domenica 27 gennaio 2013

Immigrazione e malattie

Da: Il Messaggero.it

Tbc, San Camillo: «Nel Lazio 600 nuovi casi l'anno»

Presentato il progetto per la prevenzione contro la tubercolosi




ROMA - La tubercolosi rappresenta ancora oggi un problema sociale, in aumento nelle fasce di popolazione che vivono in condizioni economiche disagiate. È stato presentato questa mattina nell'aula magna dell'ospedale Forlanini, il progetto «Prevenzione contro la Tbc», per formare medici e infermieri sulla prevenzione e sul trattamento di questa malattia.
«Ogni anno si ammalano 9 milioni di persone: 450 mila casi in Europa, 4.500 in Italia, 600 nuovi casi l'anno nel Lazio» annuncia il prof. Aldo Morrone, direttore generale dell'azienda ospedaliera San Camillo Forlanini. «Il primo passo per combattere qualsiasi malattia rimane sempre la conoscenza e l'informazione - continua Morrone - Per quanto riguarda la Tubercolosi, la prevenzione va realizzata in centri specializzati o nei grandi ospedali polispecialistici, prima di tutto perché la malattia è difficile da individuare, in quanto si confonde con altre patologie polmonari e in secondo luogo perché, se si tratta per esempio di una forma che colpisce le ossa o altri organi, c'è bisogno della collaborazione di ortopedici e altri specialisti».

Nella U.O.C. di Broncopneumologia e Tisiologia del San Camillo Forlanini i pazienti stranieri affetti da tubercolosi sono il 55% «Solo perché in città grandi come Roma c'è un numero maggiore di stranieri, ma gli italiani contraggono la Tbc esattamente quanto gli immigrati. La Tbc è una malattia che interessa le classi più povere» precisa il dott. Mario Giuseppe Alma, direttore del reparto.

«Accade quando si vive in condizioni igieniche disagiate, in case sovraffollate, quando si mangia poco o male, ingerendo cibo con scarso apporto vitaminico o proteico - aggiunge l'esperto - oppure se si fa un abuso di alcolici o ci si sottopone a forti stress psichici che favoriscono l'insorgere della malattia». «Le situazioni che più frequentemente troviamo associate alla Tbc sono l'etilismo cronico, il diabete, stati di immunodepressione da malattie o da farmaci, stati di stress psichici o fisici - continua il dott. Alma -. La povertà è stata spesso riscontrata come causa dell'insorgere e del diffondersi della malattia: la Tubercolosi è un problema sociale».

«Il fumo aumenta del 50% il rischio di contrarre la Tbc» ha aggiunto intervenendo all'incontro, il dott. Alfonso Altieri della U.O.C. di Broncopneumologia e Tisiologia del San Camillo Forlanini. «Il fumo da tabacco paralizza il sistema immunitario che non riesce più a reagire a sufficienza per combattere il batterio - ha continuato Altieri -, quindi, in condizioni che favoriscono l'insorgere della tubercolosi, come la scarsa igiene, l'alimentazione non corretta, l'abuso di alcool, il fumo contribuisce a contrarla».

L'agente infettivo responsabile della Tbc è il Mycobacterium Tubercolosis, detto anche «Bacillo di Koch». Il contagio avviene più frequentemente per via aerea: attraverso le minuscole goccioline di saliva che contengono il bacillo, espulse nell'aria quando si tossisce. La malattia colpisce più spesso il polmone, ma può essere coinvolto qualsiasi altro organo. La diagnosi si effettua mediante un test cutaneo o un esame del sangue.

Sviluppare la Tbc, e anche guarirne, dipende spesso dalle condizioni generali di salute. «Se il paziente non è resistente ai farmaci e si cura nella maniera adeguata, guarisce completamente. Il rischio di recidiva (5%, a 2-3 anni) - prosegue il dott. Alma - aumenta in condizioni socio-economiche disagiate». «È necessario - aggiunge Morrone - che i pazienti seguano scrupolosamente le terapie e i controlli prescritti dal medico per tutto il tempo utile alla guarigione».

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Non vorrei apparire presuntuosa né ostile verso gli immigrati, ma alcune cose scritte in questo articolo, anche se dette da medici specialisti in malattie polmonari, non mi convincono del tutto.
Per quel che risulta a me, nata nel 1946, la Tbc era stata quasi debellata in Italia.
Ricordo mio padre che, incontrando per la strada un suo conoscente il quale, dopo i saluti, voleva baciare la bambina di circa 6 anni che allora io ero, fu respinto con ansioso timore dal mio genitore ricordandogli che lui aveva avuto la Tbc. Fu un gesto che ricordo perché mi sembrò molto scortese da parte di mio padre verso un gentile signore che, però, all'apparenza non se ne offese. Dopo mio padre commentò con mia madre, offeso invece lui: "Ma come si fa a voler baciare una bambina se sa quello che ha?!" Era scandalizzato dal comportamento imprudente di quel suo conoscente.
Questo nei primi anni '50 era ancora il timore verso questa malattia che tante vite aveva falciato in passato.
Con gli Enti mutualistici prima e con il SSN dopo era stata resa curabile perché diagnosticata per tempo. Ricordo la prevenzione nelle scuole. Durante la scuola primaria, ma mi pare anche nella secondaria, la mia classe veniva condotta a fare questo genere di controlli in ambulatori attrezzati per la prevenzione nelle scuole: ci facevano i raggi x ai polmoni e la reazione alla tubercolina.
Tutto questo mi pare che non avvenga più da anni.
Forse perché con il SSN per tutti si è pensato che non era più necessario.
In questo modo si è perso il controllo sulla prevenzione.
Ciò nonostante mi è capitato di conoscere casi, sporadici, di persone, a mio avviso predisposte, che hanno contratto questa malattia.
Intorno ai primi anni '60 ricordo un caso di un mio coetaneo che si ammalò di una grave forma di tubercolosi ossea.
Più o meno nella stessa epoca, una giovane che aveva 6 anni più di me si ammalò di tubercolosi delle vie genitali. Si curò ma pensava di non poter avere figli per questo: invece ne ebbe ben due.
Nei primi anni '70 una giovane mamma dovette lasciare i suoi due bimbi in tenera età per andare a curarsi in sanatorio per un attacco di Tbc polmonare...
Dunque posso credere a quello che dicono questi medici e cioè: "gli italiani contraggono la Tbc". Ma è mia convinzione che l'ingresso indiscriminato di persone provenienti dai Paesi più poveri abbia necessariamente riproposto il problema riportandolo a statistiche del primo dopoguerra.
Non dirlo esplicitamente fa parte di quei tabù sociali imposti dal timore di sembrare fascisti o razzisti.
Non mi piacciono i tabù, non mi piace il condizionamento sociale e politico che vorrebbe privare la gente della libertà di esprimere concetti ovvi, con la minaccia inespressa, ma sempre lì pronta, di esecrazione per un inesistente razzismo.
Qui non c'entrano né il bieco e stupido sentimento razzista, né il fascismo: c'entra solo la realtà dei fatti.
Masse di persone entrano dall'Africa, dai Paesi dell'Est, dai Paesi Sudamericani, dall'India, dal Pakistan, ma anche dalla Cina e si tratta di persone povere, poverissime, dunque cresciute malnutrite, non controllate nella salute affatto... ed entrano senza alcun filtro sanitario, e si spargono per la Penisola portando con sé quel che ne consegue.
Non tenere conto di questa immigrazione incontrollata vuol dire essere ipocriti.
Non a caso i nostri emigranti non entravano negli Stati Uniti se prima non venivano visitati da medici e messi in quarantena a Ellis Island.

sabato 26 gennaio 2013

Il Giorno della Memoria

Da: Wikipedia
Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime del nazismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
In questo giorno si celebra la liberazione da parte dei sovietici del campo di concentramento di Auschwitz avvenuta il 27 gennaio 1945.


Da: CASTELLINEWS.IT



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Da: Castellinews.it
Bandiere a mezz'asta su Palazzo Colonna
Redazione
Marino ricorda la Shoah
(Marino - Attualità) - La Città di Marino si prepara a celebrare il Giorno della Memoria, ricorrenza nella quale il pensiero della comunità internazionale è rivolto alle vittime della Shoah. Istituito dal Parlamento Italiano con la legge 211 del 20 luglio del 2000, nel Giorno della Memoria si ricorda «la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che subirono la deportazione, la prigionia e la morte e tutti quelli che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, mettendo a rischio la propria vita per salvare tante altre vite e proteggere i perseguitati». Nel ricordo di quel 27 gennaio di sessantotto anni fa, in cui i soldati dell'Armata Rossa, abbattendo i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia e liberando i prigionieri sopravvissuti allo sterminio, resero noto al mondo intero il più atroce degli orrori nella storia dell'umanità: il genocidio nazista contro il popolo ebraico.

La Città di Marino, nel ricordo delle tantissime vite spezzate e del pianto della comunità ebraica che la guerra ha colpito nei suoi affetti più cari per la follia omicida perpetrati dalla dittatura nazista, si unisce a tutti i Comuni italiani nelle celebrazioni onorando il cerimoniale che vuole, per questa data, le bandiere nazionale ed europea esposte a mezz'asta. In segno di memore omaggio alle vittime dell'olocausto e alle persecuzioni del popolo ebraico. L'Amministrazione comunale auspica che, in prossimità delle celebrazioni del 2 febbraio promosse per il 69 anniversario del Bombardamento di Marino in vista della giornata in Ricordo dei Martiri delle Foibe Istriane del 10 febbraio, gli anni trascorsi da quei tragici eventi che hanno unito in un unico pianto i popoli, possano favorire il moto d'animi mirato ad una memoria sempre più realmente condivisa in nome dell'unico popolo italiano da noi tutti formato, come recita la Costituzione, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.





Giulia Spizzichino, la farfalla impazzita che ha fatto estradare Priebke

  • cover_spizzichino
© casa editrice Giuntina

Giulia Spizzichino è una bella signora romana che potrebbe tranquillamente barare sulla sua età. A 86 anni ha l'energia e la vitalità di una donna ben più giovane, e tutto l'entusiasmo di una scrittrice esordiente. Ha appena pubblicato con Giuntina La farfalla impazzita, romanzo autobiografico che ha riacceso i riflettori sulla sua storia personale.
Giulia Spizzichino, infatti, è stata testimone della più grande tragedia del Novecento, la Shoah. Ebrea romana, da ragazzina ha visto sparire 26 persone della sua famiglia, alcune trucidate alle Fosse Ardeatine, altre ad Auschwitz. Benché i suoi genitori e i suoi fratelli si siano salvati – grazie alla lungimiranza del padre e a un po' di fortuna – la perdita di nonni, zii, cuginetti ha pesato per tutta la vita su Giulia, e si è tramutata in un dolore sordo che l'ha accompagnata costantemente. Senza farle perdere la sua grande forza d'animo: grazie a lei, che negli anni Novanta non ha esitato ad andare in Argentina a perorare la causa dell'estradizione di Erich Priebke, il criminale nazista ha interrotto il suo esilio dorato e ha affrontato la giustizia.
Giulia Spizzichino non ha avuto una vita facile: due matrimoni finiti male, un figlio perduto in tenera età. “Oggi ho un compito che non mi aspettavo”, scrive, “quello di testimoniare. Devo raccontare ciò che è stato, non può cadere tutto nell'oblio”. E il suo libro ci riesce benissimo.
-Perché questo titolo, “La farfalla impazzita”?
«È il soprannome che mi ha dato un caro amico, Stefano Persiano. Mi sono ritrovata in questa definizione. Dopo la tragedia che ho vissuto, ho volato e volato senza sapere cosa cercare».
-Quando è iniziata per la ragazza Giulia l'esperienza del dolore?
«Avevo 11 anni quando per le leggi razziali sono stata cacciata da scuola. Poi mio padre fu inviato al confino, solo per aver tentato di aiutare uno zio rimasto senza lavoro a ottenere una licenza per il commercio. Mia madre si trovò d'improvviso sola, senza papà che era il nostro pilastro, a occuparsi di noi bambini e del negozio. Fu terribile. Ma il peggio doveva ancora arrivare: il rastrellamento nel Ghetto, la retata del 21 marzo 1944 che portò via sette maschi adulti della famiglia di mia madre... Io avevo 17 anni, e vissi fino al 1945 nell'illusione che tutti sarebbero tornati a fine guerra. Fu mia madre a stroncare le mie speranze, dicendomi erano tutti morti».
–Nel suo libro, c'è un passaggio scioccante: lei dice che la morte del suo bambino fu sconvolgente, ma il dolore provato per il massacro dei suoi familiari è “una vetta che non si può sfiorare”...
«Sulla tomba di mio figlio ho potuto piangere. Ma i miei familiari sono diventati polvere, non c'è un luogo dove io possa piangere per loro».
-Il suo ruolo è stato decisivo per l'estradizione di Priebke.
«Dopo la morte di mia madre, ho sentito il dovere di essere testimone. Non c'era in me desiderio di vendetta, ma di giustizia. Quando ho saputo che Erich Priebke viveva tranquillo in Argentina, sono partita e ho fatto di tutto perché fosse processato. Ho partecipato a incontri, trasmissioni televisive. Ho incontrato ambasciatori, vescovi. Credo che Priebke sia stato costretto a lasciare l'Argentina nel 1995 anche per il lavoro che ho svolto, raccontando la mia storia».
-Lei ha presenziato a tutti i processi al criminale nazista. Che impressione ha avuto di lui?
«Credeva di potersene andare. L'ho sentito chiedere in spagnolo, che io parlo, a persone a lui vicine durante il processo, di comprargli camicie, vestiti, che voleva portarsi in Argentina, al suo rientro. Ho pianto disperata quando è stato assolto, al primo processo. Per due anni, finita la vicenda Priebke con la condanna all'ergastolo, mi sono stati assegnati degli agenti della Digos per proteggermi, perché ho ricevuto minacce di morte».
–Come è nata l'idea del libro?
«Ce l'avevo nel cassetto da tempo. Ho sempre amato scrivere. Da ragazza scrivevo racconti, poesie e canzoni, ho collaborato con il giornale “Bella”. Come scrivo nel libro, mi piacerebbe che mandasse un messaggio, che riesca a trasmettere qualcosa a chi lo leggerà».
Un messaggio di speranza: perché una storia raccontata, come quella di Giulia Spizzichino, non sarà una storia dimenticata. Preservare la memoria è un dovere nei confronti di chi – ebreo come la famiglia di Giulia, partigiano o vittima innocente scelta dal caso – si è tentato di cancellare.

Info: La farfalla impazzita. Dalle Fosse ardeatine al processo Priebke di Giulia Spizzichino, con Roberto Riccardi. Giuntina, 12 euro
24 Gennaio 2013, Maria Tatsos



Mai dimenticare. Io, di certo, non ho bisogno delle ricorrenze per ricordare. Non perché sia stata toccata personalmente da questo orrore, dato che non sono di cultura o religione ebraica, ma perché sono stata toccata nella parte più intima di me stessa, a 14 anni, dalle immagini dei filmati girati nei campi dagli Americani. Fino a quell'età avevo sentito solo degli accenni a quanto era successo prima che io nascessi. Né la mia famiglia, di cultura e formazione cattolica, né la Scuola, né la Parrocchia che frequentavo, mi avevano mai parlato della realtà di quell'orrore. Forse per preservarmi?
So soltanto che l'idea del mondo che fino a quel momento avevo introiettato era di un mondo evoluto, gli orrori erano esistiti nel passato, quando gli uomini erano più ignoranti e quindi più brutali...
Lì, davanti a quelle immagini in bianco e nero trasmesse da un piccolo televisore della mia casa di Via Ottaviano a Roma, scoprii con sgomento che l'orrore era a pochi anni da me, non nel buio Medio Evo, non relegato nelle pagine lontane della Storia, ma a pochi passi dalla mia nascita: ed io provai un sentimento devastante, pensai che non avrei mai voluto nascere in un mondo che era stato capace di fare questo. Nel secolo in cui l'Uomo sembrava aver fatto passi da gigante rispetto ai secoli precedenti, levandosi in volo, scoprendo la Relatività e come fosse fatto l'Universo, e le cellule che compongono la vita biologica e tante altre scoperte, agiva peggio di ogni bestia della Terra sui propri simili, senza pietà, senza umanità... Ecco era l'Umanità stessa che veniva negata e uccisa dalle azioni mostruose di uomini su altri uomini. L'insensatezza di un simile agire mi sprofondava in un rifiuto totale di quegli uomini. Non potevo difendermi se non elaborando un concetto diverso del mondo da come me lo avevano rappresentato fino a quel momento la mia famiglia, i miei insegnanti, i cultori della mia educazione religiosa, per i quali il massimo dell'orrore rappresentatomi era la crocifissione di Gesù Cristo. Orribile condanna a morte che, scoprii in seguito, era stata comminata ad un numero infinito di poveracci e non solo a Gesù...
Nessuna ideologia, nessuna guerra, possono spiegare quell'orrore. L'unica spiegazione che sono riuscita a darmi, ormai giunta  a 66 anni, è che esistono esseri umani fuori fatti apparentemente come noi e dentro mostruosi e cercano solo una scusa, appunto una guerra, un'ideologia folle, per sbranare altri uomini, godendo della loro sofferenza.

Bambini da stringere al cuore


L'Addio Infinito.

http://www.fanpage.it

Nel Giorno della Memoria. 

L'Addio Infinito

La mano che l’aggrappa,

il fucile che scalpita,

gli occhi sgranati di un bambino impaurito,

le urla di mamma a scandire l’addio.

Le lacrime scendono, il cuore si spezza,

con le mani giunte prega l’Iddio

che finisca il tormento, l’orrore in oblio.

L’uomo finisce, la bestia che insorge,

risposte non trova la mente violata,

solo un abbraccio diventa la vita,

la luce si è spenta, il sole a mezzogiorno.

Scende la notte, in cielo la luna,

il freddo pungente non è una tortura,

solo un pensiero che blocca il respiro:

dove sei o mia piccola creatura?

Mamma ti penso, vorrei averti accanto,

tra il filo spinato di un campo smarrito

ovunque ti cerco, la tua voce, il sorriso.

L’epilogo è pronto, il mio cuore è già morto,

la più grande tra le pene,

perché mai più potrai sentirmi dire:

Mamma ti voglio bene!

Tu che scrivi non puoi immaginare,

solo una prece per rimembrare:

io non muoio da solo, con me l’Umana Ragione

soccombe al delirio di un solo padrone,

alza il capo, grida forte che dal cielo ti possa sentire:

“Mai più così in basso l’uomo possa finire!”

Vincenzo Basile





Trenitalia e Barbara D'Urso

La D'Urso contro Trenitalia: ''Ho la febbre, datemi la tessera platino'' 

E su Twitter è subito gara di sfottò: "Non sarebbe meglio una supposta?".


Si sa che i vip non possono patire il freddo come i comuni mortali, per cui Barbara D’Urso posta sul suo blog un video in cui fa presente all’universo mondo l’ingiustizia di cui è vittima. Voi che pensavate che i pendolari maltrattati giornalmente da Trenitalia siano uno dei primi problemi da affrontare nel settore dei trasporti pubblici forse non sapevate che la conduttrice Mediaset è stata costretta ad aspettare al freddo con 39 di febbre l’arrivo del treno Frecciarossa, perché la tessera platino che dà diritto al calduccio confortevole della saletta riservata, ancora non le è stata recapitata.

"Voglio la mia carta"

La D'Urso affida dunque ad un breve filmato - denuncia, caricato su carmelita.it, tutta la sua rabbia: "Questo è un video di protesta a Frecciarossa - spiega la conduttrice - perché io ho chiesto da un sacco di tempo la tessera per stare nella saletta d'attesa quando arrivo prima al treno, perché quando fa freddo come stasera che ho la febbre a 39, sto nella saletta. Ma non me l'hanno ancora data. E a chi la volete dare se non a me che due volte a settimana viaggio con questo treno. Quasi sempre in ritardo, tra l'altro. Quindi, datemi questa tessera, perché ho freddo alla stazione che mi sono fatto cinque ore di diretta. Sono malata. Voglio la mia carta. Ecco".

Da: Il Messaggero.it

ROMA - Barbara D'Urso, sul suo blog Carmelita.it, l'ha definito «una protesta simpatica», ma i cittadini sul web e sui social network la pensano diversamente e si sono scagliati più o meno con ironia contro il videomessaggio pubblicato su YouTube nel quale la conduttrice Mediaset reclama espressamente una carta platino. «Ho la febbre alta - spiega nella clip la D'Urso - e invece di attendere il treno nella saletta riservata sono dovuta stare all'aperto. Datemi questa tessera platino, uso questo treno (quasi sempre in ritardo) due volte alla settimana...».

CLICCA QUI PER GUARDARE IL VIDEO
COMMENTI PRESENTI (18) tutti i commenti Scrivi un commento
POVERINA...
Le consiglio una sola settimana di viaggi su qualcuna di quelle tratte con migliaia di pendolari che devono affrontare ogni santo giorno (con influenza, raffreddore, tosse e quant'altro) viaggi fatti spesso in piedi, con finestrini aperti o senza aria condizionata, attaccandosi l'un l'altro i virus stagionali per poi fare 8/10 ore di lavoro per 3/4 euro l'ora e poi tornare a casa in condizioni penose. Vuole fare a cambio con il suo lavoro per una sola settimana?
Commento inviato il 26-01-2013 alle 09:59 da Andyno
Cosa c'è di strano
Povera donna lavora tanto sta sempre in giro da sola su un treno vuoto e freddo, mentre i pendolari stanno ammassati stretti uni agli altri al calduccio, lei in treno non puo parlare con nessuno mentre i pendolari parlano e si divertono tra loro. Lavora tutta la settimana per guadagnare 2 o 3 milioni di euro l'anno ed avere il problema di spenderli di metterli in banca di non farseli rubare, mentre chi guadagna 1000 euro al mese tutti questi problemi non li ha ........ poi cosa ha chiesto mai una tessera di platino .....nemmeno avesse chiesto una tessera di diamanti ...poverina dategliela per favore....ne ha bisogno è raffreddata.
Commento inviato il 26-01-2013 alle 09:39 da Max Mas
Gent. Si.gra D'Urso
Le do lo stesso consiglio che ho dato ad una mia carissima amica, la sig.na Oca: faccia la richiesta tramite internet, e' tutto sommato una cosa facile da fare e la mia amica, la Sig.na Oca, e' riuscita benissimo in questa impresa. Ci provi anche lei, magari ce la fa!
Commento inviato il 26-01-2013 alle 08:24 da uno_qualsiasi
poverina...
miss pianto facile che deve attendere al freddo...poi piange lacrime di coccodrillo in tv per veri casi drammatici...magari faccia l'appello a trenitalia in una delle sue trasmissioni con le sue famose faccine da cane bastonato...
mi accodo al msg precedente...è solo vergogna senza limiti!
Commento inviato il 26-01-2013 alle 08:02 da pescarese74
ADESSO MORETTI
le riservera' un treno personale ...............
Commento inviato il 26-01-2013 alle 07:26 da francesco61
ma porella
su trenitalia... diamogli sta tessera benedetta su... è una persona bisognosa... porcella... una denuncia web e notizia shoc su tutti i giornali insieme alla colò sono due perle di umiltà e correttezza...
ma andarci al lavoro...non so... con il trattore?
braccia rubate all'agricoltura

AVE
Commento inviato il 25-01-2013 alle 21:55 da sicvispacem
montata
Farebbe meglio a restarsene a casa a fare la calza, ma forse non è capace di fare neppure quella......
Commento inviato il 25-01-2013 alle 19:35 da piercor
vergogna senza limiti
E' triste per una conduttrice che ha retribuzioni milionarie doversi sottoporre a sacrifici come quello di attendere un frecciarossa per viaggiare da Roma a Milano per guadagnare il pane quotidiano.
Si guardi indietro e veda in quali situazioni si trovano i poveri pendolari che per sopravvivere si trasferiscono giornalmente su treni paragonabili a carri da buoi e rifletta di quanto sia fortunata.
Altro che tessera platino qui ci si accontenterebbe di una di stagno!
Commento inviato il 25-01-2013 alle 19:20 da lucaleo01
Venerdì 25 Gennaio 2013 - 19:02
Non seguo le trasmissioni di Barbara D'Urso, perché le ritengo "trasmissioni da portineria": chiacchiere, pettegolezzi, commozioni superficiali e di maniera... tutto quello che una volta, quando i portinai non costavano tanto, si svolgeva sul portone o nella guardiola del portiere, dove chi puliva le scale si arrogava anche il diritto di parlare superficialmente e anche a vanvera dei casi della gente del palazzo, a beneficio di comari a corto della TV spazzatura di oggi.
Non la seguo neppure nelle sue interpretazioni di sceneggiati vari... E' una bella donna che fece girare la testa a Memo Remigi, sposato e un poco agé, che l'aiutò ad entrare in un mondo, quello televisivo, in cui una giovane e bella ragazza deve sempre trovare "una porta" per entrare.
Detto questo trovo che su Trenitalia la signora D'Urso ha ragione da vendere, dunque fra mille critiche e sfottò levo la mia piccola voce di blogger per difenderla.
Trenitalia se ne strafotte dei passeggeri e, a quanto pare, anche di quelli che viaggiano abitualmente in prima classe.
Se Barbara aveva chiesto da tempo la tessera per avere diritto a riposare in una sala d'aspetto (ormai le uniche che Trenitalia concede solo a chi può pagare sempre per la prima classe) non si capisce per quale complicato iter amministrativo ancora non gliel'avevano data!
L'Italia non cambia, anzi, peggiora: chi ha il culo al caldo in un posto statale lavora solo se gli va e se ha una coscienza! Tanto non ci sono verifiche di sorta! Va avanti chi fa, ma anche chi NON fa. Nessuno lo butta fuori anche se lavora al rallentatore.
Quindi la tessera di Barbara fa parte di questo costume diffuso ovunque!
Inutile prendersela con lei se la gente viaggia sui treni regionali come se fosse bestiame, prendetevela con Moretti e con i politici che l'hanno messo dove sta.
Moretti si sente un "figo", tutto "in tiro" e tiene le Ferrovie statali da schifo!
Nelle stazioni non ci sono bagni pubblici e quando ci sono devi pagare. Viaggiano signori anziani con problemi di prostata, donne incinte, persone con problemi vari... Lo dico senza mezzi termini: meriterebbero che uno la facesse per terra in stazione la pipì! Le indicazioni per i Servizi necessari per questioni fisiologiche latitano! Il viaggiatore, che come tale si suppone che transiti in luoghi che magari vede per la prima volta, cerca smarrito un cartello qualsiasi che, secondo il mondo civile, dovrebbe essere evidente! Ha urgenza... ma non c'è nulla!
Alla stazione Termini bisogna fare una maratona a piedi per raggiungere i bagni a pagamento lontanissimi dai binari.
Alla stazione di Frascati, molto frequentata, non c'è alcuna indicazione e, in assoluta mancanza di personale FF.SS., ci si rivolge ai commercianti che hanno un negozio in stazione (avranno avuto una concessione dalle Ferrovie dello Stato immagino), i quali indicano un luogo lontano e chiuso a chiave con lucchetti. La caccia al tesoro per avere la chiave conduce in un bar dove, avuta la preziosa chiave, una signora severa te la porge raccomandandosi di restituirla. Armeggiare con i lucchetti mezzi arrugginiti mette a dura prova chiunque abbia un'urgenza fisiologica!
Se pensate che Frascati sia in fondo una piccola stazione (fatto che non esime dalla civiltà) non pensate che sia meglio a Firenze, stazione di S. Maria di Novella!
Va bene che quell'anima persa di Marchionne l'ha definita "una piccola città", poveretto, ma in quella città, che ce la invidiano in tutto il mondo e che per strada senti parlare tutte le lingue perché brulica di turisti anche in un freddo gennaio, la stazione deve avere dei servizi igienici! Ebbene, non ce li ha!
Stesso iter che per Frascati: richiesta all'edicolante in mancanza di qualsivoglia indicazione o cartello... Invece della signora del bar di Frascati che ti dà severamente la chiave per i lucchetti arrugginiti a prova di scassinatore, c'è il bagno di Mac Donald's! Devi entrare in mezzo ad una bolgia di gente e fare la fila perché ci sono solo due cessi per genere!
E' civiltà questa? Signori, (si fa per dire), siamo a FIRENZE!! Checché ne dica il povero Marchionne!
Infine la Sala d'aspetto! Appena due anni fa sono andata a Firenze per lavoro e, siccome ero solo un piccolo funzionario dello stato, la mia amministrazione mi pagava solo la seconda classe. Dunque poco male! In attesa di tornare a Roma ho potuto usufruire di una Sala d'attesa dignitosa in cui mi sono seduta con la mia valigina accanto e ho letto persino un libro attendendo il treno.
Oggi, inizio 2013, la Sala d'attesa aperta a tutti non c'è più! Al suo posto una sala esclusiva, con personale pagato da Trenitalia che chiede la famosa tessera tanto agognata da Barbara D'Urso! Non viaggi in prima classe e non hai la tessera? Plebeo!
Stai al freddo in scomodi sedili di ferro davanti alla biglietteria insieme a qualche barbone che, se non stai attento, ti sonnecchia sulla spalla!
Trenitalia... ma Vaff...... alla Grillo proprio!     

Una storia pateticamente umana

Da: Il Resto del Carlino

Pensionato tedesco cerca l’uomo che mise incinta sua moglie

Riccione, estate del '55

"Mia moglie mi tradì con un marinaio di Riccione. È lui il padre di mio figlio, vorrei incontrarlo"

di Mario Gradara
Rimini, 19 gennaio 2013 - «ICH habe entdeckt, ho scoperto che Karl non è mio figlio, ma figlio di un marinaio di Riccione. Adesso vorrei almeno saperne il nome e guardarlo in faccia!» Telefonata davvero insolita quella arrivata alla redazione del Carlino di Rimini. Dall’altra parte del filo un gentilissimo signore di Wiesbaden, Hans R., ex professionista dell’informazione, che racconta (in tedesco) la sua storia. «Oggi ho 83 anni, sono pensionato, e con la mia fidanzata Gertrude nel 1955 siamo stati in vacanza a Riccione. In un hotel non lontano dal porto. Siamo arrivati in Italia con la mia Opel, eravamo strafelici».
«Gertrude — prosegue — hat ein pappagallo kennegelernt (ha conosciuto un ‘pappagallo’), un marinaio alto e aitante, coi capelli scuri, che con la barca a vela e a motore portava i turisti in gita sul mare, facendo tappa davanti al nostro albergo. Quella che poi è diventata mia moglie, morta diversi anni fa, quell’estate ebbe una storia con quell’uomo. Avevo avuto subito dei dubbi sulla tresca, ma lei non l’ha mai voluto ammettere. Fatto sta che quando siamo tornati in Germania lei era incinta, e dopo nove mesi è nato un bambino». «Appena l’ha visto ricordo che mia madre mi disse: ‘Ist nicht dein Sohn!’, non è tuo figlio». «Ma non c’erano prove né strumenti medici, all’epoca, per dirimere la questione».
COMUNQUE Hans accolse il piccolo e lo crebbe con amore e cura. Ma in fondo all’animo ha sempre coltivato quel dubbio. Che invece di dissolversi, è cresciuto col tempo. «L’anno scorso non ce l’ho fatta più — continua —, ho raccontato la storia a mio figlio, chiedendogli di sottoporsi al test del Dna. Gli ho detto: ‘Quando ti guardo negli occhi penso sempre a quel marinaio di Riccione’». E lui come l’ha presa? «Può immaginare — continua il pensionato tedesco — ma quando ha visto come soffrivo, è stato lui a dirmi: ‘Papà, allora facciamo il test’. L’ha fatto nel mese di giugno, e il risultato ha confermato i sospetti miei e le certezze di mia madre».
A QUEL PUNTO cosa è successo? «E’ successo che ci siamo abbracciati, io gli ho detto: ‘Per me tu resti sempre mio figlio’. E lui mi ha risposto: ‘Tu sarai sempre mio padre’». Una scena toccante. Ma Hans, in accordo con il figlio, oggi affermato professionista, ha deciso di cercare quell’uomo che gli sedusse Gertrude nel 1955. Anno in cui la nazionale tedesca si fregiava del suo primo titolo di Weltmeister conquistato nel ‘54, anno della tragica morte di James Dean, anno in cui film primatista d’incassi fu - ironia della sorte - ‘L’amore è una cosa meravigliosa’.
Cosa vorrebbe da quel marinaio? «Io — conclude — vorrei solo sapere chi è e dove abita. Mio figlio mi ha detto: ‘Vorrei guardare negli occhi l’uomo che mi ha concepito’».
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Perché quest'uomo abbia aspettato tanto per togliersi un tale dubbio attiene a come egli è costruito dentro di sé.
L'esame del DNA esiste da un po'... Forse ha atteso che la moglie morisse... Temeva di offenderla nel palesarle la volontà di sapere se lo aveva tradito ancor prima di sposarlo..
Un matrimonio fondato su una menzogna. Che tristezza certe vicende umane!
Mi ha evocato la storia che ho letto nel libro di Susanna Tamaro: "Va dove ti porta il cuore". Frase che la nonna dice a sua nipote come consiglio di vita... Andrebbe anche bene e potrebbe apparire molto romantica, se non fosse che questa nonna "era andata dove il cuore l'aveva portata" generando sua figlia, la madre della nipote a cui dava questo elegiaco consiglio, ma non con suo marito, bensì con un medico con cui aveva commesso adulterio.
Il marito, ai tempi l'esame del DNA era lontano futuro, si era comunque accorto "dalle mani" che quella figlia non poteva essere sua... Anche lui con lo stiletto del dubbio nel cuore.
Per queste "andate ...dove  il cuore ti porta" c'è sempre il dolore e lo smarrimento di qualcun altro...
Non trovo che ci sia molto di romantico e di elegiaco, quanto di egoista e di falso.
In questo caso la signora è morta e chi resta soffre e paga: figlio e padre putativo.

mercoledì 23 gennaio 2013

Magistrato corrotto


Da: UMBRIA 24 News - 23 gennaio 2013 Ultimo aggiornamento alle 15:46

Roma, sesso in ufficio con trans in cambio di favori: arrestato il pm romano. Indagini a Perugia

La procura del capoluogo umbro è competente sulle inchieste che coinvolgono i magistrati romani 


E’ stato arrestato questa mattina dai carabinieri il pm di Roma Roberto Staffa. L’arresto è stato ordinato dal gip del tribunale di Perugia su richiesta della procura del capoluogo umbro competente per inchieste che riguardano magistrati romani. I reati contestati sono di concussione, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
Il magistrato Roberto Staffa

Secondo quanto riporta il Corriere.it  sarebbero stati alcuni filmati a incastrare Staffa. Le riprese avrebbero mostrato il magistrato insieme ad alcuni trans nel suo ufficio al quarto piano della palazzina B della procura. I viados sarebbero stati ricattati: se avessero accettato le avances del pm, avrebbero evitato, almeno in parte, guai con la giustizia. I rapporti tra il pm  e i trans sarebbero andati avanti per un anno e mezzo, finché uno dei viados – nell’ambito di un’altra indagine non avrebbe raccontato cosa accadeva nell’ufficio del pm arrestato. A quel punto, la procura di Roma ha inviato un’informativa ai colleghi di Perugia, che hanno piazzato le telecamere nell’ufficio di Staffaal termine dell’inchiesta hanno chiesto un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip di Perugia. 

Inchiesta partita dalla procura  L’inchiesta che ha portato all’arresto del pm romano Roberto Staffa sarebbe partita da una segnalazione compiuta dalla procura capitolina su comportamenti anomali attribuiti allo stesso magistrato. Le indagini sono poi state trasferite  a Perugia  per competenza. Incredulità e sconcerto negli ambienti del palazzo di giustizia di piazzale Clodio a Roma dopo la diffusione della notizia.

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Senza parole!! Si rimane senza parole! Se poi si legge di quali inchieste si era occupato il magistrato e di quali importanti strutture di legge aveva fatto parte... si rimane agghiacciati!
Come avere fiducia di questa gente che si occupa dell'applicazione della legge?
Che sappiamo noi di chi ha in mano il fascicolo che può riguardarci?
Sarà persona corretta? Integerrima? Saprà giudicare applicando bene la legge? 
Lo sconcerto e la sfiducia nascono da tanti, troppi casi in cui abbiamo constatato che i giudici sbagliano: per errore o volutamente.
Comunque il referendum in cui chiedemmo a maggioranza che pagassero per i loro errori è stato disatteso, come altri referendum in cui il popolo ha espresso a maggioranza una volontà che il Potere ha voluto ignorare.  

martedì 22 gennaio 2013

IdV Liguria ieri ed oggi

IERI - Un iscritto che ci credeva scriveva ad Antonio Di Pietro quello che vedeva e "l'uomo pieno di valori" non rispondeva:

Da: Savona News

 domenica 25 settembre 2011



Liguria: IDV a pezzi. Tonino, guarda giù, che ad andarsene qui sono i migliori






Italia dei Valori: Cosimo Melacca sbatte la porta talmente forte che se a Roma non capiscono e/o non sentono si organizza una colletta per una visita dall'otorino

Cosimo Melacca - Sotto la sua lettera ad Antonio Di Pietro

Dopo mesi di vana attesa di una tua risposta, nauseato e mortificato dalla mia squallida esperienza vissuta in IDV ligure, deluso dal tuo silenzio assenso e della tua totale indifferenza, allibito dalla mancanza di educazione di non aver mai ricevuto una risposta alle tante lettere scritte a te e ai tanti dirigenti del tuo partito, fatte di denunce che manifestavano l’anomala e alquanto discutibile conduzione del partito in Liguria da parte (dell’onorevole) Paladini che tratta e gestisce il partito più come un bene proprio che come una FORMAZIONE POLITICA, facendosi il padrone assoluto in modo verticistico e non democratico senza condivisione della base, coadiuvato da personaggi di poca stima politica da parte mia, come il Consigliere Regionale Quaini, insieme al quale hanno aperto le porte e le poltrone di IDV NON AI VOTANTI, ma a tanti MILITANTI ATTIVI della DESTRA di STORACE e ad amici vari senza coerenza politica o ad altri che magari fino a ieri erano solo immobiliaristi SENZA STORIA POLITICA o sindacale.
Critiche mosse, com’è ovvio e tengo a precisare, non a titolo personale bensì a livello POLITICO.
Con la presente, fatta questa premessa e pentito di avere con i miei voti, ma soprattutto con la mia reputazione, favorito in passato la crescita di IDV Liguria, SPINTO DAL SENSO DEL DOVERE PUBBLICO,
io sottoscritto COSIMO MELACCA,
che ricopro in modo totalmente gratuito le cariche Consigliere Comunale di Rialto, presidente regionale di Agriturist, vice presidente Regionale di ConfAgricolura, e vice presidente Nazionale di Agriturist
CHIEDO IN MODO CATEGORICO
DI ESSERE CANCELLATO DALLE LISTE E DAGLI ELENCHI DEGLI AMMINISTRATORI IDV, OLTRE CHE DA QUALSIASI MIA ASSOCIAZIONE AD ESSO.
DESIDERO
che questa mia dissociazione sia resa pubblica attraverso gli organi di informazione, considerato anche il mio ruolo sindacale e politico ci tengo che la gente sappia la presa di distanza dal partito IDV, ma soprattutto dai suoi amministratori regionali CON CUI IN NESSUN MODO VOGLIO ESSERE ACCUMUNATO.

Con il più totale senso di nausea per la mia prima e unica esperienza vissuta all’interno di un partito e speranzoso che, come è già successo per le amministrative su Savona (perdita di consensi vertiginosa), ciò che stai seminando attraverso LA GESTIONE POLITICA del signor Paladini tu possa un giorno, raccogliendo perdite su perdite, aprire gli occhi e capire i TANTI URLI DI DISPERAZIONE E COMPRENDERE IL MALE CHE HAI FATTO CON LA TUA INDIFFERENZA A TANTI CHE, COME ME, FIN DAI TEMPI DI MANI PULITE HANNO CREDUTO PROFONDAMENTE IN TE.

È proprio vero ciò che pensa e dice la gente a proposito di chi siede sulle poltrone del potere politico con gli stipendi da capogiro e tutti i privilegi di cui un parlamentare usufruisce: entra inevitabilmente a far parte della CASTA e si allontana troppo dai problemi della quotidianità del popolo che lavora, ed è costretta lavorando ad aspettare la pensione fino a 65 anni, a differenza dei politici che ci vanno molto prima.
AUGURI
Cosimo Melacca



MMMMMMMMMMMMMMMMMMM

OGGI

Da: Il Giornale.it

Liguria, spese pazze dell'Idv Intimo e cibo per gatti con i soldi della Regione

Biancheria intima, cravatte, regali di Natale, cene, viaggi. Indagati quattro consiglieri: Maruska Piredda (Idv), mentre Nicolò Scialfa e Marylin Fusco (Dl) e Stefano Quaini (Sel)

Albano forte, Romina fragile

Da:Quotidiano.net

Al Bano, il leone, firma la resa
«Ylenia è morta vent’anni fa»

Marco Mangiarotti
MILANO
DICHIARAZIONE di morte presunta di Ylenia Carrisi, scomparsa a New Orleans, Usa, il 31 dicembre 1994. La voce di Al Bano si incrina. «Non avrei mai voluto farlo, ho aspettato dieci anni oltre i termini di legge. E siamo a venti. Mi hanno convinto per mettere le carte in regola». Al Bano lo ha chiesto al Tribunale di Brindisi, con l’avvocato Sandro Caforio, e l’ufficio giudiziario ne ha ordinato la pubblicazione su alcuni giornali perché chiunque abbia delle informazioni sulla scomparsa di Ylenia ne dia notizia. Entro sei mesi.
Perché si è deciso a presentare istanza al tribunale?
«È un atto dovuto, dopo dieci anni dalla scomparsa. Non avrei mai voluto farlo, perché un lumicino di speranza un padre lo deve avere. Mi hanno convinto per ragioni tecniche: ho 70 anni, se dovrò morire lascerò le carte a posto ai miei figli».
Quando si è arreso?
«Non mi sono mai arreso. So come è andata non per cose raccontate, sono stato in prima linea al fianco della polizia americana e speranze concrete non ne ho avute più».
Quando ne ha avuto la certezza?
«Dopo un mese di ricerche, notte e giorno, al fianco del capo della Polizia di New Orleans. Abbiamo setacciato tutta la città e i dintorni. Alla fine ho capito tutto».
Quale è la verità?
«Quella del guardiano del molo...». (si interrompe)
Che ha dichiarato di aver visto una giovane donna buttarsi nel fiume?
«Sì».
Come ha fatto a vivere questi ultimi venti anni con questo macigno nel cuore?
«Lascia un’ultima speranza a un padre. Da essere umano. Ma la verità la sapevo».
La scomparsa di Ylenia l’ha anche allontanato da Romina. Avete presentato istanza insieme?
«Non ne ho parlato con Romina. Mi sono informato e mi hanno detto che, da divorziati, la poteva presentare anche un solo genitore. (pausa) Dove ha letto la notizia? In tv? Io oggi non ho visto niente...».
Questo passaggio pubblico rinnova il dolore.
«Mi hanno dato fastidio le solite insinuazioni cretine, inutili e acide. La gente vuole sempre mettere il dito nella piaga, nuove pagine di martirio. Non capisco tutto questo clamore mediatico. Questo è un Paese che non ti permette neanche di tenere il dolore per te stesso. Questo è uno Stato che non ti concede neanche quello che ti è dovuto. Lo trovo assurdo. Ingiusto».
Non avevi altra scelta?
«È un prezzo che devono pagare tutti in questi casi. Un padre non vorrebbe fare mai una cosa simile. Ho aspettato venti anni per questo pezzo di carta assurdo. Mi hanno fatto capire i problemi legali a cui saremmo andati incontro, in un momento di lucidità ho detto: facciamolo e buonanotte!».
Hai spento l’ultima fiammella?
«Subito ho capito. Ma il mio cuore mi diceva che invece non l’avrei accettato fino in fondo. Mai».
Prima di salutare («Ci vediamo a Sanremo»), ripete: «Morte presunta. Ricordatelo! Se mia figlia si ripresenta quella dichiarazione è carta straccia».
Ylenia Carrisi avrebbe oggi 43 anni. Nell’avviso del Tribunale è indicata la data di nascita, la data e il luogo della scomparsa e l’ultima residenza, in contrada Bosco a Cellino: «Con invito a chiunque abbia notizie a farle pervenire al Tribunale entro sei mesi dall’ultima pubblicazione». Al Bano ne avrebbe fatto volentieri a meno. Il diario di quel terribile mese nei bassifondi New Orleans vale più di qualsiasi testimonianza postuma. «L’ho capito subito». È un singhiozzo, un urlo silenzioso. Un ruggito lontano che raggela.

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La disgrazia, il dolore, può toccare ciascuno di noi e cambiarci la vita, rovinandocela, cambiandola sempre in peggio. Ma c'è chi, pur soffrendo tanto, sa affrontare la realtà e chi non ce la fa e la sfugge... Quindi si ammala. Dal punto di vista psichiatrico la malattia mentale altro non è che un distacco dalla realtà, in diverse forme... a cui i medici danno nomi diversi cercando di raggrupparle nosograficamente per poterle meglio capire e studiare.
Chi è forte, dunque, non è che soffre di meno di chi se ne parte con il cervello: soffre totalmente ma affronta la realtà. E questo è Albano Carrisi. Questione di carattere ma anche di origini contadine forse. Valori legati a persone semplici, abituate ad affrontare le difficoltà giorno dopo giorno, senza farsi tante domande, sapendo che "si deve fare e basta".
Romina, tanti anni fa, lo disse: "Albano è il mio passo sicuro."
I genitori di Romina Power
Aveva buoni sentimenti e valori dentro di sé Romina, altrimenti non avrebbe potuto amare Albano. Sua madre, Linda Christian,  aveva altri valori. 
Dopo il gesto assurdo di Ylenia Romina non ce l'ha fatta. Ha cercato un capro espiatorio: Albano, la sua severità di padre... 
Lui è stato grande: l'amava molto e ha aspettato che si riprendesse, anche per il bene degli altri figli. Poi sono iniziate le accuse.. e allora anche una persona riservata nei suoi affetti arriva a parlare e tutti hanno appreso che la ragazza usava droga da tempo e che Romina non le aveva dato un buon esempio fumando marijuana, cosa a cui lui era contrarissimo.. Ma cosa doveva fare? L'estrazione di Romina era così diversa da quella sua. Diverse le figure genitoriali, l'ambiente. Era già un miracolo d'amore che lei avesse accettato di fare base a Cellino San Marco...
In realtà tua madre può anche fumare marijuana, ma tu puoi scegliere di non accostarti mai alle droghe, per reazione, per essere diversa. Se questa ragazza così bella e così fortunata, con due genitori che si amavano, con due nonni che l'adoravano, ha scelto di drogarsi con ben altro che lo spinello... forse aveva un disagio mentale tutto suo, in cui la sua famiglia non aveva alcuna responsabilità.
Li ha distrutti. Ha diviso i suoi genitori, dato un dolore immenso ai suoi buoni nonni ed ai suoi fratelli.
Albano prova dolore a chiedere la morte presunta di Ylenia, ma deve farlo per necessità: come dice lui, da bravo uomo che viene dalla terra, "Per lasciare le cose a posto per i figli."

lunedì 21 gennaio 2013

Tutti contro tutti per l'assalto al Potere

Da: Il Sole 24ore

 Berlusconi pifferaio, Monti mascalzone, Bersani Gargamella. A un mese dalle elezioni è una campagna piena di insulti  In campagna elettorale la tensione, inevitabilmente, sale. E dal confronto allo scontro verbale il passo è breve. L'insulto, insomma, è  breve. 

L'insulto, insomma, è sempre dietro l'angolo. Se poi lo stile è british, come nel caso del premier dimissionato Mario Monti, o più nazionalpopolare con punte verso il turpiloquio, come per Beppe Grillo, dipende dalle caratteristiche del candidato o dall'effetto mediatico che si vuole avere sugli elettori.
Agli attacchi verbali tra i contendenti, gli elettori ci sono ormai abituati, da almeno quindici anni. E la tornata elettorale di questo 2013 non fa eccezione. Un contributo corposo alla campagna elettorale portata avanti a colpi di battute, colpi bassi, calembour e parolacce lo fornisce proprio il leader del Movimento 5 stelle. 

L'elenco è lungo e i bersagli non si contano più. Così, Silvio Berlusconi è lo "psiconano", "un uomo di 74 anni senza prostata", uno che è "sotto azoto da 10 anni", "testa asfaltata". Bersani è Gargamella", il mago cattivo che vuole catturare i puffi, o, a scelta, uno "zombie" o "un fallito".
Roberto Maroni è «un barbaro sognante, infatti sogna sempre di prenderci per il culo», mentre Matteo Renzi si becca un "ebetino di Firenze", Nichi Vendola un "supercazzolaro", un "buco senza ciambella". I parlamentari, infine, non sono altro che "larve ben pagate" e quindi, l'esortazione, conseguenziale, di Grillo agli onorevoli non può che essere "andatevene, facce di m...".
Ai livelli di Grillo, il Cavaliere non ci arriva, però l'ex premier non ha fatto mancare, in queste settimane di "tour" tra tv pubbliche e private, qualche regalo verbale agli avversari, tanto per mettere un po' di pepe alla campagna elettorale. Così Monti è "un matto" o "un mascalzone" e, insieme ai suoi alleati Casini e Fini, forma "il trio sciagura".
Sebbene Monti si sia presto adeguato al clima della campagna elettorale, mettendo da parte la cautela fin qui mostrata nel parlare della classe politica, non si è mai lanciato in improperi. Le sue stilettate agli avversari conservano comunque un certo aplomb. Al massimo, si è spinto nel definire Berlusconi un "pifferaio": come il protagonista della favola di Hamelin che incantava i topi con il suo flauto, così il Cavaliere ha incantato gli italiani, soprattutto sulla dolente questione delle tasse, ha detto Monti, che ha riservato al leader del Pdl un altro colpo basso, inferto con i guanti bianchi: "spesso all'estero ci è stato detto che non si vedeva un presidente del Consiglio da tempo...".
La replica di Berlusconi non si è fatta attendere: «Chi dice queste cose è un mascalzone, questa è una mascalzonata», ha detto il leader del Pdl rigettando le critiche sullo scarso impegno del suo governo contro la crisi: «lo spread è una cosa indipendente, queste sono menzogne, non è la realtà». E poi, io pifferaio?: «Anche lui ha fatto illudere noi, è veramente un bluff e ci siamo caduti tutti. Abbiamo tutti sperato che questo signore fosse quello che appariva. Probabilmente vuole tassarmi anche il piffero...".


L'attacco si allarga anche ai compagni di viaggio del premier, Fini e Casini: «Monti è in bella compagnia... ha scelto i peggiori politici, le peggiori persone che sfortunatamente mi è capitato di incontrare nella vita. Con Casini e Fini ha messo su un trio... già circola il nome: il trio sciagura. Una sciagura anche per l'Italia». E a sette anni di distanza è ricomparso sulla scena il "coglioni" che il Cavaliere aveva graziosamente elargito nel 2006 a quegli italiani che votavano a sinistra. Stavolta l'ex premier, ospite da Santoro, ha ricordato, a modo suo, il sostegno sempre avuto da una parte consistente degli elettori: «Ogni volta che mi sono presentato sono stato votato da 11-13 milioni di italiani. Tutti coglioni?». E al pubblico in studio che ha cominciato a fischiarlo, ha concesso il bis: "I coglioni siete voi».
L'ultima perla del Cavaliere è il "matto" con cui ha etichettato il suo bersaglio principale, Monti: «O pensa che gli italiani siano matti, o c'é in giro un matto che pensa di essere Monti...».
Tra i protagonisti di questa campagna elettorale c'è il leader di Sel Nichi Vendola, la cui colpa, secondo alcuni avversari politici, è quella di essere omosessuale. Più volte, infatti, il governatore della Puglia è stato aspramente attaccato per i suoi gusti sessuali: il consigliere comunale del Pdl di Vigevano, Andrea Di Pietro, ha sparato dal suo profilo facebook un "Vendola è viscido quanto la vaselina che usa».
Elegante anche l'affondo, ma in questo caso si è trattato di fuoco amico, dell'assessore al bilancio del Comune di Ferrara, il renziano Luigi Marattin, che ha esortato Vendola ad andare ad «elargire prosaicamente il tuo orifizio anale in maniera totale e indiscriminata». Un "vaffa" omofobo, condito con l'accostamente a Tony Blair, «la figura pù' fallimentare della sinistra europea, che ha sempre perso e fatto perdere". In punta di penna, o meglio di tastiera», anche l'invettiva di Giuseppe Ripa, assessore pidiellino al traffico a Lecce, che ha colpito il leader di Sel con un uno-due: «Signorina» e «gay disturbato». Poi, però, si è dimesso.
E Bersani? Per ora niente. Tanto che Fiorello, dalla sua edicola virtuale lo ha esortato ad "insultare" qualcuno, per non rimanere ai margini del ring verbale sul quale se le danno di santa ragione gli altri contendenti. E non ci sarebbe niente di male, in fin dei conti: anche il leader più potente del mondo, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, si è lasciato scappare qualche insulto nella campagna per le presidenziali (poi vinte) dello scorso anno: ha definito il suo sfidante un "cacciaballe", parola che in inglese suona ancora più volgare, "bullshitter".
Monti rivendica la svolta rispetto al passato e a enfatizzare politicamente il concetto ci pensa il presidente della Camera e leader Fli Gianfranco Fini che sintetizza la situazione che si presenta al giudizio degli elettori: da un lato «il Pdl è tornato al vecchio amore tornando all'alleanza con la Lega ed il Pd ha fatto nuovamente un'alleanza con Sel di Vendola. Noi rappresentiamo invece la novità».
Oggi la novità è che c'è «una coalizione che non è di centro ma è guidata da Monti e unisce persone di destra e di sinistra per presentare non un libro dei sogni, ma riforme possibili per superare questo bipolarismo stantio». Il capogruppo Fli alla Camera Benedetto Della Vedova, sceglie invece un tweet per replicare a Berlusconi: «Berlusconi parla di un leaderino matto che va in giro: chiaramente autobiografico».
A Porta a porta, infine, incrociano le lame il segretario del Pdl Angelino Alfano e il leader Udc Pier Ferdinando Casini che accusa: «Avete portato per quattro anni l'Italia allo sfascio e ora non potete prendervela con il medico Monti». Immediata la replica dell'ex ministro della Giustizia: «La situazione economica per cui la gente non vede la luce in fondo al tunnel e' tutta dovuta a questo anno di governo Monti». 
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I più eleganti e corretti, dunque, sono il Prof. Monti e Bersani!
Peccato che Monti si è messo con uno come Fini e Bersani si è fatto dare i soldi dall'Ilva per la sua precedente campagna elettorale, nonostante il suo partito riceva dalle casse dello Stato tanti milioni di euro da far girare la testa (ricordo sempre CONTRO il pronunciamento referendario degli italiani)! 

Roberto Maroni non è "un barbaro sognante" neanche un po': egli non sogna affatto. E', come molti della sua specie, una faccia non di bronzo, è troppo poco, di pietra! Prende le scope per spazzare via cosa?? Bossi è ancora lì e se non sbaglio si candida pure!

Gli insulti a Berlusconi sono di vecchia data: "psiconano" "testa asfaltata" l'ho letto centinaia di volte sul vecchio blog di Antonio Di Pietro scritto da chi lo seguiva... E scrissi che erano di cattivo gusto.

Ma sono niente a paragone di quello che certe persone dicono a Vendola! Una cosa vergognosa da quel che si legge in questo articolo. Questa è vera omofobia e della peggior specie! Vendola non si nasconde, non finge, non è un ipocrita, non è un vigliacco e non può essere ripagata così la sua sincerità nell'esprimere, dignitosamente, quello che è! Non si traveste, non dà scandalo con il suo comportamento omosessuale. Dunque questi commenti ed epiteti sono ancora più gravi e si ripercuotono contro chi li ha proferiti come un boomerang! 
Purtroppo non condivido appieno le sue scelte politiche, altrimenti lo voterei... e non è detto che non lo farò!

Monti ha dato del pifferaioBerlusconi e in effetti più che un insulto è una definizione calzante sul personaggio. Per contro egli ha reagito con il suo solito spirito che fa sorridere: " Probabilmente vuole tassarmi anche il piffero...", dimostrando senso dell'umorismo ma anche la sua fissazione per quella parte del suo corpo, emulo di Moravia che scrisse addirittura un libro su quella parte del suo corpo, intitolandolo "Io e Lui"!
Si capisce che si sia offeso per il "pifferaio " e che per questo abbia reagito con un improbabile "mascalzone" affibbiato a Monti che, certo ha sorpreso un po' tutti con la sua "ascesa in campo", però l'epiteto non gli si attaglia affatto e sembra più un boomerang, detto da Berlusconi, come anche la parola "matto"!!