sabato 31 maggio 2025

ROMANZO "Con il tempo capirai..." IL TEMPO PRIMO

 IL TEMPO PRIMO

Il tempo Vera l'aveva avuto ed era riuscita ad arrivare quasi alla fine senza rinunciare a sé stessa, a quello che le appariva giusto.

Gran parte della giovinezza l'aveva trascorsa nel dubbio che quello che pensava lei su qualcosa fosse sbagliato, che bisognava tener conto del parere o dell'opinione di qualcun altro. Alla verifica poi si accorgeva che il suo punto di vista era quello giusto.

Capitava, si, che apprendesse qualcosa di nuovo che non conosceva ed era pronta a correggere il suo pensiero grazie a quella esperienza che le veniva da altri. Era crescere. Ma le era insopportabile cambiare un suo pensiero accettando un'altrui opinione per poi scoprire che aveva ragione lei e l'aver abdicato ad una cosa giusta per una sbagliata detta da altri la faceva arrabbiare con sé stessa.

Come quella volta che delle amiche e compagne di scuola insistettero con sicurezza che la parola "harem" non si pronunciava con l'acca muta, ma "carem", e lei dubbiosa cedette e pronunciò quella parola come dicevano loro provocando l'ilarità dei due amici con cui usciva facendo lunghe passeggiate pomeridiane, entrambi liceali del prestigioso Liceo "Righi" di Roma: era il 1961.

Il tempo è importante per capire. Il "Righi" del 1961 non è certo il "Righi" dei decenni dopo il 1968: scioperi e occupazioni, muri imbrattati e assemblee a parlare di niente per ore ed ore, al posto delle lezioni e dello studio, esami sempre meno rigorosi fatti da professori intimiditi, Presidi presi a calci e autorità umiliata...
I due amici di Vera erano liceali con la cultura che dava un buon liceo scientifico e, per quanto lei leggesse e fosse sensibile ad ogni aspetto culturale, era pur sempre una studentessa di un Istituto Professionale e questo spiega il suo piegarsi agli strafalcioni di certe sue compagne di studi.
Via via però acquistò sempre più fiducia in sé stessa e nelle sue opinioni, assorbiva tutto quello che le arrivava dalle letture e dalla vita quotidiana filtrando con la sua bella intelligenza quel fiume di informazioni.
Dei due amici che l'accompagnavano in lunghe passeggiate per le vie di Roma, non ogni giorno, perché bisognava studiare, uno le piaceva molto, il più brutto e con la erre moscia.
C'era in lui qualcosa che la fece innamorare: era alto e magro, il viso dai tratti irregolari era sensibile ed esprimeva intelligenza e finezza, i gesti eleganti e il porsi asciutto. L'altro era più alto di Pietro, il viso regolare, la figura magra ma atletica. Eppure Vera si innamorò di Pietro che la trattò sempre con distaccata ironia, mai coinvolto come invece forse lo era l'altro verso di lei e, subdorando l'innamoramento di lei per Pietro, un giorno la prese per il collo fingendo uno scherzo e la strinse così forte che lei credette di morire lì, sul marciapiede di Via Ferrari, con la gente che passava indifferente e Pietro che li guardava senza fare nulla.
Poi un giorno che, felice lei, Mario non c'era e passeggiavano da soli Pietro le disse: "Mario è molto triste perché suo padre deve trasferirsi in Sicilia per il suo lavoro e lui deve andare con la famiglia e lasciare Roma." Vera non provò alcun dispiacere a questa notizia. Ma ne provò insieme a delusione e gelosia quando, approfittando dell'essere finalmente soli, provò a sondare un poco l'animo del suo amico ponendogli qualche domanda più intima, se si fosse mai innamorato e lui le rispose di sì, durante una vacanza al mare, ad Alassio: "Era una ragazza di Padova, -e nel parlarne Vera sentì che ne era ancora preso dall'emozione che gli strinse un poco la gola, ed a lei si strinse invece il cuore - una ragazza abbastanza alta, senza trucco... Si tuffava con uno stile... Nuotava benissimo..
Vera pensò con lucido dolore che quella ragazza era lontana da ciò che era lei: non sapeva nuotare e si aggrappava solo al suo grazioso aspetto fisico che cercava di valorizzare con un minimo trucco e vestiti che sceglieva lei, di buon gusto, ma sempre molto femminili... Era altro l'ideale di Pietro.
"Perché non cerchi di rivederla allora..?"
Chiese scavando masochisticamente nel suo dolore.
"Padova è lontana - fece lui amaro ora che l'immagine della ragazza amata era stata evocata - ..come fai?"
Continuarono comunque le loro amichevoli passeggiate finché un giorno lei lo chiamò al telefono perché era un po' che non lo sentiva e seppe che gli era morto il padre.
Fu un colpo al petto e cercò le parole migliori per comunicargli i sentimenti che una simile notizia le suscitava: " E' terribile.." Furono le parole che le uscirono pensando che Pietro aveva 17 anni e dunque suo padre, un avvocato, probabilmente ancora in età non avanzata. Peraltro Vera era attaccatissima al suo di padre ed un simile evento era per lei terrorizzante.
Lasciò passare qualche mese poi lo richiamò per sapere come stava.
"Non ti ho chiamato per rispettare questo tuo momento difficile... Gli disse affettuosamente. Ma la risposta secca di lui la gelò: "Hai fatto bene."
Non lo chiamò mai più.
Un giorno che passeggiava con delle amiche per Via Oslavia lo vide fare altrettanto dall'altra parte del marciapiede con due o tre amici: si salutarono, lei ferita dalla sua indifferenza ma difesa dal proprio amor proprio, lui ironico ma non totalmente indifferente guardando quella figuretta sempre molto carina e attraente nonostante la sua ostentata indifferenza.

 

venerdì 10 gennaio 2025

NON PIU' IL DOMINIO MA RESTA IL BLOGSPOT

 Il bravissimo System Manager Fabrizio Castelli, che tante volte mi ha aiutato con i suoi preziosi suggerimenti, su mia decisione di non rinnovare il Dominio per i motivi che ho pubblicato in diversi Post, mi ha dato un ennesimo prezioso suggerimento:Buongiorno Rita e buon anno anche a te! Sì, ti confermo che il tuo blog rimarrà comunque online all'indirizzo .blogspot.com che aveva prima di acquistare il dominio; dovrai solo scollegarlo dal dominio che non rinnoverai dalle "Impostazioni" di Blogger.

🌐 fabriziocastelli.net

venerdì 15 novembre 2024

Chiusura del Blog

 Leggo, nelle Statistiche di questo Blog, Il mese scorso10187 ingressi.

Esiste dal 2010: 14 anni, e a volte lo uso come una piccola enciclopedia cercando argomenti che ancora sono di comune interesse.

E' un peccato chiuderlo, nel senso che non rinnoverò il pagamento annuale, sia pure irrisorio, e i motivi li ho spiegati in post recenti: Google, che ne gestisce la piattaforma informatica,  si comporta malissimo.

PER ANNI è ANDATO TUTTO BENE: la gestione era automatica. Pagavo poco più di 10 dollari l'anno e il Blog veniva letto in tutto il mondo. Apparivano anche le statistiche dei Paesi e quanti ingressi da ciascuno.

Avevo servizi tipo l'accesso a tutte le foto pubblicate in modo che, volendo, potevo riprodurle semplicemente facendo "copia".

Poi la gestione è passata alla sede italiana e niente più ingressi mondiali, niente più accesso all'archivio foto pubblicate e altri cambiamenti in peggio.

Ma questo sarebbe ancora niente se non avessero iniziato a rompere le scatole con i pagamenti di cui non accettavano più la Carta Prepagata fino a quel momento usata. Non si capisce per quale ragione visto che, essendo prepagata, ha i soldi già dentro.

Questo ha reso difficile questo semplice adempimento per poco più di 10 dollari!

Quest'anno poi è diventata così farraginosa l'operazione che l'ho fatta fare a mio figlio con la sua carta American Express ma gli hanno prelevato quasi 50 dollari! La ragione è che nel loro complicato iter hanno messo avanti un abbonamento business!

Ma questo Blog non è un business, né ha mai voluto esserlo, non avendo io scelto di usare i complicatissimi e lunghissimi numeri che avrei dovuto inserire per accedere alla possibilità di avere clienti, cioè inserzionisti con i banner per guadagnarci con la pubblicità.

Questo è stato un Blog di tipo sociale, culturale, politico i cui contenuti mi dispiace se non si potranno leggere più, perché mi accorgo che sono ancora utili per molte cose. 

Vi saluto con la mia più recente immagine fatta in una macchinetta fotografica istantanea per il rinnovo della patente e della carta di identità:



giovedì 19 settembre 2024

Cesare Pavese

Ho letto qualcosa di Cesare Pavese molti anni fa: "Il mestiere di vivere" e alcuni racconti come "La luna e i falò".
Viene ritenuto da molti un grande scrittore e uomo di cultura.
Non mi ha particolarmente appassionato si vede perché per lungo tempo di lui non ho comperato più nulla.
Ora ho quasi finito di leggere "Tra donne sole" e non credo che comprerò più niente di Cesare Pavese. Il mio disinteresse è confermato.
Ricordo che anche come traduttore mi aveva lasciato delle perplessità in un libro che mi era stato prestato: "Uomini e topi" di Steinbeck da lui tradotto. Non ho il libro che era nella prima edizione tradotta da Pavese nel 1938 (il testo era appartenuto al padre della persona che me lo prestò), ma ricordo che c'erano dei punti che mi fecero dubitare dell'italiano di Pavese.
Ora torno a sorprendermi leggendo "i iettatori" a pag. 59 di "Tra donne sole".
Non posso ritenerlo una "licenza poetica", giacché non avrebbe senso nel contesto.

L'errore di grammatica è alla quinta riga a destra.
Ma anche "Imprestami" all'undicesima riga se non stride come "i iettatori" nemmeno suona lingua... Per questa seconda nota stonata si può pensare che nel 1938 forse ancora si usava "imprestare" e che l'evoluzione linguistica oggi lo fa avvertire dialettale... Ma "i iettatori" proprio non si comprende!
Non c'è nome celebrato che si possa assolvere da simili svarioni!

Un esempio di cui scrissi in un mio post tempo fa riguarda la "misteriosa" scrittrice Elena Ferrante. Nel romanzo "La figlia oscura" in due frasi conseguenti cambia tre tempi dei verbi.
Ecco il mio commento:
L'unico appunto che posso fare a questo bellissimo racconto è il passaggio,che la Ferrante fa in diversi punti, dall'imperfetto al presentebruscamente, senza ragione narrativa o stilistica, mi pare. 
Un esempio: "Avvampavo, mi ficcai sotto la doccia. Acqua fredda. Me la lascio scorrere addosso a lungo, fissando la sabbia che scivola giù nera dalle gambe, dai piedi, sullo smalto bianco della pedana. Il caldo passa quasi subito. ecc." Ecco non c'è motivazione a questi passaggi di tempo...
 

domenica 11 agosto 2024

Giancarlo De Cataldo: un altro "scrittore" letto una volta e mai più.

Leggo molto e pur di avere un libro sul comodino da leggere posso incorrere in errori…

Compro per comodità da IBS e non posso quindi sfogliare i libri, posso leggere qualcosa della trama, qualche giudizio dei lettori e informarmi sull’Autore.. ma non tutto riesco a sapere e se avessi saputo prima che un ex magistrato come Giancarlo De Cataldo  collabora con l’assassino Massimo Carlotto mai e poi mai avrei acquistato il libro che sto leggendo dove con raccapriccio, nelle pagine dei ringraziamenti, leggo che l’ex magistrato ringrazia oltre Carlo Lucarelli l’assassino di Margherita Magello che, insieme a Lucarelli, gli avrebbe ispirato l’idea contenuta in questo romanzo noir. Non già per la sua esperienza trucida di aver accoltellato a morte la povera vicina di casa di sua sorella, ma perché scrive “grande scrittore e magnifica persona”.

Sono orripilata lo confesso, e dispiaciuta per aver contribuito al reddito dello scrittore Giancarlo De Cataldo acquistando “Alba nera”, peraltro di scarso valore di scrittura e non certo definibile libro che apporta qualcosa alla storia della Letteratura. Rizzoli è l’Editore.

Non avevo mai letto nulla di Giancarlo De Cataldo e non leggerò mai più nulla. Il libro è una sequenza di battute di poveracci sia dal punto di vista psichiatrico che delle loro vicende umane, al limite della disperazione… Forse a questo avrà contribuito l’assassino Carlotto condannato, fuggito all’estero, riacchiappato e alla fine graziato da quel Presidente della Repubblica che è stato Oscar Luigi Scalfaro. Per chi ancora non lo sapesse per avere la Grazia il condannato deve accettare la sentenza quindi ritenerla giusta, cosa che Carlotto fece, nonostante per opportunismo nei processi non abbia mai ammesso di aver ucciso Margherita. Provo per questa persona ripugnanza e altrettanto per chi ne tesse le lodi.


Rita Coltellese *** Scrivere: Oblìo sui morti e soldi agli assassini

giovedì 18 luglio 2024

STORIE DI V.V.

 (continua) Odio quando poteva essere amore...

L'odio è sempre e comunque patrimonio di anime meschine e lo è tanto di più se le motivazioni sono non dovute a motivi gravi, se l'oggetto dell'odio non ha procurato danni gravi all'odiatore per suscitare un simile reazione.

Nel caso che ho descritto nel post precedente io non ho mai fatto nulla a quella donna, al contrario ho subito tutta la vita il suo malanimo senza mai reagire. Questo per non provocare liti e fratture che avrebbero coinvolto altre persone a me care.

Nel caso della seconda persona che mi suscita una triste pietà debbo dire che è sta colpita duramente dalla sorte in quanto di più doloroso possa accadere ad una madre: uno dei suoi figli è morto e lei vive ancora. Questa persona l'ho frequentata di meno rispetto a quella precedentemente descritta e la quantità di cattiverie che posso aver da lei ricevuto sono di gran lunga minori.. Ma l'ho sentita sempre ostile, sia pure mascherando tale malanimo dietro un sorriso. Eppure ho due ricordi da bambina positivi su di lei e sul congiunto di mio padre a lei legato, che per la verità era ancora più ostile di lei. Ovvio che lei lo fosse di conseguenza.

Ho ricordi della mia prima infanzia vividissimi, una virtù che ora sta purtroppo attenuandosi.. Ricordo lei e il congiunto di mio padre, giovani innamorati, che mi avevano condotto con loro in una vigna di proprietà della famiglia di papà e del suo innamorato: dimentichi di me, presi dal loro amoreggiare, mi lasciarono mangiare tutta l'uva che volevo, i cui grappoli mi apparivano enormi data la mia piccolezza.Un ricordo bellissimo per immagini ed atmosfera. Più grandicella mi condussero a vedere un film: "Arrivano i nostri". Erano già sposati e forse aspettavano la prima figlia e in quel momento di felicità condussero con loro la piccola nipotina, assaporando forse un anticipo delle delizie genitoriali che li attendevano. Non so cosa sia avvenuto fra loro e mio padre perché poi io ricordassi solo ostilità e sarcasmo da lei e critiche meschine da lui. Lui criticava tutto di mio padre. Lei lo derideva dicendo che "era un mezze maniche". Così venivano definiti con un termine sminuente gli impiegati amministrativi dello Stato.
A dire il vero alla fin fine lei era meno acida del marito nei nostri riguardi, pur essendo non parente consanguineo come il marito. Di certo lei non ha aiutato per l'avvicinamento, bensì per il contrario.
Quando perse un fratello giovane in un incidente stradale seppi della disgrazia che l'aveva colpita da mia madre. Era già passato un mese da quella morte e mia madre stessa l'aveva saputo in ritardo dati i rapporti laschi. Un giorno che era venuta a trovarmi nella mia casa di sposa, piuttosto lontana da quella dei miei genitori, mi dette con cristiana mestizia e dispiacere la ferale notizia.
Era una notizia terribile e pensai alla nobiltà d'animo di mia madre per come me ne parlava... Con sincero cristiano dolore. Eppure quelle persone, ancor di più il parente di mio padre che aveva sposato la donna di cui narro, disprezzavano mia madre perché ella soffriva di una fragilità psichica che si ritorceva verso sé stessa e noi familiari che l'amavamo, mai verso alcun altro. Ma la miseria morale del consanguineo di mio padre era tale che, lungi da rispettare le debolezze e fragilità altrui, era uso incrudelire con critiche e disprezzo là dove sentiva che c'era debolezza di malattia o altra fragilità.
Sull'onda emotiva di una dolorosa pietà le scrissi una lunga lettera.. Poi pensai che a distanza di un mese dal tragico evento le avrei risvegliato la ferita del dolore.. Mi feci scrupolo che quel gesto forse non lo avrebbe accettato dati i rapporti distanti fra noi. Quella donna una delle rare volte che l'avevo vista era stato nell'occasione del mio matrimonio a cui né lei né suo marito erano venuti, quantunque invitati da me personalmente che mi ero recata in casa loro, lontanissima dalla nostra, a portare la partecipazione e la bomboniera.
Lei era sola e fu cortese ma dura e distante come sempre. Disse che non potevano spendere per vestiti adeguati alla cerimonia e che non sarebbero venuti. Nell'accompagnarmi alla porta questo fu il suo augurio: "E se tuo marito ti darà uno schiaffo non andare subito a piangere da tua madre." Ero molto giovane e ricordo che nel tornare a casa prendendo ben tre autobus ero molto triste.
Poi morì mio padre. E di nuovo la morte fu occasione di contatto. Mi stupì il suo commento su mio padre: "Non è stato un uomo, è stato un superuomo." Era sincera. Mi chiesi perché invece in vita lo aveva sempre criticato, anche calunniato e dileggiato.. Ci sono persone, come queste due donne, ma non sono le sole, che agiscono per il male della vita, quando basterebbe poco per avere il contrario..
I suoi figli non hanno mai corrisposto ai miei tentativi di instaurare un minimo rapporto affettivo, arrivando a stupirmi per l'anomalia del loro comportamento incontrandoli sul portone del palazzo dove le due donne di questa narrazione, per ironia della sorte, entrambe abitano: hanno ignorato me e la mia intera famiglia che ne usciva dopo aver fatto rara visita all'altra donna sola ed ostile.
La vita è passata, trascorsa e non provo nulla per queste persone se non pena, una pena quieta e nulla di più, pensando a quanto di buono avrebbero potuto avere da me mentre, senza ragione alcuna, hanno scelto finzione nei laschi rapporti interpersonali e distanza. Fra loro, pur coscienti del legame parentale che ciascuna ha con me, si ignorano.

domenica 14 luglio 2024

STORIE DI V.V.

Odio quando poteva essere amore...

Non so cosa sia "antipatia a pelle", né cosa sia l'invidia...

Sono sentimenti che mi hanno sempre suscitato meraviglia e tristezza quando li ho sentiti in dichiarazioni delle persone e visto e avvertito nei loro sentimenti: sia che fossero rivolti ad altre persone sia verso la mia persona.

Certo verso la mia persona è stato, oltre che meraviglia e tristezza, anche sconcerto. Non provando la stessa cosa mi rimaneva difficile relazionarmi con persone che provavano nei miei riguardi sentimenti negativi che, facendomi un accurato esame di coscienza, scoprivo non aver potuto suscitare io in alcun modo.

Poi si accumula esperienza e si capisce che il tuo agire nulla c'entra, ma il problema è tutto dentro la persona che prova antipatia nei tuoi riguardi o, peggio, ostilità. Cercare, come facevo io in gioventù, di ignorare sgarbi e cattiverie cercando comunque un'intesa è sbagliato. Pensare ingenuamente che l'ostile abbia male interpretato un tuo gesto, una tua parola e cercare un buon rapporto, è sbagliato. Non dipende da voi: il problema di chi ha di questi odi, ostilità, antipatie "a pelle", come dicono loro in una forma che a me fa rabbrividire, non capendola e non avendola mai provata per fortuna, è dentro di loro ed è sempre  di natura psicologica. Si tratta di persone che non sono sicure di sé stesse e proiettano su altri le loro insicurezze.
Sono rapporti irrisolvibili. Se non potete fare a meno di frequentare queste persone per legami vari, di lavoro, di parentela, di affetti comuni, cercate di starci insieme meno possibile.




Oggi mi capita di guardare a due persone con un sentimento di pietà: due donne, che mi hanno dimostrato ostilità e avversione tutta la vita. Una pietà triste, per come, in un caso per colpa propria e in un altro per la sorte ria, queste due donne si ritrovano oggi.. Cosa potrei fare oggi per loro se non mi avessero allontanato per sempre con il loro malanimo? In un caso avrebbe avuto affettuosa accoglienza di modi e di fatti, sarebbe stata meno sola avendo affetti sinceri e non quelli che ha costruito su interessata ipocrisia di persone palesemente egoiste, nell'altro avrebbe avuto affetto e vicinanza sia per sé sia per l'unica figlia che le è rimasta.
Inutile fare di queste riflessioni, hanno voluto che la loro vita andasse così, hanno scelto persone sbagliate su cui fondare rapporti frammisti ad interesse visibile da parte di codeste persone, per cecità o per stortura psicologica, difendendosi strenuamente dalla mia figura che di interesse personale nei nostri rapporti non poteva averne alcuno.

Guardando una di loro mi meraviglio del sentimento triste che mi suscita. Ha il viso di una donna ormai anziana, certo, ma non tutti i volti invecchiano allo stesso modo... Con mestizia noto come un bel volto sia invecchiato male.. La pelle raggrinzita e come pucherellata.. E sento che non è forse solo per un fatto biologico, perché ci sono volti vecchi sereni, distesi nonostante le pieghe della pelle che perde la capacità elastica e l'acqua.. Ma lei, anche se ora non proferisce più frasi malevole per provocarmi un dispiacere, è come se ormai sia consapevole dei suoi errori e anche di non poter fare nulla per cambiarne le inevitabili conseguenze, e vive la sua solitudine, priva di affetti sinceri, portandone dentro tutta l'amarezza che traspare dall'espressione del suo volto, quando non si abbandona a risa forzate in una allegria che mai tocca la profondità della sua anima.
Forse era già tutto chiaro dall'inizio quando, ancora normale nel suo atteggiamento nei mie riguardi, mi accompagnò con la sua auto alla fermata del bus e, dopo lo scambio di cose che due donne giovani si erano dette durante il tragitto, ad un mio spontaneo suggerimento su cosa dire al suo fidanzato, mi disse: "Ma il mio rapporto con C. non è come quello tuo con G., è una cosa diversa." Era seria e per me fu una rivelazione. Una prima rivelazione a cui ne seguirono altre, ma nonostante la mia scarsa esperienza di vita avvertii la sua infelicità.
Forse da lì, da quella constatazione di come doveva essere l'amore fra due persone, che lei vedeva dalla sua posizione diversa, che iniziò l'invidia. Non ero consapevole di come io e G. apparivamo da fuori, lo amavo, mi amava, ma tutto mi sembrava normale.. Forse la sua insoddisfazione, che era già esistente, avendo vicino quel paragone esplose del tutto e lei lasciò C.. Avrebbe potuto parlarci, invece aveva subito per poi mandare tutto in frantumi.
C. non aveva colpa dei suoi complessi di inferiorità, né che lei non fosse sincera con lui e gli avesse nascosto la sua inesistente licenza di scuola media inferiore. Lui era prossimo alla laurea e si rendeva conto delle sue carenze culturali, ma credeva che almeno quel pezzo di carta l'avesse, pur sembrandogli carenza grave. C. non capiva come mai la sua fidanzata non avesse fatto le Scuole Superiori, cosa che all'epoca facevano tutti, e solo le classi culturalmente ed economicamente infime non mandavano i figli in una qualsivoglia Scuola per conseguire un Diploma. Lei non aveva finito neppure la Scuola Primaria di Primo Grado.. Se era infelice in quel rapporto per atteggiamenti ed azioni di C. è anche vero che lei non aveva mai cercato con lui una vera unione di anime tacendogli chi era veramente.
Il nucleo di una personalità frustrata e compressa in sé stessa c'era tutto. Avrebbe dovuto avercela con chi l'aveva lasciata in quell'inspiegabile abbandono culturale, suo padre e sua madre, invece l'aveva con gli altri.. C. fu lasciato e doveva volerle bene nonostante tutto perché cercò di resistere a quella chiusura, ma lei fu irremovibile. Trascinata dai suoi complessi di inferiorità cercava un riscatto in chi le desse l'illusione di essere quella che avrebbe voluto essere. Iniziò una relazione clandestina con un uomo sposato padre di due figli di cui uno portatore di handicap. Non c'era il divorzio. Non si sa che avvenire vedesse davanti a sé, oltre serate e nottate in albergo e cene al ristorante truccata e vestita elegantemente secondo il suo discutibile gusto. Quell'uomo, che poteva essere per età suo padre, le faceva credere di essere colta ed intelligente forse, anche se non lo era. Io e G. provammo a farla ragionare, per il suo bene, ma ci trattò con aria di superiorità dicendo che non potevamo capire. Altre persone, che nella loro vita intima avevano aspettato di essere sposati in Chiesa per consumare un rapporto intimo, si mostravano stranamente comprensivi con la sua relazione adulterina, cercando esempi similari di loro amici o conoscenti in cui una donna molto giovane aveva fatto figli e famiglia con un uomo più anziano e già con una vita alle spalle. Lei privilegiava queste persone in tutto, che per contro usufruivano di pranzi e cene preparati da lei, di piatti già pronti da portarsi a casa, di viaggi con la sua auto e la benzina pagata da lei, di aiuti di ogni tipo addirittura ostentati verso me e G. che venivamo criticati e derisi con costoro, i quali si divertivano molto ad ogni maldicenza che la fuori di testa dicesse su di noi. Alcune cose le inventava o sperava che così fossero: ad esempio, pur essendo l'amore fra me e G. un rapporto che lei stessa aveva preso come giusta unione di due persone che risaltava ai suoi occhi rispetto alla sua con C., ora faceva insinuazioni sulla fedeltà di G. senza alcun motivo, ma solo per denigrare. A questo seguivano le denigrazioni sulla mia persona e su quella di G. fondate sul niente. Per metterle in risalto usava un metodo meschino quanto privo di realtà: paragonava continuamente noi due alla coppia privilegiata in modo grottesco giacché tale paragone svelava casomai il contrario: tutte le carenze di quelle persone a cui lei inventava pregi inesistenti.
Ora io non ho mai fatto paragoni con nessuno, giacché non comprendo che vantaggio questo possa darmi nel valutare ciò che sono veramente nel bene come nel male... E' un modo di affrontare la realtà meschino che non mi appartiene, ma apparteneva e forse appartiene ancora a questa poveretta di cui ho subito lo squallore della sua concezione dei rapporti umani.
Purtroppo, mio malgrado, però, sentendo tali paragoni, inevitabilmente lei mi faceva vedere proprio il contrario di quello che avrebbe voluto dimostrare nella sua follia: che chi mi portava come paragone migliore di me in qualcosa era in realtà peggiore. Non l'avrei mai rilevato, non avendo una tale forma mentale, ma all'istante in cui le virtù inesistenti di queste persone, che lei privilegiava, mi venivano sbattute in faccia non potevo non accorgermi che era vero il contrario...
Non vi era parola, atteggiamento o argomento che non fossero spunto per paragoni meschini fino all'assurdo.
Avevo un aspetto generalmente ritenuto gradevole da tutti, venivo definita molto carina da giovane e ne trovavo il riscontro nelle reazioni che suscitavo nell'altro sesso. Mai ho sentito un complimento o un'osservazione positiva dalla donna di cui sto narrando. Al contrario una sera che si stava prendendo una pizza tutti insieme la sentii dire alla persona da lei scelta come contraltare per darmi addosso: "Stasera sei la più bella del mondo." La persona poteva, messa al meglio, dirsi graziosa, ma i suoi tratti somatici irregolari potevano farne al massimo quel che si dice "un tipo". Tralasciando un naso gibboso, gli occhi sporgenti e i polpacci in rilievo. Per contro al mio viso dai lineamenti regolari si accompagnavano gambe perfette.
Cantavo anche abbastanza bene, grazie alla meravigliosa Prof.ssa Avallone che mi insegnò musica e canto, e capitò più volte che, insieme alla mia amica più cara, intrattenessimo gli amici in alcune serate imitando la coppia Gabriella Ferri De Santis che allora ebbe un certo successo cantando canzoni popolari.
Ma la donna che oggi guardavo senza rancore ma con vera pietà, sentendomi cantare e scherzosamente lodare da suo fratello, che disse che potevo benissimo sostituire l'autoradio quando si viaggiava, rimase gelidamente in silenzio mentre si mise a lodare "il contraltare" dicendo che cantava benissimo, eppure la tizia in questione non sapeva fare note basse e quindi il suo canto era praticamente un falsetto. 
La deformazione della realtà in favore del suo odio arrivava, come già accennato, a mettere in dubbio anche l'amore tra me e mio marito, dopo che per lei era stato la cartina di tornasole che le era servita per prendere atto che quello che lei stava vivendo con C. non era un amore ideale.
Ogni argomento serviva a questa sua necessità di dimostrare questo fatto inesistente.
Se mio marito era all'estero per lavoro non poteva che essersi fatta l'amica in quel posto.
Se in un campeggio dove eravamo in vacanza la Direzione ci comunicava che aveva telefonato una persona cercando della nostra famiglia (non esistevano i cellulari all'epoca) e da breve indagine era palese che si fosse trattato di un errore di comprensione del cognome, il suo incredibile commento era stato: "Era l'amica che lo cercava." Accompagnato da un sorriso maligno e soddisfatto. Inutile il mio candido stupore e il riferire che chi aveva preso la telefonata, richiesto di particolari per capire chi poteva essere per richiamarlo, aveva detto che si trattava di una voce di donna anziana. La donna malevola aveva messo il carico di un secondo commento assurdo: "Si vede che ha l'amica anziana."
L'ovvio pensiero di persone anziane rimaste a casa mentre i figli sono in vacanza, che li chiamano al numero del campeggio, dove centinaia di famiglie vanno e vengono, non poteva affacciarsi in quella mente distorta. Come detto era un continuo prendere spunto da ogni cosa per rovesciare fuori un po’ del veleno che la avvelenava. Di certo quella telefonata era per qualcuno che forse ad un secondo tentativo del chiamante fu individuato, in mezzo ai tanti cognomi che dovevano ricordare i gestori e il personale del campeggio. 

Ma, come ho scritto in altre mie riflessioni, esiste quella strana legge non scritta né scientificamente dimostrata che si chiama “contrappasso”, così capitò che la donna si trovò a telefonare ai suoi prediletti che erano in campeggio. Le passarono un’altra famiglia avendo frainteso il cognome. Al suo disappunto e ai suoi commenti, fossi stata della sua stessa pasta, avrei dovuto dirle: “Ora penseranno che eri l’amica dell’uomo di quella famiglia, peraltro tu sei giovane e non hai una voce da persona anziana.” Ma proprio non ci riesco a scendere a quei livelli di meschina stupidità.

Oltre all’aspetto fisico, alle qualità che una persona può avere, c’era il filone intelligenza e cultura. Qui la denigrazione e i paragoni in favore del “contraltare” erano per lei più ardui. Per prima cosa perché lei era totalmente priva di ogni cultura, a 21 anni si iscrisse ad una scuola serale e finalmente conseguì la licenza di Scuola Media Inferiore, dunque non poteva avventurarsi in un campo a lei sconosciuto denigrando me e pompando la persona da lei scelta come confronto, non avendo la forza psicologica di proporsi lei come paragone a mio sfavore.. Perché il problema in fondo sul piano psicopatologico era questo… Si attaccò quindi ai titoli di studio: solo che io avevo conseguito la Maturità ed ero iscritta all’Università dando alcuni esami, mentre “il modello” aveva conseguito il Diploma magistrale che all’epoca era quadriennale e non quinquennale come la Maturità, dunque l’accesso all’Università le era precluso a meno da fare il cosiddetto anno integrativo. Poteva iscriversi solo alla Facoltà di Magistero dove poteva accedere ai Corsi di Laurea in Pedagogia e Lettere… Ma preferì sedersi sulla comoda sedia che le procurarono i suoi genitori tramite la solita raccomandazione all’italiana. Dapprima la raccomandarono attraverso una conoscenza per un posto in uno Studio Privato poi, attraverso una impiegata di un Ministero che era segretaria verbalizzante in una commissione di concorso, chiesero il posto pubblico. Le Commissioni dei Concorsi Pubblici, tranne rari casi, dovendo ciascun Commissario piazzare i propri raccomandati a discapito di chi fa bene la prova concorsuale, non possono fare le loro schifezze sotto gli occhi del segretario verbalizzante (di solito personale amministrativo dell’Istituzione Pubblica in questione)senza concedere qualcosa anche a lui… Quindi tale impiegata amministrativa bastò a fare avere il posto “a vita” a cotanta intelligenza. Che, debbo dire, era si meschina anche lei, ma non avvelenata come la donna di cui oggi provo pena. Ormai abituata al confronto, cosa che ancor oggi trovo inutile e misero, non ho potuto fare a meno però di pensare a come io mi trovai un lavoro in uno Studio Privato di Avvocati appena diplomata: risposi ad un annuncio come allora ce ne erano tanti su “IL MESSAGGERO”, feci il colloquio con 50 giovani che si erano presentate come me. Rimanemmo in 2 e fummo assunte tutte e due. Poi avendo una famiglia che stavo crescendo e non avendo nessuno che potesse tenere i miei bambini, come invece “il modello” che poteva disporre della madre e, in mancanza di questa, della sua “enfatizzante” che si prestava, quando libera delle ore del lavoro, a farle da serva, mi sono industriata a fare traduzioni per una Casa Editrice lavorando da casa, poi ho aperto da sola una Partita IVA e ho fatto per alcuni anni l’Intermediatrice di commercio per due Società, infine ho cominciato a fare Concorsi Pubblici, senza raccomandazioni. Il muro della corruzione era così spesso che ho iniziato a lavorare pagata con parcella professionale in una struttura universitaria creando una Biblioteca e infine da dentro quella struttura sono riuscita a vedere da vicino le schifezze che si facevano nei Concorsi a cui anch’io avevo partecipato e in uno sono stata ripescata dopo che mi avevano spedito al 20esimo posto, pur avendo io superata la prova e aver avuto notizia che ci eravamo riusciti solo in 6. Ma lungi dall’essere fra i primi 6 ero al 20esimo posto per far posto a ogni sorta di raccomandati: un esempio, al 5° posto c’era il figlio dell’usciere che aveva il tavolo nel corridoio davanti alla porta dell’Ufficio Concorsi e faceva l’inchino al Responsabile di tale ufficio da anni. Il poveruomo disse a me e ad un’altra persona presente che “il suo ragazzo non ce l’aveva fatta a superare la prova”. Era un giovane appena diplomato senza alcun titolo, ed il Concorso era per titoli ed esami… Non mi stupii ricordandomi quello che in un raro momento di confidenza mi aveva confessato il mio “contraltare”: “Il tema è difficile da superare ma mi è stato detto di metterci un segno, come se fosse un errore della penna, ma è un segno particolare che rende riconoscibile a chi appartiene l’elaborato..” Funziona così dunque, dato che poi la sceneggiatura di questi concorsi truccati è che bisogna rispettare l’anonimato del concorrente e la busta con il nome si apre dopo che l’elaborato è stato valutato. Garanzie di legalità bellamente gabbate. Nel caso del figlio dell’usciere credo che abbiano proprio sostituito l’elaborato trattandosi di un listato in linguaggio BASIC e alcune schede bibliografiche. Ecco, io mi sono guadagnato il mio lavoro, non mi hanno messa lì “mamma e papà” come il “contraltare” eletto dalla donna penosa di cui narro.



E passiamo all’altra. Un’altra avvelenata. Anche quando sorrideva si sentiva la sua durezza ostile.In questo caso l’odio lo avevo ricevuto in eredità da mio padre che ne era stato il primo oggetto. 

  

domenica 30 giugno 2024

STORIE DI V.V.

 Volti della televisione...

In quella casa in cui si respirava l'allegria che a casa mia non c'era mio padre non voleva che andassi.

Era nella scala A ed erano in affitto.
Mio padre non voleva perché la signora, madre di molti figli, era vivace, allegra, spiritosa e gentile nonostante fosse vedova.
Inoltre si truccava e fumava. Vestiva con cura senza preoccuparsi di mettere in mostra le gambe magre visibilmente storte. La signora aveva un lavoro impiegatizio di tipo privato non so dove, e per arrotondare teneva due pensionanti a cui subaffittava altrettante camere del grandissimo appartamento.
Uno dei due pensionanti non l'ho mai visto, l'altro lo vedevo dentro l'edicola che gestiva vicino all'Ufficio dove lavorava mio padre.
Anche mio padre lo conosceva di vista e al massimo per il saluto.
Era scapolo, e quando andavo a casa D.T. senza che mio padre lo sapesse ho visto con i miei occhi la signora D.T. appena rientrava dal lavoro, ogni pomeriggio, andare a fumarsi una sigaretta nella stanza di quel pensionante. Solo che ci si fermava molto più a lungo del tempo di una sigaretta.
"Ma che c'è di male, - dissi un giorno a mio padre - anche se fosse è vedova e lui scapolo."
Ma la cosa più divertente erano i figli della signora: Gianfranco che suonava la chitarra cantando piacevolmente, mentre la sorella maggiore R. se ne stava stesa su un lettino che fungeva da sofà con il suo fidanzato Franco C. coperti da un leggero copriletto.
Poi a volte arrivavano gli amici di Gianfranco con altri strumenti fra cui i Bongo: e facevano musica. Erano davvero dei bei pomeriggi.
Franco C. non suonava né cantava, pomiciava soltanto discretamente con R.


A volte arrivava la figlia più grande della signora D.T. con marito e figli: un ragazzo adolescente e una bambina, tutte persone gentili, cordiali e fini.
Quando mia madre, raramente, veniva a cercarmi nel timore che rientrasse mio padre e sgridasse entrambe, la signora D.T. l'accoglieva con il sorriso e gentile cordialità.
In realtà ero lì per Gabriella detta "Bebby", deformazione romana dell'americano Baby. Aveva tre anni più di me ed era amica di una ragazzina di uguale età, Stefania P., sorella di quella che allora consideravo la mia migliore amica: Giacinta P..
Frequentando la casa della mia amichetta, avevamo la stessa età, avevo legato anche con sua sorella Stefania.P., dolce e tranquilla, e con il suo giro di amichette del palazzo.
Sia Stefania P. che "Bebby" erano molto carine, Gabriella in particolare aveva i capelli rossi e tante lentiggini e un corpicino perfetto che un pomeriggio mi mostrò senza pudori facendosi il bagno in cucina dentro un grosso bagnapiedi di zinco.
Gabriella era disinibita un po' come tutta la sua allegra famiglia e le piacevano i ragazzi, in particolare si baciava appassionatamente con un ragazzo moro, molto carino anche lui, in mia presenza stringendosi e strofinandosi a lui. Mentre la madre era come tutti i pomeriggi a fumare la sigaretta nella stanza del Sig. S..
Franco C. invece, appariva tranquillo e chiedeva solo di poter stare appiccicato a R.; in realtà la mia amica Giacinta.P. mi informò che Franco C. faceva il filo a "Bebby", dato che lei aveva 16 anni e lui una ventina, ma poi forse R. poteva dargli qualcosa di più ed optò per lei che aveva 4 anni più di lui.
Seppi che si erano poi sposati e nacque una bambina con i capelli nerissimi.
R. era impiegata da prima del matrimonio e continuò a lavorare perché lui, Franco C., un vero lavoro non l'aveva: "faceva i caroselli". Si diceva così in gergo intendendo che recitava negli spot pubblicitari e per questo, data la TV in bianco e nero, era costretto a schiaririsi i capelli castani con l'acqua ossigenata altrimenti in TV apparivano di un nero che "sparava".
Seppi poi che aveva inciso un disco a 45 giri, che faceva il cantautore, e me ne stupii perché in casa D.T. non suonava come gli altri, né cantava come Gianfranco, che era diventato suo cognato. Ma quando seppi che si era fidanzato dai giornali, che ormai lo avevano reso famoso, me ne stupii, essendo sposato e la legge sul divorzio non c'era ancora...
A casa della mia amichetta Giacinta P. invece il cantautore famoso c'era da anni, essendo il marito di una sorella della madre della mia amichetta: Renato C.
All'epoca vivevano a Milano e della signora L., zia materna della mia amica, i giornali dicevano che era una soubrette ma si era ritirata dal mondo dello spettacolo per seguire la famiglia. Avevano un unico figlio che già all'epoca era all'Università e studiava Ingegneria. Mentre faceva esercitazioni di laboratorio un cretino intese scherzare tirandogli un cacciavite che lo prese alla nuca. Fu operato e si salvò ma per la famiglia fu un dramma e un grande spavento.
L. ogni tanto scendeva a Roma e veniva a trovare la sorella meno fortunata di lei. Prima di salire, non essendoci citofono, la chiamava dal cortile. Era una donna senza atteggiamenti ed arie pur essendo moglie di un cantautore famosissimo e ricco ormai.
Lui era diverso. Bastò che mio marito gli facesse un complimento dicendogli: "E' il più bel ricordo della mia gioventù", che smise di sorridere, si irrigidì e si mise a parlare con altri. Io, empatica, capii subito che mio marito aveva fatto una gaffe, giacché nessun artista vuole sentirsi dire di essere "un ricordo". Si era in quel periodo in cui lui, sentendo il cambiamento dei tempi nella musica leggera, aveva annunciato il suo ritiro. In seguito però riprese giacché il suo stile era tutt'altro che superato, anzi, egli è ricordato come un Maestro, un classico della storia della Musica Leggera.
A causa della volgarità e dell'ignoranza di due fruttivendoli che abitavano sul nostro stesso pianerottolo conoscemmo una futura stella della Musica Leggera: I.Z.
Sentimmo un gran trambusto e urla volgari. Aprimmo la porta e, dall'unico altro appartamento che dava sul nostro pianerottolo, i nostri vicini, una coppia senza figli che aveva un banco al mercato e da cui ricevevamo un educato saluto ogni volta che ci si incontrava sulle scale, erano con la porta spalancata ed inveivano contro una giovane dal viso pulito, seria ed educata, che rispondeva senza gridare come loro: "Ed ora dove le porto le mie valigie?" Non dimenticherò mai la triviale e gridata risposta della fruttivendola: "Mettitele nella fregna!" E richiuse la porta sbattendola, mentre mio padre si chinava per aiutare la giovane a raccogliere i vestititi che si erano rovesciati fuori da una delle valige che la volgarona, insieme al marito, le aveva tirato dietro.
Mio padre e mia madre si offrirono di tenerle le numerose valige per consentirle di cercare un'altra sistemazione ma, anche, di andare a denunciare ai Carabinieri i nostri vicini che le avevano affittato una stanza per poi concludere in quel modo incivile il loro rapporto locatori/locatario.
Le sue valigie occuparono il nostro ingresso per molti più giorni di quanto lei avesse detto inizialmente. Ogni tanto veniva a prendere qualcosa che le serviva... Promise di invitare i miei genitori ad una delle sue serate.. Ma poi non lo fece. Al mio sogghigno critico i due angeli che erano i miei genitori risposero sommessamente giustificando la mancanza totale di un minimo pensierino di ringraziamento e l'oblìo con: "Avrà avuto tanto da fare per trovarsi una nuova sistemazione, povera ragazza, e per lavorare per pagarsi le lezioni di canto.."
Questa è stata la mia conoscenza di tre famosissimi cantanti della TV e non solo.
I.Z. sotto le mani degli esperti di immagine perse il viso pulito e privo di trucco che io avevo conosciuto e diventò una avvenente donna: le cambiarono il colore dei capelli che aveva di uno sbiadito castano naturale, glieli tagliarono in una acconciatura studiata per attenuare il suo naso importante, le misero addosso bei vestiti... Sparita la ragazza seria e determinata che credeva giustamente nella sua voce, che mi disse essere "fra quella di Mina e Milva"; le avevo chiesto come fosse la sua voce, dato che certo non potevo chiederle di mettersi a cantare dentro il piccolo ingresso di casa mia ingombro delle sue valigie. Lei ci aveva pensato un momento guardando davanti a sé, sopra la mia testa di ragazzina di tredici anni, dalla sua alta statura di ragazzona di diciannove anni, e mi aveva risposto così. Ed era vero, aveva reso l'idea perfettamente: una voce potente, bellissima che ascoltai per la prima volta a casa di una mia amica che mi disse: "Senti questa nuova cantante che voce!" Non la riconobbi subito nella foto del disco a 45 giri, troppo diversa da quella ragazza dal viso acqua e sapone che avevo conosciuto.
Franco C. non l'ho più rivisto. Nella foto della copertina del suo primo disco era sempre lui, riconoscibilissimo. Non ho mai capito come potesse avere tanto fascino sulle donne come scrivevano i giornali... Non era alto, né aitante, né particolarmente bello.. Poi finì sui giornali anche per storie di droga e pure in prigione perché le leggi del tempo non permettevano la detenzione di droghe neppure "per uso personale", come una legislazione troppo permissiva ha consentito in seguito.
Renato C. era un gigante quando lo conobbi ed è morto un gigante della Musica Leggera.
A Milano lui e la moglie all'epoca avevano investito un poco dei loro meritati guadagni in un night-club: "Il Gatto Verde". Alla cassa ci lavorava un'altra sorella di L., D., io non l'ho mai conosciuta ma ho conosciuto sua figlia C. quando veniva a Roma a trovare l'altra zia e le cugine. Era una ragazza carina e sensibile, magra come ero io, così mi regalò un suo vestito di organza rosa antico e taffettà, che le sue cugine, non avendo la sua taglia, non potevano mettere. La ricordo per la sua generosità. Misi quel bellissimo vestito per il matrimonio di una mia cugina e in seguito lo feci rimettere a modello ricavandone un tubino, più adatto alla moda del tempo e alla mia età che era giunta ai diciotto anni.
Intanto a scuola avevo come compagna di banco alle scuole medie inferiori una certa Simonetta A.. Suo padre aveva una macelleria, cosa che all'epoca significava essere quasi ricchi. Conobbi la madre che, come molte madri di famiglia del tempo, non lavorava: era una donna graziosa, fine, sobria, alta e snella somigliante a suo fratello, un cantante famoso di un quartetto famosissimo. Lui in pratica era il bello del quartetto composto da tre uomini ed una donna. La mia amica lo chamava zio T. e sua moglie, una nota attrice di teatro e TV, zia F..
Come sempre accade con tutti ci si perde di vista, famosi e non...
In una giornalista RAI che lavora nei TG mi è sembrato di ravvisare una grande somiglianza con la mia ex compagna di scuola ed amichetta Simonetta A. che nell'adolescenza si era fatta molto carina... Si chiama Adriana come la madre della mia amica e sorella di "zio T." A volte si mettono i nomi dei nonni... Chissà.. In RAI non si entra senza qualche conoscenza e magari attraverso il fratello della nonna cantante famoso...
Poi ci sono volti in divisa che ci informano sulla metereologia...
Una donna si chiama Stefania e una delle sorelle di Giacinta P., la mia amichetta del palazzo, Stefania P., quella che aveva la stessa età di "Bebby", ebbe una figlia a cui mise il suo stesso nome, fatto inusuale. Questa bella donna in divisa che ha il suo stesso nome le somiglia moltissimo nel viso, ed ha il corpo alto di quello che, se fosse figlia della sorella della mia amica di tanto tempo fa, divenne suo marito dopo vari fidanzamenti finiti: ricordo il suo cognome De A., esattamente come il cognome della bella ufficiale che ci illustra il Meteo. Sarà un caso? Anche che il marito della mia amica Giacinta P., di mia uguale età, era un ufficiale di quella stessa disciplina? Nel qual caso sarebbe suo zio e si sa non solo in RAI c'è bisogno di conoscere qualcuno per entrare...
Un altro degli uomini meteo in divisa ha l'età di uno dei miei figli e da ragazzi si conoscevano: mi ha raccontato che era un tipo risentito e un po' violento che una volta gli chiuse una porta con violenza sulla nuca tanto da riportarne uno stordimento... Me lo ha raccontato a posteriori vedendolo in TV, io non ne avevo mai saputo niente giacché non tutti i ragazzi che mio figlio frequentava diventavano amici da portare in casa.
Il panorama di persone che, per ragioni varie, finiscono davanti alle telecamere e di cui ho conosciuto una parte privata è vasto..
La parte scientifica ad esempio, la gente che fa parte del mondo di lavoro di una persona della mia famiglia... C'è V. R. A.. L'ho conosciuto come un giovane Fisico ben inserito nel mondo della Ricerca pura, spontaneo, educatissimo, gentile, disponibile e senza atteggiamenti fasulli e ridicolmente sussiegosi come alcuni del mondo scientifico e universitario... Mi si stringe il cuore a  vederlo fare il tuttologo, lui che è specializzato in uno specifico ed importante campo della Fisica... A questo debbono ridursi gli scienziati per avere soldi e attenzione... C'è chi non è disposto a tanto ed è così integralmente uomo di scienza da nascondersi quando un giornalista lo cerca con domande sempre riduttive per una materia che non può essere capita che da chi ha inclinazione e tanto serio studio in quel campo. Cercare di divulgarla come fa certa TV è penoso. Un altro è famoso giustamente perché è arrivato lassù e si è fatto un giretto intorno al pianeta vedendo dal di fuori dove stiamo... Non è andato lassù senza competenze ovviamente: tante. A cominciare dalla tesi di laurea in Astrofisica di cui fu relatore il mio familiare. Tornato dagli USA, dopo essere stato invitato a pranzo dal Presidente della Repubblica e da altre Autorità, come si deve ad una gloria del Paese, mi meravigliò autoinvitandosi a casa nostra a cena. Non perché non fosse mai venuto a cena a casa mia... C'è venuto tante volte quando lavorava con il mio familiare su questioni scientifiche ed anche per un piccolo abbozzo di Società che avevano creato insieme ad un altro collaboratore del mio familiare... Ma ormai il TG si occupava ogni giorno di lui e so che la gente cambia.. Ma lui, U.G., non è cambiato. E venne a cena con sua moglie e suo figlio. Avevo fatto il pollo all'ananas, se non ricordo male, e a R., la moglie, il pollo non piace ma io non lo sapevo.. Non conoscevo R., prima per anni la sua fidanzata era stata un'altra, e con lei a volte veniva a casa nostra.



giovedì 20 giugno 2024

Blogger maltrattato da Google in affari

In attesa di vedere se Google Italia continuerà a prelevare soldi dalla carta American Express nonostante la disdetta fatta sul contratto da loro stabilito di Workspace business penso di usare questo 2024 per continuare a Scrivere, il motivo per il quale questo Blog esiste dalla fine del 2010.


Va da sé che Google Workspace mi ha fatto passare la voglia di usare questa piattaforma che è nata come Blogger e quello doveva rimanere.

Quando Google ha iniziato a dare problemi non accettando il pagamento con Carta di Credito prepagata ho cercato di creare un nuovo Blog con la piattaforma Word Press, poi mi sono fatta dare il codice di Arenzulla, sempre nell'intento di avviare l'uso di un'altra piattaforma. Ma trovavo faticoso iniziare a capire i meccanismi della pubblicazione che qui sono riuscita invece, sia pure con qualche errore iniziale, alla fine a saper usare.

Ora a 77 anni compiuti grazie al Grande Cardiochirurgo Carmelo Dominici che mi ha consentito con la sua abile Scienza di vivere un altro po', non ho più testa e pazienza di applicarmi ad imparare cose nuove: doveva essere una cosa ludica, ed anche a volte un impegno sociale, politico e morale di diffondere pensieri anche critici che potessero servire anche agli altri. Ho denunciato qui anche tante cose sbagliate... A volte rileggo alcuni post e mi servono per ricordare anche... Ritrovo informazioni che sono ancora di utilità.

I soldi che Workspace mi ha estorto con le sue forme imposte li userò per Scrivere ancora e poi chiuderò definitivamente questo Blog che Google non vorrebbe più lo fosse, ma un sito di "affari"!

lunedì 3 giugno 2024

BLOGGER DI GOOGLE NON SI PUO' PIU' USARE!

 NON UNA TELENOVELA E' DIVENTATO GOOGLE WORKSPACE A CUI GOOGLE HA PASSATO BLOGGER!
MA UNA RAPINA!
Riassunto delle puntate precedenti nei post con titolo Google Workspace.
NON ACCETTAVA CARTA VISA PREPAGATA, NEMMENO CARTA MASTERCARD, INTANTO DA DICEMBRE, QUANDO HANNO INIZIATO A MANDARE NEWSLETTERS PER IL RINNOVO COME TUTTI GLI ANNI DAL 2010, LA CIFRA DA PAGARE AUMENTAVA.
QUALCUNO DEVE AVER LETTO I MIEI POST  DI CRITICA E ORA ACCEDERE ALLA CONSOLE DI AMMINISTRAZIONE E' MENO FOLLE E SONO RIUSCITA AD ENTRARE PIU' AGEVOLMENTE, MA HO SCOPERTO CHE DOPO AVER PAGATO CON AMERICAN EXPRESS EURO 38,50 AL 1° GIUGNO HANNO PRELEVATO UNA QUOTA MENSILE DI EURO 7,51!
NEL PAGARE QUELLO CHE CHIEDEVANO HANNO ANCHE ATTIVATO UN ABBONAMENTO GOOGLE WORKSPACE BUSINESS!
DOVEVO SOLO PAGARE LA QUOTA ANNUALE CHE ERA DI CIRCA USD 12,50!
PENSAVO AD UN AUMENTO! INVECE QUESTI HANNO ATTIVATO UN ABBONAMENTO AZIENDALE!
IO CHE NON VOGLIO NEPPURE FARE LA PUBBLICITA' SU QUESTO BLOG PER NON STARE DIETRO ALLE LORO PAZZIE AMMINISTRATIVE DA INCUBO!
HO TOLTO TUTTO MA NON RIESCO A RIMUOVERE LA CARTA AMERICAN EXPRESS E SE NON ME LA FARANNO RIMUOVERE DALLA CONSOLE DI AMMINISTRAZIONE ANDRO' A FARE DENUNCIA ALLA GUARDIA DI FINANZA!
Conosco gli Statunitensi da esperienze di lavoro: quando amministravo i soldi dello Stato era per me come se fossero i miei e pure di più!
L'università dove lavoravo emise un ordine alla Springer Verlag per una pubblicazione scientifica: mi arrivò la prova della Banca americana che avevano incassato i 20 dollari dovuti ma non mandarono mai la pubblicazione. Inutili furono le e-mail all'indirizzo dove avevano accettato l'ordine in USA. Rintracciai la sede Springer Verlag per l'Italia, era a Milano, l'incaricata ebbe mail, copia della prova dell'incasso, ma mi rispose che lei non poteva fare niente! Pur dandomi tutte le ragioni del mondo; in pratica la sede italiana non era operativa, solo di rappresentanza!
EBBENE L'ESTRATTO CONTO DELLA CARTA AMERICAN EXPRESS RIPORTA CHE L'INCASSO L'HA FATTO GOOGLE SEDE DI MILANO!
E' LA PRIMA VOLTA IN 14 ANNI!
COME HO ILLUSTRATO NEI PRECEDENTI POST LE RICEVUTE (QUANDO LE HANNO MANDATE!) VENIVANO DAI VARI RAMI DI QUESTO GIGANTE CHIUSO NELLA SUA TORRE: GOOGLE DADDY, GOOGLE WALLET ecc. 
Ho tutti i documenti bancari per dimostrare ciò che scrivo, naturalmente, e se non mi fanno togliere dalla console di amministrazione gli estremi della Carta American Express la denuncia alla G.d.F. è doverosa.