lunedì 20 gennaio 2014

L'INDIA dei rinvii

Da: TM News

Marò, India rinvia udienza. Italia in pressing: rispettare regole

Conflitto di vedute all'interno del governo di Delhi. Ministro Mauro: "non c'è stata né rapidità né equità" a un anno da sentenza

TMNews
Roma, 20 gen. (TMNews) - Mentre il ministro della Difesa Mario Mauro parla di "forti pressioni" da parte del governo italiano perché siano rispettate "norme e regole" fissate dalla stessa Corte suprema indiana, New Delhi ha deciso invece di rinviare la sua udienza sul caso dei due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti dal febbraio 2012 a causa dell'uccisione di due pescatori indiani nel corso di un pattugliamento antipirateria.

Secondo i media indiani, la suprema giurisdizione dell'India ha deciso in una veloce seduta di aggiornare l'udienza al 3 febbraio prossimo, sollecitando l'esecutivo di Delhi a risolvere il conflitto di vedute al suo interno.

Il ministero degli Esteri indiano sembra orientato a una soluzione di maggiore equità che tenga conto delle rassicurazioni in passato fornite all'Italia sul fatto che i due fucilieri non saranno processati sulla base di leggi che prevedano la pena di morte. Il ministero dell'Interno di Delhi invece, almeno inizialmente appariva più vicino alla posizione dell'Agenzia nazionale di investigazione (Nia), la polizia che sta indagando sul caso, che ha fatto trapelare l'intenzione di processare Latorre e Girone sulla base di una legge antipirateria (la cosiddetta Sua Act), in cui l'applicazione della pena di morte è molto frequente.

Secondo quanto scritto di recente dal Times of India, tuttavia, anche l'Home Office si starebbe lentamente persuadendo del fatto che un'incriminazione ai sensi del Sua Act potrebbe costituire un precedente troppo pericoloso, per cui l'accusa potrebbe alla fine essere quella di omicidio ai sensi del codice penale.

Nelle ultime settimane l'Italia ha intensificato il pressing diplomatico su Delhi, insistendo affinché l'iter processuale sia velocizzato (i marò sono ormai da quasi due anni in India) e siano usate leggi che non prevedono la pena capitale. L'Italia ha anche chiesto che ai due fucilieri del Reggimento San Marco sia consentito il rientro in Italia per attendere i tempi lunghissimi della giustizia indiana.

"C'è un'azione congiunta non solo in ambito europeo ma anche sullo scenario internazionale", ha detto il ministro Mauro, "e c'è una forte pressione attraverso atti formali presso la Corte suprema indiana perchè vengano rispettate le norme e le regole fissate da quella stessa corte".

"Dopo un anno dalla sentenza di quella corte, non abbiamo ancora un atto d'accusa e dal nostro punto di vista è giusto che i nostri fucilieri di marina tornino a casa per aspettarne la formalizzazione", ha aggiunto, "soprattutto c'è un'azione contraria alle disposizioni della corte da parte degli inquirenti indiani perchè la corte aveva chiaramente detto che non si poteva far riferimento alle leggi speciali anti-pirateria, quelle che prevedono la pena di morte".

Ora, ha concluso Mauro parlando di azioni diplomatiche, "non è escluso nulla, perché il comportamento finora doveva essere equo e tendente al risolvere in modo rapido il caso. Non abbiamo avuto né rapidità né equità".

Ancora un rinvio. Vergogna!
E dicevano che eravamo noi, Italia, a non mantenere la parola.
Due anni che tengono sotto sequestro due militari italiani senza nemmeno formulare un capo d'accusa.
Senza dimostrare che i proiettili che hanno ucciso i due poveri pescatori indiani fossero provenienti dai fucili in dotazione alla scorta militare della petroliera italiana.

Fra i tanti post che ho dedicato a questa vicenda ne ricordo tre, per chi volesse approfondire i fatti, in cui riporto dati corretti presi incrociando innumerevoli informazioni: 30 marzo 2012, 22 dicembre 2012, 22 febbraio 2013.
Questo perché trovo sommamente triste leggere commenti pieni di bavosa rabbia nei confronti di questi due uomini sotto certi post del blog di Beppe Grillo, senza un minimo di vera informazione: addirittura c'è gente che ha scritto "i marò della Folgore!"  Sarebbe solo risibile, se non fosse preoccupante, tanto miserevole ed immotivato odio da parte di persone che hanno già fatto un processo senza sapere nemmeno di cosa si sta parlando! Sempre in commenti nel sito di Grillo, leggo contentezza per la pena di morte! E pensare che questi "pensatori" di sinistra tuonavano contro gli USA perché hanno ancora la pena di morte in alcuni Stati dell'Unione. Mentre tale pena è comminata in molti altri Paesi nel mondo e non necessariamente sempre per efferati omicidi! 

domenica 19 gennaio 2014

Paura al cimitero

Da: LiveSiciliaCatania 

Quel bicchiere di caffè sulla tomba...



CATANIA - Domenica 12 Gennaio 2014 - 20:12 













Sul gradino della tomba della famiglia Matà è ancora abbandonato quel bicchierino di plastica di caffè che il figlio Fabio aveva portato alla madre martedì pomeriggio. Maria Concetta Velardi, però, non berrà mai quel caffè: la 59enne sarà uccisa barbaramente con una grossa pietra lavica nel cimitero di Catania proprio quel maledetto 7 gennaio. Un mistero che si infittisce ogni ora che passa, mentre la polizia, incaricata dell'indagine coordinata dal pm Giuseppe Sturiale e dal procuratore Giovanni Salvi, sta analizzando ogni elemento nuovo che emerge.




Quello che sembra mancare in questo delitto è il movente: si profilano ipotesi e sospetti, anche quello dell'omicidio passionale, avanzato anche ai microfoni dei giornalisti da Giuseppe Lipera, l'avvocato del figlio della vittima, parte offesa nel procedimento, che ha ingaggiato un'agenzia investigativa nazionale per far luce su quanto è accaduto in quel lasso di tempo che va dalle 16.15 alle 16.45. Mezz'ora che hanno permesso all'assassino di uccidere la vedova.


Il bicchierino di caffè


Siamo tornati sulla scena del crimine, alla stessa ora: quel bicchierino di caffè dopo cinque giorni è ancora lì. Fabio Matà lo aveva portato alla madre, dopo che lui stesso era andato al bar per prendersene uno. Nessuno ha spostato quel contenitore: il coperchio ancora intatto, la bevanda nera all'interno, nemmeno una goccia versata. Il figlio è tornato, non ha visto la madre - questo risulta dalle sue prime dichiarazioni rese alla polizia - e si è immediatamente allarmato.
Cerchiamo di ricostruire i momenti convulsi.Il bicchierino in mano probabilmente è stato abbandonato prima della macabra scoperta appena ha svoltato l'angolo dietro alla cappella: i piedi scalzi della madre che apparivano dal vialetto. La corsa verso quel punto e la scena dell'orrore: il corpo riverso supino per terra, il sangue tra i capelli biondissimi e una grossa pietra lavica sul volto. Prova a soccorrerlo spostando il pesante masso, impotente ha poi l'allarme lanciato al custode. "Mi sono sentito solo - ha raccontato venerdì alla Vita in Diretta, Fabio Matà - non sono stato aiutato da nessuno. Qualcuno deve - ha mormorato - aver visto e sentito qualcosa".
La polizia indaga in modo serrato: nessuna pista privilegiata è la risposta ufficiale degli investigatori. Nessun nome è iscritto nel registro degli indagati, il fascicolo 137 del 2014 è contro ignoti. Ma tra i sospetti sembra esserci il figlio, in una fase iniziale delle indagini gli inquirenti non vogliono lasciare alcunché di intentato. E si scandaglia nel rapporto tra madre e figlio: una donna gentile, posata e sorridente che aveva fatto della cura della cappella dove riposavano il figlio minore Lorenzo e il marito Angelo, quasi la sua ragione di vita.
Il tappetino bianco di pelo artificiale sul pavimento, la tendina con i fiori a forma di cuori con il nome di Lorenzo, attenzione per ogni minimo particolare in questa cappella che trasborda di fiori e piante. Il figlio, 40 anni, viveva a casa della madre a San Giovanni Galermo, è un militare di stanza a Maristaeli. "Nessuno sa cosa sto provando in questo momento " sussurra a pochi metri dalla tomba del fratello e del padre, circondato da amici e parenti che cercano di confortarlo. Un dolore atroce che si percepisce nelle sue mani tremanti: in pochi anni ha perso il padre e il fratello, uccisi dal cancro ed ora la madre, strappata alla vita da due mani assassine. Il suo avvocato, Giuseppe Lipera, respinge ogni possibilità anche di sospetto nei confronti del suo assistito. Fa sapere che i due investigatori privati, Angelo Panebianco e Alfio Tomarchio, stanno lavorando ed ogni elemento emerso sarà fornito alla polizia.
Il figlio Fabio sul luogo del delitto

Due giorni dopo l'omicidio il legale aveva lanciato un appello: "Chiunque ha visto o sentito qualcosa si rivolga alla Questura o all'agenzia investigativa". Sui particolari rimane il massimo riserbo, ma sembra che ci siano delle persone che hanno ascoltato in quel lasso di tempo delle grida di donna. Maria Concetta Velardi potrebbe aver urlato mentre cercava di scappare: un tentativo inutile perché il killer l'ha raggiunta in quello stretto vialetto e l'ha colpita mortalmente. Le macchie di sangue tracciano il percorso di fuga: dalla strada alle spalle della cappella che conduce ad uno stretto viale diviso da alcuni alberi costeggiato ai due lati da altre tombe, disposte in maniera parallela.
Le tracce ematiche si perdono fino al primo vialetto, stretto tra due cappelle, dove c'è la macchia enorme che circondava il volto fracassato di Maria Concetta. Sul vetro della porta di una cappella ancora le gocce di sangue, all'altezza dell'angolo, sul muro, è ben visibile un'altra macchia di sangue: forse della mano della vittima che cercava di sorreggersi prima del colpo mortale. L'autopsia affidata dalla Procura a Giuseppe Ragazzi, che sarà svolta martedì prossimo, potranno fornire elementi importanti sulla dinamica del delitto: ferite e direzione del colpo.
Non si da pace, un anziano signore che ha la tomba di famiglia proprio dietro quella dei Matà. "Se fossi stato qui quel pomeriggio - sussurra a denti stretti - forse non sarebbe successo nulla. Li conosco da anni, Fabio quando accompagnava la madre andava a prendere il caffè e poi ne portava uno a lei e uno a me".  La zona ancora delimitata con il nastro bianco e rosso della polizia è meta di alcuni curiosi e conoscenti: l'anziano ci mostra un angolo vicino alla sua cappella. "Qui c'era una piccola pietra lavica che non c'è più".
Possibile che le armi del delitto siano due?La grossa pietra era appoggiata vicino al tronco di un albero dove ci sono altri massi bianchi e grigi, questi erano posizionati sopra il grosso pezzo di lava con cui è stata uccisa Maria Concetta. L'assassino quindi avrebbe avuto la forza di prendere il masso, del peso di almeno 20 chili, e colpire la vedova alla testa. Forse con la pietra più piccola l'aveva ferita in un primo momento e poi il colpo finale è stato inferto con il pesante minerale nero. Ipotesi, solo ipotesi. Questi elementi però hanno portato gli inquirenti ad escludere che le mani assassine possano appartenere ad una donna.
Un uomo, dunque. E tra le ipotesi del delitto passionale emerge il particolare di un uomo che potrebbe essersi sentito rifiutato, un corteggiatore deluso? Ma anche un pazzo che ha visto, o sentito qualcosa che ha scatenato il raptus omicida. Più interrogativi che certezze in questo delitto che sembra la sceneggiatura perfetta di un libro di Patricia Cornwell con l'elemento misterioso: le scarpe della vittima ben ordinate e posizionate su una tomba, distante rispetto alla cappella Matà. Sembra quasi che l'assassino abbia prima preso le calzature perse da Maria Concetta, magari durante la fuga, e mentre stava scappando dopo il delitto si sia reso conto di averle tra le mani e le abbia abbandonate lì: ma non le ha buttate sull'asfalto, le ha ordinate sul muretto di una lapide proprio vicino all'uscita. Un gesto di lucidità che si contrappone all'impeto dell'assassinio.

Gli esami del dna e le impronte digitali potrebbero essere la chiave di volta per questa indagine. Su questo punto le risposte degli investigatori sono molto prudenti: "Sono test scientifici molto delicati e che richiedono alcuni giorni per l'esito". La speranza ora è che l'omicida di Maria Concetta Velardi abbia presto un volto e che il suo delitto non resti uno dei tanti gialli irrisolti.
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Ho scelto questo articolo fra i molti che hanno riportato questo orrendo delitto perché mi è sembrato quello più vicino ai fatti fin qui noti.
Come accade sempre in questi casi, vengono scritte le cose più inesatte e fantasiose. Ho letto che "Fabio aveva accompagnato la madre fin dal mattino presto al cimitero.." poi "era andato alle 16:00 di nuovo a riprenderla..". Mi chiedo se chi scrive codeste assurdità ragioni sulle cose mentre scrive.
D'accordo che, come molte persone colpite crudelmente dal destino, lei cercasse conforto curando il luogo dove i suoi cari riposavano andando lì ogni giorno, ma che ci passasse la giornata dal mattino fino alle h. 16:00 è una follia che il cronista che l'ha scritto poteva evitare rendendosi conto dell'assurdità.
Un altro ha scritto che "aveva avuto nei giorni precedenti una lite con un vicino di tomba".
Mentre qui si riporta ben altro: il vicino era oggetto di cortese attenzione da parte del figlio della povera signora che, per gentile consuetudine, portava anche a lui il caffé.

Le indagini, si spera, chiariranno molti aspetti: se veramente la donna si recasse tutti i giorni ed alla stessa ora sulla tomba, se era usa togliersi le scarpe per non sporcare l'interno ecc., aspetti che possono cambiare di molto l'interpretazione dei fatti ed indicare meglio il possibile assassino.
Alcuni giornali hanno scritto che ha perso le scarpe cercando terrorizzata di sfuggire al suo assassino... Se così fosse, ad esempio, il gesto di averle raccolte e messe in ordine accanto alla tomba o, come ha scritto qualcuno, all'inizio del vialetto, avrebbe un significato criminologico orientativo verso certe ipotesi... Insomma i particolari sono importantissimi e servono belle menti per interpretarli nel modo giusto. Infine si spera che abbiano sufficienti dati scientifici per individuare chi l'ha uccisa. 
In mezzo a delitti quotidiani che ormai accadono nel nostro Paese questo, che ho appreso in prima battuta dalla trasmissione "Chi l'ha visto?", mi ha pietosamente colpito per la povera signora uccisa in un luogo che dovrebbe essere di raccoglimento, di pace e di silenzio... Qualsiasi sia il movente è un classico delitto di impeto: basta pensare all'arma usata, una pietra o più pietre.

Ora capisco che il mio non avere paura di niente, che mi spinge ad andare nel cimitero di Prima Porta nelle ore e nei giorni in cui c'è pochissima gente, a volte nella zona dove vado io non c'è proprio nessuno, può essere pericoloso. Qualche volta ho pensato che qualche malintenzionato poteva cercare di rapinarmi data l'estrema solitudine del luogo... Ma la mia sicurezza in me stessa e nelle mie capacità di reazione mi facevano passare l'inquietudine. Sbagliavo: sono solo stata fortunata.


sabato 18 gennaio 2014

La tentazione della carne

Da: La Stampa.it




CRONACHE

Rieti, una suora partorisce
“Non sapevo di essere incinta”

La madre superiora: “Ha ceduto alle tentazioni”. Il bimbo si chiama Francesco
La corsa in ambulanza per forti dolori addominali e poi la scoperta della gravidanza. È successo tutto in pochi minuti la notte tra mercoledì e giovedì a Rieti dove una suora ha dato alla luce un bimbo, al quale ha deciso di dare il nome di Francesco. Una nascita che ha lasciato increduli e perplessi credenti e non. Ma anche cittadini, amici e parenti della suora. E lei come se stesse parlando a sé stessa, quella notte in ambulanza, ripeteva come a volersi scusare, «non sapevo di essere incinta», «ma terrò il bimbo». 
Ora è ricoverata al De Lellis, in una stanza del reparto maternità, lontana da occhi indiscreti. Oggi ha ricevuto le prime visite di parenti e amici ma nessun sacerdote o consorella è passato a salutarla. La notizia ha messo ovviamente in imbarazzo la curia reatina che «si prenderà cura della donna, almeno per i primi tempi», rassicura il vescovo Delio Lucarelli. «È comunque preferibile - precisa - che conduca una vita secolare fuori dall’istituto religioso e vicina al figlio». 

La notte tra mercoledì e giovedì il 118 riceve una chiamata dal convento delle piccole discepole di Gesù. All’altro capo del telefono c’è una suora che dice di avere forti dolori addominali. Durante il trasporto in ospedale i sanitari pero accertano immediatamente lo stato di gravidanza della donna, sorpresi dall’eccezionalità dell’evento. All’arrivo in ospedale viene immediatamente portata al pronto soccorso ginecologico dove più tardi metterà alla luce Francesco Sandrino, un bimbo di oltre tre chili. In ospedale non si parla d’altro tanto che le numerose neomamme del reparto hanno fatto una colletta per rimediare al mancato corredino, comperando tutine e vestitini per il neonato. Durante l’orario delle visite i parenti dribblano giornalisti e curiosi, cercando di «proteggere» la privacy della donna e quella del bimbo, lasciato alle cure del nido. 

Il direttore sanitario, Pasquale Carducci, spiega che «si è trattato di un parto naturale avvenuto senza problemi». «La mamma ed il bimbo stanno bene - sottolinea -. Il piccolo è stato registrato con il nome della donna, senza quello del papà», di cui non si hanno notizie. Giornalisti e fotografi «assediano» l’ospedale mentre in città ci si chiede chi possa essere il padre del bimbo. Secondo alcune consorelle, la religiosa alcuni mesi sarebbe tornata per un breve periodo nel suo Paese, e non è escluso che proprio lì possa essere «caduta in tentazione», per usare le parole di suor Erminia, la madre superiora del convento che sorge ai piedi del suggestivo santuario di Sant’Antonio al Monte. Dubbi e interrogativi ai quali solo la suora neomamma potrà forse dare una risposta. 

E' una notizia che suscita un blando sconcerto, qualche riso e una certa pietà.

Non solo i preti cadono in tentazione, ma quando accade alle suore i segni possono essere dirompenti...
Un feto si muove, scalcia... lo sa qualunque donna abbia avuto la fortuna di portare a termine una gravidanza.
La bugia penosa di questa salvadoregna, forse fatta suora più per trovare una sistemazione che la facesse uscire dalla povertà che per vera vocazione, rende ancora più risibile la triste storia.

Si capisce la cautela del vescovo nel dire "È comunque preferibile che conduca una vita secolare fuori dall’istituto religioso", ma credo che la regola che la donna ha accettato per prendere i voti e che ella non ha rispettato preveda la riduzione allo stato laicale comunque.

Chissà perché  Francesco Sandrino....
Francesco forse per il Papa?
....E Sandrino?.... Forse si nasconde dietro quei Dubbi e interrogativi ai quali solo la suora neomamma potrà forse (??!!) dare una risposta.  

Debolezze letterarie e giornalistiche

Quando sentiamo una notizia o leggiamo un libro ci aspettiamo che chi ha scritto abbia prima acquisito una certezza, altrimenti la sua credibilità non può costituire un riferimento.
Passi per il giornalismo che, data la velocità in cui si svolge, può essere a volte inesatto o peggio... Comunque è sempre passibile di correzione successiva, ma in letteratura, se l'affermazione inserita in un dato contesto si rivela inesatta, lo scrittore perde ogni credibilità.
Debbo dire che mi è capitato raramente di dover dire: "Ma che cavolo scrive questo?" Forse perché scelgo oculatamente le mie letture. Però può succedere anche di leggere libri regalati che ci si sforza di seguire anche se non scelti in prima persona e a me è capitato di leggere un libro scritto da una scrittrice statunitense, di cui non ricordo il nome, che voleva essere un thriller politico e alla fine rivelava chi era l'assassino dimenticandosi che in un capitolo precedente aveva collocato quella persona altrove al momento del delitto. Questo inganno cialtrone del lettore mi ha fatto molto arrabbiare giacché ho sentito di aver perso tempo leggendo qualcosa di malfatto, raffazzonato probabilmente sia dalla Redazione dell'Editore, sia da chi ha revisionato la prima e la seconda bozza e, soprattutto, scritto a più mani che non si sono collegate fra loro... Insomma uno di quei prodotti costruiti per vendere a lettori superficiali e disattenti. 
Ma se leggo qualcosa scritto da Leonida Répaci, per di più un libro grandemente autobiografico, e leggo che "Lina in dicembre ottenne il divorzio e poté risposarsi" mi scandalizzo e sento di aver perso tempo, giacché il fatto è precisamente contestualizzato sul piano storico con date ed ampi riferimenti agli avvenimenti di quel momento della Storia d'Italia: 1913 e dintorni!
Ma di quale divorzio parla questo scrittore che pure è stato molto quotato nel secolo passato?
Il libro è "Storia dei Rupe - Principio di Secolo", è scritto bene, con una prosa ricca ed elegante, anche se a tratti ridondante, e con interessanti descrizioni di fatti storici e politici dell'inizio del secolo scorso. Perché abbia rovinato tutto con un fatto che non poteva esistere in quell'Italia lo sa solo lui... Ma non è più credibile per me.
E' un libro che era di mio suocero, il quale mi parlava con ammirazione di questo scrittore. Non ero mai riuscita a leggerlo, essendo il classico "mattone". Con l'età sono diventata più accogliente nella lettura e, anche saltando alcuni noiosissimi pezzi, avevo trovato interessanti ad esempio le descrizioni della guerra in Libia o gli eventi politici legati a Giolitti... Poi, nel suo magnificare questi Rupe, dietro i quali si nasconde la storia della sua famiglia, ha forse voluto velare con un divorzio che non poteva esistere le intemperanze sentimentali di una delle sue sorelle. Infatti egli magnifica ogni azione, anche tutt'altro che nobile, di questi Rupe, che pure si macchiano di adulteri giacendo con mogli altrui, ad esempio... Arrivando addirittura a giustificare queste tresche perché volute dai mariti delle signore che si congiungevano con il Rupe di turno!  Se veritieri questi consensi rendono ancora più squallide queste relazioni... Ma il Répaci ne scrive come se fossero azioni e sentimenti nobili!
E' sconcertante, ma arrivare ad inventarsi un divorzio che in Italia non esisteva, beh, mi sembra troppo.
Non c'è autenticità e allora non c'è abilità di prosatore che tenga!  
Tornando al giornalismo non dobbiamo stupirci di notizie poco reali, data la manipolazione che si tenta di fare della realtà a fini politici, ma stamane ad un telegiornale della RAI ho sentito una notizia che riguarda Hollande e la sua "love story" che si sposa un po' con lo svarione di Répaci, essendo dello stesso tipo: "Hollande avrebbe fatto firmare a Valerie un documento di separazione."
Ma separazione "de che?", per dirla alla romana! Possono firmare separazioni coloro che non si sono mai sposati e, sembra, neppure abbiano mai firmato neppure un PACS? 

venerdì 17 gennaio 2014

Ius soli e Matteo Renzi

Debbo dire che quando Matteo Renzi se ne è uscito con lo ius soli ho pensato e detto: "Ecco, già comincia a deludere:non avrà mai il mio voto politico."
L'ho votato alle Primarie quando perse con Bersani e l'ho votato per il ruolo di Segretario.
Ma il voto politico, quello che rafforzerebbe il nuovo PD di Renzi non lo darò se iniziamo così: voterò di nuovo Movimento 5 Stelle che, invece, per bocca di Beppe Grillo e del suo sodale Casaleggio si sono detti contrari allo ius soli (vedi mio post di venerdì 11 ottobre 2013).
Ho pensato che con questa uscita Matteo Renzi abbia voluto rassicurare quella parte del suo partito che proviene dalle ceneri del PCI, dato che gli rimproverano la sua provenienza dalle ceneri della Democrazia Cristiana...
Qualcuno, invece, ha voluto darne una lettura diversa e molto più finemente machiavellica: indurre la parte di destra che sostiene il governo Letta a ritirarsi perché contraria allo ius soli e dunque facendo cadere il governo e lasciando libero il campo ad un governo Renzi. Ma come? Necessariamente con nuove elezioni. Senza legge elettorale condivisa si andrebbe a votare con la legge precedente a quella dichiarata incostituzionale, proprio come chiede il Movimento 5 Stelle.
Non so cosa ci sia nella testa di Matteo ma lo ius soli, comunque, non mi trova d'accordo.
Si potrebbe togliere qualche restrizione alla legge già esistente per dare la cittadinanza italiana ai figli di stranieri nati sul suolo italico, ma non di più... Comunque a diciotto anni possono diventare cittadini italiani a tutti gli effetti.
Altrimenti si verificherebbe quello che già in parte accade per disinformazione da parte dei migranti abusivi: donne incinte che si imbarcano in quello stato nella speranza di far diventare italiani con tutti i diritti i loro nati.
Non siamo gli Stati Uniti d'America che avevano bisogno di popolare le loro sconfinate terre, per dare il diritto con la sola nascita. Siamo tanti, malmessi, su una penisola di circa 300.000 chilometri quadrati, in gran parte montuosa e i migranti sugli Appennini a zappare una terra lassù difficile non ci vanno, si attestano tutti in pianura: ai semafori, sulle spiagge, oppure sfruttati a raccogliere pomodori e le donne lungo i nostri marciapiedi a vendere se stesse (anche questo documentato su questo blog).
Il razzismo non c'entra, il fascismo neppure, è semplice senso del reale.
   

giovedì 16 gennaio 2014

François Hollande e le donne

Meraviglia lo scandalo sugli amori del Presidente della Repubblica di Francia. 
Meraviglia perché non si tratta di un Primo Cittadino sposato che tradisce la moglie, magari madre dei suoi figli, e dunque, così facendo, dimostrando immoralità nella sua vita privata, cosa che può appannare la sua figura politica nella sua integrità! 
François Hollande è uno scapolo impenitente: ha quattro figli ma tutti nati fuori da un regolare matrimonio e non è nuovo allo stufarsi di una convivente, di un'amante per passare ad un'altra: sempre più giovane della precedente!
A me sembra un uomo coerente con la sua scelta di vita: finché ama rimane nella relazione, quando gli piace un'altra inizia in sordina la storia per non offendere la precedente.
La bella ma matura amante per lo scorno (in realtà le corna!) si rifugia in ospedale... Insomma, la butta nel melodrammatico la sua rabbia! 
Il concetto che le corna si fanno solo alle mogli è del tutto fasullo, e le donne che pensano di sfuggire al tradimento ritagliandosi il ruolo di amante si sbagliano alla grande: sono più cornute delle spose spesso e volentieri!
Dunque non capisco dove sta lo scandalo: Hollande è vittima del gossip, essendo il gran chiacchiericcio del tutto fuori luogo. Ha ragione lui: si tratta della sua privatissima vita di scapolo che non deve rendere conto se non a privatissimi sentimenti che non riguardano la sua sfera pubblica.
Ben diverso è stato, ad esempio, il non nobile scivolone di Clinton che, sposatissimo che si faceva fotografare con moglie e figlia, si dilettava in fellatio ad opera di una stagista nel sancta sanctorum della Sala Ovale della Casa Bianca! 
Quello sì che è stato uno scandalo: un uomo sposato, che usava la sua immagine familiare anche in politica, che si fa fare certe cose da una persona con cui ha rapporti di lavoro e, per di più, usa la "Sacra" stanza simbolo per gli statunitensi come postribolo!
Ma ai francesi cosa ha tolto Hollande?
Direi che è vergognoso che si permettano di porgli domande sull'argomento privato durante una conferenza stampa concessa nel suo ruolo pubblico. 

domenica 12 gennaio 2014

Cosa sta accadendo ai nostri Servizi Pubblici?

Sappiamo tutti che, per avere servizi che in altri Paesi europei, e non solo, sono normali, noi dobbiamo soffrire, faticare, affannarci, perdere tempo, arrabbiarci per ritardi, errori inspiegabili fuori da ogni logica di ragionevolezza... ma da un po' di tempo questa vita, già difficile, del cittadino-suddito italiano, sta precipitando in un mondo kafkiano che fa dire a gente lucida ed illuminata: "Il Paese sta crollando."

Per mantenere un minimo di senso della realtà, personalmente, cerco di fare il raffronto con gli anni, ormai tanti, che ho vissuto. Lo faccio anche per rassicurarmi che in fondo è sempre stato così... e allora forse il Paese non sta crollando. E' paradossale, me ne rendo conto, che per non cedere allo sconforto io cerchi di consolarmi in codesto modo: cercando conferma che questo Paese è sempre stato zoppo nei riguardi dell'organizzazione dei servizi pubblici.

Con chiunque parlo ciascuno esprime la sua disavventura.
Una signora affitta una casa e, nonostante abbia fatto tutta la procedura come vuole ACEA per la voltura della fatturazione all'inquilino, da 2 anni ACEA continua a fatturare a lei. Anche l'inquilino, stanco di far vedere ad estranei quanto paga per il Servizio che ACEA gli fornisce, i suoi consumi, insomma gli affari suoi al locatore, ha inviato più di una raccomandata ribadendo di essere il titolare dell'utenza e... non bastando è ricorso all'antico sistema italico della conoscenza... Ma niente, è come parlare ad una TORRE CHIUSA IN SE' STESSA che non comunica se non ciecamente chiedendo soldi, soldi... non importa a chi!

Ora non è che ACEA, ENEL, TELECOM, ENI possano fare come se fossimo in un Paese senza regole... Le regole ci sono:
In diritto - il DPCM 27 gennaio 1994, “Principi sull'erogazione dei servizi pubblici”, nell'oggetto della direttiva così definisce questi servizi: “Ai fini della presente direttiva sono considerati servizi pubblici, anche se svolti in regime di concessione o mediante convenzione, quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla salute, all’assistenza e previdenza sociale, alla istruzione e alla libertà di comunicazione, alla libertà e alla sicurezza della persona, alla libertà di circolazione, ai sensi dell’art. 1 della legge 12 giugno 1990, n. 146,  quelli di erogazione di energia elettrica, acqua e gas.

Questo non avviene più! Giacché questi carrozzoni semipubblici, privati, partecipati o meno da Enti Pubblici, si sono organizzati nel seguente modo: in cima hanno messo Dirigenti pagati con cifre che non hanno uguali in Europa, poi non esiste altro... Tutto è deputato a numeri telefonici, bontà loro gratuiti, dove il suddito, ormai non più cittadino, (ma forse ha subito una mutazione imposta da questi Apparati chiusi come TORRI e non è più nemmeno suddito, ma un essere ridotto a NULLA dal GRANDE FRATELLO ACEA, ENEL, TELECOM... non importa quale TORRE  SIA!) passa ore ed ore al telefono parlando ogni volta con Marie, Giovanne, Leonardi, Alessandri ecc. ecc. diversi, e questo sarebbe ancora niente! Dicono tutti cose differenti! Spesso smentendo quello che ha detto colui o colei che l'ha preceduto nell'ordine di chiamate!
Dal dedalo non se ne esce: così la signora locatore continua a ricevere le fatture del suo inquilino e a dovergliele portare, l'inquilino a spendere soldi in raccomandate che vengono ingoiate dal Grande Fratello ACEA che lo ignora, in quanto trattasi di esseri nulli, ormai, nemmeno sudditi!

Altri casi sparsi di questa incomunicabilità totale fra chi eroga i Servizi (o dovrebbe erogarli) e il cittadino-nullo: muore un padre, la casa non ha più bisogno di utenze... è vuota. Le spese corrono e i figli chiedono il distacco delle utenze. Fanno tutto quello che serve, che ENI, ENEL chiedono si faccia. I distacchi non avvengono. Le fatture, con i soli canoni, continuano ad arrivare... Gli operai (o tecnici), non si sa se dell'ENEL o di ditte a cui l'ENEL graziosamente APPALTA il servizio in loco, danno al  cittadino-nullo plurimi appuntamenti che non rispettano: la persona ha preso un permesso al lavoro, ha fatto un percorso per farsi trovare sul posto quel giorno, a quell'ora... non si presenta nessuno. Una volta, due volte... Nessuno chiama, nessuno dà spiegazioni...
Eppure ci sono delle leggi, dei Regolamenti... che debbono rispettare.
In che Paese siamo?
Nel Paese dei Grandi Fratelli che ti chiedono solo di pagare ma tu non sei niente, nemmeno un suddito!

Se invece richiedi questi servizi entri in un film di fantascienza, oppure in un mondo incomprensibile in cui si è smarrita ogni ragionevolezza!
Vuoi l'acqua? Devi pagare per i lavori di allaccio, giustamente, poi, anche se non c'è ancora il contatore, capita che ti inviino una fattura come se l'allaccio fosse definitivo! Allora devi fare ricorso per annullare tale fatturazione su un consumo che ancora non è operativo!
Carta, telefonate, e ancora carta, il tuo tempo dedicato per ore solo a questo!
Vuoi l'allaccio ENEL? Fai tutta la procedura come vuole ENEL Regime di Maggior Tutela e, alla scadenza del tempo massimo che ENEL si è data, nessun allaccio! Gli operatori del call-center, sempre diversi, dicono sempre cose differenti, contraddicendosi: sui loro monitor evidentemente vedono una realtà virtuale! E l'aspirante utente apprende che qualcuno, non si sa chi, ha annullato la sua richiesta di contratto! Chiedono firma e documento per il disconoscimento dell'annullamento! L'aspirante utente invia tutto! Egli non può fare che quello che gli viene detto, perché ha bisogno della corrente elettrica, dunque è sotto ricatto! Però pensa: come hanno fatto ad annullare la mia richiesta di allaccio senza mia firma e mio documento che ora invece vogliono?!  Ma non cambia nulla. La pratica non rivive! Eppure hanno chiesto di rinviare il reclamo corredato del documento, non bastando la sola firma!
Dove è finito il tutto?
L'ha ingoiato il MOLOC nella TORRE dove si è chiusa ENEL circondata dagli anonimi operatori del call-center chiusi davanti ai loro computer in cui leggono e dicono cose che poi non avvengono?
Cosa accade? Può ritenersi normale tutto questo?
No! Di sicuro no! Noi, qua fuori abbiamo il contatto con la realtà: ma qualcun altro, là dentro le TORRI CHIUSE, l'ha perso.
Ma Letta lo sa? Lo sa come viviamo noi qua fuori? 
I Tribunali sono intasati? Per forza: cosa rimane da fare se non rivolgersi ad un avvocato di una Associazione di Consumatori?
E' come una valanga: di errore in errore, di disservizio in disservizio non spiegabile, non giustificabile... non RISOLVIBILE da questi Apparati, Carrozzoni, Torri Chiuse, Moloc... chiamateli come volete... e l'intoppo si ingrossa e finisce per ingolfare i Tribunali!
Per avere l'allaccio bisogna ricorrere ai Carabinieri?

Attrici della mia gioventù

Da: Repubblica.it

di SILVIA FUMAROLA

ADDIO DUCCIO TESSARI UN REGISTA PER TUTTI

ROMA - E' morto ieri a Roma, nella sua casa, il regista e sceneggiatore Duccio Tessari. Lo ha reso noto la figlia, Federica. Tessari aveva 68 anni. Da tempo era malato di tumore. ERA un signore elegante, che coltivava l' ironia e le buone maniere. Fiore all' occhiello, battuta pronta, sempre abbronzato, Duccio Tessari anche dopo lunghe ore sul set era impeccabile. Gentile, sorridente. Qualche anno fa, in un' intervista, spiegava di non sentirsi "anziano ma antico, con tutto il valore che ha un pezzo di antiquariato". Lascia quattro figli, Cristiano e Monica, avuti da un precedente matrimonio, e Federica e Fiorenza (che ha scelto di fare l' attrice), nate dall' unione con Lorella De Luca, .................

Nel 2014, venti anni dopo, muore la seconda moglie di Amedeo, detto Duccio, Tessari: Lorella De Luca.
Una notizia malinconica per me che ero giovane quando uscì il film "Poveri ma belli", che ebbe un grande successo, e che, sia pure di qualche anno più giovane, sono della generazione di Lorella De Luca.
I giornali hanno riportato che era malata dal 1994, anno in cui morì suo marito, e che è morta per una lunga malattia. Già da questo si intuisce che tipo di malattia potesse essere, ma ho voluto saperne di più ed ho scoperto che era sì, come pensavo, un tumore, ma che, essendo al cervello, dal 2010 l'aveva resa cieca. Dunque era stata operata una prima volta, poi una seconda ma, dopo tanti anni, silente ma implacabile, il tumore era tornato rendendola prima cieca, lasciandole ancora qualche anno, e poi finendola... 

Da: ALGANEWS, Quotidiano on-line

DI LUCIO GIORDANO

Per leggere l'intervista intera fatta dall'autore si rimanda al sito dove è pubblicata, io ne riporto solo un pezzo, quello che non combaciava con i miei ricordi:

 Domanda: E anche le foto con Claudio Villa, una delle passioni della sua giovinezza?

Guardi questa è una storia che circola da anni ma per l’ennesima volta la smentisco. Le posso giurare che tra me e Claudio non c’è mai stato niente. Se vuole le racconto come è andata. Durante le riprese di Poveri ma belli, in una giornata di riposo,  volevo andare ad un mercatino americano a Livorno, per acquistare dei bellissimi abiti usati. Ma nessuno degli attori  aveva l’auto per accompagnarmi. Cosi chiesi a Claudio, che avevo conosciuto qualche tempo prima. Insieme partimmo con la sua auto decappottabile e quando ci videro insieme, la voce si sparse. Ma lui mi lasciò ad un bar del centro, io girai da sola per bancarelle, e quattro ore dopo ci ritrovammo allo stesso posto per tornare a Roma. Claudio era un uomo simpatico, ma aveva quindici anni più di me. Era sposato e io a mia volta avevo una cotta per  un collega attore: Ennio Girolami. Che però era innamorato di una bella ragazza francese.
 Domanda: E si sposò con Duccio Tessari.
Si il grande amore della mia vita. Ci sposammo al mio ritorno dagli Stati Uniti, dove ero andata in visita da parenti. Quando tornai atterrai all’aeroporto di Roma Fiumicino lui mi invitò a pranzo e il giorno stesso mi chiese la mano. Non ci siamo più lasciati. E ora vivo nel ricordo di quel grande amore.
Ecco credo che l'attrice abbia risposto così per un antico pudore, perché io ricordavo che, all'epoca, i mass-media riportavano la storia di Lorella che, non sposata, aveva avuta una interruzione spontanea di gravidanza e non era ancora sposata con il regista Duccio Tessari, il quale era stato premurosamente accanto a lei nell'attesa di poterla sposare, non essendoci ancora il divorzio del matrimonio civile in Italia. All'epoca si poteva solo chiedere l'annullamento del matrimonio religioso alla Sacra Rota.  Il divorzio venne introdotto a livello legale in Italia il 1º dicembre 1970. Infatti si sono sposati nel 1971.
Mi ha sorpreso il riferimento all'eventuale impedimento all'ipotetica storia con Claudio Villa perché "sposato", in quanto anche Duccio Tessari lo era e, come ricorda Repubblica.it, con ben due figli! Anche i "quindici anni più di me" non avrebbero potuto incidere su tale ipotetica storia con il cantante, essendo quattordici anni la differenza di età con Duccio Tessari nato nel 1926.
Lorella De Luca: settembre 1940 - gennaio 2014

sabato 11 gennaio 2014

Indifesi - "Novelle Nuove"

Dalla Raccolta "Novelle Nuove"
Indifesi


Passeggiava per il grande Ipermercato mettendo nel carrello poche cose. Non era la solita spesa per riempire la dispensa, ma un rilassante e, per lei, raro spasso. Trovò una coperta a buon prezzo e la prese contenta dell'occasione economica.
Scese nel parcheggio coperto del Centro Commerciale e lentamente si accostò alla sua utilitaria parcheggiata a pettine. Lasciò il carrello davanti al muso dell'auto e pensò che era inutile aprire il portabagagli: avrebbe messo la coperta e le altre poche cose che aveva comperato sui sedili di dietro. Mentre compiva questa operazione una macchina nuova e grintosa si fermò davanti al muso della sua auto.
"Ma questo si deve fermare proprio qui?" Pensò mentre lentamente portava a termine il modesto carico.
"Boh! Si sposterà quando metterò in moto per uscire."
Ma ad un tratto si accorse che la macchina nuova e grintosa si era spostata: non c'era più.
Aveva finito di caricare e si accingeva a prendere il carrello per portarlo nel luogo della rimessa, quando vide che la macchina con a bordo due persone era tornata di nuovo lì, davanti al muso della sua utilitaria. Mise la borsa sul sedile del passeggero per avere libere le mani, chiuse l'auto con il telecomando e si accostò al carrello vuoto. L'uomo al volante le rivolse la parola chiedendole qualcosa che lei non capì. Parlava male l'italiano perché era straniero. La donna accanto a lui si sbracciava per aiutarlo nella richiesta di informazioni.
"Come si esce?" Chiese il giovane con accento straniero.
L'anziana donna si stupì della richiesta, ma glielo spiegò: "Segua le frecce per terra della corsia..." E accompagnò l'indicazione con un gesto del braccio mentre con l'altro teneva la mano sul manubrio del carrello. 
"Ma come si va... sul Grande Raccordo..." Chiese ancora quello e alla signora sembrò che gli venisse un poco da ridere, mentre la donna accanto a lui si sbracciava cercando di attirare la sua attenzione per chiedere meglio quello che volevano sapere. L'anziana signora, sempre più stupita anche se erano stranieri, spiegò ancora. Il giovane al volante, che sembrava un arabo, mostrò di aver capito e all'improvviso disse un rapido: "Grazie!" E partì di scatto, fermandosi dopo pochi metri di botto, caricando al volo uno smilzo con qualcosa in mano e ripartì a razzo. Pochi secondi bastarono alla donna per realizzare che si trattava di un furto. Non gridò per attirare l'attenzione di altre persone che erano nel garage, realizzò immediatamente che sarebbe stato inutile tentare di inseguirli o di bloccarli. Ormai erano sulla rampa di uscita da cui rapidamente si arrivava in strada. Si girò sperando di essersi sbagliata... e gettò timorosa un'occhiata sul sedile del passeggero: la borsa non c'era più. Rapido come è il pensiero pensò subito molte cose: andare dalle guardie giurate del Centro Commerciale... Ma cosa potevano fare ormai...? Andare al Commissariato... Ma un pensiero la mise in ansietà: quelli avevano i suoi documenti e su di essi c'era il suo indirizzo e nella borsa c'erano le chiavi di casa!
Corse da sua figlia che abitava nel quartiere. Per la prima volta si sentiva debole e indifesa, lei che era sempre stata una donna forte e protettiva con tutti...
Citofonò: "Sono stata derubata!" Disse con tono esortativo, ma senza affanno. I suoi nipoti si sbrigarono più del solito ad aprirle il cancelletto e si affacciarono sul portoncino con l'aria dispiaciuta. Furono dolci e protettivi con la nonna e lei, donna energica, sentì la sua debolezza. Sua figlia uscì subito. "Non riesco a chiudere la macchina... Forse l'hanno forzata.. Vedi: se provo a chiudere le sicure si rialzano di scatto. Io l'avevo chiusa, sono sicura.. Dovevo mettere a posto il carrello e la borsa era sul sedile... Ma se l'hanno forzata non capisco perché l'allarme non ha suonato... Allora forse non l'ho chiusa... Non ricordo più.. Sono in confusione... Mi sono ritrovata in mezzo alla strada con le sole chiavi dell'auto.. Vai tu al Commissariato a denunciare il furto... Io debbo correre a casa. Hanno le chiavi e nei documenti possono leggere l'indirizzo!"
"Non ti preoccupare mamma, vai pure a fare la denuncia al Commissariato, ho preso già le chiavi di casa tua che ho io, vado subito su!"

La donna andò al Commissariato e quando si fermò dovette parcheggiare là dove trovò posto e non era proprio davanti all'ingresso della Polizia. Non sapeva come fare perché l'auto non si chiudeva. Era risalita, dopo essersi accorta del furto, premendo il telecomando e si era resa conto solo davanti a casa di sua figlia che, premendolo per chiudere, le sicure tornavano su. Dentro aveva ancora la coperta economica e gli scarsi acquisti... Nell'agitazione del da farsi non aveva pensato di depositarli in casa di sua figlia... Girò intorno all'auto e notò lo specchietto esterno di destra completamente piegato. Chi l'aveva fatto? E perché? Aprì lo sportello e si accorse che era chiuso male. Aveva camminato con lo sportello accostato: ecco perché la macchina non si chiudeva! Sicuramente il ladro lo aveva aperto per prendere la sua borsa e non lo aveva richiuso per non far rumore, visto che lei era di spalle, a pochi passi, dando indicazioni inutili ai suoi complici che la distraevano, e avrebbe potuto sentire il rumore della chiusura.
Poté dunque allontanarsi lasciando l'auto chiusa con il telecomando e questo fu per lei già un sollievo.
Al Commissariato dovette aspettare un po', ma trovò accoglienza e consolazione: continuava a ripetere che ormai era vecchia e stupida, per questo gliel'avevano fatta. Ma il Sovrintendente di Polizia la consolò, disse che lo facevano anche ai giovani, addirittura anche a loro poliziotti. Non fu molto convinto che l'uomo fosse di etnia araba e la donna filippina, come era sembrato alla derubata, piuttosto, disse, potevano essere sudamericani: essendo etnie miste che potevano apparire simili, in certi individui, agli arabi o ai filippini. Citò i peruviani. Poi le dette un foglio con cui poteva andare alla Questura Centrale della città a cercare di riconoscere i delinquenti dallo schedario fotografico. La donna si disse disponibile a farlo. Mentre firmava la denuncia le venne una illuminazione e la comunicò al poliziotto: "Ecco come è andata! Il terzo uomo è arrivato da dietro, camminando carponi fra le auto, abbassandosi all'altezza dello sportello di destra, ha accostato lo specchietto, che infatti ho trovato piegato, perché non riflettesse la sua immagine ed io non potessi vederlo dalla parte opposta, mentre ero intenta a caricare la merce, quindi ha schiuso lo sportello per fare in modo che l'auto non si chiudesse con il telecomando, la luce si accende lo stesso ed io mi sono allontanata pensando di aver chiuso... Ecco come fanno! E' tutto studiato... Come ha scritto lei: furto con destrezza!" L'uomo annuì: "Lei si è resa conto ora di come l'hanno raggirata, ma c'è gente che arriva qui e ancora non se ne rende conto di come è andata. Chiami questo numero e prenda appuntamento." La donna si congedò dal poliziotto ringraziandolo e dicendo che ormai lo Stato erano solo loro e i Carabinieri, essendo i politici occupati solo ad arricchirsi e a fare i loro affari, protetti da auto blindate corredate da poliziotti autisti, o che fungevano da loro guardie del corpo. Il Sovrintendente annuì con espressione partecipativa: era un cittadino che subiva come lei il degrado di un Paese.

Chiamò la Questura e le rispose una voce femminile che le dette l'appuntamento per otto giorni dopo alle h. 9:00 del mattino. Disse che partiva da una zona lontana e se era possibile un poco più tardi: la voce femminile disse di sì e fissarono l'ora. L'anziana donna chiese il nome per sapere con chi aveva parlato, la voce rispose che non ce ne era bisogno e non lo dette.
La mattina fatidica l'anziana arrivò puntualissima alla Questura Centrale dopo un viaggio di almeno venti chilometri. Il poliziotto addetto all'accoglienza si fece dire dove doveva andare e chiamò l'ufficio preposto. Disse il nome della donna prenotata per il riconoscimento ma dall'ufficio dissero che non c'era alcun appuntamento con quel nominativo. La signora si stupì: "Come è possibile?! Ho telefonato otto giorni fa e ha preso la prenotazione una donna!"
"Sa dirmi il nome?"
"Non l'ha voluto dare. Gliel'ho chiesto, ma non me lo ha dato, dicendo che non era necessario!"
"Va bene, passi lo stesso, hanno detto di salire lo stesso."
La donna salì dopo aver lasciato i suoi documenti ed essersi appuntata il passi sul petto. Era un poco contrariata e pensava: "Non danno il nome e siamo in Questura. Andiamo bene!! Tutto a posto e non scrivono l'appuntamento! Roba da matti!"
Fece presente all'anziano poliziotto che l'accolse che lei l'appuntamento l'aveva preso e che aveva trovato strano che chi glielo aveva dato non avesse voluto darle il nome.
"Noi non siamo tenuti a darlo." Le disse perentorio. Poi le intimò quasi di non fare polemiche, che lui comunque le aveva fatta la cortesia di farla salire e che avrebbe potuto anche non farlo, pure se veniva da lontano: sapesse la signora quante persone mandavano via!
La donna ebbe una pessima impressione dell'organizzazione di quel luogo, ma si mise di buona volontà a compiere un atto che riteneva doveroso. Dato che era puntigliosa, però, ci tenne a dire che se facevano così disincentivavano i cittadini a collaborare. E dentro di sé pensava che, se poi si viveva in un mondo di vigliacchi che non vogliono esporsi su niente, dipendeva anche da uno Stato spesso nemico del cittadino corretto e coerente.
Mentre il poliziotto armeggiava con un computer che avrebbe dovuto mostrarle delle foto segnaletiche, chiese per cortesia di un bagno, dato che era in viaggio da più di un'ora ed aveva una certa età che le creava qualche problema di incontinenza.
"Non abbiamo bagni qui. Doveva andarci prima di entrare qui." Fu la sorprendente risposta del ruvido poliziotto.
"Ma come è possibile?!" Disse con sincera meraviglia, pensando che una tale richiesta era normale e che il negare l'uso del bagno era incivile. Le venne da ridere e disse con una punta di meraviglia nella voce che prima di cominciare il riconoscimento lei doveva andare in bagno, altrimenti si sarebbe sentita male. Allora l'uomo disse che il bagno che avevano era a chiave e che doveva vedere se c'era una donna, una collega in servizio, per chiederle la chiave. Alla fine l'accompagnò ad un bagno non molto accogliente per una Questura Centrale, ma per l'anziana signora assolutamente necessario.
Tornò nell'ufficio sentendosi sempre più demotivata da quanto fino a quel momento avvenuto. 
I locali disadorni facevano pensare ad una indifferenza di chi governa nei riguardi di chi deve far rispettare la legge dello Stato.
Il riconoscimento si rivelò quasi inutile. Non avvenendo in base al reato commesso, come ingenuamente la donna pensava, ma in base al colore degli occhi, dei capelli, alla corporatura, all'altezza... e fin qui poteva andare bene... Anche se la donna aveva visto i ladri seduti in auto, dunque provò a dire che la sua valutazione non poteva che essere approssimativa in tal senso, ma l'assurdo fu quando dovette dire con precisione assoluta di quale zona del pianeta potessero essere tali stranieri. Ma lei non aveva visto i loro passaporti... Ammesso che li avessero mai avuti, data la grande quantità di stranieri ormai circolanti in Italia assolutamente privi di un qualsiasi documento...
Il poliziotto giustificò tale richiesta di assoluta certezza da parte sua con il fatto che lui maneggiava un programma di computer che abbisognava di certezze! L'aveva fatto la Polizia Scientifica! Disse con tono qualificante! A questo punto la donna capì che tutto era inutile e che si trovava davanti alla solita pratica burocratica che produceva carta e niente altro. Era avvilita per loro, per la Polizia, ma non era pentita di essere giunta fino lì da lontano: andava comunque fatto, lo sentiva come un giusto tentativo di fare tutto il possibile per la giustezza delle cose. 
Si congedò senza aver riconosciuto nessuno dei pochi volti che la selezione del software consentiva.
Il ruvido poliziotto disse che si dispiaceva molto ma per la "povera gente" non potevano fare quasi niente. L'anziana gli rispose che capiva le loro difficoltà anche perché molti di loro erano ridotti a fare gli accompagnatori di politici che andavano a fare acquisti... L'uomo annuì, cedendo un po' dalla sua scorza e lei ne approfittò per dire: "Tanto loro, i politici, sono protetti e i palazzi dove lavorano sono ricchi ed eleganti..." E pensava al corridoio disadorno che aveva percorso per andare in un bagno delle donne stretto e spoglio, alle porte che vi si aprivano mostrando stanze altrettanto spartane...
"Possiamo fare poco.. Non abbiamo auto sufficienti, non abbiamo benzina..."
"Loro però hanno le auto blù a bizzeffe... Quello che lei mi dice me lo dissero una volta anche dei Carabinieri di un popoloso quartiere ad alto tasso di delinquenza: avevano poche auto per il servizio, due erano guaste ed erano nel garage in attesa di essere riparate." 
A questo punto ogni schermo fra i due cittadini dell'oppresso Paese era caduto:
"Ho quasi quaranta anni di servizio, signora, e ne ho viste tante, ho vissuto tanti momenti politici di questo Paese, un Paese che era la settima potenza del mondo nelle classifiche... Ora... ora se debbo trovare un aggettivo.. - Fece una pausa pensando bene a quel che voleva dire, poi: "Siamo all'ASSURDO, ecco all'ASSURDO!"