mercoledì 4 dicembre 2013

Immoralità delinquenziale diffusa

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/425004/roma-i-fannulloni-del-comune-di-napoli.html

Questo video è stato mandato ieri sera, 3 dicembre 2013, sulla rete "Italia UNO" di Mediaset nella trasmissione "Le Iene". Basta cliccarvi sopra e vedrete con quale protervia, come se fosse un diritto, tanta gente ruba lo stipendio pagato con le tasse dei cittadini che le pagano (poi ci sono gli evasori che rubano in altro modo: usufruendo dei servizi ed altro che pagano i soli contribuenti). 
Questo malcostume è visibile anche in altre strutture dello Stato, non soltanto nel Comune di Napoli, e sarebbe inutile e lungo farne l'elenco.
A questa sfacciata protervia delinquenziale si aggiunge l'assenteismo coperto da finte malattie, finti infortuni sul lavoro, che sono altri modi per intascare un introito mensile sicuro senza doversi recare al lavoro.
I medici non sono sempre conniventi ma, per certi particolari "infortuni" non documentabili da lastre o esami clinici che possano provare ed accertare il conseguente "malessere", sono costretti a certificare quello che il paziente dice di "sentire", anche per mettere sé stessi al riparo da eventuali sottovalutazioni del danno che il "lavoratore" denuncia.
Dunque non soltanto la classe politica e dirigenziale deruba il popolo, ma anche questi ignobili profittatori al riparo del "posto statale sicuro".
Questo in una Italia dove gente qualificata il lavoro non lo trova, oppure, quando lo ha ma non è statale, vive nella paura di perderlo e subisce per questo sfruttamento che non può certo denunciare ai sindacati perché rischierebbe di non vivere più. Ci sono mille modi per fiaccare un lavoratore, mille tecniche che si possono riassumere nella parola tanto di moda "mobbing", fino al punto da indurre il lavoratore alle dimissioni per non morire.
I sindacati sono esperti nel difendere gli assenteisti, gli infingardi, quando non addirittura i truffatori come nel caso, non raro, documentato da "Le Iene". Chi lavora veramente senza difese è il lavoratore del privato, il quale è solo.
Anche quando si riesce a documentare con prove inconfutabili il reato commesso da questi parassiti della società, trovano incredibilmente magistrati che li reintegrano nel posto di lavoro indegnamente ricoperto. E' accaduto molte volte.
Questo mina la struttura di un Paese: nessuno paga, dall'alto in basso.
La corruzione vince con l'assenso dei magistrati che non ratificano il licenziamento.
Prova ne è che il filmato mandato in onda ieri è successivo a quanto già accaduto in corso d'anno e sempre nello stesso posto: il Comune di Napoli. Segno inequivocabile della sicurezza di queste persone, come di altre, che nulla accade di definitivo a loro danno... Tutto si risolverà con un nulla di fatto e loro non li caccerà via nessuno.

Dal sito ufficiale di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli

del 19/07/2013

14 dipendenti del Comune di Napoli e un privato cittadino sono stati arrestati dalla Polizia Municipale nell'ambito di un'indagine condotta dalla stessa Polizia Municipale e coordinata dal Procuratore Aggiunto Greco e dal P.M. Novelli della seconda Sezione della Procura della Repubblica di Napoli. 

L'indagine ha preso le mosse da un servizio di Luca Abete di Striscia la Notizia mandato in onda nel mese di aprile 2013; il filmato originale era stato richiesto dal Comandante della Polizia Municipale Attilio Auricchio che in qualità di Direttore Generale era stato intervistato dal giornalista di Mediaset. 

Il servizio http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?17556 

Le riprese di Striscia - realizzate con telecamera nascosta - evidenziavano che, all'interno dei locali marcatempo-rilevatori della presenza per il personale del Comune di Napoli, diverse persone effettuavano la timbratura in entrata ed in uscita, utilizzando più di un badge: in alcuni casi due, in altri tre. 

Dall' attenta analisi del filmato, si accertava che le riprese erano state effettuate in Piazza Cavour n. 42, nell' androne posto al piano terra dell'ingresso laterale (prospiciente Via M. Longo) dell'immobile di proprietà del Comune di Napoli che ospita i servizi comunali. 

L'Amministrazione comunale dopo aver richiesto ed ottenuto il filmato " non pixellato " informava l'Autorità giudiziaria; s u disposizione della Procura della Repubblica veniva così installata, debitamente occultata, una microcamera fissa, puntata su due dispositivi marcatempo per il personale dipendente del Comune di Napoli; le videoriprese, venivano poi acquisite e registrate su PC ubicato presso gli uffici della Polizia Municipale . 

La visione delle riprese evidenziava sin da subito che molti soggetti risultavano in possesso di diverse tessere badge e - in modo abituale, sistematico e regolare - realizzavano timbrature multiple. Dopo tre mesi di serrate indagini, anche tecniche ed appostamenti, si è deciso di intervenire stamani in più turni di lavoro. Le operazioni sono iniziate alle ore 4,00 e sono ancora in corso. Sono state arrestate in flagranza di reato 15 persone e tradotte nelle carceri di Poggioreale e Pozzuoli . 

I reati contestati sono gli artt. 110 (concorso) 640 cc. 1, 2 n. 1 c.p. e art. 61 n. 9 c.p.) truffa aggravata- 340. c.p. ( interruzione di un ufficio o servizio pubblico) 494 c.p. ( sostituzione di persona) art. 81 c. 2 c.p. ( condotta continuata ) art. 55 quinquies D. lgs 165/2001 ( false attestazioni o certificazioni). 

I quattordici dipendenti arrestati appartengono ai Servizi Fognature, Statistica, Sicurezza abitativa, Terza Municipalità, Napoliservizi

Saranno stati licenziati definitivamente?
E' difficile crederlo se ieri, 3 dicembre 2013, "Le Iene" hanno potuto dimostrare con altri filmati che la truffa ai danni dello stato continua.

martedì 3 dicembre 2013

Lotta legale per ottenere il rispetto del Referendum per l'Acqua

E ADESSO COME LA METTIAMO ??
La sentenza del T.A.R. di Latina n. 97/2013, sul ricorso proposto dalla Autorità d’Ambito
Territoriale Ottimale n. 5 Lazio Meridionale Frosinone, (in persona del legale
rappresentante pro tempore, On.le Antonello Iannarilli) è lapidaria, di importanza
Nazionale ma al tempo stesso inquietante per i motivi che diremo in seguito. E’ di
importanza Nazionale perché è lo stesso ATO5 Frosinone che promuove una azione
contro lo Stato e ottiene che venga riconosciuta la decurtazione in bolletta della
remunerazione del capitale come da esito referendario.
Intanto contro chi è stata emessa questa sentenza?
Contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri ovvero contro il commissario ad Acta allo
scopo nominato per sopperire alla inerzia dei Sindaci che avrebbero dovuto approvare
una nuova tariffa, dopo che per anni era stata adottata una tariffa provvisoria a margine
delle vicende collegate alla famosa transazione tra ATO5 e ACEA del 2007. Il commissario
Dell’Oste infatti aveva emanato la determinazione commissariale n. F66 dell’8 marzo 2012
con la quale definiva la T.R.M. per il 2012, ancora vigente, pari a 1,359 €/mc.
Nei confronti di chi ?
ACEA ATO5 S.p.A.
Consulta dei Sindaci dell’A.A.T.O. n. 5 (non costituita in giudizio)
Comune di San Donato Val di Comino (non costituito in giudizio)
Regione Lazio (non costituita in giudizio)
Cosa dice la sentenza ?
Testualmente: “Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio Sezione staccata di Latina
(Sezione I^), così definitivamente pronunciando sul ricorso originario e sui motivi aggiunti,
….., accoglie in parte il ricorso originario, nei limiti specificati in motivazione, e per l’effetto
annulla il decreto commissariale con esso gravato nella parte in cui ha tenuto conto del
criterio dell’adeguata remunerazione del capitale investito ai fini della determinazione
della tariffa del S.I.I. per il 2012.”
Cosa ha comportato l’applicazione della tariffa commissariale?
Che i cittadini hanno pagato e stanno pagando tariffe illegittime, come avevamo
sempre sostenuto. Tariffe che andavano decurtate di un buon 20-25%. La T.R.M. da
applicare effettivamente era in realtà oscillante tra 1,019 €/mc a 1,087 €/mc. (saremo più
precisi in seguito). La questione è molto più grave se si riflette che la T.M.P. (tariffa media
ponderale) quella effettivamente applicata ai cittadini, per effetto della articolazione
tariffaria, non è di 1,359 ma bensì di 1,491€/mc.
Cosa succede adesso?
Che necessariamente i cittadini che hanno pagato dovranno essere rimborsati. Che a
cascata cade il castello di carte del nuovo commissario Passino succeduto a Dell’Oste
che come tutti ormai sanno aveva determinato, in modo scandaloso, un conguaglio a
favore di ACEA stimato tra 57 e 75 milioni di €. In questa determinazione, come avevamo
contestato in tempi non sospetti, anche Passino aveva omesso di eliminare la quota della
remunerazione del capitale abrogata nel 2011 dal Referendum acqua Pubblica..
Chi deve rimborsare?
Necessariamente il gestore ACEA che non solo sta incassando queste somme ma che era
tenuta, secondo il Commissario dell’Oste ad accantonarle in vista dei rimborsi.. Sapendo
cosa è successo con il fondo di accumulazione per i depuratori, dove il Gestore non ha
versato neanche un € c’è da ritenere che questi indebiti introiti difficilmente torneranno
nelle tasche dei cittadini Utenti.
Perché questa sentenza è inquietante?
Perché non si sa chi deciderà la nuova tariffa e le modalità di rimborso. Difficile che lo
possa fare il Commissario ad acta in rappresentanza dell’Aeeg cioè la massima autorità
Nazionale in materia di tariffe Idriche visto che l’Aeeg risulta “sbugiardata” da questa
sentenza.. Ammesso che lo debba fare quali sarebbero i tempi ?? Impossibile che lo
possano fare i Sindaci essendo stati commissariati proprio perché non decidevano le
tariffe. Improponibile che se possa occupare la Regione Lazio e tanto meno che l’iter
possa essere promosso dal Commissario reggente della Provincia Patrizi.
Chi ne pagherà le conseguenze?
Ovviamente i cittadini.
A chi va rigirata la responsabilità morale e patrimoniale di questa situazione?
Ai Sindaci senza se e senza ma, del resto erano loro che dovevano deliberare la tariffa.
Questa sentenza fa emergere, se ancora ce ne fosse bisogno, la loro totale responsabilità.
Li 03/12/2013
Coordinamento Acqua Pubblica di Frosinone

lunedì 2 dicembre 2013

Gianluca Nicoletti - "Il Libro Infame"

6 dicembre - ore 18.00 - Sala Turchese 
Presentazione de Il Libro Infame  di Gianluca Nicoletti e Roberto Ronchi 
intervengono gli autori 
a cura di Tunué - Editori dell’immaginario
Questo è il nuovo libro di Gianluca Nicoletti: autore di programmi radiofonici e televisivi, giornalista e scrittore.
Di prossima uscita nelle librerie, verrà presentato dall'autore il 6 dicembre prossimo alle h. 18:00 presso la "Sala Turchese" del Palazzo dei Congressi a Roma in occasione della manifestazione annuale della Piccola e Media Editoria "Più Libri, più Liberi".
Il testo si avvale delle illustrazioni di Roberto Ronchi di cui pubblico poche note biografiche:
Roberto Ronchi
(Firenze, 5 maggio 1960) è illustratore, creatore di personaggi e progetti editoriali. Collabora con Walt Disney Italia, USA e Giappone, Mondadori, Hachette e Piemme, e in ambito pubblicitario principalmente con Ferrero, MACDUE, Corriere della sera e Motta.




Subito, dalla prima pagina, Nicoletti ti affascina con la sua scrittura bella, elegante, che necessita della massima attenzione, che si rilegge là dove non ne hai afferrato il senso, che è fantastico, ma basato fortemente sul reale. Ecco un periodo che serve per capire la chiave di lettura di questo testo sorprendente

"Senza saperne il perché, sono padrone e succubo perfetto di un demone. Un essere silenzioso che mi ha inchiodato affinché, qui, io mi consumi. Spesso mi accorgo della sua presenza come misura del tempo che è passato; dovrei provare rimorso, invece ciò mi mette allegria, perché solo i ricordi che si affastellano mi consentono di mettere l’uno sull’altro il maggior numero possibile di futili pensieri.
Costui è una moltitudine che riempie lo spazio esiguo a mia disposizione; è un numero, una cifra, un codice, un progetto… Insomma, è qualcuno che per ordinare i ricordi m’impone un «tempo a castello», sovrapposto e vivibile a più livelli.
Sono passati esattamente venti anni da quando attribuii per la prima volta a questa presenza le caratteristiche di un Golem. Mi rendo conto di avere seguito in ogni dettaglio le tappe operative degli antichi costruttori di schiavi d’argilla; anch’io non riesco più a ricordare la formula per rendere inoffensivo quello che pensavo fosse solamente un mio robot faccendiere".

Cos'è un golem: 
il Golem  è una figura antropomorfa immaginaria della mitologia ebraica e del folklore medievale.
Secondo la leggenda, chi viene a conoscenza della cabala della tradizione ebraica, e in particolare dei poteri legati ai nomi di Dio, può fabbricare un golem, un gigante di argilla forte e ubbidiente, che può essere usato come servo, impiegato per svolgere lavori pesanti e come difensore del popolo ebraico dai suoi persecutori. Può essere evocato pronunciando una combinazione di lettere alfabetiche.
In tempi più recenti si assimila questa figura fantastica ad un robot.
Ed ecco che si inizia a capire meglio la figura che appare nei disegni di Ronchi, che sono parte integrante di questo libro, come spiega lo stesso Nicoletti: 

"Il testo è continuamente spezzato da figure; i ricordi sono visioni, a volte nitide a volte confuse, quindi bisognose di una «legenda» che ne bilanci i vuoti. Le compensazioni sono narrazioni pa-rallele, derive improvvise, ricongiungimenti inaspettati. Questo è un po’ il mio metodo di racconto dell’attualità, almeno come uso da decenni farlo alla radio.
Il felice incontro con Roberto Ronchi mi ha permesso di ancorarmi realmente a delle illustrazioni, che mi hanno aiutato a riprendere il passo ogni volta che mi fermavo. I suoi disegni sono stati come i sassi che attraversano un guado: solo saltando dal proprio punto fermo si può andare avanti. Roberto ha disegnato dove più si è sentito ispirato, e da lì io riuscivo a recuperare i codici che mancavano per accedere a un successivo livello del mio «tempo a castello".
Alcune illustrazioni di Roberto Ronchi: in basso a sinistra è visibile il golem come lui lo vede


Stiamo entrando nel libro e nella testa di Nicoletti  affascinati dalle sue parole di affabulatore:

"Ogni giorno della nostra vita ha un suo modo di farsi percepire esclusivo e irriproducibile, tutti lo proviamo, ma raccontarlo non è facile. Eppure, quel particolare gusto che ha ogni epoca ognuno di noi l’ha assaggiato e lo può ricordare. Il ricordo della vita sbocconcellata è per me tradotto nel tempo a castello, come fosse un continuo cambio della guardia, tra militi che hanno appena vigilato, con altri che hanno appena dormito".

Eh, no! Raccontarlo non è facile! Lo so bene io che scrivo da sempre ma che non ho il dono di Nicoletti! Lui scrive e pensa per immagini per questo si è trovato bene a costruire questo libro con Roberto Ronchi.
E ancora:
"Quando scrivo sono circondato da molti dei miei frammenti di vissuto. Le frazioni di tempo sono appoggiate l’una sull’altra come i tanti soldati addormentati sulle loro brande a castello. Io posso solo cogliere dal loro sonno piccoli sprazzi sui quali costruisco fili narrativi fatti di pensieri, storie, immagini".
Oppure:
... una porzione navigabile del lago senza fondo del mio tempo perduto ...
Ecco: questa per me è poesia...





domenica 1 dicembre 2013

Poteva e potrebbe accadere ad ognuno di noi

Da: Il Messaggero

Centauro morto sulla Colombo a Roma, il fratello: albero senza radici

Rabbia e dolore per i familiari di Gianni Danieli, il motociclista di 42 anni morto dopo essere stato centrato da un pino sulla Colombo, a Roma. Sul posto è arrivato il fratello Alessandro che in lacrime ha urlato tutta la sua rabbia e la sua disperazione. «Chi me lo ridà mio fratello adesso - ha urlato - come è possibile morire in questa maniera. Gianni stava tornando dal lavoro, faceva il fisioterapista, era una persona buona».


«Le radici praticamente non ci sono». Alessandro, apparso lucido pur nella rabbia e nel dolore, ha puntato il dito sulle condizioni della pianta: «Guardate - ha detto ai giornalisti - le radici praticamente non ci sono, era legato a un cartello pubblicitario. Paghiamo le tasse e succedono queste cose - ha imprecato - pensano solo a prendere le multe e non fanno niente. Ora aspetto le istituzioni, voglio vedere se avranno il coraggio di farsi vedere in faccia, voglio delle risposte da Roma».
La scena dell'atroce fatto: l'albero era tenuto con un cavo arrugginito legato ad un cartello stradale

Una vita nel pieno del suo svolgimento finita in modo così atroce per la criminale inadempienza di chi era preposto alla cura ed al controllo degli alberi prospicienti le strade.
Come si può rassegnarsi a tanta criminale superficialità? Quante vite sono state cambiate dalla fine tragica di questo giovane uomo? La moglie, i suoi piccoli figli, il disperato fratello che con il suo dolore, giustamente gridato, ci ha fatto sentire che questo poteva e può accadere a ciascuno di noi.
Non basta l'ineludibile risarcimento in denaro... che non ridarà l'uomo ai suoi cari... qualcuno deve pagare, andare in galera per omicidio, decidesse il magistrato se colposo o volontario, ma non si poteva legare un albero ad un cartellone pubblicitario con un cavo di ferro che si è arrugginito e si è spezzato! E' di una irresponsabilità criminale!
La domanda disperata e disperante è: "Perché non è stato tagliato?"
Gli alberi sono bellissimi ma o si curano o si tagliano se malati. Chi è stato il folle che pensava che un albero pericolante si potesse legare come un arbusto a qualcosa che lo tenesse?
Non si può mantenere il verde a tutti i costi, anche a quelli delle vite umane.
  

Ma regista... in che senso?


Non capita solo a noi, sento tanta gente che dice: "In TV non c'è niente nemmeno stasera, è uno schifo!"
Si può fare altro: leggere, chiacchierare e se proprio uno vuole giacere riposando sul divano, mettere una cassetta o un DVD.
Stasera, visto che sui canali RAI che riusciamo a prendere non c'era che il NULLA, abbiamo tentato di vedere sul canale IRIS un film: "Sbirri".
Ora su IRIS non ho nulla da dire e da pretendere, visto che non incassa come la RAI l'imposta chiamata impropriamente "canone", ma il film che mandava stasera era, come molti del suo genere, invedibile!
La camera viene mossa tanto da far venire una sgradevole sensazione di mal di mare. Senza motivo espressivo, giacché non si sa cosa si vuole dimostrare muovendo l'immagine come se avesse "il ballo di S. Vito"!
Le riprese sono sui particolari ravvicinati del viso degli attori; di volta in volta: parte di un occhio, per di più lungamente, poi la bocca dell'attrice, poi altre parti sempre con la telecamera in ballo su e giù, oppure in rapidissima carrellata che nemmeno nei filmini di casa si fanno riprese così!
Siamo andati a leggere il nome del regista: Roberto Burchielli!
"Ma chi è questo cane?" Ci siamo chiesti. Ho fatto una rapida ricerca e ho saputo chi è: era meglio che continuasse con "Paperissima"! 
Intendiamoci, purtroppo non è solo lui a girare film così! Ci sono altri che pretendono di chiamarsi registi e che girano in questo modo. Hanno mandato anche film americani in cui il "regista" di turno riteneva di essere originale facendo riprese sul foruncolo del viso dell'attore, oppure su un pezzo di viso, riprese continuate e ballonzolanti su una scena invedibile. Infatti non resistiamo più di cinque minuti, sperando che la ripresa si riassesti... Poi cambiamo.
E' blasfemo chiamarsi regista. Questi non sono un bel nulla.

Anche la recitazione imposta agli attori è innaturale, isterica, improbabile... Ci chiediamo come fanno questi a trovare chi li finanzia.
Eppure in Italia abbiamo ottimi registi, veri, e attori strepitosi. 

Questi pseudo innovatori della regia dovrebbero vedere a pranzo, cena e colazione i film di Sergio Leone, che faceva anche lui le riprese ravvicinate sui visi degli attori, ma in ben altro modo!
Oppure dovrebbero ripassarsi le riprese di Hitchcock.
Hitchcock al lavoro spiega come deve essere fatta un'inquadratura

Si gira una scena di Psyco

Hitchcock prepara una scena de "La finestra sul cortile"


venerdì 29 novembre 2013

Un prete dagli occhi buoni...


La gente ha bisogno di consolazione, la gente ha bisogno di verità, la gente ha bisogno di pulizia e questo Papa dà consolazione...
Non tutti si riesce ad accettare che non c'è alcuna giustizia divina, alcun essere soprannaturale che possa rimediare alle ingiustizie, al sudiciume... Dunque ben venga un Padre Consolatore come Bergoglio, che ha voluto chiamarsi Francesco come il grande mistico di Assisi che parlò ai papi del suo tempo di povertà della chiesa.

giovedì 28 novembre 2013

Roberta Ragusa: un fantasma che appare

Roberta Ragusa: "L'ho vista a Cannes a maggio", ma a "Chi l'ha visto?" aveva detto settembre

Roma, 27/11/2013 - Aveva chiamato anche lo 068262 di "Chi l'ha visto?" il cuoco che da alcuni giorni ripete convinto in alcuni programmi televisivi di aver incontrato Roberta Ragusa il 17 maggio 2012, mentre era insieme a un accompagnatore a Cannes. Il primo ottobre dello scorso anno Pasquale Davi ha lasciato al programma un messaggio vocale nel quale diceva di avere visto la donna scomparsa il 27 settembre. Nella puntata l'audio della telefonata e il commento delle cugine di Roberta Ragusa, che trovano offensivo affermare che lei fosse in compagnia di un uomo in Francia mentre il marito viene accusato del suo omicidio e i figli sono nella più cupa disperazione. Quando è scomparsa, il marito Antonio Logli, i familiari, gli amici e le amiche avevano tutti dichiarato a “Chi l'ha visto?” che Roberta Ragusa non avrebbe mai lasciato i suoi figli.

Dal sito della trasmissione di RAI3 "Chi l'ha visto": l'unica meritevole di incassare l'imposta che chiamano impropriamente "canone".

Chi segue come me da sempre questa insostituibile trasmissione di Servizio non si stupisce più di tanto di sentire "visioni" di persone scomparse che invece sono morte da tempo.

Emblematico di questi casi è il caso della famiglia Carretta: ben tre persone! Li vedevano dappertutto, addirittura nell'isola Margarita in Venezuela: si dicevano sicuri che fossero loro, felici e vacanzieri.
Le indagini, molto grazie all'ottimo giornalista Giuseppe Rinaldi, portarono alla verità: li aveva uccisi tutti e tre il figlio e fratello maggiore subito, il giorno stesso che erano spariti.

Questo cuoco, poi, a parte tutte le ovvie riflessioni già fatte in trasmissione anche dalle due cugine della povera Roberta, è addirittura ridicolo per come afferma con sicurezza "Che era lei! Io ho visto Roberta Ragusa!"

Viene da chiedergli: "Ma che la conoscevi e dunque l'avevi vista prima per affermare con tanta sicurezza che era lei?"

Pazzesco! Questo soggetto è sicuro di aver visto senza ombra di dubbio una donna che non ha mai visto in vita sua di persona!
Le foto stesse mostrano espressioni diverse dei tratti del viso di questa sfortunata madre!

Mesi fa, in perfetta buona fede ma non con la stessa incrollabile sicurezza, diverse persone credettero di ravvisarla in una signora molto somigliante che abitava proprio vicino ai luoghi dove la sventurata Roberta viveva prima di sparire in pigiama in una notte gelida di gennaio. 

Somiglianze sono possibili e, unite ad una mitomania di cui le forze dell'ordine ed i giornalisti di  "Chi l'ha visto" hanno diffusa esperienza, portano a questi falsi allarmi. 

I tre sventurati componenti della famiglia Carretta uccisi dal figlio e fratello maggiore

Girone e La Torre: Sacco e Vanzetti dell'India

Da: RAINews24

Marò, i media indiani: non esclusa la pena di morte

La polizia avrebbe chiesto di perseguire Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in base a una legge che prevede la pena capitale. Posizioni diverse tra i ministeri degli Esteri e degli Interni indiani. A decidere sarà un giudice.
Nuova Delhi, 28 Novembre 2013
La polizia indiana Nia ha presentato un rapporto in cui accusa i marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in base a una legge che prevede la pena di morte. A scriverlo è un giornale locale, The Hindustan Times, che riferisce di avere avuto conferma della consegna del rapporto dai ministeri degli Interni, degli Esteri e dalla stessa Nia.
La richiesta degli investigatori
Secondo la testata indiana gli investigatori avrebbero presentato lunedì al ministero degli Interni un rapporto in cui si chiede di perseguire i due militari in base al "Sua Act", che reprime la pirateria marittima con la pena di morte. Questo "nonostante le ripetute richieste pressanti del ministero degli Esteri di trattare il caso con capi di imputazione che prevedono pene più lievi".

A decidere sarà un giudice
Una fonte diplomatica ha tuttavia ricordato "che la decisione finale spetta al giudice che dovrà formulare i reali capi di accusa" a carico di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il giornale sottolinea, inoltre, il forte contrasto esistente tra gli Esteri e gli Interni sulla vicenda. Lo scorso aprile il ministro degli Esteri Salman Khurshid si era infatti impegnato con l'Italia sostenendo che il caso dei marò non rientrava fra quelli "rari tra i più rari" che prevedono l'applicazione della pena di morte. Lo stesso ministero degli Interni aveva modificato un suo ordine alla Nia rimuovendo il riferimento al "Sua Act". 

Cosa prevede il "Sua Act"
La legge, approvata nel 2002 in conformità con i trattati internazionali sulla sicurezza marittima, sarebbe al centro dell'acceso dibattito fra i due ministeri. La "Legge per la repressione degli atti illeciti contro la sicurezza della Navigazione marittima e le strutture fisse sulla piattaforma continentale" stabilisce chiaramente che se qualcuno uccide un altro, sarà passibile di pena di morte. L'incidente della Enrica Lexie è avvenuto a 20,5 miglia nautiche al largo delle coste del Kerala, cioè oltre le acque territoriali indiane ma all'interno della cosiddetta "zona di interesse economico esclusivo" che si estende fra 12 e 200 miglia nautiche e su cui il "Sua Act" si applica.
La posizione degli investigatori
"La nostra logica - ha detto al giornale un responsabile della Nia - è che, uccidendo i pescatori, i marò hanno commesso un atto che ha messo in pericolo la navigazione marittima. Siccome c'è stato un omicidio, sono passibili di essere accusati in base ad una legge che prevede la pena di morte".
Le obiezioni del ministero degli Esteri indiano
Secondo quanto riferisce ancora Hindustan Times, il ministero degli Esteri si è invece impegnato ad "assicurare che i due militari non siano perseguiti in base al Sua Act". "Questa - spiega la testata - sarebbe una violazione della promessa fatta da Khurshid, che ha il valore di una garanzia di uno Stato sovrano". Per questo, dopo la consegna del rapporto della Nia, il dicastero degli Esteri "farà un'attenta valutazione e esaminerà tutti gli aspetti legali prima di dare la sua posizione ufficiale".
Dopo 2 anni non si sa nemmeno se questi signori hanno appurato se siano stati i nostri due militari a sparare.
Si continua a menare il "can per l'aia" con pretesti su pretesti.
Ora l'assurdo è che addirittura dovrebbero essere processati per qualcosa che l'interminabile inchiesta non ha ancora saputo stabilire se addebitabile a loro, ma che si tratterebbe di un'imputazione "di pirateria marittima"!!!  

Una situazione rovesciata! Da difensori dagli attacchi dei pirati di una petroliera italiana, che trasporta materiale per noi fondamentale per l'approvvigionamento energetico, a pirati!   

Siamo nella melma più totale con un Ministro degli Esteri che brilla per la sua opacità.
Pensare che la votai come presidente della mia regione, anche se al posto suo vinse molto di peggio! 
Noi italiani ci sentiamo molto mal rappresentati, molto mal condotti, per niente garantiti.

mercoledì 27 novembre 2013

ISI,ICI,IMU,TARSU,TARES,TARI, TRISE e ora IUC!

Follia! Improvvisazione, incapacità, confusione.... Scegliete voi la parola ed il concetto, ma la sostanza è che non si può condurre una Nazione così!
Se lo facesse una madre di famiglia di cambiare in continuazione le regole di casa, come un nocchiero impazzito, si potrebbe ben dire che è matta!

Stessa cosa per i partiti: PCI, DS, PD, stessa minestra riciclata allungandola con l'acqua e aggiustandola di sale. Poi FI, PLI, NCD Nuovo Centrodestra e FI...di nuovo! oppure AN, FLI, Fratelli d'Italia Centrodestra Nazionale... Ma le facce sono sempre le stesse come i desideri di campare alle nostre spalle con le nostre tasse che cambiano nome ma sempre soldi sono!
Campionario di politici italiani

martedì 26 novembre 2013

Per non dimenticare: Primo Levi

Voi che vivete sicuri 
nelle vostre tiepide case, 
voi che trovate tornando a sera 
il cibo caldo e visi amici: 
Considerate se questo è un uomo 
che lavora nel fango 
che non conosce pace 
che lotta per mezzo pane 
che muore per un sì o per un no. 
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi. 

Poesia "Se questo è un uomo"