mercoledì 20 febbraio 2013

Penosa mitomania


Da: Il Fatto Quotidiano

Tu quoque, Oscar Giannino


Oscar Giannino è il fondatore, insieme a un gruppo di economisti seri e rigorosi, di un partito che fa del merito e della trasparenza due dei suoi principali cavalli di battaglia. Dovrebbe quindi avere ben chiaro che modificare in modo un po’ puerile il proprio curriculum aggiungendovi un master mai conseguito all’Università di Chicago, in barba a ogni considerazione legata al merito e alla trasparenza, non costituisce affatto un piccolo peccato veniale. Si tratta invece di una macchia importante sulla credibilità politica del leader di un partito.
Vediamo perché. Anzitutto, nonostante le ripetute e un po’ goffe ritrattazioni del giorno dopo, il dolo sembra proprio esserci stato. Nel curriculum online sul sito dell’Istituto Bruno Leoni, centro di ricerca cui Giannino ha legato buona parte della sua reputazione di giornalista esperto di economia, anche grazie alla redazione del suo Chicago Blog, fino a ieri si leggeva chiaramente che “Oscar Giannino è laureato in giurisprudenza ed economia e ha conseguito il diploma in Corporate Finance e Public Finance presso la University of Chicago Booth School of Business” (lo stesso, prestigioso, ateneo in cui Luigi Zingales è professore ordinario di Entrepreneurship and Finance). Due lauree e un master insomma.
Tale versione del cv è stata online per molto tempo – prima di essere frettolosamente cancellata dopo la dichiarazione di Zingales – ed è improbabile che Giannino, o chiunque a lui vicino, non l’abbia mai notata. Anche perché è stata ripresa da diversi altri siti, giornalistici, economici e politici, al punto che l’immagine pubblica di Giannino veniva, fino a ieri, generalmente associata anche ai suoi studi a Chicago, tempio dell’economia neoclassica e liberista. Associazione del tutto naturale, visto che il tratto più distintivo della figura pubblica e politica di Giannino sono le sue competenze economiche e le posizioni molto nette contro l’intervento pubblico nell’economia, e che il suo blog si chiama proprio “Chicago Blog”. Del resto, anche la posizione di “Senior Fellow” presso l’Istituto Bruno Leoni ha un sapore decisamente accademico.
Non meraviglia quindi che il leader di Fermare il Declino abbia esplicitamente dichiarato in televisione di aver conseguito il famigerato master a Chicago. Probabilmente era consapevole che “gli studi a Chicago” fanno parte della sua figura pubblica e che fosse conveniente assecondare l’equivoco.
È altrettanto naturale e facilmente comprensibile che Luigi Zingales, una volta conosciuta la verità, non abbia potuto tenere un comportamento omertoso e complice, visto il rischio di subire a sua volta un grave danno alla reputazione. Accusare Zingales di intelligence col nemico è semplicemente ridicolo. L’economista dell’Università di Chicago si è comportato nell’unico modo possibile e di certo non ci ha guadagnato nulla, anzi.
La linea difensiva di Giannino a mio parere ha aggravato la situazione. Inizialmente, il leader di Fid ha negato di aver millantato studi a Chicago, proprio mentre in rete stava diventando virale il video di un’intervista a Repubblica in cui diceva senza ombra di equivoci di aver conseguito il master. Giannino ha quindi reso noto di aver effettivamente trascorso un periodo di tempo a Chicago, ma per studiare l’inglese e senza frequentare alcun corso universitario. Poi, ha affermato di non aver mai controllato il suo cv in rete sul sito dell’Istituto Bruno Leoni, forse redatto da un ignoto stagista che avrebbe inventato di sana pianta le sue credenziali accademiche (un’invenzione insolitamente particolare e circostanziata). Ciò significa che non avrebbe mai controllato nemmeno tutti gli altri suoi cv presenti in rete, quale per esempio quello del Festival Internazionale del Giornalismo, che unanimemente gli attribuivano il master (e due lauree). Né ha mai sentito l’esigenza di rettificare ogni volta che, nella presentazione a un talk show, gli si attribuivano fantomatici studi a Chicago.
Vi sembra credibile? A me no. Anzi mi pare un insulto all’intelligenza dei militanti e simpatizzanti di Fermare il Declino, tra i quali peraltro ci sono tante persone che studi economici li hanno affrontati per davvero, a costo di grandi sacrifici. Vale la pena notare che, nelle dichiarazioni del giorno dopo, Giannino ha precisato di non avere alcun titolo accademico. Sembra di poterne dedurre (ma non ci sono riscontri oggettivi, né interpretazioni autentiche da parte del diretto interessato) che anche le due lauree non sono mai state conseguite.
Su Facebook, molti militanti di Fid hanno comprensibilmente tentato di ridimensionare la vicenda. Michele Boldrin, economista di chiara e meritata fama internazionale, ha scritto provocatoriamente sulla sua bacheca: “Poi ci sono i baroncelli italiani, quelli omertosi con se stessi ed i loro colleghi ad ogni concorso, che scoprono d’avere una coscienza e chiedono “fuori il Cv”. Ottima idea: tirate fuori il vostro!”. Versione accademica dell’evangelico “chi è senza peccato scagli la prima pietra” (mi permetto di copiare lo status qui perché Boldrin lo ha reso pubblico, cioè visibile a tutti, amici e non).
Non è una buona strategia. Qui non si tratta di fare una gara a chi ha il cv migliore e la carriera più trasparente. Personalmente sono molto interessato a conoscere il vero cv dei candidati premier, specie di quelli che professano trasparenza e merito, proprio perché non sono un barone e mi sono impegnato in battaglie pubbliche per la trasparenza e il merito nella mia istituzione, l’università (per inciso, rispondo all’invito di Boldrin e mostro il mio cv, spero dignitoso ancorché infinitamente più modesto del suo. Aggiungo che i cv di tutti gli accademici onesti sono già pubblici, visto l’obbligo di renderli disponibili sui siti dei rispettivi atenei).
Il problema è la credibilità. Se uno mente in pubblico sulle proprie credenziali, può mentire su tutto. Come può allora un elettore fidarsi di lui? Non so se Giannino debba dimettersi, questo dipende dalla sensibilità sua e, a questo punto, soprattutto da quella dei suoi rigorosi compagni di viaggio. E mi disturba che a chiedere le dimissioni di Giannino sia oggi uno dei più grandi mentitori pubblici della storia d’Italia, uno che ha imposto al Parlamento di sottoscrivere che Ruby fosse la nipote di Mubarak, insieme a tante altre menzogne. Ma sono sicuro che cavalcare l’argomento del “così fan tutti” o fingere che si sia trattato di un banale equivoco non sia una soluzione che aiuta Fermare il Declino, né (e questo è ciò che più mi sta a cuore) a promuovere una cultura della trasparenza e del merito in Italia.

Da questo blog: 20 ottobre 2012

Per chi votare?

Questo signore si chiama Michele Boldrin ed è un Professore Universitario di Economia.
Professore non in Italia, dove i concorsi universitari non si vincono per bravura, salvo eccezioni, ma dopo carriere di portaborse del professore già in carica  e attraverso strade che raramente passano per il merito.
Ha fondato un Movimento, di ispirazione liberista. 

Avevo dedicato attenzione a questo Professore di Economia dopo averlo sentito in una trasmissione televisiva. Ho appreso poi qualcosa in più: il promotore e Leader di questo Movimento era un giornalista che compariva spesso in televisione vestito in modo bizzarro.
Le idee liberiste possono essere buone, bisogna vedere come si vuole attuarle.
Dunque il bizzarro modo di porsi di Giannino poteva non essere indicativo della bontà o meno delle sue idee, anche perché la gente che era confluita nel suo Movimento era gente seria... sembra!
Dopo la mia, e non solo mia, esperienza dentro il Movimento, poi Partito, Italia dei Valori so per certo che le cose viste da dentro e da molto vicino, per chi si accosta all'impegno politico con onestà intellettuale, sono ben diverse da come dall'esterno potrebbero sembrare.
Certo bisogna accostarsi alla politica con onestà e con gli occhi ben aperti e non per interesse e con la volontà di non vedere. Perché ho visto anche questo: l'interesse piega le azioni e le opinioni delle persone alla più squallida ipocrisia, al più penoso autoinganno volontario.
Ed ecco che una persona solida ed onesta come Zingales scopre casualmente che Giannino è un piccolo mitomane vanaglorioso che millanta titoli accademici mai conseguiti.
Scoperto annaspa e propone di "tirarsi indietro": mi chiedo cosa altro possa fare!
Passi per il bizzarro modo di vestirsi e di porsi, (di "strani" in politica ne abbiamo già visti, si pensi a Pannella), ma se uno arriva ad inventarsi titoli accademici che non ha il discorso si fa diverso ed ha ragione Fabio Sabatini quando scrive: "non costituisce affatto un piccolo peccato veniale", e non è soltanto questione di credibilità, il che è senz'altro prioritario, ma una simile scelta apre una riflessione seria sulla psicologia di un simile personaggio.
E' vero che i popoli si sono affidati spesso a pazzi paranoici (es. Hitler), a soggetti affetti da disturbi della personalità (e qui la lista sarebbe lunga), ma se certe stranezze le possiamo scoprire prima meglio così! Cerchiamo di affidare la Responsabilità della Cosa Pubblica a chi è Responsabile.
Superata una certa età, e certo Giannino non è più un ragazzino in crisi adolescenziale, si pretende una certa stabilità. E come può essere stabile psicologicamente una persona che NON SI VERGOGNA di dire bugie su ciò CHE E', prima di tutto di fronte  a sé stesso! Una persona risolta si accetta per ciò che è. E' tranquilla, sicura, stabile. 
Il povero Oscar Giannino è come un bambino che vuol sembrare quello che non è, dunque è insicuro di ciò che egli è veramente, allora si inventa un curriculum fasullo per fare colpo!
E' un caso umano e come tale può solo fare pena, ma non può proporsi a rappresentare nessuno! 

martedì 19 febbraio 2013

Riuscirà con i deputati e i senatori 5 Stelle a realizzarlo?

Da: RAINews24
Grillo: "Vogliamo un sogno"

Ancora una volta a Pavia Beppe Grillo ha davanti a sé una folla straripante e promette: "Altro che i grillini! Mettiamo in Parlamento persone con due palle così", perché "le nostre idee non sono di destra né di sinistra, le idee o sono buone o sono cattive"

Grillo Grillo
Pavia, 19-02-2013
"Vogliamo un sogno, ma non di due legislature, di due generazioni: ambiente, energia, la qualità della vita dei miei figli"; "uno Stato che mi protegga, non che mi schiacci". Ancora una volta a Pavia Beppe Grillo ha davanti a sé una folla straripante e promette: "Altro che i grillini! Mettiamo in Parlamento persone con due palle così", perché "le nostre idee non sono di destra né di sinistra, le idee o sono buone o sono cattive".
Mps
"Il caso Montepaschi è lo scandalo finanziario piu' devastante della storia della nostra Repubblica. Mi sarei atteso un intervento da parte del capo dello Stato: Napolitano doveva pretendere che fossero fatti i nomi dei responsabili. Invece il presidente della Repubblica è rimasto in silenzio".
Due Parmalat
"Per il caso Montepaschi - ha aggiunto Grillo - dovrebbero essere messi sotto processo i vertici del Pd dal 1995 ad oggi, la Banca d'Italia, Draghi e la Consob. E' uno scandalo di portata doppia rispetto a Parmalat".
Superstipendi
"Non è più possibile - ha aggiunto Grillo - che oggi in Italia, come avviene in certe aziende, un manager guadagni sino a 1.500 volte in piu' di un operaio o di un impiegato: noi inseriremo una forbice massima di "1 a 12", nel senso che un amministratore non potrà percepire uno stipendio superiore a 12
volte di quello di un altro dipendente".
Ambizioni nazionali
L'obiettivo di Grillo, sussurrano alcuni osservatori, è fare del Movimento 5 Stelle il primo partito in Sicilia e guaadgnare così 14 dei 25 senatori siciliani. Un obiettivo ambizioso ma possibile perché i sondaggi avrebbero indicato al politico genovese l'espansione del corpo elettorale dei 5 Stelle dalle fasce più giovani a quelle degli 'over 40'.
Benedetto XVI
"Il papa - ha detto Grillo dal palco di Pavia allestito in piazza - si è reso conto, ha capito che era in ostaggio della curia, mi fa anche pena. E' un tedesco, per questo si è dimesso". Secondo il
comico genovese, Ratzinger "ha capito" che "il mondo sta cambiando alla velocità della luce" e che in futuro, per esempio, "i preti potrebbero sposarsi e avere figli" e "sarebbe anche bello, così capirebbero che cosa vuole dire avere bambini" prima di "parlare di quelli degli altri". Il Papa "ha capito che
milioni di persone volevano parlare con lui, erano pecorelle con il loro pastore". Ma ormai "ci sono amministratori delegati, cioè i cardinali, dentro lo Ior, e questa è la parte vera del Vaticano".
Questi cardinali, secondo Grillo "hanno tutto tranne il messaggio evangelico" invece "don Gallo, alcuni comboniani e frati meravigliosi, cioè una fetta della chiesa non è mai gratificata. Questi cardinali sono baroni che girano con la scorta" come "il vescovo di Genova Bagnasco". "Bagnasco, il presidente della Cei, ha quattro guardie del corpo: se Gesu' avesse avuto 12 body-guard invece degli apostoli, non l'avrebbero crocifisso" ha aggiunto Grillo.

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Nei giorni scorsi Beppe Grillo ha detto anche che "fra sei mesi si tornerà a votare".
Bene, fallo dire agli altri questo Grillo, ma tu devi agire in modo che questo non avvenga! Questa che ti daremo con il voto, noi schifati di tutto, è una grandissima opportunità che tu e i ragazzi che entreranno in Parlamento ed in Senato NON dovete lasciarvi sfuggire, non dovete permettere che si rimandi ancora. Tempo non ce ne è più.

lunedì 18 febbraio 2013

Immagini di degrado

Chi segue questo blog sa che mi sono occupata molte volte della questione ambientale legata all'imbrattamento causato dai manifesti elettorali attaccati in luoghi dove non debbono essere affissi.
Questo orribile malcostume continua nell'indifferenza dei diretti interessati: gli aspiranti all'elezione ed i loro partiti.
Non è un bel modo di presentarsi alla Società imbrattando ovunque e lasciando poi brandelli di carta per oltre un anno, come è successo con i manifesti di Zingaretti alla Provincia, ad esempio, a cui scrissi segnalandogli la cosa, oppure a partiti come i Verdi addirittura!
Ho fatto le foto a codeste manifestazioni di illegalità (perché i manifesti vanno affissi solo nei luoghi preposti) in particolare per documentare la contraddizione dei Verdi! Basta cliccare a fondo post sull'etichetta Ambiente per sincerarvene: appariranno tutti i post sull'argomento e le foto.
Oggi ho fatto queste due foto:
Questa sfortunata fermata di bus Cotral è l'emblema del degrado: è perennemente piena di mondezza che il Comune di Rocca Priora non ritiene di dover pulire. I vetri, che dovrebbero proteggere dal freddo i poveretti che si trovano ad aspettare il bus, sono stati quasi subito distrutti da vandali e il resto lo fanno le affissioni. Uno spettacolo degradante! Ho cercato di capire quale fosse il partito di turno che ritiene che una pensilina, che dovrebbe riparare dalla pioggia i malcapitati che attendono il bus, sia invece un posto da imbrattare con i propri manifesti in modo che chi è lì sotto non veda nulla e sia costretto a sporgersi, bagnandosi, per vedere se arriva il bus: per capirlo ho fotografato i medesimi manifesti nel luogo, invece, preposto all'affissione.
Vedere foto sottostante:
E' il candidato di CASAPOUND!

domenica 17 febbraio 2013

Ad ogni Stato i propri Ospedali!


Da: UominiDonne.net

La Congregazione Figli dell’Immacolata Concezione, proprietaria  dell’Idi, chiede aiuto al Vaticano.

Vaticano interviene per Idi e scrive a Bertone

Sono mille e 400 i dipendenti del gruppo Idi, Istituto dermopatico, San Carlo e Villa Paola di Capranica, che hanno chiesto aiuto al Vaticano. I vertici della Congregazione hanno scritto una lettera al Cardinale Tarcisio Bertone, che diventerà a breve camerlengo plenipotenziario. La crisi si fa sentire anche sull’Idi. A rischio anche 700 operatori che aspettano il pagamento dalla Regione per il 2012.
Qualche tempo fa si era parlato di mobilità del personale e del commissariamento. Adesso c’è più speranza per il futuro, Donato Menichella, segretario nazionale dell’Anmirs, dice: se, come sembra, quella lettera è stata spedita, ecco un altro segno di una soluzione possibile a  una crisi che sta creando sofferenza ai dipendenti e alle loro famiglie.
Il sindacato dei medici sono partite il 4 ed il 7 febbraio due istanze al tribunale fallimentare.
Il Recup non sarà chiuso, servizio di prenotazione telefonico per le prestazioni sanitarie che è gestito dalla Cooperativo Capodarco. Il presidente Maurizio Matotta, dice: la decisione di remunerare il lavoro di nostri 700 operatori per tutto il 2012.
Tutta la mia comprensione per chi lavora e non viene pagato o rischia di perdere il lavoro perché l'organizzazione per la quale lavora rischia di chiudere.
Ma questa comprensione deve essere uguale per tutti: piccole e grandi Ditte private che chiudono e mettono in mezzo alla strada operai ma anche competenze di alto livello, cliniche private, Ospedali del Vaticano o di Congreghe religiose.
Se questi ospedali privati hanno svolto lavoro per lo Stato Italiano questo lavoro va pagato. Se l'Ente Pubblico che deve sborsare i soldi è la Regione, deve farlo.
Poi basta però! Se un Bondi, su mandato di un Monti, dice che bisogna tagliare la Sanità e vuole chiudere Reparti ed Ospedali dello Stato Italiano, dove si viene assunti per Pubblico Concorso e non per vie diverse come fanno nelle cliniche di proprietà privata o del Vaticano, allora si paga quello che è dovuto per quanto fatto fino a qui, poi si tagliano le convenzioni con queste strutture perché se non ci sono soldi per gli Ospedali di proprietà dello Stato Italiano NON CI SONO, A MAGGIOR RAGIONE, PER MANTENERE LE STRUTTURE DI PROPRIETA' DELLE  CONGREGAZIONI O ENTI RELIGIOSI E DELLO STATO VATICANO!
Che il Vaticano provveda a questi lavoratori!
Lo Stato Italiano, invece, provveda alle sue strutture, riorganizzando meglio, se vuole, controllando gli sprechi là dove ci sono (i mezzi per farlo esistono, basta volerlo)!

Un vero Uomo Santo autenticamente credente

Da: TGCOM24 Domenica, 17 febbraio 2013

Papa: "Mai strumentalizzare Dio per il potere"

La "Chiesa invita tutti a rinnovare lo spirito e ad abbandonare orgoglio ed egoismo". Benedetto XVI ha poi ringraziato i fedeli "per la vicinanza e l'affetto" dimostrati

12:32 - Il Papa invita a "non strumentalizzare Dio per i propri fini, dando più importanza al successo". "Il tentatore è subdolo - ha detto durante il penultimo Angelus -: non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realtà sono il potere e ciò che soddisfa i bisogni primari". "La Chiesa, che è maestra, chiama tutti i suoi membri a rinnovarsi nello spirito, e rinnegare l'egoismo per vivere nell'amore", ha ribadito.
"'Nei momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo di fronte a un bivio: vogliamo seguire l'io o Dio? L'interesse individuale oppure il vero Bene, ciò che realmente è bene?", ha poi affermato Benedetto XVI durante il penultimo Angelus, dedicato al tema delle tentazioni di Cristo. "Grazie di essere venuti così numerosi! Anche questo è un segno dell'affetto e della vicinanza spirituale che mi state manifestando in questi giorni". Così Benedetto XVI si è poi rivolto ai fedeli al termine dell'Angelus, salutando i pellegrini. La folla, accorsa in migliaia, ha risposto al saluto del Pontefice augurandogli "lunga vita". Il Papa è stato ripetutamente e lungamente interrotto dagli applausi delle decine di migliaia di fedeli riuniti in Piazza San Pietro.

Papa Lombardi: "Oltre 50mila persone all'Angelus" -All'Angelus di Benedetto XVI in Piazza San Pietro erano presenti "oltre 50 mila persone". Lo ha riferito il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi.


Dimissioni Papa, emergono nuove motivazioni

Dal rinnovo dello Ior ai bilanci degli enti benefici

foto Ansa
11:05 - A una settimana dall'annuncio shock di Benedetto XVI di rassegnare le dimissioni da pontefice, emergono nuovi inquietanti dettagli. A riportare nuove ricostruzioni dell'abbandono papale è il giornalista Gianluigi Nuzzi, sulle colonne di "Libero". Si è già detto molto della fatica fisica e dell'età, e pure della relazione redatta da tre cardinali sulla vicenda Vatican Leaks.
Del tutto nuove invece, due motivazioni che Nuzzi racconta adesso: il papa avrebbe voluto riformare in modo radicale lo Ior, la banca vaticana, e rendere più trasparente la contabilità degli enti benefici. In entrambi i casi si sarebbe scontrato con forti resistenze interne.
Riforma dello IorIl Papa avrebbe voluto riformare la Banca Vaticana, lo Ior, visto che come scrive Nuzzi, "ogni tanto emergono dagli angoli del pianeta vicende che vedono dei conti intestati a sacerdoti, suore, prestanomi, snodi essenziali di storie di corruzione, malversazione, truffe e di criminalità finanziaria". La nomina nel 2009 di Ettore Gotti Tedeschi era già orientata a un cambiamento in questo senso: il suo incarico era infatti, quello di adeguare lo Ior alle norme internazionali antiriciclaggio. Non è chiaro però, perché dopo le dimissioni del banchiere (a maggio 2012) la presidenza della banca sia rimasta vacante per mesi e poi riempita in fretta e furia dopo le dimissioni di Ratzinger con la designazione del tedesco Ernst von Freyberg.

Contabilità degli enti benefici, appalti e corruzioneSulla scrivania di Benedetto XVI è rimasto a lungo e non ha trovato soluzione un altro spinoso dossier: quello della riforma delle contabilità degli enti benefici. I singoli istituti adottano criteri diversi per la redazione dei bilanci e il Papa avrebbe voluto uniformare le scritture contabili per evitare, come ricostruisce Nuzzi, "usi impropri e soprattutto dispersioni di ricchezza". Non solo: ai bilanci che diventavano buchi neri si aggiungerebbero anche episodi di corruzione e appalti truccati. Fu monsignor Viganò, il numero due del governatorato (vale a dire l'ente che segue spese, appalti, forniture e servizi presso il Vaticano) a denunciare spese gonfiate e gare d'appalto poco trasparenti. Viganò raccontò tutto al Papa e i suoi resoconti turbavano sistematicamente il Pontefice. Al punto da fargli disdire tutti gli impegni successivi ai colloqui e al punto da farlo ritirare per ore nella cappella privata per immergersi nella preghiera.
La relazione dei tre cardinali sui Vati-LeaksDopo la divulgazione di documenti strettamente riservati trafugati dal maggiordomo Paolo Gabriele, il Papa aveva chiesto a tre cardinali di redigere una relazione per spiegare la fuga di carte e lo scandalo che ne era seguito. Il documento ancora top-secret, è per ora nelle mani dei tre autori e del Pontefice, ma descriverebbe una Curia romana assai diversa da quella conosciuta da tutti. Probabilmente quel report sarà il primo nodo che dovrà sciogliere il prossimo erede di Pietro.
L'età e la presunta malattia
Ad accelerare il turbamento di Benedetto XVI poi sfociato nelle note dimissioni sarebbero stati l'affaticamento fisico, dovuto all'età, e una presunta malattia, data per certa da diverse fonti, ma finora mai confermata a livello ufficiale.


Vaticano S.p.A.



Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.



Vaticano S.p.A.
AutoreGianluigi Nuzzi
1ª ed. originale2009
GenereSaggio
SottogenereInchiesta
Lingua originaleitaliano
Vaticano S.p.A. Da un archivio segreto la verità sugli scandali finanziari e politici della Chiesa è un saggio - inchiesta giornalistica di Gianluigi Nuzzi, già collaboratore del Corriere della Sera e Il Giornale, sugli scandali finanziari e politici degli anni '90 dell'Istituto per le Opere di Religione e sui suoi rapporti con la mafia.
Il libro è stato il bestseller del 2009[1], tradotto in 14 lingue[2][3] e i cui diritti d'autore sono stati devoluti in beneficenza per il 50%[4].

Contenuto [modifica]

Viene dato rilievo al fatto che le varie speculazioni finanziare erano coperte da un sistema complicatissimo di conti cifrati per proteggere clienti eccellenti (per i quali venivano usati nomi in codice) e che spesso erano mascherate da associazioni e fondazioni benefiche fittizie. Nella prima parte del libro è spiegato che dall'archivio Dardozzi emerge che circa due terzi della maxitangente Enimont (90 miliardi di lire) sono finite nello Ior. Nella seconda parte è contenuta un'intervista a Massimo Ciancimino che mette in luce i legami fra la Banca Vaticana e la mafia.

Indice del libro [modifica]

Prima parte [modifica]

  • Le carte segrete del Vaticano
  • Ascesa e caduta di Marcinkus
  • Firma autorizzata: Andreotti Giulio
  • Lo Ior parallelo
  • Enimont. La maxitangente
  • Enimont. Il depistaggio
  • Enimont. Le coperture
  • Truffe e ricatti nei sacri palazzi
  • I soldi del papa e lo Ior dopo De Bonis

Seconda parte [modifica]

  • L'altra inchiesta. Il «Grande Centro» e i soldi della mafia
  • Il golpe porpora
  • Lo Ior, quei soldi per Provenzano

Edizione [modifica]



Dal libro un breve passo:


"...Paolo VI affida il trasferimento all'estero delle partecipazioni a un sacerdote e a un laico...già conosciuto da Montini quando era arcivescovo di Milano. Si chiama Michele Sindona. Porta i capitali della mafia. Il sacerdote che mastica di finanza ed è amico degli Usa si chiama Paul Marcinkus... E' lo stesso Sindona a presentare a Marcinkus il banchiere Roberto Calvi... I tre arrivano a manipolare gli andamenti della Borsa di Milano con le società del Vaticano che finiscono a Calvi via Sindona... Viene eletto papa il patriarca di Venezia Albino Luciani, uomo di altissimo rigore morale... il giornalista Mino Pecorelli pubblica i 121 nomi di esponenti vaticani che sarebbero affiliati alla massoneria... Luciani intende far piazza pulita allo IOR e trasferire tutti: Marcinkus, de Bonis, Mennini, de Strobel. Lo confida al segretario di Stato Jean Villot la sera del 28 settembre 1978. La mattina dopo il corpo senza vita di Giovanni Paolo I viene rinvenuto nel suo letto... Karol Wojtyla recupera la politica di Paolo VI e assicura a Marcinkus la continuità sull'indirizzo finanziario.. L'Ambrosiano di Calvi rischia il crack... si scopre che i crediti dell'Ambrosiano riguardano le società estere legate allo IOR... Il ministro del Tesoro Andreatta dispone la liquidazione del Banco Ambrosiano... Marcinkus gode della protezione incondizionata di Giovanni Paolo II... dovuta soprattutto ai fondi per oltre 100 milioni di dollari che il Vaticano inviò al sindacato polacco Solidarnosc... Triplice mandato di cattura, emesso il 20 febbraio 1987 dalla magistratura milanese contro Marcinkus e i dirigenti dello IOR Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel..."



E contro il quale il Vaticano si oppose rivendicando che i tre erano cittadini Vaticani e non concesse l'estradizione. 
Debbo inserire anche qui un piccolo aneddoto personale.
Quando ero adolescente mi capitò di conoscere il figlio più piccolo di Pellegrino De Strobel, Antonio, che aveva la mia stessa età e la sua sorella più grande di lui Maria. Mi capitò di entrare nella loro casa sita in Via della Conciliazione, lato destro guardando la Basilica, nella parte della via più vicina a Piazza San Pietro. Avevo circa 15 anni e mi stupii che il padre dell'allora biondissimo Antonio, che sapevo essere "un funzionario della Banca Vaticana", potesse vivere con tali agi.
Erano tempi in cui un funzionario di Banca "stava bene", ma quello che vidi in quella casa era qualcosa ben lontano da una pur benestante casa borghese qualsiasi.
La limousine entrava nel cortile privatissimo e ne scendeva un autista in divisa che apriva lo sportello alla madre di Antonio. Su questo cortile signorile si affacciava una balaustra in pietra, forse marmo, in stile neoclassico, l'ingresso della casa era un enorme salone, come enormi erano le finestre e le porte bugnate in legno massiccio... Le cameriere erano in divisa nera con crestina e grembiulino bianco. Probabilmente il palazzo apparteneva al Vaticano... Non ricordo molto altro... Ero molto giovane e senza esperienza per capire, ma certo l'insieme mi colpì e mi posi qualche domanda.
Domanda a cui dette risposta quello che venne fuori anni dopo.

Il Vaticano, come documentato, è rimasto con un Potere Temporale di tipo economico mascherato
Gli Stati, e l'Italia per prima, debbono fare i conti con il Potere Invisibile ma concreto che la Chiesa ha sulle coscienze tremebonde di milioni di persone. 
Tremebonde della morte soprattutto, a cui la Chiesa con i suoi riti, le sue sontuose cerimonie, dà risposte consolatorie esorcizzando le paure.
Ed è così forte questo Potere che milioni di persone ancora identificano il messaggio di Gesù Cristo detto il Nazareno, predicatore ebreo che, come suo cugino Giovanni detto il Battista, parlava alle genti in Galilea, con quello che va dicendo la Chiesa da circa 2000 anni.  
Eppure del messaggio lasciato da Cristo nella Chiesa di Roma non vi è quasi niente: né la povertà, che anche Francesco di Assisi, grande mistico, andò a perorare proprio nella Roma sontuosa dei Papi, né la verità, che Cristo sempre invocava nelle sue prediche (...in Verità, in Verità vi dico...), né soprattutto la reale e vera adesione alla filosofia di vita e ai principi che Cristo ha lasciato come sublime messaggio agli uomini. 
Ma nonostante le macroscopiche contraddizioni dell'operato della Chiesa rispetto al messaggio spirituale sul quale pretende di fondare il suo Potere, la gente la segue, e la gente vota i Governi dei Paesi, soprattutto in Italia, per questo Mussolini prima e Craxi dopo hanno firmato Patti e Concordati...

Quello che è avvenuto dimostra che il rigore morale di un Papa credente NON VA BENE PER LA CHIESA. 
Dunque l'Apparato di detta Chiesa, come quella di ieri che scelse il Papa polacco, oggi sceglierà un Papa con valori e fini tutt'altro che mistici o spirituali, come invece è stato ed è Papa Ratzinger.

Questa Chiesa ha fatto Santo un uomo come Pio IX ... Quello della Breccia di Porta Pia, e lo ha voluto Santo, con tanto di aureola, proprio il Papa polacco che mandava i soldi al sindacato dell'elettricista che poi diventò Capo di Stato... Un operaio sindacalista che, nella Polonia comunista affamata, si era potuto permettere di mettere al mondo 7 figli! Perché era cattolico, naturalmente. Chissà come li sfamava visto che, proprio in quel periodo, un ingegnere polacco esperto in microonde,  per sfamare il suo unico figlio era dovuto venire a lavorare in una università italiana pagato malamente con fondi di ricerca, nella forma di parcelle professionali a singhiozzo, facendo enormi sacrifici ed economie su sé stesso!
Papa Wojtyla con Marcinkus
Anche il Papa polacco che appoggiava Marcinkus è stato proclamato Santo!  Ratzinger, invece, se ne è dovuto andare.
Wojtyla con Pinochet con cui si inginocchiò a pregare!
Durante la sua dittatura militare venne attuata una forte repressione dell'opposizione, ritenuta un vero sterminio di massa, con l'uccisione di circa 3000 oppositori politici

sabato 16 febbraio 2013

Chiacchiere di Partito "Da: Le Verità nascoste"


Chiacchiere di Partito

Si avviarono verso la fermata della metropolitana chiacchierando. Lei era, all'apparenza, ultracinquantenne, lui più giovane: fra i quaranta ed i cinquanta. Collaboravano, gratuitamente, ad una rivista le cui spese di realizzazione erano pagate da un Consigliere della Regione. 
Nelle riunioni di redazione lui l'aveva ammirata quando si era opposta alla proposta di un giovane rampante che voleva pubblicare una intervista ad una donna che era stata coinvolta in un assassinio con le Brigate Rosse e che, siccome ne era uscita senza fare molto carcere, per qualcuno era diventato un personaggio da consultare attraverso il suo blog e per qualcun altro da intervistare!
"L'ho conosciuta personalmente - aveva detto Oriana - e c'è molto poco da ascoltare da un personaggio simile!"
Il giovane rampante aveva insistito perché, avendo conosciuta l'ex inquisita da poco e non si sa attraverso chi, pensava di fare uno scoop!
Ma Oriana fu irremovibile: "Deciderà Viviana, che è il Direttore Editoriale, ma ritengo che non convenga a Giancarlo Scorzi dedicare spazio nella sua rivista ad un simile soggetto."
Giovanni, allora, le dette ragione: "Eh! Certo, noi siamo il partito che si batte per la legalità e non mi sembra opportuno!"
E lì anche Viviana assentì e la cosa non passò.

Era la prima volta che si trovavano a prendere la metro insieme per un breve tratto e si scambiarono un poco di informazioni personali e di opinioni. Nelle riunioni del Comitato di Redazione c'era molta cautela quando non vera e propria ipocrisia e cominciarono a parlarsi con qualche circospezione. Dopo un paio di fermate avevano esaurito gli argomenti: quanti figli hai, cosa fai, dove lavori... poi, inevitabilmente, finirono per parlare del comune interesse: il partito!
Giovanni conosceva un poco meglio di lei il Consigliere Regionale Giancarlo Scorzi e, cautamente, espresse ad Oriana alcune sue perplessità: "Ha messo nel Consiglio di Amministrazione dell'Azienda Regionale dei Trasporti un giovane di trenta anni che non sa niente... Nessuna esperienza.. Potrei capire se avesse una qualche competenza: che so... ingegnere.. o imprenditore in qualcosa che riguarda il trasporto.. oppure un esperto in viabilità... guarda! Anche un geometra che ha lavorato o lavora in imprese che si occupano di strade. Ma un ragazzo senza alcuna esperienza! Non si capisce!"
Lei lo ascoltava e scuoteva la testa esprimendo sconcerto, annuendo nel dargli ragione. Certo la figura di questo Consigliere cominciava a sembrarle interessata, con qualche opacità...
"Certo, - gli disse - non si capisce. Non c'è trasparenza e questa imposizione fa pensare alla solita solfa di tutti i partiti che mettono incompetenti, per chissà quali meriti di partito, nelle varie poltrone e poltroncine."

Ricordò quella conversazione avuta con Giovanni, che le era sembrata una persona molto seria, quando si trovò a sentire incredibili pettegolezzi all'interno del partito su Scorzi e una bella giovane, da poco incaricata di occuparsi di una sezione del partito che, secondo Oriana a cui avevano offerto in precedenza quell'incarico e l'aveva rifiutato, era una vera rogna che occupava molto tempo.
"Dicono che sia l'amante di Scorzi."
"Ma se è sposata!"
Sorriso ironico: "Se è per questo anche lui è sposato."
Oriana: "Lo so, e ha anche due bambine mi sembra.."
"E allora?" Sempre con ironia.
Oriana si ricordò: "Ma adesso lei è anche incinta del suo primo figlio."
"No, - disse la persona bene informata con tono tranquillo e sicuro - ne ha già uno."
"Ah! Non lo sapevo."
Senza sorridere: "Dicono sia di Scorzi."
"Nooo! Questa è enorme! Ma è giovane e suo marito pure..."
"Mentre Scorzi ha cinquant'anni.. Lo so, lo so."
"Ma ... il marito? Sono giovani e..."
"Il marito è anche lui nel partito. Ah! Non lo sapevi?"
La faccia di Oriana esprimeva evidentemente meraviglia.
"E' responsabile della sezione giovani del partito."
"Ma che mestiere fa nella vita?" Chiese Oriana colpita.
"Bah, non lo so! Ma credo niente... Mi pare che stia in un Consiglio di Amministrazione di non so quale Azienda Regionale... Mi sembra dei Trasporti.."
"E che è un lavoro?" Pensò Oriana senza dirlo. Comunque non credette a tutto questo fango che sembrava emergere da quei pettegolezzi. Volle attribuirli ad invidie, il partito ne era pieno.

Passò del tempo ed accaddero tante cose. 
In Italia i partiti si aggregano, si sciolgono, si riformano sotto altre spoglie, altri nomi, altri colori, altri programmi, altre casacche... solo le promesse sono sempre le stesse.

Alla nuova tornata di elezioni c'era stato un terremoto di cambiamenti: ruberie scoperte, corruzioni, disonestà varie avevano indotto i partiti a dividersi puntando il dito sempre contro "gli altri": veri autori dei furti! 
Cambiato il simbolo, sempre gli stessi, si ripresentavano dicendo sempre le medesime bugie.
Come tutti Oriana fu bombardata da messaggi di posta, via e-mail, sul telefono di casa ed altro, con invitanti promesse purché desse il voto a questo o a quello... Fra tutti la colpì la pubblicità, con invito a cena in un noto ristorante, di Scorzi che tentava il salto di qualità in Parlamento e presentava, per il Consiglio della Provincia, la giovane ed inesperta compagna di partito tanto chiacchierata! 
La sponsorizzava pagando tale pubblicità con suoi fondi tesaurizzati nel suo ruolo di Consigliere Regionale. Non c'era volantino in cui non fossero insieme, come insieme avevano cambiato repentinamente casacca ed ideali di partito! 

"Veri mestieranti della politica!" Pensò Oriana con un poco di disgusto. "Solo che lui è di lungo corso... Ma lei, a parte quell'incarico in cui ha combinato poco o niente, che cosa c'entra con lui... Il partito si è dissolto e lui se la porta dietro in un altro Partito? Perché? Oh! Mio Dio! Ma fosse vero?!"   
Vignetta da: Dagospia

venerdì 15 febbraio 2013

Associazionismo costruttivo

Associazione Nazionale Donne Elettrici

ANDE - ROMA
www.anderoma.org

Via delle Carrozze 19
00186 Roma
Info@anderoma.org


I ricorsi presentati nel Lazio contri i comuni di Gaeta e Civitavecchia per violazione del principio di pari opportunità

L’ANDE è un’associazione nata nel 1946 per promuovere la partecipazione politica delle cittadine italiane e combatte l’assenteismo nell’elettorato. E’ presente su tutto il territorio nazionale con 34 sedi locali.

Dopo le amministrative della tarda primavera del 2012 l’Ande di Roma ha divulgato i dati sulla scarsissima presenza delle donne nelle giunte dei 49 comuni del Lazio che sono stati rinnovati (cfr. sito del Ministero dell'Interno www.comunali.interno.it/amm120506/seleC12.htm).

Al momento del voto il dato generale in Lazio era che su 378 comuni solo 25 erano governati da "sindache", il 6,6%, una delle percentuali più basse. Di questi 25 comuni solo 13 avevano anche donne tra gli assessori (cioè nella maggioranza dei casi la "donna sindaco", o "sindaca" che dir si voglia, è l'unica donna in giunta). Le 25 sindache sono divise in modo equo tra le 5 province: 7 nella provincia di Roma, 5 in quelle di Viterbo e Rieti e 4 nelle province di Frosinone e Latina. Ciò premesso, in esito alle elezioni di maggio, sono state elettre tre sole donne sindaco: Milvia Monachesi a Castel Gandolfo (RM), Patrizia Gaetano a Castelforte (LT) e Sabina Granieri a Nerola (Roma). 3 su 49 comuni! I seguenti 5 comuni hanno formato giunte monogenere (maschile): Sezze (Latina), Vetralla (Viterbo), Ardea (Roma), Castel Gandolfo (Roma) e Monte Comparti (Roma). Nei seguenti comuni c'è una sola donna in giunta: Frosinone 1 su 8, Tarquinia (VT) 1 su 5, Lanuvio (RM) 1 su 4, Nemi (RM) 1 su 3, Romano d'Ezzelino (RM) 1 su 5, Bracciano (RM) 1 su 5. Nel resto dei comuni non ci sono donne in giunta.

In giugno, in coerenza con l’art. 1 dello Statuto, l’Associazione Nazionale Donne Elettrici di Roma, attenta al profilo del rispetto dei diritti e della Costituzione e in accoglimento dell’appello della Rete per la Parità, oltre che in linea con i contenuti dell’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, cui l’associazione ANDE aderisce a livello nazionale,  l’A.N.D.E. di Roma ha valutato innanzitutto di presentare diffide contro gli otto comuni andati al ballottaggio (Civitavecchia, Cerveteri, Frosinone, Gaeta,Ladispoli, Minturno e Rieti) la cui situazione appariva particolarmente negativa  sul piano delle pari opportunità.

(Vedi ad esempio ANSA del 23 luglio:
 PARI OPPORTUNITA': ASSOCIAZIONE DIFFIDA SINDACI COMUNI LAZIO NON HANNO APPLICATO PARITA' UOMO-DONNA NELLA FORMAZIONE GIUNTE
ROMA (ANSA) - ROMA, 23 LUG - L'Associazione Nazionale Donne Elettrici (Ande) ha diffidato i sindaci dei Comuni - andati al ballottaggio dopo le elezioni di maggio - di Civitavecchia, Cerveteri, Frosinone, Gaeta,Ladispoli, Minturno e Rieti, per non aver ottemperato al principio delle pari opportunità nella formazione delle giunte, sancito dagli articoli 3 e 51 della Costituzione, dal Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali e dalle stesse disposizioni degli statuti comunali.
Lo annuncia la portavoce e consigliera di Ande Roma, Marisa Ayroldi, che sottolinea come nel Lazio dei 49 comuni che si sono rinnovati a maggio solo 3 sono governati da donne sindaco. Degli 8 comuni andati al ballottaggio, con l'eccezione di Ceccano, le giunte sono tutte a composizione gravemente sbilanciata, con il caso negativo della giunta di Gaeta, composta da soli uomini.
Tutto ciò è in linea, dice l'Ande, con un quadro nazionale "sconcertante": nel 2011, secondo dati pubblicati dal Sole24Ore, nei comuni italiani le donne erano solo il 19% dei consiglieri e il 6%
degli assessori. "E' davvero sconfortante - denuncia la storica associazione, presente in 34 città e impegnata dal 1946 per promuovere la partecipazione delle cittadine italiane alla vita politica e
civile del Paese - dover constatare, dopo anni di importanti battaglie civili per l'elettorato femminile, come la scena istituzionale e politica italiana, soprattutto a livello locale, resista al cambiamento di cui sono protagoniste le donne, escludendole dalle cariche pubbliche.
Il giudice amministrativo, in più occasioni chiamato a pronunciarsi, ha ribadito che non è più ammissibile che il raggiungimento dell'obiettivo delle pari opportunità possa essere indefinitivamente subordinato a una scelta dell'amministrazione locale".
Alle diffide seguirà la presentazione di ricorsi amministrativi avverso i Comuni, "senza alcuna considerazione per il colore politico della giunta" fa sapere l'Ande. (ANSA)).

Il Consiglio direttivo di Ande Roma ha deliberato quindi di presentare i ricorsi contro i Comuni di Civitavecchia  a guida PD e Gaeta a guida lista di centrodestra. La scelta dei due centri è stata dettata anche dalla rilevanza delle due città per l'economia della nostra regione; due città portuali e a forte vocazione turistica, che secondo noi meritano istituzioni ad uno standard europeo, adeguate al salto di qualità che si richiede ai cittadini e alle cittadine del Lazio.

ANDE è stata assistita in entrambi i casi dall’avv. Antonella Anselmo, ottima amministrativista, nota anche per il suo impegno civile a sostegno della partecipazione femminile alla vita politica.

L'ANDE di Roma ha così presentato, all'inizio del mese di agosto, ricorso al TAR del Lazio, sezione di Latina, contro il sindaco di Gaeta, Dottor Cosmo Mitrano, la cui giunta composta di 5 assessori era monogenere. Il ricorso, al fine di consolidare l'interesse ad agire, è stato sottoscritto da due residenti gaetani, Marina Costabile e Francesco Como, di cui la prima è componente del Consiglio comunale nell'ambito di una lista civica che oggi sta all'opposizione.
Il 13 settembre 2012 si è tenuta una udienza "camerale", in cui ANDE Roma ha, su suggerimento dell'avvocato Anselmo, acconsentito alla proposta della controparte di andare ad un incontro informale per sondare la possibilità di raggiungere soluzioni soddisfacenti. L’ANDE ha in tal occasione chiarito di non avere altro obiettivo se non il rispetto di un principio. L’incontro si è tenuto l’otto ottobre e, considerata l’assenza di proposte da parte del comune, il 17 ottobre è stata da noi depositata l'istanza per la fissazione dell'udienza in camera di consiglio, poi calendarizzata il 22 novembre 2012.

Nelle imminenze dell’udienza il Sindaco di Gaeta, facendo un rimpasto della Giunta, ha depositato presso il Tar di Latina -  prima dell’udienza -  il decreto di nomina del nuovo assessore donna, Sabina Mitrano (non parente) cui sono state conferite le nuove deleghe alla cultura,  pubblica istruzione, politiche del welfare, pari opportunità,  politiche dell’immigrazione, cooperazione  decentrata/associazionismo, gemellaggi e politiche giovanili.

Dopo il rimpasto l’ANDE di Roma ha quindi ritirato il ricorso. Successivamente il TAR ha condannato il Comune di Gaeta al rimborso delle spese della parte ricorrente. Passo significativo per segnalare, a nostro avviso, che solo sotto la pressione di un ricorso il sindaco ha provveduto a modificare la giunta, con ciò imponendo un inutile costo alla collettività (in termini di deficit di rappresentatività della giunta), al TAR e alla società civile, in questo caso rappresentata dall’Ande di Roma.

Quanto a Civitavecchia, il nostro ricorso è stato determinato dalla presenza di una sola donna tra i sette  assessori che compongono la giunta. Il ricorso in questo caso è stato sottoscritto da Simona Galizia, ex componente della giunta uscente. In questo caso il TAR ha fissato al 10 gennaio 2013 l'udienza per la trattazione dell'istanza cautelare, in questo caso volta unitamente al merito.

L’udienza di merito, svolta il 10 gennaio, ha fatto emergere l’esigenza che la quantificazione del numero di donne in giunta sia determinato sulla base del principio di ragionevolezza nella considerazione che, come anche stabilito dal Consiglio di stato, una sola donna non è sufficiente a ritenere rispetto il principio di cui all’articolo 51.

Il TAR di Roma con la sentenza n.633 del 21 gennaio 2013, ha quindi accolto il ricorso di ANDE Roma, per violazione delle norme costituzionali, europee ed internazionali sul rispetto del principio delle pari opportunità, fissando al 40 per cento la soglia minima di presenza delle donne nelle giunte.

"Il Tar del Lazio ha pronunciato una sentenza di valore storico per le donne italiane e per la stessa civiltà giuridica del nostro Paese, che è fondata sul principio di eguaglianza formale e sostanziale, segnando un’importante evoluzione giurisprudenziale destinata ad incidere sull’interpretazione della normativa vigente". Così è stata accolta dalla presidente di Ande Roma Francesca Piazza la sentenza del Tar che si fonda su un’ampia ricostruzione delle convenzioni internazionali e della normativa europea e si aggiunge alle sempre più numerose sentenze sul tema, con precedenti nel Consiglio di Stato e nella Corte Costituzionale.
La disparità di genere nelle giunte locali è più che mai evidente e la percentuale del 40% accolta dal Collegio – non a caso, la stessa percentuale decisa dalla Commissione europea riguardo ai consigli di amministrazione delle società quotate in Borsa- di certo muterà il destino dei futuri atti di nomina.

Infatti, a poche settimane dal voto per le politiche e le amministrative e anche in vista delle elezioni comunali di fine maggio, la sentenza sembra rivolgersi a tutti coloro che saranno chiamati ad innovare la composizione degli organi elettivi a tutti i livelli di governo, orientandone le scelte in chiave europea, nel rispetto sostanziale dei principi della democrazia paritaria, come da ultimo richiamati dalla legge n. 215 del 2012, nonché del buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione.

Con questi ricorsi la società civile femminile, sottolinea ANDE, ha inteso dare un segnale forte anche ai fini della ripresa del Paese, scegliendo due città nevralgiche per l’economia regionale e a cui deve corrispondere un modello economico, sociale ed anche istituzionale conforme a parametri europei di eccellenza e competitività. A questo modello, si sa, le donne contribuiscono in modo decisivo se si tiene a mente che, come hanno attestato Transparency International, la Banca Mondiale e la stessa Banca d’Italia, più donne tra gli amministratori pubblici significano minore corruzione e un’allocazione delle risorse orientata ai servizi di cura e istruzione, altrimenti prodotti all’interno della famiglia, con effetti espansivi per un mercato in Italia poco sviluppato e sullo stesso PIL.

Infine, ricordo che i comuni di Gaeta e Civitavecchia, andati al ballottaggio e governati rispettivamente dal centrodestra e dal centrosinistra, sono stati selezionati dall’Associazione a conferma della sua cifra apartitica, attenta al profilo del rispetto dei diritti e della Costituzione e in accoglimento dell’appello della Rete per la Parità, oltre che in linea con i contenuti dell’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria, cui ANDE aderisce a livello nazionale.

Locandina Invito



Associazione Nazionale Donne Elettrici


L'ANDE di Roma è lieta di invitarti, il prossimo martedì 19 febbraio, al Convegno promosso e organizzato insieme alla Cattedra di Diritto Pubblico Comparato della Professoressa Melina Decaro della LUISS, sul tema 


"Il giudice amministrativo e il riequilibrio della rappresentanza negli organi elettivi: la "sentenza ANDE""

Sul sito www.anderoma.org nella sezione "dossier e documenti" si possono consultare, oltre al testo della Sentenza del TAR di Roma del 21 gennaio scorso, materiali bibliografici, dottrina recente e i riferimenti normativi richiamati nel testo della pronuncia. 

Si allega la locandina dell'evento. 

Per aderire si prega di rispondere a questo indirizzo email. 
-- 
Il Consiglio Direttivo 
Associazione Nazionale Donne Elettrici (ANDE) - Roma
Via delle Carrozze 19
00186 - Roma

mercoledì 13 febbraio 2013

Gianluca Nicoletti come Franco Antonello e tanti altri

http://www.lastampa.it/2013/02/13/societa/vorrei-inventare-una-vita-felice-per-mio-figlio-autistico-dWrAhf7972tWkc86jtnvbJ/pagina.html



13/02/2013 - la storia

Vorrei inventare una vita felice per mio figlio autistico



Ho raccolto la storia di Tommy in un libro tra diagnosi sbagliate e drammi quotidiani
gianluca nicoletti
ROMA
Mio figlio Tommy nacque quando io non c’ero. Era il 1998, l’anno in cui Annalisa Minetti vinse Sanremo anche senza vedere. Io facevo il Dopofestival con Chiambretti, Busi e Nino d’ Angelo. L’annuncio del lieto evento in tv lo fece Piero, dal palco del Festival, dicendo per sfottermi: «Somiglierà a Busi!». Mi andò bene, perché crescendo diventò bello come un angelo, se non fosse che era autistico. 

La diagnosi di autismo ai miei tempi arrivava centellinata in decine di valutazioni, osservazioni, test e chiacchiere inutili con dottori, dottoresse, psicologhe, educatori, che facevano domande a lui che stava zitto. Il tema era in quale parte di un universo, che già allora capivo molto poco conosciuto alle nostre latitudini, Tommy dovesse essere collocato. 

L’incertezza è già speranza e quindi in famiglia arrancammo ancora qualche anno, confidando che avevamo un figlio strano, ma non certamente autistico.  

Venivamo rassicurati di valutazione in valutazione: «Autistico? Che brutta parola… Ma li ha visti gli autistici? Non si accorge che lui anche se non parla guarda negli occhi?». Così ci trastullavamo con l’idea benevola che avevamo un figlio che galleggiava da qualche parte dello «spettro autistico», che prima o poi sarebbe diventato quasi normale, al massimo qualche problemino di relazione… «Ma chi non ne ha?». E con la logopedia avrebbe anche iniziato a parlare, l’importante era crederci.  

Passai così una decina d’ anni con l’ idea che avrei avuto un figlio taciturno e molto selettivo nei suoi contatti personali. Tommy alla fine era un bambino non troppo diverso da quei loquacissimi sfantumatori, al cui servizio perenne vedevo molti miei amici e amiche. Anzi, se devo essere sincero, a parte qualche fissa alimentare, qualche sua stramberia cui non facevamo nemmeno più caso, ci eravamo abituati tutti a quel bambino che si esprimeva con un vocabolario base di dieci parole, incomprensibili a chiunque non fosse di famiglia.  

Avevamo imparato a stare attenti a non lasciare in giro oggetti che poteva mettersi in bocca, a sigillare ogni fonte di pericolo da taglio, da fiamma e da elettricità, a mettere le serrature alle finestre, perché non gli venisse la tentazione di fare come Peter Pan. Ci eravamo pure rassegnati a tagli drastici alla nostra vita sociale: molti amici con figli coetanei si sono gradualmente dileguati, forse temendo un contagio o forse solamente perché quando i loro figli già leggevano Harry Potter in inglese il nostro sì e no riusciva a dire il suo nome e un abbozzo fonetico che somigliasse al cognome. 

Mai ci siamo lamentati, anzi quel balzano figliolo era il nostro oracolo, straordinario rivelatore di umanità latente nel nostro prossimo. Poi Tommy è cresciuto, anche tanto, ora è un gigante riccioluto a cui arrivo appena alle spalle. Il primo attacco epilettico è arrivato assieme alla sua sfavillante adolescenza. 

«C’è di peggio!», abbiamo pensato, mentre imparavamo a reggergli la testa. Poi è cresciuto ancora e la sua esuberanza a volte può far male a chi gli sta vicino. 

Porto addosso i segni delle sue mani e dei suoi denti, ne vado fiero come ferite di guerra, l’importante è che ancora io ce la faccia a contenerlo quando gli prende brutta. La moglie ha abdicato da un anno; ha ragione. Non può farcela, dopo che si è trovata a terra con una costola incrinata, solo perché Tommy le voleva dare una carezza un po’ manesca. La madre lo teme, anche se lo ama da morire, perché è sempre il suo bambino, pure le volte che si mette a saltare e trema il pavimento.  

Ancora ce la facciamo e siamo fortunati, perché possiamo permetterci qualcuno che ci aiuti ad accudirlo. Un autistico non può essere lasciato solo nemmeno un minuto… Anche se nell’età adulta nemmeno si potrebbe più dire che è autistico, perché per lo Stato diventa un «matto generico».  

Ormai la mia giornata la passo con Tommy accanto, anche ora quando scrivo. Non c’è altra soluzione, non c’è nulla a misura di un autistico cresciuto e ho deciso che me lo inventerò io. Per questo ho scritto un libro per i tanti genitori rassegnati. Perché a me mio figlio sta bene anche così. Vorrei solo potermi «inventare» per lui una vita felice, sono convinto che sia possibile, basta crederci.

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Voglio bene a Gianluca Nicoletti anche se non lo conosco di persona. Lui mi ha fatto l'onore di fare un commento sotto un mio post.
Lo ammiro da tanti anni nel suo lavoro. Da quando era in RAI con le sue logorroiche critiche televisive...
Provo dolore per lui, per Tommy e per la sua esausta madre.
Come mi colpì Franco Antonello, pubblicitario di successo, quando parlò del problema di Andrea, suo figlio, nella trasmissione di Daria Bignardi, così mi colpisce quello che lui scrive.
Ho letto il libro ispirato da Franco Antonello su sé stesso ed il viaggio d'amore con il suo Andrea, nella speranza di trarlo fuori dalla prigione dello "spettro autistico".
Spettro che significa tante cose, in quanto ancora non ci hanno capito molto, perché ogni persona che ne è affetta, pur avendo alcuni aspetti comuni, presenta comportamenti diversi.
L'unica cosa che sanno è che bimbi nati apparentemente sani poi iniziano a presentare sintomi autistici o dello spettro autistico e che sono in aumento.
Perché? Non sanno neppure questo. Si era pensato alle vaccinazioni, ad una reazione in soggetti predisposti che causa il danno. Ma è rimasta solo un'ipotesi, senza dati oggettivi. 

Sentenza depositata

Da: Circolo Larus Legambiente Sabaudia
Sentenza Cusani
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Scritto da Administrator   
Martedì 12 Febbraio 2013 15:33

Pubblichiamo on-line la sentenza di condanna dell'attuale presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani. La sentenza può essere letta , per intero, sul sito del circolo Larus Legambiente di Sabaudia. Essa costituisce, senza dubbio, un'ipoteca gravissima sulla credibilità delle istituzioni che rischia di comprometterne l'autorevolezza, già piegata da anni di dichiarazioni, atti e comportamenti istituzionali intollerabili e totalmente non condivisibili, come nel caso del mancato scioglimento della passata Amministrazione Comunale di Fondi, risultato per il quale il Presidente Cusani si è molto speso, considerate ad esempio le dichiarazioni dallo stesso rilasciate nei riguardi della relativa commissione d'accesso e in particolare dell'allora Prefetto di Latina, dott. Frattasi. La sentenza è stata depositata in cancelleria in data 01.10.2012 e costituisce un atto pubblico di cui è utile apprende i termini e le parole precise. I fatti oggetto del giudizio riguardano l'abusiva attività di ristrutturazione edilizia di un noto ristorante sito nel Comune di Sperlonga, trasformato, con titoli abilitativi illegittimi o in assenza di essi, in un complesso alberghiero dotato di piscina e servizi annessi, mediante demolizione dell'originaria struttura e costruzione di nuove opere implicanti consistenti aumenti di superfici e volumetrie, in violazione dei limiti e vincoli imposti dalla normativa urbanistico-edilizia vigente. In un territorio già mortificato da una diffuso abusivismo edilizio, come con il dossier ecomafia denunciamo da anni, e dall'attività costante di vari clan mafiosi, ormai radicati, dediti al ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, delle agromafie, dei trasporti e molto altro ancora, l'impegno dei nostri amministratori, a qualunque livello e a prescindere dalle appartenenze politiche, nella lotta contro le illegalità, in particolare contro le mafie, deve essere assoluto e mai offuscato da fatti gravi come quelli accertati per via giudiziaria come in questo caso. Un fatto accertato e giunto a sentenza di questo genere dovrebbe portare i diretti responsabili ad uscire dalle amministrazioni, per salvaguardarne autorevolezza e trasparenza. La mancanza di questo genere di sensibilità e correttezza istituzionale costituisce un'ipoteca grave per la credibilità dell'intera provincia di Latina, di cui il Presidente Cusani deve assumersi la piena responsabilità. Benché la pena principale (due anni di reclusione) e quella accessoria (interdizione temporanea dai pubblici uffici per la durata della pena) siano state sospese, la gravità di quanto accaduto, previa ogni legittima garanzia a tutela delle parti, obbligherebbe alle immediate dimissioni.







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Sulla vicenda del mancato scioglimento del Consiglio Comunale di Fondi (LT), nonostante la relazione del Prefetto Frattasi, rimando ai miei post sull'argomento del 3 gennaio 2012, 23 maggio 2012, 3 luglio 2012, e ricordo che dopo una simile relazione di un Prefetto era compito del Ministro dell'Interno sciogliere tale Consiglio Comunale, cosa che il leghista "ramazzatore" Roberto Maroni  NON FECE!
Alla faccia della legalità! Un Ministro dell'Interno non accetta pressioni da un Presidente della Provincia come da nessun altro: legge la relazione del Prefetto e fa il suo dovere!