente, in parte, si era rifugiata in una innocua schizofrenia per sfuggire alla delusione del suo matrimonio, ma la sua famiglia aveva retto grazie alla morale dei suoi genitori che non avevano deragliato dai doveri e dagli obblighi verso il loro nucleo, pur con le debolezze delle loro menti. Ianira le fece scoprire come una famiglia possa finire in frantumi provocando rovina e dolore in tutti i suoi componenti.
Ianira aveva quel nome che evocava la mitologia greca perché l'aveva scelto sua madre, donna colta e musicista suonatrice di violoncello. D'altronde anche al figlio maschio aveva dato un nome che evocava un grande dell'Arte... Michelangelo... Come alla sua sorella maggiore: Manon, in onore dell'Opera Lirica di Puccini.
Eppure questa donna era la causa della deflagrazione di quel nucleo familiare.
Quando Ianira, a metà del quarto anno della Scuola Superiore, si ritirò dagli studi, perché a casa sua era scoppiato un incendio e l'ultimo lavoro scientifico a cui suo padre stava lavorando e su cui contava, quale ultima speranza dopo una serie di accadimenti fallimentari, Giulia Anteri scoprì un mondo in sfacelo.
Ianira pianse per quell'ennesima sciagura che colpiva suo padre e disse a Giulia come a Fabrizia che sarebbe dovuta andare a lavorare data la disastrosa situazione economica della sua famiglia.
Ma cosa era accaduto per arrivare a tanto? La casa dove abitavano, nel quartiere borghese dove sorgeva anche la loro Scuola, era un grande appartamento in affitto le cui finestre davano sugli alberi del viale, ma i mobili, scuri, pesanti, erano sporchi e in abbandono, come tutto il resto della casa. La madre non dormiva con il padre ma in fondo al corridoio, dietro ad uno straccio di tenda appesa ad una corda tesa da una parete all'altra, lì c'era una branda con il letto perennemente sfatto. Michelangelo aveva una sua stanza, piena di libri, ma anche questa trascurata quanto ad ordine e pulizia, e il giovane, ventunenne quando lo conobbe Giulia, era un intellettuale disordinato, esagerato nelle sue espressioni. Fabrizia, che lo aveva conosciuto prima, le riferì che le aveva dato della puttana "perché le donne sono tutte puttane".
Poi si capì lo sconvolgimento psicologico del giovane: fin da piccolo aveva assistito alla caduta inarrestabile del padre, un ingegnere proveniente da una importante famiglia Emiliana, da quando l'uomo molto importante per il quale lavorava sugli idrocarburi morì ucciso.
La frattura fra i genitori avvelenava la vita quotidiana dei tre bambini. La madre insegnava musica nella Scuola Media e dava lezioni private a domicilio, in questo modo manteneva sè stessa e, in parte, i figli. Oltre al maschio frequentava l'università anche Manon. Ma anche questa era stramba non poco. In fondo la più normale era Ianira allora come sempre, anche presentemente, eppure avrebbe dovuto essere lei quella più colpita da quello sfacelo. Aveva diciassette anni quando ci fu l'incendio e la distruzione del lavoro di suo padre per il quale pianse e da cinque anni sapeva che, quello che fino a dodici anni aveva chiamato papà, non era suo padre. Un'ennesima lite fra il fratello e il padre era giunta al punto che Michelangelo, allora un adolescente, brandì un coltello e la piccola Ianira si mise fra il ragazzo e il padre, ma questi la spinse via con queste parole: "E vattene tu che non sei nemmeno mia figlia!" La piccola rimase annichilita da quelle parole e andò dalla madre, la quale le disse che era vero: lei era nata mentre suo marito era in guerra. Il dolore di Ianira, Giulia, che di dolore morale se ne intendeva, non riusciva a immaginarlo, ma doveva essere tanto, tanto più grande del suo.. Grande l'insicurezza e lo stordimento, anche perché alla domanda di chi fosse suo padre la madre fece un sorriso fra l'incosciente e il compiaciuto e disse: "Dicevano fosse un inglese."


mercoledì 6 settembre 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 9^ puntata

Un bel matrimonio
9^ puntata

Erano le 7 di sera quando il Commissario Roux raggiunse la Morgue. Chiese del Dott. Julien Martin e un addetto lo fece salire al primo piano dove il dottore aveva una stanza.
Era una stanza disadorna, arredata con una scrivania, alcune sedie e qualche armadio con le ante a vetri.
Dopo i saluti i due si guardarono per un momento in silenzio, l'uno seduto di fronte all'altro con la scrivania fra loro.
Roux parlò per primo. "Io ho parlato della lametta, ma alla vedova nel mio studio ed eravamo soli."
Martin taceva pensieroso.
"La vedova non conosce questo Bérnard, questo collega, - aggiunse Roux come pensando a voce alta - e non credo si siano mai incontrati... Ma indagherò".
"Ma lui ti ha detto che l'ha saputo da me, - precisò l'Anatomopatologo - e così non è."
"Già, - Roux era sempre più pensieroso - e uno di noi, per di più nei Servizi speciali, non è uno disattento su particolari, anche minuti, che sa che fanno la differenza.."
Il Dott. Martin restava in silenzio ascoltando il Commissario. Guardava davanti a sé verso il ripiano della scrivania, mentre con una mano giocherellava con una penna.
"Ci conosciamo da molto tempo Roux e so che persona sei... Per questo, a fronte delle stranezze di cui mi stai parlando, ti dirò che non ho fatto certo l'autopsia, ma al riscontro diagnostico già ho visto delle evidenze che non collimano con il suicidio dovuto al taglio delle vene dei polsi." Il tono era pacato, prudente e grave allo stesso tempo.
Roux lo guardò accusando questo altro tassello che si infilava nella sua inquietudine e attese il resto.
"Sai bene che il riscontro diagnostico è di prassi quando una persona è deceduta a domicilio, come in questo caso. Il collega già aveva scritto nel verbale di referto immediato quello che ho constatato io in Sala Autoptica: il morto aveva schiuma al naso e alla bocca."
Roux ora era teso ed attentissimo: "... E questo vuol dire?..."
"Che è morto per annegamento."
"Forse è venuto meno per lo svenamento ed è annegato nell'acqua della vasca.."
Ipotizzò un poco rozzamente il Commissario.
"L'autopsia vedrà quanta acqua ha negli alveoli polmonari e altro." Chiosò il Medico senza aggiungere altro.
"Bisogna vedere nei dati statistici di questi casi. - Cercava di allontanare da sé il sospetto che le parole di Martin gli avevano suggerito. - Se la morte avviene per dissanguamento oppure..."
"Possono essere necessarie alcune ore per raggiungere la morte per dissanguamento." Disse Martin.
"E allora?" Roux era in attesa.
"Le foto a colori che avete fatto dovrebbero mostrare quello che il collega intervenuto sul posto ha constatato: l'acqua era moderatamente macchiata di sangue. Se è svenuto per il dissanguamento e, perdendo i sensi, è annegato doveva aver perso molto sangue, e così non sembra."
Tacquero entrambi per un po'. Poi Martin riprese. "I tagli sui polsi sono precisi, non sono presenti i soliti “tagli d’assaggio”..."
Di nuovo il Commissario lo guardò con aria interrogativa.
"Nei suicidi difficilmente si osservano tagli così precisi, netti e profondi. -  Spiegò il Medico - L'istinto di conservazione agisce anche nei votati ad uccidersi e statisticamente chi muore per suicidio in questo modo ha taglietti meno profondi di prova, perché istintivamente ha paura di infliggersi tagli decisivi, profondi."
"Insomma hai dei dubbi." Disse il Commissario, ora meno ansioso e più deciso.
"I miei dubbi non sono risolutivi. Sono constatazioni di un Medico Legale che ne ha viste tante ma che non ha firmato niente perché non è stata affidata a me la perizia."
"Ma l'esame diagnostico esterno lo puoi firmare." Era una richiesta di conferma o di smentita da parte di Roux. 
"Ho fatto quello che è di prassi: ho compilato la scheda del cadavere così come l'ho visto quando me l'hanno portato, presente e collaborante il tecnico addetto alla Sala Autoptica. E' molto più importante il certificato compilato dal mio collega intervenuto sul posto."
Roux capì che Martin non poteva dire di più. Si alzò dalla sedia salutandolo e ringraziandolo della collaborazione e si avviò verso la porta, ma Martin in quel momento, dopo aver dubitato se parlare o no, disse: "C'è un'altra cosa visibile all'esame esterno.. Ma che ha bisogno di un esame più attento in sede di autopsia per essere confermata..."
Roux si fermò con la mano sulla maniglia della porta e attese.


giovedì 31 agosto 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 8^ puntata

Un bel matrimonio
8^ puntata 

Con aria grave e triste allo stesso tempo il Commissario iniziò con tatto a porre le necessarie domande a quelle persone accasciate dal dolore.
"Eravate a conoscenza di qualche problema che angustiava il vostro familiare?"
"Ma no!" Proruppero in coro.
"Assolutamente no. - Prese la parola il fratello mentre i genitori ricominciavano a piangere, mormorando parole di meravigliato diniego. - Anzi il giorno prima lo avevo sentito al telefono e abbiamo anche scherzato.."
Roux, seduto dietro la sua scrivania, aveva le mani giunte davanti a sé sopra di essa e teneva la testa leggermente reclinata in avanti guardandoli. I tre gli sedevano davanti e i loro occhi erano smarriti mentre rispondevano, avendo a loro volta tante domande da fare a quell'uomo di legge da cui si aspettavano una luce su quella morte improvvisa e per loro inspiegabile.
"Mio fratello ed io eravamo amici e confidenti Commissario... Lui era un poco più grande di me e per lavoro stava spesso all'estero, anche prima di sposarsi.. Ma ci sentivamo sempre.. Ci confidavamo.. Non capiamo.. Poi così, senza un biglietto.. C'è da impazzire!"
Alla madre sfuggì un singhiozzo forte mentre stringeva nel pugno un fazzoletto intriso delle sue lacrime. Il marito le circondò le spalle piegate con un braccio nel tentativo di darle un conforto di cui aveva bisogno anche lui.
"Aspettiamo l'autopsia per capirci qualcosa di più.. - Disse, per dare un appiglio di impossibile distrazione a quelle persone. - Siamo in attesa della nomina del Perito incaricato dal magistrato.. Vi terremo informati. Abbiamo l'indirizzo del vostro Hotel e il recapito telefonico. Se volete lasciare ai colleghi della stanza accanto i numeri dei vostri cellulari sarà mia cura darvi sempre informazioni, anche quando tornerete in Italia."
"Non subito, - disse il fratello di Bruno - dobbiamo fare il funerale, se ne sta occupando Laurie.."
"Appena fatta l'autopsia credo che il magistrato darà il permesso per il rilascio della salma e potrete fare il funerale. Intendete riportarlo in Italia oppure...?"
Chiese con un po' di imbarazzato pudore per partecipazione.
"A casa, a casa!" Proruppe la madre. E uscirono.

Verso sera gli annunciarono la telefonata del Dott. Martin che, per tristi ragioni del lavoro di entrambi, conosceva da qualche anno.
Roux: "Salve Martin. Che novità ci sono?"
Martin: "Che mi hanno tolto l'autopsia di Bruno Rezzi. Hanno nominato un tizio dell'Università di Parigi! Non capisco perché per un suicidio serviva un luminare della Sorbona!"
Roux accusò il colpo restando un attimo in silenzio: "Si, non capisco neppure io.."
Martin: "Poi ma chi è questo tizio che si è presentato ieri? E' uno dei vostri ma, pare, dei Servizi speciali.."
Roux sentiva sempre più puzza di bruciato e una leggera inquietudine: "L'hanno mandato dal Ministero, ha tutti i documenti a posto.. Prima mi avevano telefonato per annunciare questa venuta.. Sembra che temano un'eco esagerata sulla stampa internazionale per via della notorietà di Laurie Chantal."
"Forse per la stessa ragione avranno incaricato il tizio della Sorbona... Sai questi personaggi famosi hanno amicizie ovunque e relativi riguardi.." Sorrise ironicamente anche nella voce Martin.
Roux continuava a sentire quella sottile inquietudine: "Comunque gli ho detto che gli passerò informazioni per la stampa purché non ostacolino l'andamento delle indagini. Tu digli il meno possibile se torna lì alla Morgue."
"Figurati! L'unica cosa che mi è sfuggita è che sia il collega che è intervenuto sul posto, sia io da altri segni, abbiamo constatato che è uscito poco sangue per un corpo a cuore battente.. Poi tu hai le foto no?"
"Si. - Fece il Commissario sempre più scuro. - Hai fatto male a dirgli della lametta."
Martin: "La lametta? Quale lametta? Io non ho detto nulla di nessuna lametta!"
Roux: "Ha detto che era sicuro del suicidio perché il Dott. Martin gli ha riferito che si era tagliato i polsi con una lametta." 
Martin: "Ti assicuro Roux che non ho detto nulla di simile!"
Roux: "Dobbiamo parlare Julien. Se puoi aspettami, ti raggiungo alla Morgue."