martedì 20 marzo 2012

Lavoro in Italia: storia n. 3

1994 - Italia

Un giovane particolarmente brillante si laurea in Medicina e Chirurgia nei canonici 6 anni di Corso conseguendo il massimo dei voti con lode.
Si specializza e, dopo esperienze per imparare sempre di più fatte in Italia ma anche negli USA ed in Gran Bretagna, inizia a cercare un lavoro. Fa concorsi per gli ospedali pubblici e per incarichi anche a tempo determinato. Fa domanda per un bando a tempo determinato, che richiede proprio le sue specifiche, per un ospedale della Regione Lombardia: è l'unico concorrente con quelle specifiche richieste. Poco prima che esca la graduatoria lo chiamano per un altro incarico a tempo determinato, tre mesi, presso un ospedale del Lazio. Deve rifiutarlo perché l'altro è per un anno e sicuramente lo vincerà. Invece no, viene dato vincitore un medico che già è presso quell'ospedale. Ma l'ostinato Dottore di questo caso che narriamo ha fatto pure una domanda per un contratto biennale presso lo stesso ospedale della Lombardia, ed ha concorso anche per un posto a tempo indeterminato per quello stesso nosocomio. Lo prendono per il biennale. Lavorando in quell'ospedale viene a sapere che il medico a cui hanno dato il contratto annuale,  a cui lui aveva precedentemente concorso, non ha ancora conseguito la Specializzazione che era richiesta nel bando come da Gazzetta Ufficiale. Intanto esce la graduatoria anche del Concorso per il tempo indeterminato. Lui risulta terzo. I primi due sono dello stesso ospedale e viene a sapere che il Primario, per raccomandare colui che sarà poi il primo in graduatoria, si è preso sottobraccio il Presidente della Commissione che doveva decidere i vincitori e se lo è portato a pranzo fuori. Il Dottore di cui parliamo proviene da un'altra regione, non lo conosce nessuno, dunque se è terzo lo deve solo alla sua bravura e, se non è primo, a questo punto forse lo deve a qualcos'altro. I primi due in graduatoria prendono servizio ma, nello spazio di poco tempo,  chiedono il trasferimento ad altro ospedale più centrale. Il grande nosocomio si ritrova senza due medici vincitori. Potrebbe chiamare il terzo in graduatoria, il bando lo consente, ma non lo chiamano ed il Dottore continua il suo contratto biennale che si avvicina alla scadenza. Chiede più volte notizie del perché si fa scadere il tempo di validità della graduatoria del Concorso a tempo indeterminato, visto che gli altri due se ne sono andati, e perché non chiamano il terzo in graduatoria, cioè lui. Lavorando lì ormai conosce tutti ed è in ansia perché nel frattempo si è sposato ed ha un bambino: il posto vinto per il SSN è importante per lui. Si arriva a 15 giorni dalla scadenza definitiva della graduatoria, dopo di che il posto sarà perso per sempre e dovranno ribandire un concorso. All'ennesima richiesta gli viene risposto con irrisione dal Responsabile Amministrativo che gestisce le Risorse Umane per quell'Ospedale, perché il Dottore proviene da una Regione del Sud che chi lo irride definisce di "ladri ed imbroglioni". A questo punto il Dottore risponde che se nella sua regione c'è gente così, loro non sono da meno, visto che al suo posto per il contratto annuale hanno preso uno che non aveva nemmeno la Specializzazione richiesta nel bando, mentre lui l'aveva, dunque avevano commesso un illecito. L'Amministrativo smette di ridere e dice che la domanda del Dottore di cui narriamo non l'avevano mai ricevuta. Il Dottore, persona più che precisa, dice che l'aveva inviata sia per Posta celere che per Corriere, e mostra l'attestazione delle due spedizioni. Sempre più serio l'Amministrativo dice che la Posta Celere non l'avevano mai ricevuta e neppure il Corriere. Ma per il Corriere si può chiedere la prova che hanno effettuato la consegna, per giustificare la fattura emessa, altrimenti sarebbero passibili di denuncia per falsa fatturazione, e la Società del Corriere invia al Dottore per fax l'attestazione di consegna con la firma di chi ha preso la domanda che, guarda caso, è proprio una persona dell'Amministrazione preposta ai Concorsi. La persona che rideva non ride più e a pochi giorni dalla scadenza della graduatoria il Dottore viene chiamato sul posto che gli spetta essendo gli altri due trasferiti altrove.
Morale: gli illeciti nel mondo del lavoro esistono in Italia da nord a sud. 
Se si fa la guerra ai più bravi in certe professioni si danneggia il cittadino.

lunedì 19 marzo 2012

Invidia

Da: Bologna.notizie.it

Maestra d’asilo troppo sexy: genitori ritirano i figli da scuola ma la donna diventa star del web

Castello di Serravalle (Bo) – A quanto pare anche la bellezza può essere motivo di discriminazione. Michela Roth, 38 anni, lavora come maestra presso un asilo di Castello di Serravalle, nel bolognese. Al suo lavoro da maestra affianca quello di modella occasionale. Le mamme giudicano la donna troppo bella e, a causa del suo secondo lavoro (neanche si trattasse di una prostituta) inadeguata a fare la maestra. Di qui la decisione di alcuni genitori di ritirare i figli da scuola. Insomma, si direbbe la classica storia con protagonista il bigottismo e,magari, l’invidia di qualche mamma. La notizia ha comunque portato sotto le luci dei riflettori la bella maestra che ha incassato attestati di stima e solidarietà da parte del web oltre a parecchi articoli sulla stampa.
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Finalmente una notizia allegra fra mille deprimenti!!
Viene proprio da dire: "A invidioseeee!!"
Ma che scandalo può dare a dei bambini dai 3 ai 5 anni una maestra carina come questa?!
Mica va all'asilo svestita o in pose sexy che assume quando fa la modella!!
Non c'è limite all'invidia! Un sentimento miserabile che non mi ha mai abitato ma che, da giovane, ho subito.
Ho sempre ammirato le belle e quando avevo un'amica più bella di me, o che io ritenevo tale, l'apprezzavo molto. Ne ricordo una con un seno magnifico che si pettinava alla Brigitte Bardot, girava con i tacchi a spillo e quando andavamo a spasso la guardavano tutti: ed io mi divertivo un mondo!
Non sopporto le invidiose, creature meschine che tentano di giustificare questo squallido sentimento con motivazioni diverse da quelle reali, attribuendo all'invidiata tutte le colpe ed i difetti.
Sono sicura che ai papà la maestrina piace ed è simpatica!

Lavoro in Italia: storia n. 2

1998 - Italia

Una giovane donna si laurea in Economia e Commercio in una Università Italiana. Tramite un annuncio trova un lavoro con un contratto di Collaborazione Coordinata e Continuata in una piccola Società che si occupa di Certificazioni ISO 2000. Alle h. 8:00 deve essere in ufficio e, dopo un breve intervallo di un'ora circa per il pranzo, deve rimettersi al lavoro con altre impiegate nel medesimo ufficio fino alle h. 18:00. I contributi sono in quegli anni a bassissima percentuale per quel tipo di contratti, la forma del lavoro però non rispetta il contratto Co.Co.Co. in quanto esso non prevede un rigido orario d'ufficio ed una presenza costante presso la struttura datrice di lavoro, potendo, il Collaboratore, svolgere il lavoro anche presso la propria dimora od altrove.
Una delle impiegate  Co.Co.Co. se ne va per contrasti con il titolare della Società e, probabilmente, denuncia l'improprio sfruttamento delle impiegate  Co.Co.Co. all'INPS.
Arrivano gli Ispettori INPS e constatano che si configura un vero e proprio rapporto di lavoro dipendente fra il titolare e le Co.Co.Co.  presenti in ufficio anche più di otto ore giornaliere. Il titolare viene dunque denunciato per evasione dei contributi previdenziali dovuti per il rapporto di lavoro dipendente e gli viene imposto il versamento di un anno di contributi per la Dottoressa in Economia.
La Dottoressa trova un lavoro presso una Ditta con un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Tutto bene finché la segretaria del titolare non litiga con lui e si licenzia. Tra la Dottoressa e questa signorina c'è anche un rapporto di amicizia personale che continua anche dopo il suo licenziamento. Il titolare lo scopre e le chiede di troncare tale amicizia. La Dottoressa ritiene di non dover rendere conto al titolare della Ditta della sua vita privata e continua il suo rapporto. Un'altra impiegata, per trarre qualche vantaggio, riferisce al titolare che la Dottoressa si sente ancora con l'ex-impiegata e questi inizia delle azioni di delegittimazione della Dottoressa nel lavoro costringendola a licenziarsi. 
Altro lavoro in una Società Interinale: sostituisce per sei mesi una impiegata comunale in maternità. Finita la sostituzione torna a cercare lavoro. Lo trova presso una Società che dipende da un colosso telefonico. Dopo qualche anno la sede della sua città chiude e c'è il trasferimento ad una città a Km. 700 da dove la Dottoressa ha la casa ed un marito che non può trasferirsi in quanto il suo lavoro è legato strettamente alla città dove vivono. Inoltre sembra che, anche accettando il trasferimento e le spese per un affitto di una casa in più rispetto a quella coniugale, rimane sempre il rischio di chiusura definitiva anche nella nuova sede e messa in mobilità senza cassa integrazione. Un sindacalista consultato spiega che sono solo 600 dipendenti e per questo numero non è prevista la cassa integrazione, anche perché hanno offerto il trasferimento ad altra sede.
Nuova ricerca di lavoro. Lo trova in una grossa multinazionale. Fa una discreta carriera arrivando ad essere un quadro. Sacrifica ore di lavoro oltre l'orario dovuto che non vengono pagate perché per il quadro il lavoro straordinario non è previsto. Ha un bambino. Prende solo i 5 mesi di legge e torna subito al lavoro. Se il bimbo sta male e non può andare al nido ci pensano i nonni e quando ha qualcosa di più grave per tenersi buona la Società prende i giorni di ferie, rinunciando a quelli che le spettano per malattia del bambino fino a tre anni.
Questo sacrificio non la salverà da un pesantissimo mobbing centrato sul demansionamento attuato dalla sua diretta superiore. Probabilmente per suoi limiti di fragilità caratteriale preferisce dare le dimissioni piuttosto che denunciare il mobbing, non essendo riuscita a difendersi e non avendo ricevuto spiegazioni, più volte richieste, sul suo demansionamento, che le veniva negato a parole pur essendo nei visibili fatti.
Un nuovo lavoro, sempre nel suo campo di esperienza che, allo scadere dei 6 mesi di prova, non viene rinnovato; motivo addotto: non è che non va bene, ma hanno cancellato quella figura professionale per risparmiare. La Società è una multinazionale e un avvocato, consultato, dice che non poteva farlo. Ottiene un risarcimento modesto ma non ha lavoro. Prende il sussidio di disoccupazione. Fa molti colloqui di lavoro ma non viene assunta da nessuno. Ha 42 anni e poco più di 10 anni di versamenti pensionistici.
Morale: anche con l'Art. 18 si può essere totalmente indifesi.
Figuriamoci senza!!!

Lavoro in Italia: storia n. 1

1992 - Italia

Una giovane italiana si laurea in Fisica dopo aver soggiornato al CERN di Ginevra per fare esperimenti per la sua tesi di laurea, pagata per pochi mesi con fondi della ricerca del suo Relatore di Tesi, professore ordinario dell'Università Italiana dove è iscritta. Non essendoci prospettive lavorative retribuite nemmeno con una borsa, sceglie di fare un Dottorato in Astronomia in una Università Italiana. Avrebbe la possibilità di andare all’estero ma ha il marito che lavora in Italia e tenta di inserirsi in Italia, perché per lei la realizzazione della vita privata è importante tanto quanto il lavoro. Finito il Dottorato di Ricerca e conseguito il titolo non ha più la Borsa di Dottorato. Lavora per un altro anno gratis presso la struttura pubblica dove ha conseguito il Dottorato, elaborando dati astronomici presi dal suo ex-tutore di Dottorato che pretende presenza in loco e le consegna il lavoro da eseguire.  Nel frattempo dà 5 concorsi, stimolata anche dal Direttore della Struttura il quale le dice testualmente: “Questo concorso non è per te, sappiamo già a chi deve andare il posto, però intanto ti fai conoscere, dunque studia, preparati bene.” Finalmente arriva il concorso con l’etichetta della ricerca di cui si stava occupando. Intanto si è inserita molto bene presso la Struttura Pubblica, dove lavora ogni giorno fino a tarda ora, per la sua umiltà nella dedizione al lavoro e per la sua socievolezza: numerosi testimoni la vedono ogni giorno lavorare agli ordini del suo ex-Tutore di Dottorato, con l'assenso del Direttore della Struttura anche se la Dottoressa di cui parliamo non ha alcun emolumento per il suo lavoro, né assegni.
Frequentando una Struttura Pubblica dovrebbe però, per legge, avere un'assicurazione per eventuali infortuni sul posto del lavoro gratuito. Non sappiamo se la Struttura Pubblica abbia mai provveduto, ma sappiamo che la Dottoressa non l'ha mai fatta a proprie spese, lavorando senza reddito. 
Al concorso è la prima in graduatoria con il tema scritto di Astronomia. Sullo scritto è difficile cambiare le carte. L’orale viene rinviato. La Commissione di Concorso aspetta il ritorno della seconda in graduatoria che è andata negli USA, come altri, per una borsa. E' inusuale: non avviene mai che si aspetti che qualcuno che ha partecipato ad un concorso finisca i suoi impegni per fare la prova orale. Di solito la commissione fissa la data della prova orale in epoca non molto distante da quella scritta e i concorrenti tornano dai luoghi dove stanno svolgendo altri impegni  per sottoporsi alla prova concorsuale. Ma in questo caso la seconda classificata allo scritto finì la sua borsa USA, la data fu fissata sulla base del suo comodo ritorno.
Alla prova orale assistette tutto lo staff: dottorandi, ricercatori… perché è pubblica. La prima classificata, incinta di cinque mesi, fu tenuta alla lavagna a sviluppare le domande postele per un’ora. Se la cavò brillantemente. Parere di tutti i Fisici presenti. La  seconda classificata fu fatta accomodare su una sedia davanti alla scrivania dove era la commissione e le furono poste tre domande a cui graziosamente lei rispose avendo le gambe accavallate. La prova durò dieci minuti.
L’indomani, davanti agli occhi feriti della prima classificata, apparve la graduatoria con la seconda diventata prima e la prima seconda. Il bando del concorso non prevedeva idonei, ma un unico vincitore. La Dottoressa protagonista del caso che riportiamo fece ricorso, spendendo dieci milioni delle vecchie lire pagate dai suoi  indignati genitori che andarono dal miglior avvocato amministrativista della città. Vinse il ricorso perché una delle tre domande poste alla seconda classificata allo scritto era stata già posta alla prima classificata, interrogata per prima e per un'ora intera, la quale aveva ampiamente spiegata e sviluppata la risposta poco prima alla lavagna. Il Tribunale annullò la prova orale e ritenne valida la prova scritta. Ma i meccanismi perversi della nostra società hanno dei sistemi di compensazione alla Giustizia fatta: la prova orale fu ripetuta due anni dopo, dalla medesima commissione che era stata sanzionata grazie al ricorso firmato dall'esclusa, la quale, proprio per questo, aveva dovuto allontanarsi dalla Struttura dove lavorava da un anno senza alcun compenso, mentre la vincitrice vi era rimasta.  Nonostante ciò e dando per scontato il risultato, per portare fino in fondo la sua ormai inutile e costosa battaglia, con grande forza d’animo la Dottoressa si sottopose al giudizio di quella commissione sapendone già il risultato. Altri non ci sarebbero nemmeno andati per evitarsi l’umiliazione di vedere riconfermato il loro punto.
Non certo contenti i suoi genitori si rivolsero al CONSIGLIO DI STATO IL QUALE SENTENZIO' CHE "La dottoressa è stata risarcita con la ripetizione della prova concorsuale." Ripeto: con la stessa Commissione che aveva effettuato QUELLA PRIMA PROVA CONCORSUALE IN QUEL MODO e che la dottoressa aveva praticamente denunciato permettendosi di fare ricorso?

La dottoressa uscì dal mondo della ricerca ed un brillante cervello in fuga restò in Italia perché qui aveva marito e figli. Dovette cercarsi un altro lavoro per poter vivere. Qualcuno aveva calpestato il suo lavoro e i suoi legittimi sogni di fare la ricercatrice, e l'apparato glielo aveva consentito non garantendo alla Dottoressa un esame con una diversa commissione e l'immediata ripetizione della prova orale per non vanificare la preparazione che dopo due anni, come ovvio, non poteva più essere la stessa.
Morale: inutile cercare Giustizia, si buttano solo soldi preziosi sudati dai genitoricome in questo caso, non avendo la Dottoressa alcun reddito.

Ma la Dottoressa cercò anche di farsi riconoscere quell'anno di lavoro prestato gratis e si rivolse alla giustizia del Lavoro. Questa volta i genitori si rivolsero all'avvocato di un sindacato e spesero solo un milione e mezzo delle vecchie lire. Produsse diversi testimoni, dipendenti e dottorandi che frequentavano la Struttura Pubblica dove aveva lavorato i quali, nel porre testimonianza, sfidarono anche eventuali ritorsioni da parte della Direzione di tale Struttura.
La sentenza, emessa da una giovane magistrato donna, arrivò dopo qualche anno e constava di tre righe che più o meno dicevano che NON DI LAVORO SI ERA TRATTATO MA DELLA POSSIBILITA' CHE LA STRUTTURA IN QUESTIONE AVEVA DATO ALLA DOTTORESSA IN ESSERE DI MIGLIORARE LA SUA PREPARAZIONE.
Morale: la schiavitù intellettuale non costituisce lavoro in nero, ma è un privilegio concesso. Il privilegio consiste nel produrre lavoro scientifico su cui i generosi Pubblici uomini di scienza mettono il loro nome.
Parola di magistrato.   

Mercato del lavoro ieri ed oggi

La RAI ha poche trasmissioni che si occupano di attualità e società, dunque necessariamente di politica, che siano vedibili e ben fatte. Da quando sono in pensione, dunque da pochissimo, ho potuto apprezzare "Agorà" condotta dal bravo Andrea Vianello, nipote del più famoso cantautore Edoardo, il quale in questa garbata ed intelligente trasmissione, che va in onda alle h. 8:00 sulla terza rete, ha rivelato le sue capacità migliori, che nella conduzione di "Mi manda RAI TRE", che ha condotto in precedenza, erano compresse ed ingessate, probabilmente per scelte non sue.
Qui si discute di attualità sociale e politica mettendo a confronto tutte le opinioni di figure istituzionali, giornalisti e politici vari, nonché persone comuni scelte quali opinionisti in collegamento tramite Skype.
Oggi si parlava delle riforme che l'attuale governo "tecnico" vuole attuare per cambiare il Mercato del Lavoro. Se ne parla ovunque: sui quotidiani, in altre trasmissioni televisive, per la strada, negli uffici, nei bar ecc. ecc.. Cosa si può scrivere di più in questo piccolo blog? Posso scrivere la realtà oggettiva che ricade sotto la mia esperienza, non solo personale.
Fra gli ospiti di questa mattina debbo dire che il mio pensiero e le mie riflessioni le ha espresse in gran parte il politico Giordano, oggi nel SEL (Sinistra, Ecologia e Libertà). Sono le opinioni e le idee che mi interessano, soprattutto l'autenticità di esse, la coerenza di chi le esprime, non già i partiti che, si è visto, si scindono e si riaggregano come cellule impazzite cambiando nome e, in qualche caso,  indirizzo.

Ci sono persone che mi dicono:"Prima dell'introduzione dell'Art. 18 dello Statuto dei lavoratori il lavoro si trovava."
Rispondo che non è stata la sua introduzione a ridurre la possibilità di trovare lavoro, bensì, casomai, oltre ad altri fattori, l'applicazione di esso fatta dalla magistratura con l'appoggio dei sindacati.
Il sindacalismo ha sbagliato: per anni ha appoggiato, per pura demagogia, gli assenteisti, i lavativi, i profittatori; i primi, per quella che è la mia esperienza, a rivolgersi al sindacato reclamando "i propri diritti" quando il datore di lavoro o, nel caso di pubblico impiego,  il superiore in grado, provava a richiamarli al dovere disatteso. In questo modo si svuotava il senso del licenziamento per "giusta causa", perché questa  "giusta causa" non veniva mai riconosciuta.
Nella melassa indistinta, dunque, eravamo tutti uguali: chi lavorava con senso di responsabilità e dovere e chi si approfittava "tanto c'erano i sindacati". Questo ho visto in questi miei lunghi anni. Forse Giordano non sarebbe d'accordo, dunque non sposo certo per intero le sue opinioni, ma sicuramente questa è la realtà che vedevo e che trovavo ingiusta.
L'attacco all'Art. 18 si fonda anche su questo. Se fosse stato applicato nella sua giustezza oggi chi crea lavoro non avrebbe motivo di chiederne l'abolizione.
Per me va lasciato ed applicato senza favorire le figure sopra descritte.
Quanto al resto anche la saccente Fornero ha dovuto ammettere che questa riforma, che il governo "farà comunque", da sola non servirà se non ci saranno investimento e crescita. Dunque i fattori sono molteplici e se, dopo aver creato maggiori insicurezze ai lavoratori con questa riforma, non ci sarà sviluppo, detti lavoratori vagheranno nella miseria e nell'insicurezza cronica... E non è una previsione pessimistica. 
Il lavoro a basso costo dovuto alla globalizzazione porta le Ditte, le Società, a dare lavoro a chi italiano non è... E questo non è dovuto certo all'Art. 18, ma alla voglia degli imprenditori di lucrare maggiormente o, nel caso migliore, di pagare meno tasse sul lavoro e, in questo caso, hanno ragione. Un fisco rapace sul lavoro uccide il lavoro stesso. Questa sarebbe la vera riforma: tassare il meno possibile il lavoro!
Non è accettabile, infatti, e in questo sposo le idee di Giordano, che si succhino soldi sempre dai più deboli, ma non si tocchino i grandi patrimoni perché chi ha di più non può rinunciare al superfluo.
Non è accettabile che si truffi il popolo, che ha votato CONTRO il finanziamento con denaro pubblico dei partiti, facendo una legge che invece di chiamarlo "zuppa" lo ha chiamato "pan bagnato" strafregandosene di un costoso referendum! 
Si applichi il referendum e che i "Rutelli" i "Lusi" e le "Margherite" e compagnia bella vadano a cercarsi i finanziamenti da chi gli pare! Gli italiani conoscevano i loro polli, per questo hanno votato così: sapevano che "la garanzia dei soldi pubblici che rendono trasparente la politica" era un falso problema, ed i fatti sono sotto gli occhi di tutti noi. Mangiano i nostri soldi, altri che capitano, malversano, incassano ecc. ecc. depredando lo Stato.
Riprendiamoci questi soldi, milioni di euro, ed usiamoli per creare provvidenze per il popolo: perché sono soldi del popolo e non dei partiti, che sono e restano entità private!
Con i nostri soldi pagano le loro campagne elettorali per conquistare poltrone e da lì continuare ad arricchirsi. Non si parla più degli emolumenti che dovevano ridursi: ricordate? Hanno fatto leggi e regolamenti che consentono solo al Parlamento di decidere sulle loro prebende (caso unico da monarchia assoluta!) ed hanno rinviato fino a fine gennaio 2012 la sofferta decisione! Se qualcuno ha notizie in proposito è pregato di scriverlo su questo blog! Quelle che ho io sono scarse e nebulose perché i media ne parlano poco, mentre parlano molto dei sacrifici che dobbiamo fare noi: popolo sovrano ma trattato come "plebe". 
Alla trasmissione "Otto e mezzo"condotta dalla Gruber sulla Rete La7 , ospite Antonio Di Pietro, alle precise domande della giornalista il fondatore e sempre Presidente di Italia dei Valori ha risposto che degli 8 milioni di euro ricevuti dal finanziamento ne avevano spesi solo 2!! 
"E dove sono gli altri 6?" Chiede la Gruber.
"Sono nel conto corrente del partito." Risponde non senza un filo di imbarazzo Di Pietro.
"Se non li avete spesi perché non restituirli?" Provoca la Gruber, e l'altro risponde con un non convinto assenso  che lascia il tempo che trova.

Che li restituissero tutti e tutti i partiti e vediamo cosa farne di quei soldi, che sono tanti!
Forse la Fornero potrebbe farsi venire qualche idea su come impiegarli per il lavoro?
Questo lavoro che non c'è, ma che i partiti con i nostri soldi danno a chi gravita loro intorno, stipendiando segreterie, impiegati ecc. ecc..

Non vedo nulla di nuovo sotto il sole: i pubblici concorsi sono blindati dalle raccomandazioni, il posto pubblico, conquistato spesso con questo metodo, salvo rare eccezioni che confermano la regola, mette il sedere di chi ce l'ha al caldo e fuori, nel privato, è un massacro: anche con l'Articolo 18 vigente!
Questa è la realtà che io ho visto, vedo e probabilmente continuerò a vedere anche dopo la Riforma. 


Rimando a post successivi vari esempi REALI di come si vive il Lavoro in Italia. Necessariamente non riportando i nomi ed i luoghi degli avvenimenti. Ricordo comunque che ho trattato questo tema anche nel mio secondo libro "Il Romanzo dell'Università".  

giovedì 15 marzo 2012

Beato chi ha fame e sete di giustizia??!!

Dei morti non importa mai nulla a nessuno, di chi ha la vita rovinata per la loro perdita violenta ed ingiusta nemmeno.
Gli assassini ridono da dietro le sbarre, si sentono sempre dalla parte della ragione.... Hanno amici e protettori.... Infine sono liberi. Hanno soldi per vivere che onesti lavoratori non hanno..... Scrivono libri che qualcuno compera: evidentemente il Male è più interessante del Bene ed ha più seguaci fra gli uomini.
 

Rita Coltellese - dal post "Giustizia, sempre difficile per le vittime" del 9 giugno 2011

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Da: Il Corriere della Sera

Il caso Carlotto: dopo 17 anni di disavventure giudiziarie ha ottenuto il beneficio dal presidente della Repubblica

Nota di Rita Coltellese (più avanti, per brevità, R.C.): Ai sensi dell'art. 174 del Codice Penale
La grazia può intervenire esclusivamente su una pena che sia stata comminata con sentenza divenuta irrevocabile
In base all'art. 681 del Codice di Procedura Penale
Ldomanda di grazia può essere sottoscritta, oltre che dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore ovvero da un avvocato;

"Massimo, sono papa' , sei stato graziato "era accusato di avere ammazzato una studentessa ma si e' sempre dichiarato innocente. "Sono felice, e' stata una sorpresa, la mia battaglia continua: non sono un assassino " . I genitori di Carlotto: " Lui non voleva, siamo stati noi "  e ora l' aspettano per festeggiare. 

La madre di Margherita: " E' come se la mia ragazza fosse stata uccisa due volte "

DAL NOSTRO INVIATO - QUARTU SANT' ELENA (Cagliari) .
Pochi attimi dopo mezzogiorno squilla il telefono. Massimo Carlotto riposa in casa di Colomba, un' amica del comitato che si e' dato molto da fare per raccogliere firme e solidarieta' , 14 mila che hanno sottoscritto: non puo' essere stato lui ad uccidere Margherita Magello, ad infierire con 59 coltellate, gennaio 1976.

Nota di R.C.: come può un comitato di amici liberamente costituitosi stabilire che  non può essere stato lui ad uccidere Margherita Magello? Quando, si legge sul Corriere, Il presidente Scalfaro, in visita a Padova per commemorare l' onorevole dc Giuseppe Bettiol, aveva ricevuto dai giovani l' appello per firmare l' atto di clemenza a Carlotto. Alla sala della Gran Guardia, il presidente era stato molto cauto: il giorno prima la Cassazione aveva giudicato legittima e inappellabile la condanna a 18 anni di carcere.

Carlotto aveva potuto usufruire di: 11 processi (81 giudici), 3 sentenze della Cassazione, cinquanta perizie mediche... Tutta questa gente ha visto e rivisto i fascicoli delle prove e dopo aver usufruito di tanta Giustizia: l' ultimo atto: condanna, definitiva e irrevocabile, a 18 anni. 
Ha cercato anche di sottrarsi alla Giustizia con la fuga in Messico, che l'assassino condannato e graziato definisce un espatrio, precisa: "Sono partito mostrando alla frontiera i miei documenti". Se alla frontiera qualcuno ha sbagliato nel fare il proprio lavoro o il nominativo di Carlotto, fra un processo e l'altro, non gli era stato doverosamente comunicato questo, secondo quel che dice  l'assassino condannato e graziato, vuol dire che è  un "espatrio"?

Sempre dal Corriere: Ma entrare in una cella per lui era davvero morire. "Dismetabolismo organico in soggetto con arteriosclerosi precoce" e' scritto nella diagnosi in base alla quale la magistratura veneziana ha concesso la sospensione della pena, e a margine, una nota: esposto a rischio di ictus e infarto. "Se va in prigione . aveva semplificato il perito del tribunale . muore due giorni dopo".

Nota di R.C.:  Invece agli altri detenuti il carcere piace e stanno tutti in ottima salute!!!!!! 

 In meno di tre mesi la domanda di grazia ha viaggiato fra uffici e pareri, un iter che a volte richiede anni, e ha avuto il si' del ministro della giustizia Conso, che conosceva il caso come presidente della Corte costituzionale e si era sbilanciato a favore. Il capo dello Stato ha firmato il decreto martedi' . Ma gia' da tempo sapeva. E nella sua recente visita a Padova Oscar Luigi Scalfaro era stato sollecitato a piu' voci: "E una gravissima ingiustizia. Presidente, faccia qualcosa". L' avvocato Paolo Berti dice: "Certo, e' raro che la grazia sia concessa cosi' a ridosso della conclusione giudiziaria. Se non avessi il provvedimento in mano (mi e' arrivato per fax) avrei difficolta' a crederci."  I familiari: "Noi lo abbiamo saputo dall' avvocato Pisapia, ci ha telefonato da Roma: non si e' dilungato molto nella spiegazione dei motivi per cui Scalfaro ha concesso la grazia"... Inappellabile la condanna a 18 anni di carcere. Tutto sembrava perduto. 

LA MADRE DI MARGHERITA , la vittima - PADOVA . "Il Presidente Scalfaro a Carlotto? Non ci posso credere, non me l' aspettavo. E' un colpo mortale, nessuno mi ha interpellata. Ma io non cambio idea, mia figlia l' ha uccisa lui".  Giuseppina Magello, la mamma di Margherita: e' una signora elegante, quasi settantenne, dai capelli bianchi, che non ha mai perso un' udienza nell' interminabile maratona giudiziaria durata 17 anni.  Lei, Massimo Carlotto non l' ha mai perdonato. E, tra le poche parole di umana comprensione che riesce a dire, lancia accuse rabbiose: "Succedono cose sempre piu' strane in questa Italia. Carlotto ha fatto il diavolo a quattro. Ha rovesciato ogni verdetto con una forza unica. Sulla sua strada ha trovato persino il giudice Carnevale, che ha ordinato la revisione del processo". "Carlotto e' stato abilissimo, con pochi anni di carcere ha evitato una condanna sacrosanta che i processi hanno reso definitiva fino all' ultimo grado: se non ci fossero stati i massmedia a montare una campagna di stampa unica, la grazia non sarebbe mai stata accordata". Non ammette l' errore giudiziario, la signora Giuseppina Magello che scaccia come un incubo l' idea che ad uccidere Margherita con 60 pugnalate sia stato un altro uomo su cui la polizia non ha mai indagato: "Ma scherziamo? Ho sofferto atrocemente nelle aule del tribunale quando ho sentito la ricostruzione del delitto. Mia figlia l' ha uccisa lui, era gia' un maniaco. Una perizia l' ha stabilito. Era obeso anche quando aveva 18 anni, adesso hanno trovato la storia del dismetabolismo, una malattia che sarebbe venuta in ogni caso, anche senza il carcere. E tutto cosi' assurdo. Posso accettare una sola attenuante. Carlotto, malato gia' allora, non si e' reso conto di quello che ha fatto, le sue deposizioni sono costellate di bugie bianche... Ha confuso la verita' con la fantasia, ma di lui non me ne importa nulla. Capisco la gioia dei suoi genitori. Loro tornano a vivere. Io sono distrutta, e' come se Margherita fosse stata uccisa due volte con l' assassino ancora libero". 
Pinna Alberto, Salmaso Albino

(8 aprile 1993) - Corriere della Sera


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Un detto popolare dice: "Peggio per chi ci capita!"  A commento di quello che debbono subire le vittime di violenze e abusi e non hanno quasi mai Giustizia. Agli assassini va quasi sempre meglio. Penso al caso Battisti, anche lui è fuggito all'estero come Carlotto, anche lui ha tanti amici che raccolgono firme, anche lui scrive libri... 

mercoledì 14 marzo 2012

Due storie finite bene

A furia di insistere a volte le storie finiscono bene per il cittadino. Sarebbe bello se non si dovesse insistere e tutto avvenisse in una normale "routine".

La storia del biglietto pagato per un treno soppresso per sciopero si è conclusa con il rimborso dei 7 euro pagati. Sono contenta non per me o per i 7 euro, cifra modesta, ma per aver ottenuto che un iter, previsto dai Regolamenti di Trenitalia, sia stato rispettato.
Ecco, vorrei che lo fosse sempre, per tutti. Il viaggio mancato era dei primi giorni di settembre 2011, la valuta bancaria del rimborso è datata 27 febbraio 2012: cinque mesi. Chi la dura la vince!

L'altra vittoria da cittadino è quella con Telecom per i pali abbattuti dall'incuria nel curare gli alberi da parte di un privato e dalla sopravvenuta nevicata.
L'8 marzo mattina sono giunte finalmente due telefonate al mio numero telefonico di casa da parte di Telecom che preannunciavano l'arrivo degli operai. Hanno eseguito il lavoro e, nel pomeriggio, di nuovo Telecom ha richiamato per sapere se tutto era andato bene.
Dopo la mia segnalazione al numero speciale per "Impianti pericolanti" di Telecom del 3 febbraio e dopo solleciti, nulla era avvenuto. Ho inviato allora una e-mail a Telecom con il mio post del 1° marzo con le foto dei pali caduti e sono stata contattata da un efficiente Sig. Polletta delle Relazioni Esterne di Telecom ed il problema si è risolto. Chi la dura la vince anche in questo caso.  

martedì 13 marzo 2012

Squilli dal passato

Dalla raccolta di novelline "Le verità nascoste"


Squilli dal passato

Il telefono squillò e Renata andò a rispondere. Una voce di donna sconosciuta le disse: “Ciao sono Elisa.” Renata cercò rapidamente nella sua mente un riscontro a quella voce ed a quel nome e non lo trovò. La buona educazione di cui era permeata le creava un senso di ansioso imbarazzo a causa del vuoto totale che quella voce sconosciuta, ma che la salutava con tanta sicura confidenza di essere conosciuta,  trovava nella sua mente. Cercò rapidamente un riscontro con il nome, ma le Elise che conosceva, due o tre fra cui una parente, non corrispondevano a quella voce. Alla fine si arrese all’imbarazzo e disse cautamente, come chi ha timore di offendere: “Elisa … chi?”
“Ma Elisa la tua vicina di casa!” Disse la voce con superficiale meraviglia, come di chi si stupisce di non essere immediatamente riconosciuta! Nella mente di Renata finalmente si aprì uno squarcio di luce lontana e subito vi inquadrò una perfetta scema che un anno prima era scomparsa da una casa lì vicino senza salutare e senza farsi più viva. Il sentimento che provò fu sgradevole, perché quella chiamata fatta così, sicura di essere immediatamente riconosciuta, confermava  il giudizio che Renata aveva di quella donna. Seccata per l’assurdità della pretesa di essere nei suoi pensieri, fino al punto di venire evocata al pronunciare del solo nome dopo oltre un anno, Renata rispose educatamente ma con intenzione nella voce:
“Scusami, ma sai… Conosco almeno tre persone che si chiamano Elisa… E poi è passato del tempo…”
“Eh, sì, è vero, - ammise la sconsiderata – è passato più di un anno! Non mi sono fatta più viva perché ho avuto varie disavventure… Avrete saputo da Gianna e da Giulia…”
L’irritazione di Renata aumentò, mentre pensava che odiava la gente che non parlava direttamente dei suoi casi, soprattutto se indecenti, e rimandava sempre a qualcun altro la loro esplicita diffusione, come in un discarico di responsabilità di parlare da sé di ciò che la riguardava in prima persona. Dunque disse con aria vaga:
“… Sì, mi sembra che mi accennarono…” Intanto ricordava che anche quelle due erano state reticenti e non si erano più fatte sentire per mesi, lasciando in Renata una brutta impressione, perché avevano fatto passare le Feste di Natale e Fine Anno senza nemmeno farle gli auguri, né lei era riuscita a raggiungerle telefonicamente per darglieli: scomparse anche loro!
“Ho lasciato Pippo perché lui insisteva per farsi intestare metà della casa e ci aveva messo solo dieci milioni di lire.” Spiegò Elisa con voce piatta. “Affaracci vostri!” Pensò con rabbia Renata, sempre più scocciata di dover perdere il suo tempo a stare a sentire quelle tardive spiegazioni su cose che avevano capito tutti già mentre accadevano. Invece, siccome non riteneva di dovere franchezza a chi franco non era mai stato, elusivamente e sottilmente rinfacciando disse:
“E’ per questo che volevate cambiare l’atto notarile dal mio notaio…”
Ora nella voce della sciocca si sentì un lieve imbarazzo: “Beh, sì, era lui che insisteva per cambiare il rogito facendosi intestare metà della casa, ma l’atto era stato fatto giusto: lui era proprietario per un sesto, perché la casa era costata sessanta milioni di lire.”
L’irritazione di Renata al ricordo dei fastidi avuti dai due aumentò:
“Dicevate che il vostro notaio aveva sbagliato l’atto e volevate che il mio lo correggesse, per questo venivate a chiedere il suo indirizzo e numero di telefono… Che poi perdevate e tornavate di nuovo a richiedermelo…” Renata ricordava il suo tempo prezioso perso a far accomodare i due vicini, a sentire quello che volevano e all’ansia che le trasmettevano per la evidente falsità del loro atteggiamento, fra loro e nei suoi confronti. Sentiva che c’era qualcosa che non andava in quelle scene che venivano a fare a casa sua; era come se recitassero ciascuno una parte fingendo per sé stessi, senza dirsi francamente la verità e, allo stesso tempo, coinvolgevano l’ignara vicina usandola: lei per prendere tempo e non dire al suo convivente che non voleva cedere alla sua pretesa, lui stando al gioco di lei e sperando che prima o poi cedesse.
La voce del passato si era fatta più incerta di fronte alla educata ma puntuale ricostruzione dei fatti esposta da Renata. “Sì… poi l’avevamo chiamato il tuo notaio e abbiamo detto che il suo nome ce lo avevi dato tu… Ma lui ci ha detto che l’atto fatto dal mio notaio era giusto così.”
“Come vi dissi allora, trovavo strano quello che dicevate. Il notaio intesta le percentuali di proprietà come gli viene detto da chi acquista. Non è che le decide lui!”
“Eh, sì. Ma Pippo insisteva per rifarlo intestandosi il 50%… Ma io ho un figlio… Non posso togliergli quello che sarà suo per favorire i figli di Pippo!”
“Affaracci vostri!” Ripensò Renata. “Potevate dirlo chiaramente senza coinvolgere il mio notaio, il quale mi telefonò seccatissimo chiedendomi: “Chi sono questi che mi ha mandato? Non si capisce cosa vogliono, vengono solo a farmi perdere tempo, l’atto che ha fatto il loro notaio è a posto”.
“Ho resistito così…” Fece la voce incerta.
“Coinvolgendo gli altri in una stupida finzione reciproca, per non dirvi tra voi e dire  chiaramente agli altri: ‘Vogliamo cambiare le percentuali di proprietà. Come si può fare notaio? Finta vendita? Donazione?’. Oppure potevi dire al tuo convivente: ‘Non ho nessuna intenzione di accondiscendere alla tua richiesta.’ E facevamo prima, senza rompere i coglioni a me ed al mio notaio in stupide manfrine.”  Ecco cosa pensava disgustata Renata ricordando. Aveva saputo poi dalle due care reciproche amiche che Elisa, giunta alla rottura, se ne era andata, dopo aver inutilmente cercato di mandare via lui, il quale obiettava che quella “era anche casa sua, anche se solo per un sesto, e poi lui ci aveva fatto piccoli lavoretti”. 
“Ma cosa vuoi che abbia fatto mai in due soli anni!” Aveva commentato Gianna raccontandoglielo. “I normali lavoretti di manutenzione e aggiustamento che sono deputati di solito agli uomini di casa! Non valgono certo i venti milioni di lire che mancano per arrivare al 50% del prezzo pagato per la casa! E poi Pippo, dopo che si è separato dalla moglie, era ridotto male. Era andato a vivere con un altro separato per dividere le spese e quello era un grande disordinato! Pippo doveva pulire… riordinare… faceva tutto lui! Venire qui a vivere con Elisa per lui è stata una svolta. Lei, invece, per acquistare questa casa per venirci a vivere con Pippo ne ha venduta una che il padre le aveva comperato, senza dire niente al suo povero genitore che abitava al piano di sotto ed aveva fatto fare una scala interna per salire al piano di sopra dalla figlia… Quel poveretto si è ritrovato degli estranei in casa praticamente!”
“Peggio per lui. Ha viziato questa figlia, mi pare. – Sostenne Renata. – Mi avete detto, tu e Giulia che la conoscevate da anni, che il padre è laureato ma lei non è andata oltre il liceo. I soldi per farla studiare non mancavano al padre, mi sembra: figlia unica, avevano o la cameriera in divisa, addirittura con la crestina, o il cameriere in giacca da servitore… Vorrà dire che farà chiudere la scala di comunicazione fra i due appartamenti”. 
Sempre Gianna le aveva raccontato che nell’immediato Elisa si era fatta ospitare da Giulia, che dopo poco tempo l’aveva cacciata perché si portava degli uomini in casa. Renata era disgustata e pensava al figlio ancora bambino di quella sciagurata che, a seguito delle corna che le aveva fatto suo marito, non aveva trovato di meglio che rendergli la pariglia addirittura con il suo parrucchiere, che era pure fidanzato! Ora, dopo il fallimento di quella breve convivenza, ricominciava, senza tener conto dello spettacolo di sé che dava a quel bambino.
Dopo un anno che era scomparsa con lei e la sua famiglia, dopo averle chiesto cortesie varie in nome del buon vicinato e delle amicizie in comune, ricicciava dal suo nulla in tal modo. Subito venne fuori il motivo della telefonata:
“Ho messo in vendita la casa. Conosci qualcuno a cui può interessare?”
“No, mi dispiace.”
“Non hai amici che vogliono venire ad abitare vicino a voi… magari?”
“No.”
“Se ti capita… Se conosci qualcuno.”
“Senz’altro.” Le disse per togliersela di torno.
Quando richiuse finalmente il telefono, pensò con disgusto a quanto sia capace di arrivare certa gente. “Sparisce e ricompare dopo un anno ripresentandosi con il solo nome, come se al mondo esistesse solo lei con quel nome, o come se la gente non facesse che ricordarsela e pensare a lei! Egocentrismo infantile, proprio!”
Quando riferì a Gianna l'assurda ed interessata chiamata di Elisa, questa commentò: “Ma io la capisco Elisa…” 
“Davvero? Cosa capisci?” Renata aveva notato questo lassismo nei giudizi della sua amica, che per altri versi stimava per una certa saggezza.
“Ma… sai… poverina… Ma lo sai che non ha potuto nemmeno riprendersi i suoi mobili antichi? Quel pazzo di Pippo ha chiamato i Carabinieri quando lei è venuta a prenderseli…” 
"Non lo so e sono felice di non aver assistito ad una scena così squallida: roba da gente che viene dalle baracche che, però, almeno è giustificata dal degrado ambientale dovuto alla povertà, se agisce in modo da fare scandalo!”

*****

In quella stessa casa il telefono squillò e questa volta rispose il marito di Renata, perché lei era al lavoro.
"Pronto."
"C'è Renata?" Chiese una voce femminile leggermente incrinata come da una rattenuta emozione.
"No, è al lavoro. Chi la desidera?" Chiese con cortesia l'uomo.
"Sono Rita Gianni." Disse la voce incrinata. L'uomo ammutolì dalla sorpresa. Anche se, in questo caso, di anni ne erano passati almeno dieci, aveva ben presente chi fosse la persona, anche perché non aveva detto, come la scema Elisa, solo il nome, ma anche il cognome.
Sapeva chi era perché, anche se erano almeno dieci anni che non si faceva viva con loro, era una persona la cui casa frequentava uno dei suoi figli, ormai uomo fatto che sceglieva chi frequentare. E di quella  casa, di quella persona e della sua famiglia, ogni tanto arrivavano notizie attraverso quel figlio di Renata e suo, che da tempo non viveva più con loro, essendo sposato, ma che ogni tanto parlava spontaneamente delle vicende di quelle persone. Erano frammenti di notizie a cui non seguivano domande da parte di Renata e di suo marito che, per valide ragioni, ritenevano tali persone infrequentabili.
L'uomo era molto ben educato e seppe dissimulare la sorpresa di quella voce che tornava da un passato in cui c'era stata una breve conoscenza attraverso suo figlio, la quale si era interrotta perché Rita Gianni, suo marito e suo figlio erano letteralmente spariti ed i loro scarsi contatti si erano volatilizzati, né Renata e suo marito li avevano cercati o incentivati.
La ragione di quella improvvisa telefonata dopo dieci anni era alquanto strana giacché, frequentando suo figlio, sia pure sporadicamente, la donna sapeva che egli abitava altrove e raramente era in visita a casa dei genitori. Inoltre aveva un cellulare, dunque volendo lo si poteva rintracciare attraverso quello: comunque aveva chiesto di Renata.
Ma in mancanza di Renata la donna si aggrappò al marito, senza ritegno alcuno, eppure l'uomo era persona riservata, che non invitava certo alla confidenza. 
"Sono disperata, - esordì lasciando l'uomo basito e senza parole - a causa dei vostri vicini, i Disegni. Vi dobbiamo delle scuse, voi ci avevate avvertito... ci avevate detto di stare attenti, ma noi...." L'uomo taceva aspettando il resto, mentre pensava che allora l'avviso l'avevano recepito, anche se avevano fatto finta di nulla ed avevano preferito sparire con chi li aveva preavvisati piuttosto che con le conoscenze appena fatte. “Affaracci loro" avrebbe pensato Renata a posto suo, ma l'uomo era più educato di sua moglie o... forse ... più inibito e  rimase in ascolto meravigliato ma sulla difensiva. Ricordava che quella donna un poco volgare e superficiale aveva pensato e cercato di sfruttare le profferte della loro vicina, che si metteva a disposizione per elargire favori vantando poteri che non aveva ma, chiedendo ad ometti che corteggiava, a volte riusciva ad ottenere qualcosa. Era, così, paga nel suo malato narcisismo e credeva di dar ad intendere che lei era una donna importante. In realtà era una donnetta ignorante e molto disturbata che, da informazioni che Renata aveva avute casualmente ma inconfutabilmente, allacciava relazioni con uomini a cui poi chiedeva soldi o favori per sé, per i suoi familiari o per terzi, a cui li offriva in cambio di regali che poi quelli le facevano per ringraziarla. 
"Da due anni so che mio marito è l'amante di Cristina, la vostra vicina, - disse con voce tesa - lo so con certezza perché me l'ha confessato lui quando ha avuto l'infarto. La cosa dura da dieci anni." L'uomo non sapeva cosa dire a quella esternazione che gli entrava in casa dalla diretta interessata, la quale confessava comunque qualcosa che lui e Renata già sapevano per altre vie, pur rimanendo a distanza da quelle persone che, certo, se l'erano voluta. Cosa poteva mai volere da loro ora quella donna? Addirittura faceva loro delle scuse... Evidentemente per piena coscienza di essersi comportati male con loro, sparendo per far piacere a quel soggetto che tanto bene si era intrufolato nella loro precaria esistenza.
"Io non posso perdere tutto, - stava dicendo intanto la donna - ho fatto tanti sacrifici! Ma il marito di questa Cristina che razza di uomo è?!! E' morale o immorale?!!" Chiese disperata all'esterrefatto interlocutore, il quale non seppe cosa rispondere a quella domanda che già conteneva in sé la risposta. Cosa voleva da lui? Che l'appoggiasse e la sostenesse in un giudizio morale che era nei fatti? Per risponderle qualcosa disse:
"Ma i vostri figli cosa dicono?" Sapeva che uno dei  figli era al corrente della situazione ed era quella una delle vie attraverso le quali già conosceva quei fatti, che drammaticamente la donna veniva a riversare su di loro dopo dieci anni di silenzio e di distanza. Lei non si stupì di quel riferimento, dando forse per scontato che la sua situazione fosse nota a molti.
"I miei figli hanno detto che siamo maggiorenni e vaccinati..." 
"Ed hanno pure ragione..." Pensò l'uomo. Uomini di trenta anni e più cosa potevano dire o fare, non volevano proprio entrarci  in affari così squallidi riguardanti i loro genitori ormai alle soglie della vecchiaia. Un'età che dovrebbe essere della saggezza e del buon esempio... invece.. davano scandalo rendendosi grotteschi più che ridicoli. Ma la donna andò allo scopo della telefonata, che, come quella di Elisa, un fine l'aveva:
"Posso venire da voi?" L'uomo si allarmò.
"Per...?"
"Per parlarne." 
"Ma parlare di che?"- Pensò il marito di Renata. Poi: "Cosa c'entriamo noi?" E pensò che sua moglie aveva fatto più che bene ad allontanare gli scomodi vicini che invece Rita Gianni e suo marito avevano scelto di frequentare. Cercò una plausibile scusa:
"In questo periodo stiamo andando spesso nella casa al mare che abbiamo comperato da poco... Siamo un po' occupati perché la stiamo arredando..."
La donna capì che il suo disperato tentativo di coinvolgere i vicini di chi le stava creando tanti problemi era fallito. Ringraziò e salutò, battendo in ritirata.
Il marito di Renata raccontò a sua moglie l'assurda telefonata allibito. Sua moglie fu come al solito cattiva e sarcastica: "Quella voleva venire qui a fare la piazzata alla vicina chiamandola "puttana" dal nostro cortile e chiedere conto "all'immorale" delle loro comuni corna, te lo dico io! Hai fatto benissimo a scaricarla! Li avevamo avvertiti credendoli due persone perbene, lo sanno ed infatti ha chiesto scusa al plurale, quindi anche per lui a cui, sicuramente, sta carpendo soldi con qualche ricatto. Qualcuno l'ha detto: "Lo ricatta, lo ricatta."Non so su cosa, non voglio saperlo, che stiano a distanza."
"Infatti ha detto proprio: "Io non posso perdere tutto, ho fatto tanti sacrifici."
"Già. - Concluse la moglie asciutta. - Ricordi quello che ci raccontò il nostro figlio più piccolo degli affittuari di Giulia? Sì, quello che spacciava all'ingrosso e si era messo con quella modella fallita da cui aveva avuto una figlia. Nostro figlio era tornato dal liceo, aveva mangiato e si era seduto sul muretto a prendere un po' di sole in attesa che io tornassi dal lavoro: sentì quei rumori pazzeschi che facevano quei due copulando... Probabilmente avevano assunto quello che lui vendeva... Per fare quei versi, così forte... Ricordo ancora la faccia sbalordita di nostro figlio quando me lo raccontò appena rientrata... Poi scoprimmo che in casa c'era la figlia che lui aveva avuto dalla moglie, una ragazzina di tredici anni che era ospite del padre in quei giorni... La ragazzina deve aver telefonato alla madre chiedendole di venirla a riprendere e la madre venne il giorno dopo. Di nuovo nostro figlio mi venne incontro con gli occhi sbalorditi: "Mamma..." mi disse, ed io pensai "L'hanno fatto di nuovo: copula con strilli e versi.." Ma lui mi lesse nel pensiero dall'espressione del viso e mi disse: "No, no! Oggi no! Però è venuta la madre della ragazzina  a riprendersela ed è rimasta fuori e, mentre la ragazzina usciva per raggiungerla, la modella è uscita sul balcone e quella ha cominciato ad urlarle: "Puttana, sei una lurida puttana!" E l'altra, per nulla intimorita, le urlava dal balcone le stesse cose. Mamma, una scena da borgatari quali sono: se ne sono dette di tutti i colori!"
"Sapendo chi sono i soggetti abbiamo evitato di essere coinvolti, nostro malgrado, in una scena simile; - disse il marito di Renata - l'unico modo che Rita Gianni aveva per avvicinarsi alla casa di quella lì era dal nostro cortile, è chiaro."

sabato 10 marzo 2012

MAFIA

Da: RAI news 24.it

Mafia

Cassazione, processo Dell'Utri da rifare

La Cassazione ha annullato la sentenza d'appello di condanna a sette anni di reclusione per il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo di secondo grado dovra' essere rifatto. "Affrontero' il nuovo processo ancor piu' convinto della mia innocenza che ho testimoniato in tutti questi anni, fiducioso nella giustizia", ha commentato il senatore.

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Parla il pm Gozzo: fu l'accusa al primo grado

Caso Dell'Utri. "I rapporti con Cosa Nostra restano provati"


"La Cassazione è giudice di legittimità - spiega Gozzo - si occupa solo di questioni di diritto. Sul merito si sono già pronunciati i giudici di tribunali e appello confermando sostanzialmente la ricostruzione della Procura che ha sostenuto le cointeressenze tra Dell'Utri e ambienti mafiosi". 

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Da: "Il Fatto Quotidiano"di Marco Travaglio | 23 febbraio 2012


Corrado Carnevale, “l’Ammazzasentenze” che insultava Falcone e Grassi non fiatava
Ecco chi giudicherà il braccio destro di Berlusconi
Il 5 marzo 1994 il presidente della prima sezione della Cassazione, Corrado Carnevale, detto l’ “Ammazzasentenze” per le tante condanne di mafia annullate, parla con uno dei giudici suoi fedelissimi, Aldo Grassi, senza sapere di essere intercettato. E lo informa di sospettare di essere oggetto di indagini per mafia alla Procura di Palermo, in connessione con Giulio Andreotti. Mesi prima è stato arrestato il segretario di cancelleria della prima sezione, Giuseppe Schiavone (accusato di essere corrotto della mafia e in seguito assolto), e da quell’inchiesta potrebbe emergere qualcosa contro di lui. Ma lui è tranquillo, perché gli avvocati di Schiavone gli hanno garantito: “Stia tranquillo che noi dalle carte il suo nome lo vediamo”. Insomma “avrebbero dovuto avvisarmi” se fosse emerso qualcosa a suo carico. Però – aggiunge – può darsi che i pm “ficero ‘ stu scherzetto, cioè a dire che fanno le indagini” su di lui. Grassi non trova nulla da obiettare su un presidente di Cassazione che, invece di correre dai magistrati per chiarire la sua posizione, confessa di avere delle talpe fra gli avvocati di un arrestato.

Il 9 marzo 1994, sempre parlando con Grassi, Carnevale si scatena contro un altro giudice della sua sezione, Vitaliano Esposito (oggi pg della Cassazione): “Questo è un servo sciocco di Quatrano (Nicola Quatrano, all’epoca pm della Tangentopoli napoletana, ndr), il quale è un delinquente come quasi tutti i magistrati di Napoli… chilli chi arrestaru… chilli chi arrestaru forse erano i più signori, ma insomma… alcuni… tu conosci d’altra parte i nostri colleghi di Napoli, no… anche quelli della prima penale non è che siano… gente di spiccata moralità…”. Dall’altro capo del filo, non una parola in difesa del collega. Il 14 marzo 1994 Carnevale torna a parlare con Grassi e getta una palata di fango su un martire dell’Antimafia: il pg della Cassazione Antonino Scopelliti, assassinato dalle cosche prima che sostenesse l’accusa in Cassazione al maxi-processo alla cupola di Cosa Nostra. Carnevale lo dipinge come un giudice ‘ avvicinabile’: “È una persona con la quale si poteva parlare (…) il povero Nino Scopelliti… Ora perché poi deve diventare l’eroe della seconda resistenza?!”. Da Grassi, non una sillaba in difesa del collega assassinato.

Il 18 marzo 1994, ancora a colloquio con Grassi, Carnevale sostiene che le dichiarazioni di Falcone sulla pista mafiosa del delitto Scopelliti si fondano sull’ennesimo “teorema Falcone”, il quale “non capisce niente”. Poi l’Ammazzasentenze infanga anche la memoria di Francesca Morvillo, compagna di Falcone, uccisa con lui a Capaci: Falcone l’avrebbe fatta inserire in collegi della Corte d’Appello di Palermo per pilotare i processi e “per fregare qualche mafioso”; e per questa scorrettezza la mafia ha assassinato anche lei. Carnevale dice di averlo saputo dall’amico avvocato Giovanni Aricò:
Carnevale: Ma comunque guarda che… giustamente dice… dice… Aricò, io sono convinto che la mafia abbia voluto uccidere anche la moglie di Falcone, non fu un caso, dice, perché io le posso citare almeno due episodi… nel corso dell’attività professionale. Falcone (…) la moglie che stava alla prima sezione penale della Corte d’Appello di Palermo… per farle fare certi processi… che gli interessavano, processi per fregare qualche mafioso… Perché lui citò… mi citò… eh… come si chiama Aricò quel caso di quel… ti rico… lo facesti tu, Martello… la revisione… no… insomma…
Grassi: Era Martello… l’ho fatto… adesso non mi ricordo…
Carnevale:… no una revisione… in cui c’era stata una prima assoluzione per insufficienza di prove dalla Corte d’Appello di Palermo sotto il vincolo del vecchio codice… eh… assoluzione annullata perché non pareva ammissibile… come non è ammissibile neanche ora una revisione per insufficienza di prove… annullata dalla… Cassazione, poi la I sezione penale… dice questa gentil donna, affermò che non si poteva tener conto delle prove addotte… Questo: e fui io che ci fici mittiri a so mugghiera… Fu la mafia che lo volle, non fu un caso… non fu un caso… perché potevano ucciderlo separatamente… u ficeru apposta

Nemmeno stavolta il giudice Grassi dice una parola per difendere la memoria di Falcone e di Francesca Morvillo. Per quelle telefonate, e soprattutto delle accuse di alcuni pentiti, anche Grassi viene indagato a Roma, con Carnevale e un altro giudice fedelissimo, Paolino Dell’Anno, per abuso d’ufficio e corruzione giudiziaria finalizzata a favorire la mafia. Salvatore Cancemi sostiene di aver pagato l’avvocato Aricò tramite Vittorio Mangano (l’ex “fattore” di Arcore), per ottenere da Carnevale l’annullamento del maxiprocesso-ter a Cosa Nostra: sentenza che fu effettivamente annullata da un collegio presieduto da Carnevale e composto anche da Grassi e Dell’Anno. Sempre secondo Cancemi, Aricò gli garantì il buon esito del processo perché diceva di aver parlato con tutti e tre i giudici, ricevendone ampie rassicurazioni: “È tutto a posto”, “ho sistemato la situazione”, con quei giudici “ci sto molto bene” perché sono “molto vicini a Carnevale”. Un’altra volta un altro avvocato di mafiosi anticipò al boss Francesco Di Carlo (poi pentito) che una sua condanna in Appello sarebbe stata annullata in Cassazione: e anche quella previsione si avverò, grazie a una sentenza firmata da Grassi. Secondo il legale, l’Ammazzasentenze gli aveva anticipato il verdetto: “Era stato gentile… Mi disse: ‘ Allora, avvocato, la metto al 1 ° giugno e le dico che come presidente metto il consigliere Grassi, arrivato di recente’. Era un giovane consigliere però molto apprezzato (…). Io naturalmente lo ringraziai e me ne andai”. Una mossa che l’avvocato, intercettato, definì “un colpo gobbo”, “un colpo fantastico”. Il procedimento romano a carico di Carnevale, Grassi e Dell’Anno viene poi archiviato nel 1997 (e dieci anni dopo, anche la condanna in Appello di Carnevale per mafia a Palermo verrà annullata senza rinvio dai suoi ex colleghi di Cassazione).

Dunque nulla di penalmente rilevante può essere contestato al giudice Grassi che – come spieghiamo qui sopra – presiede la sezione della Cassazione chiamata fra qualche giorno a occuparsi della condanna di Marcello Dell’Utri per mafia. E che, professionalmente parlando, è descritto da tutti come un ottimo giudice. Ma i fatti che abbiamo raccontato, traendoli dagli atti del processo Carnevale, pongono una questione di opportunità. IL PROCESSO Dell’Utri nasce dalla stessa Procura di Palermo che portò a giudizio Carnevale, amico e maestro di Grassi. E qualcuno potrebbe dubitare che Grassi, se fosse proprio lui a presiedere il collegio su Dell’Utri, sia in grado di giudicare con la necessaria serenità e il necessario distacco, visto anche il tortuoso iter che ha portato quel processo proprio alla sua sezione. Qualunque sia l’esito del processo, sarebbe difficile dimenticare che, mentre Carnevale calunniava la memoria di Giovanni Falcone, Antonino Scopelliti e Francesca Morvillo, Grassi tristemente taceva.

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Con quale faccia Antonio Di Pietro continua a dire che dobbiamo fidarci dei magistrati?
In mezzo a loro c'è di tutto.
Ricordate Claudio Vitalone? Anche lui magistrato, nonché Senatore della Repubblica. Il nostro Senato ha sempre ospitato persone tutt'altro che "Onorevoli".

Da: "La Repubblica.it" - 29 dicembre 2008

L'ex senatore ed ex ministro Dc si è spento a 72 anni, al Policlinico Umberto I di Roma
Una carriera - prima in magistratura, poi in politica - segnata dall'amicizia col divo Giulio

Morto Vitalone, andreottiano doc
Protagonista dell'Italia dei misteri

Esponente di punta della Procura "Porto delle nebbie", il suo nome compare
in tante inchieste. Imputato per il delitto Pecorelli, fu assolto in via definitiva
di CLAUDIA MORGOGLIONE


Morto Vitalone, andreottiano doc Protagonista dell'Italia dei misteri Claudio Vitalone
ROMA - Claudio Vitalone - ex magistrato, ex parlamentare e ministro Dc, andreottiano di ferro, imputato e poi assolto per l'omicidio di Mino Pecorelli - è morto oggi a Roma, presso il policlinico di Roma Umberto I dove era stato ricoverato per problemi respiratori. Aveva 72 anni. E con lui - al di là degli esiti delle vicende giudiziarie che lo hanno visto protagonista - scompare certamente una fetta di memoria storica della Prima Repubblica. Coi suoi segreti, le sue ombre. E coi suoi misteri.

Non a caso, qualsiasi ricerca col nome "Claudio Vitalone" come parola chiave - su internet, sulle agenzie di stampa, sugli archivi dei grandi quotidiani italiani - lo vede associato a una serie di vicende oscure: oltre il delitto Pecorelli ci sono il caso Calvi, i presunti legami tra una fetta della Dc e la mafia, la banda della Magliana, il rapimento e il delitto Moro.

"Intelligentissimo, ma terribile", lo definiva ad esempio Roberto Calvi, secondo quanto ricordato dalla vedova Clara.

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Cosa è cambiato dal 1948 quando ammazzarono Placido Rizzotto?
Anche lì Liggio e gli altri furono assolti per insufficienza di prove. Dopo che un ragazzo di 13 anni, testimone casuale dell'omicidio, morì, presumibilmente assassinato per chiudergli la bocca.

Dal sito Facebook VittimeMafia.it
10 Marzo 1948 Corleone (PA). Giuseppe Letizia, 13 anni, fu testimone dell'omicidio di Placido Rizzotto, morì tre giorni dopo il ricovero nell'ospedale diretto dal Dott. Michele Navarra, mandante dell'omicidio di Rizzotto. 

GLI ITALIANI DERUBATI

Da: La Stampa.it
Politica
10/03/2012 - AFFARI E POLITICA I SOLDI DELLA MARGHERITA

Lusi e il "partito-bancomat": "Prelevava 30 mila euro il mese"


Il senatore Luigi Lusi, eletto nel Pd, è stato espulso dal gruppo parlamentare. «Facevo quel che mi dicevano» continua a sostenere.

Secondo gli inquirenti in quattro anni si sarebbe messo in tasca oltre un milione

FRANCESCO GRIGNETTI
roma

Luigi Lusi è minaccioso, tirando in ballo Rutelli, Enzo Bianco, Matteo Renzi: «Se parlo io, salta il centrosinistra...». La Margherita immediatamente lo denuncia «per tutelare in ogni sede appropriata l'onorabilità del partito rispetto alle sue dichiarazioni deliranti». Ma non finiscono mai le scoperte. L’anno scorso il senatore Lusi è andato in vacanza, pare alle Bahamas, con tutta la famiglia. Un bel viaggetto da 218 mila euro. E pagava l’ignaro partito.

Alla cassa L’ultima scoperta viene dall’esame contabile ordinato dal partito. Agli esperti c’è voluto un po’ di tempo per districarsi tra i mille rivoli delle uscite. Un primo dato anomalo è subito saltato agli occhi: ogni mese il tesoriere infedele passava in banca e prelevava circa 30 mila euro. Totale in quattro anni di prelevamenti: 1,3 milioni di euro. Se ne era accorta anche la Finanza, di questa gran mole di prelievi. Ma ora sul tavolo dei magistrati c’è anche la perizia contabile dello studio di consulenza della Kpmg, che scrive: «Gli ammontari mal si conciliano con un Partito che in quegli anni aveva pochissimi dipendenti e, teoricamente, poche operazioni di piccola cassa».

E’ emersa anche una piccolissima ruberia, ma forse, visto l’insieme delle appropriazioni, è un banale errore: nel marzo del 2007 il tesoriere Lusi annotò una spesa di 8 mila euro; ma poi all’atto di inviarsi un bonifico si concesse 28 mila euro. «Il bonifico risultato pertanto eccedente per 20 mila euro».

Un po’ di relax Infine i viaggi. L’agenzia Dolby Travel, che era l’agenzia di riferimento del partito, nel 2011 ha organizzato un ricco viaggio per il senatore e consorte. I due non si sono fatti mancare nulla. Risultato: la vacanza è costata 218 mila euro. E ovviamente pagava la sprovvedutissima Margherita. Il guaio è che la Dolby Travel ha risposto finora soltanto per le spese dell’ultimo anno; le annualità precedenti le stanno cercando in archivio. Si temono dunque altre sorprese.

«Altra m. uscirà su di me», preconizzava due giorni fa il senatore nell’intervista alla trasmissione «Servizio pubblico». L’uomo si mostra spavaldo nonostante tutto. Il suo avvocato difensore, Luca Petrucci, ha avuto mandato di ribattere colpo su colpo alle mosse della procura. Ci sarà un ricorso al tribunale del riesame per ottenere il dissequestro delle case e dei conti correnti: «Sul merito del provvedimento dice Petrucci - non mi pronuncio. Ma sottolineo che è stato adottato per ragioni di presunta somma urgenza che a mio giudizio non ricorreva considerato quanto stabilisce il codice».

I finanziamenti L’avvocato Petrucci aggiunge anche che «quanto pubblicato dal quotidiano “Libero” a proposito della vicenda è una parte dei documenti in possesso degli inquirenti». Fa riferimento a presunti finanziamenti al sindaco di Firenze, Renzi. Secondo i magistrati, al contrario, certe rivelazioni sono state pilotate da Lusi stesso che combatte così la sua battaglia mediatica. «Articoli assai verosimilmente ispirati dallo stesso indagato, - scrivono i magistrati, Alberto Caperna e Stefano Pesci - posto che l’autore degli articoli fa riferimento a circostanze che non emergono dagli atti e dai documeni acquisiti al fascicolo processuale e ch qualora veritiere sarebbero probabilmente note al solo Lusi».

I due pm nel frattempo hanno deciso di acquisire l’intervista «rubata» a Lusi dall’inviato di Michele Santoro. E non si esclude che l’ex tesoriere possa essere riconvocato a palazzo di Giustizia, sia per approfondire le sue dichiarazioni, sia in merito alle nuove scoperte sui movimenti nei conti correnti. Il nucleo di polizia tributaria della Finanza avrebbe praticamente ricostruito il flusso dei quasi 80 milioni di euro spesi in questi quattro anni, compresi i 4,5 milioni di euro in assegni che non erano stati ancora tracciati. Gli altri, come si ricorderà, sono finiti quasi tutti nelle tasche di Lusi e perciò risultano indagati per appropriazione indebita e riciclaggio, oltre il senatore, anche la moglie, il cognato e la nipote acquisita.

Non basta il referendum costoso e disatteso in cui gli Italiani HANNO DETTO A CHIARE LETTERE che NON VOLEVANO IL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI, non basta questo schifo che gli Italiani sono costretti a sentire e vedere, a riprova che avevano visto giusto a votare NO, per cancellare IMMEDIATAMENTE una Legge INGIUSTA, IMPROPRIA, INCOSTITUZIONALE perché ha disatteso la volontà popolare, tutto continua come prima in un guano insopportabile in cui si assiste all'inimmaginabile situazione di un SENATORE che siede ancora nel SENATO della REPUBBLICA e che è pubblicamente un LADRO.
Un ladro che minaccia di fare il nome dei complici di un sistema marcio.

Che si mantenessero da soli i partiti. Che gli Italiani capiscano che non si può continuare così.
Non ci sono i soldi per le cose necessarie per il Paese ma ci sono nelle casse di questi Partiti che si dividono, si moltiplicano, si scindono e si riformano come amebe con nomi diversi. Maneggiando miliardi di denaro pubblico a loro piacimento, vivendo in un lusso da far impallidire i Re francesi prima della meritatissima ghigliottina.

Lo sapete che le Scuole Pubbliche non hanno soldi? Lo sapete che il Ministero della Pubblica Istruzione non manda i soldi necessari al funzionamento della Scuola Pubblica?
Ho intervistato una professoressa, una Vicepreside, o Vicaria, di un Istituto Comprensivo. Sapete cos'è un Istituto Comprensivo? E' un complesso scolastico in cui c'è la Scuola Materna, la Scuola Elementare e la Scuola Media. 
Ogni 2 o tre mesi arrivano i soldi del Ministero senza l'indicazione di destinazione. Con questi soldi l'Istituto deve sopperire alle seguenti necessità dell'intero complesso: spese correnti (postali, bancarie per la Tesoreria, che può pagare i fornitori solo tramite mandato bancario), assistenza software e hardware per gli uffici, SUPPLENZE e tasse sul lavoro dei supplenti.
I soldi sono INSUFFICIENTI ed allora si sceglie cosa è più urgente da pagare.
E mentre chi gestisce tutto questo vive in una situazione di continuo stress, fatica e si arrabatta, la Margherita e gli altri maneggiano MILIONI DI EURO DEGLI ITALIANI PER I LORO SFIZI!!!!

Il Ministero della Pubblica Istruzione da 2 ANNI non manda i soldi per pagare l'Indennità di Funzione al Vicepreside che ha diritto, per il ruolo che svolge oltre all'insegnamento (solo in parte decurtato di alcune ore per consentirgli di svolgere il gravoso incarico di Vicario), a tale Indennità per la Funzione Superiore e, quando sostituisce totalmente il Preside assente per malattia, all'Indennità di Direzione.

Siamo all'abuso di potere: NON SI PAGA IL LAVORO SVOLTO perché NON CI SONO I SOLDI, ma ci sono per darli alla Margherita e alle altre simili formazioni private (i Partiti sono tali) perché li sperperino a loro piacimento!!!

A causa di Leggi fatte senza il consenso del Popolo, anzi, calpestandone la volontà, lo Stato sposta la propria ricchezza su Capitoli di Spesa che sottraggono DENARO AL LAVORO ed alle risorse della SCUOLA PUBBLICA, dove formiamo le nuove generazioni, in compenso non facciamo pagare alcune tasse alla scuola privata cattolica "perché svolge una funzione sociale per il Paese"!! 
Ci sottraggono ricchezza e ci prendono in giro.