giovedì 8 novembre 2012

L'acchiappa voti... perdi voti


Da: La Stampa.it


07/11/2012

Grillo gela Di Pietro: “Nessuna alleanza”


Antonio Di Pietro e Beppe Grillo

Il leader del Movimento 5 Stelle: “Correremo da soli”.
E sulla tv attacca: “Talk show vietati ai nostri eletti”
di: FLAVIA AMABILE

ROMA
Il Grillo post sbornia elettorale in Sicilia ha deciso di chiarire a tutti quali sono le regole per restare nel movimento. Finiti i tempi delle associazioni spontanee, dei comitati che nascevano senza nessun condizionamento se non la voglia di mandare a casa la Casta, ora l’ex-comico genovese ha fissato alcuni paletti scrivendo sul suo blog un post dal titolo molto americaneggiante «Grillo for Dummies», ovvero Grillo per stupidi.  

Perché «non tutti capiscono, non tutti vogliono capire, i più disinformano a pagamento sui giornali e nei salotti televisivi controllati dai partiti. È quindi indispensabile una guida for dummies per tutti coloro che hanno dubbi interpretativi, dietrologie, necessità di chiarimenti». 

Le regole sono elencate in ordine alfabetico iniziando dalla lettera «D» di Di Pietro. «Ha la mia amicizia - scrive Grillo - ma il M5S non si alleerà nè con l’Idv, nè con nessun altro. Il M5S vuole sostituire il sistema dei partiti con la democrazia diretta. In sostanza vuole la fine dei partiti basati sulla delega in bianco». 
L’elenco continua toccando tutti i punti più caldi, quelli su cui nei giorni scorsi sono nate le polemiche più accese, dalle primarie ai rimborsi.  

Alla lettera T si parla delle apparizioni televisive come quella di Federica Salsi che ha provocato la rottura con la consigliera comunale bolognese. «Non sono vietate interviste di eletti del M5S trasmesse in televisione per spiegare le attività di cui sono direttamente responsabili - scrive Grillo -. È fortemente sconsigliata (in futuro sarà vietata) la partecipazione ai talk show condotti abitualmente da giornalisti graditi o nominati dai partiti, come è il caso delle reti Rai, delle reti Mediaset e de La7». 

Ce n’è anche per l’Euro: la decisione «spetta ai cittadini italiani attraverso un referendum, questa è la mia posizione. Io ritengo che l’Italia non possa permettersi l’euro, ma devono essere gli italiani a deciderlo e non un gruppo di oligarchi o Beppe Grillo».  

Ma evidentemente Grillo deve essersi accorto che quello che aveva scritto non era sufficiente, almeno per alcune voci come i giornalisti televisivi e ha deciso di chiarire ancora meglio il suo pensiero via Facebook. Definisce Lerner, Fazio, Formigli, «pretoriani» o, con un termine più derisorio, delle «fate smemorine», delle «macchiette». 

«Chiunque sa - spiega - che i giornalisti televisivi sono lì per grazia ricevuta (e stipendio ricevuto) dai loro editori. E che i loro editori sono i partiti insieme alle lobby che li sostengono». «Lerner, Fazio, Formigli, per citare solo alcuni della truppa cammellata che imperversa nel piccolo schermo, sono le nuove fate smemorine il cui compito - scrive Grillo - è trasformare delle zucche vuote in statisti e attaccare con qualunque mezzo e ferocia chi mette in discussione il Sistema (del quale sono i pretoriani) e proteggere il loro portafogli». 

Le risposte non si sono fatte attendere. «Grillo non è più il vostro megafono. D’ora in poi dovrete abituarvi a chiamarlo il vostro capo» ironizza su Twitter Gad Lerner. Corrado Formigli sottolinea che «essere attaccati da un leader politico è per un giornalista un fatto positivo, il segno che ha fatto bene il proprio mestiere». Il segretario del Pri Domenico Nucara avverte che «quando si vuole la fine dei partiti, si desidera la dittatura». Vladimir Luxuria chiede di «non lasciarsi terrorizzare da questi diktat». E Fabio Arzarello, responsabile comunicazione del Pdci, parla di un «editto» che è segno di un «delirio di onnipotenza».

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Ognuno dice la sua. Anche l'artista Vladimir Luxuria, che da un giornalismo sciatto viene citato con questo "nome d'arte" anche quando era deputato con Rifondazione Comunista e dunque doveva essere citato con il suo vero nome: Vladimiro Guadagno. 
Ognuno ha diritto di dire la sua ma, confesso, che a mio avviso il valore delle cose che si dicono dipende dal valore di chi le dice.
Cito l'esempio di Vladimiro Guadagno perché penso che sicuramente è una persona intelligente ma non approvo il suo essere un maschio che gira vestito da donna. Non è serio. Se sei omosessuale sei comunque una persona che ha un DNA o XY o XX. E questo ha un significato biologico da cui non si può prescindere e che non si può ingannare. I gusti sessuali, invece, purché orientati verso soggetti adulti, possono essere qualsivoglia, purché non fastidiosamente ostentati. Dunque non stimo questo signore sia per il suo travestimento sia perché ritiene che l'essersi prostituito "per pagarsi gli studi universitari" possa essere edificante e giustificativo per il fine.
Poteva andare a fare le pulizie e sarebbe stato accettabile e dignitoso, anche se meno remunerativo. Dunque per me è un ipocrita.
Detto questo, dicevo che ognuno dice la sua con varia credibilità.
Grillo è sulla bocca di tutti. Ripeto ciò che ho già scritto: se Grillo è il catalizzatore della reazione ad una politica senza etica va bene, purché gli elementi della reazione siano come il limpido Favia, ad esempio, da lui cazziato. 

Roma, 7 novembre 2012 - ''Il movimento non deve ricalcare i vizi dei vecchi partiti. La fedeltà dovrebbe sparire, ci dovrebbe essere invece lealtà. Si è fedeli tra coniugi o a delle idee. La fedeltà cieca verso le persone è propria solo dei cani''. Lo afferma, intervistato dal Corriere della Sera, Giovanni Favia, consigliere dei Cinque Stelle in Emilia Romagna, indicato come 'dissidente' dopo il fuori onda con le critiche a Beppe Grillo e a Gianroberto Casaleggio, sottolineando che adesso ''abbiamo bisogno tutti di un bagno di umiltà''.
E' su questi freschi giovani idealisti che si può sperare. Grillo ha urlato la protesta e ha fatto da testa d'ariete nella mente superficiale di tanta gente che, però, non si interroga sui contenuti. Grillo è pericoloso, ad esempio, quando dice che si potrebbe anche uscire dall'Euro, senza pensare o capire fino in fondo quali sarebbero le conseguenze sull'economia del Paese e la gente superficiale lo ascolta perché non lo sa... 
Per questo io potrei votare i Favia sotto la bandiera del Movimento che riunisce questi giovani puliti, ma non le idee cialtrone di Grillo sulla politica nazionale. 
La protesta doveva avere una testa d'ariete per la rottura: Grillo funziona come protesta, ma non per il resto.
Ed ecco il furbo "acchiappavoti" Antonio Di Pietro che riceve da Grillo, sempre più calato nella parte di colui che dà le investiture, la patente di ONESTO. 
Certo, l'ho scritto, non sono le case che posseggono lui e i suoi familiari l'argomento che fa di Di Pietro una persona ormai perdente: le case se le è comperate con i suoi cospicui guadagni di avvocato, commissario di P.S., magistrato, parlamentare, e con quelli di sua moglie, avvocato più che benestante... No, il demone di Di Pietro è un altro e c'era fin dall'inizio, l'ho scritto e lo ripeto.
Non ricordo neppure il nome del primo coordinatore di IdV, in senso temporale, che nominò per il Lazio: alla comunicazione che stavano tirando dentro un tizio che poteva portare 300 voti, ma che era compromesso per una richiesta di mazzetta fatta ad un fornitore del comune dal suo segretario molto personale quando era stato sindaco di un piccolo centro, tale coordinatore rispose "Abbiamo bisogno di voti". Questa scelta, per chi aveva creduto che fosse il partito della trasparenza e della legalità, moltiplicata, in quanto era la linea imposta da Di Pietro ai suoi coordinatori di fresca nomina organizzativa del partito, fece sì che per "un punto Martin perse la cappa". Quel punto, che gli fece perdere il 4% e lo lasciò fuori dal Parlamento, era costituito dai voti degli illusi della prima ora, come me che non lo votai e me ne andai.
Il fetore della partitocrazia ha fatto sì che molti si riavvicinassero, nella seconda illusione che IdV fosse il meno peggio, e che molti si avvicinassero per la prima volta.
IdV è salita in percentuale. Ma Di Pietro non ha perso il vizio, il demone dell'"acchiappavoti" ha continuato a possederlo: dentro di tutto e di più... Ma fuori tutti quegli altri... gli idealisti disgustati e con loro i loro proseliti che venivano informati di quello che avveniva: nessun valore, nessun interesse per i bisogni dei cittadini nei territori, solo vuota demagogia...
Perdita di voti a rotta di collo!
Questo vuol dire che non sono le sue proprietà personali il problema, anzi, bensì la sua totale mancanza di finezza politica: la bulimia di arraffare pacchetti di voti con chiunque glieli garantisca gli fa perdere quelli che la sua bandiera della trasparenza e della legalità aveva attirato.
E ormai a quella bandiera non ci crede che qualche povero illuso residuale.
Lui continua  a proporsi come alleato, ma non lo vuole più nessuno. E' la sua politica che è sbagliata, non le case.

martedì 6 novembre 2012

Parliamo di Cinema

In mezzo a tanti problemi fa piacere ogni tanto distrarsi un po', magari con un film comico.
"Viva l'Italia" prometteva bene: per l'idea, un politico che dopo un ictus dovuto ad un rialzo di pressione durante un incontro con la sua giovane amante, perde i freni inibitori e comincia a dire la verità, e per il cast tutto di un certo pregio.
Invece si ride ma non molto, sia perché purtroppo quel che scorre davanti agli occhi dello spettatore è l'affresco di un'umanità squallida ma, purtroppo, vera, sia perché, proprio per dipingerla meglio nella sua volgarità, gli sceneggiatori hanno infarcito i dialoghi di parolacce pesanti.

Confesso che provo fastidio per la volgarità. Le parolacce, qualcuna, si possono anche dire, ma c'è un modo anche spiritoso di dirle, invece qui è solo pesantemente volgare e, soprattutto, continuo.

Inoltre, d'accordo che è una parodia di una società corrotta, ma anche in una parodia un minimo di verosimiglianza con la realtà ci deve essere.
A meno che non si faccia della comicità surreale, ma allora bisognava mostrarlo un po' di più che era surreale...
Ad esempio si descrive un ospedale che di reale ha l'opposizione del giovane medico, Raoul Bova, al suo scorretto primario che se ne infischia della chiusura del reparto, mentre lui si batte perché ciò non accada. Ma è irreale che per scongiurare questo si debba preoccupare di far riparare i macchinari non funzionanti con l'aiuto di un idraulico "ripara tutto".

Gli attori sono variamente bravi, ma a mio avviso diretti da una regia a "tirar via" nel legare certe scene, mentre in altre si dilunga troppo. Insomma la regia è un poco rozza. Mi dispiace per Massimiliano Bruno, che ho letto essere anche autore dei testi. Quello che trovo pregevole sia dal punto di vista registico che della sceneggiatura è l'idea che ha avuto di intervallare gli eventi del film con citazioni della Costituzione Italiana con debita ironia, dati i fatti.
Maurizio Mattioli e Michele Placido

Raoul Bova, con tutta la simpatia, lo trovo poco espressivo, Gassman un po' troppo sopra le righe, Ambra Angiolini si vede che ce la mette tutta... Bravo, anche con questa regia non perfetta, è Michele Placido. Brava, nella parte molto sacrificata della moglie, Imma Piro, bravo Edoardo Leo nella parte della guardia del corpo della Angiolini, attore già apprezzato in televisione per la sua studiata naturalezza nella recitazione; sempre bravissimo Maurizio Mattioli; dispiace vedere come è invecchiato male Sergio Fiorentini, anche se se ne apprezza la volontà di continuare a recitare e se ne ammira sempre la bella voce da doppiatore.

Ambra Angiolini e Edoardo Leo 

Infine bella l'inquadratura sul Promontorio del Monte Circeo visto dalla spiaggia di Sabaudia: ma qui, lo confesso, sono di parte.

domenica 4 novembre 2012

Italia dei Valori: fragile

Ho smesso da tempo di inviare commenti sui blog di Italia dei Valori e di Antonio Di Pietro. Via via che scoprivo tutta la insincerità del sistema. Su questo blog ho pubblicato già la prova che c'era censura se si scriveva quello che non piaceva. Si pubblica solo qualche commento di dissidenza, tanto perché non sia troppo palese che si pubblicano solo commenti di fedeli adoranti incensanti il "Santo Di Pietro" . Alcuni saranno quelli che racimolano qualcosa per vivere lavorando presso le sedi regionali, altri sono proprio dei "fedeli", assolutamente acritici.
Dato che mi arrivano ancora le newsletters dai due blog mi capita di leggere qualcosa ogni tanto.

Chiara 
  • Pietro Galati Ha scritto:

    Di questo passo il partito dell’astensione passerà al 60%, perchè, con tutta la stima e simpatia per il M5S, non è affatto detto che tutti i voti IdV andranno a Grillo.
    Infatti, il Partito dell’Astensione è quello che ti preserva dalle delusioni. Nel Blog di Grillo, più di metà della base sta minacciando il non voto se il Bepùn non si toglie dalle spalle ”l’onesto molisano che ha fatto degli errori” il quale ha peccato di nepotismo, familismo, blindatura del flusso dei rimborsi elettorali, candidature equivoche e via dicendo. E tutto questo in un partitello che raccoglie, sì e no, il 5% dei consensi ! Figuriamoci se il raggio d’azione fosse stato più ampio. :o
    Anzichè leggere Travaglio, già condannato per diffamazione e sicuramente poco imparziale quando si tratta di Di Pietro, perchè non ascoltate tutti i giovani attivisti di IdV fuoriusciti dal partito ? Perchè non credere alle ”mele sane” che hanno sperimentato la vita interna del partito e se ne sono andati via ? Come ? Ho capito, sono complottisti e vogliono distruggere l’ eroe. Ecco i casi più recenti di fuga dal partito dipietrista.
    * Enrico Sorrentino Pres.IdV Comitato reg.di garanzia Sardegna

    * Domenico Morace segr.IdV Bologna

    * Silvia Bandini ex Consigliere Com. IdV di Faenza

    * Roberta Papi ed altri si dimettono a Massa Carrara: IdV partito clientelare

    * Giulio Cavalli a Milano si dimette da coordinatore IdV
    * Sonia Alfano, espulsa da IdV senza aver mai avuto la tessera…
    La lista è praticamente infinita e, siccome il web è a portata di tutti, non è difficile procurarsi le informazioni che cerchiamo senza farsi imbeccare dal bolo alimentare di Travaglio. Ho detto informazioni, non opinioni, perchè in realtà molti giornalisti sono diventati opinionisti, difensori, accusatori, letterati, interpreti della linea politica editoriale. No grazie, non ci sto. Il mio cervello non sarà brillante come quello della Gabanelli o di Travaglio, ma finora mi è stato molto utile nella vita e continuerò ad usarlo. In quanto alla giornalista di Report, ripeto che su Di Pietro non ha affatto calcato la mano e che la legalità degli atti, le archiviazioni le assoluzioni per insufficienza di prova non sempre coincidono con la moralità e la trasparenza. Speriamo che stavolta questo post in versione soft per minorenni, passi :!:

    E' evidente dalla conclusione del post che CHIARA ha subito delle censure ai suoi commenti.
    Eppure scrive in modo corretto e lucido come pochi.
    Ho scritto un commento a Chiara cliccando su "Rispondi":
    NON E' STATO PUBBLICATO.
    Le davo ragione e dicevo che gli errori di Di Pietro non c'entravano nulla con il servizio di Report, come ho scritto nel mio blog nel post precedente a questo.
    Dunque perché la censura? 
    E' evidente che è un segnale di fragilità del sistema.

sabato 3 novembre 2012

Sono una Maga? Non credo

Da: La Repubblica.it

Crisi nel partito. Intanto è sempre più crisi all'interno dell'Italia dei valori. Non è mai stato un rapporto semplice e lineare, ma le ultime vicende che hanno scosso l'Italia dei valori sembrano segnare ora un salto di qualità nella distanza tra il leader del partito Antonio Di Pietro e gli amministratori eletti sul territorio. Sono in particolare Luigi De Magistris e Leoluca Orlando, i due sindaci più rappresentativi della stagione dei successi dell'Idv, a prendere le distanze da Di Pietro.

"L'Idv non è finito. E' morto. Come tutti i partiti", sentenzia il primo cittadino di Palermo in un'intervista alla Stampa. "La soluzione - afferma ancora Orlando - certo non è fare un congressino che porti a un partituccio di funzionarietti". Il sindaco boccia anche la tentazione di una convergenza con il movimento di Beppe Grillo. "Il leader dei 5 Stelle - dice - non è la terapia, è il termometro. Il vero punto è riconquistare gli astensionisti , in Sicilia il 53%".

De Magistris. Una riflessione simile a quella fatta in una intervista a Repubblica dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. "Quello che è accaduto nell'Idv - afferma - non credo si risolva con la mediazione al ribasso politico. Si deve aprire una stagione nuova: basta con la concezione padronale del partito". Di Pietro, aggiunge De Magistris, "doveva essere più coraggioso" invece di dedicarsi "alla gestione verticistica. Si è fatto affiancare da persone di scarso livello politico, culturale, anche morale. Non vedo margini per un rinnovamento interno".

Come è possibile che io sia stata capace di tanta lungimiranza, come posso testimoniare con quello che ho scritto prima che De Magistris e Leoluca Orlando dicessero quanto sopra riportato?
Non sono una Maga, sono una che guarda la realtà senza infingimenti. Perché Antonio Di Pietro non ha fatto altrettanto?
Si risponda.
A me non interessa la storia delle case e di An.to.cri, né dell'Associazione che aveva lo stesso nome del partito costituita da lui, sua moglie e la Mura, SONO STORIE CHE CONOSCO DA ANNI, lui mi rispose personalmente e per iscritto su queste questioni (ho buttato quasi tutto ma quella missiva l'ho conservata) e credo che, certo, non se le è comprate con i soldi del partito le sue case... Ma ha fatto tanti errori di stile e mi meraviglio che una donnetta come me vedesse meglio di lui la realtà e che si dovesse arrivare fino a questo punto. Peccato.

Riporto qui sotto quello che ho scritto con anticipo:




sabato 2 luglio 2011


Commento al post sul sito di Italia dei Valori sul decreto per i rifiuti di Napoli

Non si può sempre tuonare contro l'ipocrisia berlusconiana senza mai fare parola dell'ipocrisia in casa propria. La mondezza napoletana è sul palcoscenico nazionale e fa notizia, ma ci sono ridotti palcoscenici nei territori di questa nazione, sempre in bilico in fatto di democrazia, che vedono fatti grotteschi come quello che conosco da molto vicino e che ho più volte denunciato: centinaia di cittadini sono costretti a pagare la depurazione delle fognature con in più la tassa dell'IVA al 10% senza averle mai avute. La vostra ipocrisia sta nel fatto che nel C.d.A. della società municipalizzata ACEA ATO2, che compie questo abuso, c'è, in un ruolo importante, un uomo che avete messo voi: uno dell'Italia dei Valori. Ho documentazione scritta delle e-mail inviategli, ho parlato con lui a Vasto, poi al Congresso Regionale Lazio quando è stato eletto coordinatore Vincenzo Maruccio, ma sembra che il Vicepresidente del C.d.A. di ACEA ATO2, Italia dei Valori, non possa fare nulla per far togliere una indebita fatturazione e si trinceri fra "non rispondere" o "rispondere fumose giustificazioni". In conclusione: perché non fate un post sull'argomento indebite fatturazioni? E' legale far pagare quello che non c'è? 

HO MESSO QUESTO COMMENTO, L'ENNESIMO, SOTTO IL POST SUL SITO DI ITALIA DEI VALORI NAZIONALE DI CUI MI ARRIVA LA NEWSLETTER: NON SO SE RIUSCIRO' A FARLO PUBBLICARE, INTANTO LO PUBBLICO QUI. HO TUTTA LA DOCUMENTAZIONE SULL'ARGOMENTO E ITALIA DEI VALORI RISPONDE CON IL SILENZIO, MENTRE TUONA SOLO E SOLTANTO CONTRO IL SOLITO BERLUSCONI.
NOI CITTADINI POSSIAMO VEDERE LA VERITA' SOLO DA MOLTO VICINO E QUESTA IPOCRISIA DI ACEA ATO2 ABBIAMO POTUTO VERIFICARLA: COSA C'E' DI PIU' ASSURDO DI CHIEDERE LA DEPURAZIONE + TASSE DI QUALCOSA CHE NON ESISTE?
MA IL VICEPRESIDENTE DI QUESTA SOCIETA' MUNICIPALIZZATA NON E' BERLUSCONIANO, BENSI' DI ITALIA DEI VALORI.
QUANDO E SE ITALIA DEI VALORI ARRIVASSE AL GOVERNO COSA ACCADREBBE IN GRANDE, LA' DOVE I CITTADINI NON POSSONO VEDERE LE COSE DA VICINO?

martedì 19 luglio 2011


Mancanza di coerenza


Di seguito l'intervista che il presidente IdV, Antonio Di Pietro, ha rilasciato oggi, 16 luglio 2011, al Corriere della sera.
Lei ha parlato di ‘nuova Tangentopoli’.
“Di più. Questa Tangentopoli è più grave e più pericolosa della prima”.
Alla Camera, parlando con alcuni deputati (tra loro Enzo Carra, che fece arrestare per reticenza), ha detto: “Quelli della Prima Repubblica erano lord rispetto a questi”. Meglio i vecchi dc dei nuovi?
“Intendiamoci. Allora c'erano alcuni grandi personaggi come Aldo Moro e Pio La Torre. E ce n’erano altri, tanti, che rubavano e si sono arricchiti rubando. Quindi nessuna giustificazione per la Prima Repubblica”.
Però?
“Però quella era una Tangentopoli quasi banale. Da mazzetta nascosta nel cesso del Pio Albergo Trivulzio o nel puf di casa Poggiolini. Ora sta tutto nelle pieghe della consulenza, dell'incarico. E' una tangente fatturata. Io da pm ho fatto il radiologo e ho scoperto un tumore sociale. Loro hanno creato un antidoto al medico, non al tumore”.
Una Tangentopoli quasi legalizzata?
“Allora un cittadino imprenditore pagava un politico per avere un vantaggio. Ora sono tutti i cittadini a pagare, senza volerlo. Una corruzione più diffusa e meno visibile. Un esempio: le 7 mila società partecipate dagli enti locali hanno assunto 25 mila consiglieri di amministrazione. Bastava un amministratore unico”.

Questi 2 post evidenziano un esempio di contraddizione
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domenica 4 settembre 2011

Pesaro

Ho ascoltato su RAI GR Parlamento un dibattito fra Ignazio Marino e Luigi De Magistris svoltosi durante la manifestazione di Pesaro del PD.
Belle parole e bellissime intenzioni. Luigi De Magistris l'ho visto da molto vicino a Vasto, quando ancora militavo in IdV. E' stata un'ottima scelta di Di Pietro. Ora è sindaco di Napoli, bella città ricoperta di rifiuti, e l'ex-magistrato ha detto che ha trovato che nel comune di Napoli lavorano 21.000 dipendenti, ciò nonostante si è sentita l'esigenza di dare decine e decine di contratti di consulenza: lo fanno dappertutto nella Pubblica Amministrazione, e solo in rarissimi casi sono necessarie queste costose consulenze, avendo nelle strutture personale che potrebbe esercitare quelle mansioni pagate extra. Luigi De Magistris ha detto, con orgoglio, che quei contratti di consulenza che pagava il comune di Napoli li ha stracciati.
Marino era d'accordo in tutto con De Magistris e ha detto parole coraggiose, tipo: non deve esistere il politico di mestiere ed è ora che certa gente se ne stia a casa. Dopo tre legislature, se non ricordo male, debbono non essere più rieletti. Il moderatore gli ha chiesto: "Anche D'Alema e Veltroni?" E Ignazio Marino ha risposto senza timori: "Sì".
Vorrei aggiungere a queste belle intenzioni che non deve essere una Casta e, per non esserlo, fate fare ai vostri figli qualcosa d'altro: Craxi è morto in latitanza ma abbiamo i suoi due figli pagati come sottosegretari. Ma perché? Per diritto dinastico? Stiamo tornando ai titoli nobiliari trasmissibili? Bossi ha il "Trota", molto tardo negli studi ma non fa niente perché guadagna migliaia di euro di denaro pubblico al mese. Il padre potrebbe istituire"L'Ordine della Canottiera" (esistendo quello della Giarrettiera), per rendere ancora più nobiliare la successione. In Siria ed in Libia queste successioni sono state istituite, ma la gente a quanto pare ne aveva piene le balle. Ebbene: pure noi.
Mediti Antonio Di Pietro, mediti, mediti, mediti..... Si accorge di essere sempre meno credibile?
Tornando al bravo chirurgo e al bravo magistrato, oggi politici, spero davvero che le loro parole si concretizzino nel reale. Mentre li sentivo parlare uno strisciante ricordo mi tornava alla mente: Marino e De Magistris erano in una piazza che li acclamava, galvanizzata dalle belle parole, come Bassolino, re della piazza quando Santoro faceva i suoi collegamenti con il buon Ruotolo, con la piazza dove c'era questo comunista che prometteva così bene.... Poi si è visto come è andata finire: Sindaco, Commissario per i Rifiuti, Presidente di Regione.... e Napoli sempre sotto la "monnezza"!
Speriamo bene!

Questo post evidenzia 2 errori: quello di passare il testimone politico ai figli e quello di non aver ascoltato De Magistris e Ignazio Marino
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martedì 20 settembre 2011


Italia dei Valori, Marrazzo e Storace......

Dal quotidiano "La Repubblica.it"

"Sanità nel Lazio, 10 miliardi di debiti"

Marrazzo pronto ad andare in procura
di CARLO PICOZZA
27 ottobre 2006

ROMA - "Il debito della sanità ereditato dalla giunta di centrodestra guidata da Francesco Storace è di dieci miliardi 196 milioni di euro". Il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, convoca gli stati generali della sanità regionale e tutti gli assessori per annunciare la scoperta del buco a 18 mesi dal suo insediamento, minacciare il rinvio delle carte alla magistratura ("di fronte a prove di illeciti") e chiedere aiuto al governo.
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Questo alla fine del 2006. Marrazzo ha rimediato agli sprechi di Storace chiedendo i soldi a noi: paghiamo analisi, ricette, farmaci tutto di più......
Oggi Italia dei Valori Lazio organizza, con i corposi soldi dei rimborsi elettorali che gli italiani NON volevano dare (si ricordi il referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti), una manifestazione in cui invita a confronto Marrazzo e Storace.
Leggete i commenti della gente sotto il video dell'incontro pubblicato su You Tube. Non tutto è perduto, perché, a quanto pare, nonostante il tentativo di alterare il giudizio morale sulle vicende dei due ex governatori della Regione Lazio facendoli giustificare ed assolvere sé stessi fra salamelecchi vari, la gente, per fortuna, pensa ancora con la propria testa e vede che "il Re è nudo".
Marrazzo ha ragione, non deve certo cancellarsi dalla vita, ma vivesse la sua vita come gli pare NON da uomo pubblico e andasse agli appuntamenti con i maschi vestiti da donna ( e basta con gli eufemismi ipocriti tipo transessuale, escort, gay ecc.!!) con la sua auto e non con quella pagata da noi poveracci e compresa di autista!! Non pretendesse di decidere se un reparto ospedaliero deve essere chiuso, calpestando chi ha passato la vita a studiare duramente e a crearsi una professionalità eccellente, dopo aver assunto cocaina. Se dal palco messo su da Italia dei Valori (valori??) con i soldi dei contribuenti questi signori pensano di manipolare la moralità, l'etica come se fossero degli elastici, si sbagliano.
E che dire di Storace!! Fra lupi non si mordono, si sa, e il fascistone assolve l'amico di sinistra: "Hai già pagato troppo!" Incredibile! Abbiamo visto e sentito tutti le dichiarazioni immediate sui telegiornali del faccia di bronzo Marrazzo: "E' un complotto contro di me!" Più o meno queste le parole. Si è visto poi davanti alle prove che non di complotto si trattava ma di vizio contro natura.
Siamo stufi di queste facce di bronzo che, scoperti nelle loro bassezze, parlano di ipocrisia e di debolezze. Ipocrisia loro! Che vorrebbero apparire migliori di ciò che in realtà sono, che mentono ed ammettono solo quando sono scoperti platealmente. Ci sono milioni di persone pulite che vivono con poche migliaia di euro al mese, quando va bene, e che non hanno nulla da nascondere visto che la loro vita è pulita e semplice. Non è certo per ipocrisia che si scandalizzano per le vite sudice di chi pretende di occupare poltrone da dove decide delle loro vite, di quelle dei loro figli e dei loro nipoti.
Giù dai palchi pagati con i nostri soldi!!!

Questo post evidenzia un errore marchiano!
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sabato 5 novembre 2011


Liguria: IDV a pezzi. Tonino, guarda giù, che ad andarsene qui sono i migliori - Quotidiano online della provincia di Savona

Liguria: IDV a pezzi. Tonino, guarda giù, che ad andarsene qui sono i migliori - Quotidiano online della provincia di Savona

Questo post evidenzia l'errore di non ascolto della parte migliore del partito
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mercoledì 8 febbraio 2012


Antonio Di Pietro sbaglia di nuovo

Sulla vicenda del Governo battuto alla Camera sull'emendamento della Lega Nord  Di Pietro afferma: "E' una vendetta contro i magistrati".
E avverte: "Ho paura che questa volta, dopo vent'anni, non ci sarà solo una Mani Pulite giudiziaria, ma una nuova Mani Pulite del popolo che alzerà i forconi". Per il leader dell'Idv a Montecitorio si è consumato "un atto di vendetta, un'ammonizione ai giudici perché si limitino a fare i notai e i passacarte".

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Da: Il Post

Il governo ieri è stato battuto alla Camera su un emendamento sulla giustizia. Discutendo la legge comunitaria, infatti, il deputato della Lega Nord Gianluca Pini aveva proposto un emendamento volto a introdurre la responsabilità civile dei giudici, questione storica del dibattito politico italiano, con una formulazione particolarmente dura e intransigente. Il governo, nella persona del ministro Moavero, aveva dato parere negativo. La Lega aveva chiesto e ottenuto di votare l’emendamento con voto segreto. E il voto segreto ha dato ragione alla Lega e torto al governo, come era già apparso evidente dagli interventi in aula: PdL, Lega e Responsabili, la vecchia maggioranza, hanno votato di nuovo insieme, con i Radicali e qualche franco tiratore da PD e Terzo Polo. Alla fine i voti a favore dell’emendamento Pini sono stati 264, quelli contrari 211.
L’emendamento Pini di fatto supera quanto stabilito dalla legge Vassalli, la 117 del 1988. Quella legge, varata un anno dopo il referendum che a larghissima maggioranza vide vincere i favorevoli alla responsabilità civile dei giudici, la introdusse soltanto per i casi di “dolo” e “colpa grave”, e non per i casi di mancata o scorretta applicazione della legge, fermo restando la possibilità di fare causa allo Stato e non direttamente al magistrato. I Radicali denunciarono da subito, e continuano da allora, il tradimento del mandato referendario. L’Unione Europea ha più volte deferito l’Italia per la mancata corrispondenza della legge Vassalli con quanto previsto dal diritto comunitario. Il PdL ha più volte, negli ultimi anni, utilizzato questa proposta in modo minaccioso e vendicativo nei confronti dei magistrati.
L’emendamento Pini stabilisce che “chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento” di un magistrato “in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioniper diniego di giustizia”, possa rivalersi facendo causa sia allo Stato che al magistrato per ottenere un risarcimento. Le novità rispetto alla legge Vassalli sono due: la responsabilità è genericamente estesa alla “manifesta violazione del diritto” e il cittadino può citare in giudizio direttamente il magistrato e non solo lo Stato.
Una norma simile non trova paragoni nella maggior parte dei paesi europei, dove il cittadino può far causa allo Stato e poi è semmai lo Stato, in caso di condanna, a rivalersi sul magistrato. È vero però che in Italia questa procedura è particolarmente articolata, per usare un eufemismo: perché lo Stato venga condannato in via definitiva a causa del comportamento di un magistrato servono infatti nove gradi di giudizio – tre per l’ammissibilità del procedimento, tre per individuare la responsabilità, tre per l’eventuale rivalsa da parte del ministero della Giustizia – affidati tra l’altro ad altri magistrati. Maria Antonietta Calabrò sul Corriere della Sera di oggi ricorda che “dal 1988 a oggi sono state appena 406 le cause effettivamente avviate da cittadini nei confronti di un giudice”. Le citazioni dichiarate ammissibili sono state 34, le condanne sono state appena 4.
Il dibattito sulla responsabilità civile dei giudici è proseguito negli anni e tutt’ora il centrodestra e il centrosinistra non hanno posizioni militarmente contrapposte sul tema: oltre a chi è molto contrario, come i sindacati dei magistrati, circolano nel centrosinistra diverse posizioni favorevoli a una modifica della legge Vassalli ma prive dell’intento vendicativo più popolare nel centrodestra. Un paio di giorni fa Luciano Violante, ex magistrato, aveva parlato della vicenda di Ottaviano Del Turco, dimessosi da presidente dell’Abruzzo nel 2008 dopo il suo coinvolgimento in un’inchiesta che ha visto poi traballare qualsiasi riscontro fattuale alle accuse, dicendo che «se alla fine del processo Del Turco dovesse risultare innocente, è chiaro che il magistrato inquirente dovrebbe risponderne direttamente». Ieri Antonio Polito sul Corriere della Sera scriveva che “oltre a una carriera politica distrutta e a un uomo fatto a pezzi, se il pm ha sbagliato c’è stato anche un sovvertimento per via giudiziaria della sovranità popolare”, visto che poi dopo le dimissioni di Del Turco in Abruzzo stravinse il centrodestra.
Perché la responsabilità civile dei giudici come introdotta dall’emendamento Pini diventi legge, il testo dovrà essere approvato anche dal Senato: la cosa oggi appare improbabile, visto che sia Alfano che altri membri del PdL si sono detti disponibili a modificare la norma e lo stesso ministro della Giustizia, Paola Severino, ha detto che la norma “dovrà essere migliorata, perché interventi spot su questa materia possono rendere poco armonioso il quadro generale”. Rimane però il problema politico: ieri il governo per la prima volta nella sua breve vita è stato battuto alla Camera. Ieri sera Mario Monti ha convocato a cena i leader dei tre principali partiti che sostengono il governo, Alfano, Bersani e Casini.
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Fra molti articoli che parlano dell'argomento ho scelto questo del giornale on-line "Il Post" perché mi è sembrato il più esaustivo e chiaro sulla faccenda.
I telegiornali danno notizie non sempre pienamente comprensibili e questo articolo chiarisce bene i risvolti della questione.
Al di là degli interessi dei partiti politici, ritengo che se si fa un referendum e questo dà un risultato chiarissimo il popolo va ascoltato e si deve fare la legge che vuole.
Molto tempo fa ascoltai alla Radio della RAI un dibattito fra un magistrato ed un avvocato, entrambi rappresentanti di non ricordo quali Associazioni, i quali convennero che "la montagna aveva partorito un topolino". La montagna era il referendum ed il topolino era la legge che il Parlamento aveva successivamente emanato. Con qualche risolino di imbarazzo ammisero che, nel caso in cui il cittadino potesse ottenere giustizia nei riguardi di un magistrato che sbaglia, chi paga sono i contribuenti, cioè lo Stato, mentre il magistrato viene da tale legge abbastanza salvaguardato per quel che attiene il suo patrimonio personale. 
Dunque perché mai oggi Antonio Di Pietro tuona che è una legge punitiva non si sa, perché il popolo si era espresso così e la sua volontà non si era concretizzata, ma era stata fatta una legge risarcitoria dell'eventuale errore giudiziario che gravava sulle spalle di chi quel referendum ha votato.Insomma paga sempre Pantalone.
La posizione di Antonio Di Pietro appare vieppiù contraddittoria se si pensa che lui negli ultimi anni non ha fatto altro che ricorrere all'istituto referendario per ogni cosa. Dunque dovrebbe, a rigor di logica, avere un grande rispetto per la volontà popolare.
Purtroppo quello che dicevano in tanti è vero sulla contraddittorietà del creatore di Italia dei Valori: tuona su una cosa e poi assume posizioni opposte. Il referendum è valido quando pare a lui? O è valido sempre?
I magistrati si sentiranno inibiti ad emettere sentenze? Io non credo se applicano la legge e se non ne danno interpretazioni troppo personali. Le leggi lasciano troppa discrezionalità ai giudici? Male. Non si può dipendere dall'umore discrezionale del magistrato: riscriviamo meglio le leggi e le norme, con indicazioni precise a cui attenersi.
Se il popolo ha votato in modo "punitivo", secondo Di Pietro, chiedendo che i magistrati abbiano una responsabilità civile del loro operato, non è che forse c'è un motivo? Oppure all'epoca del referendum milioni di persone erano tutti delinquenti che non volevano essere giudicati ? Non si affaccia alla mente del Presidente di Italia dei Valori il dubbio che forse questa categoria giudica troppo spesso in modo insoddisfacente per detto popolo? Che detto popolo non "sente" di ricevere troppo spesso giustizia?
Personalmente ogni volta che mi sono rivolta alla Giustizia della Magistratura non l'ho avuta. Ho accettato il verdetto ma senza molta convinzione che fosse giusto. Ho speso solo molti soldi  inutilmente, cosa che fa desistere dal cercare di averla questa Giustizia. Votai anch'io per la Responsabilità Civile dei Giudici. Di Pietro è stato inchiodato alla sua contraddizione da molti commentatori recentemente, quando ha sparato indignato contro la Consulta che aveva bocciato i referendum da lui promossi. Giustamente gli è stato ricordato che lui dice sempre che bisogna fidarsi del giudizio della Magistratura... però, nel caso che dà torto a lui come si indigna!!

Concludendo: Di Pietro si sbaglia, il popolo "non alzerà i forconi", proprio perché nel 1987 aveva votato a favore. 

Questo post evidenzia una visione stranamente non realistica e contraddittoria della realtà referendaria
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mercoledì 23 maggio 2012


Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere

E' un antico proverbio, frutto della saggezza popolare che nasce dall'esperienza e si attaglia perfettamente al comportamento dei Partiti che, dopo il risultato di queste elezioni amministrative, continuano a praticare ciecamente una specie di autoinganno, ad eccezione di qualche voce isolata, sia di destra che di sinistra che di centro, che dice a sé stessa ed agli altri la verità che è sotto gli occhi di tutti.

Sono andati a votare in pochi: non tutti gli aventi diritto. Vuol dire che pensano che, per chiunque votino, sarà uguale: non rappresenterà gli interessi comuni, in cambio del giusto pagamento di uno stipendio di Sindaco, ma i propri e di una sua congrega.

Perché pensano questo coloro che hanno rinunciato al proprio diritto democratico?
Perché i fatti fin qui mostrati dai Partiti sono questi.
Semplice. Ma i Partiti si palleggiano le responsabilità fra opposte fazioni irresponsabilmente, come bambini immaturi, nei vari dibattiti televisi: "Tu hai rubato lì e là!" "Vogliamo parlare del vostro Tizio e del vostro Caio allora? Ha rubato di più!" "No, di meno!" "Voi avete avuto più scandali!"
Con parole diverse ma il succo è questo. E chi sta a sentire e vedere pensa che sono sordi e ciechi a causa della enorme distanza che li separa da noi cittadini che formiamo questo Stato.
...omissis...

Dunque IdV, come tutti gli altri Partiti ipocriti che alterano la realtà, dice che ha vinto. L'ho già scritto: De Magistris a Napoli l'hanno votato per lui, per la persona, non per l'etichetta IdV in "franchising". Leoluca Orlando non è certo "il nuovo che avanza", è solo uno che ha fatto il Sindaco tre volte precedentemente e che, di fronte allo sfascio ed al nulla che si presentava, i palermitani che sono andati a votare (una minoranza) si sono votati chi, almeno, aveva esperienza di gestione della città. Orlando è un politico di professione, più che un Professore Universitario: prima DC, poi La Rete, poi IdV. Questo già dice tutto. Ha nel suo curriculum una querela per aver diffamato nientemeno che un eroe della legalità: Giovanni Falcone. Non vedo di quale vittoria si possa fregiare il Partito IdV: fa come tutti, cavalca il momento, senza riflettere sull'insieme. Via col vincitore e abbasso chi non ci sta. Leggete sotto.


Sonia Alfano
La Repubblica.it

Idv: Donadi, Sonia Alfano? Chi oggi non e' qui con Orlando e' fuori dal partito
Palermo, 21 mag.- (Adnkronos) - ''Idv oggi e' tutta in questa sala e con Leoluca Orlando, chi non e' qui e non e' con Orlando non e' dell'IdvSonia Alfano ha appoggiato Ferrandelli? Non e' di Idvnon cacciamo chi non ha neppure la tessera ma bisogna condividere il sistema dei nostri valori per stare nel partito''. Lo dice il capogruppo di Idv alla Camera, Massimo Donadi, rispondendo ai giornalisti che gli chiedono come si comportera' il partito nei confronti dell'eurodeputato Sonia Alfano eletta a Strasburgo come indipendente ed attuale presidente della commissione antimafia del Parlamento europeo.
(21 maggio 2012 ore 19.32)
Questo post evidenzia una mia analisi diversa del risultato della vittoria di Leoluca Orlando in Sicilia, come di quella di De Magistris a Napoli, analisi che collima con quello che oggi questi due sindaci dichiarano su Italia dei Valori che non aveva vinto affatto e loro lo sapevano benissimo.
Una nota particolare va a Donadi che qui diceva cose diverse da quelle che dice oggi: non ci vedeva nemmeno lui, come Di Pietro, oppure era soltanto ipocrita?

venerdì 2 novembre 2012

Storno di Bilancio per la SLA

Sanita': Ferrero, per malati Sla servono soldi non lacrime

02 Novembre 2012 

(ASCA) - Roma, 2 nov - ''La ministra Fornero ha pianto quando ha fatto la riforma delle pensioni, contro la quale stiamo raccogliendo le firme per un referendum abrogativo. Oggi piange per i malati sla, perche', dopo aver promesso loro risorse pubbliche per la non autosufficienza il governo non le ha stanziate. Questo governo e' una totale vergogna, trova 2 miliardi di euro per la banca dei Monti dei Paschi di Siena e niente per le persone che vivono una condizione di vita tra le piu' difficili in assoluto''. Lo dichiara in una nota Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista.

''E' inutile piangere sui diritti massacrati, la Fornero e tutto il governo scelgano il popolo invece delle banche e stanzino immediatamente le risorse necessarie per la non autosufficienza, altrimenti avranno sulla coscienza tante vite spezzate. Noi di Rifondazione siamo al fianco dei malati sla, dalla parte dei diritti sociali e non delle logiche disumane del mercato, a cui invece obbediscono piangendo Monti e la Fornero'', conclude Ferrero.

Suggerisco un immediato Storno di Bilancio dello Stato: dal Capitolo Finanziamento ai Partiti (in vario modo: tramite Camera, tramite Consigli Regionali ecc.) al Capitolo vuoto per la non autosufficienza.

E non si inventassero tecnicismi del "non si può", perché per fregarci i nostri diritti le strade "tecniche" le trovano sempre.
Non vi sono lacci e lacciuoli normativi che tengano.
Non è demagogia da bassa lega: è civiltà in cambio di barbarie. I cittadini malati e deboli contro i profittatori che usano i nostri soldi "per fare politica".
Facessero politica come si faceva nell'Antica Roma: chi aspirava ad amministrare il denaro pubblico pagava di tasca propria alcune opere pubbliche. Qui si fa il contrario.
Leggete la Storia: la cultura illumina le menti e ci fa capire che si può vivere in modo diverso da come costoro ci impongono come unica soluzione possibile. 

NOTE: Evergetismo è un termine coniato dallo storico francese A. Boulanger (1923) e deriva dall'espressione greca εύεργετέω ("io compio buone azioni"); indica la pratica, diffusa nel mondo classico, di elargire doni alla collettività apparentemente in modo disinteressato. 

In epoca romana, la pratica dell'evergetismo era particolarmente diffusa: il privato donava alla collettività, al popolo romano, i propri beni, ristrutturava strade, edifici pubblici, ecc.
Sarebbe troppo semplice ridurre, come fanno in molti, il fenomeno a una mera tecnica di creazione del consenso, anche perché la collettività beneficiava effettivamente dei doni.
In realtà, se da una parte la finalità di promuovere l'immagine personale non può essere esclusa dalle ragioni che spingevano gli evergeti a tali atti liberali, non si può sottovalutare il legame che, nell'antica Roma, particolarmente in epoca repubblicana, il singolo sviluppava con l'Urbe, in quanto oggetto etico e sociale (heimat), fondamentale riferimento degli scopi esistenziali di ognuno. Infatti, possiamo affermare che la beneficenza dei romani fosse rivolta in primo luogo alla città, per ricavarne, come detto, in parte sicuramente prestigio, ma soprattutto perché era intesa come una sorta di obbligo sociale. I poveri ne beneficiavano in misura assai ridotta: le istituzioni alimentari di Nerva e Traiano avevano lo scopo politico ed economico di sostenere la piccola proprietà terriera; le distribuzioni di pane e di altri generi alimentari alla plebe miravano a far sì che questa fosse devota all'imperatore.
In questo senso, l'evergete donava anche spinto dal senso di responsabilità, legato alla retorica del popolo romano, riferimento fondamentale dell'educazione repubblicana, per cui la città altro non era che un'estensione della familia e della gens.

Proprio come adesso no? Ora gli eletti che siedono sugli scranni del Potere affondano le mani nei soldi dei cittadini (popolo o plebe dipende da come viene trattato da costoro) e con essi si pagano autisti, auto blù, privilegi vari e le opere pubbliche le fanno sempre con i soldi dei cittadini, ma gonfiando la spesa per farci rientrare le mazzette che si fanno dare per assegnarle. Ovviamente non rimane niente per i più deboli. Loro la chiamano democrazia. Boh?

Dopo "Il Trota" abbiamo "Il Salmone"


Da: ANSA

Idv: Di Pietro jr su 'Report'

E' attacco mediatico dei poteri forti di politica e finanza

02 novembre, 17:20

Idv: Di Pietro jr su 'Report' (ANSA) ; CAMPOBASSO, 2 NOV ; ''Un attacco mediatico dei poteri forti della politica e della finanza che mira a screditare l'IdV ed a cercare di non farla entrare in Parlamento''. E' la definizione data dal figlio di Antonio Di Pietro, Cristiano (consigliere regionale in Molise) alla puntata di domenica scorsa di ''Report'', dedicata in parte al padre.

Il consigliere regionale parla di ''opera di sartoria mediatica messa su da Report che ha ridotto un'intervista di quattro ore ad un servizio di quattro minuti''.

L'avevano già accomunato al "Trota" chiamandolo "il Cefalo", ma penso che, data la stazza, gli si addica di più "Il Salmone".

Esempio eclatante di figlio che non sa fare altro che mettersi nella scia del capace padre: prima in polizia poi in politica, saltando la fase della magistratura perché è faticoso studiare.

La brava Gabanelli non può essere corretta solo finché non si occupa di suo padre e diventare una serva dei poteri finanziari quando fa un'inchiesta i cui risultati non piacciono a lui e a suo padre. Non è serio.
Io non vedo mai Report perché non voglio rodermi il fegato più di tanto, ma l'osservazione sulla "opera di sartoria mediatica" che ha ridotto un'intervista di 4 ore "ad un servizio di quattro minuti" mi sembra risibile: Cristianone non conosce i tempi televisivi? Come si fa a pretendere di mandare un servizio di 4 ore? E' ovvio che la regista avrà scelto i punti più significativi ai fini della dimostrazione di alcuni fatti.

Una considerazione a margine di tutto questo: il Molise ha avuto annullate le elezioni regionali del 2011 a seguito proprio di un ricorso del centrosinistra di cui IdV faceva parte.
Ora mi pare che si pone il quesito se i signori Consiglieri Regionali, come Cristiano Di Pietro, verranno pagati lo stesso per quel che attiene il mensile o se, COME E' GIUSTO, essendo le elezioni nulle, dovranno restituire le prebende incassate fino ad ora mensilmente. In caso di nullità, da parte del Consiglio di Stato, mi sembra evidente che anche le loro cariche sono nulle.
Ma non si sa mai, in questo Paese dell'illegalità fatta legge.

Il ricorso, dunque, gli si è ritorto contro perché, in questo momento, grazie agli errori di suo padre, l'Italia dei Valori scenderà al minimo storico e lui ha scarse probabilità di essere rieletto.