giovedì 20 febbraio 2014

Vendo multiproprietà a Portorotondo


Quando, nel 1989, acquistai la multiproprietà in questo vero paradiso, lo feci su una foto più o meno come questa che pubblico: e non fui delusa, anzi, il posto superava di molto la foto.
Ho trascorso qui le più belle vacanze della mia vita: i miei figli hanno potuto vivere liberi nel Residence e nel mare, poi i miei nipoti... Settembre, perché sono proprietaria delle prime due settimane, è il mese migliore. Non c'è la folla di luglio e, peggio, agosto, ma ci sono i prati verdi e fioriti, la piscina di acqua di mare non affollata, in cui si può fare anche il riposino pomeridiano sui comodi lettini, ci sono i 2 campi da tennis liberi, il campo di bocce, il calcetto e la pinetina idem... Nel piccolo molo si possono tenere barche e gommoni raggiungibili con pochi passi dalla nostra abitazione che si trova nell'edificio fronte mare e piscina.
La sera, nella spesa condominiale, è compreso uno spettacolo di cabaret che si tiene nel piccolo anfiteatro fronte piscina, come anche lezioni di ginnastica per chi vuole usufruirne, e un miniclub per i bambini.
Vendo tutto questo per euro 15.000, trattabili se veramente intenzionati.
cell. 349 7878211 

Ho un'anima divisa: Beppe Grillo o Matteo Renzi?

Da: IL POST del 22 dicembre 2013

Tre risposte sull’abolizione delle province


Domenica 22 dicembre sulle prime pagine di diversi giornali si torna a parlare di una questione che sembra non finire mai: l’abolizione delle province. Sabato 21 dicembre, infatti, alla Camera è stata approvata l’ennesima legge sull’abolizione. Ecco una breve guida per capire a che punto siamo arrivati.
Che cosa è stato approvato ieri?
Sabato 21 dicembre la Camera ha approvato il cosiddetto “DDL Delrio” – dal nome del ministro per gli Affari regionali, le Autonomie e lo Sport Graziano Delrio – o più precisamente il DDL 1542. Si tratta di un disegno di legge presentato dal governo alle Camere il 20 agosto 2013. Dopo diversi mesi di discussione in commissione, il DDL è stato approvato con i voti del PD, Scelta Civica e del NCD. SEL ha votato contro, mentre Lega Nord, M5S e Forza Italia hanno abbandonato l’aula, in un tentativo di far mancare il numero legale sul provvedimento.
Il DDL, in sostanza, regola tre aspetti pratici dell’abolizione delle province. Il primo: stabilisce che i consigli e le giunte provinciali saranno abolite e sostituite da assemblee di sindaci del territorio della vecchia provincia. In altre parole non ci saranno più elezioni, presidenti di provincia, giunte e assemblee provinciali: l’assemblea dei sindaci sarà costituita da tutti i sindaci dei comuni con più di 15 mila abitanti e dai presidenti delle unioni di comuni con più di 10 mila abitanti.
L’assemblea eleggerà un presidente con un sistema di voto ponderato (ogni sindaco conterà in proporzione al numero di abitanti del suo comune). Le funzioni di questa nuova assemblea saranno essenzialmente di pianificazione in aree per cui in precedenza erano competenti le province, come l’edilizia scolastica e le strade. Gli incarichi nell’assemblea provinciale non saranno remunerati.
Gli altri due aspetti regolati dalla legge sono l’istituzione delle città metropolitane e nuove regole per la fusione dei comuni. Quest’ultimo punto serve in sostanza a rendere più facile per i comuni riunirsi e quindi partecipare all’assemblea provinciale. Il primo punto invece è più importante. Le città metropolitane si sostituiranno alle province dal primo gennaio 2014 a Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria (Roma capitale, invece, avrà uno status ancora più particolare).
In queste città, in altre parole, non ci sarà un’assemblea provinciale formata dai sindaci e nemmeno la vecchia provincia. Il sindaco della città metropolitana sarà automaticamente il sindaco della vecchia città capoluogo di provincia. Il sindaco metropolitano sarà affiancato da un consiglio metropolitano – formato da sindaci del territorio eletti dagli altri sindaci – e da una conferenza metropolitana – formata nello stesso modo dell’assemblea provinciale.
In alternativa, ma il punto non è ancora chiaro, il sindaco metropolitano potrebbe essere eletto dai cittadini della ex provincia, diventando in questo modo simile a un presidente di provincia, ma senza un’assemblea di consiglieri eletti (e pagati) dai cittadini. Queste modifiche dovrebbero entrare in vigore dal primo luglio 2014.
Quindi non ci sono più le province?
No, ci sono ancora quasi tutte (poi vedremo perché quasi). Come abbiamo scritto sopra, il DDL Delrio deve essere approvato anche dal Senato. Non solo: il DDL non basta ad abolire le province, bisogna anche modificare la Costituzione. Per questo motivo il governo, il 20 agosto (lo stesso giorno in cui venne presentato il DDL Delrio), ha presentato anche un DDL costituzionale, il 1543, con il quale viene modificata la Costituzione per eliminare tutti i riferimenti alle province.
Le leggi che modificano la Costituzione devono essere approvate per due volte da ciascuna Camera e se nella seconda lettura non ricevono almeno due terzi dei voti devono essere sottoposte a un referendum prima di entrare in vigore (un referendum senza quorum). Si tratta, come è chiaro, di un processo piuttosto lungo e complicato, ma necessario. Senza una riforma costituzionale che elimini le province, la Corte Costituzionale boccerà qualsiasi tentativo di cancellazione, come è successo pochi mesi fa.
Ma le province non le avevano già abolite?
No, ma ci hanno già provato. Il governo Monti adottò diversi provvedimenti per tentare l’abolizione delle province (alcune erano contenuti nel famoso decreto “Salva-Italia”, altri nel decreto sulla cosiddetta spending review). Pochi mesi fa si è già parlato della famosa “riduzione delle province”, delle norme sulle città metropolitane – abbastanza simili a quelle del DDL Delrio – e di altre misure. Il 31 ottobre 2012 due allora ministri del governo Monti, Cancellieri e Patroni Griffi, presentarono persino una mappa che mostrava le “nuove” province, che sarebbero dovute nascere di lì a pochi mesi.
Quella riforma complessiva venne bloccata principalmente perché alcuni dei decreti chiave non vennero riconfermati dal parlamento a causa della caduta del governo Monti nel dicembre 2012. Nel luglio 2013, inoltre, la Corte Costituzionale ha bocciato più o meno tutto quello che era rimasto, sostenendo che non si possono fare riforme importanti utilizzando lo strumento dei decreti legge.
Di fatto, quindi, dopo Monti siamo tornati punto e a capo? Non proprio. Alcuni elementi della riforma Monti sono rimasti in piedi. Forse non lo avete notato, ma è dal novembre del 2012 che in Italia non si vota più alle elezioni provinciali. Nell’ultima legge di stabilità del governo Monti – ma impugnata davanti alla Corte Costituzionale – era scritto che:
Nei casi in cui in una data compresa tra il 5 novembre 2012 e il 31 dicembre 2013 si verifichino la scadenza naturale degli organi delle Province oppure la scadenza dell’incarico di Commissario straordinario delle Province, nominato ai sensi delle vigenti disposizioni di cui al TUEL, o in altri casi di cessazione anticipata del mandato degli organi provinciali, è nominato un commissario straordinario per la provvisoria gestione dell’Ente fino al 31 dicembre 2013.
Attualmente ci sono 20 province italiane commissariate, di solito perché gli organi elettivi sono arrivati a scadenza e la legge ha bloccato l’indizione di nuove elezioni: Ancona, Asti, Belluno, Biella, Brindisi, Como, Genova, La Spezia, Roma, Vibo Valentia, Vicenza, Avellino, Benevento, Catanzaro, Foggia, Frosinone, Massa-Carrara, Rieti, Taranto e Varese (alcune di queste, in realtà, sono state commissariate in seguito alla “fuga dei presidenti di provincia” dell’ottobre 2012). Con il famosodecreto legge sul femminicidio dell’agosto 2013, il governo Letta ha anche prolungato fino al giugno del 2014 la data entro cui scatta il commissariamento, che altrimenti sarebbe scaduto il 31 dicembre, prima che il governo riuscisse a completare tutti i passaggi della sua riforma.
Ho scelto questo articolo de "Il post" perche', come in altre occasioni, informa con chiarezza sugli argomenti che, in genere, dai giornalisti non vengono mai spiegati, ma solo commentati per sommi capi lasciando i lettori in una nebulosa informazione che non consente mai di farsi una giusta opinione delle cosE.
Parto da questo argomento perché è uno dei pochissimi che sono stati trattati nei 10 minuti dell'incontro fra Matteo Renzi e Beppe Grillo, presente Luigi Di Maio che poi dichiara: 
Luigi Di Maio : Oggi il Movimento 5 Stelle è andato alle consultazioni di Renzi. Non avevamo niente da dirgli e questo già lo sapevamo: le consultazioni si fanno per formare un Governo (noi non abbiamo nessuna intenzione di appoggiare l'avatar di De Benedetti). Soprattutto dopo che lui ha citato il provvedimento "Delrio" sulle province che alla fine non abolisce le province. Non c'era nient'altro da dire: sono persone senza credibilità che aspetteremo alla prova dei voti in Aula.Chi si aspettava altro credo che non abbia capito lo spirito di questo Movimento. Noi alle loro balle non crediamo. E a voi noi non ne raccontiamo. Chi invece mi parla di "forma" forse non ha percepito la rabbia del Paese verso questa gente che ci ha ridotti in mutande (inclusi i renziani).
Ora che avete letto la spiegazione, per me chiara, dell'articolo de Il POST potete farvi un'idea personale sulle parole di Di Maio e dunque sulla posizione del Movimento 5 Stelle su uno specifico argomento.
Personalmente ho capito che il Decreto Del Rio tende a non fare più elezioni (sempre costose per noi popolo) per gestire il territorio che ricade sotto le ex-province, eliminando la moltiplicazione della spesa e lasciando ai sindaci dei comuni facenti parte di quel territorio la gestione dello stesso con il mezzo di consigli, variamente regolamentati per le città metropolitane, non remunerati.
L'iter fino ad ora adottato è ben spiegato nell'articolo, come anche le ragioni tecniche dell'eliminazione delle Province, dato che, appunto, sono stabilite nella Costituzione Italiana, dunque la loro eliminazione non può avvenire con un semplice DDL ma deve seguire un cambiamento costituzionale.
Dunque quello che dice Di Maio è vero, il DDL è uno schema di abolizione della spesa dei Consigli Provinciali, a cui deve seguire necessariamente la votazione prevista per i cambiamenti degli articoli della Costituzione con la maggioranza prevista per tali casi.
Ma ha ragione anche Del Rio che, nelle more dell'immobilità da palude, tenta di cambiare almeno il peso della spesa pubblica.
Allora il Movimento 5 Stelle vuole aiutare questo cambiamento o preferisce limitarsi a criticare dicendo: "Avete detto il falso, perché non è vero che con questo decreto le Province vengono abolite."
Credo nell'onestà intellettuale di Di Maio e di Beppe Grillo ma allora se non è disonestà è ottusità, chiusura a priori.
Chi vi ha votato come me non può accontentarsi di una ottusità quasi infantile che si traduce in impuntature illogiche.
Sempre restando su questo argomento come campione di ragionamento, che senso ha dire "che alla fine non abolisce le province?", quando lo sapete benissimo quale deve essere il necessario passo del cambiamento della Costituzione?
Ecco, questo atteggiamento assolutamente non collaborativo non porta nulla di buono.
Aspettiamo di avere un plebiscito elettorale che ci consenta di fare un Governo monocolore? E intanto cosa ci facciamo con oltre 8 milioni di voti?
Le perplessità su Renzi, se non farà quello che ha detto, diventeranno fatti che si concretizzeranno con elezioni inevitabili ed allora il Movimento 5 Stelle davvero spazzerà via il PD. Ma ora bollarlo come il pupazzo di Di Benedetti, di gente come Verdini... mi fa rabbrividire. Speriamo che Renzi abbia applicato la filosofia del suo conterraneo Machiavelli: che il fine giustifica i mezzi e che di questi "mezzi" egli si serva pragmaticamente per raggiungere i suoi fini.   

martedì 18 febbraio 2014

Ma si può avere Giustizia?!

Danno erariale nella gestione dell’acqua. La Corte dei Conti sequestra il conto di Bassolino

La procura della magistratura contabile dispone il sequestro conservativo dopo una indagine delegata alla Guardia di finanza sul sistema di depurazione delle province di Napoli e Caserta. Per la procura gli appalti della Regione Campania sarebbero stati esosi per l'ente e dannosi per il servizio

Danno erariale nella gestione dell’acqua. La Sorte dei Conti sequestra il conto di Bassolino
Cinquantatre milioni di euro, da dividere – con percentuali diverse – tra gli ex amministratori della Regione Campania e le aziende che hanno gestito la depurazione. In cima alla lista della procura della Corte dei conti – che ha chiesto il blocco dei conti correnti alla Guardia di finanza – c’è l’ex governatore Antonio Bassolino, chiamato a rispondere per il 20% della cifra, pari a circa 10,6 milioni di euro. C’è poi l’ex assessore all’ambiente Walter Ganapini – ambientalista storico, con un passato a capo dell’agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente – che risponde per 2,6 milioni di euro e l’ex dirigenza dell’Arin, la società che gestisce l’acqua di Napoli, ripubblicizzata un anno fa dalla giunta de Magistris: Maurizio Barracco, ex Ad, e Francesco Panico, con 3,7 milioni di euro ciascuno di presunto danno erariale. Chiamata in giudizio è anche la società che ha gestito il sistema di depurazione fino a pochi mesi fa, la Hydrogest spa, che deve rispondere per 10,6 milioni di euro.
La contestazione della procura della Corte dei Conti arriva dopo un’accurata indagine delegata alla Guardia di finanza sul sistema di depurazione delle province di Napoli e Caserta. L’affidamento dell’appalto – avvenuto durante il governo Bassolino – si basava sul sistema del project financing. Per i magistrati contabili il vero affare lo avrebbe realizzato solo la società vincitrice, grazie ad un sistema che garantiva il pagamento automatico del servizio da parte della regione Campania. Quel tipo di affidamento – scelto nel 2002, quando Bassolino svolgeva anche il ruolo di commissario straordinario all’emergenza rifiuti – era stato sconsigliato dal Cipe, vista “la complessità del sistema depurativo”, spiega il nucleo tributario della Guardia di finanza. Nonostante il parere negativo, nel 2003 l’appalto viene aggiudicato alle società Termomeccanica Ecologia e Giustino Costruzioni, poi confluite in Hydrogest. Il piano economico prevedeva un investimento di 120 milioni di euro da destinare all’adeguamento del sistema fognario e di depurazione della regione Campania. In cambio il raggruppamento di società di era aggiudicata la gestione dei canoni per le acque reflue, “per un volume di affari stimato in oltre un miliardo di euro”. Qualcosa, però, non ha funzionato: per la Guardia di finanza su quella gestione hanno pesato “significative anomalie”.
In sostanza – spiega la Procura della corte dei conti – il rischio imprenditoriale alla fine gravava solo sulla regione Campania e la stima del “ricavo garantito” sarebbe risultato abnorme. Secondo la ricostruzione della Procura, la Hydrogest non avrebbe attivato le procedure per riscuotere i canoni dai gestori idrici, avendo la certezza di ricevere in ogni caso i soldi dalla regione. Non solo. Nell’accordo con l’Arin – il gestore dell’acquedotto di Napoli – ha concesso un aggio sulla riscossione “nettamente superiore ai limiti imposti”, pari al 20%.

Gli italiani non sperano più che possano avere Giustizia, vedere condannati i ladri di Stato, coloro che si sono approfittati del denaro pubblico sia per vantaggi personali, sia malversandolo, sprecandolo, creando buchi enormi...
Non sperano più: per questo in Sardegna metà della popolazione ha rinunciato al diritto che sancisce una democrazia: il voto.
La gente ha troppe volte sperato e troppe volte ha visto che era impotente di fronte ad un'impunità garantita anche da lunghi processi che poi non sfociano in nulla!
Magari si riuscisse a far pagare a Bassolino quello che la sua mala gestione ha provocato. Magari gli sequestrassero tutti i beni presenti e futuri tanto che i suoi eredi debbano rinunciare all'eredità!
Costui che si atteggiava a comunista!! In favore del popolo!
Non c'è speranza. Soprattutto le Regioni si sono rivelate un enorme spreco di denaro e una mostruosa ed arrogante burocrazia, contro la quale il cittadino nulla può. Una burocrazia che non vuole pagare nemmeno quando sbaglia, imponendo i danni della sua criminale lentezza ai cittadini che per essa hanno sempre torto, anche quando hanno ragione. 
Il cittadino è una nullità che deve subire e basta. Al massimo può sprecare un po' dei suoi soldi cercando una giustizia lenta da ottenere e mai incisiva su chi ha sbagliato. I burocrati, chiusi nei loro uffici, al caldo di uno stipendio sicuro non pagano mai per i loro errori: al posto loro paga il cittadino, con le sue tasche.
Inutili sono le Leggi emanate per dare un preciso termine al Procedimento Amministrativo, per dare precisi nomi ai Responsabili di tale Procedimento: la burocrazia è come l'acqua che si richiude su sé stessa, uniforme e piatta, perché tutto continui come prima.  

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