martedì 10 settembre 2013

Berlusconi a pranzo, cena e colazione

Non se ne può più!
Siamo tutti d'accordo su questo.
Ma dove stanno coloro che l'hanno votato? Sono tutti dipendenti delle sue società e gli debbono il pane quotidiano?
Fin qui li posso anche capire.
Disprezzo, invece, e credo di avere il diritto di farlo e di scriverlo come cittadino italiano, tutti coloro che gli debbono lucrose poltrone e per questo sono diventati insopportabili più del Re!
Un Paese a cui non mancano certo i problemi è bombardato, ossessionato, da televisioni, giornali e radio dal nome Berlusconi! Cambi canale, cambi stazione, comperi un altro giornale.. e sei costretto a sentire, leggere Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi...
Beppe Grillo, condannato per omicidio colposo plurimo tanti anni fa, è riuscito a creare, a coagulare, un Movimento di dissenso per il marcio sistema politico che rovina l'Italia e lo guida senza sedere nelle Istituzioni. E' stato anche ricevuto dal Presidente della Repubblica che ha ascoltato le sue preoccupazioni sull'andazzo del sistema Italia... Dunque si può fare! Si può guidare un Partito, un Movimento, dall'esterno!
Perché questo anziano miliardario non può farlo?

Ho motivo di non avere una grande fiducia nella magistratura perché non sono mai riuscita ad avere giustizia nella mia esperienza di vita... però i processi intentati contro Silvio Berlusconi non sono nelle mani degli stessi giudici... Possibile che siano tutti d'accordo?
E poi, l'ho già scritto, anche se qualcuno avesse voluto perseguitarlo lui gli ha dato il destro per farlo!
Poteva non dare appigli, no?!

Come si può barattare la stabilità governativa di un Paese con la sorte di un solo uomo?
E' indecente.

Confesso che a me Berlusconi non è antipatico, lo trovo divertente, mi fa sorridere e anche ridere.
In passato, quando ancora non era in politica dato che c'era Craxi, lessi che era stato accusato di aver dato tangenti ad alti ufficiali della Guardia di Finanza. Ebbene, non vorrei scandalizzare, ma dissi, e lo penso anche ora, che il reato più ignobile lo avevano compiuto tali ufficiali, i quali percepivano un reddito dallo Stato che aveva loro deputato una funzione importante, avevano nella Società un ruolo di prestigio... Perché vendersi? C'era, anche allora, gente senza lavoro, pur avendo titoli e preparazione, gente angosciata, che pure si comportava onestamente. E' spregevole chi si vende per pura ingordigia, non certo per bisogno.
Invece i giornali davano addosso a lui, il corruttore.
Nessun corruttore forza qualcuno a prendere i suoi soldi: se si è integri si dice NO, e la corruzione non va  a buon fine.
Berlusconi ha la sua visione della vita, che non è la mia, ma forse è migliore di tutto il ciarpame, per usare un termine usato dalla sua ex seconda moglie, che lo circonda. Ed è dell'urlìo di costoro che non se ne può più, dei loro argomenti che a parole vorrebbero piegare i fatti, le regole, le leggi a misura del loro padrone e benefattore.
Sanno, evidentemente, che senza di lui sono delle nullità e non potrebbero più fare la bella vita a spese dei contribuenti.  

lunedì 9 settembre 2013

Legge Merlin superata dai fatti

7 settembre 2013 - SP 215 dal Km. 34 al 38 - Foto fatta da Rita Coltellese

Oggi la situazione era la stessa ed è questa da molto tempo come in tanti altri posti sparsi per la Penisola.

La giovanissima ripresa in foto è praticamente nuda, mostrando il suo grazioso sederino a chi passa in auto per la Strada Provinciale 215 e, infastidita dall'essere ripresa, si china a raccogliere un sasso lanciandolo verso la nostra auto centrandola. 

Non so attraverso quali percorsi la giovanissima color cioccolata sia giunta nel nostro Paese con le sue compagne di vetrina stradale sotto gli occhi di tutti (anche bambini naturalmente), ma so che non è questo che un Paese civile può permettere.
Non si può consentire che persone senza permesso di soggiorno (la prostituzione non consente il rilascio di simili permessi, non essendo un "lavoro" consentito nel nostro Paese) siano ridotte in consenziente o costretta schiavitù del sesso lungo le strade.
Allora che tornino nel loro Paese. 
Non facciamo entrare persone per ridurle così. Altrimenti non possiamo dirci civili, almeno non possono dirlo le Istituzioni che consentono questo mercato di esseri umani.
Cos'è ormai in Italia il comune senso del pudore?
E' da ritenersi normale che lungo una strada che siamo costretti a percorrere, noi e tanti altri nel Paese, si debba assistere allo spettacolo desolante di povere creature a sedere nudo che si vendono apertamente?
Allora, se Polizia e Carabinieri che transitano per tali strade come noi non fanno nulla, si deve desumere che mostrare il sedere nudo ai passanti è cosa lecita e giusta e non offende più il comune senso del pudore?

Cosa ne pensa la Presidente della Camera dei Deputati, così sensibile alle problematiche di chi approda illegalmente in Italia?
Cosa ne pensa il Ministro dell'Integrazione Cécile Kyenge?
E' giusto entrare in massa illegalmente per finire sfruttati come prostitute o come braccia pagate in nero pochi euro alloggiando in baracche fatiscenti?
E' questo degno di un Paese civile?

Hanno Polizia e Carabinieri nel loro duro lavoro gli strumenti normativi e logistici per impedire questa schiavitù a cielo aperto? 

Oltre queste domande che tanti come me si pongono c'è l'indifferente accettazione dell'inaccettabile, l'assuefazione indolente allo sfascio, anche e soprattutto morale del Paese, fino all'approfittarsi di codeste creature, povere e private anche del concetto di dignità umana, per lucrarci sopra.

Da: La Repubblica.it


Legge Merlin
ecco il testo

Ma oggi si chiede l'applicazione dell'articolo 3 ai clienti


Capo I - Chiusura delle case di prostituzione

Art.1


E' vietato l'esercizio di case di prostituzione nel territorio dello Stato e nei territori sottoposti all'amministrazione di autorità italiane.

Art.2


Le case, i quartieri e qualsiasi altro luogo chiuso, dove si esercita la prostituzione, dichiarati locali di meretricio ai sensi dell'art. 190 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, numero 773, e delle successive modificazioni, dovranno essere chiusi entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge.

Art.3


Le disposizioni contenute negli artt. 531 a 536 del Codice Penale sono sostituite dalle seguenti:

"E' punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da lire 500.000 a lire 20.000.000, salvo in ogni caso l'applicazione dell'art. 240 del Codice penale:

1) chiunque, trascorso il termine indicato nell'art. 2, abbia la proprietà o l'esercizio, sotto qualsiasi denominazione, di una casa di prostituzione, o comunque la controlli, o diriga, o amministri, ovvero partecipi alla proprietà, esercizio, direzione o amministrazione di essa;

2) chiunque avendo la proprietà o l'amministrazione di una casa od altro locale, li conceda in locazione a scopo di esercizio di una casa di prostituzione;

3) chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto a un albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo, locale da ballo, o luogo di spettacolo, o loro annessi e dipendenze o qualunque locale aperto al pubblico od utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all'interno del locale stesso, si danno alla prostituzione;

4) chiunque recluti una persona al fine di farle esercitare la prostituzione, o ne agevoli a tal fine la prostituzione;
5) chiunque induca alla prostituzione una donna di età maggiore, o compia atti di lenocinio, sia personalmente in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia a mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità;

6) chiunque induca una persona a recarsi nel territorio di un altro Stato o comunque luogo diverso da quello della sua abituale residenza, la fine di esercitarvi la prostituzione ovvero si intrometta per agevolarne la partenza;

7) chiunque esplichi un'attività in associazioni ed organizzazioni nazionali ed estere dedite al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione od allo sfruttamento della prostituzione, ovvero in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo agevoli o favorisca l'azione o gli scopi delle predette associazioni od organizzazioni;

8) chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui.

In tutti i casi previsti nel n. 3) del presente articolo alle pene in essi comminate, sarà aggiunta la perdita della licenza d'esercizio e potrà anche essere ordinata la chiusura definitiva dell'esercizio.

I delitti previsti dai nn. 4) e 5), se commessi da un cittadino in territorio estero, sono punibili in quanto le convenzioni internazionali lo prevedano.

Art.4


La pena è raddoppiata:

1) se il fatto è commesso con violenza minaccia, inganno;

2) se il fatto è commesso ai danni di persona minore degli anni 21 o di persona in istato di infermità o minoranza psichica, naturale o provocata;

3) se il colpevole è un ascendente, un affine in linea retta ascendente, il marito, il fratello, o la sorella, il padre o la madre adottivi, il tutore;

4) se al colpevole la persona è stata affidata per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza, di custodia;

5) se il fatto è commesso ai danni di persone aventi rapporti di servizio domestico o d'impiego;

6) se il fatto è commesso da pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni;

7) se il fatto è commesso ai danni di più persone;

7 bis) se il fatto è commesso ai danni di una persona tossicodipendente.

Art.5


Sono punite con l'arresto fino a giorni 8 e con l'ammenda di lire 10.000 le persone dell'uno e dell'altro sesso:

1) che in luogo pubblico od aperto al pubblico, invitano al libertinaggio in modo scandaloso o molesto;

2) che seguono per via le persone, invitandole con atti e parole al libertinaggio.

Le persone colte in contravvenzione alle disposizioni di cui ai nn. 1) e 2), qualora siano in possesso di regolari documenti di identificazione, non possono essere accompagnate all'Ufficio di pubblica sicurezza.
Le persone accompagnate all'Ufficio di pubblica sicurezza per infrazioni alle disposizioni della presente legge non possono essere sottoposte a visita sanitaria.
I verbali di contravvenzione saranno rimessi alla competente autorità giudiziaria.

Art.6


I colpevoli di uno dei delitti previsti dagli articoli precedenti, siano essi consumati o soltanto tentati, per un periodo variante da un minimo di due anni ad un massimo di venti, a partire dal giorno in cui avranno espiato la pena, subiranno altresì l'interdizione dai pubblici uffici, prevista dall'art. 28 del Codice penale e dall'esercizio della tutela e della curatela.

Art.7


Le autorità di pubblica sicurezza, le autorità sanitarie e qualsiasi altra autorità amministrativa non possono procedere ad alcuna forma diretta od indiretta di registrazione, neanche mediante rilascio di tessere sanitarie, di donne che esercitano o siano sospettate di esercitare la prostituzione, né obbligarle a presentarsi periodicamente ai loro uffici. E' del pari vietato di munire dette donne di documenti speciali.

Capo II - Dei patronati ed istituti di rieducazione

Art.8


Il Ministro per l'interno provvederà, promuovendo la fondazione di speciali istituti di patronato, nonché assistendo e sussidiando quelli esistenti, che efficacemente corrispondano ai fini della presente legge, alla tutela, all'assistenza ed alla rieducazione delle donne uscenti, per effetto della presente legge, dalle case di prostituzione.
Negli istituti di patronato, come sopra previsti, potranno trovare ricovero ed assistenza, oltre alle donne uscite dalle case di prostituzione abolite nella presente legge, anche quelle altre che, pure avviate già alla prostituzione, intendano di ritornare ad onestà di vita.

Art.9


Con determinazione del Ministro per l'interno sarà provveduto all'assegnazione dei mezzi necessari per l'esercizio dell'attività degli istituti di cui nell'articolo precedente, da prelevarsi dal fondo stanziato nel bilancio dello Stato a norma della presente legge.
Alla fine di ogni anno e non oltre il 15 gennaio successivo gli istituti di patronato fondati a norma della presente legge, come gli altri istituti previsti dal precedente articolo e che godano della sovvenzione dello Stato, dovranno trasmettere un rendiconto esatto della loro attività omettendo il nome delle persone da essi accolte.

Tali istituti sono sottoposti a vigilanza e a controllo dello Stato.

Art.10


Le persone minori di anni 21 che abitualmente o totalmente traggono i loro mezzi di sussistenza dalla prostituzione saranno rimpatriate e riconsegnate alle loro famiglie, previo accertamento che queste siano disposte ad accoglierle.
Se però esse non hanno congiunti disposti ad accoglierle e che offrano sicura garanzia di moralità saranno per ordine del presidente del tribunale affidate agli istituti di patronato di cui nel precedente articolo. A questo potrà addivenirsi anche per loro libera elezione.

Art.11


All'onere derivante al bilancio dello Stato verrà fatto fronte, per un importo di 100 milioni di lire, con le maggiori entrate previste dalla legge 9 aprile 1953, n. 248.

Capo III - Disposizioni finali e transitorie

Art.12


E' costituito un Corpo speciale femminile che gradualmente ed entro i limiti consentiti sostituirà la polizia nelle funzioni inerenti ai servizi del buon costume e della prevenzione della delinquenza minorile e della prostituzione.
Con decreto Presidenziale, su proposta del Ministro per l'interno, ne saranno determinati l'organizzazione ed il funzionamento.

Art.13


Per effetto della chiusura delle case di prostituzione presentemente autorizzata entro il termine previsto dall'art. 2, si intendono risolti di pieno diritto, senza indennità e con decorrenza immediata, i contratti di locazione relativi alle case medesime.
E' vietato ai proprietari di immobili di concludere un nuovo contratto di locazione colle persone sopra indicate.

Art.14


Tutte le obbligazioni pecuniarie contratte verso i tenutari dalle donne delle case di prostituzione si presumono determinate da causa illecita.
E' ammessa la prova contraria.

Art.15


Tutte le disposizioni contrarie alla presente legge, o comunque con essa incompatibili, sono abrogate.

 


Prostituzione, i clienti
non commettono reato


DALL'ARCHIVIO
di Repubblica.it

Suicida giovane
scoperto con una
lucciola

Perugia, il Gip conferma
"i clienti favoriscono
la prostituzione"


Prostituzione:
manette anche
ai clienti

Udine, arrestati
un poliziotto
e due carabinieri


DOCUMENTOLa legge Merlin

Prostituzione:
Violante accusa
i clienti

La proposta
di Livia Turco

Amato propone
le manette
ai clienti

Prostitute:
in Italia
sono 70.000

Il caso
delle multe
ai clienti


IN RETE
(in italiano)
Dipartimento
Pari opportunità

Progetto
"Oltre la strada"

 



Come si evince dal testo stesso, esso è superato dalla realtà che dal 1958 in poi si è a poco a poco creata, fino a diventare qualcosa di incontenibile dalla norma che sanava una situazione precedente di una società e di una situazione politica superate dalla Storia.
Bisogna che la Politica ne prenda atto e agisca.
Non è solo questo piccolo blog che lo esprime, essendoci stati negli anni articoli su articoli di cronaca e di analisi di illustri penne sul problema.
Da anni quartieri di città abitati da normali cittadini sono diventati quartieri a "luci rosse" loro malgrado, in cui le proteste delle famiglie, che dovevano spiegare ai loro bambini quello che vedevano, sono rimaste inascoltate:
Art.2


Le case, i quartieri e qualsiasi altro luogo chiuso, dove si esercita la prostituzione, dichiarati locali di meretricio ai sensi dell'art. 190 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, numero 773, e delle successive modificazioni, dovranno essere chiusi entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge.

Invece si sono creati nella totale inapplicazione della Legge.
Davanti allo stato di fatto è il caso di rimettere mano alla materia, tenendo conto che la fogna chiusa e ripulita ha prodotto nei decenni un liquame sparso ovunque!

Se è il mestiere più antico del mondo, dunque inevitabile, va proibito severamente con sanzioni come l'arresto se effettuato all'aperto, e va consentito con controllo in luoghi preposti.
Questo non vuol dire rimettere in piedi il modello "Case Chiuse", che stavano anche in mezzo alle città in palazzi qualsiasi con le persiane pudicamente chiuse, ma studiare un modello tipo i quartieri di Amburgo e di Amsterdam come esistevano già quaranta e più anni fa.

Ma facciamo sparire questi incivili spettacoli dalle strade dove, nascostamente, la delinquenza sfrutta le "donne in vetrina".  

venerdì 6 settembre 2013

Dalla pagina facebook della deputata Carla Ruocco


Lettera aperta di una cittadina in Parlamento ai cittadini
Erano mesi che aspettavo di avere la serenità e il tempo per raccontare a me stessa e agli altri la folle avventura che sto vivendo da qualche tempo a questa parte. Solo ora, nel bel mezzo della pausa estiva, mi trovo a ripercorrere nella mente tutti momenti vissuti in questi ultimi otto mesi che sono sembrati al contempo un’eternità e un istante. E mi viene da pensare che mai potrò ricordare e trascrivere tutti gli episodi e tutte le sensazioni che sono stati parte integrante di questo difficile, entusiasmante percorso.
Nessuno di noi è veramente conscio di ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo. Forse lo saremo solo tra diversi anni quando ci troveremo a raccontarlo ai nostri figli e nipoti.
I cittadini sono rientrati nelle istituzioni. Detta così, questa sembrerebbe una frase come un’altra, invece porta dentro un significato, una storia e dei volti la cui straordinarietà difficilmente potrebbe essere catalogata anche nei più dotti manuali di politologia.
Quando ci dicono che stiamo scrivendo la storia sorridiamo, ci scherziamo su e passiamo oltre. Non ci sembra vero, ciascuno di noi continua a sentirsi se stesso e mai si percepirebbe come il grande statista giunto in Parlamento dal nulla per risollevare le sorti della patria. Nessuno di noi immagina il proprio nome scritto in un libro di storia o il proprio ritratto affisso nella Galleria dei Presidenti alla Camera dei Deputati. Sappiamo bene come e perché ci troviamo laggiù e lavoriamo sodo per colmare le lacune della nostra inesperienza.
Ce ne hanno dette di tutti colori, abbiamo sopportato insulti e prese in giro, diffidenza e spocchia, attacchi di media e assedi di giornalisti affamati di carne umana e continuiamo a farlo anche se da qualche tempo i giornalisti hanno smesso di vedere in noi una sorta di bestie esotiche da studiare e su cui costruire il servizio più riuscito della propria carriera. Ora parliamo con loro e loro non trovano più così divertente cercare di cogliere il nostro disagio o farci domande trabocchetto per spillarci di bocca la parola di troppo su cui costruire lo scoop. Ogni giorno che passa impariamo qualcosa di nuovo e iniziamo a misurarci con il vero nemico, dentro il Palazzo.
Ti accorgi che il Cittadino che è in te è ancora vivo e indignato ogni volta che, alla vista di certe facce a pochi metri da te, provi dentro un disprezzo profondo. Loro non sanno chi sei, quale storia tu abbia alle spalle, che mestiere facessi prima, né gli interesserebbe saperlo: per loro sei una fortunata nullità e tornerai ad esserlo. Tu invece conosci perfettamente tutto il loro percorso politico e le loro vicende, giudiziarie o meno, e sai per filo e per segno quanto impegno hanno adoperato per distruggere l’Italia negli ultimi vent’anni. Li guardi da vicino come se fossi tu a dover esaminare loro per capire chi siano, provi lo stesso odio di quando vedevi i loro faccioni spavaldi in tv ma ora sei un loro collega e non puoi, non puoi urlare tutta la tua indignazione. Contegno e rispetto verso chi non meriterebbe né l’uno né l’altro. Il rispetto che credono di meritare non è quello che portano a noi e già diverse volte si sono verificati casi incresciosi di maleducazione ai limiti estremi della mancanza di civiltà e dell’arroganza più bieca.
Si sentono forti, fortissimi, comandano e decidono accordandosi nel modo a loro più conveniente all’interno di quel mostro vittima di se stesso che porta il nome di “governo delle larghe intese”. Se solo i cittadini sapessero quanto è inutile la presenza del Parlamento oggi. Se solo potessero entrarci dentro per un po’ e vedere gli scempi, gli sprechi, i paradossi e le storture di questo lento, ingolfato meccanismo. L’indignazione, già a livelli record, sfocerebbe in rivolta.
Noi, 160 cittadini approdati all’improvviso nelle istituzioni, con la vivida immagine del mondo di fuori impressa nella testa e nel cuore, lottiamo nelle commissioni, emendiamo i decreti fino allo sfinimento, proponiamo ordini del giorno, facciamo ostruzionismo, pronunciamo discorsi al vetriolo e tentiamo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per limitare i danni, frenare il dissesto, interpretare l’indignazione civile. Se solo l’informazione fosse libera e le tv riportassero un millesimo del lavoro che svolgiamo ogni giorno in Parlamento, nessuno più oserebbe dire che il M5S non combina nulla.
Non “combiniamo nulla” perché per una manciata di voti non abbiamo preso il premio di maggioranza attualmente usurpato dal Pd in quanto ottenuto in virtù dell’alleanza con Sel oggi non più esistente. Siamo stati il partito più votato alla Camera ma nessuno lì dentro tiene conto del fatto che 9 milioni di italiani su 60 hanno scelto il M5S. Ogni nostra idea, ogni nostro atto, seppur condivisibile o addirittura parte integrante del programma elettorale altrui, viene bocciato per partito preso, per impedire che il M5S riporti una vittoria, per tenere sotto silenzio tutto il lavoro e lo studio a cui costantemente ci dedichiamo, a stretto contatto con attivisti, esperti, cittadini e associazioni.
Stanno tirando la corda sempre di più, si stanno sforzando in tutti modi di ancorarsi alle poltrone per tentare, almeno in extremis, di smentire la loro proverbiale inettitudine. Quante volte, in questi mesi, mi sono ritrovata a pensare “aveva proprio ragione Grillo, lui aveva capito tutto prima di chiunque altro”. Quante volte, sentendo certi discorsi, osservando lo sfarzo impudico in cui vivono ogni giorno da decenni, toccando con mano l’imperizia e l’ipocrisia con cui lavorano e fanno propaganda in tv, mi sono sentita addosso la stessa disillusione amara che provavo quando uscivo da uno spettacolo di Beppe, perfettamente consapevole del fatto che la sua satira era modellata su una realtà che lui descriveva a fini umoristici come paradossale ma che, purtroppo, non aveva nulla di fantasioso.
Ed è proprio questo il punto, il vero motivo per cui sto scrivendo questa lettera aperta. Mi sono messa nei panni di tutti coloro che vorrebbero sapere da noi cosa succede davvero là dentro, cosa si prova a confrontarsi ogni giorno con quella realtà rarefatta e lontana che si conosce solo grazie alla tv e ai giornali. Ebbene, mi sono chiesta come potrai spiegare in poche parole cosa significhi ritrovarsi da un giorno all’altro in Parlamento all’età di 27 anni, a stretto contatto con i politici “veri”, quelli che da decenni affollano talkshow e titoli di quotidiani. Sapete cosa vi dico? Non fa nessun effetto particolare.
Anzi, la prosaicità di ciò che vedo e vivo ogni giorno, il continuo svilimento a cui è stato soggetto un mestiere tanto nobile e importante, gli atteggiamenti boriosi e arroganti, gli episodi sconvolgenti accaduti in questi mesi, a partire dalla rielezione di Napolitano, hanno avuto su di me un effetto dissacrante e mi hanno reso incapace di figurarmi questo mestiere con l’aura di prestigio e sublimità che meriterebbe o meritò in altri tempi.
Io oggi sono consapevole della verità: senza voler generalizzare troppo, un parlamentare è poco più che una persona che ha giocato bene le sue carte, che ha avuto le conoscenze giuste, la fortuna e i soldi necessari per candidarsi in cima ad una lista, investendo tutto ed essendo consapevole che entrare in Parlamento è come vincere alla lotteria, né più né meno. Già, perché, se il potere logora, pecunia non olet, mai. Quale mestiere offre più denaro, più privilegi? Ma di questo abbiamo già abbondantemente parlato e rischiamo di risultare monocordi.
No, c’è di più! C’è qualcosa di molto più grave, qualcosa che, personalmente, mi ha colpito di più dei € 17.000 arrivati sul mio conto dopo il primo mese mezzo di attività. Non è richiesto nessun curriculum, nessun titolo, nessuna capacità particolare. Dirò di più: nella stessa misura in cui, nella vita normale, si richiedono titoli su titoli, abilitazioni, esperienza, referenze per fare qualsiasi lavoro, ugualmente in questo fantastico mondo del Parlamento nessuno è interessato a sapere di cosa ti occupi, se hai studiato o lavorato in un settore che sia perlomeno affine a quello della commissione in cui andrai a lavorare.
 E così capita che io, insegnante laureata e dottoranda in lettere classiche, finisca nella commissione finanze senza che questo faccia alcun tipo di scalpore. A me che mi preoccupo della mia inadeguatezza e del contributo che non posso apportare in quella Commissione, la dipendente della Camera risponde “non si preoccupi, non serve avere competenze, l’aiutiamo noi, ci sono fior fior di tecnici per questo, voi siete i parlamentari”. 
Io, ingenuamente, credevo che un parlamentare dovesse quantomeno conoscere l’abc della propria commissione… Invece il suo ruolo può allontanarsi molto dall’essere foriero di idee innovative o frutto di studio personale. Il suo è un banale ruolo di rappresentanza. Senza contare che, tra le miriadi di collaboratori e tecnici di cui è attorniato, difficilmente egli usa il suo ingegno anche solo per scrivere i discorsi che pronuncia in aula con l’enfasi di un novello Cicerone davanti al suo Catilina redivivo. Sarebbe auspicabile un minimo di equità e di decenza anche solo per riequilibrare l’ingiusta differenza di trattamento con il mondo reale in cui ormai sono richieste qualifiche anche per svolgere il mestiere più instabile e peggio retribuito di tutti. Così trascorre la giornata di un parlamentare italiano, tra un cornetto, un bombolone e una spremuta pagate con la stessa tesserina con cui si è abilitati a votare in aula, una tesserina magica che ti dà la sensazione di poterti concedere tutto senza spendere un euro. Tutti presenti alle votazioni martedì mercoledì e giovedì, ma non perché il lavoro è sacro, bensì perché l’assenza al momento del voto comporta una detrazione consistente dello stipendio a fine mese. Nelle commissioni e nei giorni non destinati alle votazioni le presenze si riducono sensibilmente. E guai a farlo notare in aula, si inferociscono.
Che dire poi del modo di procedere nei lavori diventato ormai prassi? Continui decreti da convertire in legge in maniera sbrigativa, prima della loro scadenza. Decreti omnibus, con migliaia di provvedimenti diversi al loro interno, che non hanno le benché minime motivazioni di “necessità e urgenza” ma che vengono infarciti a non finire con le materie più diverse.
L’ultimo decreto esaminato prima della pausa estiva era sul lavoro ma gli articoli finali “altre disposizioni in materia finanziaria” erano inerenti al posticipo dell’aumento dell’Iva. Spesso e volentieri questi decreti giungono blindati, cioè devono essere approvati così come sono, non sono passibili di modifiche né, se le disposizioni del Governo sono tali, i Largamente Intesi consentono che si venga meno a tali disposizioni, impedendo di fatto al Parlamento di svolgere il ruolo che la Costituzione gli assegna. Quando non viene posta la fiducia, i decreti vengono ratificati, con la bocciatura costante del 99% degli emendamenti presentati dall’opposizione. Spesso è la stessa inconsistenza di tali decreti a renderli misure risibili, totalmente inutili come ad esempio avvenuto nel Dl lavoro, in cui venivano stanziati pochissimi fondi per incentivare le assunzioni di giovani con requisiti praticamente impossibili da avere ai giorni nostri (tra i quali, ad esempio, il possesso del solo diploma di scuola media).
Per concludere questo flusso di pensieri, voglio raccontare una scena raccapricciante vissuta nel giorno della rielezione di Napolitano. La gente si era riunita fuori dal Palazzo, aveva accerchiato completamente Montecitorio. A stento la folla furiosa veniva trattenuta dietro le transenne e si respirava davvero un’aria da guerra civile. Era spaventoso. Dentro il Palazzo, nessuno sembrava preoccuparsene, le ennesime votazioni procedevano lentamente e senza intoppi. Ormai l’accordo era stato raggiunto. Che cosa comportava questo accordo? La risposta alla domanda è stata tristemente rivelata nel momento immediatamente successivo alla proclamazione del nome di Napolitano dalla Presidente Boldrini. A seguito di un lungo applauso e di strette di mano, di sorrisi compiaciuti e di manifestazioni di sollievo e soddisfazione, l’allora Popolo delle Libertà si è profuso in un commovente e disgustoso teatrino: intonazione di parte dell’inno di Mameli con mano sul cuore e coro da stadio per Berlusconi: “Sil-vio”, “Sil-vio”, “Sil-vio”. Il tutto all’interno della Camera dei Deputati e in un momento solenne come quello dell’elezione del Presidente della Repubblica. In quel momento, con i brividi sulla schiena e un gusto amaro in bocca, ho iniziato ad unire i tasselli. La rielezione di Napolitano era una vittoria di B., era merito suo.
E oggi a cinque mesi di distanza da quel giorno, da lui dipende la tenuta del Governo e i giornali e le tv non parlano d’altro. Le Larghe Intese sono state una sua vittoria, così come tutto ciò che ne è seguito. Non esiste provvedimento né articolo di legge su cui lui e il suo “popolo” non possano porre veti. Così il Parlamento è blindato, il Paese sotto scacco di un solo uomo, legato a doppio filo alle sue vicende giudiziarie. Come se non fossimo l’unico paese d’Europa in cui ancora non è terminata la recessione, come se non ci fosse il timore di una terza guerra mondiale alle porte a seguito delle vicende siriane.
Il MoVimento 5 Stelle c’è ed è vivo e vegeto, non solo in Parlamento ma anche e soprattutto nelle piazze, sotto i gazebo, ai banchetti, sulla rete. Gli attivisti sono la forza del MoVimento e per noi che stiamo tutto il giorno nel Palazzo c’è un unico conforto: sapere che fuori c’è un esercito sterminato pronto a difenderci. Nessun partito ha così tanti attivisti, nessuno così informati e agguerriti. Sono i cittadini ritornati consapevoli, i cittadini a cui nessuno potrà più sottrarre la libertà di informarsi e opporsi.
Siamo alla resa dei conti, restiamo saldi e compatti. Abbiamo il dovere di riprenderci il Paese e insieme possiamo farcela.
A RIVEDER LE STELLE!!!

Quanta freschezza, quanta pulizia morale! E non solo perché è giovane, perché ci sono giovani che sono morti dentro e nemmeno se ne rendono conto. 
Mi accorgo di essere arrivata a 67 anni e di avere i valori di questa giovane deputata del Movimento 5 Stelle intatti dentro di me. Ne sono felice ed è l'unica cosa di cui sono orgogliosa.

Dai Comitati dell'Acqua del Lazio


giovedì 5 settembre 2013

Lui ha coraggio e sfida, gli altri si adeguano per ipocrisia

Il 3 settembre scorso nella trasmissione "Agorà" di RAI 3 fra gli ospiti c'era Vladimiro Guadagno, ex deputato del governo Prodi nelle liste del partito Rifondazione Comunista, e conosciuto meglio come Vladimir Luxuria, nome d'arte in quanto Vladimiro è attore e poliedrico uomo di spettacolo.
Non posso che chiamarlo uomo in quanto questo è biologicamente, in quanto dalla nascita alla morte nelle sue cellule saranno sempre presenti i cromosomi del genere maschile: XY. 
La sua omosessualità però lo spinge ad usare il termine "transessuale" abusato in tutto il mondo della odierna comunicazione ma che non ha, nel suo caso come in altri, alcun fondamento scientifico. Non perché non esista in natura qualche fenomeno del genere, non frequente, ma perché per essere definito tale il vero transessuale deve avere naturalmente caratteristiche del genere opposto: seni, se è uomo, o assenza di essi se donna, ad esempio... Nel caso di Vladimiro Guadagno egli non ha alcuno di questi caratteri sessuali secondari ma, la sua omosessualità, lo spinge a truccarsi e vestirsi da donna e, nel tempo, ha adottato anche forzature sul suo corpo per renderlo più femminile come lui desiderava.
Questo però non gli consente di avere documenti diversi da quelli che ha: genere maschile.
Dunque dovrebbe adottare l'abbigliamento mascherante la sua sentita femminilità soltanto nel suo privato e, se lo desidera, nei suoi spettacoli.
Mi spiego meglio. Non si può prescindere nel costume, nel comune senso del pudore dalla cultura di un'epoca e la nostra epoca è influenzata dalla cultura cristiana. Indubbiamente. Nei libri di storia scriviamo d.C. o a.C.: e non è cosa da poco! A quella data si fa riferimento in questo nostro mondo di oggi per rapportarsi a tutto! Non ne faccio una questione di religione, giammai! Dico solo che è un fatto culturale.
E mi spiego ancora meglio. Nell'antica Roma, anche ai massimi livelli, era normale defecare in compagnia parlando di affari. Nella villa dell'Imperatore Domiziano, sul Lago di Paola in provincia di Latina, come in altre vestigia romane, c'è un cacatoio pubblico perfettamente conservato. Per la loro cultura, dunque, questo aspetto non costituiva orrore come può costituirlo nella nostra odierna cultura, in cui in quella necessità non ci facciamo vedere neppure dai nostri familiari!
Per questo andare in giro truccati e vestiti da donna non è cosa accettabile anche se i lassi costumi e, soprattutto, l'ipocrisia imperante, consentono che Vladimiro vada in TV abbigliato da signora come andava in Parlamento, dove la sua sfida si è spinta fino al punto di pretendere di andare nel bagno delle donne, pur avendo gli attributi intatti, e suscitando le giuste rimostranze di una deputata di Forza Italia che fu per questo molto derisa da colleghe di opposte idee e stampa.
Ecco, questa continua rimozione della realtà oggettiva, questa ipocrisia mi danno fastidio. Sono atteggiamenti di maniera, per puro opportunismo, che inducono giornalisti e politici ad accettare quello che accettabile non è. A meno che, come al solito, non vogliamo gettare alle fiamme molte Opere scientifiche di Psichiatria e di Psicologia.
Le tendenze sessuali debbono appartenere alla sfera privata e non essere fastidiosamente sbattute in faccia agli altri. Se un uomo si eccita soltanto quando la sua amante si veste da Cappuccetto Rosso non può essere accettabile che la signora vada anche in giro vestita da Cappuccetto Rosso! 
Se Vladimiro è omosessuale e appartiene a quegli omosessuali a cui piace travestirsi da donna (non piace a tutti gli omo) lo faccia nel suo privato, quando sta con gli amici a cena o con chi gli piace intrattenersi... E si vergognino tutti coloro che sorridono dietro le sue spalle facendo finta di essere "moderni" e liberal nell'accettare il suo travestirsi in pubblico.

Da: La Stampa
26/1/2009 (7:22) - INTERVISTA A VLADIMIR LUXURIA
"La vera trasgressione
non è il sesso ma l'amore
Intervista di Sabelli Fioretti a Vladimiro Guadagno in arte Luxuria - parte

… la prostituzione…
«Certo, la prostituzione».

L’hai rivendicata con orgoglio.
«Mi sono limitata a togliere a qualche giornalista la soddisfazione di fare scoop».

… la droga...
«Se qualcuno mi mettesse qui davanti una striscia di coca ci soffierei sopra».

Pentita?
«Io non mi pento mai di niente».

Quando hai smesso?
«L’ultima canna tre anni fa. L'ultima coca sei anni fa».

Cronache di pazzie quotidiane - Igiene pubblica

Igiene pubblica


Il gatto morto giaceva in un avvallamento laterale della via comunale. Doveva essere morto da un po' a giudicare dalla quantità di mosche che gli svolazzavano sopra. 
"Speriamo che la signora che abita a confine con la strada comunale avverta il comune che mandi qualcuno a toglierlo di lì!" Disse una donna passando e contenendo un moto di repulsione.
"Certo, se non vuole che le mosche le portino le particelle della putrefazione dentro casa!" Le rispose polemico suo marito, conoscendo l'inanità del circondario, buono solo a lamentarsi per poi non fare niente.
L'indomani il gattone era sempre lì e se ne vedevano le interiora fuoriuscite, segno che era stato investito ed era ricaduto in quell'anfratto.
"Non ha telefonato nessuno." Considerò la donna che era passata già il giorno prima. "Oppure hanno telefonato e questi se ne fregano." Non aveva in grande stima gli amministratori comunali, e la colpa non era sua ma dei fatti che riguardavano quel comune, come purtroppo, tanti, troppi comuni italiani. Marciapiedi rotti e impercorribili a causa della totale incuria, assoluta mancanza di qualsivoglia pulizia della strada comunale da erbacce che intasavano le rare cunette per la raccolta dell'acqua piovana... ecc. ecc. ecc..
I cittadini vedevano le loro salate tasse spese in luminarie e fuochi d'artificio ma non nel mantenimento dignitoso delle vie.
La donna chiamò i vigili urbani: ma non rispose nessuno.
Cercò il numero dell'Ufficio d'Igiene: ma non lo trovò.
Infine, visto che si era nella tarda mattinata, dunque in orario di lavoro, chiamò il comune.
Le passarono l'Ufficio Igiene e sanità.
Questo il kafkiano colloquio.
"Con chi parlo?"
"Lei con chi vuole parlare?"
"Con qualcuno che possa far rimuovere una carogna di gatto dalla via comunale."  
"Il responsabile non c'è."
"La carogna ha mosche e larve e per l'igiene pubblica qualcuno deve intervenire. Scusi con chi sto parlando?"
"Lei perché lo vuole sapere?"
Stupore! "Ma perché chi risponde da un ufficio pubblico deve dare nome e cognome."
"E chi lo dice?"
Doppio stupore! "C'è una legge che lo dice."
"Marina."
"Marina è il cognome?"
"No, Marina è il nome."
"Di Marina ce ne sono tante, ma dica il cognome."
"In questo ufficio di Marina ci sono solo io."
"Non capisco perché lei non voglia dire il suo nome e cognome  come impone la legge per gli impiegati pubblici. Ha paura di prendersi le sue responsabilità? Ma lei è pagata per dare un servizio dunque non può mantenere l'anonimato."
"E lei come si chiama?"
"Ah! Lei che risponde ad un telefono del comune dal suo posto di lavoro non vuole dare il cognome, ma da me che faccio una segnalazione per l'igiene pubblica lo vuole però! Io non ho difficoltà a darglielo, l'avrei fatto senz'altro, ma visto che lei dice solo Marina allora io le dico solo Franca! Anche perché io chiamo da casa mia e lei invece risponde da un ufficio pubblico e non è a casa sua, ma è lì perché percepisce uno stipendio per dare un servizio!"
"Ma questo gatto dov'è?"
"Più o meno all'altezza del comprensorio "La Ginestra" in Via del Bosco ."
"Io non sono di questo comune e non so dov'è."
Triplo stupore! "Si informi allora!"
"Ma è all'interno di questo comprensorio? Lo devono rimuovere i privati allora."
"Ho detto all'inizio che si tratta della via comunale. - Fece stizzita Franca. - A meno che da stamattina Via del Bosco è diventata privata!" Concluse con vis polemica.
"Aspetti." E lasciò la segnalatrice al telefono diversi minuti.
"Prima o poi cadrà la linea e faranno finta che la segnalazione non ci sia mai stata." Sogghignò tra sé e sé la donna, abituata all'andazzo degli uffici pubblici in generale.
Invece arrivò al telefono un uomo e disse pure chi era e il suo titolo.
La donna ripeté la segnalazione. "Lei che si occupa del settore Igiene e Sanità capisce che è una questione di salute pubblica!" Concluse.
"No, signora, io non mi occupo di questo settore, ma dato che il collega che se ne occupa è in ferie e che la pianta organica è al cinquanta per cento cerchiamo di fare quello che possiamo."
La donna si ricordò che ogni volta che aveva a che fare con un qualunque impiegato di quel comune, per qualsivoglia pratica o necessità, si sentiva ripetere questa giaculatoria: "Siamo sotto organico e non fanno concorsi per rimpiazzare i pensionamenti."
"Se il comune non si fosse fatto commissariare per ben due volte negli ultimi anni forse i soldi per bandire concorsi per rimpinguare la pianta organica ce li avrebbe!"
"Non dipende da noi signora!"
"Certo, da chi viene eletto in Consiglio Comunale e dovrebbe, con Sindaco, Assessori e Giunta, far quadrare il bilancio! E' colpa nostra e di chi votiamo!"
E quello le dette ragione e le disse: "Vedrò quello che possiamo fare!"
A telefono chiuso alla donna venne un pensiero: "Hanno detto che eliminano le Province: ecco il risparmio! Spostino gli impiegati provinciali nei comuni! Da Ente locale ad Ente locale, senza bandire concorsi e spendere soldi in più!"

Ma la realtà può essere ben peggiore!

Da: Lucca in Diretta.it

Gatti morti all'ufficio protocollo del Comune di Lucca

Giovedì, 18 Luglio 2013 h. 10:46


ufficioprotocollo
FOTO - La cantinetta sotto l'ufficio protocollo invasa dai gatti
Un odore forte investe da giorni chi entra all'ufficio protocollo del Comune di Lucca. Figurarsi gli impiegati che da circa due settimane devono convivere con quel singolare problema, con non poco imbarazzo per dover accogliere in quel modo coloro che si recano allo sportello per sbrigare le pratiche. La puzza arriva, a momenti, dalla cantinetta proprio sotto agli uffici: alcuni cadaveri di gatto in avanzato stato di decomposizione non sono ancora stati rimossi dall'interno. E il caldo di piena estate ha peggiorato le cose. Ogni anno, lo stesso copione: dagli uffici si lamentano della presenza di una numerosa colonia di quattro zampe che viene nutrita da alcuni abitanti della zona. I mici che si lanciano nella cantinetta dalla grata che dà sulla strada in cerca di fresco sono sempre di più: lo dimostrano anche le ciotole che vengono lasciate davanti alla fessura. Alcuni di loro, però, hanno scelto quel posto nascosto per morire. Creando non poche polemiche.


Così anche stamani (18 luglio) è stato sollecitato da parte del personale l'intervento dell'ufficio ambiente. Dal Comune rassicurano: “In un paio di giorni le carcasse saranno rimosse”. Il problema però è da risolvere alla base, replicano dall'ufficio protocollo. Qui i dipendenti spiegano che ogni estate è la stessa storia: “Purtroppo la colonia di gatti è sempre più numerosa - dicono -: qualcuno dà loro da mangiare, così la cantinetta sotto agli uffici è diventata il ricovero per decine di randagi”. “L'anno scorso - racconta un altro dipendente - la situazione era pure peggiore: per entrare nell'ufficio più vicino al seminterrato in alcune giornate sarebbe servita la mascherina”.

mercoledì 4 settembre 2013

Dell’ingenuità e dell’innocenza


Sabato 24 agosto 2013 sulla terza rete della RAI hanno mandato un servizio, probabilmente una replica, con Sandro Veronesi che disquisiva sui concetti di ingenuità e di innocenza attraverso fatti e persone della vita.
Ho ascoltato con attenzione la sua personalissima analisi con la mente aperta spassionatamente a qualsiasi confronto, senza preclusioni e pregiudizi, pronta come sempre ad accogliere idee, opinioni e giudizi che possano arricchire la mia esperienza.
La conclusione è stata che, pur rispettando le opinioni dello scrittore (alla Voltaire come sempre) non sento come mie le sue analisi. 

Il suo concetto di innocenza è troppo confuso con quello di ingenuità.

L’ingenuo è colui che non conosce tutti gli aspetti peggiori della mente umana: li ignora per inesperienza, se è giovane, o per incapacità a capire certe realtà, anche se in età più avanzata, per un intrinseco candore nel suo modo di pensare, oppure per stupidità e scarsa empatia. 

L’ingenuo, dunque, può anche sbagliare, commettere errori per ingenuità, dunque NON essere più innocente, pur restando ingenuo. Dovrà, per riscattarsi, prendere suo malgrado coscienza del male fatto, dell’errore commesso e acquistare così consapevolezza, dunque perdere un poco della sua ingenuità.

L’innocente è persona che NON ha commesso errori, che NON ha fatto del male, pur essendo ben consapevole ed edotto del Male e del Bene. Dunque egli ha fatto una scelta di condotta di comportarsi bene, in piena coscienza delle regole umane e etiche universali. Chi accusa un innocente, lo calunnia, lo perseguita, è un iniquo.

Nella sua analisi, dettata mi sembra da una visione di parte della realtà, Veronesi parla ad esempio di Pier Paolo Pasolini come di una persona innocente e perseguitata per le sue idee e nel contempo ingenua.
La mia analisi è diversa.
L’apprezzamento di gran parte della cultura, soprattutto cosiddetta “di sinistra”, dell’Opera dello scrittore e poeta Pasolini, non può essere disgiunta dall’operato della sua figura umana, se si vuole dichiararlo innocente ed ingenuo.
Veronesi dice che fu perseguitato per tre sue peculiarità: cattolico, omosessuale e di sinistra.
L’uomo di sinistra può essere inviso solo ad un minimo manipolo di estremisti di destra: i più ignoranti. L’intelligenza di destra è quella di un Almirante che riconosce il valore dell’avversario nelle idee Enrico Berlinguer e gli fa omaggio al suo funerale.

Da: La Repubblica - Archivio
"ALMIRANTE VA A BOTTEGHE OSCURE E SI INCHINA DAVANTI ALLA BARA"
L'annuncio della morte
di Enrico Berlinguer
sull'Unità


L’essere cattolico e nel contempo peccatore per la sua omosessualità può essere un problema della sua coscienza che, appartenendo alla sfera dell’intimo, non può riguardare nessuno.
Diverso è l’uso sociale che egli, uomo di sinistra critico e polemico nei riguardi di chi sfrutta i poveri, fa della sua omosessualità.
E qui cade la grande contraddizione fra il pensiero pasoliniano ed il suo agire.
E non è cosa da poco. Ed è inaccettabile la mancanza di approfondimento e di analisi di questo aspetto della sua personalità da parte dei suoi ammiratori di sinistra. Se non ci si accosta ai fatti non si è credibili nei giudizi e nelle opinioni. Se si elude e addirittura si nega la realtà si è solo di parte e basta. Le proprie opinioni non sono trasmissibili se non a chi si adatta a questa elusione che, a certi livelli, diventa manipolazione della verità.

Pasolini era un cliente dei “ragazzi di vita”. Pasolini con i suoi soldi, con la sua figura di uomo di successo, corrompeva giovani NON omosessuali che si vendevano a lui per soldi, per una parte in un film…
Pasolini non era né ingenuo, né innocente.

Quanto ai processi che avrebbe subito a cui ha fatto cenno Veronesi, di sicuro di uno mi parlò mio padre, uomo sentitamente di sinistra quindi al di sopra di ogni sospetto ideologico: ero poco più che ragazzina e tutti i giornali ne parlavano. Pasolini fu riconosciuto da un benzinaio che aveva subito una rapina da lui armato di bastone. Egli negava ma mio padre mi disse: “E’ stato lui, quel delinquente.” “Ma perché lo avrebbe fatto? – chiesi stupita nella mia ingenuità di allora – E’ ricco: regista e scrittore di successo…”
“Per provare cosa si sente a fare quello che fanno i “ragazzi di vita”, che rapinano, scippano, rubano. Lo scrittore vuole capire per scrivere poi…” Concluse con una smorfia di disprezzo.

Dal libro di Umberto Apice "Processo a Pasolini. La rapina del Circeo."
"Il 12 luglio 1963, la Corte di Appello di Roma dichiara amnistiato il reato contestato a Pier Paolo Pasolini: l'imputazione era di rapina a mano armata"


Riporto l’opinione di una persona adulta, intelligente e assolutamente di sinistra dalla nascita alla morte. Che però, proprio perché intelligente, guardava alla realtà oggettiva senza schermi deformanti.

Quegli schermi deformanti che non hanno fatto mai accettare a certa cultura e politica di sinistra la morte brutta di Pasolini, ma uguale a quella di tanti omosessuali come lui, per mano di uno dei suoi prostituti.

Alla fine l’ex-ragazzo di vita che l’ha ucciso ha pensato bene di cavalcare l’onda di tante fantasiose teorie che, in qualche modo, lo sollevavano dal peso totale di quella morte e, forse sperando di ricavarne beneficio per la propria precaria esistenza, ha ritrattato quanto confessò nel processo che lo condannò sposando quelle fantasie facendole sue. 

La storia umana di Pier Paolo Pasolini è uguale a quella di tanti omosessuali che per i loro bisogni si servono di prostituti che non sono omosessuali e che, dunque, provano schifo di sé stessi e ripulsa verso chi li compra.

L’inchiesta fu chiarissima e credibile sia negli aspetti logistici che psicologici. Pelosi dichiarò che il diverbio era sorto sul tipo di prestazione che Pasolini voleva da lui e che lui, non essendo appunto omosessuale, non era disposto a dare. Pasolini lo aggredì con un bastone, e qui c’è il ricordo di quello che fece al benzinaio che fa pensare ad una vena di violenza del personaggio, Pelosi reagì e, più giovane e più forte, ebbe la meglio. Nel fuggire con l'auto al buio e nella comprensibile concitazione e paura gli passò sopra con le ruote mentre era steso a terra; questo ha fatto nascere le fantasiose interpretazioni delle lesioni sul corpo di Pasolini dovute chissà a quante persone!

La non accettazione della realtà oggettiva rende le opinioni viziate e non condivisibili. Veronesi è stato sincero quando ha detto di essere stato ospitato ed aiutato dalla parente erede di Pasolini e da suo marito.    

Sfogliando “il Venerdì di Repubblica”



Sfogliando l’inserto settimanale del quotidiano “La Repubblica” si leggono tante sciocchezzuole superficiali e qualche interessante spunto di riflessione.
Nella rubrica di Curzio Maltese “Contromano” leggo: “Quasi vent’anni fa, subito dopo la discesa in campo, scrissi che Berlusconi avrebbe finito per fagocitare e distruggere anzitutto i propri alleati. Non era una profezia difficile e si è realizzata. A distanza di due decenni Fini, Bossi e le rispettive creature politiche, AN e Lega, sono dei cadaveri  ambulanti.”

La profezia si è avverata ma bisogna dire che Fini e la famiglia Bossi, insieme al Tesoriere della Lega, ce l’hanno messa tutta perché si avverasse!

Chi ha detto a Fini di inglobare la casa di Montecarlo, donata al partito da una appassionata seguace dello stesso, e di consentire che un arrivista mezzo cognato la abitasse?
Si è squalificato da solo Gianfranco Fini, dimostrando qualche contraddizione!
E non scrivo nulla che non sia stato già scritto da tutti i giornali con aggettivi anche più pesanti!
Poteva non farlo, poteva non farsi coinvolgere in una simile storia molto squallida per un leader politico di una destra dura e pura!

E la Lega ed il suo pasciuto Tesoriere? Già gli italiani avevano espresso in un referendum la volontà di non voler finanziare i partiti, poi scoprono che, con i soldi estorti con una legge che ha tradito la volontà popolare, si fa la bella vita… investimenti in lontani Paesi…
Scoprono che Bossi che parla di Roma Ladrona scialacqua i soldi pubblici finanziando la scuoletta privata di sua moglie e consente che i suoi non eccelsi figli vivano alla grande alle spalle degli italiani!
Mi sembra che Fini e Bossi abbiano fatto tutto da soli più che essere fagocitati da Berlusconi!

La profezia si è avverata ma non per i motivi che pone Curzio Maltese.

Antonella Barina, nella sua rubrica “Solidarietà”, affronta il tema della pulizia dei muri della splendida Firenze da parte dei volontari della Fondazione Angeli del Bello. Splendida iniziativa e bella notizia!
Sotto la foto, che documenta un intervento dei volontari, si legge: “..tolgono le scritte vandaliche dai muri di Firenze”.
L’incipit dell’articolo dice: “Ripuliscono i muri imbrattati da barbari graffiti…”.

Ecco, la Barina dice finalmente la verità! Eh, sì, perché ho assistito a trasmissioni televisive e letto articoli di ipocriti giornalisti che parlavano di “arte graffitara”, intervistavano giovani tatuati e con i capelli a cresta, che non sapevano neppure esprimersi in un elementare italiano, chiedendo loro “il senso della loro arte di writers” ed altre scemenze del genere, nella più totale perdita di comune buonsenso e con l’irresponsabilità di dare in questo modo non solo una giustificazione agli imbrattatori di muri, vagoni di treni ecc., ma addirittura una motivazione “artistica”.
Finalmente qualcuno che scrive la verità nuda e cruda con i giusti aggettivi!
Da tempo mi chiedo chi paga a costoro tutta quella vernice spray, per me molto costosa, e come si mantengono tutto il giorno senza lavorare e, se lo fanno di notte, come fanno la mattina ad alzarsi per poi andare al lavoro o a scuola o all’università!
Da: "La Repubblica.it"


Insomma oltre ad imbrattare, comprando con soldi di non si sa chi tante e tante bombolette di vernici, oltre a passare ore a fare i loro brutti disegni e scritte, cosa fanno nella società costoro?
Abbiamo giudici illuminati che, qualora beccati sul fatto, li condannino a ripulire come fanno i meravigliosi volontari che, loro sì, amano il bello? 

Infine la rubrica “Vizi & Virtù” di Piero Ottone. Analizza l’enorme differenza dai “nostri” tempi ad oggi dei costumi sessuali.
Piero Ottone


Ho riflettuto anch’io su questo aspetto e capisco quello che dice Ottone. Forse noi veniamo da un’educazione cattolica… dunque…
E’ certamente un fatto culturale e anche pratico, certo. La pillola e altre provvidenze hanno messo la donna sullo stesso piano dell’uomo: ora non si va più in galera per l’aborto, né l’adulterio è più un reato.
Ma la mia analisi è un po’ più profonda di questa dell’ottimo giornalista Ottone, penso che è tutto vero e che questo ha cambiato il modo di pensare, l’accettazione di certi comportamenti e non più la censura sociale di essi… però questi comportamenti esistevano anche prima, con la stessa licenza e quantità, solo che si facevano sotto sotto, nascostamente, proprio per il disdoro sociale che essi comportavano.
Allora cosa è realmente cambiato? Per me nulla, se non che ora lo fanno alla luce del sole quei tipi umani che lo facevano pure prima, ed oggi, invece, tipi che privilegiano certi valori scelgono ancora di avere un solo uomo tutta la vita o anche una sola donna..
Parlo di esempi concreti, presi dalla mia esperienza, di quando ero giovane e di giovani di oggi.
Dunque i tipi umani che erano licenziosi cinquanta anni fa, quando io ero diciassettenne, lo sono oggi alla luce del sole perché, in teoria, non c’è più critica morale dalla società.
In teoria, perché chi ha sentimenti diversi prova ripulsa e disgusto di fronte alla licenziosità vissuta e sbattuta in faccia a tutti.
Ritengo, quindi, che più che altro si tratti della solita egemonia culturale di certe correnti di pensiero che impongono il loro modo di essere e di vivere come l’unico giusto, e così ci viene riproposto da film e fiction in cui si vedono, ad esempio, genitori entrare nelle stanze di figli adolescenti trovandoli nudi a letto con il filarino di turno e richiudere la porta scusandosi…
Situazioni che esisteranno per molti, evidentemente, se le propongono come reali certi cineasti, ma che nella mia realtà sono fantascienza, non solo per il mondo dei miei nipoti (uno diciottenne) ma anche per il mondo dei miei figli oggi ultraquarantenni! E non sono “impediti”, come direbbe qualche trucido di pensiero, ma hanno educazione e modo di sentire che li inducono a comportamenti e scelte che privilegiano i sentimenti, l’amore, più che i rapporti di pelle e la promiscuità.
Ovviamente questo non riguarda solo i miei familiari, ma  nel corso degli anni conoscenti, amici… Sempre, però, ho notato che dietro questo campionario umano c’erano un’educazione ed un esempio.
La differenza dalla mia gioventù sta solo nell’ipocrisia di allora che nasceva dalla critica sociale. Non si distingueva il comportamento licenzioso da quello pulito solo perché i licenziosi lo nascondevano. Le famiglie raccomandavano di comportarsi bene non per profonda convinzione tutte, quanto per convenzione… e il messaggio diverso, il sentire diverso, veniva avvertito. Per questo c’erano tante signorine che non arrivavano illibate al matrimonio avendo avute esperienze precedenti con uomini che non erano poi quelli che sposavano, oppure avevano accumulato esperienze da vere meretrici calcolando di preservarsi l’imene, oppure, peggio, una volta sposate si prendevano quelle libertà che avrebbero voluto prendersi prima.
Insomma parlo di situazioni conosciute con certezza, avendone raccolto le divertite confessioni, avendone viste le vicende, dunque quel che scrive Piero Ottone, che “dovevano arrivare al matrimonio illibate”, era solo formalmente vero.

Sacre Sagre



Illustri penne hanno commentato con ironia la mania delle Sagre paesane sparse ormai in quasi tutti i borghi della Penisola da Nord a Sud.
Esistevano anche in passato ma non in modo così diffuso!
E’ una gara a chi le inventa più strane, essendocene ormai un’inflazione!
Alcuni luoghi storici avevano la propria Sagra legata a caratteristiche particolari della propria zona: ad esempio la Porchetta di Ariccia o le fragole di Carchitti, prodotti locali…
Ma sono sorte le sagre più fantasiose: “Sagra del pane e del vino con il fungo porcino” e anche peggio…
A chi giovano codeste Sagre? I comuni, sempre a corto di soldi, in alcuni casi più volte commissariati, spendono per fuochi d’artificio che accompagnano la festa paesana, pagano gli straordinari ai vigili urbani e agli scopini per ripulire cartacce e rifiuti delle bancarelle gravide di panini e gran mangiare vario!
Chi ci guadagna? I commercianti di panini e bibite? Non certo il contribuente che vede le sue tasse andare in fumo… anzi in fuochi!

Il viandante ignaro di Sagre si trova la strada sbarrata e viene incanalato per sentieri e strade che non conosce… Si perde… Oppure passa ore ed ore in file in automobile chiedendosi: ”Ma cosa è successo?!” “E’ la Sagra della castagna!” Si è sentito rispondere un povero giovane che doveva raggiungere la casa paterna dove era stato invitato per un pranzo domenicale! Un percorso che faceva in mezz’ora si è allungato fino a quattro ore! Un incubo, purtroppo vero!
Un anziano nonno che voleva andare a far visita al nipotino è finito nel brutto sogno di una Sagra e, divieti di transito messi all’uopo, lo hanno deviato per strade tortuose dove, irritatissimo, ha avuto anche un incidente! 
Queste Sagre, dunque, hanno non solo costi per i contribuenti ma anche costi umani!!
Bisogna informarsi prima di mettersi in viaggio se sulla propria strada non si incappa in qualche Sagra! Insomma serve un calendario delle Sagre… per sapere come evitarle!!!